giovedì, 05 gennaio 2006

Giornali e televisioni oscurate...

Natale è passato. Son passati Babbi Natale e renne volanti, anche se il Vescovo di Como Maggiolini si è premunito di ricordare ai nostri bimbi che Babbo Natale non esiste.

Non esiste proprio per niente, anche se, pare, esso non tratti con musulmani, hindu, buddisti ed ebrei… ma solo con i bambini cristiani… Eppure, non esiste lo stesso! E basta!.

Son finiti i cenoni e, dicono, ormai anche il caviale… resta solo forse qualche piccolo regalo da spacchettare sotto l’albero. Sempre che lo lascino portare alla vecchia e povera Befana… (anche lei, credo, non esista…).

Il tempo dunque è passato… ma nel nostro povero paese certe consuetudini sono immutabili.

Il nostro amico Paolo Guzzanti impegnatissimo com’è nella sua lotta quotidiana al komunismo e a tutti coloro i quali possono mettere in discussione la rielezione del Sig. Silvio Berlusconi, scrive su Panorama che dal dossier Mitrokhin (della cui Commissione Parlamentare è presidente), stanno emergendo responsabilità clamorose (ovviamente a carico della sinistra tutta e di Romano Prodi in particolare). Guzzanti parla espressamente di stampa occultista e occultatrice  e di “fatti acclarati e pubblici, anche se oscurati da giornali e televisioni”. A sentire lui parrebbe proprio di trovarsi in un paese, dal punto di vista della libertà di stampa, Partly Free, come disse qualcuno…

La cosa in qualche modo è buffa. Lo schieramento al governo, di cui peraltro il senatore stesso fa parte, ha una maggioranza parlamentare schiacciante, 2 reti televisive pubbliche su 3 sono sotto il “controllo” di detta maggioranza, il Primo Ministro (in inglese si direbbe così) è anche il proprietario dei tre maggiori canali privati, possiede la più grande casa editrice italiana e una miriade di quotidiani, periodici e riviste. Malgrado ciò l’informazione pare essere totalmente in mano alla sinistra che decide come e quando vuole di oscurare e occultare la “verità”.

La prossima volta che contatterò i funzionari della Freedom House, proverò a chieder loro se è questo il vero motivo per cui l’Italia si trova in classifica a pari merito con Bolivia e Mongolia, subito dopo Timor est e Capo Verde, appena prima di Senegal e Tonga… Adesso si spiega tutto: la colpa è dei comunisti!

Il senatore Guzzanti ci aveva promesso, proprio in questo blog, che avrebbe fatto passare un brutto quarto d’ora a Freedom House. Giusto per non lasciare le cose a metà, gli chiederemo se ha dato corso alle azioni legali che aveva ventilato e quali “feroci firms americane” ha contattato.

Nel frattempo Freedom House ha aggiornato (anche graficamente) il proprio sito ed ora ci sono sezioni molto dettagliate in cui vengono spiegate le metodologie ed i criteri adottati nella stesura dei report. Uno spazio considerevole è riservato anche ai profili dei funzionari responsabili.

Qualche settimana fa la Signora Karlekar mi tornava a scrivere: “Dear Gabriele: I think there may be some confusion about how our reports are produced. For each country, there is an analyst who writes the report and submits a draft score (using the set of 23 methodology questions). These scores are then discussed at a ratings review meeting where FH staff and other experts in regional media and press freedom issues are present, and the report itself is edited by FH staff, led by me. Our researcher for is based in New York but did a PhD on Italian politics and follows the situation in closely; he also speaks Italian. He uses a variety of sources in compiling his report, including a number of Italian newspapers and the reports of other press freedom and policy organizations. Best, Karin”.

Per concludere resta il rammarico di non aver visto in TV una rettifica alle fandonie declamate nell’ottobre scorso dai vari Vespa (non pervenuto), Mentana (non pervenuto), Vito (non pervenuto).

L’Onorevole Paolo Gentiloni, Presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Rai, da noi contattato in proposito, ci ha risposto in maniera piuttosto sintetica e sibillina: “Caro Paradisi, Lei ha ragione ma mi è impossibile sostituirmi alla deontologia di Vespa o altri. Cordiali saluti”.

Un amico mi ha detto che questa risposta sembra “quella di un passante distratto, che risponde e commenta come se la cosa lo riguardasse molto alla lontana…”.

Credo purtroppo che sia proprio così... Guardando sia da destra, sia da sinistra, lo stato dell’informazione oggi in Italia, ahimè, è proprio desolante…

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/01/2006 15:43 | Permalink | commenti (3)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
venerdì, 09 dicembre 2005

Caro Guzzanti

1)      Prendo atto della sua non abitudinaria frequentazione dei palcoscenici televisivi, sapendo però che comunque, quando ciò succederà, lei farà pubblicamente una invettiva su Freedom House (ci fa sapere se nel frattempo ha dato corso alle azioni che ci aveva preannunciato al riguardo?), esponendo le sue legittime opinioni, ma sottolineando anche che quell’affermazione a suo tempo fatta da lei e da altri su Jannuzzi e sulla relativa posizione dell’Italia nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo era assolutamente imprecisa. Mi scusi l’insistenza su questo punto. Non si tratta di una questione di lana caprina né di una sterile questione di principio. Il pubblico televisivo che assistette alle trasmissioni più volte citate di Mentana e di Vespa, sentì quell’unica “verità” (non disquisizioni sull’affidabilità o la serietà di Feedom House), e quell’affermazione era totalmente priva di fondamento. E’ un dovere verso i cittadini. Se Freedom House è una bufala, lo era anche quella notizia enfatizzata dai giornali e da alcuni giornalisti di centro destra.

2)      Attualmente la Tv è troppo importante nella formazione della pubblica opinione perché chiunque, il “potere” in primis (ennesima semplificazione: i grandi interessi), non cerchi di utilizzarla ai suoi fini e se possibile, controllarla. In Italia e nel mondo. L’insistenza, dopo timidi tentativi formali di “disimpegno” pro “alleati”, con cui Berlusconi continua a voler modificare la legge sulla par-condicio, la dice lunga. In merito le faccio una domanda: ma se alle piccole formazioni si fosse dato, come vuole Berlusconi, uno spazio irrisorio rispetto alle grandi, nel 1994, come avrebbe fatto, senza l’impegno economico e la proprietà di reti, il neonato movimento di Forza Italia a diventare in tre mesi tre il partito del Presidente del Consiglio? Nel 1994 l’attuale par-condicio sarebbe stata considerata quindi, mi par di capire, una buona legge? D’altra parte siamo abituati a vertiginose piroette o cambi di direzione… penso al maggioritario buttato alle ortiche per ridurre i danni della presunta sconfitta elettorale…

3)     La storia della Tv in Italia, l’applicazione rigorosa del manuale Cancelli (che quando non si utilizza pare dimostrato scientificamente si generino guai e squilibri insanabili), la spartizione del potere o delle spoglie del nostro martoriato paese è nota a tutti. Non significa che io la condivida. Anzi. 

4)     La sua defenestrazione dalla RAI mi dispiace sia avvenuta, non ne potevo conoscere i motivi, ora conosco quelli che lei ci ha raccontato. La mia risposta è semplicemente quella già data nel punto precedente. Questa configurazione e strutturazione della TV pubblica non mi piace, sia che comandi la destra, sia che comandi la sinistra. Oltre alle TV pubbliche (che vorrei assolutamente mantenere pubbliche, svincolate cioè da interessi commerciali per risultare un vero servizio ai cittadini), purtroppo vedo, che esiste anche una TV privata (ben 3 canali) di proprietà di una persona che ha funzioni pubbliche importantissime e questo, checché lei continui a sostenere è un’anomalia per qualsiasi democrazia liberale. Paolo Sylos Labini, appena scomparso, nel 2001 scriveva “Siamo ancora un paese anormale. Tre reti televisive nazionali ufficiali, più due ufficiose, più due giornali, più due case editrici del peso della Mondadori e della Einaudi e vasti organismi pubblicitari, danno a chi li controlla, cioè a Berlusconi, un potere enorme di condizionamento dell’opinione pubblica” (Un paese a civiltà limitata). Non credo che Sylos Labini, benché scrivesse su La Repubblica, possa definirsi un comunista. Come non erano comunisti Montanelli, Biagi e tanti altri rispettabili liberali. 

5)     Sull’editto di Sofia ho poco da aggiungere. Mi piacerebbe, sto provandoci, a ricevere delle repliche dalle persone citate e da lei accusate. Mi permetto solo di fare un’osservazione che condivido col nostro amico Michele Diodati. E’ possibile che Luttazzi e Santoro abbiano con le loro interviste gettato ombre in piena campagna elettorale su uno dei contendenti, ma quel contendente – Berlusconi – era pesantemente "ombreggiato" di suo da gravissime accuse di reato. E' non solo lecito, ma doveroso in una democrazia liberale, mettere a nudo le magagne dei candidati affinché i cittadini sappiano chi vanno a votare. Il problema nasce soltanto dal fatto che il candidato era pieno di ombre, non da un comportamento scorretto dell'informazione. Era il candidato che non avrebbe dovuto presentarsi. Di Pietro, per esempio, si dimise da ministro pur di risolvere prima le sue grane legali a Brescia e solo dopo, pulito, non prescritto o “attenuato genericamente” si è rimesso a far politica. Questo è un comportamento serio, democratico e liberale, non quello di chi pretende che il paese gli creda sulla fiducia. Alcuni sono disposti a farlo, altri no. 

6)     Può darsi che Berlusconi, essendo una persona estremamente intelligente ed opportunista, abbia intercettato il sentimento di milioni di italiani che si sentivano orfani politicamente. Anzi è sicuro. Egli ha indubbiamente colmato uno spazio a destra, lasciato inopinatamente sguarnito dalla fine della DC, e a lui va ascritto anche il merito di aver tirato fuori dalle “fogne” (era così che si diceva) il Movimento Sociale Italiano, permettendo alle sue componenti migliori di poter sviluppare un percorso veramente democratico. Detto questo mi sembra che ci siano una serie di “nei” irrisolti e che, a mio avviso, rendono ancora oggi questa destra italiana, non assimilabile alle grandi destre europee. Li cito in fretta. Forse ci torneremo: 

a.      Il palese conflitto d’interessi che riguarda il leader di questo schieramento;

b.      La presenza nello schieramento (a soli fini elettorali, penso) di un partito che è stato deliberatamente anche secessionista; un partito dichiaratamente xenofobo come la Lega Nord ;

c.      La mancanza (sempre a fini elettorali, penso) di una barriera politica alle formazioni di estrema destra (che dichiaratamente s’ispirano a ideali fascisti e nazisti).

postato da: GabrielParadisi alle ore 09/12/2005 11:54 | Permalink | commenti
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
mercoledì, 07 dicembre 2005

Questo è parlar chiaro!

Caro Paradisi,
In fretta e furia prima di correre al Senato, andrò dritto ai punti.


1 – Io non sono mai invitato in tv, salvo una notte da Vespa perché c’era mia figlia, e una volta alla “Nessuno tv”. Ma se mi capiterà certamente solleverò il caso infamante di una agenzia che si chiama Freedom House che agisce in modo inaccurato e incomprensibile, fornendo dati falsi sull’Italia, e anche contraddittori. Se lei pensa che il caso FH sia quello degli errori compiuti dai giornalisti del Giornale per cercare di capire e persino giustificare le follie dell’agenzia, si sbaglia. Il punto è: FH è sotto accusa, non i giornalisti italiani sono sotto accusa. I motivi del loro errore li ho già elencati tante volte, ma ricordo: l’esistenza in vita in Italia di giornali che vivono delle provvidenze della Presidenza del Consiglio, chiunque sia il presidente Berlusconi compreso, grazie alle quali vivono Manifesto, Foglio, Liberazione e tanti altri giornali e riviste che in America dovrebbero chiudere i battenti all’istante per assenza di mercato.


2 – Il potere mediatico, non il potere in sé, che non significa niente, è delle televisioni di tutto il mondo e delle loro manipolazioni fra le quali manipolazioni splendono per vergogna quelle della Bbc e dei suoi scandali, della Cnn e delle sue forzature, e così via.


3 – Se ricordo che la Tv italiana è stata della Dc con Bernabei, e poi condivisa formalmente con i primi socialisti del primo centro sinistra (reteDue che si chiamava Secondo Canale) e poi con il Pci che aveva il divieto di entrare al governo, ma riceveva in cambio il compenso della presidenza della Camera (prima Ingrao, poi Jotti), di molte commissioni fra cui quelle sui servizi (Pecchioli) e appunto una rete Raio rimastagli in eredità perenne in violazione di ogni regola e in totale conflitto di interessi,  c’è poco da “condividere”: non sono opinioni, è storia e non è controversa.


4 – Io non voglio “far creder” niente a nessuno. Ma a questo proposito, caro Paradisi, le segnalo un cambiamento di tono della sua lettera che da quasi oggettiva, come è di solito, diventa retorica: lei crede davvero che.... Le vuol davvero farci credere che... Suvvia, davvero pensa che etc. E’ una scelta, ma non porta da nessuna parte. Io sto ai fatti: FH è una bufala, questo è un fatto. RaiTre è delle sinistre ed è un fatto e spiego subito che la parola”sinistre” va intesa come: quella coalizione in cui si trovano i successori del Pci che aveva ricevuto il controllo della terza rete con Guglielmi direttore di rete e Curzi direttore del Tg3. Io ho lavorato a lungo con Guglielmi a RaiTre finché ero considerato di sinistra. E buttato subito fuori dopo.


5 – In Rai, per legge e grazie all’esistenza di una trasparente Commissione Parlamentare di Indirizzo e Vigilanza sulla Rai che non ha l’uguale per democrazia e potere di controllo in alcuna altra democrazia, e che è sempre presieduta da un membro dell’opposizione (poi, noi feroci e liberticidi berlusconiani, per farci meglio del male abbiamo dato anche la presidenza della Rai a un membro dell’opposizione sicché controllore e controllato sono presieduti dall’opposizione con un discreto conflitto di interessi) e che decide.
La Commissione ha una maggioranza politica che rispecchia la maggioranza del Parlamento che è quello votato dal popolo sovrano.
Dunque in tempi di centro destra la maggioranza della Vigilanza è di centro destra (presieduta da uno di sinistra) e quando il parlamento è di sinistra la maggioranza della Commissione è di sinistra.
Quindi non è che Berlusconi comanda sulla Rai, è che la maggioranza rappresentante della maggioranza degli elettori fornisce alla Rai le linee guida. Per esempio: io ho sempre lavorato per la Rai come collaboratore esterno fino al 1996 quando feci il mio ultimo programma “Bar Condicio” alla vigilia delle elezioni vinte da Prodi in termini parlamentari benché la maggioranza degli elettori avesse dato anche nel 1996 il voto popolare al centro destra.
E non appena salì la sinistra al potere io e tutti quelli non allineati con le sinistre (non ero di Forza Italia e lavoravo alla Stampa) furono all’istante buttati fuori dalla Rai che seguitò a pagarmi per tre anni senza farmi lavorare. Per questo nessuno andò a Sofia a fare editti. Bastò non rispondermi più al telefono.


6 – Editto di Sofia. Berlusconi avrebbe fatto meglio ad essere meno leale e più viscido, come i suoi predecessori di sinistra che fecero le loro epurazioni radicali e silenziose.
Ma: Biagi fu colpevole di aver deliberatamente violato le regole ospitando in campagna elettorale Benigni il quale fece un divertente comizio contro l’Opposizione (soltanto nella Germania di Hitler la propaganda di Stato attacca con la sua satira l’opposizione e non chi sta al potere, e questo accadde fino al 2001, e prima e dopo e sempre). Doveva essere licenziato in tronco punto e basta, e portato in tribunale a rispondere dei reati commessi.
Daniele Luttazzi fu colpevole, approfittando del programma Satyricon, di aver ospitato in campagna elettorale e in violazione di tutte le norme e anche della legge sulla propaganda elettorale, il giornalista squadrista (e peraltro di estrema destra) Travaglio il quale fu invitato a leggere pagine di un libro in cui con il copia e incolla aveva messo insieme non già le sentenze contro Berlusconi, ma tutte le accuse per le quali Berlusconi NON è stato condannato, e mancava soltanto la pedofilia.
Luttazzi era pagato dal servizio pubblico per farci ridere, magari mangiando merda, ma facendoci ridere. Nessuno lo aveva autorizzato a tenere o far tenere un comizio senza contraddittorio.
Licenziato in tronco (nei miei sogni di liberale legalitario) e chiamato a pagare i danni.
Santoro: ho partecipato a una dozzina delle sue trasmissioni e, da giornalista che vive anche a New York, a Parigi e a Londra, devo dire che non esiste nel mondo occidentale a me noto nulla che possa somigliare, per faziosità preventiva, per arredo scenico intimidatorio in cui la verità di Santoro è già espressa e sostenuta da falsificazioni che io personalmente, in diretta e presente, gli ho contestato quando ero lì, e doveva essere buttato fuori per assenza di giornalismo con le sue regole. Altro che editto di Sofia! Mi indichi, caro Paradisi, un solo program ma americano, inglese, canadese, australiano, francese, tedesco, belga, austriaco e qui mi fermo ma può andare avanti senza di me, in cui sia possibile fare quel che ha fatto Santoro calpestando sempre tutte le regole del giornalismo e violando il check and balance che deve sempre almeno simulare l’obiettività.


7 – Secondo me gli sciocchi credono che Berlusconi abbia vinto ipnotizzando la gente dal tubo catodico, e gli intelligenti sanno che Berlusconi ha creato (se vogliamo usare questo linguaggio) il prodotto atteso dagli italiani come me: un partito liberale che avesse la parola libertà nel nome, dove non ci fossero comunisti comunque mascherati, ma semmai tutti gli ex comunista fuggiti, i socialisti sottoposti a pogrom politico dai comunisti, come me, i radicali di allora (e parecchi di oggi) i cattolici non cattocomunisti, i liberali, i repubblicani, la gente comune e gli ex fascisti pentiti di essere stati fascisti, delitto che, diversamente dal comunismo che è vivo e vegeto e tiene gli attori di satira in galera a Cuba e manda chi vuol fuggire al paradon, il muro del plotone, si estinse sessanta anni fa, e fare un grande fronte che impedisse alla coalizione guidata dai comunisti di massacrare la memoria degli italiani, che è stata manipolata proprio dalla loro televisione.
Amico mio, piantiamola con queste sciocchezze: Rete Quattro oltre ad Emilio Fede e alle sue previsioni del tempo berlusconiane, manda in onda film , Canale 5 è l’ammiraglia dell’antiberlusconismo dove Mentana non ha mai voluto far sapere a lei che esiste in Italia un ramo del Parlamento repubblicano che si chiama Commissione Mitrokhin, in violazione delle leggi e delle norme del giornalismo, così come hanno fatto tutti i giornali di potere (Republica Stampa e Corriere, con briciole di eccezioni di quest’ultimo). Su Italia Uno ci sono i migliori comici di sinistra, e c’è stata anche la Dandini ed è un laboratorio non di sfottò, ma di politica-. Sfottò è quello del Bagaglino, altra roba.
Berlusconi usò i quadri di Publitalia per varare la struttura di partito, ed erano quadri che aveva fabbricato lui, non quelli di Mediaset come erroneamente scrive lei, ma il motivo per cui vinse nel 1994, nel 1996 (come già detto) e nel 2001 e può tornare a vincere fra quattro mesi, sta nel fatto che gli italiani hanno trovato nel suo prodotto politico quel che cercavano.
Non cada anche lei in questo stucchevole errore, che Togliatti non avrebbe mai fatto, di considerare gli italiani cretini e ipnotizzati se votano a destra e mostri di intelligenza e probità se votano a sinistra.
Non vede da solo che è una volgarità, prima che una falsità?
Sì, la gente libera esiste anche fuori di Forza Italia e non ho mai detto il contrario.
Ma la libertà non va declamata, va usata.
E va usata discriminando il vero dal falso, il facile dal difficile, gli slogan dalla realtà.
Altrimenti essere liberi è soltanto un’espressione linguistica.
Sul resto le scriverò quando potrò. Ma devo portare mia figlia a scuola e poi andare in aula dove le sinistre fingono di essere assenti per far mancare il numero legale, cosa che Violante, quando diventò presidente della Camera, immediatamente impedì con un colpo di regolamento che in quel caso giocava a favore della sua parte politica.
Mi faccia sapere, grazie delle sue lettere e mi faccia avere per cortesia gli sviluppi sul suo interessante blog.


Un caro saluto da
Paolo Guzzanti

lunedì, 05 dicembre 2005

Piantiamola col martirio e le verità dimezzate

 

Caro Senatore

Mi permetto, malgrado il gentile suggerimento di Giusy, di risponderLe (ho ancora argomenti), ma soprattutto mi permetto di ribadire l’appello, che sono sicuro Lei raccoglierà, di un suo pubblico intervento televisivo sulla questione Freedom House. Dopo tutto, in questo blog, in questo momento, il tema centrale è ancora quello.

Ho letto solo adesso il suo lungo e articolato commento su cui eventualmente interverrò in un secondo momento.

Per quanto riguarda le sue affermazioni di ieri sarò breve.

1) Lei ammette che il potere è della televisione. Condivido. In futuro sarà diverso ma per ora è così. Quindi ci erudisce sul fatto che per cinquant’anni la TV è stata in mano alla DC e in parte al PCI. Tutte cose note e condivisibili. Ma veniamo ad oggi. Lei vuole veramente convincerci che Berlusconi non stia esercitando alcun controllo sulla televisione? Vuole farci credere che da undici anni a questa parte, da quando cioè scese in campo, non l’ha mai fatto? Nemmeno come la vecchia indimenticata e rimpianta DC? Suvvia Senatore, scusi ma dove crede che noi si viva? Già l’amico Michele ha ricordato che in meno di tre mesi a cavallo tra 1993 e 1994, grazie alle TV e alla dirigenza pressoché al completo trasferitasi da Publitalia e Mediaset al “partito”, Silvio Berlusconi si trasformò da  tycoon a Presidente del Consiglio. Tre mesi tre! Senza le TV di proprietà e lo spiegamento di forze economiche e mezzi pubblicitari sarebbe stato impossibile. Ne convenga. Noi, lo sa, siamo abbastanza critici con Berlusconi, ma non possiamo non ammettere che sia indiscutibilmente un grandissimo uomo d’affari. Un imprenditore che sa benissimo usare tutte le capacità e i mezzi che si ritrova. TV compresa. Su, non scherziamo, un grande affarista come lui non gioca tutte le carte di cui dispone? Perché mai dovrebbe essere così sensibile alla par-condicio se la TV non contasse nulla? Lei poi addirittura afferma che il TG5 è all’opposizione (?! Chi Carlo Rossella?), che Emilio Fede è talmente schierato da risultare buffo (e su questo non ci piove) e che Italia 1 trasmette cabaret antiberlusconiani (anche Mario Giordano?). Mi dispiace ma non me la sento proprio di darle ragione. Le riporto solo alcuni esempi tratti dalla vastissima letteratura in merito…

Si ricorda cosa minacciò Berlusconi a Follini solo qualche mese fa “Marco, continua così e vedrai come ti tratteranno nei prossimi giorni le mie televisioni... " (12 luglio 2005).

“...a Follini non è affatto sfuggito come il Tg5 fra ieri e ieri l'altro abbia parlato dell'"isolamento dell'Udc", dilungandosi per alcuni minuti sulle sorti del suo segretario e ricordando agli spettatori quel "voto dei centristi insieme al centrosinistra sul Cda della Rai" che in futuro "potrebbe ripetersi". Considerato che la media mensile della presenza dell'Udc su tutte e tre le reti Mediaset non ha mai superato i 50 (cinquanta!) secondi, un'attenzione quantomeno sospetta. "Mi è sembrato proprio di vedere attuare l'inizio della minaccia di scatenarmi contro le sue tv, che Silvio aveva pronunciato non più di sette giorni fa" (18 luglio 2005).

Potremmo andare avanti all’infinito… Mi creda, ci vogliono altri argomenti più credibili per convincerci.

2) La gente libera esiste anche al di fuori di Forza Italia, e alcuni, ancora si riconoscono nella sinistra democratica… mi consenta.

3) Sul concetto di verità io sono molto più cauto di lei e del mio amico Michele. Anche quando sono convinto fermamente di una cosa non mi sogno mai di dire che quella è la “verità”. Lo è al più per me, ma sono consapevole che altri possono vederla completamente in modo diverso. Se lei nota, anche in questa semplice disputa che abbiamo ingaggiato, io, lei e qualche altro, abbiamo capito benissimo ed ammesso qual’era la pura e semplice “verità”, ma tal’altri (che hanno letto tutto il nostro carteggio, i documenti, etc…etc..) sono ancora oggi pervicacemente stretti alla prima versione… (mi riferisco al solito tormentone “Partly Free = Jannuzzi”).

S’immagini Lei quelli che hanno visto solo Mentana, Vespa e Vito….

4) So benissimo che il “potere” (ho usato questo termine “infantile” per semplicità) è qualcosa di ben più grande, complesso e informe. Che va al di la dei ristretti ambiti che stiamo trattando. Il potere sono le lobby affaristiche mondiali che gravitano attorno al petrolio e agli armamenti, sono le Banche, sono la massoneria, sono le Chiese…. In una parola sono gli interessi e il denaro. Credo sia grandemente ingenuo pensare che chi detiene questo “potere” non cerchi di controllare l’informazione. L’ha sempre fatto e se lei non ci si è scontrato è perché non ha toccato probabilmente i gangli vitali di quegl’intrecci. Chi detiene posizioni di assoluto privilegio (si ricordi bene, a scapito di miliardi di persone, di moltitudini dolenti), non può non cercare di guidare e tenere sotto controllo l’informazione, che potrebbe in caso contrario aprire gli occhi a tante persone…

Gabriele Paradisi

 

 

Caro Paradisi,

Prima di tutto si metta bene in testa che Woodward e Bernstein esistono se e soltanto se esiste Deep Throat, la Gola Profonda che dall’interno delle istituzioni passa le carte ai giornalisti che poi devono soltanto godersi la gloria. In Italia procure e questure e servizi segreti gareggiano nell’infilare nelle tasche di noi giornalisti le carte che dovrebbero restare segrete, per farsi la guerra e usare i giornalisti avidi di scoop per i loro fini. Lei mi perdonerà se, a 65 anni e con 43 anni di professione sulle spalle, cinque quotidiani nazionali, un settimanale, sette programmi televisivi, sei libri scritti, non riesco più a innamorami a prima vista del potere liberatorio delle nuove tecnologie. Come lei ha giustamente scritto il potere è della televisione e in Italia quel potere è stato interamente gestito dalla Dc (con i suoi antichi alleati prima di Craxi) e dal Pci che ha ricevuto aree di dominio in compenso del fatto che, fino alla caduta dell’Urss, non poteva partecipare al governo soltanto perché gli alleati non intendevano condividere con i suoi dirigenti i segreti militari. Noi laici e cani sciolti, la gente libera che oggi è in forza Italia venendo da mille lidi quasi tutti di sinistra democratica, non abbiamo mai avuto voce in capitolo. Nelle televisioni di Berlusconi accade (come ognun può vedere) che Canale 5 è all’opposizione di Berlusconi e in mano alle sinistre, Rete 4 trasmette film e un tg di parte che non fa ascolto come quello di Italia 1, e quest’ultima rete trasmette cabaret anti berlusconiani.
Quindi, alla faccia di FH, la massa televisiva è dalla parte delle sinistre guidate dal Pci sotto diverse etichette, specialmente in casa Mediaset che pensa a fare soldi e fatturato, perché fa tv commerciale generalista deve contentare tutti i palati. Quanto a trovare ciascuno una “sua verità”, io non sono d’accordo: la verità è una e indivisibile. Può essere più o meno visibile, più o meno raggiunta, ma è sempre una e una sola, senza optional personali.
La teoria del “ciascuno ha una sua verità” è leninista: la verità dei padroni e la verità dei lavoratori, quella del sindacato e quella dei preti, la verità dei contadini e quella degli operai e così via. In questo modo hanno ammazzato la verità, negandone l’esistenza individuale e unica. Nego anche che il “potere” insidi la libertà di stampa: non ho MAI visto né all’Avanti (anni 60 e 70) né a Repubblica 1976-1990, né alla Stampa di Agnelli per me dal 1990 1l 1999, un solo intervento del “potere”. Caro Paradisi, lei sogna: il potere sta nelle grandi massonerie internazionali di cui si parla (forse, ma io non lo so) nelle grandi banche private, dove paga Soros, ma il potere come nelle guerre dei fumetti è una invenzione infantile. Esiste l’arroganza dei governanti eletti democraticamente, questa sì, e talvolta, ma io non l’ho mai incontrata. Ho visto manipolare la verità, negare la verità, assassinare la verità, ma non ho MAI visto il Potere che limita la libera stampa. Né qui né altrove: i giornalisti sognano di poter essere repressi per farne un caso di martirio, anch’io l’ho fatto tanti anni fa, ma io ho fatto rimpastare due governi (il primo Craxi con la storia dell’Achille Lauro) e un governo Andreotti (con l’intervista a Franco Evangelisti A Fra’ che te serve) e ne ho avuto solo gloria. Quindi smettiamo di sognare repressioni che non esistono, fate il vostro mestiere di cercatori di verità e portatela nel carniere come il cane e sbattetela sul tavolo senza, mi perdoni il compitissimo Paradisi, romperci le palle con queste lagne: i blog sono quel che sono, scritture di scrittori che scrivono qui piuttosto che là, sono belli e brutti, buoni e fasulli, come i giornali, come tutto, non hanno in sé altro che i vantaggi dell’Internet, questa meraviglia dell’universo creata dal sistema militare dell’imperialismo americano senza la quale stavamo ancora a leccare i francobolli. Buon lavoro a tutti

Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/12/2005 14:22 | Permalink | commenti (13)
categoria:televisioni, il caso freedom house, guzzanti paolo
domenica, 04 dicembre 2005

Una piccola vittoria...

Abbiamo già ottenuto un grande risultato, anche se i mentitori di Stato non si scuseranno mai pubblicamente in TV.

Il grande risultato è quello di aver coinvolto in una discussione sui blog di cittadini qualunque, come ce ne sono centinaia di migliaia in Italia, personaggi del calibro di Paolo Guzzanti e di Angelo Panebianco.

Il potere dei media tradizionali - in questo caso la carta stampata – si è accorto di Internet e della forza dei blog di fare opinione e di orientare l'opinione pubblica.

Tra i personaggi pubblici ci sono anche Oliviero Beha, che ha scritto sul suo blog dando forza al punto di vista di uno di noi sulla questione Freedom House, e lo stesso Marco Travaglio che si è congratulato per questo lavoro. Altri se ne aggiungeranno sicuramente.

Tutto ciò capita già da tempo negli Stati Uniti, dove colossi dell'informazione come Il New York Times, il Los Angeles Times, il Washington Post sono costantemente sotto il fuoco dei blogger. Tutto ciò che scrivono viene passato ogni giorno al vaglio della rete e all'occorrenza duramente criticato, costringendo spesso i giornalisti della carta stampata a fare pubblica ammenda.

Noi, come sempre, siamo indietro, ma la nostra iniziativa non mancherà di dare i suoi frutti.  Angelo Panebianco, benché talvolta aspramente (e a ragione) criticato da Travaglio, rimane uno dei mostri sacri della critica politica italiana. La sua ammissione di errore, resa pubblica dal blog è un fatto molto significativo.

Sta ad indicare che la rete acquista un'importanza sempre maggiore rispetto ai media tradizionali.

Significa anche che, fra non molto, l'orda dei berluscones cercherà di mettere il bavaglio anche a noi (che faremo tutto quanto è in nostro potere per impedirlo).

Beppe Grillo sostiene che “La verità ormai non passa più attraverso i media convenzionali, ma attraverso la Rete”, e il suo Blog, questi nostri blog ne sono un esempio!

(Dicke, Michele, Gabriele, compagni di viaggio senza volerlo, ma non per caso, in questa piccola avventura)

 

Davvero qui si teme che i berluscones con le forche e le manette vorranno chiudere i blog?

Come se avessero chiuso Repubblica, Stampa, Corriere e tutti gli altri quotidiani?

Siete seri dicendo una fregnaccia degna di Freedom House (casa della libertà) come questa?

Sono stato a pranzo con il nuovo ambasciatore di Francia con altri colleghi e si diceva stravolto e deliziato dalla multiformità perfino eccessiva della stampa italiana, della sua passione per tutti i punti di vista, per la ricchezza delle sue cronache politiche come in Francia neanche se le sognano. Ma vi rendete conto o no che l'Italia, senza dubbio alcuno, è il Paese in cui la stampa gode della posizione di maggior libertà, massimo di deregulation, possibilità di demolire chi vuole con e senza prove, nella più gioiosa e variegata anarchia?

Oppure il rappresentante della Francia anti berlusconiana è stato corrotto e comprato?

Qualcuno spieghi, questa storia della resistenza sui blog alle orde dei berluscones: signor Paradisi, io l'ho sempre presa molto sul serio. Mi deve riconvincere, lo faccia per favore.

Grazie e viva i blog!!
Paolo Guzzanti

Grazie Senatore

Questo suo intervento è la dimostrazione che quanto abbiamo scritto circa la forza dei blog in un momento, magari di umana debolezza, ma di altrettanto umana soddisfazione autocelebrativa, è vero. Il fatto che lei continui a visitarci, a leggerci e a intervenire ne è la testimonianza più evidente e per questo la ringraziamo, riconoscendole inoltre il “coraggio” di confrontarsi a viso aperto senza filtri o protezioni di sorta.

Venendo alle domande che lei ci pone le dico quanto segue:

  1. La Rete moltiplicherà i Woodward e i Bernstein. Parallelamente si moltiplicheranno, temo, da parte dei centri di potere (politici ed economici) i tentativi di farli tacere;
  2. La libertà di stampa in Italia esiste ma il potere attuale, circa la TV (attualmente media per eccellenza nell’influenzare la pubblica opinione), non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione ivi trasmessa.

1) Il potere, qualunque potere, ha sempre cercato di contrastare il dissenso. Anche nelle democrazie ciò è avvenuto, e talvolta con sistemi spesso al limite della legalità o addirittura al di fuori di essa. Certe storie impresentabili dei servizi segreti; le deviazioni; i depistaggi; i tentativi di affossare indagini, etc.. costellano la storia delle nostre democrazie. Sto facendo un discorso generale e non mi sogno minimamente di applicarlo alla nostra attuale situazione italiana. Quello che voglio dire è che può succedere, è già successo, che chi detiene il potere, messo in crisi da denunce o scandali, possa cercare ad esempio di comprare gli avversari, possa cercare di bloccare quelle iniziative di cui capisce che se non le contrasta per tempo porteranno al crollo del suo potere. E’ già successo, può tornare a succedere, a maggior ragione oggi proprio in virtù della forza dirompente di questa nuova “arma”. Ciò detto, quello che sta avvenendo oggi nel mondo, ed è una vera e propria rivoluzione epocale, è che la Rete ha messo in mano ai cittadini, a milioni di cittadini che nei prossimi anni saranno sempre più numerosi, uno strumento nuovo e potentissimo. Chiunque oggi ha la possibilità di documentarsi in proprio, di trovare una sua “verità”, di confrontarla con quella “ufficiale”, di denunciare le mistificazioni, di intervenire, in una parola ha la possibilità di “partecipare”. La forza di questo mezzo è impressionante. Non c’è né mai stata di eguali. Taluni vedono in questo strumento già la possibilità di scalzare le classi politiche tradizionali. Quelle costituitesi comunque, per carità, attraverso processi democratici, per delega o per giochi di potere interni ai singoli tradizionali e storici partiti. Classi politiche quindi non più (o mai) in grado di rappresentare adeguatamente le esigenze dei cittadini. La Rete, una tale straordinaria forza, stimolerà pertanto, naturalmente, nei poteri meno democratici la voglia di reprimere, di spegnere, di annullare. C’è chi già lo fa in maniera preventiva: la Cina. Anche in occidente, con modi spero meno violenti, ci saranno, non lo escludo, tentativi in tal senso.  Oggi con la rete visto che si moltiplicheranno i Woodward e i Bernstein si moltiplicheranno anche i tentativi di farli tacere. Non lo escludo, anzi, ne sono certo. In questo, la voglio pensare vigile e pronto a reagire, se ciò avvenisse. Ma di buone intenzioni sappiamo sono lastricate le strade dell’inferno… Mi ricordo, ad esempio, quello che disse Marcello Veneziani dopo il famoso editto bulgaro: “Se ci dovesse essere una censura politica nei confronti di Santoro e Biagi, anch'io scenderò in piazza per impedirlo, per manifestare in loro difesa!”. Marcello Veneziani poi divenne anche consigliere Rai, Santoro e Biagi viceversa non hanno più avuto modo di fare liberamente in RAI il loro lavoro di giornalisti, ma Marcello Veneziani non è mai sceso in piazza (!?). Forse per paura di scottarsi tant’è che ultimamente, in merito alla Manifestazione pro-Israele indetta da Giuliano Ferrara ha scritto su Libero: “Con le fiaccolate il rischio è bruciarsi”. Lui questo rischio, per difendere la libertà del giornalismo, non l’ha certo corso. 

2) L’Italia era una democrazia prima del governo Berlusconi, lo è durante e lo sarà dopo (cioè da Aprile 2006, mi auguro J). Su questo non ho dubbi. Il governo Berlusconi non ha chiuso La Repubblica e tutti gli altri giornali che criticavano il suo operato, è evidente, anche perché sarebbe stata un’impresa improba. Sia per il presidio democratico interno (pur sempre circa la metà degli italiani politicamente gli si oppone), sia per l’ambiente democratico esterno in cui l’Italia è inserita (l’Unione Europea, il blocco occidentale democratico e liberale).  E’ anche vero però che tutto ciò che era nelle possibilità politiche (legislative) ed economiche di questo governo per contrastare il dissenso laddove esso poteva essere più pericoloso, è stato, a mio avviso, fatto. La carta stampata è sicuramente libera, nel senso che in sessant’anni di democrazia, si sono sviluppate voci e luoghi di libera espressione. Solo un regime autoritario modello sudamerica anni ’70 poteva di colpo arrestare questa molteplicità di forme e non era quindi pensabile che ciò avvenisse e per fortuna ciò non è avvenuto. Ma questo di per sé non dimostra nulla. E’ chiaro a tutti che i lettori dei giornali, soprattutto di quelli più agguerriti e dissenzienti, sono un’esigua elite. Il grosso del popolo elettore segue quel mezzo, più semplice e comodo da gestire, che si chiama TV. Il target per il potere è la massa non sono certo le esclusive elites. In TV tutto ciò che questo potere poteva fare per eliminare o diluire il dissenso, secondo me rpeto, l’ha fatto. Una delle obiezioni tipiche in difesa delle TV di Berlusconi è dire che in esse c’è massima libertà di espressione e che lì la satira nei suoi confronti è sempre stata ammessa. Ora se vogliamo essere onesti, possiamo definire satira antiberlusconiana quella, simpaticissima per carità, di “Striscia la Notizia”? Dove si gioca certo molto sul “cavaliere mascarato”, dove si fanno continui apprezzamenti sui cuscini e sulle zeppe per alterarne la statura o si ironizza sui suoi capelli di bel nuovo trapiantati, e così via. Questa, me lo conceda, è una satira da “giullare del Re”. Che fa ridere, concede un momento di rivalsa a milioni di persone di altezza e di capigliatura media, ma nulla più. La satira vera, quella che fa nomi e cognomi, quella che denuncia, la satira per intenderci che farebbero Luttazzi o sua figlia Sabina, ahimè, non esiste più sulla TV nell’Italia del 2005.  I cittadini, se vogliono, se la scaricano da Internet o si comprano i DVD. Lo spettacolo 2005 di Beppe Grillo è stato ripreso dalla TV svizzera, non dalla RAI o dalle Reti Mediaset… Sul Carlino l’altro giorno ho letto, come affermata da lei, questa frase: “Viva Zapatero l’ho visto e rivisto. E’ un bel film, anche se è di parte. Ma Sabina ha ragione, Sabina è stata censurata”. Mi dispiace ma credo sia proprio così. La penso come lei. Mi sembra addirittura poi che, in vista di una campagna elettorale all’ultimo sangue, ora non più solo contro lo schieramento di sinistra ma forse anche intestina, si siano predisposti interventi per sopire, diluire, quel soffuso “dissenso” (parola troppo grossa ma non sono riuscito a trovarne di più blande) che veniva impersonato per esempio da giornalisti come Enrico Mentana. Il TG5 di quest’ultimo, forse, anzi sicuramente, meno schierato del TG1 di Clemente J. Mimun è stato recentemente messo sotto la direzione più tranquilla di Carlo Rossella… Ecco perché mi sento di dire che la libertà di stampa in Italia esiste, ma il potere attuale circa la TV, non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione che vi passa. Questo è ciò che penso e questa è credo la denuncia che emerge di fatto dalla classifica della tanto vituperata Freedom House.

Le faccio infine un ultimo appello Senatore, che va proprio nella direzione di smentire, se possibile, questa da noi avvertita presenza invasiva e controllo del potere sulla televisione.

 

 

Senatore, si faccia portavoce della mia richiesta, che ad oggi non è stata ancora raccolta dai vari Vespa, Mentana, Vito, di rettificare in televisione quella storiella (risultata falsa), oggetto di questo nostro carteggio. Lo faccia magari lei a Porta a Porta, con l’onestà che le riconosciamo, esprimendo tutto il suo pensiero sull’affidabilità di Freedom House, tutti i suoi dubbi, ma rimettendo a posto quel piccolo tassello che noi, ancora oggi, continuiamo a interpretare come un tentativo maldestro del potere di stravolgere la realtà.

Lo faccia, almeno lei Senatore, e sapremo che tra i nostri avversari politici ci sono anche veri liberali, e sapremo che i blog possono non solo monitorare e “influenzare” la carta stampata, ma possono fare questo anche con la televisione.

Grazie e viva i Blog!!

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 04/12/2005 15:41 | Permalink | commenti (6)
categoria:blog, il caso freedom house, guzzanti paolo, panebianco angelo, beha oliviero
venerdì, 02 dicembre 2005

Tu Quoque...

 

Il Prof. Angelo Panebianco ci ha gentilmente e tempestivamente risposto. Pubblichiamo in fondo la sua cortese e motivata argomentazione.  

 

In attesa (probabilmente vana) che i vari Mentana, Vespa e Vito si degnino di rispondere ad un semplice cittadino e in attesa di ricevere da Freedom House qualche nuova (o vecchia) che dirima una volta per tutte la stucchevole situazione venutasi a creare, ci siamo dilettati (grazie Dicke) a spulciare i giornali che da un mese a questa parte hanno trattato l’argomento. Se ne scoprono veramente di belle. Anche il mitico Corrierone, nella persona di Angelo Panebianco suo editorialista di punta, sembrò bersi la bufala “Partly Free = Jannuzzi”. Non sappiamo, glielo chiederemo, se nel frattempo abbiano provveduto a rettificare lo spiacevole scivolone, per intanto riportiamo l’esilarante pezzo…

 

 

 

Il paradosso delle classifiche? Jannuzzi

(di Angelo Panebianco, Corriere della Sera Magazine 3 novembre 2005)

 

 

 

 

Gentile dott. Paradisi, Freedom House pubblica un serissimo rapporto sullo stato delle libertà nel mondo che io guardo ogni anno. Questo rapporto divide i Paesi in liberi, semi liberi e non liberi. Nel rapporto 2004 (relativo al 2003) come in tutti i precedenti l''Italia è naturalmente collocata fra i Paesi liberi. Come viene costruita questa classifica? Mediante un indice sintetico che aggrega una pluralità di indicatori (una quindicina). Conoscendo questo rapporto rimasi molto sorpreso quando venne sparata la notizia secondo cui l'Italia sarebbe, quanto a libertà di stampa, un Paese semi-libero al pari della Mongolia . Per questo presi per buone le tesi del Giornale sul caso Jannuzzi. Pensai che, eccezionalmente, uno di quei quindici indicatori di cui si compone l'indice sintetico avesse dato un risultato negativo senza peraltro compromettere il più generale giudizio positivo sulle libertà in Italia. Solo dopo avere scritto l'articolo ho capito che il riferimento non era al rapporto di Freedom House di cui ho detto sopra ma a una pubblicazione speciale di Freedom House , anch'essa annuale, che personalmente non conoscevo, specificamente riferita alla libertà di stampa. In questa pubblicazione effettivamente l'Italia risulta al 77 posto e dunque lei ha ragione e io ho avuto torto a fidarmi di quanto aveva scritto Il Giornale . Tuttavia le faccio notare quanto segue: 1) c'è una evidente incongruenza fra l'assegnazione all'Italia di un punteggio pieno che la colloca fra i Paesi liberi nel rapporto sulle libertà (in generale) e questo settantasettesimo posto nel rapporto speciale della stessa Freedom House sulla libertà di stampa; 2) se lei legge attentamente le cose che vengono scritte sull'Italia, sui suoi giornali, televisioni, eccetera, non si capisce da dove derivi quel settantasettesimo posto. Ossia, c'è un evidente scollamento fra il giudizio verbalmente espresso sull'Italia e il giudizio implicito nella collocazione in quel punto della classifica. Mentre la serietà del rapporto generale (sulle libertà) è indubbia mi permetto invece di avanzare qualche dubbio sul modo in cui viene valutato, in questo rapporto speciale, lo stato della libertà di stampa. Dunque, formalmente lei ha ragione e io ho torto e mi scuso. Però l'Italia resta un Paese libero (come Freedom House attesta) e ribadisco che sparare classifiche in televisione senza la presenza di esperti imparziali che possano commentarle e presentarle correttamente agli spettatori è, nel migliore dei casi, una stupidaggine e nel peggiore un delitto. I miei migliori saluti. Angelo Panebianco 

 

“Allarme libertà di stampa (rapporto Freedom House) usato contro Berlusconi. Ma uno dei giornalisti arrestati è il senatore di Forza Italia”

 

 

 

Nella trasmissione di Adriano Celentano è stata citata una pubblicazione che colloca l’Italia, sotto il profilo della libertà di stampa, nella infamante condizione di paese “semi-libero”, insieme a Stati come il Ghana e la Mongolia. “Sparando” questo incredibile dato la trasmissione ha voluto intendere che la causa sarebbe lo strapotere del presidente del Consiglio nell’informazione. La pubblicazione in questione, di Freedom House, è un periodico rapporto, piuttosto serio (bontà sua, ndr), sullo stato delle libertà nel mondo. Il rapporto distingue fra “Paesi liberi”, “Paesi semi.liberi” e “Paesi non liberi” e ci aiuta a capire, anno dopo anno, la direzione di marcia, sotto il profilo dell’ampliamento o del restringimento delle libertà, di tutti gli Stati. Ma davvero siamo, quanto a libertà di stampa, nelle condizioni del Ghana o della Mongolia? Quando si va a guardare le ragioni per cui l’Italia è stata collocata nella categoria dei “Paesi semi-liberi” si scopre che la causa principale (causa principale!?, ndr) non è Berlusconi (anche se il rapporto, giustamente, mostra preoccupazione per il ruolo del premier nell’informazione). La causa principale (causa principale!?, ndr) è data dal fatto che nell’anno della stesura del rapporto ben due giornalisti vennero arrestati, su ordine della magistratura, per reati commessi nello svolgimento della professione. E l’arresto di giornalisti è correttamente interpretato da Freedom House come un segnale di scarsa libertà di stampa. Senza quegli arresti l’Italia sarebbe rimasta, come nei rapporti precedenti (falso, l’Italia era Partly Free già nel 2003. Jannuzzi e Melilli furono “arrestati” nel 2004, ndr), nella fascia dei “Paesi liberi”. Il paradosso e che uno dei due giornalisti arrestati è Lino Jannuzzi, il quale, oltre che un famoso giornalista, autore, fra l’altro, di polemiche inchieste sulla magistratura (come quella sui “quattro congiurati”, ndr), è anche (o proprio, ndr) Senatore di Forza Italia. Questo episodio si presta a tre considerazioni. La prima è che i rapporti, anche seri (bontà sua, ndr), sullo stato del mondo vanno usati criticamente, con la consapevolezza dei loro limiti (e dei limiti di coloro che dovrebbero leggerli per capirli e scriverne, ndr). La seconda è che la manipolazione dei dati per fini di propaganda è sempre possibile (parole sante, ndr); pertanto, quei dati non dovrebbero mai essere presentati al pubblico senza il commento di esperti di cui sia noto l’attaccamento alla deontologia professionale (!?, ndr). La terza è che qualche problema per la libertà di stampa c’è effettivamente se vengono arrestati dei giornalisti.

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 02/12/2005 14:53 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, 30 novembre 2005

Onorevole Vito, mi permetto di scriverLe

Gent.le Onorevole Elio Vito

 

Mi permetto di scriverLe per tornare su un argomento di cui mi sto occupando e sul quale, ormai oltre un mese fa, Lei intervenne pubblicamente. Sto parlando del caso Freedom House e della classifica da essi stilata sulla Libertà d’Informazione, che vede l’Italia tristemente relegata praticamente all’ultimo posto tra le nazioni “occidentali” ed etichettata con lo status “Partly Free”. Questa classifica, estratta dal rapporto annuale che quell’organizzazione americana aveva pubblicato nell’aprile scorso, venne resa nota al pubblico televisivo durante l’ormai famosa prima puntata di RockPolitik. In quella trasmissione si faceva esplicitamente capire che il motivo di quella umiliante posizione fosse principalmente, per semplificare, la concentrazione di potere in mano all’attuale Presidente del Consiglio. Immediatamente nei giorni successivi, giornali filogovernativi (magari di proprietà del suddetto Premier o della sua famiglia), pubblicarono una serie di articoli in cui si dimostrava che in realtà quella posizione dipendeva da uno spiacevole episodio di giustizia occorso al giornalista e senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. Se ciò era vero si poteva parlare addirittura di un paradosso grottesco, ovvero “la condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi era costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana”. E infatti qualcuno ne scrisse, esattamente in questi termini, e cioè Bruno Vespa. In realtà, e qui vengo al punto, questa interpretazione, risultata poi assolutamente falsa, venne non solo riportata su certi giornali, ma venne anche declamata ed adeguatamente enfatizzata in televisione. E ciò in almeno un paio di programmi: “Matrix” il 24 ottobre, e “Porta a Porta”. In puntate diciamo così “riparatorie”. In particolare Lei intervenne nella trasmissione di Bruno Vespa a sostenere quella tesi il 27 ottobre. Lei certo sa che Freedom House ha dovuto poi emettere una Nota Ufficiale, il 21 novembre, per sgombrare definitivamente il terreno da equivoci o cattive interpretazioni e ribadire che la vera motivazione della posizione italiana non era il certamente il caso Jannuzzi. Lo stesso Paolo Guzzanti, vice direttore de Il Giornale, che aveva utilizzato quell’argomento in almeno un paio di suoi pezzi, il 18 novembre scorso ha pubblicato un articolo che rettifica i precedenti, prendendo atto della verità ormai assodata. Purtroppo quello che non mi risulta sia ancora avvenuto è una pubblica smentita televisiva fatta dalle stesse persone che avevano riportato la notizia, negli stessi luoghi e alle stesse platee. Le chiedo pertanto, confidando nella sua onestà intellettuale e nel suo spirito liberale, di fare tutto ciò che è in suo potere per riparare l’increscioso disguido. Lei sicuramente avrà modo di chiedere al Dott. Vespa di poter intervenire in una prossima puntata di Porta a Porta e consentirle così di ristabilire la corretta informazione e verità. E’ un dovere, credo, di fronte ai cittadini che hanno il diritto di credere ai loro rappresentanti, che possono certo sbagliare, magari perché male informati, ma che poi onestamente sono disponibili ad ammettere l’eventuale errore o leggerezza commessi. Ci conto veramente. Cordialmente

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/11/2005 09:55 | Permalink | commenti (12)
categoria:il caso freedom house, vito elio
martedì, 29 novembre 2005

Lettera aperta a Mentana e Vespa

Gent.le Dott. Mentana

Nella puntata di Matrix del 24 Ottobre è stato enfatizzato come “il declassamento dell'Italia al 77° posto per libertà di espressione nella famosa classifica redatta da Freedom House, fosse da attribuire alla condanna di Lino Jannuzzi per diffamazione”.  Il Giornale due giorni dopo le dava il merito di questo approfondimento scrivendo: “Tra i segnali di risveglio giornalistico, un servizio (quello di Matrix, ndr) in cui si cercava di capire da dove venisse fuori la famosa classifica su scala mondiale della libertà d'espressione compilata dall'associazione «Freedom House» ed evocata con superficiale enfasi in Rockpolitik, in che modo fossero stati stabiliti i suoi criteri di formulazione e a quali anni si riferissero. Un servizio che qualsiasi programma giornalistico o tiggì avrebbe dovuto preparare tempestivamente se non troppo impegnato a correre dietro alle vicissitudini sentimentali di Al Bano”.  (Il Giornale. La Redazione, 26-10-2005). Peccato che quell’interpretazione ripresa anche da molti altri giornali fosse del tutto falsa. Lo stesso Paolo Guzzanti che aveva utilizzato questo argomento in diversi suoi articoli su Il Giornale e su Panorama, ha dovuto ammettere l’errore (Il Giornale, 18/11/05), mentre Freedom House il 21 novembre ha anche emesso un comunicato in cui ha precisato ulteriormente come stanno le cose. Detto questo, quello che manca ancora (o così a me ad oggi risulta) è una pubblica smentita in TV, laddove cioè quella notizia inesatta è stata declamata con una certa enfasi. Pertanto Le chiedo se nella prossima puntata di Matrix sarà così gentile da provvedere, ripristinando una giusta situazione in termini di informazione corretta e veritiera. Analoga richiesta verrà inoltrata al Dott. Vespa in merito alla trasmissione Porta a Porta, dove il 27 ottobre si comunicò la stessa imprecisa interpretazione per bocca dell’Onorevole Elio Vito. Se queste smentite non venissero effettuate negli stessi luoghi e alle stesse platee credo che sarebbe legittimo per tutti pensare che l’informazione in Italia meriti tutto sommato la disonorevole posizione a cui ci ha relegato Freedom House. Non crede? Grazie

 

 

 

 

Gent.le Dott. Vespa

Nella puntata di Porta a Porta del 27 Ottobre l’Onorevole Elio Vito ha sostenuto che il cattivo piazzamento dell'Italia nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa (77° posto nel mondo) sia dovuto alla condanna per reati d'opinione del giornalista (e senatore di Forza Italia) Lino Iannuzzi. Lei stesso il giorno dopo su Panorama scriveva: “Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?”. Peccato che quell’interpretazione ripresa anche da molti altri giornali fosse del tutto falsa. Lo stesso Paolo Guzzanti che aveva utilizzato questo argomento in diversi suoi articoli su Il Giornale e su Panorama, ha dovuto ammettere l’errore (Il Giornale, 18/11/05), mentre Freedom House il 21 novembre ha anche emesso un comunicato in cui ha precisato ulteriormente come stanno le cose. Detto questo, quello che manca ancora (o così a me ad oggi risulta) è una pubblica smentita in TV, laddove cioè quella notizia inesatta è stata declamata con una certa enfasi. Pertanto Le chiedo se nella prossima puntata di Porta a Porta sarà così gentile da provvedere ripristinando una giusta situazione in termini di informazione corretta e veritiera. Analoga richiesta verrà inoltrata al Dott. Mentana in merito alla trasmissione Matrix, dove il 24 ottobre si comunicò la stessa imprecisa interpretazione. Se queste smentite non venissero effettuate negli stessi luoghi e alle stesse platee credo che sarebbe legittimo per tutti pensare che l’informazione in Italia meriti tutto sommato la disonorevole posizione a cui ci ha relegato Freedom House. Non crede? Grazie

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 29/11/2005 09:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:televisioni, mentana enrico, vespa bruno, il caso freedom house
venerdì, 25 novembre 2005

Senatore, ma la TV?

Senatore Guzzanti, solo un paio di osservazioni.

 

Citando la Karlekar Lei dice: “promettendo con imbarazzo uno statement che non è mai venuto” e poi ancora “la loro difesa consiste in una imbarazzante serie di dilazioni e promesse non mantenute, come quella dello statement”. Lo Statement in realtà è stato pubblicato il 21/11. Nel mio blog è presente e il Sig. Manti l’ha utilizzato per stendere il suo articolo del 23/11.

 

Sui metodi e sulle fonti utilizzate da FH, stiamo preparando un questionario (anche spero con la collaborazione di Manti), da sottoporre loro al fine di chiarire tutti gli aspetti oscuri e ambigui. Dalla risposta formale che otterremo, se la otterremo, credo che tutti saremo in grado di farci un’opinione oggettiva e seria, una volta per tutte.

 

 

Infine credo che sia un suo sacrosanto diritto, se lo ritiene, attivare quei provvedimenti che a suo dire restituirebbero la dignità offesa al nostro paese. Le faccio però notare che quello di FH non è l’unico rapporto o documento emesso da organizzazioni internazionali che rileva e critica la situazione dell’informazione in Italia. Esistono documenti dell’ONU, del Parlamento UE, dell’OSCe, del Consiglio d’Europa, della Federazione dei Giornalisti Europei e di Reporter Senza Frontiere.  Un fronte decisamente ampio al quale probabilmente bisognerebbe rispondere con argomenti e con fatti, piuttosto che con la carta bollata. In ogni modo non spetta a me dire cosa deve fare.

 

 

Ci sarebbe però prima, credo, un’altra riparazione che andrebbe fatta in nome della giustizia. Lei, che è persona onesta e corretta, ha ammesso pubblicamente (articolo su Il Giornale del 18/11) l’errore che era stato fatto riguardo a Jannuzzi e FH. Lei sa meglio di me però che i giornali sono letti da una minoranza esigua di persone, e spesso ognuno legge quei quotidiani dove si aspetta di trovare le notizie che confortano il suo sentire politico. I lettori de Il Giornale, pertanto, e quelli come me che pur avendo idee diverse amano documentarsi anche sulle opinioni lontane dalle loro, hanno apprezzato il suo gesto nobile. Il guaio è che una moltitudine ben più ampia di persone, quelli che non leggono e magari guardano solo la TV, pensano ancora che la verità su questo irrilevante episodio (rispetto ai veri problemi dell’Italia e del mondo), sia quella che venne detta loro in Matrix del 24 ottobre, da Elio Vito a Porta a Porta il 27 ottobre, con l’avvallo del Dott. Vespa il quale il giorno dopo su Panorama ribadiva “I media sono davvero malati?: «Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?». Ecco, io credo proprio che non si possa. Non mi risultano ad oggi, mi corregga se sbaglio, pubbliche smentite televisive in merito, fatte con la stessa enfasi negli stessi luoghi e alle stesse platee. Come cittadino mi sembra anche questa un’offesa alla dignità del mio paese.

 

Grazie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/11/2005 10:07 | Permalink | commenti (5)
categoria:televisioni, il caso freedom house, guzzanti paolo
giovedì, 24 novembre 2005

Vergogna a Freedom House!

Aggiornamento: Il Senatore Paolo Guzzanti ha immediatamente risposto alla mia lettera, con una lista completa, articolata e impegnativa di argomentazioni. Per ora la inserisco in fondo a questo post per dar modo di leggere il botta e risposta preliminare che l'ha preceduta. Sarà mia cura dedicarvi a breve un proprio post  riservato data l'importanza delle affermazioni del Senatore Guzzanti.

 

Per me il punto non è, come sembra credere Paradisi, dove abbiamo sbagliato noi, ma dove ha sbagliato Freedom House e chi le dà retta.
Infatti, stante che l’Italia non è fra il Ghana e il Benin ma fra le prime nazioni del mondo anche in “civil liberties” proprio secondo la FH, ne consegue che la loro classifica è un errore di cui vergognarsi e non sta a me perdere tempo per discutere quali siano i loro difetti di comprensione e valutazione, né mi interessa.
Ho visto come lavorano e valutano, ho visto che la signora responsabile annuncia uno statement che non ha mai fatto dopo un mese, direi che dovrebbero vergognarsi loro e coloro che ne fanno una bandiera di affidabilità.
L’affidabilità la dimostriamo noi, non loro, con un sistema di informazione che mantiene vivi e a libro paga della presidenza del Consiglio di ministri giornali come Manifesto, Liberazione, Foglio, Riformista e tanti altri anche più importanti che, se fossero in America, sul mercato, avrebbero chiuso dopo cinque minuti.
Dunque, vergogna a FH, siamo un grande Paese libero, talmente libero che diamo una televisione pubblica, mica privata, al partito comunista e suoi derivati, che possono usarla anche quando sono al governo battendo così in conflitto di interessi lo stesso Berlusconi che al massimo di reti pubbliche ne influenza due quando governa mentre a casa sua, Mediaset, non ne influenza neanche mezza.

Paolo Guzzanti

Senatore Guzzanti,

Mi permetto di interpretare e sintetizzare il suo pensiero che ci ha gentilmente fatto pervenire:

1)    Il Giornale ha certo commesso delle inesattezze dichiarando prima che la posizione dell’Italia nella famosa classifica era effetto degli arresti di Jannuzzi e Melilli (questo errore l’ho già pubblicamente ammesso), poi dichiarando che l’unica fonte informativa di FH fosse il quotidiano La Repubblica;

2)    Per quello che abbiamo potuto verificare però i loro metodi di valutazione sono insondabili e discutibili e non ne fanno certo una bandiera di affidabilità;

3)    L’Italia sempre secondo FH risulta tra le prime nazioni in “civil liberties” e “partly free” per quanto riguarda la libertà di stampa. Questa contraddizione da sola basta a dichiarare l’inaffidabilità di FH;

4)    Se ci sono anomalie nel sistema italiano, sono lo spazio riservato e le modalità con cui si mantengono con soldi pubblici giornali e tv completamente sotto il controllo dell’attuale opposizione;

5)    Il conflitto d’interessi, se esiste, riguarda quindi più l’opposizione che non il Presidente del Consiglio che non influenza nemmeno le reti private di sua proprietà.

 

Le faccio notare che gli “errori” che io e altri su questo blog abbiamo imputato a Lei e ai suoi collaboratori del Giornale, riguardano esclusivamente il punto 1).

 

Sul punto 2) ho già espresso anche le mie di perplessità su “chi stende classifiche” senza dichiararne le modalità e ho proposto a Felice Manti una ricerca congiunta e coordinata per verificare in dettaglio i metodi e i criteri di FH, sempre che vogliano risponderci, per evitare con ciò future strumentalizzazioni da una parte e dall’altra. Spero che Lei dia il consenso a Manti di procedere in questa analisi, impegnandosi a pubblicare un articolo che ne riporti i risultati o in non risultati. Questa ricerca consentirà di capire l’affidabilità e l’autorevolezza di FH e risolvere le contraddizioni tipo quella esposta nel punto 3). Gli altri punti sono una sua legittima opinione, e come lei la pensano perlomeno (stando agli ultimi vostri sondaggi) il 48% degli italiani. Io, come l’altro 48%, la penso in modo diametralmente opposto.  Ma la democrazia è anche questo. Lei però potrebbe rispondere, se ne avrà tempo e voglia, alla domanda che le feci circa un mese fa in merito al suo concetto di “liberalismo” e di come Lei conciliava coi principi “liberali” certe “anomalie” della situazione italiana. Questa sua risposta, che a suo tempo mi promise, permetterebbe forse di mettere maggiormente a fuoco i punti 4) e 5).

Grazie della consueta cortesia e disponibilità, mi aspetto una sua gentile replica.

Gabriele Paradisi

  


Io accuso, non mi difendo. FH si deve difendere e finora rinvia e traccheggia. Grossi guai in vista per loro

 

Caro Paradisi

1 - Il mio pensiero è questo: trovo scandaloso e ridicolo che FH stendendo una classifica sull’Italia non trovi scandaloso e ridicolo che un giornalista che è anche rappresentante del popolo sia arrestato mentre svolge il suo mandato. Avevo tutto il diritto di immaginare che FH non fosse preda della più grave “innacuracy”, come invece dimostrano tutti i suoi metodi e i suoi risultati che riguardano l’Italia.

 

2 – Fino a prova del contrario abbiamo ragione noi e non la signora che le ha risposto: finora abbiamo la sua parola contro quella di un professore universitario e un giornalista che affermano di aver avuto dalla stessa FH diverse risposte da quelle, molto generiche, vaghe, imprecise e sospette, che la signora ha dato a lei, promettendo con imbarazzo uno statement che non è mai venuto, e non rispondendo ad altre richieste di chiarimento che io le ho fatto pervenire. Ufficialmente FH risponde che la funzionaria è in vacanza. Questo non è serio.

 

3 – I metodi di valutazione di FH si dimostrano ridicoli e inaffidabili dal momento che collocano l’Italia non fra i paesi europei ma fra quelli del terzo mondo. SI PARTE da questo, non si arriva a questo: SE la FH pone l’Italia in una posizione che per tutta evidenza falsa, ALLORA vuol dire che il sistema usato da FH è falso. Il problema poi di vedere dove e come e perché loro usano un sistema di valutazione che falsifica la realtà è un LORO problema, non mio.

 

4 – Ho già detto che loro non sembrano a conoscenza del fatto che molti giornali di opposizione, Manifesto, Liberazione ed altri, vivono di sovvenzioni della Presidenza del Consiglio nel momento in cui il titolare è Berlusconi.

 

5 – Ho già detto che loro sembrano ignorare che esistono tre reti pubbliche televisive, che sono sottoposte ad una commissione parlamentare permanente presieduta da un membro dell’opposizione e che la Rai, la compagnia pubblica, è presieduta essa stessa da un membro dell’opposizione, e che una delle tre reti pubbliche è in dotazione perenne ad uno schieramento politico costante oggi all’opposizione ma domani forse al governo come è già accaduto fra il 1996 e il 2001, sia che quello schieramento sia al governo, sia che sia all’opposizione.

 

6 – FH ignora o finge di ignorare il contenuto fondamentalmente avverso a Berlusconi degli shows di Canale 5 e della satira di Italia 1. Il telegiornale di nicchia di E. Fede riguarda una modestissima fetta di audience e inoltre da due anni si occupa di casi umani e previsioni del tempo. Costanzo, Jene, Striscia, Zelig e ogni spettaccolo di intrattenimento, sono anti berlusconiani e sfido chiunque a venire a mie spese da NY a casa mia per constatarlo. Ciò per gli americani è impensabile, e mai Murdoch permetterebbe una cosa del genere sulle sue reti.

 

7 – Conclusioni: FH è sotto la mia accusa. Non gioco in difesa, non mi devo e voglio giustificare di nulla, trovo scandaloso che una tale baracca che emette dati pericolosi perché inattendibili e usati per motivi di propaganda possa essere considerata prestigiosa. Noto che la loro difesa consiste in una imbarazzante serie di dilazioni e promesse non mantenute, come quella dello statement.

 

8 – Confermo che FH cita, come fonte giornalistica di riferimento, la SOLA Repubblica , diversamente da come fa per tutti i Paesi occidentali per i quali sono citati almeno due e spesso tre o quattro giornali. Dunque non faccio ammenda, ma sono molto seccato per questo comportamento e per questo rovesciamento: io sono la parte lesa e accuso, FH è la parte che produce errori e menzogne e che si deve difendere. Credo che proporrò una azione legale devastante per loro e sto contattando le più feroci “firms” americane per trovare chi meglio sia in grado di far pagare l’inaccuratezza e i danni che essa comporta al mio Paese che, insieme al senatore Jannuzzi rappresento nel Parlamento della Repubblica che FH descrive come una repubblica delle banane africane.

Questa la mia posizione.

Grazie e a presto

Paolo Guzzanti  

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mercoledì, 23 novembre 2005

Proposta a Felice Manti

Vedo che il dibattito si è fatto serrato e forse è il momento di procedere senza aspettare oltre. Rispondo quindi alle considerazioni inviatemi da Felice Manti (1) (2) e gli rilancio immediatamente una proposta.

Caro Manti

 

Premessa:

 

In Italia c’è libertà di stampa? Senza dubbio. Siamo un paese libero e democratico? Senza dubbio. Lei m’insegna però che la democrazia e la libertà sono beni troppo importanti per non mantenere su di essi la guardia più alta possibile. E più si è liberali e più ci deve stare a cuore il controllo e la vigilanza su questi imprescindibili e irrinunciabili valori. Qualsiasi eventualità possa mettere a repentaglio o a rischio questi preziosi beni, deve essere scongiurata ed evitata ad ogni costo. Le attenzioni non sono mai troppe. Non possiamo nasconderci però, soprattutto ripeto se ci dichiariamo liberali, dietro un dito ancorché medio. Lei è un giornalista, presumo quindi che abbia accesso quotidianamente alle rassegne stampa dei giornali e dei periodici stranieri. Parlo soprattutto di quelli dei paesi liberi e democratici come il nostro. Non credo che le siano sfuggite in questi ultimi anni le critiche esplicite che essi (in toto e da ogni versante politico direi) hanno sovente mosso al nostro paese, soprattutto su un punto, che di politico non ha (anzi non dovrebbe avere) nulla: il conflitto d’interessi che investe il nostro Presidente del Consiglio. Badi bene voglio spersonalizzare quel ruolo. Dimentichiamoci per un attimo che dietro ci sia un certo Sig. Silvio Berlusconi, simpatico, antipatico, onesto, santo, unto, o quant’altro. Che vi piaccia o no, un magnate proprietario di televisioni, giornali, assicurazioni, etc.. etc.. è diventato (legittimamente, per carità) Premier e si trova ogni santo giorno a legiferare (il suo governo e la sua schiacciante maggioranza parlamentare) su temi che si riflettono automaticamente sulle sue proprietà e sul suo patrimonio. Quando questa eventualità si presentò per la prima volta nel 1994 (ma Lei Manti allora era troppo giovane), un noto opinionista americano, tal Edward Luttwak… non certo un liberal, disse a caldo in TV: “il conflitto d’interessi non è un problema, lo sarà se Berlusconi non se ne sarà liberato nei prossimi cento giorni”. Sono passati più di dieci anni e non mi si venga a dire che la Legge Frattini ha rimosso quel macigno… Non la ritiene, parlando e pensando da liberale, oggettivamente un’anomalia? Questa domanda l’ho già fatta al suo Vice Direttore Paolo Guzzanti circa un mese fa, mi disse che mi avrebbe risposto. Non l’ha ancora fatto ma ci conto. Io credo che sia un’anomalia che non può passare inosservata a chiunque ritenga la democrazia un prezioso sistema dove poteri, ruoli e responsabilità sono ben divisi, chiari ed equilibrati. Tutto qua, a prescindere dal Sig. Berlusconi in particolare.

 

 

Nel merito poi di Freedom House, io qui, può verificarlo, non ho mai detto che quella classifica, quell’istituzione fossero infallibili. Non mi interessa in questa sede. Anzi le dirò di più, l’idea che ci sia una qualche organizzazione che sentenzia sulle libertà di paesi sovrani un po’ mi inquieta. Proprio perché amo troppo la libertà e la democrazia, chiunque si arroghi il diritto di dire ciò che è bene e ciò che è male, mi rende immediatamente diffidente e sospettoso.

 

Se voi del Giornale aveste attaccato solo la credibilità di FH, la sua autorevolezza; se aveste immediatamente contattato i responsabili per capire in dettaglio i criteri da loro usati; se aveste letto e riletto le relazioni finali del 2003 e del 2004, e aveste poi mosso una critica vibrante sull’attendibilità di quei dati, non avrei mai avuto nulla da eccepire. La vostra reazione, mi permetta, è stata ben diversa. Voi avete, non solo scritto, ma cavalcato quella potenza mediatica televisiva detta anche la “terza camera”, parlo di Porta a Porta, facendo passare un messaggio non solo falso, ma addirittura che ribaltava le responsabilità. E cioè, lo status (Partly Free) e lo score (77°) dell’Italia non dipendono dall’influenza di Berlusconi sui media (in soldoni la tesi di Celentano), ma dal fatto che due giornalisti “di destra” sono stati arrestati a dimostrazione che poteri più o meno occulti tramano contro Berlusconi e questo governo. Ho molto semplificato, ma la sostanza è stata questa. Noi abbiamo cercato, credo riuscendoci, di smascherare solo questo.

 

 

Circa le indagini de Il Giornale e le nostre umili di bloggers mi sento di dire ancora qualcosa. Mi sembra che ci sia da parte sua ancora qualche resistenza nell’ammettere che le 2 notizie oggetto di questa discussione (Jannuzzi è la causa del risultato in classifica e La Repubblica è l’unica fonte informativa di FH), sono state smentite inequivocabilmente da FH. Le domande che io ho posto (nel mio incerto inglese) alla Karlaker sono state pubblicate e sono visibili a tutti, così come le successive risposte ricevute. Lei sa benissimo che talvolta si possono indirizzare le risposte in base al modo con cui si pongono le relative domande. Non voglio insinuare nulla, ma talvolta, anche inconsciamente, si recepisce esattamente quello che ci si vuol sentir dire. Le faccio una proposta pubblica: Perché non ci manda le domande che sottopose alla Karlaker nella famosa intervista e quelle che ha posto ieri alla Repucci? Sarebbe bello riscriverle insieme, rimandarle via email alle interessate e aspettarci da loro le formali, ufficiali risposte. In tal modo si taglierebbe la testa al toro una volta per tutte.

 

 

Infine Manti, mi permetto di dirle che secondo me sta rifacendo per l’ennesima volta un errore di valutazione. Lei non può così superficialmente scrivere: “(quelli di FH. Ndr) non sanno: a) niente dell'Italia; b) niente delle leggi che hanno acriticamente contestato” pensando di averlo dimostrato con le sue criptiche interviste di cui ci manca, ripeto, il testo. Io non credo, visto com’è tutto sommato circostanziata la relazione di FH, che non ci sia qualcuno in quella sede competente. Però le faccio un’altra proposta, questa volta non vogliamo trovarlo io e Dicke quel qualcuno, lo vogliamo fare insieme a Lei se è d’accordo. Stavolta ci avrà dalla sua parte. Interroghiamo insieme in modo incalzante FH per ricevere le necessarie informazioni circa i metodi da loro usati, per sapere chi ha raccolto le informazioni e quali fonti essi hanno usato (oltre, naturalmente, a La Repubblica); interroghiamoli per sapere chi ha steso materialmente la relazione per quanto riguarda l’Italia, e chi è l’interlocutore che non può non conoscere la legge Gasparri , la legge Frattini , etc.. . Stendiamo insieme un questionario e mandiamoglielo. Pretendiamo una risposta ufficiale, così almeno sapremo, una volta per tutte, se il rapporto 2006 (relativo al 2005) sarà un documento serio su cui discutere o sarà un mero esercizio fazioso, utile solo a strumentalizzazioni politiche del Celentano di turno. Ci sta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 16:27 | Permalink | commenti (16)
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mercoledì, 23 novembre 2005

Specchi scivolosi...

 

Aggiornamento: Felice Manti, con grande disponibilità e serietà, ha risposto a questo mio intervento (lo trovate come primo commento e per ora lo lascierò lì). Nelle prossime ore, domani probabilmente, ne darò maggior evidenza in un apposito post, perchè lo merita e perchè, anch'io devo puntualizzare e rispondere alle sue considerazioni.

Oggi su Il Giornale Felice Manti interviene per precisare la sua posizione circa il caso Freedom House. Di seguito è riportato l’intero articolo. Non potendo più smentire l’evidenza, egli ripiega sui dubbi (legittimi, per carità) di affidabilità di Freedom House e rimanda ad una possibile rivalutazione dell’Italia nel report del prossimo anno. Non prima però di aver cercato un’improbabile arrampicamento su specchi decisamente scivolosi. Vediamo il perché:

1)      Le affermazioni di Salvo Mazzolini, di Felice Manti, di Paolo Guzzanti 1 e 2, (chi è stato il primo?), che imputavano al caso Jannuzzi la pessima posizione dell’Italia nella classifica, ma soprattutto lo status “Partly Free” sono già state retificate da Guzzanti 3 e smentite categoricamente nella nota di FH emessa il 21 novembre. Anche perché il declassamento a “Partly Free” è avvenuto per la situazione dell’informazione italiana nel 2003, quando cioè Jannuzzi e Melilli erano ancora “liberi”: “In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003). La cronologia credo non sia ancora stata “declassata” ad opinione; Ora che il Manti si appigli allo scivoloso “sole reason”  mi sembra puerile. Il suo già citato articolo del 26 ottobre era suggestivamente intitolava “Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l’Italia è libera”. E comunque, al di la di quello che Manti voleva intendere, la mia contestazione originaria a Mazzolini e a Guzzanti partiva da quella falsità da loro esibita e ostentata: il caso Jannuzzi, eventualmente, ha influenzato il risultato (lo score, attenzione, non lo status) dell’Italia nel 2004 (report Freedom of the Press 2005), non quello del 2003. Ho volutamente differenziato tra score (77° posto) e status (Partly Free), perché taluni commentatori compreso il Manti, sembra che cerchino di capire quanti punti (se 6, o 9, o solo 2) siano imputabili al caso Jannuzzi (!?). La cosa mi sembra grottesca. Se si mettono in dubbio i metodi di valutazione adottati da FH che senso ha utilizzarli per calcolare o ricalcolare un piazzamento? In ogni modo 1° verità: lo status “Partly Free” assegnato per la prima volta all’Italia per la situazione 2003 non dipendeva assolutamente dagli “arresti” di Jannuzzi e Melilli.

2)      La seconda verità: Freedom House è stata precisa e tempestiva. La signora Karlaker è stata reperibile sicuramente fino a venerdì scorso 18 novembre. Lo testimoniano le email che mi ha spedito e che avrebbe spedito a chiunque avesse chiesto direttamente a lei come stavano le cose. Già il 9 novembre aveva dichiarato che nell’intervista di Manti era stata citata erroneamente “I was misquoted” e che sarebbe seguita una nota ufficiale di FH a chiarimento. Ancora venerdì 18, dopo che Guzzanti nella sua ammissione di errore, aveva parlato di La Repubblica come unica fonte di informazione per FH, la Karlaker ribadiva di continuare ad essere fraintesa “extensively misquoted”.  Su quest’ultimo episodio, che io avevo interpretato come un’ennesima mistificazione, oggi Manti è costretto a scrivere, citando la Karlaker e questa volta non erroneamente: “qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco. Perché dunque Manti dice che la nota di FH è “tardiva” e “imprecisa”? Mi sembra completa nel ribadire le 2 cause principali del declassamento e nel dire che Il Giornale ha interpretato a suo modo le loro parole: “In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested”.

 

Questi sono i dati. A mio avviso molto chiari. L’articolo odierno di Manti credo sia stato scritto unicamente per cercare di motivare, verso l’esterno, una posizione oggettivamente ormai difficile da sostenere, mantenendo però nel contempo, all’interno (ovvero tra i fedeli lettori de Il Giornale), qualche motivazione ancora sostenibile (evanescente certo, ma a loro basterà), accontentando così coloro i quali amano parlare sempre e solo della “scientifica disinformatja” di sinistra. Salvataggio in corner e ripartenza? Ma a proposito di "disinformatja", ne esiste forse, mi chiedo, una anche a destra?

 

«Libertà di stampa: cambieremo i criteri per valutare l’Italia» Felice Manti, da Milano, Il Giornale 23 Novembre 2005
«In Italia c'è ancora una situazione di “parziale libertà” per quanto riguarda la stampa e il diritto di espressione». Comincia così il comunicato della Freedom House, la società americana che ha stilato il contestato rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, assegnando all'Italia il 77° posto, e ripreso anche da Adriano Celentano nella trasmissione Rockpolitik. La società prende anche le distanze dall'intervista rilasciata al nostro giornale quasi un mese fa: «Contrariamente a quanto scritto da Il Giornale del 26 ottobre, le azioni legali contro i due giornalisti Massimiliano Mellili e Lino Jannuzzi non sono le uniche ragioni (sole reason) della retrocessione dell'Italia». La precisazione della società Usa, oltre che tardiva, è anche imprecisa, perché Il Giornale non ha mai sostenuto che i due arresti fossero le uniche ragioni, ma semplicemente che, cifre alla mano, senza quegli arresti saremmo stati un Paese anche da loro considerato libero. La richiesta di ulteriori chiarimenti ai responsabili della società è stata difficile: la Karlekar, contattata via e-mail, risulta assente da domenica scorsa e fino al 2 dicembre. Riusciamo a parlare con Sarah Repucci, che ha redatto la precisazione. Come mai questa precisazione, un mese dopo l'intervista? «Karin Karlekar dice di essere stata mal interpretata nell'intervista, e ancor di più perché qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco». Nient'altro? «Avete sostenuto che il motivo principale della vostra posizione era l'arresto dei due giornalisti». No. La Karlekar mi ha detto che senza quelle due sentenze della magistratura la nostra posizione sarebbe stata diversa. Saremmo stati liberi... «I due arresti hanno pesato, non saprei se 6 punti come dice lei o no. Ma i problemi dell'Italia sono altri. Cito dal rapporto: il premier Berlusconi e la sua famiglia, che hanno interessi nel settore dei media, la legge Gasparri.. .» Lei sa che cosa prevede la Gasparri? «No». Annuncia la possibile privatizzazione della Rai, che toglierà la tv pubblica dal controllo del potere politico. Moltiplica i canali televisivi grazie al digitale terrestre, prevede un contributo per l'acquisto del decoder. Lo sapeva? «No». Sul vostro rapporto si legge: «I critici sostengono che questa legge rinforza il potere di Berlusconi sui media». E quelli che sono favorevoli? «Non saprei». Chi ha redatto il rapporto? «Questo non posso dirglielo, deve rimanere segreto. Ma posso assicurarle una cosa». E cioè? «Che il prossimo anno, quando valuteremo la situazione italiana, ascolteremo anche altre voci».

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 08:24 | Permalink | commenti (10)
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martedì, 22 novembre 2005

La nota di precisazione di Freedom House & Felice Manti...

PRESS RELEASE
FOR IMMEDIATE RELEASE
CONTACT: Sarah Repucci
212-514-8040 x23
FREEDOM HOUSE STATEMENT ON ITALY'S PRESS FREEDOM RATING
NEW YORK, November 21, 2005 -- Recent debate in surrounding the country's classification in Freedom House's annual survey of media freedom, Freedom of the Press, has led to incorrect characterizations in Italian media about the nature of the rating. In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003).  That status was maintained in the 2005 study (based on events in 2004). In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested, that the sole reason for 's "Partly Free" rating was due to legal action brought against two Italian journalists, Massimiliano Mellili and Lino Jannuzzi, in 2004.  The full Il Giornale article is available here:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0
Freedom House wishes to clarify that, as stated in the 2004 survey introduction and country report for Italy, there are two primary reasons for Italy's initial downgrade and continuing "Partly Free"
categorization. These are:
-- Concentration of ownership, particularly over the broadcast media, which has come about due to the fact that Prime Minister Berlusconi and his family have extensive business interests in the media, including their ownership of 's three largest private television stations and the Il Giornale newspaper itself.  This creates a conflict of interest for the Prime Minister, acting both as a media entrepreneur and head of government.
-- An environment of excessive political control over media outlets' coverage and an increase in misuse of this power by members of the government, particularly over the public broadcasting network RAI (in 2003 the RAI board resigned in protest over government interference). It was also noted that also features an insufficient legal and institutional framework to fully protect press freedom -- the libel cases against journalists being just one example of this.
While the Italian government has passed two laws in 2004 (the Frattini law and Gasparri law) intended to address both the monopolization of television media and the conflict of interest that exists when a legislator maintains private holdings at odds with his or her public duty, neither piece of legislation presents a sufficient challenge to the Berlusconi family's control of the television industry.
Freedom of the Press, first published in 1980, assesses the degree of print, broadcast, and Internet freedom in every country in the world. It assigns each country a numerical score from 0 to 100 that determines a category rating of Free, Partly Free, or Not Free. Ratings are determined by examining three broad categories: the legal environment in which media operate, political influences on reporting and access to information, and economic pressures on content and the dissemination of news.
Freedom of the Press 2005 is available online at:
http://freedomhouse.org/research/pressurvey.htm

 

 

Prima di leggere questa nota di FH, che mi sembra decisiva per dirimere una volta per tutte  la questione trattata in queste settimane, avevo scritto direttamente a Felice Manti per avere la sua versione. Gentilmente egli mi ha risposto…

 

 

Sent: Tuesday, November 22, 2005 3:37 PM

 

 

Subject: Freedom House

 

 

Gent.le Manti, Mi sono interessato in queste ultime settimane al caso di Freedom House e alla loro famosa classifica. Ho intrattenuto con Paolo Guzzanti un dialogo circa l’interpretazione di quella posizione (colpa del caso Jannuzzi, anzi no) e più volte mi è capitato di citare lei e il suo articolo su Il Giornale del 26 Ottobre. Per farla breve, se va nel mio blog trova tutta la storia… Comunque, e mi sono accorto che anche altri navigatori hanno fatto verifiche dirette, mi sento di smentire ciò che lei scrisse, in quanto a me, la Sig.ra Karlekar che lei intervistò in quell’articolo, mi ha assicurato di essere stata citata male o fraintesa. Mentre Paolo Guzzanti in un articolo del 18 novembre sempre su Il Giornale ha ammesso l’infondatezza della tesi Jannuzzi, da lei non mi risulta sia stata effettuata ancora nessuna rettifica. Può dirmi qualcosa al riguardo?  Glene sarei molto grato. Grazie, Gabriele Paradisi

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.06
A: Gabriele Paradisi
Oggetto: Freedom House

 

 

Intanto la ringrazio per le cose che ha scritto e per aver chiesto la mia posizione. Il "caso Freedom House" è una cosa sulla quale sto lavorando da stamattina, dopo la nota di precisazione (che le inoltro). Innanzitutto, confermo per filo e per segno l'intervista che ho fatto con la Karlekar. La quale mi ha detto che il punteggio dato sul legal environment era superiore a quello degli anni scorsi a causa dell'arresto di due giornalisti. E mi ha ribadito che, senza quei punti, la nostra valutazione sarebbe stata inferiore ai 30 punti, che segnano il confine tra paesi free e paesi non free. La nota di Freedom House, peraltro, non smentisce né l'intervista né il suo contenuto ma sottolinea che l'arresto dei due giornalisti non è la "sole reason" (cito testualmente) della nostra posizione in classifica, come peraltro viene ribadito nell'intervista (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0). Il nome di Jannuzzi non me lo sono inventato io, ma viene citato ESPLICITAMENTE nella spiegazione che da FreedomHouse della posizione italiana. La signora Karlekar non è stata male interpretata, ma forse ha commesso l'errore di dire una piccola verità. È curioso che non abbia sentito la necessità di replicare alla mia intervista, ed è altrettanto curioso che sia assente da oggi e fino al 2 dicembre (come da e-mail che le inoltro). Sto cercando di mettermi in contatto con Freedom House per chiarire definitivamente la situazione, perché non mi piace passare per bugiardo. La situazione spero si chiarisca con il rapporto 2006, relativo all'anno solare 2005. Se siamo free, avrò ragione io. Se siamo partly free, chiederò spiegazioni all'estensore del rapporto, per iscritto e via mail, come spero di fare entro oggi. Il contenuto della e-mail è (ovviamente) interamente pubblicabile sul suo blog.

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.12
A: 'felice manti'
Oggetto: R: Freedom House

 

 

La ringrazio della tempestività della sua risposta. Esauriente e onesta. La invito ad approfondire la questione perché a me risulta che Freedom House dovrà emettere una nota di chiarimento perché in due momenti diversi la Karlaker mi ha ribadito di essere stata “misquoted” (sul caso Jannuzzi) ed “extensively misquoted” sul fatto che La Repubblica sia la loro unica fonte informativa. Comunque mi tenga informato. Grazie mille, Gabriele Paradisi  

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/11/2005 16:42 | Permalink | commenti (16)
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lunedì, 21 novembre 2005

Freedom House & Il Giornale: un riepilogo.

·         Nella prima puntata di RockPolitik il 20 ottobre 2005, Adriano Celentano legge la  classifica Freedom of the Press 2005 (http://www.freedomhouse.org/research/index.htm), redatta da Freedom House, in cui l’Italia figura al 77° posto tra Bulgaria e Mongolia, classificata PF (Partly Free, parzialmente libera). Si scatena un dibattito tra destra e sinistra;

 

 

 

·         Il 24 Ottobre su Il Giornale esce un articolo di Salvo Mazzolini (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=37848&START=0)  in cui si afferma di “Aver saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi” e non dovuto al ruolo di Silvio Berlusconi;

 

 

 

·         Il 26 Ottobre su Il Giornale esce un articolo di Felice Manti (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324) in cui si ribadisce la versione di Mazzolini, citando la responsabile di Freedom House, Karin Karlaker, la quale avrebbe anche affermato che senza l’arresto di Jannuzzi l’Italia non si troverebbe in quella posizione e sarebbe un paese sicuramente Free;

 

 

 

·         Il 28 Ottobre Paolo Guzzanti pubblica su Panorama (http://www.panorama.it/opinioni/archivio/articolo/ix1-A020001033397) una Lettera aperta a sua figlia Sabina, in cui tra le altre cose, riporta il caso Freedom House – Jannuzzi come esempio della faziosità della sinistra;

 

 

 

·         Il 7 Novembre Paolo Guzzanti pubblica su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=41197) un articolo in cui il caso Freedom House - Jannuzzi gli serve per un attacco a Prodi;

 

 

 

·         Quello stesso giorno contattato da me, che gli sottopongo il testo esatto della relazione di Freedom House, dove ben altri sono gli argomenti a supporto della posizione dell’Italia in classifica, Paolo Guzzanti mi tranquillizza affermando “Ho fatto intervistare i responsabili della FH che hanno confermato che nel 2005, senza il caso Jannuzzi, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei liberi”. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6219441]

 

 

 

·         Il 9 Novembre decido di mettermi direttamente in contatto con Karin Karlaker di Freedom House per chiederle se corrisponde al vero ciò che affermano i giornalisti de Il Giornale. La risposta della Karlaker è tranciante: “I was misquoted… our survey makes quite clear that the primary reason for Italy’s rating is the concentration of ownership issue and the relatively high degree of political control over the media”. Comunico la cosa a Paolo Guzzanti. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6248871]

 

 

 

·         Il 14 Novembre Paolo Guzzanti mi scrive dicendo che “i criteri con cui l’Italia è classificata (da Freedom House. Ndr) da una parte sono inaccettabili e privi di qualsiasi attendibilità (per esempio: l’unica fonte dichiarata per l’Italia è La Repubblica! Figuriamoci un po’)e in contraddizione. Quindi, “neppure con quel chiarimento” da parte della Karlaker, è disposto, per il momento a recedereDunque non sarà certo cospargendomi il capo di cenere e chiedendo ammenda per aver letto una diversa valutazione del caso Jannuzzi che risolverò la questione”. Piuttosto ritiene di dover rilanciare il discorso aprendo “un’inchiesta su Freedom House e i suoi rappresentanti, invitandoli qui, a sottostare alla verifica e a mostrare in che consiste la verifica delle loro valutazioni che sono tutte soggettive e opinabili . [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6295733]

 

 

 

·         Il 18 Novembre su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=43676), Paolo Guzzanti fa marcia indietro. Scrive alla figlia Sabina “Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa. E a proposito di correzioni, mi correggo proprio davanti a Sabina… Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge… Comunque do atto a Sabina del fatto che l'agenzia americana ci classifica fra i meno progrediti Paesi del terzo mondo per motivi che prescindono dal caso Jannuzzi, come io avevo invece scritto. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6326804]

 

 

 

·         L’ammissione dell’errore da parte di Paolo Guzzanti (non però da parte di Mazzolini e Manti) c’è dunque stata, anche se il problema si è spostato  (per carità, legittimamente), sull’autorevolezza e sull’affidabilità di Freedom House. Nel sito ufficiale dell’organizzazione in effetti, circa l’Italia è riportata unicamente una fonte d’informazione: il quotidiano La Repubblica. Decido di verificare direttamente ancora una volta dalla Karlaker se tutto ciò corrisponde al vero. Sarebbe imbarazzante che un’organizzazione che si arroga il diritto di stilare classifiche sulla libertà di stampa prendesse per un paese come unica fonte informativa un giornale dell’opposizione o del governo. La Karlaker, ancora una volta e tempestivamente, nega questa affermazione: “That is absolutely not true at all… he seems to have extensively misquoted me… “, comunicando che Freedom House rilascerà presto un comunicato per chiarire una volta per tutte questo equivoco. Messi al corrente di questo sviluppo i giornalisti de Il Giornale, compreso Paolo Guzzanti, non hanno ancora ad oggi rilasciato dichiarazioni. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6331569]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/11/2005 11:34 | Permalink | commenti (22)
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venerdì, 18 novembre 2005

Ancora una bugia?

La cosa si sta facendo imbarazzante. Non ho ancora finito di apprezzare le scuse di Paolo Guzzanti (vedasi precedente post e il suo odierno articolo sul Giornale inserito nei commenti), che subito mi devo ricredere. Infatti se da un lato in quell'articolo si ammetteva l'inesattezza dei precedenti scritti (di Guzzanti, Mazzolini e Manti), circa il fatto che la posizione dell'Italia nella famosa classifica non era dovuta al caso Jannuzzi, dall'altro ci si salvava in corner tacciando Freedom House di inaffidabilità: “…Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge. Ho imparato anche che i severi scrutatori di Freedom House non sono mai venuti a vedere come stanno le cose da noi ma si regolano soltanto sulla base di quel che scrive Repubblica e delle leggi americane che considerano il sistema di potere, il «government» (governo, Parlamento, magistratura) come un blocco unico, senza conoscere le nostre leggi e il fatto che soltanto in Italia una delle tre reti di un servizio pubblico pagato dal «tax payer», appartenga per diritto eterno ad una sola parte politica, i successori del Pci, i quali ne fanno uso politico sia quando sono al governo che quando sono all'opposizione. Potrebbe essere un discreto caso di conflitto d'interessi e di disparità, ma non se ne vede traccia...”. Possibile che un’organizzazione mondiale così prestigiosa si affidi ad un’unica fonte per di più dichiaratamente parziale? Nel sito di FH in effetti se si interrogano le fonti informative per l’Italia compare solo il quotidiano La Repubblica (http://www.freedomhouse.org/research/freeworld/2005/sources.htm). Decisamente un metodo discutibile. Per sciogliere ogni dubbio e in fretta occorre fare una verifica diretta. Proviamo a scrivere alla solita responsabile Karin Karlaker:

 

 

Inviato: venerdì 18 novembre 2005 10.13
A: 'Karin Karlekar'
Oggetto: Italy position

 

 

Gent.le Karin, La contatto ancora una volta per avere un’informazione circa alcune opinioni riportate da “Il Giornale”. Essi sostengono che la sola fonte utilizzata da FH per calcolare il punteggio dell’Italia nella classifica 2005 sulla libertà di stampa, è il quotidiano La Repubblica, decisamente critico verso il governo e il Sig. Berlusconi. Questa è la verità? Nelle vostra ricerca non avete utilizzato altre fonti, come ad esempio “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, e altri giornali? Grazie

 

 

Da: Karin Karlekar [mailto:karlekar@freedomhouse.org]
Inviato: venerdì 18 novembre 2005 16.07
A: 'Gabriele Paradisi'
Oggetto: RE: Italy position

 

 

Dear Gabriele: That is absolutely not true at all, but I am not surprised he wrote that since he seems to have extensively misquoted me. We are trying to issue a statement soon to clear up some misunderstandings about this, as many Italians have been writing to me. Thanks, Karin

 

 

Ora possibile che queste semplici conferme non vengano nemmeno prese in considerazione dai giornalisti di cui stiamo parlando? Decisamente deludente…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/11/2005 17:01 | Permalink | commenti (7)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
venerdì, 18 novembre 2005

"Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa... "

(Paolo Guzzanti)

Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa. E a proposito di correzioni, mi correggo proprio davanti a Sabina. Antefatto: ho usato - in un articolo uscito su Panorama il 27 ottobre scorso - l'informazione contenuta nella lettera del nostro Salvo Mazzolini a questo giornale in cui aveva raccontato che per rispondere agli studenti tedeschi che dopo la trasmissione di Celentano gli chiedevano conto della misera posizione in classifica dell'Italia secondo l'agenzia Freedom House, aveva telefonato alla stessa Freedom House dopo averne ottenuto dal dottor Dicaro della Rai i numeri di telefono. Diceva poi Mazzolini di aver scoperto che gli arresti domiciliari del giornalista e senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi erano la vera causa della imbarazzante posizione dell'Italia fra Ghana e Benin. Ora si dà il caso che anche Sabina, nel suo film, avesse citato le valutazioni della Freedom House, commettendo però la grave trascuratezza di non fornire ai suoi spettatori, tra cui me, la fonte della notizia e l'anno cui si riferiva. E poiché il suo film è del 2005, lo spettatore è autorizzato a pensare che si tratti del rilevamento di quest'anno, mentre invece scoprirò ad articolo pubblicato che il dato è dell'anno precedente, il che costituisce un elemento di confusione e di incompleta informazione. Tuttavia Sabina ha dal suo punto di vista ragione. Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge. Ho imparato anche che i severi scrutatori di Freedom House non sono mai venuti a vedere come stanno le cose da noi ma si regolano soltanto sulla base di quel che scrive Repubblica e delle leggi americane che considerano il sistema di potere, il «government» (governo, Parlamento, magistratura) come un blocco unico, senza conoscere le nostre leggi e il fatto che soltanto in Italia una delle tre reti di un servizio pubblico pagato dal «tax payer», appartenga per diritto eterno ad una sola parte politica, i successori del Pci, i quali ne fanno uso politico sia quando sono al governo che quando sono all'opposizione. Potrebbe essere un discreto caso di conflitto d'interessi e di disparità, ma non se ne vede traccia. Comunque do atto a Sabina del fatto che l'agenzia americana ci classifica fra i meno progrediti Paesi del terzo mondo per motivi che prescindono dal caso Jannuzzi, come io avevo invece scritto.

Questo è quello che scrive su Il Giornale di oggi, Paolo Guzzanti. L'intero articolo intitolato " Cara Sabina, sono pronto ad affrontare te e i tuoi fan" è riportato integralmente nei commenti. Diamo atto a Paolo Guzzanti della sua onestà intellettuale. Una cosa è mettere in dubbio l'affidabilità e l'autorevolezza di Freedom House, un'altra è riportare affermazioni false che oltretutto implicitamente e paradossalmente riconoscono affidabilità e autorevolezza alla stessa fonte. Peccato che manchino ad oggi analoghe ammissioni di errore da parte di Salvo Mazzolini e di Felice Manti. Tant'è.

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/11/2005 08:30 | Permalink | commenti (10)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
martedì, 15 novembre 2005

Guzzanti risponde su FH

Inviato: lunedì 14 novembre 2005 19.36
A: Gabriele Paradisi
Oggetto: Freedom House si traduce Casa della Libertà?

 

 

Caro Paradisi,
No, non ho ancora ragguagliato, e le spiego perché.
Primo: io ho scritto il mio articolo su Panorama ed eventualmente è soltanto Panorama che farò un secondo intervento.
Ho però approfondito FH e la ringrazio di avermi girato quella mail.
Ma i conti per me non quadrano neppure con quel chiarimento perché i criteri con cui l’Italia è classificata da una parte sono inaccettabili e privi di qualsiasi attendibilità (per esempio: l’unica fonte dichiarata per l’Italia è La Repubblica! Figuriamoci un po’), ma perché in contraddizione.
Come può vedere, secondo FH dal 2003 – pieno governo Berlusconi – l’Italia improvvisamente fa un balzo in avanti nel complesso delle
"Civil Liberties", passando dal livello 2 in cui si trovava da 40 anni (in una scala in cui 7 è il peggior score e 1 il massimo) al livello 1 che la mette alla pari con i grandi Paesi europei.
Quindi per me la questione non è certamente trattare il caso Jannuzzi – che non ho tirato in ballo io – ma il caso Freedom House.
Io non ho poi davvero l’obbligo di correggere Salvo Mazzolini e Felice Manti, mentre trovo difficoltà ad ottenere da Freedom House la risposta ad una sola semplice domanda:
in quale altra democrazia del mondo un terzo delle reti del servizio pubblico è appannaggio perenne di un solo partito (Pci e poi i suoi successori) sia che quel partito sia al governo, sia che si trovi all’opposizione?
Ed anche: come mai FH non menziona il fatto il fatto che la Rai sia gestita dal Parlamento cella Repubblica Italiana eletto a suffragio universale, attraverso una apposita commissione presieduta da un membro dell’opposizione?
FH usa certamente un criterio americanocentrico:
considera “governement” tutto ciò che è potere e tratta la magistratura e il Parlamento come emanazioni del primo ministro, cosa che è ridicola più che falsa.
Il fatto che un giornalista sia tratto in arresto e sottoposto a una restrizione della libertà mentre espleta un mandato parlamentare è una enormità da Paese del terzo mondo, e io l’ho detto in Senato fra gli applausi di tutte le forze di sinistra.
Dunque non sarà certo cospargendomi il capo di cenere e chiedendo ammenda per aver letto una diversa valutazione del caso Jannuzzi che risolverò la questione.
Direi che dal mio punto di vista la questione cambia così: apriamo un’inchiesta su Freedom House e i suoi rappresentanti, invitandoli qui, a sottostare alla verifica e a mostrare in che consiste la verifica delle loro valutazioni che sono tutte soggettive e opinabili, ma da cui – comicamente – si evince che l’Italia di Berlusconi sarebbe il doppio più libera di quella di Prodi e D’Alema, cosa - anche questa - che è una palese baggianata.
Non ho parlato di queste cose da Vespa ma può darsi che lo faccia mercoledì.
La ringrazio della sua cortesia e la informerò degli ulteriori miei passi, che ovviamente ci saranno (Panorama ha sofferto un numero di sciopero e non è stato possibile finora chiedere spazio extra per questa storia).
Un caro saluto
Paolo Guzzanti


 

 

 

Inviato: martedì 15 novembre 2005 7.02
A: 'PAOLO GUZZANTI'
Oggetto: R: Freedom House si traduce Casa della Libertà?

Caro Guzzanti, Grazie, la sua risposta mi sembra ben articolata, anche se in parte elude il problema di principio che avevo sollevato, spostandolo sull’affidabilità e sull’autorevolezza di FH. Affidabilità e autorevolezza che comunque vanno giustamente e seriamente approfondite. Ma forse quel problema di principio riguardava più Mazzolini e Manti e non lei che aveva ripreso e utilizzato le loro affermazioni/ricerche. Le confesso che non mi dispiacerebbe se lei facesse avere loro queste mie considerazioni dandomi modo forse di interloquire direttamente. Comunque mi tenga informato, anche delle eventuali puntualizzazioni che dovesse fare su Panorama, sul Giornale o in TV. La saluto e buon lavoro, Gabriele Paradisi

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 15/11/2005 07:25 | Permalink | commenti (2)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
giovedì, 10 novembre 2005

Freedom House: A definitive word!

 

Mercoledì, 9 novembre (ore 6:45 a.m.)

Spettabile Freedom House, Come forse sapete recentemente in un programma TV italiano (RockPolitik di Adriano Cementano) è stata presentata la vostra classifica 2005 sulla libertà di stampa nel mondo. Dopo di ciò, riguardo la posizione del nostro paese, si è sviluppata una discussione. Io leggendo “Freedom of the press 2005. a global survey of media independence” e altre parti del rapporto 2004, ho capito che lo “score” dell’Italia dipende (principalmente o soltanto) dal potere del Sig. Berlusconi (potere economico, mediatico, politico). Alcuni giornalisti (dipendenti presso testate di proprietà della famiglia Berlusconi: “Il Giornale”, “Panorama”) sostengono che la posizione e lo status dell’Italia (Partly Free, parzialmente libero) dipenda soltanto dai problemi con la giustizia avuti dai giornalisti Lino Jannuzzi e Massimiliano Melilli (episodio effettivamente riportato sul vostro report 2005). Ora io chiedo a Voi (o ad altre persone della vostra organizzazione eventualmente più coinvolte nella vicenda) se, quest’ultima opinione è vera, o se il ruolo del Sig. Berlusconi fu determinante nell’assegnazione del punteggio finale all’Italia. Vi ringrazio dell’attenzione prestatami e spero in una vostra cortese risposta. Cordiali Saluti, Gabriele Paradisi

la mail è stata inviata a: (Karin Deutsch Karlekar, Senior Researcher, Freedom of the Press intervistata da Felice Manti - articolo pubblicato su Il Giornale il 26 ottobre; Christopher Walker, Director of Studies; Arch Puddington, Director of Research; Michael Goldfarb, Senior Press Officer)

Da: Karin Karlekar [mailto: karlekar@freedomhouse.org ]
Inviato: mercoledì 9 novembre 2005 21.22
A: 'Gabriele Paradisi'
Oggetto: RE: Italy situation

 

 

Dear Gabriele: Thank you for your inquiry. I have been getting a number of emails from Italians about the Il Giornale article and we plan to issue a clarifying statement. However, let me write and tell you that it appears that I was misquoted—as you noted, our survey makes quite clear that the primary reason for Italy’s rating is the concentration of ownership issue and the relatively high degree of political control over the media. The legal cases are a minor issue and in any case occurred in 2004, whereas the downgrade occurred a year earlier.

 

 

Thanks, Karin

 

 


Mi attendo, per onestà intellettuale e per correttezza nei confronti dei lettori, un chiarimento sia su Panorama, sia su Il Giornale dai giornalisti Salvo Mazzolini, Paolo Guzzanti, Felice Manti

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/11/2005 06:20 | Permalink | commenti (11)
categoria:il caso freedom house
lunedì, 07 novembre 2005

Libertà di stampa e stampa in libertà

Tutti ricordiamo la prima puntata di RockPolitik, quando Adriano Celentano scorse la famosa classifica di Freedom House sulla libertà di stampa. Qualche giorno dopo su Il Giornale comparve un articolo di Salvo Mazzolini (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=37848&START=0) in cui si dimostrava, con una certa dose di rassegnazione (del tipo: cosa ci tocca ripetere per arginare le menzogne della sinistra), che quel piazzamento era dovuto al caso di Lino Jannuzzi. La cosa, lo ammetto, mi sconcertò un poco. Mi risollevai quando, qualche giorno più tardi sull'Unità, leggendo il solito spassosissimo Bananas di Marco Travaglio, trovai che le affermazioni di Mazzolini erano false. Lo status di paese "Partly Free" derivava dai noti e ben più gravi motivi che tutti conosciamo. Per me, fidandomi dei riferimenti puntualmente segnalati da Travaglio, il discorso era chiuso. Finchè, su Panorama e anche ieri su Il Giornale, Paolo Guzzanti interviene e ribadisce le affermazioni di Mazzolini, prendendo spunto da ciò per dare patenti di poca serietà rispettivamente a sua figlia e al solito Prodi. A questo punto voglio vederci chiaro. Mi metto di buona lena (con internet ci vuol ben poco) e scovo i documenti necessari per dirimere la questione. Trovati , mi sento in obbligo di chiedere il conto al Guzzanti, che mi deve ancora un paio di rispostine. Questa volta, punto sull’orgoglio, il Guzzanti mi scrive, nel giro di pochi minuti… Lascio a voi la valutazione dell’intero caso. Nei commenti posterò per intero anche gli articoli che ho citato, in modo da avere una documentazione completa. Carissimo Guzzanti, Ho letto la sua “Lettera aperta a una figlia di sinistra” su Panorama. Lei scrive:   Andiamo sul pratico con un solo esempio fra i tanti. Tu ripeti spesso il dato diffuso quest’anno dall’autorevole Freedom House secondo cui l’Italia è al 53mo posto su 166 paesi quanto a libertà d’informazione. Dato imbarazzante, anzi sconvolgente. Ma che cosa significa? Salvo Mazzolini del «Giornale» ha raccontato il 24 ottobre che, trovandosi di fronte una platea di studenti tedeschi che gli chiedevano conto di questa grave situazione italiana, ha pensato di chiedere direttamente alla Freedom House il motivo di questo umiliante posto in graduatoria. E che cosa ha scoperto? Che «il pessimo piazzamento dell’Italia era dovuto all’arresto di Lino Jannuzzi, senatore del partito di Berlusconi, condannato per alcuni articoli ritenuti diffamanti». Questo (non Michele Santoro, non Enzo Biagi, non Daniele Luttazzi, e neppure te con Raiot) è l’unico e solo motivo del posto in classifica dell’Italia perché in nessun paese civile la magistratura arresta un giornalista, per di più rappresentante del popolo. Ecco perché siamo precipitati fra Ghana e Benin. Ma tu, essendo un’attrice e non una giornalista, hai prodotto una sferzante reprimenda involontariamente comica: hai cioè presentato come effetto del governo berlusconiano liberticida e censorio la persecuzione del più grande maestro del giornalismo italiano il quale è anche, come me, senatore del partito di Berlusconi. Vedi che cosa succede se si fanno pasticci fra i generi? Che si varca senza saperlo il labile confine tra Raiot e Scherzi a parte”. Ora io avevo letto quell’articolo di Mazzolini e i suoi imbarazzi di fronte alla platea di studenti mi avevano fatto sorridere, ma quell’affermazione, e cioè che la posizione in classifica dell’Italia fosse relativa al caso Jannuzzi, mi aveva molto intristito in quanto era a tutti gli effetti un autogol della sinistra… Un paio di giorni dopo sull’Unità leggo il pezzo di Travaglio che scrive:  a proposito della classifica di Freedom House sulla libertà nel mondo. Poteva chiamare Mimun, per dire, lui sì che le fonti le controlla. Sostiene Del Noce, in tandem col Giornale, che se l'Italia è al 77° posto è perché i giudici han condannato e cercato di arrestare il povero Lino Jannuzzi. Naturalmente è una balla sesquipedale, come si può controllare su www.osservatoriosullalegalita.org o direttamente al sito di Freedom House. Questa istituzione, presieduta da un noto sovversivo come l'ex capo della Cia James Wooley, ha declassato l'Italia da paese libero a "parzialmente libero" per questi motivi: 1) "Berlusconi's conflict of interest in the media", 2) Extensive interference of Berlusconi in station Rai… In 2002 he lashed put a two veteran Rai reporters, accusing them of 'criminally' misusing the station"; 3) "Gasparri low no democracy with diversity… The most flagrant and shocking example of Berlusconi's conflict of interest violating a sentence of Constitutional Council…". In inglese suona anche meglio”. Ora credo che lei abbia il dovere di dirmi e di dire ai lettori, dopo puntuale verifica, qual è la versione corretta. Ci conto, come non ho perso le speranze di ricevere una risposta sul Liberalismo… Cordialmente, Gabriele Paradisi 


Caro Paradisi,
1 - L’Italia è stata declassata nel 2003 fra i Paesi parzialmente liberi sulla base delle leggi americane che FH applica agli Stati stranieri e per questo motivo è accusata di essere americanocentrica: fra l’altro loro considerano “government” indifferentemente il Parlamento, il Governo e la magistratura, cioè il sistema di potere, il che è per noi una sciocchezza, visto che la magistratura è in conflitto con il Parlamento e con il governo e che i due giornalisti arrestati, uno è Jannuzzi, l’altro non ricordo, sono stati arrestati dalla magistratura e non dal governo, come immagina di credere Freedom House.
2 - L’Italia riceve diversi punteggi anno per anno.
3 - Nello spettacolo di mia figlia W Zapatero si dice semplicemente che l’Italia è al 53 posto nella “classifica mondiale” della libertà di stampa, senza citare la fonte e senza dire a che anno si riferisce.
4 - Ho scoperto soltanto dopo la pubblicazione del mio articolo che Sabina si riferiva (senza dirlo) al voto espresso nel 2004 e riferito al 2003. Io invece ho guardato ovviamente il dato del 2005 dando per scontato che stiamo vivendo proprio in quest’anno.
5 - E nel 2005 l’Italia ha ottenuto un punteggio ancora più basso di quello citato da Sabina a causa dell’arresto dei giornalisti da parte della magistratura.
6 - Ho fatto intervistare i responsabili della FH che hanno confermato che nel 2005, senza il caso Jannuzzi, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei, anche se pesano dei giudizi negativi sulla pretesa concentrazione delle testate e il fatto che “evidentemente” - cioè per deduzione – esiste in Italia una legislazione restrittiva sulla stampa, che è esattamente quella che FI ha proposto di abrogare.
7 - Travaglio come al solito imbroglia: è vero che esiste un punteggio inferiore agli altri paesi europei per un discutibilissimo metodo di valutazione (pensi che in nessun Paese democratico del mondo accade quel che accade in Italia: una delle tre reti del servizio pubblico, la Terza, è affidata ai partiti di sinistra che discendono dal vecchio Pci, sia quando quei partiti sono al governo che quando sono all’opposizione), ma è altrettanto certo, sono quelli di FH a dirlo, che senza le manette (virtuali) a Jannuzzi l’Italia sarebbe in decentissia posizione fra le democrazie europee.
Darò conto ai lettori attraverso il mio libro, ma la verifica chiunque può farla da solo: basta telefonare all’ufficio di NY della FH, i cui funzionari stanno per ricevere un mio invito personale a venire a controllare di persona, a mie spese, la verità di quel che hanno sostenuto. Soddisfatto? Mi faccia sapere.
Paolo Guzzanti
(lunedì 7 novembre 2005 10.50)  
Grazie Guzzanti Sono soddisfatto innanzitutto per la sua serietà, in quanto ha il coraggio di ribattere e motivare le sue affermazioni con tempestività, cercando comunque di documentare quello che dice. Gliene do atto. Credo però che qui si stia girando intorno a cavilli ed equivoci sui tempi e sull’interpretazione dei contenuti per cui alla fine tutti hanno un po’ di ragione… Mi sento però di poter ribadire, guardando esclusivamente i documenti che le allego, che le affermazioni di Salvo Mazzolini fossero inesatte, così come le sue da quelle riprese. Mi piacerebbe anche, per onestà verso i lettori, che una precisazione più esaustiva delle affermazioni fatte in questi giorni su Panorama e sul Giornale venisse effettuata immediatamente, magari su quegli stessi giornali, piuttosto che in un prossimo libro; magari riportando (ed eventualmente contestando) i brani incriminati. In tal modo, credo, si darebbe la possibilità a tutti di farsi un’opinione più oggettiva. Grazie, Gabriele Paradisi 

I brani sono tratti da “Freedom of the press 2005. a global survey of media independence”, che tutti possono scaricare in formato pdf: http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey/fop05.pdf   

 

<<Western Europe: Western Europe continued to boast the highest level of press freedom worldwide; in 2004, 23 countries (92 percent) were rated Free and 2 (8 percent) were rated Partly Free. Nevertheless, in 2003 joined as the only countries in the region to be rated Partly Free. It was the first time since 1988 that media in an EU member state have been rated by the survey as Partly Free, and in 2004 media freedom in remained constrained by the dominant influence of Prime Minister Silvio Berlusconi’s media holdings. During the year, the media environment in most countries remained stable, while saw a modest numerical improvement. A new press code, coupled with revisions made to the penal code in September 2004, led to an easing of the legal environment for the Turkish press during the year>>.

<< Italy : partly free LEGAL ENVIRONMENT: 9 POLITICAL ENVIRONMENT: 13 ECONOMIC ENVIRONMENT: 13 TOTAL SCORE: 35 - Freedom of speech and the press are constitutionally guaranteed. Legislators moved in July toward abolishing prison sentences for libel, a development welcomed by media organizations, but the proposed amendments have yet to be adopted. Politicians and their allies filed several libel suits against journalists during 2004; in February, journalist Massimiliano Melilli was sentenced to 18 months in prison and ordered to pay 100,000 euros (US$124,400). In July, a 76-year-old journalist and senator was placed under house arrest, relaxing his 2002 sentence of 29 months’ imprisonment for libel. Press freedom organizations criticized two separate government raids on journalists’ homes and offices, owing to the journalists’ refusal to reveal their sources for controversial, investigative reports. Most press outlets are privately owned but are often linked to political parties or run by large media conglomerates that exercise some editorial influence. In December, journalists at ’s leading and highest-selling daily, Corriere Della Sera, protested increasing editorial interference and pressure in the newsroom from its shareholders. The newspaper is owned by RCS Mediagroup, in which 15 of ’s major conglomerates have a stake. Concerns about the concentration of media ownership have been an issue since the election in 2001 of Silvio Berlusconi, a media magnate and ’s wealthiest individual, as prime minister. The print media, which consist of eight national newspapers, two of which are controlled by the Berlusconi family, continue to provide diverse political opinions, including those critical of the government. However, Berlusconi controls or influences six of the seven national broadcast channels. Mediaset, a company in which he has a major interest and the largest private broadcaster in the country, owns three national channels, while the state-owned network (RAI), traditionally subject to political pressure, controls three. Questions continue to be raised about the political impact of Berlusconi’s control of the media. The Osservatorio di Pavia, an independent media watchdog, reported that in the month of February, Berlusconi’s presence on television accounted for 42 percent of the time dedicated to politicians. During the year, the head of RAI, Lucia Annunziata, and one of its star television broadcasters, Lili Gruber, quit in reaction to Berlusconi’s domination of the media. A long awaited conflict of interest bill, which was intended to resolve the contradictions between Berlusconi’s private business and his role as prime minister, was passed in July. Although the bill limits the managing control politicians have over their holdings, it does not bar them from owning companies. As a result, the bill, which was criticized as being toothless by critics, will have little impact on Berlusconi’s media empire. In April, the parliament adopted a law on broadcasting reform, known as the Gasparri Law, which ostensibly introduces a number of reforms, such as the switch-over to digital broadcasting (scheduled to take place in 2006) and the partial privatization of RAI. The law was initially vetoed in December 2003 by President Carlo Ciampi, who was urged to do so by media organizations claiming the law threatened press freedom and undermined news pluralism. Although the revised law has a clause that limits the maximum revenue a single media company can earn, it excludes interests in publishing, cinema, and the music industry. Critics of the law still say that it reinforces Berlusconi’s power over the media. The new law also allows one of the three Mediaset channels, Retequattro, to continue terrestrial broadcasting. The decree runs counter to a

 

 

 


Caro Paradisi, Grazie anche a lei per l’utile scambio di opinioni. Darò maggiori dettagli, ma Panorama è in sciopero, ho saputo solo ora ed è quella l’unica sede per intervenire su una polemica che ho aperto lì. Ma stia tranquillo: io difendo soltanto la verità e sono pronto e vedere ed emendare gli errori. Ma per ora non ne vedo affatto, tutt’altro, per ulteriori motivi che ho verificato sulla FH e che poi le dirò, ma che ho tirato giù da solo via Internet e telefonando a lungo a New York. Non le chiedo di credermi sulla parola, ma “mi creda sulla parola” (per ora): ho ragione io. Le sono debitore degli sviluppi, che verranno presto. Un caro saluto, Paolo Guzzanti (lunedì 7 novembre 2005 12.17)   

 

 

Ovviamente aspettiamo con curiosità...

 


 

2002 Constitutional Court ruling that demanded the channel switch to satellite by January 2004 to ensure competition. The shift to satellite would have led to a considerable loss in the station’s market value>>.  

 

 

 



postato da: GabrielParadisi alle ore 07/11/2005 11:12 | Permalink | commenti (12)
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