Sicurezza di sinistra

Gentile Augias, scrivo a nome mio e delle mie amiche, sgomente di vivere in una città come Bologna che non riconosciamo più come nostra. Parlo di paura, uscendo la sera, di essere aggredite da qualche extracomunitario disperato. Ci siamo sentite abbandonate e tradite dalla sinistra ed è anche per questo che ai tempi di Guazzaloca, la sinistra ha perso il suo comune roccaforte. Noi ci siamo infuriate, abbiamo scritto alla segreteria DS e abbiamo chiesto: dove siete stati tutti questi anni, dove? Certo non in mezzo alla gente! La sinistra a Bologna aveva ignorato quello di cui oggi ha finalmente tenuto conto Cofferati,
Milena Rinaldi (mierre@virgilio.it)
Gentile Signora Milena, mi permetto di scriverle dopo aver letto la sua testimonianza che Corrado Augias ha pubblicato ieri su Repubblica. Sono anch’io un cittadino di Bologna e seguo con molta attenzione e apprensione quello che sta accadendo in queste settimane. Vorrei fare alcune considerazioni su quello che lei ha scritto in quanto non lo condivido, pur essendo comprensibile. Lei riporta una serie di angherie che pare, fossero diventate la normalità, riservate dai “lavavetri” alle guidatrici donne. L’unica volta che io ho visto direttamente qualcosa (all’incrocio di Porta S.Felice) è stato di segno opposto: una distinta signora, scese dall’auto mentre il lavavetri cingalese era distante, e gli rovesciò il secchio con l’acqua (!?). Ma le chiedo, quante volte, le signorine o le signore come lei sono oggetto di maleducazioni o di “manesche” attenzioni da parte di cittadini bolognesi purosangue? Potrei poi riportarle decine e decine di esempi di quali trattamenti si trovano a dover sopportare badanti extracomunitarie di tutte le età e colore da parte di insospettabili e all’apparenza teneri nonnetti. Come vede se non usciamo dal particolare, difficilmente possiamo trovare una soluzione. Chiunque è pronto a trovare un episodio, veniale o grave, che non aggiunge nulla ad una tesi o all’altra ma serve solo a radicalizzare le posizioni e le intransigenze. Io credo che il problema sia molto più complesso. Lei ci ricorda come la città, storicamente rossa, abbia voltato le spalle nel 1999 alla sinistra che non aveva capito e messo al centro del suo programma il problema della sicurezza. E’ un luogo comune che non trovo completamente vero, anche se è universalmente ritenuto tale. Mi spiego. Guazzaloca e la destra misero in effetti il problema sicurezza prima di tutto, cavalcando il diffuso malumore e la loro intrinseca natura. Venne istituito addirittura un assessorato apposito, che si è poi in brevissimo rivelato un velleitario e ridicolo esperimento, passando in men che si dica in gestione da un superpoliziotto di incerta moralità ad un evanescente scrittore di certa incapacità. Che risultati conseguirono? Sulla voglia di ordine e disciplina di certe forze politiche che costituivano la vecchia giunta, nessuno ha mai avuto e tuttora ha dubbi; c’erano volontà e mezzi, oltrechè la vicinanza dei cittadini, quella stessa che ora lei e le sue amiche riservate a Cofferati. Perché, le chiedo, non si ottenne comunque nessun risultato concreto e oggi, girare la sera per le strade di Bologna è insicuro come nel 1999 e forse anche di più? Beh io credo che questa crescente insicurezza derivi dal fatto che le nostre società sono cambiate. In Italia anche più tardi rispetto ad altri paesi del nord del mondo. Le nostre città non sono più quelle degli anni 60 e 70 (tralasciando peraltro le parentesi terroristiche). La nostra società è cambiata ma contemporaneamente non sono cambiate le strutture sociali. Ieri il Carlino riportava dei dati, che andrebbero analizzati con maggior dettaglio, in cui risultava che a Bologna gli extracomunitari (immagino quelli regolari) costituiscono circa il 6% della popolazione. Sono numeri importanti che modificano equilibri ed esigenze sociali. Sempre ieri, su Repubblica, c’era un bel servizio di Giorgio Bocca sulle periferie del nord Italia che sorsero negli anni 50 e 60 per accogliere l’immigrazione dal sud. Sappiamo tutti come fu complesso, lungo e difficile il processo di integrazione. Teniamo conto poi che allora, si spostarono milioni di persone che comunque, dove arrivavano, trovavano tutto sommato una casa, un lavoro, un’assistenza. Non fu tutto liscio e facile, ripeto, ma c’erano strutture pronte a lavorare e a lottare per rendere la vita di queste persone accettabile e dignitosa. Penso al sindacato, alle amministrazioni politiche, al tessuto industriale. Ma c’era, soprattutto, e lo ripeto, il lavoro, sicuro e pagato, una concreta prospettiva di futuro. Oggi chi si muove (e lo fa con le stesse motivazioni di allora: cercare di esistere dignitosamente e provare a dare un futuro a sè e ai propri figli) trova il nulla, l’incertezza e la precarietà più totali. Non un tetto per ripararsi, non un lavoro garantito, nessuna tutela. In questi mesi e in questi giorni, stiamo assistendo a come abbiano fallito i modelli d’integrazione britannico e francese. Non li conosco in dettaglio per dire se fossero più o meno solidali, e a che livello di tolleranza si assestassero, ma quello che mette in luce questo loro fallimento è che non c’è metodo, non c’è linea dura o morbida che tenga. Il problema fondamentale io credo che sia nel nostro modello di sviluppo in quanto tale. E’ troppo iniquo, troppo fondato sul profitto. In nome di un astratto concetto di sviluppo e di crescita, si stanno smantellando tutte le certezze, tutte le conquiste sociali. In questo contesto di incertezza e precarietà (anche per i cittadini riconosciuti), poi, come se non bastasse, si riversano moltitudini dolenti e affamate, con culture e abitudini diverse, ma con gli stessi nostri bisogni… E’ questa la complessa realtà che abbiamo di fronte. Non credo che si possa ragionare con gli schemi di trenta o quaranta anni fa. Bisogna ridisegnare la nostra società per intero. Le azioni di polizia (mediaticamente roboanti ma inutili nella sostanza) servono solo ad aggiungere rabbia e ingiustizia laddove c’è già disagio ed esasperazione in abbondanza. L’allarme molto serio e puntuale fatto da Prodi sabato, ovviamente osteggiato e ridicolizzato da questa brutta destra italiana, non deve cadere nel vuoto. Ecco sono queste le argomentazioni, è questa l’energia propositiva per cambiare la società e prosciugare le fonti dell’ingiustizia e della disperazione, che mi aspetterei di sentire sempre e comunque da sinistra, sia dai politici ma anche dai semplici cittadini, e non ovvie e viscerali reazioni istintive come leghisti qualunque… Cordialmente, Gabriele Paradisi
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