martedì, 07 novembre 2006

La Grande Romagna

Come già detto, ultimamente mi capita di trovare conforto alle vicende della vita, tornando nelle terre che m’hanno visto bambino… Brutto segno… Ad ogni modo eccomi in Romagna… Una Romagna che sta per allargarsi… Forse.

 

Lo scorso giugno la Corte di Cassazione ha infatti autorizzato il referendum per il passaggio di 7 comuni dell'Alta Val Marecchia dalla Regione Marche alla Regione Emilia Romagna. In particolare, i comuni e gli abitanti che nel caso passeranno dalla provincia di Pesaro Urbino a quella di Rimini, sono:

Casteldelci (585 abitanti), Maiolo (802), Novafeltria (6.562), Pennabilli (3.124), San Leo (2.516), Sant'Agata Feltria (2.388), Talamello (933).

Stessa sorte per tre comuni della Toscana:

Badia Tedalda (1.380) che deciderà l’eventuale passaggio da Arezzo a Forlì-Cesena;

Marradi (3.895) e Palazzuolo sul Senio (1.323) da Firenze a Ravenna.

 

Al referendum, che si terrà nei giorni 17-18 dicembre, per ratificare il passaggio alla Romagna sarà necessario raggiungere il 50% degli aventi diritto.

 

E così munito della mia inseparabile e leggendaria Moleskine, ho voluto verificare di persona lo stato d’animo degli abitanti del Montefeltro.

Striscioni "Vota sì" mi accolgono appena entro nel territorio del comune di San Leo. La fortezza del misterioso Conte di Cagliostro, sovrasta la valle: un picco appuntito (il Mons Feretrius), quasi parallelo, a farne il verso, a quello del Santo Marino.

Leo (umile tagliapietre), Marino (che si stabilì sul Titano) e Agata erano fuggiti dalla Dalmazia sul finire del III secolo per sottrarsi alle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano contro i cristiani. Eremiti, santi. Fondatori: San Leo, San Marino, Sant’Agata (Feltria).

 

L'inflessione di queste genti è indubbiamente romagnola, così come il dialetto che è una variante di quello riminese, mi conferma il gestore che mi ha appena portato "pappardelle alla poveretta" (con fagioli). Piandina sul tavolo e sangiovese d’ordinanza…

I cartelli delle trattorie declamano orgogliosi: "cucina romagnola".

Al tavolo accanto al mio una signora bresciana da poco trasferitasi chiede lumi per capire cosa fare... Votare "sì" o votare "no"? Cosa cambierà per lei?

Cosa cambierà per i residenti storici?

La gente "romagnola" diffida dei cambiamenti, anche se, in teoria, vanno in direzione di accrescere la loro "romagnolità".

Nella pratica questi comuni gravitano su Rimini (S.Agata su Cesena per via della E45).

Nei bar il Carlino Emilia Romagna arriva con la cronaca di Rimini. Va detto che la lontananza da Pesaro ha reso Novafeltria un centro autonomo con tutti i servizi. Molti temono che il passaggio a Rimini possa ridurli o addirittura eliminarli. Dunque restare nelle Marche per restare romagnoli indipendenti?

Un signore mi dice che se ne parlava più una volta di questa voglia di cambiamento, che non ora. La vicinanza di una scelta porta con sé sempre incertezza.

Personalmente sono per una integrazione dei paesi culturalmente romagnoli nelle province romagnole. Sono contrario viceversa alla separazione della Romagna dalla regione Emilia. Mi sembra un “calderolismo” magari non pericoloso, ma di certo inutile.

IN ROMAGNA

 

Percorrendo la via pedemontana verso est, lasciatasi da poco alle spalle la turrita Bologna, si giunge dolcemente nel paese di Romagna, meglio se in una solatia giornata di acerba primavera.

La tradizione, ovvero la volontà delle genti del posto, vuole che il confine con la "fredda" Emilia si collochi all'incirca all'altezza del Castello di San Pietro. In effetti oltre alle acque salutari e odorose di questa amena stazione termale, fragranti piadine e corposo Sangiovese danno il loro fragoroso benvenuto al pellegrino viandante.

Profumo, colore e bontà: un trittico sontuoso. Quale migliore e calda accoglienza?

E' pur vero che, in tutta sincerità, il "calore" romagnolo abbraccia, se possibile, tutto lo spettro delle accezioni che questo termine esprime.

Caldo e generoso il cuore delle genti sempre pronte ed ospitali; calde e generose, pare, le prosperose donne; caldo se non ardente il sangue e le menti dei romagnoli quando prevalgono le passioni.

È  infatti nella natura disincantata di questo popolo opporsi a qualunque ordine costituito, spesso con impagabile ironia e saggezza, talvolta con ardore e violenza.

Così, con ogni probabilità secoli di dominazione papale hanno prodotto stuoli di anarco-bombarol-regicidi, social-rivoluzionar-comunisti, anticlerical-fascisti, repubblican-strozzapreti.

Ma oggi, alle soglie del terzo millennio dell'era cristiana, in questa prima repubblica e mezzo di passioni politiche annacquate, non sono certo questi i sentimenti più visibili dei romagnoli. In tal senso vi consiglio gli "strozzapreti agli strigoli", quest'ultima una deliziosa erbetta di collina, che potrete senza troppa difficoltà trovare in qualche locanda dell'entroterra, accompagnando insieme un piatto di fagioli a guisa d'uccelletto e un canestro caldo di crescioni d'erbe (e fior).

Percorrendo queste lande ci si chiede quale sia tutto sommato il denominatore comune dei romagnoli (poichè esiste), vista la diversità e varietà di paesaggio, di usi e di costumi che s'incontrano nel raggio di all'incirca 100 miglia.

Si passa infatti dalla pianura contadina (casolari e stalle tipo Novecento), alle valli e alle paludi dei partigiani e delle zanzare; si va dalle dolci colline tutte orti e vigne, al crinale aspro di foreste e calanchi; e infine, ovviamente, anche Lui: il mare, che non può certo mancare all'orizzonte di ogni uomo libero.

La parlata poi cambia da un borgo all'altro in men che si dica, così come l'uso di cucina. Nel forlivese, ad esempio, poco oltre Premilcuore, (discorrere chiuso e profondo), già puoi accompagnare una merenda col pane sapido dei toscani e col Chianti, mentre appena poco più a valle, vocali aperte introducono piatti a base di pesce, profumati di spezie e aromi lontani.

A completare la varietà e unicità di questa terra, non possiamo dimenticare, la presenza di uno stato nazionale, sovrano, indipendente, (popolato da romagnoli purosangue), incastonato nel bel mezzo. Sto parlando di San Marino, la più antica repubblica d'Europa: reddito pro capite tra i più alti al mondo; ville maestose a picco sulla riviera (luogo quest'ultimo, non dimentichiamo, con la maggiore densità al mondo di locali ed esercizi dati al divertimento ed allo svago - altra creatura o miracolo dell'intraprendenza locale).

Non so perchè il resto di Romagna, Montefeltro compreso, non faccia da secoli parte integrante di questa gaudente repubblica. Forse ancora una volta lo spirito insofferente e fiero di queste genti ha ripudiato una facile possibile aggregazione in tempi oscuri, quando i labili legami statali l'avrebbero forse consentito. So solo di un paesello alle falde del Titano che chiese qualche anno fa un'improbabile annessione, esponendosi certo al ludibrio di tutti gli altri romagnoli.

In effetti ogni romagnolo è uguale ma contemporaneamente diverso da tutti gli altri e fiero di esserlo e restarlo. Ogni borgo ha una identità definita e volutamente distinta dai campanili vicini.

Una repubblica della Grande Romagna? Chissà come sarebbe stata. Certo che è difficile pensare di tenere strettamente insieme, sotto un'istituzione forte e vicina, uomini che cantano "a veg par la mi stre' incontr'a la mi guera, sa chesc a chesch in tera, zidanti a chi'm to so'" (vado per la Mia strada, incontro alla Mia guerra, se cado, cado in terra, accidenti a chi mi raccoglie).

 

Febbraio 1999

 

STORIE – RIVISTA PER LA CULTURA

CORSO DI GIORNALISMO E SCRITTURA CREATIVA.

ESERCIZIO 1 : "FRA GIORNALISMO E NARRATIVA"

Paradisi ci offre un reportage particolare e prezioso; non ci narra di paesi lontani, di donne velate o di climi tropicali, bensì di una regione italiana, che sebbene non sia tale politicamente, preserva un’identità culturale così forte da essere regione a tutti gli effetti: la Romagna. Ci viene raccontata “a caldo”; l’autore ci porta in questa terra facendoci sentire i profumi dei suoi vini e dei cibi, le dolci calate della gente del luogo che variano velocemente a seconda che ci si sposti sulla costa o sull’entroterra, la passionalità e il sangue caldo di queste genti, la varietà morfologica del territorio. Non mancano poi notazioni politico-sociali e brevi excursus di impronta storica, il tutto scandito da un prudente autobiografismo. Ben fatto.

 

 

Siti di cultura romagnola:

http://www.argaza.it/

http://www.piadinaonline.com/

http://www.mitidiromagna.it/index.asp

postato da: GabrielParadisi alle ore 07/11/2006 08:42 | Permalink | commenti (2)
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