venerdì, 29 settembre 2006

Islam e Cristianesimo

Il 19 settembre scorso su Il Giornale è stato pubblicato un articolo di Gianni Baget Bozzo dal titolo "Lasciato solo dall'occidente". Il riferimento evidentemente era per Papa Ratzinger dopo le note dichiarazioni alle quali noi stessi abbiamo dedicato un post.

Io scrissi una lettera a Baget Bozzo, alla quale egli molto gentilmente e puntualmente ha risposto. Di seguito pubblico entrambe.

Caro Baget Bozzo
Le scrivo per commentare alcune considerazioni che lei sviluppa nel suo articolo “Lasciato solo dall’Occidente” su Il Giornale del 19 settembre 2006.
Io non condivido affatto la sua lettura.
Temo che il mondo sia in pericolo, ma non perché insidiato da un Islam feroce e terrorista che vuole ricostituire il “Califfato Universale”, bensì perché gli estremisti di ogni parte e religione hanno assunto il “governo” delle cose e soprattutto stanno agendo.
Lei sostiene che l’Islam “per natura sua, si pone come verità assoluta”. Ciò è sicuramente vero. Ma mi sa indicare una religione monoteista che non faccia altrettanto?
Lei stesso, poche righe sotto, sostiene che “con il discorso di Ratisbona il Papa si erge a paladino dell'unità tra Cristianità e Occidente come unica civiltà…”, ma forse voleva dire “Cristianità e Occidente civiltà unica?…”.
A prescindere, credo che anche il Cristianesimo abbia grosse remore e difficoltà a derogare dalla prerogativa di essere il detentore della Verità?
Il nostro profeta Gesù Cristo, non è forse la Verità Rivelata…
Lei sostiene anche che il Papa nel suo discorso ha parlato “in nome di una esperienza più che millenaria che la Chiesa ha dell'Islam” e richiama solo “violenze, guerre, distruzioni, razzie, schiavitù…”.
Lei però, credo non possa dimenticare che anche la Cristianità ha le sue colpe storiche che, se non ricordo male, il precedente Vescovo di Roma, Giovanni Paolo II Il Grande, ha ampiamente ammesso e per le quali ha chiesto perdono al mondo intero.
Vede, quello che mi fa essere scettico sulle conclusioni a cui giungete Lei ed altri pensatori che per semplicità si possono definire teo-con, è che se interrogassimo un dotto musulmano ci darebbe una lettura della storia identica a quella che voi date, ma a parti invertite.
Le “Crociate” sono assimilabili in tutto e per tutto alla conquista della Spagna… Un’esigenza impellente superiore che ha guidato popoli all’”evangelizzazione” forzata o alla “jihad”…
Mi può indicare le differenze che lei viceversa trova in questi due atteggiamenti storici che a me paiono identici?
Non crede sia azzardato sostenere il primato della nostra Civiltà e Religione sulle altre? Non è in fondo questo l’atteggiamento e l’errore che sta commettendo l’Islam integralista?
Lei infine addirittura sembra dare un giudizio positivo dell’esperienza coloniale che “ha sospeso per qualche decennio la spinta islamica contro il mondo cristiano”.
Non crede invece che nasca proprio da quel dominio economico, politico e culturale dell’Occidente sul resto del mondo, la frustrazione e la voglia di rivalsa che muove certi estremismi?
Il colonialismo ha destrutturato paesi, popoli e culture. Quando le potenze occidentali hanno infine, “obtorto collo”, abbandonato quelle ricche terre, hanno spesso tracciato confini immaginari a tavolino, separando etnie; hanno elevato al governo servi fantoccio pensando solo ai loro interessi particolari da preservare ad ogni costo e non hanno pensato minimamente a quali danni avrebbero innescato.
Nella oggettiva situazione di degrado economico e culturale di certe aree del mondo, ora brodo di cultura del terrorismo, non crede ci sia anche un poco di responsabilità del nostro Occidente libero e democratico, oltreché cristiano?
Io credo che all’interno delle civiltà cristiana, islamica ed ebraica ci siano due correnti distinte. Una, maggioritaria, di moderati. Di persone che rispettano le altre professioni di fede e le altre culture. Consapevoli delle difficoltà di una coesistenza pacifica ed equa, ma proiettati a realizzarla. E una parte, minoritaria, di estremisti. Di persone intolleranti che pretendono l’affermazione della loro fede e cultura sulle altre. Oggi il mondo mi sembra in mano a queste minoranze, e credo che tragicamente lo stiano ahimè trascinando verso disastri inimmaginabili.
Le sarei grato se volesse rispondere a questa mia lettera, magari per farmi capire dove la mia analisi è errata.
Grazie

Gabriele Paradisi

Caro Gabriele,
 
lei ha ragione, l' espressione "unica civiltà" può essere equivocata. Volevo dire che Cristianità e Occidente sono una unica civiltà ma potrei essermi espresso male. Ed ha anche ragione nel secondo argomento cioè sul fatto che non è il solo Islam che si pone come verità assoluta. Ma devo dire che nel caso cristiano vi è il fatto che la conversione esista come un atto libero della persona. Ma è anche vero che non è stato sempre così. La conquista islamica ha tolto il Cristianesimo in parte o del tutto dalle aree della Anatolia e dell' Africa Mediterranea. E' vero che gli spagnoli fecero l' espulsione dei mori dopo la conquista dell' Andalusia, ma questo era dovuto al fatto che l' Islam si poneva come totalità politica religiosa e che imponeva alla Spagna una medesima politica. L' Islam si è sempre considerato in guerra con la Cristianità ma non la Cristianità con l' Islam. Esso dovette difendersi da una vittoriosa aggressione per mille anni. E il colonialismo europeo, che ruppe l' assedio islamico alla Cristianità fu filoislamico. Il colonialismo creato dal mondo contemporaneo ha inserito nella storia del mondo popoli che ne rimanevano lontani. Se esiste oggi un modo uno  lo si deve proprio agli imperi coloniali con il limiti che essi hanno avuto. Questo comporta certo la responsabilità dell' Occidente, come lei dice, ma l'Occidente unificato al mondo è la civiltà unificante ed è perchè teme di essere annesso culturalmente all'occidente che il mondo islamico sceglie la via del fondamentalismo. l'Islam non è moderato in sè stesso, ciò che è moderato sono gli Stati dei paesi musulmani ma essi sono creazione dell'Occidente.
 
La saluto con affetto
Gianni Baget Bozzo
postato da: GabrielParadisi alle ore 29/09/2006 19:45 | Permalink | commenti (7)
categoria:baget bozzo gianni, islam, cristianesimo
domenica, 17 settembre 2006
La nuova frontiera

Sappiamo tutti come sia facile commettere errori. Come talvolta le parole che ci lasciamo sfuggire pesino come pietre e come pietre facciano del male a noi e agli altri.
Quotidianamente però, succede che politici e uomini di governo, quindi persone rivestite di cariche e di alte responsabilità, si lascino andare a discorsi e ad affermazioni gratuitamente scorrette. Che parrebbero inopportune anche ad un bambino. La cosa che stupisce però, preso atto della fallacità e debolezza umane, non è tanto l’ingenuità di chi formula maldestramente quelle frasi, quanto la disattenzione dei collaboratori di cui certamente si circonda. Perché ci si chiede, qualcuno non lo ha messo in guardia per tempo? Perché nessuno, ad esempio, impedì a Calderoli di indossare l’infausta e stupida maglietta che scatenò i noti disordini in Libia?
La risposta spesso è facile. L’incidente non è frutto né di ingenuità né di disattenzione ma è volutamente provocato. Il sasso (la parola) si getta nello stagno per vedere quanti cerchi produce. Il sasso (la parola) si lancia sulla cristalleria per raccoglierne poi i cocci…
Ma se questa purtroppo è spesso la regola nella lotta politica di tutti i giorni, diverso dovrebbe essere il discorso quando si sconfina in ambiti ben più alti e delicati.
E’ successo che a Ratisbona il 12 settembre scorso Benedetto XVI nel corso della sua lectio magistralis all’Università abbia letto queste esatte parole:
 
«Tutto ciò mi tornò in quando recentemente lessi la parte edita dal professore Theodore Khoury (Muenster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. Questo dialogo si estende su tutto l'ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nel Corano e si sofferma soprattutto sull'immagine di Dio e dell'uomo, ma anche sulla relazione tra le - come si diceva tre Leggi o tre ordini di vita: Antico Testamento - Nuovo Testamento Corano. Vorrei toccare solo un argomento - piuttosto marginale nella struttura dell'intero dialogo.... Nel settimo colloquio edito dal prof. Khoury, l'imperatore tocca il tema della jihad, della guerra santa. Sicuramente l'imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge: "Nessuna costrizione nelle cose di fede". È una delle sure del periodo iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l'imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Egli, in modo sorprendentemente brusco si rivolge al suo interlocutore con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». «L'imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima». «Dio non si compiace del sangue - egli dice - non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia. Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre nè del proprio braccio, nè di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte».
 
Ora ai vari Farina o Pera, tanto per citare rispettivamente un teo-con e un ateo-con della prima ora, che ovviamente hanno reagito scandalizzati alle proteste provenienti dal mondo islamico chiamando ancora una volta (oggi ahimè orfani di Oriana), l’Occidente alla pugna, vorrei porre loro, dicevo, una domanda semplice semplice. Invertendo le parti.
Immaginiamo quindi che un Imam qualunque, anzi il più autorevole dell’Islam, ammesso che esista, avesse in un suo pubblico discorso citato qualche “pensatore” antico (sicuramente ne saranno esistiti) e avesse fatto passare il nostro povero Cristo o qualche venerato Santo per qualcuno che “ha portato solo cose cattive e disumane”, perché è così, infatti, del resto, che molti musulmani interpretano le “crociate”.
Cosa avrebbero detto i nostri paladini dell’Occidente? Non avrebbero interpretato quelle parole come una prova fumante dell’odio dell’Islam verso la nostra civiltà?
 
Ma non vorrei chiudere questo articolo tornando al solito alle miserie italiote, commentando o criticando affermazioni o articoli di “giornalisti” o “filosofi” da bar Sport, vorrei ragionare su qualcosa di più inquietante.
 
Il brano letto da Papa Ratzinger, tenendo conto della proverbiale cautela e della plurimillenaria capacità diplomatica della Chiesa Romana, non può essere stato un infortunio o una leggerezza. Non poteva il fine teologo tedesco e i suoi più stretti collaboratori non sapere che quelle parole, così dirette, avrebbero colpito fortemente la sensibilità del mondo islamico.
E allora perché sono state scritte, ma soprattutto lette?
Tornano in mente parole sentite mesi addietro e da noi riportate in un articolo di gennaio:
Il Vaticano è notoriamente diventato, e ne ho avuto anche conferma durante miei colloqui negli Stati Uniti, il bastione morale-religioso del contenimento islamico e del rilancio dell’identità occidentale. Il rango dei rapporti diplomatici fra Stati Uniti, Israele e Vaticano è cresciuto e crescerà ancora per costituire un fronte di identità culturale, prima ancora che militare, di fronte alla minaccia di ”califfato universale” e per contenere in maniera convincente la Cina, che costituirà la sfida per la prossima generazione”.
Una nuova frontiera anti-islamica quindi, che va da Condoleeza Rice a George Bush a Tony Blair… passando per papa Ratzinger
Forse è molto meglio pensare che si sia trattato di ingenuità o disattenzione…
 
 
PS
Per problemi di tempo e di reperimento non mi è stato ancora possibile riprodurre integralmente l’articolo di Paolo Guzzanti “Le squadre della morte si preparano a votare” (La Repubblica, 28 febbraio-1 marzo 1982). Ribadisco che mi sono impegnato a farlo e vedrò di provvedere al più presto.
postato da: GabrielParadisi alle ore 17/09/2006 18:32 | Permalink | commenti (14)
categoria:islam, farina renato, cristianesimo, ratzinger, terrorismo e guerra globale, guzzanti paolo