giovedì, 05 gennaio 2006

Giornali e televisioni oscurate...

Natale è passato. Son passati Babbi Natale e renne volanti, anche se il Vescovo di Como Maggiolini si è premunito di ricordare ai nostri bimbi che Babbo Natale non esiste.

Non esiste proprio per niente, anche se, pare, esso non tratti con musulmani, hindu, buddisti ed ebrei… ma solo con i bambini cristiani… Eppure, non esiste lo stesso! E basta!.

Son finiti i cenoni e, dicono, ormai anche il caviale… resta solo forse qualche piccolo regalo da spacchettare sotto l’albero. Sempre che lo lascino portare alla vecchia e povera Befana… (anche lei, credo, non esista…).

Il tempo dunque è passato… ma nel nostro povero paese certe consuetudini sono immutabili.

Il nostro amico Paolo Guzzanti impegnatissimo com’è nella sua lotta quotidiana al komunismo e a tutti coloro i quali possono mettere in discussione la rielezione del Sig. Silvio Berlusconi, scrive su Panorama che dal dossier Mitrokhin (della cui Commissione Parlamentare è presidente), stanno emergendo responsabilità clamorose (ovviamente a carico della sinistra tutta e di Romano Prodi in particolare). Guzzanti parla espressamente di stampa occultista e occultatrice  e di “fatti acclarati e pubblici, anche se oscurati da giornali e televisioni”. A sentire lui parrebbe proprio di trovarsi in un paese, dal punto di vista della libertà di stampa, Partly Free, come disse qualcuno…

La cosa in qualche modo è buffa. Lo schieramento al governo, di cui peraltro il senatore stesso fa parte, ha una maggioranza parlamentare schiacciante, 2 reti televisive pubbliche su 3 sono sotto il “controllo” di detta maggioranza, il Primo Ministro (in inglese si direbbe così) è anche il proprietario dei tre maggiori canali privati, possiede la più grande casa editrice italiana e una miriade di quotidiani, periodici e riviste. Malgrado ciò l’informazione pare essere totalmente in mano alla sinistra che decide come e quando vuole di oscurare e occultare la “verità”.

La prossima volta che contatterò i funzionari della Freedom House, proverò a chieder loro se è questo il vero motivo per cui l’Italia si trova in classifica a pari merito con Bolivia e Mongolia, subito dopo Timor est e Capo Verde, appena prima di Senegal e Tonga… Adesso si spiega tutto: la colpa è dei comunisti!

Il senatore Guzzanti ci aveva promesso, proprio in questo blog, che avrebbe fatto passare un brutto quarto d’ora a Freedom House. Giusto per non lasciare le cose a metà, gli chiederemo se ha dato corso alle azioni legali che aveva ventilato e quali “feroci firms americane” ha contattato.

Nel frattempo Freedom House ha aggiornato (anche graficamente) il proprio sito ed ora ci sono sezioni molto dettagliate in cui vengono spiegate le metodologie ed i criteri adottati nella stesura dei report. Uno spazio considerevole è riservato anche ai profili dei funzionari responsabili.

Qualche settimana fa la Signora Karlekar mi tornava a scrivere: “Dear Gabriele: I think there may be some confusion about how our reports are produced. For each country, there is an analyst who writes the report and submits a draft score (using the set of 23 methodology questions). These scores are then discussed at a ratings review meeting where FH staff and other experts in regional media and press freedom issues are present, and the report itself is edited by FH staff, led by me. Our researcher for is based in New York but did a PhD on Italian politics and follows the situation in closely; he also speaks Italian. He uses a variety of sources in compiling his report, including a number of Italian newspapers and the reports of other press freedom and policy organizations. Best, Karin”.

Per concludere resta il rammarico di non aver visto in TV una rettifica alle fandonie declamate nell’ottobre scorso dai vari Vespa (non pervenuto), Mentana (non pervenuto), Vito (non pervenuto).

L’Onorevole Paolo Gentiloni, Presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Rai, da noi contattato in proposito, ci ha risposto in maniera piuttosto sintetica e sibillina: “Caro Paradisi, Lei ha ragione ma mi è impossibile sostituirmi alla deontologia di Vespa o altri. Cordiali saluti”.

Un amico mi ha detto che questa risposta sembra “quella di un passante distratto, che risponde e commenta come se la cosa lo riguardasse molto alla lontana…”.

Credo purtroppo che sia proprio così... Guardando sia da destra, sia da sinistra, lo stato dell’informazione oggi in Italia, ahimè, è proprio desolante…

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/01/2006 15:43 | Permalink | commenti (3)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
venerdì, 09 dicembre 2005

Caro Guzzanti

1)      Prendo atto della sua non abitudinaria frequentazione dei palcoscenici televisivi, sapendo però che comunque, quando ciò succederà, lei farà pubblicamente una invettiva su Freedom House (ci fa sapere se nel frattempo ha dato corso alle azioni che ci aveva preannunciato al riguardo?), esponendo le sue legittime opinioni, ma sottolineando anche che quell’affermazione a suo tempo fatta da lei e da altri su Jannuzzi e sulla relativa posizione dell’Italia nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo era assolutamente imprecisa. Mi scusi l’insistenza su questo punto. Non si tratta di una questione di lana caprina né di una sterile questione di principio. Il pubblico televisivo che assistette alle trasmissioni più volte citate di Mentana e di Vespa, sentì quell’unica “verità” (non disquisizioni sull’affidabilità o la serietà di Feedom House), e quell’affermazione era totalmente priva di fondamento. E’ un dovere verso i cittadini. Se Freedom House è una bufala, lo era anche quella notizia enfatizzata dai giornali e da alcuni giornalisti di centro destra.

2)      Attualmente la Tv è troppo importante nella formazione della pubblica opinione perché chiunque, il “potere” in primis (ennesima semplificazione: i grandi interessi), non cerchi di utilizzarla ai suoi fini e se possibile, controllarla. In Italia e nel mondo. L’insistenza, dopo timidi tentativi formali di “disimpegno” pro “alleati”, con cui Berlusconi continua a voler modificare la legge sulla par-condicio, la dice lunga. In merito le faccio una domanda: ma se alle piccole formazioni si fosse dato, come vuole Berlusconi, uno spazio irrisorio rispetto alle grandi, nel 1994, come avrebbe fatto, senza l’impegno economico e la proprietà di reti, il neonato movimento di Forza Italia a diventare in tre mesi tre il partito del Presidente del Consiglio? Nel 1994 l’attuale par-condicio sarebbe stata considerata quindi, mi par di capire, una buona legge? D’altra parte siamo abituati a vertiginose piroette o cambi di direzione… penso al maggioritario buttato alle ortiche per ridurre i danni della presunta sconfitta elettorale…

3)     La storia della Tv in Italia, l’applicazione rigorosa del manuale Cancelli (che quando non si utilizza pare dimostrato scientificamente si generino guai e squilibri insanabili), la spartizione del potere o delle spoglie del nostro martoriato paese è nota a tutti. Non significa che io la condivida. Anzi. 

4)     La sua defenestrazione dalla RAI mi dispiace sia avvenuta, non ne potevo conoscere i motivi, ora conosco quelli che lei ci ha raccontato. La mia risposta è semplicemente quella già data nel punto precedente. Questa configurazione e strutturazione della TV pubblica non mi piace, sia che comandi la destra, sia che comandi la sinistra. Oltre alle TV pubbliche (che vorrei assolutamente mantenere pubbliche, svincolate cioè da interessi commerciali per risultare un vero servizio ai cittadini), purtroppo vedo, che esiste anche una TV privata (ben 3 canali) di proprietà di una persona che ha funzioni pubbliche importantissime e questo, checché lei continui a sostenere è un’anomalia per qualsiasi democrazia liberale. Paolo Sylos Labini, appena scomparso, nel 2001 scriveva “Siamo ancora un paese anormale. Tre reti televisive nazionali ufficiali, più due ufficiose, più due giornali, più due case editrici del peso della Mondadori e della Einaudi e vasti organismi pubblicitari, danno a chi li controlla, cioè a Berlusconi, un potere enorme di condizionamento dell’opinione pubblica” (Un paese a civiltà limitata). Non credo che Sylos Labini, benché scrivesse su La Repubblica, possa definirsi un comunista. Come non erano comunisti Montanelli, Biagi e tanti altri rispettabili liberali. 

5)     Sull’editto di Sofia ho poco da aggiungere. Mi piacerebbe, sto provandoci, a ricevere delle repliche dalle persone citate e da lei accusate. Mi permetto solo di fare un’osservazione che condivido col nostro amico Michele Diodati. E’ possibile che Luttazzi e Santoro abbiano con le loro interviste gettato ombre in piena campagna elettorale su uno dei contendenti, ma quel contendente – Berlusconi – era pesantemente "ombreggiato" di suo da gravissime accuse di reato. E' non solo lecito, ma doveroso in una democrazia liberale, mettere a nudo le magagne dei candidati affinché i cittadini sappiano chi vanno a votare. Il problema nasce soltanto dal fatto che il candidato era pieno di ombre, non da un comportamento scorretto dell'informazione. Era il candidato che non avrebbe dovuto presentarsi. Di Pietro, per esempio, si dimise da ministro pur di risolvere prima le sue grane legali a Brescia e solo dopo, pulito, non prescritto o “attenuato genericamente” si è rimesso a far politica. Questo è un comportamento serio, democratico e liberale, non quello di chi pretende che il paese gli creda sulla fiducia. Alcuni sono disposti a farlo, altri no. 

6)     Può darsi che Berlusconi, essendo una persona estremamente intelligente ed opportunista, abbia intercettato il sentimento di milioni di italiani che si sentivano orfani politicamente. Anzi è sicuro. Egli ha indubbiamente colmato uno spazio a destra, lasciato inopinatamente sguarnito dalla fine della DC, e a lui va ascritto anche il merito di aver tirato fuori dalle “fogne” (era così che si diceva) il Movimento Sociale Italiano, permettendo alle sue componenti migliori di poter sviluppare un percorso veramente democratico. Detto questo mi sembra che ci siano una serie di “nei” irrisolti e che, a mio avviso, rendono ancora oggi questa destra italiana, non assimilabile alle grandi destre europee. Li cito in fretta. Forse ci torneremo: 

a.      Il palese conflitto d’interessi che riguarda il leader di questo schieramento;

b.      La presenza nello schieramento (a soli fini elettorali, penso) di un partito che è stato deliberatamente anche secessionista; un partito dichiaratamente xenofobo come la Lega Nord ;

c.      La mancanza (sempre a fini elettorali, penso) di una barriera politica alle formazioni di estrema destra (che dichiaratamente s’ispirano a ideali fascisti e nazisti).

postato da: GabrielParadisi alle ore 09/12/2005 11:54 | Permalink | commenti
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
mercoledì, 07 dicembre 2005

Questo è parlar chiaro!

Caro Paradisi,
In fretta e furia prima di correre al Senato, andrò dritto ai punti.


1 – Io non sono mai invitato in tv, salvo una notte da Vespa perché c’era mia figlia, e una volta alla “Nessuno tv”. Ma se mi capiterà certamente solleverò il caso infamante di una agenzia che si chiama Freedom House che agisce in modo inaccurato e incomprensibile, fornendo dati falsi sull’Italia, e anche contraddittori. Se lei pensa che il caso FH sia quello degli errori compiuti dai giornalisti del Giornale per cercare di capire e persino giustificare le follie dell’agenzia, si sbaglia. Il punto è: FH è sotto accusa, non i giornalisti italiani sono sotto accusa. I motivi del loro errore li ho già elencati tante volte, ma ricordo: l’esistenza in vita in Italia di giornali che vivono delle provvidenze della Presidenza del Consiglio, chiunque sia il presidente Berlusconi compreso, grazie alle quali vivono Manifesto, Foglio, Liberazione e tanti altri giornali e riviste che in America dovrebbero chiudere i battenti all’istante per assenza di mercato.


2 – Il potere mediatico, non il potere in sé, che non significa niente, è delle televisioni di tutto il mondo e delle loro manipolazioni fra le quali manipolazioni splendono per vergogna quelle della Bbc e dei suoi scandali, della Cnn e delle sue forzature, e così via.


3 – Se ricordo che la Tv italiana è stata della Dc con Bernabei, e poi condivisa formalmente con i primi socialisti del primo centro sinistra (reteDue che si chiamava Secondo Canale) e poi con il Pci che aveva il divieto di entrare al governo, ma riceveva in cambio il compenso della presidenza della Camera (prima Ingrao, poi Jotti), di molte commissioni fra cui quelle sui servizi (Pecchioli) e appunto una rete Raio rimastagli in eredità perenne in violazione di ogni regola e in totale conflitto di interessi,  c’è poco da “condividere”: non sono opinioni, è storia e non è controversa.


4 – Io non voglio “far creder” niente a nessuno. Ma a questo proposito, caro Paradisi, le segnalo un cambiamento di tono della sua lettera che da quasi oggettiva, come è di solito, diventa retorica: lei crede davvero che.... Le vuol davvero farci credere che... Suvvia, davvero pensa che etc. E’ una scelta, ma non porta da nessuna parte. Io sto ai fatti: FH è una bufala, questo è un fatto. RaiTre è delle sinistre ed è un fatto e spiego subito che la parola”sinistre” va intesa come: quella coalizione in cui si trovano i successori del Pci che aveva ricevuto il controllo della terza rete con Guglielmi direttore di rete e Curzi direttore del Tg3. Io ho lavorato a lungo con Guglielmi a RaiTre finché ero considerato di sinistra. E buttato subito fuori dopo.


5 – In Rai, per legge e grazie all’esistenza di una trasparente Commissione Parlamentare di Indirizzo e Vigilanza sulla Rai che non ha l’uguale per democrazia e potere di controllo in alcuna altra democrazia, e che è sempre presieduta da un membro dell’opposizione (poi, noi feroci e liberticidi berlusconiani, per farci meglio del male abbiamo dato anche la presidenza della Rai a un membro dell’opposizione sicché controllore e controllato sono presieduti dall’opposizione con un discreto conflitto di interessi) e che decide.
La Commissione ha una maggioranza politica che rispecchia la maggioranza del Parlamento che è quello votato dal popolo sovrano.
Dunque in tempi di centro destra la maggioranza della Vigilanza è di centro destra (presieduta da uno di sinistra) e quando il parlamento è di sinistra la maggioranza della Commissione è di sinistra.
Quindi non è che Berlusconi comanda sulla Rai, è che la maggioranza rappresentante della maggioranza degli elettori fornisce alla Rai le linee guida. Per esempio: io ho sempre lavorato per la Rai come collaboratore esterno fino al 1996 quando feci il mio ultimo programma “Bar Condicio” alla vigilia delle elezioni vinte da Prodi in termini parlamentari benché la maggioranza degli elettori avesse dato anche nel 1996 il voto popolare al centro destra.
E non appena salì la sinistra al potere io e tutti quelli non allineati con le sinistre (non ero di Forza Italia e lavoravo alla Stampa) furono all’istante buttati fuori dalla Rai che seguitò a pagarmi per tre anni senza farmi lavorare. Per questo nessuno andò a Sofia a fare editti. Bastò non rispondermi più al telefono.


6 – Editto di Sofia. Berlusconi avrebbe fatto meglio ad essere meno leale e più viscido, come i suoi predecessori di sinistra che fecero le loro epurazioni radicali e silenziose.
Ma: Biagi fu colpevole di aver deliberatamente violato le regole ospitando in campagna elettorale Benigni il quale fece un divertente comizio contro l’Opposizione (soltanto nella Germania di Hitler la propaganda di Stato attacca con la sua satira l’opposizione e non chi sta al potere, e questo accadde fino al 2001, e prima e dopo e sempre). Doveva essere licenziato in tronco punto e basta, e portato in tribunale a rispondere dei reati commessi.
Daniele Luttazzi fu colpevole, approfittando del programma Satyricon, di aver ospitato in campagna elettorale e in violazione di tutte le norme e anche della legge sulla propaganda elettorale, il giornalista squadrista (e peraltro di estrema destra) Travaglio il quale fu invitato a leggere pagine di un libro in cui con il copia e incolla aveva messo insieme non già le sentenze contro Berlusconi, ma tutte le accuse per le quali Berlusconi NON è stato condannato, e mancava soltanto la pedofilia.
Luttazzi era pagato dal servizio pubblico per farci ridere, magari mangiando merda, ma facendoci ridere. Nessuno lo aveva autorizzato a tenere o far tenere un comizio senza contraddittorio.
Licenziato in tronco (nei miei sogni di liberale legalitario) e chiamato a pagare i danni.
Santoro: ho partecipato a una dozzina delle sue trasmissioni e, da giornalista che vive anche a New York, a Parigi e a Londra, devo dire che non esiste nel mondo occidentale a me noto nulla che possa somigliare, per faziosità preventiva, per arredo scenico intimidatorio in cui la verità di Santoro è già espressa e sostenuta da falsificazioni che io personalmente, in diretta e presente, gli ho contestato quando ero lì, e doveva essere buttato fuori per assenza di giornalismo con le sue regole. Altro che editto di Sofia! Mi indichi, caro Paradisi, un solo program ma americano, inglese, canadese, australiano, francese, tedesco, belga, austriaco e qui mi fermo ma può andare avanti senza di me, in cui sia possibile fare quel che ha fatto Santoro calpestando sempre tutte le regole del giornalismo e violando il check and balance che deve sempre almeno simulare l’obiettività.


7 – Secondo me gli sciocchi credono che Berlusconi abbia vinto ipnotizzando la gente dal tubo catodico, e gli intelligenti sanno che Berlusconi ha creato (se vogliamo usare questo linguaggio) il prodotto atteso dagli italiani come me: un partito liberale che avesse la parola libertà nel nome, dove non ci fossero comunisti comunque mascherati, ma semmai tutti gli ex comunista fuggiti, i socialisti sottoposti a pogrom politico dai comunisti, come me, i radicali di allora (e parecchi di oggi) i cattolici non cattocomunisti, i liberali, i repubblicani, la gente comune e gli ex fascisti pentiti di essere stati fascisti, delitto che, diversamente dal comunismo che è vivo e vegeto e tiene gli attori di satira in galera a Cuba e manda chi vuol fuggire al paradon, il muro del plotone, si estinse sessanta anni fa, e fare un grande fronte che impedisse alla coalizione guidata dai comunisti di massacrare la memoria degli italiani, che è stata manipolata proprio dalla loro televisione.
Amico mio, piantiamola con queste sciocchezze: Rete Quattro oltre ad Emilio Fede e alle sue previsioni del tempo berlusconiane, manda in onda film , Canale 5 è l’ammiraglia dell’antiberlusconismo dove Mentana non ha mai voluto far sapere a lei che esiste in Italia un ramo del Parlamento repubblicano che si chiama Commissione Mitrokhin, in violazione delle leggi e delle norme del giornalismo, così come hanno fatto tutti i giornali di potere (Republica Stampa e Corriere, con briciole di eccezioni di quest’ultimo). Su Italia Uno ci sono i migliori comici di sinistra, e c’è stata anche la Dandini ed è un laboratorio non di sfottò, ma di politica-. Sfottò è quello del Bagaglino, altra roba.
Berlusconi usò i quadri di Publitalia per varare la struttura di partito, ed erano quadri che aveva fabbricato lui, non quelli di Mediaset come erroneamente scrive lei, ma il motivo per cui vinse nel 1994, nel 1996 (come già detto) e nel 2001 e può tornare a vincere fra quattro mesi, sta nel fatto che gli italiani hanno trovato nel suo prodotto politico quel che cercavano.
Non cada anche lei in questo stucchevole errore, che Togliatti non avrebbe mai fatto, di considerare gli italiani cretini e ipnotizzati se votano a destra e mostri di intelligenza e probità se votano a sinistra.
Non vede da solo che è una volgarità, prima che una falsità?
Sì, la gente libera esiste anche fuori di Forza Italia e non ho mai detto il contrario.
Ma la libertà non va declamata, va usata.
E va usata discriminando il vero dal falso, il facile dal difficile, gli slogan dalla realtà.
Altrimenti essere liberi è soltanto un’espressione linguistica.
Sul resto le scriverò quando potrò. Ma devo portare mia figlia a scuola e poi andare in aula dove le sinistre fingono di essere assenti per far mancare il numero legale, cosa che Violante, quando diventò presidente della Camera, immediatamente impedì con un colpo di regolamento che in quel caso giocava a favore della sua parte politica.
Mi faccia sapere, grazie delle sue lettere e mi faccia avere per cortesia gli sviluppi sul suo interessante blog.


Un caro saluto da
Paolo Guzzanti

lunedì, 05 dicembre 2005

Piantiamola col martirio e le verità dimezzate

 

Caro Senatore

Mi permetto, malgrado il gentile suggerimento di Giusy, di risponderLe (ho ancora argomenti), ma soprattutto mi permetto di ribadire l’appello, che sono sicuro Lei raccoglierà, di un suo pubblico intervento televisivo sulla questione Freedom House. Dopo tutto, in questo blog, in questo momento, il tema centrale è ancora quello.

Ho letto solo adesso il suo lungo e articolato commento su cui eventualmente interverrò in un secondo momento.

Per quanto riguarda le sue affermazioni di ieri sarò breve.

1) Lei ammette che il potere è della televisione. Condivido. In futuro sarà diverso ma per ora è così. Quindi ci erudisce sul fatto che per cinquant’anni la TV è stata in mano alla DC e in parte al PCI. Tutte cose note e condivisibili. Ma veniamo ad oggi. Lei vuole veramente convincerci che Berlusconi non stia esercitando alcun controllo sulla televisione? Vuole farci credere che da undici anni a questa parte, da quando cioè scese in campo, non l’ha mai fatto? Nemmeno come la vecchia indimenticata e rimpianta DC? Suvvia Senatore, scusi ma dove crede che noi si viva? Già l’amico Michele ha ricordato che in meno di tre mesi a cavallo tra 1993 e 1994, grazie alle TV e alla dirigenza pressoché al completo trasferitasi da Publitalia e Mediaset al “partito”, Silvio Berlusconi si trasformò da  tycoon a Presidente del Consiglio. Tre mesi tre! Senza le TV di proprietà e lo spiegamento di forze economiche e mezzi pubblicitari sarebbe stato impossibile. Ne convenga. Noi, lo sa, siamo abbastanza critici con Berlusconi, ma non possiamo non ammettere che sia indiscutibilmente un grandissimo uomo d’affari. Un imprenditore che sa benissimo usare tutte le capacità e i mezzi che si ritrova. TV compresa. Su, non scherziamo, un grande affarista come lui non gioca tutte le carte di cui dispone? Perché mai dovrebbe essere così sensibile alla par-condicio se la TV non contasse nulla? Lei poi addirittura afferma che il TG5 è all’opposizione (?! Chi Carlo Rossella?), che Emilio Fede è talmente schierato da risultare buffo (e su questo non ci piove) e che Italia 1 trasmette cabaret antiberlusconiani (anche Mario Giordano?). Mi dispiace ma non me la sento proprio di darle ragione. Le riporto solo alcuni esempi tratti dalla vastissima letteratura in merito…

Si ricorda cosa minacciò Berlusconi a Follini solo qualche mese fa “Marco, continua così e vedrai come ti tratteranno nei prossimi giorni le mie televisioni... " (12 luglio 2005).

“...a Follini non è affatto sfuggito come il Tg5 fra ieri e ieri l'altro abbia parlato dell'"isolamento dell'Udc", dilungandosi per alcuni minuti sulle sorti del suo segretario e ricordando agli spettatori quel "voto dei centristi insieme al centrosinistra sul Cda della Rai" che in futuro "potrebbe ripetersi". Considerato che la media mensile della presenza dell'Udc su tutte e tre le reti Mediaset non ha mai superato i 50 (cinquanta!) secondi, un'attenzione quantomeno sospetta. "Mi è sembrato proprio di vedere attuare l'inizio della minaccia di scatenarmi contro le sue tv, che Silvio aveva pronunciato non più di sette giorni fa" (18 luglio 2005).

Potremmo andare avanti all’infinito… Mi creda, ci vogliono altri argomenti più credibili per convincerci.

2) La gente libera esiste anche al di fuori di Forza Italia, e alcuni, ancora si riconoscono nella sinistra democratica… mi consenta.

3) Sul concetto di verità io sono molto più cauto di lei e del mio amico Michele. Anche quando sono convinto fermamente di una cosa non mi sogno mai di dire che quella è la “verità”. Lo è al più per me, ma sono consapevole che altri possono vederla completamente in modo diverso. Se lei nota, anche in questa semplice disputa che abbiamo ingaggiato, io, lei e qualche altro, abbiamo capito benissimo ed ammesso qual’era la pura e semplice “verità”, ma tal’altri (che hanno letto tutto il nostro carteggio, i documenti, etc…etc..) sono ancora oggi pervicacemente stretti alla prima versione… (mi riferisco al solito tormentone “Partly Free = Jannuzzi”).

S’immagini Lei quelli che hanno visto solo Mentana, Vespa e Vito….

4) So benissimo che il “potere” (ho usato questo termine “infantile” per semplicità) è qualcosa di ben più grande, complesso e informe. Che va al di la dei ristretti ambiti che stiamo trattando. Il potere sono le lobby affaristiche mondiali che gravitano attorno al petrolio e agli armamenti, sono le Banche, sono la massoneria, sono le Chiese…. In una parola sono gli interessi e il denaro. Credo sia grandemente ingenuo pensare che chi detiene questo “potere” non cerchi di controllare l’informazione. L’ha sempre fatto e se lei non ci si è scontrato è perché non ha toccato probabilmente i gangli vitali di quegl’intrecci. Chi detiene posizioni di assoluto privilegio (si ricordi bene, a scapito di miliardi di persone, di moltitudini dolenti), non può non cercare di guidare e tenere sotto controllo l’informazione, che potrebbe in caso contrario aprire gli occhi a tante persone…

Gabriele Paradisi

 

 

Caro Paradisi,

Prima di tutto si metta bene in testa che Woodward e Bernstein esistono se e soltanto se esiste Deep Throat, la Gola Profonda che dall’interno delle istituzioni passa le carte ai giornalisti che poi devono soltanto godersi la gloria. In Italia procure e questure e servizi segreti gareggiano nell’infilare nelle tasche di noi giornalisti le carte che dovrebbero restare segrete, per farsi la guerra e usare i giornalisti avidi di scoop per i loro fini. Lei mi perdonerà se, a 65 anni e con 43 anni di professione sulle spalle, cinque quotidiani nazionali, un settimanale, sette programmi televisivi, sei libri scritti, non riesco più a innamorami a prima vista del potere liberatorio delle nuove tecnologie. Come lei ha giustamente scritto il potere è della televisione e in Italia quel potere è stato interamente gestito dalla Dc (con i suoi antichi alleati prima di Craxi) e dal Pci che ha ricevuto aree di dominio in compenso del fatto che, fino alla caduta dell’Urss, non poteva partecipare al governo soltanto perché gli alleati non intendevano condividere con i suoi dirigenti i segreti militari. Noi laici e cani sciolti, la gente libera che oggi è in forza Italia venendo da mille lidi quasi tutti di sinistra democratica, non abbiamo mai avuto voce in capitolo. Nelle televisioni di Berlusconi accade (come ognun può vedere) che Canale 5 è all’opposizione di Berlusconi e in mano alle sinistre, Rete 4 trasmette film e un tg di parte che non fa ascolto come quello di Italia 1, e quest’ultima rete trasmette cabaret anti berlusconiani.
Quindi, alla faccia di FH, la massa televisiva è dalla parte delle sinistre guidate dal Pci sotto diverse etichette, specialmente in casa Mediaset che pensa a fare soldi e fatturato, perché fa tv commerciale generalista deve contentare tutti i palati. Quanto a trovare ciascuno una “sua verità”, io non sono d’accordo: la verità è una e indivisibile. Può essere più o meno visibile, più o meno raggiunta, ma è sempre una e una sola, senza optional personali.
La teoria del “ciascuno ha una sua verità” è leninista: la verità dei padroni e la verità dei lavoratori, quella del sindacato e quella dei preti, la verità dei contadini e quella degli operai e così via. In questo modo hanno ammazzato la verità, negandone l’esistenza individuale e unica. Nego anche che il “potere” insidi la libertà di stampa: non ho MAI visto né all’Avanti (anni 60 e 70) né a Repubblica 1976-1990, né alla Stampa di Agnelli per me dal 1990 1l 1999, un solo intervento del “potere”. Caro Paradisi, lei sogna: il potere sta nelle grandi massonerie internazionali di cui si parla (forse, ma io non lo so) nelle grandi banche private, dove paga Soros, ma il potere come nelle guerre dei fumetti è una invenzione infantile. Esiste l’arroganza dei governanti eletti democraticamente, questa sì, e talvolta, ma io non l’ho mai incontrata. Ho visto manipolare la verità, negare la verità, assassinare la verità, ma non ho MAI visto il Potere che limita la libera stampa. Né qui né altrove: i giornalisti sognano di poter essere repressi per farne un caso di martirio, anch’io l’ho fatto tanti anni fa, ma io ho fatto rimpastare due governi (il primo Craxi con la storia dell’Achille Lauro) e un governo Andreotti (con l’intervista a Franco Evangelisti A Fra’ che te serve) e ne ho avuto solo gloria. Quindi smettiamo di sognare repressioni che non esistono, fate il vostro mestiere di cercatori di verità e portatela nel carniere come il cane e sbattetela sul tavolo senza, mi perdoni il compitissimo Paradisi, romperci le palle con queste lagne: i blog sono quel che sono, scritture di scrittori che scrivono qui piuttosto che là, sono belli e brutti, buoni e fasulli, come i giornali, come tutto, non hanno in sé altro che i vantaggi dell’Internet, questa meraviglia dell’universo creata dal sistema militare dell’imperialismo americano senza la quale stavamo ancora a leccare i francobolli. Buon lavoro a tutti

Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/12/2005 14:22 | Permalink | commenti (13)
categoria:televisioni, il caso freedom house, guzzanti paolo
domenica, 04 dicembre 2005

Una piccola vittoria...

Abbiamo già ottenuto un grande risultato, anche se i mentitori di Stato non si scuseranno mai pubblicamente in TV.

Il grande risultato è quello di aver coinvolto in una discussione sui blog di cittadini qualunque, come ce ne sono centinaia di migliaia in Italia, personaggi del calibro di Paolo Guzzanti e di Angelo Panebianco.

Il potere dei media tradizionali - in questo caso la carta stampata – si è accorto di Internet e della forza dei blog di fare opinione e di orientare l'opinione pubblica.

Tra i personaggi pubblici ci sono anche Oliviero Beha, che ha scritto sul suo blog dando forza al punto di vista di uno di noi sulla questione Freedom House, e lo stesso Marco Travaglio che si è congratulato per questo lavoro. Altri se ne aggiungeranno sicuramente.

Tutto ciò capita già da tempo negli Stati Uniti, dove colossi dell'informazione come Il New York Times, il Los Angeles Times, il Washington Post sono costantemente sotto il fuoco dei blogger. Tutto ciò che scrivono viene passato ogni giorno al vaglio della rete e all'occorrenza duramente criticato, costringendo spesso i giornalisti della carta stampata a fare pubblica ammenda.

Noi, come sempre, siamo indietro, ma la nostra iniziativa non mancherà di dare i suoi frutti.  Angelo Panebianco, benché talvolta aspramente (e a ragione) criticato da Travaglio, rimane uno dei mostri sacri della critica politica italiana. La sua ammissione di errore, resa pubblica dal blog è un fatto molto significativo.

Sta ad indicare che la rete acquista un'importanza sempre maggiore rispetto ai media tradizionali.

Significa anche che, fra non molto, l'orda dei berluscones cercherà di mettere il bavaglio anche a noi (che faremo tutto quanto è in nostro potere per impedirlo).

Beppe Grillo sostiene che “La verità ormai non passa più attraverso i media convenzionali, ma attraverso la Rete”, e il suo Blog, questi nostri blog ne sono un esempio!

(Dicke, Michele, Gabriele, compagni di viaggio senza volerlo, ma non per caso, in questa piccola avventura)

 

Davvero qui si teme che i berluscones con le forche e le manette vorranno chiudere i blog?

Come se avessero chiuso Repubblica, Stampa, Corriere e tutti gli altri quotidiani?

Siete seri dicendo una fregnaccia degna di Freedom House (casa della libertà) come questa?

Sono stato a pranzo con il nuovo ambasciatore di Francia con altri colleghi e si diceva stravolto e deliziato dalla multiformità perfino eccessiva della stampa italiana, della sua passione per tutti i punti di vista, per la ricchezza delle sue cronache politiche come in Francia neanche se le sognano. Ma vi rendete conto o no che l'Italia, senza dubbio alcuno, è il Paese in cui la stampa gode della posizione di maggior libertà, massimo di deregulation, possibilità di demolire chi vuole con e senza prove, nella più gioiosa e variegata anarchia?

Oppure il rappresentante della Francia anti berlusconiana è stato corrotto e comprato?

Qualcuno spieghi, questa storia della resistenza sui blog alle orde dei berluscones: signor Paradisi, io l'ho sempre presa molto sul serio. Mi deve riconvincere, lo faccia per favore.

Grazie e viva i blog!!
Paolo Guzzanti

Grazie Senatore

Questo suo intervento è la dimostrazione che quanto abbiamo scritto circa la forza dei blog in un momento, magari di umana debolezza, ma di altrettanto umana soddisfazione autocelebrativa, è vero. Il fatto che lei continui a visitarci, a leggerci e a intervenire ne è la testimonianza più evidente e per questo la ringraziamo, riconoscendole inoltre il “coraggio” di confrontarsi a viso aperto senza filtri o protezioni di sorta.

Venendo alle domande che lei ci pone le dico quanto segue:

  1. La Rete moltiplicherà i Woodward e i Bernstein. Parallelamente si moltiplicheranno, temo, da parte dei centri di potere (politici ed economici) i tentativi di farli tacere;
  2. La libertà di stampa in Italia esiste ma il potere attuale, circa la TV (attualmente media per eccellenza nell’influenzare la pubblica opinione), non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione ivi trasmessa.

1) Il potere, qualunque potere, ha sempre cercato di contrastare il dissenso. Anche nelle democrazie ciò è avvenuto, e talvolta con sistemi spesso al limite della legalità o addirittura al di fuori di essa. Certe storie impresentabili dei servizi segreti; le deviazioni; i depistaggi; i tentativi di affossare indagini, etc.. costellano la storia delle nostre democrazie. Sto facendo un discorso generale e non mi sogno minimamente di applicarlo alla nostra attuale situazione italiana. Quello che voglio dire è che può succedere, è già successo, che chi detiene il potere, messo in crisi da denunce o scandali, possa cercare ad esempio di comprare gli avversari, possa cercare di bloccare quelle iniziative di cui capisce che se non le contrasta per tempo porteranno al crollo del suo potere. E’ già successo, può tornare a succedere, a maggior ragione oggi proprio in virtù della forza dirompente di questa nuova “arma”. Ciò detto, quello che sta avvenendo oggi nel mondo, ed è una vera e propria rivoluzione epocale, è che la Rete ha messo in mano ai cittadini, a milioni di cittadini che nei prossimi anni saranno sempre più numerosi, uno strumento nuovo e potentissimo. Chiunque oggi ha la possibilità di documentarsi in proprio, di trovare una sua “verità”, di confrontarla con quella “ufficiale”, di denunciare le mistificazioni, di intervenire, in una parola ha la possibilità di “partecipare”. La forza di questo mezzo è impressionante. Non c’è né mai stata di eguali. Taluni vedono in questo strumento già la possibilità di scalzare le classi politiche tradizionali. Quelle costituitesi comunque, per carità, attraverso processi democratici, per delega o per giochi di potere interni ai singoli tradizionali e storici partiti. Classi politiche quindi non più (o mai) in grado di rappresentare adeguatamente le esigenze dei cittadini. La Rete, una tale straordinaria forza, stimolerà pertanto, naturalmente, nei poteri meno democratici la voglia di reprimere, di spegnere, di annullare. C’è chi già lo fa in maniera preventiva: la Cina. Anche in occidente, con modi spero meno violenti, ci saranno, non lo escludo, tentativi in tal senso.  Oggi con la rete visto che si moltiplicheranno i Woodward e i Bernstein si moltiplicheranno anche i tentativi di farli tacere. Non lo escludo, anzi, ne sono certo. In questo, la voglio pensare vigile e pronto a reagire, se ciò avvenisse. Ma di buone intenzioni sappiamo sono lastricate le strade dell’inferno… Mi ricordo, ad esempio, quello che disse Marcello Veneziani dopo il famoso editto bulgaro: “Se ci dovesse essere una censura politica nei confronti di Santoro e Biagi, anch'io scenderò in piazza per impedirlo, per manifestare in loro difesa!”. Marcello Veneziani poi divenne anche consigliere Rai, Santoro e Biagi viceversa non hanno più avuto modo di fare liberamente in RAI il loro lavoro di giornalisti, ma Marcello Veneziani non è mai sceso in piazza (!?). Forse per paura di scottarsi tant’è che ultimamente, in merito alla Manifestazione pro-Israele indetta da Giuliano Ferrara ha scritto su Libero: “Con le fiaccolate il rischio è bruciarsi”. Lui questo rischio, per difendere la libertà del giornalismo, non l’ha certo corso. 

2) L’Italia era una democrazia prima del governo Berlusconi, lo è durante e lo sarà dopo (cioè da Aprile 2006, mi auguro J). Su questo non ho dubbi. Il governo Berlusconi non ha chiuso La Repubblica e tutti gli altri giornali che criticavano il suo operato, è evidente, anche perché sarebbe stata un’impresa improba. Sia per il presidio democratico interno (pur sempre circa la metà degli italiani politicamente gli si oppone), sia per l’ambiente democratico esterno in cui l’Italia è inserita (l’Unione Europea, il blocco occidentale democratico e liberale).  E’ anche vero però che tutto ciò che era nelle possibilità politiche (legislative) ed economiche di questo governo per contrastare il dissenso laddove esso poteva essere più pericoloso, è stato, a mio avviso, fatto. La carta stampata è sicuramente libera, nel senso che in sessant’anni di democrazia, si sono sviluppate voci e luoghi di libera espressione. Solo un regime autoritario modello sudamerica anni ’70 poteva di colpo arrestare questa molteplicità di forme e non era quindi pensabile che ciò avvenisse e per fortuna ciò non è avvenuto. Ma questo di per sé non dimostra nulla. E’ chiaro a tutti che i lettori dei giornali, soprattutto di quelli più agguerriti e dissenzienti, sono un’esigua elite. Il grosso del popolo elettore segue quel mezzo, più semplice e comodo da gestire, che si chiama TV. Il target per il potere è la massa non sono certo le esclusive elites. In TV tutto ciò che questo potere poteva fare per eliminare o diluire il dissenso, secondo me rpeto, l’ha fatto. Una delle obiezioni tipiche in difesa delle TV di Berlusconi è dire che in esse c’è massima libertà di espressione e che lì la satira nei suoi confronti è sempre stata ammessa. Ora se vogliamo essere onesti, possiamo definire satira antiberlusconiana quella, simpaticissima per carità, di “Striscia la Notizia”? Dove si gioca certo molto sul “cavaliere mascarato”, dove si fanno continui apprezzamenti sui cuscini e sulle zeppe per alterarne la statura o si ironizza sui suoi capelli di bel nuovo trapiantati, e così via. Questa, me lo conceda, è una satira da “giullare del Re”. Che fa ridere, concede un momento di rivalsa a milioni di persone di altezza e di capigliatura media, ma nulla più. La satira vera, quella che fa nomi e cognomi, quella che denuncia, la satira per intenderci che farebbero Luttazzi o sua figlia Sabina, ahimè, non esiste più sulla TV nell’Italia del 2005.  I cittadini, se vogliono, se la scaricano da Internet o si comprano i DVD. Lo spettacolo 2005 di Beppe Grillo è stato ripreso dalla TV svizzera, non dalla RAI o dalle Reti Mediaset… Sul Carlino l’altro giorno ho letto, come affermata da lei, questa frase: “Viva Zapatero l’ho visto e rivisto. E’ un bel film, anche se è di parte. Ma Sabina ha ragione, Sabina è stata censurata”. Mi dispiace ma credo sia proprio così. La penso come lei. Mi sembra addirittura poi che, in vista di una campagna elettorale all’ultimo sangue, ora non più solo contro lo schieramento di sinistra ma forse anche intestina, si siano predisposti interventi per sopire, diluire, quel soffuso “dissenso” (parola troppo grossa ma non sono riuscito a trovarne di più blande) che veniva impersonato per esempio da giornalisti come Enrico Mentana. Il TG5 di quest’ultimo, forse, anzi sicuramente, meno schierato del TG1 di Clemente J. Mimun è stato recentemente messo sotto la direzione più tranquilla di Carlo Rossella… Ecco perché mi sento di dire che la libertà di stampa in Italia esiste, ma il potere attuale circa la TV, non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione che vi passa. Questo è ciò che penso e questa è credo la denuncia che emerge di fatto dalla classifica della tanto vituperata Freedom House.

Le faccio infine un ultimo appello Senatore, che va proprio nella direzione di smentire, se possibile, questa da noi avvertita presenza invasiva e controllo del potere sulla televisione.

 

 

Senatore, si faccia portavoce della mia richiesta, che ad oggi non è stata ancora raccolta dai vari Vespa, Mentana, Vito, di rettificare in televisione quella storiella (risultata falsa), oggetto di questo nostro carteggio. Lo faccia magari lei a Porta a Porta, con l’onestà che le riconosciamo, esprimendo tutto il suo pensiero sull’affidabilità di Freedom House, tutti i suoi dubbi, ma rimettendo a posto quel piccolo tassello che noi, ancora oggi, continuiamo a interpretare come un tentativo maldestro del potere di stravolgere la realtà.

Lo faccia, almeno lei Senatore, e sapremo che tra i nostri avversari politici ci sono anche veri liberali, e sapremo che i blog possono non solo monitorare e “influenzare” la carta stampata, ma possono fare questo anche con la televisione.

Grazie e viva i Blog!!

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 04/12/2005 15:41 | Permalink | commenti (6)
categoria:blog, il caso freedom house, guzzanti paolo, panebianco angelo, beha oliviero
venerdì, 02 dicembre 2005

Tu Quoque...

 

Il Prof. Angelo Panebianco ci ha gentilmente e tempestivamente risposto. Pubblichiamo in fondo la sua cortese e motivata argomentazione.  

 

In attesa (probabilmente vana) che i vari Mentana, Vespa e Vito si degnino di rispondere ad un semplice cittadino e in attesa di ricevere da Freedom House qualche nuova (o vecchia) che dirima una volta per tutte la stucchevole situazione venutasi a creare, ci siamo dilettati (grazie Dicke) a spulciare i giornali che da un mese a questa parte hanno trattato l’argomento. Se ne scoprono veramente di belle. Anche il mitico Corrierone, nella persona di Angelo Panebianco suo editorialista di punta, sembrò bersi la bufala “Partly Free = Jannuzzi”. Non sappiamo, glielo chiederemo, se nel frattempo abbiano provveduto a rettificare lo spiacevole scivolone, per intanto riportiamo l’esilarante pezzo…

 

 

 

Il paradosso delle classifiche? Jannuzzi

(di Angelo Panebianco, Corriere della Sera Magazine 3 novembre 2005)

 

 

 

 

Gentile dott. Paradisi, Freedom House pubblica un serissimo rapporto sullo stato delle libertà nel mondo che io guardo ogni anno. Questo rapporto divide i Paesi in liberi, semi liberi e non liberi. Nel rapporto 2004 (relativo al 2003) come in tutti i precedenti l''Italia è naturalmente collocata fra i Paesi liberi. Come viene costruita questa classifica? Mediante un indice sintetico che aggrega una pluralità di indicatori (una quindicina). Conoscendo questo rapporto rimasi molto sorpreso quando venne sparata la notizia secondo cui l'Italia sarebbe, quanto a libertà di stampa, un Paese semi-libero al pari della Mongolia . Per questo presi per buone le tesi del Giornale sul caso Jannuzzi. Pensai che, eccezionalmente, uno di quei quindici indicatori di cui si compone l'indice sintetico avesse dato un risultato negativo senza peraltro compromettere il più generale giudizio positivo sulle libertà in Italia. Solo dopo avere scritto l'articolo ho capito che il riferimento non era al rapporto di Freedom House di cui ho detto sopra ma a una pubblicazione speciale di Freedom House , anch'essa annuale, che personalmente non conoscevo, specificamente riferita alla libertà di stampa. In questa pubblicazione effettivamente l'Italia risulta al 77 posto e dunque lei ha ragione e io ho avuto torto a fidarmi di quanto aveva scritto Il Giornale . Tuttavia le faccio notare quanto segue: 1) c'è una evidente incongruenza fra l'assegnazione all'Italia di un punteggio pieno che la colloca fra i Paesi liberi nel rapporto sulle libertà (in generale) e questo settantasettesimo posto nel rapporto speciale della stessa Freedom House sulla libertà di stampa; 2) se lei legge attentamente le cose che vengono scritte sull'Italia, sui suoi giornali, televisioni, eccetera, non si capisce da dove derivi quel settantasettesimo posto. Ossia, c'è un evidente scollamento fra il giudizio verbalmente espresso sull'Italia e il giudizio implicito nella collocazione in quel punto della classifica. Mentre la serietà del rapporto generale (sulle libertà) è indubbia mi permetto invece di avanzare qualche dubbio sul modo in cui viene valutato, in questo rapporto speciale, lo stato della libertà di stampa. Dunque, formalmente lei ha ragione e io ho torto e mi scuso. Però l'Italia resta un Paese libero (come Freedom House attesta) e ribadisco che sparare classifiche in televisione senza la presenza di esperti imparziali che possano commentarle e presentarle correttamente agli spettatori è, nel migliore dei casi, una stupidaggine e nel peggiore un delitto. I miei migliori saluti. Angelo Panebianco 

 

“Allarme libertà di stampa (rapporto Freedom House) usato contro Berlusconi. Ma uno dei giornalisti arrestati è il senatore di Forza Italia”

 

 

 

Nella trasmissione di Adriano Celentano è stata citata una pubblicazione che colloca l’Italia, sotto il profilo della libertà di stampa, nella infamante condizione di paese “semi-libero”, insieme a Stati come il Ghana e la Mongolia. “Sparando” questo incredibile dato la trasmissione ha voluto intendere che la causa sarebbe lo strapotere del presidente del Consiglio nell’informazione. La pubblicazione in questione, di Freedom House, è un periodico rapporto, piuttosto serio (bontà sua, ndr), sullo stato delle libertà nel mondo. Il rapporto distingue fra “Paesi liberi”, “Paesi semi.liberi” e “Paesi non liberi” e ci aiuta a capire, anno dopo anno, la direzione di marcia, sotto il profilo dell’ampliamento o del restringimento delle libertà, di tutti gli Stati. Ma davvero siamo, quanto a libertà di stampa, nelle condizioni del Ghana o della Mongolia? Quando si va a guardare le ragioni per cui l’Italia è stata collocata nella categoria dei “Paesi semi-liberi” si scopre che la causa principale (causa principale!?, ndr) non è Berlusconi (anche se il rapporto, giustamente, mostra preoccupazione per il ruolo del premier nell’informazione). La causa principale (causa principale!?, ndr) è data dal fatto che nell’anno della stesura del rapporto ben due giornalisti vennero arrestati, su ordine della magistratura, per reati commessi nello svolgimento della professione. E l’arresto di giornalisti è correttamente interpretato da Freedom House come un segnale di scarsa libertà di stampa. Senza quegli arresti l’Italia sarebbe rimasta, come nei rapporti precedenti (falso, l’Italia era Partly Free già nel 2003. Jannuzzi e Melilli furono “arrestati” nel 2004, ndr), nella fascia dei “Paesi liberi”. Il paradosso e che uno dei due giornalisti arrestati è Lino Jannuzzi, il quale, oltre che un famoso giornalista, autore, fra l’altro, di polemiche inchieste sulla magistratura (come quella sui “quattro congiurati”, ndr), è anche (o proprio, ndr) Senatore di Forza Italia. Questo episodio si presta a tre considerazioni. La prima è che i rapporti, anche seri (bontà sua, ndr), sullo stato del mondo vanno usati criticamente, con la consapevolezza dei loro limiti (e dei limiti di coloro che dovrebbero leggerli per capirli e scriverne, ndr). La seconda è che la manipolazione dei dati per fini di propaganda è sempre possibile (parole sante, ndr); pertanto, quei dati non dovrebbero mai essere presentati al pubblico senza il commento di esperti di cui sia noto l’attaccamento alla deontologia professionale (!?, ndr). La terza è che qualche problema per la libertà di stampa c’è effettivamente se vengono arrestati dei giornalisti.

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 02/12/2005 14:53 | Permalink | commenti (6)
categoria:il caso freedom house, panebianco angelo
mercoledì, 30 novembre 2005

Onorevole Vito, mi permetto di scriverLe

Gent.le Onorevole Elio Vito

 

Mi permetto di scriverLe per tornare su un argomento di cui mi sto occupando e sul quale, ormai oltre un mese fa, Lei intervenne pubblicamente. Sto parlando del caso Freedom House e della classifica da essi stilata sulla Libertà d’Informazione, che vede l’Italia tristemente relegata praticamente all’ultimo posto tra le nazioni “occidentali” ed etichettata con lo status “Partly Free”. Questa classifica, estratta dal rapporto annuale che quell’organizzazione americana aveva pubblicato nell’aprile scorso, venne resa nota al pubblico televisivo durante l’ormai famosa prima puntata di RockPolitik. In quella trasmissione si faceva esplicitamente capire che il motivo di quella umiliante posizione fosse principalmente, per semplificare, la concentrazione di potere in mano all’attuale Presidente del Consiglio. Immediatamente nei giorni successivi, giornali filogovernativi (magari di proprietà del suddetto Premier o della sua famiglia), pubblicarono una serie di articoli in cui si dimostrava che in realtà quella posizione dipendeva da uno spiacevole episodio di giustizia occorso al giornalista e senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. Se ciò era vero si poteva parlare addirittura di un paradosso grottesco, ovvero “la condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi era costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana”. E infatti qualcuno ne scrisse, esattamente in questi termini, e cioè Bruno Vespa. In realtà, e qui vengo al punto, questa interpretazione, risultata poi assolutamente falsa, venne non solo riportata su certi giornali, ma venne anche declamata ed adeguatamente enfatizzata in televisione. E ciò in almeno un paio di programmi: “Matrix” il 24 ottobre, e “Porta a Porta”. In puntate diciamo così “riparatorie”. In particolare Lei intervenne nella trasmissione di Bruno Vespa a sostenere quella tesi il 27 ottobre. Lei certo sa che Freedom House ha dovuto poi emettere una Nota Ufficiale, il 21 novembre, per sgombrare definitivamente il terreno da equivoci o cattive interpretazioni e ribadire che la vera motivazione della posizione italiana non era il certamente il caso Jannuzzi. Lo stesso Paolo Guzzanti, vice direttore de Il Giornale, che aveva utilizzato quell’argomento in almeno un paio di suoi pezzi, il 18 novembre scorso ha pubblicato un articolo che rettifica i precedenti, prendendo atto della verità ormai assodata. Purtroppo quello che non mi risulta sia ancora avvenuto è una pubblica smentita televisiva fatta dalle stesse persone che avevano riportato la notizia, negli stessi luoghi e alle stesse platee. Le chiedo pertanto, confidando nella sua onestà intellettuale e nel suo spirito liberale, di fare tutto ciò che è in suo potere per riparare l’increscioso disguido. Lei sicuramente avrà modo di chiedere al Dott. Vespa di poter intervenire in una prossima puntata di Porta a Porta e consentirle così di ristabilire la corretta informazione e verità. E’ un dovere, credo, di fronte ai cittadini che hanno il diritto di credere ai loro rappresentanti, che possono certo sbagliare, magari perché male informati, ma che poi onestamente sono disponibili ad ammettere l’eventuale errore o leggerezza commessi. Ci conto veramente. Cordialmente

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/11/2005 09:55 | Permalink | commenti (12)
categoria:il caso freedom house, vito elio
martedì, 29 novembre 2005

Lettera aperta a Mentana e Vespa

Gent.le Dott. Mentana

Nella puntata di Matrix del 24 Ottobre è stato enfatizzato come “il declassamento dell'Italia al 77° posto per libertà di espressione nella famosa classifica redatta da Freedom House, fosse da attribuire alla condanna di Lino Jannuzzi per diffamazione”.  Il Giornale due giorni dopo le dava il merito di questo approfondimento scrivendo: “Tra i segnali di risveglio giornalistico, un servizio (quello di Matrix, ndr) in cui si cercava di capire da dove venisse fuori la famosa classifica su scala mondiale della libertà d'espressione compilata dall'associazione «Freedom House» ed evocata con superficiale enfasi in Rockpolitik, in che modo fossero stati stabiliti i suoi criteri di formulazione e a quali anni si riferissero. Un servizio che qualsiasi programma giornalistico o tiggì avrebbe dovuto preparare tempestivamente se non troppo impegnato a correre dietro alle vicissitudini sentimentali di Al Bano”.  (Il Giornale. La Redazione, 26-10-2005). Peccato che quell’interpretazione ripresa anche da molti altri giornali fosse del tutto falsa. Lo stesso Paolo Guzzanti che aveva utilizzato questo argomento in diversi suoi articoli su Il Giornale e su Panorama, ha dovuto ammettere l’errore (Il Giornale, 18/11/05), mentre Freedom House il 21 novembre ha anche emesso un comunicato in cui ha precisato ulteriormente come stanno le cose.