venerdì, 16 novembre 2007
Il silenzio e il rumore

Ieri sera ad Annozero, il cui tema centrale erano i fatti di Genova del luglio 2001 e gli abusi delle forze dell'ordine (s'è parlato anche del povero Federico ALDROVANDI e ovviamente del tifoso ucciso domenica scorsa), il solito Marco TRAVAGLIO nel suo solito editoriale è riuscito, pensate un po', a parlare della Commissione Mitrokhin e di Mario SCARAMELLA (!?).
Cavoli a merenda voi direte? No. Non crediamo. In questa storia nulla è casuale.
Col suo abituale modo di fare sbarazzino e forbito il bel Marco ha suscitato ovviamente le risate grasse e convinte dell'intera platea mentre un cameraman compiacente indugiava con generosità sui volti degli spettatori sull’orlo delle lacrime d’ilarità ogniqualvolta si accennava a “Mortadella” agente del KGB.
Ecco una trascrizione delle parole di TRAVAGLIO perché a noi piace parlare sui documenti non tralasciando nulla e dando a tutti voce e spazio. Questo comunque il link al filmato.
...

TRAVAGLIO: Parliamo di Commissioni d’inchiesta, perché è chiaro che negli Stati Uniti e in una democrazia normale la catena di comando che non ha funzionato sarebbe oggetto di una Commissione d’inchiesta e lì, senza destra e senza sinistra, andrebbero a vedere che è successo…

Il problema è che qua le commissioni d’inchiesta …

SANTORO: Quelle che vediamo in televisione o al cinema, no?

TRAVAGLIO: esatto

SANTORO: ...il senato americano…che si riunisce, interroga…bah….

TRAVAGLIO: Qua purtroppo le commissioni di solito servono a incasinare anche le poche cose che sono già chiare …e a farla dovrebbero essere gli stessi parlamenti…gli stessi parlamentari che hanno partecipato nella scorsa legislatura ad alcune leggendarie commissioni…l’antimafia ce l’abbiamo dal ’63, e non è che insomma abbia prodotto chissà che cosa…

SANTORO: Beh, qualcosa…

TRAVAGLIO: nell’ultima legislatura la relazione di maggioranza sosteneva che (legge un appunto – ndr)  “le sentenze hanno sbugiardato malamente le accuse di mafiosità ad Andreotti”. In realtà la sentenza dice esattamente il contrario, e cioè che aveva ragione la procura: il reato è stato commesso ma era prescritto fino al 1980.

La Commissione su Ilaria Alpi presieduta dall’avvocato Taormina, sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha stabilito che i due inviati sono morti mentre erano dediti al turismo in Somalia.

La Commissione Telekom Serbia e la Commissione Mitrokhin hanno fatto il meglio di tutte, una era presieduta dall’Avvocato Trantino, l’altra era presieduta da Paolo Guzzanti, e dovevano occuparsi di due vicende molto oscure: una, 900 miliardi di lire dati dal nostro Governo di Centro Sinistra al regime di Milosevic già sotto embargo, dall’altra parte le infiltrazione del KGB in Italia negli anni della guerra fredda, solo che poi sono state utilizzate per dimostrare qualcos’altro, perché nel frattempo stavano venendo fuori i processi per le tangenti delle toghe sporche, i processi Previti, Berlusconi eccetera e allora si è deciso di usare queste Commissioni per dimostrare che in realtà le tangenti le pigliavano Prodi, Fassino, Dini, e che Prodi era addirittura un agente del KGB, coinvolto nel delitto Moro. Prodi ha proprio il physique de rôle tipico dell’agente del KGB infatti aveva anche chiamato il suo conto cifrato “mortadella” proprio per evitare che qualcuno potesse sospettare che era suo, mentre Fassino pigliava i soldi sul conto “cicogna” e Dini sul conto “ranocchio”, sempre per mascherare meglio l’identità dei titolari.

Notevoli soprattutto le fonti di queste due commissioni d’inchiesta: una, eehhh… il supertestimone Igor Marini, detto “Aigor”, e l’altro….

SANTORO: ma che fine ha fatto quello? Non si sa! Dove sta?

TRAVAGLIO: E’ stato a lungo in carcere, e adesso aspetta il suo processo.

…l’altro il superconsulente della Mitrokhin: Mario Scaramella, che ormai sono una leggenda: sembrano Gianni e Pinotto, visti insieme.

Destra e sinistra li hanno presi molto sul serio, tant’è che poi hanno dovuto intervenire magistrati e giornalisti a smascherare, perché se era soltanto per il parlamento questi continuavano a fare i supertestimoni a vita.

Marini compare quando, nella Telekom Serbia? Compare nel maggio del 2003, una settimana dopo che è stato condannato per la prima volta Previti per il caso Mondadori. “Armi di distrazione di massa”, le chiamerebbe Sabina Guzzanti. Si presenta come un conte polacco. Dice di avere gestito lui praticamente la transazione fra l’Italia e la Serbia per la compagnia telefonica, dice di avere le prove delle tangenti a Fassino, Prodi e Dini, però le ha dimenticate in Svizzera. E allora la commissione invece di verificare chi è questo qua prima di sperti…di sporgersi, parte in missione per la Svizzera. Solo che si dimenticano di avvertire gli svizzeri. Per cui arriva la gendarmeria, lì trova lì in questo ufficio dei notai pubblici di Lugano, dice: Lei chi è? …ci manda la Telekom Serbia…li arrestano tutti, compresi i parlamentari che poi vengono rilasciati mentre Marini viene trattenuto, perché era ricercato pure in Svizzera, non soltanto in Italia, per avere truffato degli alberghi: lui entrava, mangiava, beveva, dormiva gratis, e poi scappava e non pagava  il conto, come il conte Mascetti nel film “Amici miei”.

Quando i giudici di Torino sanno che hanno preso un certo Marini in Svizzera dicono: eccolo lì, lo stiamo cercando da anni anche a Torino, perché ha fatto delle truffe su titoli indonesiani, e quindi se lo fanno recapitare dagli svizzeri e lo portano al carcere di Torino.

I magistrati cosa fanno? Prima cosa vanno a vedere chi è questo Marini: scoprono che vive in un tugurio fuori Brescia… scoprono il lavoro che fa: fa il facchino al mercato ortofrutticolo di Brescia, che è proprio   tipico di quelli che gestiscono le transazioni fra stato e stato per compagnie telefoniche. Che mestiere fa? Di solito fa il facchino al mercato ortofrutticolo.

Interrogano la seconda moglie, che è in lacrime. Dice: eehhh…ha truffato il parlamento, ma prima ha truffato me, questo.

M’ha raccontato che era: conte, e  non era conte.

M’ha detto che era polacco, non era polacco.

Diceva di essere la controfigura di Schwarzenegger, di essere proprietario di una isola deserta, talmente deserta che poi nessuno l’ha mai vista, e soprattutto di essere il vicepresidente dello IOR, la banca del Vaticano, tant’è che diceva: “io sono così con papa Woytila, ceniamo insieme, eccetera eccetera, io andavo a prenderlo in ufficio pensando che uscisse dal Vaticano, ma quello usciva sempre da un’altra parte”, tant’è che in Vaticano non ci aveva mai messo piede. Alla fine mi ha pure costretta a vendere la macchina per investire in certi titoli indonesiani, non ho mai più visto una lira, e non c’ho più la macchina.

Interrogano la prima moglie, che è una famosa soubrette, Isabel Roussinova, e anche questa dice: “non ho mai voluto raccontare la mia storia, perché mi sentivo veramente male, a essermi fatta prendere in giro da uno così, adesso che vedo che ha preso in giro tutto il parlamento italiano mi sento meno sola, e più sollevata, e posso raccontare la mia storia.”

Il parlamento continua a prendere sul serio Igor Marini, tant’è che per tutta l’estate continuano a interrogarlo pure in carcere, esce l’Avvocato Trantino, esce Calderoli, che era un po’ l’intellettuale della commissione  parlamentare Telekom Serbia, esce l’avvocato Taormina, tutti a dire: “sto Marini, c’ha una memoria prodigiosa, è meglio di Pico della Mirandola”, dicono: infatti ricordava perfettamente cose mai avvenute, non si sa chi gliel’avesse suggerite.

Fatto sta che a un certo punto eehhh…. i conti Cicogna, Mortadella e Ranocchio non vengono mai trovati, naturalmente, i soldi provenienti dalla Telekom Serbia non sono finiti a nessun politico, tranne uno: per vie traverse, senza commettere  nessun reato, si scopre che l’unico politico che ha preso soldi provenienti dalla provvista Telekom Serbia, è l’On. Bocchino di Alleanza Nazionale, che fa parte della Commissione di Telekom Serbia! (la telecamera stacca da Travaglio per offrire un primo piano di Ignazio La Russa – ndr) Cioè stava indagando sulle tangenti degli altri, e in realtà è l’unico che ha preso dei soldi provenienti da quella partita…

SANTORO: senza commettere reati, lui…

TRAVAGLIO: i giudici di Torino dicono: non ha commesso nessun reato. Però è curioso, insomma: è come…è come l’investigatore che scopre di essere l’assassino, praticamente.

Degno “pendant” del conte Igor Marini, è Mario Scaramella da Napoli, superconsulente della Mitrokhin. Vita passata vivendo di espedienti, fonda Società con la fidanzata, millanta credito di essere un uomo della NATO, di essere uno sminatore, di essere un esperto clamoroso in smaltimento di rifiuti tossici, presidente di comitati, tiene lezioni in tutto il mondo, persino in organismi internazionali, finchè a un certo punto  approda alla commissione Mitrokin.

Basterebbe fare un giro a Napoli nel suo quartiere per capire chi è ma non lo fanno, gli credono ciecamente e Guzzanti lo prende come il suo consulente preferito. E lo manda in giro per l’Europa a torchiare delle povere spie russe in menopausa (compare l’immagine di Guzzanti con le mani giunte con un fumetto che dice: “…e Mario dove lo metto?” – ndr) che stanno svernando (compare il volto di Scaramella che dice nel fumetto: “Mandami in Europa a torchiare le spie sovietiche” – ndr)  nella loro vecchiaia tra Londra e altre capitali. (Altro fumetto per Guzzanti: “Sii!!!..in Europa!” – Replica di Scaramella, sempre nel fumetto: “Hanno detto che…Prodi piaciucchiava al KGB!!” ndr)  Quelli, tutti contenti, dice: finalmente ci interroga, vorran sapere di Putin, (compare al centro del video il ritaglio del titolo di un giornale: “Una bomba termonucleare” – esclama Guzzanti, “lo dico subito al capo” – ndr) di tutte le porcate che fa il nostro ex capo del Kgb. No: lui non era interessato a Putin, era interessato a Prodi. Tira fuori la foto di Prodi, chiedendo alle spie, ai sovietici se non l’avevano mai visto. Loro non hanno mai visto Prodi, ovviamente, ma lui insiste e a un certo punto telefona a Guzzanti dicendo: ne ho trovata una che mi ha detto di aver saputo da un’altra che è morta, che aveva saputo da un’altra, che è morta, che un’altra che è morta gli aveva detto che Prodi non dispiaceva al Kgb.

Guzzanti entusiasta dice: “ma questa è una bomba termonucleare, la vado a riferire al capo”, cioè a Berlusconi. Prende a va in Sardegna e  Berlusconi non lo prende neanche sul serio, nemmeno Berlusconi (Santoro sghignazza – ndr)  riesce a raccontare ai suoi elettori che Prodi è un agente del Kgb.

Ne ha raccontate tante, ma questa forse non la credono nemmeno i suoi elettori.

Insomma ‘sto Scaramella continua a molestare tutte le spie che trova in giro. Gli tira pure fuori le foto di Diliberto e Pecoraro Scanio, che anche per l’età, oltre che per la faccia, sono tipici proprio spioni sovietici. No? E poi manda dei messaggi

SANTORO: se si mettono il colbacco, insomma, già….

TRAVAGLIO: …manda dei messaggi, dei messaggi cifrati a Guzzanti dove Pecoraro Scanio viene definito in codice  “Pecorowski e Culattowski”.Quindi stiamo…stiamo parlando di roba molto seria, sempre a spese nostre, naturalmente, perchè la commissione la paghiamo noi…

SANTORO: devi concludere…

TRAVAGLIO: Una spia molestata scrive a Guzzanti dicendo di riprendersi ‘sto Scaramella perché non se ne può più, gli dice: “your friend is a mental case”, cioè è un caso clinico, portatelo via, non se ne può più. (compare l’immagine di un PC con il testo di una e-mail che dice: “Paolo, your friend Mario is a mental case”, dietro al PC compare l’immagine di Guzzanti con un fumetto: “……”  e con la frase successiva “il prossimo sono io”– ndr) Lo smascherano tre giornalisti, D’Avanzo, Bonini e Gatti del sole 24 ore e poi Scotland Yard quando scopre che Scaramella è l’ultimo ad avere incontrato il povero Litvinenko avvelenato con il polonio 210 nel sushi bar di Londra. Scaramella dice: hanno avvelenato anche me, sto morendo; Guzzanti dice: il prossimo sono io. Poi Scaramella resuscita, torna in Italia e lo arrestano, immediatamente, per calunnia ai danni di persone. Ecco perché ho ricordato tutto ciò. Perchè la Mitrokin si spegne mestamente, la magistratura ha più lavoro di prima, il casino sul Kgb è massimo, e oggi immaginiamo un parlamento come questo che si occupa del G8: potrebbe venir fuori persino un supertestimone a giurare che a Bolzaneto hanno tentato un suicidio di massa oppure che alla Diaz non è stata la polizia ma, come disse Taormina in un altro processo,  è stato il vicino di casa.

LA RUSSA: o viceversa….

...

 
Il pretesto era ovviamente la richiesta di istituire una Commissione parlamentare sul G8, ma diremmo noi, ogni occasione è buona per lanciare il messaggio subliminale a cui ormai abbiamo fatto il callo e a cui l’inconscio collettivo s’è adeguato: un ritornello che incessante ripete: “quel polverone della Mitrokhin”, “quella bufala della Mitrokhin”…..
Ogni occasione dunque è buona, soprattutto adesso, che qua e là, qualche dubbio, qualche scoperta imbarazzante, qualche tarocco viene a galla.
Pertanto occorre tenere alta la guardia. Occorre alzare una barriera mediatica che soffochi le voci dissidenti.
Il silenzio e il rumore.
Da un lato la grande stampa ignora con supponenza le notizie provate di manipolazioni e falsificazioni, dall'altro, contemporaneamente, si tiene alto il volume di un vecchio gracchiante grammofono che manda instancabilmente e ininterrottamente in onda lo stesso disco rotto, a coprire le poche fievoli voci fuori dal coro.
 
TRAVAGLIO ieri sera, giocando le stesse carte di sempre, ha voluto dare i giusti meriti ai prodi () che hanno “svelato” agli italiani cosa stava avvenendo coi loro soldi e dunque ha citato Carlo BONINI e le ex spie russe “in menopausa”, dimenticando però di citare anche le loro trancianti smentite [1] [2] d’altronde mai pubblicate su Repubblica né altrove; ha citato Claudio GATTI, indimenticata la sua biografia scaramelliana sul Sole 24 ore, dimenticando però di citare per intero la feroce smentita del magistrato Lorenzo MATASSA.       
Tutte cose che noi, per fortuna, e i nostri lettori conoscono bene, ma, ahimè, siamo un’irrisoria minoranza.
Può anche gratificare sentirsi di appartenere ad una élite, soprattutto quando si tratta di conoscere cose che la stragrande maggioranza delle persone ignora, ma noi ci siamo stancati.
Non crediamo che sia degno di un paese civile e democratico.
Nei prossimi giorni invieremo una lettera aperta a tutte le redazioni dei giornali italiani e a tutti gli indirizzi conosciuti di giornalisti.
Un mailing a pioggia.
Per vedere se in questo paese c’è ancora qualche persona libera e intellettualmente onesta che si prenda la briga di verificare, di indagare, di capire. Di parlare!
Non possiamo credere che non ce ne siano.
Comunque per ora, purtroppo, ha ragione Michele SANTORO.

In Italia per quanto riguarda l’informazione siamo proprio all’ANNO ZERO.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 16/11/2007 10:17 | Permalink | commenti (48)
categoria:giornalismo, prodi romano, travaglio marco, mitrokhin, santoro michele, bonini carlo
domenica, 14 ottobre 2007

La Telefonata

Sono le 10.59 del 28 gennaio 2006.
Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, discutono al telefono per 21 minuti e 37 secondi.
La telefonata è intercettata e registrata dall’Organo di Polizia per disposizione della Procura della Repubblica di Napoli.
Questa telefonata, è la più nota fra tutte quelle intercettate e “distribuite” ai giornali  “in stanze dello stato”, per due ragioni: la prima, perché è in questa conversazione che Guzzanti e Scaramella discutono della famosa testimonianza dei riparati russi del KGB e dell’FSB in Inghilterra, secondo la quale Romano Prodi sarebbe stato “our man”, un “nostro uomo”; la seconda, perché è in questa telefonata che Paolo Guzzanti illustra a Mario Scaramella di avere riferito di tale testimonianza ad una persona non nominata nella conversazione, ma che verosimilmente potrebbe trattarsi dell’allora Primo Ministro.
 
Questa telefonata è altresì ben nota perché, a seguito della pubblicazione di stralci della conversazione da parte di tre importanti giornali quotidiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa), i naviganti hanno potuto ritrovare in rete, in decine e decine di blog ed altri siti, le stesse parti pubblicate da quei quotidiani ricopiate e commentate.
 
Ma quello che viene fatto qui quest’oggi, non è assolutamente la stessa cosa.
 
Non una ricopiatura di quegli stralci giornalistici con la solita replica di commenti già uditi più volte, ma bensì, il raffronto fra quelle tre “versioni” pubblicate dai quotidiani, e LA TRASCRIZIONE ORIGINALE INTEGRALE così come compare nel VERBALE DI POLIZIA.
 
Mai pubblicata prima da nessuna parte.
 
Da tale raffronto, emergono evidenti omissioni, per non dire vere e proprie manipolazioni (specie da parte di “Repubblica”), da parte degli organi di informazione che hanno ottenuto quei verbali in esclusiva, del testo originale, tanto da nasconderne ai lettori i reali contenuti, che invece oggi noi rendiamo visibili grazie alla potenza di internet come nuovo mezzo di informazione.
 
Analisi della conversazione
 
Ciò che si dicono realmente in quella telefonata Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, è quindi oggi possibile vederlo direttamente ed  ognuno può trarne le proprie considerazioni.
Noi semplicemente e brevemente, vorremmo illustrarne alcune nostre, di considerazioni, che derivano anche dalla nostra conoscenza della vicenda, che è ormai sotto stretto esame documentale da ormai un anno, per arrivare così a modulare una nostra interpretazione del reale senso delle affermazioni che vengono fatte in questa conversazione.
Non abbiamo la pretesa di sostenere che la nostra interpretazione sia quella corretta con precisione assoluta, e ciò sarebbe impossibile per chiunque perché a taluni frasi è comunque possibile dare più sensi, più direzioni.
 
Occorre tenere conto che i conversanti parlano di vicende ben note a loro soltanto, e pertanto su taluni argomenti quelle che si possono azzardare, non sono che ipotesi.
 
Ma noi crediamo che comunque, mediante un’attenta analisi di quel testo, sia possibile fare un altro passo in avanti verso la verità e verso la comprensione più ampia e trasparente di questa vicenda.
 
Siamo dunque nel periodo conclusivo dei lavori della Commissione Mitrokhin.
 
Noi riteniamo che sia avvenuto quanto segue:
 
Mario Scaramella, possiede una registrazione in formato audio di un’intervista ad Oleg Gordiewsky risalente ad un periodo precedente alla telefonata, e ne ha illustrato il contenuto a Paolo Guzzanti.
In questa intervista, (avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”) ad un certo punto Oleg Gordiewsky, deve avere raccontato, forse ritenendo successivamente di avere commesso, facendolo, una leggerezza, quanto Aleksander Litvinenko andava dicendo ai propri ex compatrioti riparati in Inghilterra, in merito alla confidenza del suo generale Trofimov, e cioè che Prodi era un “uomo” dei servizi segreti russi.
Infatti Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. E’ dimostrato che a persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente quando era in Russia.
Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
Infine Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed esclsuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
Vediamo in base a quali elementi ci sentiamo di poter affermare questa nostra prima interpretazione dei fatti.
 
1) DEDUZIONE: Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista  già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
ELEMENTI INDIZIARI:
Al blocco 57 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
Lui non smentisce, anzi, conferma la…l'intervista, conferma gli incontri e d'altronde hanno coinvolto tante altre persone…
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
2) DEDUZIONE: Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. La persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 28 della conversazione, Paolo Guzzanti dice:
 “Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è..” Risponde Scaramella: “Sì, questo non è discussione
 
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
Ai blocchi 52-53-54-55 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: e io voglio sapere se (parola incomprensibile) GORDIEWSKIJ…
SCARAMELLA: …(frase incomprensibile)…in questi giorni. (probabilmente Scaramella comunica l’intenzione di incontrare a breve Gordiewskij – ndr)
GUZZANTI: …mi certifica…mi certifica con un atto che sia riconducibile, che non sia smentito. E lui non smenta, dice quel che dice e non quello che non dice!
SCARAMELLA: esatto.
 
 
3) DEDUZIONE: Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
ELEMENTI INDIZIARI:
a) Ai blocchi 3-5-6-8-9 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: Senti, no, il discorso è solo questo. Il segnale che io ho avuto è questo, visto che non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di Frendil Relation, coltivazione, contatti...
GUZZANTI: Coltivazione è abbastanza, eh?.
SCARAMELLA: Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...
GUZZANTI   : Perché, "coltivato" invece si?" (senso: perché, una dichiarazione che si trattava di un uomo “coltivato”, invece sarà disponibile a renderla? – ndr)
SCARAMELLA: eh….su questo bisogna lavorarci, anche perché comunque …(parola incomprensibile)
b) Al blocco 44 Guzzanti ripete:
…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO.”
c) Al blocco 56, ancora Guzzanti:
 “…coltivato a me va benissimo perché l'espressione coltivato significa quello che significa nel linguaggio di intelligence, coltivato.”
d) ai blocchi 106-107-108-109-110-111-112-113-114 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB".
GUZZANTI: ho capito, lui il limite che pone è tra coltivato ed agente.
SCARAMELLA: quello che so... quello che so...
GUZZANTI: (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:.. (frase incomprensibile), ufficiale, tutto qua! E sì.
GUZZANTI:se è tutto qua è una cosa. (frase incomprensibile) OLEG GORDIEVSKY, a me coltivato vuol dire esattamente...
SCARAMELLA:eh, anche per me.
GUZZANTI:agente è ridicolo perché FRANCESCO DE MARTINO era nelle liste. Non è che a De Martino gli dicevano se per favore faceva la fotocopia del carro armato, No eh, anche per me.
(Si noti bene come questa affermazione di Guzzanti demolisce al 100% qualsiasi ipotesi già avanzata dai mass-media che egli pretendesse da Scaramella il reperimento di qualcuno disponibile a dichiarare che Prodi era un agente del KGB – ndr)
SCARAMELLA:.è chiaro è chiaro...
GUZZANTI:  De Martino era un amico dell'Unione Sovietica e che nei momenti politici prendeva le decisioni politiche favorevoli all'Unione Sovietica. Punto.
 
 
4) DEDUZIONE: E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente  esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 10-11-12-13-14-15-16-17-18-19-20 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI:  e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole. Allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…(ndr: “quella cosa lì” è la registrazione audio della conversazione di Gordiewsky in possesso di Mario Scaramella - ndr)
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI e tu, tu dici, e pronunci una (Repubblica trascrive “la” sigla anziché “una” sigla – ndr), e quello dice "yes". (è questa la richiesta di “autenticazione” , cioè di conferma di “paternità” e di responsabilità sul contenuto di quella registrazione da parte di Gordiewsky – ndr)
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:  punto, basta! Non voglio sapere altro! La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:  E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
 
Al blocco 78 dice Guzzanti: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata... (la frase è chiara: significa che Guzzanti non lìha mai sollecitata né cercata – ndr)
 
 
5) DEDUZIONE: L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 106 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB". (nota: Oleg non dice : “non ho mai detto”, ma bensì “non ha mai detto”, pertanto parla dell’affermazione di un’altra persona).
 
 
Ai blocchi 12-13-14-15-16-17 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
 
 
6) DEDUZIONE: Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 71-72-73-74-75-76-77-78-79-80-81-82-83-84-85-86-87-88-89-90-91-92-93-94-95 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA:è anche più di quello…è anche quando lui spiega in quella e-mail di cui la paternità e la rintracciabilità…anche perché ci sono state tutta una serie di altre e-mails dove o…invece di OGOD ci sta proprio OLEG GORDIEWSKIJ, VLADIMIR BUKOWSKIJ, eccetera…da questo meccanismo che lui arrivi a dire: "sì, io so che era in contatto con gli ufficiali del V Dipartimento, con i...con un ufficiale del servizio a..." eh, la notizia viene specificata. Quindi questa traccia che lui ha cominciato a dare è quella su cui io voglio lavorare...
GUZZANTI: eh...
SCARAMELLA:.... e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...
GUZZANTI: Mario, noi fra una...
SCARAMELLA:eh, lo so.
GUZZANTI: fra una settimana siamo andati a casa.
SCARAMELLA:eh, lo so. (Parola incomprensibile) tutto chiaro.
GUZZANTI: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata...
SCARAMELLA:certo.
GUZZANTI:  .. e ... che ti devo dire? E' bellissima! Ma....dov'è? Allora, se tu mi di.. poi tu mi dici: "io però (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni.
GUZZANTI: no, io voglio che lui.. lui (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:lui (frase incomprensibile) quello che ha detto non lo dice, questo è il punto. Più quella par... quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "era sotto coltivazione come promettente obiettivo di.." l'hai letto il (parola incomprensibile)
GUZZANTI: questa è una cosa che non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai..
SCARAMELLA:non smentirà mai..
GUZZANTI:  .. di avere detto quel che ha detto!
SCARAMELLA: esattamente.
GUZZANTI: punto!
SCARAMELLA: questo...
GUZZANTI: poi.
SCARAMELLA: questo (frase incomprensibile)
GUZZANTI:  ... la coltivazione... lui... il quarto dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo porter dire il signor O.G. parlando del signor R.P: dice così, punto!
SCARAMELLA: sì, lo ha detto. Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma.
GUZZANTI: no, a me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!
SCARAMELLA: quello che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazione.
 
 
Ai blocchi 214-215-216-217-218-219-220-221-222-223-224-225-226-227-228-229-230-231-232-233-234-235-236-237-238-239-240-241-242-243 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLAVado a Mosca, in quel contesto torno con un bottino anche più grasso del... dell'agenzia ecologica e.. insomma la missione giustifica comunque l'accesso a tutta una serie di canali che poi sono miei. Sono miei, sono.. io rimango vicedirettore di una ... di un programma russo che ho ampi modi di sfruttare per questo.. per questo obiettivo, non so se è chiaro? Cioè, io l'accesso al documento, penso di poterlo avere. Questo è il punto. E quindi superiamo Oleg, eccetera. Oleg diventa la fonte che ha dichiarato e poi uno ha approfondito. E... se il tuo Capo, come dire, va poi... che in teoria si potrebbero urtare suscettibilità del governo russo, questo è il punto. Per me, non c'è nessun problema. È sostenibile, poi, dopo, questo passaggio?
GUZZANTI:   è chiaro che se tu stai facendo una cosa che ci... qualsiasi problema sarebbe risolto per via immediata con un colpo di telefono a (nome incomprensibile)
SCARAMELLA: va bene, okay, dai! No, ma io non temo quello. Io mi muovo su canali tranquilli dal punto di vista fisico. Mi muovo... quello che può essere un domani un'esposizione. Cioè, per i siluri di trentacinque anni fa quelli hanno detto: "questa cosa rovina le buone relazioni tra Italia e Russia". Figurati se andiamo a dire... che se ci andiamo a prendere il dossier di un agente, di un ex contatto loro che, che.. che però è ancora segreto, quindi in teoria è ancora utile per la sicurezza dello Stato! Perché altrimenti non... non sarebbe segreto. Va be', insomma, comunque... la linea San Marino...
GUZZANTI:   allora non vai più a Londra?
SCARAMELLA: faccio appuntamento con tutt'e due.
GUZZANTI:   martedì ci hai il Procuratore. Come fai ad andare a Mosca?
SCARAMELLA: no, lunedì ci ho il Procuratore.
GUZZANTI:  ah..
SCARAMELLA: lunedì ci ho il Procuratore e se tu sei d'accordo tengo in piedi anche la pista San Marino, questo fatto di CASSA DI RISPARMIO.
GUZZANTI:   sì, io ti... ti devo, però.. almeno devi... dobbiamo consegnare i documenti..
SCARAMELLA: sì?
GUZZANTI:   ... avvertendo che sono aperti perché sono... siamo in attesa di integrazioni.
SCARAMELLA: certo! Ma rispetterò i termini di...
GUZZANTI:  sì..
SCARAMELLA: ... eh! Io allora.... facciamo una cosa, io comincio a depositare qualcosa... altri fronti, quella roba di ORFEI...
GUZZANTI:   sì, sì.
SCARAMELLA: ... quella roba un po'... cecoslovacca che serve meno. Sono più... meno utili. La settimana cerco di stare fra Londra e Mosca e l'ultimo giorno è venerdì, giusto?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: venerdì 11?
GUZZANTI:   sì.
SCARAMELLA: che è il prossimo già?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: va bene.
GUZZANTI:   va bene?
SCARAMELLA: ce la faccio.
GUZZANTI:   okay!
SCARAMELLA: ce la faccio, okay! A presto!
GUZZANTI:   auguri!
SCARAMELLA: ciao.
GUZZANTI:   ciao.
 
 
7) DEDUZIONE: Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA:il discorso è questo, allora, il segnale…poi mi ha scritto anche un'e-mail VLADIMIR, è questo, dice: se noi, quando abbiamo i documenti, attacchiamo i politici occidentali, siamo credibili, se, sulla base, non di documenti, ma delle nostre informazioni, attacchiamo politici occidentali, poi non siamo credibili neanche su...sul...quando abbiamo le carte. Io non sono OLEG... (Gordiewsky – ndr)
 
E riprende, al blocco 40 proseguendo con Guzzanti sino al blocco 48 :
SCARAMELLA: dicevo, il messaggio di…di Vladimir, spiega bene il limite, perché poi me l'ha anche scritto per e-mail, lui dice: "quando abbiamo i documenti arriviamo a esporci, ad attaccare i politici occidentali", come ho fatto ieri, oggi, sul capo della banca…
finlandese
SCARAMELLA: …centrale finlandese. "Quando non abbiamo documenti, se attacchiamo politici occidentali, poi perdiamo credibilità anche quando abbiamo documenti." Questo scrive Vladimir, te lo giro. Comunque la mia mente non è quella di OLEG. Oleg è prudente, può essere compreso. (“prudente” significa probabilmente che, nonostante possegga informazioni, anche se non di altissimo livello, preferisce non esporsi in prima persona, dal che si deduce che invece Bukowsky, dicendo “io non sono Oleg” e “la mia mente non è quella di Oleg”, non avrebbe problemi a testimoniare ciò di cui è a conoscenza – ndr) Però, poi, quello che invece ho saputo io dagli altri canali miei, lui dice (cioè, parole di Bukowsky, che dichiara di avere saputo qualcosa da “canali suoi” – ndr) ...non dice la situazione generale...comunque Vladimir valuta in questo modo, (sulla base di quanto ha saputo da “canali suoi” – ndr)  non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'UNIONE SOVIETICA PRODI (parola incomprensibile)
 GUZZANTI:Questo, scusa, Mario, abbi pazienza! Ti fermo perché se no ci mettiamo a girare come trottole sulle parole. Allora io…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO. Amico dell'Unione Sovietica non significa un cazzo!
SCARAMELLA: eh…lo so….
GUZZANTI: Non so che farmene, perché questo già ci ho le interviste di PRODI, l'intervista in cui loda KRUSCEV (lapsus mnemonico di Guzzanti: non si tratta di Kruscev, ma di Pavlov - ndr) mentre sta facendo il congresso (parola incomprensibile)
SCARAMELLA: parola incomprensibile
GUZZANTI: …cioè, che mi frega a me? Che mi fa…ti pare che una notizia "Prodi è un amico dell'Unione Sovietica"…CI AVEVA PURE(parola incomprensibile) (stranamente incomprensibile. Comunque la parola era certamente questa: “Papini” – ndr) …all'istituto Plekanov, (frase incomprensibile) per il culo, scusa, sai? No…(frase incomprensibile).
 
 
 
8) DEDUZIONE: Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed escluuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Infatti Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Ai blocchi 24-25-26-27-28 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato da Berlusconi e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64-65-66-67-68-69  Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
 
GUZZANTI:Ma queste sono un sacco di chiacchiere Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole, allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI:e tu, tu dici, e pronunci una sigla, e quello dice "yes".
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:punto, basta! Non voglio sapere altro!  La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI: naturalmente, eh?
SCARAMELLA: certo, e…
GUZZANTI: capito? Ma questa e la cosa sulla quale poi tu, giustamente, dici: "scusate, e io poi che faccio?
SCARAMELLA: è chiaro! (nota: nel precedente passaggio Guzzanti ribadisce a Scaramella l’essere precipuo che la dichiarazione audio in suo possesso sia “autenticata” e confermata da Gordiewskij, il quale deve assumersene innanzitutto la paternità ed impegnarsi a non negare di averlo detto. E questo al di là di qualsiasi possibilità di ottenere ulteriori dichiarazioni da parte di Gordiewskij in relazione al significato di “our man”, e vale a dire se tale affermazione significhi “coltivato” o sia dovuto anche ad altro. Quale naturale conseguenza di questo, ovviamente Guzzanti però mette in conto che, non essendo a quanto pare Gordiewskij disponibile a rilasciare ulteriori commenti in relazione alla testimonianza di Litvinenko da lui riportata, su Scaramella si possano scatenare problematiche soprattutto di tipo giudiziario, in quanto essendo il consulente della Commissione che ha indagato su quella vicenda e reperito la testimonianza, su di lui si concentrerà la reazione del protagonista della testimonianza (Prodi) il quale ovviamente si difenderà anche e soprattutto con la genericità dell’accusa e con la mancanza di qualsiasi circostanza di dettaglio – ndr)
 
Ai blocchi 125-126-127-128-129-130-131-132-133-134-135-136-137-138-139-140-141-142 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: e... tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro col Capo? (Scaramella domanda questo perché è preoccupato per quello in cui può incorrere personalmente, e chiede di sapere da Guzzanti se Berlusconi è disponibile a fornirgli qualche forma di tutela. Successivamente il dialogo lo dimostra – ndr)
GUZZANTI: eh, il dettaglio in più..
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI:: è che (frase incomprensibile) nel fatto che la.. la cosa.. la notizia ha avuto un forte impatto e quando.. io, poi, come ti ho detto, io quando vado da lui, gli dico le cose a voce ma contemporaneamente gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell'appunto scritto che lui s'è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui, ci sono le cose di cui abbiamo parlato, come futuro.
SCARAMELLA:  eh, non come presente?
GUZZANTI: no, no, sì, come futuro tuo, voglio dire.
SCARAMELLA: ho capito, ma non come presente... (Scaramella è preoccupato per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI:  come (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:  cioè, non è una cosa che lui può iniziare a fare subito? (Ecco la dimostrazione: è molto preoccupato di correre dei rischi per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI: non lo so. Io ho detto che... cioè, tu porti un risultato e chiedi di essere (sotto) una tutela.  Io questo gliel'ho detto e lui non mi ha detto né sì né no.
SCARAMELLA: eh..
GUZZANTI: annuiva gravemente come uno che non solo è... anzi, quando io ho detto: "sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una (parola incomprensibile)... è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo" e lui, sorprendendomi un po', (ed ecco la prova che la posizione “politica” di Berlusconi non è quello che Guzzanti si aspettava né quello che cercava – ndr)  ma che ho ca...però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco, ha detto "beh, un momento! Intanto però li costringiamo a difendersi".
SCARAMELLA: certo!
GUZZANTI:  eh! Quindi... questa l'ho trovata una reazione estremamanete positiva. (nel senso, come aveva già spiegato Guzzanti in precedenza, che questo se non altro era un segnale che Berlusconi dimostrava interesse per la vicenda – ndr)
SCARAMELLA:  va bene.
GUZZANTI: è chiaro che se tu... lui oggi sta in Sardegna e poi di ha una giornata terribile, poi stasera deve cenare con BOSSI, quindi oggi non riesco a mettergli il sale sulla coda, vediamo domani, ma se tu pensi di dover farti un voletto là dove ci siamo conosciuti e fare quello... delle... degli approfondimenti ultili..
SCARAMELLA: certo
GUZZANTI: ... contemporaneamente io gli dico: "guarda, ti porto... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile) (anche qui, stranamente incomprensibile, perché questa frase potrebbe cancellare qualsiasi sospetto di cospirazione politica da parte di Guzzanti. Comunque è intuibile il genere di informazione definita nel verbale di polizia “incomprensibile”, perché qui Guzzanti ribadisce l’affermazione già fatta in precedenza, dove egli, come conseguenza delle risultanze d’indagine, comunica a Berlusconi di avere necessità dell’attivazione di “tutele” per Mario Scaramella – ndr)
 
Ai blocchi 167-168-169-170-171-172-173-174-175-176-177 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute
SCARAMELLA:.. io ho la possibilità d'accesso a questi documenti a Mosca, legalmente..
GUZZANTI: sì..
SCARAMELLA:  .. è una cosa diversa dalla rogatoria e dalla (frase incomprensibile)
GUZZANTI: lì mi pare che Vladimir (Bukowsky – ndr)  ti ha detto: "vai da questi", no? O Oleg (Gordiewskij – ndr) l'ha detto?
SCARAMELLA:  no, l'ha detto, l'ha detto sul nucleare... l'ha detto proprio Oleg. Oleg ha detto vai e dai duecento dollari a qualcuno...
GUZZANTI:  sì, sì.
SCARAMELLA:  ... ma non è questo, Io non devo andare dal... quel.. dal pensionato, eccetera. Però l'esposizione ... non ti sfugge il livello di esposizione di chi si va a prendere non autorizzato le informazioni in un momento così delicato con.. con i russi. Cioè, io lo so fare, e lo faccio bene e lo faccio immediatamente..
GUZZANTI:  eh..
SCARAMELLA:  eh, Capo, per questo chiedemmo una protezione contemporanea, perché io vado a Mosca a pigliarmi 'sti documenti e torno pure da Mosca, però dopo succede un casino. (Scaramella intende dire che succederà “un casino” nei suoi confronti quando ritornerà da Mosca ed esibirà il documento che ivi vuole reperire – ndr)
GUZZANTI: e la protezione te la... te.. al tuo ritorno, cioè non ti posso proteggere a Mosca.
SCARAMELLA:  no, va be', è chiaro! …(Scaramella è consapevole che Guzzanti non è in grado di chiedere a Berlusconi una protezione fisica per lui a Mosca – ndr)
 
Le manipolazioni dei giornali
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: “Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...”
 
La parte in maiuscolo viene completamente tagliata da “La Stampa” e parzialmente tagliata da “Repubblica”. In questo modo non si ha la notizia che la definizione di “coltivato” appartenga in modo univoco al russo interpellato, e non a Scaramella.
 
La riprova di ciò, è il commento di Repubblica al blocco 8:
 
Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo "coltivato" dal Kgb.”
 
Invece dalle spiegazioni “originali” di Scaramella si capisce bene che la segnalazione che Prodi fosse un uomo “coltivato”, non è una soluzione “di ripiego” pensata dai funzionari della Commissione, ma una spiegazione spontanea di Oleg Gordiewskij all’affermazione che Prodi fosse “un nostro uomo”.
 
Poi Repubblica scrive ancora:
 
Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico”.
 
Ciò non corrisponde al vero. Si capisce bene dal testo integrale della telefonata che l’obbiettivo non era quello di cercare “testimonianze che reggessero in pubblico”, ma bensì quello di far sì che le testimonianze “audio” già reperite fossero supportate da conferme formali dei testimoni ed inoltre da più precise delucidazioni sulle testimonianze stesse, affinché potessero essere eventualmente inserite agli atti della Commissione come testimonianze pertinenti, e non come comuni pettegolezzi.
 
Allo stesso modo, sempre con riferimento ai commenti di Repubblica, non corrisponde al vero che “Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave.” E quando poi scrive che “Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra, scambiato dai sovietici nel 1976 con il comunista cileno Luis Corvalan) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega” dice un’altra cosa non vera, perché Bukowskij dalla conversazione di Scaramella (ovviamente tagliata dai giornali) pare assolutamente disponibile a collaborare per quelle che sono le sue conoscenze:
SCARAMELLA (blocco 42): “…comunque Vladimir valuta in questo modo, non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'unione sovietica Prodi
Qui Scaramella sta parlando di affermazioni di Bukowskij inviategli per email.
Allo stesso blocco 42 Repubblica fa un taglio e l’affermazione viene così presentata come un pensiero originale di Scaramella, anziché di Bukowskij.
 
I blocchi dal 10 al 41 sono completamente tagliati da repubblica e quasi completamente dagli altri giornali.
 
Eppure tali blocchi sono fondamentali per comprendere i seguenti aspetti inderogabili della vicenda:
1)      La testimonianza dei russi riparati a Londra è stata una “scoperta” di caramella non commissionata o comunque non sollecitata da Guzzanti:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
2)      La testimonianza di cui si sta parlando appartiene in origine a Litvinenko, e non a Gordiewskij, che probabilmente ha solo riferito o confermato la stessa. Questo passo fondamentale viene completamente omesso da Repubblica e parzialmente tagliato dagli altri giornali:
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
Al blocco 24 La Stampa parla di un successivo episodio, del tutto omesso dagli altri giornali:
Ma perché sia convincente, l'operazione ha bisogno di prove. Ne è convinto fino a un certo punto l'ex presidente della Mitrokhin. Che dopo aver consultato qualcuno - la cui identità è ignota -, dice al suo consulente: - «Lui ha detto: "Beh, questa però può essere una buona cosa perché loro saranno costretti a difendersi". E quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
In realtà il testo originale di questo passo è il seguente:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato dal presidente del Consiglio e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile IN TRIBUNALE se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda.  Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è...
 
Quindi La Stampa omette tutte le parti utili per comprendere che Guzzanti non si sta ponendo il problema di rendere “convincente”, magari a scopi mediatici, la testimonianza, ma soltanto quello degli eventuali sviluppi giudiziari conseguenti la messa agli atti della testimonianza.