Proposta a Felice Manti

Vedo che il dibattito si è fatto serrato e forse è il momento di procedere senza aspettare oltre. Rispondo quindi alle considerazioni inviatemi da Felice Manti (1) (2) e gli rilancio immediatamente una proposta.
Caro Manti
Premessa:
In Italia c’è libertà di stampa? Senza dubbio. Siamo un paese libero e democratico? Senza dubbio. Lei m’insegna però che la democrazia e la libertà sono beni troppo importanti per non mantenere su di essi la guardia più alta possibile. E più si è liberali e più ci deve stare a cuore il controllo e la vigilanza su questi imprescindibili e irrinunciabili valori. Qualsiasi eventualità possa mettere a repentaglio o a rischio questi preziosi beni, deve essere scongiurata ed evitata ad ogni costo. Le attenzioni non sono mai troppe. Non possiamo nasconderci però, soprattutto ripeto se ci dichiariamo liberali, dietro un dito ancorché medio. Lei è un giornalista, presumo quindi che abbia accesso quotidianamente alle rassegne stampa dei giornali e dei periodici stranieri. Parlo soprattutto di quelli dei paesi liberi e democratici come il nostro. Non credo che le siano sfuggite in questi ultimi anni le critiche esplicite che essi (in toto e da ogni versante politico direi) hanno sovente mosso al nostro paese, soprattutto su un punto, che di politico non ha (anzi non dovrebbe avere) nulla: il conflitto d’interessi che investe il nostro Presidente del Consiglio. Badi bene voglio spersonalizzare quel ruolo. Dimentichiamoci per un attimo che dietro ci sia un certo Sig. Silvio Berlusconi, simpatico, antipatico, onesto, santo, unto, o quant’altro. Che vi piaccia o no, un magnate proprietario di televisioni, giornali, assicurazioni, etc.. etc.. è diventato (legittimamente, per carità) Premier e si trova ogni santo giorno a legiferare (il suo governo e la sua schiacciante maggioranza parlamentare) su temi che si riflettono automaticamente sulle sue proprietà e sul suo patrimonio. Quando questa eventualità si presentò per la prima volta nel 1994 (ma Lei Manti allora era troppo giovane), un noto opinionista americano, tal Edward Luttwak… non certo un liberal, disse a caldo in TV: “il conflitto d’interessi non è un problema, lo sarà se Berlusconi non se ne sarà liberato nei prossimi cento giorni”. Sono passati più di dieci anni e non mi si venga a dire che
Nel merito poi di Freedom House, io qui, può verificarlo, non ho mai detto che quella classifica, quell’istituzione fossero infallibili. Non mi interessa in questa sede. Anzi le dirò di più, l’idea che ci sia una qualche organizzazione che sentenzia sulle libertà di paesi sovrani un po’ mi inquieta. Proprio perché amo troppo la libertà e la democrazia, chiunque si arroghi il diritto di dire ciò che è bene e ciò che è male, mi rende immediatamente diffidente e sospettoso.
Se voi del Giornale aveste attaccato solo la credibilità di FH, la sua autorevolezza; se aveste immediatamente contattato i responsabili per capire in dettaglio i criteri da loro usati; se aveste letto e riletto le relazioni finali del 2003 e del 2004, e aveste poi mosso una critica vibrante sull’attendibilità di quei dati, non avrei mai avuto nulla da eccepire. La vostra reazione, mi permetta, è stata ben diversa. Voi avete, non solo scritto, ma cavalcato quella potenza mediatica televisiva detta anche la “terza camera”, parlo di Porta a Porta, facendo passare un messaggio non solo falso, ma addirittura che ribaltava le responsabilità. E cioè, lo status (Partly Free) e lo score (77°) dell’Italia non dipendono dall’influenza di Berlusconi sui media (in soldoni la tesi di Celentano), ma dal fatto che due giornalisti “di destra” sono stati arrestati a dimostrazione che poteri più o meno occulti tramano contro Berlusconi e questo governo. Ho molto semplificato, ma la sostanza è stata questa. Noi abbiamo cercato, credo riuscendoci, di smascherare solo questo.
Circa le indagini de Il Giornale e le nostre umili di bloggers mi sento di dire ancora qualcosa. Mi sembra che ci sia da parte sua ancora qualche resistenza nell’ammettere che le 2 notizie oggetto di questa discussione (Jannuzzi è la causa del risultato in classifica e La Repubblica è l’unica fonte informativa di FH), sono state smentite inequivocabilmente da FH. Le domande che io ho posto (nel mio incerto inglese) alla Karlaker sono state pubblicate e sono visibili a tutti, così come le successive risposte ricevute. Lei sa benissimo che talvolta si possono indirizzare le risposte in base al modo con cui si pongono le relative domande. Non voglio insinuare nulla, ma talvolta, anche inconsciamente, si recepisce esattamente quello che ci si vuol sentir dire. Le faccio una proposta pubblica: Perché non ci manda le domande che sottopose alla Karlaker nella famosa intervista e quelle che ha posto ieri alla Repucci? Sarebbe bello riscriverle insieme, rimandarle via email alle interessate e aspettarci da loro le formali, ufficiali risposte. In tal modo si taglierebbe la testa al toro una volta per tutte.
Infine Manti, mi permetto di dirle che secondo me sta rifacendo per l’ennesima volta un errore di valutazione. Lei non può così superficialmente scrivere: “(quelli di FH. Ndr) non sanno: a) niente dell'Italia; b) niente delle leggi che hanno acriticamente contestato” pensando di averlo dimostrato con le sue criptiche interviste di cui ci manca, ripeto, il testo. Io non credo, visto com’è tutto sommato circostanziata la relazione di FH, che non ci sia qualcuno in quella sede competente. Però le faccio un’altra proposta, questa volta non vogliamo trovarlo io e Dicke quel qualcuno, lo vogliamo fare insieme a Lei se è d’accordo. Stavolta ci avrà dalla sua parte. Interroghiamo insieme in modo incalzante FH per ricevere le necessarie informazioni circa i metodi da loro usati, per sapere chi ha raccolto le informazioni e quali fonti essi hanno usato (oltre, naturalmente, a La Repubblica); interroghiamoli per sapere chi ha steso materialmente la relazione per quanto riguarda l’Italia, e chi è l’interlocutore che non può non conoscere
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