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L’accordo Moro
(di Sextus Empiricus e Cieli Limpidi)

Brigate Rosse: una storia italiana della guerra fredda. (colloquio con Roberto Bartali)

Aggiornamento del 21 marzo:
Ritengo utile riportare nel corpo dell'articolo il commento che ha inviato ieri Roberto Bartali in quanto mi sembra che aggiunga dei particolari molto interessanti ed esprima una sua opinione sulla validità dei lavori della Commissione Mitrokhin.
Beh, mettiamola così. Negli archivi le carte per fare certe affermazioni - e ricostruire davvero la storia d'Italia - ci sarebbero. Solo che non sono pubblicabili.
Purtroppo nel nostro paese vigono norme assai restrittive (rispetto agli altri paesi occidentali) sull'accesso ai documenti, e se come storico mi azzardassi a pubblicare qualche notizia che - per delle inconcepibili motivazioni tutte italiane - è ancora vincolata da segreto (dopo 40, 50 o 60 anni!) rischierei di prendermi da
A ciò si lega il fatto che gli archivi dell'Arma dei Carabinieri, che sarebbero una vera e propria "miniera d'oro" per gli storici, non sono accessibili, anche perchè tutte le note inerenti il partito comunista (come mi ha raccontato un Generale dei Carabinieri ormai a riposo) o i gruppi della estrema-sinistra erano fatte rientrare sotto vincoli di riservatezza NATO, dunque per accedervi servirebbe il NOS, sulla osta di sicurezza....che per ovvi motivi noi storici non abbiamo.
Il problema, però, si risolverà da sé tra pochi anni, e senza "aiuti" esterni. I telex che servivano per scambiare notizie importanti tra le varie forze di polizia (di nuovo una fonte essenziale per gli storici) erano fatti di "simpaticissimi" fogli di carta velina rosa stampati con una assai risicata quantità di inchiostro... ebbene stanno rapidamente sbiadendo, cosa che renderà in breve tempo la loro lettura del tutto impossibile. Una vera manna per gli "insabbiatori".
Come se non bastasse certe notizie vengono bellamente ignorate: nel 2001 una sentenza definitiva ha stabilito che tra i militanti "regolari" delle BR, nel periodo che va all'incirca dal '73 al '75, era riuscito ad infiltrarsi un confidente della polizia di cui ormai si sa nome e cognome, e che questo non solo concorse fisicamente al rapimento del giudice Mario Sossi [che dunque poteva essere evitato...chissà cosa ne pensa il diretto interessato, visto che trascorse 45 giorni chiuso in una "prigione del popolo"...], ma che successivamente era a conoscenza del piano per far evadere Renato Curcio dal carcere di Casale Monferrato [fuga che quindi, di nuovo, poteva essere evitata...]. Detto per inciso, due delle più spettacolari azioni criminose compiute dalle prime BR erano del tutto evitabili... Ma quando qualche "povero cristo" di storico prova a scrivere (o meglio, a ricordare...) queste cose come minimo è tacciato di dietrologia.
Ricostruire la storia repubblicana (quella ancora nascosta), dunque, è un pò come seguire un percorso ad ostacoli circondato da un fossato pieno di famelici coccodrilli [mi si perdoni l'ardita metafora ma "calza a pennello"].
Spero di non avervi annoiato con queste problematiche da storico poco serio, d'altronde noi "pagliacci" ci divertiamo così.
saluti
Roberto Bartali
Con Roberto Bartali assistente di Storia dell’Europa presso l’Università di Siena, ci scriviamo da diverso tempo. Lui ha seguito le nostre discussioni sulla Mitrokhin e sul Caso Moro intervenendo di rado direttamente anche perché impegnato a completare un saggio sulle Brigate Rosse da poco pubblicato su Nuova Storia Contemporanea. Un’anticipazione era uscita qualche tempo fa sulla rivista inglese Modern Italy e sempre in Inghilterra in un volume sugli anni '
Quello che segue è un breve abstract che ci ha gentilmente inviato a cui abbiamo fatto seguire alcune domande dirette.
Brigate Rosse: una fenomeno italiano, una storia della guerra fredda
Con la destituzione di Kruscev nel 1964 l’Unione Sovietica iniziò - soprattutto a livello ‘non ufficiale’ - una politica maggiormente aggressiva nei confronti dei paesi occidentali, con un ricorso più intensivo alle cosi dette ‘covered operations’. Queste operazioni riguardavano anche i Partiti comunisti in odore di ortodossia, com’era considerato il Partito comunista italiano; le cosiddette misure attive venivano attuate mediante l’infiltrazione di agenti e l’addestramento di giovani estremisti, e con il loro tramite venivano inviati veri e propri “avvertimenti” al PCI. Anche in questo contesto possono dunque essere inquadrati tre degli accadimenti che hanno caratterizzato gli anni tra il 1968 ed il 1973: il sorgere dei primi gruppi terroristici in Italia (GAP e BR), l’attentato al traliccio dell’energia elettrica dove perse la vita Giangiacomo Feltrinelli, l’incidente in auto occorso ad Enrico Berlinguer a Sofia nel 1973. Il saggio di Bartali si prefigge dunque rileggere la nascita di quell’area di brigatismo che ebbe un origine anteriore ed una matrice dissimile da quella conosciuta e studiata fino ad oggi, e che risulta collocabile a pieno titolo nel contesto della Guerra Fredda.
E’ da sottolineare che quanto emerso dalla lettura delle carte prese in esame non smentisce né si pone in contrasto con quelle ricostruzioni storiche (Flamigni, Cipriani, De Lutiis, Ganulli, Biondo) che puntano l’indice sull’opera di infiltrazione all’interno delle BR da parte di elementi che genericamente potremmo definire filo-atlantici, ma le va semmai ad integrare allargando il quadro interpretativo. Risulta cosi del tutto inappropriato l’appellativo di ‘tesi dietrologiche’ o ‘cospirative’ che certi osservatori hanno riservato ad alcuni lavori sulle Brigate Rosse - soprattutto per quanto riguarda i primi anni di vita del gruppo - in quanto abbiamo ormai la documentata sicurezza che le infiltrazioni si sono realmente verificate.
Durante la Guerra Fredda, insomma, i servizi di sicurezza fecero a pieno il loro mestiere.
Roberto, poco prima che uscisse il tuo saggio su Nuova Storia Contemporanea il quotidiano Libero ha pubblicato un estratto di quel saggio il 19 dicembre scorso. So che non hai apprezzato l’operazione, puoi dirci perché?
Quando uno storico vede pubblicato su un quotidiano il proprio saggio non può essere felice… sul giornale il lavoro non può essere riportato interamente per ovvi motivi di spazio… come minimo restano fuori le note, che sono poi quelle che rendono la scientificità dell’articolo… e poi il giornale di Feltri è decisamente molto schierato politicamente, e non vorrei che vedendo uscire il mio saggio lì mi si appiccicasse un’etichetta cui non tengo proprio (bada bene, questo Destra o Sinistra che siano… faccio solo ricerca storica e dalla politica cerco proprio di non farmi coinvolgere).
Ho però inteso il fine che il direttore della rivista si prefiggeva, cioè soprattutto quello di pubblicizzarla, di rendere “appetibile” il suo acquisto presso il vasto pubblico del giornale di Feltri. E’ una cosa logica ed al tempo stesso priva di secondi fini. In poche parole non l’ho apprezzato, ma tant’è…
L’articolo apparso su Libero in effetti oltre ad essere molto conciso punta decisamente ad evidenziare in maniera molto sbrigativa le responsabilità del PCI. Ci sembra che una recensione più attenta del tuo saggio sia comparsa in un blog.
Non ho letto quel blog, ma in effetti hai ragione. Dalla lettura del mio saggio - sempre se letto con attenzione - non emergono affatto conclusioni “anti-PCI”... anzi, direi che una delle cose di cui sono stato maggiormente colpito studiando le carte è stato l’emergere della posizione di Enrico Berlinguer; un ruolo difficile, complesso, ma a mio avviso affatto “negativo”. Il fatto che il suo partito abbia iniziato a combattere il nascente terrorismo ben prima di quanto comunemente viene ritenuto è una cosa da sottolineare, e finora colpevolmente sottovalutata...
Io ricostruisco e riconosco la storia delle BR - soprattutto delle prime BR, diciamo fino al '75/’76 - come filiazione diretta di un’ala del PCI, quella comunemente definita “secchiana” (ivi compresi quindi i collegamenti di carattere internazionale… con Praga, tanto per fare un esempio), tenacemente rivoluzionaria, che però all’interno del partito era non solo una ristrettissima minoranza, ma era decisamente in antitesi con il percorso intrapreso fin dalla metà degli anni ’50 dalla leadership, un percorso democratico ribadito con decisione e coraggio prima da Togliatti e poi in maniera ancor più decisa proprio da Berlinguer. Si tratta però di una parte importante della storia delle BR, e soprattutto è completamente assente attualmente dalle ricostruzioni storiche "in voga".
Con questo non voglio dire che il ’68 e l’autunno caldo non abbiano avuto un ruolo determinante nello sviluppo del gruppo di Curcio e Fanceschini…ci mancherebbe… dico solo che è un qualcosa che partiva da più lontano... che affondava le proprie radici nelle tensioni e nelle aspettative rimaste deluse in una certa area, seppur minima, della base comunista. Questo va detto con molta onestà.
Tu hai avuto modo di scorrere carte e documenti della Commissione Mitrokhin. Che idea ti sei fatto.
Per quanto ho potuto vedere, tra mille difficoltà e “divieti” (visto che moltissimi documenti sono vincolati da segreto, dunque non sono accessibili…), la mia tesi contraddice - anche se solo in parte - quanto emerso da alcuni elaborati prodotti dalla Commissione Mitrokhin.
Diciamo che confutando alcune cose giungo invece ad una interpretazione molto diversa su altre. A mio avviso, infatti, il PCI non può essere considerato colpevole di essere stato per 50 anni una V° colonna dell’URSS in Italia, come affermano taluni, ma a ben vedere fu lo stesso PCI (ed in modo particolare la leadership di Enrico Berlinguer) ad essere stato la vittima (o una delle vittime) delle operazioni del KGB in Italia, operazioni - che loro chiamavano aktivnye meropriyatiya "operazioni attive" appunto - attuate anche attraverso l'aiuto della cosiddetta “ala staliniana” del partito, che poi è proprio quella da cui filiarono (se così si può dire) le prime BR. Quell’ala sì che era una vera e propria V° colonna dei sovietici… ma essa era presente, con funzioni di “controllo”, all’interno del PCI, non era l'intero PCI.
Non entro poi nel merito della polemica politica su Prodi, né sulla nuova pista sulla Strage di Bologna (per quanto quest'ultima sia ben argomentata, tanto da spingere dei magistrati a riaprire le indagini, se non erro…).
Sto aspettando con ansia che l'archivio della commissione Mitrokhin venga depositato presso l’archivio storico del Senato, così da poter avere accesso alla totalità dei documenti. Ho però il timore che non ci sia esattamente la volontà di rendere disponibile per gli storici tutto quel materiale. In questo paese c’è una sorta di “area culturale” trans-partitica molto forte, che per qualche motivo insiste nel sostenere che sugli anni di piombo tutto è ormai noto... C'è la volontà di chiudere con il periodo senza approfondire ulteriormente…. Mentre, a mio sommesso avviso, se fossero rese pubbliche ed accessibili tutte le carte potrebbe essere in parte riscritta la storia dell’Italia contemporanea… insomma, ci sarebbe proprio da “divertirsi”.
Tu saprai che nel dicembre 2005 la Commissione Mitrokhin compì una missione in Ungheria. Al ritorno il Senatore Guzzanti parlò di “verità pazzesche”. Parlò di documenti “in cui è trascritto il diario delle operazioni congiunte fra Brigate Rosse e la rete del terrorismo in Europa e in Medio Oriente diretta dal Kgb e pianificata dalla Stasi tedesco orientale”. Fece anche dei nomi di brigatisti, per esempio Savasta.
C’è un episodio che abbiamo cercato a suo tempo di approfondire che vale la pena essere ricordato.
Il Presidente Guzzanti disse che ad un certo punto durante quella missione l'onorevole Valter Bielli pose personalmente una domanda al rappresentante della procura di Budapest e a quello dei servizi di sicurezza: 'Ma siamo sicuri che quando dite Brigate rosse non intendiate riferirvi a generiche brigate rivoluzionarie internazionali per comodità indicate come brigate rosse?'. Domanda alla quale, secondo Guzzanti, il portavoce ungherese cortesemente rispose: 'No, onorevole Bielli: si tratta delle Brigate Rosse italiane, sono le uniche brigate rosse che conosciamo'. L’onorevole Valter Bielli, recentemente definito da Guzzanti “mio acerrimo nemico e nemico dichiarato della Commissione stessa”, da noi contattato nel febbraio dello scorso anno in merito ebbe a dirci:” per quanto attiene alla visita della comm.ne a Budapest e alla mia domanda la risposta, data da un funzionario ungherese che aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo ha poi detto che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia. Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parta della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br”.
Insomma nei documenti sta scritto BR.
Ho potuto solamente dare un'occhiata molto parziale alle carte trovate in Ungheria (come ho detto sono carte in buona parte vincolate da segreto...). Alcune cose sono però riportate nelle relazioni finali in Commissione Mitrokhin. Ho notato - ovviamente - che si fanno i nomi di Morucci e Savasta come di contatti italiani del “gruppo Carlos”. Non mi è chiaro, però, se essi fossero parte integrante del gruppo o se invece fossero considerati solo dei referenti, dei punti di riferimento, magari di tipo logistico, nel nostro paese...
Certo che se fosse vera la prima ipotesi si aprirebbero scenari davvero interessanti. Il “Tex Willer” di Via Fani (quello che spara la maggioranza dei colpi e che è così abile da fare perfino un saltello reggendo il mitra che sta facendo fuoco…), in uno scenario simile, potrebbe infatti essere stato uno in “prestito” dalla banda Carlos. Però, ripeto, trovare dei nomi in un’agendina, a livello storiografico, non è granché probante…
Tu sai come il Senatore Guzzanti interpreta la famosa seduta spiritica dell'aprile
Questo è un altro dei misteri insoluti del caso Moro, in barba a tutti quelli che affermano che ormai tutto è chiaro…
A prescindere dalla assoluta stranezza della cosa, forse la teoria più sensata resta quella di Andreotti: la seduta spiritica era solo un modo piuttosto goffo di coprire la fonte delle informazioni proveniente dagli ambienti contigui alle BR a Bologna. Sono però apertissimo ad altre spiegazioni… sul caso Moro ormai non mi stupisco più di niente…
Così “a naso”, però, mi pare un pò limitativa l'affermazione che il KGB abbia gestito il rapimento Moro... nel senso che le cose probabilmente sono assai più complesse... insomma, non penso che le bierre abbiano potuto tenere prigioniero un uomo come Moro nella Roma degli anni '70 se TUTTI i servizi segreti non convergevano sull'idea di lasciarglielo fare...
Roberto non ti chiedo se sei di destra o di sinistra ammesso che questa classificazione abbia un senso. Ma ti volevo comunque chiedere una cosa. Anch’io come sai, recentemente dopo che ho cercato di andare a fondo, onestamente credo, su certe questioni, ho ricevuto una serie di attacchi un po’ da tutte le parti, anche da quella in cui, politicamente parlando, più mi riconosco. Immagino che sia così anche per te, visto la delicatezza degli argomenti che le tue ricerche toccano, argomenti che, mi sento di dire, attraversano trasversalmente tutti gli schieramenti e la loro storia. Vuoi raccontarci qualcosa?
Io provo a fare lo storico, della politica non me ne curo granché. Di attacchi, a dire il vero, non ne ho ricevuti moltissimi… solo qualcuno, ma evidentemente era distratto… oppure ha voluto vedere per forza qualcos’altro dentro al mio saggio. Un messaggio politico magari… e invece proprio non c’è. D’altronde, come ho già accennato, chi legge il mio lavoro con attenzione si rende conto che non è né di sinistra né di destra, come non lo è la Storia (almeno quella con la “S” maiuscola).
Dico senza problemi che il PCI ha avuto nel dopoguerra un apparato paramilitare clandestino, che esso è poi caduto in disuso ed è stato “disarmato” dal partito stesso in conseguenza della via parlamentare, definitiva, che era stata intrapresa… è però vero che qualcosa di quella struttura, una “rete informale” (come la chiama Alberto Franceschini) ha continuato a sopravvivere nel tempo con tanto di contatti internazionali, e che da essa ha avuto origine una componente importante delle prime BR. Non si può però dimenticare che in tutta la sinistra la paura del golpe sul modello del Colonnelli greci (e non a torto….) era e rimase fortissima fin dalla fine del 2° conflitto mondiale, e questo nel coso degli anni ha avuto certe conseguenze.
Favolette per Spiriti allegri

Non riusciamo, ahimè, malgrado i ripetuti tentativi di coinvolgere amici e blogger affinchè scrivano in tutta fretta qualche altra storia sui mitici anni ’70, a schiodarci dal Caso Scaramella.
Seguiamo infatti sempre con grande attenzione il blog del Senatore Guzzanti e talvolta ci è davvero difficile resistere alla tentazione di incrociare, di bel nuovo, le spade con lui.
Abbiamo già riportato nei commenti all’articolo precedente, i primi due capitoli (1) (2) di una “fiaba” che egli va scrivendo. La “favoletta”, molto simpatica e ben scritta, narra le vicende di “un piccolo uomo, piuttosto insignificante che faceva la sua brava carriera universitaria di terza fila” (tal Romano Prodi). Un giorno dei misteriosi inviati da un Regno del Male (o della Speranza), ovvero da quella che fu l’Unione Sovietica, avvicinarono il “nostro uomo” e contando sulla sua smisurata ambizione, lo indussero a stipulare un diabolico patto, garantendo a lui una carriera altrimenti impossibile e a loro un non meglio precisato futuro favore, impegnati com’erano nell’eterna lotta con la Terra delle Opportunità e delle Libertà (ovvero gli Stati Uniti d’America). Una pratica, questa del favore potenziale, di chiaro stampo e matrice mafiosa, che come un debito contratto che so con l’FMI o con la Banca Mondiale, vincola e lega per sempre lo sciagurato al suo padrone.
Questo lo scenario fantastico e originale che ci propone l’autore.
Ma il bravo Guzzanti si supera quando svela quale fu il famoso favore che l’URSS, il KGB, il GRU, chiesero al ligio professorucolo di Bologna. Non ci crederete, ma è proprio quello. Sempre quello. Il favore infatti consisteva nell’inscenare una seduta spiritica insieme ad altri 12 colleghi/consorti, più cinque ignari pargoli, durante la quale, rievocando l’anima di Don Sturzo e di La Pira, sarebbe stato comunicato il nome di “Gradoli”. Era in atto in quel tempo (aprile 1978), il sequestro di Aldo Moro. In Via Gradoli c’era un covo brigatista, ma la notizia di quel nome suggerito dagli spiriti sarebbe stata argutamente fornita da Prodi agli inquirenti e ai media in modo da indirizzare le indagini non in Via Gradoli a Roma, bensì a Gradoli paese, suggerendo così, astutamente, ai criminali abitanti di Via Gradoli, ch’era giunta l’ora di tagliare le tende…
Abbiamo già mille volte cercato di confutare questo argomento che a noi onestamente pare esilissimo oltrechè logicamente contorto. Il senatore ha però continuato a riportarlo pari pari, per filo e per segno. Non ci resta pertanto che provare a smontarlo attraverso una minuziosa opera filologico-esegetica della citata (e riportata per esteso), gustosa “favoletta”…
Abbiamo quindi scritto a Guzzanti:
Caro Paolo
La tua storia è veramente avvincente. Inverosimile, come tutte le favole del resto, ma avvincente.
Sul tuo talento d’altronde nessuno, nemmeno i tuoi più acerrimi nemici, nutre il ben che minimo dubbio. Mi permetto però di correggerti in un punto almeno, e nemmeno troppo secondario, perchè una storia, per quanto inventata, converrai che deve risultare ineccepibile dal punto di vista del "plot".
Narrano infatti le “croniche” di quel tempo andato, che quando il messo giunse, ammesso che giunse (nota per favore la gustosa allitterazione che mi si è presentata inducendomi persino a forzare la sintassi…), non si rivolse, il messo dicevamo, all'omino privo di qualsivoglia qualità che tu indichi al facil ludibrio del volgo, bensì avrebbe dovuto rivolgersi ad altro convenuto in quel di Zappolino nel piovoso meriggio di quel tristo aprile 1978 e.v.
Infatti, racconta un’autorevole cronista Pellegrino (17 GIUGNO 1998), fu proprio il signorotto di quella villa, tal Albertus Clò, e non il nostro insignificante omino, ad indire quel simpatico trastullo in cui dame et nobil’homini rievocavan leggiadri spirti et alme defunte.
Altri poi non mancarono di sottolineare che fù ancora lui, l’Albertus, il più eccitato ed attivo inquisitor degli spiriti…
Fu dunque egli, Albertus, ti chiedo, ad appartarsi in bagno con la delittuosa pergamena giunta dal Regno del Male? Ma se così fu, cosa c’entra allora l’omino nostro?
O forse fu l’omino che, uscito tutto trafelato dal bagno dopo aver letto ed imparato a memoria l’intricato enigma, convinse il signor di quella villa a diriger quel giuoco periglioso che tu ci narri?
Se così fosse, perché così pare, ne avrebbe certo risentito la trama, che invece fila spedita all’obiettivo che ti sei dato per allietar le folle dei tuoi fedeli seguaci.
Ah, come vorrei che tu, Oh Paolo, mi rispondessi.
Perché potrebbero apparire anche dettagli di poco conto in effetti, ma tu, Oh Paolo, hai dato tanto e tal valore a quanto scrivi con agile penna, che un chiarimento credo sia d’uopo atque necessario. Qui e altrove.
RingrazioTi con affetto
Gabriele.
La primula russa


Così dopo l’intervista del 7 dicembre ad Oleg Gordievskij, che stranamente Guzzanti con un sofismo degno del suo nome, sostiene si tratti addirittura di un autogol dei suoi detrattori (!?), La Repubblica sabato 9 dicembre ha pubblicato un’altra intervista ad un personaggio chiave della vicenda Litvinenko, ovvero Vladimir Bukovskij.
E’ evidente che per onorare la Verità occorra verificare puntualmente l’autenticità di tali interviste firmate da Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo (rimandiamo a chi di dovere di procedere in tal senso), ma dando per scontato (a puro titolo di esercizio), che esse lo siano, il quadro che ne scaturisce è decisamente grottesco.
Tralasciando cosa pensano Gordievskij e Bukovskij dello zelante Scaramella (“quell’uomo pretende di fare, di una mosca, un elefante”), rimane un solo “pilastro”, esile esile, a sostenere il pesante castello di accuse contro Romano Prodi.
Resta cioè “soltanto” una dichiarazione di Litvinenko, filmata (sembra), e comunque confermata da tutti gli interlocutori interpellati che la sentirono dalla viva voce del ex agente recentemente ucciso col Polonio a Londra.
Litvinenko, citando lo scomparso generale russo a tre stelle suo vicedirettore ai tempi dell’FSB Anatolij Trofimov, sostiene che quest’ultimo per metterlo in guardia da una sua venuta in Italia, gli disse: “stai attento perché in Italia ci sono molti ex uomini del KGB. Persino Prodi è un nostro uomo”.
Al di là che Bonini abbia recentemente pubblicato un’intervista del
Dunque? Cosa resta? Qual è a questo punto l’oggetto del contendere?
Ce lo ricorda il senatore in persona nella stessa citata agenzia: “Romano Prodi ha mentito sulla seduta spiritica del 2 aprile 1978 durante la quale si seppe dove era il quartier generale delle Brigate Rosse che tenevano prigioniero Aldo Moro”.
Ecco dunque il bandolo della matassa! Ancora e sempre la famosa seduta spiritica del 1978.
Su questo argomento abbiamo discusso già a lungo col senatore tra febbraio ed aprile 2006. Non abbiamo dunque più nulla da aggiungere. Egli allora, ci spiegò puntualmente la sua posizione e invitiamo chi voglia conoscerla a scorrersi gli articoli di quel periodo.
Oggi, quello che possiamo suggerire per risolvere “il caso Scaramella” è di fare un’altra bella… seduta spiritica! Ebbene sì. Un’altra volta ancora. Non c’è niente di meglio da fare. Solo rievocando l’anima di Trofimov infatti si potrebbe confermare o smentire quanto sostenne Litvinenko… Non vediamo oggettivamente altre vie praticabili. Se Guzzanti supera l’idiosincrasia verso i “piattini” potrebbe opporre al silenzio imbarazzato e imbarazzante di Romanone, una bella dichiarazione del generale sovietico dall’aldilà: “E’ vero! Prodi era un nostro uomo”. Tò moh! Per trent’anni il senatore di Forza Italia potrebbe sostenere questa tesi senza dover produrre altre “pistole fumanti”. Trofimov come Don Sturzo; Litvinenko come La Pira. Ci pensi senatore…
Per chiudere un pensiero profondo: la satira anticipa il mondo!
Giovedì 3 maggio 1979, Il Male, indimenticabile settimanale satirico, pubblicò un numero divenuto mitico. Sulle orme di Orson Wells, quei demoni del Male (tra cui Pino Zac, Jacopo Fò, Andrea Pazienza…) riprodussero un’Edizione Straordinaria di un quotidiano che a nove colonne informava dell’avvenuto arresto del “Grande Vecchio” delle Brigate Rosse. Nientepopodimenochè: Ugo Tognazzi! Anche oggi un… Giornale a caso, rifacendosi a quel precedente illustre, potrebbe sostituire al grande attore Cremonese che tanto ci manca, il nostro attuale Presidente del Consiglio e… il gioco sarebbe bell’e fatto. La notizia però, per risultare efficace, andrebbe sparata in prima pagina, non nascosta nelle pagine interne… La buona satira và esibita senza paura e con orgoglio.
I Misteri di Londra

Signor Paradisi,
…L'intervista non venne incisa su nastro ma da me "stenografata" e quindi trascritta integralmente il giorno stesso sul mio computer portatile.
Per curioso che le possa sembrare, la ragione per cui la conversazione con Litvinenko non venne resa immediatamente pubblica è in una circostanza propria dei tempi imposti a un quotidiano. La sera del 4 marzo 2005, giorno del mio rientro da Londra a Roma, venne ucciso a Bagdad Nicola Calipari. La vicenda, in quelle settimane e nei mesi successivi, assorbì per intero il mio lavoro e l'attenzione del giornale. Quando la "pressione" del caso Calipari si allentò, i retroscena della commissione Mitrokhin apparvero non più di immediata attualità. Anche perché la commissione si stava spegnendo nel più assoluto disinteresse e vuoto politico da parte della stessa maggioranza politica che l'aveva espressa (nonostante, come lei ricorda, la vicenda Batten alla vigilia delle elezioni).
Evidentemente, la morte di Litvinenko e le dichiarazioni di Guzzanti e Scaramella sui possibili mandanti dell'omicidio hanno cambiato nuovamente l'agenda giornalistica.
Grazie per il suo interesse
Carlo Bonini
La quiete prima della tempesta

Aggiornamento del 1 marzo
Dopo alcune anticipazioni fatte ad un convegno di Forza Italia a Reggio Emilia il 24 febbraio riportate anche in un'intervista a E' TV Tricolore e al quotidiano "L'informazione", oggi il senatore Guzzanti ha consegnato ai commissari il testo (ancora non definitivo) della Relazione Mitrokhin, chiedendo il voto per il 15 marzo. Tra le prime reazioni registriamo quella del Senatore Andreotti. Ci aspettiamo ora quelle di altri esponenti la commissione e i commenti dello stesso Guzzanti...
Aggiornamento del 27 febbraio
L'onorevole Valter Bielli ci ha fatto pervenire questa interessante puntualizzazione:
"per quanto attiene alla visita della commissione a Budapest e alla mia domanda, [faccio notare che il] funzionario ungherese aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo… [aveva poi aggiunto] che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia… Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parla della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br…
Dal 1 marzo in Commissione dovremmo riprendere la discussione sulla relazione finale: Avrà modo di leggere anche sul viaggio in Ungheria della Commissione".
Dunque documenti in cui esplicitamente sta scritto che le Brigate Rosse italiane erano eterodirette dal KGB sembrano non esistere. Una volta ancora si finisce per dividersi e scontrarsi su interpretazioni più o meno fantasiose?
Repetita juvant.
Alcuni amici del Senatore mi hanno fatto notare che questo articolo così impostato non è obiettivo, anche perchè sembra enfatizzare le smentite di Valter Bielli e Lino Duilio alle anticipazioni sulle "verità pazzesche" di Guzzanti. In effetti alla dichiarazione di Bielli del 16 dicembre scorso da me qui riportate, seguì una contro dichiarazione di Paolo Guzzanti che io già ebbi modo di far conoscere il 22 gennaio scorso pubblicandola nei commenti all'articolo "A' la guerre!". Poichè ripetere le cose, come dicevano i latini, può servire, soprattutto a coloro che mostrano una certa rigidità alle dinamiche di un contradditorio aperto e libero, provvederemo a riportarle nuovamente. Dopodichè ci attendiamo finalmente di leggere le scoppiettanti verità che mostreranno la vera natura di certe forze politiche del centro sinistra, potremo finalmente togliere il velo a numerosi misteri che hanno insanguinato la nostra povera repubblica....
Paolo Guzzanti (ANSA 16 dicembre 2005) "L'onorevole Bielli sostiene che io avrei dato una 'interpretazione fantasiosa' dei documenti già acquisiti e di quelli che le autorità ungheresi si sono impegnate a consegnare entro poche settimane, in cui è trascritto il diario delle operazioni congiunte fra Brigate Rosse e la rete del terrorismo in Europa e in Medio Oriente diretta dal Kgb e pianificata dalla Stasi tedesco orientale. L'onorevole Bielli ha poca memoria perchè dimentica di aver posto personalmente la seguente domanda al rappresentante della procura di Budapest e a quello dei servizi di sicurezza: 'Ma siamo sicuri che quando dite Brigate rosse non intendiate riferirvi a generiche brigate rivoluzionarie internazionali per comodità indicate come brigate rosse?'. Domanda alla quale il portavoce ungherese ha cortesemente risposto così: 'No, onorevole Bielli: si tratta delle Brigate Rosse italiane, sono le uniche brigate rosse che conosciamo'''
AGGIORNAMENTO del 23 febbraio:
L'Onorevole Duilio ci ha inviato una nuova puntualizzazione anticipando la notizia dell'uscita anche di una Relazione Finale da parte della minoranza della Commissione Mitrokhin.
"Gentile Sig. Paradisi, mi permetto di consigliarLe, per avere un quadro corretto e non "gridato" della situazione, di aspettare non solo la relazione del Presidente Guzzanti, ma anche la prevedibile, ulteriore relazione di noi minoranza in Commissione. Questo perché, a dire le cose come stanno, qui di "pazzesco" c'è solo l'annuncio di "verità pazzesche", come dice il Presidente Guzzanti. Le segnalo inoltre, se non lo sapesse, che lo stesso Presidente, agendo "da privato cittadino" e con il solito clamore mediatico, nel dicembre scorso ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma un "riassunto" della sola relazione di maggioranza, ipotizzando i presunti reati penali di cui Lei riferisce. La Procura ha trasmesso, come atto dovuto, l'incarto al Tribunale dei Ministri e successivamente ha chiesto l'archiviazione del tutto in quanto non individua alcun reato penale. Anche questa decisione, peraltro, ha trovato la reazione "pubblica" del privato cittadino Guzzanti, reazione affidata, come al solito, a tanto di agenzie di stampa. Come vede, lo spettacolo è piuttosto lontano da quello stile a cui alludevo nella mia precedente, Le ribadisco, comunque, che, pur essendo capogruppo della Margherita in Commissione Mitrokhin, non è mia intenzione scendere su un simile terreno di azione, ritenendo di possedere ben altra cultura istituzionale e riservandomi di affidare alle sedi parlamentari proprie le mie valutazioni. Cordialtà, Lino Duilio"
AGGIORNAMENTO del 22 febbraio:
Abbiamo ricevuto dall'Onorevole Ercolino Duilio (Margherita), componente della Commissione Mitrokhin la seguente dichiarazione che pubblichiamo:
"Gentile Sig. Paradisi, credo che le Commissioni d'Indagine Parlamentare debbano fare un lavoro serio e discreto, basato su atti e riscontri. E' ciò che abbiamo fatto sinora, approdando a risultati che sono consultabili agevolmente attraverso Internet. In particolare, potrà accedere, oltre che al resoconto delle audizioni, alle relazioni di maggioranza e, per l'opposizione, a quella di minoranza (che mi permetto di definire molto seria). Credo che le ridondanze mediatiche, a maggior ragione in periodo elettorale, siano del tutto inopportune e sono sinceramente amareggiato per avere, più volte, dovuto constatare che anche questo elementare principio di deontologia istituzionale non è stato rispettato. Ma tant'è! Siccome continuo a credere che le istituzioni debbano conservare una credibilità superiore agli interessi di parte, mi astengo dall'offriLe valutazioni personali (che pure Le potrei abbondantemente fare) e La invito ad accedere, se ritiene, alla documentazione che ho dapprima richiamato. Il resto, mi permetta dire, appartiene al regno dell'opinabile quando non del fantasioso. Cordialmente, on. Lino Duilio".
· RELAZIONE SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN
Relatore: senatore Paolo GUZZANTI (approvata nella seduta del 15 dicembre 2004 - Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)
· RELAZIONE DI MINORANZA SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN
(presentata dai commissari: Bielli, Duilio, Giordano, Marino, Zancan, Albonetti, Carboni, Cavallaro, Dato, Diliberto, Garraffa, Gasbarri, Maconi, Molinari, Nieddu, Papini, Quartiani. -Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)
In questi giorni, il Senatore della Repubblica Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Parlamentare Mitrokhin, sta lavorando alacremente alla stesura della relazione finale dei lavori che l’hanno visto impegnato per quattro lunghi anni.
Quattro anni che lui ha definito “di servizio alla patria, al servizio della verità e al servizio della memoria mutilata e dell'identità altrettanto mutilata”.
Da diversi mesi, comunque, nelle sedi più varie e in diverse occasioni egli ha lasciato intendere che dalle ricerche effettuate siano emerse “verità pazzesche”.
In dicembre di ritorno da una missione in Ungheria Guzzanti parlò ad esempio delle Brigate Rosse eterodirette dal KGB e spiegò come dietro a tutti i misteri di quei tragici anni ci fosse una regia ben precisa. Ma soprattutto sottolineò come fossero ancora “vivi, in Italia i veri depistatori”, lasciando evidentemente intendere che essi oggi militino nello schieramento di centro sinistra, magari rivestendo anche ruoli di primo piano.
Come scrisse su Panorama le carte rinvenute avrebbero permesso di riscrivere completamente la storia “del rapimento di Aldo Moro, della strage di Ustica, della strage di Bologna, dell’attentato al treno del Natale 1984 e dell’ondata terroristica delle Brigate Rosse e in genere del terrorismo e dell’eversione”.
Immediatamente all’uscita di quelle prime agenzie il deputato Valter Bielli dei DS, anch’egli membro della Commissione Mitrokhin, contestò il Senatore Guzzanti con queste farsi: “le parole di Paolo Guzzanti non trovano riscontro in alcun documento… Il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta dovrebbe avere il senso della misura, ma questa non e' la virtù di Guzzanti, che dà una sua particolare interpretazione dei risultati della missione della commissione a Budapest… Un'interpretazione che non risulta al momento assolutamente suffragata dalle carte''.
Ora pare sia finalmente giunto il momento di vedere queste carte.
Noi abbiamo contattato tutti i membri della Commissione Mitrokhin che firmarono la Relazione di Minoranza nel dicembre 2004 per chiedere loro un parere, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta.
Può essere che reputino ancora inutile e velleitaria l’iniziativa di qualche blogger sconosciuto e sperduto nella rete; può essere che stiano preparando una difesa alle accuse che verranno prodotte.
Tutto questo avviene (ma non vogliamo certo essere noi a scomodare l’orologeria…) nel pieno di una già velenosissima campagna elettorale.
Siamo sicuri che quelli che seguiranno saranno giorni infuocati.
Che manifesti 6x3 tappezzeranno le nostre città nelle prossime settimane a tempesta in corso?
Smoking gun???

Il Senatore Guzzanti non ha gradito questo articolo. Ha detto che le sue parole sono state manipolate e ha fornito una dattagliata puntualizzazione.
Riporterò per esteso entrambi i testi. Sia quello originario utilizzato per scrivere l'articolo (sarà di colore blu), sia la sua ultima puntualizzazione (sarà di colore verde). Crediamo tuttora di aver aggiunto, ma in modo esplicito, solo le nostre personali e libere considerazioni finali.
...
3 La messinscena è fuor di dubbio. Che per chi ha messo in scena si tratti più precisamente di una serie di menzogne raccontate al magistrato inquirente, alla Commissione Moro e poi alla Commissione Mitrokhin sembra lapalissiano.
4 La smoking gun, se si vuole accontentare della logica e dell’evidenza, consiste nel fatto che una messinscena è stata preparata per far sì che il messaggio “Gradoli” fosse alterato come “città di Gradoli” e diffuso in questa forma, sicché potesse essere letto da chi trovandosi in “via Gradoli” potesse riceverlo e agire di conseguenza. Visto che con Gradoli sono state fornite anche altre due città limitrofe, lo scopo effettivo della messinscena è provato oltre ogni ragionevole dubbio.
5 – Siamo tutti certi che non tutti i partecipanti sapessero di partecipare a una messinscena, ma almeno uno sì.
6 – L’autore della messinscena simula una distratta sorpresa e poi avverte che ci penserà lui a far arrivare il messaggio.
L’autore della messinscena è l’unico che si proponga per un tale impegno e che lo attui (la spiegazione secondo cui il piattino tornava all’inizio della parola per dare ENTER e considerare la parola completa dimostrerebbe che questo spirito metafisico è anche un operatore marconista di straordinarie risorse, peraltro ben compreso dai suoi interlocutori che ne accettano il codice).
7 – Trovi, caro Paradisi, il punto debole nei punti 3, 4, 5, 6 e concluda: se ci fu messinscena organizzata, e ben organizzata, per dirottare l’attenzione su Gradoli, allora ne consegue che si trattò di un piano per far sapere a chi si trovava in v. Gradoli che era ora di togliere le tende.
8 – Se tutto ciò risulta vero come è vero, documentalmente e logicamente, ne consegue che colui che prese l’impegno di informare le autorità agiva allo scopo di salvare i brigatisti e rendere non rischiosa per coloro che lo trattenevano Moro, l’esecuzione del prigioniero al termine dei suoi interrogatori.
9 –Non vedo affatto prove della versione buonista della vicenda: il buon Prodi che avendo saputo da ambienti vicini all’autonomia che Moro è a via Gradoli, invece di dare all’istante e per telefono l’informazione riservata (e protetta dalla legge come informazione riservata) crea una messinscena organizzata con complicati artifici per diventare una falsa informazione utile a rendere inutilizzabile l’informazione vera.
10 – Ecco perché ritengo che Prodi abbia svolto una parte attiva nella vicenda e che lo abbia fatto in un contesto visibile.
(Paolo Guzzanti, 6 febbraio 2006)
1. che la Commissione avesse trovato una diversa smoking gun lo dice lei.
2. che si trattasse di una ovvia messinscena lo ha scritto lei e io ho risposto al suo testo.
3. che se era una messinscena ciò implicava che qualcuno, almeno uno, l’avesse organizzata, è la conseguenza irrimediabile e logica del fatto che fosse una messinscena. Che potesse essere più di uno è possibile, che dovesse essere almeno uno è irrinunciabile. Lei era forte in logica a a scuola?
4. Quindi: qualora fossimo d’accordo con lei Paradisi nel dire che quella del piattino fosse una messinscena,. Dovremmo concludere che almeno una persona l’aveva messa in scena. Chi?
5. Se noi conveniamo con Gabriele Paradisi sul fatto che fu una messa in scena e che almeno uno dei partecipanti doveva averla messa in scena, dobbiamo chiederci perché quel qualcuno avesse voluto metterla in scena. Mi segue Gabriele? E’ capace di trasportare senza manipolare, barare, ridicolizzare?
6. Se qualcuno voleva mettere in scena una messinscena per trattare l’informazione Gradoli, bisogna osservare e prendere noto in che modo fu trattata questa informazione.
7. L’informazione Gradoli fu trattata in modo tale che apparisse fuor di dubbio che andava messa in relazione con il centro abitato di Gradoli e non con via Gradoli a Roma, come si evince dal fatto che accanto a Gradoli furono indicate (sempre con la messinscena del piattino rotante per forza metafisica computerizzata e geografica) le città viciniori di Bolsena e di Viterbo, aggiungendo anche una passata del piattino sulla carta geografica stradale sulla quale il piattino copriva l’intero alto Lazio. Questa sovrabbondanza di insistenza sul fatto che Gradoli fosse il Paese e non la via soddisfa la questione “e se qualche solerte funzionario....”.
8. Dunque la messa in scena è consistita nel trattare l’informazione Gradoli in modo tale da indicare Gradoli Paese e una sola persona si è offerta, fra gli altri partecipanti, di trasmettere l’informazione alle autorità competenti. La messinscena non avrebbe avuto alcuno scopo se non fosse terminata con il trasferimento di una informazione da una fonte originante ad un ricevitore competente. Quella persona fu il professor Romano prodi e soltanto lui. Prodi inoltre non telefonò, non si precipitò, non andò dalla polizia, né dai servizi segreti o dalla magistratura, la sussurrò la bizzarra indiscrezione alla segreteria della Dc, la quale trasmise alla polizia che andò a Gradoli sotto i riflettori e i brigatisti di via Gradoli tolsero subito le tende vedendo che il loro indirizzo era bruciato.
9. Dunque la messa in scena ebbe come effetto finale di far sapere ai brigatisti che era ora di sloggiare. Si può amenamente discutere se questo fosse lo scopo del professor Prodi.
10. Sembra indiscutibile che se lo scopo di Prodi fosse quello di aiutare Moro nel caso che la sua prigionia fosse in relazione con un indirizzo ricevuto, allora Prodi avrebbe dovuto con rapidità ed efficacia precipitarsi a dare la sua informazione, per bizzarra che fosse: la polizia del resto non lo considerò un pazzo visionario, tant’è che andò a Gradoli.
(Paolo Guzzanti, 8 febbraio 2006)
Sostiene il Senatore Paolo Guzzanti di Forza Italia, che Prodi “ha protetto le Brigate Rosse e ha fatto ammazzare Moro”.
Sono accuse pesanti alla vigilia di elezioni politiche che vedono Romano Prodi candidato per il Centro Sinistra alla Presidenza del Consiglio.
Il Senatore Guzzanti è anche Presidente della Commissione Mitrokhin che sta indagando sui documenti trasmessi dal servizio segreto britannico al SISMI e relativi alla rete spionistica del KGB in Italia negli anni della guerra fredda.
Recentemente la Commissione s’è recata in Ungheria per visionare materiale scottante e il Senatore stesso alla vigilia di quel viaggio aveva anticipato alla stampa “verità pazzesche” che stavano emergendo proprio in merito al ruolo svolto da Prodi nel sequestro Moro.
Il momento centrale della vicenda risulta essere la famosa seduta spiritica del 2 aprile
Nell’articolo del 6 febbraio abbiamo cercato di analizzare la documentazione disponibile (le audizioni fatte dalle varie commissioni parlamentari ai partecipanti a quella seduta), per verificare se ci fossero elementi tali da giustificare la tesi così terribile di Guzzanti.
A noi non è sembrato di rilevarne, malgrado la puntualizzazione tempestiva del senatore, al quale abbiamo poi chiesto immediatamente se esistessero documenti nuovi ed inequivocabili di cui noi non eravamo a conoscenza.
Infatti, vista la tenacia con cui viene ripetuta quella tremenda accusa a Prodi, tutto lasciava intendere che la Commissione avesse scovato in qualche polveroso archivio dell’est la “smoking gun”.
In realtà Guzzanti ci ha così motivato le sue conclusioni che a questo punto anche noi riteniamo “pazzesche”:
* la seduta fu a giudizio di tutti una “messinscena”;
* non tutti forse erano consapevoli di questa messinscena, ma almeno uno sì;
* Prodi fu l’unico partecipante che si assunse la responsabilità di comunicare l’informazione alle autorità e lo fece oltretutto con una certa lentezza (dopo un paio di giorni).
Fin qui tutto sommato nulla di nuovo. E allora la prova regina dove sta? Eccola. Lasciamola esporre al Senatore in persona:
“La smoking gun consiste nel fatto che una messinscena è stata preparata per far sì che il messaggio “Gradoli” fosse alterato come “città di Gradoli” e diffuso in questa forma, sicché potesse essere letto da chi trovandosi in “via Gradoli” potesse riceverlo e agire di conseguenza. Visto che con Gradoli sono state fornite anche altre due città limitrofe [Bolsena e Viterbo, Ndr], lo scopo effettivo della messinscena è provato oltre ogni ragionevole dubbio”.
?!
Sì, avete capito bene. La prova inattaccabile della colpevolezza di Prodi è in quei due nomi di località, Bolsena e Viterbo appunto, buttati lì dissimulando distrazione e leggerezza, che hanno accompagnato, la parola “Gradoli”.
Due paroline fintemente innocenti che hanno indotto le Forze dell’Ordine al blitz con dispiegamento di mezzi e di mass media nell’ameno borgo medievale, ma nel contempo hanno fatto capire ai brigatisti del covo di Via Gradoli “che era ora di togliere le tende”.
?!
Ora sulla scarsa fantasia delle Forze dell’Ordine c’è una vastissima, per quanto discutibile, letteratura, ma confidare nel fatto che a nessuno, dico nessuno, potesse venire in mente, anche per puro caso, di associare a quel nome un'altra accezione è segno di spudorata e deprecabile sfiducia negli organi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Ora, mi chiedo, se Prodi era un burattino teleguidato dai servizi sovietici, non aveva altro mezzo per far giungere un messaggio, un segnale, agli amici brigatisti? Un sistema, diciamo così, meno rischioso per i brigatisti stessi?
La notizia di “Gradoli” divenne di pubblico dominio nel momento stesso in cui le Forze dell’Ordine irruppero nell’amena località, non certo giorni o ore prima del blitz.
E se qualche solerte e agile funzionario avesse preso in considerazione l’ipotesi “Via” anziché “paese” forse il “messaggio” sarebbe giunto ai brigatisti un po’ troppo in ritardo, o no?
E ancora, se foste dei brigatisti, e un vostro “informatore”, “fiancheggiatore”, per dirvi di andare via da un luogo urlasse “urbi et orbi” il nome esatto del nascondiglio, ovviamente aggiungendo però qualche particolare irrilevante tanto per depistare con sagacia le prime ricerche, che cosa pensereste, o cosa vi verrebbe voglia di fare a quel signore?
Io dico che “fiancheggiatori” così è meglio perderli che trovarli. O no?
Tornando seri. E’ pensabile che qualche tribunale democratico possa prendere in considerazione un’accusa così infamante e grave basata su una ipotesi (in sostanza un'opinabile interpretazione di fatti), così debole?
Ma forse abbiamo capito male. Il senatore ha certo prove ben più serie e documentate… che ci farà sicuramente avere.
Palla al centro.
Il ritorno degli spiriti

Aggiornamento:
Riceviamo da Guzzanti la seguente precisazione:
"Quanto alla seduta spiritica, essendo certo e provato che non esiste alcuna forza motrice spiritica che possa aver tenuto in circolo rotante un piattino da caffè per alcune ore, devesi intendere che tale forza motrice fosse del tutto umana e che l’intelligenza del piattino nel disporre lettere che formassero nomi fosse umana anch’essa, e che tale forza umana, e non spiritica, indicando Bolsena e Viterbo insieme a Gradoli (e perché non ci si fermò a Grado, senza aspettare che si aggiungessero le lettere elle e i? [a tale domanda Baldassarri rispose: "Mi pare ci fosse una posizione di partenza e di ritorno del piattino". Ndr]) volesse precisamente indirizzare forze dell’ordine verso il paese di Gradoli e non verso l’appartamento di via Gradoli, benché la stessa intelligenza non spiritica fosse generosamente provvista anche di due numeri casualmente corrispondenti al civico e all’interno dell’appartamento in cui le BR avevano la loro base di comando e dal quale i vicini di casa la sera udivano distintamente il ticchettio di un trasmettitore in alfabeto Morse.
Dunque la forza motrice e l’organizzazione mentale di una sola persona, o se si preferisce di più complici in mezzo ad un gruppo di gitanti domenicali dediti al trastullo pomeridiano, decise di raccogliere un messaggio che indicava il paese di Gradoli (con gli accessori geografici viciniori di Bolsena e Viterbo, tanto per precisare che si trattava di città e non di strade) come luogo della probabile detenzione di Moro e annunciò anche di voler passare tale informazione, per quel che poteva valere (e accidenti se valeva!) alle autorità investigative.
Prodi fu esattamente colui che annunciò di voler passare questa informazione alle autorità. Ma non lo fece subito.
Lo fece con comodo: se avesse avuto la reale intenzione di far trovare Moro, sia pure con l’aiuto degli spiriti, avrebbe dovuto scatenarsi correndo dagli inquirenti, e ricorrendo persino a quello strumento avveniristico e ancora non del tutto sperimentato che si chiama telefono.
Nulla di tutto ciò: Prodi attende alcuni giorni e poi sussurra durante una visita casuale (cosa che sottolinea lui stesso) la sua informazione alla segreteria della Dc, affinché vedessero loro della segreteria se e che cosa fare.
In questo modo, con ritardo gravissimo ai fini della ricerca e della salvezza dell’ostaggio, ma perfettamente in tempo per altri fini, l’informazione arriva alle forze di sicurezza indicando Gradoli paese come luogo in cui cercare Moro e dove si svolge quindi una massiccia incursione mostrata dai telegiornali e raccontata dalle gazzette.
A quel punto i brigatisti rossi che sono acquartierati in via Gradoli e non a Gradoli Paese, sono colti da un tremendo sospetto: vuoi vedere che il nostro covo è scoperto e che bisogna sloggiare? E sloggiano.
Luciano Violante, e non io, ha detto, lo può leggere nel resoconto della Commissione Moro di fronte ad un indignato e sarcastico Leonardo Sciascia, che se questa faccenda di via Gradoli e di Gradoli Paese fosse andata nel modo giusto, Moro probabilmente sarebbe ancora vivo.
Perché Prodi e non Clò e gli altri?
Perché fu lui e soltanto lui a prendersi l’incarico di procedere e rendere nota l’informazione spiritica. E’ molto semplice". (Paolo Guzzanti)
“…ho potuto provare il fatto incontrovertibile che con il suo comportamento Romano Prodi ha permesso alle Br durante il rapimento Moro di abbandonare in tempo il covo di via Gradoli… Costui ha protetto le brigate rosse e ha fatto ammazzare Moro…” (Paolo Guzzanti)
Queste sono le accuse gravissime che il Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, Presidente della Commissione Mitrokhin, ha rivolto a Romano Prodi riferendosi alla “seduta spiritica” del 2 aprile
Dietro a queste accuse ci devono essere per forza elementi inoppugnabili e altrettanto gravi. Non basta certo la “discutibilità” di quell’episodio e non basta certo quanto emerso fino ad oggi.
A metà dicembre il Senatore Guzzanti ha depositato una denuncia (Relazione di Agostino Cordova) nei confronti di Lamberto Dini, Massimo D’Alema e Romano Prodi per le omissioni, a detta sua, operate da costoro quando erano Presidenti del Consiglio sul dossier Mitrokhin.
In questa denuncia (e precisamente da pag
Nulla. Nessun fatto specifico che si possa imputare a Prodi e soprattutto nessun nuovo elemento rispetto a ciò che si conosce da 28 anni.
Addirittura in quella denuncia si ricorda che le Forze dell’ordine si recarono in Via Gradoli una prima volta il 18 marzo 1978 e cioè 2 giorni dopo la strage di Via Fani e 15 giorni prima della seduta spiritica… “ed ignorasi in base a quale informazione ciò sia avvenuto”; si aggiunge quindi, con un certo acume, “ciò potrebbe far desumere che tale indicazione circolasse ancor prima di tale seduta, e che non sia stata appresa dal piattino, ma da altra fonte”… Non si capisce pertanto il ruolo rivestito da Prodi…
Rileggendo poi le deposizioni rilasciate dai partecipanti a quell’evento alla varie Commissioni Parlamentari, ma anche le conclusioni o le affermazioni dei vari commissari e presidenti si fatica a trovare anche un minimo elemento che possa avvalorare la tesi di Guzzanti...
Addirittura il commissario Fragalà (AN) nella seduta della Commissione Pellegrino (Terrorismo e Stragi) del 17 giugno 1998 afferma che l’informazione Gradoli fu suggerita ben tre volte in quei giorni. La prima fu la “soffiata” che produsse la perquisizione mancata del 18 marzo; la seconda fu il “suggerimento” durante la seduta spiritica e infine la terza fu la doccia lasciata aperta nel covo che portò alla sua scoperta definitiva il 18 aprile. Fragalà fa quindi intendere che tale informazione provenisse dall’ala trattativista delle BR, che tentava così di bloccare Moretti e quindi l'uccisione dell'onorevole Moro. Per assurdo, pur abbracciando la tesi di Guzzanti sul coinvolgimento di Prodi, emergerebbe che egli ha cercato di salvare Moro piuttosto che ucciderlo…
Guzzanti ha anche affermato: “perché Prodi ha mentito sulla seduta spiritica, perché avendo mentito davanti al magistrato, davanti alla Commissione Moro, davanti alla Commissione Mitrokhin ha protetto coloro che erano implicati nel rapimento Moro; ha agito in modo tale da mettere sull'avviso i brigatisti rossi e farli fuggire sicché Violante ha detto che se Prodi avesse agito diversamente Moro avrebbe potuto forse salvarsi”.
Ha quindi mentito anche Mario Baldassarri (AN), presente a quella seduta? Ha mai chiesto il Senatore Guzzanti direttamente a Baldassarri (collega nella coalizione di governo) come andarono esattamente le cose in quel pomeriggio piovoso di aprile?
Le dichiarazioni di Baldassarri alla Commissione sono molto esplicite e avvalorano la tesi sempre sostenuta da Prodi e dagli altri protagonisti: “mi sono abbassato cercando di vedere chi muoveva il piattino, quale dito lo toccava e quindi spingeva, o se avevano, in qualche modo, concordato un comportamento. Per quello che ho visto, il piattino si muoveva per conto suo. La cosa è ridicola e imbarazzante, ma io continuo a dire questo… Faccio l'economista, uso anche un po' di matematica e mi rendo conto che è un'assoluta apparente sciocchezza quella che vi sto raccontando. Però questo ho visto e questo dico… a fare le domande erano prevalentemente Alberto Clò, Prodi e il fratello di Clò.”
(Manca) “Il professor Prodi era mediamente o particolarmente attivo?.”
(Baldassarri) “Come gli altri”. Incalzato ancora da Fragalà Baldassarri ripete “… una precisazione riguarda il professor Prodi. Io non ho mai detto che fosse il maggiore protagonista della seduta....”
(Taradash) “il maggior indiziato finisce per essere il professor Alberto Clò”.
Perché allora Guzzanti attacca Prodi e non Clò? C’è qualche ragione che non sia il diverso ruolo politico rivestito oggi da quelle due persone?
All’epoca Prodi aveva 38 anni avrebbe mai preso decisioni di tale portata senza nemmeno consultarsi con il suo “maestro” Beniamino Andreatta?
Il Presidente Pellegrino sempre il 17 giugno
La scelta della seduta spiritica per coprire una fonte può sembrare anche discutibile, ma è pur vero che era un modo “intelligente” per diluire e disperdere su 12 stimati professori universitari una responsabilità forte. Se chi aveva raccolto la soffiata (Prodi? Clò? Andreatta?) si fosse esposto in prima persona parlando magari di telefonata anonima o anche di contatto diretto con uno studente vicino all’Autonomia bolognese, non si sarebbe forse esposto anche ad eventuali rappresaglie brigatiste?
Guzzanti parlò nel gennaio 2005 di un altro dossier Mitrokhin “quello vero, precedente a quello su cui abbiamo lavorato e che potrebbe fare luce sull' omicidio Moro”…
E’ in questo nuovo dossier, gli chiediamo, che si trova qualche fatto più sostanzioso per accusare Prodi con tanta virulenza?
Guzzanti dunque conosce già questi nuovi e inconfutabili elementi?
Viceversa ci sembra in tutta sincerità che si possa parlare di ennesimo attacco decisamente debole e spuntato. O no?
À la guerre!

Aggiornamento:
I PM indagano sulla denuncia di Guzzanti: archiviazione o ulteriori accertamenti ?
Il senatore Paolo Guzzanti ha intrapreso una battaglia all'ultimo sangue con Romano Prodi. Cioè il leader dell'opposizione e candidato premier per il Centro-Sinistra.
Un Romano Prodi, secondo Guzzanti, con un passato oscuro. Un Cattocomunista, più Comunista che Catto, che si rese responsabile di azioni criminose. Insomma un Criminale. Per di più "edentulo" e "sputacchioso".
Il senatore di Forza Italia accusa Prodi senza mezzi termini di aver protetto o avvertito le Brigate Rosse nel 1978; di aver nientepopodimenochè fatto ammazzare Aldo Moro; di aver insabbiato il dossier inglese sugli agenti sovietici in Italia; di essere un mentitore e un baro. Di aver violato le leggi. Insomma un Mascalzone. Che per giunta, spesso ma non contemporaneamente ad essere un "mascalzone", psicofisicamente sbava... Insomma un Bavoso.
Guzzanti sostiene che tutto ciò è scritto e documentato. Il 20 dicembre scorso, (nei commenti le agenzie di quei giorni), al ritorno da una missione a Budapest della Commissione Mitrokhin di cui Guzzanti è presidente, egli consegnò al Procuratore di Roma un documento intitolato: "RELAZIONE RISERVATA DEL COLLABORATORE DELLA COMMISSIONE DOTT. AGOSTINO CORDOVA SUL DOSSIER MITROKHIN E SULL’ATTIVITÀ DEGLI ORGANI COMPETENTI PER LA SUA TRATTAZIONE":
http://www.ilvelino.it/allegati_documenti/allegato_documento_257.pdf
L'esposto denuncia contiene le malefatte di Dini, Prodi e D'Alema, ma soprattutto quelle di Prodi (in quanto è lui il candidato dell'Unione...).