martedì, 10 ottobre 2006
Hands off blog!
Il 4 ottobre scorso il New York Times ha svelato l’esistenza dell’ennesimo programma dell’amministrazione Bush, denominato “Sentiment Analysis”. Due milioni e mezzo di dollari sono stati stanziati per consentire alla Cornell University di Pittsburh (Pennsylvania) e all’Università dello Utah di sviluppare un software che consentirà di passare in rassegna i media di tutto il mondo (esclusi gli Stati Uniti dove quest’attività sarebbe ovviamente illecita), «per identificare potenziali minacce agli Stati Uniti».
Il programma, varato dal Ministero della sicurezza nazionale e che sembra sia stato suggerito dalla Cia (la considerazione è di Monsieur De Lapalisse), “consentirà alla Superpotenza di registrare «le opinioni negative» su di essa o sui suoi leader espresse dalle testate o dagli autori degli articoli. In casi estremi, porterà all'adozione di misure preventive” (!?).
C’è da attendersi a breve dunque il “bombardamento intelligente” di Via Tomacelli?
Il coordinatore dell' iniziativa, Joe Kielman, ha però immediatamente rassicurato tutti spiegando che gli Usa «devono potere distinguere tra la critica e l' aggressione», lasciando intendere che sulla prima saranno più indulgenti…
Il programma pare che oggi sia già in fase sperimentale, per cui TV, carta stampata, radio di tutto il mondo, ma anche internet, quindi siti web e blog, sono probabilmente già da ora passati al setaccio per rilevare “antiamericanismo”, ovvero opinioni contrarie alle politiche di Bush & C.
Ci onoriamo quindi di rientrare immediatamente in questa categoria e per l’occasione pubblichiamo una nostra foto di qualche anno fa con un cartello di protesta davanti alla Casa Bianca. Giusto per venire incontro agli autori del software (tra cui Claire Cardie e Jaynice Wiebe), che, hanno ammesso, pare abbia ancora diversi bugs e commetta pertanto vari errori.
Domenica scorsa nell’abituale “Faccia a Faccia” sul Quotidiano Nazionale / Resto del Carlino, tra Massimo Fini e Cesare De Carlo si è parlato proprio di questo progetto, e mentre Fini esprimeva tutta la sua viva preoccupazione, il buon De Carlo sosteneva che tutto questo inquietante sistema orwelliano altro non è che un modo per capire quale sia appunto il sentimento “mood or emotional intent” dei cittadini del mondo nei confronti degli statunitensi, democratici e amanti delle libertà. Una cosa innocua quindi, che a detta sua non deve spaventare, anzi, esso non è altro che un modo discreto per capire dove essi (gli americani) sbagliano, e potersi così pertanto correggere. Ora sull’imbarazzante appiattimento “con” di De Carlo abbiamo già detto altrove, ma quello che stupisce è il silenzio di tutti gli altri “liberali-libertari”, di tutti quegli amanti dell’America “a prescindere”, che abbiamo visto spesso sfilare avvolti nelle stelle e nelle strisce. Com’è possibile, mi chiedo, non intravedere dietro questo progetto l’embrione di un nuovo agghiacciante “maccartismo”?
La stampa libera, in tutte le sue forme, è sempre stata una spina nel fianco dei vari poteri, ne sa qualcosa la povera Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca appena qualche giorno fa, ma un fenomeno nuovo credo abbia innescato queste nuove forme di controllo, censura, repressione; un fenomeno chiamato “internet”.
I blog, ad esempio, stanno assumendo una funzione nuova e per certi versi imprevista. Credo quindi sia sorto nei “Palazzi” il timor panico di non saper, poter tenere sotto controllo questo immenso, sfuggente, volume di informazioni, di rimandi, di richiami. Di denunce.
Ecco allora un motivo in più per contrastare qualsiasi intervento che diminuisca o restringa la libertà d’espressione di questo prezioso strumento, anche introducendo norme che magari hanno solo finalità… “esattoriali”.
E’ per questo quindi che aderiamo alla campagna per l’abolizione del primo comma dell'articolo 32 del capo IX del decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262 proposto nella recente finanziaria (Prodi no, così proprio non và), che di fatto impone una tassa sulle rassegne stampa realizzate senza scopo di lucro.
Questo blog, come milioni di altri, è pieno di articoli e di citazioni, funzionali allo sviluppo dei ragionamenti e delle discussioni. Non si può mettere una tassa e un freno a questa incommensurabile libertà e opportunità che è la Rete, che sono i blog. Invito tutti i lettori dunque ad aderire anch’essi.
W i blog, W la libertà!
 
postato da: GabrielParadisi alle ore 10/10/2006 09:58 | Permalink | commenti (1)
categoria:america, informazione, terrorismo e guerra globale, de carlo cesare, fini massimo
giovedì, 06 aprile 2006

APPELLO AL NON VOTO

Riprendiamo, come promesso, gli appelli, a pochi giorni ormai (per fortuna) dalle elezioni.

Dopo l’appello al voto per il Centrodestra pubblicato il 30 marzo scorso, è la volta oggi degli astensionisti. In particolare diamo spazio al MovimentoZero di Massimo Fini. Il Movimento è stato fondato alla fine del 2005 ed ha la struttura giuridica di un vero e proprio partito politico. Massimo Fini, scrittore, giornalista, ribelle, sicuramente uomo scomodo, ha ritenuto opportuno provare a raccogliere attorno a se coloro i quali non si riconoscono più negli attuali partiti politici e nemmeno nella distinzione tra destra e sinistra. Il discorso deborda però dagli angusti confini del nostro paese e abbraccia temi e ambiti ben più vasti.

Negli ultimi anni infatti Massimo Fini è stato uno dei pochi, oltrechè dei più lucidi pensatori europei, a sviluppare una seria critica al modello di sviluppo occidentale. Nel suo libro “Il Vizio Oscuro dell’Occidente” del 2002, egli analizza il mondo del dopo 11 settembre, definendo l’era del “terrorismo globale” come una conseguenza logica e prevedibile della pretesa dell’Occidente di ridurre a sé l’intero esistente. Il “migliore dei mondi possibili” in realtà si è rivelato un modello paranoico, “basato sull'ossessiva proiezione nel futuro, invece che sulla ricerca dell'armonia in ciò che già c'è, l'uomo non può mai raggiungere un punto d'equilibrio e di pace, ma colto un obbiettivo è costretto dall'inesorabile dinamismo del sistema - inesorabile e ineludibile perchè su di esso si fonda - ad inseguirne un altro e poi ancora, in un'affannosa corsa priva di senso che ha termine solo con la morte dell'individuo”. L’uomo quindi sembra essersi creato il meccanismo perfetto e infallibile dell’infelicità. E lo sta esportando ovunque… anche con le bombe ed i carriarmati.

Secondo Fini lo scontro del futuro non sarà tra “destra” e “sinistra”, fra il liberismo trionfante e il marxismo morente (due facce della stessa medaglia), ma non sarà nemmeno uno scontro di civiltà perché, inglobando, ghettizzando, distruggendo, alla fine resterà solo una “civiltà”: la nostra. Ma è al suo interno che avverrà lo scontro vero, il più drammatico e violento: fra i fautori della modernità e le folle deluse, frustrate ed esasperate. Un assaggio di quanto potrà accadere sono stati i disordini nelle “banlieu” parigine del novembre scorso.

Massimo Fini ha dunque fondato MovimentoZero ispirandolo ad un manifesto dell’antimodernità.

Il Manifesto ha raccolto centinaia di adesioni e noi l’abbiamo sottoscritto nel dicembre 2005. Per ora guardiamo con curiosità a questo progetto seguendo con attenzione il pensiero e le iniziative di Massimo Fini.

In questi mesi in varie città italiane è iniziata anche l’organizzazione (per la verità a Bologna in maniera un po’ lenta e disorganica) dei gruppi locali. La provenienza politica e culturale dei partecipanti è la più varia ed eterogenea ed è questo forse a nostro avviso, uno degli aspetti più incogniti, ma se vogliamo anche più interessanti, per interpretare quale possa essere il futuro dell’intero movimento. In effetti il superamento delle categorie destra e sinistra fa si che si trovino accanto l’uno all’altro taluni che magari hanno avuto esperienze leghiste e chi viceversa nel movimento dei movimenti… basterà la vicinanza ideale ai “Si” ed ai “No” perentori elencati nel Manifesto a rendere costoro costruttivi compagni di viaggio?

Riguardo alle elezioni di domenica e lunedì prossimi Massimo Fini ha pubblicato in Rete il 23 marzo un appello al non voto:

L'indicazione di Movimentozero per le prossime elezioni è l'astensione. Per una serie di motivi. Noi crediamo che le categorie di destra e sinistra, vecchie di due secoli, non siano più in grado di comprendere e tantomeno di gestire le esigenze più profonde dell'uomo contemporaneo. Capiamo la tentazione di votare "il meno peggio", turandosi alla Montanelli il naso, ma questo, anche qualora portasse in Parlamento qualche persona come si deve, fa in realtà il gioco delle oligarchie politiche per le quali il rito del voto è il modo per legittimare per altri 5 anni le loro soperchierie, i loro abusi, i loro soprusi a danno della popolazione. L'astensione, soprattutto se sarà massiccia, serve a far sentire a questa gente che abbiamo capito il gioco e che non ne possiamo più di questo sistema dove il nome della democrazia viene usato per scopi e interessi che con la democrazia non hanno nulla a che fare. Il sistema non si cambia cambiando qualche uomo ma cambiando il sistema. Ecco perchè diciamo no.

Destra e Sinistra, liberalismo e marxismo, ai quali, nelle loro varie declinazioni, si richiamano gli attuali schieramenti politici, sono categorie ottocentesche, vecchie ormai di due secoli. Si considerano il top della Modernità. Ed in effetti lo sono. Purtroppo, nel frattempo, anche la Modernità è invecchiata, non è più nient’affatto moderna. Destra e Sinistra non sono quindi più in grado di comprendere, né tanto meno di gestire, le esigenze più autentiche e profonde dell’uomo contemporaneo.

Inoltre la Democrazia rappresentativa, la “democrazia reale”, quella che concretamente viviamo, si è rivelata un sistema di aristocrazie mascherate, di oligarchie politiche che opprimono l’individuo singolo, l’uomo libero, colui che sarebbe il cittadino ideale di una Democrazia, se esistesse davvero, e che ne diventa invece la vittima designata.

Votare, anche qualora si riuscisse a portare in Parlamento qualche persona come si deve (ma con il sistema attuale è addirittura negata al cittadino la possibilità di scegliersi il proprio candidato), fa in realtà solo il gioco di queste oligarchie politiche per le quali le elezioni, esattamente come l’unzione sacrale per i re feudali, sono il sistema per legittimare per altri cinque anni le loro soperchierie, gli abusi, i soprusi, la possibilità di favorire i propri apparati, i propri seguaci, i propri famuli, a danno della maggioranza della popolazione.

L’astensione dovrebbe servire a far sentire a questi signori che abbiamo ormai capito il gioco e che non siamo più disposti a farci prendere in giro.

Il sistema non si cambia cambiando qualche uomo, ma cambiando il sistema. Ecco perché diciamo no al voto.

Questo comunicato domani 7 aprile, per la prima volta fuori dalla rete, sarà pubblicato sul Foglio di Giuliano Ferrara.

postato da: GabrielParadisi alle ore 06/04/2006 14:55 | Permalink | commenti (4)
categoria:campagna elettorale, fini massimo
lunedì, 19 dicembre 2005

C’è un tempo per la semina, uno per il raccolto… (Ecclesiaste)

 

 

Sul Carlino di ieri (domenica 18 dicembre 2005) era riportato un faccia a faccia tra Cesare De Carlo e Massimo Fini. Il tema della discussione era se in democrazia debba esistere il reato di opinione. Sostanzialmente i due commentatori concordavano.

Cesare De Carlo "…la democrazia si difende meglio con il libero dibattito delle idee per aberranti che esse possano essere".

Massimo Fini "Una democrazia deve accettare la diffusione anche delle idee piu aberranti o che le paiono tali. E il prezzo che paga a sè stessa."

Fini poi aggiungeva: "Lunico discrimine è che le idee non vengano fatte valere con la violenza."

L’altro ieri Mario Borghezio pare sia stato picchiato sul treno Torino-Milano improvvidamente da lui preso forse con intento provocatorio. Il treno infatti era occupato da qualche centinaio di persone (tra cui ragazzi dei centri sociali del nord est) di ritorno dalla manifestazione tenutasi a Torino contro la TAV in Val Susa.

L’episodio, indubbiamente da condannare senza remore, ci porta però a chiederci: chi a parole (ma spesso come vedremo anche coi fatti) fa affermazioni pericolosamente violente ed estremamente offensive (pur esercitando una legittima libertà d’opinione) non ha alcuna responsabilità nei confronti di chi potrebbe interpretare quelle sue dichiarazioni in senso letterale e passare all’azione o nei confronti di chi, sull’altro versante, si sente in dovere di rispondere (coi fatti)?

 

Vediamo chi è Mario Borghezio?

Nel 1993 Borghezio prende una multa di 750.000 lire per aver picchiato un bambino marocchino;

Nel 2000 si rende protagonista di una igienica operazione di disinfestazione razziale. Salito sull'Intercity Torino-Milano (chi di treno ferisce, di treno… ndr), con i suoi valorosi e coraggiosi sodali in camicia verde ed individuato uno scompartimento occupato da prostitute nigeriane, si esibisce in una spettacolare operazione di "pulizia etnica" spruzzando detergente e deodorante sulle malcapitate e sui sedili dove sedevano. Telepadania riprende con orgoglio;

Nel 2002 viene condannato a 8 mesi (poi 2 mesi e 20 giorni commutati in multa di 3000 euro in Cassazione) per lincendio che il 1° luglio del 2000 appiccò sotto il ponte Principessa Clotilde a Torino. Il rogo divampò al termine di una manifestazione antidroga. Dopo aver inneggiato contro gli spacciatori extracomunitari che affollano la zona, una decina di manifestanti guidati da Borghezio si staccarono dal piccolo corteo ed improvvisarono una specie di “ispezione” lungo le rive del fiume. Brandendo fiaccole e torce elettriche alcune “camicie verdi” (Borghezio in testa), si spinsero al di sotto del ponte Principessa Clotilde, dove all´epoca si rifugiavano parecchi extracomunitari, appiccando il fuoco alle baracche.

 

Vogliamo usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, é un avvertimento mafioso alla libera autodeterminazione dei cittadini di Novara e dei cittadini liberi della Padania… non é igienico che l’ex segretario innominabile di Novara (il solito terronaccio paracadutato dal governo di Roma, ndr) si presenti alla prossima seduta del Consiglio comunale. Per usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, questo é un avvertimento! (dichiarazioni del 18 ottobre 1996, Ordinanza 150-2000 e Sentenza n. 51–2002 Corte Costituzionale)

Dal celebre “discorso della palandrana”: “queste brutte barbe (i musulmani, ndr), questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l’altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo“.

Sul compagno di partito Boso quello che voleva prendere le impronte dei piedi ai neri, voleva farli votare sul Monte Bianco, e aveva chiesto l’apartheid ferroviaria, disse: «Boso è il tipo umano del padano, un po’ ex carabiniere un po’ boscaiolo, un po’ cacciatore, un po’ uomo libero... Piace per questa sua natura ruspante e genuina, spesso anche ruvida, grezza, espressione indubitabile di una realtà viva, vorrei dire boschiva… All’inizio ci confondevano. Lui è meno parole e più fatti. Io con le mie interrogazioni feci togliere la scorta a Sgarbi, lui lo prese a calci nel sedere. Marciamo divisi e colpiamo uniti».

Sul sindaco di Erba, Enrico Ghioni, dell'Ulivo, che aveva fatto rimuovere una stele con il sole delle Alpi e la scritta "Piazza Padania" posta dai leghisti nella piazza della stazione, già Piazza Roma, Borghezio disse: «Il sindaco di Erba ringrazi Iddio che la Padania non è la Corsica, dove, se un sindaco filofrancese osasse attuare uno sgarbo del genere al sentimento della popolazione locale, finirebbe sicuramente di vivere».

Ad un raduno della Lega Nord a Voghera, Borghezio e i suoi sostenitori recitarono quella che loro chiamano «la preghiera dello zingaro», che dice: «un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità, perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere "gasati" dai Vogheresi oggi un po' incazzati». Il testo era stato fatto opportunamente circolare su dei volantini.

"Sono venuto molto volentieri, ma per quanto mi riguarda questa è l'ultima manifestazione senza bastoni. Cominciamo a dare segnali, e un bel segnale è una scarica di legnate; controlliamoli noi con delle ronde questi posti, e siccome sono luoghi impervi appoggiamoci a sostanziosi bastoni” (Villa Spada, Bologna 24 giugno 2005).

Sabato 29 Ottobre 2005 "Musulmani fondamentalisti vaffanculo… Non c'è pietà per nessuno, verrà il giorno della resa dei conti, e si scoprirà che c'è una Lega dura… Prendiamo esempio da quei Paesi europei dove chi sbaglia viene preso a calci anche dalle vecchiette!"

Non dimentichiamo che costui è stato anche sottosegretario (alla Giustizia) della Repubblica Italiana. Nei governi di Centrodestra.

 

E ora, per non farci mancare nulla, vediamo una piccola (incompleta) carrellata di serene dichiarazioni del (dis)onorevole Borghezio…

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 19/12/2005 09:29 | Permalink | commenti (16)
categoria:lega nord, razzismo e xenofobia, de carlo cesare, fini massimo
giovedì, 17 novembre 2005

Rivolta

Massimo Fini scrive nel suo blog: “La rivolta delle banlieu parigine non si ammanta delle vecchie ideologie di sinistra o di destra. E' una rivolta e basta. Non segnala nemmeno, come vorrebbe qualcuno, il fallimento dell'integrazione etnica e culturale, ma piuttosto quello di un modello di sviluppo che, dopo essersi dimostrato devastante sul piano esistenziale e sociale, sta facendo bancarotta anche nel campo in cui ha puntato tutto: l'economia. Per il momento, la rivolta viene principalmente da immigrati magrebini di seconda e terza generazione, ma prima o poi contagerà anche giovani e meno giovani occidentali a tutti gli effetti, poveri ma anche benestanti.
Perchè questo modello ci sta opprimendo tutti e nessuno crede più alla bella favola modernista e industrialista che ci è stata raccontata sia dai liberali che dai marxisti”.

 

Il 13 novembre sul Resto del Carlino Quotidiano Nazionale aveva sostenuto un “Faccia a Faccia” con Cesare De Carlo sullo stesso argomento: “Io trovo la rivolta delle banlieue molto interessante. Perché è apolitica, aideologica, areligiosa e non ha origine nemmeno nell’emarginazione e nella miseria, perché le banlieue parigine non sono affatto  miserabili, ma ben ordinate, fornite di tutti i servizi e collegate al centro da un’ottima rete di metrò. E’ una rivolta e basta. Contro il “sogno occidentale” sognato dai loro genitori e che questi giovani magrebini, ormai francesi, hanno capito che chiede prezzi esistenziali sempre più alti, per non dare nulla in cambio, tantomeno quell’equilibrio e quell’armonia di cui hanno memoria dai genitori quando vivevano nei loro pur poveri Paesi. Ecco perché la furia si scatena su scuole, autobus, servizi della banlieue, cioè proprio sui simboli del loro relativo benessere. Questa rivolta potrebbe estendersi anche ai giovani europei, della periferia e non, che a differenza dei ragazzi magrebini non hanno memoria di una vita più povera ma più semplice, equilibrata, serena, sensata e umana. Ma intuiscono anch’essi che deve pur essere esistito un mondo meno stressante e insensato di quello che gli viene presentato come il “migliore dei mondi possibili””. (Massimo Fini)

 

 

 

 

“Caro Fini, è certamente vero che l’esplosione della violenza in Francia non è religiosa, né politica, né ideologica. Per una volta non staremo a discutere di Islam, di terrorismo e di democrazia esportata. E’ anche vero che le banlieue parigine non sono affatto ghetti di squallore e di miseria. Ma non è più vero, almeno a mio parere, quando attribuisci al sogno di una via ancestrale e serena, benché povera e comunque mai conosciuta, la rivolta dei ragazzi magrebini. No. Non è il sogno a infiammarli e a infiammare di notte le città francesi. E nemmeno la frustrazione dello stress cui li costringe il “migliore dei mondi possibile” (il nostro), ma esattamente il suo contrario. E’ la rabbia di non farne parte. E’ l’emarginazione, lka consapevolezza – come ha detto alla CNN un giovane marocchino – che se ti chiami Rashid troverai tutte le porte chiuse. Questa è la grave, tremenda responsabilità dei governi francesi, di destra come di sinistra. La Francia si conferma il Paese più razzista del continente. Altro che melting pot all’americana! Con quale credibilità poteva impartire all’America lezioni di integrazione razziale?” (Cesare De Carlo)

 

 

Io concordo completamente con l’amara visione di Fini. Il problema penso sia molto più grave di quello che cercano di raccontarci. Penso anche che taluni non siano nemmeno in malafede, il fatto è che non hanno proprio capito. Cesare De Carlo, per esempio, che non riesce nemmeno per un istante a mettere da parte il suo filoamericanismo sfrontato e a ragionare freddamente sui temi della globalizzazione (vedasi “Quegli idioti dei latinoamericani”). De Carlo riporta tutto il problema al “banale” concetto di razzismo: “La Francia si conferma il Paese più razzista del continente…. Con quale credibilità poteva impartire all’America lezioni di integrazione razziale?”. Nessuna considerazione sul fallimento di questo modello di sviluppo… No, queste persone, credo proprio che non abbiano capito quello che sta avvenendo. E’il sistema intero che sta decomponendosi e queste rivolte temo siano solo le prime avvisaglie di un disastro ben più grave che, ahimè, ci aspetta. Le aree di povertà e di precarietà stanno aumentando sempre più e nessuno cerca di porvi rimedio. Non è più solo una questione (peraltro seria) di immigrazione più o meno clandestina, ma sono intere fasce di cittadini integrati che vengono risucchiate nel vortice dell’incertezza. Porto una testimonianza diretta. Mi capita di lavorare anche, non solo per fortuna, con multinazionali. La loro politica sta distruggendo il tessuto economico del nostro paese e nessuno muove una foglia. Siamo già al secondo livello della devastazione: le multinazionali non solo con i loro prodotti (talvolta sicuramente di buona qualità) hanno conquistato i mercati uccidendo le nostre produzioni locali, ma adesso stanno imponendo anche le loro politiche di vendita e di distribuzione. Da un paio d’anni la società con cui opero, sta fatturando direttamente i prodotti e i servizi ai clienti finali trovati da noi, che siamo quindi assimilati a semplici agenti o account manager (esterni ovviamente). Dieci anni fa eravamo più di cento società rivenditrici sul territorio nazionale, oggi siamo rimaste solo in due. Per quanto tempo ancora? Hanno sistemi web sofisticatissimi per controllare e gestire il “loro” parco clienti (CRM Customer Relationship Management), a cui noi partner, accediamo, bontà loro, tramite username e password, per inserire prospect, opportunities, forecast, ordini. Non c’è da farsi illusioni. Il giorno che non si riuscirà a sostenere più i loro ritmi e i risultati richiesti, o il giorno che decideranno semplicemente di colpo di aumentare i loro profitti cassando le provvigioni, verremo spenti… E non è un discorso che riguarda solo le multinazionali. Queste regole, che io chiamo neo-liberiste,  e che prevedono una crescita sempre e comunque del fatturato, degli utili, stanno prendendo piede anche presso le nostre aziende. La legge del “quarter” (praticamente un check trimestrale per vedere se gli obiettivi dati sono stati raggiunti) sta seminando il panico. Taluni si inventano vendite, pur di raggiungere la quota, sperando poi che si avverino… E’ lo stesso principio che ha distrutto Enron, World.com… Le severe leggi americane promulgate dopo quegli scandali hanno colpito l’illegalità di azioni (un possibile effetto), ma non hanno intaccato il meccanismo che le ha indotte (la causa). Ho conosciuto decine di professionisti preparati, macinati da questo modello; utilizzati, spremuti e poi gettati, a quarant’anni o giù di lì (forthy something), senza grandi prospettive di futuro. Dietro ciascuno di loro c’è spesso una famiglia, che diventata improvvisamente una famiglia “povera”, senza garanzie e con un futuro lungo e incerto. Dietro di loro c’è una compagna, ci sono dei figli. Quei figli, un giorno non lontano, potrebbero mettersi “le scarpe da tennis e un passamontagna nero”; quei ragazzi un giorno non lontano, potremmo vederli “ritti su un auto rovesciata e dietro una città ardente”… Gabriele Paradisi

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/11/2005 18:06 | Permalink | commenti
categoria:globalizzazione e neoliberismo, de carlo cesare, fini massimo