Revisión y Negación

Il 6 ottobre scorso sul Quotidiano Nazionale – Il Resto del Carlino, nella pagina culturale “Il Caffè”, è uscito un articolo, non firmato (forse per un estremo sussulto di vergogna fuori tempo massimo) intitolato “Salvate il soldato Cortes”. L’occhiello recitava: “Le civiltà Maya e Azteca non furono distrutte dai conquistadores. La storia riscritta dall’arc
heologia”.
Il pezzo riportava infatti le “grosse novità” che sembrano emergere dagli scavi archeologici in Messico e Guatemala, e cioè “evidenze che confermano una volta per tutte quello che già si ipotizzava: i conquistadores cattolici (notate l’aggettivo, ndr) non furono la causa della fine della civiltà Maya e determinarono solo in minima parte (questo è notevole, ndr) la scomparsa di quella Azteca”. Il ruolo dei conquistadores viene quindi ridotto dall’autore dell’articolo, semmai a quello di “acceleratori del tempo”, come la Bomba di Gregory Corso, ma il processo di dissoluzione di quelle civiltà era, a detta dell’ignoto autore, in atto ed ineluttabile.
L’articolo, e questa potrebbe essere una motivazione, discutibile, ma pur sempre una motivazione, sembra voler giustificare “preventivamente” l’opera di prossima uscita “Apocalypto” dell’inarrivabile Mel Gibson. Infatti il “grande” attore-regista americano, tra una sbornia e un insulto antisemita, in piena deriva visionaria e delirante, ha pensato bene di riabilitare quelle deliziose personcine che tra il 1503 e il 1600, compirono lo sterminio e la spoliazione di un intero continente.
La prevenzione è ormai una caratteristica dilagante del pensiero neo-teo-con. Dopo la “guerra preventiv
a”, ora c’è la anche “recensione preventiva”.
Ma cos’è dunque la sconvolgente scoperta archeologica che ha finalmente fatto luce, sbiancandola, sulla “leggenda nera” dei “conquistadores”?
“Nello sterro delle rovine della città guatemalteca di Cancuen, gli studiosi si sono imbattuti nei resti di quello che ritengono uno degli eventi cruciali nel crollo della civiltà Maya: la disperata difesa di un centro di commerci una volta fiorente e l’esecuzione di almeno 45 membri della corte reale”.
Quando avvenne questo scempio? Attorno all’800 d.C. (!?), ovvero 700 anni prima dell’arrivo degli spagnoli (!?).
Il Prof. Arthur D. Demarest della Vaderbilt University (USA), l’archeologo che nell’estate
In sostanza la tesi di Demarest (pubblicata dal Los Angeles Times nel novembre 2005… ma arrivata solo ora al Carlino !?), è quella di lotte endemiche, di guerre portate da non meglio precisati invasori.
I brani che seguono sono tratti dall’articolo originale del LATimes.
In una cisterna nell’area del Palazzo (“a tre piani da 170 stanze, diffuso su un’area della dimensione di sei campi di calcio”), sono state appunto trovate “ossa, ossa, ossa e ancora ossa…”. “I corpi erano quelli di uomini, donne e ragazzi, incluse due donne incinte.
Scavi successivi hanno rivelato i corpi di Kan Maax e della sua regina, in una fossa vicina e poco profonda, e dozzine di altri nobili in un seppellimento a nord del palazzo. Le loro identità sono state stabilite da gioielleria, copricapo e altri reperti”. “Alcuni dei nobili potrebbero essere stati feriti o uccisi nella difesa della città, ma la maggior parte di loro è stata giustiziata mediante un colpo di lancia in gola, “un modo piuttosto rapido per uccidere qualcuno”.
“Dopo la morte, i corpi furono ritualmente smembrati e gettati nella cisterna o in fosse comuni, ancora con i loro abiti, copricapo cerimoniali, gioielleria”.
“Si tratta di oggetti incredibilmente preziosi come collane di giada, di zanne di giaguaro, e di conchiglie della Costa Pacifica”. “Gli invasori occuparono la città e distrussero le insegne dei monumenti e delle statue, una sorta di nuova “uccisione” rituale”.
“Non sterminarono solo una dinastia… vollero sterminare l’intera cultura”.
Dunque la città di Cancuen, e le altre dei bassipiani occidentali guatemaltechi, vennero abbandonate nel giro di 30 anni, “la popolazione si spostò ad est e a nord, dove in assenza di risorse, lentamente, si estinse”.
Molto più sbrigativamente e senza “canne fumanti” o “scene del crimine” archeologiche l’ignoto autore del Carlino “dimostra” che anche la fine della civiltà Azteca non fu colpa di Cortes & C. “anzi buona parte della civiltà Azteca in vita all’arrivo degli spagnoli, non venne distrutta”, dice Alejandro Encinas, “discutibile” sindaco di Città del Messico. Lo evidenzierebbero i templi utilizzati in periodi anche successivi all’invasione degli europei, tra cui una piramide Tolteca “curiosamente sfruttata dai messicani come luogo sacro per la celebrazione della Passione di Cristo durante la Settimana Santa…”. E qui il circolo virtuoso che vede coinvolto Mel Gibson si chiude mirabilmente.
Insomma gli spagnoli, conquistatori cristiani, non hanno sterminato nulla e nessuno. Essi hanno semplicemente, e mirabilmente, svolto il loro alto compito e cioè quello di “inserire” nella storia, popoli ormai decaduti che ne sarebbero rimasti, ahimè, inopinatamente esclusi.
I 18 milioni di tonnellate di oro e i 184 milioni di tonnellate di argento portati in Europa, tanto per dire, sono solo un dettaglio insignificante.
Ora il fatto che siano trascorsi quasi cinquecento anni da quel genocidio, secondo noi non esclude, la gravità esorbitante di queste tesi. Che differenza c’è, mi chiedo, tra chi accampa tale teoria e un Faurisson o un Irving, che sostengono che sei milioni di ebrei siano morti dal freddo?
PS
Abbiamo inviato alcune domande al Prof. Demarest per chiedergli direttamente ed esattamente il suo punto di vista (spesso i giornalisti capiscono quello che vogliono o meglio, quello che gli interessa). Se ci risponderà sarò ben lieto di renderne conto sul blog.
Abbiamo anche inviato questo articolo a tutte le email note di QN, sperando di sapere almeno il nome dell’autore al quale, allo stesso modo, vorremmo porre qualche domandina.
categoria:sud america, centramerica






