mercoledì, 18 luglio 2007

A no-global season…

Una stagione all’inferno… Illuminazioni…

(I° puntata)

dalla manifestazione contro la guerra: “Distendiamoci per terra”, Bologna 26 Settembre 2001 (Photos by Corto)

Gli aerei
 (11 Settembre 2001)
alla maniera di Gregory Corso
 
Cambierete
la Storia
Acceleratori del tempo
Voi aerei     Giocattoli
della globalizzazione
Supremi rapinatori dei cieli   
Non posso odiarvi
Forse che odio il lampo lucente?  
 Il piccolo ragazzino      O l’uomo grasso
di carne agli ormoni    che volatilizza?
(pikadon) Tremila fuscelli teneri
 di sorrisi e di mattini di sole
 di colazioni e di salici aulenti.
Siete crudeli come l’uomo
che vi progetta per profitto
E non più dell’Aids Ogni uomo vi odia  
Preferirebbe lanciarsi nel vuoto
da una torre gemella   Ora sola! (per poco)
A svettare in uno stupido azzurro luminoso
cielo occidentale.     Ogni uomo vi odia inflessibile
Oh aerei io vi canto gemme impazzite del gelo della morte
“ Eppure nessuna morte che io conosca ha un’anteprima così buffa
e guardo una città New York City che straripa. . .” e crolla nel fuoco dello stupore 
Apocalisse di fiamme. . . Ora!    Rifugio nel subway fuga coi tacchi a spillo dalla downtown nella grande mela
che nevica fuliggine gialla,   calcina,   fumo acre                    Neri bianchi di polvere che piangono l’America   stremata  
” Un precipitare d’umanità ”       Oh ci sono morti, come sotto il cielo verde di Baghdad, una notte lontana     Come sotto un ponte di Belgrado,   Come la Pena Capitale agghiacciante di ogni contea nella Florida del fratello, figlio del padre, della madre,   di tutte le guerre, di tutti i signori delle violenze barbare e cieche,   del fanatismo e della disperazione:
(fanatismo e disperazione?)      Oh aerei abbandonati a commando armati di taglierini
Airplane crashes, skyscraper collapsed, twin towers Aerei che lanciate la vostra metallica follia solcando cieli Razzi lampi tuoni mine   Che io non possa esistere in un mondo
che consente miliardi di bambini d’aria panciuti
 a cucir palloni a un dollaro al giorno,
per miliardari in mutande
 (una fascetta nera piccola al braccio)
 la sera stessa Che io sia incapace
di accettare embarghi d’ospedali spogli, colmi di sterco,
vuoti di buone medicine per neonati e vecchi sdentati
Che io possa crepare se un marciapiede
di Ramallah esplode
di gioia e kalashnikov
quando un bimbo precipita
da un grattacielo
 in braccio
alla sua povera madre

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/07/2007 00:26 | Permalink | commenti (61)
categoria:foto, no-global, pace e conflitti
sabato, 18 febbraio 2006

NO GLOBAL AL GOVERNO? Sì GRAZIE!

Il Ministro dell’Interno Beppe Pisanu almeno un centinaio di volte al giorno mette in guardia dal pericolo dei “no-global” e degli “anarco-insurrezionalisti”.

''I no global sono una forza eversiva, anzi un movimento eversivo'' urlò Silvio Berlusconi alla vigilia dell’apertura dei giochi olimpici invernali di Torino, e aggiunse con grevità: "Avvertite questi signori e i loro fiancheggiatori che l'esecutivo assumerà misure drastiche contro coloro che facessero atti eversivi”… e a Genova, nel luglio 2001, cos’era capace quest’esecutivo l’hanno visto tutti e in tutto il mondo…

Le nostre città, in questi giorni di campagna elettorale, sono tappezzate di manifesti 6x3 con slogan molto semplici per menti semplici. Essenziali: “No-Global al governo? No grazie!”.

Sono molti anni che questa campagna diffamatoria al “movimento dei movimenti”, impropriamente detto anche “no-global”, va avanti.

Alla vigilia del Forum Sociale Europeo di Firenze nel Novembre 2002, ad esempio, altri cantori nèoconnard del liberismo e della razza, alzarono il loro grido disperato per mobilitare le coscienze contro questi nuovi barbari.

Indimenticata la rabbiosa e orgogliosa Oriana Fallaci. Una che sa parlare come pochi alle viscere delle persone povere di spirito.

Lei e tanti altri, sanno parlare benissimo alle masse “di persone impaurite per la crisi in corso ma incapaci di spiegarsela”.

Lei e tanti altri sanno parlare alle “persone che si lasciano scippare il posto di lavoro, che si lasciano avvelenare l’aria che respirano e il cibo che mangiano, in nome di un’imprecisata crescita del PIL, ma temono solo la zingara che chiede l'elemosina all’incrocio”.

A Firenze, quella volta, migliaia di persone, di studiosi, di economisti, di politici e filosofi si incontrarono e parlarono serenamente dei problemi del mondo. Prospettarono soluzioni sostenibili e progetti che per una volta vedessero l’uomo al centro di tutto e non il profitto.

Prima di Firenze e dopo, a Porto Alegre come a Mumbai il movimento dei movimenti, impropriamente detto “no-global”, ha continuato a parlare di pace e di equità sociale. Ha continuato a denunciare le storture e le ingiustizie di questo sistema. Ha continuato a prodigarsi con le sue tante anime nel sociale e nelle attività umanitarie in giro per il mondo.

Ma sempre, alto, impietoso, si è levato il grido di allarme. Si è messo in guardia la gente dal pericolo “no-global”.

Normalmente ad ogni giornata del campionato di calcio italiano (il campionato più bello del mondo), avvengono più incidenti e devastazioni di quanto non sia mai accaduto durante un qualsiasi corteo o una manifestazione del movimento. Talvolta sono centinaia di migliaia le persone che partecipano a quegli eventi e i facinorosi o più spesso gli “infiltrati” risultano essere sempre al disotto della stessa naturale fisiologica percentuale statistica.

Eppure tutti, sempre, a gridare immancabilmente al pericolo “no-global” e agli “anarco-insurrezionalisti” (!?).

Ma, ditemi, chi di voi ha mai conosciuto un “anarco-insurrezionalista”? Me lo descriva per favore…

Pericolo “no-global” dunque…

Ma poi, qualche sera fa un cosiddetto ministro di questa Repubblica ha indossato in TV una maglietta con le vignette blasfeme che tanto hanno infiammato nelle scorse settimane le popolazioni islamiche in tutto il mondo. In Libia, ieri, per via di questa sceneggiata squallida, sono scoppiati disordini che hanno fatto non meno di 11 vittime.

La provocazione ignobile è stata talmente vergognosa che persino il governo, questo governo, quello di Bossi e di Fini, quello di Berlusconi che si apparenta con i fascisti di Forza Nuova e con gli sgrammaticati organizzatori di polizie parallele ma che non vuole candidati i loro leader perché impresentabili al popolo dei “moderati-benpensanti-liberali alle vongole-cattolici”, insomma agli “anticomunisti”, ecco, questo governo, persino questo governo ha provato disgusto per l’operato di quel ministro e l’ha dimissionato.

Calderoli Roberto, nato a Bergamo nel 1956. Un dentista coi denti guasti che ha persino fatto parte della nuova costituente. Ebbene sì, a Lorenzago davanti a un piatto di cotechino e polenta, costui, insieme ed altri tre o quattro cosiddetti “saggi” pensarono di riscrivere la Costituzione Italiana … Buon Dio…

Dunque il pericolo sono i “no-global” e le loro parole di PACE e GIUSTIZIA. Non un governo che ha seguito Bush nell’avventura di una guerra illegale e cruenta, non un governo i cui esponenti incitano o fomentano la “guerra di civiltà”. Il pericolo, ci raccontano, è sempre e solo quello dei “no-global”… I no-global sono diversi.

E in effetti il “mondo migliore” che essi ritengono “possibile” (inguaribili ottimisti) è molto ma molto differente da quello immaginato e voluto da queste persone…

"Attraverso strumenti affinati di geo-economia il mondo industrializzato riesce ad avere i vantaggi delle ex colonie senza occuparne i territori: attraverso manovre economiche, finanziarie, alimentari e influenzamenti politici dell'informazione" Gen. Carlo Jean. ("Le sfide per affrontare il cambiamento", dall'ufficio relazioni interne Fininvest, 1991).

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/02/2006 18:01 | Permalink | commenti (5)
categoria:lega nord, no-global, globalizzazione e neoliberismo, terrorismo e guerra globale
giovedì, 26 gennaio 2006

Una storia d'estate

beh, sono commosso.
Pier a Bologna ci va rarissimamente; e anch'io faccio una vita piuttosto ritirata, al momento.
Non riesco a capire com'è successo, fatto sta che certe avventure come queste a un certo punto non le abbiamo vissute più. Mi dispiace e un po' mi vergogno.
Spero che tu stia bene del resto (prima o poi ci ribecchiamo)
Leo...
 
Meraviglie della blogosfera. La rete è una scoperta continua. Una sorpresa continua.

Ieri, ad esempio, stavo leggendo distrattamente una simpatica classifica dei blogger italiani, intitolata “i 24 personaggi più influenti della Blogosfera”, quando ho fatto una piacevole e a suo modo “sconvolgente” scoperta.

Ovviamente in quella classifica ci si trova Beppe Grillo, Luca Sofri, Daniele Luttazzi (che nel frattempo il suo blog l’ha chiuso per paura che diventasse un punto di riferimento e quindi di potere… Chapeau!), ma anche tanti sconosciuti.

Ragazzi e ragazze che attorno ad un’idea originale o semplicemente senza nessuna idea particolare, hanno cominciato a scrivere quello che gli passava per la mente e ora stanno lasciando un segno nella rete.

Così visitandoli un po’ a caso e leggendo qua e là, ero stato colpito in particolare da uno di questi blog “sconosciuti”, il 24° per la precisione, quello di un tal Leonardo. ”Strano caso di blogger linkato da tutti ma letto da pochi. E si ha l'impressione, dato lo scarso numero di commenti, che nessuno arrivi in fondo ai lunghi post di Leonardo che ha sempre molto da dire e scrive bene. Sottovalutato”.

Un blog “impegnato” il suo, di quelli che piacciono a me, insomma. Il penultimo post (una felice coincidenza che mi ha permesso di leggerlo), è stato scritto il 23 gennaio, lunedì scorso quindi. Leonardo l’ha dedicato a sé stesso. O meglio ai cinque anni (!) di vita del suo blog (!). Un vero precursore. Sciapò!

In questo articolo egli ripercorre molto sobriamente la storia di questa sua incredibile esperienza (“quel che si matura, col tempo, è solo una certa vertigine ad aprire l'archivio”), suddividendo in periodi ed umori le fasi e gli entusiasmi di questo suo comunque straordinario percorso.

Così leggendo del suo “Periodo Epico”, 2001-2002, scopro che Leo ha partecipato al G8 di Genova… è stato un militante di Attac Modena… e… immediatamente mi si è accesa una spia… Vuoi vedere che è quel Leo…

Corro a spulciare il suo archivio… Luglio 2002: la raccolta delle firme per la Tobin Tax (), poi Genova “un anno dopo”… corro allora alla primavera 2002... Palestina! Sì, lui era là. Non ho più dubbi. Sarebbero troppe le coincidenze inquietanti. E’ sicuramente lui. Leo da Modena…

Quella mattina, il 18 luglio 2002, alla stazione di Bologna saremo stati una decina, forse qualcuno di più. Non ricordo esattamente quando incontrammo e ci mischiammo coi ragazzi di Modena. Forse a Bologna o addirittura a Roma Termini. Pierpaolo aveva la chitarra. Leo era un tipo abbastanza serio e cupo. E Alberto, da Bergamo, era debordante nel suo candore… Questi tre ragazzi per tutto il giorno li incrociai distratto, intento com’ero ad aiutare nelle piccole cose; a filmare le facce, le parole, i colori. Non immaginavo, passandogli accanto, che avrei trascorso con loro tutto il pomeriggio e… la notte, in un viaggio a suo modo epico, dolcissimo e nel contempo allucinante: Roma-Genova in 15 ore!

Non immaginavo fotografando Alberto e il suo ingenuo cartello a forma di pugno col dito medio alzato: “No alla Bossi-Fini”, mentre cercava invano di saltare le transenne e appenderlo alla porta di Montecitorio, quanta dolcezza ci fosse in quel corpaccione irsuto.

Non immaginavo ancora quanta forza ci fosse dietro alla barba incolta e rada di Pierpaolo; quanto “disinteresse” e grinta ci fosse dietro gli occhiali e oltre quella maglietta rossa (un % bianco in mezzo) di Leo.

Avevamo raccolto 178.000 firme in tutt’Italia ed Emiliano Brancaccio era andato a consegnarle alla Camera. Firme per presentare una Legge d’Iniziativa Popolare e istituire quella benedetta tassa. I rappresentanti del popolo non ci pensano e allora si muove il Popolo!

Lo striscione era stato stampato con 158.000 e quindi ci avevamo attaccato sopra un foglietto scritto col pennarello per correggere quel valore ottenuto in tante settimane di impegno, di fatica, ai banchetti, a raccontare ai passanti cosa fosse la Tobin Tax. A spiegare quante cose ci siano da fare al mondo per renderlo migliore… possibilmente.

Nella piazza bollente erano venuti a parlare anche alcuni deputati o senatori. Ricordo Malabarba, forse anche qualche Verde. Di tanto in tanto un onorevole transitava frettolosamente ingiaccacravattato e s’infilava nel Palazzo.

Quella mattina era venuto e aveva parlato anche Tom Benetollo, che poi ci ha lasciato… e Marco Bersani, Vittorio Agnoletto. Erano giorni quelli di grande forza del movimento e dei Social Forum. A novembre ci sarebbe stata quella meravigliosa e grandiosa kermesse di Firenze… C’era fermento e gioia palpabile.

Dopo un rapido brindisi in piazza, a pranzo s’era andati tutti in un centro sociale nel cuore di Roma. Un po’ di fresco in un cortile, un po’ d’acqua e un boccone.

E lì s’era deciso come salire a Genova per la 3 giorni a ricordo del tragico e formidabile G8 dell’anno prima. C’era un treno speciale; c’erano tante auto… e così io capitai con loro tre. Alberto, Pierpaolo e Leo.

Alberto si dimostrò un guidatore d’una prudenza oltre misura. Per tutto il viaggio non avremo mai superato le 40 miglia orarie. In un paio d’ore abbondanti eravamo riusciti a lasciarci alle spalle il Grande Raccordo Anulare, e imboccato la vecchia e gloriosa Via Aurelia… Ma l’autostrada? Troppo pericolosa… abbiamo tempo del resto...

Così, lemme lemme l’auto caracollò risalendo, con calma, una penisola infuocata. Canzoni strimpellate, racconti, storie. E una sensazione dolcissima di vivere, io, molle imprenditore pentito, un’avventura tenue eppure intensa con ragazzi pieni di vita, di umanità. Colpito dal loro lucido e “calcolato disinteresse”. Leo usciva da una vicenda personale molto dolorosa e difficile. Eppure era andato in Palestina (ai suoi aveva parlato di vacanza in Spagna… poi in Spagna c’era stato qualche guaio e lui, da Ramallah, per telefono a tranquillizzarli…).

Era andato in Palestina per frapporre semplicemente il suo corpo tra genti affinché non si combattessero più. Aveva rischiato, rischiava tutt’ora senza nulla in cambio. Solo la grandiosa e pazzesca, la folle idea di farlo per migliorare il mondo…

Nel nostro incedere, con lentezza, non mancò un guasto al radiatore con sosta forzata… canicola… anch'io, più modestamente, una telefonata falsa e rassicurante alla moglie al mare… Sì, si, dormirò a La Spezia… (ironia del destino…) per lavoro, sì, vedrò Marco ricordi?… una misera bugia… a metà…

In effetti a La Spezia ci arrivammo e ci dormimmo anche. In stazione però, sulle panchine. L’andatura di Alberto, che aveva poi proseguito per Bergamo, per andare a prendere una compagna con la quale sarebbe ridisceso a Genova il giorno dopo, era stata tale da farci giungere fuori tempo massimo per l’ultimo treno utile. Il successivo sarebbe stato solo alle ore 3 e 40 a.m. (!?). E allora stremati ci accovacciammo dove si poteva. Lo zaino come un cuscino. Il freddo micidiale, che non ti aspetti in luglio, ma la notte sarà sempre così? Un freddo che ti entra nelle ossa. E pensi agli homeless… d’inverno, no il 18 di un caldo luglio…

L’estate non si pensa a felpe o ad altro. Io per lo meno non ci avevo pensato. E Pierpaolo allora mi presta la sua. Non riesce a dormire e continua a suonare dolcemente la sua chitarra in bermuda nel silenzio e nel freddo della notte…

In treno poi, finalmente al caldo, riuscii a dormire profondamente per un’oretta. Mi svegliarono Pierpaolo e Leo (cosa vuol dire l’età…), altrimenti sarei arrivato a Ventimiglia.

Quello che restava della notte lo trascorremmo in un salone di una sezione (si dice ancora "cellula"?) di Rifondazione Comunista su un colle in cima a Genova. Insieme a decine di ragazze e di ragazzi dormienti, distesi qua e là in un magico disordine creativo, tra sacche, colbacchi, poster di Lenin e di Ho Chi Min alle pareti; l’immancabile Che e bandiere. Tante bandiere. Rosse. Come la passione che ci animava.

Il giorno dopo Genova ci accolse con trepidazione: “siete no global?”. “si, ma siamo buoni…”. Leo annotò nel suo blog: “Per fortuna la Genova quest'anno è stata un'altra cosa, che non si sovrappone in nessun modo. Un viaggio con amici vecchi e nuovi, soprattutto”. E infatti furono solo lavori e conferenze al Palazzo San Giorgio - Caricamento, al porto… e una doverosa visita alla Diaz (rioccupata simbolicamente) e in Piazza Alimonda, anzi in Piazza Carlo Giuliani – Ragazzo. Un fiore tra mille, una foto.

Alberto l’ho rivisto a Firenze al Social Forum Europeo qualche mese dopo, insieme a Heidi e a Giuliano Giuliani. Pierpaolo m’è sembrato di scorgerlo sotto un portico di Bologna solo poche settimane fa, ma io ero in autobus. Leo invece, fino a ieri, non l’avevo più rivisto, ne avevo più sentito parlare di lui... Nel suo post del 24 luglio 2002 Leo scriveva riferendosi a quelle esperienze e poi agli anni futuri: “A quei tempi io rilascerò interviste dicendo: eeeeh, ai miei tempi sì che era diverso, eravamo una manciata di animi eletti in giro per l'Italia… e pensate che io ero a Genova… ecco, quando sarò così, sparatemi. Promettetemi che lo farete. No, ma sul serio”.

E allora caro Leo, adesso lo meriterei io di essere sparato… sarà l'età...

Ciao Leo, e buona fortuna.

postato da: GabrielParadisi alle ore 26/01/2006 10:39 | Permalink | commenti (6)
categoria:no-global, globalizzazione e neoliberismo