Arrivano i nostri

Chiunque ritiene di detenere una qualunque “verità”, si sente quasi sempre in obbligo di diffonderla. E’ per lui una missione indispensabile. Sarebbe “disumano” il contrario, non ci si deve stupire più di tanto.
Chi, d'altronde, sapendo di avere la conoscenza in mano, di possedere cioè il “segreto” della vita e magari, ritenendo pure di amare il prossimo suo, non si sente in dovere di “avvertire” i fratelli?
Taluni hanno definito questo fenomeno anche “evangelizzazione”. Altri, ispirati dalla stessa luce, sono arrivati e arrivano addirittura a disporre persino “guerre sante”, “jihad”, “giuste” che dir si voglia o anche solo di… “pacificazione”.
Il fine comunque è pressoché sempre il medesimo: portare novelle. Normalmente “buone”, a chi non abbia ancora avuto la felice ventura di esser stato illuminato dalla “rivelazione”.
I disastri che hanno combinato e combinano costoro sono quindi, sostanzialmente, dovuti ad eccesso di zelo. Mi sto ovviamente limitando a considerare coloro i quali sono mossi (per stupidità o per povertà di spirito) da oggettiva onestà. I “crociati” in buona fede, insomma. Incredibile ma vero, eppure ne esistono.
C’è addirittura chi si spinge a ritenere che questa missione abbia contribuito alla storia del mondo, ovviamente in senso positivo, avendo coinvolto genti e popoli che altrimenti ne sarebbero stati, ahimè, inesorabilmente esclusi.
Gianni Baget Bozzo, ad esempio, rispondendo qualche giorno fa ad alcune nostre considerazioni, è uno di questi. Egli infatti trovando una giustificazione etica al colonialismo occidentale si spinge ad affermare: “Il colonialismo creato dal mondo contemporaneo ha inserito nella storia del mondo popoli che ne rimanevano lontani”.
Nessun dubbio sembra sfiorare questi “paladini delle verità”. Nessuno di loro che si chieda se, per esempio, tanto per dire, a quelle genti, a quei popoli, importasse davvero essere “inseriti” in mondi, civiltà, usi e costumi a loro sconosciuti e sicuramente ostili.
Finora poi ho parlato di “missionari” mossi dalla buona fede e dal sincero desiderio di portare a tutti gli esseri viventi: civiltà, benessere e magari anche “democrazia”.
Purtroppo esistono anche altri figuri, meno sostenuti da buoni propositi o da un disegno etico seppur sbagliato.
Parlo di quei filibustieri di professione, prezzolati, che abbracciano tutte le cause (qualunque esse siano) pur di avere un tornaconto personale. Sostanzialmente potere, denaro e tutto ciò che ne consegue.
Una brutta razza, insomma. Personaggi senza troppi scrupoli o dignità, che si adeguano perfettamente al “progetto” dei primi, anzi ne diventano il loro braccio operativo, “armato”.
In questo contesto la filosofia liberista è andata a nozze. Un nuovo “dio”, potentissimo, feroce, s’è affacciato sul mondo globale: il Profitto.
In nome di esso si sono avviate nuove e più subdole e distruttive colonizzazioni.
Se nel primo novecento stava forse a cuore anche la “trasformazione-civilizzazione-integrazione” dei popoli “conquistati”, ai nuovi seguaci del profitto, di costoro nulla importa.
L’unico scopo è il raggiungimento e lo sfruttamento delle risorse naturali presenti di un determinato luogo. Gli abitanti originari di quel luogo quando non vengono soppressi da apposite guerre e da “signori” delle medesime, vengono, come da manuale, “inseriti di peso nella storia”, trasferiti cioè nelle suburre di caotiche e venefiche megalopoli (a breve sarà il caso di introdurre il più calzante neologismo di Gigalopoli o addirittura di Teralopoli), devastati dall’alcol e dalla miseria.
A tal proposito, abbiamo ricevuto da Francesca Casella dell’Ufficio Stampa di Survival, un delizioso volumetto e quest’articolo può essere la nostra umile recensione.
Il libretto si intitola “Arrivano i nostri”. E’ stato scritto e disegnato da Oren Ginzburg ed è distribuito da Survival.
Andrebbe reso obbligatorio in tutte le scuole elementari e medie della Repubblica. Le tavole sono di una ironia raffinata e amarissima, che i nostri figli, ancora, forse per poco, non del tutto consapevoli dei trituranti meccanismi del mondo circostante, saprebbero cogliere in tutta la sua potenza ed efficacia.
E’ una storia breve. Narra di un luogo meraviglioso. Una sorta di Paradiso terrestre dove convivono in simbiosi da millenni esseri viventi (umani, animali e vegetali). In questo Eden arrivano alcuni missionari a portare… lo Sviluppo Sostenibile.
Come sarebbe bello che nella nostra scuola se ne parlasse. Ma, ahimè, temo sia tardi. Nella nostra scuola, a parlare ai nostri bimbi, sono già arrivati gli stessi “missionari”. Quelli del “dio Profitto”…

postato da: GabrielParadisi alle ore 04/10/2006 12:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:baget bozzo gianni, globalizzazione e neoliberismo, popoli tribali
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