venerdì, 09 novembre 2007
IL MURO DI GOMMA

Ieri sera, 8 novembre 2007, intorno alle 18.17, alla Camera dei Deputati della Repubblica italiana è stata discussa l’interpellanza urgente n. 2-00830 presentata dall’onorevole Enzo RAISI insieme ad altri 43 deputati di Alleanza Nazionale e Forza Italia appena martedì scorso.
 
Luigi LI GOTTI il sottosegretario alla Giustizia chiamato a rispondere per conto del governo.
 
Riportiamo integralmente nel seguito la discussione, di cui sono disponibili anche i resoconti audio video ( [RAISI] [LI GOTTI] [RAISI] ), segnalando come, a nostro avviso, prosegua il “disperato” tentativo di mantenere in vita una interpretazione dei fatti assolutamente insostenibile e soprattutto non documentabile.
 
Evidenziamo un solo passaggio del sottosegretario: “Come si rileva, in assenza di specificazioni, la perquisizione poteva essere fatta tanto sull'uno [Espresso n. 201 Karlsruhe-Milano, Ndr] quanto sull'altro treno [n. 307 Chiasso-Milano, Ndr] ”.
 
Ora vorremmo evidenziare che sui treni si operano identificazioni e non perquisizioni, soprattutto quando queste portano alla realizzazione di fotocopie di biglietti ferroviari, documenti d’identità, lettere.
 
Vogliamo ricordare al sottosegretario che KRAM aveva un biglietto Karlsruhe – Milano e non aveva nessun motivo di scendere a Chiasso e cambiare treno.
Se ciò è avvenuto è evidente che è stato “contro” la sua volontà e dovuto a “cause di forza maggiore”. Infatti egli era iscritto nella Rubrica di Frontiera e, se identificato, avrebbe dovuto essere sottoposto a “perquisizione sotto aspetto doganale”.
Vorrei ricordare ancora al sottosegretario LI GOTTI che è proprio KRAM a dirci come avvenne quel giorno la “fermata tecnica” a Chiasso.
Nell’intervista del 1° agosto 2007 a Guido AMBROSINO de il manifesto egli ci spiega: Arrivato a Chiasso […] mi fecero scendere dal treno.
  
Che altro aggiungere….?
Ammetto che ieri sera mi sono sentito offeso nella mia, magari assolutamente mediocre, intelligenza. E anche preoccupato.
Il governo infatti si è limitato ad interpretare ed esporre dei virgolettati provenienti dalla procura di Bologna, così come aveva fatto l’11 ottobre scorso l’altro sottosegretario alla Giustizia Luigi SCOTTI. Dichiarazioni, quelle della procura, che via via facilmente si sono dimostrate e si dimostreranno errate.
Questa considerazione è dello stesso SCOTTI che ebbe a dire: “L'errore è derivato dal fatto che nella prima comunicazione della procura di Bologna si diceva che…”.
Ciò significa forse che il Parlamento, ovvero i cittadini, ricevono da altri organi istituzionali, su questo e su altri argomenti, continuamente informazioni non corrette? E se così fosse, perchè?
 
Per finire, vorrei tornare sconsolato alla risposta di LI GOTTI di ieri sera, evidenziando che volendo c’era una domanda non casuale nell’interpellanza di RAISI che poteva spazzar via qualsiasi dubbio se solo fosse stata affrontata dal governo e ad essa fosse stata data una risposta seria.
La domanda a cui si è dimenticato di rispondere è la seguente:
se il Governo intenda spiegare le modalità con cui la perquisizione a carico di Kram sarebbe potuta avvenire a bordo del treno 307.
Ecco, ieri sera abbiamo capito che il Governo non ha inteso spiegare…

 
(Trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna, ed eventuali iniziative ispettive - n. 2-00830)
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00830, concernente la trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna, ed eventuali iniziative ispettive (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 10).
ENZO RAISI. Signor Presidente, illustro la mia interpellanza, molto dettagliata, che non è la prima, ma la quarta che presento sulla questione relativa a Kram. Ciò è avvenuto anche perché il rappresentante del Governo che mi ha risposto in precedenza, il sottosegretario Scotti, mi fornì a suo tempo informazioni che, documenti alla mano, non risultavano corrette: in occasione della risposta all'ultima interpellanza, infatti, il sottosegretario si scusò con me per il fatto che, effettivamente, si trattava di informazioni non corrispondenti ai documenti ufficiali della polizia.
Vorrei aprire una breve parentesi e spiegare il motivo per il quale insisto sulla questione relativa a Kram e perché la
Pag. 130
ritengo così importante. Tutti sanno che Kram era presente il giorno della strage di Bologna nelle vicinanze della stazione. Carlos, addirittura, in una sua intervista, ha affermato che egli fosse l'uomo uscito pochi attimi prima dello scoppio (Carlos era sodale di Kram).
Kram si è consegnato dopo ventisei anni di latitanza. È entrato in clandestinità, esattamente, il 2 agosto 1980: per essere chiari, ha avuto una latitanza simile a quella di Lo Piccolo e si è poi consegnato alla polizia tedesca, ponendo fine alla sua fuga.
Da lì è partita una serie di errate informazioni che, in qualche modo, andavano a sostenere il suo alibi. Ciò che Kram dichiara è riportato chiaramente in un'intervista che lo stesso ha rilasciato a il manifesto. Egli ha affermato di essere arrivato con un treno da Karlsruhe, diretto a Milano, dove doveva incontrare un'amica austriaca. È stato fermato dalla polizia a Chiasso, perché segnalato dalla polizia tedesca e, a causa di questo fermo, che è perdurato per diverse ore, si è attardato. Visto, poi, che la sua tappa finale era Firenze, si è fermato a Milano. Essendo arrivato tardi, è stato poi obbligato a trattenersi, casualmente, a Bologna.
Dai dati a nostra disposizione risulta, invece, che poteva andare tranquillamente a Bologna, perché ha preso un treno che, partendo da Rotterdam, se non vado errato, arriva a Karlsruhe nella notte e alle 10,20 a Chiasso (dove viene fermato effettivamente dalla polizia di frontiera).
Qui c'è il primo errore; vi è stata confusione sugli orari. La volta scorsa, abbiamo dimostrato che non esistevano gli orari riportati sia nella relazione di minoranza della Commissione Mitrokhin, redatta da un onorevole deputato dei DS, sia dalla prima risposta fornita dal sottosegretario Scotti.
Effettivamente, il sottosegretario Scotti ammise che gli orari da noi indicati (arrivo alle 10,20 e ripartenza alle 12,10 per Milano), in base ai quali egli aveva, quindi, tutto il tempo per incontrare la persona a Milano e andare poi a Firenze, erano corretti. Tuttavia, nella sua risposta, egli commette un secondo errore, quando dice che Kram viene perquisito e fermato sul treno che alle 12,10 lo porta da Chiasso a Milano.
Agli atti della Commissione Mitrokhin vi è il verbale dell'allora responsabile del posto di polizia di frontiera, il
Pag. 131
dottor Marotta, in cui si dice che Kram è stato perquisito tra le 10,20 e le 12,10. Quindi, in realtà, egli non è stato perquisito sul treno, come erroneamente affermato dal sottosegretario Scotti nella sua risposta, ma in quel lasso di tempo dalle 10,20 alle 12,10. Pertanto, in realtà, alle 12,10 riprende il treno da Milano. Attenzione: ciò è molto importante, perché su questa circostanza Kram costruisce il suo alibi nella famosa intervista rilasciata a il manifesto il 2 agosto scorso.
Inoltre, egli afferma - questo è l'altro elemento di novità che cito in questa interpellanza urgente - che a Milano doveva incontrare un sua amica austriaca.
Preannuncio che questa mia interpellanza urgente sarà la penultima, perché ne ho un'altra pronta, sempre sulla base di quanto ha dichiarato il sottosegretario Scotti. Su questo, come ho già detto, non mollerò fino alla fine, anche perché forse c'è qualcuno che vi dà queste informazioni; e ciò mi preoccupa, perché le informazioni sono fornite da esponenti delle istituzioni, forse anche dell'istituzione che ha aperto un fascicolo e dovrebbe indagare su Kram.
Forse essi non sanno che - grazie a Dio - avendo passato due anni e mezzo a guardare tutti i documenti acquisiti dalla Commissione Mitrokhin, so esattamente come si è mosso il signor Kram, cosa effettivamente ha fatto e chi effettivamente ha incontrato.
Lo dico anche perché forse in questo modo leggeranno la mia illustrazione dagli atti e la prossima volta staranno attenti a rispondere in un certo modo.
Ricordo che Kram viene per la prima volta segnalato, in qualche modo, dal dottor Di Gennaro nel 2001 e inserito in un fascicolo con riferimento ad atti non aventi valenza di reato (non ricordo come si dice tecnicamente). Successivamente, la procura di Bologna, in qualche modo, archivia il caso.
Quando, però, nel 2004-2005, consegno alla procura di Bologna la parte della relazione della Commissione Mitrokhin che riguarda la strage di Bologna, questa è obbligata ad aprire un procedimento che, guarda caso, vede Kram non come imputato, ma come persona informata dei fatti, il che è abbastanza clamoroso.
Pag. 132
Ritengo che vi sia un clamore tale e quale a quello che si manifestò nel 2001 quando venne aperta la pratica con una notizia non avente valore di reato.
Voglio formulare, quindi, una serie di domande che sono rivolte innanzitutto a comprendere se le persone che Kram afferma di aver incontrato siano state mai interrogate. Mi riferisco ad esempio alla cittadina austriaca residente a Varese che in qualche modo dovrebbe confermare il suo presunto alibi. Chiedo di sapere se sia mai stato interrogato anche l'autore di quell'intervista che in qualche modo crea l'alibi a Kram. Un alibi che come ho già sostenuto in un mio precedente intervento non sta in piedi. In quell'articolo Kram afferma che il giorno che scoppiò la bomba si trovava in una grande arteria bolognese, via Indipendenza, e da lì dopo aver assistito a quello che stava accadendo prese un taxi per andare alla stazione delle corriere. Come ho già avuto modo di dire, tutti sanno che da via Indipendenza la stazione ferroviaria non si vede e che la stazione delle corriere è a fianco di quella ferroviaria. Per quale motivo, quindi, si dovrebbe prendere un taxi per andare esattamente nel posto che si vuole evitare? Chi conosce Bologna fortunatamente capisce subito come questa persona abbia detto delle stupidaggini. Soprattutto Kram afferma che doveva andare ad incontrare questa signora austriaca, questa sua amica conosciuta a Perugia dove aveva studiato per molti anni. Chiedo se effettivamente risulta al Ministero della giustizia se questa persona sia stata mai rintracciata e se gli sia stato effettivamente chiesto se doveva incontrarsi con lui a Milano.
Chiedo anche di sapere sulla base di che cosa il sottosegretario Scotti dichiarò in una precedente occasione che Kram venne perquisito sul treno che da Chiasso lo stava portando a Milano. Stiamo parlando del famoso treno n. 307, dove Kram sostenne di essere stato perquisito a bordo. A tale riguardo, ripeto, che il verbale del dottor Marotta risulta chiaro, chiarissimo. In ordine al telex, inviato a Roma, era richiesto, in virtù delle indicazioni fornite dai tedeschi, di fermare e perquisire il sospetto. Marotta fu molto chiaro al riguardo: Kram venne fermato al suo arrivo a Chiasso alle 10,20 perquisito nel lasso di tempo di due ore e ripartì solo
Pag. 133
successivamente con il treno. Non riesco a capire chi abbia fornito le informazioni al sottosegretario Scotti in merito alla perquisizione effettuata a Kram a bordo del treno per Milano. Questo non risulta in nessun atto e qualcuno quella risposta deve averla data.
Signor sottosegretario, non voglio essere polemico e chiaramente sono molto ansioso di ascoltare la sua risposta alla mia interpellanza, però lei esercita la professione di avvocato e sa meglio di me come una coincidenza possa essere casuale, ma molte coincidenze e tutte rivolte a creare un alibi a Kram forse non rappresentino più coincidenze.
Mi preoccupano - lo voglio dire in questa sede parlamentare - queste informazioni che voi trasmettete all'Assemblea e sulle quali venite puntualmente smentiti; mi dispiace che rispondiate sulla base di informazione che vengono fornite da organi istituzionali che forse sono gli stessi che dovrebbero indagare su Kram. È importante sapere se nel frattempo la posizione di Kram sia mutata o sia rimasta effettivamente quella di una persona informata sui fatti; in quest'ultimo caso ciò sarebbe un fatto clamoroso. Non possiamo dimenticarci che stiamo parlando di un terrorista, presente il giorno della strage di Bologna, al quale viene trovato in tasca un riferimento a un'altra terrorista che quel giorno era stata segnalata, la Freulich, e che due anni dopo viene arrestata con esplosivo compatibile con quello scoppiato alla stazione di Bologna. Non possiamo dimenticarci, inoltre, le prove fornite dalla Commissione Mitrokhin sul collegamento con Carlos e sul loro incontro un mese dopo a Budapest. Non possiamo scordarci che allorché Kram finalmente si consegna all'autorità e prova a dare un alibi questo viene smantellato pezzo per pezzo. Voglio sapere se lei è a conoscenza di quella persona, che Kram doveva incontrare a Milano, e se essa sia stata interrogata. Dopo la sua risposta le spiegherò il perché di questa mia domanda.
Se una tale persona non ha cambiato la sua posizione giudiziaria vuol dire che da parte di qualche istituzione non vi è la volontà di andare fino in fondo nel capire perché quel giorno a Bologna c'era Kram. Non essendo vero che sia stato presente a Bologna, perché arrivato in ritardo grazie a tutta una serie di coincidenze che però abbiamo smantellato, Kram ci deve spiegare cosa ci faceva quel giorno Bologna.
Pag. 134

È questo ciò che chiedo con un continuo, preciso e puntuale intervento sulla vicenda basato sui documenti ufficiali forniti dalla polizia e dalle forze dell'ordine. Non sto facendo ipotesi.
Infatti, è Marotta che dice che Kram è stato perquisito in quel lasso di tempo. Mi domando, dunque, come può un sottosegretario, suo collega, dirmi che questi, invece, viene perquisito sul treno di Milano. Infatti, prima si sbaglia sugli orari e lasciamo passare; poi, gli ho dimostrato - tabelle alla mano - che tali orari erano quelli corretti. Infine, però, - ecco la domanda che le rivolgo - su quali presupposti si è basata la risposta del sottosegretario Scotti secondo la quale Kram era stato perquisito sul treno 307? Sono molto ansioso nell'attendere tali risposte, perché - lo ripeto - come lei può immaginare e ha già capito, il mio è un tassello che sto mettendo sul punto e che si avvia verso la conclusione di una ricerca condotta in modo molto dettagliato anche grazie al contributo di persone che hanno lavorato per anni su questo tema e che mi sembra abbiano chiarito bene, perlomeno, quale era l'ambito nel quale sono successi certi eventi.
Però, ciò che mi preoccupa - lo dico da parlamentare - è la continua reticenza da parte delle istituzioni nel dare informazioni che puntualmente vengono smentite dai documenti ufficiali.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO LEONI (ore 18,30)
ENZO RAISI. Dunque ciò mi preoccupa - glielo dico molto sinceramente - perché non voglio addebitare colpe al Governo. È presente lei, ma sono sicuro che, anche se fosse stato presente il segretario Scotti, avrei detto lo stesso anche a lui: non imputo al Governo, naturalmente, una volontà politica di non andare avanti su questa vicenda. Imputo tale volontà, però, a chi mi fornisce l'informazione che a me, in qualche modo, sta iniziando a preoccupare. Concludo su questo punto e attendo la risposta del sottosegretario.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Li Gotti, ha facoltà di rispondere.
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, sulla prima parte dell'interpellanza, relativa
Pag. 135
alla contraddizione in cui sarebbe caduto il Governo nella risposta precedente ed analogo atto ispettivo, si ricorda quella parte della discussione che insorse a proposito della risposta resa il 25 gennaio 2007, circa l'impossibilità che un treno potesse, per di più nel 1980, percorre il tratto Karlsruhe-Chiasso in appena un'ora e mezza; proprio in rapporto a tali dubbi, nella successiva risposta dell'11 ottobre si chiarì che evidentemente nell' incipit della risposta del 25 gennaio, non si era fatto cenno alla diversità dei treni, e cioè, il 201 partito da Karlsruhe e, successivamente, il 307 [???]. Inoltre, si chiarì che nel riportare il contenuto della nota della polizia di frontiera di Chiasso, risultava comunque dalla risposta la duplicità dei treni utilizzati, per cui la discussione in ordine al - oppure ai - treni di cui il Kram si era avvalso risultava superata.
ENZO RAISI. Su quale treno? È quello il problema!
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Passando alle altre considerazioni e ai quesiti formulati si espone quanto segue. Dal telegramma inviato dall'ufficio di polizia di frontiera di Chiasso in data 1o agosto 1980, risulta che Thomas Kram, giunto alla stazione di Chiasso fu «identificato e perquisito sotto aspetto doganale con esito negativo»; a proposito di tale perquisizione, nella risposta dell'11 ottobre alla precedente interpellanza non si è specificato che il Kram era stato identificato e contestualmente sottoposto a perquisizione, bensì che era stato identificato sul treno, com'era naturale, e poi perquisito; d'altronde il telegramma della polizia non chiariva se la perquisizione fosse avvenuta sul treno oppure nel posto di polizia. Il Ministero dell'interno riferisce che: "Lo stesso ufficio di frontiera di Chiasso, il giorno successivo trasmise un'ulteriore nota, senza fare più riferimento all'orario di arrivo in Italia, per fornire la copia di una lettera manoscritta di Kram rinvenuta durante la perquisizione.
Pag. 136
Dagli atti non risulta se, al momento dell'ingresso sul territorio nazionale, il Kram fosse in possesso di borse, valigie o altri contenitori. La perquisizione«, proseguo la lettura dell'informativa del Ministero dell'interno, »ebbe esito negativo e non è dato sapere se la lettera manoscritta fu rinvenuta all'interno di un bagaglio o sulla persona. Al riguardo, l'ufficio di frontiera di Ponte Chiasso ha riferito che il fascicolo intestato a Thomas Kram è stato distrutto nel 1997, in seguito all'entrata in vigore dell'accordo di Schengen».
La procura della Repubblica di Bologna, il 3 ottobre scorso, in risposta ad un'informativa sollecitata dal Ministero della giustizia ha comunicato la seguente nota: »Preliminarmente si rappresenta che presso questa procura sono tuttora in corso indagini, nell'ambito del procedimento penale n. 7823/05 (registro generale notizie di reato modello 44), riguardanti il delitto di strage commesso alla stazione ferroviaria di Bologna il 2 agosto 1980. In tale ambito, sono stati approfonditi gli accertamenti anche sulla presenza a Bologna, il 2 agosto 1980, del terrorista tedesco Kram Thomas, nato il 18 luglio 1948 a Berlino, membro dell'organizzazione terroristica tedesca Cellule rivoluzionarie«.
In merito alla richiesta riguardante l'ingresso - prosegue la nota della procura della Repubblica - del cittadino tedesco Thomas Kram nel territorio nazionale, in data 1o agosto 1980, si rappresenta che la DIGOS di Bologna, con l'informativa A4/06/DIGOS/ATN del 28 luglio 2006, trasmetteva copia di un telex della polizia di frontiera di Chiasso, datato 1o agosto 1980, nel quale era riportata la seguente comunicazione: «Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco Kram Thomas Michael nato 18 luglio 1948 Berlino et residente Bochum (Germania) munito carta d'identità tedesca n. G7008331 rilasciata Bochum 25 marzo 1975. Predetto iscritto R.F. formula 5 est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n. 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsruhe».
Come si rileva, in assenza di specificazioni, la perquisizione poteva essere fatta tanto sull'uno quanto sull'altro treno.
Pag. 137

Nella stessa informativa la DIGOS di Bologna comunicava, inoltre, che agli atti di quell'ufficio risultava copia del registro contenente il nominativo di Thomas Kram, che, dopo la mezzanotte del 1o agosto 1980, era stato registrato presso l'albergo centrale, all'epoca sito in questa via della Zecca n. 2. Precisamente nella pagina 130 - con numero progressivo 1481 - si riportavano i riferimenti alla stanza n. 21 e al documento di identificazione esibito dal predetto, relativo ad una patente di guida n. 20344, rilasciata in data 11 novembre 1970. Sulla base dei dati riportati nel predetto registro si rilevava, altresì, che la stanza fu assegnata al solo Thomas Kram.
Inoltre, per quanto finora accertato dalla polizia giudiziaria delegata, non risulta che Thomas Kram sia stato presente sul territorio nazionale dopo la data del 2 agosto 1980, e nemmeno si rilevano tracce della sua presenza nella città di Firenze.
Ad ogni buon conto, si evidenzia che, sulla base delle informazioni qui trasmesse dalla locale DIGOS, relative ai latitanti Thomas Kram e Adrienne Gerhauser che si erano costituiti presso la procura generale di Karlsrhue, in data 4 dicembre 2006, si procedeva ad inoltrare, alle autorità tedesche, il 12 febbraio 2007, richiesta urgente di rogatoria internazionale finalizzata principalmente all'escussione dei predetti terroristi tedeschi.
Infine, in riferimento all'attività compiuta all'epoca dagli organi inquirenti in merito alle testimonianze raccolte dai tassisti in servizio nei pressi della stazione ferroviaria la mattina del 2 agosto 1980, si rappresenta che l'azione investigativa si sviluppò anche con l'escussione di numerosi testi presenti, nei momenti antecedenti e susseguenti, all'esplosione dell'ordigno avvenuta alle ore 10,25 del 2 agosto 1980.
Tuttavia, allo stato, pur continuando le verifiche in merito alle ulteriori informazioni acquisite, si evidenzia che non si rilevano testimonianze concernenti riferimenti precisi relativi al trasporto di un turista tedesco diretto al terminal delle autocorriere di Bologna».
Ancora la procura della Repubblica di Bologna, con nota di ieri - 7 novembre - ha altresì riferito quanto segue: «Sono state esaminate nell'ambito delle indagini in corso le persone che risultavano o apparivano essere state in contatto con Kram in Italia, nel periodo dal 1979 al 1980; è stata identificata e sentita prima dell'intervista rilasciata da Kram al quotidiano
Pag. 138
il manifesto pubblicata il 1o agosto 2007 la persona in contatto epistolare con Kram nel 1980; sono state svolte e sono ancora in corso attività di indagine conseguenti al contenuto della detta intervista di Kram a il manifesto; non è stato disposto l'esame del giornalista Guido Ambrosino che ha realizzato la detta intervista; l'unico elemento certo relativo alla data e all'orario dell'ingresso di Kram in Italia il 1o agosto 1980 è il telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1o agosto 1980, già riportato nella risposta sopra citata di questo ufficio del 3 ottobre scorso; nessuna persona è stata iscritta nel registro degli indagati di questo ufficio in relazione al procedimento di cui si tratta, sopra indicato».
Le ulteriori notizie circa la precisa ed attuale posizione processuale di Thomas Kram e i risultati degli altri accertamenti non potranno che risultare dal prosieguo delle indagini in corso da parte della procura di Bologna, anche attraverso rogatorie, così come indicato dall'ufficio nella nota innanzi riportata.
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di replicare.
ENZO RAISI. Signor Presidente, non sono soddisfatto della risposta, in quanto vi sono due elementi gravi. Non sono né un magistrato, né un uomo delle forze dell'ordine, ma il telex è molto chiaro e afferma che Kram giunge a Chiasso alle 10,20 ed entra in Italia con il treno 307 delle ore 12,10, se non erro.
Ciò vuol dire che - Chiasso è in Italia, tanto per essere chiari - non è vero che dal telex non si deduce quando Kram sia stato perquisito. È molto semplice: quando scende dal treno con il quale è arrivato a Chiasso la polizia di frontiera di Chiasso lo perquisisce; lo stesso Kram entra in Italia col treno che lo conduce a Milano.
Questa lettura mi sembra banale! Se i magistrati inquirenti non sono capaci neanche di leggere un telex del genere, la cosa mi preoccupa.
Ma vi è un altro aspetto. Sono molto insoddisfatto di quello che la procura afferma sulle indagini in corso, innanzitutto perché la procura non dice una cosa fondamentale o, per lo meno, afferma che la DIGOS ha effettivamente sentito la persona che, in qualche modo, avrebbe dovuto confermare l'alibi di Kram in relazione alle indagini sulla sua presenza a Milano. So cosa ha affermato la signora, perché ho parlato con
Pag. 139
lei. Pertanto, le posso dire che è grave che la procura non abbia ancora cambiato la posizione di Kram, il quale tutt'oggi rimane persona informata sui fatti.
Pag. 140
Dico questo perché - lei è un avvocato e conosce bene il motivo - c'è di mezzo una rogatoria e, un conto è chiedere una rogatoria per una persona inquisita di un reato molto grave come quello di strage, e un altro è chiederla per chi è «persona solo informata sui fatti». Pertanto la volontà della procura di mantenere la posizione di Kram come persona informata sui fatti - e non come imputato per strage - evidentemente pone dei problemi, in primo luogo, in termini di rogatoria e in secondo, sull'effettivo risultato che tali rogatorie possano ottenere.
Le preannuncio che presenterò un'ulteriore interpellanza sull'argomento perché lei ha citato un altro fatto molto grave che altre volte mi era stato riferito: nel 1997 è stato bruciato il fascicolo di Kram sulla base del Trattato di Schengen, in cui si prevede che i documenti non rilevanti inerenti i cittadini dell'Unione europea possono essere mandati al macero se, appunto, su di loro non ci sono pendenze particolari o questioni giudiziarie.
Nel 1997 su Kram pendeva un mandato di cattura internazionale dell'Interpol quando la polizia - o chi per lei - ha deciso di bruciare questi documenti. Esiste anche un'altra stranezza: stranamente Kram era inserito nella banca dati della polizia italiana fino al 1994 come estremista di destra, quando tutti sapevano che faceva parte delle cellule rivoluzionarie, movimento notoriamente legato alle Brigate rosse e all'Action directe francese.
È molto strano che, fino al 1994, questa persona (che era inserita nella banca dati della polizia nazionale e ricercata dall'Interpol e, quindi, anche dai tedeschi) che tutti sapevano essere un terrorista di estrema sinistra, nella banca dati della nostra polizia nazionale guarda caso - era indicato come estremista di destra, dato che viene modificato solo successivamente.
Perché nel 1997 - e qui le anticipo il contenuto di un'altra interpellanza che a breve presenterò, che sarà l'ultima a chiusura del cerchio - il fascicolo di Kram è stato bruciato se su di lui pende un mandato di cattura internazionale ed è nella lista dei ricercati? Il Trattato di Schengen non prevede questo. Io ho studiato e mi sono anche preparato sul tema
Pag. 141
perché appunto quella risposta mi aveva stupito. Rimandiamo alla «prossima puntata» e vorrò capire come mai è accaduto questo fatto grave.
È come se avessero bruciato il fascicolo riguardante un famoso latitante italiano perché è entrato in vigore il Trattato di Schengen: è un po' difficile da sostenere.
Ripeto: quando si è verificato questo episodio su Kram pendeva un mandato di cattura internazionale dell'Interpol ed era inserito nella banca dati della polizia italiana come terrorista ricercato. E nonostante ciò, nel 1997 bruciamo un fascicolo della polizia di frontiera? E guarda caso oggi si fa confusione. Grazie a Dio esiste quel telex del dottor Marotta che è molto chiaro, ma se non ci fosse stato, oggi su Kram e sul suo fermo a Chiasso non avremmo saputo nulla; anzi, probabilmente, qualcuno avrebbe giocato su quell'equivoco che mi ha portato a presentare due interpellanze e che finalmente oggi abbiamo chiarito.
Caro sottosegretario, sono molte le circostanze che mi fanno pensare che c'è qualcuno che non vuole andare fino in fondo. Ribadisco il concetto: è evidente che la procura, essendo in possesso di una serie di elementi chiari ed evidenti che l'alibi di Kram non sta in piedi e sul fatto che ha interrogato la signora - perché non lo dicono, ma io lo sapevo, in realtà, per ovvi motivi - e sanno benissimo cosa ha risposto la signora, quanto meno dovrebbe cambiare la posizione di Kram, considerandolo una persona indagata. Invece, si continua a definirlo persona informata sui fatti e ritengo sia un fatto veramente clamoroso dal punto di vista giudiziario che fa pendant - mi permetta questa parola - con quanto accaduto nel 2001, quando addirittura fu inserito in un modello che riguardava le notizie non aventi valore di reato nonostante che il capo della polizia italiana (c'è proprio una lettera di De Gennaro), su indicazione dei tedeschi, gli avesse detto di cercare Kram poiché sembrava coinvolto nella strage di Bologna. C'è una lettera della polizia!
Ebbene, cosa fa la procura di Bologna? Prende questa lettera, fa finta di svolgere le indagini (perché poi in realtà non le ha fatte, e che indagine si può fare con le procure oberate?) e archivia. Se non ci fosse stata la casualità della Commissione Mitrokhin che ci ha consentito di accedere a quel fascicolo di Kram e trovare quella lettera di De Gennaro non avremmo mai saputo nulla su quella vicenda.
Pag. 142

Caro sottosegretario, queste sono questioni veramente inquietanti, di fronte alle quali, ovviamente, non mi fermo e vado fino in fondo. Le ho già anticipato qualche aspetto e quello di Schengen è veramente clamoroso! Non so se lei ha capito quello che è successo: abbiamo bruciato il fascicolo di un terrorista ricercato dall'Interpol, che è stato latitante dal 2 agosto 1980 fino al 2005. Qualcuno ha pensato che fosse un terrorista di poco conto, ma è un personaggio di questo livello.
Tra l'altro, è uno dei pochi che l'ha fatta franca del gruppo delle celle rivoluzionarie, perché gli altri legati alla Stasi sono quasi tutti caduti e sono stati presi. Lui, invece, è riuscito a farla franca fino alla fine; si è consegnato quando ormai i suoi reati, più o meno, in Germania li aveva in qualche modo estinti dal punto di vista della pena; probabilmente avrà contrattato, anche perché dopo pochi giorni di galera è agli arresti domiciliari, insieme all'altro signore che era con lui.
Mi dispiace molto e l'ho già detto più volte: non so, onestamente, che ruolo Kram avesse avuto il 2 agosto 1980, però c'è un fatto che mi sembra ormai chiarito da tutti i documenti che sono emersi: la sua presenza quel giorno, a Bologna, non era casuale.
Quello che mi dispiace e mi fa paura, come cittadino italiano, è che le istituzioni pubbliche non abbiano il coraggio di andare fino in fondo. Il mio pensiero è questo: il fatto che le nuove indagini - perché, come ci è stato confermato dalla procura di Bologna, ci sono indagini sulla strage di Bologna - siano state affidate a uno dei PM che ha fatto quel processo, lei capisce, è un altro fatto irrituale.
Lei consegna una nuova parte di indagine alla stessa persona che ha seguito un processo giunto a sentenza definitiva. Mi domando come quel PM, che sarà onesto intellettualmente, possa pensare di rimettere in discussione tutto il lavoro che lui stesso ha svolto.
Il bon ton, l'intelligenza, l'etica avrebbe voluto che fosse affidata, quanto meno, a un PM diverso. No! L'abbiamo affidata allo stesso PM che ha seguito il processo per la strage di Bologna. Questi sono tutti elementi che, messi assieme, mi fanno pensare che non ci sia la volontà di andare fino in fondo.
Io continuo, però, con le mie interpellanze, che si accumulano. Ringrazio perché, comunque, risposta su risposta,
Pag. 143
viene confermato quanto avevo dichiarato. Anche il Governo deve prendere atto che le risposte giuste erano le nostre, non quelle che vi vengono date da certi uffici.
L'esempio degli orari è chiaro ed evidente e questo mi fa ben pensare che, quanto meno, alla fine di tutto questo lavoro, avrò una serie di documenti che poi consegnerò alle istituzioni che dovranno fare il loro lavoro e li consegnerò, se non altro, alla storia dei nostri concittadini, i quali devono sapere che sulla strage di Bologna, come ha detto il Presidente Napolitano nell'ultimo anniversario, non tutto è stato chiarito. Anche il Presidente Napolitano avrà questo materiale e potrà capire perché, probabilmente, quel giorno non è stato tutto chiarito.

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 09/11/2007 10:18 | Permalink | commenti (115)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
mercoledì, 07 novembre 2007
Quella strana perquisizione…
(nuova interpellanza urgente sui "treni")

Quando l’11 ottobre scorso il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti rispose in Parlamento all’interpellanza urgente n° 2-00766, presentata il 1° ottobre 2007 dall’On. Enzo Raisi ed altri 35 co-firmatari del suo partito, noi evidenziammo subito a caldo come Scotti avesse introdotto un nuovo elemento nell’interpretazione dei fatti relativi all’arrivo del terrorista tedesco Thomas Kram in Italia la mattina del 1° agosto 1980, vale a dire che la perquisizione di Kram si sarebbe svolta sul treno 307
 
Scotti, che pur aveva “ammesso” qualche errore e superficialità  commessi nella risposta alla interpellanza n° 2/00324 (presentata il 23 gennaio 2007 e discussa il 25 dello stesso mese), introducendo quel nuovo elemento come minimo reiterava lo scenario che aveva permesso indagini molto limitate se non del tutto inesistenti su Kram ed un suo eventuale coinvolgimento nella strage della stazione, ma soprattutto questo nuovo elemento continuerebbe a supportare l’alibi sostenuto da Kram anche recentemente alla vigilia del 27 anniversario della strage (intervista a Guido Ambrosino per il manifesto, 1° agosto 2007).
 
Infatti Thomas Kram sostiene l’assoluta casualità della sua presenza a Bologna la notte tra il 1° e il 2 agosto 1980, dovuta ad sua una identificazione e conseguente perquisizione avvenuta al posto di frontiera di Chiasso e protrattasi “per ore”.
Tale evento aveva scombinato tutti i suoi programmi (incontro a Milano con un’amica quindi ripartenza per giungere quello stesso venerdì 1° agosto alla vera meta finale del suo viaggio, ovvero Firenze).
Ora qui si è dimostrato come, attenendosi letteralmente al telex del funzionario di frontiera che descrive le procedure a cui venne sottoposto Kram, in realtà egli aveva tutto il tempo di realizzare i suoi piani.
Il nuovo elemento introdotto da Scotti l'11 ottobre scorso con queste esatte parole: “… il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307"  e ancora “…risulta che il Kram è entrato in Italia alle ore 12,08 a bordo del treno 307 diretto da Chiasso a Milano, essendo stato identificato su tale treno come Thomas Michael Kram”, sembra voler affermare che il tedesco subì la perquisizione nel pomeriggio e non la mattina, alle 10,30 al suo arrivo a Chiasso con l’Espresso 201.
 
Ieri, 6 novembre 2007, è stata depositata una nuova interpellanza urgente (n. 2-00830firmata da Enzo Raisi e altri 43 deputati.
Essa principalmente verte sulla perquisizione di Kram. Quello che segue è il testo integrale.
Attendiamo ora con grande curiosità la risposta del governo.
 
 
CAMERA DEI DEPUTATI - XV LEGISLATURA
Atti di controllo rivolti al
Ministero della Giustizia
 
 
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
in data 11 ottobre 2007, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti, nel rispondere all'interpellanza urgente n. 2-00766, relativa all'entrata in Italia - la mattina del 1o agosto 1980 - dell'ormai noto terrorista tedesco Thomas Kram e al suo arrivo a Bologna nelle ore precedenti la strage, ovvero nella notte tra il 1o e il 2 agosto, introduceva nel dibattito ulteriori elementi sui quali si è sentita la necessità di avere un ampio ed esaustivo chiarimento, posto che tali «nuovi elementi» introdotti dal delegato del Governo non sembrano avere, al momento, riscontro oggettivo;
il sottosegretario Scotti, in un passo della sua risposta fornita alla Camera, così come da resoconto stenografico 222 relativo alla citata seduta dell'11 ottobre 2007,

Pag. 9153

aveva modo di dichiarare testualmente, facendo riferimento, a sua volta, ad una precedente risposta (così come da lui stesso resa nella seduta 98 di giovedì 25 gennaio 2007, in risposta ad un'altra interpellanza urgente, presentata dall'onorevole La Russa, la n. 2-00324, riguardante sempre l'estremista tedesco Kram): «Premetto che nella risposta del 25 gennaio 2007, l'informativa resa era in parte diversa da quella riportata come testuale dall'onorevole interrogante, in quanto il passo indicato era il seguente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso si segnalava - o si segnala - che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1o agosto 1980 con il treno 201, risulta essere entrato in Italia alle ore 12,08 con il treno 307»;
la verifica effettuata sul testo del resoconto stenografico della seduta 98 del 25 gennaio 2007, ha permesso di appurare che il passo della risposta fornita dal sottosegretario Scotti, in quella circostanza, è esattamente quello riportato, testualmente, nella precedente interpellanza presentata dai sottoscritti interpellanti, e non così come sostenuto dal rappresentante del Governo nella sua risposta dell'11 ottobre 2007. Il passo, così come riportato nel citato resoconto stenografico della Camera, e fedelmente trascritto nella interpellanza 2-00766 del 2 ottobre 2007, seduta n. 215, è il seguente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso, si segnala che Kram, partito da Karlsruhe alle 10,30 del 1o agosto 1980, con il treno n. 201, risulta essere entrato in Italia alle 12,08, diretto a Milano, dal valico di frontiera di Chiasso». In altre e più semplici parole, la difformità del brano della risposta fornita dal Governo è stata operata dallo stesso rappresentante del Governo, e non dall'interpellante. Pertanto, va ascritta alla responsabilità del Governo la sottolineatura concernente il punto in cui il sottosegretario Scotti asserisce che l'informativa resa era in parte diversa da quella riportata come testuale nella interpellanza del sottoscritto del 2 ottobre scorso. Era sì diversa, ma a cagione della esposizione da parte di chi era stato chiamato, in rappresentanza del Governo, a rispondere in Aula su fatti connessi al più grave attentato subito dall'Italia repubblicana;
nella risposta fornita sempre dal sottosegretario Scotti alla Camera, l'11 ottobre 2007, in ordine ai motivi e alle modalità di arrivo in Italia il 1o agosto 1980 del terrorista tedesco Kram, veniva altresì affermato, testuale: «Da tale frase [quella sopra riportata] risulta testualmente che il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307, non il 201 come riferito nell'interpellanza, e che di conseguenza non si è mai affermata l'esistenza di un unico treno 201 che avrebbe collegato Chiasso a Milano»;
si ribadisce l'esattezza dell'informazione, così come rassegnata nella precedente interpellanza, secondo la quale - all'epoca dei fatti - il treno espresso internazionale 201, proveniente dall'Olanda, passava da Chiasso una sola volta al giorno, ed esattamente alle ore 10,03, e non alle 12,08. Nella stessa località di Chiasso il medesimo treno effettuava una sosta di circa venti minuti, per poi ripartire alla volta di Milano, Bologna, Firenze e infine Roma;
il telex datato 1o agosto 1980 e firmato dal dirigente del posto di polizia internazionale di Ponte Chiasso, dottor Emanuele Marotta, oggi direttore della Scuola di perfezionamento delle forze di polizia, riguardante l'ingresso in Italia di Kram recita testuale: «Con treno 307 delle ore 12.08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco Kram Thomas Michael nato 18 luglio 1948 Berlino et residente Bochum (Germania) Pilgrimstr nr. 44, munito carta identità tedesca NR.G7008331 rilasciata Bochum 25 marzo 1975. Predetto iscritto R.F. [Rubrica Frontiera, ndr] formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno nr. 201 delle ore 10.30 legali proveniente da Karlsruhe»;
dal citato testo del telex della polizia di frontiera di Chiasso (che si trova in

Pag. 9154

territorio elvetico a ridosso del confine italiano) non vi è alcun elemento dal quale emerga, come afferma invece il sottosegretario Scotti, che l'identificazione e la perquisizione sotto aspetto doganale di Kram sarebbe avvenuta a bordo del treno 307 Chiasso-Milano delle ore 12,08;
per contro, dall'esame del medesimo telex di polizia si evince che Kram entra in territorio italiano con il treno diretto 307 delle 12,08 (e non alle 12,08, come suggerito dal Governo);
il telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1o agosto 1980 elenca i fatti, così come realmente accaduti, in una sequenza cronologica, dall'evento più recente al più antico: l'ingresso in Italia del sospetto terrorista tedesco con il treno 307 delle 12,08, la sua identificazione e perquisizione sotto l'aspetto doganale e il suo arrivo a Chiasso con il treno 210 delle ore 10,30;
l'ordine degli eventi, così come rassegnato nel citato telex, risponde ad una esigenza precisa. Obiettivo del funzionario di frontiera, infatti, era prima di tutto quello di avvisare le competenti articolazioni del ministero dell'Interno dell'ingresso in territorio italiano di Kram, spiegando poi a che tipo di trattamento egli era stato sottoposto, sotto l'aspetto doganale, e come lo stesso era giunto in mattinata al posto di frontiera di Chiasso;
al momento di fare ingresso in Italia, a bordo del treno diretto 307 Chiasso-Milano delle ore 12,08, Kram aveva già subito l'identificazione e la perquisizione da parte del personale di polizia. Ovvero, nel momento in cui Kram si trova sul treno 307 delle 12,08 è ormai libero di entrare in Italia, poiché la perquisizione ha dato esito negativo;
ogni riferimento ai numeri dei treni citati (il 201 e il 307), agli orari di partenza e di arrivo e alle varie stazioni di riferimento è disponibile, per eventuali riscontri, sull'Orario Ufficiale delle Ferrovie Italiane dello Stato, in vigore dal 1o giugno al 27 settembre 1980, così come conservato presso la Direzione Generale delle Ferrovie dello Stato;
l'orario di arrivo a Milano del treno espresso internazionale 201 (preso da Thomas Kram il 1o agosto 1980 per recarsi da Karlsruhe a Milano) era stimato alle ore 12,10. Mentre l'orario di arrivo, sempre a Milano, del treno diretto 307 (delle 12,08 da Chiasso) era stimato per le ore 14,00. Pertanto, il divario tra l'orario di arrivo a Milano dei due treni (il 201 e il 307) è pari ad un'ora e 50 minuti. Un ritardo del tutto trascurabile nell'arco di una giornata e di certo non sufficiente per giustificare un arrivo, nel cuore della notte, del tedesco a Bologna (dove prenderà alloggio all'Albergo Centrale di via della Zecca dopo la mezzanotte del 1o agosto 1980);
all'esito della perquisizione subita da Kram, la polizia di frontiera di Chiasso ebbe modo di fare copia del titolo di viaggio in possesso del Kram al momento della sua identificazione e di due lettere manoscritte (una presumibilmente scritta da egli stesso e l'altra, di una giovane donna austriaca, spedita da Varese in data 18 luglio 1980);
in particolare, il titolo di viaggio in possesso di Kram risulta essere stato emesso il 31 luglio 1980, con numero seriale 4166, ed era riferito alla tratta Karlsruhe-Milano. Pertanto Kram, con il biglietto acquistato giovedì 31 luglio 1980 in Germania, non aveva nessun motivo di scendere a Chiasso, se non perché obbligato dagli agenti della polizia di frontiera che operavano (e operano) in territorio svizzero nel contesto di un trattato bilaterale Italia-Confederazione Elvetica, che risale addirittura al 1885 (nel tempo riconfermato, esteso e aggiornato);
il treno espresso internazionale 201 Amsterdam-Roma, preso da Kram a Karlsruhe alle ore 3,31 del 1o agosto 1980, fermava a Chiasso alle ore 10,03 e ripartiva dalla medesima stazione alle ore 10,21. In questo arco di tempo, così come prevede la prassi, vengono effettuati i controlli di frontiera da parte del personale di polizia;

Pag. 9155


il 1o agosto 1980, così come emerge dal telex del dottor Marotta, il treno 201 con a bordo Thomas Kram risulta essere arrivato a Chiasso alle ore 10,30: con un ritardo, quindi, di 27 minuti rispetto all'orario previsto;
nella sua intervista concessa al quotidiano Il Manifesto, pubblicata il 1o agosto 2007, Thomas Kram ha affermato testuale: «Arrivato a Chiasso il primo agosto "alle ore 12,08 legali", secondo le note di polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno»;
dalle parole del terrorista tedesco, si apprende che il medesimo venne fatto scendere dal treno al suo arrivo a Chiasso. Ne consegue che Kram venne fatto scendere dal treno espresso internazionale 201, delle ore 10,03, e non quindi dal treno 307 Chiasso-Milano delle 12,08;
il dirigente del posto di polizia internazionale di Chiasso, dottor Marotta, informava - col telex del 1o agosto 1980 - le competenti articolazioni del ministero dell'Interno, così come le Questure di Milano, Como e la Polzona di Como (in copia) che il cittadino tedesco Thomas Kram, sospetto appartenente all'organizzazione terroristica Cellule Rivoluzionarie, con treno 307 delle ore 12,08 era entrato in territorio italiano. Quella era la notizia rilevante, posto che il medesimo Kram era stato identificato e perquisito (con esito negativo) al suo arrivo a Chiasso, con il treno 201 delle 10,30;
il 2 agosto 1980, giorno dell'attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, il citato dirigente di polizia dottor Marotta trasmetteva a Roma, alle competenti articolazioni del ministero dell'Interno, nonché per conoscenza alla Questura di Varese e all'Ufficio 2a zona Polizia di frontiera di Como, un rapporto (prot. 1095/R.F.) con oggetto Kram Thomas, iscritto alla Rubrica di frontiera formula 5/R e 6/R (dal 12 maggio 1980), sospetto appartenente all'organizzazione terroristica denominata Cellule Rivoluzionarie, con allegate le copie fotostatiche del titolo di viaggio trovato in possesso di Kram al momento della perquisizione, nonché due lettere manoscritte, di cui una (espresso) spedita da Varese il 18 luglio 1980 da una giovane cittadina austriaca, insegnante di una scuola di lingue di Varese sita in via Fiume 46;
nella citata intervista concessa al Manifesto, Kram ha così motivato il suo arrivo in Italia e la sua successiva presenza a Bologna, il 2 agosto 1980, giorno della strage: «A Milano mi aveva invitato un'austriaca, che lì insegnava tedesco. Avrei pernottato da lei e il giorno dopo avrei proseguito per Firenze». Poi aggiunge, in riferimento al suo fermo da parte della polizia di frontiera a Chiasso: «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna»;
risulta evidente secondo gli interpellanti che Kram, addossando la responsabilità del suo grave ritardo alla polizia di frontiera di Chiasso («mi trattennero per ore»), giustifica il suo arrivo a Bologna come un evento del tutto imprevisto e casuale. E come riscontro alle sue affermazioni, cita proprio l'orario (falso) riguardante il suo arrivo a Chiasso «alle ore 12,08 legali» (come riportato alla pagina 230 del «Documento conclusivo» dei commissari di minoranza della Mitrokhin»), e non alle ore 10,30 così come in realtà avvenne secondo quanto riferito nel telex del 1o agosto 1980 del dirigente di polizia dottor Marotta;
Kram, nella medesima intervista pubblicata dal Manifesto il 1o agosto 2007, motiva il suo arrivo in Italia il 1o agosto 1980 poiché invitato a Milano da «un'austriaca, che lì insegnava tedesco». A Milano Kram - come egli asserisce - avrebbe dovuto pernottare a casa di questa donna austriaca, per poi proseguire il giorno dopo (il 2 agosto) per Firenze;
secondo le ultime informazioni fornite al Parlamento da parte del rappresentante

Pag. 9156

del Governo in data 11 ottobre 2007, Kram sarebbe stato identificato e avrebbe subito la perquisizione da parte degli agenti della polizia di frontiera a bordo del treno 307 delle ore 12,08. Pertanto, questa attività - se fosse confermata la versione del Governo - andrebbe in parte a vantaggio della versione di Kram, il quale afferma di essere stato trattenuto per ore dopo il suo arrivo a Chiasso «alle ore 12,08 legali» del 1o agosto 1980;
dagli elementi rassegnati dal Governo nella seduta dell'11 ottobre 2007, l'alibi di Kram potrebbe trovare, invece che evidenti e gravi elementi di smentita, utili spunti di riscontro, poiché se egli - come afferma il sottosegretario Scotti - venne identificato e perquisito sul treno diretto 307 delle ore 12,08, trattenuto per ore (come afferma il diretto interessato) e poi rilasciato a seguito dell'esito negativo della attività perquisitiva, potrà agilmente dimostrare che - proprio a causa di tali, imprevedibili e prolungati ritardi - arrivò a Bologna per puro caso, essendo ormai notte ed avendo necessità di trovare un luogo dove pernottare;
in data 23 novembre 2005, in una intervista concessa a Paolo Biondani del Corriere della Sera, il noto terrorista internazionale Il'ich Ramìrez Sànchez, detto Carlos ebbe modo di dichiarare: «Poco tempo dopo la strage ho ricevuto dalla Germania Ovest un rapporto scritto, che è molto importante e dovrebbe essere ancora negli archivi della nostra Organizzazione dei rivoluzionari internazionalisti (Ori). Il rapporto dice che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell'esplosione. Ho ricordato il suo nome leggendo il Corriere: Thomas Kram. Era un insegnante comunista di Bochum, rifugiato a Perugia. Il giorno prima della strage era a Roma, pedinato da agenti segreti che lo seguirono anche sul treno per Bologna»;
non risulta neppure:
a) se, a seguito delle attività di indagine delegate dalla Procura della Repubblica alla Digos di Bologna, siano state ascoltate come persone informate sui fatti, tutti coloro che, direttamente o indirettamente, risultavano in contatto con Kram in Italia;
b) in particolare, se sia stata identificata, rintracciata e sentita, come persona informata sui fatti, la cittadina austriaca con la quale Kram si sarebbe dovuto incontrare a Milano il 1o agosto 1980, così come da lui stesso dichiarato nella intervista al Manifesto del 1o agosto 2007;
c) se tale cittadina austriaca sia stata, precedentemente all'uscita della citata intervista di Kram, già sentita come persona informata dei fatti, in relazione ai suoi contatti (epistolari) con il terrorista tedesco;
d) se, alla luce delle affermazioni di Kram al Manifesto, la polizia giudiziaria abbia svolto ulteriori attività di indagine finalizzate, in particolar modo, al riscontro dell'alibi del tedesco il giorno della strage di Bologna e quello precedente;
e) se, nel contesto di tali attività di indagine da parte della Procura di Bologna, sia stato ascoltato Guido Ambrosino, il giornalista del Manifesto che ha firmato l'intervista a Kram, così come pubblicata il 1o agosto 2007 -:
da quali atti, documenti o testimonianze ufficiali risulti - in modo netto, chiaro e inequivocabile - che il cittadino tedesco Thomas Kram, così come affermato dal Sottosegretario Scotti l'11 ottobre 2007, sarebbe stato identificato e perquisito il 1o agosto 1980 a bordo del treno 307 Chiasso-Milano;
se il Governo intenda spiegare le modalità con cui la perquisizione a carico di Kram sarebbe potuta avvenire a bordo del treno 307;
se al Governo risulti se, rispetto alle ultime informazioni in merito fornite dal Governo stesso al Parlamento, la posizione giudiziaria di Thomas Kram sia mutata (da persona informata sui fatti a iscritto sul registro degli indagati), anche alla luce

Pag. 9157

delle più recenti acquisizioni e delle attività investigative eventualmente poste in essere, in particolare alla luce delle dichiarazioni rese alla stampa da parte del terrorista tedesco;
se il Governo disponga di ulteriori elementi in ordine ai fatti descritti in premessa e se non intenda promuovere una ispezione ministeriale presso gli uffici giudiziari bolognesi al fine di verificare il corretto e legittimo svolgimento dell'azione penale.
(2-00830)
«Raisi, Perina, Contento, Lo Presti, Moffa, Angela Napoli, Leo, Patarino, Rositani, Briguglio, Scalia, Giorgio Conte, Lisi, Porcu, Castellani, Germontani, Airaghi, Cirielli, Lamorte, Alberto Giorgetti, Consolo, Cosenza, Ulivi, Urso, Holzmann, Benedetti Valentini, Giulio Conti, Armani, Tremaglia, Cossiga, Gioacchino Alfano, Zorzato, Fallica, Paoletti Tangheroni, Alemanno, Amoruso, Frassinetti, Catanoso, Foti, Mancuso, Mazzocchi, Minasso, Saglia, Proietti Cosimi».
postato da: GabrielParadisi alle ore 07/11/2007 09:28 | Permalink | commenti (123)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
lunedì, 22 ottobre 2007
I treni in edicola: Il Giornale
(22 ottobre 2007)

23 ottobre 2007
Troppi errori: una doverosa rettifica.
 
Senza entrare nel merito della ricostruzione, peraltro piuttosto fantasiosa e ricca di inesattezze, riguardante il caso Kram, (i treni, gli orari del suo arrivo in Italia il 1° agosto 1980 e il suo alibi per il giorno dell’attentato), nell’articolo apparso ieri (22 ottobre 2007) a pag. 20 sul quotidiano Il Giornale, relativo alla strage del 2 agosto 1980 e intitolato “Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba”, il mio nome – assieme a quello del magistrato Lorenzo Matassa – viene citato in ordine ad alcuni fatti e circostanze errate e destituite di ogni fondamento.
In un passo dell’articolo, infatti, si legge: «La storia “italiana” di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della Commissione Mitrokhin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivarono in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In Questura, i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata “T Kram”. Il nome non era del tutto nuovo».
Tali affermazioni non solo non corrispondono alla verità dei fatti così come si sono svolti nell’estate del 2005 nel contesto dei lavori della Commissione Mitrokhin, ma contengono vari elementi di estrema gravità.
 
1.      La storia “italiana” di Kram non inizia nel 2003, ma il 25 e 26 luglio 2005 quando il sottoscritto (non accompagnato da nessun altro consulente) venne accreditato alla Questura di Bologna per effettuare ricerche di archivio connesse ai fatti del 2 agosto 1980.
2.      Tali ricerche erano state delegate dall’Ufficio di presidenza della Commissione Mitrokhin e, attraverso l’Ufficio di Gabinetto del ministro dell’Interno, era stata concessa la possibilità al sottoscritto (e non al dott. Matassa) di effettuare tali riscontri documentali presso la Questura di Bologna.
3.      Il fascicolo personale intestato al tedesco Thomas Kram (e non «una cartella intitolata T Kram») venne da me rinvenuto (insieme ad altri materiali di estremo interesse), e non – come riportato nell’articolo – dal dottor Matassa, il quale seguiva da Roma l’evolversi della situazione.
4.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei arrivato in ritardo ad un appuntamento presso gli uffici della Questura di Bologna. Non vi fu nessun ritardo o appuntamento mancato. È vero invece il contrario: e cioè che la mia visita era inquadrata in una attività istituzionale di natura collaborativa tra il ministero dell’Interno e la Commissione Mitrokhin e che – proprio in quei giorni di luglio del 2005 – era stata fissata la mia visita alla Questura di Bologna, dopo un fitto scambio epistolare con i competenti uffici del Viminale per le dovute autorizzazioni. Venne dunque fissato un appuntamento al quale mi presentai puntuale.
5.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato accolto in Questura solo dal piantone. Vero, invece, che venni ricevuto presso la citata Questura del capoluogo felsineo prima dal capo di Gabinetto, dott. Bracco, e quindi dal dirigente della Digos, dott. Ciarambino. E grazie alla loro splendida collaborazione fu per la Commissione Mitrokhin possibile portare a termine tutte le ricerche e i riscontri di archivio per i quali ero stato delegato. A loro vanno i miei ringraziamenti e tutta la mia riconoscenza.
6.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato accompagnato in archivio da questo presunto e fantomatico piantone (addirittura «preso alla sprovvista»). Ad onor del vero, ai consulenti della Commissione Mitrokhin, nel quadro di questa attività di assistenza e collaborazione, era stata messa a disposizione addirittura una stanza presso gli uffici della Digos e mai, ripeto mai, sono stato accompagnato o – peggio – avrei vagato da solo nell’archivio della Questura. La movimentazione dei fascicoli era cura esclusiva degli archivisti in servizio presso la Questura e solo loro avevano accesso ai locali dell’archivio. A me era di certo permesso svolgere ricerche, accertamenti e riscontri, ma non passeggiare o vagare per gli uffici, come invece afferma l’autore dell’articolo.
7.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato lasciato libero di guardarmi attorno, nell’archivio della Questura! Una pura follia. Il mio lavoro di ricerca (e ripeto al quale mai partecipò il dott. Matassa) venne svolto in una stanza messa gentilmente a disposizione della Questura di Bologna e mai è accaduto che sia stato lasciato solo presso detti uffici. Per fortuna, a conforto di ciò che dico vi sono i verbali di acquisizione, firmati e controfirmati dai vertici della Digos e dagli altri uffici della Questura, all’esito delle citate attività di riscontro.
8.      Fu soprattutto grazie alla leale e straordinaria collaborazione fornita dal ministero dell’Interno, dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione e dalla Digos di Bologna che alla Commissione Mitrokhin venne data la possibilità di accedere agli atti di archivio, direi – senza troppa enfasi – fondamentali ai fini della stesura della Relazione a firma congiunta con il dott. Matassa, da noi depositata al protocollo della Commissione il 23 febbraio 2006 (prot. 4116) e dedicata proprio al gruppo Separat e al contesto dell’attentato del 2 agosto 1980. In tale documento è ben rappresentato il profilo dell’estremista tedesco Thomas Kram, del suo ruolo all’interno del gruppo Carlos e soprattutto della sua presenza a Bologna il giorno della strage.
9.   La nota del capo della polizia, Gianni De Gennaro, dell'8 marzo 2001 su Thomas Kram non era indirizzata ai magistrati tedeschi, ma alla questura di Bologna, sollecitando ulteriori accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria.
 
 
Era sufficiente una telefonata ai diretti interessati per avere un’informazione corretta, evitando così di riportare cose non vere e gravi. Raccontando simili fantasticherie si delegittima il lavoro svolto e i risultati conseguiti dalla tanto criticata Commissione Mitrokhin (travolta dallo scandalo Scaramella). Tutto ciò fa male non solo alla reputazione del sottoscritto, ma a quella stessa verità che ancora aspetta di essere scritta sui tragici fatti del 2 agosto 1980.
Distinti saluti
Gian Paolo Pelizzaro
 
 
 
Come già ricordato da Gian Paolo Pelizzaro va comunque ribadito in questa sede che anche la ricostruzione di Chiocci della "scoperta" di François de Quengo de Tonquédec non è del tutto esatta, come gli attenti lettori di questo blog hanno già potuto capire.

Il Giornale, 22 ottobre 2007
L’Esclusiva
Il 2 agosto 1980 Thomas Kram, terrorista rosso vicino all’estremismo islamico, era in città. Riaperto un capitolo nascosto per troppi anni.
«Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba»

di  GIAN MARCO CHIOCCI

Il governo Prodi mente sulla strage di Bologna. Incalzato da due interrogazioni parlamentari di Enzo Raisi (An) l'Esecutivo ha dato, di fatto, la netta sensazione di voler aiutare un terrorista di sinistra tedesco a crearsi un alibi a posteriori per la bomba alla stazione del 2 agosto 1980. A scoprire il bluff governativo sulla presenza nel capoluogo emiliano di Thomas Kram, legato all'estremismo arabo del network terroristico di Carlos «lo Sciacallo», è stato un blog di sinistra, curato da Gabriele Paradisi (gabrieleparadisi.splinder.com) una sorta di poeta intellettuale bolognese che si è messo a spulciare minuziosamente le versioni ufficiali della procura rivelatesi piene di errori e contraddizioni. E così quando il sottosegretario Scotti, a nome del governo, ha risposto a Raisi sui motivi per cui non si era mai voluto indagare sulla presenza di un terrorista di quel calibro a Bologna il giorno della strage, sono stati i segugi del blog a smascherare reticenze e gravissime omissioni. La prima: il governo ha spiegato che Kram non poteva essere coinvolto nella strage perché aveva preso un treno in Germania l'1 agosto, ed era arrivato in Italia dopo la strage.

Il treno che non c’è
I blogger sono andati a consultare l'orario delle ferrovie europee di quell'anno, e hanno scoperto che il treno di cui parla il governo non esisteva, e che comunque quel treno non era quello citato nel rapporto di polizia, che invece datava il viaggio del Kram al 31 luglio, quindi in tempo utile per la strage del 2 agosto. Sbugiardato e messo all'angolo, il rappresentante del governo Prodi replicava che evidentemente si era trattato di un errore dovuto alla nota della procura che citava un altro treno... Purtroppo per Scotti, i soliti blogger nello scoprire che il sottosegretario citava treni impossibili, arrivano a ipotizzare che una strana coincidenza segnava la risposta ufficiale del governo italiano: sembrava ricalcare a pieno l'alibi che aveva fornito lo stesso Kram in una intervista al Manifesto dell'agosto scorso. Secondo il nostro governo, quello che diceva Thomas Kram era tutto vero. E siccome date e orari non tornavano, ecco che il governo sistemava le discrepanze. Kram, costituitosi in Germania dopo 26 anni di latitanza (iniziata, guarda caso, proprio il 2 agosto 1980) nell'intervista si giustificava dicendo di essere stato sì a Bologna, ma di aver notato, appena uscito dall'albergo, una certa confusione, e di aver preferito quindi non andare in stazione, ma andare in taxi a prendere una corriera per andare a Milano da una sua amica. I blogger hanno però scoperto che dal suo albergo era impossibile vedere la stazione ferroviaria, e poi la stazione delle corriere era proprio accanto a quella ferroviaria. Quanto alla supposta amica milanese di Kram, interrogata dalla Digos, ha smentito categoricamente di aver visto il tedesco in quei giorni.

A questo punto il sottosegretario Scotti, in palese difficoltà, replicava che le informazioni del governo provenivano direttamente dalla procura di Bologna, e che quindi eventuali imprecisioni andavano addebitate a loro. Ma aggiungeva, involontariamente, un dato clamoroso: «Il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen», perché Kram a quel punto era solo un cittadino tedesco che aveva diritto alla sua privacy. Kram, però, non era un cittadino tedesco qualsiasi essendo ricercato nel mondo per una serie di attentati.

Lettera ai tedeschi
La storia «italiana» di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della commissione Mitrokin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivano in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In questura i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata «T Kram». Il nome non era del tutto nuovo, visto che il giudice istruttore francese Jean-Louis Bruguière lo aveva inserito tra i costitutori di un gruppo terrorista filopalestinese facente capo a Carlos lo sciacallo. Aperta la cartella, vi trovarono dentro una lettera firmata dall'allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, datata 8 marzo 2001, indirizzata alla magistratura tedesca. Su Thomas Kram, De Gennaro scriveva: «Risulta essere arrivato a Bologna l'1 agosto 1980, aver preso alloggio presso l'Albergo Centrale, stanza 21, ed essere ripartito il 2 agosto». De Gennaro stabiliva che la copia venisse trasmessa anche alla Procura di Bologna, per verificare eventuali collegamenti con la strage. Nella risposta ai colleghi tedeschi, elencava una serie di segnalazioni provenienti dalla Germania tra il 1979 e il 1980 perché gli italiani «tenessero d'occhio» quel Thomas Kram, portaordini del terrorismo filopalestinese. E De Gennaro aggiungeva che Thomas Kram era stato individuato al momento del suo ingresso in Italia via treno il 31 luglio 1980, pedinato, fermato, perquisito e rilasciato.

 

Compagno a Bologna
Un dettaglio singolare perché proprio di un «compagno» aveva parlato pochi mesi prima Carlos in una intervista rilasciata dal carcere francese. «Un nostro compagno si accorse di essere pedinato, uscì dalla stazione di Bologna di corsa, e pochi istanti dopo ci fu l'esplosione». Carlos e De Gennaro dicevano la stessa cosa: quel giorno, a Bologna, alla stazione, c'era un «compagno». E infine. Anziché accanirsi ossessivamente sui «fascisti» Mambro e Fioravanti la procura di Bologna forse avrebbe potuto scandagliare di più sul fronte arabo anche perché, Kram a parte, tre settimane prima del 2 agosto 1980 l'allora prefetto Gaspare De Francisci, capo dell'Antiterrorismo lancia l'allarme sulle possibili ritorsioni ai danni dell'Italia da parte del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) che faceva pressioni per ottenere la liberazione di Abu Anzeh Saleh, rappresentante del Fronte in Italia detenuto nel carcere di Trani. Contestualmente la magistratura francese scopre, fra le carte di Mourkabal Michel Walib, braccio destro di Carlos, un indirizzo di Bologna («via S.Pio V 13, secondo piano a sinistra») e una parola d'ordine per accedere in un appartamento con granate, dinamite, detonatori, congegni a tempo. A quell'indirizzo corrisponde proprio il covo bolognese di Abu Saleh. Ce n'era abbastanza per indagare anche sul fronte arabo. Ma la strage doveva essere fascista, e fascista è passata in giudicato.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/10/2007 07:22 | Permalink | commenti (780)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
venerdì, 12 ottobre 2007