domenica, 14 ottobre 2007

La Telefonata

Sono le 10.59 del 28 gennaio 2006.
Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, discutono al telefono per 21 minuti e 37 secondi.
La telefonata è intercettata e registrata dall’Organo di Polizia per disposizione della Procura della Repubblica di Napoli.
Questa telefonata, è la più nota fra tutte quelle intercettate e “distribuite” ai giornali  “in stanze dello stato”, per due ragioni: la prima, perché è in questa conversazione che Guzzanti e Scaramella discutono della famosa testimonianza dei riparati russi del KGB e dell’FSB in Inghilterra, secondo la quale Romano Prodi sarebbe stato “our man”, un “nostro uomo”; la seconda, perché è in questa telefonata che Paolo Guzzanti illustra a Mario Scaramella di avere riferito di tale testimonianza ad una persona non nominata nella conversazione, ma che verosimilmente potrebbe trattarsi dell’allora Primo Ministro.
 
Questa telefonata è altresì ben nota perché, a seguito della pubblicazione di stralci della conversazione da parte di tre importanti giornali quotidiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa), i naviganti hanno potuto ritrovare in rete, in decine e decine di blog ed altri siti, le stesse parti pubblicate da quei quotidiani ricopiate e commentate.
 
Ma quello che viene fatto qui quest’oggi, non è assolutamente la stessa cosa.
 
Non una ricopiatura di quegli stralci giornalistici con la solita replica di commenti già uditi più volte, ma bensì, il raffronto fra quelle tre “versioni” pubblicate dai quotidiani, e LA TRASCRIZIONE ORIGINALE INTEGRALE così come compare nel VERBALE DI POLIZIA.
 
Mai pubblicata prima da nessuna parte.
 
Da tale raffronto, emergono evidenti omissioni, per non dire vere e proprie manipolazioni (specie da parte di “Repubblica”), da parte degli organi di informazione che hanno ottenuto quei verbali in esclusiva, del testo originale, tanto da nasconderne ai lettori i reali contenuti, che invece oggi noi rendiamo visibili grazie alla potenza di internet come nuovo mezzo di informazione.
 
Analisi della conversazione
 
Ciò che si dicono realmente in quella telefonata Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, è quindi oggi possibile vederlo direttamente ed  ognuno può trarne le proprie considerazioni.
Noi semplicemente e brevemente, vorremmo illustrarne alcune nostre, di considerazioni, che derivano anche dalla nostra conoscenza della vicenda, che è ormai sotto stretto esame documentale da ormai un anno, per arrivare così a modulare una nostra interpretazione del reale senso delle affermazioni che vengono fatte in questa conversazione.
Non abbiamo la pretesa di sostenere che la nostra interpretazione sia quella corretta con precisione assoluta, e ciò sarebbe impossibile per chiunque perché a taluni frasi è comunque possibile dare più sensi, più direzioni.
 
Occorre tenere conto che i conversanti parlano di vicende ben note a loro soltanto, e pertanto su taluni argomenti quelle che si possono azzardare, non sono che ipotesi.
 
Ma noi crediamo che comunque, mediante un’attenta analisi di quel testo, sia possibile fare un altro passo in avanti verso la verità e verso la comprensione più ampia e trasparente di questa vicenda.
 
Siamo dunque nel periodo conclusivo dei lavori della Commissione Mitrokhin.
 
Noi riteniamo che sia avvenuto quanto segue:
 
Mario Scaramella, possiede una registrazione in formato audio di un’intervista ad Oleg Gordiewsky risalente ad un periodo precedente alla telefonata, e ne ha illustrato il contenuto a Paolo Guzzanti.
In questa intervista, (avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”) ad un certo punto Oleg Gordiewsky, deve avere raccontato, forse ritenendo successivamente di avere commesso, facendolo, una leggerezza, quanto Aleksander Litvinenko andava dicendo ai propri ex compatrioti riparati in Inghilterra, in merito alla confidenza del suo generale Trofimov, e cioè che Prodi era un “uomo” dei servizi segreti russi.
Infatti Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. E’ dimostrato che a persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente quando era in Russia.
Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
Infine Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed esclsuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
Vediamo in base a quali elementi ci sentiamo di poter affermare questa nostra prima interpretazione dei fatti.
 
1) DEDUZIONE: Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista  già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
ELEMENTI INDIZIARI:
Al blocco 57 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
Lui non smentisce, anzi, conferma la…l'intervista, conferma gli incontri e d'altronde hanno coinvolto tante altre persone…
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
2) DEDUZIONE: Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. La persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 28 della conversazione, Paolo Guzzanti dice:
 “Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è..” Risponde Scaramella: “Sì, questo non è discussione
 
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
Ai blocchi 52-53-54-55 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: e io voglio sapere se (parola incomprensibile) GORDIEWSKIJ…
SCARAMELLA: …(frase incomprensibile)…in questi giorni. (probabilmente Scaramella comunica l’intenzione di incontrare a breve Gordiewskij – ndr)
GUZZANTI: …mi certifica…mi certifica con un atto che sia riconducibile, che non sia smentito. E lui non smenta, dice quel che dice e non quello che non dice!
SCARAMELLA: esatto.
 
 
3) DEDUZIONE: Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
ELEMENTI INDIZIARI:
a) Ai blocchi 3-5-6-8-9 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: Senti, no, il discorso è solo questo. Il segnale che io ho avuto è questo, visto che non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di Frendil Relation, coltivazione, contatti...
GUZZANTI: Coltivazione è abbastanza, eh?.
SCARAMELLA: Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...
GUZZANTI   : Perché, "coltivato" invece si?" (senso: perché, una dichiarazione che si trattava di un uomo “coltivato”, invece sarà disponibile a renderla? – ndr)
SCARAMELLA: eh….su questo bisogna lavorarci, anche perché comunque …(parola incomprensibile)
b) Al blocco 44 Guzzanti ripete:
…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO.”
c) Al blocco 56, ancora Guzzanti:
 “…coltivato a me va benissimo perché l'espressione coltivato significa quello che significa nel linguaggio di intelligence, coltivato.”
d) ai blocchi 106-107-108-109-110-111-112-113-114 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB".
GUZZANTI: ho capito, lui il limite che pone è tra coltivato ed agente.
SCARAMELLA: quello che so... quello che so...
GUZZANTI: (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:.. (frase incomprensibile), ufficiale, tutto qua! E sì.
GUZZANTI:se è tutto qua è una cosa. (frase incomprensibile) OLEG GORDIEVSKY, a me coltivato vuol dire esattamente...
SCARAMELLA:eh, anche per me.
GUZZANTI:agente è ridicolo perché FRANCESCO DE MARTINO era nelle liste. Non è che a De Martino gli dicevano se per favore faceva la fotocopia del carro armato, No eh, anche per me.
(Si noti bene come questa affermazione di Guzzanti demolisce al 100% qualsiasi ipotesi già avanzata dai mass-media che egli pretendesse da Scaramella il reperimento di qualcuno disponibile a dichiarare che Prodi era un agente del KGB – ndr)
SCARAMELLA:.è chiaro è chiaro...
GUZZANTI:  De Martino era un amico dell'Unione Sovietica e che nei momenti politici prendeva le decisioni politiche favorevoli all'Unione Sovietica. Punto.
 
 
4) DEDUZIONE: E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente  esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 10-11-12-13-14-15-16-17-18-19-20 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI:  e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole. Allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…(ndr: “quella cosa lì” è la registrazione audio della conversazione di Gordiewsky in possesso di Mario Scaramella - ndr)
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI e tu, tu dici, e pronunci una (Repubblica trascrive “la” sigla anziché “una” sigla – ndr), e quello dice "yes". (è questa la richiesta di “autenticazione” , cioè di conferma di “paternità” e di responsabilità sul contenuto di quella registrazione da parte di Gordiewsky – ndr)
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:  punto, basta! Non voglio sapere altro! La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:  E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
 
Al blocco 78 dice Guzzanti: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata... (la frase è chiara: significa che Guzzanti non lìha mai sollecitata né cercata – ndr)
 
 
5) DEDUZIONE: L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 106 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB". (nota: Oleg non dice : “non ho mai detto”, ma bensì “non ha mai detto”, pertanto parla dell’affermazione di un’altra persona).
 
 
Ai blocchi 12-13-14-15-16-17 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
 
 
6) DEDUZIONE: Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 71-72-73-74-75-76-77-78-79-80-81-82-83-84-85-86-87-88-89-90-91-92-93-94-95 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA:è anche più di quello…è anche quando lui spiega in quella e-mail di cui la paternità e la rintracciabilità…anche perché ci sono state tutta una serie di altre e-mails dove o…invece di OGOD ci sta proprio OLEG GORDIEWSKIJ, VLADIMIR BUKOWSKIJ, eccetera…da questo meccanismo che lui arrivi a dire: "sì, io so che era in contatto con gli ufficiali del V Dipartimento, con i...con un ufficiale del servizio a..." eh, la notizia viene specificata. Quindi questa traccia che lui ha cominciato a dare è quella su cui io voglio lavorare...
GUZZANTI: eh...
SCARAMELLA:.... e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...
GUZZANTI: Mario, noi fra una...
SCARAMELLA:eh, lo so.
GUZZANTI: fra una settimana siamo andati a casa.
SCARAMELLA:eh, lo so. (Parola incomprensibile) tutto chiaro.
GUZZANTI: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata...
SCARAMELLA:certo.
GUZZANTI:  .. e ... che ti devo dire? E' bellissima! Ma....dov'è? Allora, se tu mi di.. poi tu mi dici: "io però (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni.
GUZZANTI: no, io voglio che lui.. lui (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:lui (frase incomprensibile) quello che ha detto non lo dice, questo è il punto. Più quella par... quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "era sotto coltivazione come promettente obiettivo di.." l'hai letto il (parola incomprensibile)
GUZZANTI: questa è una cosa che non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai..
SCARAMELLA:non smentirà mai..
GUZZANTI:  .. di avere detto quel che ha detto!
SCARAMELLA: esattamente.
GUZZANTI: punto!
SCARAMELLA: questo...
GUZZANTI: poi.
SCARAMELLA: questo (frase incomprensibile)
GUZZANTI:  ... la coltivazione... lui... il quarto dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo porter dire il signor O.G. parlando del signor R.P: dice così, punto!
SCARAMELLA: sì, lo ha detto. Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma.
GUZZANTI: no, a me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!
SCARAMELLA: quello che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazione.
 
 
Ai blocchi 214-215-216-217-218-219-220-221-222-223-224-225-226-227-228-229-230-231-232-233-234-235-236-237-238-239-240-241-242-243 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLAVado a Mosca, in quel contesto torno con un bottino anche più grasso del... dell'agenzia ecologica e.. insomma la missione giustifica comunque l'accesso a tutta una serie di canali che poi sono miei. Sono miei, sono.. io rimango vicedirettore di una ... di un programma russo che ho ampi modi di sfruttare per questo.. per questo obiettivo, non so se è chiaro? Cioè, io l'accesso al documento, penso di poterlo avere. Questo è il punto. E quindi superiamo Oleg, eccetera. Oleg diventa la fonte che ha dichiarato e poi uno ha approfondito. E... se il tuo Capo, come dire, va poi... che in teoria si potrebbero urtare suscettibilità del governo russo, questo è il punto. Per me, non c'è nessun problema. È sostenibile, poi, dopo, questo passaggio?
GUZZANTI:   è chiaro che se tu stai facendo una cosa che ci... qualsiasi problema sarebbe risolto per via immediata con un colpo di telefono a (nome incomprensibile)
SCARAMELLA: va bene, okay, dai! No, ma io non temo quello. Io mi muovo su canali tranquilli dal punto di vista fisico. Mi muovo... quello che può essere un domani un'esposizione. Cioè, per i siluri di trentacinque anni fa quelli hanno detto: "questa cosa rovina le buone relazioni tra Italia e Russia". Figurati se andiamo a dire... che se ci andiamo a prendere il dossier di un agente, di un ex contatto loro che, che.. che però è ancora segreto, quindi in teoria è ancora utile per la sicurezza dello Stato! Perché altrimenti non... non sarebbe segreto. Va be', insomma, comunque... la linea San Marino...
GUZZANTI:   allora non vai più a Londra?
SCARAMELLA: faccio appuntamento con tutt'e due.
GUZZANTI:   martedì ci hai il Procuratore. Come fai ad andare a Mosca?
SCARAMELLA: no, lunedì ci ho il Procuratore.
GUZZANTI:  ah..
SCARAMELLA: lunedì ci ho il Procuratore e se tu sei d'accordo tengo in piedi anche la pista San Marino, questo fatto di CASSA DI RISPARMIO.
GUZZANTI:   sì, io ti... ti devo, però.. almeno devi... dobbiamo consegnare i documenti..
SCARAMELLA: sì?
GUZZANTI:   ... avvertendo che sono aperti perché sono... siamo in attesa di integrazioni.
SCARAMELLA: certo! Ma rispetterò i termini di...
GUZZANTI:  sì..
SCARAMELLA: ... eh! Io allora.... facciamo una cosa, io comincio a depositare qualcosa... altri fronti, quella roba di ORFEI...
GUZZANTI:   sì, sì.
SCARAMELLA: ... quella roba un po'... cecoslovacca che serve meno. Sono più... meno utili. La settimana cerco di stare fra Londra e Mosca e l'ultimo giorno è venerdì, giusto?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: venerdì 11?
GUZZANTI:   sì.
SCARAMELLA: che è il prossimo già?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: va bene.
GUZZANTI:   va bene?
SCARAMELLA: ce la faccio.
GUZZANTI:   okay!
SCARAMELLA: ce la faccio, okay! A presto!
GUZZANTI:   auguri!
SCARAMELLA: ciao.
GUZZANTI:   ciao.
 
 
7) DEDUZIONE: Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA:il discorso è questo, allora, il segnale…poi mi ha scritto anche un'e-mail VLADIMIR, è questo, dice: se noi, quando abbiamo i documenti, attacchiamo i politici occidentali, siamo credibili, se, sulla base, non di documenti, ma delle nostre informazioni, attacchiamo politici occidentali, poi non siamo credibili neanche su...sul...quando abbiamo le carte. Io non sono OLEG... (Gordiewsky – ndr)
 
E riprende, al blocco 40 proseguendo con Guzzanti sino al blocco 48 :
SCARAMELLA: dicevo, il messaggio di…di Vladimir, spiega bene il limite, perché poi me l'ha anche scritto per e-mail, lui dice: "quando abbiamo i documenti arriviamo a esporci, ad attaccare i politici occidentali", come ho fatto ieri, oggi, sul capo della banca…
finlandese
SCARAMELLA: …centrale finlandese. "Quando non abbiamo documenti, se attacchiamo politici occidentali, poi perdiamo credibilità anche quando abbiamo documenti." Questo scrive Vladimir, te lo giro. Comunque la mia mente non è quella di OLEG. Oleg è prudente, può essere compreso. (“prudente” significa probabilmente che, nonostante possegga informazioni, anche se non di altissimo livello, preferisce non esporsi in prima persona, dal che si deduce che invece Bukowsky, dicendo “io non sono Oleg” e “la mia mente non è quella di Oleg”, non avrebbe problemi a testimoniare ciò di cui è a conoscenza – ndr) Però, poi, quello che invece ho saputo io dagli altri canali miei, lui dice (cioè, parole di Bukowsky, che dichiara di avere saputo qualcosa da “canali suoi” – ndr) ...non dice la situazione generale...comunque Vladimir valuta in questo modo, (sulla base di quanto ha saputo da “canali suoi” – ndr)  non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'UNIONE SOVIETICA PRODI (parola incomprensibile)
 GUZZANTI:Questo, scusa, Mario, abbi pazienza! Ti fermo perché se no ci mettiamo a girare come trottole sulle parole. Allora io…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO. Amico dell'Unione Sovietica non significa un cazzo!
SCARAMELLA: eh…lo so….
GUZZANTI: Non so che farmene, perché questo già ci ho le interviste di PRODI, l'intervista in cui loda KRUSCEV (lapsus mnemonico di Guzzanti: non si tratta di Kruscev, ma di Pavlov - ndr) mentre sta facendo il congresso (parola incomprensibile)
SCARAMELLA: parola incomprensibile
GUZZANTI: …cioè, che mi frega a me? Che mi fa…ti pare che una notizia "Prodi è un amico dell'Unione Sovietica"…CI AVEVA PURE(parola incomprensibile) (stranamente incomprensibile. Comunque la parola era certamente questa: “Papini” – ndr) …all'istituto Plekanov, (frase incomprensibile) per il culo, scusa, sai? No…(frase incomprensibile).
 
 
 
8) DEDUZIONE: Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed escluuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Infatti Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Ai blocchi 24-25-26-27-28 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato da Berlusconi e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64-65-66-67-68-69  Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
 
GUZZANTI:Ma queste sono un sacco di chiacchiere Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole, allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI:e tu, tu dici, e pronunci una sigla, e quello dice "yes".
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:punto, basta! Non voglio sapere altro!  La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI: naturalmente, eh?
SCARAMELLA: certo, e…
GUZZANTI: capito? Ma questa e la cosa sulla quale poi tu, giustamente, dici: "scusate, e io poi che faccio?
SCARAMELLA: è chiaro! (nota: nel precedente passaggio Guzzanti ribadisce a Scaramella l’essere precipuo che la dichiarazione audio in suo possesso sia “autenticata” e confermata da Gordiewskij, il quale deve assumersene innanzitutto la paternità ed impegnarsi a non negare di averlo detto. E questo al di là di qualsiasi possibilità di ottenere ulteriori dichiarazioni da parte di Gordiewskij in relazione al significato di “our man”, e vale a dire se tale affermazione significhi “coltivato” o sia dovuto anche ad altro. Quale naturale conseguenza di questo, ovviamente Guzzanti però mette in conto che, non essendo a quanto pare Gordiewskij disponibile a rilasciare ulteriori commenti in relazione alla testimonianza di Litvinenko da lui riportata, su Scaramella si possano scatenare problematiche soprattutto di tipo giudiziario, in quanto essendo il consulente della Commissione che ha indagato su quella vicenda e reperito la testimonianza, su di lui si concentrerà la reazione del protagonista della testimonianza (Prodi) il quale ovviamente si difenderà anche e soprattutto con la genericità dell’accusa e con la mancanza di qualsiasi circostanza di dettaglio – ndr)
 
Ai blocchi 125-126-127-128-129-130-131-132-133-134-135-136-137-138-139-140-141-142 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: e... tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro col Capo? (Scaramella domanda questo perché è preoccupato per quello in cui può incorrere personalmente, e chiede di sapere da Guzzanti se Berlusconi è disponibile a fornirgli qualche forma di tutela. Successivamente il dialogo lo dimostra – ndr)
GUZZANTI: eh, il dettaglio in più..
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI:: è che (frase incomprensibile) nel fatto che la.. la cosa.. la notizia ha avuto un forte impatto e quando.. io, poi, come ti ho detto, io quando vado da lui, gli dico le cose a voce ma contemporaneamente gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell'appunto scritto che lui s'è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui, ci sono le cose di cui abbiamo parlato, come futuro.
SCARAMELLA:  eh, non come presente?
GUZZANTI: no, no, sì, come futuro tuo, voglio dire.
SCARAMELLA: ho capito, ma non come presente... (Scaramella è preoccupato per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI:  come (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:  cioè, non è una cosa che lui può iniziare a fare subito? (Ecco la dimostrazione: è molto preoccupato di correre dei rischi per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI: non lo so. Io ho detto che... cioè, tu porti un risultato e chiedi di essere (sotto) una tutela.  Io questo gliel'ho detto e lui non mi ha detto né sì né no.
SCARAMELLA: eh..
GUZZANTI: annuiva gravemente come uno che non solo è... anzi, quando io ho detto: "sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una (parola incomprensibile)... è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo" e lui, sorprendendomi un po', (ed ecco la prova che la posizione “politica” di Berlusconi non è quello che Guzzanti si aspettava né quello che cercava – ndr)  ma che ho ca...però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco, ha detto "beh, un momento! Intanto però li costringiamo a difendersi".
SCARAMELLA: certo!
GUZZANTI:  eh! Quindi... questa l'ho trovata una reazione estremamanete positiva. (nel senso, come aveva già spiegato Guzzanti in precedenza, che questo se non altro era un segnale che Berlusconi dimostrava interesse per la vicenda – ndr)
SCARAMELLA:  va bene.
GUZZANTI: è chiaro che se tu... lui oggi sta in Sardegna e poi di ha una giornata terribile, poi stasera deve cenare con BOSSI, quindi oggi non riesco a mettergli il sale sulla coda, vediamo domani, ma se tu pensi di dover farti un voletto là dove ci siamo conosciuti e fare quello... delle... degli approfondimenti ultili..
SCARAMELLA: certo
GUZZANTI: ... contemporaneamente io gli dico: "guarda, ti porto... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile) (anche qui, stranamente incomprensibile, perché questa frase potrebbe cancellare qualsiasi sospetto di cospirazione politica da parte di Guzzanti. Comunque è intuibile il genere di informazione definita nel verbale di polizia “incomprensibile”, perché qui Guzzanti ribadisce l’affermazione già fatta in precedenza, dove egli, come conseguenza delle risultanze d’indagine, comunica a Berlusconi di avere necessità dell’attivazione di “tutele” per Mario Scaramella – ndr)
 
Ai blocchi 167-168-169-170-171-172-173-174-175-176-177 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute
SCARAMELLA:.. io ho la possibilità d'accesso a questi documenti a Mosca, legalmente..
GUZZANTI: sì..
SCARAMELLA:  .. è una cosa diversa dalla rogatoria e dalla (frase incomprensibile)
GUZZANTI: lì mi pare che Vladimir (Bukowsky – ndr)  ti ha detto: "vai da questi", no? O Oleg (Gordiewskij – ndr) l'ha detto?
SCARAMELLA:  no, l'ha detto, l'ha detto sul nucleare... l'ha detto proprio Oleg. Oleg ha detto vai e dai duecento dollari a qualcuno...
GUZZANTI:  sì, sì.
SCARAMELLA:  ... ma non è questo, Io non devo andare dal... quel.. dal pensionato, eccetera. Però l'esposizione ... non ti sfugge il livello di esposizione di chi si va a prendere non autorizzato le informazioni in un momento così delicato con.. con i russi. Cioè, io lo so fare, e lo faccio bene e lo faccio immediatamente..
GUZZANTI:  eh..
SCARAMELLA:  eh, Capo, per questo chiedemmo una protezione contemporanea, perché io vado a Mosca a pigliarmi 'sti documenti e torno pure da Mosca, però dopo succede un casino. (Scaramella intende dire che succederà “un casino” nei suoi confronti quando ritornerà da Mosca ed esibirà il documento che ivi vuole reperire – ndr)
GUZZANTI: e la protezione te la... te.. al tuo ritorno, cioè non ti posso proteggere a Mosca.
SCARAMELLA:  no, va be', è chiaro! …(Scaramella è consapevole che Guzzanti non è in grado di chiedere a Berlusconi una protezione fisica per lui a Mosca – ndr)
 
Le manipolazioni dei giornali
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: “Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...”
 
La parte in maiuscolo viene completamente tagliata da “La Stampa” e parzialmente tagliata da “Repubblica”. In questo modo non si ha la notizia che la definizione di “coltivato” appartenga in modo univoco al russo interpellato, e non a Scaramella.
 
La riprova di ciò, è il commento di Repubblica al blocco 8:
 
Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo "coltivato" dal Kgb.”
 
Invece dalle spiegazioni “originali” di Scaramella si capisce bene che la segnalazione che Prodi fosse un uomo “coltivato”, non è una soluzione “di ripiego” pensata dai funzionari della Commissione, ma una spiegazione spontanea di Oleg Gordiewskij all’affermazione che Prodi fosse “un nostro uomo”.
 
Poi Repubblica scrive ancora:
 
Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico”.
 
Ciò non corrisponde al vero. Si capisce bene dal testo integrale della telefonata che l’obbiettivo non era quello di cercare “testimonianze che reggessero in pubblico”, ma bensì quello di far sì che le testimonianze “audio” già reperite fossero supportate da conferme formali dei testimoni ed inoltre da più precise delucidazioni sulle testimonianze stesse, affinché potessero essere eventualmente inserite agli atti della Commissione come testimonianze pertinenti, e non come comuni pettegolezzi.
 
Allo stesso modo, sempre con riferimento ai commenti di Repubblica, non corrisponde al vero che “Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave.” E quando poi scrive che “Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra, scambiato dai sovietici nel 1976 con il comunista cileno Luis Corvalan) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega” dice un’altra cosa non vera, perché Bukowskij dalla conversazione di Scaramella (ovviamente tagliata dai giornali) pare assolutamente disponibile a collaborare per quelle che sono le sue conoscenze:
SCARAMELLA (blocco 42): “…comunque Vladimir valuta in questo modo, non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'unione sovietica Prodi
Qui Scaramella sta parlando di affermazioni di Bukowskij inviategli per email.
Allo stesso blocco 42 Repubblica fa un taglio e l’affermazione viene così presentata come un pensiero originale di Scaramella, anziché di Bukowskij.
 
I blocchi dal 10 al 41 sono completamente tagliati da repubblica e quasi completamente dagli altri giornali.
 
Eppure tali blocchi sono fondamentali per comprendere i seguenti aspetti inderogabili della vicenda:
1)      La testimonianza dei russi riparati a Londra è stata una “scoperta” di caramella non commissionata o comunque non sollecitata da Guzzanti:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
2)      La testimonianza di cui si sta parlando appartiene in origine a Litvinenko, e non a Gordiewskij, che probabilmente ha solo riferito o confermato la stessa. Questo passo fondamentale viene completamente omesso da Repubblica e parzialmente tagliato dagli altri giornali:
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
Al blocco 24 La Stampa parla di un successivo episodio, del tutto omesso dagli altri giornali:
Ma perché sia convincente, l'operazione ha bisogno di prove. Ne è convinto fino a un certo punto l'ex presidente della Mitrokhin. Che dopo aver consultato qualcuno - la cui identità è ignota -, dice al suo consulente: - «Lui ha detto: "Beh, questa però può essere una buona cosa perché loro saranno costretti a difendersi". E quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
In realtà il testo originale di questo passo è il seguente:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato dal presidente del Consiglio e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile IN TRIBUNALE se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda.  Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è...
 
Quindi La Stampa omette tutte le parti utili per comprendere che Guzzanti non si sta ponendo il problema di rendere “convincente”, magari a scopi mediatici, la testimonianza, ma soltanto quello degli eventuali sviluppi giudiziari conseguenti la messa agli atti della testimonianza.
 
Ma soprattutto VIENE COMPLETAMENTE OMESSA la parte più importante della conversazione, quella cioè dove Guzzanti manifesta la sua vera ed unica preoccupazione: ottenere una responsabilizzazione formale del testimone di cui si possiede la conversazione registrata, una sua conferma ufficiale che la voce che si ode nel nastro sia proprio la sua, senza possibilità di smentita.
Lo stesso concetto viene ribadito ai blocchi 52 e 54, anch’esso tagliato.
Si tratta pertanto di scrupolo assolutamente legittimo che i giornali tagliano bellamente.
 
Al blocco 57 Repubblica scrive:
 
“A questo punto, il "professore" propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de "La Storia segreta del Kgb"). Ma c'è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette "Prodi agente del Kgb", perché "questo non è accaduto", dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di "coltivazione". Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione.”
 
Si tratta di una illustrazione addomesticata e tendenziosa dei fatti.
Scaramella non “propone” “a quel punto” Gordiewskij come “testimone chiave”.
Scaramella sta parlando semplicemente, sin dall’inizio della telefonata (ma certo a forza di tagli e manipolazioni su Repubblica questo non si può capire) di un’intervista audio con Gordiewskij in suo possesso. E la frase citata da Repubblica è ben diversa, in quanto si parla esplicitamente dell’intervista:
Lui non smentisce, anzi, conferma la…l'intervista, conferma gli incontri e d'altronde hanno coinvolto tante altre persone, sottolinea: "non mi si dica che OLEG sostiene che Prodi è un agente…"pro…proprio tra virgolette,"agente del KGB perché questo non...non è accaduto fino a questo momento". Quindi c'è il discorso di coltivazione;”
 
Quindi Guzzanti non “spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione”, ma semplicemente gli chiede di certificare la paternità dell’intervista. A tale scopo chiede a Scaramella di pronunciare “una sigla” in calce all’intervista (vale a dire un qualcosa che serva ad identificare di cosa si tratta ed a chi sia attribuibile) in modo che il testimone confermi (con uno “yes”).
 
Furbescamente la frase di Guzzanti: “pronunci una sigla” sulla trascrizione di Repubblica diviene “pronunci la sigla”
 
Nei blocchi successivi al “70”, la manipolazione di Repubblica è totale.
 
Guzzanti si preoccupa delle possibili conseguenze per Scaramella per l’aver raccolto quella testimonianza: Ma questa e la cosa sulla quale poi tu, giustamente, dici: "scusate, e io poi che faccio?”. E tutta la conversazione successiva avviene in prospettiva di tale problematica.
 
Repubblica cambia completamente tale prospettiva, omettendo le frasi salienti, ed inserendo commenti assolutamente non pertinenti e fuorvianti:
Scaramella ha ora capito in che solco si deve muovere e, volenteroso, non si risparmia.”
Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d'artificio. Ha capito che cosa può far felice il "Capo".
 
Il confronto fra i due testi rivela l’abile manipolazione (in grassetto le parti tagliate da Repubblica)
 
Questa la conversazione originale:
SCARAMELLA:è anche più di quello…è anche quando lui spiega in quella e-mail di cui la paternità e la rintracciabilità…anche perché ci sono state tutta una serie di altre e-mails dove o…invece di OGOD ci sta proprio OLEG GORDIEWSKIJ, VLADIMIR BUKOWSKIJ, eccetera…da questo meccanismo che lui arrivi a dire: "sì, io so che era in contatto con gli ufficiali del V Dipartimento, con i...con un ufficiale del servizio a..." eh, la notizia viene specificata. Quindi questa traccia che lui ha cominciato a dare è quella su cui io voglio lavorare...
GUZZANTI: eh...
SCARAMELLA:.... e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...
GUZZANTI: Mario, noi fra una...
SCARAMELLA:eh, lo so.
GUZZANTI: fra una settimana siamo andati a casa.
SCARAMELLA:eh, lo so. (Parola incomprensibile) tutto chiaro.
GUZZANTI: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata...
SCARAMELLA:certo.
GUZZANTI:  .. e ... che ti devo dire? E' bellissima! Ma....dov'è? Allora, se tu mi di.. poi tu mi dici: "io però (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni.
GUZZANTI: no, io voglio che lui.. lui (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:lui (frase incomprensibile) quello che ha detto non lo dice, questo è il punto. Più quella par... quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "era sotto coltivazione come promettente obiettivo di.." l'hai letto il (parola incomprensibile)
GUZZANTI: questa è una cosa che non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai..
SCARAMELLA:non smentirà mai..
GUZZANTI:  .. di avere detto quel che ha detto!
SCARAMELLA: esattamente.
GUZZANTI: punto!
SCARAMELLA: questo...
GUZZANTI: poi.
SCARAMELLA: questo (frase incomprensibile)
GUZZANTI:  ... la coltivazione... lui... il quarto dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo porter dire il signor O.G. parlando del signor R.P: dice così, punto!
SCARAMELLA: sì, lo ha detto. Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma.
 
Tutte le frasi sopra riportate in grassetto, sono tagliate da Repubblica. E questa la trascrizione di Repubblica che ne deriva:
 
SCARAMELLA: Anche più di quello. Con questo meccanismo si può arrivare a dire: "Sì, io so che [Prodi] era in contatto con gli ufficiali del V dipartimento [del Kgb], con i... con un ufficiale del servizio A... Eh, la notizia viene specificata
Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d'artificio. Ha capito che cosa può far felice il "Capo".
SCARAMELLA: Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni
GUZZANTI: Io voglio che lui...
SCARAMELLA: Quello che ha detto non lo dice, questo è il punto... Quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "Era sotto coltivazione come promettente obiettivo di...
GUZZANTI Questa è una cosa di cui non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La "coltivazione"... il IV dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: "Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!".
SCARAMELLA Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma
 
Si noti bene nell’ultima frase di Scaramella, di come repubblica tagli l’inciso fondamentale: “Si, lo ha detto.”, così come precedentemente è stata tagliato un “non smentirà mai..”.
 
Inoltre il blocco 73 viene ovviamente omesso, perché in nquel blocco si parla di un misterioso “documento” che sarebbe necessario acquisire “e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...”
 
I blocchi di conversazione dal 97 al 124 sono completamente tagliati dai giornali.
 
Eppure essi sono molto importanti per capire alcuni aspetti fondamentali, e vale a dire:
 
1)      Il problema di Gordiewskij non era quello di “accettare” o meno di fare determinate dichiarazioni, ma bensì quello di non esporsi personalmente, cioè di non porsi in evidenza,, data la sua posizione personale, a seguito di quelle sue testimonianze, che comunque erano confermate. (“mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni.”)
2)      Guzzanti in ogni caso non desidera affatto che qualcuno dichiari che Prodi era un agente del KGB (contrariamente a quanto fatto credere dai giornali), perché quella funzione non la ritiene comunque attribuibile al politico bolognese. (“agente è ridicolo perché FRANCESCO DE MARTINO era nelle liste. Non è che a De Martino gli dicevano se per favore faceva la fotocopia del carro armato,No eh, anche per me.”)
 
Dal blocco 125 in poi si parla di nuovo dell’incontro di Guzzanti con il Presidente del Consiglio.
 
Le ragioni dell’incontro sono assolutamente esplicite ai blocchi 134 (non lo so. Io ho detto che... cioè, tu porti un risultato e chiedi di essere (in) una tutela. Io questo gliel'ho detto e lui non mi ha detto né sì né no.) e 176 (e la protezione te la... te.. al tuo ritorno, cioè non ti posso proteggere a Mosca.). In pratica Guzzanti è preoccupato per la tutela fisica e giudiziaria di Scaramella, e quello è stato lo scopo dell’incontro con Berlusconi.
 
Naturalmente i due blocchi sono omessi nelle trascrizioni giornalistiche.
 
 
L’ultima stranezza
 
Nell’atto: “Domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche” trasmesso al Senato dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma il 26 gennaio 2007, nella parte dove vengono elencate e riassunte le telefonate intercettate, la telefonata testè esaminata, a pag. 9 compare nel seguente modo:
 
22) conversazione intercorsa sulla utenza ………in data 28.1.2006 ore 10.59 n.2586,
in cui si fa espresso riferimento alle dichiarazioni di Alexander Litvinenko, fonte indicata dallo Scaramella in relazione alle false accuse lanciate contro TALIK, alle persone che erano presenti in occasione di tali dichiarazioni ed alla manipolazione dei dati acquisiti per la successiva presentazione alla Commissione Mitrokhin; false versioni la cui credibilità, come contestato allo Scaramella, si fondava sull’accreditamento che allo Scaramella derivava dai “ritrovamenti” di armi di cui egli si era attribuito il merito e dalle denunce di attentati contro di lui e contro il senatore Guzzanti, secondo l’allarmante progetto di disinformazione con finalità anti istituzionali ipotizzato dalla pubblica accusa;
 
Come è evidente, la descrizione della telefonata fatta dal G.I.P., non c’entra assolutamente nulla con la conversazione registrata.
Un errore? La descrizione di una telefonata al posto di un’altra?
 
In ogni caso, nessuna delle 35 telefonate elencate e riassunte dalla Procura, riguarda minimamente la conversazione testè analizzata. L’ennesima “imprecisione” contenuta su documenti ufficiali trasmessi dalla Procura di Roma al Senato della Repubblica.
 
postato da: GabrielParadisi alle ore 14/10/2007 19:00 | Permalink | commenti (591)
categoria:mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
mercoledì, 06 giugno 2007

Il Patto

(intervista* a Gian Paolo Pelizzaro)

* L’intervista è stata realizzata con l’aiuto fondamentale di Sextus Empiricus e di Enrix.

 

Da un paio di settimane rimbalza in Tv una notizia a dir poco esplosiva e inedita.

Per primo ne ha parlato il giudice Rosario Priore a “Omnibus” su La 7 alle 8.13 di lunedì 14 maggio. E poi anche a “Terra” il programma di approfondimento del Tg5, andata in onda alle 23.30 di domenica 3 giugno.

Poi se n’è discusso da Minoli a “La Storia Siamo Noi” su Raidue giovedì 24 maggio. La carta stampata a dire il vero non ne ha dato per ora il risalto che a nostro avviso meriterebbe, ma questo è un altro discorso.

In sostanza, la notizia riguarda un “Patto” segretissimo “siglato” dopo la strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973, tra il governo italiano (Aldo Moro Ministro degli Affari esteri nel IV governo Rumor, 7 luglio 1973 – 14 marzo 1974) e la dirigenza palestinese. A fronte della “distrazione” da parte delle autorità italiane al passaggio di armi e di materiale esplosivo attraverso il nostro Paese, il terrorismo palestinese ci avrebbe risparmiato dalle sue cruente azioni e ciò in effetti accadde almeno fino alla fine del 1979.

Sull’esistenza di tale patto oggi sembrano convergere un po’ tutti, da Francesco Cossiga a Giulio Andreotti, anche se Cossiga sostiene di esserne stato all’oscuro persino quando arrivò a ricoprire le cariche istituzionali più elevate. Verso la fine del 1979, forse inavvertitamente, il patto venne rotto con il sequestro ad Ortona (in provincia di Chieti) di due di missili SAM 7 “Strela” di fabbricazione sovietica e l’arresto proprio a Bologna del cittadino giordano di origini palestinesi Saleh Abu Anzeh, responsabile del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) in Italia, formazione di matrice marxista-leninista che aderiva all’OLP e che praticava il terrorismo su scala internazionale.

Secondo i consulenti della Commissione Mitrokhin Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro il movente della strage di Bologna sarebbe stato proprio l’arresto di Abu Saleh e la violazione di quell’accordo tra l’Italia e i palestinesi. Una prova di ciò la presenza a Bologna la notte precedente la strage alla stazione del terrorista tedesco Thomas Kram legato al gruppo di Carlos e dunque all’FPLP.

Secondo Priore uno dei motivi per cui la Commissione Mitrokhin ha suscitato tante resistenze è proprio il fatto che coi suoi lavori e con le sue ricerche si fosse arrivati vicino a queste verità scottanti “su cui non si può ancora parlare”.

Gian Paolo Pelizzaro, redattore del mensile Area e giornalista del Roma di Napoli, presente alla trasmissione di Minoli, è stato consulente della Commissione Stragi e della Mitrokhin. In questi ultimi mesi insieme a Vincenzo Nardiello sta conducendo per il quotidiano napoletano una documentatissima e attenta inchiesta sulla vicenda che vede coinvolto Mario Scaramella, altro consulente della Commissione presieduta da Paolo Guzzanti, in carcere dalla vigilia di Natale.

Abbiamo chiesto a Pelizzaro se era disponibile a rispondere ad alcune domande sui fatti che abbiamo velocemente richiamato. Gentilmente ha accettato.

 

Pelizzaro, nell’ottobre del 1997 è stato pubblicato il saggio Gladio rossa. Dossier sulla più potente banda armata esistita in Italia per le edizioni Settimo Sigillo. Nei “Ringraziamenti” lei lamentò il fatto che quel suo testo era già pronto nel 1994, ma che subì una vera e propria "stagione migratoria" da un editore all’altro restando spesso dimenticato per mesi nei cassetti di tante scrivanie. Lei crede che anche oggi ci siano alcuni argomenti “tabù” sui quali si applica un vero e proprio ostracismo più o meno palese? Ritiene che oggi una nuova edizione di quel suo libro, magari aggiornata con le informazioni contenute nel “dossier Mitrokhin”, reso pubblico nell’ottobre 1999, incontrerebbe ancora tante difficoltà? Il “clima editoriale” è più o meno lo stesso di allora?

 

Prima di rispondere a questa domanda, vorrei tornare per un attimo alla vicenda del tedesco Thomas Kram, essendo questo un tema trattato sia nella trasmissione “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli su Raidue che da “Terra” di Toni Capuozzo su Canale 5, ambedue dedicate alla strage di Bologna. Ho sentito, per l’ennesima volta, alcune affermazioni che meritano un chiarimento. Secondo alcuni, infatti, non vi sarebbe la “prova” che Kram, già militante di primo livello delle Cellule rivoluzionarie tedesche, avrebbe fatto parte anche del gruppo Carlos. Bene, ciò è falso. La “prova” che il tedesco presente a Bologna a partire dalle prime ore del 2 agosto 1980 fosse stato arruolato nella rete Separat (nome in codice assegnato al gruppo Carlos dalla Stasi, la polizia politica dell’ex Ddr) è contenuta in una serie di documenti e fascicoli che la Commissione Mitrokhin ha potuto acquisire, a partire dall’ottobre del 2003. Il primo riscontro è contenuto in un lungo rapporto di polizia giudiziaria formato dalla Dst (l’antiterrorismo francese), risalente al 3 ottobre 1995 e destinato al giudice istruttore di Parigi Jean-Louis Bruguière, titolare delle inchieste che hanno portato ad un nuovo rinvio a giudizio di Carlos (la notizia si è appresa il 4 maggio scorso) per una serie di attentati dinamitardi compiuti in Francia (fra cui quello al treno Parigi-Tolosa “La Capitole” del 29 marzo 1982, quello alla sede del giornale filoiracheno e antisiriano Al Watan Al Arabi, in rue Marbeuf a Parigi del 22 aprile 1982 e quelli alla stazione ferroviaria Saint-Charles di Marsiglia e al treno ad alta velocità Tgv del 31 dicembre 1983 – per un totale di undici morti e oltre cento feriti), in cui il nome di Kram figura fra quelli dell’anello più stretto intorno al tedesco Johannes Weinrich, numero due dell’organizzazione, braccio destro di Carlos, anche lui con un passato da dirigente delle Cellule rivoluzionarie. Weinrich era colui che teneva i contatti, personali e confidenziali, con gli ufficiali del ministero per la Sicurezza dello Stato (MFS) della Germania Est. Ulteriori riscontri sono agli atti della documentazione che la magistratura francese ha trasmesso prima alla Commissione Stragi (nell’aprile del 2001) e quindi alla Mitrokhin, la quale ha potuto integrare questi atti con altri fascicoli acquisiti dalla Procura di Roma e dalla stessa magistratura ungherese. Il nome di Kram compare inoltre nei documenti sia della Stasi che del servizio di sicurezza ungherese e viene descritto come appartenente al cosiddetto ramo tedesco del gruppo Carlos, al pari di Weinrich, Fröhlich e Albartus. Kram, secondo questi rapporti, è membro a pieno titolo dell’organizzazione Separat. L’MFS cita la sua integrazione totale in seno al gruppo capeggiato da Carlos, facendo risalire alla metà del 1979 l’incontro tra Kram e Carlos. Ora, è chiaro che chi si ostina a dire che tra Kram e Carlos non vi sarebbe alcun legame, afferma il falso, mentendo per qualche motivo facilmente intuibile. Ma vi è una domanda, a fronte dei numerosi elementi che sono stati prodotti nel corso dei lavori della Commissione Mitrokhin, che credo meriti una risposta: che ci venne a fare Kram in Italia la mattina di venerdì 1° agosto 1980, per poi comparire a Bologna la notte tra il 1° e il 2 agosto, riapparendo alla stazione di Bologna proprio la mattina di sabato 2 agosto (come ha affermato Carlos in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il 23 novembre 2005), uscendone qualche istante prima dell’esplosione, per poi sparire – da quel preciso momento – dall’orizzonte degli eventi italiani, fino ai primi di dicembre dello scorso anno quando, dopo 26 anni di clandestinità e irreperibilità (Kram è ricercato in Germania dai primi anni Ottanta e latitante in quel Paese dal 1986), si è costituito alle autorità della Repubblica federale di Germania?

Per tornare alla sua domanda, ricordo con sofferenza quanto difficile fu la pubblicazione di quel libro. All’epoca ero assistito dal compianto Valerio Riva, un gigante non solo del giornalismo, ma soprattutto della ricerca storica non omologata, il quale si adoperò moltissimo per trovare un editore. Andammo a parlare anche con le edizioni Il Fenicottero di Bologna (lo stesso editore che nel 2000 diede alle stampe quella straordinaria biografica non autorizzata del prof. Romano Prodi, Prodeide, scritta dal mio caro amico e collega Antonio Selvatici, discepolo di Riva ed uno dei più brillanti giornalisti d’inchiesta italiani), ma alla fine non si trovò un accordo e, tempo dopo, ho saputo che il titolare ha chiuso l’attività e lasciato l’Italia. Alla fine il libro uscì, ma il risultato è quello che si può vedere. Bene, quella “stagione migratoria” mi fece riflettere su quello che lei chiama “clima editoriale”. In Italia abbiamo molti “micro-clima” culturali e questo negli anni ha creato dei grandi tabù: argomenti, temi, questioni e vicende sulle quali meno se ne parla, meglio è.

Ha prevalso una sorta di “pensiero unico” dei e sui grandi misteri nazionali, sui segreti della Repubblica e della politica, sui complotti, sui burattinai, sui colpi di Stato (veri o presunti), sulle cospirazioni e manovre occulte. Prendo a prestito questi termini, questo lexicon molto suggestivo, da giornali e saggi sui quali mi sono formato da adolescente. Leggevo con famelica avidità non solo l’Espresso degli anni ruggenti, con le copertine shock e delle grandi inchieste, ma anche Panorama e libri come La strage di stato di Eduardo M. Di Giovanni e Marco Ligini, Giovanni Leone di Camilla Cederna o Gli americani in Italia di Roberto Faenza e Marco Fini. Mi sembrava tutto chiaro, tutto logico e consequenziale. Ma poi ho iniziato a coltivare dei dubbi sulle varie versioni a cui ero stato abituato e sulle quali mi ero formato dei convincimenti. Il primo grande fatto sul quale iniziarono a formarsi profonde crepe fu il presunto golpe attribuito al generale Giovanni De Lorenzo, all’epoca dei fatti (era il 1964, il mio anno di nascita) comandante generale dell’Arma dei carabinieri… il cosiddetto Piano Solo.

Negli anni a seguire, anche sulla scia dei mancati riscontri a quel teorema da parte delle varie Commissioni parlamentari d’inchiesta, mi accorsi che forse il racconto del fatto era cosa diversa dalla verità sostanziale del medesimo fatto. Questo fenomeno (la creazione di un teorema che deve spiegare un evento, spesso inesistente) fa parte di un certo conformismo culturale che affonda le proprie radici ai tempi della Guerra fredda. In Italia, a differenza di quanto è accaduto in altri Paesi europei liberati dalle forze anglo-americane tra il 1944 e il 1945, ha preso il sopravvento – sotto il profilo politico-culturale – il partito sovietico, o meglio quello che a Mosca aveva il proprio punto di riferimento principale (anche e soprattutto in termini economico-finanziari). Vero è che il terreno fu reso fertile - per certi gruppi di influenza - dal clima politico che si determinò, a partire dal dopoguerra, e che ebbe come patto fondante, nel 1947, la nostra Carta costituzionale, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Ma all’interno di quel grande, storico accordo tra le varie anime dell’antifascismo (quella liberale, cristiana, socialista e comunista), alla fine ha preso il sopravvento l’ala minoritaria, ma estremamente aggressiva, di quello che io chiamo il partito filo-sovietico. Lo stesso partito che non avrà problemi ad allearsi, di volta in volta, con la sinistra democristiana per assestare i migliori colpi a quello che veniva ancora considerato un’emanazione del vecchio regime fascista: gli apparati dello Stato e le sue varie articolazioni (come forze di polizia e servizi di sicurezza).

Un esempio importante di questa lobby filo-sovietica è rappresentato da Ruggero Zangrandi, giornalista e scrittore, autore fra l’altro del celebre libro Il lungo viaggio attraverso il fascismo. La sua inchiesta scatenata contro l’intelligence militare (il Sifar) dalle pagine di Paese Sera (un formidabile quotidiano finanziato direttamente da Mosca nella redazione del quale si sono formati molti cronisti di nera e giudiziaria poi approdati a Repubblica) è un esempio di come operava un agente di influenza. Si trattò di una delle più grandi operazioni messe in piedi dalle centrali internazionali oltrecortina. I nostri apparati di sicurezza (fino a quel momento fedeli servitori della logica atlantista, anticomunisti, schierati al fianco dei grandi servizi d’intelligence occidentali) finiranno nel mirino di Mosca, fatti bersaglio di plurime e gravissime offensive e trascinati in una serie di scandali (e questo sino ai nostri giorni – vedi il caso della sparizione di Abu Omar) che col tempo finiranno con l’indebolire le strutture operative più delicate: quelle offensive (lo spionaggio) e quelle difensive (il controspionaggio). La “verità” che si è affermata, a seguito di questa campagna di disarticolazione, è che i servizi segreti sono sempre apparati deviati. Su di loro è stata fatta ricadere tutta la responsabilità in ordine ai piccoli e grandi misteri della Repubblica.

La devastante stagione dei grandi scandali dei servizi segreti, passando dai coinvolgimenti nelle indagini sulla strage di piazza Fontana, dal fallito golpe Borghese fino al tentativo di golpe bianco di Edgardo Sogno, approderà alla fine alla legge di riforma sull’istituzione e ordinamento dei servizi per le informazioni e la sicurezza e disciplina del segreto di Stato, del 24 ottobre 1977, della quale il Partito comunista fu uno dei principali ideatori e protagonisti. Da quel momento, come direbbe l’ex senatore Francesco Mazzola che di servizi d’intelligence se ne intende, fu il diluvio. Due mesi e mezzo dopo l’entrata in vigore della legge 801, venne rapito il presidente della Dc Aldo Moro da parte della colonna romana delle Brigate rosse. Moro, e questo venne a galla solo nel 1999 dopo l’esame dei report del materiale Impedian (dossier Mitrokhin), venne tenuto sotto controllo e pedinato da un ufficiale del Primo direttorato centrale del Kgb (spionaggio all’estero), Sergei Sokolov, fino a poche ore prima che Moro cadesse nelle mani dell’organizzazione di Mario Moretti. Ne parlò in Commissione Stragi il giudice Rosario Priore, nella seduta del 10 novembre 1999. Il dossier Mitrokhin venne reso pubblico poche settimane prima (l'11 ottobre) su sofferta decisione dell’allora presidente dell’organismo parlamentare d’inchiesta, sen. Giovanni Pellegrino. Sokolov lasciò l’Italia nell’aprile del 1978 per fare ritorno a Mosca alla vigilia della Pasqua ortodossa: appena in tempo per evitare di essere presente a Roma quando venne “bruciato” il covo delle Br in via Gradoli.

Un altro nome che incarna il partito filo-sovietico è quello del mitico Giorgio Conforto (alias Dario), uno dei principali è più influenti agenti del Kgb in Italia, per anni a capo di una rete con pesanti infiltrazioni nei ministeri degli Esteri e dell’Agricoltura, padre di Giuliana Conforto, la donna che diede ospitalità nel suo appartamento di viale Giulio Cesare a Roma a Valerio Morucci e Adriana Faranda, reduci dal sequestro Moro. I tre (Conforto, Morucci e Faranda) vennero arrestati alla fine di maggio del 1979, un anno dopo l’omicidio dell’ex ministro degli Esteri e presidente del Consiglio della Dc. Nella casa di Giuliana Conforto, la Digos di Roma trovò un arsenale (quello di Morucci, grande appassionato di armi), fra cui la pistola-mitragliatrice Skorpion cal. 7.65 di fabbricazione cecoslovacca con la quale venne crivellato al petto Aldo Moro. L’11 ottobre 1999, quando il sottoscritto, analizzando i report del materiale Impedian, si accorse della presenza di Giorgio Conforto nel dossier Mitrokhin e del resoconto svolto dal Kgb in ordine all’arresto della figlia, ebbi l’ennesima conferma ai miei sospetti. Ricordo che quando la notizia dell’agente Dario trapelò le agenzie di stampa in un primo momento decisero di censurarla, ben comprendendo le implicazioni che quella scoperta poteva avere sul caso Moro (per anni si era ripetuto, senza mai provarlo, che l’esponente democristiano sarebbe stato rapito su ordine della Cia…). Leggendo i rapporti trasmessi dal Secret Intelligence Service al Sismi nell’ambito dell’operazione Impedian, dal 1995 al 1999, si scoprì, inoltre, che tutte quelle fesserie sul presunto coinvolgimento della Cia, degli americani nel sequestro Moro altro non erano che il brillante risultato di una massiccia “misura attiva” di disinformazione ideata dal Kgb (denominata Shpora) con la quale la centrale di Mosca intossicava il già drammatico dibattito interno italiano alimentando i sospetti che Moro fosse stato vittima di una cospirazione ordita da Washington… Ma il partito filo-sovietico non aveva messo radici solo nelle strutture del Partito comunista (con il quale preferiva fare affari, piuttosto che alimentare l’eversione), ma anche e soprattutto in altre formazioni politiche (di sinistra come di destra), fra i giornalisti, nell’industria di Stato, nelle istituzioni, nella burocrazia statale, nelle gerarchie militari e delle forze di polizia. Una piovra tentacolare che non ha paragoni con altri Paesi dell’Europa occidentale, tranne forse in Francia ai tempi del generale De Gaulle.

Tutto questo per dire che non credo che per l’Italia valga il principio che la storia la scrivono (o l’hanno scritta) i vincitori. Il nostro Paese è stato liberato dai vincitori anglo-americani quindi uno si aspetterebbe che la storia l’abbiano scritta o la scrivano autorevoli esponenti del think-tank di Washington o meglio di Londra. Niente affatto. In Italia, la nostra storia (soprattutto quella segreta, legata ai grandi misteri) è stata in gran parte egemonizzata non tanto dal Partito comunista, ma dal partito di Mosca, che ha pesantemente influito – nel corso degli anni – nei processi dinamici del giornalismo e della pubblicistica, dando vita ad una versione dei fatti manipolata e orientata, in cui veniva fatta salva l’ortodossia nei confronti della casa madre e, al contempo, veniva congedata una versione dei fatti sempre ostile e scomoda verso gli ex alleati (Stati Uniti e Regno Unito in testa), baluardo dell’Occidente e fondatori del Trattato del Nord Atlantico (firmato a Washington il 4 aprile del 1949). E così si arriva alla logica del “doppio Stato”, della “sovranità limitata”, della “strategia della tensione”. Tutte formule che partono da un assunto: l’esistenza di un fantomatico complotto perenne, ordito dagli Usa e attuato attraverso la solita Cia, con la manovalanza di uomini di mafia, servizi deviati, massoneria (leggi P2) e destra eversiva, finalizzato ad impedire al Pci di salire al potere.

Attraverso questo teorema si è cercato di spiegare un po’ tutti i grandi misteri di questo Paese: dai fenomeni mafiosi e di criminalità organizzata ai sequestri di persona, dal terrorismo alle stragi, dai presunti colpi di Stato al sequestro Moro, dal disastro del Dc9 Itavia, alle stragi piazza Fontana, piazza della Loggia a Brescia, all’Italicus, a quelle di Bologna e del rapido 904 del dicembre 1984, per arrivare fino alla Falange armata e alla banda della Uno Bianca. Un’enorme, grottesca discarica della storia nazionale nella quale sono state riversate le pagine più orribili del dopoguerra, sempre con gli stessi presunti responsabili di cartone, con gli stessi mandanti occulti, le medesime ingerenze esterne (leggi americani). Ma questa teorizzazione della cosiddetta “periferia dell’impero” non è stata capace di spiegare, nel concreto, uno solo dei vari fenomeni che hanno interessato il nostro Paese. Il conformismo culturale, frutto di questo clima che ho sin qui descritto, ha prodotto nel tempo una serie di “grandi tabù”. Insomma, tutto il bene da una parte, tutto il marcio dall’altra. Si tratta di un modo infantile di interpretare la realtà, vittima del pregiudizio ideologico e di una umiliante visione manichea del mondo. Penso spesso a quello che una volta a pranzo mi disse Edgardo Sogno: «Siamo in Italia, caro mio, l’unico Paese del blocco socialista che fa parte della Nato…».

Per quanto concerne il mio libro, si tratta di un lavoro che non credo possa essere aggiornato con le informazioni del materiale Impedian. Vi fu qualcuno, al volgere dei lavori della Commissione Mitrokhin, che volle trovare dei punti di contatto tra la cosiddetta Gladio rossa e le principali direttrici di penetrazione degli apparati sovietici in Italia. Ma, una volta letto quel documento (firmato peraltro da un noto generale italiano), mi resi conto della inconsistenza di quell’ipotesi. Sulla questione del “clima editoriale”, credo che la situazione sia di poco cambiata rispetto al 1999. Vi è ancora una forte egemonia (politica, culturale, settoriale, di casta) che esercita un seduttivo potere sulle scelte delle principali casi editrici (a loro volta legate ai grandi gruppi industriali e imprenditoriali). In questo senso, l’entrata e l’uscita non solo degli autori, ma degli stessi argomenti da trattare (e come vanno trattati) risponde a precisi interessi. Nulla capita per caso. Un esempio su tutti: la prefazione dell’ultima edizione de L’archivio Mitrokhin (Bur) affidata dalla Rizzoli a Giuseppe D’Avanzo di Repubblica, il giornalista che insieme a Carlo Bonini ha firmato gli articoli più infamanti sulla Commissione Mitrokhin. Un ignaro futuro lettore, magari nel 2050, se metterà a confronto la prima edizione del saggio del prof. Andrew con l’ultima prefata da D’Avanzo avrà difficoltà a comprendere cosa è accaduto nel frattempo in Italia. E comunque, si farà un’idea di certo falsata e manipolata dei fatti così come si sono realmente svolti. D’Avanzo è sempre quel bravo e super informato giornalista che su Repubblica del 4 giugno ha riempito due pagine piene zeppe con questa nuova, allarmante storia su “una nuova P2 che ricatta la politica debole”, agitando un “mostro”, uno spaventoso network con i soliti servizi segreti, generali, massoni, dossier e intercettazioni. Ma al netto delle battute, un dato credo sia ormai acclarato: in Italia un certo giornalismo appare sempre meno libero e indipendente e sempre più al servizio di oscure lobby di potere. Se nelle redazioni dei grandi quotidiani vi fossero più Milena Gabanelli e meno Giuseppe D’Avanzo forse il quadro sarebbe diverso.

 

 

Quel suo volume del 1997 ruota intorno ad un documento del SIFAR del 28 febbraio 1950 e rimasto segreto fino al 26 giugno 1991 (quando fu declassificato), intitolato “L’apparato paramilitare comunista”.

Nell’introduzione lei accenna al cosiddetto “mistero degli "enucleandi" (pp. 44-45), ovvero al fatto che “agli atti della documentazione trasmessa dalla presidenza del Consiglio alla Commissione Stragi – presieduta allora dal senatore Libero Gualtieri – mancava inspiegabilmente il famoso elenco dei 731 presunti "sovversivi" di sinistra, aggiornato e compilato parzialmente dal controspionaggio e dal ministero dell’Interno”. Siamo nel dicembre 1990, è stata da poco “riscoperta” la documentazione di via Montenevoso a Milano (ottobre 1990), cioè il “memoriale Moro” e molte lettere di Moro inedite; poco prima era emersa la faccenda di “Gladio”, inoltre Andreotti aveva tolto gli omissis del Piano Solo.

Lei conclude: «Ebbene, dietro il mistero della falsa scomparsa (sarebbe meglio dire "sottrazione") delle liste degli enucleandi esiste il sospetto che possa essersi nascosto una sorta di “Grande Baratto” tra i vertici dei [partiti] della Democrazia cristiana e l’ex Partito comunista per occultare la "prova schiacciante" dell’esistenza della quinta colonna armata, infiltrata nel territorio nazionale e nelle istituzioni, pronta ad entrare in azione qualora fosse scattata l’invasione da Est».

Sembra quasi dunque, agganciandosi anche a quanto sostiene Priore, che i cosiddetti “misteri” della storia italiana siano duri da svelare proprio in virtù di questi “patti segreti” che legano in una sostanziale complicità omertosa gli eredi politici del vecchio CLN. È così? 

 

Gli anni che vanno dal 1989 al 1991 sono tra i più turbolenti della storia dell’Italia repubblicana. Il crollo del muro di Berlino e il successivo collasso dell’Unione Sovietica hanno avuto pesanti ripercussioni sul nostro panorama politico interno. Fu un periodo costellato di tanti, oscuri fatti. Basti pensare alla scelta di rendere pubblici i nomi degli appartenenti alla rete di resistenza clandestina Stay Behind, violando una delle norme più rigide e severe sulla tenuta del segreto in ambito Nato. L’Italia, in pochi giorni, è diventata lo zimbello dell’Occidente. Sono convinto che la falsa sparizione delle liste dei cosiddetti enucleandi (che nel libro spiego che non erano affatto state distrutte o sparite, ma erano state lasciate chiuse nei cassetti per evitare inutili imbarazzi) servì come merce di scambio in un particolare momento storico, in cui Democrazia cristiana e Partito comunista cercavano di sopravvivere alle grandi scosse del terremoto della storia. Non c’è dubbio che – anche in quel caso – si creò un falso mistero per distogliere l’attenzione dal vero problema: l’esistenza di un insieme di strutture armate clandestine che erano sopravvissute negli anni e che avevano agito all’ombra del potere e con coperture istituzionali, sotto l’egida di qualche grande super potenza e finanziate dall’estero. Quel groviglio di interessi inconfessabili rischiava di portare al collasso tutto il sistema dei partiti, non solo una parte (quella che poi è passata agli onori delle cronache di Mani Pulite, a partire dal 1992). I nomi degli enucleandi (persone che all’epoca erano considerate, in vario modo, pericolose per la sicurezza nazionale), così come vennero iscritti nei rispettivi elenchi e registri del controspionaggio, coincidevano – in massima parte – ai quadri della organizzazione della Vigilanza armata (Gladio Rossa). Una rete super clandestina che negli anni ha subito vari “stop and go”, riassetti e piani di riorganizzazione, ma che è riuscita a restare attiva almeno sino al 1989. Non c’è dubbio che il Partito comunista sino alla fine ha potuto contare su un livello palese ed uno occulto. Una struttura a doppio livello che gli ha permesso di resistere alle tante sollecitazioni che ha subito nel corso degli anni. La vera storia di Gian Giacomo Feltrinelli e Pietro Secchia aspetta ancora di essere scritta per intero. Non posso far altro che sottoscrivere l’opinione del giudice Priore quando si fa riferimento a questi “patti segreti” come di un qualcosa di inviolabile, alla base dell’Italia contemporanea.

L’ipotesi che dopo il collasso dei regimi dell’Est, in Italia, si fossero scatenate forze oscure per frenare o impedire che affiorassero dagli abissi della Storia alcune verità sui segreti della Repubblica venne, peraltro, avanzata da un brillantissimo poliziotto dell’epoca, Umberto Improta, già capo della polizia politica. In un rapporto riservato di oltre venti pagine, datato 5 dicembre 1990 e destinato al capo della Polizia, Vincenzo Parisi, l’allora questore di Roma metteva in guardia le istituzioni (in particolare il Quirinale) circa un presunto piano di destabilizzazione portato da oscure cabine di regìa attraverso la strumentalizzazione del caso Gladio, la richiesta di impeachment del presidente della Repubblica Francesco Cossiga e le allora recenti rivelazioni sul memoriale Moro, ritrovato per la seconda volta (e in forma più o meno integrale, anche se sempre in copia) nel vecchio covo delle Br di via Monte Nevoso a Milano. Nel suo rapporto al prefetto Parisi, il questore Improta faceva riferimento, in particolare, proprio al ruolo di Giorgio Conforto.

 

L’impressione generale, sicuramente amplificata da certa stampa, è che la Commissione Mitrokhin, di cui lei ha fatto parte in qualità di consulente, non sia giunta a nessuna conclusione effettiva e seria e sia dunque stato un flop. Taluni sostengono addirittura che l’unico fine perseguito dal suo presidente e dalla maggioranza dei commissari, fosse quello di trovare (o addirittura di fabbricare) prove o sospetti su esponenti del centro sinistra a partire da Romano Prodi. Ci può dare un suo giudizio generale su quella Commissione e sui suoi lavori?

 

Un flop? Comprendo che per qualcuno faccia comodo pensarla così. Ma la realtà dei fatti è un’altra. La Commissione ha lavorato con un mandato molto ampio e articolato in un arco di tempo relativamente breve (di fatto dal luglio 2002 al febbraio 2006). Ha raccolto una straordinaria quantità di documenti e materiali, in Italia e all’estero. Ha portato a buon fine almeno due rogatorie internazionali e ne ha approvate non meno di cinque. Ha svolto decine di audizioni e condotto importanti attività istruttorie non solo sul dossier Mitrokhin, ma anche su casi come l’attentato al Papa (del 13 maggio 1981) e la strage di Bologna (del 2 agosto 1980). Ma se si vuole avere un’idea più precisa sulla reale attitudine al rispetto delle norme e delle leggi da parte di alcuni dei nostri più autorevoli, importanti ed esimi esponenti politico-istituzionali, allora consiglio a chiunque di andarsi a leggere la “Relazione sull’attività istruttoria svolta sull’operazione Impedian, approvata il 15 dicembre 2004 e trasmessa ai presidenti di Camera e Senato il giorno successivo. Si tratta di un documento tecnico, senza fronzoli politici, approvato all’unanimità, che squarcia un velo su una delle più gravi violazioni della legge 801 che la storia ricordi: una serie di deviazioni provate per tabulas delle quali si resero responsabili i vertici del nostro servizio segreto militare con il pieno appoggio dei governi che si sono avvicendati nel tempo, tra il 1995 e il 1999. L’intossicazione anti Mitrokhin non tiene conto, tuttavia, di un risultato che è passato alla storia: in dodici anni di attività, la disciolta Commissione Stragi chiuse i battenti – il 22 marzo 2001 – senza un documento conclusivo votato e approvato. Ricordo quanta amarezza vi fu da parte dell’allora presidente Giovanni Pellegrino, un uomo al quale devo moltissimo, in termini umani e professionali, un nobile e raro esempio di rigore e onestà intellettuale, quando dovette prendere atto del fallimento politico di tanti anni di lavoro. Un documento, congedato all’ultimo momento dall’ala più radicale dei Ds (così come hanno fatto alla Commissione Mitrokhin, sia ai tempi della Relazione di medio termine che alla fine, quando si trattò di discutere il documento finale), assemblato e messo insieme in modo affastellato, senza un preciso metodo scientifico, infarcito di affermazioni, accuse e congetture fantasiose e bizzarre, frutto del solito super teorema del quale ho detto in precedenza, nel quale – fra le altre chicche – venivano riportate informazioni tratte di straforo da alcuni fascicoli della polizia politica intestati, nientemeno, che a parlamentari allora in carica dell’opposizione. Un lavoretto pulito, oserei dire… Altro che Mitrokhin!

La ridicola accusa seconda la quale l’unico fine della Commissione sia stato quello di trovare (o peggio, fabbricare!) prove o sospetti sul centro sinistra purtroppo si infrange sul devastante dato storico così come illustrato, sul piano documentale e fattuale, dalla citata “Relazione”. Il resto sono sciocchezze che si commentano da sole. E poi, perché fabbricare prove, se gli elementi e i dati probatori erano già all’epoca abbondantemente sufficienti ad illustrare tutta una serie di violazioni, manomissioni, deviazioni e manipolazioni (come, ad esempio, la censura preventiva operata dal vertice del Sismi sulla bozza-dattiloscritto del saggio di Christopher Andrew prima della sua andata in stampa col titolo The Mitrokhin Archive)? Ripeto: la lettura rende l’uomo migliore. E mai come in questo caso la lettura è illuminante. Leggete quella Relazione e poi domandatevi perché sulla Commissione Mitrokhin si sono andate addensando tutte queste nubi nere…

 

 

Minoli sul finire della sua intervista dichiara: “Quanto alla nostra inchiesta, il riscontro sui documenti originali è stato impossibile perché la Commissione ha segretato la maggior parte degli atti”. Ora le chiedo chi è che ha segregato i documenti a cui si fa riferimento e con che motivazioni? Di recente, anche un gruppo di storici ha chiesto pubblicamente la loro desegretazione. Lei che cosa ne pensa?

 

Andiamo con ordine. Sulla posizione di archivio dei documenti acquisiti dalla Commissione nel corso dei suoi lavori istruttori la mia opinione è che, sul piano formale, fu giusta e corretta quella decisione di rispettare le istanze dei vari enti originatori (quali il Sismi, il Sisde, il ministero dell’Interno, autorità giudiziarie di altri Paesi e così via) e quindi di mantenere il livello di classifica che i singoli atti avevano al momento della loro trasmissione. Sul piano sostanziale, tuttavia, ritengo che si sarebbe dovuto – per tempo – fare una seria selezione delle carte (compresi gli elaborati presentati dai consulenti) e verificare, caso per caso, se andava mantenuto o meno il livello di classifica (che va dal riservato al segretissimo e oltre) ai fini di una eventuale pubblicazione. Il presidente, coadiuvato dal parere degli uffici, ritenne di dover mantenere il segreto su tutti gli atti, compresi alcuni fondi di archivio che risalgono agli anni Cinquanta. In questo, la Commissione, rispetto ad altre esperienze fatte nel contesto delle inchieste parlamentari (mi vengono in mente in particolare le Commissioni Moro o P2), ha inteso interpretare non solo la norma, ma anche la consuetudine in senso alquanto restrittivo. Credo che un margine vi fosse per la pubblicazione non di tutti gli atti, ma almeno di una buona parte. In questo, hanno perfettamente ragione gli storici che hanno firmato quell’appello per l’accesso e la consultabilità degli atti raccolti e custoditi dalla Commissione Mitrokhin. Non c’è dubbio che quella scelta, comunque, ha non solo fatto felici e contenti alcuni politici profondamente preoccupati dell’ipotesi di una futura pubblicazione degli atti, ma ha dato un duro colpo alla ricerca storiografica, privandola di uno straordinario materiale d’archivio.

 

 

Sempre relativamente alle Commissioni parlamentari di cui lei ha una certa esperienza, le volevo chiedere come funzionano alcuni meccanismi che riguardano i consulenti e le loro attività. Ecco un elenco di domande e curiosità:

1. Come vengono scelti i consulenti per le commissioni parlamentari?

2. C’è qualcuno, cioè i membri delle Commissioni stesse, che sceglie a sua discrezione?

3. Oppure sono i consulenti che si propongono; che requisiti occorrono; c’è una sorta di “esame”?

4. Una volta proposti, qual è la procedura di approvazione?

5. Una volta nominati, quali compiti vengono loro assegnati? E da chi?

6. Che “doveri” hanno?

7. Devono scrivere delle relazioni, devono rendere conto di quello che fanno, e a chi?

8. Le eventuali relazioni, o la documentazione raccolta, dove va a finire?

9. Esiste da qualche parte, ad esempio, un elenco di tutte le relazioni e i documenti che sono stati depositati nell’archivio della “Commissione Mitrokhin”?

10. È segreto anche questo elenco? Se no, dove è consultabile?

 

Sui consulenti, posso riferire ciò che accaduto in Commissione Stragi e alla Mitrokhin. Non so dire come questo argomento sia stato trattato dalle altre Commissioni d’inchiesta come l’Antimafia o, ad esempio, la Telecom Serbia o quella sui fatti connessi all’omicidio della giornalista Ilaria Alpi in Somalia. Per quello che ho potuto vedere, non vi è una regola precisa per diventare consulenti. Spesso accade che vi sia una sorta di cooptazione (un po’ per meriti, un po’ per amicizia, un po’ per simpatia, un po’ per affiliazione politica, raramente per meriti speciali dimostrati sul campo) dall’alto verso il basso. Non si deve sostenere alcun esame di accesso, ma una volta nominati si deve giurare sul rispetto delle norme, del regolamento e delle leggi in particolare sulla tenuta del segreto e sulla riservatezza degli atti. Si tratta, quasi sempre, di un arruolamento che si compie attraverso criteri di massima discrezionalità. Non ci sono parametri fissi (mi riferisco a fattori come competenza, affidabilità, serietà, onestà), se non quelli dettati dal regolamento interno. Ricordo casi di incompatibilità (o quantomeno con profili di palese inopportunità) risolti felicemente dopo una serie di discussioni, mediazioni e negoziati politici. Rari se non nulli i casi di illustri sconosciuti che (anche se bravi e competenti), una volta perorata la propria candidatura, si trovano a svolgere l’incarico. Una volta proposti, l’ipotesi di collaborazione viene illustrata all’Ufficio di presidenza (spesso allargato ai rappresentanti dei gruppi politici) e, se ritenuta opportuna, idonea o utile ai lavori della Commissione, si delibera la nomina che, sul piano formale, diviene esecutiva solo dopo l’assunzione dell’incarico e il relativo giuramento. Da quel momento, si è sottoposti ad un vigile e severo controllo da parte degli uffici di segreteria che annotano, protocollano, archiviano giorno per giorno l’attività svolta. Per scoprire chi ha lavorato e chi no, sarebbe sufficiente andare a compulsare i fascicoli personali dei singoli collaboratori. Devo dire che, se di scandalo si deve parlare per quanto riguarda la Commissione Mitrokhin (ma lo stesso vale per la Commissione Stragi), esso è legato a quei consulenti i quali, dopo l’assunzione dell’ambito incarico, finiscono con lo sparire dall’orizzonte degli eventi, nonostante rimangano destinatari (beati loro) di lauti compensi. A dire il vero, molti autorevolissimi studiosi, professori, docenti universitari, esperti e così via si sono distinti per questa poco nobile forma di assenteismo. Senza contare chi, con il pretesto di fare ricerche presso enti e archivi, cerca, trova e raccoglie carte che non solo nulla hanno a che fare con i lavori della Commissione, ma che poi vengono utilizzate per scrivere saggi e libri vari. Ma per quieto vivere e per evitare veleni o imbarazzanti ritorsioni, ai piani alti hanno sempre deciso di lasciar correre, con aristocratico disincanto, mantenendo il privilegio. Chi ha scrupolo e senso del dovere, anche di fronte a mille difficoltà e asperità, partecipa, lavora, produce, fa ricerca, frequenta gli archivi, fa proposte, scrive, si mette in discussione e consegna agli atti documenti, elaborati e relazioni. Altri, meno solerti e dotati di scarso senso del dovere e rispetto civico, rimangono a casa, sereni e retribuiti, per poi ritrovarseli a fine lavori che scrivono, accusano e pontificano sui mali della politica e sull’inutilità (se non sulla dannosità) delle Commissioni e delle inchieste parlamentari. Comunque, tutto il lavoro svolto dai consulenti è registrato, a cura degli uffici di segreteria, sul protocollo. Dopo il loro deposito agli atti, eventuali documenti, elaborati o relazioni – una volta autorizzati dal presidente previo parere degli uffici – entrano nell’archivio per la consultazione. I documentaristi predispongono, di volta in volta, un elenco degli atti presenti in archivio (questo registro credo sia consultabile). Lì sono conservati tutti i record relativi alle acquisizioni e ai depositi. Gli Uffici Stralcio delle Commissioni d’inchiesta tengono questi registri e gli elenchi degli atti depositati.

 

 

La precedente domanda introduce necessariamente la vicenda ormai drammatica di Mario Scaramella, consulente della Mitrokhin, che da oltre cinque mesi si trova in carcere, in isolamento, a fronte di capi d’imputazione quali la “calunnia” nei confronti di un agente segreto ucraino e il “traffico d’armi” essendo dunque sospettato di aver architettato il trasporto di due granate su un furgone da lui stesso fatte ritrovare. Lei ha avuto modo di conoscerlo personalmente? Su di lui si è scritto molto, ironizzando, per la verità con un certo cinismo viste le condizioni in cui versa da cinque mesi, sul suo impressionante curriculum professionale. Lei cosa ci può dire in proposito?

 

Ho conosciuto Mario Scaramella durante le fasi finali dei lavori della Commissione. Devo dire che per mesi (se non per anni), dopo la sua nomina a consulente, non ho avuto modo di vederlo. Il suo contributo era esterno, svolgeva attività all’estero e poco frequentava gli uffici della Commissione. Non credo che abbia partecipato alle sedute o alle varie audizioni che abbiamo tenuto nel corso dell’istruttoria. Nulla ho da dire sul suo curriculum professionale. Mentre qualcosa ritengo di doverla dire in ordine al suo incarico che – di certo – non si è scritto o approvato da solo. Ricordo quando, nella seduta dell’11 dicembre 2003 (ma l’annuncio della sua nomina fu dato il giorno precedente), venne letto l’incarico che l’Ufficio di presidenza della Commissione aveva votato e approvato per Scaramella. Ritengo utile, per futura memoria, trascrivere il passaggio del resoconto stenografico di quel giorno quando il presidente, in apertura di seduta, diede testuale lettura della motivazione: “Informo che l’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi ha deliberato di affidare i seguenti incarichi: al professor Mario Scaramella di acquisire documenti ed effettuare ricerche presso istituzioni e organismi di Paesi occidentali e dell’ex Unione Sovietica riguardanti operazioni commerciali e finanziarie svolte fra l’Italia e i Paesi dell’Est europeo, finalizzate (come recita la nostra legge istitutiva) al finanziamento illecito del Pci al di fuori di ogni controllo, nonché attività di finanziamento dirette o indirette del Kgb a partiti politici italiani, a correnti di partito e ad organi di informazione in Italia, successivamente al 1974, data certa a partire dalla quale esiste una legge che vieta il finanziamento dei partiti al di fuori delle norme stabilite dalla legge; presunte relazioni tra Pcus, Kgb e altre agenzie di esplorazione estera e organizzazioni italiane terroristiche; collegamenti tra l’intelligence sovietica, il terrorismo islamico e altre strutture eversive straniere, in particolare sul terrorismo nazionale; eventuale supporto o coinvolgimento italiano in operazioni illecite fra servizi sovietici e Paesi islamici, anche dopo la caduta dell’Urss per le note continuità”. Ecco qui. Questo fu il mandato conferito a Scaramella. Un incarico straordinario, estremamente ampio e articolato, nel quale il consulente si è mosso sino alla fine dei lavori istruttori della Commissione. Scaramella, per lo svolgimento di questo compito (credo, sulla base della mia esperienza, si tratti di un unicum nella storia delle inchieste parlamentari), ha preso contatti con i più importanti, autorevoli e accreditati defezionisti non solo del Kgb, ma del Gru e dell’attuale intelligence russa (Svr e Fsb), come Oleg Gordievsky, Oleg Kalugin, Alexander Litvinenko o Yuri Shvets. Una simile attività non poteva passare inosservata ai servizi di sicurezza russi e dei Paesi ad essa collegati, come l’Ucraina (vediamo quanta difficoltà ha questa ex Repubblica sovietica a sganciarsi da Mosca). Scaramella, senza saperlo, è finito nell’ingranaggio di questa seconda Guerra fredda tra Est e Ovest. Le minacce delle quali è stato destinatario sono proprio l’inquietante esito delle sue attività per la Commissione. È finito nel mirino dell’intelligence russa non appena ha iniziato a frequentare Litvinenko. Da quel momento (e siamo tra la fine del 2003 e gli inizi del 2004), Scaramella diventa un obiettivo, come del resto lo stesso Litvinenko.

 

 

Qual è la sua opinione su quanto sta accadendo a Scaramella? Crede che ciò sia la conseguenza di qualche attività non gradita?

 

Preferisco non rispondere. L’unica cosa che posso dire è che Mario Scaramella, del tutto inconsapevolmente, è stato pesantemente manipolato da una serie di agenti dell’intelligence russa e ucraina. Il suo coinvolgimento, che lo ha portato a Londra il giorno in cui venne deciso di colpire e annientare Litvinenko, è stato il brillante risultato di una grande operazione, portata a termine da professionisti. E una delle pedine utilizzate è stato proprio quell’Evgueni Limarev che vive a Cluses nell’Alta Savoia dall’agosto del 2000. Un dato è certo: una macchinazione simile lasciava poche possibilità di uscirne indenni. Credo sia evidente il fatto che, sino al giorno in cui trapelò la notizia che Litvinenko era stato avvelenato e che aveva incontrato Scaramella, il suo nome era lontano dalle cronache nazionali e dalle stesse emergenze giudiziarie italiane. La fretta di associarlo al carcere è la prova di questo “salto di qualità”. Del resto, le stesse fonti d’accusa contro Scaramella non possono certo dirsi degli esempi cristallini di affidabilità e attendibilità. Con la morte di Litvinenko, contaminato con una dose massiccia di polonio 210 poco prima di incontrarsi con Scaramella a Piccadilly Circus nel primo pomeriggio del 1° novembre 2006, non solo usciva di scena una delle più importanti fonti dell’ex consulente della Commissione Mitrokhin, ma le informazioni da lui stesso passate, attraverso Scaramella, al Parlamento italiano rischiavano di assumere un rilievo di verità assoluta. Come dire: Litvinenko martire della verità, Scaramella il suo discepolo. Ecco, dunque, l’esigenza (tutta italiana) di demolire la credibilità sia della fonte che dello stesso destinatario delle informazioni. Il primo non può più confermare nulla, il secondo in cella di isolamento con l’accusa di calunnia.

 

 

Lei è redattore del mensile Area e scrive per il Roma e sta conducendo col suo collega Vincenzo Nardiello un’inchiesta molto interessante, ma per certi versi contro corrente rispetto a tutto il resto della carta stampata. Come giudica il comportamento e l’atteggiamento di giornali come Repubblica che hanno trattato la vicenda Litvinenko-Scaramella nel modo che tutti conosciamo?

 

Sul “comportamento” e “l’atteggiamento”, come lei li definisce, di grandi quotidiani come Repubblica, che hanno trattato il caso Litvinenko-Scaramella (per colpire tutta la Commissione Mitrokhin), preferisco stendere un velo pietosissimo. Erano anni che non si assisteva ad un fenomeno di alterazione della verità dei fatti di questa portata. Senza parlare della violazione, sistematica e scientifica, delle norme alla base del nostro codice deontologico professionale. Le famose “interviste” di Repubblica a Limarev, Gordievsky e Bukowsky sono un monumento a questa anomalia. L’inchiesta che sta conducendo Il Roma è controcorrente, non c’è dubbio, in un flusso dell’informazione alla rovescia, come si trova a fare il salmone quando risale la corrente del fiume, seguendo l’istinto di natura che lo richiama ai luoghi di nascita. Vede, ogni anno la fondazione Freedom House stila una classifica degli Stati del mondo in relazione alla libertà di stampa. Secondo l’ultimo rapporto, relativo al 2006, l’Italia occupa il 79° posto assieme al Botswana. Nel 2004, l’Italia occupava la 74ª posizione. Ogni altro commento sarebbe superfluo…

venerdì, 25 maggio 2007

“Compagni”, vogliamo dire qualcosa di sinistra?

Il 23 maggio 2007 a commento della sentenza del Tribunale di Teramo che ha assolto i quattro ucraini trasportatori delle “rugginose granate”, Carlo Bonini pubblica un articolo intitolato “L' attentato a Guzzanti? Un' invenzione”.

Il Senatore risponde con una lettera che gli viene pubblicata il giorno successivo ed alla quale Bonini replica a suo modo.

Questa mattina a pagina 34 de La Repubblica c’è la lettera che ieri il Senatore Guzzanti ha inviato al direttore Ezio Mauro in merito a quella prima risposta.

Ecco la lapidaria replica odierna dello stesso Bonini:

Prendo atto che la sentenza di assoluzione dei quattro ucraini ha avuto un pessimo effetto sul senatore Paolo Guzzanti. Converrà forse fare come certi zii, verbalmente incontinenti, al pranzo della domenica. Annuire e cambiare discorso”.

 

Bene, cambiamo discorso. Ma solo per un po’…

 

Dal novembre scorso su questo blog si è sviluppato un dibattito, una ricerca, che ha fatto vacillare le mie già esili e comunque scarse certezze ed opinioni politiche.

Ne ho già scritto in proposito e chi ha seguito con serietà e con continuità questo spazio lo sa bene.

Io mi reputo di sinistra!

Con tutto ciò che può ancora significare questo termine oggi in Italia. O se vogliamo oggi in occidente. Ho appoggiato in passato, e penso che continuerò a farlo anche in futuro, battaglie civili che credo di poter etichettare a pieno titolo di “sinistra”, se non altro per le reazioni che esse scatenano a “destra”.

Le appoggerò nelle piazze, nella rete. Nella società.

 

Un caro amico dice che a sinistra, in estrema sintesi, c’è tutto ciò che è “riformismo” democratico. È vero, ma non è tutto. Io credo che a sinistra si debbano declinare anche ed ancora concetti, da taluni forse ritenuti obsoleti ed ormai impronunciabili, come “uguaglianza”, “solidarietà”, difesa dei più deboli senza discriminazioni di alcun genere, “equità sociale”.

Possono sembrare categorie improprie o addirittura ingenue a definire oggi la “sinistra”, ma nel mio maturo romanticismo le trovo ancora del tutto valide e condivisibili; degne di impegno. Un buon motivo insomma per “rimettersi a lottare”.

Questi “valori” io credo che siano oggi messi in seria discussione dal modello di sviluppo imperante.

Non credo dunque alle sorti magnifiche e progressive di questo capitalismo liberista, tanto caro invece a certa “destra”; liberismo che, privo di controlli e di contrappesi, ormai stenta a trovare sponde e consensi anche in quei settori che avevano temuto più di altri il dilagare di modelli economici e sociali alternativi.

Ma purtroppo nella “sinistra” ufficiale, e non solo italiana, non trovo nessun segnale di disponibilità a cercare ed a proporre modelli seri e praticabili più sensibili alle esigenze dell’uomo ed alla sua esistenza. Il profitto sembra essere ormai diventato il centro di tutto e sembra aver catturato le attenzioni e l’interesse di tutti, da qualunque parte si trovino.

 

Fatto questo preambolo “ideologico”, vengo al punto.

Da mesi questo blog è diventata un’arena monotematica.

Coinvolti nella vicenda Litvinenko-Mitrokhin, ci siamo fatti giustamente rapire dall’intreccio e dai misteri di questa tragica spy-story.

Abbiamo cercato, conseguendo anche qualche piccolo “successo” di tappa, di dare un contributo di verità guardando con mente lucida e sgombra da ideologie a ciò che accadeva davanti ai nostri occhi.

Nel blog si sono formati fin da subito, e com’è giusto che sia, due partiti, due scuole di pensiero contrapposte, che hanno dato vita ad eleganti duelli ma anche (soprattutto?) a rozzi scambi da trivio, neanche fossimo “nei peggiori bar di Suburra”.

Per scelta ho lasciato che ciò avvenisse in piena libertà e devo dire che qualche siparietto divertente ne è di conseguenza scaturito ed ha sollazzato (e magari sollazzerà anche in futuro… chissà…) visitatori e passanti.

Questa insistenza tematica su una vicenda così complessa ed articolata ha forse stancato qualcuno che ci ha abbandonato e me ne dispiace molto, ma credo che l’impegno e l’approfondimento fossero dovuti, vista l’estrema importanza che riveste a nostro avviso questo caso per la democrazia nel nostro paese.

Al di là della sua serietà e gravità, vedasi le numerose morti ad esso connesse, questo caso non è una pura disquisizione accademica di ricerca storica, ma qualcosa di seriamente attuale e pregnante.

Malgrado i prolungati tentativi di sminuire le attività d’indagine della Commissione Mitrokhin, presieduta dal senatore Paolo Guzzanti, il clamore e l’accanimento di questi ultimi mesi sono lì a testimoniare che in realtà i temi trattati (e le scoperte fatte) toccano ed hanno toccato nervi ancora scoperti, situazioni irrisolte, interessi ancora in essere.

   

A mio avviso impropriamente, qui qualcuno ha impostato il dibattito come si farebbe in un qualunque scontro politico italiano al bar tra simpatizzanti di “destra” e di “sinistra”.

Ci si è messi la solita casacca, si sono tirati in ballo, eludendo il merito, “Berlusconi”, la “sinistra radicale”, insomma tutti gli attrezzi ordinari del confronto e delle divergenze tra i due schieramenti, dimenticando la vera sostanza di ciò che si stava trattando.

Credo che il discorso infatti sia molto diverso. Siamo di fronte ad una vicenda che merita un altro approccio.

 

Con le mie argomentazioni, i miei dubbi, le mie “ricerche”, so di aver creato scompiglio in tanti amici ed osservatori della sinistra DOC, dentro e fuori da questo blog, e questo perché mi sono trovato in certi momenti dalla stessa parte di un odiato esponente della destra e cioè il Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti.

Spero che questo sentimento di astio e di sospetto nei miei confronti sia dovuto solo alla non conoscenza dei fatti e dunque alla superficialità con cui costoro hanno affrontato le vicende che qui andavamo ad indagare e a dettagliare.

Lo spero perché altrimenti rimarrei molto deluso ed amareggiato per non dire di peggio.

Io non mi sono trovato dalla parte di Guzzanti per puro caso o per simpatia umana o intellettuale, ma perché da quella parte in quel momento c’era la Verità.

Io non mi posso riconoscere in una sinistra cieca e sorda. La Verità non è né di destra né di sinistra e non c’è nessun fine che giustifichi il silenzio, l’omissione, l’indifferenza. Tanto meno la costruzione di prove, la falsificazione, la manipolazione dei fatti e dell’informazione.

Da sinistra, ed ora non sto parlando dei navigatori della rete o degli amici del blog, ma di chi a sinistra ha ruoli e responsabilità politiche, non s’è levato nessun grido d’indignazione ma nemmeno un vago senso di disagio, nonostante fossero sotto gli occhi di tutti coloro che volevano vedere, fatti ben precisi ed inconfutabili. Perché?

 

Ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni è molto grave e triste e non può non far pensare a qualcosa di molto pericoloso ed inquietante.

Una lunga sequenza di falsità, sicuramente non di dominio pubblico, ma ormai oggettivamente smascherate nel merito, vengono ripetute e riportate con enfasi sui giornali, come se niente fosse, senza creare non dico scandalo, ma nemmeno minime reazioni di circostanza. Perché?

 

Noi sappiamo per bocca dei protagonisti che le interviste pubblicate su La Repubblica tra novembre e dicembre 2006 sono state definite false o manipolate.

Noi sappiamo per bocca dell’Avvocato Rastrelli e perché abbiamo ben presenti i documenti ufficiali a riguardo che il capo d’imputazione per cui Mario Scaramella è detenuto dalla vigilia di Natale non è l’avere calunniato il Presidente del Consiglio Romano Prodi bensì un agente segreto ucraino.

Questi sono forse i due argomenti più eclatanti che sono stati rilanciati negli ultimi giorni, ma ce ne sarebbe una lunga serie di ugualmente gravi.

Perchè alcuni giornalisti ed alcuni giornali di “sinistra” continuano con impudenza a proporre ai loro ignari lettori le versioni fasulle di questi fatti?

Ieri abbiamo scritto a Carlo Bonini e glielo abbiamo chiesto ma questa volta egli ha preferito ignorarci.

La sua risposta odierna a Guzzanti è però senza alcun dubbio qualcosa di tremendo.

Quando nel confronto interviene lo scherno e la derisione dell’avversario per di più per supportare delle dichiarazioni oggettivamente false siamo di fronte a qualcosa di veramente grave che rimanda ad altri sistemi e ad altri tristi luoghi.

"Compagni" smarchiamoci!

 

In questi ultimi giorni ho per la verità osservato alcuni vacillamenti in amici del blog appartenenti a quel “partito” che in questi mesi si è opposto strenuamente alla cosiddetta “Confraternita dei Cavillanti della Virgola Fuori Posto di Rito Guzzantiano”, e questo mi ha fatto piacere. Ma credo che non basti ancora.

Io voglio sentirmi fiero ed orgoglioso quando mi dichiaro di sinistra. Oggi provo imbarazzo.

Io voglio leggere i giornali di sinistra vicini alla mia sensibilità sapendo che almeno su cose di principio mi posso fidare. Oggi non ne sono più sicuro.

Io vorrei reagire a tutto ciò e vorrei accanto tanti come me che si sentono di sinistra e che oggi provano profonda vergogna per questa situazione. Non ne vedo molti ancora. Purtroppo.

“Compagni” vogliamo dire qualcosa di sinistra?

È lecito immaginarsi una sinistra compatibile con l’onestà?

giovedì, 17 maggio 2007

L'ultima lettera a Litvinenko

Caro Gabriele,

ho trovato le trascrizioni di tre lettere inviate "di straforo" da Trepashkin a Litvinenko ed ai media. Purtroppo sulla stampa occidentale ne ho trovato soltanto piccoli stralci, l'unica traduzione integrale in inglese dal russo è sul sito di McDuff (A step at a Time).

Ho tradotto la lettera inviata ad Alexandr, e te la mando in copia,  perché credo che si tratti di informazioni interessanti anche sul versante Scaramella.

Questo ovviamente soltanto se quanto disse Litvinenko a Scaramella su Kroc Sena (cioè che era Shebalin) fosse vero.

Ho notato la coincidenza dei congressi IMO con le date di arrivo di certe informazioni (non è che il defunto Ponomarev fosse il postino?).

Insomma vedi un po' tu…

Un abbraccio, a presto.

Simo

 

 

Sergei Adamovich Kovalev nel 2002 organizza una commissione pubblica per investigare sulla tragedia delle esplosioni alle palazzine in Mosca nel 1999: la Commissione Kovalev. I lavori della Commissione vennero del tutto paralizzati nel 2003 dopo che uno dei suoi membri, Sergei Yushenkov, venne assassinato, un altro, Yuri Shchekochikhin, avvelenato col tallio ed il consulente legale Mikhail Trepashkin, arrestato.

Hanno condotto indagini su questa vicenda anche Alexandr Litvinenko, Anna Politkovskaya e Yuri Felshtinsky.

Mikhail Trepashkin, è l’ultimo rimasto vivo in Russia  di coloro che si sono occupati di investigare la tragedia dell’esplosioni alle palazzine nel 1999, accadimento che condusse alla seconda guerra cecena. Tutti gli altri sono stati assassinati.

I detective di Scotland Yard arrivati a Mosca per gli interrogatori sulla morte di Litvinenko, di quelli che erano sulla lista dei testimoni da interrogare, si sono visti negare dalle autorità russe soltanto ed unicamente l’accesso a Trepashkin.

Mikhail era stato condotto in prigione nell’ottobre 2003. La settimana successiva avrebbe dovuto recarsi in tribunale in veste di legale delle vittime della tragedia delle esplosioni alle palazzine. L’accusa è di possesso d’armi da fuoco, rinvenute nella bauliera della sua auto (mi ricorda qualcosa… ndr). L’addebito viene a cadere nel 2004, ma è rinnovato con l’accusa di divulgazione di segreti di stato (anche l’arrivo di nuovi addebiti per poter reiterare le “custodie cautelari” mi ricorda qualcosa… ndr). Viene condannato a 4 anni di lavori forzati. Oggi è malato, morente, denuncia di essere stato sistematicamente torturato ed ha perso quasi del tutto la capacità di parlare e respirare a causa delle pessime condizioni igieniche della cella in cui è detenuto in isolamento. Gli è sempre stata negata assistenza medica esterna al carcere dagli amministratori della prigione, sebbene siano giunti numerosi appelli dai suoi legali e da associazioni umanitarie. Le autorità moscovite dichiarano che è in buona salute.

Il 17 novembre 1998 Litvinenko, assieme a ad altri cinque ufficiali FSB del Direttorato per l’Analisi delle Organizzazioni Criminali (Aleksandr Gusyk, direttore del Settimo Dipartimento, il maggiore Andrei Ponkin, il colonnello V. V. Shebalin, il luogotenente Konstanin Latyshonok, e German Shcheglov) tengono una conferenza accusando il capo dell’URPO, il maggiore Evgenii Khokholkov ed il suo deputato, capitano Aleksandr Kamishnikov, di aver ordinato l’assassinio di Boris Berezovsky. I partecipanti denunciano anche un complotto per uccidere Mikhail Trepashkin ed un altro per rapire il fratello dell’uomo d’affari Umar Dzhabrailov, ceceno residente in Russia. Litvinenko in particolare dichiara che: “alcune unità FSB sono state usate dagli ufficiali a scopi non costituzionali di sicurezza ma per portare a termine ordini privati politici e criminali a pagamento, a volte per lucro personale”. Gli agenti sostengono che queste trame erano state interrotte fino a quando Putin non ha preso l’incarico di capo FSB in agosto. L’unico agente col volto non coperto davanti ai media è Litvinenko.

Alexandr Litvinenko mantiene rapporti con Trepashkin anche dopo essere riparato a Londra. Si telefonano e scrivono lettere. Dopo la carcerazione di Mikhail i contatti diventano difficili, spesso soltanto tramite i legali, che sono tra i pochi che hanno il consenso di ad aver contatti diretti con Trepashkin.

Trepashkin, avuta la notizia dell’avvelenamento di Litvinenko, scrive tre lettere aperte che, tramite i suoi legali, vengono pubblicate su Zaprava.ru.  

Traduco quella indirizzata a Litvinenko.

 

Al sig. Alexander Valterovich Litvinenko

Caro Alexander,

Sono addolorato che tu sia stato avvelenato ma credo che il non aver agito nel momento di specifici segnali di attentato alla tua vita sia una ragione di quello che è accaduto. Già nell’agosto 2002, avevo raccontato di un incontro che avevo avuto vicino la stazione di Kitay-gorod con l’ex ufficiale URPO [Dipartimento delle Contromisure e la Prevenzione delle Attività dei Gruppi Organizzati Criminali]  FSB RF Mr V.V. Shebalin, su sua richiesta. Durante quell’incontro, mi disse che stava di nuovo lavorando con l’USB [Dipartimento per la Sicurezza Interna] FSB RF (era entrato in contatto con l’ufficiale USB D.A. Paramonov grazie a Mr. Vitvinov) e che era stato fondato un gruppo “molto serio” che avrebbe fottuto tutti quelli collegati con Berezovsky e Litvinenko. Mi disse che se avessi lasciato le indagini sulle esplosioni delle palazzine ed avessi iniziato a cooperare col gruppo mi avrebbero “lasciato in pace”. Nella stessa occasione mi chiese informazioni su tuo padre ed un altro parente (non ricordo esattamente chi), che vivevano entrambi a Biryulyovo. Io gli risposi che assolutamente non sopporto la violenza, specialmente gli omicidi. Avevo capito che era stato deciso di eliminare pian piano i tuoi parenti, senza farli apparire come omicidi. Se essi sono ancora vivi è perché io diedi immediatamente pubblica notizia della sua proposta criminale. Ricordi che ti dissi di questo, ma non ci fu reazione da parte tua. Avresti dovuto chiedere un’indagine. Durante quell’incontro io dissi a Shebalin:

“dimenticati di Litvinenko! E’ a Londra. Ne abbiamo abbastanza di questi sporchi affari di vendette personali. Ci sono questioni più importanti per l’FSB RF – un comandante in campo di Salman Raduyev chiamato Abdul, che io avevo incarcerato, è appena riapparso a Mosca. E’ uno specialista di operazioni terroristiche. N.P. Patrushev aveva ordinato il suo rilascio nel dicembre 1995. Poi è tornato in Turchia promettendo di riunirsi alle milizie e tornare per sparare a me, Gagayev, e Shevchenko. Adesso lui si trova a Mosca, lo ha visto Alexander Yevstigneyev. In più so da miei clienti [quelli che Trepashkin aveva in veste di legale] che molti ceceni armati sono apparsi dal maggio 2002 nei distretti ovest e sud-ovest [di Mosca], si stanno audacemente incontrando, senza nessun timore di mostrare di portare con sé anche delle armi. Dovrebbe esser fatto un lavoro immediato in questa direzione perchè qualcosa sta accadendo, invece che perdere tempo con Litvinenko!”.

Poi diedi a Shebalin (perchè le passasse alla FSB RF) alcune informazioni del 1995-1996 sulle vecchie residenze di Abdul e dei suoi contatti. Ma alla FSB RF non ci furono reazioni. Poi avvennero le esplosioni alla Casa della Cultura in Dubrovka (“Nord-Ovest”), che portarono 130 morti tra gli ostaggi.

L’episodio dell’incontro con Shebalin e gli avvertimenti sugli attacchi terroristici organizzati, mi sono stati addebitati come divulgazione di segreti di stato, diffusione dei piani della FSB RF! Da quello che ne ho dedotto, il problema di perseguire  B.A. Berezovsky e A.V. Litvinenko, così come i loro sostenitori in Russia, furono posti su un livello di interesse maggiore dalle autorità che la prevenzione di atti terroristici a Mosca. Oppure, forse, la zona “nord ovest” è un’area che rientra nei piani dell’FSB RF? Il Procuratore deputato della  RF Kolesnikov ha usato le vecchie vicende polverose che avevano a che fare con contratti per “Zhigulis”, con lo scopo di prendere Berezovsky. Mi hanno incarcerato arbitrariamente e mi stanno tenendo in isolamento dietro il filo spinato ormai da quattro anni. Con calma  (nella quieta atmosfera di “coloro che amano il regime della regola della legge dello stato russo”, come viene descritto nell’arena internazionale), secondo un piano indipendente, hanno deciso di arrivare a te, Alexander Valterovich! Se continuerai a non far nulla di più che vomitare slogan, invece che diffondere le prove concrete, e rimanere silente sui fatti accaduti, ti distruggeranno! Però, sono costernato di osservare che anche nel mio caso è stato organizzato un modo per impedirmi di diffondere le informazioni. Scrivo moltissimo e di concreto, ma niente riesce a trovare pubblicazione, non solo nei media centrali ma anche sui miei stessi siti. Sebbene in marzo, in risposta al mio appello, B.A. Berezovsky mi avesse promesso un aiuto nel coverage del mio caso sui mass media, tutto al contrario, sono isolato, anche dagli avvocati che si occupano di difesa dei diritti umani!

Acconsento alla pubblicazione di questa lettera ai mass media.

Con rispetto ed empatia M.I. Trepashkin
20 Novembre 2006

P.S. Poiché le mie lettere spesso non raggiungono il destinatario, per favore confermane ricevimento, anche con una sola frase.

 

(seguono altre due lettere)

 

Il 9 marzo 2007 Trepashkin è intervistato da “The New Times”. Quando gli viene chiesto perchè secondo lui è stato utilizzato un metodo così complicato per uccidere Litvinenko risponde:

credo sia stato un lavoro maldestro degli agenti che hanno portato a termine l’omicidio, anche perchè nelle intenzioni degli organizzatori assieme a Litvenenko dovevano morire gli agenti, la famiglia di Litvinenko, Berezovsky e Zakayev. E’ possibile che gli agenti non sapessero delle conseguenze possibili per sé stessi e l’ambiente. Credo che avessero calcolato che le cause della morte non sarebbero mai state individuate. Potete trarre le vostre conclusioni ma aggiungerò quanto segue: nel 2001, quando telefonai a Litvinenko a Londra per la prima volta su richiesta di Shebalin (per conto dell’FSB, mi disse), gli chiesi se stava per scrivere un nuovo libro, dove stava lavorando e con chi, lui rispose che aveva un lavoro come postino la mattina. Poi, tempo dopo, Shebalin espresse l’opinione che sarebbe stato bene mandargli [a Litvinenko] una lettera che conteneva della polvere. E’ stato scritto molto su questo tipo di lettere al tempo in America.” [Antrace]

Da il Roma 11/04/2007

Il 14/10/2005 Scaramella al Commissariato Dante di Napoli:

«Sono venuto a conoscenza di informazioni da me considerate credibili del coinvolgimento
di un ex ufficiale del Kgb, tale Alexander Talik, unitamente a tale Krok Sena, in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio Ufficio, ed impiegherebbe armi “non convenzionali” in arrivo in queste ore sul territorio italiano, provenienti dall’Ucraina
».

 

Il 03/11/2005 Scaramella alla Squadra Mobile di Napoli:

«ho acquisito delle informazioni che ritengo siano utili ai fini della prosecuzione delle indagini: nello specifico, venivo a conoscenza da Litvinenko Alexander del nome preciso del personaggio dei Servizi russi, che nei precedenti verbali definivo quale Krok Sena, in Shebalin Viktor Vasilievich, colonnello dell’Fsb che dovrebbe trovarsi in Italia »... «probabilmente sposato con tale Olga Shebalina, a dire del Litvinenko è collegato con il Talik Alexander: questo rapporto è inquadrato in un più vasto programma dei Servizi speciali russi».

Una delle fonti di queste informazioni era ancora una volta Limarev. Siamo sicuri che abbia mentito nelle email del 30 e 31?

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/05/2007 07:56 | Permalink | commenti (73)
categoria:russia, servizi segreti, putin vladimir, litvinenko
martedì, 03 aprile 2007

Riecco Limarev...

Abbiamo ricevuto da Gian Paolo Pelizzaro (giornalista de Il Roma) una email e l’articolo-intervista a Limarev…

 

Caro Paradisi,

ti segnalo la mia intervista ad Evgueni Limarev sul caso Scaramella-Litvinenko online sul sito www.area-online.it. So - tramite l'amico collega Vincenzo Nardiello - che segui con interesse il nostro (faticoso) lavoro. Spero ti possa servire per avere un quadro più chiaro di questa manipolazione.

Cordialmente

Gian Paolo Pelizzaro

 

 


 

 

Intervista esclusiva con Evgueni Limarev, 

una delle fonti russe dell’ex consulente della Commissione Mitrokhin

 

 

«Non escludo che Scaramella sia stato manipolato»

 

 

 

di

Gian Paolo Pelizzaro

 

 

Parla l’uomo dei misteri, Evgueni Limarev, la fonte russa di Mario Scaramella che, con le sue email, provocò di fatto quell’incontro fatale a Londra - il 1° novembre dello scorso anno - tra l’ex consulente della Commissione Mitrokhin e Alexander Litvinenko, il defezionista dell’Fsb riparato nel Regno Unito nel novembre del 2000 ed eliminato con una micro-bomba sporca a base di Polonio 210. Limarev, nato nel luglio 1965 a Frunze (vecchio nome della capitale della Repubblica socialista di Kirghiza nell’Asia Centrale ai tempi dell’Urss, oggi Bishkek, capitale del Kirghizistan), risiede da otto anni in Francia (vive a Cluses, nell’Alta Savoia) dove svolge – così lui afferma – attività di consulenza privata come esperto di politica e questioni legate all’intelligence ex sovietica. Per questo, afferma, egli è iscritto in un pubblico registro tenuto dall’amministrazione francese e paga regolarmente le tasse. Il suo nome è noto alle cronache italiane soprattutto per le sue affermazioni concernenti i suoi rapporti con Mario Scaramella e le attività da loro svolte durante i lavori della Commissione Mitrokhin.

Limarev è entrato in contatto con Scaramella, nel 2004, proprio attraverso Litvinenko. I due iniziano a collaborare su una serie di temi e argomenti circa le attività di penetrazione dei servizi segreti russi in Italia (prima e dopo la caduta del Muro di Berlino). Poi il loro rapporto si incrina, alla luce (così sembra) delle sempre più pressanti richieste economiche di Limarev il quale – da consulente privato – voleva essere retribuito per la sua attività di collaborazione con Scaramella. Questa la versione ufficiale della storia, ma – come spesso accade – in queste vicende i livelli di verità potrebbero essere più di uno.

Nel febbraio del 2005, come spiega egli stesso, stanco e seccato dal modo di lavorare e dal comportamento di Scaramella, Limarev decide di mettersi in contatto con i giornalisti di Repubblica, Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, per svelare loro tutta una serie di retroscena sui suoi rapporti con il consulente della Commissione Mitrokhin (in quel momento l’organismo d’inchiesta è ancora in piena attività e Scaramella è uno dei consulenti più vicini al presidente Guzzanti). Tuttavia, nonostante l’apparente rottura dei loro rapporti, Limarev continua a tenersi in stretto contatto con Scaramella, soprattutto tramite posta elettronica. E saranno – come spieghiamo nell’articolo intitolato “La Trappola” e pubblicato sul numero di aprile di Area – proprio due email (del 30 e 31 ottobre 2006) di Limarev, dal contenuto inquietante e allarmante (si parlava di un presunto progetto di aggressione da parte di uomini legati ad un’organizzazione di reduci dei servizi segreti russi: Dignity & Honor, presieduta dal colonnello Valentin Velichko), che spingeranno Scaramella a chiedere un incontro urgente con Litvinenko. Scaramella, come noto, incontrerà il defezionista del servizio di sicurezza federale russo in un sushi bar a Piccadilly Circus nel primo pomeriggio del 1° novembre.

Poche ore prima, una killing squad partita da Mosca era riuscita ad avvicinare Litvinenko (prima di pranzo: il meeting fatale è avvenuto all’interno del Millennium Hotel a Grosvenor Square) e a fargli ingerire una tazza di tè dove, di nascosto, era stata diluita la dose mortale del metalloide radioattivo. Nulla fu lasciato al caso. Un lavoro da professionisti, pianificato con almeno due mesi di anticipo. I principali sospettati sono due cittadini russi con un passato da agenti del Kgb, Andrei Lugovoi e Dmitri Kovtun. Scotland Yard, alla fine di gennaio, ha consegnato alla Procura Reale un rapporto completo sull’attentato a Litvinenko ed ora si attende la valutazione dei giudici, i quali stanno decidendo se dare corso alla richiesta di estradizione nei confronti dei vari indiziati o decretare l’archiviazione del caso.

Il russo verrà a Roma, ospite di Repubblica nei giorni 21 e 22 febbraio 2005 (la direzione del quotidiano diretto da Ezio Mauro coprirà tutte le spese relative al soggiorno di Limarev), ma il resoconto che i giornalisti faranno dei colloqui con il contatto di Scaramella rimarrà chiuso in un cassetto per 21 mesi, nonostante la Commissione fosse al volgere dei propri lavori istruttori. In due lunghi articoli, pubblicati da Repubblica in forma di intervista (ma di questa esisterebbe soltanto uno stenografico, nessuna registrazione, nessun testo scritto concordato e autorizzato dall’intervistato) il 26 e 27 novembre 2006, Limarev parla della «palude» della Mitrokhin, facendo scoppiare in Italia uno scandalo politico senza precedenti, mentre le autorità britanniche, alle prese con l’allarme Polonio, sono sulle tracce degli assassini di Litvinenko.

Limarev, a proposito dei suoi rapporti con Scaramella, nella corrispondenza a corredo di questa intervista fa anche il nome di una delle fonti ucraine che avrebbe avuto un ruolo nella controversa vicenda che portò al ritrovamento da parte della polizia delle due granate da guerra (Vog P25 di fabbricazione bulgara) sequestrate a bordo di un furgone ucraino in provincia di Teramo il 16 ottobre 2005, proprio sulla base di alcune denunce sporte a Napoli (tra il 14 e il 15 ottobre) dall’allora consulente della Commissione Mitrokhin. Si tratta di Oleksiy Pysarenko, accreditato come primo segretario presso l’Ambasciata di Ucraina a Roma. Secondo Limarev, a metà dello scorso anno, fra i vari ucraini e russi “residenti” in Italia, Scaramella gli parlò di questo Pysarenko come di un collegamento con l’Sbu (il servizio segreto ucraino) a Roma, mettendolo in guardia perché il napoletano avrebbe più volte incontrato l’ucraino e che quest’ultimo stava collaborando con la residentura romana dell’Svr (il servizio segreto estero russo, nato dalle ceneri del Primo direttorato centrale del Kgb) e che lo stesso Pysarenko stava dando la caccia a Limarev in Italia (circostanza, questa, che sarebbe stata confermata a Scaramella da qualche «generale dell’Sbu»). Vero? Falso? Ciò che sappiamo di certo è che Scaramella, per quanto riguarda la fonte ucraina che gli ha fornito le informazioni che hanno permesso il rintraccio del furgone con le armi, ha fatto sempre il nome di Volodymyr Kobyk, già accreditato all’Ambasciata ucraina come traduttore, direttore della società Mist Italia che si occupa dell’import-export e dei rapporti commerciali con l’Ucraina.

Per Boris Volodarsky, defezionista del Gru (il servizio segreto militare russo) residente a Londra, Limarev sarebbe un agente provocatore, un manipolatore al servizio dell’intelligence di Mosca: «Ha fatto il possibile per venire a conoscenza dello stato delle indagini della Commissione, che materiali avevano acquisito, con chi collaboravano e quali erano le loro fonti nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in altre nazioni, Russia compresa. Per questo penso che, in un preciso momento, Limarev abbia avuto un ruolo attivo, di provocazione».

Accuse molto gravi, che il diretto interessato respinge con sdegno, ribadendo la propria correttezza e la propria totale estraneità ai fatti di Londra che hanno finito col travolgere, in un sol colpo, Litvinenko e lo stesso Scaramella. Ma Volodarsky aggiunge: «Adesso so che (ho tutta la documentazione) Limarev per due anni ha continuato a fornire, a pagamento, informazioni false, sicuramente fabbricate a Mosca, altre invece furono fabbricate personalmente da Limarev, oppure entrambe le cose. Queste informazioni erano completamente non corrette, dati falsi sulle questioni che interessavano Scaramella». Da qui l’ipotesi che il consulente napoletano possa essere stato vittima di una micidiale manipolazione.

Quella che segue è l’intervista che Evgueni Limarev ha rilasciato ad Area, tramite domande e risposte scritte in lingua inglese. Il testo viene pubblicato integralmente, senza alcun taglio o modifica, anche per evitare richieste di rettifica o eventuali smentite. Ricordiamo che Limarev a Repubblica ha affermato, fra l’altro, di aver incontrato Guzzanti una sera a cena, salvo poi smentire quanto da lui stesso dichiarato, dicendo che Scaramella gli avrebbe messo davanti un sosia dell’allora presidente della Commissione Mitrokhin… In un versante così scivoloso, le precauzioni non sono mai abbastanza.

 

Signor Limarev, prima di passare alle domande, gradirei che lei mi confermasse (o nel caso smentisca o rettifichi) questa serie di notizie sul suo passato, legate anche al suo rapporto di collaborazione con Mario Scaramella, all’epoca consulente della Commissione d’inchiesta sul dossier Mitrokhin e l’attività dell’intelligence italiana.

 

Lei viene indicato come ex agente dei servizi segreti sovietici-russi e oggi, stando a quanto avrebbero fatto sapere le autorità britanniche, sarebbe un contrattista esterno dei servizi di sicurezza russi. Vero?

Non è assolutamente vero. È una teoria senza fondamento, una falsità premeditata. Viene propagata dai defezionisti dell’ex Urss  Oleg Gordievsky e Boris Volodarsky, e citata (tanto per cominciare) dal senatore Paolo Guzzanti – coloro che oggi sostengono  Mario Scaramella, e anche da simili “cacciatori di agenti del Kgb” in Occidente. A loro non piace la mia posizione, indipendente e imparziale, sulle “crociate anti-Kgb” di Alexander Litvinenko, e le attività nel campo della “sicurezza” svolte da Scaramella. Per quanto io possa sapere, non esiste nei miei confronti alcuna “presa di posizione da parte delle autorità britanniche”, né verbale né scritta. Analoghe frange senza scrupoli tra i media affermano il contrario: che io sia da molto tempo agente dei servizi segreti occidentali, che mi avvalgo della protezione della polizia francese, che sono a capo delle attività sovversive anti-Putin di Boris Berezovsky, ecc. Sono stabilmente residente in Occidente, dal 1993 in Svizzera e dal 1999 in Francia. Sono un professionista (registrato in Francia), esperto nel campo della sicurezza e delle vicende politiche dell’ex Unione sovietica. Non rappresento nessuno. Nessuno procede nei miei confronti e nessuno mi accusa di atti illegali – di questo io e i miei avvocati siamo sicuri al 100 per cento per quanto riguarda la Francia: non ci sono indizi di alcun procedimento oppure di indagini ufficiali nei miei confronti in qualsiasi Paese del mondo (Italia compresa) - [Come egli stesso scrive sul suo blog personale limarev.spaces.live.com, dopo l’uscita delle sue dichiarazioni su Repubblica il 27 novembre 2006, Limarev è stato contattato telefonicamente da Lamberto Giannini, dirigente la Digos di Roma, il quale lo invitava a rendere la sua testimonianza sul caso Scaramella, ma il russo ha risposto che non poteva poiché già rientrato in Francia, aggiungendo di essere però a disposizione delle autorità italiane per ogni chiarimento, ndr]. In realtà sono stato interrogato da Scotland Yard e dai loro colleghi francesi il 22 dicembre 2006 – il giorno in cui Scaramella partiva “improvvisamente” dall’Inghilterra verso l’Italia, per finire direttamente in carcere [il dato è erroneo: Scaramella rientra da Londra la sera del 24 dicembre e viene arrestato all’aeroporto di Napoli Capodichino su ordine della Procura di Roma, ndr]. Mi fecero domande dettagliate su Litvinenko e Scaramella: le mie risposte sono risultate soddisfacenti per gli investigatori nel quadro del “caso dell’omicidio Litvinenko”. Da quel tempo, non sono stato avvicinato dalle autorità di nessun Paese, a prescindere da quello che il senatore Guzzanti possa dire di me in Italia (al Sismi, ai suoi associati, ai lettori…) o che vada cercando.

 

Conferma che lei lavorò, sia prima che dopo il crollo dell’Urss, nel Centro speciale di addestramento del Kgb (Balashiha-2), vicino Mosca, conosciuto anche come il Centro antiterrorismo dell’Fsb?

Ho lavorato in questo Centro come interprete-docente di lingue straniere solo nel periodo dal 1988 al 1991, prima del crollo dell’Urss.

 

Conferma che suo padre è stato un maggiore-generale dell’Svr, specializzato in attività illegali anti Nato?

Confermo che mio padre era un alto ufficiale del Kgb-Pgu [acronimo russo che sta per Pervoye glavnoye upravleniye, il Primo direttorato centrale del Kgb, lo spionaggio all’estero, oggi svolto dall’Svr. Al Primo direttorato, in qualità di archivista, ha lavorato fino al 1985 il colonnello Vasili Nikitich Mitrokhin, passato in Occidente nel marzo del 1992, ndr]. Andò in pensione intorno al 1995 o 1996.

 

Conferma che è stato consigliere dell’ex presidente della Duma, Guennadi Seleznev?

Esatto: dal 1996 a fine aprile 1999, sono stato il suo consigliere su vicende pubbliche e commerciali (a livello personale e anche per alcuni dei suoi programmi di beneficenza). Ero molto coinvolto nel finanziamento e nella promozione della sua campagna presidenziale in Russia nel 1998 fino ad aprile 1999 (prima che Yeltsin proclamasse Putin come il suo successore, e della rinuncia di Seleznev alle presidenziali).

 

Conferma che, prima di lasciare la Russia, lei per un periodo si è occupato di vendita all’ingrosso di zucchero nella regione di Belgorod?

Sì, ero impegnato in questa attività (in tutta la Russia) nel periodo 1991-1995, ma non sono mai stato sospettato o accusato di attività criminali, né sono stato indagato o ricercato dall’Interpol, nonostante le affermazioni in due articoli di due giornali-spazzatura russi nell’aprile del 1999 (firmati da giornalisti anonimi sostenuti dal Kgb-Svr).

 

Mario Scaramella ha dichiarato alla polizia – relativamente ad un presunto piano di aggressione da parte dei servizi speciali russi e ucraini che avrebbe avuto come obiettivi l’allora presidente della Commissione Mitrokhin, sen. Paolo Guzzanti, e lo stesso Scaramella – che lei sarebbe un ex insegnante di lingua persiana e inglese per gli agenti speciali dell’Svr a Balashiha-2. Conferma?

Sì, ho lavorato a Balashiha-2 come interprete (di quattro lingue straniere) e come docente (di due lingue straniere).

 

Conferma che nella sua visita a Roma, lo scorso novembre, ignoti le hanno rubato la valigetta 24 ore con importanti documenti?

Sono stato derubato la sera del 17 novembre 2006 – ma non furono rubati documenti importanti: solo la borsa con i contanti, carte di credito e altre tessere, documenti di identità, la macchina fotografica-video e altre cose del genere. Ho regolarmente denunciato questo alla stazione centrale dei carabinieri [al comando di piazza San Lorenzo in Lucina, ndr] a Roma (lo stesso giorno) e poi presso il consolato francese in Italia. Sono stato derubato al centro di Roma in un caffè: ho subito chiesto ai gestori di chiamare la polizia per poter sporgere denuncia. Mentre aspettavo l’arrivo dei carabinieri, ho chiamato Mario per ottenere un consiglio e/o assistenza. Lui voleva convincermi di non rivolgermi alla polizia e mi prometteva di “sistemare la questione”. Inoltre, mi ha chiesto più volte se fossero stati rubati documenti indirizzati a lui e se avessi portato in Italia tali documenti, ma risposi di no. I carabinieri hanno parlato con Mario più volte per telefono durante la mia lunga permanenza nella stazione (circa quattro ore).

 

Conferma che ha conosciuto Boris Berezovsky e che questi, in un certo periodo, fu il finanziatore di alcune sue attività nel campo della comunicazione (RusGlobus) e che, in tale contesto, lei entrò in contatto con il giornalista russo Oleg Sultanov il quale, in seguito, rilasciò un’intervista nella quale affermava che questa attività non era altro che un affare di famiglia e che lei utilizzava diversi pseudonimi?

Ho conosciuto Boris Berezovsky più volte nel 2003, e gli ho parlato più volte per telefono nel periodo dal 2003 fino al mese di dicembre 2006. Nel 2002-2003, lavoravo con la Foundation of Civil Right di Alex Goldfarb negli Stati Uniti (sponsorizzata da Berezovsky) in qualità di presidente della RusGlobus Association (Francia). Oleg Sultanov era (ed è ancora) agente del Kgb-Fsb (lo ha affermato nelle sue pubblicazioni del 2003). Si è avvicinato a me nel 2002 nel quadro di una missione di intelligence speciale volta a screditarmi, su ordini del Svr-Fsb (hanno saputo dei miei contatti con Yuri Schekochikhine, il noto parlamentare e giornalista russo, avvelenato nel 2003 nello stesso modo di Litvinenko, e di Berezovsky e associati. Ho svelato il suo ruolo di agente del Kgb, costringendolo a lasciare la Francia. In seguito, mi ha attaccato sui media russi controllati dal Svr-Fsb con una serie di articoli inventati (tra dicembre 2002-gennaio 2003, ma in Occidente non venne riportato nulla). Per tenere un basso profilo e per non attirare l’attenzione dell’Svr-Fsb, ho utilizzato qualche pseudonimo nelle mie attività su Internet.

 

DOMANDE

 

Perché il rapporto tra lei e Mario Scaramella si deteriorò al punto che lei decise di raccontare ai giornalisti de La Repubblica, Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, i retroscena delle attività svolte con l’allora consulente della Commissione Mitrokhin?

Nel febbraio 2005, mi sono avvicinato a Bonini e D’Avanzo (che avevo conosciuto molto prima, insieme ad altri giornalisti italiani) dopo un anno di infelice collaborazione con Mario Scaramella. Già in quell’epoca è cessata la collaborazione su base gratuita, amichevole, perché risultava chiaro quanto segue:

- Nel quadro del mandato ufficiale della Commissione Mitrokhin, Scaramella non faceva quasi nulla (almeno insieme con me), confondeva continuamente gli affari privati e la politica oltre a fingere (senza alcuna evidenza) di avere buoni legami negli ambienti di intelligence americani, italiani e della Nato.

- Il suo vero scopo era quello di raccogliere ogni genere di materiali compromettenti nei confronti dei propri avversari e di quelli dei suoi associati (in genere, ma non solo, la sinistra in Italia) e ogni genere di informazioni “sensibili” che riguardassero argomenti in qualche modo legati al Kgb.

- I suoi metodi di raccolta e di gestione delle informazioni sensibili non erano affatto professionali, in misura da provocare, prima o poi, conseguenze disastrose per me e per le mie fonti.

- Prendeva impegni e faceva promesse con grande facilità, ma difficilmente li manteneva.

-  Non si sapeva chi fossero i partner e le fonti di finanziamento, che restavano sempre nell’ombra. Evidentemente, questi collaboratori e queste fonti avrebbero un giorno avuto qualche guaio.   

E così ho deciso di raccontare ai giornalisti indipendenti la verità sulle attività di Scaramella in modo da creare un alibi in caso di problemi che dovessero derivare da Mario. Ecco perché ho offerto a Repubblica una parte del mio dossier per ulteriori indagini congiunte. Ma non ho mai raggiunto con loro un accordo e non ho mai consentito loro di pubblicare questo dossier. Sembra che io abbia avuto ragione: nel novembre 2006, Mario violava il nostro accordo di consulenza riservatissimo e svelava alla stampa mondiale il mio nome, i nomi delle mie fonti e altre informazioni per poterci palesemente trarre profitto. Tra marzo 2005 e gennaio 2006, non lavoravo con Scaramella, e raramente avevo contatti con lui. Sono stato contattato da Repubblica a questo riguardo solo alla fine di novembre 2006, dopo che Mario aveva già svelato alla stampa mondiale l’esistenza delle mie consulenze.

 

Perché il 13 novembre del 2004 lei si recò alla stazione dei carabinieri di Avellino per presentare una denuncia nella quale, in particolare, lei asseriva di aver dovuto interrompere la sessione di lavoro con Scaramella per motivi di sicurezza?

Non ho avuto tempo per ricontrollare quella data e quindi mi devo fidare di lei, sig. Pelizzaro [la data è esatta ed è quella che appare sul documento sottoscritto da Limarev, ndr]. Venivo accompagnato a quella stazione da Mario e da uno dei suoi colleghi. Mario mi ha chiesto con insistenza di depositarvi le informazioni che aveva ricevuto dalle mie fonti riguardanti i fratelli Kobyk, oltre alle mie considerazioni in tema di sicurezza nei loro confronti e anche riguardo allo stesso Mario. Il testo originale di queste dichiarazioni era stato scritto da Mario, ma era così scadente che ho dovuto riscriverlo, apportandovi modifiche significative. In tale contesto, si faceva riferimento alla sospensione (cosa che Mario aveva senz’altro proposto) della nostra sessione di lavoro. Il giorno precedente, Mario mi aveva anche presentato a Volodymyr Kobyk. Richiesto da Mario, ho intervistato Kobyk, il quale era anche venuto alla stazione di Avellino per depositare la sua dichiarazione, sempre in seguito ad una richiesta diretta da parte di Mario.

 

Lei ha avuto modo di raccogliere informazioni su una delle persone che erano in contatto con Scaramella, l’ucraino Volodymyr Kobyk. Qual è la vera identità e attività di questo signore e perché, insieme al fratello Taras, ritiene che facciano parte dell’intelligence ucraina operante in Italia?

Nella dichiarazione di cui sopra ho spiegato quello che ho avuto dalle mie fonti oltre ai miei pensieri personali sulla questione (a proposito, come mai viene resa pubblica in Italia la mia dichiarazione riservata? Nemmeno Mario doveva riceverne una copia – solo io e l’ufficiale che l’aveva accettata! Ma so che in Italia molti giornalisti conoscono il contenuto). Per quanto io possa ricordare, le informazioni sulla sicurezza pervenute dalle mie fonti (informazioni, peraltro, assai incerte) e riportate nelle mie dichiarazioni riguardavano soprattutto Taras. Lo stesso Volodymyr aveva raccontato a me e a Mario di aver avuto molto a che fare con l’ufficiale dei servizi ucraini Evgueni Totsky, anche se, durante il nostro incontro, fingeva di essere preso di mira da quest’ultimo (insieme con Taras).

 

Ha mai incontrato Volodymyr o Taras Kobik?

Sì, come ho già detto, l’ho incontrato una volta.

 

Ritiene che Mario Scaramella possa essere stato manipolato e quindi incastrato da questa struttura dell’intelligence ucraina, su ordine di Mosca? In caso affermativo, per quale motivo?

Immagino che ci sia questa possibilità. Mario aveva molti contatti, pericolosissimi e caotici, di origine russa e ucraina: molti di loro non sono ancora noti al pubblico. Quasi tutti erano coinvolti in questioni di sicurezza, e senz’altro qualcuno di loro poteva essere stato manipolato dai servizi dello Stato e/o da gruppi di stampo mafioso o siloviki [il circuito degli ex appartenenti ai servizi segreti russi e della comunità d’intelligence ex sovietica, ndr]. Mario era, e rimane, assolutamente privo di professionalità in questioni di sicurezza.

 

Lei ha avuto modo di incrociare il nome di un altro ufficiale ucraino, il colonnello Evgueni Totsky, anche lui in contatto con Mario Scaramella. Ricorda in che termini Scaramella parlava di Totsky e a quali conclusioni lei è pervenuto circa la vera identità, incarico e attività di questo ufficiale ucraino?

Sono veramente stato io a fare questo nome? Mah… non me lo ricordo… sono abbastanza sicuro che fosse Mario [sulla denuncia presentata e sottoscritta da Limarev alla stazione dei carabinieri di Avellino, in data 13 novembre 2004, il russo fa ampiamente riferimento, anche in modo molto dettagliato, al ruolo di Totsky in Italia come ufficiale dell’intelligence ucraina in contatto con i servizi segreti russi e specializzato in spionaggio e controspionaggio militare anti-Nato, sottomarini nucleari, mine, siluri e altre materie analoghe, ndr]. All’inizio Mario aveva una collaborazione attiva con Totsky dal quale riceveva parecchie informazioni (in genere dietro pagamento). Mario mi aveva ripetutamente insinuato che Totsky aveva fornito importanti informazioni di intelligence a lui e, a quanto pare, a Guzzanti e alla Commissione Mitrokhin. Fu Kobyk a presentare Totsky a Mario (ambedue me l’hanno confermato) con il pretesto che Totsky volesse vendere informazioni di intelligence, anche perché cercava di restare in Italia. Dopo, però, (a partire da ottobre 2004 circa) Mario cominciava a vedere il rischio di provocazioni da parte di Totsky, sospettando che l’ucraino facesse il doppio gioco… Quando Totsky partì per la Grecia nel 2004 (secondo Mario), Scaramella lo denunciò alle autorità italiane (con l’aiuto di Volodymyr Kobyk) come provocatore del Kgb, ecc. Non posso dire altro su Totsky in pubblico.

 

Ricorda in che termini Scaramella le raccontò la vicenda dei quattro cittadini ucraini arrestati il 16 ottobre 2005 in provincia di Teramo a bordo di un furgone che proprio dall’Ucraina aveva trasportato in Italia due granate da lancio Vog 25P calibro 40 mm , utilizzabili con fucile d’assalto AK47, ed un detonatore elettrico?

Mi sembra di ricordare vagamente questa storia, che Mario mi aveva raccontato agli inizi del 2006 – forse in febbraio – ma come ho spiegato nella nostra corrispondenza non avevo niente a che fare con questo episodio e non ci ho mai lavorato, nemmeno su richiesta da parte di Mario. In seguito, ho sentito dalle mie fonti russe della convinzione, negli ambienti dei servizi segreti russi, che l’episodio fosse stato inventato da Scaramella-Guzzanti con l’aiuto di Alexander Litvinenko, anche se questo non rappresenta la mia opinione a tale proposito.

 

Ritiene che questa vicenda sia una montatura di Mario Scaramella o, per contro, sia un’operazione dell’intelligence ucraina finalizzata ad incastrare l’ex consulente della Commissione Mitrokhin?

Per ora non ho abbastanza informazione affidabili sull’argomento per dare la mia opinione di esperto. Forse si tratta delle due cose insieme.

 

Secondo lei, chi passò a Scaramella le informazioni che poi hanno consentito alla polizia di rintracciare il furgone ucraino che trasportava le granate?

Come consulente professionale in materia di sicurezza, preferirei non fare illazioni in pubblico su questioni di cui non sono sufficientemente a conoscenza.

 

Mario Scaramella le ha mai parlato di Alexander Talik, un ucraino che vive clandestinamente in Italia (a Napoli) da otto anni con un passato da capitano dell’Fsb, ritenuto da Scaramella il responsabile e destinatario di quel trasporto di granate da guerra?

Non ho mai discusso con Mario i particolari di questa vicenda. Non ho lavorato seriamente sul dossier di Talik, pertanto vorrei evitare di fare illazioni in questa intervista.

 

Lei sa che Alexander Litvinenko citò il nome di questo Talik in una intervista alle agenzie ucraine il 28 novembre del 2005? Ha mai letto questa intervista di Litvinenko in cui il defezionista dell’FSB parlava delle attività dei servizi speciali russi e ucraini anche in Italia?

L’avevo visto nei giornali successivamente, ma ho motivi fondati per non credere ciò che Litvinenko diceva a proposito di Talik (come ho dubbi sulle sue “testimonianze” su Prodi, Trofimov e molti altri argomenti politicamente sensibili in Italia). In ogni caso, ho conosciuto le principali fonti ucraine di Litvinenko (incontro organizzato dallo stesso Litvinenko nel 2005) e anche loro mi hanno detto che non erano vere quelle affermazioni.

 

Lei sapeva che Scaramella si sarebbe dovuto incontrare a Londra, tra la fine d’ottobre e gli inizi di novembre 2006, con Litvinenko per verificare alcune notizie avute da lei circa una possibile minaccia di attentato?

Alla fine di ottobre 2006 (credo nell’ultima settimana), lo stesso Mario mi aveva raccontato (io non l’avevo mai chiesto) che doveva partire per l’Inghilterra per una settimana circa, ma senza accennare all’intenzione di incontrare Litvinenko (per l’ennesima volta, ripeto che i due non erano in buoni rapporti in quel momento). Non avevo alcuna idea del suo programma di incontri o delle sue attività a Londra, e non avevo mai preso seriamente in considerazione la possibilità di fare un viaggio a Londra con Mario (oppure di incontrarmi con lui a Londra). La sera del 1° novembre 2006, Mario mi disse che si era incontrato con Litvinenko e che gli aveva fatto vedere qualche informazione procurata attraverso i miei canali, ma senza dirmi la data del loro incontro.

 

Sapeva che Litvinenko era un consulente di alcune security company britanniche che operano nel settore energetico?

Sì, lo sapevo.

 

Ritiene che sia una coincidenza il fatto che l’attentato a Litvinenko sia stato compiuto il 1° novembre 2006: proprio il giorno in cui si doveva incontrare con Mario Scaramella?

Ancora non ne sono sicuro, forse lo era e forse no. Esiste qualche possibilità che Mario possa essere stato coinvolto involontariamente, oppure utilizzato in qualche modo da uno dei potenti gruppi di mafiosi siloviki nell’organizzazione dell’omicidio di Litvinenko, ma non credo che Mario abbia potuto parteciparvi intenzionalmente, di sua spontanea volontà.

 

Perché, secondo lei, Litvinenko è stato eliminato e perché utilizzare il Polonio 210?

 

 

Litvinenko è stato eliminato per una serie di “circostanze aggravanti” – come si suol dire negli ambienti siloviki in Russia – nello stesso modo in cui sono stati uccisi, durante la presidenza di Putin, anche Anna Politkovskaya, Yuri Shekochikhine e altri “nemici della Russia”. Il Polonio è stato utilizzato per i seguenti motivi:

- Intimidire gli oppositori politici, i nemici e coloro che volevano male al regime di Putin e anche per creare una ulteriore frattura tra l’Occidente da una parte, e Putin e il Cremino dall’altra.

- Dimostrare l’onnipotenza dei gruppi di siloviki che hanno elevato Putin alla presidenza e che hanno conquistato molto potere, forse fino al punto di diventare rivali nei confronti dello stesso Putin.

 

[traduzione dall’ingelse a cura di Dana Lloyd-Thomas]

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 03/04/2007 18:59 | Permalink | commenti (575)
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lunedì, 19 marzo 2007

International Press

L’amica Simona ha scovato nel web due interessantissimi articoli di cui pubblichiamo una traduzione a cui ha contribuito anche l’amico Enrico. Protagonisti sono Boris Volodarskij (coautore con Oleg Gordievskij di un libro sullo spionaggio sovietico in Europa), e la nostra vecchia conoscenza Evgenij Limarev. Purtroppo la stampa ufficiale italiana, tranne l’encomiabile eccezione del Roma, pare essersi del tutto dimenticata del caso Litvinenko-Scaramella. Non così all’estero. Dalla lettura delle due interviste emergono alcuni nuovi spunti di ragionamento. Volevo far solo notare che Volodarsky ha recentemente visitato Scaramella in carcere. Egli ci fa sapere quali sono gli argomenti sui quali viene interrogato e ci da anche un piccolo resoconto del suo stato di salute. Limarev invece, per la prima volta, pur con le abituali piroette, ammette di aver spedito a Scaramella due email il 30 e 31 ottobre. Email che spinsero Scaramella a chiedere appuntamento a Litvinenko.

Buona lettura.

 


 

Natalya Golitsyn (London)

6 marzo 2007

 

VOLEVANO FARLO APPARIRE UN CRIMINALE.

L’investigazione sull’avvelenamento dell’ex ufficiale FSB Aleksandr Litvinenko con la sostanza radioattiva Polonio-210 si è conclusa a Londra alla fine di gennaio. Le risultanze delle indagini sono state consegnate alla procura reale che fornirà i nomi dei sospettati per questo omicidio. Per capire come procedono le cose mi sono messa in contatto con il rappresentante  della procura Judie Sedon. Non è possibile sapere molto, ha detto Judie Sedon, perchè la questione è molto complessa ed è attualmente all’esame del giudice speciale assegnato. Nessuno può dire con precisione per quanto tempo si prolungherà questa fase, ed inoltre tutte le informazioni su questa vicenda non sono soggette a divulgazione.

Del caso Litvinenko si sono occupate anche le autorità italiane che continuano ad interrogare il giudice Mario Scaramella recluso in una prigione romana.

Egli è una delle figura principali in questa vicenda. Conosceva bene Litvinenko e si sono incontrati in Londra proprio il giorno del suo avvelenamento. Scaramella lavorava per la “Commissione Mitrokhin” presieduta dal Senatore italiano Paolo Guzzanti. La Commissione si occupava di investigare sull’attività di agenti russi in Italia ed è stata istituita in seguito all’arrivo dell’archivista del KGB Vasily Mitrokhin in occidente.

 

Lo storico di spionaggio, attualmente residente in Londra e consulente per il film inglese televisivo sull’avvelenamento di Litvinenko, BORIS VOLODARSKY è riuscito a incontrare Scaramella in una prigione italiana.

 

GLI HO DOMANDATO QUALI ACCUSE TRATTENGONO SCARAMELLA IN PRIGIONE.

In realtà per un lungo periodo a Scaramella non sono state formalizzate accuse. Quando la Troupe di ITV si è trasferita a Roma (era il 22 gennaio di quest’anno), il giornalista Bill Tonelli  non ha potuto riscontrare quali accuse erano state formalizzate. Io però a Roma ho visto un documento unico – la copia delle accuse ufficiali a carico di Scaramella. Ho visto questo documento personalmente. Molto interessante. Scaramella è accusato di una sola cosa: calunnia nei confronti di un capitano del KGB. Non ci sono altre accuse. Praticamente l’unica accusa per cui è stato arrestato e che lo trattiene nella prigione che lascerà probabilmente non presto è la calunnia ad un ex capitano del  KGB.

 

CHI È QUESTA PERSONA? IN COSA CONSISTE LA CALUNNIA?

Dal 2004 Scaramella ha collaborato attivamente con Aleksandr Litvinenko su tutta una serie di argomenti, in particolare, questo lo sappiamo bene adesso, è stato incaricato alla consulenza  della Commissione Mitrokhin ed alla raccolta di materiale a cui era interessata la Commissione. Hanno lavorato assieme su un ampio spettro di argomenti, incluso il traffico di armi illegali connesso alla mafia, autore presunto l’ex capitano del KGB Alexandr Talik.

Egli vive in Italia e, per quanto ne so, è sposato con una italiana.

Stando a tutta una serie di informazioni, che Scaramella ottenne da Litvinenko, la consegna illegale di una partita di armi proveniente dalla ex Unione Sovietica era stata pianificata da Talik. Scaramella immediatamente avvisò Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, ed informò anche la polizia. La notizia venne comunicata alla polizia di Napoli, si trattava di un mezzo (che avrebbe dovuto portare le armi – RS) che poi è stato rintracciato nel territorio Italiano e sul quale davvero furono rinvenute due granate, parti elettriche ed altri oggetti utili come esplosivi. Le persone fermate alla guida del mezzo vennero arrestate. Questi erano ucraini, credo sei.

Tra l’altro era stato dichiarato che il piano terroristico sarebbe stato organizzato dall’ex capitano DEL KGB Aleksandr Talik. Poichè la polizia non ha trovato riscontri su questo fatto Scarmella è stato accusato di aver calunniato una persona onesta. Per questo Scaramella è stato accusato e si trova in prigione.

 

QUESTO SIGNIFICA CHE QUESTO ARRESTO NON È COLLEGATO CON LA MORTE DI LITVINENKO?

Dal punto di vista delle accuse ufficiali non è collegato in nessun modo. Sono stato in prigione con Mario per più di quaranta minuti. Abbiamo parlato faccia a faccia. Mi ha detto che viene interrogato solo su due argomenti – il suo intero programma di collaborazione con Litvinenko ed il Lavoro della Commissione Mitrokhin. Così il suo arresto è senza dubbio collegato all’omicidio di Aleksandr Litvinenko e quello che Scaramella e Litvinenko hanno raccolto durante le indagini per la Commissione. In occasione del viaggio a Roma ho avuto con me due documenti. Sono  e-mail che ho ottenuto dal vostro staff editoriale; la sig.ra Ludmila mi aveva chiesto di porre particolare attenzione ad Euvgenji Limarev; anche lui aveva collaborato con la Commissione Mitrokhin, sull’appunto di Ludmila si dice che Limarev era stato assistente di Yuri Schekochihina e che avevano lavorato assieme nelle investigazioni dei fatti risaputi di Mosca connessi con gli ex ufficiali del KGB. Poi però Limarev aveva collaborato con Litvinenko e con l’aiuto di Litvinenko dopo, cominciò a collaborare con Scaramella. Ho ricevuto anche una e-mail dal Senatore Guzzanti che è oggi molto preoccupato per la salute di Scaramella. Dopo alcuni giorni dal mio arrivo Scaramella ha avuto un nuovo attacco di cuore, di notte, quando io ero ancora a Roma ed anche in questo caso è stato molto male: il dottore è stato chiamato due volte. E’ interessante notare che dopo che era stato chiamato un dottore durante la notte sono arrivati gli ufficiali pubblici ed è stato condotto un interrogatorio di circa otto ore.

 

COME SPIEGA QUELLO CHE È ACCADUTO A SCARAMELLA?

A cominciare dal 2004 sul territorio italiano si è avviata una operazione del KGB con lo scopo di rimuovere simultaneamente Scaramella e Litvinenko. Litvinenko conobbe Limarev nel 2002. Nel 2004, quando Al cominciò a lavorare per la Commissione Mitrokhin, Litvinenko raccomandò a Scaramella di riferire anche a Limarev come fonte. Adesso so che (ho tutta la documentazione) Limarev per due anni ha continuato a fornire a pagamento informazioni false, sicuramente fabbricate a Mosca, altre che invece furono fabbricate personalmente da Limarev, oppure entrambe le cose, ecc. Queste informazioni erano completamente non corrette, dati falsi sulle questioni che interessavano Scaramella. Allo stesso tempo Limarev ha fatto il possibile per venire a conoscenza sullo stato delle indagini della Commissione, che materiali avevano acquisito, con chi collaboravano e quali erano le loro fonti in Inghilterra, America ed altre nazioni, Russia compresa. Per questo penso che ad un preciso momento Limarev abbia preso un ruolo attivo, di provocazione.

Oggi sappiamo molto bene che il 30 ottobre (2006 – RS) Limarev ha inviato a Scaramella una e-mail nella quale lo avvertiva che lui ed il Senatore Guzzanti correvano un imminente pericolo. Poi, il 31, il giorno della partenza di Scaramella per Londra (tutti sapevano che sarebbe arrivato a Londra quel giorno perchè Scaramella doveva partecipare ad una conferenza a Londra)  inviava una nuova e-mail nella quale avvisava di minacce di pericolo dirette alla vita del Senatore Guzzanti, a Mario Scaramella, a Litvinenko ed a Boris Berezovsky chiedendo di non mostrarle assolutamente ad altri, e specialmente a Berezovsky e a Litvinenko.

Naturalmente questo spinse Scaramella a prendere un appuntamento con Litvinenko appena arrivato a Londra. Questo spiega anche perchè Scaramella durante l’incontro era nervoso ed agitato: aveva dato molta importanza al documento ricevuto. Io posseggo anche un documento in originale ricevuto direttamente dal PC di Scaramella. In questo documento però non ci sono informazioni su Anna Politkovskaya ma contiene dati completamente ingiustificati e chiaramente falsi circa il fatto che certe Forze Speciali dislocate a Napoli stavano preparando un attentato alla vita di quattro persone: Scaramella, Berezovskji, Guzzanti e Litvinenko. Io credo che questo non corrisponda in nessun modo alla realtà. E’ anche menzionata l’organizzazione Onore e Merito (fondata da veterani del servizio diplomatico ed investigativo russo - RS)  che allo stesso modo non ha nulla a che vedere con questa vicenda. Tutta questa storia è stata inventata con lo scopo di intimidire Scaramella e dirigerlo verso Litvinenko. Di sicuro l’operazione contro Litvinenko in quel momento era in pieno svolgimento. Avevano bisogno di attirare qualcuno che sviasse l’attenzione da loro e che diventasse il presunto assassino. Infatti proprio nei primi giorni di ospedale anche Litvinenko indicava ripetutamente (all’inizio – RS) che si era visto solo con Scaramella in quel giorno e che lo sospettava del suo avvelenamento.

 

http://www.svobodanews.ru/Transcript/2007/03/10/20070310145451747.html

 

 

Traduzione ( molto poco letterale J ) dal Russo della trascrizione di una intervista concessa a SVOBODANEWS.RU (un’emittente radiofonica Ucraina ) da Vladimir Volodarsky e Limarev.

http://www.svobodanews.ru/default.aspx

 

Intervista di Dmitriy Volchek

10.03.2007

 

Programma “Riassunto della Settimana” condotto da Dmitriy Volchek.

Partecipano lo storico dello spionaggio Boris Volodarsky e l’esperto di sicurezza Yevgeny Limarev.

 

DV: Oggi sul settimanale italiano “Panorama” è apparso l’articolo del Senatore Paolo Guzzanti, presidente della “Commissione Mitrokhin” costituita per investigare la attività del KGB in Italia.

Guzzanti scrive che la scomparsa del giornalista “Ivan Safronov”, l’avvelenamento di Aleksander Litvinenko e l’omicidio del Generale FSB Anatoliy Trofimov nella primavera del 2005 siano anelli della stessa catena, tutti loro uccisi per una notizia compromettente sul primo ministro italiano Romano Prodi. Mario Scaramella, oggi recluso in Italia, era collaboratore del Senatore Guzzanti.

Scaramella si era incontrato con Litvinenko il primo novembre 2006,  giorno del suo avvelenamento. Lo storico dello spionaggio Boris Volodarsky si è recentemente incontrato con Mario Scaramella in prigione, descrive a Radio Freedom della sua opinione su questa storia e del ruolo di Scaramella nella vicenda Litvinenko.

 

BV: Inzia nel 2004 in Italia l’operazione parallela del KGB condotta da Limarev il cui scopo era l’annientamento di Scaramella e Litvinenko. Litvineko era stato presentato a Limarev nel 2002. Litivnenko nel 2004, quando ha cominciato a lavorare con la commissione Mitrokhin, aveva raccomandato a Scaramella di usare anche Limarev come fonte. Per quanto ne so adesso (tutto documentato, ho tutti i documenti che lo dimostrano) Limarev ha fornito dietro compenso false informazioni a Scaramella per due anni, alcune sicuramente fabbricate in Mosca, altre fabbricate da sé stesso, ancora alcune fabbicate sia a Mosca che da Limarev, etc.. Egli dava informazioni completamente non corrette oppure falsificate nei dati, le quali potevano essere tutte di interesse per il lavoro di Scaramella. Simultaneamente Limarev ha cercato di fare il possibile per informarsi su come procedevano le ricerche della Commissione – che materiale avevano ottenuto, con chi collaboravano, e cosa fornivano loro i vari informatori in Gran Bretagna, America ed altre nazioni, Russia inclusa. Per questo penso che ad un certo punto Limarev ha assunto un ruolo attivo, di provocazione.

Come oggi sappiamo bene egli inviò a Scaramella due e-mail il 30 ottobre, in queste mail avvertiva di un pericolo imminente a carico di Scaramella e Guzzanti. Poi il 31 ottobre, il giorno di partenza di Scaramella per Londra (tutti sapevano che questa partenza era programmata perchè Scaramella doveva partecipare ad una conferenza a Londra) invia una seconda e-mail nella quale avvertiva che erano in pericolo non solo Scaramella e Guzzanti ma anche Litvinenko e Berezovsky chiedendo di non mostrare in nessun modo questa mail a Berezovsky ma soprattutto a Litvinenko. Naturalmente quindi questo spinse Scaramella a chiamare subito Litvinenko appena arrivato a Londra per fissare un appuntamento. In questo modo si spiega anche l’atteggiamento nervoso ed agitato di Scaramella: era preoccupato per il documento che aveva ricevuto. Ho l’originale del documento direttamente dal PC di Scaramella. In questo documento comunque non ci sono informazioni sulla Politkovskaja ma c’è la completamente ingiustificata e chiaramente falsa informazione che alcuni soldati delle forze speciali erano a Napoli e stavano preparando un attentato a queste quattro persone (Scaramella, Guzzanti, Litvinenko, Berezovsky). Io credo che questo non corrisponda in nessun modo al vero. Era nominata nella mail anche la organizzazione “onore e merito” (inventata) che parimenti intendeva intimidire Scaramella e condurlo verso Litvinenko. Sicuramente la operazione contro Litvinenko era gia in pieno svolgimento. Si voleva portare sul luogo l’uomo che sarebbe stato, probabilmente, indicato come criminale responsabile ed avrebbe distratto l’attenzione da loro.

 

DV: Boris Volodarsky ci ha parlato dell’esperto di sicurezza residente in Francia Eugenyi Limarev e del suo ruolo nella storia di Scaramella e Litvinenko. Chiedo ad Euvgenji Limarev un commento su quanto asserisce Volodarsky. Euvgenji, Boris Volodarsky sosteine che lei ha dato a Scaramella informazioni deliberatamente fabbricate su attentati preparati dai Servizi Speciali Russi ai danni di Scaramella ed il Senatore Guzzanti. Notizie che alla fine hanno condotto Scaramella a Londra per incontrare Litvineko alla vigilia del suo avvelenamento. Come commenta queste asserzioni?

 

EL: Bugie assolute, e c’è di più, è menzogna intenzionale. Questo lo sanno bene Scaramella e Guzzanti, con il quale mi sono incontrato ed ho parlato per cinque ore ai primi di gennaio. Per corrispondenza recente che ho avuto con Scaramella posso provare che queste sono impudenti bugie.

 

DV: Lei è quindi convinto della autenticità delle informazioni che aveva inviato a Scaramella? Quale era la sua fonte?

 

EL: Lei capisce, ho dato a Scaramella per due anni informazioni come consulente in fasi con lunghe interruzioni. Sono informazioni di vario genere. Le fonti dalle quali provenivano erano considerate da me assolutamente attendibili e si trovano principalmente in Russia perchè io svolgo professionalmente consulenza principalmente nell’ambito di sicurezza e polizia in connessione con la ex USSR (dalla – fino alla?) fine del ’99. Io vivo di questo ed in Francia  sono registrato come consulente, faccio fatture e pago le tasse. Questo lo faccio anche adesso indipendentemente da quello che dicono gentiluomini come Volodarskji e Gordievskji.

 

DV: Ma lei ha accusato queste persone di mentire intenzionalmente. Che motivi potrebbero avere secondo lei?

 

EL: Per mio grande dispiacere, l’omicidio di Litvinenko e tutte le circostanze connesse, sono divenute l’unico business per un certo gruppo di persone che tentano di dichiararsi specialisti riguardo queste vicende e così poi scrivere libri, diventare consulenti e così via. La mia unica spiegazione è questa.

 

DV: In questo caso, secondo lei, chi ha ucciso Litvinenko?

 

EL: Oggi mi appare ovvio che Litvinenko è stato ucciso dalla Russia, le tracce conducono in Russia. Secondariamente è stato ucciso da gruppi Spetsnaz, solo loro sarebbero stati in grado di ottenere una sostanza come il Polonio. Ho una idea anche più precisa su chi potrebbe essere stato, da dove sono partiti gli ordini politici. Per adesso però non voglio parlare di questo perchè ancora non sono finite le indagini. Ma l’ultima cosa, quella più o meno ovvia, percui io non mi nascondo e parlo liberamente è che io sono personalmente convinto che Putin non ha dato l’ordine di uccidere Litvinenko. Questo certo non piacerà a persone come Guzzanti, Scaramella, Volodarsky  o Gordievsky, che difendono in ogni modo la loro tesi che Putin è l’assassino. Questo la maggior differenza tra me e loro.

 

DV: Lei ha prove per dichiarare che Putin non è responsabile?

 

EL:  Non ho prove in linea diretta, sono considerazioni generali, quello che mi dicono le mie fonti e gli analisti.  Di nuovo, lo sottolineo: io dico che questo è la pura verità ed è la mia personale opinione basata su quello che le ho già detto.

 

DV: Prima ha menzionato l’organizzazione di veterani “Onore e Merito” che sembrerebbe aver partecipato all’assassinio di Litvinenko. Anche adesso lei difende questa versione?

 

EL: non ho mai detto a nessuno e nemmeno asserito che all’avvelenamento di Litvinenko abbia partecipato questa organizzazione. Originariamente questa organizzazione era stata menzionata, sig. Velichko, nelle “famose” note analitiche che Scaramella ha diffuso, quelle stesse che ha portato a Litvinenko. Poi Litvinenko è stato ucciso e tutti hanno gridato che Litvinenko è stato ucciso per via di quegli appunti. E poi hanno detto che c’era una lista di obbiettivi. Non è nulla tutto questo, queste note furono date da Scaramella ai mass-media estratte da un contesto del tutto forzato. Se queste notizie poi dovessero essere recuperate emergerebbe che questa organizzazione “Onore e Merito” era menzionata soltanto nel piano relativo all’annientamento di Scaramella e Guzzanti nel territorio Italiano. Non riguardavano Litvinenko o la realizzazione di azioni contro Litvinenko sul territorio Britannico. Questa è una invenzione ed una interpretazione che vorrebbe apparire investigazione, tra virgolette o no.

 

DV: Ma lei ha scritto a Mario Scaramella a fine ottobre che certe persone delle forse speciali dislocate in Italia stavano preparando un attentato alla vita di Guzzanti, di Litvinenko ed io Berezovskji?

 

EL: Il problema è che quelle informazioni, che mi erano arrivate dalle mie fonti in Russia le avevo trasmesse a Scaramella. Sì, giusto.

 

DV: E precisamente quando queste informazioni Scaramella ha contattato Litvinenko e si è incontrato con lui quel giorno preciso, il giorno dell’avvelenamento.

 

EL : Su questo punto, lei capirà, io non posso dire nulla perchè io non sapevo quando Scaramella sarebbe arrivato, che avrebbe mostrato i documenti a Litvinenko, che ne avesse mostrato una parte, come poi le ha interpretate, se sono state cambiate, non ne so nulla. A giudicare dai fatti, da quello che è stato diffuso alle masse dai media so con certezza che: le mie note sono state manipolate e che i punti più importanti, cioè quelli che riguardavano Scaramella ed il Senatore erano stati eliminati.

 

DV: Sono state manomesse da chi? A che scopo?

 

EL:  ??? come posso saperlo? Giudicando l’insieme dei fatti penso Scaramella. Perchè Scaramella, a giudicare dai fatti, ha cercato di sfruttare l’omicidio di Litvinenko per i suoi scopi politici mercenari. Ha cercato di diventare una vittima, lui con Litvinenko.

 

DV:  Ma signor Limarev, lei stesso in dicembre ha dichiarato che temeva per la sua vita.

 

EL:  Certo. Per quanto riguarda me c’erano dei motivi. Gli stessi di Litvinenko perchè anche io mi considero un potenziale, minimo, oggetto di attenzioni da un lato della stessa (gebistiskikn-mafiosa ??) russa di cui è stato vittima Litvinenko e dall’altro, vede, quello che è accaduto in Italia attorno Scaramella, vede, potrebbe far arrivare pericolo a me dalla cerchia mafiosa, per esempio, dislocata in Italia. In Italia il 17 novembre mi hanno derubato nel centro di Roma, mi hanno rubato documenti, denaro, equipaggiamento (foto e video). Il giorno dopo, il 18, Scaramella interruppe i contatti con me e dopo molti giorni inaspettatamente ha cominciato a nominarmi come fonte principale a tutti i media dicendo che ero l’autore delle famose note che furono consegnate a Litvinenko il primo novembre. Dopo questo io mi sono reso conto che in Italia mi si voleva screditare. Quando ero in Italia, hanno cercato di forzare la mia casa in Francia e pentrarla. Dopo il mio ritorno in Francia mi sono arrivate lettere di minacce ed alcune persone giravano attorno casa mia. Su qesti fatti ho mandato tre segnalazioni alle autorità francesi ed italiane e stanno conducendo una indagine su questo.

 


 


postato da: GabrielParadisi alle ore 19/03/2007 17:06 | Permalink | commenti (164)
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mercoledì, 07 marzo 2007

Rugginose granate

Si rende necessario, in attesa di novità che non tarderanno ad arrivare, pubblicare un nuovo articolo visto l’ingorgo di commenti (oltre 700) che ormai rendono impraticabile il precedente post che resta comunque una cronologia di riferimento credo molto utile.

 

Oggi su Repubblica è uscito un articolo di Bonini (c.b.) particolarmente euforico sulla sorte di Mario Scaramella, al quale è stata inoltrata una “nuova e più grave contestazione – concorso in traffico d’armi ‘con ignoti’…” e dunque gli è stata notificata una seconda ordinanza di custodia cautelare, dopo che con la prima, per il reato di calunnia, si è già fatto 73 giorni di carcere. Domani, appena disponibile, metterò in rete l’intero articolo. Per ora mi limito ad un paio di osservazioni.

 

L’incipit è lo specchio della certezza. L’affermazione secca e sicura di una persona che non vuole certo “vedere sempre una dietrologia e un complotto alla base di ogni accadimento umano”. Bonini infatti scrive: “Nessun servizio segreto russo o ucraino, nessuna torbida mafia dell’Est, ha mai attentato con ‘armi da guerra’ alla vita del Presidente della Commissione Mitrokhin, il senatore Paolo Guzzanti, e del suo consulente Mario ScaramellaIl nuovo provvedimento della magistratura romana fa temporaneamente giustizia (ma certo non ripara il danno) della calunnia a carico di quattro cittadini ucraini… che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2005 viaggiavano su un furgone… a bordo del quale, a seguito di insistite e dettagliatissime indicazioni di Scaramella alla Questura di Napoli, la polizia trovò due granate [rugginose NdR] nascoste all’interno di Bibbie di cartone…

Cosa induce tanta sicurezza nel nostro solerte periodista?

Una nuova e decisiva testimonianza a carico. Quella di Vladimir Kobik. Ex funzionario dei servizi segreti ucraini…”.

Gli ex agenti segreti ucraini (preferibilmente con desinenza –ik) dunque sembrano essere la bestia nera del Prof. Avv. Giudice Onorario Scaramella Mario.

Dapprima la calunnia ai danni di tal Talik ora la testimonianza di tal Kobik.

 

L’ottimo Boninik, che sembra conoscere il contenuto del disco fisso del PC di Scaramella meglio del suo (dove ad esempio non si ritrova più una email di tal Bukovskij), ci racconta come siano stati trovati dalla Digos di Roma files con “dettagliatissimi appunti su orari e percorrenze dei furgoni ucraini su cui avrebbe inscenato il ritrovamento delle granate [rugginose NdR]. Di più: alcuni file in lingua russa riguarderebbero esattamente il tipo di arma che sarebbe poi stata ritrovata”. Appunto: “rugginose granate”

 

Insomma: “Nessun attentato contro Guzzanti”; “Un piano costruito da Scaramella”.

Tempi duri attendono dunque il pittoresco consulente partenopeo. L’unica persona che potrebbe scagionarlo giace infatti sotto due metri di terra e sotto una lastra di piombo. D'altronde, è pur vero, non si può essere troppo teneri con Caino. Si rischierebbe di uccidere due volte Abele.

postato da: GabrielParadisi alle ore 07/03/2007 10:27 | Permalink | commenti (765)
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martedì, 27 febbraio 2007

Il caso Litvinenko-Scaramella

Aggiornamento del 2 marzo 2007

Abbiamo ricevuto dall'Avv. Rastrelli il seguente chiarimento che pubblichiamo:

Gentili Signori,
 
Vi ribadisco che Mario Scaramella è in stato di custodia catelare in carcere sulla base esclusiva della contestazione di calunnia aggravata e continuata, rubricata sub b) della ordinanza di arresto.
 
Nell'ambito dell'ordinanza sono "per completezza riportate in epigrafe" ulteriori contestazioni ascritte all'indagato, che però non costituiscono "titolo custodiale": non sono cioè poste a base del provvedimento di custodia cautelare.
 
Sulla natura ed il merito di tali ulteriori contestazioni - sub a), c), d) ed e) -, permane per me il vincolo dell'assoluto riserbo istruttorio, anche sulla base della considerazione che, in merito alle stesse, l'indagato non è stato chiamato a difendersi.
 
Da ultimo, chiarisco che le esigenze cautelari poste a sostegno dell'ordinanza custodiale sono ravvisate dal Giudice nel "concreto pericolo di recidiva del reato", e nel "grave e concreto pericolo di inquinamento delle prove".
 
Il ricorso difensivo al Tribunale del Riesame avverso il detto provvedimento custodiale del Giudice è stato rigettato: l'indagato è attualmente in attesa dell'ulteriore ricorso innanzi alla Corte di Cassazione.
 
Cordialità e buon lavoro.
 
Avv. Rastrelli

 

Il primo novembre 2006 Alexander Litvinenko, ex agente del KGB riparato in Gran Bretagna, incontra alcuni connazionali (anche loro ex agenti e ora uomini d’affari) al Millenium Hotel di Londra. Successivamente incontra ad un Sushi Bar di Piccadilly Circus l’avvocato e giudice onorario napoletano Mario Scaramella, già consulente della “Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il dossier Mitrokhin e l’attività d’intelligence italiana” presieduta dal 2002 al 2006 dal Senatore Paolo Guzzanti.

 

Scaramella si trova a Londra per partecipare alla sessione annuale dell’Imo (International Maritime Organization, un'agenzia dell'Onu). Il 30 e il 31 ottobre aveva ricevuto dal suo contatto Evgenij Limarev, ambiguo personaggio agente-consulente figlio di un generale del Svr, il controspionaggio militare russo, due email dal contenuto inquietante.

 

In quei messaggi si segnalava che da Mosca era partito un ordine, destinato ad agenti segreti, di “usare la forza” contro un certo numero di persone fra le quali il magnate e tycoon strenuo nemico di Putin Boris Berezovskiy, la giornalista  Anna Politkovskaya (in realtà all’epoca già assassinata), il ceceno Ahmet Zakaev, lo stesso Limarev, Alexander Litvinenko ma anche Mario Scaramella e Paolo Guzzanti.

Il Col. Gordiewskij possiede una copia di questi messaggi, ed è egli stesso ad avere citato questi nomi in un’intervista alla Moskovsky Komsomolets.

 

Scaramella aveva dunque chiesto di incontrare Litvinenko per sottoporgli quei messaggi. L’ex agente, pur facendosene copia, reputò quella segnalazione “pure shit” tranquillizzando l’amico italiano che rese partecipe telefonicamente del suo sollievo anche il Sen. Guzzanti.

 

Poche ore dopo quell’incontro Alexander Litvinenko accusò i primi sintomi di un avvelenamento che lo porterà ad una lenta e terribile morte il 23 novembre. Il fatto di aver incontrato Scaramella e di essersi assentato dal tavolo per fotocopiare i documenti fece credere inizialmente a Litvinenko che il suo avvelenatore fosse lo stesso Scaramella.

In principio si pensò ad un avvelenamento da Tallio per scoprire poi una causa molto più impressionante: Polonio 210. Un radioisotopo costosissimo e raro a disposizione solo di organizzazioni strutturate come possono essere i servizi segreti.

 

Mario Scaramella venne preso in consegna dalle autorità inglesi per accertamenti sulla sua contaminazione da Polonio, e per ottenere chiarimenti in merito ai suoi rapporti con Litvinenko. A seguito della sua collaborazione, uscito totalmente scagionato da ogni sospetto, Scaramella ottenne un attestato di stima da parte di Scotland Yard.

 

Tre giorni dopo la morte di Alexander Litvinenko, in Italia si scatenò una ferocissima e mirata campagna di stampa, guidata dal quotidiano La Repubblica, nei confronti di Mario Scaramella e di Paolo Guzzanti. Nel giro di due settimane, dal 26 novembre al 9 dicembre, vennero pubblicate 5 interviste chiave che dimostravano come la Commissione Mitrokhin, su espressa volontà del suo Presidente, avesse operato al fine di raccogliere prove ai danni di Romano Prodi (candidato dell’Unione alle politiche dell’aprile 2006) e della sinistra in genere.

 

Le prime 3 interviste, pubblicate il 26 e 27 novembre 2006, ad Evgenij Limarev (1) (2) e ad Alexsander Litvinenko (3) erano in realtà state raccolte dai giornalisti Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo del 2005. Pur se il loro contenuto era dirompente esse restarono nei cassetti per ben 21 mesi. Il 7 dicembre fu la volta dell’ex colonnello Oleg Gordievskij (4) a rilasciare intervista, ed infine il 9 dicembre venne pubblicata una testimonianza dello scrittore dissidente Vladimir Bukovskji (5).

 

Carlo Bonini da noi contattato specificò che di tali interviste non esisteva registrazione alcuna. Né di quelle a Limarev e all’ormai scomparso Litvinenko, ma nemmeno di quelle effettuate a Gordievskij e a Bukovskij.

 

Parallelamente a queste 5 interviste gran parte della stampa italiana si dedicò a indagare sulla vita e sul curriculum professionale di Mario Scaramella. Lo speciale più completo in tal senso è sicuramente l’articolo in due puntate di Claudio Gatti pubblicato sul Sole 24 Ore (1) (2) il 10 e 11 gennaio. A onor di cronaca a questo lungo articolo fece seguito la protesta del Dott. Matassa (consulente della Mitrokhin) e la controreplica del giornalista del Sole. Sul Corriere intanto il 30 novembre vennero pubblicate alcune intercettazioni telefoniche di colloqui intercorsi tra lo Scaramella e il Senatore Guzzanti.

 

Nelle due interviste a Limarev pubblicate da Repubblica il 26 e 27 novembre, emergeva un quadro inquietante dei lavori della Commissione. Limarev infatti sosteneva di avere incontrato il senatore Guzzanti in persona in strutture segrete della Polizia Italiana e dei Servizi e che dal senatore e dallo Scaramella era stato spinto a produrre informazioni su un rilevante numero di esponenti politici del centro sinistra e di loro presunti rapporti con i servizi russi. Tali affermazioni spinsero il Ministro degli Interni italiano, Giuliano Amato, a dar corso ad un’inchiesta ministeriale per stabilire la veridicità di questi fatti, inchiesta che ha stabilito trattarsi di dichiarazioni completamente false.

Lo stesso Limarev, la prima volta al settimanale L’Espresso, dichiarò di aver in realtà incontrato non il vero Paolo Guzzanti ma un suo “sosia perfetto”.

 

Alexander Litvinenko ovviamente non era più in grado di smentire alcunché. Mentre da noi contattati direttamente sia Oleg Gordievskij sia Vladimir Bukovskij ci confermarono che anche le loro interviste erano vere e proprie manipolazioni e fabbricazioni. [A onor del vero va segnalato che Oleg Gordievskij rilasciò in quei giorni anche un'intervista a "La Storia siamo noi", la trasmissione televisiva di Gianni Minoli, in cui egli sembra ripetere alcuni contenuti già espressi a Bonini. In tale intervista non è possibile comunque ascoltare le domande rivoltegli da Federica Cellini e da Marco Melega, ma solo sue dichiarazioni estrapolate].

 

Di queste smentite non v’è traccia alcuna nè su La Repubblica nè su nessun altro quotidiano, anche se, ad esempio, Bukovskij indirizzò proprio a Carlo Bonini il 9 febbraio la sua vibrata protesta.

Il Senatore Paolo Guzzanti inoltre i primi giorni di gennaio intraprese un viaggio che lo portò prima in Francia e poi in Inghilterra, sulle tracce di Evgenij Limarev e di Oleg Gordievskij dai quali ottenne interviste registrate che smontano ulteriormente le pubblicazioni di Repubblica.

 

Torniamo a Mario Scaramella e alle sue attività in Commissione Mitrokhin.

 

Egli era stato incaricato, dalla Commissione Parlamentare, nel dicembre 2003 con delibera unanime del Consiglio, “di acquisire documenti presso istituzioni e organismi di Paesi occidentali e dell’ex Unione Sovietica riguardanti presunte relazioni tra PCUS, KGB e altre agenzie di esplorazione estera e organizzazioni italiane terroristiche, nonché di individuare i tratti salienti che hanno caratterizzato l’azione del KGB in Italia”.

Scaramella ebbe tale incarico anche in virtù delle sue personali conoscenze di personalità di rilievo dell’ex Unione Sovietica, compresi tutti i personaggi che abbiamo qui già citato.

 

Nel corso delle indagini svolte per il suo mandato, Scaramella venne a conoscenza intorno alla fine del 2004, dal Col. Litvinenko, presente il Col. Gordievskij, di presunti rapporti col KGB dell’attuale Primo Ministro italiano Romano Prodi, e ne aveva informato la Commissione.

Gordievskij ricorda così in un’intervista quell’evento: "Ricordo il bar di un elegante hotel di Regent Street, un magnifico calice di vino rosso e Aleksandr che, alla mia presenza, racconta a Scaramella una confidenza ricevuta, a suo dire, a Mosca, e prima di fuggire a Londra, da quello che allora era il suo vicedirettore al Fsb, Anatolij Trofimov [ucciso qualche mese dopo, in aprile, a colpi di mitra a Mosca insieme alla moglie]. Ricordo ancora le parole di Aleksandr. Disse: 'Quando confidai a Trofimov la mia idea di lasciare Mosca e riparare in Italia, il generale mi mise in guardia. Mi disse: stai attento, perché in Italia ci sono molti ex uomini del Kgb. Persino Prodi è un nostro uomo'".

 

Alexander Litvinenko in un’altra occasione (Scaramella assente), in presenza di Vladimir Bukovskij e del deputato inglese Gerard Batten, aveva riportato quel fatto.

Tant’è vero che il deputato europeo relazionò di quell’incontro al Parlamento di Strasburgo il 3 aprile 2006, riferendo che Alexander Litvinenko gli aveva raccontato quel che il generale Trofimov aveva detto prima di essere assassinato. E cioè che “Romano Prodi is our man there”, chiedendo l’apertura di un’inchiesta nei confronti dell’ex presidente della Commissione Europea.

 

Il 2 gennaio scorso, Bukowskij scrive ad un giornale italiano le seguenti parole: “This is exactly what happened: Litvinenko said to Gerard Batten exactly This words in my presence. Both Mr. Batten and I are prepared to testify to This effect at any court in any country. My question is: why Mr. Prodi has waited until the death of Litvinenko before he disputed this information? There was 6 months between April and November to dispute it, or to sue Mr. Litvinenko in a British or an Italian court.(questo è esattamente quanto è accaduto: Litvinenko ha detto esattamente a Gerard Batten queste parole in mia presenza. Sia Io che il sig. Batten siamo pronti a testimoniare su di ciò in qualsiasi tribunale in qualunque paese. La mia domanda è: perchè il sig. Prodi ha atteso sino alla morte di Litvinenko prima di contestare queste informazioni? C'erano 6 mesi, fra aprile e novembre, per contestare, o per citare il sig. Litvinenko in una corte britannica o italiana.)

 

Il 3 febbraio 2006, il Col. Litvinenko rilasciò una dichiarazione video in presenza del consulente Mario Scaramella, dove testimoniava esclusivamente quanto era venuto a sapere su Romano Prodi dal suo generale Trofimov, prima di trasferirsi in Gran Bretagna, il 1° novembre 2000.

Il DVD contenente questa testimonianza viene consegnato da Scaramella, nella mani del Presidente della Commissione Paolo Guzzanti che decide di archiviarlo ponendo sul video il segreto di stato, ritenendo che, poiché la fonte primaria dell’informazione, il Gen. Trofimov, era stato assassinato nell'aprile 2005, non sarebbe stata accettabile una testimonianza che non poteva essere confermata dalla fonte principale. La Commissione terminò i lavori nell’aprile 2006 con la fine della legislatura. Da quel momento fino alla morte di Litvinenko non si sentirà più parlare di Mitrokhin, tanto meno di quel video.

Il 22 gennaio 2007 però, l’emittente Britannica ITV trasmette a sorpresa il video integralmente.

 

Un passo indietro.

Nell’autunno del 2005 Scaramella viene informato da Alexander Litvinenko, che citava fonti russe con lui in stretti rapporti e da lui stesso ritenute affidabili, della preparazione di un attentato con armi da guerra avente l’obbiettivo di eliminare sia lo stesso Scaramella sia il presidente della Commissione d’inchiesta Mitrokhin Paolo Guzzanti.

Litvinenko riuscì anche a fornire dettagli specifici sulle modalità di introduzione in Italia delle armi (granate da guerra), che avrebbero viaggiato su un furgone partito dall’Ucraina, mimetizzate in una bibbia truccata.

 

Mario Scaramella il 14 ottobre 2004 si presentò ad un Commissariato di Polizia in Napoli ed espose i seguenti fatti:

«Sono in rapporti con Aleksandr Litvinenko, colonnello Fsb attualmente a Londra, con Euvgenij Limarev, del Svr, attualmente in Francia, e con ex personale dell´ambasciata ucraina a Roma (…) Sono venuto a conoscenza che un ex ufficiale del Kgb, Aleksandr Talik, unitamente a tale Krok Sena, sono coinvolti in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio ufficio e impiegherebbe armi non convenzionali, in arrivo in queste ore sul territorio italiano provenienti dall´Ucraina. Nell´impossibilità di poter verificare personalmente i fatti, ho informato riservatamente il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, che ritengo potenzialmente minacciato. Specifico che le stesse fonti hanno già riferito ai carabinieri di Avellino, un anno fa, della concreta minaccia per la mia persona e le persone con cui lavoro collegata a un´operazione di intelligence dei servizi speciali russi ed ucraini. Minaccia di cui mi parlò Euvgenij Limarev»…«L´armamento di guerra in arrivo in Italia serve a un attentato voluto dai servizi di sicurezza russi ed ucraini per minacciare il presidente della commissione Mitrokhin e il sottoscritto. Il colonnello LITVINENKO mi ha specificato che gli esecutori sarebbero "mafiosi ucraini legati ai servizi di quei Paesi e tramite questi collegati al terrorismo islamico in Italia, facente capo al movimento Al Qaida"».

 

Gli stessi fatti, secondo la Procura della Repubblica di Roma, venivano denunciati al Commissariato di Polizia di Senigallia il 16 ottobre 2005 da Maxim Litvinenko fratello di Alexander. In un'intervista del 27 dicembre 2006 a Repubblica Maxim, sostiene che il fratello Alexander in persona "proprio qui a Senigallia, aveva denunciato il pericolo in arrivo dall'Ucraina: granate nascoste dentro a Bibbie svuotate, destinate a Guzzanti, Scaramella ed anche e me che, facendo l'interprete, sapevo molte cose". Dunque par di capire che Maxim avesse avuto tale segnalazione dal fratello direttamente e non da Scaramella come lascia viceversa intendere la Procura nell'esposto per la custodia cautelare di Scaramella: "in data 16 ottobre Litvinenko Maxim, avendo ricevuto indicazioni in tal senso dallo Scaramella che gli prospettava la gravità delle informazioni in suo possesso, esponeva al Commissariato di Senigallia di aver appreso dal fratello Alexander di un progetto d’attentato ai danni del Senatore Guzzanti e dello Scaramella mediante armi inviate a Napoli e destinato ad un ex capitano dei servizi segreti Russi".

 

In seguito a tali informazioni comunicate alla polizia, come si legge oggi nell’ordinanza di arresto di Mario Scaramella inviataci dal suo legale Avv. Rastrelli “veniva effettivamente individuato in data 16 Ottobre in località Mosciano S. Angelo un furgone che trasportava tra l’altro due granate da lancio Vog 25 P cal. 40 mm per lanciagranate GP 25 e un detonatore elettrico, con arresto degli occupanti del mezzo, di nazionalità ucraina”

Il processo a carico di questi cittadini ucraini responsabili del trasporto  in Italia delle armi da guerra, è oggi in corso al Tribunale Italiano di Teramo.

 

Parallelamente alle iniziative degli organi d’informazione italiani sul caso Scaramella che abbiamo ricordato, il 1° dicembre viene ufficializzata l’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma contro Mario Scaramella, ed entro pochi giorni viene spiccato il mandato di arresto.

 

La motivazione della richiesta di arresto, è il reato di calunnia. Infatti i giudici romani accusano Scaramella di avere calunniato l’ex spia sovietica Aleksandr Talik, avendolo indicato alla polizia di Napoli come “coinvolto” nel trasporto delle armi dall’Ucraina e nella preparazione dell’attentato ai suoi danni, così come era stato indicato da Alexander Litvinenko.

Il mandato di arresto viene eseguito, con grande evidenza mediatica, soltanto il 24 dicembre quando Scaramella arriva all’aereoporto di Roma di ritorno da Londra.

 

Nei giorni successivi, molti giornali italiani indicarono quale causa dell’arresto il reato di “traffico d’armi”, ma questa notizia risultò poi falsa. La ragione dell’arresto è esclusivamente il reato di calunnia contro Alekandr Talik come testimoniato dall’ordinanza già citata e inviataci dal legale di Scaramella Avv. Rastrelli.

 

Oggi, 27 febbraio 2007, sono esattamente 65 giorni che Mario Scaramella n° 23.4.1970, Regina Coeli, Via della Lungara 28 – 00165 Roma, è detenuto in isolamento in custodia cautelare.

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 27/02/2007 09:38 | Permalink | commenti (733)
categoria:russia, servizi segreti, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
sabato, 10 febbraio 2007

Il picnic

Il senatore Guzzanti (a cui vanno i nostri più sinceri auguri di pronta guarigione), ha invitato gli iscritti del suo blog a intervenire nella discussione che in questo si è sviluppata. Li accolgo e li accogliamo con simpatia sperando che, nonostante si preannunci un fine settimana piovoso e noioso, trovino questo giardino piacevole.

Per stimolare ulteriormente il dibattito ho pensato di pubblicare le lettere che ho spedito nelle ultime settimane ad alcuni giornalisti protagonisti della vicenda Litvinenko. Lettere che purtroppo non hanno mai avuto fino ad oggi alcuna risposta. Ritengo che i quesiti che avevo posto loro siano tuttora di grande attualità e un riscontro da parte dei destinatari avrebbe consentito di fare forse più chiarezza su quanto è realmente accaduto e sta accadendo. Questi quesiti siano almeno elemento di riflessione per tutti gli amici del blog. Vecchi e nuovi.

 

Respinte al mittente

Sat, 06 Jan 2007 18:34:28 +0100

 

Gentile Lillo

Le scrivo in merito all'intervista da Lei realizzata ad Evgenij Limarev e pubblicata sull'ultimo numero dell'Espresso.

Una intervista semplice ma seria sulla quale avrei però qualcosa da dire e da chiederle.

Se lei come credo si è occupato del caso Litvinenko e degli strascichi, avrà di certo consultato il blog del senatore Guzzanti che è stato per ovvi motivi coinvolto nella vicenda.

In quella sede, oltrechè sul mio blog personale, ho avuto modo di sviluppare alcune ricerche e considerazioni.

Lei dunque saprà che l'intervista "pustuma" di Bonini a Litvinenko (raccolta nel marzo 2005 ma pubblicata su Repubblica il 26 novembre 2006) non ha nessun riscontro documentale, ovvero non vi è alcuna registrazione su nastro di essa; saprà anche che l'intervista a Oleg Gordievskij pubblicata da Bonini e D'Avanzo il 7 dicembre scorso, oltre a non essere registrata è anche stata smentita seccamente dall'interessato: "al 90% una fabbricazione e una manipolazione".

Sempre il 26 novembre su Repubblica è stata presentata un'altra intervista, questa volta a Limarev. Essa a detta degli autori era stata rilasciata loro addirittura il 21 e 22 febbraio 2005 (!?). In tale intervista Limarev affermava di aver verificato di persona metodi poco ortodossi durante la sua collaborazione con la Commissione Mitrokhin; di aver incontrato diverse volte Guzzanti; di aver ricevuto liste di politici italiani di cui si volevano trovare connivenze con il KGB.

Ora nella sua intervista appena pubblicata su l'Espresso, lei si è sentito dire da Limarev che forse egli non aveva mai incontrato il vero Guzzanti.

Lei, pur avendo raccolto e riportato onestamente questa "sconcertante" rivelazione, da lei definita una marcia indietro, apparentemente non ha  pensato di approfondire ulteriormente con Limarev questo argomento. Questa per lo meno è la mia sensazione. Non ha realmente fatto ulteriori domande a Limarev? Non gli ha presentato ad esempio una foto di Guzzanti per capire se ricordava meglio?

Dopo poi che era emerso con una certa evidenza che in quella citata intervista del 2005 Limarev o aveva detto cose che oggi non si sentiva più di ribadire, o che i giornalisti stessi (visti anche gli imbarazzanti precedenti che le ho ricordato), avevano forse accentuato o travisato le sue parole, a lei non è venuto in mente di verificare punto per punto le affermazioni pesanti che Repubblica aveva attribuito a Limarev?

Perchè ad esempio, non gli ha chiesto qualcosa sui politici (da Pecoraro in giù) che erano stati tirati in ballo? Oppure lo ha per caso fatto ma non essendoci novità ha pensato di non pubblicarlo?

Io ho contattato Limarev personalmente il quale dopo avermi detto di aver appena rilasciato l'intervista a l'Espresso ha deciso per il momento di non rispondere alle mie domande.

Lei pensa di risentirlo per approfondire gli aspetti che le ho riportato?

La ringrazio per l'attenzione, confidando in una sua gentile risposta.

 

venerdì 12 gennaio 2007 ore 9.45

 

Caro Bonini

Non so se riterrà di volermi rispondere, in quanto l’ultima volta le sono sembrato (forse a ragione) alquanto impertinente. Ma io comunque le scrivo lo stesso, così come invio la stessa al suo collega D’Avanzo.

La vicenda Scaramella sta procedendo a colpi di scena. Lei ieri è uscito con uno scoop (l’analisi del dossier trovato nel PC di Scaramella), altrettanto ha fatto Guzzanti pubblicando in parte gli esiti del suo viaggio in Inghilterra e Francia sulle tracce di Limarev e Gordievskij.

Ora io le pongo un paio di domande, veda lei se vuole rispondermi.

Il file-dossier di Scaramella è un documento pubblico consultabile da chicchessia?

Se no, come credo, perché lei ha avuto la possibilità di leggerlo e di pubblicarne ampi stralci?

Lei è forse stato informato in quanto il suo nome compare in quel documento?

Nell’articolo di ieri lei dice che falsamente viene accusato in quel testo di aver iniziato a raccogliere informazioni su Scaramella e Guzzanti nel giugno 2006 cioè prima dell’avvelenamento di Litvinenko. In realtà le interviste chiave che riguardano Guzzanti e Scaramella (mi riferisco a quella a Limarev e quella a Litvinenko) lei le raccolse nel febbraio marzo 2005. Come spiega questa contraddizione?

Lei saprà certamente che Limarev ha smentito in un paio di interviste registrate (a Lillo, ma soprattutto a Guzzanti) i contenuti della sua intervista del 21-22 febbraio 2005. Saprà anche che Oleg Gordievskij ha parlato di “fabbricazione” e “manipolazione” relativamente alla vostra intervista del 7 dicembre scorso. Mi sembra che su Repubblica queste “smentite” non abbiano avuto alcun richiamo, tanto meno risalto. Perchè? I personaggi di cui stiamo parlando sono sicuramente infidi, ambigui, spesso poco attendibili per definizione trattandosi di ex agenti dei servizi. Dunque un loro atteggiamento contradditorio sarebbe comunque concepibile. Perchè su Repubblica lei non ha preso posizione? E in definitiva, ritiene di confermare per filo e per segno i contenuti di quelle due citate interviste (a Limarev e a Gordievskij)?

Credo una sua risposta renderebbe un contributo alla chiarezza

Grazie comunque

 


 


martedì 30 gennaio 2007 12.21

 

Caro Travaglio

La leggo da anni con molto piacere, trovadola uno dei giornalisti più preparati e documentati esistenti nel panorama della stampa italiana. Le riconosco poi un’inarrivabile capacità comica, assolutamente paragonabile se non superiore a quella di uno Stefano Benni o di un Beppe Grillo. Leggo dunque con avidità tutti i Bananas-Uliwood Party che lei produce e che pubblica sull’Unità di cui sono fedele abbonato on-line.

Negli ultimi mesi mi sono soffermato un po’ di più su quelli che lei ha dedicato al caso Litvinenko e alle connessioni con la Mitrokhin, anche perché seguo da diverso tempo con un certo interesse e impegno, i lavori di quella commissione.

Ho spesso polemizzato direttamente con Guzzanti contestando anche con animosità le sue tesi.

Verso la fine dello scorso anno però è successo qualcosa.

Divertendomi come faccio da sempre nel mio blog a indagare in proprio, scrivendo a giornalisti e politici, ho scoperto alcune piccole screpolature che mi hanno incuriosito e poi via via inquietato.

Gliele voglio raccontare, se avrà la pazienza di leggermi fino in fondo, perché credo che meritino e su di esse le chiederei un parere.

 

Il 26 novembre 2006 (Litvinenko era morto il 23) su Repubblica Bonini e D’Avanzo pubblicano due articoli molto importanti. Si tratta di una intervista al defunto Litvinenko (raccolta il 3 marzo 2005) e una a tal Evgenij Limarev (raccolta addirittura il 21 e 22 febbraio 2005).

Queste due interviste sembrano dare il colpo di grazia a Paolo Guzzanti e al suo collaboratore Scaramella, affossando definitivamente la credibilità della commissione Mitrokhin.

Infatti i due vengono presentati da Litvinenko e Limarev come dei maldestri pasticcioni interessati unicamente a costruire dossier contro Romano Prodi e la sinistra italiana in genere.

Dell’intervista a Litvinenko mi aveva colpito una frase di presentazione scritta da Bonini: "per espressa volontà dell'ex colonnello, [l’intervista] è interamente "on the record". Eccone la trascrizione”.

Dunque abituato ad attaccare il senatore (da cui in settembre ho rischiato anche una querela) e le sue “deliranti” tesi, scrissi a Bonini per chiedere come mai non pubblicasse, ad esempio su Yuotube, i nastri di quella intervista. Da notare che proprio Guzzanti aveva da poco messo in rete il filmato con la richiesta di indagine sui rapporti tra Prodi e il KGB del deputato inglese Batten presentata nell’aprile 2006. A Bonini chiesi anche perché mai si era tenuto nel cassetto per tanto tempo (quasi due anni) materiale così scottante.

La gentile risposta di Bonini mi lasciò di sasso: “…L'intervista non venne incisa su nastro ma da me "stenografata" e quindi trascritta integralmente il giorno stesso sul mio computer portatile.

Per curioso che le possa sembrare, la ragione per cui la conversazione con Litvinenko non venne resa immediatamente pubblica è in una circostanza propria dei tempi imposti a un quotidiano. La sera del 4 marzo 2005, giorno del mio rientro da Londra a Roma, venne ucciso a Bagdad Nicola Calipari. La vicenda, in quelle settimane e nei mesi successivi, assorbì per intero il mio lavoro e l'attenzione del giornale. Quando la "pressione" del caso Calipari si allentò, i retroscena della commissione Mitrokhin apparvero non più di immediata attualità. Anche perché la commissione si stava spegnendo nel più assoluto disinteresse e vuoto politico da parte della stessa maggioranza politica che l'aveva espressa (nonostante, come lei ricorda, la vicenda Batten alla vigilia delle elezioni)...”.

Passò qualche giorno e il 7 dicembre sempre su Repubblica, a firma Bonini, apparve un’altra intervista chiave della vicenda. Quella all’ex spia Oleg Gordievskij.

Ricontattai il giornalista e ancora una volta mi disse: “…Per quel che riguarda le interviste a Gordievskij e a Bukovskij non esistono registrazioni...”.

A quel punto mi misi alla ricerca dell’ex colonnello del KGB riparato in Inghilterra dal 1985,  riusciì a rintracciarlo e a scrivergli. La sua risposta mi confermò quello che ormai cominciavo a pensare: “The interview in Repubblica was 90% fabrication and manipulation.  It is the dirtiest newspaper in the world.  The truth in detail is known in London already.  Very soon it will be shown in the most important BBC programme Panorama….

Alla mia richiesta di chiarimenti a Bonini e D’Avanzo non ho mai più avuto risposte.

Tenga conto che di questi particolari, di queste smentite, non v’è traccia alcuna nei giornali in genere, e in quelli di sinistra in particolare. Solo Guzzanti, ovviamente, e in rete, su certi blog, come il mio, se ne parla, ma l’inconscio collettivo è ancora fermo alle prime dichiarazioni che equiparano Scaramella ad “Aigor” Marini e Guzzanti ad un esilarante pazzoide che se solo smettese i suoi panni di senatore della Repubblica potrebbe oscurare la giusta fama dei suoi figli maggiori.

Ora risulta anche a me molto complicato immaginarmi Romanone Prodi un “coltivato” dai servizi segreti sovietici.

Ma perché, mi chiedo e le chiedo, non si è ribattuto alle tesi “farneticanti” di Guzzanti semplicemente sottolineando l’assoluta inaffidabilità delle fonti (ex spie doppio, triplo giochiste) e l’inconsistenza delle prove (chiacchiere riportate da morti)?

Perché si è sentito il bisogno di “manipolare” o “fabbricare”, perché di questo mi sembra che a tutti gli effetti si tratti?

In questo momento, tranne il dimenarsi inconsulto ma giustificato di Guzzanti, la stampa tutta intera o tace, o ripresenta le notizie che sono state smentite, o fa della facile (mi scusi) ironia.

 

Anche nel suo, sempre piacevolissimo ultimo pezzo, “Totò terzo uomo” del 27 Gennaio, lei incorre, involontariamente penso, e forse solo proprio perché la convinzione generale è proprio quella, in un errore che secondo me è emblematico.

Lei scrive: “Guzzanti senior conduce una contro-inchiesta delle sue. Va a ripescare i vari spioni in menopausa, già molestati per anni da Scaramella…. E scopre verità sconvolgenti. La più grossa, inspiegabilmente trascurata dalla grande stampa, è che esiste in circolazione un simil-Guzzanti, un sosia con tanto di barba e capelli rossi, che Scaramella era solito far incontrare a un’altra spia, Evgeni Limarev, il quale si convinse di aver incontrato il Guzzanti originale, mentre era solo una copia”.

In realtà questa non è stata una scoperta di Guzzanti che incontrò in Francia Limarev l’8 di gennaio, ma fu il giornalista dell’Espresso Marco Lillo a pubblicarlo il 6.

Conoscendola come persona precisissima ritengo che questo lapsus sia proprio dovuto a quell’”ambiente” di disinformazione a cui accennavo prima. Cosa ne pensa?

Se volesse rispondermi le sarei veramente grato…

Grazie dell’attenzione


postato da: GabrielParadisi alle ore 10/02/2007 19:07 | Permalink | commenti (317)
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giovedì, 08 febbraio 2007

Il Piano!

 

Salute a tutti. Il momento più intenso di questo blog è capitato in un periodo particolarmente impegnativo per la mia attività.

Vista la mole di commenti e anche il livello assunto dalla discussione, occorrerebbe sicuramente maggiore attenzione da parte mia, ma più di tanto non riesco proprio a fare.

Non voglio essere e mai sarò un moderatore, né tanto meno un censuratore.

Mi sembra che vada comunque già bene così, dunque mantenetevi su questi livelli di “spigoloso rispetto” reciproco. Autoregolatevi.

Autogestitevi (ah… finalmente di bel nuovo un rigurgito di sinistra… un brivido randagio mi percorre la pelle…).

Venendo al topic, mi sembra che nelle ultime settimane i giornali abbiano deciso di non parlare più dell’argomento Litvinenko-Scaramella-Guzzanti.

 

Scaramella (chi era costui?) “resiste” in gattabuia. Infatti ritengo che un qualunque suo “cedimento” riaccenderebbe immediatamente i riflettori che invece restano mestamente spenti. Non sarà per molto, credo, ma per ora “godiamoci” questa quiete prima della tempesta.

Altri loquaci esuli russi da intervistare (rigorosamente senza registratori “meccanici” o “elettronici” accesi), non sembrano comparire per ora all’orizzonte.

Insomma tutto tace… tranne il “vigoroso” Guzzanti che con l’interrogazione di ieri ad Amato mette nero su bianco una sintesi, condivisibile o no non importa, comunque perfetta della sua visione delle cose.

Vedremo se ci sarà una “risposta orale urgente” da parte del Ministro dell’Interno e se questa riaccenderà le polveri mediatiche.

Dal documento di Paolo Guzzanti emerge tra gli altri un elemento secondo noi molto importante che va sottolineato. Se vogliamo non è del tutto inedito, si poteva già da qualche tempo fare due più due, ma comunque, forse, non è mai stato espresso con parole e con un ragionamento così chiaro e diretto. Proviamo a riassumerlo:

 

Evgenij Limarev (un “provocatore” e un “collaboratore Svr/Fsb”) secondo fonti autorevoli (almeno Scotland Yard, oltre che a Gordievskij), è stato un elemento determinante nel piano per l’assassinio di Litvinenko a Londra.

Limarev, teleguidato da Mosca, ha contribuito a far scattare una trappola che parallelamente e contemporaneamente all’avvelenamento dell’ex spia sovietica avrebbe scatenato una campagna di disinformazione sulla Commissione Mitrokhin e sul suo presidente, rei di aver indagato su Romano Prodi a seguito di una testimonianza raccolta dallo stesso Litvinenko.

Questa campagna di linciaggio mediatico è stata sostenuta principalmente da La Repubblica attraverso due suoi giornalisti di punta, “vittime” anch’essi (consapevoli o meno) del complotto in quanto opportunamente imbeccati dallo stesso ambiguo personaggio dimorante in Francia nei pressi del lago di Ginevra.

A prova di ciò il fatto che tutte le interviste pubblicate da costoro hanno caratteristiche decisamente anomale: sono tutte rigorosamente “non registrate; talune sono dichiratamente vecchie di 2 anni; tutte o in parte sono state dichiarate “fabbricazioni” o “manipolazioni” dagli stessi intervistati.

 

Fin qui la tesi di Guzzanti che poggia indubbiamente su diversi elementi di fatto.

Per far luce, smontare o avvalorare questo ragionamento, occorrerebbero chiarimenti da parte di tanti protagonisti di questa storia.

Noi però da qualche settimana, malgrado continui tentativi, ci siamo trovati di fronte ad un silenzio direi assordante. Nessuno che abbia voluto rispondere (anche in maniera brusca e definitiva come già fece il vecchio Oleg) ai nostri petulanti quesiti.

Non abbiamo più ricevuto risposte da parte di Carlo Bonini e di Giuseppe D’Avanzo (La Repubblica). Non ci ha mai risposto Marco Lillo (L’Espresso). Ma nemmeno Marco Travaglio (L’Unità). Non abbiamo ottenuto infine nemmeno udienza da Valdimir Bukovskij…

Dunque che fare?

Non ci resta che aspettare e leggere i giornali… ovviamente con le pinze.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 08/02/2007 10:54 | Permalink | commenti (73)
categoria:mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
lunedì, 05 febbraio 2007

Il Complotto!

 

Paolo Guzzanti ci ha pregato di pubblicare questa sua lettera che interviene nel dibattito che si è sviluppato nei giorni scorsi su questo blog, ma che introduce degli elementi molto importanti e nuovi.

 

 

 

Ti sarei grato se tu volessi pubblicare anche questa mia mail, per ribadire una volta per tutte il punto centrale del prima e del dopo l'avvelenamento. Sasha e Mario andarono al sushi bar di Piccadylli intorno alle 15 ora italiana, 14 ora di Londra.

 

E' PROVATO CHE LITVINENKO FOSSE GIA' STATO IMBOTTITO DI POLONIO PRIMA DI ARRIVARE PERCHE' POI QUEL LOCALE DOVETTERO CHIUDERLO CON LE TRANSENNE A CAUSA DELLA CONTAMINAZIONE NUCLEARE.

 

Tutti i telegiornali mostrarono la chiusura dell'Itsu e chi vuole può guardarsi le immagini dell'intervista di Minoli a Gordievsky che mostrano questo evento.

 

Dunque, è certo e non dubitabile e non controvertibile che Litvinenko fu avvelenato pochi minuti prima di uscire dall'Hotel Millennium (dove aveva incontrato i russi, fra cui il suo assassino) per poi tornare allo stesso Hotel Millennium dove di nuovo incontrò gli stessi russi, salvo una sosta, sulla via del ritorno, negli uffici di Berezovsky per fare fotocopie delle carte che gli aveva portato Scaramella (questa informazione me l'ha data personalmente Gordievsky il 7 gennaio scorso).

 

Perché è fondamentale, centrale, questa circostanza? Basta leggere i post di Jolanda sul tuo blog per capirlo: per Jolanda e i suoi amici e compagni è fondamentale confondere le acque su questo punto, deridere la verità, fare sarcasmo, spallucce e sghignazzi, perché SE LITVINENKO FU IMBOTTITO DI POLONIO PROPRIO POCHI MINUTI PRIMA DI INCONTRARE SCARAMELLA E SE SCARAMELLA SI PRECITPITO' A CHIEDERE UN INCONTRO CON LITVINENKO PERCHE' TERRORIZZATO DALLE E-MAIL CHE GLI AVEVA MANDATO LIMAREV IL 30 E IL 31 OTTOBRE, è molto facile capire quel che è successo:

 

 1- La squadra dei killer russi è in attesa del "go" stazionata all'Hotel Millennium. Potrebbero avvelenare Litvinenko in qualsiasi momento, ma manca qualcosa perché la trappola sia pronta.

 

2 - Limarev spedisce due mail in cui si dice (le ho lette per la prima volta da Gordievsky) che da Mosca è arrivato l'ordine di "usare la forza contro Mario Scaramella e contro Paolo Guzzanti", affinché PER PRIMA COSA Scaramella, appena arrivato a Londra per partecipare alla sessione annuale dell'Imo, chieda un appuntamento immediato a Litvinenko per avere la sua opinione di amico e di professionista.

 

3 - Quando l'appuntamento è stato preso, il killer con il Polonio nello speciale contenitore riceve l'ordine di avvelenare AL, che va al Sushi bar contaminando pesantemente non solo Scaramella ma tutto il locale, che dovrà essere chiuso.

 

4 - Dovrà essere chiuso, a Ischia, anche il Tribunale di Ischia dove Mario Scaramella, tornato in Italia dopo alcuni giorni (per fare con me la conferenza stampa al senato che è stato decontaminato) svolgeva  IL SUO LAVORO DI GIUDICE ONORARIO SU INCARICO DEL CSM PER QUESTIONI DI CRIMINI AMBIENTALI. Questo è importantissimo: Scaramella non è un pregiudicato, non è mai stato condannato, non c'è nulla di nulla nei suoi records giudiziari, così come è falso che sia stato incriminato per traffico d'armi e violazione del segreto d'ufficio: tutte balle, bugie, invenzioni che ognuno può controllare.

 

5 - Quindi: Limarev spinge Mario Scaramella ad incontrare Litvinenko. I killer avvelenano Litvinenko in modo che quando l'avvelenamento sarà scoperto lo stesso avvelenato non posa che concludere che proprio l'amico italiano Scaramella lo ha avvelenato.

 

6 - E' infatti quello che succede e tutti i fari delle televisioni del mondo si accendono sul topo in trappola: l'oscuro "consulente della Commissione Mitrokhin". Chi è costui? Ed escono dal tunnel 20 grandi camion pieni di merda su Scaramella e su di me, appositamente preparati. La merda viene scaricata su Scaramella e su di me.

 

7 - Il 26 novembre Repubblica pubblica una intervista che l'intervistato definirà falsa in cui lo stesso Limarev che ha fabbricato le mail che hanno portato Scaramella al Sushi Bar di Piccadilly, dice che mi ha incontrato due anni fa a Napoli mentre dirigevo "strutture" in cui su mio ordine si fabbricavano dossier su politici di centro sinistra (segue dettagliato elenco di gente per lo più a me ignota).

 

8 - Torchiato a dovere Limarev dapprima confida all'Espresso che "forse" si è sbagliato. Poi a me dice, 8 gennaio 2007 nell'hotel "Le quatre" di Cluses Haute Savoie, che certamente non ero io, ma un mio sosia appositamente truccato, il che è oltre che falso ridicolo e impossibile perché far girare un falso Guzzanti in Polonia o in Madagascar forse può riuscire, ma in Italia no. Dunque Limarev fa marcia indietro, è spaventato dalle conseguenze e allo stesso tempo tallonato dalla nota coppia.

 

9 - Ecco dunque perché tutte le Jolande della terra si danno un gran da fare a ridere, deridere, sghignazzare, dar di gomito, pur di negare un fatto certo, semplicissimo: Litvinenko andò al Sushi bar già imbottito di Polonio 210 (costo: alcuni miliardi al milligrammo) e il polonio gli fu somministrato allora e non prima, o dopo, perché era fondamentale che accusasse Scaramella di averlo avvelenato, allo scopo di far uscire dalle tenebre i 20 camion pieni di merda da riversare prima su Scaramella, accusato di "calunnia aggravata nei confronti dell'ex capitano del KGB Aleksander Talik, catturato la notte di Natale e sbattuto in galera in isolamento a Regina Coeli.

 

10 - Jolanda e la sua banda hanno l'evidente scopo di far reggere la trappola, versare fango e deridere chi la svela, far finta di non capire perché la questione del PRIMA E DEL DOPO sia centrale e non periferica.

 

11 - E tutto ciò ovviamente copre il movente: ciò che Litvinenko ha saputo da Trofimov e ciò che Gordievsky mi ha detto nel registratore e che ciascuno può riascoltare decine di volte sul mio blog.

 

12 - Ecco perché è importante chiarire che Litvinenko parlava a tutti e da anni delle confidenze di Trofimov e perché, quindi, ciò che anche adesso dicono i complottisti, e cioè che il video in DVD fu un falso, fa parte organica del complotto.

 

Questo è quanto.

Paolo Guzzanti

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/02/2007 10:12 | Permalink | commenti (283)
categoria:mitrokhin, guzzanti paolo, litvinenko
lunedì, 29 gennaio 2007

L’ultimo autoritratto di Limarev

 

Ieri sera Evgenij Limarev ci ha scritto gentilmente una email rispondendo ad alcune domande che gli avevamo posto lo scorso 11 gennaio.

Di fatto, come vedremo, non ci sono grosse novità rispetto a quanto già emerso, nemmeno nel pezzo che egli ha dedicato sul suo blog (inviandoci il link), all’intervista che Repubblica pubblicò lo scorso 26 novembre 2006. Intervista che, realizzata da Bonini e D’Avanzo nel febbraio 2005, accusava pesantemente il Senatore Guzzanti.

Per la verità però, come sempre, ci sono alcuni piccoli dettagli sui quali crediamo valga la pena di meditare.

 

Primo dettaglio.

L’11 gennaio Bonini & D’Avanzo pubblicano un articolo in cui tra le altre cose affermano “Repubblica viene accusata di aver utilizzato come fonti degli scandali Nigergate e Abu Omar, Agathe Duparc (corrispondente da Ginevra di "Le Monde") e Vladimir Ivanidze (giornalista russo free-lance che ha lavorato al periodico svizzero "Hebdo") e di aver addirittura cominciato a raccogliere alla fine di giugno 2006 (quindi, prima che Litivinenko fosse avvelenato con il polonio a Londra) informazioni su Mario Scaramella e Paolo Guzzanti (le due circostanze sono entrambe false)”.

Su questa circostanza abbiamo cercato di sapere dai diretti interessati qualcosa di più già il 12 gennaio scorso. Purtroppo né Bonini, né D’Avanzo, contattati singolarmente, ci hanno mai risposto.

Vediamo cosa ci dice adesso Limarev direttamente nel suo blog:

Bonini & D’Avanzo were very much interested, especially in huge political implications of this dossier, and offered me to publicly denounce informal activities of several participants of the “Mitrokhin commission”(including its chief senator Paolo Guzzanti) known to me – with overall and full support of La Repubblica. I firmly refused it motivating with my shaky foreigner’s status in the West, big risk for me (referring to their statements signed before – as described in article 4 above) and lack of wish to get involved into any kind of political fuss”.
E ancora:

But from the very beginning of our meetings in February 2005 Bonini & D’Avanzo were much more interested to investigate and make public information about senator Guzzanti and undercover activities of “Mitrokhin commission” than on Scaramella – that was very clear for me, and the reasons why are obvious by themselves”.

 

Secondo dettaglio (da verificare… c’è a nostro avviso qualche elemento cronologico che non torna…)

Limarev sostiene di essere stato contattato telefonicamente da Bonini il 21 novembre, chiedendo di commentare il coinvolgimento nel caso Litvinenko operato nei suoi confronti dalle dichiarazioni pubbliche di Scaramella e Guzzanti. Esattamente egli scrive:

Bonini contacted me by mobile on November 21 and asked for my comments on Mario declarations in the mass media about Litvinenko / polonium case and my “involvement” exposed (for the 1st time) by Scaramella  – but I refused and confirmed to him that (as always) I would not seek to appear in the mass media (again referring to the a.m. article 4).  Carlo re-contacted me in the evening of November 22, 2006 (at 18.51, our telecom lasted 3minutes 54 seconds) and told me that Scaramella and Guzzanti started to mention my name publicly as source for those famous e-mails shown to Litvinenko, as well as for the “Mitrokhin commission”. Carlo asked about my reaction and I said I was stupefied and furious about that. Carlo again repeatedly phoned me on November 24-25, I gave him my brief negative comments on Scaramella’s public references to me. I was persuaded by Carlo when he told me that it’s better to explain myself with mass media whom I trust (meaning La Repubblica) about my relations with Mario and Litvinenko - as soon as I was already (and often improperly) mentioned in all world mass media as “personage” in the scandal with Litvinenko (who died on November 23). So I met Bonini & D’Avanzo in Venice (where I was staying at the time) in the afternoon of November 26, and excerpts of our conversation were published the next day in La Repubblica (the text I will comment separately here) – this time with my permission”. 

La domanda è: prima di quel 21 novembre dove s’era mai parlato di Limarev?

Detto questo. Analizzeremo di seguito tutto quanto ha scritto e pubblicato ieri Evgenij Limarev.

A nostro avviso egli, come ha già ampiamente dimostrato nelle settimane scorse, si mantiene in precario equilibrio per non scontentare nessuno dei suoi interlocutori. Sicuramente non risparmia Mario Scaramella, l’unico che non può ribattere in questo momento, ma nei confronti di Repubblica e di Guzzanti sembra dare un colpo all’una e un colpo all’altro.

A testimonianza di questa ambiguità del personaggio, facciamo notare alcuni particolari.

 

Nel febbraio 2005 incontra per 3 giorni i giornalisti di Repubblica e spara a zero contro Mario Scaramella. Il terzo giorno incontra Mario Scaramella e gli dice di aver incontrato Bonini e D’Avanzo. Gli avrà anche raccontato i particolari che lo riguardavano che egli ha raccontato ai due giornalisti?

Senza dimenticare che nel febbraio 2006, dietro pagamenti anticipati, riprende la collaborazione con lo stesso Scaramella.

 

Quando scopre che Bonini e D’Avanzo, ignorando un accordo con lui sottoscritto, hanno pubblicato parti del suo dossier esponendolo a detta sua a rischi e a non richiesta notorietà, sembra particolarmente risentito e in disaccordo. Poi però dice che i due giornalisti sono tra i migliori al mondo nel giornalismo d’investigazione e continua a collaborare con loro, anche se non l’hanno mai pagato per le sue fatiche e servizi…

 

Questo dunque l’ultimo autoritratto di Evgenij Limarev che emerge da ciò che scrive e ci invia.

Di seguito in dettaglio i contenuti per esteso.

 

 

Questa la nostra email dell’11 gennaio inviata a Limarev:

 

Dear Mr. Limarev

You kindly have already answered to some questions I made to you many days ago.

Today the italian newspaper La Repubblica says that Mario Scaramella would have prepared a dossier about Romano Prodi to analyze his contacts with KGB-SVR. The journalists Bonini and D’Avanzo write that the lawyer of Scaramella would have said that Mario would have received the informations about Prodi from Evgenij Limarev.

Bonini and D’Avanzo say also that contacted you by phone to have a confirmation of that, and they write you would have said “I’m not the source of this informations. But I am not astonished. It is another fabrication of Mario. If tomorrow they associated my name to a dossier on the death of Pinochet I would not be astonished”.

It will be very important to know if you really said that. Can you answer to my questions?

Thank You in advance

Gabriele

 

E questa è stata la sua risposta di ieri:

 

Inviato: domenica 28 gennaio 2007 21.59
A: gabriele.paradisi@cidengineering.com
Oggetto: RE: Today's interview on Repubblica

I really said that. I can trust Carlo / Giuseppe – La Repubblica in what they quote on me, and only 1 exception to this rule with them occured in my life:
+
http://limarev.spaces.live.com/blog/cns!AAC6F78D63B9827E!159.entry .
But after I had no more problem with them - though this article dd Nov26,06 has significantly changed my life :)

 

Poi, nel suo blog, al quale egli ci rimanda, Limarev tratta della famosa intervista pubblicata da Repubblica il 26 novembre 2006. Questo un sunto.

 

1)     Limarev conferma di avere incontrato Bonini & D’Avanzo (di seguito B&D) nel febbraio 2005, rilasciando loro un cospicuo dossier su Scaramella (e le sue attività in qualità di consulente della Mitrokhin);

2)     Tale dossier era da configurarsi come confidenziale sulla falsariga di altri servizi di consulenza prestati precedentemente da Limarev a B&D, relativi a Putin e al suo enturage. B&D firmarono una sorta di “side letter”  o “separate agreement” in cui s’impegnavano a non pubblicare nulla di quei documenti senza la preventiva autorizzazione di Limarev.

3)     Limarev conferma che l’interesse di B&D era focalizzato sulle implicazioni politiche del dossier tanto che gli chiesero anche se era disposto a denunciare le attività “informali” di alcuni componenti della Commissione Mitrokhin (incluso Paolo Guzzanti). A questa richiesta Limarev si oppose in nome del suo status e dei rischi che avrebbe corso, appellandosi sia al fatto che non voleva essere coinvolto nelle questioni politiche interne italiane sia al patto di confidenzialità sottoscritto con B&D. 

4)     B&D promisero a Limarev un rimborso per quel dossier (presentato in circa 10 ore), ma non ricevette mai nulla.

5)     Limarev in quell’occasione, l’ultimo giorno della sua permanenza a Roma, incontrò anche Scaramella a cui parlò dell’incontro con B&D (!?). Scaramella risultò turbato dicendo che B&D erano i peggiori nemici della Mitrokhin ed erano strattamente sotto osservazione da parte dei servizi italiani.

6)     Successivamente Scaramella ricontattò raramente Limarev (e solo via email o telefonicamente). Questi chiese un regolare contratto e pagamenti anticipati. Non se ne fece nulla fino al febbraio 2006, dove pur senza contratto ma con pagamenti certi, la collaborazione riprese. Le transazioni economiche avvenivano attraverso la ECPP.

7)     Il 21 novembre 2006 Limarev viene ricontattato da Bonini (infatti sembra che D’Avanzo non parli nessuna lingua conosciuta da Limarev …). Infatti il nome di Limarev era prepotentemente emerso sui media italiani collegato alla morte di Litvinenko (secondo Scaramella era stato proprio Limarev ad inviargli la email con una lista di potenziali obiettivi tra cui lui, Litvinenko e Guzzanti. Quella lista era stata proprio la motivazione per cui l’ex consulente della Mitrokhin aveva incontrato Litvinenko al Sushi bar di Londra quel tragico primo novembre).

8)     B&D rividero Limarev a Venezia il 27 novembre scorso. Già il giorno precedente su Repubblica era comparsa, all’insaputa di Limarev, la famosa intervista… A Venezia Limarev parlò solo (smentendola) della questione della email e di Litvinenko. Non parlò della questione Mitrokhin né del relativo dossier del febbraio 2005.

9)     Limarev protestò con Bonini ribadendo che voleva vedere il suo nome tirato in ballo solo sull’episodio specifico della email e non collegato a questioni con Guzzanti e la Commissione Mitrokhin. Come risultato nei giorni successivi Repubblica continuò a pubblicare le sue dichiarazioni e considerazioni sulla Mitrokhin (1) (2) .

10) Limarev ritiene che questo comportamento di B&D non sia dovuto solo a motivazioni giornalistiche, ma piuttosto ad altre motivazioni (politiche?). In dettaglio egli dice: “WHY “LA REPUBBLICA” MADE THIS PUBLICATION WITHOUT MY PERMISSION?I had neither reason nor motivation nor perfect materials to publicly wage war on “Mitrokhin commission” – especially the way it was presented by Bonini & D’Avanzo in this article. So the question WHY is to be posed to them”. From my side I presume that maybe they were motivated not only by pure journalistic interests, but with some other (political?) as well. But from journalistic point of view the moment was undoubtedly so good to attack Guzzanti / Scaramella – right after their joint press-conference in which they both tried to become heroes (targeted by KGB) and exclusive successors of “Litvinenko’s anti-KGB fight”.

11) Limarev ribadisce il disappunto per il comportamento di B&D (e di Scaramella e Guzzanti) che l’hanno coinvolto negli scandali politici italiani senza curarsi della sua sicurezza: “Sure I bitterly feel myself somehow betrayed and maybe even set up by Bonini & D’Avanzo + La Repubblica because of this (and partially next) article – but who cares?! I have personal resentment & disagreement that they contributed (together with Scaramella and Guzzanti) into drawing me in current Italian political scandal of (perpetual?) antagonism between left and right wings, Prodi, Guzzanti, KGB factor and activities of “Mitrokhin commission”.

12) B&D secondo Limarev restano due dei migliori giornalisti d’inchiesta al mondo.

13) Limarev dice anche che le informazioni che lui dette a B&D nel febbraio 2005 richiedevano dopo 21 mesi! un aggiornamento, che B&D mai gli chiesero.

14) Chi maggiormente necessitava dei suddetti aggiornamenti era proprio Paolo Guzzanti. Limarev conferma di aver capito, nel gennaio scorso quando Guzzanti lo andò a trovare in Francia, che il personaggio presentatogli e fatto conoscere da Scaramella non era il vero Guzzanti. Pare che qualche dubbio gli fosse venuto anche precedentemente (!?). Presto sul suo blog avremo anche altre considerazioni circa l’incontro “chiarificatore” con Guzzanti.

15) Limarev infine ribadisce che nel febbraio 2005 era chiarissimo che B&D erano interessati a investigare e rendere pubbliche informazioni sul senatore Guzzanti e la sua Commissione, piuttosto che su Scaramella. Il motivo di ciò va chiesto ovviamente a loro.

 

Limarev passa poi in rassegna il testo (tradottogli da Bonini) della famosa intervista pubblicata il 26 novembre. I suoi appunti rimarcano il fatto che ogniqualvolta viene usato il nome di Guzzanti in realtà si fa riferimento al “falso Guzzanti”. Limarev ci tiene a ribadire di non essere in nessun modo un agente dei servizi sovietici; nega che avrebbe dovuto accompagnare Scaramella all’incontro con Litvinenko. Nega di essere l’autore delle due email inviate a Scaramella contenenti una lista di 45 spie russe responsabili della morte della giornalista Anna Polikovskaja e contenenti il piano per l’uccisione di Litvinenko, Scaramella e Guzzanti.

 

 

 

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 29/01/2007 15:23 | Permalink | commenti (372)
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giovedì, 11 gennaio 2007

Aggiustamento di tiro

Non possiamo immaginare quali saranno gli sviluppi del “caso Litvinenko”. Per semplicità ma non solo, abbiamo scelto di usare il nome di chi suo malgrado fece partire tutto l’ambaradan il primo novembre 2006.

Oggi forse, sembrerebbe più proprio definirlo “caso Scaramella”, ma noi riteniamo che i contenuti dell’affaire trascendano di ben lungi la figura e le opere del discutibile (e discusso!) ex consulente napoletano della Commissione Mitrokhin.

Non riusciamo ad immaginare i prossimi, imminenti sviluppi, figuriamoci la fine.

Ci limitiamo a fare solo alcune brevi considerazioni aspettando qualche nuovo colpo di scena o qualche risposta ad alcuni impertinenti quesiti che abbiamo lanciato in rete.

 

Prima osservazione.

Sulla stampa il caso ha avuto un andamento altalenante. Per intere settimane commenti, interviste o dichiarazioni di ex spie, hanno avuto uno spazio centrale nelle prime pagine dei maggiori quotidiani. A questa sovraesposizione si sono succedute poi intere settimane in cui era inutile cercare persino un misero trafiletto nelle pagine più interne. Questo sia nei giornali di “sinistra”, sia nei giornali di “destra”. Tutto sommato niente di strano. La stampa insegue sempre le notizie più calde, ma chi sta seguendo con interesse e attenzione un determinato caso trova questo atteggiamento perlomeno fastidioso. Non sempre è necessario lo scoop, talvolta nei momenti di “stanca”, in cui mancano nuove succulente notizie o dichiarazioni, sarebbe forse opportuno riflettere su quanto è accaduto, su quanto si è detto e scritto, su quanto hanno detto e scritto gli altri.

A tal proposito abbiamo notato un particolare che forse non è nemmeno così irrilevante.

Abbiamo interrogato l’archivio di Repubblica (giornale in prima linea nell’inchiesta) sulla presenza del nome di Oleg Gordievskij in articoli pubblicati tra il primo novembre 2006 e il 21 dicembre 2006. Abbiamo contato ben 12 (dodici) istanze, di cui la prima il 23 novembre.

Dal 21 dicembre ad oggi, il nome di Gordievskij è del tutto assente. Nessun articolo che lo citi. Cos’è successo il 21 dicembre? Molto semplice, quel giorno Paolo Guzzanti pubblicò sul suo blog e poi su Il Giornale una intervista da lui fatta all’ex agente del KGB in cui questi smentiva seccamente quanto avevano scritto di lui il 7 dicembre Bonini e D’Avanzo su Repubblica.

Cosa significa tutto ciò? Semplicemente che i lettori di Repubblica non hanno mai avuto notizia di quella smentita.

È molto probabile che in casi analoghi, a parti ribaltate, avvenga la medesima cosa per altre testate. Non voglio dunque qui fare il moralista, tirare un pistolotto o fingermi scandalizzato. Mi limito a dire che la vera informazione, libera, seria, documentata credo che si stia cominciando a fare in rete. Solo in rete, in appositi luoghi, si sviluppa un confronto serio, articolato, dove tutte le voci hanno modo di esprimersi. La stampa ordinaria mi appare ogni giorno che passa più faziosa che mai.

 

Seconda osservazione.

Un amico ha interpretato in maniera abbastanza suggestiva il cambio di registro che si è notato verso fine anno, agli attacchi rivolti a Paolo Guzzanti dalla corazzata Repubblica-L’Espresso. La prima fase, precedente quel famoso 21 dicembre, è stata caratterizzata, oltre che dalla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, da un susseguirsi di interviste magari postume o vecchie di 2 anni, a quattro personaggi russi (ex agenti KGB o scrittori, comunque esuli), che avvallavano la tesi secondo cui la Commissione Mitrokhin avrebbe operato, spesso con metodi poco ortodossi, per costruire dossier contro Prodi o contro altri esponenti della sinistra. Dopo che è stato verificato che queste interviste o non erano supportate da opportune registrazioni o erano addirittura smentite dai diretti interessati (quando questi non erano già deceduti), la campagna è cessata di colpo. Addirittura, e qui viene l’interpretazione originale del mio amico, l’intervista raccolta da Marco Lillo su l’Espresso il 4 gennaio scorso sembrerebbe quasi “un segnale di tregua” rivolto a Guzzanti.

Da quel momento comunque gli attacchi diretti al senatore si sono affievoliti e i cannoni sono stati rivolti invece verso il bersaglio forse più facile (vista anche la condizione nella quale egli ora si trova), e cioè Mario Scaramella.

E’ di ieri la pubblicazione su Il Sole 24 Ore di un lungo articolo (richiamo in prima pagina e poi la pagina 11 tutta intera), di Claudio Gatti che ripercorre il fantasmagorico curriculum dell’ex consulente napoletano. Va detto poi che si tratta solo del primo articolo di due (!). La conclusione di Gatti, peraltro condivisibile se ciò che viene riportato risponde al vero,  è che “[Scaramella] utilizza ogni singolo contatto o evento per accreditarsi e legittimarsi con quello successivo in una straordinaria catena autoreferenziale senza limiti geografici. Ma se è riuscito a farla franca fino al 24 dicembre scorso, giorno del suo arresto, è stato per l’ingenuità, la passività e la connivenza di persone che adesso fanno a gara nel minimizzare il proprio contributo”.

Questa mattina invece su Repubblica, Bonini e D’Avanzo dedicano prima e quarta pagina a passare in rassegna un dossier su Prodi trovato in uno dei computer sequestrati a Scaramella.

L’attacco sembra dunque essersi spostato dal roccioso e coriaceo ex presidente della Commissione al ventre molle Scaramella Mario… un aggiustamento di tiro, insomma...

Chiederemo a Guzzanti quale sia oggi, alla luce di quanto emerge o viene riportato, il suo atteggiamento nei confronti di Scaramella. Parafrasando Gatti, Guzzanti si reputa “ingenuo”, “passivo”, “connivente” o il giornalista del Sole ha dimenticato qualche altra categoria più appropriata nella quale egli si riconosce?

 

Una breve e ultima osservazione.

Risulta non pervenuto (per lo meno a me) l’esito di una notizia che aveva ottenuto giustamente i riflettori nei primi caldissimi giorni del caso Litvinenko:

“Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha dato incarico ai suoi legali di procedere «contro gli autori di dichiarazioni e di atti lesivi della sua dignità di cittadino e di rappresentante delle istituzioni in relazione al cosiddetto caso Mitrokhin »” (30 novembre).

Ciò è realmente avvenuto? E se sì nei confronti di chi sono state approntate iniziative legali da parte di Prodi?

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 11/01/2007 10:58 | Permalink | commenti (46)
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giovedì, 04 gennaio 2007

Limarev è reperibile, strane inerzie della stampa italiana…

Dopo la scoperta che l’intervista di Bonini a Litvinenko, eseguita a detta dell’autore il 3 marzo 2005 ma pubblicata su Repubblica solo il 26 novembre 2006(!?), non era stata incisa su nastro ma solo “stenografata”; dopo che il colonnello Oleg Gordievskij ci ha dichiarato personalmente che l’intervista che lo riguardava, eseguita sempre da Bonini questa volta in compagnia di D’Avanzo e pubblicata il 7 dicembre 2006, è al 90% una fabbricazione e una manipolazione effettuata dagli autori; ci siamo chiesti che cosa poteva riservarci un’indagine approfondita sulla terza intervista chiave della vicenda: quella ad Evgenij Limarev (raccolta da “Repubblica” il 21 e il 22 febbraio 2005, ma pubblicata sempre in quel fatidico 26 novembre 2006, accanto alla già citata intervista postuma di Litvinenko).

 

In Italia, da allora, non ci risulta che alcun giornalista di nessun quotidiano (nemmeno quelli più vicini politicamente al Senatore Guzzanti), abbia cercato di rintracciare Limarev (!?). La cosa di per sé ci sembra molto strana.

Evgenij Limarev è certamente un personaggio complesso e ambiguo, come altri del resto coinvolti in questa vicenda, ma le pesanti e precise affermazioni riportate in quell’intervista gettavano sul Presidente della Commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti ombre talmente gravi da richiedere, almeno da parte di chi dice di condividere le idee e l’operato di quest'ultimo, qualche serio approfondimento in più, magari anche in loco.

 

Limarev, che oggi ha 41 anni, vive nella località di Cluse, nella regione dell’Alta Savoia, nel sud-est della Francia. Ed è dalla Francia in effetti che arrivano sue notizie più recenti (intervista a Le Parisien del 15 dicembre 2006).

In questa intervista rilasciata a Gilles Carle, Limarev fa solo un cenno (o almeno così intrepretiamo), all’intervista di Repubblica quando dice “En Italie, on a jeté mon nom en pâture sur la place publique. J'ai donc vraiment des raisons d'être inquiet pour ma vie” (In Italia, si è gettato il mio nome in pasto al  pubblico. Ho dunque realmente ragione d'essere ansioso per la mia vita). Ma sui veri e propri contenuti (devastanti) di quell’intervista non ritorna in nessun modo, neanche lontanamente.

Ribadisce la viva preoccupazione per la sua incolumità dopo quanto accaduto a Litvinenko;

indica nell'organizzazione “Dignità e Onore”, diretta dall'ex-colonello del FSB, Valentin Velitchko, il possibile mandante dell’omicidio londinese, ma, pur citandoli diverse volte non aggiunge nessuna parola sui “fatti” attribuiti in quella famosa intervista di Repubblica a Scaramella e a Guzzanti, né tanto meno fa alcun richiamo a nessuno dei politici italiani tirati in ballo in quella famosa intervista, politici sui quali Scaramella e Guzzanti parevano cercare a tutti i costi collusioni col KGB: Pecoraro Scanio (Verdi), Cosimo Giuseppe Sgobio (Comunisti italiani), Alfonso Gianni (Rifondazione), Umberto Ranieri (Ds), Antonio Rotundo (Ds), Oliviero Diliberto (Comunisti Italiani), Francesco Giordano (Rifondazione), Eugenio Duca (Ds).

Aperta parentesi. Va comunque sottolineata anche in questa sede l’estrema “inaffidabilità” del personaggio oppure, ci sentiamo di dire a questo punto visto ciò che via via emerge, va sottolineata l’estrema inaffidabilità… dei “giornalisti”. Comunque sia, forse preoccupato di quanto aveva confidato all’inviato di Le Parisien, il Limarev avrebbe rilasciato successivamente un’intervista radiofonica (questa dunque, presumiamo, registrata) alla stazione ECHO di Mosca, in cui dichiarava di non avere mai accusato la fondazione “Dignità e Onore” di essere implicata nell’avvelenamento di Alexandre Litvinenko (!?). Chiusa parentesi.

 

Fatta questa premessa noi crediamo che far luce anche su quella terza intervista di Repubblica sia molto utile per chiarire tante cose.

Ora rintracciare Evgenij Limarev è relativamente semplice e per questo l’inerzia della stampa ufficiale è ancor meno giustificabile. Siamo in contatto con lui direttamente ma anche con il suo “press agent” lituano. Gli abbiamo sottoposto una traduzione dell’intervista di Repubblica e gli abbiamo fatto alcune domande precise. La presenza del “press agent” lascia presupporre che il personaggio sia disposto a parlare… ma forse per denaro… staremo a vedere.

Una notizia comunque ce l’ha già data: “You'll find some answers in tomorrow's L'ESPRESSO

Tanto per non farci mancare nulla, comunque, abbiamo attivato anche un contatto con Gilles Carle, il giornalista di Le Parisien che aveva raccolto telefonicamente l’ultima testimonianza di Limarev. Magari sapremo qualcosa prima di leggere l’Espresso di domani… chissà...

postato da: GabrielParadisi alle ore 04/01/2007 11:37 | Permalink | commenti (130)
categoria:giornalismo, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
giovedì, 28 dicembre 2006

Oleg Gordievskij "on the record"

Siamo riusciti a contattare direttamente Oleg Gordievskij, l’ex agente del KGB al centro della vicenda Litvinenko-Scaramella.

 

Ad esso avevamo sottoposto alcune semplici domande col solo scopo di fare chiarezza su quanto è comparso sulla stampa italiana in queste ultime settimane.

Non avevamo cercato dunque notizie particolari (che probabilmente nemmeno ci avrebbe dato), ma semplicemente gli avevamo chiesto di confermare o di smentire quanto gli è stato attribuito. In particolare avevamo messo a confronto l’intervista concessa a Carlo Bonini e a Giuseppe D’Avanzo, pubblicata il 7 dicembre scorso su La Repubblica e l’articolo di Paolo Guzzanti del 21 dicembre pubblicato prima sul suo blog poi su Il Giornale. In queste due interviste le contraddizioni erano palesi e stridenti. Sembrava quasi che a parlare fossero state due persone diverse od una particolarmente dissociata. Non è possibile, noi crediamo, su tali basi giungere a qualsivoglia verità, né da una parte né dall’altra. Con questo nostro tentativo velleitairio ma indipendente, credevamo e crediamo di poter dare almeno un contributo di trasparenza e di chiarezza.

Per completezza riportiamo nei commenti le domande non evase inviate a Gordievskij. Egli però non ci ha risposto punto per punto. Dopo averci ammonito a non disturbarlo oltre (suggerimento che, provenendo da un ex ufficiale del KGB, facciamo volentieri immediatamente nostro) e a non ergerci a giudici, ci ha però fornito alcuni elementi che a nostro avviso sono molto importanti.

La sua risposta ci è giunta per email ed è attribuibile a lui medesimo. Dunque trattasi di testimonianza “on the record” a tutti gli effetti….

Ecco le sue dichiarazioni:

 

Dear Gabriele Paradisi,

 

The interview in Repubblica was 90% fabrication and manipulation.  It is the dirtiest newspaper in the world.  The truth in detail is known in London already.  Very soon it will be shown in the most important BBC programme Panorama. 

 

In the rest don't regard yourself as a judge, and we are not in the court of law.  Don't disturbe me anymore.

 

Yours etc., O. Gord.

postato da: GabrielParadisi alle ore 28/12/2006 12:48 | Permalink | commenti (67)
categoria:mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
mercoledì, 20 dicembre 2006