Non è mai troppo tardi... speriamo.

Oggi parliamo di scuola. La scuola italiana. Ora più che mai nell’occhio del ciclone. Quella scuola dove “atipiche” professoresse (uscite paro paro da una commedia pecoreccia anni ’70) “distolgono” dall’ora di ginnastica increduli allievi; quella scuola dove ragazzini “down” vengono umiliati e picchiati da coetanei apparentemente "up" (questo il blog che ha denunciato il famoso video on line)…
Una scuola insomma che sembra ricalcare fedelmente la crisi e la decadenza della nostra società… Ma la scuola, soprattutto quella elementare (mi ostino volutamente a chiamarla così), è anche fatta di persone serie e preparate. Di persone che si sentono investite di una “missione”.
Il mio fraterno amico Gabrio (non me ne voglia per questa esposizione micromediatica a cui lo sto sottoponendo), Maestro elementare da oltre 25 anni, mi ha inviato un carteggio da lui sostenuto con un giornalista dell'Osservatore Romano: Biagio Buonuomo.
Gabrio è un Maestro che crede ancora nel suo lavoro, malgrado tutto. Un Maestro che studia, che si aggiorna, che s’impegna. Un Maestro consapevole della grandissima responsabilità che grava sulle sue spalle, soprattutto in un’epoca dove le famiglie, prese da lavoro e da problemi veri o di comodo, delegano quasi completamente ad altri l’educazione (anche quella civile) dei propri figli. Gabrio, in una parola, è un Maestro. Chi ha avuto la fortuna di conoscerne qualcuno, perché ne esistono e tanti, sa cosa intendo dire.
È evidente allora lo sconforto che può cogliere chi tanto si adopera quando ci si rende conto che nessuno sembra riconoscere questo loro onerosissimo impegno: “Confesso di essere un po' scoraggiato: tutti si lamentano della scuola, ma non si riesce ad aprire un dibattito; se si prova a fare qualche proposta, portando una propria esperienza, non si è presi nemmeno in considerazione; da molti la scuola è considerata un vero disastro, che prepara da cani. A me non sembra…”
Riconoscimenti o meno, io credo che chi, come il Maestro Gabrio, svolge un lavoro così importante con abnegazione, impegno e amore, compia un’opera insostituibile e preziosa. Questi Maestri lasciano ai loro fortunatissimi allievi un bagaglio di conoscenze, ma soprattutto di passione e stimoli, che li accompagnerà tutta la vita. Da esso potranno attingere infinitamente nei momenti di difficoltà che la vita sicuramente porrà loro… e questo, anche solo questo, non dovrebbe mai dimenticarlo nessuno.
Scuola elementare: ludus dell’asilo o vera formazione?
Pregiatissima Redazione,
mentre leggevo con interesse la pagina del 4 novembre de "L'Osservatore Romano" dedicata al dibattito sulla lingua latina, mi sono ritrovato a leggere, con sconcerto e amarezza, questa lapidaria affermazione del dottor Biagio Buonuomo:
"(Gli alunni) arrivano alle superiori dopo cinque anni di elementari che prolungano il ludus dell'asilo e dopo tre anni di medie passati ad approfondire contenuti che già non posseggono".
Ho pensato alle tante ore spese - in tutte le scuole italiane - suddivisi in commissioni e sottocommissioni, per tradurre i programmi nazionali in curricula verticali che offrissero una salda preparazione di base; alle altrettante ore spese in aggiornamenti presso Università e centri di ricerca per offrire agli alunni il meglio della didattica della lingua; al lavoro linguistico-strutturale, impensabile fino a 20-25 anni fa, che, nel silenzio delle aule della scuola primaria, si svolge sui testi d'autore, in prosa e poesia.
Ho pensato anche - con amarezza crescente - ai miei laboratori poetici su Leopardi, Pascoli, al mio itinerario di poesia descrittiva in alcuni autori fra l'Otto e il Novecento italiano che sto proponendo ai miei alunni di quarta in queste settimane; agli interi pomeriggi spesi a controllare malacopie e buone copie per far cercare ai bambini le parole più eleganti e appropriate al contesto espressivo; ai quaderni delle regole grammaticali che i miei ex alunni confermano di avere utilizzato fino alla scuola superiore, per testimoniarmi la saldezza della preparazione ricevuta.
Vedo l'impegno dei colleghi,che non conosce orari, per 1500 euro al mese dopo 25-30 anni di lavoro.
E mi son detto: Quanto è disconosciuto il nostro lavoro! Quanto ignoto il fecondo pianeta della scuola primaria!
Che triste generalizzazione!
Gabrio Monti, Forlì
Gentile professore,
la redazione dell'Osservatore mi ha girato la sua lettera di commento al mio pezzullo sul latino. L'ho letta con tutta l' attenzione che mi è parso meritasse. Ne esco tuttavia confermato nelle mie idee.
E dunque: non basta purtroppo il suo eroico e commendevole sacrificio - per il quale ogni traduzione in termini monetari suona impropria e, in ogni caso, di cattivo gusto - a mutare un quadro di fondo - lei la chiama triste generalizzazione; e triste lo è sul serio ma non perché ne sia io l' autore - di cui è facile aver prova semplicemente spostando lo sguardo dal libro degli auspici alla realtà quale essa è. Realtà che le assicuro conosco almeno quanto lei.
Ribadisco: onore al suo lavoro, vero monumento alla virtù sconosciuta e di cui i suoi allievi non la ringrazieranno mai abbastanza. Ma vergogna a chi ha trasformato la scuola italiana in un luogo burocratico in cui il numero di commissioni e sottocommissioni preposte a questo e a quello è inversamente proporzionale alla quantità e alla qualità delle utili competenze e abilità davvero trasmesse.
Mi creda suo,
Biagio Buonomo
* nella foto il Maestro Alberto Manzi, autore e conduttore del programma televisivo Non è mai troppo tardi, realizzato dalla RAI fra il 1960 e il 1968 per la lotta all’analfabetismo.
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