giovedì, 17 maggio 2007

L'ultima lettera a Litvinenko

Caro Gabriele,

ho trovato le trascrizioni di tre lettere inviate "di straforo" da Trepashkin a Litvinenko ed ai media. Purtroppo sulla stampa occidentale ne ho trovato soltanto piccoli stralci, l'unica traduzione integrale in inglese dal russo è sul sito di McDuff (A step at a Time).

Ho tradotto la lettera inviata ad Alexandr, e te la mando in copia,  perché credo che si tratti di informazioni interessanti anche sul versante Scaramella.

Questo ovviamente soltanto se quanto disse Litvinenko a Scaramella su Kroc Sena (cioè che era Shebalin) fosse vero.

Ho notato la coincidenza dei congressi IMO con le date di arrivo di certe informazioni (non è che il defunto Ponomarev fosse il postino?).

Insomma vedi un po' tu…

Un abbraccio, a presto.

Simo

 

 

Sergei Adamovich Kovalev nel 2002 organizza una commissione pubblica per investigare sulla tragedia delle esplosioni alle palazzine in Mosca nel 1999: la Commissione Kovalev. I lavori della Commissione vennero del tutto paralizzati nel 2003 dopo che uno dei suoi membri, Sergei Yushenkov, venne assassinato, un altro, Yuri Shchekochikhin, avvelenato col tallio ed il consulente legale Mikhail Trepashkin, arrestato.

Hanno condotto indagini su questa vicenda anche Alexandr Litvinenko, Anna Politkovskaya e Yuri Felshtinsky.

Mikhail Trepashkin, è l’ultimo rimasto vivo in Russia  di coloro che si sono occupati di investigare la tragedia dell’esplosioni alle palazzine nel 1999, accadimento che condusse alla seconda guerra cecena. Tutti gli altri sono stati assassinati.

I detective di Scotland Yard arrivati a Mosca per gli interrogatori sulla morte di Litvinenko, di quelli che erano sulla lista dei testimoni da interrogare, si sono visti negare dalle autorità russe soltanto ed unicamente l’accesso a Trepashkin.

Mikhail era stato condotto in prigione nell’ottobre 2003. La settimana successiva avrebbe dovuto recarsi in tribunale in veste di legale delle vittime della tragedia delle esplosioni alle palazzine. L’accusa è di possesso d’armi da fuoco, rinvenute nella bauliera della sua auto (mi ricorda qualcosa… ndr). L’addebito viene a cadere nel 2004, ma è rinnovato con l’accusa di divulgazione di segreti di stato (anche l’arrivo di nuovi addebiti per poter reiterare le “custodie cautelari” mi ricorda qualcosa… ndr). Viene condannato a 4 anni di lavori forzati. Oggi è malato, morente, denuncia di essere stato sistematicamente torturato ed ha perso quasi del tutto la capacità di parlare e respirare a causa delle pessime condizioni igieniche della cella in cui è detenuto in isolamento. Gli è sempre stata negata assistenza medica esterna al carcere dagli amministratori della prigione, sebbene siano giunti numerosi appelli dai suoi legali e da associazioni umanitarie. Le autorità moscovite dichiarano che è in buona salute.

Il 17 novembre 1998 Litvinenko, assieme a ad altri cinque ufficiali FSB del Direttorato per l’Analisi delle Organizzazioni Criminali (Aleksandr Gusyk, direttore del Settimo Dipartimento, il maggiore Andrei Ponkin, il colonnello V. V. Shebalin, il luogotenente Konstanin Latyshonok, e German Shcheglov) tengono una conferenza accusando il capo dell’URPO, il maggiore Evgenii Khokholkov ed il suo deputato, capitano Aleksandr Kamishnikov, di aver ordinato l’assassinio di Boris Berezovsky. I partecipanti denunciano anche un complotto per uccidere Mikhail Trepashkin ed un altro per rapire il fratello dell’uomo d’affari Umar Dzhabrailov, ceceno residente in Russia. Litvinenko in particolare dichiara che: “alcune unità FSB sono state usate dagli ufficiali a scopi non costituzionali di sicurezza ma per portare a termine ordini privati politici e criminali a pagamento, a volte per lucro personale”. Gli agenti sostengono che queste trame erano state interrotte fino a quando Putin non ha preso l’incarico di capo FSB in agosto. L’unico agente col volto non coperto davanti ai media è Litvinenko.

Alexandr Litvinenko mantiene rapporti con Trepashkin anche dopo essere riparato a Londra. Si telefonano e scrivono lettere. Dopo la carcerazione di Mikhail i contatti diventano difficili, spesso soltanto tramite i legali, che sono tra i pochi che hanno il consenso di ad aver contatti diretti con Trepashkin.

Trepashkin, avuta la notizia dell’avvelenamento di Litvinenko, scrive tre lettere aperte che, tramite i suoi legali, vengono pubblicate su Zaprava.ru.  

Traduco quella indirizzata a Litvinenko.

 

Al sig. Alexander Valterovich Litvinenko

Caro Alexander,

Sono addolorato che tu sia stato avvelenato ma credo che il non aver agito nel momento di specifici segnali di attentato alla tua vita sia una ragione di quello che è accaduto. Già nell’agosto 2002, avevo raccontato di un incontro che avevo avuto vicino la stazione di Kitay-gorod con l’ex ufficiale URPO [Dipartimento delle Contromisure e la Prevenzione delle Attività dei Gruppi Organizzati Criminali]  FSB RF Mr V.V. Shebalin, su sua richiesta. Durante quell’incontro, mi disse che stava di nuovo lavorando con l’USB [Dipartimento per la Sicurezza Interna] FSB RF (era entrato in contatto con l’ufficiale USB D.A. Paramonov grazie a Mr. Vitvinov) e che era stato fondato un gruppo “molto serio” che avrebbe fottuto tutti quelli collegati con Berezovsky e Litvinenko. Mi disse che se avessi lasciato le indagini sulle esplosioni delle palazzine ed avessi iniziato a cooperare col gruppo mi avrebbero “lasciato in pace”. Nella stessa occasione mi chiese informazioni su tuo padre ed un altro parente (non ricordo esattamente chi), che vivevano entrambi a Biryulyovo. Io gli risposi che assolutamente non sopporto la violenza, specialmente gli omicidi. Avevo capito che era stato deciso di eliminare pian piano i tuoi parenti, senza farli apparire come omicidi. Se essi sono ancora vivi è perché io diedi immediatamente pubblica notizia della sua proposta criminale. Ricordi che ti dissi di questo, ma non ci fu reazione da parte tua. Avresti dovuto chiedere un’indagine. Durante quell’incontro io dissi a Shebalin:

“dimenticati di Litvinenko! E’ a Londra. Ne abbiamo abbastanza di questi sporchi affari di vendette personali. Ci sono questioni più importanti per l’FSB RF – un comandante in campo di Salman Raduyev chiamato Abdul, che io avevo incarcerato, è appena riapparso a Mosca. E’ uno specialista di operazioni terroristiche. N.P. Patrushev aveva ordinato il suo rilascio nel dicembre 1995. Poi è tornato in Turchia promettendo di riunirsi alle milizie e tornare per sparare a me, Gagayev, e Shevchenko. Adesso lui si trova a Mosca, lo ha visto Alexander Yevstigneyev. In più so da miei clienti [quelli che Trepashkin aveva in veste di legale] che molti ceceni armati sono apparsi dal maggio 2002 nei distretti ovest e sud-ovest [di Mosca], si stanno audacemente incontrando, senza nessun timore di mostrare di portare con sé anche delle armi. Dovrebbe esser fatto un lavoro immediato in questa direzione perchè qualcosa sta accadendo, invece che perdere tempo con Litvinenko!”.

Poi diedi a Shebalin (perchè le passasse alla FSB RF) alcune informazioni del 1995-1996 sulle vecchie residenze di Abdul e dei suoi contatti. Ma alla FSB RF non ci furono reazioni. Poi avvennero le esplosioni alla Casa della Cultura in Dubrovka (“Nord-Ovest”), che portarono 130 morti tra gli ostaggi.

L’episodio dell’incontro con Shebalin e gli avvertimenti sugli attacchi terroristici organizzati, mi sono stati addebitati come divulgazione di segreti di stato, diffusione dei piani della FSB RF! Da quello che ne ho dedotto, il problema di perseguire  B.A. Berezovsky e A.V. Litvinenko, così come i loro sostenitori in Russia, furono posti su un livello di interesse maggiore dalle autorità che la prevenzione di atti terroristici a Mosca. Oppure, forse, la zona “nord ovest” è un’area che rientra nei piani dell’FSB RF? Il Procuratore deputato della  RF Kolesnikov ha usato le vecchie vicende polverose che avevano a che fare con contratti per “Zhigulis”, con lo scopo di prendere Berezovsky. Mi hanno incarcerato arbitrariamente e mi stanno tenendo in isolamento dietro il filo spinato ormai da quattro anni. Con calma  (nella quieta atmosfera di “coloro che amano il regime della regola della legge dello stato russo”, come viene descritto nell’arena internazionale), secondo un piano indipendente, hanno deciso di arrivare a te, Alexander Valterovich! Se continuerai a non far nulla di più che vomitare slogan, invece che diffondere le prove concrete, e rimanere silente sui fatti accaduti, ti distruggeranno! Però, sono costernato di osservare che anche nel mio caso è stato organizzato un modo per impedirmi di diffondere le informazioni. Scrivo moltissimo e di concreto, ma niente riesce a trovare pubblicazione, non solo nei media centrali ma anche sui miei stessi siti. Sebbene in marzo, in risposta al mio appello, B.A. Berezovsky mi avesse promesso un aiuto nel coverage del mio caso sui mass media, tutto al contrario, sono isolato, anche dagli avvocati che si occupano di difesa dei diritti umani!

Acconsento alla pubblicazione di questa lettera ai mass media.

Con rispetto ed empatia M.I. Trepashkin
20 Novembre 2006

P.S. Poiché le mie lettere spesso non raggiungono il destinatario, per favore confermane ricevimento, anche con una sola frase.

 

(seguono altre due lettere)

 

Il 9 marzo 2007 Trepashkin è intervistato da “The New Times”. Quando gli viene chiesto perchè secondo lui è stato utilizzato un metodo così complicato per uccidere Litvinenko risponde:

credo sia stato un lavoro maldestro degli agenti che hanno portato a termine l’omicidio, anche perchè nelle intenzioni degli organizzatori assieme a Litvenenko dovevano morire gli agenti, la famiglia di Litvinenko, Berezovsky e Zakayev. E’ possibile che gli agenti non sapessero delle conseguenze possibili per sé stessi e l’ambiente. Credo che avessero calcolato che le cause della morte non sarebbero mai state individuate. Potete trarre le vostre conclusioni ma aggiungerò quanto segue: nel 2001, quando telefonai a Litvinenko a Londra per la prima volta su richiesta di Shebalin (per conto dell’FSB, mi disse), gli chiesi se stava per scrivere un nuovo libro, dove stava lavorando e con chi, lui rispose che aveva un lavoro come postino la mattina. Poi, tempo dopo, Shebalin espresse l’opinione che sarebbe stato bene mandargli [a Litvinenko] una lettera che conteneva della polvere. E’ stato scritto molto su questo tipo di lettere al tempo in America.” [Antrace]

Da il Roma 11/04/2007

Il 14/10/2005 Scaramella al Commissariato Dante di Napoli:

«Sono venuto a conoscenza di informazioni da me considerate credibili del coinvolgimento
di un ex ufficiale del Kgb, tale Alexander Talik, unitamente a tale Krok Sena, in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio Ufficio, ed impiegherebbe armi “non convenzionali” in arrivo in queste ore sul territorio italiano, provenienti dall’Ucraina
».

 

Il 03/11/2005 Scaramella alla Squadra Mobile di Napoli:

«ho acquisito delle informazioni che ritengo siano utili ai fini della prosecuzione delle indagini: nello specifico, venivo a conoscenza da Litvinenko Alexander del nome preciso del personaggio dei Servizi russi, che nei precedenti verbali definivo quale Krok Sena, in Shebalin Viktor Vasilievich, colonnello dell’Fsb che dovrebbe trovarsi in Italia »... «probabilmente sposato con tale Olga Shebalina, a dire del Litvinenko è collegato con il Talik Alexander: questo rapporto è inquadrato in un più vasto programma dei Servizi speciali russi».

Una delle fonti di queste informazioni era ancora una volta Limarev. Siamo sicuri che abbia mentito nelle email del 30 e 31?

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/05/2007 07:56 | Permalink | commenti (73)
categoria:russia, servizi segreti, putin vladimir, litvinenko
giovedì, 30 novembre 2006

210 sCaramelle al Polonio?

I giorni passano e il mistero intorno alla morte di Litvinenko s’infittisce.

Al contrario però di un buon libro di Len Deighton o di John Le Carrè, qui non abbiamo assolutamente la certezza di scoprire alla fine il colpevole. Anzi, difficilmente avremo anche solo una visione più chiara della trama. Troppo complesso il groviglio di interessi, troppi gli attori in gioco. Troppi i professionisti (organizzazioni e uomini) coinvolti.

Non va nemmeno sottovalutato il fatto che tanti polveroni sono stati probabilmente alzati con maestria proprio per rendere lo scenario il meno definito possibile.

I veri mandanti sanno il fatto loro e probabilmente da anni hanno i loro infiltrati nei luoghi che contano. Anche e soprattutto nell’informazione.

Non ci resta per ora che elencare alcuni punti di sintesi, rilanciando domande a chi di dovere e le cui risposte potrebbero forse diradare almeno un pò le fitte nebbie.

 

-         Litvinenko è il classico “pentito”. Figura molto utile talvolta per scardinare strutture e organizzazioni criminali (vedasi la nostra Mafia), ma molto spesso si tratta anche di opportunisti senza scrupoli, millantatori, ciarlatani pronti a vendersi al miglior offerente. Quali sono, domando, le credenziali oggettive di questo signore? Perché, ad esempio, lui sarebbe per taluni più credibile di tal Limarev e per altri è vero invece esattamente il viceversa? In sostanza, quali documenti e quali riscontri oggettivi Litvinenko avrebbe fornito alla Commissione Mitrokhin per avvalorare le sue presunte tesi?

-         Litvinenko è morto. E’ stato ucciso in modo atroce e le sua agonia è stata lunga e dolorosa. Questa conclusione tragica non gli fornisce automaticamente il “patentino” di “informatore credibile”. Potrebbe essere stato ucciso dall’FSB (questo è quanto anche lui stesso credeva) perché sapeva e parlava troppo o potrebbe anche esser stato avvelenato (qualcuno lo dice) proprio dai suoi “amici” esuli anti-Putin perché era diventato inutile e anzi la sua morte violenta poteva tornare addirittura più utile alla causa.

-         La morte di Litvinenko in ogni modo non è stata causata da quello che egli ha detto o non ha detto alla Mitrokhin ma da ben altri fattori. E’ giusto che noi ci si accapigli sull’appendice italiota della vicenda, ma dobbiamo anche essere consapevoli che non è stato ucciso perché ha detto (forse) che Prodi era l’Uomo di Mosca o perché (altrettanto forse) non l’ha mai detto.

-         Comunque venendo ai “fatti nostrani”, Litvinenko sembra aver tenuto due atteggiamenti opposti. Quando era interrogato da Scaramella per la Commissione Mitrokhin e quando lo intervistò il giornalista Bonini di Repubblica. Quest’ambiguità può essere risolta e va risolta producendo prove in merito sia da Guzzanti sia da Bonini. Quest’ultimo ci ha detto personalmente che l’intervista venne “stenografata” e poi trascritta sul PC portatile; Scaramella oggi all’Espresso ha detto: «Ho appena consegnato alle autorità britanniche un dvd con le immagini delle dichiarazioni spontanee di Litvinenko depositate alla Mitrokhin, dove è evidente che parla a ruota libera e senza nessun suggerimento. Non sono nato ieri: ho videoregistrato tutto». Una parola definitiva in merito, con tanto di documenti, andrebbe fornita, ben sapendo che i “pentiti”, soprattutto i ciarlatani, spesso ritrattano le loro dichiarazioni con estrema facilità.

-         Nel giallo è entrato ultimamente tal Euvgenij Limarev. Guzzanti sostiene di non averlo mai conosciuto: «Questo Limarev io non l’ho mai né visto né conosciuto. Non ho mai neanche parlato al telefono con lui e ho mantenuto una distanza prudente sia con lui che con tutti gli ex agenti sovietici o russi all’estero, proprio per non creare la minima commistione  con il mio precedente lavoro di Presidente della Commissione Mitrokhin, che ha chiuso i battenti insieme alla legislatura». Bonini e D’Avanzo sostengono invece il contrario: «Ascoltato al processo di Teramo contro quei disgraziati ucraini, il 9 ottobre scorso, Guzzanti dice: "Confermo che [le informazioni sul progetto di attentato] mi sono state date da Scaramella, Litvinenko e Limarev" (Povero Limarev, a distanza di sole cinque settimane, diventa - per il senatore - da fonte che gli salva la vita, addirittura "un mercenario, architetto di ignobili fabbricazioni")». Anche qui, documenti alla mano, si può credo stabilire chi ha ragione e chi ha torto.

-         Un amico stretto di Litvinenko tal Yuri Felstinski (coautore col povero ex-agente di “Blowing-Up Russia”) sostiene che Litvinenko gli disse dal letto d’ospedale di essere stato avvelenato proprio da Scaramella, lasciando intendere quindi che “il bravo ragazzo” era in realtà un agente dell’FSB. Scaramella al momento non è indagato da Scotland Yard ed è risultato non contaminato dal Polonio 210 contrariamente agli altri personaggi che incontrarono Litvinenko il primo novembre. A meno che l’FSB non abbia anche tra le sue file agenti martiri kamikaze (per adeguarsi agli efficaci sistemi attualmente più in voga), il fatto che Scaramella sia incontaminato non gioca a suo favore, ma nemmeno, va detto in tutta onestà, è da considerarsi una prova di colpevolezza. Se comunque per assurdo Scaramella risultasse al soldo dell’FSB saremmo al paradosso più totale e per certi versi rasenteremmo il sublime. In Commissione Mitrokhin tra i consulenti (proposti da commissari non di sinistra con l'intento di individuare le "responsabilità" di una certa sinistra) ci sarebbero stati in realtà nientepopodimenochè degli infiltrati proprio dei russi e le eventuali “deviazioni versus sinistra” della Mitrokhin alla ricerca di “our man” in Italia sarebbero state pilotate anch'esse dai medesimi agenti russi. Un'apoteosi del genio insomma. La storia dello spionaggio ci ha abituato a tutto ma questo sarebbe veramente, a suo modo, un qualcosa di straordinario...

 

Non ci resta che attendere sviluppi e magari qualche risposta alle semplici domandine che abbiamo posto.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/11/2006 17:40 | Permalink | commenti (5)
categoria:russia, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, putin vladimir, litvinenko
martedì, 28 novembre 2006

I Misteri di Londra

Aggiornamento:
Abbiamo rivolto a Carlo Bonini di Repubblica alcune domande sull'intervista a Litvinenko pubblicata il 26 novembre scorso. Gli abbiamo chiesto se esistono i nastri di quell'intervista e perchè non è stata resa pubblica subito. Questa la sua risposta:

Signor Paradisi,

…L'intervista non venne incisa su nastro ma da me "stenografata" e quindi trascritta integralmente il giorno stesso sul mio computer portatile.

Per curioso che le possa sembrare, la ragione per cui la conversazione con Litvinenko non venne resa immediatamente pubblica è in una circostanza propria dei tempi imposti a un quotidiano. La sera del 4 marzo 2005, giorno del mio rientro da Londra a Roma, venne ucciso a Bagdad Nicola Calipari. La vicenda, in quelle settimane e nei mesi successivi, assorbì per intero il mio lavoro e l'attenzione del giornale. Quando la "pressione" del caso Calipari si allentò, i retroscena della commissione Mitrokhin apparvero non più di immediata attualità. Anche perché la commissione si stava spegnendo nel più assoluto disinteresse e vuoto politico da parte della stessa maggioranza politica che l'aveva espressa (nonostante, come lei ricorda, la vicenda Batten alla vigilia delle elezioni).

Evidentemente, la morte di Litvinenko e le dichiarazioni di Guzzanti e Scaramella sui possibili mandanti dell'omicidio hanno cambiato nuovamente l'agenda giornalistica.

Grazie per il suo interesse

Carlo Bonini

Tutti i giornali del globo parlano in questi giorni della tragica ed inquietante morte di Aleksandr Valterovich Litvinenko, avvelenato con Polonio 210 in un sushi bar di Londra praticamente in quello che fu l’ombelico del mondo: Piccadilly Circus. Le tesi più diffuse per spiegare questo “omicidio di Stato” (il Polonio non si compra in Farmacia…), rimandano a temi e ad interessi molto particolari e circostanziati che si possono riassumere in due parole: Gas e Cecenia. Litvinenko dal 1998 non ha perso infatti occasione per denunciare le presunte malefatte e gli inconfessabili interessi di Vladimir Putin e dei servizi russi ex sovietici, arrivando a dire in pratica che proprio costoro sono di fatto i burattinai del terrorismo globale.
In Italia Litvinenko fu a suo tempo ascoltato dalla Commissione Mitrokhin al fine di far luce sulla rete di collaborazioni che i servizi sovietici e russi avevano ed hanno nel nostro paese.
Il primo novembre scorso, proprio all’Itsu dove si presume sia stato avvelenato, Litvinenko ha incontrato Mario Scaramella, consulente della Mitrokhin.
Mario Scaramella (MS) e Paolo Guzzanti (PG) presidente di quella Commissione, sembra siano in una “lista nera” che vedeva al primo posto proprio il povero ex colonnello del KGB-FSB.
Con queste cose non si scherza e abbiamo già testimoniato al senatore la nostra solidarietà. Vera o falsa (come ci auguriamo) che sia questa minaccia, Guzzanti e Scaramella come qualunque cittadino in pericolo, devono essere protetti adeguatamente dalle istituzioni del loro paese preposte a questo compito.
Le autorità britanniche reputano quanto accaduto sul loro territorio e ad un loro “cittadino” (Litvinenko aveva ottenuto l’asilo nel maggio del 2001), giustamente una cosa gravissima e non trascureranno nessun passo formale e sostanziale nei confronti del governo russo qualora emergano dati e prove compromettenti.
Anche il governo italiano, a nostro avviso, dovrebbe far intendere che non resterà indifferente a qualunque tipo di illecita intromissione nella vita di suoi cittadini ovvero nella vita dello stato. Coraggio Prodi, fa sentire la tua voce anche e soprattutto per proteggere un tuo “nemico”!
Non vogliamo più “extraordinary rendition” nel nostro paese! La sovranità è sacra!
Un’altra cosa però andrebbe fatta e lo stesso Guzzanti l'altro ieri sul Giornale l’ha in pratica richiesta espressamente alla sua parte politica e a Silvio Berlusconi in persona, ed è una presa di posizione chiara e netta di quella parte politica e del precedente governo nei confronti di Putin e delle sue trame. Una cosa sono la diplomazia e la ragion di stato, una cosa è il nostro assoluto bisogno di gas, ma quando sono in gioco i principi della libertà e della democrazia si deve avere il coraggio di prendere posizione senza se e senza ma.
Detto questo credo che in nome della Verità e della Libertà sia il caso di fare chiarezza su tanti aspetti di questa vicenda, per lo meno su quelli che chiamano in causa i nostri affari e interessi nazionali. Ci permettiamo quindi di porre alcune domande al senatore in nome del nostro rapporto, credendo con ciò di fare un servizio anche a lui, di cui da sempre contestiamo le tesi e le conclusioni a cui è giunto e che anche ieri ha esaustivamente sintetizzato nel suo articolo già citato, dandogli però modo così di far conoscere senza interpretazioni di terze parti il suo pensiero e la sua posizione sui recenti fatti.
Se il senatore vorrà risponderci sarà nostro impegno riportare per esteso e senza alcuna omissione le sue affermazioni.
 
Il 4 aprile 2006 il deputato del Parlamento Europeo Gerard Batten presentò una richiesta di indagine a carico di Romano Prodi per via dei suoi legami con il KGB. La fonte dell’accusa si disse, era Alexander Valterovich Litvinenko. Ieri su La Repubblica è stata pubblicata l’intervista integrale (“on the record”) che Litvinenko rilasciò il 3 marzo 2005 ad un giornalista di quel quotidiano. In essa l’ex agente dice espressamente:
 
Mario [Scaramella] mi raccontò che Prodi conosceva l'indirizzo dove le Br tenevano sequestrato Moro per averlo appreso durante una seduta spiritica. Mi chiese se non ritenevo che Prodi avesse appreso del covo dal Kgb. Mi chiese anche se il sequestro non fosse stato organizzato dal Kgb e se avesse addestrato le Br. Dissi che non conoscevo alcun dettaglio del sequestro e che non avevo mai sentito parlare di Prodi. Osservai soltanto che, se volevano il mio parere di esperto, era poco credibile che Prodi avesse appreso la notizia durante una seduta spiritica e che sicuramente il Kgb aveva seguito il sequestro provando ad acquisire informazioni. Io non avevo e non ho nessun tipo di prove su Prodi”.
 
Queste affermazioni di Litvinenko oltre ad escludere considerandolo poco credibile il coinvolgimento di Prodi nel sequestro Moro, lasciano intendere che la Commissione esercitò pressioni su di lui per farsi dire determinate cose e non altre. Ora domando: l’intervista di Litvinenko a Repubblica è da considerarsi vera? Se Litvinenko ha detto realmente quelle cose chi fu allora la fonte di Batten?
 
Litvinenko descrivendo le modalità con cui veniva “ascusso” da Scaramella nel 2004 per conto della Commissione dice una cosa molto precisa e crediamo anche oltremodo “grave”:
 
una donna trascriveva le mie dichiarazioni e le verbalizzava su dei fogli che, alla fine di ogni giornata di lavoro, mi veniva chiesto di firmare. Ora io non so che cosa ho firmato, perché il testo era in italiano e dunque non posso giurare che l' interprete non abbia fatto errori”.
 
Chiediamo: è vera questa affermazione? Non esistono dunque deposizioni “on the record” o testi in inglese firmati da Litvinenko?
 
Credo sia doveroso chiarire rapidamente questi aspetti, anche perché se esistono documenti o testimonianze concrete in un senso o nell’altro è molto facile diradare immediatamente dubbi, sospetti e falsità.
 
Vorrei infine porre alcune domande alle quali però so bene che potrebbe non esserci risposta per questioni di riservatezza e di sicurezza.
Il fatto che Scaramella abbia incontrato questo mese Litvinenko a Londra, significa che il lavoro della Commissione Mitrokhin è ancora in corso seppure in via informale? Se sì, quali risposte o conferme egli è andato a cercare?

 


mercoledì, 26 aprile 2006

All Siberian

 

“Dimmi chi è il tuo amico ed io ti dirò chi sei tu”. (proverbio russo)

A quanto pare invece noi siamo stati tra i pochi a credere che tali accuse, peraltro pubbliche, potessero pesantemente essere calate sul tavolo della campagna elettorale, magari all’ultimo momento e risultare probabilmente determinanti. In realtà, e su questa omissione c’è molto da ragionare, ciò non è avvenuto. Le “pericolosissime relazioni” tra Prodi e il KGB, seppur continuamente richiamate in articoli o in dichiarazioni da Guzzanti in ogni sede e occasione, non sono state di fatto utilizzate o enfatizzate adeguatamente dal Centro Destra. Nemmeno un cenno da parte di Berlusconi nei due faccia a faccia con l’infido avversario; nemmeno un proclama nelle centinaia di ore di campagna televisiva. Solo un vago e distratto richiamo alla famosa seduta spiritica durante un comizio, quasi a voler togliersi un’incombenza, e nulla più. Perché? Perché argomenti così succulenti sono stati sottovalutati o addirittura ignorati? Non sarebbero valsi a spostare l’opinione di appena 25.000 elettori scarsi?

Scorrendo le relazioni finali (di maggioranza e di minoranza) della commissione una qualche idea ce la stiamo facendo ma ne parleremo in un altro momento. Oggi vogliamo commentare l’articolo appena scritto da Paolo Guzzanti e pubblicato su Panorama.

L’articolo, da cui traspare, a noi sembra, anche una certa stanchezza, è una sorta di amara e triste sintesi delle tesi strenuamente e inutilmente sostenute dal senatore in questi anni. Un riepilogo schematico dei soliti argomenti la cui unica funzione sembra essere proprio quella di richiamarli, di metterli diligentemente in ordine.

Vediamoli, o rivediamoli, in tutta la loro sostanza e/o, a nostro parere, inconsistenza.

Berlusconi e il suo trionfo internazionale”. I casi sono due. O gli stranieri che noi conosciamo e coi quali abbiamo avuto modo di dialogare in questi ultimi cinque anni in Italia o all’estero erano tutti di sinistra o la fama di Berlusconi leader carismatico e stimato nel mondo è falsa. Siccome la prima è improbabile, la seconda crediamo sia vera. Basta scorrere la stampa estera di destra e di sinistra per accorgersi qual è stata in questi anni la diffusa e condivisa opinione nei confronti di Berlusconi e del suo governo (per la verità ci hanno messo del loro anche tanti ministri ed esponenti della maggioranza, dalla Lega in giù). Anche lasciando da parte le clamorose gaffes che spesso hanno portato il nostro paese ad un passo dall’incidente diplomatico serio, è stata la figura di Berlusconi in quanto tale e, ad esempio, la poca chiarezza sul suo passato imprenditoriale, a suscitare perplessità ed imbarazzo nei paesi democratici e liberali. In paesi cioè dove un esponente pubblico al minimo sospetto su qualche suo comportamento, spesso nemmeno legato all’attività politica, risponde con le dimissioni immediate dalla sua funzione pubblica, risulta difficile giustificare quello che è accaduto in Italia nell’ultimo decennio. E’ tranciante in tal senso il giudizio di Massimo Fini sul Quotidiano Nazionale di domenica scorsa nel “faccia a faccia” con Cesare De Carlo, quando interpretando il voto degli italiani all’estero, egli sostiene che il plebiscito verso l’Unione sia stato proprio una conseguenza di quanto s’è detto in questi anni fuori dall’Italia sull’Italia e il suo governo; frutto cioè delle tante e facili ironie e luoghi comuni che i nostri connazionali hanno dovuto sopportare nei cinque anni appena trascorsi.

I rapporti fra Romano Prodi e i servizi russi”. Ne abbiamo già parlato ampiamente il 12 aprile scorso. Lo stesso Guzzanti, forse ragionando sull’affidabilità delle fonti, avanza qualche timida domanda: “Esagerazioni di spie fuggiasche? Può darsi…”. Noi crediamo che il mondo sia pieno di mitomani e di pazzi. Nell’articolo citato avevamo molto rapidamente passato in rassegna la vita e le opere del Sig. Litvinenko. Costui, ad assecondarlo, si poteva tranquillamente arrivare a concludere che Putin, l’amico Putin, fosse addirittura la mente del “terrorismo globale” che sta insanguinando questo inizio di millennio. Che fosse cioè Al Qaeda in persona, insomma… Eh già… Al Qaeda… altro mistero glorioso… sigla, notate, comparsa come d’incanto solo dopo l’11 settembre 2001 !? Ebbene noi crediamo che qualunque accusa mossa contro qualcuno debba essere sempre avvalorata da prove documentali che vadano ben al di là di un semplice articolo di giornale o di una dichiarazione fatta da persona di dubbia reputazione e trascorsi. Ciò non significa che non si debbano a priori prendere in considerazione anche insinuazioni inverosimili o eclatanti, anzi, ma che la ricerca conseguente debba esser compiuta per trovare riscontri documentali, controprove inconfutabili… “pistole fumanti” per intenderci. Purtroppo negli ultimi anni diversi “colossali scandali” hanno portato solo e miseramente alla scoperta di volgarissimi… “pistola” e basta (il Conte Aigor su tutti…)

Ancora gli spiriti…”. Guzzanti ormai chiama il futuro premier Mr. P. (P come piattino). Abbiamo già detto più volte quello che pensiamo della famosa seduta spiritica, di Gradoli, del messaggio cifrato (!?) alle BR, dello studente-spia Sokolov. Inutile aggiungere altro. A questo punto occorre far parlare le carte. Invito tutti a leggersi i capitoli relativi al Caso Moro nelle relazioni finali della Mitrokhin (Parte Terza della Relazione di Maggioranza, pagg. 193-242 e la Parte Seconda – Capitolo primo della Relazione di Minoranza, pagg. 155-172). Ognuno sarà poi in grado di farsi un’opinione libera e serena.

Altro elemento considerato espressione delle “inclinazioni filo-russe” di Prodi, certe sue prese di posizione politiche quando era ancora Presidente della Commissione Europea compresa l’insistenza “affinché Estonia Lituania e Lettonia, accettassero come seconda lingua ufficiale il russo”. Facciamo notare che le minoranza russa costituisce il 28,2% della popolazione estone; il 29,6% della popolazione lettone; l’8% di quella lituana… Le repubbliche baltiche vennero sicuramente occupate con la forza da Stalin, ma, “obtorto collo”, per una cinquantina d’anni subirono l’emigrazione di popolazioni sovietiche e il russo fu la lingua ufficiale…

Comunque ecco altre infamanti prove delle specialissime relazioni tra Prodi e Putin, tra Prodi e la Russia…

Prodi operò con la massima energia affinché Putin fosse accolto alla pari nel club politico europeo e nel prestigioso forum di Davos; Nel 2003, al summit di Washington fra Unione Europea e Stati Uniti Prodi disse: "Vogliamo aiutare la Russia ad integrarsi completamene nella nostra comunità: Vogliamo favorire tutte le forme di cooperazione non soltanto in economia, ecologia ed energia, ma anche in difesa, sicurezza e per la tutela dei diritti democratici". E quindi lanciò il suo slogan più famoso: "Russia ed Europa sono inseparabili come caviale e vodka"…

Ci permettiamo di riportare altre frasi emblematiche che abbiamo scovato nei polverosi archivi di Google scaturite da un vero amico di Putin e della Russia che, non dimentichiamolo mai, è stata, prima di diventare tale, nientepopodimenochè, Unione Sovietica:

L'Europa deve approfittare di Putin perché lui è un democratico, un liberale, un occidentale."

“"In Cecenia c'è stata un'attività terroristica con molti attentati anche contro i cittadini russi senza che ci fosse mai una risposta corrispondente. Bisogna smettere di diffondere leggende e guardare alla realtà dei fatti, visto che c'è stato un referendum in cui l'80 per cento dei votanti ha deciso democraticamente di voler appartenere alla Federazione russa" (video/trascrizione)

La Russia nella Nato? E’ troppo poco, dobbiamo fare dei passi in più e la Russia dovrà entrare nella Ue"…

Come non leggere in queste deliranti affermazioni il subdolo disegno di un uomo legato a filo doppio con i comunisti che tali erano e tali restano?

PS

Ehm... Ci comunicano che le frasi appena riportate sono ascrivibili, non a Mr. P. bensì al Sig. S.B…. siamo sconcertati... Cribbio! Deve di certo trattarsi della proverbiale e inarrivabile capacità del secondo ad instaurare con tutti rapporti di “eccellenza”; “rapporti umani personali” piuttosto che “rapporti organici”… Scusate la confusione… non vorremmo sembrare imbarazzati… anche se un minimo di disagio lo stiamo provando… ehm… ehm…

La storia di Prodi appare fortemente legata a quella russa”. Il senatore Guzzanti continua a riportare come elemento cardine di questa sua tesi la famosa intervista che noi (NOI! evidenziando anche un paio di imprecisioni non da poco nelle sue affermazioni), riesumammo integrale dalle penombre rassicuranti di un’emeroteca. Io chiedo ancora una volta al senatore e ai lettori se, leggendo quelle frasi, si può affermare e continuare ad affermare che esse esprimono inequivocabilmente da parte di Prodi “uno sconcertante sostegno nei confronti dei golpisti” sovietici… A noi questa affermazione continua a risultare onestamente incredibile e priva di qualsiasi fondamento. Perché ci si appoggia su quell’intervista e solo su di essa? Non ci sono forse altri riscontri più efficaci?

Putin si è congratulato con Prodi”. E’ il minimo che potesse accadere. Tutti i capi di governo mondiali indirizzano saluti e cordiali auguri ad ogni insediamento di un loro nuovo collega. E’ il galateo diplomatico che lo richiede. Chi non riesce a farlo viene additato dal mondo civile quasi fosse un bambino capriccioso: «Berlusconi è un cattivo perdente che tiene il broncio e che per il bene dell’Italia dovrebbe ammettere la sconfitta elettorale. Sta alimentando le preoccupazioni internazionali sulla stabilità politica dell’Italia, pone gli interessi personali davanti a quelli del suo Paese». Financial Times, 21 aprile  

Vista la striminzita vittoria dell’Unione alle recenti elezioni politiche c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se la CdL in toto (e Berlusconi in primis) avessero accolto l’invito pressante che il Senatore Guzzanti in qualità di Presidente della Commissione Mitrokhin da più di un anno lanciava loro: “Dobbiamo tutti, anche nel centrodestra, capire l'importanza politica della Commissione Mitrokhin. Può essere un elemento molto importante per vincere le prossime elezioni politiche del 2006 (19 Marzo 2005)”.

mercoledì, 12 aprile 2006

Amici Serpenti

Come sapete il 4 aprile scorso il deputato del Parlamento Europeo Gerard Batten, euroscettico inglese, per intenderci uno di quelli che ha sbattuto fuori dal gruppo di Indipendenza e Democrazia dell’Europarlamento di Strasburgo la Lega di Umberto Bossi, Mario Borghezio, Francesco Speroni e Matteo Salvini (!?), Gerard Batten dicevamo, ha presentato una richiesta di indagine a carico di Romano Prodi (ex Presidente della Commissione) per via dei suoi legami con il KGB. La fonte dell’accusa come ha confermato il Senatore Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, è Alexander Valterovich Litvinenko ex agente pentito del KGB-FSB che oggi vive in Gran Bretagna sotto protezione.

"In seguito alle sue rivelazioni sulle attività illegali del Fsb” ha spiegato Batten “Litvinenko fu costretto a cercare asilo politico all'estero. Prima di decidere il luogo, consultò un amico, il generale Anatoly Trofimov, ex vice capo dei FSB". Il generale Trofimov avrebbe detto a Litvinenko: “Non andare in Italia, ci sono molti agenti del Kgb fra i politici. Romano Prodi è il nostro uomo li”, ha proseguito Batten, aggiungendo che nel febbraio 2006 Litvinenko "ha riferito questa informazione a Mario Scaramella, consulente della commissione Mitrokhin presieduta da Paolo Guzzanti".

Val la pena, vista la gravità delle accuse rivolte al probabile futuro primo ministro italiano, andare a vedere da vicino chi sia questo Litvinenko.

Nato a Voreonezh nel 1962, dopo una carriera militare in cui raggiunse il grado di tenente colonnello, nel 1988 Litvinenko cominciò a lavorare per il KGB Sovietico. Dal 1991, alla caduta dell’Unione Sovietica, entrò nello Staff Centrale del MB-FSK-FSB di Russia, specializzato in attività anti-terrorismo e di lotta contro il crimine organizzato. Per operazioni condotte proprio con il MUR (un Reparto speciale Moscovita per l’Indagine contro il Crimine), gli fu assegnato il titolo di "veterano MUR”. Nel 1997, venne trasferito al reparto più segreto del FSB Russo, il reparto per l'Analisi delle Organizzazioni Criminali, come ufficiale operativo senior e capo della settima sezione. Nel novembre 1998, durante una conferenza stampa a Mosca, egli criticò pubblicamente la leadership del FSB denunciando molti ordini illegali che gli erano stati affidati. Nel marzo 1999, venne arrestato con l’accusa di aver sostenuto spese inventate e incarcerato nella prigione del FSB di Lefortovo a Mosca. Assolto nel novembre 1999, venne immediatamente arrestato sempre per lo stesso tipo di accuse. Nel 2000, i procedimenti criminali contro di lui vennero sospesi e Litvinenko fu rilasciato dopo avere fornito assicurazioni scritte che non avrebbe lasciato il paese. Quando venne indagato per una terza volta e dopo che la sua famiglia aveva ricevuto minacce, decise di lasciare la Russia illegalmente. Attualmente, egli vive con la sua famiglia in Gran Bretagna, dove gli è stato concesso asilo politico nel maggio 2001. E’ autore di un libro “Blowing Up Russia: Terror from Within”, scritto insieme a Yuri Felshtinsky. Nel libro egli tenta di dimostrare come i gravi problemi della Russia non derivino dalle riforme radicali liberali introdotte da Yeltsin, ma dalla resistenza aperta e clandestina fatta a questo processo di democratizzazione dai Servizi Speciali Russi, che hanno scatenato le guerre Cecene  per deviare la Russia dal percorso di democrazia e verso la dittatura, il militarismo e lo sciovinismo.

Nel settembre 1999 la Russia fu investita da una serie sanguinosa di attentati dinamitardi contro obiettivi non militari che fecero circa 300 morti e 550 feriti tra la popolazione civile. La conseguenza di quegli attacchi, attribuiti al terrorismo indipendentista ceceno, fu la ripresa delle ostilità contro la Repubblica ribelle. La seconda guerra cecena, lanciata da Putin in quei giorni al grido di "prederemo i terroristi anche nei loro gabinetti" ha fatto migliaia di morti, provocato la distruzione pressoché totale di Grozny e di fatto non si è ancora conclusa.

Litvinenko ha sostenuto, insieme al tycoon di una emittente televisiva indipedente chiusa dalle autorità di Mosca Boris Berezovsky, antagonista politico di Putin e attualmente anch’egli in auto-esilio a Londra, la tesi del complotto di stato. In altre parole, gli attentati del settembre 1999, secondo Litvinenko sarebbero stati organizzati nientedimeno che dai Servizi Segreti per giustificare l’intervento in Cecenia. In effetti un mancato attentato il 22 di quel tragico settembre, sventato per puro caso a Ryazan, smascherò un maldestro coinvolgimento dei Servizi. La maggioranza pro-Putin nella Duma bloccò però il tentativo di creare una commissione parlamentare di inchiesta sugli attentati, mentre il  Berezovsky venne accusato di aver finanziato con non meno di 1 milione di dollari il capo del terrorismo Ceceno Shamil Basayev. Ricordiamo che taluni ritengono le formazioni di Basayev, detto anche l’Osama del Caucaso, affiliate ad Al Qaeda…

Perché diciamo ciò? Perché l’intreccio a questo punto diventa pressoché incomprensibile …

In una recente intervista (13 agosto 2005) alla rivista polacca Fakt, Litvinenko ha introdotto una tesi a dir poco “esplosiva”. Interrogato sui tragici eventi del luglio londinese egli affermava: “Io conosco solo un’organizzazione che ha trasformato il terrorismo nel metodo principale per risolvere i problemi politici: i Servizi Speciali Russi. Il KGB ha sempre avuto un dipartimento adibito all’addestramento dei terroristi”. Al giornalista che gli chiedeva di fare qualche nome, Litvinenko citò Carlos Ilyich Ramirez, Yasser Arafat, Saddam Hussein, Ochalan, Wadi Haddad (FPLP), Hauyi (capo del partito comunista libanese), Papaionnu (Cipro) e l’irlandese Sean Garland. Il giornalista, osservando che si trattava comunque di personaggi datati che facevano quindi riferimento al vecchio KGB, chiese a Litvinenko se poteva nominare qualche personaggio legato alla storia più recente. Litvinenko non ebbe difficoltà alcuna a citare Ayman al-Zawahiri, il numero due di Al Qaeda. Il medico egiziano, per molti la vera mente dell’organizzazione terroristica di Bin Laden, trascorse infatti nel 1998 in Daghestan almeno sei mesi, il tempo di durata di un corso di addestramento, e in quell’area l’FSB ha proprio una base di training.

En passant vogliamo ricordare che il meno conosciuto fratello di Ayman, Muhammad al-Zawahiri, ha addestrato, per conto degli americani questa volta, i guerriglieri dell’UCK albanese… Al-Zawahiri: una famiglia che ha l’insegnamento nel… sangue

Litvinenko concluse l’intervista con queste secche parole: “Io posso in definitiva dire che il centro del terrorismo globale non è in Irak, Iran, Afghanistan o in Cecenia. L’infezione terroristica si estende in tutto il mondo partendo dalla Piazza Lubyanka (sede del KGB e poi FSB) e dal Gabinetto del Cremino. E finchè i Servizi Speciali Russi non verranno dichiarati illegali, dispersi e condannati, il terrorismo non finirà mai: le bombe esploderanno e sarà versato sangue. Il terrorismo non ha alcuna data di scadenza ... Vorrei ripetermi, che tutti i terroristi, a cui ho dato un nome, erano supportati dai capi dei servizi speciali sovietici e russi - dagli Yuri Andropov, dai Vladimir Putin, dal Nikolay Patrushev e dagli altri. Questa gente sono i veri terroristi... E fino a quando non li condanniamo ... il terrorismo globale continuerà”.

Ora i casi sono due. O il Sig. Litvinenko è una persona poco affidabile o qualcuno è meglio che selezioni meglio gli amici e le frequentazioni…

postato da: GabrielParadisi alle ore 12/04/2006 08:59 | Permalink | commenti (5)
categoria:russia, prodi romano, servizi segreti, misteri d italia, guzzanti paolo, putin vladimir, litvinenko