mercoledì, 23 novembre 2005

Proposta a Felice Manti

Vedo che il dibattito si è fatto serrato e forse è il momento di procedere senza aspettare oltre. Rispondo quindi alle considerazioni inviatemi da Felice Manti (1) (2) e gli rilancio immediatamente una proposta.

Caro Manti

 

Premessa:

 

In Italia c’è libertà di stampa? Senza dubbio. Siamo un paese libero e democratico? Senza dubbio. Lei m’insegna però che la democrazia e la libertà sono beni troppo importanti per non mantenere su di essi la guardia più alta possibile. E più si è liberali e più ci deve stare a cuore il controllo e la vigilanza su questi imprescindibili e irrinunciabili valori. Qualsiasi eventualità possa mettere a repentaglio o a rischio questi preziosi beni, deve essere scongiurata ed evitata ad ogni costo. Le attenzioni non sono mai troppe. Non possiamo nasconderci però, soprattutto ripeto se ci dichiariamo liberali, dietro un dito ancorché medio. Lei è un giornalista, presumo quindi che abbia accesso quotidianamente alle rassegne stampa dei giornali e dei periodici stranieri. Parlo soprattutto di quelli dei paesi liberi e democratici come il nostro. Non credo che le siano sfuggite in questi ultimi anni le critiche esplicite che essi (in toto e da ogni versante politico direi) hanno sovente mosso al nostro paese, soprattutto su un punto, che di politico non ha (anzi non dovrebbe avere) nulla: il conflitto d’interessi che investe il nostro Presidente del Consiglio. Badi bene voglio spersonalizzare quel ruolo. Dimentichiamoci per un attimo che dietro ci sia un certo Sig. Silvio Berlusconi, simpatico, antipatico, onesto, santo, unto, o quant’altro. Che vi piaccia o no, un magnate proprietario di televisioni, giornali, assicurazioni, etc.. etc.. è diventato (legittimamente, per carità) Premier e si trova ogni santo giorno a legiferare (il suo governo e la sua schiacciante maggioranza parlamentare) su temi che si riflettono automaticamente sulle sue proprietà e sul suo patrimonio. Quando questa eventualità si presentò per la prima volta nel 1994 (ma Lei Manti allora era troppo giovane), un noto opinionista americano, tal Edward Luttwak… non certo un liberal, disse a caldo in TV: “il conflitto d’interessi non è un problema, lo sarà se Berlusconi non se ne sarà liberato nei prossimi cento giorni”. Sono passati più di dieci anni e non mi si venga a dire che la Legge Frattini ha rimosso quel macigno… Non la ritiene, parlando e pensando da liberale, oggettivamente un’anomalia? Questa domanda l’ho già fatta al suo Vice Direttore Paolo Guzzanti circa un mese fa, mi disse che mi avrebbe risposto. Non l’ha ancora fatto ma ci conto. Io credo che sia un’anomalia che non può passare inosservata a chiunque ritenga la democrazia un prezioso sistema dove poteri, ruoli e responsabilità sono ben divisi, chiari ed equilibrati. Tutto qua, a prescindere dal Sig. Berlusconi in particolare.

 

 

Nel merito poi di Freedom House, io qui, può verificarlo, non ho mai detto che quella classifica, quell’istituzione fossero infallibili. Non mi interessa in questa sede. Anzi le dirò di più, l’idea che ci sia una qualche organizzazione che sentenzia sulle libertà di paesi sovrani un po’ mi inquieta. Proprio perché amo troppo la libertà e la democrazia, chiunque si arroghi il diritto di dire ciò che è bene e ciò che è male, mi rende immediatamente diffidente e sospettoso.

 

Se voi del Giornale aveste attaccato solo la credibilità di FH, la sua autorevolezza; se aveste immediatamente contattato i responsabili per capire in dettaglio i criteri da loro usati; se aveste letto e riletto le relazioni finali del 2003 e del 2004, e aveste poi mosso una critica vibrante sull’attendibilità di quei dati, non avrei mai avuto nulla da eccepire. La vostra reazione, mi permetta, è stata ben diversa. Voi avete, non solo scritto, ma cavalcato quella potenza mediatica televisiva detta anche la “terza camera”, parlo di Porta a Porta, facendo passare un messaggio non solo falso, ma addirittura che ribaltava le responsabilità. E cioè, lo status (Partly Free) e lo score (77°) dell’Italia non dipendono dall’influenza di Berlusconi sui media (in soldoni la tesi di Celentano), ma dal fatto che due giornalisti “di destra” sono stati arrestati a dimostrazione che poteri più o meno occulti tramano contro Berlusconi e questo governo. Ho molto semplificato, ma la sostanza è stata questa. Noi abbiamo cercato, credo riuscendoci, di smascherare solo questo.

 

 

Circa le indagini de Il Giornale e le nostre umili di bloggers mi sento di dire ancora qualcosa. Mi sembra che ci sia da parte sua ancora qualche resistenza nell’ammettere che le 2 notizie oggetto di questa discussione (Jannuzzi è la causa del risultato in classifica e La Repubblica è l’unica fonte informativa di FH), sono state smentite inequivocabilmente da FH. Le domande che io ho posto (nel mio incerto inglese) alla Karlaker sono state pubblicate e sono visibili a tutti, così come le successive risposte ricevute. Lei sa benissimo che talvolta si possono indirizzare le risposte in base al modo con cui si pongono le relative domande. Non voglio insinuare nulla, ma talvolta, anche inconsciamente, si recepisce esattamente quello che ci si vuol sentir dire. Le faccio una proposta pubblica: Perché non ci manda le domande che sottopose alla Karlaker nella famosa intervista e quelle che ha posto ieri alla Repucci? Sarebbe bello riscriverle insieme, rimandarle via email alle interessate e aspettarci da loro le formali, ufficiali risposte. In tal modo si taglierebbe la testa al toro una volta per tutte.

 

 

Infine Manti, mi permetto di dirle che secondo me sta rifacendo per l’ennesima volta un errore di valutazione. Lei non può così superficialmente scrivere: “(quelli di FH. Ndr) non sanno: a) niente dell'Italia; b) niente delle leggi che hanno acriticamente contestato” pensando di averlo dimostrato con le sue criptiche interviste di cui ci manca, ripeto, il testo. Io non credo, visto com’è tutto sommato circostanziata la relazione di FH, che non ci sia qualcuno in quella sede competente. Però le faccio un’altra proposta, questa volta non vogliamo trovarlo io e Dicke quel qualcuno, lo vogliamo fare insieme a Lei se è d’accordo. Stavolta ci avrà dalla sua parte. Interroghiamo insieme in modo incalzante FH per ricevere le necessarie informazioni circa i metodi da loro usati, per sapere chi ha raccolto le informazioni e quali fonti essi hanno usato (oltre, naturalmente, a La Repubblica); interroghiamoli per sapere chi ha steso materialmente la relazione per quanto riguarda l’Italia, e chi è l’interlocutore che non può non conoscere la legge Gasparri , la legge Frattini , etc.. . Stendiamo insieme un questionario e mandiamoglielo. Pretendiamo una risposta ufficiale, così almeno sapremo, una volta per tutte, se il rapporto 2006 (relativo al 2005) sarà un documento serio su cui discutere o sarà un mero esercizio fazioso, utile solo a strumentalizzazioni politiche del Celentano di turno. Ci sta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 16:27 | Permalink | commenti (16)
categoria:il caso freedom house, manti felice
mercoledì, 23 novembre 2005

Specchi scivolosi...

 

Aggiornamento: Felice Manti, con grande disponibilità e serietà, ha risposto a questo mio intervento (lo trovate come primo commento e per ora lo lascierò lì). Nelle prossime ore, domani probabilmente, ne darò maggior evidenza in un apposito post, perchè lo merita e perchè, anch'io devo puntualizzare e rispondere alle sue considerazioni.

Oggi su Il Giornale Felice Manti interviene per precisare la sua posizione circa il caso Freedom House. Di seguito è riportato l’intero articolo. Non potendo più smentire l’evidenza, egli ripiega sui dubbi (legittimi, per carità) di affidabilità di Freedom House e rimanda ad una possibile rivalutazione dell’Italia nel report del prossimo anno. Non prima però di aver cercato un’improbabile arrampicamento su specchi decisamente scivolosi. Vediamo il perché:

1)      Le affermazioni di Salvo Mazzolini, di Felice Manti, di Paolo Guzzanti 1 e 2, (chi è stato il primo?), che imputavano al caso Jannuzzi la pessima posizione dell’Italia nella classifica, ma soprattutto lo status “Partly Free” sono già state retificate da Guzzanti 3 e smentite categoricamente nella nota di FH emessa il 21 novembre. Anche perché il declassamento a “Partly Free” è avvenuto per la situazione dell’informazione italiana nel 2003, quando cioè Jannuzzi e Melilli erano ancora “liberi”: “In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003). La cronologia credo non sia ancora stata “declassata” ad opinione; Ora che il Manti si appigli allo scivoloso “sole reason”  mi sembra puerile. Il suo già citato articolo del 26 ottobre era suggestivamente intitolava “Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l’Italia è libera”. E comunque, al di la di quello che Manti voleva intendere, la mia contestazione originaria a Mazzolini e a Guzzanti partiva da quella falsità da loro esibita e ostentata: il caso Jannuzzi, eventualmente, ha influenzato il risultato (lo score, attenzione, non lo status) dell’Italia nel 2004 (report Freedom of the Press 2005), non quello del 2003. Ho volutamente differenziato tra score (77° posto) e status (Partly Free), perché taluni commentatori compreso il Manti, sembra che cerchino di capire quanti punti (se 6, o 9, o solo 2) siano imputabili al caso Jannuzzi (!?). La cosa mi sembra grottesca. Se si mettono in dubbio i metodi di valutazione adottati da FH che senso ha utilizzarli per calcolare o ricalcolare un piazzamento? In ogni modo 1° verità: lo status “Partly Free” assegnato per la prima volta all’Italia per la situazione 2003 non dipendeva assolutamente dagli “arresti” di Jannuzzi e Melilli.

2)      La seconda verità: Freedom House è stata precisa e tempestiva. La signora Karlaker è stata reperibile sicuramente fino a venerdì scorso 18 novembre. Lo testimoniano le email che mi ha spedito e che avrebbe spedito a chiunque avesse chiesto direttamente a lei come stavano le cose. Già il 9 novembre aveva dichiarato che nell’intervista di Manti era stata citata erroneamente “I was misquoted” e che sarebbe seguita una nota ufficiale di FH a chiarimento. Ancora venerdì 18, dopo che Guzzanti nella sua ammissione di errore, aveva parlato di La Repubblica come unica fonte di informazione per FH, la Karlaker ribadiva di continuare ad essere fraintesa “extensively misquoted”.  Su quest’ultimo episodio, che io avevo interpretato come un’ennesima mistificazione, oggi Manti è costretto a scrivere, citando la Karlaker e questa volta non erroneamente: “qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco. Perché dunque Manti dice che la nota di FH è “tardiva” e “imprecisa”? Mi sembra completa nel ribadire le 2 cause principali del declassamento e nel dire che Il Giornale ha interpretato a suo modo le loro parole: “In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested”.

 

Questi sono i dati. A mio avviso molto chiari. L’articolo odierno di Manti credo sia stato scritto unicamente per cercare di motivare, verso l’esterno, una posizione oggettivamente ormai difficile da sostenere, mantenendo però nel contempo, all’interno (ovvero tra i fedeli lettori de Il Giornale), qualche motivazione ancora sostenibile (evanescente certo, ma a loro basterà), accontentando così coloro i quali amano parlare sempre e solo della “scientifica disinformatja” di sinistra. Salvataggio in corner e ripartenza? Ma a proposito di "disinformatja", ne esiste forse, mi chiedo, una anche a destra?

 

«Libertà di stampa: cambieremo i criteri per valutare l’Italia» Felice Manti, da Milano, Il Giornale 23 Novembre 2005
«In Italia c'è ancora una situazione di “parziale libertà” per quanto riguarda la stampa e il diritto di espressione». Comincia così il comunicato della Freedom House, la società americana che ha stilato il contestato rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, assegnando all'Italia il 77° posto, e ripreso anche da Adriano Celentano nella trasmissione Rockpolitik. La società prende anche le distanze dall'intervista rilasciata al nostro giornale quasi un mese fa: «Contrariamente a quanto scritto da Il Giornale del 26 ottobre, le azioni legali contro i due giornalisti Massimiliano Mellili e Lino Jannuzzi non sono le uniche ragioni (sole reason) della retrocessione dell'Italia». La precisazione della società Usa, oltre che tardiva, è anche imprecisa, perché Il Giornale non ha mai sostenuto che i due arresti fossero le uniche ragioni, ma semplicemente che, cifre alla mano, senza quegli arresti saremmo stati un Paese anche da loro considerato libero. La richiesta di ulteriori chiarimenti ai responsabili della società è stata difficile: la Karlekar, contattata via e-mail, risulta assente da domenica scorsa e fino al 2 dicembre. Riusciamo a parlare con Sarah Repucci, che ha redatto la precisazione. Come mai questa precisazione, un mese dopo l'intervista? «Karin Karlekar dice di essere stata mal interpretata nell'intervista, e ancor di più perché qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco». Nient'altro? «Avete sostenuto che il motivo principale della vostra posizione era l'arresto dei due giornalisti». No. La Karlekar mi ha detto che senza quelle due sentenze della magistratura la nostra posizione sarebbe stata diversa. Saremmo stati liberi... «I due arresti hanno pesato, non saprei se 6 punti come dice lei o no. Ma i problemi dell'Italia sono altri. Cito dal rapporto: il premier Berlusconi e la sua famiglia, che hanno interessi nel settore dei media, la legge Gasparri.. .» Lei sa che cosa prevede la Gasparri? «No». Annuncia la possibile privatizzazione della Rai, che toglierà la tv pubblica dal controllo del potere politico. Moltiplica i canali televisivi grazie al digitale terrestre, prevede un contributo per l'acquisto del decoder. Lo sapeva? «No». Sul vostro rapporto si legge: «I critici sostengono che questa legge rinforza il potere di Berlusconi sui media». E quelli che sono favorevoli? «Non saprei». Chi ha redatto il rapporto? «Questo non posso dirglielo, deve rimanere segreto. Ma posso assicurarle una cosa». E cioè? «Che il prossimo anno, quando valuteremo la situazione italiana, ascolteremo anche altre voci».

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 08:24 | Permalink | commenti (10)
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martedì, 22 novembre 2005

La nota di precisazione di Freedom House & Felice Manti...

PRESS RELEASE
FOR IMMEDIATE RELEASE
CONTACT: Sarah Repucci
212-514-8040 x23
FREEDOM HOUSE STATEMENT ON ITALY'S PRESS FREEDOM RATING
NEW YORK, November 21, 2005 -- Recent debate in surrounding the country's classification in Freedom House's annual survey of media freedom, Freedom of the Press, has led to incorrect characterizations in Italian media about the nature of the rating. In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003).  That status was maintained in the 2005 study (based on events in 2004). In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested, that the sole reason for 's "Partly Free" rating was due to legal action brought against two Italian journalists, Massimiliano Mellili and Lino Jannuzzi, in 2004.  The full Il Giornale article is available here:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0
Freedom House wishes to clarify that, as stated in the 2004 survey introduction and country report for Italy, there are two primary reasons for Italy's initial downgrade and continuing "Partly Free"
categorization. These are:
-- Concentration of ownership, particularly over the broadcast media, which has come about due to the fact that Prime Minister Berlusconi and his family have extensive business interests in the media, including their ownership of 's three largest private television stations and the Il Giornale newspaper itself.  This creates a conflict of interest for the Prime Minister, acting both as a media entrepreneur and head of government.
-- An environment of excessive political control over media outlets' coverage and an increase in misuse of this power by members of the government, particularly over the public broadcasting network RAI (in 2003 the RAI board resigned in protest over government interference). It was also noted that also features an insufficient legal and institutional framework to fully protect press freedom -- the libel cases against journalists being just one example of this.
While the Italian government has passed two laws in 2004 (the Frattini law and Gasparri law) intended to address both the monopolization of television media and the conflict of interest that exists when a legislator maintains private holdings at odds with his or her public duty, neither piece of legislation presents a sufficient challenge to the Berlusconi family's control of the television industry.
Freedom of the Press, first published in 1980, assesses the degree of print, broadcast, and Internet freedom in every country in the world. It assigns each country a numerical score from 0 to 100 that determines a category rating of Free, Partly Free, or Not Free. Ratings are determined by examining three broad categories: the legal environment in which media operate, political influences on reporting and access to information, and economic pressures on content and the dissemination of news.
Freedom of the Press 2005 is available online at:
http://freedomhouse.org/research/pressurvey.htm

 

 

Prima di leggere questa nota di FH, che mi sembra decisiva per dirimere una volta per tutte  la questione trattata in queste settimane, avevo scritto direttamente a Felice Manti per avere la sua versione. Gentilmente egli mi ha risposto…

 

 

Sent: Tuesday, November 22, 2005 3:37 PM

 

 

Subject: Freedom House

 

 

Gent.le Manti, Mi sono interessato in queste ultime settimane al caso di Freedom House e alla loro famosa classifica. Ho intrattenuto con Paolo Guzzanti un dialogo circa l’interpretazione di quella posizione (colpa del caso Jannuzzi, anzi no) e più volte mi è capitato di citare lei e il suo articolo su Il Giornale del 26 Ottobre. Per farla breve, se va nel mio blog trova tutta la storia… Comunque, e mi sono accorto che anche altri navigatori hanno fatto verifiche dirette, mi sento di smentire ciò che lei scrisse, in quanto a me, la Sig.ra Karlekar che lei intervistò in quell’articolo, mi ha assicurato di essere stata citata male o fraintesa. Mentre Paolo Guzzanti in un articolo del 18 novembre sempre su Il Giornale ha ammesso l’infondatezza della tesi Jannuzzi, da lei non mi risulta sia stata effettuata ancora nessuna rettifica. Può dirmi qualcosa al riguardo?  Glene sarei molto grato. Grazie, Gabriele Paradisi

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.06
A: Gabriele Paradisi
Oggetto: Freedom House

 

 

Intanto la ringrazio per le cose che ha scritto e per aver chiesto la mia posizione. Il "caso Freedom House" è una cosa sulla quale sto lavorando da stamattina, dopo la nota di precisazione (che le inoltro). Innanzitutto, confermo per filo e per segno l'intervista che ho fatto con la Karlekar. La quale mi ha detto che il punteggio dato sul legal environment era superiore a quello degli anni scorsi a causa dell'arresto di due giornalisti. E mi ha ribadito che, senza quei punti, la nostra valutazione sarebbe stata inferiore ai 30 punti, che segnano il confine tra paesi free e paesi non free. La nota di Freedom House, peraltro, non smentisce né l'intervista né il suo contenuto ma sottolinea che l'arresto dei due giornalisti non è la "sole reason" (cito testualmente) della nostra posizione in classifica, come peraltro viene ribadito nell'intervista (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0). Il nome di Jannuzzi non me lo sono inventato io, ma viene citato ESPLICITAMENTE nella spiegazione che da FreedomHouse della posizione italiana. La signora Karlekar non è stata male interpretata, ma forse ha commesso l'errore di dire una piccola verità. È curioso che non abbia sentito la necessità di replicare alla mia intervista, ed è altrettanto curioso che sia assente da oggi e fino al 2 dicembre (come da e-mail che le inoltro). Sto cercando di mettermi in contatto con Freedom House per chiarire definitivamente la situazione, perché non mi piace passare per bugiardo. La situazione spero si chiarisca con il rapporto 2006, relativo all'anno solare 2005. Se siamo free, avrò ragione io. Se siamo partly free, chiederò spiegazioni all'estensore del rapporto, per iscritto e via mail, come spero di fare entro oggi. Il contenuto della e-mail è (ovviamente) interamente pubblicabile sul suo blog.

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.12
A: 'felice manti'
Oggetto: R: Freedom House

 

 

La ringrazio della tempestività della sua risposta. Esauriente e onesta. La invito ad approfondire la questione perché a me risulta che Freedom House dovrà emettere una nota di chiarimento perché in due momenti diversi la Karlaker mi ha ribadito di essere stata “misquoted” (sul caso Jannuzzi) ed “extensively misquoted” sul fatto che La Repubblica sia la loro unica fonte informativa. Comunque mi tenga informato. Grazie mille, Gabriele Paradisi  

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/11/2005 16:42 | Permalink | commenti (16)
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