domenica, 04 dicembre 2005

Una piccola vittoria...

Abbiamo già ottenuto un grande risultato, anche se i mentitori di Stato non si scuseranno mai pubblicamente in TV.

Il grande risultato è quello di aver coinvolto in una discussione sui blog di cittadini qualunque, come ce ne sono centinaia di migliaia in Italia, personaggi del calibro di Paolo Guzzanti e di Angelo Panebianco.

Il potere dei media tradizionali - in questo caso la carta stampata – si è accorto di Internet e della forza dei blog di fare opinione e di orientare l'opinione pubblica.

Tra i personaggi pubblici ci sono anche Oliviero Beha, che ha scritto sul suo blog dando forza al punto di vista di uno di noi sulla questione Freedom House, e lo stesso Marco Travaglio che si è congratulato per questo lavoro. Altri se ne aggiungeranno sicuramente.

Tutto ciò capita già da tempo negli Stati Uniti, dove colossi dell'informazione come Il New York Times, il Los Angeles Times, il Washington Post sono costantemente sotto il fuoco dei blogger. Tutto ciò che scrivono viene passato ogni giorno al vaglio della rete e all'occorrenza duramente criticato, costringendo spesso i giornalisti della carta stampata a fare pubblica ammenda.

Noi, come sempre, siamo indietro, ma la nostra iniziativa non mancherà di dare i suoi frutti.  Angelo Panebianco, benché talvolta aspramente (e a ragione) criticato da Travaglio, rimane uno dei mostri sacri della critica politica italiana. La sua ammissione di errore, resa pubblica dal blog è un fatto molto significativo.

Sta ad indicare che la rete acquista un'importanza sempre maggiore rispetto ai media tradizionali.

Significa anche che, fra non molto, l'orda dei berluscones cercherà di mettere il bavaglio anche a noi (che faremo tutto quanto è in nostro potere per impedirlo).

Beppe Grillo sostiene che “La verità ormai non passa più attraverso i media convenzionali, ma attraverso la Rete”, e il suo Blog, questi nostri blog ne sono un esempio!

(Dicke, Michele, Gabriele, compagni di viaggio senza volerlo, ma non per caso, in questa piccola avventura)

 

Davvero qui si teme che i berluscones con le forche e le manette vorranno chiudere i blog?

Come se avessero chiuso Repubblica, Stampa, Corriere e tutti gli altri quotidiani?

Siete seri dicendo una fregnaccia degna di Freedom House (casa della libertà) come questa?

Sono stato a pranzo con il nuovo ambasciatore di Francia con altri colleghi e si diceva stravolto e deliziato dalla multiformità perfino eccessiva della stampa italiana, della sua passione per tutti i punti di vista, per la ricchezza delle sue cronache politiche come in Francia neanche se le sognano. Ma vi rendete conto o no che l'Italia, senza dubbio alcuno, è il Paese in cui la stampa gode della posizione di maggior libertà, massimo di deregulation, possibilità di demolire chi vuole con e senza prove, nella più gioiosa e variegata anarchia?

Oppure il rappresentante della Francia anti berlusconiana è stato corrotto e comprato?

Qualcuno spieghi, questa storia della resistenza sui blog alle orde dei berluscones: signor Paradisi, io l'ho sempre presa molto sul serio. Mi deve riconvincere, lo faccia per favore.

Grazie e viva i blog!!
Paolo Guzzanti

Grazie Senatore

Questo suo intervento è la dimostrazione che quanto abbiamo scritto circa la forza dei blog in un momento, magari di umana debolezza, ma di altrettanto umana soddisfazione autocelebrativa, è vero. Il fatto che lei continui a visitarci, a leggerci e a intervenire ne è la testimonianza più evidente e per questo la ringraziamo, riconoscendole inoltre il “coraggio” di confrontarsi a viso aperto senza filtri o protezioni di sorta.

Venendo alle domande che lei ci pone le dico quanto segue:

  1. La Rete moltiplicherà i Woodward e i Bernstein. Parallelamente si moltiplicheranno, temo, da parte dei centri di potere (politici ed economici) i tentativi di farli tacere;
  2. La libertà di stampa in Italia esiste ma il potere attuale, circa la TV (attualmente media per eccellenza nell’influenzare la pubblica opinione), non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione ivi trasmessa.

1) Il potere, qualunque potere, ha sempre cercato di contrastare il dissenso. Anche nelle democrazie ciò è avvenuto, e talvolta con sistemi spesso al limite della legalità o addirittura al di fuori di essa. Certe storie impresentabili dei servizi segreti; le deviazioni; i depistaggi; i tentativi di affossare indagini, etc.. costellano la storia delle nostre democrazie. Sto facendo un discorso generale e non mi sogno minimamente di applicarlo alla nostra attuale situazione italiana. Quello che voglio dire è che può succedere, è già successo, che chi detiene il potere, messo in crisi da denunce o scandali, possa cercare ad esempio di comprare gli avversari, possa cercare di bloccare quelle iniziative di cui capisce che se non le contrasta per tempo porteranno al crollo del suo potere. E’ già successo, può tornare a succedere, a maggior ragione oggi proprio in virtù della forza dirompente di questa nuova “arma”. Ciò detto, quello che sta avvenendo oggi nel mondo, ed è una vera e propria rivoluzione epocale, è che la Rete ha messo in mano ai cittadini, a milioni di cittadini che nei prossimi anni saranno sempre più numerosi, uno strumento nuovo e potentissimo. Chiunque oggi ha la possibilità di documentarsi in proprio, di trovare una sua “verità”, di confrontarla con quella “ufficiale”, di denunciare le mistificazioni, di intervenire, in una parola ha la possibilità di “partecipare”. La forza di questo mezzo è impressionante. Non c’è né mai stata di eguali. Taluni vedono in questo strumento già la possibilità di scalzare le classi politiche tradizionali. Quelle costituitesi comunque, per carità, attraverso processi democratici, per delega o per giochi di potere interni ai singoli tradizionali e storici partiti. Classi politiche quindi non più (o mai) in grado di rappresentare adeguatamente le esigenze dei cittadini. La Rete, una tale straordinaria forza, stimolerà pertanto, naturalmente, nei poteri meno democratici la voglia di reprimere, di spegnere, di annullare. C’è chi già lo fa in maniera preventiva: la Cina. Anche in occidente, con modi spero meno violenti, ci saranno, non lo escludo, tentativi in tal senso.  Oggi con la rete visto che si moltiplicheranno i Woodward e i Bernstein si moltiplicheranno anche i tentativi di farli tacere. Non lo escludo, anzi, ne sono certo. In questo, la voglio pensare vigile e pronto a reagire, se ciò avvenisse. Ma di buone intenzioni sappiamo sono lastricate le strade dell’inferno… Mi ricordo, ad esempio, quello che disse Marcello Veneziani dopo il famoso editto bulgaro: “Se ci dovesse essere una censura politica nei confronti di Santoro e Biagi, anch'io scenderò in piazza per impedirlo, per manifestare in loro difesa!”. Marcello Veneziani poi divenne anche consigliere Rai, Santoro e Biagi viceversa non hanno più avuto modo di fare liberamente in RAI il loro lavoro di giornalisti, ma Marcello Veneziani non è mai sceso in piazza (!?). Forse per paura di scottarsi tant’è che ultimamente, in merito alla Manifestazione pro-Israele indetta da Giuliano Ferrara ha scritto su Libero: “Con le fiaccolate il rischio è bruciarsi”. Lui questo rischio, per difendere la libertà del giornalismo, non l’ha certo corso. 

2) L’Italia era una democrazia prima del governo Berlusconi, lo è durante e lo sarà dopo (cioè da Aprile 2006, mi auguro J). Su questo non ho dubbi. Il governo Berlusconi non ha chiuso La Repubblica e tutti gli altri giornali che criticavano il suo operato, è evidente, anche perché sarebbe stata un’impresa improba. Sia per il presidio democratico interno (pur sempre circa la metà degli italiani politicamente gli si oppone), sia per l’ambiente democratico esterno in cui l’Italia è inserita (l’Unione Europea, il blocco occidentale democratico e liberale).  E’ anche vero però che tutto ciò che era nelle possibilità politiche (legislative) ed economiche di questo governo per contrastare il dissenso laddove esso poteva essere più pericoloso, è stato, a mio avviso, fatto. La carta stampata è sicuramente libera, nel senso che in sessant’anni di democrazia, si sono sviluppate voci e luoghi di libera espressione. Solo un regime autoritario modello sudamerica anni ’70 poteva di colpo arrestare questa molteplicità di forme e non era quindi pensabile che ciò avvenisse e per fortuna ciò non è avvenuto. Ma questo di per sé non dimostra nulla. E’ chiaro a tutti che i lettori dei giornali, soprattutto di quelli più agguerriti e dissenzienti, sono un’esigua elite. Il grosso del popolo elettore segue quel mezzo, più semplice e comodo da gestire, che si chiama TV. Il target per il potere è la massa non sono certo le esclusive elites. In TV tutto ciò che questo potere poteva fare per eliminare o diluire il dissenso, secondo me rpeto, l’ha fatto. Una delle obiezioni tipiche in difesa delle TV di Berlusconi è dire che in esse c’è massima libertà di espressione e che lì la satira nei suoi confronti è sempre stata ammessa. Ora se vogliamo essere onesti, possiamo definire satira antiberlusconiana quella, simpaticissima per carità, di “Striscia la Notizia”? Dove si gioca certo molto sul “cavaliere mascarato”, dove si fanno continui apprezzamenti sui cuscini e sulle zeppe per alterarne la statura o si ironizza sui suoi capelli di bel nuovo trapiantati, e così via. Questa, me lo conceda, è una satira da “giullare del Re”. Che fa ridere, concede un momento di rivalsa a milioni di persone di altezza e di capigliatura media, ma nulla più. La satira vera, quella che fa nomi e cognomi, quella che denuncia, la satira per intenderci che farebbero Luttazzi o sua figlia Sabina, ahimè, non esiste più sulla TV nell’Italia del 2005.  I cittadini, se vogliono, se la scaricano da Internet o si comprano i DVD. Lo spettacolo 2005 di Beppe Grillo è stato ripreso dalla TV svizzera, non dalla RAI o dalle Reti Mediaset… Sul Carlino l’altro giorno ho letto, come affermata da lei, questa frase: “Viva Zapatero l’ho visto e rivisto. E’ un bel film, anche se è di parte. Ma Sabina ha ragione, Sabina è stata censurata”. Mi dispiace ma credo sia proprio così. La penso come lei. Mi sembra addirittura poi che, in vista di una campagna elettorale all’ultimo sangue, ora non più solo contro lo schieramento di sinistra ma forse anche intestina, si siano predisposti interventi per sopire, diluire, quel soffuso “dissenso” (parola troppo grossa ma non sono riuscito a trovarne di più blande) che veniva impersonato per esempio da giornalisti come Enrico Mentana. Il TG5 di quest’ultimo, forse, anzi sicuramente, meno schierato del TG1 di Clemente J. Mimun è stato recentemente messo sotto la direzione più tranquilla di Carlo Rossella… Ecco perché mi sento di dire che la libertà di stampa in Italia esiste, ma il potere attuale circa la TV, non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione che vi passa. Questo è ciò che penso e questa è credo la denuncia che emerge di fatto dalla classifica della tanto vituperata Freedom House.

Le faccio infine un ultimo appello Senatore, che va proprio nella direzione di smentire, se possibile, questa da noi avvertita presenza invasiva e controllo del potere sulla televisione.

 

 

Senatore, si faccia portavoce della mia richiesta, che ad oggi non è stata ancora raccolta dai vari Vespa, Mentana, Vito, di rettificare in televisione quella storiella (risultata falsa), oggetto di questo nostro carteggio. Lo faccia magari lei a Porta a Porta, con l’onestà che le riconosciamo, esprimendo tutto il suo pensiero sull’affidabilità di Freedom House, tutti i suoi dubbi, ma rimettendo a posto quel piccolo tassello che noi, ancora oggi, continuiamo a interpretare come un tentativo maldestro del potere di stravolgere la realtà.

Lo faccia, almeno lei Senatore, e sapremo che tra i nostri avversari politici ci sono anche veri liberali, e sapremo che i blog possono non solo monitorare e “influenzare” la carta stampata, ma possono fare questo anche con la televisione.

Grazie e viva i Blog!!

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 04/12/2005 15:41 | Permalink | commenti (6)
categoria:blog, il caso freedom house, guzzanti paolo, panebianco angelo, beha oliviero