giovedì, 29 giugno 2006

Moderati di tutta Italia, unitevi!

Credo che un senso di profonda amarezza e pena abbia colto ogni semplice ed onesto cittadino (di sinistra come di destra), nel vedere ciò che è accaduto ieri al Senato della Repubblica.

Che smarrimento vedere persone (non più giovanissime e in quanto tali, chissà perché, verrebbe da pensare anche sagge), lanciare oggetti contundenti (nel frangente un libro), urlare a squarciagola imprecazioni o insulti degni d’un… “principe”, spintonare o essere trascinati fuori da nerboruti commessi al pari di teppistelli qualunque.

Succede spesso nel nostro Parlamento e per la verità anche in altri ugualmente democratici.

Ma che spettacolo volgare… Com’è triste pensare che quegli esagitati sono i nostri rappresentanti, quelli che ci hanno chiesto il voto richiamandosi magari alla “moderazione” e l’hanno ottenuto. (Non stavolta per la verità, visto che sono stati scelti dalle segreterie dei partiti...  come un tempo… il bel tempo andato… ma è il nuovo che avanza, si sà… ).

Se ognuno di noi nel proprio lavoro, mi dico, reagisse a quelli che ritiene soprusi o ingiustizie allo stesso modo, con gli stessi metodi e con le stesse "armi", che cosa accadrebbe?

Ci troveremmo immediatamente, immagino, in un mondo primitivo dove chiunque si sentirebbe in diritto di farsi “giustizia” da sé e dove la forza bruta prevarrebbe su ogni ragionamento. Un “mondo dell’Iliade” insomma, tanto per farmi il verso…

Paolo Guzzanti, Senatore della Repubblica, spesso nostro interlocutore, è stato nella bagarre di ieri uno dei protagonisti più scalmanati, secondo solo forse al “lanciatore folle” ed ex pianista Malan (nomen omen?) e al sempre ottimo Schifani (nomen omen?), colto in seguito forse da profondo senso di vergogna, politicamente e correttamente trasformato in “malore”. Conosciamo il temperamento di Guzzanti e la passione che mette nelle cose in cui crede, ma un atteggiamento più “british”, non crede il senatore, che aiuterebbe a placare gli animi fuori e dentro le aule?

Egli sa essere anche un raffinato “signore” quando vuole, con in più anche il rarissimo dono dell’ironia e del “senso del ridicolo”, come può quindi, ci chiediamo, urlare al “colpo di Stato comunista tentato da Marini” restando serio?

Sono mesi che in vari modi molti esponenti del Centro destra, lui tra questi, usano parole forti e oggettivamente esagerate: “brogli”, “golpe”. Stanno cercando forse la sollevazione popolare per ribaltare ciò che da qualche anno le urne vanno dicendo?

Venendo al merito della rumorosa e, a mio avviso, “civilmente inaccettabile” protesta di ieri, da sinistra autorevoli voci affermano che “il regolamento (quello stesso che Malan ha lanciato contro il presidente del Senato) è chiarissimo: il presidente dà la parola al governo, il governo fa il suo annuncio (richiesta di voto di fiducia) e si apre la discussione. Avrebbe occupato l’intero pomeriggio e la mattina di giovedì, dunque, come è naturale, con un ampio spazio per l’opposizione”.

Dov’è sbagliata o falsa questa considerazione del collega di Guzzanti Senatore Furio Colombo? C’era veramente bisogno di inscenare quella reazione e usare quei toni?

La destra quando era al governo, dicono sempre a sinistra e non solo, ha usato lo stesso metodo (non permettere cioè la discussione sulle pregiudiziali di costituzionalità) ben 47 volte (suscitando certo obiezioni e proteste a sinistra, ma mai incidenti o “dirottamenti” come quelli di ieri), è vero oppure anche questa è una falsità?

Non crede il Senatore Guzzanti, visto anche il ruolo di alta responsabilità rivestito da lui e dai suoi colleghi, che le proteste (legittime per carità) si possano o meglio si debbano formulare con metodi e con parole diverse?

Le parole, c’insegnano, sono spesso “pietre”. E’ forse questo il momento storico giusto (in Italia e nel mondo) per incendiare gli animi delle persone “povere di spirito” con gesti e frasi così infuocate?

Spesso, a vanvera direi, vista la realtà, ci si fregia per sé e per la propria parte politica del titolo di “moderati”… ecco queste di cui sopra credo siano umili domande e perplessità di un vero “moderato” che prova sgomento a vedere e a sentire ciò che ieri ha visto e sentito.

Mi piacerebbe conoscere l’opinione di altri “moderati”. Veri o presunti.

postato da: GabrielParadisi alle ore 29/06/2006 16:52 | Permalink | commenti (7)
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lunedì, 30 gennaio 2006

Dubito ergo sum

Passeggiavo (pateticamente?) nel giardino (Pardes) della mia casa, quando t’incontro un bel signore, rosso di capelli e possente d’aspetto che pare un… Senatore.

Seguito spontaneamente da qualche discepolo intento a prendere diligentemente appunti (spiccava, tra tanti “orribili lavoratori”, una gabbianella dall’occhio vispo e allegro), egli andava declamando a voce alta:

La verità dei fatti, su certi fatti, non ammette dubbi!”.

M’avvicinai, “tremebondo come un budino” e provai a dire:

“Ehhh… A vent’anni la pensavo anch’io così…”.

Colpito da tanta sfrontatezza il Senatore d’impeto rispose:

Che dice giovinotto? Il dubbio non è una virtù. Il mio amico Des Cartes diceva Cogito ergo sum, e non avrebbe mai detto Dubito ergo sum”.

Pardes: “Lei m’insegna però che fu grazie al Dubbio che Des Cartes giunse alla scoperta di una verità. E cioè l’esistenza attraverso il pensiero… Dubitando penso e se penso esisto… Io avrei detto più precisamente: Dubito ergo cogito ergo sum… ma forse sarebbe stato meno incisivo, lo ammetto”.

Il Senatore mi guardò in tralice facendosi per un attimo scuro in volto, poi subito rasserenato prese a dire:

“… il dubbio è fondamentale ma solo come metodo per affrontare ciò che non si sa… Esso è la misura della consapevolezza di ciò che non sappiamo. Il dubbio è un dovere quando sappiamo di non sapere…”.

Pardes: “Ecco, appunto, e io credo di non sapere tante cose…”.

Sen: “Ma il punto è: e se sappiamo di essere nel vero?”.

Pardes: “Ma chi ce lo dice a noi, mi perdoni, di essere nel vero… se non il nostro stesso pensiero… umanamente fallace… se non, talvolta, la nostra umana presunzione… ”.

I miei banali argomenti, della cui ovvietà mi vergognavo anche un po’, lo spinsero (con compassione?) ad aggiungere:

… figliuolo, se sappiamo che Hitler ha creato lo sterminio di un popolo come prodotto industriale; se sappiamo che il comunismo ha compiuto la più efferata e continua strage di civili, donne e bambini, gente innocente uccisa allo scopo di applicare la teoria del terrore come strumento di controllo (e non, che so, la punizione a furor di popolo dei collaborazionisti, o "gli eccessi" sanguinari di una rivoluzione)… se sappiamo tutto ciò: CHE DOBBIAMO FARE CON QUESTA VERITA'?...

Pardes: “Sì… sì… però mi permetta…”.

Sen: “… Dobbiamo, avvertire che dubitiamo, che non sappiamo bene, che alla fine chi la vede bianca e chi la vede nera, che va' un po' a sapere davvero come andarono le coseeee?

S’era tutto infervorato a quelle rosse immagini che balenavano nella sua mente (gonfaloni selvaggi, operai “reali”, stelle resistenti e armate solcanti generali inverni…), che il suo natural rossore (i peli, le gote), ora pareva ancora più intenso. Era come se quel ROSSO l’avesse ingoiato per intero, metabolizzato e ora irradiasse, sinistro, da tutta la sua autorevole figura. Ne fui quasi spaventato se non ci fosse stato, rassicurante nella sua dolcezza, lo sguardo (a tratti estasiato), della gabbianella lì accanto…

… il COMUNISMO e NON (attenzione giovanotto) lo "stalinismo"… ma proprio il comunismo, compreso quello emiliano del triangolo della morte…”.

La piadina che tenevo ormai fredda in mano aveva di certo, tradito la mia terra d’origine... il Senatore intanto, come in trance, continuava imperterrito l’orrenda sequela “… quello cubano, angolano, valtellinese, vietnamita, albanese, spagnolo, istriano, iugoslavo, rumeno, bulgaro, tedesco…”.

Cercai di interrompere lo sciagurato elenco dei paesi in cui il realismo sovietico e il maoismo avevano fanno scempio di libertà e di uomini, con un timido argomento:

“… per la verità sono debole per quanto riguarda il "Comunismo Valtellinese", ma credo di conoscere un po’ quello emiliano post triangolo della morte… che oltretutto, se vogliamo dirla tutta, quella brutta similitudine geometrica, potremmo anche ricondurla alla “ punizione a furor di popolo dei collaborazionisti”, o "agli eccessi sanguinari di una rivoluzione”… perché di rivoluzione si trattò… una rivoluzione che aveva cacciato un regime illiberale… fascista… bisogna poi ricordare che s’era trattato di una vera e propria guerra civile, che tanti pensavano solo a brute e cieche vendette, che delinquenti ci sono in qualunque famiglia e poi… sa come si dice di solito: "chi semina vento…"”.

Per un attimo temetti il peggio. I discepoli del Senatore, molti vestivano una tonaca nera, cominciarono a gridare agitando pericolosamente calami e calamai, temperini e pani di pomice…  Il senatore li calmò con un gesto della mano, così, anche se col cuore in tumulto, potei continuare…

“… io non giustifico nessuna violenza. Mai. Credo anche però, e mi duole dirlo, che in certi momenti della storia la violenza si sia resa necessaria per interrompere altra violenza più grande… ma ora voglio credere che si possa farne a meno della violenza. Con la ragione, con la tecnologia di cui disponiamo. Che oggi si possa evitarla anche quando sembrerebbe essere l’ultima e l'unica opzione… temo che a volte ricorrervi sia un interesse di pochi a scapito dei tanti…”

Il senatore restò in silenzio un istante. Voleva completare il suo ragionamento…

Sen: “cosa dobbiamo dire a coloro che oggi, nel 2006 hanno scelto con orgoglio di chiamare se stessi comunisti, o di "non rinnegare" (esattamente come i vecchi fascisti) il passato comunista, negando che tale passato possa essere minimamente equiparato a quello nazista?

Pardes: … Io credo che il comunismo in Italia nel periodo repubblicano sia stato prima di tutto un movimento civile, democratico, che s’ispirava a un’utopia forse, utopia che però non era malvagia in quanto tale. Quell’utopia è stata devastata dallo stalinismo”.

“Concretamente, da noi, in Italia, quell’idea si è tradotta in una classe dirigente di amministratori capaci che hanno avuto una grande sensibilità per il sociale, che hanno messo al centro della loro azione la solidarietà… Tanti deboli, diversi, emarginati si sono sentiti rappresentati da quell’idea e da quelle persone, che hanno operato spesso più cristianamente di tanti che sbandieravano il cristianesimo ad ogni piè sospinto…” 

Sapevo, già mentre articolavo quest’ultimo pensiero, che anch’esso avrebbe scatenato le ire dei discepoli… Così fu. Ma il senatore questa volta non diede peso alle grida alle sue spalle, e riprese un punto del mio ragionamento che indubbiamente non condivideva:

Sen: “Comunismo e Stalinismo per me pari sono”.

Pardes: “Non credo, un dubbio ce l’ho. Non sappiamo dire cosa sarebbe stato il comunismo senza Stalin… nel movimento rivoluzionario del 1917 c’erano tante voci… c’era pluralismo d’idee… cosa poteva diventare quel movimento se non fosse stato distrutto da Stalin e omogeneizzato in una "teoria del terrore come strumento di controllo"?

Io non lo so. Ho però un dubbio. Dubito che sarebbe stato la stessa cosa.”

Qui il senatore si lasciò sfuggire un sorriso beffardo:

Sen: “Il dubbio diventa una colpa quando lo simuliamo per compiacere gli avversari in errore o che mentono, allo scopo di sembrare carini, duttili, politicamente corretti. Il dubbio è spesso un modo per esercitarsi nell'arte italiana del paraculismo, da non confondersi con l'arte di gettarsi dall'aereo con un ombrello. Il dubbista paraculista è quello che ogni volta che avanza un centimetro di verità, subito si ritrae come se avesse le dita ustionate e fa un centimetro e mezzo indietro chiedendo scusa alla verità avvertendo il mondo con un sussurro: Scusate, io dubito...”.

Quest’uomo ha delle grandi doti di satira, pensai, e poiché la genetica non è un’opinione, chissà come saranno i suoi figli…

… Io”, continuò, “per la verità senza dubitare, tratto nello stesso identico modo, con disprezzo morale, camicie nere e camicie rosse, perché ho un problema morale mio: dove seppellire nel cimitero della coscienza 80, o forse 100, o forse solo 60 milioni di morti ammazzati, indipendentemente dalla guerra e dalle conseguenze della guerra?

Vecchie storie? No, mio caro è la storia.

E chi impedisce di conoscere i nostri ieri, vuole mantenere il controllo sui nostri domani.

Questo lo so senza dubitare, con una certa tracotanza irritante che mi viene fuori quando so di dire verità non dubitabili”.

“Ma senatore”, allora dissi, “ragionando in questo modo, non so quanti siano esattamente i morti, ma anche il nostro attuale modello, che non so se definire Capitalismo o Liberismo, diciamo tutto ciò che s’è contrapposto al Comunismo, ne ha prodotti e ne sta producendo ancora di morti, non crede? Cosa vogliamo dire delle dittature di generali o di colonnelli che buttavano in mare dagli aerei gli oppositori; che prendevano i figli neonati delle donne che andavano a morire e li adottavano? Cosa vogliamo dire dei "sicari dell’economia" che indebitano i paesi poveri per tenerli al guinzaglio e sfruttare le loro risorse? Queste verità sono già emerse inconfutabili come l’esistenza dei lager, dei gulag, dei laogai… Non per questo io credo di poter ritenere "moralmente responsabile" di quelle e di queste ignominie un sincero liberale o un politico conservatore.” E continuai. “Io non dubito degli orrori commessi dal nazi-fascismo e dal comunismo realizzato. Dubito che, molto più modestamente, i vari D’Alema, Fassino, Veltroni o anche Bertinotti e Cossutta che non hanno mai rinnegato il termine comunista, per non parlare poi di Rutelli…” (e qui sentii un breve ma intenso mal di pancia, forse dovuto alla cicoria che mi tornava su), “possano essere equiparati a Stalin, o a Berja o a Mao… e che rappresentino un pericolo in tal senso.”

“E’ un delitto credere che certi valori del marxismo possano ancora oggi essere validi? O anch’essi vanno gettati con l’acqua rossa e sporca?

“Parimenti, è un delitto credere ancora nella bontà del “mercato” pur assistendo alla sua degenerazione?”

“Credo non siano delitti anche se forse, un superamento di quegli schemi, da una parte e dall’altra, sarebbe auspicabile per tutti”.

“Ma comunque a me del comunismo non importa nulla", dissi allora per tagliare la testa al toro (il post in effetti stava diventando di una lunghezza inaudita) "Noto però che esso sembra ancora spaventare qualcuno, solo qui da noi però, in quest’Isola della Rugiada...

Nessuno al di fuori di qui ne parla più, nemmeno laddove per decenni il Comunismo è stato il nemico principale…

E per concludere voglio far capire che io non sono qui a difendere certo il Comunismo o la sua essenza: il marxismo…

Forse qui, in Y-Tal-Ya, mi sento più vicino a Fini, Massimo ovviamente, quando dice che Capitalismo e Marxismo sono due facce della stessa medaglia: l’Industrialismo… la Modernità. E credo anche che quest’idea di Modernità sia completamente sbagliata. Solo che il Comunismo, che la perseguiva a suo modo, è morto e sepolto, mentre il Capitalismo, che la persegue a suo modo, è ancora vivo e vegeto. Vigoroso e pimpante. Reso gagliardo dalla vittoria sul Comunismo (le poche sacche di resistenza che voi ancora pensate di vedere, qualora malauguratamente dovessero veramente esistere, saranno presto debellate). Esso, il Capitalismo Trionfante, abbandonate le virtù che pur egli aveva, vestiti i panni grevi del Neo Liberismo, ha intrapreso folle e sfrenata una corsa verso il… futuro… o verso il… baratro?

Che dilemma… che DUBBIO…”

Il senatore gli occhi mi guardò. Tutto tremante…

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/01/2006 11:12 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 14 dicembre 2005

La gente che dice “NO”

 

 

Il mondo delle moltitudini soffre per il suo medio evo, la sua colpevole incapacità di produrre anziché mendicare e questo è oggi un enorme danno, mentale nei suoi confronti ed economico nei confronti delle moltitudini, causato dal comunismo” ”La globalizzazione per me è ottima, anche gli OGM sono squisiti e salveranno il mondo dalla fame, la povertà esiste per la satrapia e l’arretratezza dei Paesi e delle civiltà che rifiutano il mondo moderno e non siamo noi colpevoli della loro sofferenza, a meno che non ci decidiamo – ed è quel che penso – ad impegnare una quota della nostra ricchezza e della nostra tranquillità, andando a portare loro i fondamentali della democrazia e dell’economia”. (Paolo Guzzanti)

 

 

Così mi scriveva qualche giorno fa il Senatore. Sugli OGM tornerò presto, sulla sua visione della globalizzazione vorrei iniziare a ragionarci ora.

Lei senatore crede veramente che il comunismo sia la vera sola causa delle sofferenze dell’umanità?

Crede che la non accettazione supina della cosiddetta “modernità” sia la vera ragione della povertà nel mondo?

L’attuale modello di sviluppo neo-liberista, fondato sul mercato e sul profitto, non ha nessuna responsabilità a suo avviso, sugli attuali squilibri e sulle iniquità che ci troviamo di fronte?

Crede ancora alle magnifiche sorti e progressive di questo sistema?

Lei crede veramente cioè che la ricchezza e il benessere si diffonderanno “naturalmente” e ineluttabilmente a tutti?

Come mai allora, le chiedo, negli ultimi decenni il divario tra ricchezza e povertà è cresciuto di almeno 80 volte, così come è continuamente in crescita il numero dei poveri anche all’interno delle nostre stesse società ex-opulente?

Io credo che i “cittadini” del mondo stiano prendendo coscienza di quanto questo sistema (i ritmi e le leggi che lo regolano) siano sbagliati. Stanno cominciando a chiedere di sostituire il centro di gravità dello sviluppo, di sostituire il “profitto” con l’UOMO. Stanno cominciando a capire che continuando in questa direzione non ci sarà futuro. Un futuro migliore per loro, per i loro figli e nipoti. I cittadini del mondo stanno cominciando a dire “NO” e stanno insorgendo un po’ ovunque. Il comunismo, non c’entra nulla, mi creda. Chi si ostina a leggere il mondo con quegli schemi vecchi e superati temo stia sbagliando completamente diagnosi e non avrà quindi terapie che possano aiutare a risolvere i problemi immensi che ci ritroveremo a dover gestire.

Eugenio Scalfari su La Repubblica di Lunedì 12 dicembre scriveva “[nel mondo esistono] tre fratture principali: ricchi e poveri, inclusi ed esclusi, Occidente e Non-Occidente”… nello stesso articolo citava Jean BaudrillardI popoli non sanno quello che vogliono. Pertanto è inutile e pericoloso domandarglielo; tanto vale parlare a nome loro, è questa la democrazia. Ma ciò che essi assolutamente non vogliono è che dall’alto gli si rifili qualunque cosa, anche se è per “il loro bene”. Che cosa si può infatti pretendere da un popolo reso quanto mai virtuale dai sondaggi, ingabbiato dalle statistiche, braccato dai mezzi di comunicazione? Che cosa ci si può attendere se non che esso scuota il giogo, questa nuova sudditanza, opponendo a questa presa di ostaggi virtuali un “no” indecifrabile? Questo è il segno di una frattura molto più profonda di un semplice risentimento sociale ed economico. Dietro quel “no” si cela una reazione istintiva di massa contro una forma di dominio esclusivo detenuto dall’intellighenzia e dalla nomenklatura alleate insieme”… Scalfari quindi continuava: “… Metteteci dentro la rivolta delle “bidonville” dell’Ile de France, metteteci il “no” alla Costituzione europea, metteteci il cupo brontolio delle favelas brasiliane, venezuelane, equadoreňe, caraibiche, messicane; metteteci i ghetti neri e portoricani della Florida, della California, del Texas, degli altri stati del sud e del centro degli USA. Ma metteteci anche le masse musulmane indottrinate dai mullah con l’invocazione “Allah akbar”; metteteci le migliaia di kamikaze addestrati a farsi esplodere. Contro l’Occidente. Ma anche (soprattutto) contro i regimi moderati nelle loro regioni… Ma questa è proprio la gente che dice “no”. No a tutto. Quei “no” sono indecifrabili ma significano l’opposizione totale all’arroganza, magari in buona fede, di quanti gli offrono soluzioni “per il loro bene”. Questa gente pretende dignità. E poi pretende potere. Pretende di stare al centro e non più alla periferia del sistema. Si tratta di “no” trasversali, né di destra né di sinistra. Si fanno sentire in Occidente e fuori dall’Occidente, unisce giovani e anziani, uomini e donne. Perfino il “no” dei valligiani di Susa e di Venaus somiglia, sia pure alla lontana, ai tanti “no” che risuonano nel pianeta. Non è soltanto una rivolta ecologica e tantomeno contro la tecnologia. Semplicemente non vogliono che le decisioni siano prese da Berlusconi e da Lunardi. E forse neppure da Prodi e da Bersani se verrà il loro turno. Vogliono essere loro a decidere. Tanti punti su una circonferenza e ciascuno il punto al centro della propria circonferenza…”.

Questa mi sembra un’analisi più acuta del semplice richiamo al comunismo, non trova?

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 14/12/2005 09:46 | Permalink | commenti (12)
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lunedì, 12 dicembre 2005

I bambini sono buoni

 

 

 

Il 9 aprile s’avvicina e Berlusconi, malgrado le cautele sull’argomento delle altre due punte del tridente, probabilmente ormai molto più calate nella realtà, nel presente (e nel futuro) di lui, non perde occasione per accusare i comunisti di ogni nefandezza, e con essi, ovviamente, l’Unione, nelle cui file s’annidano infidi.

Pare infatti che circa il 30% degli elettori si definiscano anticomunisti. Molti di questi, inoltre, credono che il pericolo di una dittatura statalista (stalinista?) sia tuttora vivo. E' a loro che Berlusconi probabilmente si rivolge. Molti acuti commentatori d’altronde ritengono anche che l’argomento del “pericolo comunista” sia ormai obsoleto e che non sposti in realtà elettori indecisi, ma tutt’al più rinfocoli ardori sopiti in taluni nostalgici che magari, delusi dalle mirabolanti promesse mancate del Cavaliere, potrebbero anche solo per un attimo pensare di disertare le urne. E’ di oggi un sondaggio su La Repubblica (!?) che da l’Unione avanti di 7,9 punti percentuali sul Polo. Praticamente un abisso. Urgono provvedimenti immediati.

Oltre al cambio in corsa dei manifesti 6x3 lungo le nostre strade; oltre alla prossima abolizione della par-condicio in barba ai cauti alleati e al buongusto; oltre al vademecum del “perfetto legionario azzurro”... che possa servire anche lo spauracchio dei komunisti a ridurre l’incolmabile svantaggio?

Il senatore Paolo Guzzanti, col quale stiamo intrattenendo un amabile carteggio che ormai spazia dai kulaki agli OGM, probabilmente pensa di sì, poiché ci ha inviato un delizioso “saggio storico” di cui non voglio privarvi la piacevolissima lettura.

In esso si dimostra con notevole trasporto e dovizia di particolari che, in fondo in fondo, i comunisti certe pratiche non le hanno mai dimenticate del tutto. Potrebbero riaffiorare, come i cosacchi tra le colonne del Bernini…

Senatore Guzzanti però… glielo chiedo per favore, mi dia almeno una possibilità, piccina piccina. Se vuole organizzo un torpedone, ci faccio salire sopra Bertinotti, Diliberto e “compagni”, e li mando a bere un po’ d’acqua diuretica a Fiuggi? Per qualcun altro quella simpatica gitarella fuoriporta (un week-end) bastò e avanzò. Basterebbe, finalmente anche questa scampagnata, a lei e ai suoi amici “liberali”, per sdoganare questi “birbanti” (sono brave persone in fondo, mi creda); basterebbe a voi per considerare la “sinistra”, il “centro sinistra”, finalmente uno schieramento democratico e non solo dei portatori di  “miseria, morte e terrore”? Mi faccia sapere, Senatore...

 

 

 

Caro Paradisi,

Accendo il computer, leggo la sua lettera e osservo: quel che di buono hanno fatto i comunisti emiliani lo hanno fatto perché sono emiliani, non perché sono comunisti.

Quando i comunisti calabresi hanno guidato la Calabria sono stati non meno mafiosi degli altri e neanche i comunisti umbri e toscani non li hanno eguagliati. In compenso i democristiani emiliani hanno governato all’emiliana molto bene a Modena e altrove confermando che è l’Emilia e non il comunismo che fa la differenza.

E sa perché? Per la tradizione repubblicana dei sindacati verdi e delle cooperative fin dai tempi della dominazione papale, che poi si è trasformata in socialista e poi in....fascista.

Proprio così, un elemento di riflessione non banale è questo: le attuali regioni rosse sono le stesse che con la stessa totalizzante convinzione hanno sostenuto e fatto da spina dorsale al fascismo, che era figlio del socialismo a partire dal simbolo del fascio, importato dal direttorio francese (in genere si ricordano i fasci siciliani).

Ma, Caro Paradisi, oltre a cooperative che oggi guidano la vita di tutti e la totalizzano con i loro servizi esclusivi, l’Emilia rossa ha prodotto anche la volante rossa e il triangolo della morte con il primo genocidio volto ad eliminare fisicamente la borghesia e poi truccato, in parte, come regolamento di conti (la “vendetta popolare”) contro fascisti, spie e torturatori al soldo dei tedeschi.

Fascisti, spie e torturatori al soldo dei tedeschi ci furono e pagarono la loro colpa, ma furono ammazzate anche molte (nessuno ha saputo dire il numero preciso: 20 mila 40 mila? Di più?) decine di migliaia di innocenti, specialmente preti, farmacisti, medici condotti, avvocati e notai, come simboli dei mestieri borghesi da eliminare in massa quando il Partito – prima che Stalin ordinasse di smetterla per non far fare all’Italia la fine della Grecia la cui insurrezione comunista fu schiacciata dagli inglesi – supponeva di poter passare dalla resistenza armata direttamente alla rivoluzione.
La democrazia parlamentare non era nei programmi, stragi e massacri sì.

Quindi l’Emilia ha la sua storia e la Romagna anche (mio nonno era romagnolo, un grande giornalista, e fu assassinato nel 1921 in circostanze mai chiarite e tuttora studiate), non combacia con la storia del Lazio della Lombardia e non è depositaria di un “modello di comunismo” esportabile: è depositaria di un modello storico di cooperazione contadina e operaia che è stato repubblicano, socialista, cattolico, fascista (del primo fascismo dei cosiddetti sansepolcristi) e poi comunista.

Il detto usato con sarcasmo secondo cui “i comunisti mangiano i bambini” ha poi il suo fondamento di verità: durante l’atroce periodo successivo alla Nep (nuova politica economica) in cui, come nel triangolo della morte emiliano, Stalin decise di far assassinare tutti i contadini che avevano fornito cibo alle masse (i sei milioni di kulaki , tanti quanti gli ebrei della Shoà, spiritosamente definiti contadini ricchi) allo scopo di forgiare un popolo rivoluzionario nel terrore e dichiarando Robespierre come modello teorico già adottato da Lenin, ne seguì una catastrofica carestia che portò alla morte per inedia più di dieci milioni di russi.

Durante quel massacro voluto e preordinato, didattico per così dire, vennero descritti numerosi episodi di cannibalismo: pur di non morire i padri mangiavano i cadaveri dei figli e talvolta accadeva l’inverso, ma i bambini erano i primi a morire. Per questo motivo l’orrore dei paesi civili si condensò in uno slogan che era basato su una assoluta verità: i comunisti mangiavano i bambini, i loro bambini uccisi dalla fame voluta dal partito, e non da capricci del tempo e del raccolto.

Quindi il suo bambino può dirsi fortunato se vive in un Paese in cui i comunisti, parlo proprio di quelli emiliani, furono costretti a sospendere il genocidio (molti furono condannati all’ergastolo e fuggirono in Cecoslovacchia dove costituirono il primo nerbo delle future Brigate rosse, moltissimi furono liberati dall’amnistia imposta dal Guardasigilli Togliatti, l’uomo che fu spedito da Stalin ad imporre la “Svolta di Salerno” che riconosceva la monarchia e il pluralismo) e non ci furono carestie artificialmente provocate che potessero indurre al cannibalismo per fame.

Paolo Guzzanti

Allora, Paradisi, prendiamo il primo blocco della sua lettera e rileggiamolo:

Caro Guzzanti
Vorrei fare una precisazione, promettendo di tornare prima o poi sull'argomento "comunismo" e storia perchè lo merita e lo meritano le sue accorate e documentate affermazioni. Non vorrei sembrare troppo "giovanilista" però mi sembra che queste
argomentazioni, che sono sicuramente serie; sulle quali va fatta probabilmente giustizia informativa e storica mai onestamente compiute; che ancora oggi sono vive nella carne di tante persone, etc.. etc.. siano argomentazioni, diciamo così, in qualche modo, datate, da mettere cioè, comunque, su un piano ben preciso e toglierle dal tavolo della discussione. Non voglio dire che vanno
dimenticate o eluse. Vanno però inserite nel loro contesto giusto, perché altrimenti tutti quanti segniamo il passo. Oggigiorno i problemi che il mondo si trova a dover affrontare (e sui quali vorrei ragionare e confrontarmi per capire di più), sono ben altri e non possono essere approcciati se si mantengono queste zavorre ideologiche, da una parte e dall'altra. Io, se fossi un comunista ideologico (e ne esistono di certo) potrei documentare decine di episodi che portano in primo piano le atrocità commesse dai fascismi e dai fascisti. Cosa aggiungerebbe tutto ciò alla discussione?

Risposta: dobbiamo metterci d’accordo insieme per stabilire se i crimini contro l’umanità vanno contestualizzati e poi digeriti e poi espulsi come naturali cataboliti, oppure se restano in servizio militare nelle nostre coscienze e per quanto tempo. Per me non scadono mai. Non scade la notte di San Bartolomeo, non scade la Shoà,  non scadono le stragi comuniste né quelle fasciste. Prova ne sia che l’attuale Parlamento con schiacciante maggioranza di centro destra, ha varato con legge una Commissione che indaga, oggi, sui Crimini nazifascisti del biennio 1943-1945. E’ giusto? Secondo me è giustissimo: io sto indagando sulla vergogna degli intellettuali antifascisti che si sorbirono l’aspetto ideologico dell’alleanza politica, prima che militare, fra nazismo e comunismo: come lei saprà l’Humanité, organo del Pcf francese, nella parigi occupata dai nazisti che marciavano a passo dell’oca sotto l’Arc de Triomphe fra ali di folla piangente, usciva strillonata nelle strade, con il permesso della Kommandantura tedesca, con titoli che dicevano “Bravo Camarades...” e spiegavano ai comunisti francesi e di tutto il mondo che l’esercito proletario tedesco, che serviva gli interessi della rivoluzione mondiale contro la borghesia e il capitalismo (il suo odiato liberismo, il potere di trasformare il nulla in valore di lavoro aggiunto, creando ricchezza) delle democrazie occidentali, Inghilterra per prima, Francia per seconda e poi gli Usa, naturalmente.
Bene, quella ubriacatura filonazista contaminò per ordine di Stalin tutto il mondo comunista, compreso quello italiano in esilio, l’ebreo Litvinov fu licenziato dal posto di ministro degli Esteri perché ebreo e dunque imbarazzante e sostituito con Molotov (che vuol dire Martello, l’attrezzo usato per sfondare i crani dei borghesi appesi ai lampioni della Perspektiva Nievsji che fecero fuggire inorridito Bertrand Russell invitato da Lenin) il quale poi sottoscrisse il famigerato patto militare con von Ribbentrop. Tutto ciò è stato celato agli italiani. Se vuol leggere la storia vada a leggersi per esempio l’ottimo “Rouge Brun, le mal di siècle” editore JC Lattès). E’ stato nascosto che la seconda guerra mondiale è scoppiata per l’attacco coordinato del nazismo e del comunismo contro la Polonia, e che senza il comunismo non sarebbe scoppiata la seconda guerra mondiale. Naturalmente quel che si conosce è solo la seconda parte dell’opera: Hitler che colpisce alle spalle Stalin (il quale benché avvertito da Sorge e tanti altri faceva fucilare chiunque si azzardasse a dirgli i tedeschi lo avrebbero attaccato) e da quel momento fra sangue e inni comincia la Resistenza. Ma Stalin si aspettava di combattere contro l’Inghilterra, non contro la Germania. Il punto è: archeologia? Vecchi merletti? Paccottiglia da soffitta? O ferite il cui sangue e le cui cicatrici ancora oggi hanno conseguenze ed effetti? Perché vede, caro Gabriele, la storia ha CONSEGUENZE. E non c’è amnesia, se non viene praticata da chi sega il cervello della gente con il falso. Non c’è dunque bisogno che lei sia un “comunista ideologico” per “documentare decine di episodi che portano in primo piano le atrocità commesse dai  fascismi e dai fascisti” Sono pronto a documentargliene io stesso, se non conosce bene quella storia.

Vede, lei ha scritto in un’altra lettera un’assoluta (mi perdoni: ai miei occhi, non se la prenda) bestialità. Cioè lei ha detto che il liberismo (ovviamente selvaggio) una volta era temperato dal comunismo. Ma poi, caduto quello, chi lo regge più nella sua furia distruttiva. Si rende conto di quel che dice? Che il più feroce, duraturo, stupido, inutile, sanguinario, fallimentare, immorale, demenziale, ignorante sistema di potere totalizzante, in qualche modo “bilanciava” , correggeva, temperava, frenava, l’innata ferocia distruttiva del “liberismo”, cvhe è l’unico – UNICO, me ne citi un altro – sistema di produzione della ricchezza intellettuale prima che materiale, che abbia generato le grandi rivoluzioni borghesi (inglese del 1688, americana e poi quella francese, prima parte) da cui derivano le leggi di rispetto del cittadino, di tutela della libertà e – quel che dovrebbe essere ma non è – Freedom House, per intenderci. Guzzanti


Un discorso politico serio, converrà, non si potrebbe fare, se io, ogniqualvolta mi trovassi a parlare con Gianfranco Fini o Gianni Alemanno (per citare giusto due esponenti del centro destra che stimo), li accusassi (direttamente o indirettamente), ritenendoli in qualche modo, ideologicamente complici, dei disastri del fascismo
. Gabriele


“Farebbe benissimo ad accusarli, se loro fossero rimasti fascisti. Farebbe male nel caso contrario. Personalmente non mi piace Alemanno proprio perché è fascista, nel senso sociale oltre che politico del termine, e cioè quel tipo di ideologia che conduce non al nazismo hitleriano ma al peronismo argentino: masse descamisade che urlando contro il “liberismo selvaggio” distruggono il sistema della ricchezza e della libertà. Guzzanti


Per anni si è detto che, affinché fosse possibile giungere ad una democrazia compiuta in Italia, doveva farsi da parte la generazione dei politici figlia della guerra civile. Ora penso che, anche per motivi cronologici, sia giunto finalmente quel momento. E se qualcuno non la pensa ancora così (sono convinto però che Berlusconi usi l'argomento "comunismo" solo a fini elettorali sapendo di solleticare le viscere di un vasto elettorato ancora ad esso sensibile), sarà travolto dalle nuove sfide che il mondo ci sta proponendo. I temi sul tappeto sono gravi e complessi. Gabriele

I temi sul tappeto per noi sono tanti ma il primo è la verità, senza la quale la libertà è una partola buona per le lapidi. La globalizzazione per me è ottima, anche gli OGM sono squisiti e salveranno il mondo dalla fame, la povertà esiste per la satrapia e l’arretratezza dei Paesi e delle civiltà che rifiutano il mondo moderno e non siamo noi colpevoli della loro sofferenza, a meno che non ci decidiamo – ed è quel che penso – ad impegnare una quota della nostra ricchezza e della nostra tranquillità, andando a portare loro i fondamentali della democrazia e dell’economia. Non so se ha notato, caro Gabriele, che il Paese emergente non è la Cina, ma l’India, una grande democrazia figlia della democrazia, e del colonialismo britannico, che produce ricerca scientifica. Dove c’è la mano dell’Occidente, là ci sono università di ricerca, dove c’è l’Oriente, Cina compresa, non si produce nulla, ma si copia ciò che è stato prodotto altrove.
Persino il mio amato Giappone produce tecnologia di rifinitura, ma non ha mai inventato niente. Guzzanti

Delle magnifiche sorti e progressive del liberismo, ne parleremo altrove... Gabriele

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 12/12/2005 14:37 | Permalink | commenti (27)
categoria:campagna elettorale, liberali e comunisti, guzzanti paolo
sabato, 22 ottobre 2005

Liberali alle "vongole"?

 

 

 

<<Grazie a lei. Sono in aeroporto, le scriverò appena posso. Ma non imiterò mai Montanelli , nè quello di prima nè quello di dopo. A presto. guzz>> venerdì 21 ottobre 2005, ore 18.29

 

 

 

Così mi scriveva ieri sera Paolo Guzzanti, vicedirettore de Il Giornale, Senatore di Forza Italia, Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), Membro della Commissione di vigilanza servizi radiotelevisivi, Presidente della Comm. inchiesta "dossier Mitrokhin" e intelligence italiana, in risposta ad una mia e-mail in cui chiedevo in sostanza dove fosse finito lo spirito liberale di certi intellettuali e giornalisti a mio avviso proni agli interessi del potere cotituito. Riporto integralmente la mia e-mail e attendo la risposta articolata di Paolo Guzzanti che comunque qui ringrazio per l'estrema cortesia mostrata. Vi terrò informati.

 

 

 

Buongiorno Dott. Guzzanti 

Mi permetto di scriverle perché ultimamente ho letto un paio di suoi editoriali ed ho ritenuto di doverle porre una domanda, sempre che abbia la cortesia e la voglia di rispondermi. L’ho molto apprezzata quando faceva “Rosso di Sera” in TV, mentre da quando si è schierato decisamente e completamente con il Cavaliere, magari lei mi dirà di non essersi mai spostato dalle sue opinioni, ho forti dubbi. Non me ne voglia ma preferisco di gran lunga i suoi figli. Non è una brutta cosa in fondo. Anch’io infatti sono più felice se a ricevere elogi sono i miei bambini piuttosto che il sottoscritto… Sono un cittadino di sinistra, ho partecipato allegramente alle “primarie” domenica scorsa, quindi, voglio dire, sono parziale, anzi fazioso. Leggo quotidianamente La Repubblica e L’Unità. Mi capita di sfogliare Il Carlino (QN), poiché vivo a Bologna, e se posso, leggo di tanto in tanto gli editoriali del Giornale e di Libero, per cercare di conoscere anche opinioni normalmente opposte alle mie. Ora io credo che in lei, come in molti militanti del centro destra, alberghi un sincero sentimento democratico e civile. Io rispetto, pur essendo sempre più simpatizzante della sinistra cosiddetta “antagonista”, i grandi partiti conservatori e liberali del mondo occidentale. Penso ai gollisti francesi che hanno sempre escluso qualsiasi tentazione di accordi elettorali con gli xenofobi di Le Pen; penso al grande Partito Repubblicano d’America che, malgrado Bush, sa ancora indignarsi quando si approvano leggi che mettono in dubbio i principi e i diritti della libertà e dei cittadini. Capisco anche come forze politiche che tutt’oggi non rinnegano il termine “comunismo”, a cui lei si è sempre opposto (e anch’io l’ho fatto nei decenni scorsi riconoscendone senza indulgenza i tragici esempi realizzati), le provochino sentimenti di repulsione. Un vero liberale poi però dovrebbe provare lo stesso sentimento verso il fascismo, ad esempio, che peraltro in Italia, quindi non in un paese lontano, ha avuto anche una sua realizzazione pratica e tuttora alcune forze politiche si rifanno, altre si sono rifatte molto di recente, a quella “nobile” tradizione, invece, non m’è parso di vedere, devo dire, lo stesso tormento o disagio. Purtroppo però quello che non riesco veramente a capire è come chi si professa liberale e democratico non riesca ad ammettere certe incongruenze e contraddizioni secondo me eclatanti. Incongruenze ed anomalie che al di fuori dei confini patrii non esitano sicuramente ad evidenziare. In questi anni abbiamo visto una folta schiera di intellettuali, giornalisti, persone di cui non si può nemmeno lontanamente dubitare della loro onestà materiale e intellettuale, mettere in soffitta il loro senso critico e ahimè, spesso, anche quello del ridicolo. Un noto giornalista di sinistra usa spesso il simpatico appellativo di “liberali alle vongole”. Ecco, al di la della battuta, mi sembra un termine molto appropriato. Ora le chiedo, come si possono definire liberali e democratiche certe prese di posizione a difesa di situazioni liberalmente e democraticamente parlando insostenibili? Lei crede veramente che negli USA, o in Svezia, tanto per dire, un vero liberale e democratico potrebbe accettare i conflitti d’interesse a cui assistiamo ogni giorno? Potrebbe bastare loro, la sceneggiata, oggettivamente grottesca, di un Premier che abbandona un’aula in cui si discute una determinata legge perché essa può comportare guadagni misurabili alle sue aziende private che si tratti di Tv o di assicurazioni? Le “sparate” dei vari Calderoli, Borghezio e compagnia cantante dell’apposita ed elettoralmente utile Lega, sarebbero accettate da un vero liberale, e dirò di più, da un vero cristiano? Ecco è questo che vorrei sapere da lei. Anziché perdersi, e magari uscire come lei ha ammesso fuori dalle righe (…bavoso…), in una sciocca polemica personale con giardinieri veri o presunti, anziché insultare per rispondere a insulti veri o presunti subiti, perché non ci fa un bell’editoriale sui motivi che tengono lei, ed altri, che continuo a ritenere onesti e democratici liberali, in quell’eterogenea e discutibile alleanza? Non sarebbe meglio una sospensione critica, modello Montanelli? Grazie comunque dell’attenzione, anche se non vorrà rispondermi. 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/10/2005 08:54 | Permalink | commenti (3)
categoria:liberali e comunisti, guzzanti paolo