sabato, 05 novembre 2005

Cofferati di sinistra (dialogo con Davide Giacalone)

So bene che termini come “destra” e “sinistra” sono sempre più privi di significato reale, ma, per quel che valgono e per quel che evocano, ciò che si agita a Bologna pone il problema se la condotta adottata dal sindaco, Sergio Cofferati, sia di sinistra, o meno.  Il problema si pone perché una parte consistente e determinante della sinistra si oppone alle scelte del sindaco, facente parte dello stesso schieramento e della stessa giunta.  Intanto vediamo se la condotta del primo cittadino è giusta o sbagliata, ed io credo che sia giusta (e, del resto, lo avevo scritto anche all’inizio di questa storia). Il rispetto della legalità è un giusto principio. Ma l’invocazione di legge ed ordine non era forse una bandiera della destra? E come la mettiamo con la solidarietà sociale, bandiera di una parte del mondo cattolico?  La mettiamo come segue: il disagio sociale, l’insediamento dell’immigrazione, il fiorire della piccola delinquenza e le prepotenze delle bande sono fenomeni che albergano prevalentemente nei quartieri popolari e nelle periferie, pertanto non è certo di sinistra (sempre per quel che vale) lasciare che ciascuno si tenga i propri problemi: i più ricchi quelli delle deiezioni (cacate) canine, i più poveri i villaggi abusivi dei nomadi. Di più, si deve stare attenti a che l’abbandono di ciascuno al proprio destino, il non intervento pubblico per garantire il rispetto della legalità, finiscano con l’essere l’incubatore di razzismo, xenofobia e reazioni tanto spontanee quanto esecrabili. In quanto alla solidarietà verso i marginali ed i marginalizzati, questa consiste, secondo me, nell’aiutarli a non essere più tali.  Una politica attenta ai loro problemi ne favorirà l’inserimento nella normalità e non ne garantirà, invece, la sopravvivenza nella diversità.  Faccio un esempio concreto: i bambini dei nomadi, o degli zingari, chiamateli come vi pare, devono andare a scuola, a loro deve essere offerta la possibilità di una vita diversa e meno precaria.  Non m’interessa un bel niente se qualche loro parente ritiene superiore la vita libera da case, scuole, obblighi e pasti caldi, preferendo l’accattonaggio quando non il borseggio, non m’interessa, e dico: fin che siete sul suolo italiano quei bambini vanno a suola, se non ce li mandate saremo noi a mandare voi in galera.  Ecco, questa credo sia una buna solidarietà, non parendomi tale quella che aiuta gli emarginati a restare tali. Problemi come questi non appartengono solo all’orto chiuso di casa nostra, ma riguardano tutta l’Europa.  Basta guardare quel che sta succedendo in Francia.  Ed è certo significativo che a proclamare l’esigenza di una linea dura sia Nicolas Sarkozy, fino a qualche tempo fa, in ragione della sua politica favorevole alle convivenze religiose, ammirato da una parte della nostra sinistra, ed a promuovere la linea morbida e dialogante sia Dominique de Villepin, l’uomo più vicino a Chiraq, e non certo amato dalla sinistra francese. Questo capita, ed è bene che capiti, quando la politica smette di essere gargarismo degli schieramenti e si mette a lavorare sui problemi concreti.

Davide Giacalone

www.davidegiacalone.it

 

 

Gent.le Giacalone, Ho letto il suo articolo “Cofferati di sinistra” e mi permetto di fare alcune considerazioni. Sono di Bologna e sto seguendo con molta attenzione quello che sta accadendo in città. Lo scorso anno ho votato per Cofferati, sono di sinistra, ma dissento decisamente dall’operato del sindaco nel caso dei lavavetri e dei baraccati. Lo ritengo un’inutile atto di forza che ha spiazzato la destra, invadendo il suo terreno preferito, ma non ha risolto nulla, anzi ha acuito le distanze con quei gruppi sociali e quei movimenti coi quali si potevano e si dovevano cercare soluzioni più coraggiose e serie. Io penso che il problema dell’immigrazione e il disagio sociale in genere non si risolvano con interventi di ordine pubblico (polizia, ruspe, etc..) e penso anche che un approccio di quel tipo non possa essere la prima o l’unica opzione di qualcuno che si dichiara di “sinistra”. I termini “destra” e “sinistra” per me infatti hanno ancora ragion d’essere. Da “destra” per la salvaguardia e la conservazione di taluni valori (la patria, la famiglia, la religione) spesso si invocano con inflessibilità, legge e ordine. La “sinistra” dovrebbe avere nel suo dna sentimenti che per semplicità chiamiamo, solidarietà, tolleranza, accettazione delle diversità e questi normalmente non presuppongono il rigore e la forza fisica. Fatta questa semplificazione, non è secondo me di sinistra, quindi, la soluzione che lei prospetta, come esempio, per i nomadi. Dove finisce il rispetto delle culture e della dignità delle persone? Ma questo è un altro discorso. Al di la di questo io non dico che non debbano esserci leggi e regole. La convivenza civile sarebbe impossibile. Dico però che la disobbedienza civile è comunque un valore democratico e quindi, nel rispetto delle persone, talvolta per superare leggi inique, si possa o si debba violarle, anche solo simbolicamente. Cofferati dice "La non condivisione di leggi che producono effetti negativi sulla persona o sulle comunità, oppure la mancanza di norme efficaci in materie importanti, deve portare all'azione per la loro modifica e per la loro definizione in parlamento". Giusto, in teoria, ma vediamo tutti a cosa è ridotto oggi il Parlamento italiano… precettato per l’approvazione di leggi ad personam ed elettorali, utili solo a preservare gli interessi e il potere di pochi. E per quanto riguarda nello specifico il problema dei migranti, questa maggioranza (senza di fatto recepire alcun suggerimento dell’opposizione) ha emanato la Bossi-Fini che Cofferati stesso definisce “negativa ed incoerente, incapace di contrastare il lavoro nero e clandestino compreso quello dei minori fonte di tante distorsioni economiche e ingiustizie sociali”. Quindi? Cosa si fa? Si aspetta e si spera nella prossima legislatura? E intanto dove si dorme nelle notti d’inverno? Se si fossero sempre “rispettati” e aspettati con pazienza gli ordini costituiti, credo che oggi vivremmo ancora tutti quanti sotto oligarchie, dittature, tirannie. Vediamo in definitiva cosa è successo a Bologna … Ci sono migliaia di poveri giunti da aree disperate e povere del mondo, che cercano i lavori più umili pur di sfamare se stessi e i loro cari, quasi sempre sono sfruttati, malpagati, ma sono assolutamente funzionali al sistema (fanno lavori utilissimi quanto ingrati). Tutto bene quindi (chiudiamo un occhio sulla legalità di queste pratiche) durante l’orario di lavoro, ma poi di fatto, ci si disinteressa totalmente di loro. Hanno una casa? Un posto riparato dove mangiare, riposare, accudire i figli? Questo sembra non riguardarci più, anzi, la loro vista, sono stracciati e sporchi, spesso ci disturba. Le confesso che a me disturbano di più le deiezioni canine. Sarà perché vivo in Saragozza, un quartiere ricco… Ora le sembra che abbattere i ripari di fortuna in cui vivono queste persone per ripararsi dalla pioggia sia una soluzione? E aggiungo, le sembra una soluzione di sinistra?

Grazie Gabriele Paradisi

 

 

Gentile Signor Paradisi.la ringrazio per le sue osservazioni e le segnalo che quel mio intervento ha suscitato diverse proteste, ma di segno opposto alle sue riflessioni: secondo alcuni lettori a forza di tollerare ecc. ecc..  Lo dico solo per segnalare quanto l’essere prevenuti finisca con l’affibbiare ad altri opinioni che non hanno.  Come quella sui nomadi, che lei mi affibbia. Rilegga quel che ho scritto, e troverà che non ce l’ho affatto con nomadi e zingari ma non ritengo sia un loro diritto prendere i loro figli e metterli ad elemosinare (che non è un comportamento di “tutti” i nomadi e zingari, grazie al cielo).  In quel caso ritengo legittimo l’intervento repressivo, a tutela di quei bambini.  A tutela di quei bambini. Chiaro? E veniamo a Cofferati.  Io non vivo a Bologna, quindi lei ne sa più di me.  Però leggo e quel che sostiene il sindaco mi pare convincente: la legge si rispetta e la si fa rispettare.  Mi pare un bel principio, perché il non rispetto della legge è sempre un danno per i più deboli, non per i più forti e protetti. Non mi pare che la condotta della destra sia ispirata all’uso della forza per far rispettare dio patria e famiglia, anche perché a Bologna, fino a qualche settimana fa, avevate un sindaco di destra e nulla di simile è accaduto (altrimenti Cofferati non avrebbe nulla da sbaraccare). Ma il punto che mi ha colpito di più è relativo alle sue osservazioni sul Parlamento e le leggi.  Penso lei non se ne sia reso conto, ma quel che scrive è in antitesi con la democrazia.  Non con questa o quella parte politica, ma con la democrazia.  Il Parlamento della Repubblica è stato liberamente eletto e riflette la volontà popolare.  Questa è la sorgente di legittimità, in una democrazia.  Ciò non significa che se ne debbano condividere tutti i provvedimenti, ed io stesso ne ho criticato ed attaccato molti, ma se lei crede che si possa, in democrazia, comportarsi diversamente da quel che stabiliscono le leggi, anche quelle che non si condividono, seguendo il metro di una propria legittimità morale personale ed ignorando il metro della sovranità popolare, non solo si sbaglia, ma commette l’errore che porta alle dittature.  Il che non è molto di sinistra, credo. Con un cordiale saluto Davide Giacalone

 

La ringrazio molto della sua cortese e tempestiva risposta. In poche righe e con molta fretta, forse non sono riuscito a rendere con chiarezza la mia opinione. La tranquillizzo, non mi sento e non credo di essere un pericoloso sovversivo. Credo comunque che, data la complessità dei problemi che ci troviamo di fronte, certe forme di rappresentanza e certe rigidità strutturali siano ormai solo un impedimento alla ricerca di soluzioni vere e concrete. In altre parole, talvolta anche con una certa dose di ipocrisia, si salvano le apparenze con puntiglio, ma si lasciano inalterati di fatto i problemi, quelli che del resto si trovano ad affrontare quotidianamente le persone più deboli. I non rappresentati. Io nel comportamento di Cofferati ho visto soprattutto una estrema e fuori luogo rigidità (dettata forse da finalità d’immagine ergo di potere… oggi Cofferati è infatti politicamente più forte), rigidità dicevo su principi astratti e parziali. Parziali perché la legalità è stata sbandierata per sgomberare insediamenti certamente non consentiti, ma non si è evocata, per esempio, mettendo in atto interventi egualmente eclatanti dal punto di vista mediatico, andando a colpire la ben più grave piaga del lavoro nero, che è, tra l’altro, strettamente connessa al problema dei migranti. S’immagini l’arrivo delle camionette della polizia, e della guardia di finanza, etc.. in un cantiere qualunque… verificare l’osservanza delle norme di sicurezza, la regolarità dei lavoratori, etc.. etc.. E scoprire quello che tutti sanno... Ma una cosa è colpire qualche decina di diseredati indifesi, un’altra cosa è colpire interessi economici e finanziari… Io non sono in antitesi alla democrazia e nemmeno sono un anarchico. Io sono per una democrazia più ampia e vera. La chiami pure democrazia partecipata. Una democrazia cioè che dia spazi e voce a coloro i quali oggi ne hanno, ahimè, ben pochi. Credo infine, che potremmo anche continuare a far finta che tutto stia andando per il meglio. Potremmo continuare a pensare che le regole e le norme che ci siamo dati siano sufficienti a gestire esodi biblici e che bastino per contenere e temperare quella deriva liberista che sta aumentando a dismisura le aree di povertà e di indigenza, ma ho paura che, se così faremo, verremo travolti e spazzati via in tempi più brevi di quanto ci immaginiamo. Quello che sta accadendo in queste ore nelle banlieu parigine è molto significativo e inquietante. Quello che abbiamo percepito accadere solo qualche settimana fa a New Orleans è sulla stessa lunghezza d’onda. Tanti terzomondini (come li chiama Beppe Grillo) all’interno delle nostre non più opulente città, pronti a scoppiare sempre più violentemente alla prima occasione. Io non so dire quali possono essere le soluzioni praticabili, ma certo non si estirpano queste metastasi con interventi di ordine pubblico e la sinistra, quella in cui io continuo a credere, dovrebbe usare ben altre armi, ben altra fantasia e immaginazione, Grazie ancora, cordiali saluti Gabriele Paradisi

 

Gent.le Giacalone,

 

 


Gent.le Giacalone,

 


Gentile Signor Paradisi.
la ringrazio per le sue osservazioni e le segnalo che quel mio intervento ha suscitato diverse proteste, ma di segno opposto alle sue riflessioni: secondo alcuni lettori a forza di tollerare ecc. ecc..  Lo dico solo per segnalare quanto l’essere prevenuti finisca con l’affibbiare ad altri opinioni che non hanno.  Come quella sui nomadi, che lei mi affibbia. Rilegga quel che ho scritto, e troverà che non ce l’ho affatto con nomadi e zingari ma non ritengo sia un loro diritto prendere i loro figli e metterli ad elemosinare (che non è un comportamento di “tutti” i nomadi e zingari, grazie al cielo).  In quel caso ritengo legittimo l’intervento repressivo, a tutela di quei bambini.  A tutela di quei bambini. Chiaro? E veniamo a Cofferati.  Io non vivo a Bologna, quindi lei ne sa più di me.  Però leggo e quel che sostiene il sindaco mi pare convincente: la legge si rispetta e la si fa rispettare.  Mi pare un bel principio, perché il non rispetto della legge è sempre un danno per i più deboli, non per i più forti e protetti. Non mi pare che la condotta della destra sia ispirata all’uso della forza per far rispettare dio patria e famiglia, anche perché a Bologna, fino a qualche settimana fa, avevate un sindaco di destra e nulla di simile è accaduto (altrimenti Cofferati non avrebbe nulla da sbaraccare). Ma il punto che mi ha colpito di più è relativo alle sue osservazioni sul Parlamento e le leggi.  Penso lei non se ne sia reso conto, ma quel che scrive è in antitesi con la democrazia.  Non con questa o quella parte politica, ma con la democrazia.  Il Parlamento della Repubblica è stato liberamente eletto e riflette la volontà popolare.  Questa è la sorgente di legittimità, in una democrazia.  Ciò non significa che se ne debbano condividere tutti i provvedimenti, ed io stesso ne ho criticato ed attaccato molti, ma se lei crede che si possa, in democrazia, comportarsi diversamente da quel che stabiliscono le leggi, anche quelle che non si condividono, seguendo il metro di una propria legittimità morale personale ed ignorando il metro della sovranità popolare, non solo si sbaglia, ma commette l’errore che porta alle dittature.  Il che non è molto di sinistra, credo. Con un cordiale saluto Davide Giacalone

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 05/11/2005 17:55 | Permalink | commenti (2)
categoria:bologna, immigrazione e legalità, cofferati sergio, giacalone davide