Dubito ergo sum

Passeggiavo (pateticamente?) nel giardino (Pardes) della mia casa, quando t’incontro un bel signore, rosso di capelli e possente d’aspetto che pare un… Senatore.
Seguito spontaneamente da qualche discepolo intento a prendere diligentemente appunti (spiccava, tra tanti “orribili lavoratori”, una gabbianella dall’occhio vispo e allegro), egli andava declamando a voce alta:
“La verità dei fatti, su certi fatti, non ammette dubbi!”.
M’avvicinai, “tremebondo come un budino” e provai a dire:
“Ehhh… A vent’anni la pensavo anch’io così…”.
Colpito da tanta sfrontatezza il Senatore d’impeto rispose:
“Che dice giovinotto? Il dubbio non è una virtù. Il mio amico Des Cartes diceva Cogito ergo sum, e non avrebbe mai detto Dubito ergo sum”.
Pardes: “Lei m’insegna però che fu grazie al Dubbio che Des Cartes giunse alla scoperta di una verità. E cioè l’esistenza attraverso il pensiero… Dubitando penso e se penso esisto… Io avrei detto più precisamente: Dubito ergo cogito ergo sum… ma forse sarebbe stato meno incisivo, lo ammetto”.
Il Senatore mi guardò in tralice facendosi per un attimo scuro in volto, poi subito rasserenato prese a dire:
“… il dubbio è fondamentale ma solo come metodo per affrontare ciò che non si sa… Esso è la misura della consapevolezza di ciò che non sappiamo. Il dubbio è un dovere quando sappiamo di non sapere…”.
Pardes: “Ecco, appunto, e io credo di non sapere tante cose…”.
Sen: “Ma il punto è: e se sappiamo di essere nel vero?”.
Pardes: “Ma chi ce lo dice a noi, mi perdoni, di essere nel vero… se non il nostro stesso pensiero… umanamente fallace… se non, talvolta, la nostra umana presunzione… ”.
I miei banali argomenti, della cui ovvietà mi vergognavo anche un po’, lo spinsero (con compassione?) ad aggiungere:
“… figliuolo, se sappiamo che Hitler ha creato lo sterminio di un popolo come prodotto industriale; se sappiamo che il comunismo ha compiuto la più efferata e continua strage di civili, donne e bambini, gente innocente uccisa allo scopo di applicare la teoria del terrore come strumento di controllo (e non, che so, la punizione a furor di popolo dei collaborazionisti, o "gli eccessi" sanguinari di una rivoluzione)… se sappiamo tutto ciò: CHE DOBBIAMO FARE CON QUESTA VERITA'?...”
Pardes: “Sì… sì… però mi permetta…”.
Sen: “… Dobbiamo, avvertire che dubitiamo, che non sappiamo bene, che alla fine chi la vede bianca e chi la vede nera, che va' un po' a sapere davvero come andarono le coseeee?”
S’era tutto infervorato a quelle rosse immagini che balenavano nella sua mente (gonfaloni selvaggi, operai “reali”, stelle resistenti e armate solcanti generali inverni…), che il suo natural rossore (i peli, le gote), ora pareva ancora più intenso. Era come se quel ROSSO l’avesse ingoiato per intero, metabolizzato e ora irradiasse, sinistro, da tutta la sua autorevole figura. Ne fui quasi spaventato se non ci fosse stato, rassicurante nella sua dolcezza, lo sguardo (a tratti estasiato), della gabbianella lì accanto…
“… il COMUNISMO e NON (attenzione giovanotto) lo "stalinismo"… ma proprio il comunismo, compreso quello emiliano del triangolo della morte…”.
La piadina che tenevo ormai fredda in mano aveva di certo, tradito la mia terra d’origine... il Senatore intanto, come in trance, continuava imperterrito l’orrenda sequela “… quello cubano, angolano, valtellinese, vietnamita, albanese, spagnolo, istriano, iugoslavo, rumeno, bulgaro, tedesco…”.
Cercai di interrompere lo sciagurato elenco dei paesi in cui il realismo sovietico e il maoismo avevano fanno scempio di libertà e di uomini, con un timido argomento:
“… per la verità sono debole per quanto riguarda il "Comunismo Valtellinese", ma credo di conoscere un po’ quello emiliano post triangolo della morte… che oltretutto, se vogliamo dirla tutta, quella brutta similitudine geometrica, potremmo anche ricondurla alla “ punizione a furor di popolo dei collaborazionisti”, o "agli eccessi sanguinari di una rivoluzione”… perché di rivoluzione si trattò… una rivoluzione che aveva cacciato un regime illiberale… fascista… bisogna poi ricordare che s’era trattato di una vera e propria guerra civile, che tanti pensavano solo a brute e cieche vendette, che delinquenti ci sono in qualunque famiglia e poi… sa come si dice di solito: "chi semina vento…"”.
Per un attimo temetti il peggio. I discepoli del Senatore, molti vestivano una tonaca nera, cominciarono a gridare agitando pericolosamente calami e calamai, temperini e pani di pomice… Il senatore li calmò con un gesto della mano, così, anche se col cuore in tumulto, potei continuare…
“… io non giustifico nessuna violenza. Mai. Credo anche però, e mi duole dirlo, che in certi momenti della storia la violenza si sia resa necessaria per interrompere altra violenza più grande… ma ora voglio credere che si possa farne a meno della violenza. Con la ragione, con la tecnologia di cui disponiamo. Che oggi si possa evitarla anche quando sembrerebbe essere l’ultima e l'unica opzione… temo che a volte ricorrervi sia un interesse di pochi a scapito dei tanti…”
Il senatore restò in silenzio un istante. Voleva completare il suo ragionamento…
Sen: “… cosa dobbiamo dire a coloro che oggi, nel 2006 hanno scelto con orgoglio di chiamare se stessi comunisti, o di "non rinnegare" (esattamente come i vecchi fascisti) il passato comunista, negando che tale passato possa essere minimamente equiparato a quello nazista?”
Pardes: … Io credo che il comunismo in Italia nel periodo repubblicano sia stato prima di tutto un movimento civile, democratico, che s’ispirava a un’utopia forse, utopia che però non era malvagia in quanto tale. Quell’utopia è stata devastata dallo stalinismo”.
“Concretamente, da noi, in Italia, quell’idea si è tradotta in una classe dirigente di amministratori capaci che hanno avuto una grande sensibilità per il sociale, che hanno messo al centro della loro azione la solidarietà… Tanti deboli, diversi, emarginati si sono sentiti rappresentati da quell’idea e da quelle persone, che hanno operato spesso più cristianamente di tanti che sbandieravano il cristianesimo ad ogni piè sospinto…”
Sapevo, già mentre articolavo quest’ultimo pensiero, che anch’esso avrebbe scatenato le ire dei discepoli… Così fu. Ma il senatore questa volta non diede peso alle grida alle sue spalle, e riprese un punto del mio ragionamento che indubbiamente non condivideva:
Sen: “Comunismo e Stalinismo per me pari sono”.
Pardes: “Non credo, un dubbio ce l’ho. Non sappiamo dire cosa sarebbe stato il comunismo senza Stalin… nel movimento rivoluzionario del 1917 c’erano tante voci… c’era pluralismo d’idee… cosa poteva diventare quel movimento se non fosse stato distrutto da Stalin e omogeneizzato in una "teoria del terrore come strumento di controllo"?
Io non lo so. Ho però un dubbio. Dubito che sarebbe stato la stessa cosa.”
Qui il senatore si lasciò sfuggire un sorriso beffardo:
Sen: “Il dubbio diventa una colpa quando lo simuliamo per compiacere gli avversari in errore o che mentono, allo scopo di sembrare carini, duttili, politicamente corretti. Il dubbio è spesso un modo per esercitarsi nell'arte italiana del paraculismo, da non confondersi con l'arte di gettarsi dall'aereo con un ombrello. Il dubbista paraculista è quello che ogni volta che avanza un centimetro di verità, subito si ritrae come se avesse le dita ustionate e fa un centimetro e mezzo indietro chiedendo scusa alla verità avvertendo il mondo con un sussurro: Scusate, io dubito...”.
Quest’uomo ha delle grandi doti di satira, pensai, e poiché la genetica non è un’opinione, chissà come saranno i suoi figli…
“… Io”, continuò, “per la verità senza dubitare, tratto nello stesso identico modo, con disprezzo morale, camicie nere e camicie rosse, perché ho un problema morale mio: dove seppellire nel cimitero della coscienza 80, o forse 100, o forse solo 60 milioni di morti ammazzati, indipendentemente dalla guerra e dalle conseguenze della guerra?
Vecchie storie? No, mio caro è la storia.
E chi impedisce di conoscere i nostri ieri, vuole mantenere il controllo sui nostri domani.
Questo lo so senza dubitare, con una certa tracotanza irritante che mi viene fuori quando so di dire verità non dubitabili”.
“Ma senatore”, allora dissi, “ragionando in questo modo, non so quanti siano esattamente i morti, ma anche il nostro attuale modello, che non so se definire Capitalismo o Liberismo, diciamo tutto ciò che s’è contrapposto al Comunismo, ne ha prodotti e ne sta producendo ancora di morti, non crede? Cosa vogliamo dire delle dittature di generali o di colonnelli che buttavano in mare dagli aerei gli oppositori; che prendevano i figli neonati delle donne che andavano a morire e li adottavano? Cosa vogliamo dire dei "sicari dell’economia" che indebitano i paesi poveri per tenerli al guinzaglio e sfruttare le loro risorse? Queste verità sono già emerse inconfutabili come l’esistenza dei lager, dei gulag, dei laogai… Non per questo io credo di poter ritenere "moralmente responsabile" di quelle e di queste ignominie un sincero liberale o un politico conservatore.” E continuai. “Io non dubito degli orrori commessi dal nazi-fascismo e dal comunismo realizzato. Dubito che, molto più modestamente, i vari D’Alema, Fassino, Veltroni o anche Bertinotti e Cossutta che non hanno mai rinnegato il termine comunista, per non parlare poi di Rutelli…” (e qui sentii un breve ma intenso mal di pancia, forse dovuto alla cicoria che mi tornava su), “possano essere equiparati a Stalin, o a Berja o a Mao… e che rappresentino un pericolo in tal senso.”
“E’ un delitto credere che certi valori del marxismo possano ancora oggi essere validi? O anch’essi vanno gettati con l’acqua rossa e sporca?
“Parimenti, è un delitto credere ancora nella bontà del “mercato” pur assistendo alla sua degenerazione?”
“Credo non siano delitti anche se forse, un superamento di quegli schemi, da una parte e dall’altra, sarebbe auspicabile per tutti”.
“Ma comunque a me del comunismo non importa nulla", dissi allora per tagliare la testa al toro (il post in effetti stava diventando di una lunghezza inaudita) "Noto però che esso sembra ancora spaventare qualcuno, solo qui da noi però, in quest’Isola della Rugiada...
Nessuno al di fuori di qui ne parla più, nemmeno laddove per decenni il Comunismo è stato il nemico principale…
E per concludere voglio far capire che io non sono qui a difendere certo il Comunismo o la sua essenza: il marxismo…
Forse qui, in Y-Tal-Ya, mi sento più vicino a Fini, Massimo ovviamente, quando dice che Capitalismo e Marxismo sono due facce della stessa medaglia: l’Industrialismo… la Modernità. E credo anche che quest’idea di Modernità sia completamente sbagliata. Solo che il Comunismo, che la perseguiva a suo modo, è morto e sepolto, mentre il Capitalismo, che la persegue a suo modo, è ancora vivo e vegeto. Vigoroso e pimpante. Reso gagliardo dalla vittoria sul Comunismo (le poche sacche di resistenza che voi ancora pensate di vedere, qualora malauguratamente dovessero veramente esistere, saranno presto debellate). Esso, il Capitalismo Trionfante, abbandonate le virtù che pur egli aveva, vestiti i panni grevi del Neo Liberismo, ha intrapreso folle e sfrenata una corsa verso il… futuro… o verso il… baratro?
Che dilemma… che DUBBIO…”
Il senatore gli occhi mi guardò. Tutto tremante…