domenica, 17 settembre 2006
La nuova frontiera

Sappiamo tutti come sia facile commettere errori. Come talvolta le parole che ci lasciamo sfuggire pesino come pietre e come pietre facciano del male a noi e agli altri.
Quotidianamente però, succede che politici e uomini di governo, quindi persone rivestite di cariche e di alte responsabilità, si lascino andare a discorsi e ad affermazioni gratuitamente scorrette. Che parrebbero inopportune anche ad un bambino. La cosa che stupisce però, preso atto della fallacità e debolezza umane, non è tanto l’ingenuità di chi formula maldestramente quelle frasi, quanto la disattenzione dei collaboratori di cui certamente si circonda. Perché ci si chiede, qualcuno non lo ha messo in guardia per tempo? Perché nessuno, ad esempio, impedì a Calderoli di indossare l’infausta e stupida maglietta che scatenò i noti disordini in Libia?
La risposta spesso è facile. L’incidente non è frutto né di ingenuità né di disattenzione ma è volutamente provocato. Il sasso (la parola) si getta nello stagno per vedere quanti cerchi produce. Il sasso (la parola) si lancia sulla cristalleria per raccoglierne poi i cocci…
Ma se questa purtroppo è spesso la regola nella lotta politica di tutti i giorni, diverso dovrebbe essere il discorso quando si sconfina in ambiti ben più alti e delicati.
E’ successo che a Ratisbona il 12 settembre scorso Benedetto XVI nel corso della sua lectio magistralis all’Università abbia letto queste esatte parole:
 
«Tutto ciò mi tornò in quando recentemente lessi la parte edita dal professore Theodore Khoury (Muenster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. Questo dialogo si estende su tutto l'ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nel Corano e si sofferma soprattutto sull'immagine di Dio e dell'uomo, ma anche sulla relazione tra le - come si diceva tre Leggi o tre ordini di vita: Antico Testamento - Nuovo Testamento Corano. Vorrei toccare solo un argomento - piuttosto marginale nella struttura dell'intero dialogo.... Nel settimo colloquio edito dal prof. Khoury, l'imperatore tocca il tema della jihad, della guerra santa. Sicuramente l'imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge: "Nessuna costrizione nelle cose di fede". È una delle sure del periodo iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l'imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Egli, in modo sorprendentemente brusco si rivolge al suo interlocutore con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». «L'imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima». «Dio non si compiace del sangue - egli dice - non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia. Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre nè del proprio braccio, nè di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte».
 
Ora ai vari Farina o Pera, tanto per citare rispettivamente un teo-con e un ateo-con della prima ora, che ovviamente hanno reagito scandalizzati alle proteste provenienti dal mondo islamico chiamando ancora una volta (oggi ahimè orfani di Oriana), l’Occidente alla pugna, vorrei porre loro, dicevo, una domanda semplice semplice. Invertendo le parti.
Immaginiamo quindi che un Imam qualunque, anzi il più autorevole dell’Islam, ammesso che esista, avesse in un suo pubblico discorso citato qualche “pensatore” antico (sicuramente ne saranno esistiti) e avesse fatto passare il nostro povero Cristo o qualche venerato Santo per qualcuno che “ha portato solo cose cattive e disumane”, perché è così, infatti, del resto, che molti musulmani interpretano le “crociate”.
Cosa avrebbero detto i nostri paladini dell’Occidente? Non avrebbero interpretato quelle parole come una prova fumante dell’odio dell’Islam verso la nostra civiltà?
 
Ma non vorrei chiudere questo articolo tornando al solito alle miserie italiote, commentando o criticando affermazioni o articoli di “giornalisti” o “filosofi” da bar Sport, vorrei ragionare su qualcosa di più inquietante.
 
Il brano letto da Papa Ratzinger, tenendo conto della proverbiale cautela e della plurimillenaria capacità diplomatica della Chiesa Romana, non può essere stato un infortunio o una leggerezza. Non poteva il fine teologo tedesco e i suoi più stretti collaboratori non sapere che quelle parole, così dirette, avrebbero colpito fortemente la sensibilità del mondo islamico.
E allora perché sono state scritte, ma soprattutto lette?
Tornano in mente parole sentite mesi addietro e da noi riportate in un articolo di gennaio:
Il Vaticano è notoriamente diventato, e ne ho avuto anche conferma durante miei colloqui negli Stati Uniti, il bastione morale-religioso del contenimento islamico e del rilancio dell’identità occidentale. Il rango dei rapporti diplomatici fra Stati Uniti, Israele e Vaticano è cresciuto e crescerà ancora per costituire un fronte di identità culturale, prima ancora che militare, di fronte alla minaccia di ”califfato universale” e per contenere in maniera convincente la Cina, che costituirà la sfida per la prossima generazione”.
Una nuova frontiera anti-islamica quindi, che va da Condoleeza Rice a George Bush a Tony Blair… passando per papa Ratzinger
Forse è molto meglio pensare che si sia trattato di ingenuità o disattenzione…
 
 
PS
Per problemi di tempo e di reperimento non mi è stato ancora possibile riprodurre integralmente l’articolo di Paolo Guzzanti “Le squadre della morte si preparano a votare” (La Repubblica, 28 febbraio-1 marzo 1982). Ribadisco che mi sono impegnato a farlo e vedrò di provvedere al più presto.
postato da: GabrielParadisi alle ore 17/09/2006 18:32 | Permalink | commenti (14)
categoria:islam, farina renato, cristianesimo, ratzinger, terrorismo e guerra globale, guzzanti paolo