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L’accordo Moro
(di Sextus Empiricus e Cieli Limpidi)

Mortadella coltivata

Le accuse tremende a Romano Prodi “uomo del KGB” in Italia, “protettore delle BR e assassino morale di Aldo Moro”, si fondano su:
1) Una seduta spiritica;
2) Un ingiallito articolo-intervista del Corriere della Sera (20/08/1991);
3) I presunti rapporti pericolosi tra Nomisma e l’Istituto Plekhanov;
4) Il presunto insabbiamento dei lavori della Commissione Mitrokhin;
5) Le affermazioni di due ex spie del KGB morte.
È dunque su questi punti che si sviluppa la tesi accusatoria.
Di molti di essi abbiamo già ampiamente trattato. Sul punto 4, esiste un esposto denuncia Guzzanti-Cordova (che coinvolgeva altri “uomini del KGB” come D’Alema e Dini) depositato nel dicembre 2005 e già bi-archiviato, sia dai PM della Procura di Roma (febbraio 2006), sia dal Tribunale dei Ministri (ottobre 2006).
Sul punto 2, c’è (incredibilmente!) un ritorno di fiamma. Il 13 dicembre scorso infatti,
Stefania Craxi (!) ha pubblicato un articolo su Il Giornale (!) intitolato maliziosamente: “Quell’«amicizia» tra Prodi e l’Urss”. Il ragionamento della Signora Craxi si sviluppa a partire da un articolo-intervista sul quale avevamo già in marzo discusso abbondantemente con Guzzanti.
In un gioco di specchi e di citazioni reciproche oggi lo stesso Senatore rende omaggio alla signora “…Caro Prodi, (…) e poi storie brutte che Stefania Craxi va a ripescare rovistando sui giornali ingialliti dove si parla del tuo passato…”.
Poiché, a nostro avviso, l’articolo di mercoledì scorso c’è parso un po’ troppo “partigiano”, abbiamo pensato di scrivere alla Signora Craxi una lettera aperta alla quale purtroppo, temiamo non risponderà mai… Comunque la nostra lettera la pubblichiamo lo stesso:
Gent.ma Signora Craxi
Le scrivo in merito al suo articolo “Quell’«amicizia» tra Prodi e l’Urss” pubblicato su Il Giornale del 13-12-
Alla base della sua tesi, sembra esserci un’intervista rilasciata da Prodi a Massimo Gaggi sul Corriere della Sera il 20 agosto 2001, pochi giorni cioè dopo il golpe.
lo quell’articolo di 15 anni fa lo conosco molto bene perché ho già avuto modo di disquisirne con il Senatore Guzzanti diversi mesi fa, quando anch’egli lo utilizzò per “dimostrare” che Romano Prodi era un uomo legato ad una “certa” Unione Sovietica ed aveva quindi plaudito al golpe del ’91.
Ora una lettura attenta e integrale dell’articolo (che mi andai a ritrovare in emeroteca), mi sembra che non attesti alcunché di ciò che Lei afferma.
Sembra quasi che Lei, così come Guzzanti allora, non lo abbia proprio letto quell’articolo o lo abbia letto con particolari lenti deformanti, se mi posso permettere.
Sapientemente infatti sono riportate alcune frasi estrapolate dal loro contesto fino a farle apparire l’opposto di quello che significavano.
Facciamo alcuni esempi.
Lei riporta la seguente frase di Prodi: «Conosco bene Pavlov (...) direi che per certi versi quello che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell'economia».
Quello che invece Lei ha dimenticato di riportare, lasciando degli eloquenti puntini di sospensione è: “E’ un tecnocrate [si riferisce a Pavlov] da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato”. Sempre Prodi concludeva quel pensiero: “Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”.
Altro esempio.
Lei per far credere che Prodi fosse nemico dell’illuminato Gorbaciov riporta queste parole dell’intervista: «Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov (...) e secondo i nostri analisti nemmeno Boris Eltsin, che è assai più popolare, dispone di una rete capace di promuovere una sollevazione».
Dimentica sempre all’interno di abili parentesi e puntini di sospensione il resto delle frasi pronunciate dal professore… Gliele ricordo io: “E’ il più grande personaggio comparso sulla scena mondiale negli ultimi dieci anni [si riferisce a Gorbaciov…], uno straordinario innovatore, ma all’interno la situazione economica si era troppo deteriorata mentre il quadro politico era estremamente frammentato. Il popolo non è con lui. A noi occidentali spesso in missione a Mosca la gente diceva: -lo stimate solo voi-“.
Come vede a me sembra che la sostanza dell’intervista sia tutt’altra da quella che Lei voleva far apparire.
Lei parla anche e ovviamente di Nomisma e degli incarichi che questa società aveva nell’URSS all’epoca.
Le do un consiglio. Se Lei recupera l’intera copia del Corriere del 20 agosto 1991 (è più facile in una buona emeroteca piuttosto che nella Fondazione), troverà nella stessa pagina dell’intervista e in quelle successive altre cose molto interessanti.
Ad esempio una scheda ed un elenco di tutte le aziende italiane e gruppi (oltre una ventina) impegnati in attività in Unione Sovietica durante quel periodo. Erano tante e probabilmente non tutte colluse con il KGB, non crede?…
Troverà anche alcune dichiarazioni di Cossiga (allora Presidente della Repubblica) e di Andreotti (allora Primo Ministro) particolarmente e apertamente “caute” coi golpisti, ben più “strane” delle innocue parole dell’economista Prodi. Sostanzialmente essi sostenevano che comunque (“obtorto collo?”) nei mesi successivi si sarebbe dovuto fare i conti con la nuova dirigenza e che quindi bisognava valutare bene la situazione… Realpolitic? Diplomazia? O erano forse anche Cossiga e Andreotti uomini di Mosca?
Se avrà la cortesia di rispondermi, magari pubblicamente, Le sarei veramente grato.
Cordialmente
Gabriele Paradisi
Favolette per Spiriti allegri

Non riusciamo, ahimè, malgrado i ripetuti tentativi di coinvolgere amici e blogger affinchè scrivano in tutta fretta qualche altra storia sui mitici anni ’70, a schiodarci dal Caso Scaramella.
Seguiamo infatti sempre con grande attenzione il blog del Senatore Guzzanti e talvolta ci è davvero difficile resistere alla tentazione di incrociare, di bel nuovo, le spade con lui.
Abbiamo già riportato nei commenti all’articolo precedente, i primi due capitoli (1) (2) di una “fiaba” che egli va scrivendo. La “favoletta”, molto simpatica e ben scritta, narra le vicende di “un piccolo uomo, piuttosto insignificante che faceva la sua brava carriera universitaria di terza fila” (tal Romano Prodi). Un giorno dei misteriosi inviati da un Regno del Male (o della Speranza), ovvero da quella che fu l’Unione Sovietica, avvicinarono il “nostro uomo” e contando sulla sua smisurata ambizione, lo indussero a stipulare un diabolico patto, garantendo a lui una carriera altrimenti impossibile e a loro un non meglio precisato futuro favore, impegnati com’erano nell’eterna lotta con la Terra delle Opportunità e delle Libertà (ovvero gli Stati Uniti d’America). Una pratica, questa del favore potenziale, di chiaro stampo e matrice mafiosa, che come un debito contratto che so con l’FMI o con la Banca Mondiale, vincola e lega per sempre lo sciagurato al suo padrone.
Questo lo scenario fantastico e originale che ci propone l’autore.
Ma il bravo Guzzanti si supera quando svela quale fu il famoso favore che l’URSS, il KGB, il GRU, chiesero al ligio professorucolo di Bologna. Non ci crederete, ma è proprio quello. Sempre quello. Il favore infatti consisteva nell’inscenare una seduta spiritica insieme ad altri 12 colleghi/consorti, più cinque ignari pargoli, durante la quale, rievocando l’anima di Don Sturzo e di La Pira, sarebbe stato comunicato il nome di “Gradoli”. Era in atto in quel tempo (aprile 1978), il sequestro di Aldo Moro. In Via Gradoli c’era un covo brigatista, ma la notizia di quel nome suggerito dagli spiriti sarebbe stata argutamente fornita da Prodi agli inquirenti e ai media in modo da indirizzare le indagini non in Via Gradoli a Roma, bensì a Gradoli paese, suggerendo così, astutamente, ai criminali abitanti di Via Gradoli, ch’era giunta l’ora di tagliare le tende…
Abbiamo già mille volte cercato di confutare questo argomento che a noi onestamente pare esilissimo oltrechè logicamente contorto. Il senatore ha però continuato a riportarlo pari pari, per filo e per segno. Non ci resta pertanto che provare a smontarlo attraverso una minuziosa opera filologico-esegetica della citata (e riportata per esteso), gustosa “favoletta”…
Abbiamo quindi scritto a Guzzanti:
Caro Paolo
La tua storia è veramente avvincente. Inverosimile, come tutte le favole del resto, ma avvincente.
Sul tuo talento d’altronde nessuno, nemmeno i tuoi più acerrimi nemici, nutre il ben che minimo dubbio. Mi permetto però di correggerti in un punto almeno, e nemmeno troppo secondario, perchè una storia, per quanto inventata, converrai che deve risultare ineccepibile dal punto di vista del "plot".
Narrano infatti le “croniche” di quel tempo andato, che quando il messo giunse, ammesso che giunse (nota per favore la gustosa allitterazione che mi si è presentata inducendomi persino a forzare la sintassi…), non si rivolse, il messo dicevamo, all'omino privo di qualsivoglia qualità che tu indichi al facil ludibrio del volgo, bensì avrebbe dovuto rivolgersi ad altro convenuto in quel di Zappolino nel piovoso meriggio di quel tristo aprile 1978 e.v.
Infatti, racconta un’autorevole cronista Pellegrino (17 GIUGNO 1998), fu proprio il signorotto di quella villa, tal Albertus Clò, e non il nostro insignificante omino, ad indire quel simpatico trastullo in cui dame et nobil’homini rievocavan leggiadri spirti et alme defunte.
Altri poi non mancarono di sottolineare che fù ancora lui, l’Albertus, il più eccitato ed attivo inquisitor degli spiriti…
Fu dunque egli, Albertus, ti chiedo, ad appartarsi in bagno con la delittuosa pergamena giunta dal Regno del Male? Ma se così fu, cosa c’entra allora l’omino nostro?
O forse fu l’omino che, uscito tutto trafelato dal bagno dopo aver letto ed imparato a memoria l’intricato enigma, convinse il signor di quella villa a diriger quel giuoco periglioso che tu ci narri?
Se così fosse, perché così pare, ne avrebbe certo risentito la trama, che invece fila spedita all’obiettivo che ti sei dato per allietar le folle dei tuoi fedeli seguaci.
Ah, come vorrei che tu, Oh Paolo, mi rispondessi.
Perché potrebbero apparire anche dettagli di poco conto in effetti, ma tu, Oh Paolo, hai dato tanto e tal valore a quanto scrivi con agile penna, che un chiarimento credo sia d’uopo atque necessario. Qui e altrove.
RingrazioTi con affetto
Gabriele.
La primula russa


Così dopo l’intervista del 7 dicembre ad Oleg Gordievskij, che stranamente Guzzanti con un sofismo degno del suo nome, sostiene si tratti addirittura di un autogol dei suoi detrattori (!?), La Repubblica sabato 9 dicembre ha pubblicato un’altra intervista ad un personaggio chiave della vicenda Litvinenko, ovvero Vladimir Bukovskij.
E’ evidente che per onorare la Verità occorra verificare puntualmente l’autenticità di tali interviste firmate da Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo (rimandiamo a chi di dovere di procedere in tal senso), ma dando per scontato (a puro titolo di esercizio), che esse lo siano, il quadro che ne scaturisce è decisamente grottesco.
Tralasciando cosa pensano Gordievskij e Bukovskij dello zelante Scaramella (“quell’uomo pretende di fare, di una mosca, un elefante”), rimane un solo “pilastro”, esile esile, a sostenere il pesante castello di accuse contro Romano Prodi.
Resta cioè “soltanto” una dichiarazione di Litvinenko, filmata (sembra), e comunque confermata da tutti gli interlocutori interpellati che la sentirono dalla viva voce del ex agente recentemente ucciso col Polonio a Londra.
Litvinenko, citando lo scomparso generale russo a tre stelle suo vicedirettore ai tempi dell’FSB Anatolij Trofimov, sostiene che quest’ultimo per metterlo in guardia da una sua venuta in Italia, gli disse: “stai attento perché in Italia ci sono molti ex uomini del KGB. Persino Prodi è un nostro uomo”.
Al di là che Bonini abbia recentemente pubblicato un’intervista del
Dunque? Cosa resta? Qual è a questo punto l’oggetto del contendere?
Ce lo ricorda il senatore in persona nella stessa citata agenzia: “Romano Prodi ha mentito sulla seduta spiritica del 2 aprile 1978 durante la quale si seppe dove era il quartier generale delle Brigate Rosse che tenevano prigioniero Aldo Moro”.
Ecco dunque il bandolo della matassa! Ancora e sempre la famosa seduta spiritica del 1978.
Su questo argomento abbiamo discusso già a lungo col senatore tra febbraio ed aprile 2006. Non abbiamo dunque più nulla da aggiungere. Egli allora, ci spiegò puntualmente la sua posizione e invitiamo chi voglia conoscerla a scorrersi gli articoli di quel periodo.
Oggi, quello che possiamo suggerire per risolvere “il caso Scaramella” è di fare un’altra bella… seduta spiritica! Ebbene sì. Un’altra volta ancora. Non c’è niente di meglio da fare. Solo rievocando l’anima di Trofimov infatti si potrebbe confermare o smentire quanto sostenne Litvinenko… Non vediamo oggettivamente altre vie praticabili. Se Guzzanti supera l’idiosincrasia verso i “piattini” potrebbe opporre al silenzio imbarazzato e imbarazzante di Romanone, una bella dichiarazione del generale sovietico dall’aldilà: “E’ vero! Prodi era un nostro uomo”. Tò moh! Per trent’anni il senatore di Forza Italia potrebbe sostenere questa tesi senza dover produrre altre “pistole fumanti”. Trofimov come Don Sturzo; Litvinenko come La Pira. Ci pensi senatore…
Per chiudere un pensiero profondo: la satira anticipa il mondo!
Giovedì 3 maggio 1979, Il Male, indimenticabile settimanale satirico, pubblicò un numero divenuto mitico. Sulle orme di Orson Wells, quei demoni del Male (tra cui Pino Zac, Jacopo Fò, Andrea Pazienza…) riprodussero un’Edizione Straordinaria di un quotidiano che a nove colonne informava dell’avvenuto arresto del “Grande Vecchio” delle Brigate Rosse. Nientepopodimenochè: Ugo Tognazzi! Anche oggi un… Giornale a caso, rifacendosi a quel precedente illustre, potrebbe sostituire al grande attore Cremonese che tanto ci manca, il nostro attuale Presidente del Consiglio e… il gioco sarebbe bell’e fatto. La notizia però, per risultare efficace, andrebbe sparata in prima pagina, non nascosta nelle pagine interne… La buona satira và esibita senza paura e con orgoglio.
Aspettando “Big One”… o forse… “Big Zero”

La deflagrazione del caso Mitrokhin è imminente… O forse no…
Da mesi e mesi il Senatore Guzzanti, che è stato Presidente di quella commissione, lamenta il silenzio assordante della politica (sia di destra sia di sinistra) e soprattutto lamenta il silenzio dei media (senza esclusione alcuna), su quella che egli ritiene essere stata l’inchiesta più importante che sia mai stata condotta in Italia, inchiesta che è giunta, a suo dire, a conclusioni e a risultati importantissimi e devastanti… Per altri 17 commissari della stessa Commissione però tutto ciò non è assolutamente vero…
Il silenzio bipartisan di questi mesi (la relazione finale venne depositata a fine marzo 2006), lascia intendere dunque, senza terze vie possibili, solo due scenari: o siamo di fronte realmente ad un diabolico sistema messo in piedi dal KGB e proseguito dall’FSB che ha coinvolto e coinvolge importanti uomini politici trasversalmente ma anche giornalisti, o molto più semplicemente siamo di fronte ad una bufala colossale…
La tragica fine dell’ex spia Litvinenko e l’altrettanto tragica coda che sta riguardando Mario Scaramella, discusso consulente della Commissione Mitrokhin, hanno “finalmente” portato agli onori della cronaca il caso.
A questo punto non sarà più possibile ignorare le denunce e le affermazioni che Guzzanti va ripetendo in ogni luogo ed occasione. A questo punto, in un modo o nell’altro, si dovranno prendere in esame le affermazioni, i documenti e le testimonianze, insomma tutto il materiale raccolto in oltre quattro anni di lavori e si dovrà giungere necessariamente ad una qualche conclusione o “sentenza”… Ma magari anche no…
Potremmo così assistere nei prossimi mesi e settimane ad un vero e proprio terremoto politico dagli esiti inimmaginabili. Questo evidentemente se dovessero emergere responsabilità precise. Viceversa il tutto potrebbe semplicemente finire mestamente e sgonfiarsi come un triste soufflè, se Scaramella & C. risultassero persone con rispettabilità paragonabili a quelle dell’indimenticato Conte “Aigor” Marini, il geniale Pico della Mirandola della Commissione Telekom Serbia.
In queste prime fasi, dalle intercettazioni telefoniche “indebitamente diffuse” dei colloqui tra Scaramella e Guzzanti, la sinistra ritiene emerga evidente il tentativo di indirizzare le ricerche e le relative conclusioni della Mitrokhin in un ben determinato modo.
Da esse, al di là che tecnicamente si possano o meno utilizzare in eventuali processi poiché coinvolgono un parlamentare, sembra evidenziarsi in effetti la volontà da parte degli interlocutori di cercare e magari anche di trovare “per forza” responsabilità dirette di Prodi e di altri esponenti dell’attuale maggioranza con la rete del KGB in Italia.
I diretti interessati hanno immediatamente dato mandato ai legali di valutare le forme più consone a tutelare la loro reputazione ed i loro interessi. Già nel dicembre dello scorso anno quando Guzzanti cominciò a ritenere pubblicamente Prodi il mandante dell’omicidio Moro, l’allora candidato dell’Unione minacciò le vie legali contro il senatore forzista, ma allora nulla accadde. Oggi crediamo che non si ripeterà quella minaccia a salve… Oppure anche sì…
Guzzanti infatti si dichiara molto soddisfatto della piega che hanno preso gli eventi perché finalmente a suo dire si giungerà a quello che lui ha definito “il processo del secolo”.
Da destra, per ora, nei confronti di Guzzanti ci sono state solo poco più che difese di circostanza. Come già avvenne alla vigilia delle ultime elezioni, quando noi invece ci si aspettava scoppiassero bombe mediatiche di eccezionale violenza. Anche oggi nulla di tutto questo. Un minimo di cautela del resto è forse necessaria vista la portata delle accuse.
Il senatore a vita Andreotti (uno che se ne intende di scandali), ha affermato che questa è “una storia odiosa contro Prodi”, anticipando così quello che sarà il suo posizionamento nella vicenda, frutto con ogni probabilità del suo intuito e della sua proverbiale saggezza… o anche frutto della sua diabolica intelligenza…
Taluni chiedono una nuova commissione d’inchiesta che potrebbe in effetti riaprire il caso riprendendo in esame il voluminoso materiale raccolto dalla Mitrokhin.
Mario Scaramella dal suo letto d’ospedale a Londra, consapevole di avere in corpo una dose almeno 6 volte letale di Polonio 210 (ma forse pare si tratti soltanto di un suo empirico calcolo spannometrico…), ha fatto trapelare la notizia che "Farà nomi importanti". Secondo il suo avvocato, Sergio Rastrelli che l’ha dichiarato ai microfoni del Tg1 appena due giorni fa, Scaramella “ha intenzione di comunicare anche all'opinione pubblica tutti i dati dei quali è in possesso”, riferendo ciò che l'ex agente del Kgb Litvinenko gli avrebbe rivelato su politici e giornalisti italiani collegati allo spionaggio sovietico…
Va detto però che tutto ciò potrebbe anche non essere vero… Infatti con un’intervista a Bonini e D’Avanzo pubblicata oggi su Repubblica, lo stesso Scaramella dice: “…c'è un equivoco che io voglio chiarire prima che si alzi un altro polverone. Io non conservo, né ho mai raccolto documenti segreti che custodisco da qualche parte, per mio conto. I documenti a cui ho fatto riferimento sono tutti nella disponibilità della Commissione e quindi del Parlamento italiano. Li ho raccolti nell'ambito della mia responsabilità di consulente della commissione Mitrokhin e da questa sono conosciuti da tempo”.
Non si è nemmeno avuto il tempo di annotare tale dichiarazione (speriamo “on the record”, visti i precedenti), che si assiste ad un'altra ennesima estrosa piroetta… Pare infatti (Vespa notaio), che Scaramella, nel frattempo dichiarato dall'Agenzia britannica per la tutela della salute pubblica in “buone condizioni non presentando sintomi da avvelenamento da radiazioni”, avrebbe in mano “videoregistrazioni di Litvinenko che riguardano politici italiani…”. “Non c'è solo quanto depositato in commissione Mitrokhin” - egli infatti ha comunicato - “Ci sono tutti i documenti che ho raccolto in tre anni di lavoro, tra i quali alcuni molto forti”… E magari anche no…
I Misteri di Londra

Signor Paradisi,
…L'intervista non venne incisa su nastro ma da me "stenografata" e quindi trascritta integralmente il giorno stesso sul mio computer portatile.
Per curioso che le possa sembrare, la ragione per cui la conversazione con Litvinenko non venne resa immediatamente pubblica è in una circostanza propria dei tempi imposti a un quotidiano. La sera del 4 marzo 2005, giorno del mio rientro da Londra a Roma, venne ucciso a Bagdad Nicola Calipari. La vicenda, in quelle settimane e nei mesi successivi, assorbì per intero il mio lavoro e l'attenzione del giornale. Quando la "pressione" del caso Calipari si allentò, i retroscena della commissione Mitrokhin apparvero non più di immediata attualità. Anche perché la commissione si stava spegnendo nel più assoluto disinteresse e vuoto politico da parte della stessa maggioranza politica che l'aveva espressa (nonostante, come lei ricorda, la vicenda Batten alla vigilia delle elezioni).
Evidentemente, la morte di Litvinenko e le dichiarazioni di Guzzanti e Scaramella sui possibili mandanti dell'omicidio hanno cambiato nuovamente l'agenda giornalistica.
Grazie per il suo interesse
Carlo Bonini
E' caduta la prima bomba...

Aggiornamento 9 marzo 2006
Caro Gabriele,
Mi sono alzato un’ora prima di andare a lavorare (in Commissione, dove arrivano ogni giorno nuovi documenti, proprio alla fine del lavoro) per rispondere alle sue domande martellanti, riproposte con una insistenza mascherata da questa sua tecnica di una forma che definirei a questo punto melliflua ed entrista.
Può darsi che i miei amici della lista non conoscano l’entrismo trotskista, ma lei certamente sì: ci si traveste e si simula di essere almeno affini a quelli fra cui ci si mescola e poi si compie una scrupolosa opera di distruzione dall’interno, pezzetto per pezzetto.
Ora io di questo ho una responsabilità, perché purtroppo l’ho scambiata per un cavaliere senza macchia e certamente senza paura e vedo che forse lei non ha macchie (di sicuro come me non ha paura, e questo è un merito, ma io sono un combattente duro e senza maschera) ma ha facce diverse.
Ho dato un’occhiata a quel che ha scritto , e vedo da questo che lei è una figura di rango un po’ diverso da quello che immaginavo.
Comunque, a me fa piacere avere a che fare con i duri, perché quando il gioco si fa duro, eccetera.
Mi spiace un po’ che ci sia chi nella sua epica l’ha scambiata , per un allegro angelo sterminatore che combatte con la forza delle sole idee.
Io dico che lei invece combatte con molte armi legittime ,che sa usare, ma anche con l’arma proibita della manipolazione, che sa usare ancora meglio.
Io ho molti difetti, tutti visibili e confessati, di cui non mi vergogno e che metto in piazza con sincerità.
Lei mi sembra invece che abbia pochi difetti e sia però sostanzialmente in malafede quando combatte con me, malgrado i salamelecchi.
E veniamo alla sua lettera sulla questione Prodi e Urss.
Comincio col fare ammenda di due errori, che sono spiacevoli perché sono errori, che ammetto subito e che tuttavia non spostano di una virgola la documentazione di quanto sostengo.
Gli errori, dovuti alla mia pretesa di citare a memoria un articolo che non avevo da anni sotto il naso, sono questi:
1 - Prodi nel 1991 non era più presidente dell’Iri, ma era il responsabile della società Nomisma e con questa era, come recita l’occhiello del titolo “consulente dei sovietici”.
2. Seconda mia imprecisione: Non è in quella intervista che Prodi dichiara di conoscere bene e di essere amico di Kriuchkov, ultimo capo del Kgb, capo della giunta golpista che stava tentando di eliminare Gorbaciov, uomo che fu poi sconfitto, arrestato, messo da parte e poi allegramente reintegrato nel nuovo ordine post sovietico, e che adesso si permette di lanciare proclami contro di me, come stanno facendo tutti i membri del vecchio regime.
Sarebbe come se, dopo la caduta del nazismo e la nascita della Repubblica federale tedesca, i tedeschi democratici avessero negato le colpe della Gestapo e delle SS, e naturalmente anche i campi di sterminio e la Shoà, difendendo il passato nazista.
Ma in quella intervista si mostra amico di Pavlov, capo politico dei golpisti.
3. Le espressioni di apprezzamento di Prodi per tutta la giunta golpista che stava tentando di reintrodurre il regime comunista sovietico esistono, sono numerose e in quell’epoca notissime a tutti i collaboratori di Prodi.
4. Fine del mea culpa.
E adesso veniamo alla sua manipolazione.
Manipolare vuol dire scegliere pezzi che fanno comodo, metterli insieme e impedire che si legga il vero senso di un discorso.
Il discorso di Prodi in quell’intervista non è affatto quello che lei manipola mettendo insieme frasi generiche ma è chiarissimo: Prodi detesta Gorbaciov, detesta il suo tentativo di riformare l’Urss e dice: “Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov”.
Capisce l’Italiano, Paradisi?
Dice Prodi: il popolo non è con Gorbaciov.
Seguono poi quelle generiche parole di apprezzamento, per poi tornare al sodo:
“Il popolo non è con lui. A noi occidentali spesso in missione a Mosca la gente diceva: lo stimate solo voi”.
Poi l’articolo spiega che Prodi è diventato, dopo Nomisma “consulente del governo sovietico e promotore di una scuola di formazione per i manager dell’Urss”.
Prodi dichiara di essere molto amico di Pavlov, che non era il capo magazziniere, ma il primo ministro golpista che aveva guidato politicamente la giunta (mentre Kriuchkov, capo del kgb dava il supporto logistico).
Quindi Pavlov e non Kriuchkov era amico di Prodi che detestava Gorbaciov e per lui Prodi ha parole di tenerezza politica: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov, un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto è una scelta coerente”.
Capisce, Paradisi? Prodi sostiene che Gorbaciov è un fallimento e che Pavlov facendo un colpo di Stato è coerente: non c’è una sola parola, neanche mezza, di presa di distanza.
Allora non so se lei è al corrente del fatto che il Kgb non era un banale servizio segreto, come la Cia.
Il servizio segreto come la Cia in Urss era il Gru militare, se vuole come il nostro Sismi. Quello che io ho accusato di aver ordito, su imput di Breznev, l’attentato a papa Giovanni Paolo II.
Il Kgb era una istituzione poliziesca totale e globale (globale: ecco una parola a lei familiare) che comandava su tutti gli aspetti della vita civile dell’Unione Sovietica.
Il Kgb comandava sui conservatori di pianoforte, decideva chi dovesse fare la modella (la mia amica Louda Tsibikov, che ora vive a new York con suo marito, donna bellissima e altissima, mi raccontò come un giorno il Kgb la convocò e le comunico che da quel giorno lei sarebbe stata indossatrice), sul cinema, sull’economia, sui giornalisti stranieri, sulle aziende straniere in Urss, sui programmi televisivi, eccetera.
L’istituto Plehanov era una delle sezioni del Kgb direttorato economico, e Nomisma era in joint venture con quell’istituto, ovvero con il Kgb, fine del discorso.
O lei pensa che il Kgb sotto Gorbaciov fosse un’istituzione di orsoline? Il Kgb di Gorbaciov, che io ho visto in campo nei Paesi baltici e poi in Romania dopo l’assassinio di Nicolau ed Elena Ceausescu, sotto il gorbacioviano Iliescu, era feroce, assassino, terribile: Gorbaciov fece fucilar 12 agenti del Kgb che erano passati al campo avverso, man mano che l’agente della Cia Ames li svelava. Il “buon Gobaciov” era l’uomo prescelto da Andropov e poi da Cernenko, e sotto di lui la polizia segreta era terribile e mostruosa: pochi giorni prima del golpe ero a Mosca e ho visto gli uomini del kgb picchiare selvaggiamente per strada i venditori di orologi, in borghese, mentre tutti fuggivano urlano “Kaghebè, kaghebè...”.
Quindi, ripeto: Prodi, che non aveva alcun bisogno di una seduta spiritica per proteggere qualcuno dell’Autonomia per passare l’informazione su via Gradoli, mise in moto un meccanismo come quello del piattino che portò alla fuga dei brigatisti.
Prodi era dalla parte dei golpisti durante il golpe. Prodi stava dalla parte di quello stesso Kriuchkov che oggi accusa me di essere un provocatore.
Paradisi, mi risponde per favore anche sulla questione dei media.
A stamattina, mi dice la mia segretaria Francesca, sono oltre 1000 (mille) i media mondiali che si stanno occupando della Commissione Mitrokhin e del suo presidente. Ma fra quei valorosi mille non ci sono Corriere della Sera (ora ufficialmente prodiano), la Stampa, La Repubblica, le tre reti del servizio pubblico e neanche quelle private. Lei ha sostenuto che il silenzio su di me dipende dallo scarso interesse di quel che faccio e dei risultati della Commissione. Ciò sembra in lieve collisione frontale con i dati di fatto.
Come la mettiamo?
Cordialissimi saluti dal suo
Paolo Guzzanti
Aggiornamento 6 marzo 2006
Tovarich Prodi-Romanov
Ieri Paolo Guzzanti su Il Giornale a proposito di Vladimir Kriuchkov (uno dei leader del golpe del
Al di la di un primo lampante ma veniale errore dovuto di certo alla fretta o ad una rilettura troppo veloce del pezzo (Prodi aveva infatti lasciato la presidenza dell’IRI già da un paio di anni, nel 1989), ci siamo andati a rileggere il famoso articolo per scoprire come si era espressa in quei giorni di trepidazione la vera natura di Prodi, poiché, come ci dimostra il senatore forzista, sotto le mentite spoglie di un già pacioso e innocuo professore cattolico in realtà si nascondesse un bieco bolscevico.
Si tratta di un intervista rilasciata a Massimo Gaggi il 20 agosto 1991. Il titolo è già di per sé un inno al comunismo: Prodi: “In pericolo non solo le commesse ma la svolta verso l’economia di mercato”!
Dopo questo inquietante incipit, le successive prese di posizione di Romanone nostro sono a dir poco destabilizzanti.
In primis l’opinione verso Gorbaciov che viene liquidato con uno sprezzante: “E’ il più grande personaggio comparso sulla scena mondiale negli ultimi dieci anni, uno straordinario innovatore”.
Quindi sempre più impressionati ci siamo andati a cercare le lodi sperticate nei confronti del suo amico golpista Vladimir Kriuckhov già capo del KGB e… e… non abbiamo trovato nulla…
In effetti Prodi nomina un sovietico col suffisso –ov nel cognome, ma si tratta di Valentin Pavlov (allora primo ministro) che viene citato in questi precisi termini: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia. Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”.
Poi un susseguirsi di frasi dal chiaro tono di comprensione per il golpe e di attesa fiduciosa nel “nuovo” corso: “Piuttosto la svolta interrompe un pezzo di cambiamento del mondo, un’esperienza che va dalla liquidazione di Yalta allo spostamento del confine Est-Ovest sempre più a Oriente. Questo è il vero blocco potenzialmente minaccioso nel lungo periodo: qui si giustifica la reazione dei mercati”; “a questo punto tutto è possibile, anche un ritorno al vecchio centralismo”; “perché la destituzione di Gorbaciov tira in ballo tutti i nuovi equilibri, compresi quelli del Medio Oriente dove le prospettive della conferenza di pace si fanno all’improvviso difficilissime”…
Per dar modo a tutti di farsi un’idea di ciò che arrivò a dire in quell’occasione Romano Prodi, riportiamo integralmente l’articolo nei commenti, lasciando però una domanda per il Senatore Paolo Guzzanti che sicuramente ci leggerà:
Si riferiva, senatore, quando ha scritto l’articolo di ieri, forse ad un’altra intervista rilasciata al Corriere in quei giorni e a noi forse sfuggita nella penombra dell’emeroteca?
Riceviamo dal Senatore Paolo Guzzanti e pubblichiamo:
Insisto per Prodi a rimettere in colonna i soli fatti certi che lo collegano e lo legano in maniera lampante con il KGB:
1 -Il gioco del piattino si concluse con la fuga dei brigatisti da via Gradoli. L’informazione Gradoli NON venne da una fonte dell’Autonomia e NON c’era alcuna necessità di coprire la fonte chiunque fosse, perché la legge prevede il caso di una fonte che intende restare riservata e non c’era bisogno di alcuna seduta spiritica per questo, codice alla mano (vedi Esposto denuncia di Cordova).
Il rapimento Moro servì soltanto per l’interrogatorio di Moro che si concluse con la soppressione dell’interrogato.
Durante i 55 giorni di interrogatorio sparirono dalla cassaforte del Ministro della Difesa i piani Top Secret dell’operazione Stay Behind e della difesa nord dell’Italia, per poi riapparirvi dopo la morte di Moro.
2- Durante il golpe contro Gorbaciov Prodi tifava per i golpisti e si dichiarava amico del loro capo, nonché capo del Kgb
3 - La Nomisma aveva una sede a Mosca ed era in connessione con il KGB sezione economica.
L’uomo che faceva la spola per conto di Prodi fra Roma e Mosca era l’attuale onorevole Andrea Papini, ora mio vice presidente nella Commissione Mitrokhin allora soltanto collaboratore di Prodi. Fonte: l’onorevole Andrea Papini.
4 - Durante l’arrivo delle schede del KGB il presidente del Consiglio Romano Prodi costrinse il direttore del Sismi Sergio Siracusa ad una catena di illegalità ora all’attenzione del Tribunale dei Ministri, dove sono stati deferiti, da me e da Cordova, sia lo stesso Prodi, che Dini e D’Alema.
5 - il generale Siracusa che compì tutte le illegalità necessarie a mascherare il dossier Mitrokhin, ricevette come compenso ciò che mai alcun militare europeo ha mai ottenuto neanche ai tempi del fascismo:
il comando dell’arma dei Carabinieri ripetuto persino dopo aver superato i limiti d’età, più i benefici di una legge ad personam che fingendo di trasformare l’Arma nella Quarta forza armata, ha soltanto messo a disposizione di Siracusa un numero enorme di promozioni con cui premiare i suoi fedeli.
Sono curioso di vedere se qualcuno ha da ridire su questi dati di fatto e con quali argomenti.
Grazie di nuovo.
Paolo Guzzanti
Oggi su Il Giornale è uscito un articolo del Senatore Paolo Guzzanti in qualità non di vicedirettore od opinionista di quel quotidiano, ma come Presidente della Commissione Mitrokhin. In questa veste Paolo Guzzanti viene spesso gentilmente ospitato dal direttore Belpietro al quale egli non manca di inviare sentiti ringraziamenti.
Come avevamo temuto i primi spezzoni d'artiglieria cominciano a cadere sul terreno già tormentato di questa lunga, estenuante, campagna elettorale.
Un paio di interviste rilasciate rispettivamente da un magistrato francese Jean Luis Bruguière (ben altro colore hanno le toghe oltralpe), e dal golpista sovietico Vladimir Kriuchkov, danno modo a Guzzanti di mettere insieme i tasselli che già impreziosivano il suo quadriennale lavoro in Commissione e le relative Relazioni finali di maggioranza.
Lo scenario che ci disegna il Senatore di Forza Italia è degno del miglior Le Carrè. E' un quadro d'insieme a suo modo amplissimo e "maestoso". L'Unione Sovietica e i suoi servizi, impegnati nella loro missione di conquista del mondo, figurano dietro alle azioni più terribili che insanguinarono il nostro Paese negli anni '70 e '80. L'URSS era quindi dietro alle stragi, non richiamate in quest'articolo ma già fatto altrove, impropriamente fino ad oggi definite fasciste; era dietro all'attentato al Papa polacco; era dietro al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro.
Il vecchio PCI, ovviamente, con le sue propagini rivoluzionarie di "compagni che sbagliano", era la quinta colonna di questo "progetto finale" e Prodi, sì proprio lui, il candidato dell'Unione di Centro Sinistra alle imminenti elezioni politiche, chissà perchè allora camuffato tra le file della DC, finisce per essere il regista effettivo e operativo delle azioni criminose.
Finalmente il "Grande Vecchio" è stato scoperto, anche se allora, diciamo nel 1978 (omicidio Moro), Prodi Romano, classe 1939, aveva meno di quarant'anni, qualche puntina di canizie già si avvertiva nel suo volutamente ingannevole volto paffuto...
Per ora, dalle carte, emergono prove, se ci si passa questo termine ardito, alquanto labili. Sul caso Moro infatti viene ribadito il ruolo determinante di Prodi nelle soffiate agli amici brigatisti (la seduta spiritica e Gradoli-Paese, tema già ampiamente trattato da noi in questo blog...), mentre a riprova della sua vicinanza conl'Unione Sovietica e quindi ai suoi criminali scopi, viene riportata un'intervista del medesimo al Corriera della Sera in cui, il pacioso Mortadella, sembra non prendere adeguatamente le distanze dai restauratori golpisti di Kriuchkov.
Poca cosa direte voi, ma questo, ne siamo certi, è solo l'assaggio. Come in ogni thriller che si rispetti, la suspance è d'obbligo. Questa è solo un'anteprima, un abbozzo, una punta di iceberg di qualcosa di ENORME che potrebbe destabilizzare (come teme lo stesso Andreotti) il Paese intero... e proprio alla vigilia delle elezioni...
Aspettiamo, sarà solo questione di ore ormai, e verranno resi noti e pubblici i documenti inconfutabili emersi dagli archivi della Stasi, del KGB, del GRU e di tutti gli altri servizi segreti comunisti, setacciati con rigore dai commissari (di maggioranza) della Mitrokhin. Il tempo stringe. Alle elezioni mancano sole poche settimane ormai.
Possiamo mandare al governo dell'Italia i complici del'Unione Sovietica, oggi, che l'Unione Sovietica non c'è nemmeno più?
La quiete prima della tempesta

Aggiornamento del 1 marzo
Dopo alcune anticipazioni fatte ad un convegno di Forza Italia a Reggio Emilia il 24 febbraio riportate anche in un'intervista a E' TV Tricolore e al quotidiano "L'informazione", oggi il senatore Guzzanti ha consegnato ai commissari il testo (ancora non definitivo) della Relazione Mitrokhin, chiedendo il voto per il 15 marzo. Tra le prime reazioni registriamo quella del Senatore Andreotti. Ci aspettiamo ora quelle di altri esponenti la commissione e i commenti dello stesso Guzzanti...
Aggiornamento del 27 febbraio
L'onorevole Valter Bielli ci ha fatto pervenire questa interessante puntualizzazione:
"per quanto attiene alla visita della commissione a Budapest e alla mia domanda, [faccio notare che il] funzionario ungherese aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo… [aveva poi aggiunto] che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia… Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parla della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br…
Dal 1 marzo in Commissione dovremmo riprendere la discussione sulla relazione finale: Avrà modo di leggere anche sul viaggio in Ungheria della Commissione".
Dunque documenti in cui esplicitamente sta scritto che le Brigate Rosse italiane erano eterodirette dal KGB sembrano non esistere. Una volta ancora si finisce per dividersi e scontrarsi su interpretazioni più o meno fantasiose?
Repetita juvant.
Alcuni amici del Senatore mi hanno fatto notare che questo articolo così impostato non è obiettivo, anche perchè sembra enfatizzare le smentite di Valter Bielli e Lino Duilio alle anticipazioni sulle "verità pazzesche" di Guzzanti. In effetti alla dichiarazione di Bielli del 16 dicembre scorso da me qui riportate, seguì una contro dichiarazione di Paolo Guzzanti che io già ebbi modo di far conoscere il 22 gennaio scorso pubblicandola nei commenti all'articolo "A' la guerre!". Poichè ripetere le cose, come dicevano i latini, può servire, soprattutto a coloro che mostrano una certa rigidità alle dinamiche di un contradditorio aperto e libero, provvederemo a riportarle nuovamente. Dopodichè ci attendiamo finalmente di leggere le scoppiettanti verità che mostreranno la vera natura di certe forze politiche del centro sinistra, potremo finalmente togliere il velo a numerosi misteri che hanno insanguinato la nostra povera repubblica....
Paolo Guzzanti (ANSA 16 dicembre 2005) "L'onorevole Bielli sostiene che io avrei dato una 'interpretazione fantasiosa' dei documenti già acquisiti e di quelli che le autorità ungheresi si sono impegnate a consegnare entro poche settimane, in cui è trascritto il diario delle operazioni congiunte fra Brigate Rosse e la rete del terrorismo in Europa e in Medio Oriente diretta dal Kgb e pianificata dalla Stasi tedesco orientale. L'onorevole Bielli ha poca memoria perchè dimentica di aver posto personalmente la seguente domanda al rappresentante della procura di Budapest e a quello dei servizi di sicurezza: 'Ma siamo sicuri che quando dite Brigate rosse non intendiate riferirvi a generiche brigate rivoluzionarie internazionali per comodità indicate come brigate rosse?'. Domanda alla quale il portavoce ungherese ha cortesemente risposto così: 'No, onorevole Bielli: si tratta delle Brigate Rosse italiane, sono le uniche brigate rosse che conosciamo'''
AGGIORNAMENTO del 23 febbraio:
L'Onorevole Duilio ci ha inviato una nuova puntualizzazione anticipando la notizia dell'uscita anche di una Relazione Finale da parte della minoranza della Commissione Mitrokhin.
"Gentile Sig. Paradisi, mi permetto di consigliarLe, per avere un quadro corretto e non "gridato" della situazione, di aspettare non solo la relazione del Presidente Guzzanti, ma anche la prevedibile, ulteriore relazione di noi minoranza in Commissione. Questo perché, a dire le cose come stanno, qui di "pazzesco" c'è solo l'annuncio di "verità pazzesche", come dice il Presidente Guzzanti. Le segnalo inoltre, se non lo sapesse, che lo stesso Presidente, agendo "da privato cittadino" e con il solito clamore mediatico, nel dicembre scorso ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma un "riassunto" della sola relazione di maggioranza, ipotizzando i presunti reati penali di cui Lei riferisce. La Procura ha trasmesso, come atto dovuto, l'incarto al Tribunale dei Ministri e successivamente ha chiesto l'archiviazione del tutto in quanto non individua alcun reato penale. Anche questa decisione, peraltro, ha trovato la reazione "pubblica" del privato cittadino Guzzanti, reazione affidata, come al solito, a tanto di agenzie di stampa. Come vede, lo spettacolo è piuttosto lontano da quello stile a cui alludevo nella mia precedente, Le ribadisco, comunque, che, pur essendo capogruppo della Margherita in Commissione Mitrokhin, non è mia intenzione scendere su un simile terreno di azione, ritenendo di possedere ben altra cultura istituzionale e riservandomi di affidare alle sedi parlamentari proprie le mie valutazioni. Cordialtà, Lino Duilio"
AGGIORNAMENTO del 22 febbraio:
Abbiamo ricevuto dall'Onorevole Ercolino Duilio (Margherita), componente della Commissione Mitrokhin la seguente dichiarazione che pubblichiamo:
"Gentile Sig. Paradisi, credo che le Commissioni d'Indagine Parlamentare debbano fare un lavoro serio e discreto, basato su atti e riscontri. E' ciò che abbiamo fatto sinora, approdando a risultati che sono consultabili agevolmente attraverso Internet. In particolare, potrà accedere, oltre che al resoconto delle audizioni, alle relazioni di maggioranza e, per l'opposizione, a quella di minoranza (che mi permetto di definire molto seria). Credo che le ridondanze mediatiche, a maggior ragione in periodo elettorale, siano del tutto inopportune e sono sinceramente amareggiato per avere, più volte, dovuto constatare che anche questo elementare principio di deontologia istituzionale non è stato rispettato. Ma tant'è! Siccome continuo a credere che le istituzioni debbano conservare una credibilità superiore agli interessi di parte, mi astengo dall'offriLe valutazioni personali (che pure Le potrei abbondantemente fare) e La invito ad accedere, se ritiene, alla documentazione che ho dapprima richiamato. Il resto, mi permetta dire, appartiene al regno dell'opinabile quando non del fantasioso. Cordialmente, on. Lino Duilio".
· RELAZIONE SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN
Relatore: senatore Paolo GUZZANTI (approvata nella seduta del 15 dicembre 2004 - Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)
· RELAZIONE DI MINORANZA SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN
(presentata dai commissari: Bielli, Duilio, Giordano, Marino, Zancan, Albonetti, Carboni, Cavallaro, Dato, Diliberto, Garraffa, Gasbarri, Maconi, Molinari, Nieddu, Papini, Quartiani. -Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)
In questi giorni, il Senatore della Repubblica Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Parlamentare Mitrokhin, sta lavorando alacremente alla stesura della relazione finale dei lavori che l’hanno visto impegnato per quattro lunghi anni.
Quattro anni che lui ha definito “di servizio alla patria, al servizio della verità e al servizio della memoria mutilata e dell'identità altrettanto mutilata”.
Da diversi mesi, comunque, nelle sedi più varie e in diverse occasioni egli ha lasciato intendere che dalle ricerche effettuate siano emerse “verità pazzesche”.
In dicembre di ritorno da una missione in Ungheria Guzzanti parlò ad esempio delle Brigate Rosse eterodirette dal KGB e spiegò come dietro a tutti i misteri di quei tragici anni ci fosse una regia ben precisa. Ma soprattutto sottolineò come fossero ancora “vivi, in Italia i veri depistatori”, lasciando evidentemente intendere che essi oggi militino nello schieramento di centro sinistra, magari rivestendo anche ruoli di primo piano.
Come scrisse su Panorama le carte rinvenute avrebbero permesso di riscrivere completamente la storia “del rapimento di Aldo Moro, della strage di Ustica, della strage di Bologna, dell’attentato al treno del Natale 1984 e dell’ondata terroristica delle Brigate Rosse e in genere del terrorismo e dell’eversione”.
Immediatamente all’uscita di quelle prime agenzie il deputato Valter Bielli dei DS, anch’egli membro della Commissione Mitrokhin, contestò il Senatore Guzzanti con queste farsi: “le parole di Paolo Guzzanti non trovano riscontro in alcun documento… Il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta dovrebbe avere il senso della misura, ma questa non e' la virtù di Guzzanti, che dà una sua particolare interpretazione dei risultati della missione della commissione a Budapest… Un'interpretazione che non risulta al momento assolutamente suffragata dalle carte''.
Ora pare sia finalmente giunto il momento di vedere queste carte.
Noi abbiamo contattato tutti i membri della Commissione Mitrokhin che firmarono la Relazione di Minoranza nel dicembre 2004 per chiedere loro un parere, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta.
Può essere che reputino ancora inutile e velleitaria l’iniziativa di qualche blogger sconosciuto e sperduto nella rete; può essere che stiano preparando una difesa alle accuse che verranno prodotte.
Tutto questo avviene (ma non vogliamo certo essere noi a scomodare l’orologeria…) nel pieno di una già velenosissima campagna elettorale.
Siamo sicuri che quelli che seguiranno saranno giorni infuocati.
Che manifesti 6x3 tappezzeranno le nostre città nelle prossime settimane a tempesta in corso?
Smoking gun???

Il Senatore Guzzanti non ha gradito questo articolo. Ha detto che le sue parole sono state manipolate e ha fornito una dattagliata puntualizzazione.
Riporterò per esteso entrambi i testi. Sia quello originario utilizzato per scrivere l'articolo (sarà di colore blu), sia la sua ultima puntualizzazione (sarà di colore verde). Crediamo tuttora di aver aggiunto, ma in modo esplicito, solo le nostre personali e libere considerazioni finali.
...
3 La messinscena è fuor di dubbio. Che per chi ha messo in scena si tratti più precisamente di una serie di menzogne raccontate al magistrato inquirente, alla Commissione Moro e poi alla Commissione Mitrokhin sembra lapalissiano.
4 La smoking gun, se si vuole accontentare della logica e dell’evidenza, consiste nel fatto che una messinscena è stata preparata per far sì che il messaggio “Gradoli” fosse alterato come “città di Gradoli” e diffuso in questa forma, sicché potesse essere letto da chi trovandosi in “via Gradoli” potesse riceverlo e agire di conseguenza. Visto che con Gradoli sono state fornite anche altre due città limitrofe, lo scopo effettivo della messinscena è provato oltre ogni ragionevole dubbio.
5 – Siamo tutti certi che non tutti i partecipanti sapessero di partecipare a una messinscena, ma almeno uno sì.
6 – L’autore della messinscena simula una distratta sorpresa e poi avverte che ci penserà lui a far arrivare il messaggio.
L’autore della messinscena è l’unico che si proponga per un tale impegno e che lo attui (la spiegazione secondo cui il piattino tornava all’inizio della parola per dare ENTER e considerare la parola completa dimostrerebbe che questo spirito metafisico è anche un operatore marconista di straordinarie risorse, peraltro ben compreso dai suoi interlocutori che ne accettano il codice).
7 – Trovi, caro Paradisi, il punto debole nei punti 3, 4, 5, 6 e concluda: se ci fu messinscena organizzata, e ben organizzata, per dirottare l’attenzione su Gradoli, allora ne consegue che si trattò di un piano per far sapere a chi si trovava in v. Gradoli che era ora di togliere le tende.
8 – Se tutto ciò risulta vero come è vero, documentalmente e logicamente, ne consegue che colui che prese l’impegno di informare le autorità agiva allo scopo di salvare i brigatisti e rendere non rischiosa per coloro che lo trattenevano Moro, l’esecuzione del prigioniero al termine dei suoi interrogatori.
9 –Non vedo affatto prove della versione buonista della vicenda: il buon Prodi che avendo saputo da ambienti vicini all’autonomia che Moro è a via Gradoli, invece di dare all’istante e per telefono l’informazione riservata (e protetta dalla legge come informazione riservata) crea una messinscena organizzata con complicati artifici per diventare una falsa informazione utile a rendere inutilizzabile l’informazione vera.
10 – Ecco perché ritengo che Prodi abbia svolto una parte attiva nella vicenda e che lo abbia fatto in un contesto visibile.
(Paolo Guzzanti, 6 febbraio 2006)
1. che la Commissione avesse trovato una diversa smoking gun lo dice lei.
2. che si trattasse di una ovvia messinscena lo ha scritto lei e io ho risposto al suo testo.
3. che se era una messinscena ciò implicava che qualcuno, almeno uno, l’avesse organizzata, è la conseguenza irrimediabile e logica del fatto che fosse una messinscena. Che potesse essere più di uno è possibile, che dovesse essere almeno uno è irrinunciabile. Lei era forte in logica a a scuola?
4. Quindi: qualora fossimo d’accordo con lei Paradisi nel dire che quella del piattino fosse una messinscena,. Dovremmo concludere che almeno una persona l’aveva messa in scena. Chi?
5. Se noi conveniamo con Gabriele Paradisi sul fatto che fu una messa in scena e che almeno uno dei partecipanti doveva averla messa in scena, dobbiamo chiederci perché quel qualcuno avesse voluto metterla in scena. Mi segue Gabriele? E’ capace di trasportare senza manipolare, barare, ridicolizzare?
6. Se qualcuno voleva mettere in scena una messinscena per trattare l’informazione Gradoli, bisogna osservare e prendere noto in che modo fu trattata questa informazione.
7. L’informazione Gradoli fu trattata in modo tale che apparisse fuor di dubbio che andava messa in relazione con il centro abitato di Gradoli e non con via Gradoli a Roma, come si evince dal fatto che accanto a Gradoli furono indicate (sempre con la messinscena del piattino rotante per forza metafisica computerizzata e geografica) le città viciniori di Bolsena e di Viterbo, aggiungendo anche una passata del piattino sulla carta geografica stradale sulla quale il piattino copriva l’intero alto Lazio. Questa sovrabbondanza di insistenza sul fatto che Gradoli fosse il Paese e non la via soddisfa la questione “e se qualche solerte funzionario....”.
8. Dunque la messa in scena è consistita nel trattare l’informazione Gradoli in modo tale da indicare Gradoli Paese e una sola persona si è offerta, fra gli altri partecipanti, di trasmettere l’informazione alle autorità competenti. La messinscena non avrebbe avuto alcuno scopo se non fosse terminata con il trasferimento di una informazione da una fonte originante ad un ricevitore competente. Quella persona fu il professor Romano prodi e soltanto lui. Prodi inoltre non telefonò, non si precipitò, non andò dalla polizia, né dai servizi segreti o dalla magistratura, la sussurrò la bizzarra indiscrezione alla segreteria della Dc, la quale trasmise alla polizia che andò a Gradoli sotto i riflettori e i brigatisti di via Gradoli tolsero subito le tende vedendo che il loro indirizzo era bruciato.
9. Dunque la messa in scena ebbe come effetto finale di far sapere ai brigatisti che era ora di sloggiare. Si può amenamente discutere se questo fosse lo scopo del professor Prodi.
10. Sembra indiscutibile che se lo scopo di Prodi fosse quello di aiutare Moro nel caso che la sua prigionia fosse in relazione con un indirizzo ricevuto, allora Prodi avrebbe dovuto con rapidità ed efficacia precipitarsi a dare la sua informazione, per bizzarra che fosse: la polizia del resto non lo considerò un pazzo visionario, tant’è che andò a Gradoli.
(Paolo Guzzanti, 8 febbraio 2006)
Sostiene il Senatore Paolo Guzzanti di Forza Italia, che Prodi “ha protetto le Brigate Rosse e ha fatto ammazzare Moro”.
Sono accuse pesanti alla vigilia di elezioni politiche che vedono Romano Prodi candidato per il Centro Sinistra alla Presidenza del Consiglio.
Il Senatore Guzzanti è anche Presidente della Commissione Mitrokhin che sta indagando sui documenti trasmessi dal servizio segreto britannico al SISMI e relativi alla rete spionistica del KGB in Italia negli anni della guerra fredda.
Recentemente la Commissione s’è recata in Ungheria per visionare materiale scottante e il Senatore stesso alla vigilia di quel viaggio aveva anticipato alla stampa “verità pazzesche” che stavano emergendo proprio in merito al ruolo svolto da Prodi nel sequestro Moro.
Il momento centrale della vicenda risulta essere la famosa seduta spiritica del 2 aprile
Nell’articolo del 6 febbraio abbiamo cercato di analizzare la documentazione disponibile (le audizioni fatte dalle varie commissioni parlamentari ai partecipanti a quella seduta), per verificare se ci fossero elementi tali da giustificare la tesi così terribile di Guzzanti.
A noi non è sembrato di rilevarne, malgrado la puntualizzazione tempestiva del senatore, al quale abbiamo poi chiesto immediatamente se esistessero documenti nuovi ed inequivocabili di cui noi non eravamo a conoscenza.
Infatti, vista la tenacia con cui viene ripetuta quella tremenda accusa a Prodi, tutto lasciava intendere che la Commissione avesse scovato in qualche polveroso archivio dell’est la “smoking gun”.
In realtà Guzzanti ci ha così motivato le sue conclusioni che a questo punto anche noi riteniamo “pazzesche”:
* la seduta fu a giudizio di tutti una “messinscena”;
* non tutti forse erano consapevoli di questa messinscena, ma almeno uno sì;
* Prodi fu l’unico partecipante che si assunse la responsabilità di comunicare l’informazione alle autorità e lo fece oltretutto con una certa lentezza (dopo un paio di giorni).
Fin qui tutto sommato nulla di nuovo. E allora la prova regina dove sta? Eccola. Lasciamola esporre al Senatore in persona:
“La smoking gun consiste nel fatto che una messinscena è stata preparata per far sì che il messaggio “Gradoli” fosse alterato come “città di Gradoli” e diffuso in questa forma, sicché potesse essere letto da chi trovandosi in “via Gradoli” potesse riceverlo e agire di conseguenza. Visto che con Gradoli sono state fornite anche altre due città limitrofe [Bolsena e Viterbo, Ndr], lo scopo effettivo della messinscena è provato oltre ogni ragionevole dubbio”.
?!
Sì, avete capito bene. La prova inattaccabile della colpevolezza di Prodi è in quei due nomi di località, Bolsena e Viterbo appunto, buttati lì dissimulando distrazione e leggerezza, che hanno accompagnato, la parola “Gradoli”.
Due paroline fintemente innocenti che hanno indotto le Forze dell’Ordine al blitz con dispiegamento di mezzi e di mass media nell’ameno borgo medievale, ma nel contempo hanno fatto capire ai brigatisti del covo di Via Gradoli “che era ora di togliere le tende”.
?!
Ora sulla scarsa fantasia delle Forze dell’Ordine c’è una vastissima, per quanto discutibile, letteratura, ma confidare nel fatto che a nessuno, dico nessuno, potesse venire in mente, anche per puro caso, di associare a quel nome un'altra accezione è segno di spudorata e deprecabile sfiducia negli organi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Ora, mi chiedo, se Prodi era un burattino teleguidato dai servizi sovietici, non aveva altro mezzo per far giungere un messaggio, un segnale, agli amici brigatisti? Un sistema, diciamo così, meno rischioso per i brigatisti stessi?
La notizia di “Gradoli” divenne di pubblico dominio nel momento stesso in cui le Forze dell’Ordine irruppero nell’amena località, non certo giorni o ore prima del blitz.
E se qualche solerte e agile funzionario avesse preso in considerazione l’ipotesi “Via” anziché “paese” forse il “messaggio” sarebbe giunto ai brigatisti un po’ troppo in ritardo, o no?
E ancora, se foste dei brigatisti, e un vostro “informatore”, “fiancheggiatore”, per dirvi di andare via da un luogo urlasse “urbi et orbi” il nome esatto del nascondiglio, ovviamente aggiungendo però qualche particolare irrilevante tanto per depistare con sagacia le prime ricerche, che cosa pensereste, o cosa vi verrebbe voglia di fare a quel signore?
Io dico che “fiancheggiatori” così è meglio perderli che trovarli. O no?
Tornando seri. E’ pensabile che qualche tribunale democratico possa prendere in considerazione un’accusa così infamante e grave basata su una ipotesi (in sostanza un'opinabile interpretazione di fatti), così debole?
Ma forse abbiamo capito male. Il senatore ha certo prove ben più serie e documentate… che ci farà sicuramente avere.
Palla al centro.
Il ritorno degli spiriti

Aggiornamento:
Riceviamo da Guzzanti la seguente precisazione:
"Quanto alla seduta spiritica, essendo certo e provato che non esiste alcuna forza motrice spiritica che possa aver tenuto in circolo rotante un piattino da caffè per alcune ore, devesi intendere che tale forza motrice fosse del tutto umana e che l’intelligenza del piattino nel disporre lettere che formassero nomi fosse umana anch’essa, e che tale forza umana, e non spiritica, indicando Bolsena e Viterbo insieme a Gradoli (e perché non ci si fermò a Grado, senza aspettare che si aggiungessero le lettere elle e i? [a tale domanda Baldassarri rispose: "Mi pare ci fosse una posizione di partenza e di ritorno del piattino". Ndr]) volesse precisamente indirizzare forze dell’ordine verso il paese di Gradoli e non verso l’appartamento di via Gradoli, benché la stessa intelligenza non spiritica fosse generosamente provvista anche di due numeri casualmente corrispondenti al civico e all’interno dell’appartamento in cui le BR avevano la loro base di comando e dal quale i vicini di casa la sera udivano distintamente il ticchettio di un trasmettitore in alfabeto Morse.
Dunque la forza motrice e l’organizzazione mentale di una sola persona, o se si preferisce di più complici in mezzo ad un gruppo di gitanti domenicali dediti al trastullo pomeridiano, decise di raccogliere un messaggio che indicava il paese di Gradoli (con gli accessori geografici viciniori di Bolsena e Viterbo, tanto per precisare che si trattava di città e non di strade) come luogo della probabile detenzione di Moro e annunciò anche di voler passare tale informazione, per quel che poteva valere (e accidenti se valeva!) alle autorità investigative.
Prodi fu esattamente colui che annunciò di voler passare questa informazione alle autorità. Ma non lo fece subito.
Lo fece con comodo: se avesse avuto la reale intenzione di far trovare Moro, sia pure con l’aiuto degli spiriti, avrebbe dovuto scatenarsi correndo dagli inquirenti, e ricorrendo persino a quello strumento avveniristico e ancora non del tutto sperimentato che si chiama telefono.
Nulla di tutto ciò: Prodi attende alcuni giorni e poi sussurra durante una visita casuale (cosa che sottolinea lui stesso) la sua informazione alla segreteria della Dc, affinché vedessero loro della segreteria se e che cosa fare.
In questo modo, con ritardo gravissimo ai fini della ricerca e della salvezza dell’ostaggio, ma perfettamente in tempo per altri fini, l’informazione arriva alle forze di sicurezza indicando Gradoli paese come luogo in cui cercare Moro e dove si svolge quindi una massiccia incursione mostrata dai telegiornali e raccontata dalle gazzette.
A quel punto i brigatisti rossi che sono acquartierati in via Gradoli e non a Gradoli Paese, sono colti da un tremendo sospetto: vuoi vedere che il nostro covo è scoperto e che bisogna sloggiare? E sloggiano.
Luciano Violante, e non io, ha detto, lo può leggere nel resoconto della Commissione Moro di fronte ad un indignato e sarcastico Leonardo Sciascia, che se questa faccenda di via Gradoli e di Gradoli Paese fosse andata nel modo giusto, Moro probabilmente sarebbe ancora vivo.
Perché Prodi e non Clò e gli altri?
Perché fu lui e soltanto lui a prendersi l’incarico di procedere e rendere nota l’informazione spiritica. E’ molto semplice". (Paolo Guzzanti)
“…ho potuto provare il fatto incontrovertibile che con il suo comportamento Romano Prodi ha permesso alle Br durante il rapimento Moro di abbandonare in tempo il covo di via Gradoli… Costui ha protetto le brigate rosse e ha fatto ammazzare Moro…” (Paolo Guzzanti)
Queste sono le accuse gravissime che il Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, Presidente della Commissione Mitrokhin, ha rivolto a Romano Prodi riferendosi alla “seduta spiritica” del 2 aprile
Dietro a queste accuse ci devono essere per forza elementi inoppugnabili e altrettanto gravi. Non basta certo la “discutibilità” di quell’episodio e non basta certo quanto emerso fino ad oggi.
A metà dicembre il Senatore Guzzanti ha depositato una denuncia (Relazione di Agostino Cordova) nei confronti di Lamberto Dini, Massimo D’Alema e Romano Prodi per le omissioni, a detta sua, operate da costoro quando erano Presidenti del Consiglio sul dossier Mitrokhin.
In questa denuncia (e precisamente da pag
Nulla. Nessun fatto specifico che si possa imputare a Prodi e soprattutto nessun nuovo elemento rispetto a ciò che si conosce da 28 anni.
Addirittura in quella denuncia si ricorda che le Forze dell’ordine si recarono in Via Gradoli una prima volta il 18 marzo 1978 e cioè 2 giorni dopo la strage di Via Fani e 15 giorni prima della seduta spiritica… “ed ignorasi in base a quale informazione ciò sia avvenuto”; si aggiunge quindi, con un certo acume, “ciò potrebbe far desumere che tale indicazione circolasse ancor prima di tale seduta, e che non sia stata appresa dal piattino, ma da altra fonte”… Non si capisce pertanto il ruolo rivestito da Prodi…
Rileggendo poi le deposizioni rilasciate dai partecipanti a quell’evento alla varie Commissioni Parlamentari, ma anche le conclusioni o le affermazioni dei vari commissari e presidenti si fatica a trovare anche un minimo elemento che possa avvalorare la tesi di Guzzanti...
Addirittura il commissario Fragalà (AN) nella seduta della Commissione Pellegrino (Terrorismo e Stragi) del 17 giugno 1998 afferma che l’informazione Gradoli fu suggerita ben tre volte in quei giorni. La prima fu la “soffiata” che produsse la perquisizione mancata del 18 marzo; la seconda fu il “suggerimento” durante la seduta spiritica e infine la terza fu la doccia lasciata aperta nel covo che portò alla sua scoperta definitiva il 18 aprile. Fragalà fa quindi intendere che tale informazione provenisse dall’ala trattativista delle BR, che tentava così di bloccare Moretti e quindi l'uccisione dell'onorevole Moro. Per assurdo, pur abbracciando la tesi di Guzzanti sul coinvolgimento di Prodi, emergerebbe che egli ha cercato di salvare Moro piuttosto che ucciderlo…
Guzzanti ha anche affermato: “perché Prodi ha mentito sulla seduta spiritica, perché avendo mentito davanti al magistrato, davanti alla Commissione Moro, davanti alla Commissione Mitrokhin ha protetto coloro che erano implicati nel rapimento Moro; ha agito in modo tale da mettere sull'avviso i brigatisti rossi e farli fuggire sicché Violante ha detto che se Prodi avesse agito diversamente Moro avrebbe potuto forse salvarsi”.
Ha quindi mentito anche Mario Baldassarri (AN), presente a quella seduta? Ha mai chiesto il Senatore Guzzanti direttamente a Baldassarri (collega nella coalizione di governo) come andarono esattamente le cose in quel pomeriggio piovoso di aprile?
Le dichiarazioni di Baldassarri alla Commissione sono molto esplicite e avvalorano la tesi sempre sostenuta da Prodi e dagli altri protagonisti: “mi sono abbassato cercando di vedere chi muoveva il piattino, quale dito lo toccava e quindi spingeva, o se avevano, in qualche modo, concordato un comportamento. Per quello che ho visto, il piattino si muoveva per conto suo. La cosa è ridicola e imbarazzante, ma io continuo a dire questo… Faccio l'economista, uso anche un po' di matematica e mi rendo conto che è un'assoluta apparente sciocchezza quella che vi sto raccontando. Però questo ho visto e questo dico… a fare le domande erano prevalentemente Alberto Clò, Prodi e il fratello di Clò.”
(Manca) “Il professor Prodi era mediamente o particolarmente attivo?.”
(Baldassarri) “Come gli altri”. Incalzato ancora da Fragalà Baldassarri ripete “… una precisazione riguarda il professor Prodi. Io non ho mai detto che fosse il maggiore protagonista della seduta....”
(Taradash) “il maggior indiziato finisce per essere il professor Alberto Clò”.
Perché allora Guzzanti attacca Prodi e non Clò? C’è qualche ragione che non sia il diverso ruolo politico rivestito oggi da quelle due persone?
All’epoca Prodi aveva 38 anni avrebbe mai preso decisioni di tale portata senza nemmeno consultarsi con il suo “maestro” Beniamino Andreatta?
Il Presidente Pellegrino sempre il 17 giugno
La scelta della seduta spiritica per coprire una fonte può sembrare anche discutibile, ma è pur vero che era un modo “intelligente” per diluire e disperdere su 12 stimati professori universitari una responsabilità forte. Se chi aveva raccolto la soffiata (Prodi? Clò? Andreatta?) si fosse esposto in prima persona parlando magari di telefonata anonima o anche di contatto diretto con uno studente vicino all’Autonomia bolognese, non si sarebbe forse esposto anche ad eventuali rappresaglie brigatiste?
Guzzanti parlò nel gennaio 2005 di un altro dossier Mitrokhin “quello vero, precedente a quello su cui abbiamo lavorato e che potrebbe fare luce sull' omicidio Moro”…
E’ in questo nuovo dossier, gli chiediamo, che si trova qualche fatto più sostanzioso per accusare Prodi con tanta virulenza?
Guzzanti dunque conosce già questi nuovi e inconfutabili elementi?
Viceversa ci sembra in tutta sincerità che si possa parlare di ennesimo attacco decisamente debole e spuntato. O no?
À la guerre!

Aggiornamento:
I PM indagano sulla denuncia di Guzzanti: archiviazione o ulteriori accertamenti ?
Il senatore Paolo Guzzanti ha intrapreso una battaglia all'ultimo sangue con Romano Prodi. Cioè il leader dell'opposizione e candidato premier per il Centro-Sinistra.
Un Romano Prodi, secondo Guzzanti, con un passato oscuro. Un Cattocomunista, più Comunista che Catto, che si rese responsabile di azioni criminose. Insomma un Criminale. Per di più "edentulo" e "sputacchioso".
Il senatore di Forza Italia accusa Prodi senza mezzi termini di aver protetto o avvertito le Brigate Rosse nel 1978; di aver nientepopodimenochè fatto ammazzare Aldo Moro; di aver insabbiato il dossier inglese sugli agenti sovietici in Italia; di essere un mentitore e un baro. Di aver violato le leggi. Insomma un Mascalzone. Che per giunta, spesso ma non contemporaneamente ad essere un "mascalzone", psicofisicamente sbava... Insomma un Bavoso.
Guzzanti sostiene che tutto ciò è scritto e documentato. Il 20 dicembre scorso, (nei commenti le agenzie di quei giorni), al ritorno da una missione a Budapest della Commissione Mitrokhin di cui Guzzanti è presidente, egli consegnò al Procuratore di Roma un documento intitolato: "RELAZIONE RISERVATA DEL COLLABORATORE DELLA COMMISSIONE DOTT. AGOSTINO CORDOVA SUL DOSSIER MITROKHIN E SULL’ATTIVITÀ DEGLI ORGANI COMPETENTI PER LA SUA TRATTAZIONE":
http://www.ilvelino.it/allegati_documenti/allegato_documento_257.pdf
L'esposto denuncia contiene le malefatte di Dini, Prodi e D'Alema, ma soprattutto quelle di Prodi (in quanto è lui il candidato dell'Unione...).