giovedì, 16 novembre 2006

Quando il diritto… vola via

Abbiamo ricevuto dall’amico Giuliano Bugani, giornalista del settimanale di Imola “Sabato Sera” il comunicato che annuncia l’uscita di un DVD sulla tragedia dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno dove, il 6 dicembre 1990, un aereo privo di controllo precipitò provocando la morte di 12 ragazzi ed il ferimento di un’altra settantina.

Con l’amico Bugani avevamo già sviluppato un articolo mesi fa, relativamente al caso di Silvia Baraldini. Le due iniziative, apparentemente distanti, hanno in realtà molti punti di contatto. Torniamo cioè a parlare ancora una volta di “sovranità” da un lato e di “impunità” dall’altro.

Infatti, ciò che è accaduto a Casalecchio ed il solito, immancabile ed inaccettabile finale, si inserisce a pieno titolo nei tanti tragici episodi avvolti nel mistero che hanno costellato la fosca storia italiana di questi ultimi decenni.

Ancora una volta lo Stato e certi suoi apparati, hanno stabilito che non vi sono colpevoli, che nessun membro di tali apparati và condannato. Si esprime solo rammarico, vivo rammarico, per "il tragico incidente" ma nulla più… e così sul Cermis il 3 febbraio 1998, 19 persone sono… “morte dal freddo”; sul mare di Ustica il 27 giugno 1980, 81 passeggeri di un DC9 Itavia sono… “morti affogati”; a Casalecchio 12 adolescenti seduti tranquillamente ai loro banchi, intenti ai loro pensieri e ai loro sogni, sono morti (MORTI!) per una tragica fatalità… Tre voli... tre tragedie. Ma a volare via, oltre alle vite di tanti innocenti, è stato il "Diritto".

Da troppi anni si chiede di dissolvere i muri di gomma e di menzogne che avvolgono troppe stragi e troppi "tragici incidenti". Anche da sinistra, malgrado le belle parole, mi sembra che in realtà si stia facendo ben poco, per indagare fino in fondo, per togliere omissis e segreti. Per rimuovere criminali interessi e connivenze. A destra, poi, ci si riempie la bocca con alti e nobili principi, ma si "razzola" spesso l’esatto contrario…

Adesso, ad esempio, a destra c’è chi parla ancora e sempre di “Atlantismo e Occidentalismo”… ma si tratta forse, amici patrioti, di appiattimento su posizioni che calpestano sovranità e diritti?

C’è chi parla di “Certezza del Diritto e della Pena”… ma significa forse lasciare impunite schiere di intoccabili in nome di pericoli e di guerre superiori?

No. Non ci stiamo. Ciò non deve accadere. Non ci sembra giusto.

Non è giusto per Deborah, per Laura, Sara, Laura, per Tiziana, Antonella, Alessandra, per Dario, Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra. Non è giusto per loro e per tutti gli altri da troppa gente dimenticati...

 

Ecco comunque il comunicato di Giuliano:

Bologna. Il 6 dicembre 1990, a Casalecchio di Reno, avvenne la più grande strage di studenti del secolo. Un aereo militare MB 326, precipitò all’interno della succursale dell’Istituto Salvemini, provocando la morte di 12 ragazzi di quindici anni e il ferimento di oltre 70 studenti, alcuni dei quali in modo permanente. L’aereo, pilotato dal tenente Bruno Viviani, era decollato dall’aeroporto militare di Villafranca, Verona alle ore 8, 40 di quel giorno, ora di Greenwich, presentando già dopo pochi minuti problemi al motore. Proseguì ugualmente la sua corsa ignorando la possibilità di atterrare in emergenza nell’aeroporto di Ferrara, mentre ancora i comandi lo permettevano, e continuò la corsa verso Bologna, ignorando anche l’eventualità di portare l’aereo sul mare. Giunto su Bologna, il tenente Bruno Viviani, come si saprà poi dalle intercettazioni tra la torre di controllo di Villafranca e il pilota, si eietterà dall’aereo lasciandolo precipitare nel vuoto. Ma la corsa dell’aereo abbandonato, terminò dentro la scuola. Il processo di Primo Grado, svoltosi a Bologna il 28 febbraio 1995, condannò Viviani, e i suoi superiori di Villafranca, il comandante Roberto Corsini e il colonnello Eugenio Brega, a due anni e sei mesi di reclusione. La sentenza di Appello, del 27 gennaio 1997, ribaltò la condanna e assolse gli imputati “perché il fatto non costituisce reato”. A sedici anni di distanza, è in fase conclusiva un DVD su questa tragedia, ‘ I ragazzi del Salvemini’, ad opera di Giuliano Bugani, giornalista di “sabato sera”, già autore del DVD sul caso Baraldini, Emilio Guizzetti, regista teatrale, con una laurea al DAMS, Rossella Caterina Lippi, giornalista, e Massimiliano Valentini, fotografo di tutto il back stage del lavoro documentaristico, e che verrà presentato in dicembre, in prima nazionale, a Casalecchio di Reno. Il DVD racconta, attraverso le testimonianze dei genitori dei ragazzi scomparsi, dei docenti dell’istituto, degli ex amministratori di Casalecchio, del primo giornalista che accorse sul luogo della strage, di uno dei primi vigili del fuoco che arrivò immediatamente alla scuola dopo avere visto l’aereo che perdeva quota, ai sopravvissuti della classe 2 A, la mattina del 6 dicembre 1990. Ma non solo. Il DVD ripropone temi critici della vicenda giudiziaria che si concluse appunto con l’assoluzione degli imputati, attraverso il contributo in esclusiva degli avvocati di entrambe le parti in causa. Perché va ricordato che venne impedito alla scuola di costituirsi parte civile, anzi venne affidata la difesa dell’Avvocatura dello Stato al Ministero della Difesa, a difesa del pilota dell’aereo. Un DVD che riporta anche nel vivo il tema del sorvolo militare su centri abitati, per il quale né governi di centrodestra e centrosinistra, ne hanno mai vietato la possibilità. Un DVD forte, drammatico e assolutamente inedito, per le testimonianze che questo gruppo di lavoro è riuscito a mettere insieme, e con un taglio d’immagine eloquentemente cinematografico e simbolico.

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categoria:diritti, strage salvemini
venerdì, 30 giugno 2006

Star Spangled Banner

(stendardo lucente di stelle)

America… America… I love America!

Alla faccia di chi (maccartista di bassa lega) mi taccia di antiamericanismo.

Io amo l’America!

L’America provincia dolce (like Romagna… Æmilia Avenue…), mondo di pace.

L’America dei Peanuts, delle partite di baseball nel “campus” del Liceo (Fulcieri Paolucci dè Calboli)… Collinetta magica dei primi teneri e incerti amori. Adolescenza sognante.

I love America! L’America e il sogno. L’America è il sogno… We have a dream…

L’America di John Fitzgerald e dei quattro di Greensboro seduti (sit in) contro la “legalità”. L’America di Allen, di Gregory e degli altri sognatori sempre fuori a “progettar rivoluzioni” (di quelle vere però).

Più di loro, io amo l’America. Più di chi ci vorrebbe vestire tutti d’arancione senza diritti perché “non metterò per strada gli assassini”.

Più di chi mi grida in faccia vuote parole: “libertà”, “democrazia”, “diritti”… io amo l’America.

Una sera d’agosto (era il 1969, all’alba del “formidabile” Decennio) Jimi (James Marshall) con la sua Fender Stratocaster suonò, sui praticelli ameni della fattoria di Max Yasgur, l’inno vero dell’America vera

Della nostra America… e le note calavano sulle corde come le bombe sui villaggi del Vietnam… Era un ragazzo come noi, Jimi…  E non sopportava l’idea di My Lay e di un tenentino ligio di 24 anni (occhi turchini e giacca uguale)…

Non sopportava l’idea di un paese che metteva in galera un pugile di colore perché mai nessun vietnamita l’aveva chiamato “sporco negro”, tanti bianchi tenentini invece sì, e lui non capiva perché mai doveva sparare agli uni e agli altri no…

Ma l’America è grande. I love America! America dreaming (like California…)…

 

Il miserabile Calley oggi passeggia ancora claudicante sotto il peso insopportabile della sua atroce vergogna in qualche parcheggio dimenticato della Georgia, ma Thompson e Colburn (e Andreotta) volano nei cieli limpidi e ricevono medaglie dall’America… dalla vera America… “avrei sparato su di loro. In quel momento erano loro i miei nemici”.

Il vecchio parkinsoniano (“il più grande”) aveva gettato la sua medaglia d’oro nell’Ohio nel 1960, ma poi in una città del sud profondo, accese la fiamma delle Olimpiadi d’America (1996)… della vera America.

 

America… America… I love America… Che sa cos’è l’errore, che sa cos’è il sogno e la felicità…

 

"La nostra conclusione - si legge nella sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti - è che la commissione militare non ha il potere di andare avanti perchè la sua struttura e le sue procedure violano sia la legge militare statunitense che il trattato internazione sui diritti dei prigionieri di guerra", ovvero la Convenzione di Ginevra. "I tribunali militari - continua la sentenza - sollevano preoccupazioni sulla separazione dei poteri al più alto livello".

I giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America hanno deciso quindi a maggioranza (cinque voti contro tre, con il presidente Edwards che si è astenuto per essersi già espresso in precedenza sul caso) che Bush non aveva l'autorità di istituire tribunali militari per giudicare i presunti terroristi rinchiusi a Guantanamo.

A Guantanamo sono detenute circa 450 persone. Di queste solo 10 sono state incriminate formalmente di fronte al tribunale speciale: nessuno è incriminato per coinvolgimento diretto negli attentati dell'11 settembre.

 

 

Camp Delta

 (2003)

 

Alfa, Alfa

In principio… e ora… e sempre

Alfa, Charlie

Compagnia (cattiva)

Plotone che uccide

Charlie, Charlie

 

Tango, Zulu

Tango, Tango

Foxtrot

“Onore alla difesa della Libertà!”

Libertà, mia sola amica…

 

Il campo è lì

Passato ai raggi X

X-ray, Lima, Sierra

Il passato… da poco

Yankee, Hotel

Palazzo rosa… latrina turca

Due metri… due passi

Sottovento… a guardia del vento

 

Zulu, Zulu

L’onore è difeso

Il diritto è offeso!

Tango, Foxtrot

Balliamo nel vuoto

Danziamo sull’orlo

 

Un altro campo ancora

Al sole

Sierra, Whiskey

A dispensare concentrazione

Lavoro e libertà

“Dentro una pena senza nome”

 

L’infamia e la fellonia

Dei colonnelli coraggiosi

A dare vita…a dare la morte!

Chissà dove sei Guajira… la vita…

Alfa, Bravo, Charlie, Delta, Delta

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/06/2006 08:17 | Permalink | commenti (1)
categoria:america, diritti, terrorismo e guerra globale
martedì, 21 marzo 2006

Quale Sovranità?

Silvia Baraldini è stata rimpatriata il 24 agosto 1999, per scontare in Italia il resto della sua pena. Il Ministro della Giustizia americano per consentire l’operazione chiese garanzie affinché non si procedesse alla liberazione o ad uno sconto della pena come la libertà condizionale. L’Italia da parte sua dovette sostenere il rimpatrio con una sentenza della Corte d'Appello per recepire quella americana. In pratica la Baraldini non è stata giudicata in Italia, ma è stata estradata con il vincolo di dover scontare in Italia la pena inflitta negli Stati Uniti. Questo vincolo costituisce a tutti gli effetti una vera e propria riduzione della sovranità nazionale.

 

Ci sono fondate voci che ritengono l’accordo diplomatico tra Italia e USA per il rimpatrio “vincolato” della Baraldini, un vero e proprio “scambio” con la strage del Cermis. Il 3 febbraio 1998 alle ore 14.13 (ora Zulu), il velivolo EA6B della missione EASY 01 squadrone VMAQ-2 del Corpo dei Marines degli Usa rischierato alla base di Aviano in supporto all'operazione DELIBERATE GUARD, impattava i cavi della funivia che dall'abitato di Cavalese porta al monte Cermis. L'impatto provocava l'istantanea rottura dei cavi portante e traente del segmento occidentale compreso fra la stazione a valle dell'impianto ed il primo pilone di sostegno. La cabina precipitava al suolo e tutte le venti persone trasportate, di sei diverse nazionalità, decedevano. La Magistratura italiana venne di fatto esautorata dal compito di giudicare le responsabilità dell’episodio. Ciò costituisce un evidente caso di riduzione della sovranità nazionale. Qualche mese dopo la Corte Marziale USA archiviò la strage della funivia assolvendo il pilota del Prowler Richard Ashby e non processando il navigatore Joseph Schweitzer. Nel maggio 1999 il congresso americano bocciò la legge per i risarcimenti alle famiglie delle vittime del Cermis (stanziamento che era stato approvato dal Senato americano).

 

Il 3 marzo 2006 il Prof. Franco Cardini provò a inviare ai sette quotidiani per i quali abitualmente scrive, un articolo che però non trovò spazio in nessuno di essi. Noi lo pubblichiamo integralmente nei commenti, ma è reperibile anche nel sito del professore.

In questo articolo Cardini denuncia “l’inaccettabile dichiarazione di sudditanza nei confronti d’una potenza straniera, sia pur alleata”, operata dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel famoso discorso al Congresso degli Stati Uniti (1 marzo) e a bordo della portaerei in disarmo Intrepid a Manhattan (2 marzo). Quindi denuncia la scelta e le dichiarazioni fatte dal Ministro Guardasigilli Roberto Castelli in merito al sequestro avvenuto in territorio italiano dell’imam Abu Omar da parte di 22 agenti della CIA il 17 febbraio 2003. In seguito a quell’episodio la Procura di Milano aprì un’inchiesta che si concluse con l’accusa circostanziata ai 22 agenti della CIA, “la ricerca dei quali si estendeva dunque, in via di diritto, a tutti i paesi dell’Unione Europea e del mondo”. Durante l’indagine durata due anni era emerso un panorama inquietante: “dati riguardanti voli aerei gestiti dalla CIA per operazioni “coperte” in Europa, e relative complicità degli organi ufficiali preposti alla sicurezza, emersi in Germania, Svezia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Danimarca, Regno Unito, Portogallo, Francia, Spagna. In tutti questi casi, si configura una violazione della sovranità territoriale di tali paesi”. Il Guardasigilli Castelli (che, non va mai dimenticato, venne sposato con rito celtico da un druido), ha deciso di non inoltrare la richiesta di estradizione degli indiziati, si è rifiutato di fornire risposte in merito alla Procura a cui sarebbe tenuto per legge, ha attaccato duramente sul piano politico e personale il Procuratore Spataro.

 

Altra storia. Nell’aprile del 1997 il Parlamento Canadese impose un’interdizione sull’importazione e sul trasporto inter-statale di MMT (ethylcyclopentadyenilmanganese tricarbonile) un additivo per benzina prodotto dalla statunitense ETHYL Corporation. Questa disposizione nasceva da preoccupazioni ambientali e di salute pubblica. Già nel 1996 però quando il Parlamento aveva iniziato a dibattere il provvedimento, la ETHYL aveva notificato al governo canadese una diffida, appellandosi al Capitolo 11 del NAFTA (investor-to-state) e a diversi articoli del Trattato di Libero Commercio (WTO), tra cui il famigerato “contro le barriere tecniche al libero commercio”, minacciando un indennizzo di 251 milioni di dollari per danni. La decisione del governo canadese di procedere comunque all’interdizione spinse la ETHYL a richiedere la costituzione di un tribunale del NAFTA il quale respingendo la mozione canadese aprì la strada alla continuazione del processo. A questo punto il governo del Canada decise di patteggiare un accordo con la ETHYL. Il 20 Giugno 1998 il Canada revocò l’interdizione del MMT, pagò 13 milioni di dollari per spese legali e danni alla ETHYL Corporation e procedette alla revisione delle sue leggi a tutela dell’ambiente per non incorrere in altre cause simili.

Questo intervento del NAFTA (così come altri del WTO) “ha costituito un nuovo limite significativo e potenzialmente pericoloso all’esercizio di funzioni di base di un governo”, ha di fatto segnato la riduzione della sovranità di un paese, brandendo minacce di danni monetari futuri sulla testa dei legislatori…

 

E sono solo alcuni esempi…

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/03/2006 09:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:america, diritti
sabato, 18 marzo 2006

A Silvia

Abbiamo ricevuto da Giuliano Bugani, operaio e giornalista, poeta e uomo libero, questa bella storia che pubblichiamo molto volentieri. E’ un’iniziativa a favore di Silvia Baraldini che sottoscriviamo, invitando i lettori a fare altrettanto. Silvia, in questo preciso momento in cui stiamo scrivendo, è detenuta da 23 anni 4 mesi 9 giorni 10 ore 33 minuti 59 secondi.

Il suo caso richiama due valori molto importanti e oggi, secondo noi, molto minacciati e calpestati: la sovranità delle nazioni e i diritti. Ci torneremo presto…

 

 

 

Realizzare una raccolta filmata di interviste sul caso di Silvia Baraldini, con lo scopo di fare conoscere la sua storia e dare all’opinione pubblica la versione reale di una vicenda così drammatica, non è stata un operazione semplice. La mia professione è il tornitore, lavoro che svolgo da quasi trentanni, e solo la sera collaboro come giornalista con il settimanale ‘sabato sera’ di Imola, da oltre undici anni, e sono regolarmente iscritto all’albo giornalisti come pubblicista. Quindi ciò che mi proposi di fare per Silvia, era un’esperienza completamente nuova. Mi occupai del caso nel 1987, quando per la prima volta i quotidiani scrissero di Silvia Baraldini. Cominciai a scrivere della sua situazione su giornali locali e alle feste dell’Unità, partecipando a dibattiti e convegni sulla situazione sempre più intricata tra i rapporti del governo italiano e quello statunitense, in merito alla sua quasi impossibile liberazione. Per anni seguii il suo caso, poi tra il 1997 e il 1998 fondai, con Matteo Lenzi, il Comitato di liberazione Silvia Baraldini. Trovai l’appoggio intellettuale, logistico e politico del direttore del settimanale ‘sabato sera’, Valerio Zanotti e organizzai un manifestazione in favore della sua liberazione. Nel 1999 Silvia venne rimpatriata, ma sempre reclusa nel carcere, stavolta a Rebibbia, Roma. Ottenne gli arresti domiciliari tre anni dopo, e dopo i primi contatti con lei, pensai che si doveva fare qualcosa in più di ciò che era stato fatto fino a quel momento. Ma doveva essere qualcosa che nessuno aveva ancora fatto. Coinvolgere degli intellettuali. E così nasce la storia di questo dvd.

Non era mai accaduto che un gruppo di intellettuali di fama nazionale e internazionale si pronunciasse così esplicitamente per la liberazione di una detenuta italiana, Silvia Baraldini, e che accettassero la proposta del progetto di realizzare un documentario in dvd, con dichiarazioni in suo favore. Nell’immaginario collettivo, Silvia Baraldini era ‘ la terrorista italiana in carcere negli Stati Uniti’. Dunque, per loro, realizzare questo progetto significava anche il rischio di consegnare all’opinione pubblica una distorsione della propria immagine di intellettuali, scrittori, poeti, giornalisti, la cui idea  ha tuttora un valore. Questi coraggiosi personaggi hanno deciso di correre il rischio, la propria immagine è stampata su questo dvd unico nel suo genere, la loro voce è chiara, i loro concetti sono inequivocabilmente limpidi e chiari. Silvia va liberata. Ora. Ma come nasce questo progetto? Come è stato  ideato, realizzato e prodotto?

L’idea nasce durante un incontro con Silvia, a Roma, nella  casa dove vive agli arresti domiciliari da tre anni. Periodicamente mi recavo a Roma a trovarla. La prima volta l’andai a trovare nella casa della madre, in Piazza di Spagna, Roma centralissima, poi il mondo dell’aristocrazia diplomatica, dopo la scomparsa della mamma, le fece notificare lo sfratto e ora abita nella prima periferia. Era il giugno del 2004, eravamo io e Matteo Lenzi. Ci accolse come sempre per l’ora di pranzo, e solo al momento dei saluti trovai il coraggio di chiederle se era disposta a un dibattito a distanza, in diretta, tra Ozzano Emilia e Roma. Gentilmente mi rispose che non poteva rilasciare dichiarazioni in dibattiti di questo tipo, “ Ma se vuoi ti posso rilasciare un intervista.” Mi disse. Restai sorpreso per quella disponibilità che superava le mie richieste e così azzardai: “ Anche affiancata ad altre interviste a persone conosciute?” Silvia restò in silenzio pochi secondi, con i suoi occhi azzurrissimi puntati verso me, poi “ Certo”. Matteo, rilanciò “ Un intervista filmata? Io ho l’attrezzatura.”  Restai senza fiato, sapevo che avrebbe detto di no, che era un ‘esagerazione, e dopo un attimo Silvia disse. “ Sì, penso che si possa fare. Ok, ci sto.” Il progetto era così nato.

Pensai anche a procurarmi un fotografo che ci accompagnasse nella nostra avventura e che condividesse questo progetto. Ed è così che coinvolsi un altro carissimo amico, Massimiliano Valentini, fotografo figlio d’arte, che aveva il compito di immortalare tutti gli incontri che andavo a mettere in cantiere. Cominciò così immediatamente dopo quell’incontro con Silvia, una ricerca delle persone che avrebbero potuto essere inserite nel dvd. Il primo pensiero andò proprio ad un americano, il più grande poeta rivoluzionario statunitense, Jack Hirschman, del quale conservavo la sua e mail. Gli scrissi del progetto e dopo poche settimane mi rispose che sarebbe arrivato in Italia nel prossimo inverno per reading di poesia contro la guerra in Iraq e in quell’occasione si sarebbe potuto fare l’intervista. “ Yes, conosco la Baraldini”, mi scrisse, “ Io per la causa faccio questo, ok.” Il grande Jack arrivò a Ozzano per un reading di poesia che avevo fatto inserire nel suo lungo tragitto in Europa.

Registrammo l’intervista nella Sala dello splendido Hotel Eurogarden di Ozzano. Avevo davanti a me uno dei più grandi intellettuali del mondo. Conoscitore di oltre sette lingue, oltre a greco antico, russo, che scrive correttamente, e poi la sua appartenenza a un idea per la quale Silvia aveva lottato. Matteo aveva posizionato la sua betacam, i fari. Registrammo. La lunga strada dei contatti era stata intrapresa, ed era quella giusta. Poi pensai ad una grande scrittrice che già in passato, negli anni novanta, durante la detenzione di Silvia negli USA, e dopo un ennesimo rifiuto di espatrio in Italia, da parte delle autorità americane, Dacia Maraini, aveva già espresso condanna per la situazione in cui era il caso Baraldini, e poteva essere la persona giusta. Mi rispose una segreteria telefonica che sembrava non lasciare speranze. Lasciai detto il mio nome e una sintesi del progetto del dvd su Silvia. Ritentai dopo alcuni giorni e fui più fortunato. Dacia Maraini mi rispose immediatamente, poi ci accordammo ad un incontro alla Biblioteca di Palazzo Strozzi a Firenze, in novembre. In quel giorno avrebbe presenziato l’intitolazione a suo padre, Fosco Maraini, recentemente scomparso, di una sala della Biblioteca. Ci si poteva incontrare per la registrazione. Nel frattempo Matteo mi suggerì di pensare anche ad una colonna sonora per il dvd. Alcuni cantanti molto impegnati dal punto di vista sociale e civile avevano già prestato le proprie capacità artistiche per Silvia. C’era però una cantante, donna per giunta, che aveva queste caratteristiche. Paola Turci. Contattai la sua agenzia e proposi il progetto, con l’aggiunta che se fosse stata disponibile per una canzone inedita, il testo avrei potuto scriverlo io stesso. La risposta di Paola Turci non si fece attendere. Era una questione di tempo, ma era felicissima di scrivere una canzone per Silvia e su un mio testo. Mai avrei pensato che ciò che avevo scritto già da tempo, un giorno una cantante di questo calibro l’avrebbe finalmente usato. I contatti con altri intellettuali intanto proseguiva. Marco Bertotto, Presidente Nazionale di Amnesty International, lo contattati attraverso la segretaria, e ci fu disponibilità immediata, anche se per questioni di tempo registrammo solo in dicembre, sempre del 2004. Oggi Bertotto, per correttezza, va detto che non ricopre quella carica da maggio del 2005, ma ha sempre un ruolo importante all’interno di Amnesty. Attraverso un carissimo amico e giornalista di ‘sabato sera’, Massimiliano Boschi, scrissi alla e mail della segretaria di Andrea Camilleri. Illustrai il progetto e una sera mi telefonò lo stesso Camilleri. Fu un emozione incredibile quando oltre a parlare con lui, mi confermò l’intenzione di rilasciarmi l’intervista a Roma. Molto più dura fu invece riuscire ad avere una risposta dal grande poeta dell’avanguardia, Edoardo Sanguineti. Richiesto da ogni parte del mondo, Sanguineti mi disse però subito che era felicissimo di rilasciare un intervista in favore della liberazione di Silvia, ma i tempi sarebbero stati lunghissimi. Alla fine di gennaio 2005, registrammo l’intervista al grande poeta dell’avanguardia, nello studio di un amico architetto, nel centro storico di Genova, Walter Scelsi. Sempre tra i poeti, un importante contatto fu quello con la poetessa Anna Lombardo , la cui intervista venne registrata nell’autunno del 2004 a Mestre. Molto conosciuta nel mondo della poesia civile, è traduttrice di molti poeti  di altre nazioni. Sempre con l’aiuto di un giornalista di ‘sabato sera’, riuscii a mettermi in contatto con Carlo Lucarelli. Tra tutti quelli contattati, sicuramente il più impegnato, in tv, radio, libri, giornali, teatro, concorsi, scuola, università, in Italia, all’estero. Insomma quasi imprendibile, anche se da subito disse di rilasciare sicuramente un intervista in favore di Silvia. Fortunatamente Mordano è vicino. Lucarelli ci ospitò nella sua casa, gentilissimo, dimostrò subito di essere un grande conoscitore di certi casi civili, come quello della Baraldini. Un altro grande scrittore sul quale non avevo dubbi sull’impegno civile è Pino Cacucci. La sua intervista, rilasciata nel novembre del 2004, nello stupendo spazio sotterraneo delle librerie Feltrinelli di Bologna, a due passi dalle due torri, dimostra la grande intelligenza di questo intellettuale e la costanza del suo impegno contro le dittature dimenticate. Infine, tra i giornalisti più famosi al mondo, non poteva mancare un altro grande nome, Gianni Minà. Il 5 febbraio del 2005 fu l’ultima persona ad essere intervistata. Quando telefonai al numero di casa, era all’estero, nell’America Latina a presentare il suo documentario sull’uomo che viaggiò con Che Guevara. Al suo ritorno ebbi la fortuna di conoscere Minà. Registrammo l’intervista nel salone di casa sua, a Roma. Nonostante la sua grande fama, fu con noi di un estrema gentilezza e cortesia. Inutile dire che Minà è stato l’unico giornalista occidentale a intervistare Fidel Castro, e oggi, direttore della prestigiosa rivista Latino America, coinvolge la stessa Silvia Baraldini. Era l’inizio di febbraio 2005, un giorno arrivò per posta un piccolo pacco contenente un cd musicale. Era la colonna sonora che PaolaTurci ci aveva inviato. ‘Parole per Silvia’, brano musicale inedito e stupendo. Un vero pezzo d’autore. E infine, la sua intervista, di Silvia, inedita, rilasciata nel novembre del 2004, nella casa di periferia romana. Su questa intervista non voglio anticipare assolutamente nulla. Posso solo dire che ho avuto il privilegio di intervistare una persona che ha conosciuto i più grandi personaggi del mondo politico della sinistra mondiale, il privilegio di ascoltare di persona parole che altri, fino a quel momento non  avevano mai ascoltato. Di Silvia non so cosa si possa dire. Non so nemmeno cosa si possa aggiungere al motivo che ci ha spinti a realizzare questo straordinario, impegnativo e inedito progetto documentaristico. La storia mi ha regalato momenti irripetibili. Mi ha consegnato l’amicizia di una donna unica, forte, sincera, onesta, combattente. Insieme a Matteo Lenzi, regista di questo documentario, Massimiliano Valentini, il fotografo che ha immortalato ogni attimo di questo progetto, Gabriele Lenzi, aiuto regia e tecnico molto preparato,  e un gruppo di ragazzi che hanno contribuito alle riprese e agli spostamenti, ho vissuto un anno che per tutta la vita resterà nella mia anima. Insieme a Massimiliano, Matteo e Gabriele, sono stati percorsi oltre settemila chilometri, formulato oltre ottanta domande, registrato oltre dieci ore di materiale in betacam, scattato oltre mille sequenze fotografiche, trascritto ore e ore di registrazione in word, montato in cinque diverse versioni il dvd, diverse centinaia di ore in contatti telefonici, lettere, e mail, incontri, e così via. A corredare tutto questo però serviva qualcosa. Un narratore. La voce, lo stile e la professionalità di un attore come Francesco Lanza, che in passato aveva lavorato con Leo De Berardinis, era la persona giusta. Francesco accettò subito la proposta di prestare la sua immagine per il dvd, raccontando e leggendo articoli di giornali e quotidiani che parlavano del caso Baraldini, dal 1987, l’anno in cui i quotidiani cominciarono a occuparsi del caso, al 1999, l’anno del rimpatrio in Italia. Registrammo tutto in una notte, per una prima versione che doveva partecipare al concorso di giornalismo Ilaria Alpi. Non ci classificammo, ma avevamo un prodotto che ci fu di aiuto per i successivi montaggi, tagli, modifiche, aggiunte. Poi fu utile anche per i contatti per una parte dei finanziamenti.  Qui si apriva una delle fasi più delicate perché tutto il lavoro di un anno e la nostra credibilità poteva essere messa in discussione. Era necessario trovare un modo per diffondere innanzitutto il dvd. Il direttore editoriale della cooperativa giornalisti ‘Corso Bacchilega’, che gestisce i settimanali ‘sabato sera’, ‘sette sere’ e  ‘sabato sera- bassa romagna’,  Valerio Zanotti, che già nel maggio del 1998, allora direttore responsabile del giornale, fu tra i finanziatori della manifestazione in favore di Silvia, ‘L’Emilia e una notte’, appena preso in esame il dvd, accetta la proposta di diffonderlo almeno in tre regioni, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. Prendo i primi contatti con il Presidente dell’ARCI della provincia di Bologna, Giovanni De Rose, in primavera del 2005,  per una richiesta di finanziamento. De Rose apprezza il progetto e il dvd. Ancora oggi è a lui che sono grato perché è stata la persona che si è assunta la responsabilità di finanziare parte del progetto su un nome che scotta, come quello della Baraldini. Nome che altri, pur manifestando solidarietà al caso, hanno preferito restarne fuori. Tra i titoli di coda del documentario ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato o sono stati coinvolti, in un modo o nell’altro, durante questo anno di gestazione, alla realizzazione di questo progetto. Ringrazio fin da ora l’assessore alla Cultura del mio comune, Luca Lelli, dove verrà proiettata la prima nazionale, per la sensibilità dimostrata. Ringrazio anche tutti i comuni, le associazioni, i privati, o chiunque sarà interessato alla proiezione e alla divulgazione del dvd e a eventuali dibattiti di approfondimento. Altro non voglio aggiungere. Sarà il pubblico a giudicare il risultato di questo lavoro e a giudicare la storia di una donna che ha combattuto conto le ingiustizie e se l’ingiustizia stessa l’ha condannata. Io sono convinto che Silvia debba essere liberata. Il fine di questo dvd è appunto la sua liberazione, attraverso una lotta di conoscenza per l’opinione pubblica della verità di questo caso storico.

Giuliano Bugani 

Aggiungiamo qualche link utile: 'Liberate Silvia',  www.liberatesilvia.org  è venduto da www.365bookmark.it  e  edito appunto da www.bacchilegaeditore.it

Una valida e completa raccolta di documenti sul caso di Silvia Baraldini è consultabile in: http://www.luciomanisco.com/barald/barald_1.htm

 

 

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