mercoledì, 26 aprile 2006

All Siberian

 

“Dimmi chi è il tuo amico ed io ti dirò chi sei tu”. (proverbio russo)

A quanto pare invece noi siamo stati tra i pochi a credere che tali accuse, peraltro pubbliche, potessero pesantemente essere calate sul tavolo della campagna elettorale, magari all’ultimo momento e risultare probabilmente determinanti. In realtà, e su questa omissione c’è molto da ragionare, ciò non è avvenuto. Le “pericolosissime relazioni” tra Prodi e il KGB, seppur continuamente richiamate in articoli o in dichiarazioni da Guzzanti in ogni sede e occasione, non sono state di fatto utilizzate o enfatizzate adeguatamente dal Centro Destra. Nemmeno un cenno da parte di Berlusconi nei due faccia a faccia con l’infido avversario; nemmeno un proclama nelle centinaia di ore di campagna televisiva. Solo un vago e distratto richiamo alla famosa seduta spiritica durante un comizio, quasi a voler togliersi un’incombenza, e nulla più. Perché? Perché argomenti così succulenti sono stati sottovalutati o addirittura ignorati? Non sarebbero valsi a spostare l’opinione di appena 25.000 elettori scarsi?

Scorrendo le relazioni finali (di maggioranza e di minoranza) della commissione una qualche idea ce la stiamo facendo ma ne parleremo in un altro momento. Oggi vogliamo commentare l’articolo appena scritto da Paolo Guzzanti e pubblicato su Panorama.

L’articolo, da cui traspare, a noi sembra, anche una certa stanchezza, è una sorta di amara e triste sintesi delle tesi strenuamente e inutilmente sostenute dal senatore in questi anni. Un riepilogo schematico dei soliti argomenti la cui unica funzione sembra essere proprio quella di richiamarli, di metterli diligentemente in ordine.

Vediamoli, o rivediamoli, in tutta la loro sostanza e/o, a nostro parere, inconsistenza.

Berlusconi e il suo trionfo internazionale”. I casi sono due. O gli stranieri che noi conosciamo e coi quali abbiamo avuto modo di dialogare in questi ultimi cinque anni in Italia o all’estero erano tutti di sinistra o la fama di Berlusconi leader carismatico e stimato nel mondo è falsa. Siccome la prima è improbabile, la seconda crediamo sia vera. Basta scorrere la stampa estera di destra e di sinistra per accorgersi qual è stata in questi anni la diffusa e condivisa opinione nei confronti di Berlusconi e del suo governo (per la verità ci hanno messo del loro anche tanti ministri ed esponenti della maggioranza, dalla Lega in giù). Anche lasciando da parte le clamorose gaffes che spesso hanno portato il nostro paese ad un passo dall’incidente diplomatico serio, è stata la figura di Berlusconi in quanto tale e, ad esempio, la poca chiarezza sul suo passato imprenditoriale, a suscitare perplessità ed imbarazzo nei paesi democratici e liberali. In paesi cioè dove un esponente pubblico al minimo sospetto su qualche suo comportamento, spesso nemmeno legato all’attività politica, risponde con le dimissioni immediate dalla sua funzione pubblica, risulta difficile giustificare quello che è accaduto in Italia nell’ultimo decennio. E’ tranciante in tal senso il giudizio di Massimo Fini sul Quotidiano Nazionale di domenica scorsa nel “faccia a faccia” con Cesare De Carlo, quando interpretando il voto degli italiani all’estero, egli sostiene che il plebiscito verso l’Unione sia stato proprio una conseguenza di quanto s’è detto in questi anni fuori dall’Italia sull’Italia e il suo governo; frutto cioè delle tante e facili ironie e luoghi comuni che i nostri connazionali hanno dovuto sopportare nei cinque anni appena trascorsi.

I rapporti fra Romano Prodi e i servizi russi”. Ne abbiamo già parlato ampiamente il 12 aprile scorso. Lo stesso Guzzanti, forse ragionando sull’affidabilità delle fonti, avanza qualche timida domanda: “Esagerazioni di spie fuggiasche? Può darsi…”. Noi crediamo che il mondo sia pieno di mitomani e di pazzi. Nell’articolo citato avevamo molto rapidamente passato in rassegna la vita e le opere del Sig. Litvinenko. Costui, ad assecondarlo, si poteva tranquillamente arrivare a concludere che Putin, l’amico Putin, fosse addirittura la mente del “terrorismo globale” che sta insanguinando questo inizio di millennio. Che fosse cioè Al Qaeda in persona, insomma… Eh già… Al Qaeda… altro mistero glorioso… sigla, notate, comparsa come d’incanto solo dopo l’11 settembre 2001 !? Ebbene noi crediamo che qualunque accusa mossa contro qualcuno debba essere sempre avvalorata da prove documentali che vadano ben al di là di un semplice articolo di giornale o di una dichiarazione fatta da persona di dubbia reputazione e trascorsi. Ciò non significa che non si debbano a priori prendere in considerazione anche insinuazioni inverosimili o eclatanti, anzi, ma che la ricerca conseguente debba esser compiuta per trovare riscontri documentali, controprove inconfutabili… “pistole fumanti” per intenderci. Purtroppo negli ultimi anni diversi “colossali scandali” hanno portato solo e miseramente alla scoperta di volgarissimi… “pistola” e basta (il Conte Aigor su tutti…)

Ancora gli spiriti…”. Guzzanti ormai chiama il futuro premier Mr. P. (P come piattino). Abbiamo già detto più volte quello che pensiamo della famosa seduta spiritica, di Gradoli, del messaggio cifrato (!?) alle BR, dello studente-spia Sokolov. Inutile aggiungere altro. A questo punto occorre far parlare le carte. Invito tutti a leggersi i capitoli relativi al Caso Moro nelle relazioni finali della Mitrokhin (Parte Terza della Relazione di Maggioranza, pagg. 193-242 e la Parte Seconda – Capitolo primo della Relazione di Minoranza, pagg. 155-172). Ognuno sarà poi in grado di farsi un’opinione libera e serena.

Altro elemento considerato espressione delle “inclinazioni filo-russe” di Prodi, certe sue prese di posizione politiche quando era ancora Presidente della Commissione Europea compresa l’insistenza “affinché Estonia Lituania e Lettonia, accettassero come seconda lingua ufficiale il russo”. Facciamo notare che le minoranza russa costituisce il 28,2% della popolazione estone; il 29,6% della popolazione lettone; l’8% di quella lituana… Le repubbliche baltiche vennero sicuramente occupate con la forza da Stalin, ma, “obtorto collo”, per una cinquantina d’anni subirono l’emigrazione di popolazioni sovietiche e il russo fu la lingua ufficiale…

Comunque ecco altre infamanti prove delle specialissime relazioni tra Prodi e Putin, tra Prodi e la Russia…

Prodi operò con la massima energia affinché Putin fosse accolto alla pari nel club politico europeo e nel prestigioso forum di Davos; Nel 2003, al summit di Washington fra Unione Europea e Stati Uniti Prodi disse: "Vogliamo aiutare la Russia ad integrarsi completamene nella nostra comunità: Vogliamo favorire tutte le forme di cooperazione non soltanto in economia, ecologia ed energia, ma anche in difesa, sicurezza e per la tutela dei diritti democratici". E quindi lanciò il suo slogan più famoso: "Russia ed Europa sono inseparabili come caviale e vodka"…

Ci permettiamo di riportare altre frasi emblematiche che abbiamo scovato nei polverosi archivi di Google scaturite da un vero amico di Putin e della Russia che, non dimentichiamolo mai, è stata, prima di diventare tale, nientepopodimenochè, Unione Sovietica:

L'Europa deve approfittare di Putin perché lui è un democratico, un liberale, un occidentale."

“"In Cecenia c'è stata un'attività terroristica con molti attentati anche contro i cittadini russi senza che ci fosse mai una risposta corrispondente. Bisogna smettere di diffondere leggende e guardare alla realtà dei fatti, visto che c'è stato un referendum in cui l'80 per cento dei votanti ha deciso democraticamente di voler appartenere alla Federazione russa" (video/trascrizione)

La Russia nella Nato? E’ troppo poco, dobbiamo fare dei passi in più e la Russia dovrà entrare nella Ue"…

Come non leggere in queste deliranti affermazioni il subdolo disegno di un uomo legato a filo doppio con i comunisti che tali erano e tali restano?

PS

Ehm... Ci comunicano che le frasi appena riportate sono ascrivibili, non a Mr. P. bensì al Sig. S.B…. siamo sconcertati... Cribbio! Deve di certo trattarsi della proverbiale e inarrivabile capacità del secondo ad instaurare con tutti rapporti di “eccellenza”; “rapporti umani personali” piuttosto che “rapporti organici”… Scusate la confusione… non vorremmo sembrare imbarazzati… anche se un minimo di disagio lo stiamo provando… ehm… ehm…

La storia di Prodi appare fortemente legata a quella russa”. Il senatore Guzzanti continua a riportare come elemento cardine di questa sua tesi la famosa intervista che noi (NOI! evidenziando anche un paio di imprecisioni non da poco nelle sue affermazioni), riesumammo integrale dalle penombre rassicuranti di un’emeroteca. Io chiedo ancora una volta al senatore e ai lettori se, leggendo quelle frasi, si può affermare e continuare ad affermare che esse esprimono inequivocabilmente da parte di Prodi “uno sconcertante sostegno nei confronti dei golpisti” sovietici… A noi questa affermazione continua a risultare onestamente incredibile e priva di qualsiasi fondamento. Perché ci si appoggia su quell’intervista e solo su di essa? Non ci sono forse altri riscontri più efficaci?

Putin si è congratulato con Prodi”. E’ il minimo che potesse accadere. Tutti i capi di governo mondiali indirizzano saluti e cordiali auguri ad ogni insediamento di un loro nuovo collega. E’ il galateo diplomatico che lo richiede. Chi non riesce a farlo viene additato dal mondo civile quasi fosse un bambino capriccioso: «Berlusconi è un cattivo perdente che tiene il broncio e che per il bene dell’Italia dovrebbe ammettere la sconfitta elettorale. Sta alimentando le preoccupazioni internazionali sulla stabilità politica dell’Italia, pone gli interessi personali davanti a quelli del suo Paese». Financial Times, 21 aprile  

Vista la striminzita vittoria dell’Unione alle recenti elezioni politiche c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se la CdL in toto (e Berlusconi in primis) avessero accolto l’invito pressante che il Senatore Guzzanti in qualità di Presidente della Commissione Mitrokhin da più di un anno lanciava loro: “Dobbiamo tutti, anche nel centrodestra, capire l'importanza politica della Commissione Mitrokhin. Può essere un elemento molto importante per vincere le prossime elezioni politiche del 2006 (19 Marzo 2005)”.

mercoledì, 19 aprile 2006

Pirro e mio cugino

E’ trascorsa già una settimana dal voto e ancora, come in qualunque repubblica delle banane che si rispetti, non s’è capito bene chi abbia vinto e chi ci governerà. Unica differenza, per ora, rispetto al Centramerica, è che da noi non ci sono carriarmati per strada. Non ancora almeno.

 

E così fin da subito abbiamo assistito a torme di pretoriani sguinzagliati per irridere alla “vittoria di Pirro” ed ai sobri festeggiamenti di Prodi & C, da Tajani (il monarchico) giù fino a Cicchitto (il piduista). “Nessuno può dire di aver vinto! L’Italia è divisa!”

Un drappello di fedelissimi guidato dall’immarcescibile Bondi è stato inviato a trattare la “resa” con onore: Presidenza della Repubblica (S.B. il nonno di tutti gli italiani!?!?) o la Große Koalition.

Ma il grosso delle truppe in queste ore è ancora schierato in trincea, guidato da un condottiero senza macchia e senza paura. Un odontotecnico di Bergamo (oggi, nonostante tutto, piazzato meglio di quello di Zagarolo). Detto anche Mr Maglietta bagnata, di professione Druido a Lorenzago. Inarrivabile il suo “lodo” supportato da apposita istanza di ben quattro paginette nottetempo presentata all’Ufficio centrale elettorale del Ministero dell'Interno come a voler dire che chi si loda s’imbroda e Prodi s’è im…prodato… Tristi giorni per un paese che si definisce democratico dover dipendere dagli umori viscerali di certa gente…

 

C’è un dubbio però che mi sovviene e la Cassazione decidendo sul “lodo Calderoli” me lo ha richiamato inquietante alla mente. Se dessero ragione, per puro caso, alla tesi dello statista legislatore giureconsulto “padano” come la prenderei? Sarei io, a quel punto, a scendere in piazza? Non ricordo più, a dire il vero, se era mio cugino, o se ero io, quello che non voleva perdere mai…

 

Comunque alle ore 17 di oggi, 19 aprile, la Suprema Corte pronuncerà il verdetto sui risultati elettorali dopo aver esaminato i verbali giunti dalle 26 circoscrizioni. Il Presidente del Consiglio uscente (si spera) parla di “sentenza già scritta” e si attendono le sue prossime mosse. Il popolo a lui fedele si aspetta anch’egli impaziente un segnale: resistenza o ritirata?

 

Il Caimano difficilmente mollerà la presa foss’anche un lembo infinitesimo di carne viva inopinatamente rimasto tra le sue voraci fauci. Troppi gli interessi che lo avvolgono, che lo imbevono, perché siano altri ad occuparsene. Certe persone poi provano piacere infinito, il gusto pieno della vita, solo se insigniti di un qualche potere. Potere e basta. Fine a sé stesso. Se poi sono anche costretti a vivere in una porcilaia e a mangiare da mane a sera ricotta e cicoria (di rutelliana memoria…) poco importa. L’ebbrezza è data loro dal potere in quanto tale. Dal decidere, controllare, gestire (ma questo termine è già una scivolata verso la democrazia), il destino di altri uomini… Così, per costoro diventa quasi inconcepibile farsi da parte se perdono una partita, anzi “la Partita”. Anche mio cugino Jacopo (ciao Jacopo…) non voleva mai perdere quando eravamo bambini. Ma questa è un’altra storia. Così il “nostro” quando non molti mesi fa, istruito dai soliti sondaggi, anima di ogni buon affare (vedasi Azienda Italia), s’accorse di un distacco pressoché incolmabile dalla coalizione avversaria, buttò a mare, mai ne avesse avuti, qualunque scrupolo di correttezza politica ed istituzionale. Cambiò, gli avevano detto che era una mossa arguta e sagace, la legge elettorale in barba a dieci anni di lotte bypartisan, di conquiste, di dichiarazioni a favore del sistema maggioritario… Decise di invadere oltre ogni decenza le TV dello Stato e quelle private (cioè le sue), alla faccia di chi continua a sostenere che le TV non contano nella formazione del consenso e soprattutto alla faccia di chi ritiene i media in mano ai soliti comunisti… E nel giro di qualche mese il gap come d’incanto era colmato. Gli era bastato ripetere qualche risibile promessa, ancora una volta, buttata lì come per sbaglio alla fine di una chiacchierata. Quando negli ultimi comizi Egli sosteneva di aver raggiunto e superato gli avversari, molti, noi compresi, lo pensavamo bollito e disperato, invece stava, forse una delle poche volte in vita sua, dicendo nientepopodimenochè la verità bella e buona. Forse gli sarebbe bastata ancora una partecipazione ad un talk show di seconda serata, o forse sarebbe stato sufficiente fottersene della par condicio, legge illiberale d’altronde, e piombare in qualche salotto, in qualche spettacolino d’intrattenimento scollacciato… Cosa sono in fondo solo 25.000 voti di scarto? Proprio non riusciamo a comprendere nella sua enormità la rabbia che deve avere in corpo quest’uomo da sette giorni in qua. Da un lato deve sopire lo sdegno sacrosanto nei confronti di quegli inetti consiglieri, da Tremaglia in giù, che gli hanno confezionato il trappolone e poi ne hanno anche diligentemente oliato i gangheri; dall’altro non deve perdonarsi l’aver derogato al suo proverbiale istinto vincente. Avesse fatto di testa sua fino in fondo non ce ne sarebbe stato per nessuno. Accidenti. Maledizione. Cribbio!

 

 

Ma l’istinto gli dice, gli ha detto, che non deve mollare comunque. Solo un rammollito, qualcuno che nella vita non ha mai creato nulla, può rinunciare alla “resistenza” ad oltranza. E allora via con la favola dei brogli unidirezionali. S’ingessa il Viminale e il suo inquilino che così, per quattro giorni quattro, si può parlare di 43.028 schede, più altre 39.822, da ricontrollare, e che sicuramente ribalteranno i risultati. Se poi dopo ben quattro giorni quattro si scopre che le schede contestate erano solo 2.131 più 3.135… che importa, nel popolino il messaggio è già arrivato: “i soliti comunisti imbroglioni, la democrazia è in pericolo”… Parole sante.

postato da: GabrielParadisi alle ore 19/04/2006 15:11 | Permalink | commenti (8)
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martedì, 11 aprile 2006

Sogni & Realtà

 

 

 

Avrei dovuto saperlo… I sogni non s’avverano mai e parlarne porta male…

 

Così S.B. rimarrà al suo posto. Può darsi che gli italiani per capire veramente fino in fondo abbiano bisogno di almeno un ventennio… 12 anni sono ancora pochi…

 

Se una sconfitta avrebbe decretato la sua fine politica, Fini, ma soprattutto Casini, si sarebbero spartiti rapidamente le sue vesti e le sue spoglie, questa “non vittoria” lo innalza una volta ancora a unico leader del Centro-Destra. Checché dica Pierferdi, senza le idee e l’intraprendenza di S.B. la sconfitta della CdL sarebbe stata totale. Ma S.B. non è sciocco. Erano mesi che sentiva la sconfitta nell’aria e quell’odore pungente ha stimolato la sua creatività. Nelle sfide egli da il meglio di sé. Si eccita. Così, in men che si dica, contro tutto e contro tutti, ha modificato la legge elettorale (per ammorbidire l’eventuale sconfitta), ha chiuso alleanze, turandosi il naso, con chiunque poteva garantirgli anche solo una manciata di voti, ha occupato i media oltre ogni buon gusto e… alla fine non ha perso, ma soprattutto non ha fatto vincere gli avversari. Quante cose deve imparare la sinistra…

 

Adesso sono già partiti i balletti politici da prima repubblica… Abbiamo vinto e governeremo… Non abbiamo perso e non vi faremo governare… Può darsi che Romano Prodi, mendicando il voto di qualche senatore a vita, riesca anche a mettere in piedi un ectoplasma di governicchio, ma la cosa più importante non è avvenuta. S.B. non se nè andato e la sua ingombrante presenza condizionerà la politica e la vita sociale anche per i prossimi anni.

 

Poteva anche andare peggio… NO!

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 11/04/2006 07:56 | Permalink | commenti (7)
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lunedì, 10 aprile 2006

Il COCCODRILLO (anzi… il CAIMANO…)

 

 

 

Lunedì 10 aprile 2006. Ore 15:00:01. I primi exit poll, appena diramati, danno l’Unione in vantaggio XX a YY. Se la statistica non è un’opinione il Berlusconi questa volta l’abbiamo mandato a casa. A CASAAA! E per sempre!

Quest’articolo era nel cassetto della mia scrivania da qualche anno (o forse era solo nel ripostiglio dei miei sogni…). Un coccodrillo insomma, anzi… sarebbe meglio dire un… “caimano”… Sì, quei pezzi che i giornalisti previdenti preparano in forte anticipo sugli eventi (normalmente le dipartite di personaggi famosi), per essere già pronti a sfornarli un minuto dopo che la notizia s’è diffusa. Per essere i primi, i più completi nell’edizione straordinaria…

Sì, proprio STRAORDINARIO!

L’abbiamo mandato a casa per davvero questa volta! Adesso non gli resta che scegliere: Macherio o Villa La Certosa? Le Bahamas o Palazzo Grazioli?

Prima che si riempiano le piazze di padri con bimbi sorridenti al collo; prima che gonfalon selvaggi invadano le strade di quest’aprile (…di nuovo aprile…), voglio gridare la mia gioia… che è la gioia di almeno XX di cittadini (più i loro famigliari non votanti per ragioni anagrafiche o di salute, più moltitudini di migranti)… VITTORIA! VITTORIA!! VITTORIA!!!

 

 

Lasciateci ridere, godere, lasciateci essere gi…ULIVI… Lasciateci questa UNIONE di sensazioni gaudenti… Aspettavamo questo momento da ben cinque, dico cinque, lunghi, interminabili anni. Ne avevamo bisogno.

Abbiamo sentito sulla nostra pelle in tutto questo tempo il discredito della stampa e delle opinioni libere degli altri paesi democratici, che ci hanno guardato con sospetto, per capire quanto ci fosse di realmente pericoloso anche per loro, nelle smargiassate farsesche delle camicie verdi… che hanno spesso sorriso con inquietudine e rassegnazione alle barzellette, ai gesti, alle parole dei nostri “rappresentanti”…

Abbiamo sopportato il tentativo di destrutturazione della nostra Costituzione. Quella prodotta dal pensiero, dall’onestà e dalla competenza di chi aveva sconfitto il nazifascismo. Quella Costituzione ch’era riuscita a far crescere con equilibrio e lungimiranza un paese povero, diviso, arretrato. E ora, quattro ometti, s’arrogavano il diritto di distruggerla in una baita di Lorenzago davanti ad un piatto di cotechino…

Abbiamo sopportato ingegneri strafottenti alla giustizia; perforatori di montagne e sassofonisti secessionisti; abbiamo visto avvocati a libro paga legiferare per tutti; ci siamo sentiti dire da un parlamento zeppo di pregiudicati che con la Mafia si doveva convivere… o con…morire…; ci siamo visti trasformare le nostre scuole a uso e consumo dei più abbienti… Abbiamo visto la nostra fede religiosa reclutata da persone che senza nemmeno arrossire sostenevano contemporaneamente guerre o leggi xenofobe…

Non se ne poteva più. Onestamente la misura era colma. E gli italiani l’hanno voluta far finita.

Non se ne poteva più delle TV occupate da giornalisti supini; più di censure a programmi d’informazione e di satira; più di diktat bulgari e di liste di proscrizione… Tutto questo, speriamo, che ora sia finito per sempre.

 

 

Oggi vogliamo solo godere. Centellinare la gioia, assaporarla per intero. Vogliamo sognare. Abbiamo diritto, oggi, ad “organizzarci un poco di FELICITA’”.

Scendiamo per strada, che abbiamo lottato tanto; corriamo, insieme a donne dagli occhi brillanti… e non è pianto!

 

 

Da domani poi, di nuovo in trincea. Dovremo comunque essere vigili e attenti anche nei confronti di questo nuovo governo di Centro Sinistra. Critici ed esigenti. Ci sarà molto da fare, l’agenda è lunga e complicata, ma non possono fregarci anche loro…. Non possono distruggere un sogno, una speranza. Gli abbiamo dato fiducia per avere un’Italia migliore, un “mondo migliore”. Non possono tradirci. Ma se noi ci siamo, e noi ci saremo, non ce la faranno… 

La gioia, come le disgrazie, sembra non venir mai da sola… Una buona notizia anche da Parigi che continua a valer ben più d’una messa…

Il presidente francese, Jacques Chirac, ha annunciato oggi che la legge sul Contratto di primo impiego (Cpe), sarà ritirata e sostituita!”… Come si diceva un tempo… “El pueblo unido…”.

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/04/2006 15:01 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 07 aprile 2006

APPELLO DI VOTO (CENTROSINISTRA)

 

Sicuramente autorevoli personalità del Centro-Sinistra avranno prodotto appelli al voto degni di questo nome. Certamente tanti amici blogger hanno scritto articoli di grande spessore e contenuto. Noi ci permettiamo di farne uno abbastanza insolito. Vogliamo scorrere disordinatamente, senza un filo conduttore o uno scopo apparente, personaggi o episodi. Minimi se vogliamo, ma esemplari. Situazioni a cui abbiamo avuto la ventura di assistere in questi ultimi cinque anni. Così, tanto per ragionare su chi ci ha governato e si propone di farlo ancora… Consiglio durante la lettura di tenere un sottofondo musicale di buon auspiciodel resto è primavera

I 4 leader 4 della maggioranza al governo pur non avendo nessuno di loro una “famiglia” nel senso “classico cattolico” del termine, si sono schierati a difesa strenua di quell’istituto. La felice realizzazione e soprattutto la conservazione serena di un contratto matrimoniale con tutti i crismi (o per lo meno quelli che loro ritengono tali), sembra però non riguardarli in prima persona. Un affranto P.F.C. ha avuto la faccia tosta di affermare che la sua vicenda famigliare proprio perchè degna del copione di Dinasty (la B-soap) gli ha fatto capire ancora di più quanto sia importante fare le cose per benino. Un’avanguardia del popolo insomma. Egli ha assunto una “modica quantità” di matrimonio etero e benedetto da d-o, si è poi sacrificato calandosi nell’inferno delle separazioni (dal coniuge) e degli abbandoni (dei figli), per capire, ma soprattutto per far capire al popolino, che cosa non va assolutamente fatto. Un eroe del nostro tempo, insomma.

Sulla stessa falsariga l’illuminato dai “berretti verdi”. Il Michael Jackson dè noartri quello che una decina d’anni fa iniziò a Fiuggi un lento e dolorosissimo processo di sbianchettamento ancora oggi in corso. Infatti G.F.F., al secolo, sulle tracce dei rasta, sbarcò, non è dato sapere quando, nella mitica terra del reggae per sottoporsi all’esperimento (sicuramente seguito da  una equipe medica) di assunzione di droghe leggere (ma lui rifiuta categoricamente questa pericolosa distinzione). Ciò venne fatto esclusivamente a scopo scientifico e per dare l’esempio a tutti, per contrasto ovviamente, e far intendere cosa, n’atra vòta, non va fatto. Abituato ad un elettorato normalmente non avvezzo ai voli di fantasia, G.F.F. ha quindi pensato bene di farci sopra una legge dura, pura e ordinata, che così se proprio non capiscono…

Sia chiaro noi non abbiamo nulla da eccepire né sull’adulterio, né sulle droghe leggere, anche se non ne facciamo uso (di entrambi)… E’ l’ipocrisia che ci disturba…

E pensare che una volta si guardava persino all’onorabilità e alla “razzolabilità” non solo dei Cesari, ma addirittura delle loro mogli… Altri tempi, ahimè. Dobbiamo proprio essere in un periodo di piena decadenza dei costumi. E un cantastorie dei nostri giorni (David Riondino), ce lo fa capire quando comincia le sue storie con “Era il tempo di Romolo e Remolo…”… Tanto per rendere l’idea…

E così scorrono davanti a noi come in un caleidoscopio scenette tragiche ma che rapidamente sfociano in farsa, di migliaia di fatti, fatterelli, dichiarazioni dal sen fuggite.

A loro modo esilaranti e spassose, se tutto ciò non riguardasse la nostra vita.

Il grande Leonardo teme che la tanto da noi agognata dipartita politica del Cav ci lasci in “società senza argomenti…”

Anche quando se ne andarono Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio & Ollio, Crick & Crock), ci avvolse il vuoto. Ma i loro film, le loro irresistibili gag sono ancora lì. Visibili, downloadabili dalla Rete. E un nostalgico sentimentale come me può chiudersi nella penombra di una stanzetta di provincia, un giorno di primavera, e riassaporare quelle maddalenine dolcissime, come fosse ancora la prima volta…

Ecco, facciamocene una ragione, se il Cav dovesse malauguratamente, tocchiamo il “ferro” che è in noi e da lui provvidamente “evocato”, abbandonare la scena politica italiota di qui a qualche giorno, ricordiamocelo nei suoi momenti migliori. Abbiamo molti modi per farlo. Possiamo buttare distrattamente un occhio ogni tanto alle macerie che ci ha lasciato e che occorreranno anni a sgomberare del tutto (forse), ma possiamo anche rivederlo con l’ausilio di un qualunque PC quando egli sfiorò il sublime… ed è successo innumerevoli volte.

Possiamo rigustarci per intero, ad esempio, l’intervento inarrivabile di Strasburgo del luglio 2003, oppure quello sulla civiltà islamica un paio di settimane dopo l’11 settembre… all’uopo il preziosissimo e abbondante materiale è stato raccolto in un sito la cui consultazione, di tanto in tanto, negli anni a venire, non ci farà sentire orfani…

Per chiudere quest’appello elettorale estemporaneo (nelle mie intenzioni a favore del Centrosinistra) vorrei chiosare una delle ultime performance di S.B. Credo senza timore di sbagliarmi, che si possa annoverare tra le sue migliori in assoluto. Questo per dimostrare quanto, malgrado i suoi 69 anni e lo stress di questa infinita campagna elettorale, quest’uomo potrebbe ancora dare a tutti noi… al paese che ama… e su cui ha sviluppato un sogno… lungo almeno dodici anni…

E’ di solo pochi giorni fa la terrificante scoperta del metodo adottato in una popolosa terra dell’estremo oriente, per la concimazione dei campi: la bollitura dei bambini. Noi s’era sempre pensato che data la tenerezza delle loro carni, i bambini, così come del resto i seni delle giovani donne, venissero conservati per i pranzi più importanti. Addirittura noi si credeva che tale cibo prelibato fosse riservato esclusivamente ai sovrani o ai membri della nomenklatura, non certo al proletariato. S.B. invece, ci ha dimostrato che i contadini, quindi un ceto normalmente umile, anziché mangiarseli, magari allo spiedo, i bambini li bollivano, e, presumiamo opportunamente sminuzzati, li cospargevano poi sui campi a guisa di concime. Una variante delle feci, insomma. Attendiamo che qualche studioso del Centro Ricerche di F.I., ci renda edotti sul perché si sceglievano corpicini così esili anziché magari corpulenti uomini maturi o persone vecchie e malate e quindi ormai al di fuori del ciclo produttivo. Ci permettiamo di presumere che il corpo dei bambini contenga, malgrado le dimensioni più ridotte, maggiori concentrazioni di azoto, fosforo, potassio da rilasciare gradualmente nel terreno. Al di la di questo aspetto tecnico e senza voler sembrare pignoli, ci chiediamo anche quanti ettari sia possibile concimare con, ad esempio, un’intera scolaresca di scuola materna e dunque perché si preferì questo sistema così apparentemente non economico… Mah! Il sempre acuto Fini, Massimo ovviamente, ci ha ricordato che i bambini oltre che mangiarli e bollirli, si possono anche truffare. Così avvenne a detta del Fini per qualche decina di miliardi all’orfana di padre e di madre la sedicenne Anna Maria Casati Stampa, da parte del nostro S.B., con i buoni uffici dell’avvocato della sciagurata (?!), un tal Cesare, di cui, il nome ci rassicura, non osiamo mettere in dubbio l’onorabilità. A noi questa sembra una fandonia bella e buona. Una ragazza di sedici anni è tutt’altro che una bambina

postato da: GabrielParadisi alle ore 07/04/2006 11:16 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 06 aprile 2006

APPELLO AL NON VOTO

Riprendiamo, come promesso, gli appelli, a pochi giorni ormai (per fortuna) dalle elezioni.

Dopo l’appello al voto per il Centrodestra pubblicato il 30 marzo scorso, è la volta oggi degli astensionisti. In particolare diamo spazio al MovimentoZero di Massimo Fini. Il Movimento è stato fondato alla fine del 2005 ed ha la struttura giuridica di un vero e proprio partito politico. Massimo Fini, scrittore, giornalista, ribelle, sicuramente uomo scomodo, ha ritenuto opportuno provare a raccogliere attorno a se coloro i quali non si riconoscono più negli attuali partiti politici e nemmeno nella distinzione tra destra e sinistra. Il discorso deborda però dagli angusti confini del nostro paese e abbraccia temi e ambiti ben più vasti.

Negli ultimi anni infatti Massimo Fini è stato uno dei pochi, oltrechè dei più lucidi pensatori europei, a sviluppare una seria critica al modello di sviluppo occidentale. Nel suo libro “Il Vizio Oscuro dell’Occidente” del 2002, egli analizza il mondo del dopo 11 settembre, definendo l’era del “terrorismo globale” come una conseguenza logica e prevedibile della pretesa dell’Occidente di ridurre a sé l’intero esistente. Il “migliore dei mondi possibili” in realtà si è rivelato un modello paranoico, “basato sull'ossessiva proiezione nel futuro, invece che sulla ricerca dell'armonia in ciò che già c'è, l'uomo non può mai raggiungere un punto d'equilibrio e di pace, ma colto un obbiettivo è costretto dall'inesorabile dinamismo del sistema - inesorabile e ineludibile perchè su di esso si fonda - ad inseguirne un altro e poi ancora, in un'affannosa corsa priva di senso che ha termine solo con la morte dell'individuo”. L’uomo quindi sembra essersi creato il meccanismo perfetto e infallibile dell’infelicità. E lo sta esportando ovunque… anche con le bombe ed i carriarmati.

Secondo Fini lo scontro del futuro non sarà tra “destra” e “sinistra”, fra il liberismo trionfante e il marxismo morente (due facce della stessa medaglia), ma non sarà nemmeno uno scontro di civiltà perché, inglobando, ghettizzando, distruggendo, alla fine resterà solo una “civiltà”: la nostra. Ma è al suo interno che avverrà lo scontro vero, il più drammatico e violento: fra i fautori della modernità e le folle deluse, frustrate ed esasperate. Un assaggio di quanto potrà accadere sono stati i disordini nelle “banlieu” parigine del novembre scorso.

Massimo Fini ha dunque fondato MovimentoZero ispirandolo ad un manifesto dell’antimodernità.

Il Manifesto ha raccolto centinaia di adesioni e noi l’abbiamo sottoscritto nel dicembre 2005. Per ora guardiamo con curiosità a questo progetto seguendo con attenzione il pensiero e le iniziative di Massimo Fini.

In questi mesi in varie città italiane è iniziata anche l’organizzazione (per la verità a Bologna in maniera un po’ lenta e disorganica) dei gruppi locali. La provenienza politica e culturale dei partecipanti è la più varia ed eterogenea ed è questo forse a nostro avviso, uno degli aspetti più incogniti, ma se vogliamo anche più interessanti, per interpretare quale possa essere il futuro dell’intero movimento. In effetti il superamento delle categorie destra e sinistra fa si che si trovino accanto l’uno all’altro taluni che magari hanno avuto esperienze leghiste e chi viceversa nel movimento dei movimenti… basterà la vicinanza ideale ai “Si” ed ai “No” perentori elencati nel Manifesto a rendere costoro costruttivi compagni di viaggio?

Riguardo alle elezioni di domenica e lunedì prossimi Massimo Fini ha pubblicato in Rete il 23 marzo un appello al non voto:

L'indicazione di Movimentozero per le prossime elezioni è l'astensione. Per una serie di motivi. Noi crediamo che le categorie di destra e sinistra, vecchie di due secoli, non siano più in grado di comprendere e tantomeno di gestire le esigenze più profonde dell'uomo contemporaneo. Capiamo la tentazione di votare "il meno peggio", turandosi alla Montanelli il naso, ma questo, anche qualora portasse in Parlamento qualche persona come si deve, fa in realtà il gioco delle oligarchie politiche per le quali il rito del voto è il modo per legittimare per altri 5 anni le loro soperchierie, i loro abusi, i loro soprusi a danno della popolazione. L'astensione, soprattutto se sarà massiccia, serve a far sentire a questa gente che abbiamo capito il gioco e che non ne possiamo più di questo sistema dove il nome della democrazia viene usato per scopi e interessi che con la democrazia non hanno nulla a che fare. Il sistema non si cambia cambiando qualche uomo ma cambiando il sistema. Ecco perchè diciamo no.

Destra e Sinistra, liberalismo e marxismo, ai quali, nelle loro varie declinazioni, si richiamano gli attuali schieramenti politici, sono categorie ottocentesche, vecchie ormai di due secoli. Si considerano il top della Modernità. Ed in effetti lo sono. Purtroppo, nel frattempo, anche la Modernità è invecchiata, non è più nient’affatto moderna. Destra e Sinistra non sono quindi più in grado di comprendere, né tanto meno di gestire, le esigenze più autentiche e profonde dell’uomo contemporaneo.

Inoltre la Democrazia rappresentativa, la “democrazia reale”, quella che concretamente viviamo, si è rivelata un sistema di aristocrazie mascherate, di oligarchie politiche che opprimono l’individuo singolo, l’uomo libero, colui che sarebbe il cittadino ideale di una Democrazia, se esistesse davvero, e che ne diventa invece la vittima designata.

Votare, anche qualora si riuscisse a portare in Parlamento qualche persona come si deve (ma con il sistema attuale è addirittura negata al cittadino la possibilità di scegliersi il proprio candidato), fa in realtà solo il gioco di queste oligarchie politiche per le quali le elezioni, esattamente come l’unzione sacrale per i re feudali, sono il sistema per legittimare per altri cinque anni le loro soperchierie, gli abusi, i soprusi, la possibilità di favorire i propri apparati, i propri seguaci, i propri famuli, a danno della maggioranza della popolazione.

L’astensione dovrebbe servire a far sentire a questi signori che abbiamo ormai capito il gioco e che non siamo più disposti a farci prendere in giro.

Il sistema non si cambia cambiando qualche uomo, ma cambiando il sistema. Ecco perché diciamo no al voto.

Questo comunicato domani 7 aprile, per la prima volta fuori dalla rete, sarà pubblicato sul Foglio di Giuliano Ferrara.

postato da: GabrielParadisi alle ore 06/04/2006 14:55 | Permalink | commenti (4)
categoria:campagna elettorale, fini massimo
mercoledì, 05 aprile 2006

Наш человек (il nostro uomo)

AGGIORNAMENTO DEL 06 APRILE 2006:

Come anticipato da Guzzanti stanno emergendo nuovi dettagli sulle accuse a Prodi. Oggi Il Giornale riporta un articolo che riproduciamo nei commenti e su cui avremo modo di sentire direttamente il Senatore Guzzanti e i membri della Commissione Mitrokhin che non hanno sottoscritto la relazione e le conclusioni del Presidente.

 

L’articolo odierno su Il Giornale di Alessandro Caprettini, che abbiamo riportato nei commenti, ci impone di pubblicare questo post, quando ancora, l’aggiornamento al precedente nostro articolo è caldo (vi invito quindi a leggerlo comunque). Nel pezzo citato di Caprettini Paolo Guzzanti intervistato afferma: «Avevamo in effetti notizie sul fatto che Prodi fosse considerato dai sovietici “our man”, ma alla commissione non è stato possibile fare riscontri su fonti di seconda mano, per cui non ne ho parlato, né ho citato questi elementi non sufficientemente provati...». Quindi il Senatore non ne ha parlato (nella Relazione immaginiamo, ndr), ma in realtà ne parla… La cosa sconvolgente, o almeno a noi così pare, è come a testimonianza di questa incredibile e gravissima tesi, che si appoggia, sembra, a dichiarazioni di generali e tenenti colonnelli sovietici ma non appunto a documenti, si continui a riportare l’articolo di Massimo Gaggi del Corriera della Sera del 20 agosto 1991 (!?).

Ribadiamo per l’ennesima volta, invitando i lettori a rileggersi quell’intervista a Prodi, come essa a noi sembri assolutamente innocua e priva di qualsiasi elemento che faccia intendere anche lontanamente una vicinanza di Romano Prodi ai golpisti sovietici e al KGB.

A pensarla così siamo solo noi?

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 05/04/2006 11:33 | Permalink | commenti (6)
categoria:campagna elettorale, russia, prodi romano, servizi segreti, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo
lunedì, 03 aprile 2006

La Madre di tutti gli Scandali

AGGIORNAMENTO: in privato avevo fatto alcune considerazioni sul caso della seduta spiritica del 2 aprile 1978, che riporto integralmente nei commenti. Ad esse il Senatore ha risposto:

Baldassarri e gli altri dieci non sapevano nulla di quel che faceva il piattino (non bicchierino) e un uomo solo sapeva.
O pensa davvero che gli spiriti muovano i piattini e che i piattini si muovano come computers correndo da una lettera all’altra e avvertendo quando hanno finito una parola tornando in posizione “Enter”?
Tutte le sciocchezze che lei ha pubblicato sono tutte delle NON RISPOSTE.
Prodi non aveva alcuna necessità di proteggere  una fonte che volesse restare anonima perché la legge lo permette.
Prodi ha fatto muovere un piattino per compilare tre nomi di paesi dell’Alto Lazio.
Prodi e soltanto Prodi ha detto: ci penso io a dirlo a chi di dovere.
Prodi e soltanto Prodi è andato anziché alla polizia (e avrebbe potuto telefonare immediatamente a tutto il mondo) ma nella sede della Dc per dire a Umberto Cavina quel che era successo.
Prodi e soltanto Prodi ha fatto sì che una operazione di polizia con telegiornali al seguito si scatenasse su Gradoli paese facendo capire a chi stava a via Gradoli a Roma che era ora di tagliare la corda.
L’appartamento di via Gradoli non era stato individuato in precedenza ma faceva parte di una intera zona di Roma esaminata dalla polizia e quell’appartamento non fu visitato come tutti gli altri appartamenti in cui non c’era nessuno, perché non aveva alcuna importanza particolare.
L’appartamento di via Gradoli fu poi scoperto dai pompieri chiamati dai vicini a causa di un’infiltrazione provocata dalla doccia lasciata appositamente aperta dagli occupanti clandestini al preciso scopo di bruciarlo anche pubblicamente affinché nessuno dei clandestini ci tornasse più facendosi arrestare.
I piattini non si muovono.
I fantasmi non esistono e non danno indicazioni e se le danno non le danno sbagliate.
Se Prodi non proteggeva un ragazzotto di Autonomia, che poteva coprire senza problemi, allora perché agì in quel modo macchinoso e metafisico?
Non è naturale, non è banale, non è tediosamente insignificante che un professore universitario di economia svolga una seduta spiritica che non ha mai fatto prima né dopo, che nel corso di questa seduta faccia emergere una parola a tutti sconosciuta perché è il nome di un paesino ignoto e di una via romana nota solo a chi ci abita.
Tutte le elucubrazioni che lei mi ha fatto leggere con citazioni di articoli di giornalisti e gente che parla per sentito dire sono e valgono assolutamente zero di fronte ad una investigazione ufficiale condotta con rigore estremo, tant’è vero che l’opposizione nega le conclusioni ma non ha mai attaccato la trasparenza del metodo.
Lei mi scarica fiumi di chiacchiere e di sentito dire. Io uso i verbali, le deposizioni, i codici attraverso la conoscenza del procuratore Cordova.
Tutte le cose dette da quel signore che firma con uno pseudonimo (immagino)
[Onekenoby, ndr] sono tutte campate per aria, valore oggettivo zero, chiacchiere come mille altre con cui un pubblico ufficiale quale io sono, una figura istituzionale quale io sono, un ramo del Parlamento quale è quello che io presiedo, ci può fare la birra.
Inoltre io ho scaricato qui tutte le conclusioni della Commissione, purtroppo il documento non è passato perché è troppo pesante ma credo che da oggi sarà sul sito del Parlamento a disposizione di tutti
.  [Appena disponibile lo linkeremo, ndr]
Vale per Prodi l’esposto Cordova, reperibile sul sito del Velino
[già linkato da noi qui almeno 2 volte, anzi 3 con questa, ndr] con tutti gli atti d’accusa per cui Prodi ed altri sono davanti al tribunale dei ministri dopo la trasmissione da parte della Procura della Repubblica.
Lei mi deve e deve ai suoi lettori ed ai miei risposte articolate alle mie comunicazioni che non sono articoli di giornale ma conclusioni istituzionali.
Lasci perdere come la pensavo nel 1978: a dispetto suo e di tutti i suoi amici del suo blog io sono uno di quei MILIONI di socialisti italiani che stanno da questa parte insieme a milioni di socialdemocratici, comunisti, repubblicani e radicali.
Infatti bisogna che ve ne facciate una ragione: noi non siamo la DESTRA,  noi siamo perché così ci chiamiamo ed agiamo dei riformisti rivoluzionari, che usano la forza della democrazia per tentare la rivoluzione e io personalmente ho sempre usato come unico strumento di lavoro la verità. Posso aver fatto errori, scritto cose imprecise, ma ho sempre usato solo la verità e sfido chiunque a trovare una sola menzogna nei miei articoli dal 1961 ad oggi, dopo 45 anni di attività.
Lei caro Paradisi è ora che si rimbocchi le maniche e ci faccia vedere che sa fare, oltre a produrre con toni cortesi e rispettosi una disinformazione in cui mi è difficile riconoscere la buona fede. Tra l’altro: non mi piace il fatto che lei abbia due stili, due linguaggi, due maschere, secondo se scrive qui o a casa sua. Io ho una faccia sola. Sarà orrenda, ma non ho ricambi.
Mi aspetto, come sempre, che lei pubblichi integralmente la presente sul suo blog così come io pubblico sempre integralmente tutto quel che lei ci manda.
Buona giornata a tutti e buona campagna elettorale fino alla vittoria.
Paolo Guzzanti

Sull'accusa di avere due linguaggi e due facce, non sono ovviamente d'accordo. Semplicemente nel Gruppo di Discussione del Senatore cerco di argomentare le mie posizioni moderando e ricercando le parole, evitando l'ironia o il "colpo di teatro" che qui, in casa mia, talvolta mi permetto. Evidentemente faccio ciò sia per rispetto sia per non urtare la suscettibilità degli iscritti a quella Mailing List che già vedono la mia presenza in quel luogo, voluta con forza dal Senatore che ringrazio, come un'anomalia irritante. Le mie idee, le mie opinioni, sovente opposte a quelle di Paolo Guzzanti, sono molto chiare e ferme, sia qui, sia altrove. Gabriele

 


 

Pubblichiamo quanto ci scrive Guzzanti. Il testo ci sembra molto interessante e completo. Una sintesi perfetta di quanto abbiamo dibattuto in questi mesi. Il Senatore risponde anche direttamente ad alcuni commenti. Il dibattito (no... il dibattito no....) è avviato. Credo ci sia molto materiale di discussione.

Rispondo  a questa lettera:     
1 – Sì. La commissione ha lavorato egregiamente, oscurata da tutti i media, per primi quelli di Mediaset come Paradisi sa perfettamente benché si eserciti nel sarcasmo più cheap sulla solita balla del tycoon che tutto può nei media, e che invece non può nulla specialmente in casa propria.
2 – Il Kgb smise di arruolare agenti nel Pci dal 1956, quando fu emanata da Mosca una apposita direttiva in proposito.       
3 – Quanto ad infiltrare il Pci, il Kgb ha sempre infiltrato il Pci, come oggi lo Svr di Putin (Sì, Putin: Paradisi adesso può fare il solito numeretto: ma non è tanto amico di Berlusconi?).       
4 – Avendo noi dimostrato definitivamente grazie ai documenti della Procura di Budapest che le Brigate Rosse erano parte integrata e integrante del sistema militare sovietico, abbiamo anche dimostrato che l’attacco armato delle stesse Br fu un attacco alla parte berlingueriana del Pci: l’Italia è stata insanguinata per anni dalla guerra civile interna fra comunisti serial killer agli ordini del kgb e comunisti che cercavano di sottrarsi senza mai avere la forza definitiva di, per usare l’espressione di Scalfari, “passare il guado”.       
5 – Berlinguer doveva essere assassinato ed era sicuro, lui, che il tentativo di farlo fuori fu messo in atto con un falso incidente d’auto in Bulgaria, dove lo aveva costretto ad andare Cossutta.       
6 – Sì, i nomi del vero dossier Mitrokhin sono stati sbianchettati alla fonte: ciò è avvenuto a più riprese fra il 1992, quando il servizio segreto inglese Mi6 distribuisce il materiale Mitrokhin a tutti i Paesi alleati, Italia compresa, e il 1995, 30 marzo, quando viene recapitato al Sismi diretto dal generale Siracusa, da me denunciato alla Procura militare, sotto la responsabilità diretta del Presidente del Consiglio Romano Prodi.       
7 – I nomi che lei fa sono puro pettegolezzo: chiacchiere che girano fin dal primo giorno. Ha uno straccio di prova, di indizio, una traccia? Se ce l’ha, faccia il suo dovere di cittadino e me la dia, altrimenti sono chiacchiere.       
8 – Io personalmente so che non si diventa agenti della Cia vendendo appunti con notizie politiche. Ferrara avrà confidato quel che pensava, ma essere agenti è tutt’altra cosa. Lei parla di Giuliano uomo del Kgb: su quale base?       
9 – La storia di Renato Mieli mi è notissima. La conosco perfettamente e conosco perfettamente gli intellettuali ancora vivi che facevano parte del suo circolo antifascista prima e anticomunista poi. Agente doppio degli inglesi? Può darsi, io non lo so. Lei lo sa? Che cosa sa?       
Vede, è facilissimo compilare una lettera come la sua: ne ho ricevute almeno diecimila così con nomi diversi. Chi ha da dire, dica. Alludere è un gioco troppo facile.
       
La mia commissione è stata sabotata, questo il vero scandalo Mitrokhin, dal clan dei media che conosco perfettamente: sono tutti miei amici, per così dire, li conosco uno ad uno come le mie tasche. A me piace lavorare in modo preciso, chirurgico, esatto. Io non lascio nulla al caso. La mia Commissione non è fallita: ha tolto un mattone alla diga della menzogna e le faccio una facile profezia: fra poco, mesi credo, verrà giù tutto: lo scandalo Mitrokhin è la madre di tutti gli scandali, è alla base della cadutra della prima Repubblica, di Tangentopoli, della nascita di Berlusconi politico, del ribaltone, dell’attuale conflitto tra il fronte degli sbianchettati nel dossier e noi, le persone perbene.     
  
Su via Gradoli e il piattino: il punto è uno solo. Poiché non esistono fantasmi e non esistono piattini semoventi, quella seduta servì a qualcuno per veicolare l’informazione Gradoli. Quel qualcuno la volle corredare con due informazioni collaterali, Bolsena e Viterbo, che sono centri abitati vicini al paese di Gradoli. Erano 12 a quella seduta spiritica, ma evidentemente l’informazione Gradoli era nella disponibilità di una sola persona. E dunque una sola persona guidò il piattino in quel modo. Fu Prodi? Turtto lo lascia ritenere dal momento che lui e soltanto lui si offrì di trasmettere l’informazione, cosa che NON fece SUBITO (come farebbe ogni persona normale che ha avuto una diritta che ritiene attendibile per risolvere un caso che teneva col fiato sospeso il mondo intero e non soltanto l’Italia) e NON fece per via ISTITUZIONALE: non chiamò il  ministro degli Interni Cossiga, che conosceva bene, non chiamò la polizia, i carabinieri, i servizi segreti, non chiamò nessuno. ASPETTO’ e poi, con comodo, in un in un modo deliberatamente casuale, trovandosi di passaggio nella sede della DC, “dropped the name”, lasciò cadere come una bizzarra curiosità questo nome Gradoli, fornendo – ma guarda un po’ - due numeri che corrispondevano al numero civico della strada e all’interno dell’appartamento in cui si riuniva lo stato maggiore dei rapitori e da cui ogni sera, deposero i vicini, si sentiva distintamente una trasmissione Morse. Quindi Prodi disponeva del nome Gradoli (che “il piattino” aveva arricchito con i nomi di Bolsena e Viterbo) e di due numeri.        
Il resto è noto: il rastrellamento della polizia a Gradoli paese, la fuga dei brigatisti da via Gradoli, il cui indirizzo era rivelato come bruciato. Ora, si può discutere se Prodi l’abbia fatto apposta o sia stato un imbecille. Ma sta di fatto che ebbe l’informazione utile per liberare Moro e che l’uso che fece di tale informazione fu tale da impedire,m anziché consentire, la liberazione dell’ostaggio. Per questo io ritengo Prodi corresponsabile dell’omicidio, lasciando sospesa la questione della volontà o dell’imbecillità, che lascio volentieri ai suoi sostenitori.
       
C’è un signore che nel suo blog chiede quanto è costata la mia commissione farsa. Non conosco commissioni farsa del Parlamento della Repubblica e registro da tempo come una triste novità l’atteggiamento antiparlamentare della nuova brillante sinistra. Comunque la mia commissione, in cui hanno lavorato 18 parlamentari di sinistra e una trentina di loro consulenti di sinistra, più tutti quelli di sinistra che ho assunto io come il professor Pons direttore dell’Istituto Gramsci, ha speso meno di un quarto di quello che spese l’inutile commissione stragi che non riuscì a concludere i suoi lavoro e il cui presidente, il senatore Pellegrino diessino, mio caro amico, disgustato dai suoi riunuciò a produrre una sua relazione e scrisse poi un libro intervista che non è un atto parlamentare. Noi lasciamo una relazione approvata dalla Commissione due anni fa sui delitti commessi dal Sismi e dai Presidenti del Consiglio pro tempore, ora all’attenzione del Tribunale dei Ministri.        
C’è poi una relazione del Presidente che reca le firme dei rappresentanti della maggioranza e una serie di documenti allegati per un totale di circa 10.000 pagine, per la maggior parte documenti originali.
       
Questi i risultati finora raggiunti:
     
1. Il dossier fu sbianchettato all’origine, ecco come. Rinviati al Tribunale dei ministri con avviso di garanzia Dini, Prodi e D’Alema. Il dossier originale conteneva tutti i nomi di politici, militari, intellettuali, giornalisti, economisti che facevano parte integrante del governo collaborazionista che avrebbe dovuto seguire l’invasione, così come pianificata dai ministri del Patto di Varsavia: vedi la lettura integrale di tutti i verbali delle riunioni, ora disponibili anche in volume stampato, agli atti della Commisssione.       
2. Le Brigate Rosse erano eterodirette ed integrate nel sistema militare, di intelligence e terroristico comunista sovietico, tedesco e ungherese ed erano totalmente eterodirette, come dimostrano i documenti prodotti, e quellin Allegato i mostrati ma non ancora inoltrati, dalla Procura generale di Budapest.
       
3. Dimostrato il carattere militare, collegato all’invasione pianificata dell’Europa occidentale, sia del rapimento interrogatorio per due mesi e soppressione di Aldo Moro che il tentativo di eliminare con il Papa polacco la causa della indisponibilità della Polonia come nodo cruciale della manovrabilità del patto di Varsavia.       
4. Dimostrato che l’uomo dietro Agca è Antonov che agiva per conto dei sovietici, e che non il Kgb ma il Gru (servizio militare) si occupò dell’attentato, compreso l’addestramento di Agca nello Yemen del Sud, nella disponibvilità della flotta sovietica e del GRU.       
5. Dimostrato che per la strage di Bologna esiste una pista Carlos- Separat (DDR) che fu accantonata colpevolmente dalla magistratura.       
6. Il caso del Papa è riaperto dal magistrato de Cataldo.       
7. Il caso della strage di Bologna è riaperto dalla Procura Bolognese, dopo l’audizione del procuratore capo.       
8. Dini, Prodi e D’Alema sono denunciati di fronte al Tribunale dei ministri insieme ai direttori del Sismi Siracusa e Battelli ed hanno avuto l’avviso di garanzia.       
9. Prodi è stato anche accusato apertamente di aver ostacolato la liberazione di Moro spargendo la falsa informazione su Gradoli in luogo di via Gradoli, essendo stabilità dalla legge che non c’era alcuna necessità di proteggere una fonte interna.       
10. Ho prodotto i piani di invasione dell’Italia attraverso il Brennero con la violazione della neutralità austriaca, lungo direttive est ovest che toccano tutti i punti di sviluppo del terrorismo brigatista.
       
Ho  indicato la responsabilità di Carlos (Ilich Ramirez Sanchez, detto lo Sciacallo, all’ergastolo a Parigi) nella pianificazione ed esecuzione dell’attentato al treno del 23 dicembre 1984, come in atti dei documenti della Stasi tedesca.   
       
Gentile Gabriele Paradisi, do per scontato che lei pubblicherà integralmente sul suo blog questo testo in forma integrale e di ciò la ringrazio in anticipo.       
Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 03/04/2006 13:51 | Permalink | commenti (9)
categoria:campagna elettorale, prodi romano, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo, moro aldo
domenica, 02 aprile 2006

Uno Spettro s'aggira...

Il senatore Paolo Guzzanti, gentilmente, ci ha chiesto di intervenire in questo blog, definito amabilmente "palestra di democrazia e tempio della correttezza dell’informazione" per denunciare un complotto. Un soppruso del quale, egli, ma con lui tutta la destra e lo stesso Berlusconi Silvio, pare siano vittime. Tutta l'informazione nazionale infatti, sembra aver preso sottogamba le brucianti accuse rivolte dal presidente della Commissione Mitrokhin (e dallo stesso Berlusconi in quel di Bari), a Romano Prodi circa una seduta spiritica (orrore, noi seguaci della ragione e della scienza), avvenuta esattamente (oggi 2 aprile!) ben ventotto anni fa... Non capiamo come un tycoon, anzi il Tycoon più potente al mondo, politicamente parlando (escluso forse Shinawatra), possa lamentare difficoltà di comunicazione (!?). Un signore padrone di tre televisioni nazionali, con una enorme "moral sausion" sulle altre tre reti nazional-statali, un signore che può permettersi il lusso di arrivare nelle case di tutti gli italiani con riviste patinate in cui si tessono le lodi della sua inarrivabile carriera imprenditorial-politica... ebbene questo signore, e i suoi amici, sostengono di essere "censurati", "oscurati"... A noi sembra incredibile, ma loro sostengono che le notizie non arrivano... Noi, nel nostro piccolo ci fregiamo dell'onore di aver pubblicato sempre in anteprima quanto il senatore Guzzanti ci faceva avere, anche se, quasi sempre, s'era in disaccordo con le sue tesi. Abbiamo già spiegato come le accuse su Gradoli-paese e Gradoli-via siano per noi inconsistenti e forse altri, la pensano allo stesso modo...

Chiedo agli amici del blog (Dicke, Michele, Spartaus, Franceschito, Bunkr e tutti gli altri) di intevenire perchè chiamati in causa direttamente da Paolo Guzzanti. Oggi, io sarò all "Cà de Sanzves" (in quel di Predappio Alta) a bermi un buon bicchiere di rosso col mitico Nicholas Farrell, se verrà... Un simpatico giornalista su cui torneremo nei prossimi giorni...

Caro Paradisi,
Accade un fenomeno curioso che lei certamente segnalerà anche sul suo blog, che è una palestra di democrazia e un tempio della correttezza dell’informazione.
Accade cioè che da due giorni Berlusconi, l’odiato, si sia permesso di citare i risultati di una accolita di noti mascalzoni che si chiama Commissione Bicamerale Parlamentare d’Inchiesta sul dossier Mitrokhin e l’Intelligence italiana, e abbia spinto la sua arroganza fino a indicare come dubbia e meritevole finalmente di spiegazioni la storia della famosa seduta spiritica in conseguenza della quale (lasciamo perdere la volontà, restiamo alla consequenzialità) lo stato maggiore dei brigatisti rossi tagliò la corda quando capì dalla perlustrazione nel paese di Gradoli che l’indirizzo del loro covo di via Gradoli a Roma era scoperto.
L’evidente arroganza di questo presidente del Consiglio che utilizza risultanze emerse dagli interrogatori della magistratura e persino da quel secchio della spazzatura che si chiama Parlamento della Repubblica, ovvero della Commissione Moro e della Commissione Mitrokhin, non ha evidentemente limiti.
E hanno ragione i suoi amici del suo blog (e la prego di pubblicare là anche questa lettera per vedere l’effetto che fa) quando la lodano perché lei aveva visto lungo: lei, caro Paradisi, aveva addirittura previsto, predetto, profetizzato che quel porco avrebbe usato per la campagna elettorale gli elementi di verità che emergono dall’inchiesta del Parlamento e che sono all’attenzione del Tribunale dei ministri. Lei deve veramente avere le palle di cristallo.
Ora si dà tuttavia, come le dicevo all’inizio, un fenomeno curioso: per quanto io abbia scartabellato sulla stampa nazionale tutta schierata con Prodi, forse a causa del recente abbassamento di vista, non riesco a trovare traccia dello scambio duro e preciso che c’è stato anche fra me e lo staff di Prodi, e le accuse di Berlusconi.
Come dobbiamo interpretare questa censura sulle notizie?
Le notizie sono: Berlusconi che attacca sul piattino e io che dichiaro nella mia veste di pubblico ufficiale (quale sono) e di figura istituzionale (quale sono come Presidente di un ramo del Parlamento della repubblica italiana) che Prodi è davanti al tribunale dei ministri, l’ufficio stampa di prodi che nega, io che li smentisco con certezza. Nulla. Buco. Silenzio. Censura.
Ieri sera, prima che i giornali di oggi uscissero, Paolo Bonaiuti che è in contatto diretto con tutti i giornali e giornalisti, ha dichiarato che c’è stato un summit telefonico fra i direttori e che tutti insieme hanno deciso di oscurare la vicenda del piattino, della seduta spiritica e di via Gradoli.
Pettegolezzi?
Mah, saperlo.
Poi uno apre i giornali, io l’ho fatto per ora solo on line, e vede che effettivamente non c’è una parola.
Eppure ieri il Corriere mi ha chiesto tutti gli elementi, la ricostruzione, il dossier ed ha avuto da me tutto.
E poi?
Che pensa? Paradisi, ce lo dica.
Lo so, lei è scandalizzato, lei sa che così facendo – abolendo le notizie che ci imbarazzano e non ci piacciono – Freedom House ci porrà più della già magra classifica fra Ghana e Benin.
E allora caro Paradisi, qua bisogna che proprio lei e i suoi amici protestiate.
Che diamine, sia come sia, qui si tratta di notizie, mica bruscolini: il presidente in carica accusa l’aspirante presidente di non aver spiegato il mistero del perché Prodi sapeva dove era il QG delle brigate rosse, perché fece fare tutto a un piattino suo amico, perché non si attaccò al telefono, perché non corse alla polizia, perché non chiamò il ministro Cossiga, i servizi eccetera. Perché non salvò Moro, chi gli dette l’informazione, perché tace dopo quasi trent’anni.
Io non sto nella pelle, caro Paradisi, aspettando la sua imminente fulminea azione sulla stampa imbavagliata, la stampa che nasconde ai suoi lettori ciò che dà fastidio: la seduta spiritica tallone d’Achille di Prodi.
Paradisi: ci aiuti a far risalire l’Italia nel novero delle nazioni civili, quelle i cui giornali pubblicano le notizie e non le nascondo.
Forza, con i suoi amici del blog ci dia una lezione di  etica.
Grazie.
Paolo Guzzanti

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 02/04/2006 14:20 | Permalink | commenti (12)
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giovedì, 30 marzo 2006

APPELLO DI VOTO (CENTRODESTRA)

Mancano una decina di giorni alle elezioni politiche. Da oggi al 9-10 aprile abbiamo pensato di pubblicare solo appelli al voto. Ne pubblicheremo almeno tre: uno per il Centrodestra (oggi), uno a favore dell’astensione e infine, dulcis in fundo, uno per il Centrosinistra.

L’idea ce l’ha data il nostro amico Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti col quale abbiamo dialogato e discusso in questi mesi, spesso animatamente, ma sempre con grande piacere.

Egli infatti ci ha chiesto espressamente di pubblicare un articolo che ha scritto a due mani con Renato Brunetta, e che oggi è comparso su diversi quotidiani (Il Giornale, Tempo, Foglio, Libero, Opinione, QN). Ce lo ha chiesto come atto di “lealtà e di giornalismo”. Sicuramente ci onora e raccogliamo senz’altro l’invito. Lo facciamo anche perché in questo umile luogo abbiamo sempre pubblicato tutti i documenti che abbiamo ritenuto rilevanti, relativi all’argomento che di volta in volta stavamo trattando. E questo a prescindere dal fatto se quel documento fosse o meno in sintonia con la nostra opinione o visione delle cose. Crediamo che oggi come oggi, grazie alla Rete, sia molto difficile nascondere qualche notizia, qualche dichiarazione video o scritta che sia, pertanto raccogliere con ordine in un determinato punto tutto il materiale che riguarda un certo argomento, crediamo sia solo un tributo all’informazione corretta, onesta, e in ultima analisi un contributo alla verità.

Il senatore poi, ci ha anche scritto: “metta il nostro appello sul suo Blog tutto intero, poi ne dica quel che vuole, ma pubblichi…” e quindi, accoglierò con infinito piacere anche questo suo ulteriore invito... magari domani, quando l’appello si sarà debitamente depositato nelle menti libere dei nostri lettori…

 


 

APPELLO AI DELUSI (29 marzo 2006)

1. Il 9 e 10 aprile a decidere delle sorti dell’Italia sarà paradossalmente chi non voterà, piuttosto che chi si recherà alle urne. L’Italia è infatti divisa tra la minoranza guidata dall’ex partito comunista, e la maggioranza che ad esso si è sempre opposto e si oppone. E mentre gli elettori della sinistra sono tutti determinati al voto, tra gli elettori di centrodestra è forte la tentazione di disertare.
2. In tanti, infatti, serpeggia un sentimento di delusione. Si aspettavano una rivoluzione liberale che non si è ancora realizzata, si aspettavano che l’Italia cambiasse più e meglio di quanto non sia cambiata.

3. Noi li comprendiamo, condividiamo con loro questo sentimento e vogliamo essere interpreti e garanti della loro volontà di un più deciso impegno a realizzare la rivoluzione liberale
.
4. Noi crediamo che in tante, troppe, occasioni la Casa delle Libertà abbia peccato di ingenuità, di sudditanza nei confronti dei poteri forti, di incapacità di gestire il potere con la determinazione e la dignità che vengono dal consenso, di eccessiva ricerca del compromesso anche quando non era necessario, di estenuante litigiosità interna, di disattenzione e scarsa disponibilità ad ascoltare e a stare tra la gente, di incapacità a comunicare tutto il buono realizzato e di contrastare tutto il falso sparso sul Paese dai nostri avversari e dai media con loro compiacenti. E, cosa più grave di tutte, di aver sottovalutato i tanti segnali di allarme che venivano dalle infelici prove elettorali degli ultimi anni.
5. Noi siamo convinti che, nonostante tutto questo, il governo Berlusconi sia stato il migliore dal secondo dopoguerra. Che le tante riforme fatte siano state tutte importanti, coraggiose, intelligenti, necessarie e che abbiano dato inizio alla irreversibile modernizzazione dell’Italia e alla sua trasformazione in un Paese fondato sulla libertà.
6. Noi, però, sappiamo che le riforme hanno bisogno di tempo per manifestare i loro effetti, mentre gli italiani hanno dovuto scontare il prezzo di una crisi economica le cui responsabilità vengono da lontano, insieme al continuo attacco di una politica intrisa di odio nei nostri confronti, ai limiti della guerra civile, scatenata con cinismo e spesso con violenza fisica da una sinistra che non ha nulla a che fare con il laburismo e la socialdemocrazia delle democrazie occidentali.
7.
Noi diciamo ai delusi che quella rivoluzione è ancora a portata di mano, della stessa mano che segnerà sulla scheda la sorte dell’Italia e degli italiani.
8. Noi ricordiamo ai delusi che quel popolo che ha sempre resistito attivamente all’equivoca egemonia comunista è ancora maggioritario nella società italiana, nel lavoro, nelle imprese, nelle professioni e nei cuori della gente. Ma rischia di diventare per la prima volta minoritario nelle urne, per nostra responsabilità e per loro delusione.
9. Noi avvertiamo i delusi che la sconfitta della Casa delle Libertà provocherebbe il crollo della speranza della gente libera che vedrebbe tramontare, chissà per quanto, l’unica occasione possibile di una rivoluzione liberale. Guai se ciò accadesse.
10. Per questo rivolgiamo ai delusi un appello. E offriamo loro un impegno sull’onore per il quale chiediamo ancora cinque anni di fiducia. Lo chiediamo con l’orgoglio degli obiettivi realizzati, e con la volontà di fare di più e meglio. Noi siamo consapevoli che le grandi rivoluzioni liberali del nostro tempo, come quelle della Thatcher in Gran Bretagna e di Reagan negli Stati Uniti, si sono sempre realizzate con il secondo mandato, non con il primo. Il lavoro iniziato cinque anni fa deve essere compiuto.
11.
Noi ci impegniamo a batterci per un governo di persone competenti, che abbia e dimostri sempre una forte e visibile passione politica, capace di fare, ma anche di ascoltare, comprendere, rispondere e decidere.
12. Noi ci impegniamo a lavorare ancor di più per Forza Italia, per farne un partito diverso dagli altri, dove si discutano ancor più apertamente idee, uomini e programmi, capace di rappresentare sempre meglio quel blocco sociale e politico che a Forza Italia ha dato in questi anni la sua fiducia, ma anche affidato una missione in parte incompiuta.
13.
Noi siamo con Berlusconi e a Berlusconi intendiamo garantire tutta la forza politica necessaria per resistere all’assedio soffocante della vecchia politica che spinge sempre, come è nella sua natura, a compromessi al ribasso.
14. Tanto leali, quanto liberi: questa è la nostra identità e la nostra credibilità, insieme al nostro impegno a saper dire di no, a dire sempre la verità e a mostrare la verità ai cittadini, nonostante l’assordante rumore delle mistificazioni che oggi provengono da quasi ogni parte.

15. Chiediamo ai delusi di non disertare le urne, consegnando l’Italia a coloro che la riporterebbero indietro. Lo chiediamo con orgoglio, con passione, con animo libero e sincero, e col sentimento di chi è con gli italiani che lavorano, che producono, che rischiano tutti i giorni, che si affacciano al futuro e lo vogliono limpido e rassicurante, ricco di libertà e di opportunità. Gli italiani liberi possono vincere ancora.

Renato Brunetta Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/03/2006 18:13 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 22 marzo 2006

Prodi Under Attack

Sul prossimo numero di Panorama uscirà l'articolo di Paolo Guzzanti che potete già leggere per intero nei commenti. Niente di nuovo rispetto a ciò che sapevamo e su cui abbiamo avuto già abbondantemente occasione di discutere. Sicuramente però l'articolo del Senatore di Forza Italia e presidente della Commissione Mitrokhin, costituisce il "la" all'attacco finale al candidato premier del Centro Sinistra. Il Senatore Guzzanti del resto non ha mai fatto mistero del fatto che il suo lavoro sarebbe tornato utile in campagna elettorale. In un'intervista rilasciata un anno fa (19 marzo 2005) a Gianteo Bordero per Ragionpolitica.it (Dipartimento Formazione Forza Italia), egli diceva: "Dobbiamo tutti, anche nel centrodestra, capire l'importanza politica della Commissione Mitrokhin. Può essere un elemento molto importante per vincere le prossime elezioni politiche del 2006. E' pertanto iniziata la battaglia finale...

 

Tornando ai contenuti osserviamo la ripetitività delle accuse rivolte a Prodi senza peraltro, almeno per ora, nessun elemento nuovo e decisivo. Vorremmo sottoporre al Senatore quindi alcune semplici considerazioni e domande al riguardo che secondo noi smontano facilmente le accuse così impostate:

 

 

1)     Se Prodi era in combutta con le BR e voleva avvertire i sequestratori di Moro del fatto che gli inquirenti si stavano avvicinando al loro covo di Via Gradoli, perchè mai non fece giungere loro un messaggio diretto attraverso i canali che sicuramente saranno esistiti ed egli, dunque, non poteva non conoscere? Perchè invece pensò bene di lasciare quel nome di Via, camuffandolo però sagacemente in nome di paese, in mano alle Forze dell'Ordine, sperando che esse, incapaci a decifrare giochi di parole e rebus così arguti, si precipitassero al suddetto paese con grancassa mediatica al seguito? L'abbiamo già detto in un post dedicato, ma secondo noi, le BR di fiancheggiatori e di informatori così maldestri e chiassosi ne avrebbero fatto sicuramente e volentieri a meno. Perchè mai dunque Prodi, se era un “agente” del Kgb, non usò canali segreti e più discreti e si prestò viceversa ad una trovata che l’avrebbe reso “estremamente imbarazzato ed estremamente ridicolo” (Audizione presso la Commissione Moro – 10 GIUGNO 1981)?

 

2)     Abbiamo notato con soddisfazione che il Senatore, crediamo anche su nostra indicazione, ha corretto il nome dell’amico fraterno di Prodi, il golpista sovietico del 1991, Valentin Pavlov. Infatti in un suo precedente articolo su Il Giornale (La verità dimostrata, 5 marzo 2006), egli parlava appunto di stretti rapporti di Prodi non con l’allora Primo Ministro, bensì con Vladimir Kriuchkov che al tempo era nientepopòdimenochè capo del KGB. Una differenza non da poco vista la tesi che si voleva far passare… Tornando ai rapporti di Prodi e Pavlov voglio riportare integralmente il brano della famosa intervista al Corriere a cui (unica pezza giustificativa?) lo stesso Guzzanti continua a riferirsi: “Ma la svolta repentina,” - chiedeva l’intervistatore – “il voltafaccia del primo ministro Pavlov non produrranno reazioni in un sistema non più gestito in modo centralistico?”. Lo sciagurato rispose: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia. Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”. That’s All Folks! In questa frase secondo Guzzanti Prodi “manifestò comprensione per il golpista Pavlov, suo stimato amico, mentre quello tentava di eliminare Michail Gorbaciov”. (!?) Come si riesce, Senatore, a sostenere questa affermazione leggendo quella sola frase? Non ritiene sia un po’ pochino? Possibile che non esistano altri documenti più espliciti che possano approfondire qual’era in realtà il rapporto “pericoloso” tra Prodi e Pavlov?

 

3)     Sulle carte recepite nello scorso dicembre in seguito alla “rogatoria compiuta dal Parlamento italiano presso la Procura di Budapest” che testimonierebbero “che il gruppo di comando delle Brigate Rosse faceva parte integrante di una rete militare sorvegliata dal Kgb e usata dal Gru, cioè dal servizio segreto militare sovietico”, non possiamo dire nulla finchè non le leggeremo. Per ora possiamo dire di aver raccolto e già pubblicato una smentita sul reale contenuto di quei documenti da parte dell’On. Valter Bielli, membro anch’egli della commissione Mitrokhin, il quale riteniamo se ne assumerà per intero la responsabilità. Riportiamo quanto ci disse: “per quanto attiene alla visita della commissione a Budapest il funzionario ungherese aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo… che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia… Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parla della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br”.

 

4)     Sulle omissioni, “sbianchettamenti” e altri reati imputati a Prodi (ma anche a Dini e a D’Alema in qualità anch’essi di Presidenti del Consiglio e ai vertici del Sismi, Siracusa e Battelli), il documento di riferimento resta la Relazione Cordova depositata il 20 dicembre scorso. Si è per ora pronunciata la Procura di Roma chiedendone l’archiviazione (8 febbraio). Il Senatore Guzzanti ha quindi inviato una lettera al Tribunale dei Ministri che dovrà pronunciarsi. Attendiamo il pronunciamento.

 

 

Sia chiaro comunque che noi qui non vogliamo sostenere che il KGB, il GRU, L’Unione Sovietica o Brezniev in persona non fossero eventualmente coinvolti in vicende gravi o avessero responsabilità diretta su determinati episodi. Crediamo siano argomenti che andranno sviscerati e valutati dagli storici e, qualora si rilevino eventi che comportano ancora oggi conseguenze penali, andrà fatto dagli organi competenti. Quello che qui vogliamo dire è che le informazioni così confezionate non ci sembra configurino responsabilità e accuse così gravi a carico di una persona, Romano Prodi, che raccoglie comunque il consenso di almeno la metà, forse più, degli italiani. Se ci sono documenti espliciti essi vengano esibiti, le interpretazioni di articoli di giornale o di veniali “bicchierate” tra amici avvenute quasi trent’anni fa, ci sembra, onestamente, che lascino il tempo che trovano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/03/2006 12:05 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 17 marzo 2006

Mitrokhin: relazione finale. Misteri e dintorni.

Ieri non è stata votata la relazione finale della Commissione Mitrokhin presentata dal Senatore Paolo Guzzanti, per mancanza del numero legale. Non erano presenti tutti i commissari dell’Unione, che hanno depositato un loro documento molto critico, ma anche tre esponenti della CdL facendo mancare il quorum necessario di 21 membri per solo due voti.

La commissione è stata quindi sciolta. Il Senatore a vita Giulio Andreotti ha spinto affinché non si giungesse ad una votazione. A suo dire è necessario un approfondimento da rimandare eventualmente ad una nuova commissione da ripristinare nelle prossima legislatura.

Sulle conclusioni sostenute dal Senatore di Forza Italia, abbiamo già discusso abbondantemente in questa sede, ma cercheremo di farlo ancora. Ieri, a caldo, Guzzanti ha rilasciato una lunga e completa intervista a “Lino on line” che riportiamo integralmente nei commenti.  In essa sono richiamati tutti i punti più salienti dell’inchiesta:

  • la denuncia ai tre Presidenti del Consiglio Dini, Prodi, D’Alema e ai due direttori del Sismi Siracusa e Battelli per irregolarità nella gestione del dossier Impedian (Relazione Cordova);
  • l’attentato al Papa (pista sovietica);
  • il caso Moro (BR eterodirette dal KGB e connivenza di Romano Prodi);
  • la strage alla Stazione di Bologna (pista medio-orientale e patto segreto tra stato e palestinesi).

     

Come ben conclude il senatore, se ciò che afferma fosse anche solo parzialmente vero andrebbe “riscritta tutta la storia d’Italia”.

Ma per riscrivere la storia bisogna partire da documenti certi e da fatti inconfutabili.

Ad oggi le polemiche da blog che abbiamo sostenuto con Guzzanti su Prodi e la seduta spiritica e sulla presunta affiliazione sempre di Prodi al KGB ci sembrano evidenziare una certa inconsistenza documentale.

Non solo penalmente parlando, ma anche “moralmente”. Ovvero non ci sembrano esserci prove tali da portare a condanne penali, ma nemmeno tali da ritenere qualcuno “moralmente” colpevole.

Affermare per esempio che “Prodi fece un’intervista in cui si schierò contro Gorbaciov a favore dei golpisti, dichiarandosi anche amico del capo dei golpisti. Questi sono fatti”, avendo tutti a disposizione quella intervista in tutta la sua ingenuità e innocenza, ci sembra eccessivo.

Il discorso sarebbe diverso se dagli archivi dell’est fosse emerso qualche preciso documento che avvalorasse questa supposizione.

Se qualcuno riprende in mano i giornali di quei giorni dell’agosto 1991, quando il golpe di Kriuckhov era in atto, e segue il ragionamento di Guzzanti, sarebbe tentato di accusare di connivenza con i golpisti il Presidente Cossiga e il Primo Ministro Andreotti, piuttosto che l’economista Prodi.

Non può, lo ripetiamo al senatore, un’accusa così grave basarsi su una intervista così palesemente innocua. Per una volta ci sentiamo di condividere la posizione di Andreotti. Chiediamo approfondimenti.

Senatore Guzzanti porti alla luce il Sacro Graal. Il vero Dossier Mitrokhin.

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/03/2006 08:59 | Permalink | commenti (7)
categoria:campagna elettorale, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo, moro aldo
venerdì, 10 marzo 2006

Singolar tenzone… singolar interpretazione…

 

 

 

Yis'ga'dal v'yis'kadash sh'may ra'bbo, b'olmo dee'vro chir'usay v'yamlich malchu'say, b'chayaychon uv'yomay'chon uv'chayay d'chol bais Yisroel, ba'agolo u'viz'man koriv; v'imru Omein…

[Pardes] tuttavia è godibile e insidioso avversario e come schermidore è temibile. Anche per il suo secondo coltello…

Qui / non è / in gioco la politica, / MA L’ARME / i cavalier / le dame / gli onori

polvere / sangue, / clangore d’armature / stiletti nascosti / pennacchi al vento / gole tagliate / vesciche di pelle

per rinfrescare l’arsura / con veleni / di serpenti infuocati, / sguardi di cenere / e saette / piantate come asce

dita negli occhi / rasoiate ai garretti / cremisi gualdrappe / e argentei squilli / crolli di ferraglia / e grida dagli spalti

corpi trascinati / bave di sangue / annerito…

 

Il vecchio leone / fulvocrinito / alzò quindi gli occhi al cielo / rosseggiante…

sfere di fuoco divorante, / provviste di fulmini e di rugiada”, / piovevano intorno / “provviste di fiamma e di palle di fuoco”,

in lontananza brulicanti / “bandiere ed eserciti, / schiere di principi: braci di fuoco"
Ma la mia mano / è guantata / di lische d’acciaio / immerse / nel curaro / E dita / artigliate / polso di ferro...

La collera del principe divampa? / Scoppia, / scoppia il fulmine e l'uragano inonda la terra…

 

E le damigelle godono sugli spalti / sognando / (spero) / notti d’insonnia / e magà / tra fresche lenzuola

per medicare / le arpionature degli erpici / nelle carni del vincitore / mentre la testa / del vinto / ha la lingua

fremente di mosche / sulla picca più alta / e lo sguardo smarrito

…Y'hay shlomo rabbo min sh'mayo, v'chayim alaynu v'al kol Yisroel; v'imru Omein.
Oseh sholom bimromov, hu ya'aseh sholom olaynu, v'al kol yisroel; vimru Omein.

(Paolo G., Gavriel P., Kaddish...)

 

 

Ci fu una scuola di pensiero storiografica che contestando qualunque interpretazione dei fatti storici, si limitava a produrre il documento nudo e crudo, lasciando a ciascuno la possibilità di leggerlo, guardarlo, toccarlo.

Si astenevano rigorosamente dal commentarlo, dall’esprimere una loro opinione.

Non si rendevano conto che anche così facendo la loro era pur sempre una interpretazione dei fatti...

Qualsiasi intervento umano è invasivo.

Quando misuriamo la temperatura di un ambiente dovremmo considerare l’alterazione alla stessa apportata dal termometro, cioè proprio dallo strumento che vuole misurarla...

Qualsiasi intervento umano introduce un errore.

Nel post precedente Guzzanti e io abbiamo interpretato lo stesso testo oggettivo, l’intervista di Romano Prodi al Corsera dell’agosto 1991, accusandoci vivacemente a vicenda di manipolazione.

Proviamo a lasciar decantare il testo e le nostre parole ormai scritte.

Abbandoniamo quelle parole nella loro suggestiva scabrezza ed essenzialità…

Chiunque passerà potrà leggere, guardare, toccare…

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/03/2006 09:18 | Permalink | commenti
categoria:campagna elettorale, guzzanti paolo
domenica, 05 marzo 2006

E' caduta la prima bomba...

Aggiornamento 9 marzo 2006

Caro Gabriele,

Mi sono alzato un’ora prima di andare a lavorare (in Commissione, dove arrivano ogni giorno nuovi documenti, proprio alla fine del lavoro) per rispondere alle sue domande martellanti, riproposte con una insistenza mascherata da questa sua tecnica di una forma che definirei a questo punto melliflua ed entrista.

Può darsi che i miei amici della lista non conoscano l’entrismo trotskista, ma lei certamente sì: ci si traveste e si simula di essere almeno affini a quelli fra cui ci si mescola e poi si compie una scrupolosa opera di distruzione dall’interno, pezzetto per pezzetto.

Ora io di questo ho una responsabilità, perché purtroppo l’ho scambiata per un cavaliere senza macchia e certamente senza paura e vedo che forse lei non ha macchie (di sicuro come me non ha paura, e questo è un merito, ma io sono un combattente duro e senza maschera) ma ha facce diverse.

Ho dato un’occhiata a quel che ha scritto , e vedo da questo che lei è una figura di rango un po’ diverso da quello che immaginavo.

Comunque, a me fa piacere avere a che fare con i duri, perché quando il gioco si fa duro, eccetera.

Mi spiace un po’ che ci sia chi nella sua epica l’ha scambiata , per un allegro angelo sterminatore che combatte con la forza delle sole idee.

Io dico che lei invece combatte con molte armi legittime ,che sa usare, ma anche con l’arma proibita della manipolazione, che sa usare ancora meglio.

Io ho molti difetti, tutti visibili e confessati, di cui non mi vergogno e che metto in piazza con sincerità.

Lei mi sembra invece che abbia pochi difetti e sia però sostanzialmente in malafede quando combatte con me, malgrado i salamelecchi.

E veniamo alla sua lettera sulla questione Prodi e Urss.

Comincio col fare ammenda di due errori, che sono spiacevoli perché sono errori, che ammetto subito e che tuttavia non spostano di una virgola la documentazione di quanto sostengo.

Gli errori, dovuti alla mia pretesa di citare a memoria un articolo che non avevo da anni sotto il naso, sono questi:

1 - Prodi nel 1991 non era più presidente dell’Iri, ma era il responsabile della società Nomisma e con questa era, come recita l’occhiello del titolo “consulente dei sovietici”.

2. Seconda mia imprecisione: Non è in quella intervista che Prodi dichiara di conoscere bene e di essere amico di Kriuchkov, ultimo capo del Kgb, capo della giunta golpista che stava tentando di eliminare Gorbaciov, uomo che fu poi sconfitto, arrestato, messo da parte e poi allegramente reintegrato nel nuovo ordine post sovietico, e che adesso si permette di lanciare proclami contro di me, come stanno facendo tutti i membri del vecchio regime.

Sarebbe come se, dopo la caduta del nazismo e la nascita della Repubblica federale tedesca, i tedeschi democratici avessero negato le colpe della Gestapo e delle SS, e naturalmente anche i campi di sterminio e la Shoà, difendendo il passato nazista.

Ma in quella intervista si mostra amico di Pavlov, capo politico dei golpisti.

3. Le espressioni di apprezzamento di Prodi per tutta la giunta golpista che stava tentando di reintrodurre il regime comunista sovietico esistono, sono numerose e in quell’epoca notissime a tutti i collaboratori di Prodi.

4. Fine del mea culpa.

E adesso veniamo alla sua manipolazione.

Manipolare vuol dire scegliere pezzi che fanno comodo, metterli insieme e impedire che si legga il vero senso di un discorso.

Il discorso di Prodi in quell’intervista non è affatto quello che lei manipola mettendo insieme frasi generiche ma è chiarissimo: Prodi detesta Gorbaciov, detesta il suo tentativo di riformare l’Urss e dice: “Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov”.

Capisce l’Italiano, Paradisi?

Dice Prodi: il popolo non è con Gorbaciov.

Seguono poi quelle generiche parole di apprezzamento, per poi tornare al sodo:

“Il popolo non è con lui. A noi occidentali spesso in missione a Mosca la gente diceva: lo stimate solo voi”.

Poi l’articolo spiega che Prodi è diventato, dopo Nomisma “consulente del governo sovietico e promotore di una scuola di formazione per i manager dell’Urss”.

Prodi dichiara di essere molto amico di Pavlov, che non era il capo magazziniere, ma il primo ministro golpista che aveva guidato politicamente la giunta (mentre Kriuchkov, capo del kgb dava il supporto logistico).

Quindi Pavlov e non Kriuchkov era amico di Prodi che detestava Gorbaciov e per lui Prodi ha parole di tenerezza politica: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov, un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto è una scelta coerente”.

Capisce, Paradisi? Prodi sostiene che Gorbaciov è un fallimento e che Pavlov facendo un colpo di Stato è coerente: non c’è una sola parola, neanche mezza, di presa di distanza.

Allora non so se lei è al corrente del fatto che il Kgb non era un banale servizio segreto, come la Cia.

Il servizio segreto come la Cia in Urss era il Gru militare, se vuole come il nostro Sismi. Quello che io ho accusato di aver ordito, su imput di Breznev, l’attentato a papa Giovanni Paolo II.

Il Kgb era una istituzione poliziesca totale e globale (globale: ecco una parola a lei familiare) che comandava su tutti gli aspetti della vita civile dell’Unione Sovietica.

Il Kgb comandava sui conservatori di pianoforte, decideva chi dovesse fare la modella (la mia amica Louda Tsibikov, che ora vive a new York con suo marito, donna bellissima e altissima, mi raccontò come un giorno il Kgb la convocò e le comunico che da quel giorno lei sarebbe stata indossatrice), sul cinema, sull’economia, sui giornalisti stranieri, sulle aziende straniere in Urss, sui programmi televisivi, eccetera.

L’istituto Plehanov era una delle sezioni del Kgb direttorato economico, e Nomisma era in joint venture con quell’istituto, ovvero con il Kgb, fine del discorso.

O lei pensa che il Kgb sotto Gorbaciov fosse un’istituzione di orsoline? Il Kgb di Gorbaciov, che io ho visto in campo nei Paesi baltici e poi in Romania dopo l’assassinio di Nicolau ed Elena Ceausescu, sotto il gorbacioviano Iliescu, era feroce, assassino, terribile: Gorbaciov fece fucilar 12 agenti del Kgb che erano passati al campo avverso, man mano che l’agente della Cia Ames li svelava. Il “buon Gobaciov” era l’uomo prescelto da Andropov e poi da Cernenko, e sotto di lui la polizia segreta era terribile e mostruosa: pochi giorni prima del golpe ero a Mosca e ho visto gli uomini del kgb picchiare selvaggiamente per strada i venditori di orologi, in borghese, mentre tutti fuggivano urlano “Kaghebè, kaghebè...”.

Quindi, ripeto: Prodi, che non aveva alcun bisogno di una seduta spiritica per proteggere qualcuno dell’Autonomia per passare l’informazione su via Gradoli, mise in moto un meccanismo come quello del piattino che portò alla fuga dei brigatisti.

Prodi era dalla parte dei golpisti durante il golpe. Prodi stava dalla parte di quello stesso Kriuchkov che oggi accusa me di essere un provocatore.

Paradisi, mi risponde per favore anche sulla questione dei media.

A stamattina, mi dice la mia segretaria Francesca, sono oltre 1000 (mille) i media mondiali che si stanno occupando della Commissione Mitrokhin e del suo presidente. Ma fra quei valorosi mille non ci sono Corriere della Sera (ora ufficialmente prodiano), la Stampa, La Repubblica, le tre reti del servizio pubblico e neanche quelle private. Lei ha sostenuto che il silenzio su di me dipende dallo scarso interesse di quel che faccio e dei risultati della Commissione. Ciò sembra in lieve collisione frontale con i dati di fatto.

Come la mettiamo?

Cordialissimi saluti dal suo

Paolo Guzzanti

Aggiornamento 6 marzo 2006

Tovarich Prodi-Romanov

Ieri Paolo Guzzanti su Il Giornale a proposito di Vladimir Kriuchkov (uno dei leader del golpe del 1991 in Unione Sovietica) scriveva “Ma c’è un importante circostanza che lega questo signore alle nostre vicende e la circostanza sta nella intervista che il professor Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, concesse al Corriere della Sera mentre era in corso il  golpe nell’agosto del 1991. L’intervistatore chiese a Prodi che cosa  pensasse del golpe e lui disse prima di tutto che se l’aspettava, poi che conosceva bene il signor Kriuchkov e che avrebbe atteso ancora un po’ per valutare il nuovo corso economico della nuova Unione Sovietica. Quindi: comprensione per il golpe, un apprezzamento per il capo del Kgb e attesa fiduciosa nel nuovo corso da guerra fredda”.

Al di la di un primo lampante ma veniale errore dovuto di certo alla fretta o ad una rilettura troppo veloce del pezzo (Prodi aveva infatti lasciato la presidenza dell’IRI già da un paio di anni, nel 1989), ci siamo andati a rileggere il famoso articolo per scoprire come si era espressa in quei giorni di trepidazione la vera natura di Prodi, poiché, come ci dimostra il senatore forzista, sotto le mentite spoglie di un già pacioso e innocuo professore cattolico in realtà si nascondesse un bieco bolscevico.

Si tratta di un intervista rilasciata a Massimo Gaggi il 20 agosto 1991. Il titolo è già di per sé un inno al comunismo: Prodi: “In pericolo non solo le commesse ma la svolta verso l’economia di mercato”!

Dopo questo inquietante incipit, le successive prese di posizione di Romanone nostro sono a dir poco destabilizzanti.

In primis l’opinione verso Gorbaciov che viene liquidato con uno sprezzante: “E’ il più grande personaggio comparso sulla scena mondiale negli ultimi dieci anni, uno straordinario innovatore”.

Quindi sempre più impressionati ci siamo andati a cercare le lodi sperticate nei confronti del suo amico golpista Vladimir Kriuckhov già capo del KGB e… e… non abbiamo trovato nulla…

In effetti Prodi nomina un sovietico col suffisso –ov nel cognome, ma si tratta di Valentin Pavlov (allora primo ministro) che viene citato in questi precisi termini: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia. Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”.

Poi un susseguirsi di frasi dal chiaro tono di comprensione per il golpe e di attesa fiduciosa nel “nuovo” corso: “Piuttosto la svolta interrompe un pezzo di cambiamento del mondo, un’esperienza che va dalla liquidazione di Yalta allo spostamento del confine Est-Ovest sempre più a Oriente. Questo è il vero blocco potenzialmente minaccioso nel lungo periodo: qui si giustifica la reazione dei mercati”; “a questo punto tutto è possibile, anche un ritorno al vecchio centralismo”; “perché la destituzione di Gorbaciov tira in ballo tutti i nuovi equilibri, compresi quelli del Medio Oriente dove le prospettive della conferenza di pace si fanno all’improvviso difficilissime”…

Per dar modo a tutti di farsi un’idea di ciò che arrivò a dire in quell’occasione Romano Prodi, riportiamo integralmente l’articolo nei commenti, lasciando però una domanda per il Senatore Paolo Guzzanti che sicuramente ci leggerà:

Si riferiva, senatore, quando ha scritto l’articolo di ieri, forse ad un’altra intervista rilasciata al Corriere in quei giorni  e a noi forse sfuggita nella penombra dell’emeroteca?

 

 

 

 


Riceviamo dal Senatore Paolo Guzzanti e pubblichiamo:

Insisto per Prodi a rimettere in colonna i soli fatti certi che lo collegano e lo legano in maniera lampante con il KGB:

1 -Il gioco del piattino si concluse con la fuga dei brigatisti da via Gradoli. L’informazione Gradoli NON venne da una fonte dell’Autonomia e NON c’era alcuna necessità di coprire la fonte chiunque fosse, perché la legge prevede il caso di una fonte che intende restare riservata e non c’era bisogno di alcuna seduta spiritica per questo, codice alla mano (vedi Esposto denuncia di Cordova).
La Commissione Mitrokhin ha provato al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, grazie ai documenti originali forniti dalla Procura Generale di Budpest a me personalmente, che le Brigate Rosse erano parte integrante di una rete militare e terroristica alle dipendenze dirette del KGB e del GRU attraverso l’intermediazione di Ilich Ramirez Sanchesz detto Carlos e della Stasi.
Il rapimento Moro servì soltanto per l’interrogatorio di Moro che si concluse con la soppressione dell’interrogato.
Durante i 55 giorni di interrogatorio sparirono dalla cassaforte del Ministro della Difesa i piani Top Secret dell’operazione Stay Behind e della difesa nord dell’Italia, per poi riapparirvi dopo la morte di Moro.  

2- Durante il golpe contro Gorbaciov Prodi tifava per i golpisti e si dichiarava amico del loro capo, nonché capo del Kgb

3 - La Nomisma aveva una sede a Mosca ed era in connessione con il KGB sezione economica.
L’uomo che faceva la spola per conto di Prodi fra Roma e Mosca era l’attuale onorevole Andrea Papini, ora mio vice presidente nella Commissione Mitrokhin allora soltanto collaboratore di Prodi. Fonte: l’onorevole Andrea Papini.

4 - Durante l’arrivo delle schede del KGB il presidente del Consiglio Romano Prodi costrinse il direttore del Sismi Sergio Siracusa ad una catena di illegalità ora all’attenzione del Tribunale dei Ministri, dove sono stati deferiti, da me e da Cordova, sia lo stesso Prodi, che Dini e D’Alema.

5 - il generale Siracusa che compì tutte le illegalità necessarie a mascherare il dossier Mitrokhin, ricevette come compenso ciò che mai alcun militare europeo ha mai ottenuto neanche ai tempi del fascismo:
il comando dell’arma dei Carabinieri ripetuto persino dopo aver superato i limiti d’età, più i benefici di una legge ad personam che fingendo di trasformare l’Arma nella Quarta forza armata, ha soltanto messo a disposizione di Siracusa un numero enorme di promozioni con cui premiare i suoi fedeli.

Sono curioso di vedere se qualcuno ha da ridire su questi dati di fatto e con quali argomenti.
Grazie di nuovo.

Paolo Guzzanti

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi su Il Giornale è uscito un articolo del Senatore Paolo Guzzanti in qualità non di vicedirettore od opinionista di quel quotidiano, ma come Presidente della Commissione Mitrokhin. In questa veste Paolo Guzzanti viene spesso gentilmente ospitato dal direttore Belpietro al quale egli non manca di inviare sentiti ringraziamenti.

Come avevamo temuto i primi spezzoni d'artiglieria cominciano a cadere sul terreno già tormentato di questa lunga, estenuante, campagna elettorale.

Un paio di interviste rilasciate rispettivamente da un magistrato francese Jean Luis Bruguière (ben altro colore hanno le toghe oltralpe), e dal golpista sovietico Vladimir Kriuchkov, danno modo a Guzzanti di mettere insieme i tasselli che già impreziosivano il suo quadriennale lavoro in Commissione e le relative Relazioni finali di maggioranza.

Lo scenario che ci disegna il Senatore di Forza Italia è degno del miglior Le Carrè. E' un quadro d'insieme a suo modo amplissimo e "maestoso". L'Unione Sovietica e i suoi servizi, impegnati nella loro missione di conquista del mondo, figurano dietro alle azioni più terribili che insanguinarono il nostro Paese negli anni '70 e '80. L'URSS era quindi dietro alle stragi, non richiamate in quest'articolo ma già fatto altrove, impropriamente fino ad oggi definite fasciste; era dietro all'attentato al Papa polacco; era dietro al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro.

Il vecchio PCI, ovviamente, con le sue propagini rivoluzionarie di "compagni che sbagliano", era la quinta colonna di questo "progetto finale" e Prodi, sì proprio lui, il candidato dell'Unione di Centro Sinistra alle imminenti elezioni politiche, chissà perchè allora camuffato tra le file della DC, finisce per essere il regista effettivo e operativo delle azioni criminose.

Finalmente il "Grande Vecchio" è stato scoperto, anche se allora, diciamo nel 1978 (omicidio Moro), Prodi Romano, classe 1939, aveva meno di quarant'anni, qualche puntina di canizie già si avvertiva nel suo volutamente ingannevole volto paffuto...

Per ora, dalle carte, emergono prove, se ci si passa questo termine ardito, alquanto labili. Sul caso Moro infatti viene ribadito il ruolo determinante di Prodi nelle soffiate agli amici brigatisti (la seduta spiritica e Gradoli-Paese, tema già ampiamente trattato da noi in questo blog...), mentre a riprova della sua vicinanza conl'Unione Sovietica e quindi ai suoi criminali scopi, viene riportata un'intervista del medesimo al Corriera della Sera in cui, il pacioso Mortadella, sembra non prendere adeguatamente le distanze dai restauratori golpisti di Kriuchkov.

Poca cosa direte voi, ma questo, ne siamo certi, è solo l'assaggio. Come in ogni thriller che si rispetti, la suspance è d'obbligo. Questa è solo un'anteprima, un abbozzo, una punta di iceberg di qualcosa di ENORME che potrebbe destabilizzare (come teme lo stesso Andreotti) il Paese intero... e proprio alla vigilia delle elezioni...

Aspettiamo, sarà solo questione di ore ormai, e verranno resi noti e pubblici i documenti inconfutabili emersi dagli archivi della Stasi, del KGB, del GRU e di tutti gli altri servizi segreti comunisti, setacciati con rigore dai commissari (di maggioranza) della Mitrokhin. Il tempo stringe. Alle elezioni mancano sole poche settimane ormai.

Possiamo mandare al governo dell'Italia i complici del'Unione Sovietica, oggi, che l'Unione Sovietica non c'è nemmeno più?

 


 

 

mercoledì, 22 febbraio 2006

La quiete prima della tempesta

Aggiornamento del 1 marzo

Dopo alcune anticipazioni fatte ad un convegno di Forza Italia a Reggio Emilia il 24 febbraio riportate anche in un'intervista a E' TV Tricolore e al quotidiano "L'informazione", oggi il senatore Guzzanti ha consegnato ai commissari il testo (ancora non definitivo) della Relazione Mitrokhin, chiedendo il voto per il 15 marzo. Tra le prime reazioni registriamo quella del Senatore Andreotti. Ci aspettiamo ora quelle di altri esponenti la commissione e i commenti dello stesso Guzzanti...

Aggiornamento del 27 febbraio

L'onorevole Valter Bielli ci ha fatto pervenire questa interessante puntualizzazione:

"per quanto attiene alla visita della commissione a Budapest e alla mia domanda, [faccio notare che il] funzionario ungherese aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo… [aveva poi aggiunto] che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia… Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parla della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br… 

Dal 1 marzo in Commissione dovremmo riprendere la discussione sulla relazione finale: Avrà modo di leggere anche sul viaggio in Ungheria della Commissione".

Dunque documenti in cui esplicitamente sta scritto che le Brigate Rosse italiane erano eterodirette dal KGB sembrano non esistere. Una volta ancora si finisce per dividersi e scontrarsi su interpretazioni più o meno fantasiose?

Repetita juvant.

Alcuni amici del Senatore mi hanno fatto notare che questo articolo così impostato non è obiettivo, anche perchè sembra enfatizzare le smentite di Valter Bielli e Lino Duilio alle anticipazioni sulle "verità pazzesche" di Guzzanti. In effetti alla dichiarazione di Bielli del 16 dicembre scorso da me qui riportate, seguì una contro dichiarazione di Paolo Guzzanti che io già ebbi modo di far conoscere il 22 gennaio scorso pubblicandola nei commenti all'articolo "A' la guerre!". Poichè ripetere le cose, come dicevano i latini, può servire, soprattutto a coloro che mostrano una certa rigidità alle dinamiche di un contradditorio aperto e libero, provvederemo a riportarle nuovamente. Dopodichè ci attendiamo finalmente di leggere le scoppiettanti verità che mostreranno la vera natura di certe forze politiche del centro sinistra, potremo finalmente togliere il velo a numerosi misteri che hanno insanguinato la nostra povera repubblica....

Paolo Guzzanti (ANSA 16 dicembre 2005) "L'onorevole Bielli sostiene che io avrei dato una 'interpretazione fantasiosa' dei documenti già acquisiti e di quelli che le autorità ungheresi si sono impegnate a consegnare entro poche settimane, in cui è trascritto il diario delle operazioni congiunte fra Brigate Rosse e la rete del terrorismo in Europa e in Medio Oriente diretta dal Kgb e pianificata dalla Stasi tedesco orientale. L'onorevole Bielli ha poca memoria perchè dimentica di aver posto personalmente la seguente domanda al rappresentante della procura di Budapest e a quello dei servizi di sicurezza: 'Ma siamo sicuri che quando dite Brigate rosse non intendiate riferirvi a generiche brigate rivoluzionarie internazionali per comodità indicate come brigate rosse?'. Domanda alla quale il portavoce ungherese ha cortesemente risposto così: 'No, onorevole Bielli: si tratta delle Brigate Rosse italiane, sono le uniche brigate rosse che conosciamo'''

 

 

 

AGGIORNAMENTO del 23 febbraio:

L'Onorevole Duilio ci ha inviato una nuova puntualizzazione anticipando la notizia dell'uscita anche di una Relazione Finale da parte della minoranza della Commissione Mitrokhin.

"Gentile Sig. Paradisi, mi permetto di consigliarLe, per avere un quadro corretto e non "gridato" della situazione, di aspettare non solo la relazione del Presidente Guzzanti, ma anche la prevedibile, ulteriore relazione di noi minoranza in Commissione. Questo perché, a dire le cose come stanno, qui di "pazzesco" c'è solo l'annuncio di "verità pazzesche", come dice il Presidente Guzzanti. Le segnalo inoltre, se non lo sapesse, che lo stesso Presidente, agendo "da privato cittadino" e con il solito clamore mediatico, nel dicembre scorso ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma un "riassunto" della sola relazione di maggioranza, ipotizzando i presunti reati penali di cui Lei riferisce. La Procura ha trasmesso, come atto dovuto, l'incarto al Tribunale dei Ministri e successivamente ha chiesto l'archiviazione del tutto in quanto non individua alcun reato penale. Anche questa decisione, peraltro, ha trovato la reazione "pubblica" del privato cittadino Guzzanti, reazione affidata, come al solito, a tanto di agenzie di stampa. Come vede, lo spettacolo è piuttosto lontano da quello stile a cui alludevo nella mia precedente, Le ribadisco, comunque, che, pur essendo capogruppo della Margherita in Commissione Mitrokhin, non è mia intenzione scendere su un simile terreno di azione, ritenendo di possedere ben altra cultura istituzionale e riservandomi di affidare alle sedi parlamentari proprie le mie valutazioni. Cordialtà, Lino Duilio"

 

AGGIORNAMENTO del 22 febbraio:

Abbiamo ricevuto dall'Onorevole Ercolino Duilio (Margherita), componente della Commissione Mitrokhin la seguente dichiarazione che pubblichiamo:

"Gentile Sig. Paradisi, credo che le Commissioni d'Indagine Parlamentare debbano fare un lavoro serio e discreto, basato su atti e riscontri. E' ciò che abbiamo fatto sinora, approdando a risultati che sono consultabili agevolmente attraverso Internet. In particolare, potrà accedere, oltre che al resoconto delle audizioni, alle relazioni di maggioranza e, per l'opposizione,  a quella di minoranza (che mi permetto di definire molto seria). Credo che le ridondanze mediatiche, a maggior ragione in periodo elettorale, siano del tutto inopportune e sono sinceramente amareggiato per avere, più volte, dovuto constatare che anche questo elementare principio di deontologia istituzionale non è stato rispettato. Ma tant'è! Siccome continuo a credere che le istituzioni debbano conservare una credibilità superiore agli interessi di parte, mi astengo dall'offriLe valutazioni personali (che pure Le potrei abbondantemente fare) e La invito ad accedere, se ritiene, alla documentazione che ho dapprima richiamato. Il resto, mi permetta dire, appartiene al regno dell'opinabile quando non del fantasioso. Cordialmente, on. Lino Duilio".

·         RELAZIONE SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN 

Relatore: senatore Paolo GUZZANTI (approvata nella seduta del 15 dicembre 2004 - Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)

·         RELAZIONE DI MINORANZA SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN 

(presentata dai commissari: Bielli, Duilio, Giordano, Marino, Zancan, Albonetti, Carboni, Cavallaro, Dato, Diliberto, Garraffa, Gasbarri, Maconi, Molinari, Nieddu, Papini, Quartiani. -Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)

 

In questi giorni, il Senatore della Repubblica Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Parlamentare Mitrokhin, sta lavorando alacremente alla stesura della relazione finale dei lavori che l’hanno visto impegnato per quattro lunghi anni.

Quattro anni che lui ha definito “di servizio alla patria, al servizio della verità e al servizio della memoria mutilata e dell'identità altrettanto mutilata”.

Da diversi mesi, comunque, nelle sedi più varie e in diverse occasioni egli ha lasciato intendere che dalle ricerche effettuate siano emerse “verità pazzesche”.

In dicembre di ritorno da una missione in Ungheria Guzzanti parlò ad esempio delle Brigate Rosse eterodirette dal KGB e spiegò come dietro a tutti i misteri di quei tragici anni ci fosse una regia ben precisa. Ma soprattutto sottolineò come fossero ancora “vivi, in Italia i veri depistatori”, lasciando evidentemente intendere che essi oggi militino nello schieramento di centro sinistra, magari rivestendo anche ruoli di primo piano.

Come scrisse su Panorama le carte rinvenute avrebbero permesso di riscrivere completamente la storia “del rapimento di Aldo Moro, della strage di Ustica, della strage di Bologna, dell’attentato al treno del Natale 1984 e dell’ondata terroristica delle Brigate Rosse e in genere del terrorismo e dell’eversione”.

Immediatamente all’uscita di quelle prime agenzie il deputato Valter Bielli dei DS, anch’egli membro della Commissione Mitrokhin, contestò il Senatore Guzzanti con queste farsi: “le parole di Paolo Guzzanti non trovano riscontro in alcun documento… Il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta dovrebbe avere il senso della misura, ma questa non e' la virtù di Guzzanti, che dà una sua particolare interpretazione dei risultati della missione della commissione a Budapest… Un'interpretazione che non risulta al momento assolutamente suffragata dalle carte''.

Ora pare sia finalmente giunto il momento di vedere queste carte.

Noi abbiamo contattato tutti i membri della Commissione Mitrokhin che firmarono la Relazione di Minoranza nel dicembre 2004 per chiedere loro un parere, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

Può essere che reputino ancora inutile e velleitaria l’iniziativa di qualche blogger sconosciuto e sperduto nella rete; può essere che stiano preparando una difesa alle accuse che verranno prodotte.

Tutto questo avviene (ma non vogliamo certo essere noi a scomodare l’orologeria…) nel pieno di una già velenosissima campagna elettorale.

Siamo sicuri che quelli che seguiranno saranno giorni infuocati.

Che manifesti 6x3 tappezzeranno le nostre città nelle prossime settimane a tempesta in corso?

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 22/02/2006 09:15 | Permalink | commenti (6)
categoria:campagna elettorale, brigate rosse, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo, caso moro
mercoledì, 08 febbraio 2006

Smoking gun???

Il Senatore Guzzanti non ha gradito questo articolo. Ha detto che le sue parole sono state manipolate e ha fornito una dattagliata puntualizzazione.

Riporterò per esteso entrambi i testi. Sia quello originario utilizzato per scrivere l'articolo (sarà di colore blu), sia la sua ultima puntualizzazione (sarà di colore verde). Crediamo tuttora di aver aggiunto, ma in modo esplicito, solo le nostre personali e libere considerazioni finali.

...

3 La messinscena è fuor di dubbio. Che per chi ha messo in scena si tratti più precisamente di una serie di menzogne raccontate al magistrato inquirente, alla Commissione Moro e poi alla Commissione Mitrokhin sembra lapalissiano.

4 La smoking gun, se si vuole accontentare della logica e dell’evidenza, consiste nel fatto che una messinscena è stata preparata per far sì che il messaggio “Gradoli” fosse alterato come “città di Gradoli” e diffuso in questa forma, sicché potesse essere letto da chi trovandosi in “via Gradoli” potesse riceverlo e agire di conseguenza. Visto che con Gradoli sono state fornite anche altre due città limitrofe, lo scopo effettivo della messinscena è provato oltre ogni ragionevole dubbio.

5 – Siamo tutti certi che non tutti i partecipanti sapessero di partecipare a una messinscena, ma almeno uno sì.

6 – L’autore della messinscena simula una distratta sorpresa e poi avverte che ci penserà lui a far arrivare il messaggio.

L’autore della messinscena è l’unico che si proponga per un tale impegno e che lo attui (la spiegazione secondo cui il piattino tornava all’inizio della parola per dare ENTER e considerare la parola completa dimostrerebbe che questo spirito metafisico è anche un operatore marconista di straordinarie risorse, peraltro ben compreso dai suoi interlocutori che ne accettano il codice).

7 – Trovi, caro Paradisi, il punto debole nei punti 3, 4, 5, 6 e concluda: se ci fu messinscena organizzata, e ben organizzata, per dirottare l’attenzione su Gradoli, allora ne consegue che si trattò di un piano per far sapere a chi si trovava in v. Gradoli che era ora di togliere le tende.

8 – Se tutto ciò risulta vero come è vero, documentalmente e logicamente, ne consegue che colui che prese l’impegno di informare le autorità agiva allo scopo di salvare i brigatisti e rendere non rischiosa per coloro che lo trattenevano Moro, l’esecuzione del prigioniero al termine dei suoi interrogatori.

9 –Non vedo affatto prove della versione buonista della vicenda: il buon Prodi che avendo saputo da ambienti vicini all’autonomia che Moro è a via Gradoli, invece di dare all’istante e per telefono l’informazione riservata (e protetta dalla legge come informazione riservata) crea una messinscena organizzata con complicati artifici per diventare una falsa informazione utile a rendere inutilizzabile l’informazione vera.

10 – Ecco perché ritengo che Prodi abbia svolto una parte attiva nella vicenda e che lo abbia fatto in un contesto visibile.

(Paolo Guzzanti, 6 febbraio 2006)

1.     che la Commissione avesse trovato una diversa smoking gun lo dice lei.

2.     che si trattasse di una ovvia messinscena lo ha scritto lei e io ho risposto al suo testo.

3.     che se era una messinscena ciò implicava che qualcuno, almeno uno, l’avesse organizzata, è la conseguenza irrimediabile e logica del fatto che fosse una messinscena. Che potesse essere più di uno è possibile, che dovesse essere almeno uno è irrinunciabile. Lei era forte in logica a a scuola?

4.     Quindi: qualora fossimo d’accordo con lei Paradisi nel dire che quella del piattino fosse una messinscena,. Dovremmo concludere che almeno una persona l’aveva messa in scena. Chi?

5.     Se noi conveniamo con Gabriele Paradisi sul fatto che fu una messa in scena e che almeno uno dei partecipanti doveva averla messa in scena, dobbiamo chiederci perché quel qualcuno avesse voluto metterla in scena. Mi segue Gabriele? E’ capace di trasportare senza manipolare, barare, ridicolizzare?

6.     Se qualcuno voleva mettere in scena una messinscena per trattare l’informazione Gradoli, bisogna osservare e prendere noto in che modo fu trattata questa informazione.

7.     L’informazione Gradoli fu trattata in modo tale che apparisse fuor di dubbio che andava messa in relazione con il centro abitato di Gradoli e non con via Gradoli a Roma, come si evince dal fatto che accanto a Gradoli furono indicate (sempre con la messinscena del piattino rotante per forza metafisica computerizzata e geografica) le città viciniori di Bolsena e di Viterbo, aggiungendo anche una passata del piattino sulla carta geografica stradale sulla quale il piattino copriva l’intero alto Lazio. Questa sovrabbondanza di insistenza sul fatto che Gradoli fosse il Paese e non la via soddisfa la questione “e se qualche solerte funzionario....”.

8.     Dunque la messa in scena è consistita nel trattare l’informazione Gradoli in modo tale da indicare Gradoli Paese e una sola persona si è offerta, fra gli altri partecipanti, di trasmettere l’informazione alle autorità competenti. La messinscena non avrebbe avuto alcuno scopo se non fosse terminata con il trasferimento di una informazione da una fonte originante ad un ricevitore competente. Quella persona fu il professor Romano prodi e soltanto lui. Prodi inoltre non telefonò, non si precipitò, non andò dalla polizia,  né dai servizi segreti o dalla magistratura, la sussurrò la bizzarra indiscrezione alla segreteria della Dc, la quale trasmise alla polizia che andò a Gradoli sotto i riflettori e i brigatisti di via Gradoli tolsero subito le tende vedendo che il loro indirizzo era bruciato.

9.     Dunque la messa in scena ebbe come effetto finale di far sapere ai brigatisti che era ora di sloggiare. Si può amenamente discutere se questo fosse lo scopo del professor Prodi.

10. Sembra indiscutibile che se lo scopo di Prodi fosse quello di aiutare Moro nel caso che la sua prigionia fosse in relazione con un indirizzo ricevuto, allora Prodi avrebbe dovuto con rapidità ed efficacia precipitarsi a dare la sua informazione, per bizzarra che fosse: la polizia del resto non lo considerò un pazzo visionario, tant’è che andò a Gradoli.

(Paolo Guzzanti, 8 febbraio 2006)

 

 

 

 

Sostiene il Senatore Paolo Guzzanti di Forza Italia, che Prodi “ha protetto le Brigate Rosse e ha fatto ammazzare Moro”.

Sono accuse pesanti alla vigilia di elezioni politiche che vedono Romano Prodi candidato per il Centro Sinistra alla Presidenza del Consiglio.

Il Senatore Guzzanti è anche Presidente della Commissione Mitrokhin che sta indagando sui documenti trasmessi dal servizio segreto britannico al SISMI e relativi alla rete spionistica del KGB in Italia negli anni della guerra fredda.

Recentemente la Commissione s’è recata in Ungheria per visionare materiale scottante e il Senatore stesso alla vigilia di quel viaggio aveva anticipato alla stampa “verità pazzesche che stavano emergendo proprio in merito al ruolo svolto da Prodi nel sequestro Moro. 

Il momento centrale della vicenda risulta essere la famosa seduta spiritica del 2 aprile 1978 a cui Prodi partecipò e in cui “emerse” il nome di Gradoli.

Nell’articolo del 6 febbraio abbiamo cercato di analizzare la documentazione disponibile (le audizioni fatte dalle varie commissioni parlamentari ai partecipanti a quella seduta), per verificare se ci fossero elementi tali da giustificare la tesi così terribile di Guzzanti.

A noi non è sembrato di rilevarne, malgrado la puntualizzazione tempestiva del senatore, al quale abbiamo poi chiesto immediatamente se esistessero documenti nuovi ed inequivocabili di cui noi non eravamo a conoscenza.

Infatti, vista la tenacia con cui viene ripetuta quella tremenda accusa a Prodi, tutto lasciava intendere che la Commissione avesse scovato in qualche polveroso archivio dell’est la “smoking gun”.

In realtà Guzzanti ci ha così motivato le sue conclusioni che a questo punto anche noi riteniamo “pazzesche”:

*   la seduta fu a giudizio di tutti una “messinscena”;

*   non tutti forse erano consapevoli di questa messinscena, ma almeno uno sì;

*   Prodi fu l’unico partecipante che si assunse la responsabilità di comunicare l’informazione alle autorità e lo fece oltretutto con una certa lentezza (dopo un paio di giorni).

Fin qui tutto sommato nulla di nuovo. E allora la prova regina dove sta? Eccola. Lasciamola esporre al Senatore in persona:

La smoking gun consiste nel fatto che una messinscena è stata preparata per far sì che il messaggio “Gradoli” fosse alterato come “città di Gradoli” e diffuso in questa forma, sicché potesse essere letto da chi trovandosi in “via Gradoli” potesse riceverlo e agire di conseguenza. Visto che con Gradoli sono state fornite anche altre due città limitrofe [Bolsena e Viterbo, Ndr], lo scopo effettivo della messinscena è provato oltre ogni ragionevole dubbio”.

?!

Sì, avete capito bene. La prova inattaccabile della colpevolezza di Prodi è in quei due nomi di località, Bolsena e Viterbo appunto, buttati lì dissimulando distrazione e leggerezza, che hanno accompagnato, la parola “Gradoli”.

Due paroline fintemente innocenti che hanno indotto le Forze dell’Ordine al blitz con dispiegamento di mezzi e di mass media nell’ameno borgo medievale, ma nel contempo hanno fatto capire ai brigatisti del covo di Via Gradoli “che era ora di togliere le tende”.

?!

Ora sulla scarsa fantasia delle Forze dell’Ordine c’è una vastissima, per quanto discutibile, letteratura, ma confidare nel fatto che a nessuno, dico nessuno, potesse venire in mente, anche per puro caso, di associare a quel nome un'altra accezione è segno di spudorata e deprecabile sfiducia negli organi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Ora, mi chiedo, se Prodi era un burattino teleguidato dai servizi sovietici, non aveva altro mezzo per far giungere un messaggio, un segnale, agli amici brigatisti? Un sistema, diciamo così, meno rischioso per i brigatisti stessi?

La notizia di “Gradoli” divenne di pubblico dominio nel momento stesso in cui le Forze dell’Ordine irruppero nell’amena località, non certo giorni o ore prima del blitz.

E se qualche solerte e agile funzionario avesse preso in considerazione l’ipotesi “Via” anziché “paese” forse il “messaggio” sarebbe giunto ai brigatisti un po’ troppo in ritardo, o no?

E ancora, se foste dei brigatisti, e un vostro “informatore”, “fiancheggiatore”, per dirvi di andare via da un luogo urlasse “urbi et orbi” il nome esatto del nascondiglio, ovviamente aggiungendo però qualche particolare irrilevante tanto per depistare con sagacia le prime ricerche, che cosa pensereste, o cosa vi verrebbe voglia di fare a quel signore?

Io dico che “fiancheggiatori” così è meglio perderli che trovarli. O no?

Tornando seri. E’ pensabile che qualche tribunale democratico possa prendere in considerazione un’accusa così infamante e grave basata su una ipotesi (in sostanza un'opinabile interpretazione di fatti), così debole?

Ma forse abbiamo capito male. Il senatore ha certo prove ben più serie e documentate… che ci farà sicuramente avere.

Palla al centro.

postato da: GabrielParadisi alle ore 08/02/2006 08:59 | Permalink | commenti (9)
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lunedì, 06 febbraio 2006

Il ritorno degli spiriti

 

Aggiornamento:

Riceviamo da Guzzanti la seguente precisazione:

"Quanto alla seduta spiritica, essendo certo e provato che non esiste alcuna forza motrice spiritica che possa aver tenuto in circolo rotante un piattino da caffè per alcune ore, devesi intendere che tale forza motrice fosse del tutto umana e che l’intelligenza del piattino nel disporre lettere che formassero nomi fosse umana anch’essa, e che tale forza umana, e non spiritica, indicando Bolsena e Viterbo insieme a Gradoli (e perché non ci si fermò a Grado, senza aspettare che si aggiungessero le lettere elle e i? [a tale domanda Baldassarri rispose: "Mi pare ci fosse una posizione di partenza e di ritorno del piattino". Ndr]) volesse precisamente indirizzare forze dell’ordine verso il paese di Gradoli e non verso l’appartamento di via Gradoli, benché la stessa intelligenza non spiritica fosse generosamente provvista anche di due numeri casualmente corrispondenti al civico e all’interno dell’appartamento in cui le BR avevano la loro base di comando e dal quale i vicini di casa la sera udivano distintamente il ticchettio di un trasmettitore in alfabeto Morse.

Dunque la forza motrice e l’organizzazione mentale di una sola persona, o se si preferisce di più complici in mezzo ad un gruppo di gitanti domenicali dediti al trastullo pomeridiano, decise di raccogliere un messaggio che indicava il paese di Gradoli (con gli accessori geografici viciniori di Bolsena e Viterbo, tanto per precisare che si trattava di città e non di strade) come luogo della probabile detenzione di Moro e annunciò anche di voler passare tale informazione, per quel che poteva valere (e accidenti se valeva!) alle autorità investigative.

Prodi fu esattamente colui che annunciò di voler passare questa informazione alle autorità. Ma non lo fece subito.

Lo fece con comodo: se avesse avuto la reale intenzione di far trovare Moro, sia pure con l’aiuto degli spiriti, avrebbe dovuto scatenarsi correndo dagli inquirenti, e ricorrendo persino a quello strumento avveniristico e ancora non del tutto sperimentato che si chiama telefono.

Nulla di tutto ciò: Prodi attende alcuni giorni e poi sussurra durante una visita casuale (cosa che sottolinea lui stesso) la sua informazione alla segreteria della Dc, affinché vedessero loro della segreteria se e che cosa fare.

In questo modo, con ritardo gravissimo ai fini della ricerca e della salvezza dell’ostaggio, ma perfettamente in tempo per altri fini, l’informazione arriva alle forze di sicurezza indicando Gradoli paese come luogo in cui cercare Moro e dove si svolge quindi una massiccia incursione mostrata dai telegiornali e raccontata dalle gazzette.

A quel punto i brigatisti rossi che sono acquartierati in via Gradoli e non a Gradoli Paese, sono colti da un tremendo sospetto: vuoi vedere che il nostro covo è scoperto e che bisogna sloggiare? E sloggiano.  

Luciano Violante, e non io, ha detto, lo può leggere nel resoconto della Commissione Moro di fronte ad un indignato e sarcastico Leonardo Sciascia, che se questa faccenda di via Gradoli e di Gradoli Paese fosse andata nel modo giusto, Moro probabilmente sarebbe ancora vivo.

Perché Prodi e non Clò e gli altri?

Perché fu lui e soltanto lui a prendersi l’incarico di procedere e rendere nota l’informazione spiritica. E’ molto semplice". (Paolo Guzzanti)

 

“…ho potuto provare il fatto incontrovertibile che con il suo comportamento Romano Prodi ha permesso alle Br durante il rapimento Moro di abbandonare in tempo il covo di via Gradoli… Costui ha protetto le brigate rosse e ha fatto ammazzare Moro…”  (Paolo Guzzanti)

Queste sono le accuse gravissime che il Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, Presidente della Commissione Mitrokhin, ha rivolto a Romano Prodi riferendosi alla “seduta spiritica” del 2 aprile 1978 in cui emerse il nome “Gradoli”.

Dietro a queste accuse ci devono essere per forza elementi inoppugnabili e altrettanto gravi. Non basta certo la “discutibilità” di quell’episodio e non basta certo quanto emerso fino ad oggi. 

A metà dicembre il Senatore Guzzanti ha depositato una denuncia (Relazione di Agostino Cordova) nei confronti di Lamberto Dini, Massimo D’Alema e Romano Prodi per le omissioni, a detta sua, operate da costoro quando erano Presidenti del Consiglio sul dossier Mitrokhin.

In questa denuncia (e precisamente da pag 38 a pag 44) c’è un capitolo che riguarda proprio quella seduta spiritica. Ci sono forse elementi nuovi?

Nulla. Nessun fatto specifico che si possa imputare a Prodi e soprattutto nessun nuovo elemento rispetto a ciò che si conosce da 28 anni.

Addirittura in quella denuncia si ricorda che le Forze dell’ordine si recarono in Via Gradoli una prima volta il 18 marzo 1978 e cioè 2 giorni dopo la strage di Via Fani e 15 giorni prima della seduta spiritica… “ed ignorasi in base a quale informazione ciò sia avvenuto”; si aggiunge quindi, con un certo acume, “ciò potrebbe far desumere che tale indicazione circolasse ancor prima di tale seduta, e che non sia stata appresa dal piattino, ma da altra fonte”… Non si capisce pertanto il ruolo rivestito da Prodi…

Rileggendo poi le deposizioni rilasciate dai partecipanti a quell’evento alla varie Commissioni Parlamentari, ma anche le conclusioni o le affermazioni dei vari commissari e presidenti si fatica a trovare anche un minimo elemento che possa avvalorare la tesi di Guzzanti...

Addirittura il commissario Fragalà (AN) nella seduta della Commissione Pellegrino (Terrorismo e Stragi) del 17 giugno 1998 afferma che l’informazione Gradoli fu suggerita ben tre volte in quei giorni. La prima fu la “soffiata” che produsse la perquisizione mancata del 18 marzo; la seconda fu il “suggerimento” durante la seduta spiritica e infine la terza fu la doccia lasciata aperta nel covo che portò alla sua scoperta definitiva il 18 aprile. Fragalà fa quindi intendere che tale informazione provenisse dall’ala trattativista delle BR, che tentava così di bloccare Moretti e quindi l'uccisione dell'onorevole Moro. Per assurdo, pur abbracciando la tesi di Guzzanti sul coinvolgimento di Prodi, emergerebbe che egli ha cercato di salvare Moro piuttosto che ucciderlo…

Guzzanti ha anche affermato: “perché Prodi ha mentito sulla seduta spiritica, perché avendo mentito davanti al magistrato, davanti alla Commissione Moro, davanti alla Commissione Mitrokhin ha protetto coloro che erano implicati nel rapimento Moro; ha agito in modo tale da mettere sull'avviso i brigatisti rossi e farli fuggire sicché Violante ha detto che se Prodi avesse agito diversamente Moro avrebbe potuto forse salvarsi”.

Ha quindi mentito anche Mario Baldassarri (AN), presente a quella seduta? Ha mai chiesto il Senatore Guzzanti direttamente a Baldassarri (collega nella coalizione di governo) come andarono esattamente le cose in quel pomeriggio piovoso di aprile?

Le dichiarazioni di Baldassarri alla Commissione sono molto esplicite e avvalorano la tesi sempre sostenuta da Prodi e dagli altri protagonisti: mi sono abbassato cercando di vedere chi muoveva il piattino, quale dito lo toccava e quindi spingeva, o se avevano, in qualche modo, concordato un comportamento. Per quello che ho visto, il piattino si muoveva per conto suo. La cosa è ridicola e imbarazzante, ma io continuo a dire questo… Faccio l'economista, uso anche un po' di matematica e mi rendo conto che è un'assoluta apparente sciocchezza quella che vi sto raccontando. Però questo ho visto e questo dico… a fare le domande erano prevalentemente Alberto Clò, Prodi e il fratello di Clò.

(Manca) “Il professor Prodi era mediamente o particolarmente attivo?.

(Baldassarri) “Come gli altri”. Incalzato ancora da Fragalà Baldassarri ripete “… una precisazione riguarda il professor Prodi. Io non ho mai detto che fosse il maggiore protagonista della seduta....

(Taradash) “il maggior indiziato finisce per essere il professor Alberto Clò”.

Perché allora Guzzanti attacca Prodi e non Clò? C’è qualche ragione che non sia il diverso ruolo politico rivestito oggi da quelle due persone?

All’epoca Prodi aveva 38 anni avrebbe mai preso decisioni di tale portata senza nemmeno consultarsi con il suo “maestro” Beniamino Andreatta?

Il Presidente Pellegrino sempre il 17 giugno 1998 ha detto: “l'episodio della seduta spiritica mi sembrava un chiaro espediente per fornire una notizia coprendone l'origine, che ritenevo di poter individuare negli ambienti dell'Autonomia universitaria di Bologna. Questo giudizio, quasi con le stesse parole, è stato ripetuto in Commissione dall'onorevole Andreotti e da altri audiendi, tra cui ricordo l'onorevole Forlani…. e, tra l'altro, si tratta di un'opinione ampiamente condivisa all'interno della Commissione.

La scelta della seduta spiritica per coprire una fonte può sembrare anche discutibile, ma è pur vero che era un modo “intelligente” per diluire e disperdere su 12 stimati professori universitari una responsabilità forte. Se chi aveva raccolto la soffiata (Prodi? Clò? Andreatta?) si fosse esposto in prima persona parlando magari di telefonata anonima o anche di contatto diretto con uno studente vicino all’Autonomia bolognese, non si sarebbe forse esposto anche ad eventuali rappresaglie brigatiste?

Guzzanti parlò nel gennaio 2005 di un altro dossier Mitrokhin “quello vero, precedente a quello su cui abbiamo lavorato e che potrebbe fare luce sull' omicidio Moro”…

E’ in questo nuovo dossier, gli chiediamo, che si trova qualche fatto più sostanzioso per accusare Prodi con tanta virulenza?

Guzzanti dunque conosce già questi nuovi e inconfutabili elementi?

Viceversa ci sembra in tutta sincerità che si possa parlare di ennesimo attacco decisamente debole e spuntato. O no?

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 06/02/2006 07:54 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 25 gennaio 2006

E Wikipedia non lo aggiorniamo?

Oggi prendiamo in prestito (ma forse parlare di prestito sminuisce l’entità della nostra razzia) qualche spunto dal blog ormai mitico di Beppe Grillo.

Oggi infatti lì si parla di Wikipedia e di Silvio Berlusconi.

Grillo ci ricorda che Wikipedia, è l’enciclopedia più grande del mondo, creata attraverso i liberi contributi di tutti. Wikipedia è stata proibita in Cina, non ancora in Italia.

Beppe Grillo l'ha citata spessissimo nel suo blog e nei suoi spettacoli. Da maggio 2005 ad oggi le voci nella versione italiana sono cresciute da 40.000 a 133.000. Una crescita vertiginosa.

La sezione dedicata a Silvio Berlusconi è particolarmente nutrita e approfondita:

Indice

  • 1 Note familiari
  • 2 Formazione
  • 3 Altre note biografiche antecedenti la carriera politica
  • 4 Attività imprenditoriale
  •   4.1 Edilizia
  •   4.2 Televisioni
  •   4.3 Editoria
  •   4.4 Altro (Commercio, Milan)
  • 5 Attività politica
  •   5.1 La discesa in campo
  •   5.2 La questione dell'ineleggibilità
  •   5.3 Campagna elettorale ed elezioni del 1994
  •   5.4 Cenni generali
  •   5.5 Governi presieduti
  • 6 Conflitto di interessi e "Par Condicio"
  • 7 Il "berlusconismo"
  • 8 Televisione
  •   8.1 La legge Gasparri e Retequattro
  • 9 Come Berlusconi viene visto dall'opinione pubblica
  •   9.1 All'estero
  •   9.1.1 Gran Bretagna
  •   9.1.2 Stati Uniti d'America
  •   9.1.3 Svezia
  • 10 Procedimenti giudiziari a carico di Berlusconi
  •   10.1 Procedimenti conclusi con un'assoluzione
  •   10.2 Procedimenti nei quali è stato giudicato colpevole, ma i reati commessi sono coperti da amnistia
  •     10.2.1 Dichiarazioni sulla P2
  •     10.2.2 Falso in bilancio nell'acquisto di terreni
  •   10.3 Procedimenti nei quali ha goduto della prescrizione per i reati oggetto d'accusa
  •     10.3.1 Processo All iberian 1 (tangenti a Bettino Craxi)
  •     10.3.2 Lodo Mondadori
  •     10.3.3 Processo SME Capo di accusa A
  •   10.4 Procedimenti conclusi con una condanna
  •   10.5 Procedimenti in corso
  •     10.5.1 Processo Sme-Ariosto (capo A, tangente al giudice R. Squillante)
  • 11 Voci correlate
  • 12 Bibliografia e riferimenti
  • 13 Collegamenti esterni
  •   13.1 Biografie
  •   13.2 Siti dedicati
  •   13.3 Articoli e opuscoli
  •   13.4 In inglese

 

Beppe Grillo suggerisce di sviluppare questo interessantissimo ed importante lavoro a tutti i segretari di partito.

Ovviamente c'è una voce che riguarda anche Romano Prodi dove, per esempio si parla con dovizia di particolari della famosa seduta spiritica sul caso Moro…

Questo l’indice dedicato a Prodi:

 

Indice

  • 1 Note familiari
  • 2 Attività accademica
  • 3 Attività politica ed amministrativa
  • 4 Nascita dell'Ulivo
  •   4.1 Obiettivi e programma per l'Europa
  • 5 Storia politica
  •   5.1 Primi anni
  •   5.2 Il caso Moro e la seduta spiritica
  •   5.3 Seconda Repubblica e Commissione Europea
  •   5.4 Il ritorno nello scacchiere politico italiano
  •   5.5 Le primarie dell'Unione
  •   5.6 La "Fabbrica del Programma"
  • 6 Riconoscimenti
  • 7 Principali pubblicazioni
  •   7.1 Accademiche
  •   7.2 Periodo politico
  • 8 Voci correlate
  • 9 Collegamenti esterni 

 

Salta all’occhio, guardando i contenuti, come la situazione risulti abbastanza sbilanciata a sfavore dell'attuale premier...

Dev'essere tutta colpa della solita sinistra che ha infiltrati in tutti i gangli del potere ed ha il controllo della "cultura"...

Vista la campagna impegnativa alla ricerca della "Verità", intrapresa dalla destra e dal senatore Guzzanti in particolare, gli consigliamo di "arricchire" la sezione del "mascalzone". Giusto per riequilibrare un pò le cose.

Pare che internet risulterà importante, se non determinante, in questa campagna elettorale. Sarebbe imperdonabile per la destra, che si è mobilitata con così impegno e passione, trascurare questo aspetto.

Siamo curiosi di vedere come si presenterà tra qualche settimana la voce relativa a Prodi…

(le caricature di Prodi e Berlusconi sono di http://www.perogatt.com/superbi.htm)

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/01/2006 08:43 | Permalink | commenti
categoria:campagna elettorale, berlusconi silvio, prodi romano
domenica, 22 gennaio 2006

À la guerre!

Aggiornamento:

I PM indagano sulla denuncia di Guzzanti: archiviazione o ulteriori accertamenti ?

Il senatore Paolo Guzzanti ha intrapreso una battaglia all'ultimo sangue con Romano Prodi. Cioè il leader dell'opposizione e candidato premier per il Centro-Sinistra.

Un Romano Prodi, secondo Guzzanti, con un passato oscuro. Un Cattocomunista, più Comunista che Catto, che si rese responsabile di azioni criminose. Insomma un Criminale. Per di più "edentulo" e "sputacchioso".

Il senatore di Forza Italia accusa Prodi senza mezzi termini di aver protetto o avvertito le Brigate Rosse nel 1978; di aver nientepopodimenochè fatto ammazzare Aldo Moro; di aver insabbiato il dossier inglese sugli agenti sovietici in Italia; di essere un mentitore e un baro. Di aver violato le leggi. Insomma un Mascalzone. Che per giunta, spesso ma non contemporaneamente ad essere un "mascalzone", psicofisicamente sbava... Insomma un Bavoso.

Guzzanti sostiene che tutto ciò è scritto e documentato. Il 20 dicembre scorso, (nei commenti le agenzie di quei giorni), al ritorno da una missione a Budapest della Commissione Mitrokhin di cui Guzzanti è presidente, egli consegnò al Procuratore di Roma un documento intitolato: "RELAZIONE RISERVATA DEL COLLABORATORE DELLA COMMISSIONE DOTT. AGOSTINO CORDOVA SUL DOSSIER MITROKHIN E SULL’ATTIVITÀ DEGLI ORGANI COMPETENTI PER LA SUA TRATTAZIONE":

http://www.ilvelino.it/allegati_documenti/allegato_documento_257.pdf

L'esposto denuncia contiene le malefatte di Dini, Prodi e D'Alema, ma soprattutto quelle di Prodi (in quanto è lui il candidato dell'Unione...).

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/01/2006 19:37 | Permalink | commenti (12)
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venerdì, 20 gennaio 2006

Mascalzone bavoso? Boh!

Il 14 febbraio 2005, durante la trasmissione «Conferenza Stampa» di Anna La Rosa, cioè in TV, teniamolo a mente, un Silvio Berlusconi indignato si era lamentato del fatto che la sinistra non facesse altro che insultarlo. In particolare l’Unità. Il Premier aveva così esibito un accurato dossier, diligentemente preparato da zelanti ricercatori, intitolato “Analisi di circa 500 numeri del quotidiano l'Unità sotto la direzione di Furio Colombo“. Ancora oggi questo documento è consultabile in quella esatta versione all’indirizzo: http://www.forza-italia.it/speciali/insulti.pdf.

Il Premier aveva quindi elencato una serie di ignobili insulti ricevuti, attingendo al prezioso opuscolo (che era stato diffuso il 3 febbraio al consiglio nazionale di Forza Italia ed era già gravato di una querela da parte del quotidiano in oggetto). In particolare uno di questi insulti aveva colpito, immaginiamo… i telespettatori basiti: “mostro bavoso”. Due giorni dopo però, Antonio Padellaro, aveva  fatto notare che quell’ingiuria, o più esattamente “mascalzone bavoso” (Berlusconi aveva infatti citato erroneamente dal suo documento), non era un’offesa scritta da qualche giornalista del quotidiano (Marco Travaglio in particolare), bensì si trattava di un insulto a Prodi ripreso da un articolo di Paolo Guzzanti su Il Giornale (!?).

Brevemente le cose erano andate così: nel dicembre 2004 Romano Prodi riferendosi ad una dichiarazione di Berlusconi, aveva definito i giovani di Forza Italia “mercenari”. Il 6 dicembre Paolo Guzzanti aveva scritto un articolo al vetriolo contro Prodi (“Il leader rottamato”), nel quale aveva usato tra gli altri, ma non insieme, sia il termine “mascalzone”, sia il termine “bavoso”. Il giorno dopo Marco Travaglio aveva scritto un Bananas su l’Unità intitolandolo “Qua la mano Mascalzone Bavoso”, riferendo fedelmente tutte le immagini utilizzate dal Guzzanti e mettendo di suo, solo quell’accostamento nel titolo del pezzo.

Coloro che avevano stilato il dossier sugli insulti dell’Unità a Berlusconi, non si erano accorti quindi che si trattava di citazioni e soprattutto che l’oggetto di quegli insulti non era Berlusconi, bensì il suo avversario politico: Romano Prodi.

Fatto sta che nei giorni seguenti, l’errore, se così lo vogliamo chiamare, venne certamente evidenziato sui giornali, ma non, credo, in qualche talk show televisivo… è un’ipotesi, ma potrei sbagliarmi. Sul Corriere Maria Latella il 17 febbraio, aveva anche intervistato Guzzanti stesso che aveva dichiarato “io mostro bavoso non l’ho detto e non l’ho scritto… gli ho dato del mascalzone. Ho scritto politicamente un mascalzone… ho scritto bavoso sì, in origine avrei voluto scrivere edentulo (privo di denti, volevo dare l’immagine di un vecchio sputacchioso)… se non l’avessi scritto era meglio…”. Fine della storia.

Qualche giorno fa ho però ritrovato in un forum quel famoso insulto “mascalzone bavoso”, riportato ancora come rivolto dall’Unità a Berlusconi. Ne è nata quindi una “simpatica” polemica col Senatore Paolo Guzzanti in persona.

Nei commenti troverete i miei interventi (1) (2), gli articoli citati e altri brani relativi (3) (4) (i testi integrali degli articoli di Paolo Guzzanti su Il Giornale del 6 dicembre 2004 e quello di Maria Latella su Il Corriere del 17 febbraio 2005 li inseriremo appena trascritti); qui di seguito invece troverete i distinguo e le affermazioni del Senatore, che vanno ben oltre, a mio avviso, a quell’episodio, e sulle quali, credo, torneremo e discuteremo a lungo.

 


Caro Paradisi

<<Ho scritto quel che ho scritto, così come l’ho scritto e nell’ordine stilistico, cronologico, attuale in cui l’ho scritto. Non l’ho scritto, invece, in altra forma smembrata, comparata, rovesciata, accostata, pillolata. Qualsiasi alterazione del mio testo che non sia il mio testo, non è il mio testo e dunque è un falso (“Datemi una sola frase scritta da un uomo, e io ve lo condurrò alla forca”, Voltaire)>> 

<<…Io NON ho scritto che Prodi è un “mascalzone bavoso”. Naturalmente ho scritto la parola mascalzone e la parola bavoso, ma è il contesto che fa premio e non il collage di parole prelevate da un articolo, tagliate dalla loro posizione e incollate vicine...>>. 

<<Il motivo per cui ho dato pubblicamente del mascalzone a Prodi  e poi del mentitore e del falsario, è ampiamente documentato nell'esposto denuncia di 80 pagine redatte dal procuratore Agostino Cordova, l'intemerato magistrato estromesso dalla procura di Napoli perché non smetteva di indagare sulle connessioni fra camorra e governo di sinistra. Se questo non fosse un paese fra Ghana e Benin, come sostiene Freedom House che capisce le cose al contrario, ma una democrazia compiuta, saremmo in pieno Watergate e i giornali non parlerebbero d’altro,o meglio  parlerebbero di questo e del fondo nero Unipol che appartiene ad una lunga storia di corruzione e di fondi neri del Pci e suoi successori. Aggiungo, per documentare il giudizio politico di mascalzone riferito a Prodi che lo considero anche un uomo fortemente collegato con il Kgb ai tempi dell’impero sovietico e ho potuto provare il fatto incontrovertibile che con il suo comportamento ha permesso alle Br durante il rapimento Moro di abbandonare in tempo il covo di via Gradoli. Inoltre il Prodi poi fatto pubblicamente il tifo per i golpisti sovietici contro Gorbaciov e infine ha infranto continuamente la legge

Veniamo adesso alla questione che sta nel bavoso. Dopo averlo avuto seduto accanto a me per tre ore durante le quali l’ho interrogato, mi sono dovuto arrendere di fronte al fatto che Prodi farfuglia e sputacchia. E’ un fatto. E il suo umido farfugliare mi sembrava e mi sembra connesso con la sua attività di mentitore e di violatore della legge. Il ricordo fisico l’ho riassunto con aggettivi  uniti l’uno all’altro come tratti di penna di un ritratto e non possono essere isolati e manipolati, perché il contesto è il contesto e va rispettato. Io dunque ho scritto che Prodi è un pacioccone, moderato, misurato, un po' bavoso se volete, dall'eloquio rassicurante perché strascicato e dalla dizione mai limpida”. 

Quindi, scrivere che io ho dato a Prodi del “mascalzone bavoso” è un falso, ho dato a Prodi del mascalzone per aver egli osato chiamare “mercenari” i giovani militanti di Forza Italia perché retribuiti per il loro lavoro con denaro certificato nei bilanci, perfettamente limpido, ma il Pci e suoi successori hanno vissuto e temo che ancora vivano molto al di sopra delle loro possibilità grazie a flussi di denaro che sono stati sempre o illegittimi, o illegali, e/o evasi dai doveri fiscali, vuoi di provenienza sovietica, vuoi dalle industrie controllate o vicine

O pensa, pescinbarilescamente, che il signor Consorte sia un privato cittadino che avendo la specialità di dare consigli preziosi incassa parcelle da Gnutti da 100 miliardi che poi mette giudiziosamente a fruttare in un libretto di risparmio? Per caso dovremmo chiamare  avanzi di galera i militanti e le strutture retribuite con fondi neri? Certamente nel passato i militanti comunisti vivevano di denaro illegale, fondi neri, fondi  illegali, tangenti “volontarie” di ditte amiche,  tutti non iscritti a bilancio. Come chiamare coloro che hanno  usato, che sono stati retribuiti con questi fondi illegali, se i giovani di FI retribuiti con soldi legali sono mercenari? E’ un interessante problema semantico. 

E allora: confermo il mascalzone e anche il bavoso come giudizio etico, il primo e come notazione psicofisica il secondo

Quel che passava era che io avevo dato a Prodi del mascalzone bavoso e ciò è falso, la cosa per me importante è che è falso, anche se penso e scrivo che Prodi è una persona losca, dal passato oscuro sul  quale ho indagato e sto ancora indagando così come potrebbe fare anche qualsiasi giornalista, lo considero un uomo che ha commesso molti crimini e dunque un criminale, penso che abbia trasmesso alle Brigate rosse il segnale che il loro covo era stato scoperto dando loro il tempo di fuggire, penso che abbia causato (intenzionalmente o no è da vedere) l’omicidio di Moro che come disse Violante presidente della commissione Moro, poteva essere forse scongiurato, penso che si sia macchiato di molti reati che ho sottoposto alla magistratura come rappresentante del parlamento, lo ritengo viscido moralmente e incapace di esprimersi in modo compiuto senza emettere saliva a causa del modo oscuro e imbarazzato con cui si esprime (e questa è una opinione soggettiva psicologica, ma che ritengo del tutto adeguata>> 

Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 20/01/2006 21:36 | Permalink | commenti (7)
categoria:campagna elettorale, prodi romano, guzzanti paolo