martedì, 14 febbraio 2006

I sicari dell’economia

 

 

 

John Perkins, da noi contattato, ci ha gentilmente inviato alcune brevi considerazioni sul problema del superamento della “corporatocrazia” e sull‘attuale crisi iraniana.

Prima di sviluppare una breve recensione del suo bestseller “Confessioni di un sicario dell’economia”, riportiamo quanto ci ha scritto:

Referring to corporate globalization, it is a rip-off of developing country economies and resources. We need to turn this around and force our corporations to set as their goals not the profiteering by a few rich owners and managers, but rather the betterment of those who work for the corporations, purchase from them, and supply raw materials -- as well as the communities and environments around the world where these three groups of people live. We must transform the power base of the corporatocracy and that power base is the corporation”.

Iran is not about the nuclear issue as Bush and so many others would like us to believe. It is instead about oil and also the Iranian threat to use euros -- instead of dollars -- to purchase oil. Very similar to Iraq”.

Perkins in sostanza, vista anche la sua storia personale, ritiene che il sistema possa essere cambiato dal suo interno. L’idea di un “liberismo temperato” non entusiasma tanti e non è detto nemmeno che ci siano ormai tempo e capacità per apportare i necessari cambiamenti.

Riguardo all’Iran esso si inserisce tra i paesi non disponibili e conniventi con la “corporatocrazia”. Per essi le alternative sono poche, come ci ricorda Perkins nel suo libro: o il cambio cruento di regime o la guerra.

Per l’Iran quindi sembra più probabile la seconda che abbiamo detto.

Un ringraziamento va a Mrs. Sabrina Bologni dello staff di John Perkins che fatto da tramite e ha reso comprensibili a John le mie domande in un inglese sicuramente incerto e claudicante.

Ma un ringraziamento veramente speciale va a Sabrina Bologni (guida per la storia di Superava) che grazie ad una meravigliosa omonimia amplificata dalla rete ed al suo simpatico interessamento ha reso possibile in definitiva il contatto e quindi questo articolo.

 

 

John Perkins è stato per 10 anni (a partire dal 1971) un professionista alle dipendenze della società di consulenza americana Chas. T. Main, con sede a Boston e con più di 2000 dipendenti.

John Perkins oggi dichiara di essere stato un “Economic Hit Man”, un “sicario dell’economia”.

In qualità di Chief Economist and Director of Economics and Regional Planning, il suo mestiere principale consisteva nel convincere i responsabili dei paesi in via di sviluppo nei quali operava (Less Developed Countries - LDCs) ad accettare ingenti prestiti da Banca Mondiale e Agenzia statunitense per lo sviluppo (U.S. Agency for International Development) per mettere in cantiere immensi progetti infrastrutturali. Questi progetti di fattibilità erano sempre e volutamente gonfiati, presupponendo ritmi di sviluppo vertiginosi e improbabili.

In effetti la quasi totalità del denaro prestato finiva poi (e finisce ora) nelle mani della stessa Main, di Hulliburton, di Bechtel, di Brown & Root, di Stone & Webster e di tante altre compagnie statunitensi di ingegneria e costruzioni.

Al di la di questo aspetto di cui tra poco analizzeremo le implicazioni, obiettivo di questa politica che ha interessato negli ultimi trent’anni tutti i paesi possessori di materie prime preziose, petrolio in primis, era la dipendenza, che possiamo tranquillamente anche definire vera e propria schiavitù, che si veniva a instaurare tra questi stessi paesi e quella che John Perkins definisce “corporatocrazia”. Quanti modi diversi di definire l’IMPERO…

Questi paesi infatti, spesso con governanti compiacenti e complici, si venivano a trovare nella condizione di dover far fronte al debito contratto non potendo reinvestire in opere e in servizi sociali gli introiti delle vendite delle loro risorse e dei loro beni più preziosi. John Perkins scrive:

L’Ecuador è un tipico esempio di quei paesi in tutto il mondo che i sicari dell’economia hanno portato al loro ovile politico-economico. Per ogni 100 dollari di greggio estratto dalle foreste pluviali ecuadoriane, le compagnie petrolifere ne ricevono 75. Dei restanti 25 dollari, tre quarti vanno a coprire il debito estero. Gran parte della rimanenza va all’esercito e per altre spese di governo; rimangono circa 2 dollari e mezzo per sanità, istruzione e altri programmi di sostegno ai poveri. Così, su 100 dollari di petrolio estratto dalla regione amazzonica, meno di tre vanno a quelli che ne hanno più bisogno, che più hanno subito l’impatto negativo delle dighe, delle estrazioni e degli oleodotti sul loro modo di vivere, e che stanno morendo per mancanza di cibo e acqua potabile. Tutte queste persone – milioni in Ecuador, miliardi in tutto il pianeta – sono potenziali terroristi. Non perché credano al comunismo, all’anarchia o siano essenzialmente malvagie, ma semplicemente perché sono disperate” (pag. 23).

 

 

Riportiamo ora alcuni altri brani tratti dalle “Confessioni” che riteniamo particolarmente significativi. In dettaglio ci piacerebbe sviluppare il concetto Repubblica-Impero, che ci sembra in sè una buona e valida interpretazione di ciò che molti scambiano (in malafede?) per antiamericanismo. Per concludere poi una brevissima carrellata di alcuni (non tutti) gli intrecci ed interessi tra Corporation e attuale Amministrazione USA.

I sicari dell’economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo. Riversano il denaro della Banca Mondiale, dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e di altre organizzazioni “umanitarie” nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di quel pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma in quest’epoca di globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni. Lo so bene: io ero un sicario dell’economia” (Pag. 7).

[Bisogna] “comprendere la differenza tra la vecchia repubblica americana e il nuovo impero globale. La repubblica offriva al mondo una speranza. Le sue fondamenta erano morali e filosofiche piuttosto che materialistiche. Era basata sui concetti di uguaglianza e giustizia per tutti. Ma sapeva anche essere pragmatica, non un semplice sogno utopistico, bensì un’entità magnanima che viveva e respirava. Sapeva spalancare le braccia per accogliere gli oppressi. Era un’ispirazione e al tempo stesso una forza con cui fare i conti; se necessario, sapeva entrare in azione, come aveva fatto durante la seconda guerra mondiale, per difendere i principi in cui credeva. Le stesse istituzioni che minacciano la repubblica – le grandi corporation, le banche e la burocrazia governativa – potrebbero essere usate invece per introdurre nel mondo cambiamenti fondamentali. Tali istituzioni possiedono le reti di telecomunicazione e i sistemi di trasporto necessari per mettere fine alle malattie, alla fame e persino alle guerre, se solo le si potesse convincere a prendere quella direzione. L’impero globale, viceversa, è la nemesi della repubblica. E’ egocentrico, egoista, avido e materialista, un sistema basato sul mercantilismo. Come gli imperi che lo hanno preceduto, le sue braccia si aprono solo per accumulare risorse, per arraffare tutto ciò che vede e rimpinzarsi l’insaziabile stomaco. E’ pronto a impiegare qualunque mezzo ritiene necessario per aiutare i propri governanti ad acquisire sempre più potere e ricchezza” (pag. 185).

La vera storia dell’impero moderno – della corporatocrazia che sfrutta i disperati e sta compiendo il saccheggio di risorse più brutale, egoistico e in ultima analisi autodistruttivo della storia… Preferiamo credere al mito che migliaia di anni di evoluzione  sociale della razza umana abbiano finalmente perfezionato il sistema economico ideale… Ci siamo convinti che qualsiasi tipo di crescita economica giova all’umanità, e che maggiore è la crescita e più diffusi sono i benefici. Infine, ci siamo persuasi a vicenda della validità e della giustezza morale del corollario a questo concetto: che cioè quanti eccellono nell’alimentare il fuoco della crescita economica vadano esaltati e ricompensati, mentre chi è nato ai margini può essere sfruttato.” (pag. 297)

 

 

In Hulliburton sia W. Bush, sia D. Cheney hanno o hanno avuto interessi diretti. Cheney ne è stato anche amministratore delegato con stipendi, azioni e opzioni per oltre 45.000.000 di dollari.

L'affiliata dell'Halliburton, la Kellogg Brown & Root (KBR), si è recentemente assicurata in Iraq contratti per il valore di 7 miliardi di dollari dall'U.S. Army Corp of Engineers per il recupero dei pozzi petroliferi in fiamme.

Caspar Weinberger, era consigliere generale della Bechtel. L'ex vice Segretario all'Energia, W.Kenneth Davis, era vicepresidente della Bechtel. Riley Bechtel, il presidente della compagnia, è nella Commissione presidenziale per le esportazioni. Jack Sheenan, un generale dei marines in pensione, è vicepresidente anziano della Bechtel e membro dell'US Defence Policy Board. L'ex Segretario di Stato Gorge Shultz, che è nel consiglio d'amministrazione del Bechtel Group, è stato presidente dell'ufficio consultivo del Comitato per la Liberazione dell'Iraq.

 

 


 


 


 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 14/02/2006 15:19 | Permalink | commenti (4)
categoria:america, globalizzazione e neoliberismo, terrorismo e guerra globale, perkins john