L'ultima lettera a Litvinenko

Caro Gabriele,
ho trovato le trascrizioni di tre lettere inviate "di straforo" da Trepashkin a Litvinenko ed ai media. Purtroppo sulla stampa occidentale ne ho trovato soltanto piccoli stralci, l'unica traduzione integrale in inglese dal russo è sul sito di McDuff (A step at a Time).
Ho tradotto la lettera inviata ad Alexandr, e te la mando in copia, perché credo che si tratti di informazioni interessanti anche sul versante Scaramella.
Questo ovviamente soltanto se quanto disse Litvinenko a Scaramella su Kroc Sena (cioè che era Shebalin) fosse vero.
Ho notato la coincidenza dei congressi IMO con le date di arrivo di certe informazioni (non è che il defunto Ponomarev fosse il postino?).
Insomma vedi un po' tu…
Un abbraccio, a presto.
Simo
Sergei Adamovich Kovalev nel 2002 organizza una commissione pubblica per investigare sulla tragedia delle esplosioni alle palazzine in Mosca nel 1999: la Commissione Kovalev. I lavori della Commissione vennero del tutto paralizzati nel 2003 dopo che uno dei suoi membri, Sergei Yushenkov, venne assassinato, un altro, Yuri Shchekochikhin, avvelenato col tallio ed il consulente legale Mikhail Trepashkin, arrestato.
Hanno condotto indagini su questa vicenda anche Alexandr Litvinenko, Anna Politkovskaya e Yuri Felshtinsky.
Mikhail Trepashkin, è l’ultimo rimasto vivo in Russia di coloro che si sono occupati di investigare la tragedia dell’esplosioni alle palazzine nel 1999, accadimento che condusse alla seconda guerra cecena. Tutti gli altri sono stati assassinati.
I detective di Scotland Yard arrivati a Mosca per gli interrogatori sulla morte di Litvinenko, di quelli che erano sulla lista dei testimoni da interrogare, si sono visti negare dalle autorità russe soltanto ed unicamente l’accesso a Trepashkin.
Mikhail era stato condotto in prigione nell’ottobre 2003. La settimana successiva avrebbe dovuto recarsi in tribunale in veste di legale delle vittime della tragedia delle esplosioni alle palazzine. L’accusa è di possesso d’armi da fuoco, rinvenute nella bauliera della sua auto (mi ricorda qualcosa… ndr). L’addebito viene a cadere nel 2004, ma è rinnovato con l’accusa di divulgazione di segreti di stato (anche l’arrivo di nuovi addebiti per poter reiterare le “custodie cautelari” mi ricorda qualcosa… ndr). Viene condannato a 4 anni di lavori forzati. Oggi è malato, morente, denuncia di essere stato sistematicamente torturato ed ha perso quasi del tutto la capacità di parlare e respirare a causa delle pessime condizioni igieniche della cella in cui è detenuto in isolamento. Gli è sempre stata negata assistenza medica esterna al carcere dagli amministratori della prigione, sebbene siano giunti numerosi appelli dai suoi legali e da associazioni umanitarie. Le autorità moscovite dichiarano che è in buona salute.
Il 17 novembre 1998 Litvinenko, assieme a ad altri cinque ufficiali FSB del Direttorato per l’Analisi delle Organizzazioni Criminali (Aleksandr Gusyk, direttore del Settimo Dipartimento, il maggiore Andrei Ponkin, il colonnello V. V. Shebalin, il luogotenente Konstanin Latyshonok, e German Shcheglov) tengono una conferenza accusando il capo dell’URPO, il maggiore Evgenii Khokholkov ed il suo deputato, capitano Aleksandr Kamishnikov, di aver ordinato l’assassinio di Boris Berezovsky. I partecipanti denunciano anche un complotto per uccidere Mikhail Trepashkin ed un altro per rapire il fratello dell’uomo d’affari Umar Dzhabrailov, ceceno residente in Russia. Litvinenko in particolare dichiara che: “alcune unità FSB sono state usate dagli ufficiali a scopi non costituzionali di sicurezza ma per portare a termine ordini privati politici e criminali a pagamento, a volte per lucro personale”. Gli agenti sostengono che queste trame erano state interrotte fino a quando Putin non ha preso l’incarico di capo FSB in agosto. L’unico agente col volto non coperto davanti ai media è Litvinenko.
Alexandr Litvinenko mantiene rapporti con Trepashkin anche dopo essere riparato a Londra. Si telefonano e scrivono lettere. Dopo la carcerazione di Mikhail i contatti diventano difficili, spesso soltanto tramite i legali, che sono tra i pochi che hanno il consenso di ad aver contatti diretti con Trepashkin.
Trepashkin, avuta la notizia dell’avvelenamento di Litvinenko, scrive tre lettere aperte che, tramite i suoi legali, vengono pubblicate su Zaprava.ru.
Traduco quella indirizzata a Litvinenko.
Al sig. Alexander Valterovich Litvinenko
Caro Alexander,
Sono addolorato che tu sia stato avvelenato ma credo che il non aver agito nel momento di specifici segnali di attentato alla tua vita sia una ragione di quello che è accaduto. Già nell’agosto 2002, avevo raccontato di un incontro che avevo avuto vicino la stazione di Kitay-gorod con l’ex ufficiale URPO [Dipartimento delle Contromisure e la Prevenzione delle Attività dei Gruppi Organizzati Criminali] FSB RF Mr V.V. Shebalin, su sua richiesta. Durante quell’incontro, mi disse che stava di nuovo lavorando con l’USB [Dipartimento per la Sicurezza Interna] FSB RF (era entrato in contatto con l’ufficiale USB D.A. Paramonov grazie a Mr. Vitvinov) e che era stato fondato un gruppo “molto serio” che avrebbe fottuto tutti quelli collegati con Berezovsky e Litvinenko. Mi disse che se avessi lasciato le indagini sulle esplosioni delle palazzine ed avessi iniziato a cooperare col gruppo mi avrebbero “lasciato in pace”. Nella stessa occasione mi chiese informazioni su tuo padre ed un altro parente (non ricordo esattamente chi), che vivevano entrambi a Biryulyovo. Io gli risposi che assolutamente non sopporto la violenza, specialmente gli omicidi. Avevo capito che era stato deciso di eliminare pian piano i tuoi parenti, senza farli apparire come omicidi. Se essi sono ancora vivi è perché io diedi immediatamente pubblica notizia della sua proposta criminale. Ricordi che ti dissi di questo, ma non ci fu reazione da parte tua. Avresti dovuto chiedere un’indagine. Durante quell’incontro io dissi a Shebalin:
“dimenticati di Litvinenko! E’ a Londra. Ne abbiamo abbastanza di questi sporchi affari di vendette personali. Ci sono questioni più importanti per l’FSB RF – un comandante in campo di Salman Raduyev chiamato Abdul, che io avevo incarcerato, è appena riapparso a Mosca. E’ uno specialista di operazioni terroristiche. N.P. Patrushev aveva ordinato il suo rilascio nel dicembre 1995. Poi è tornato in Turchia promettendo di riunirsi alle milizie e tornare per sparare a me, Gagayev, e Shevchenko. Adesso lui si trova a Mosca, lo ha visto Alexander Yevstigneyev. In più so da miei clienti [quelli che Trepashkin aveva in veste di legale] che molti ceceni armati sono apparsi dal maggio 2002 nei distretti ovest e sud-ovest [di Mosca], si stanno audacemente incontrando, senza nessun timore di mostrare di portare con sé anche delle armi. Dovrebbe esser fatto un lavoro immediato in questa direzione perchè qualcosa sta accadendo, invece che perdere tempo con Litvinenko!”.
Poi diedi a Shebalin (perchè le passasse alla FSB RF) alcune informazioni del 1995-1996 sulle vecchie residenze di Abdul e dei suoi contatti. Ma alla FSB RF non ci furono reazioni. Poi avvennero le esplosioni alla Casa della Cultura in Dubrovka (“Nord-Ovest”), che portarono 130 morti tra gli ostaggi.
L’episodio dell’incontro con Shebalin e gli avvertimenti sugli attacchi terroristici organizzati, mi sono stati addebitati come divulgazione di segreti di stato, diffusione dei piani della FSB RF! Da quello che ne ho dedotto, il problema di perseguire B.A. Berezovsky e A.V. Litvinenko, così come i loro sostenitori in Russia, furono posti su un livello di interesse maggiore dalle autorità che la prevenzione di atti terroristici a Mosca. Oppure, forse, la zona “nord ovest” è un’area che rientra nei piani dell’FSB RF? Il Procuratore deputato della RF Kolesnikov ha usato le vecchie vicende polverose che avevano a che fare con contratti per “Zhigulis”, con lo scopo di prendere Berezovsky. Mi hanno incarcerato arbitrariamente e mi stanno tenendo in isolamento dietro il filo spinato ormai da quattro anni. Con calma (nella quieta atmosfera di “coloro che amano il regime della regola della legge dello stato russo”, come viene descritto nell’arena internazionale), secondo un piano indipendente, hanno deciso di arrivare a te, Alexander Valterovich! Se continuerai a non far nulla di più che vomitare slogan, invece che diffondere le prove concrete, e rimanere silente sui fatti accaduti, ti distruggeranno! Però, sono costernato di osservare che anche nel mio caso è stato organizzato un modo per impedirmi di diffondere le informazioni. Scrivo moltissimo e di concreto, ma niente riesce a trovare pubblicazione, non solo nei media centrali ma anche sui miei stessi siti. Sebbene in marzo, in risposta al mio appello, B.A. Berezovsky mi avesse promesso un aiuto nel coverage del mio caso sui mass media, tutto al contrario, sono isolato, anche dagli avvocati che si occupano di difesa dei diritti umani!
Acconsento alla pubblicazione di questa lettera ai mass media.
Con rispetto ed empatia M.I. Trepashkin
20 Novembre 2006
P.S. Poiché le mie lettere spesso non raggiungono il destinatario, per favore confermane ricevimento, anche con una sola frase.
(seguono altre due lettere)
Il 9 marzo 2007 Trepashkin è intervistato da “The New Times”. Quando gli viene chiesto perchè secondo lui è stato utilizzato un metodo così complicato per uccidere Litvinenko risponde:
“credo sia stato un lavoro maldestro degli agenti che hanno portato a termine l’omicidio, anche perchè nelle intenzioni degli organizzatori assieme a Litvenenko dovevano morire gli agenti, la famiglia di Litvinenko, Berezovsky e Zakayev. E’ possibile che gli agenti non sapessero delle conseguenze possibili per sé stessi e l’ambiente. Credo che avessero calcolato che le cause della morte non sarebbero mai state individuate. Potete trarre le vostre conclusioni ma aggiungerò quanto segue: nel 2001, quando telefonai a Litvinenko a Londra per la prima volta su richiesta di Shebalin (per conto dell’FSB, mi disse), gli chiesi se stava per scrivere un nuovo libro, dove stava lavorando e con chi, lui rispose che aveva un lavoro come postino la mattina. Poi, tempo dopo, Shebalin espresse l’opinione che sarebbe stato bene mandargli [a Litvinenko] una lettera che conteneva della polvere. E’ stato scritto molto su questo tipo di lettere al tempo in America.” [Antrace]
Da il Roma 11/04/2007
Il 14/10/2005 Scaramella al Commissariato Dante di Napoli:
«Sono venuto a conoscenza di informazioni da me considerate credibili del coinvolgimento
di un ex ufficiale del Kgb, tale Alexander Talik, unitamente a tale Krok Sena, in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio Ufficio, ed impiegherebbe armi “non convenzionali” in arrivo in queste ore sul territorio italiano, provenienti dall’Ucraina».
Il 03/11/2005 Scaramella alla Squadra Mobile di Napoli:
«ho acquisito delle informazioni che ritengo siano utili ai fini della prosecuzione delle indagini: nello specifico, venivo a conoscenza da Litvinenko Alexander del nome preciso del personaggio dei Servizi russi, che nei precedenti verbali definivo quale Krok Sena, in Shebalin Viktor Vasilievich, colonnello dell’Fsb che dovrebbe trovarsi in Italia »... «probabilmente sposato con tale Olga Shebalina, a dire del Litvinenko è collegato con il Talik Alexander: questo rapporto è inquadrato in un più vasto programma dei Servizi speciali russi».
Una delle fonti di queste informazioni era ancora una volta Limarev. Siamo sicuri che abbia mentito nelle email del 30 e 31?
categoria:russia, servizi segreti, putin vladimir, litvinenko











