Abbiamo ricevuto da Giuliano Bugani, operaio e giornalista, poeta e uomo libero, questa bella storia che pubblichiamo molto volentieri. E’ un’iniziativa a favore di Silvia Baraldini che sottoscriviamo, invitando i lettori a fare altrettanto. Silvia, in questo preciso momento in cui stiamo scrivendo, è detenuta da 23 anni 4 mesi 9 giorni 10 ore 33 minuti 59 secondi.
Il suo caso richiama due valori molto importanti e oggi, secondo noi, molto minacciati e calpestati: la sovranità delle nazioni e i diritti. Ci torneremo presto…
Realizzare una raccolta filmata di interviste sul caso di Silvia Baraldini, con lo scopo di fare conoscere la sua storia e dare all’opinione pubblica la versione reale di una vicenda così drammatica, non è stata un operazione semplice. La mia professione è il tornitore, lavoro che svolgo da quasi trentanni, e solo la sera collaboro come giornalista con il settimanale ‘sabato sera’ di Imola, da oltre undici anni, e sono regolarmente iscritto all’albo giornalisti come pubblicista. Quindi ciò che mi proposi di fare per Silvia, era un’esperienza completamente nuova. Mi occupai del caso nel 1987, quando per la prima volta i quotidiani scrissero di Silvia Baraldini. Cominciai a scrivere della sua situazione su giornali locali e alle feste dell’Unità, partecipando a dibattiti e convegni sulla situazione sempre più intricata tra i rapporti del governo italiano e quello statunitense, in merito alla sua quasi impossibile liberazione. Per anni seguii il suo caso, poi tra il 1997 e il 1998 fondai, con Matteo Lenzi, il Comitato di liberazione Silvia Baraldini. Trovai l’appoggio intellettuale, logistico e politico del direttore del settimanale ‘sabato sera’, Valerio Zanotti e organizzai un manifestazione in favore della sua liberazione. Nel 1999 Silvia venne rimpatriata, ma sempre reclusa nel carcere, stavolta a Rebibbia, Roma. Ottenne gli arresti domiciliari tre anni dopo, e dopo i primi contatti con lei, pensai che si doveva fare qualcosa in più di ciò che era stato fatto fino a quel momento. Ma doveva essere qualcosa che nessuno aveva ancora fatto. Coinvolgere degli intellettuali. E così nasce la storia di questo dvd.
Non era mai accaduto che un gruppo di intellettuali di fama nazionale e internazionale si pronunciasse così esplicitamente per la liberazione di una detenuta italiana, Silvia Baraldini, e che accettassero la proposta del progetto di realizzare un documentario in dvd, con dichiarazioni in suo favore. Nell’immaginario collettivo, Silvia Baraldini era ‘ la terrorista italiana in carcere negli Stati Uniti’. Dunque, per loro, realizzare questo progetto significava anche il rischio di consegnare all’opinione pubblica una distorsione della propria immagine di intellettuali, scrittori, poeti, giornalisti, la cui idea ha tuttora un valore. Questi coraggiosi personaggi hanno deciso di correre il rischio, la propria immagine è stampata su questo dvd unico nel suo genere, la loro voce è chiara, i loro concetti sono inequivocabilmente limpidi e chiari. Silvia va liberata. Ora. Ma come nasce questo progetto? Come è stato ideato, realizzato e prodotto?
L’idea nasce durante un incontro con Silvia, a Roma, nella casa dove vive agli arresti domiciliari da tre anni. Periodicamente mi recavo a Roma a trovarla. La prima volta l’andai a trovare nella casa della madre, in Piazza di Spagna, Roma centralissima, poi il mondo dell’aristocrazia diplomatica, dopo la scomparsa della mamma, le fece notificare lo sfratto e ora abita nella prima periferia. Era il giugno del 2004, eravamo io e Matteo Lenzi. Ci accolse come sempre per l’ora di pranzo, e solo al momento dei saluti trovai il coraggio di chiederle se era disposta a un dibattito a distanza, in diretta, tra Ozzano Emilia e Roma. Gentilmente mi rispose che non poteva rilasciare dichiarazioni in dibattiti di questo tipo, “ Ma se vuoi ti posso rilasciare un intervista.” Mi disse. Restai sorpreso per quella disponibilità che superava le mie richieste e così azzardai: “ Anche affiancata ad altre interviste a persone conosciute?” Silvia restò in silenzio pochi secondi, con i suoi occhi azzurrissimi puntati verso me, poi “ Certo”. Matteo, rilanciò “ Un intervista filmata? Io ho l’attrezzatura.” Restai senza fiato, sapevo che avrebbe detto di no, che era un ‘esagerazione, e dopo un attimo Silvia disse. “ Sì, penso che si possa fare. Ok, ci sto.” Il progetto era così nato.
Pensai anche a procurarmi un fotografo che ci accompagnasse nella nostra avventura e che condividesse questo progetto. Ed è così che coinvolsi un altro carissimo amico, Massimiliano Valentini, fotografo figlio d’arte, che aveva il compito di immortalare tutti gli incontri che andavo a mettere in cantiere. Cominciò così immediatamente dopo quell’incontro con Silvia, una ricerca delle persone che avrebbero potuto essere inserite nel dvd. Il primo pensiero andò proprio ad un americano, il più grande poeta rivoluzionario statunitense, Jack Hirschman, del quale conservavo la sua e mail. Gli scrissi del progetto e dopo poche settimane mi rispose che sarebbe arrivato in Italia nel prossimo inverno per reading di poesia contro la guerra in Iraq e in quell’occasione si sarebbe potuto fare l’intervista. “ Yes, conosco la Baraldini”, mi scrisse, “ Io per la causa faccio questo, ok.” Il grande Jack arrivò a Ozzano per un reading di poesia che avevo fatto inserire nel suo lungo tragitto in Europa.
Registrammo l’intervista nella Sala dello splendido Hotel Eurogarden di Ozzano. Avevo davanti a me uno dei più grandi intellettuali del mondo. Conoscitore di oltre sette lingue, oltre a greco antico, russo, che scrive correttamente, e poi la sua appartenenza a un idea per
la quale Silvia aveva lottato. Matteo aveva posizionato la sua betacam, i fari. Registrammo. La lunga strada dei contatti era stata intrapresa, ed era quella giusta. Poi pensai ad una grande scrittrice che già in passato, negli anni novanta, durante la detenzione di Silvia negli USA, e dopo un ennesimo rifiuto di espatrio in Italia, da parte delle autorità americane, Dacia Maraini, aveva già espresso condanna per la situazione in cui era il caso Baraldini, e poteva essere la persona giusta. Mi rispose una segreteria telefonica che sembrava non lasciare speranze. Lasciai detto il mio nome e una sintesi del progetto del dvd su Silvia. Ritentai dopo alcuni giorni e fui più fortunato. Dacia Maraini mi rispose immediatamente, poi ci accordammo ad un incontro alla Biblioteca di Palazzo Strozzi a Firenze, in novembre. In quel giorno avrebbe presenziato l’intitolazione a suo padre, Fosco Maraini, recentemente scomparso, di una sala della Biblioteca. Ci si poteva incontrare per
la registrazione. Nel frattempo Matteo mi suggerì di pensare anche ad una colonna sonora per il dvd. Alcuni cantanti molto impegnati dal punto di vista sociale e civile avevano già prestato le proprie capacità artistiche per Silvia. C’era però una cantante, donna per giunta, che aveva queste caratteristiche. Paola Turci. Contattai la sua agenzia e proposi il progetto, con l’aggiunta che se fosse stata disponibile per una canzone inedita, il testo avrei potuto scriverlo io stesso. La risposta di Paola Turci non si fece attendere. Era una questione di tempo, ma era felicissima di scrivere una canzone per Silvia e su un mio testo. Mai avrei pensato che ciò che avevo scritto già da tempo, un giorno una cantante di questo calibro l’avrebbe finalmente usato. I contatti con altri intellettuali intanto proseguiva. Marco Bertotto, Presidente Nazionale di Amnesty International, lo contattati attraverso la segretaria, e ci fu disponibilità immediata, anche se per questioni di tempo registrammo solo in dicembre, sempre del 2004. Oggi Bertotto, per correttezza, va detto che non ricopre quella carica da maggio del 2005, ma ha sempre un ruolo importante all’interno di Amnesty. Attraverso un carissimo amico e giornalista di ‘sabato sera’, Massimiliano Boschi, scrissi alla e mail della segretaria di Andrea Camilleri. Illustrai il progetto e una sera mi telefonò lo stesso Camilleri. Fu un emozione incredibile quando oltre a parlare con lui, mi confermò l’intenzione di rilasciarmi l’intervista a Roma. Molto più dura fu invece riuscire ad avere una risposta dal grande poeta dell’avanguardia, Edoardo Sanguineti. Richiesto da ogni parte del mondo, Sanguineti mi disse però subito che era felicissimo di rilasciare un intervista in favore della liberazione di Silvia, ma i tempi sarebbero stati lunghissimi. Alla fine di gennaio 2005, registrammo l’intervista al grande poeta dell’avanguardia, nello studio di un amico architetto, nel centro storico di Genova, Walter Scelsi. Sempre tra i poeti, un importante contatto fu quello con
la poetessa Anna Lombardo , la cui intervista venne registrata nell’autunno del 2004 a Mestre. Molto conosciuta nel mondo della poesia civile, è traduttrice di molti poeti di altre nazioni. Sempre con l’aiuto di un giornalista di ‘sabato sera’, riuscii a mettermi in contatto con Carlo Lucarelli. Tra tutti quelli contattati, sicuramente il più impegnato, in tv, radio, libri, giornali, teatro, concorsi, scuola, università, in Italia, all’estero. Insomma quasi imprendibile, anche se da subito disse di rilasciare sicuramente un intervista in favore di Silvia. Fortunatamente Mordano è vicino. Lucarelli ci ospitò nella sua casa, gentilissimo, dimostrò subito di essere un grande conoscitore di certi casi civili, come quello della Baraldini. Un altro grande scrittore sul quale non avevo dubbi sull’impegno civile è Pino Cacucci. La sua intervista, rilasciata nel novembre del 2004, nello stupendo spazio sotterraneo delle librerie Feltrinelli di Bologna, a due passi dalle due torri, dimostra la grande intelligenza di questo intellettuale e la costanza del suo impegno contro le dittature dimenticate. Infine, tra i giornalisti più famosi al mondo, non poteva mancare un altro grande nome, Gianni Minà. Il 5 febbraio del 2005 fu l’ultima persona ad essere intervistata. Quando telefonai al numero di casa, era all’estero, nell’America Latina a presentare il suo documentario sull’uomo che viaggiò con Che Guevara. Al suo ritorno ebbi la fortuna di conoscere Minà. Registrammo l’intervista nel salone di casa sua, a Roma. Nonostante la sua grande fama, fu con noi di un estrema gentilezza e cortesia. Inutile dire che Minà è stato l’unico giornalista occidentale a intervistare Fidel Castro, e oggi, direttore della prestigiosa rivista Latino America, coinvolge
la stessa Silvia Baraldini. Era l’inizio di febbraio 2005, un giorno arrivò per posta un piccolo pacco contenente un cd musicale. Era la colonna sonora che PaolaTurci ci aveva inviato. ‘Parole per Silvia’, brano musicale inedito e stupendo. Un vero pezzo d’autore. E infine, la sua intervista, di Silvia, inedita, rilasciata nel novembre del 2004, nella casa di periferia romana. Su questa intervista non voglio anticipare assolutamente nulla. Posso solo dire che ho avuto il privilegio di intervistare una persona che ha conosciuto i più grandi personaggi del mondo politico della sinistra mondiale, il privilegio di ascoltare di persona parole che altri, fino a quel momento non avevano mai ascoltato. Di Silvia non so cosa si possa dire. Non so nemmeno cosa si possa aggiungere al motivo che ci ha spinti a realizzare questo straordinario, impegnativo e inedito progetto documentaristico. La storia mi ha regalato momenti irripetibili. Mi ha consegnato l’amicizia di una donna unica, forte, sincera, onesta, combattente. Insieme a Matteo Lenzi, regista di questo documentario, Massimiliano Valentini, il fotografo che ha immortalato ogni attimo di questo progetto, Gabriele Lenzi, aiuto regia e tecnico molto preparato, e un gruppo di ragazzi che hanno contribuito alle riprese e agli spostamenti, ho vissuto un anno che per tutta la vita resterà nella mia anima. Insieme a Massimiliano, Matteo e Gabriele, sono stati percorsi oltre settemila chilometri, formulato oltre ottanta domande, registrato oltre dieci ore di materiale in betacam, scattato oltre mille sequenze fotografiche, trascritto ore e ore di registrazione in word, montato in cinque diverse versioni il dvd, diverse centinaia di ore in contatti telefonici, lettere, e mail, incontri, e così via. A corredare tutto questo però serviva qualcosa. Un narratore. La voce, lo stile e la professionalità di un attore come Francesco Lanza, che in passato aveva lavorato con Leo De Berardinis, era la persona giusta. Francesco accettò subito la proposta di prestare la sua immagine per il dvd, raccontando e leggendo articoli di giornali e quotidiani che parlavano del caso Baraldini, dal 1987, l’anno in cui i quotidiani cominciarono a occuparsi del caso, al 1999, l’anno del rimpatrio in Italia. Registrammo tutto in una notte, per una prima versione che doveva partecipare al concorso di giornalismo Ilaria Alpi. Non ci classificammo, ma avevamo un prodotto che ci fu di aiuto per i successivi montaggi, tagli, modifiche, aggiunte. Poi fu utile anche per i contatti per una parte dei finanziamenti. Qui si apriva una delle fasi più delicate perché tutto il lavoro di un anno e la nostra credibilità poteva essere messa in discussione. Era necessario trovare un modo per diffondere innanzitutto il dvd. Il direttore editoriale della cooperativa giornalisti ‘Corso Bacchilega’, che gestisce i settimanali ‘sabato sera’, ‘sette sere’ e ‘sabato sera- bassa romagna’, Valerio Zanotti, che già nel maggio del 1998, allora direttore responsabile del giornale, fu tra i finanziatori della manifestazione in favore di Silvia, ‘L’Emilia e una notte’, appena preso in esame il dvd, accetta la proposta di diffonderlo almeno in tre regioni, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. Prendo i primi contatti con il Presidente dell’ARCI della provincia di Bologna, Giovanni De Rose, in primavera del 2005, per una richiesta di finanziamento. De Rose apprezza il progetto e il dvd. Ancora oggi è a lui che sono grato perché è stata la persona che si è assunta la responsabilità di finanziare parte del progetto su un nome che scotta, come quello della Baraldini. Nome che altri, pur manifestando solidarietà al caso, hanno preferito restarne fuori. Tra i titoli di coda del documentario ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato o sono stati coinvolti, in un modo o nell’altro, durante questo anno di gestazione, alla realizzazione di questo progetto. Ringrazio fin da ora l’assessore alla Cultura del mio comune, Luca Lelli, dove verrà proiettata la prima nazionale, per la sensibilità dimostrata. Ringrazio anche tutti i comuni, le associazioni, i privati, o chiunque sarà interessato alla proiezione e alla divulgazione del dvd e a eventuali dibattiti di approfondimento. Altro non voglio aggiungere. Sarà il pubblico a giudicare il risultato di questo lavoro e a giudicare la storia di una donna che ha combattuto conto le ingiustizie e se l’ingiustizia stessa l’ha condannata. Io sono convinto che Silvia debba essere liberata. Il fine di questo dvd è appunto la sua liberazione, attraverso una lotta di conoscenza per l’opinione pubblica della verità di questo caso storico.
Giuliano Bugani
Aggiungiamo qualche link utile: 'Liberate Silvia', www.liberatesilvia.org è venduto da www.365bookmark.it e edito appunto da www.bacchilegaeditore.it
Una valida e completa raccolta di documenti sul caso di Silvia Baraldini è consultabile in: http://www.luciomanisco.com/barald/barald_1.htm