lunedì, 07 novembre 2005

Sicurezza di sinistra

Gentile Augias, scrivo a nome mio e delle mie amiche, sgomente di vivere in una città come Bologna che non riconosciamo più come nostra. Parlo di paura, uscendo la sera, di essere aggredite da qualche extracomunitario disperato. Ci siamo sentite abbandonate  e tradite dalla sinistra ed è anche per questo che ai tempi di Guazzaloca, la sinistra ha perso il suo comune roccaforte. Noi ci siamo infuriate, abbiamo scritto alla segreteria DS e abbiamo chiesto: dove siete stati tutti questi anni, dove? Certo non in mezzo alla gente! La sinistra a Bologna aveva ignorato quello di cui oggi ha finalmente tenuto conto Cofferati, la sicurezza. Non era scesa in strada ad ascoltare la gete, addirittura si “derise” in Tv, chi era spaventato e preoccupato dell’aumento dell’illegalità e della criminalità. La sinistra non ha difeso le sue donne, le sue figlie, perché politicamente i deboli vanno difesi “di più”. Non siamo razziste, non lo siamo mai state, non odiamo gli extracomunitari. Cofferati ha detto una cosa che nessuno ha avuto il coraggio di dire: i “lavavetri”, quando al volante ci siamo noi donne, ci intimoriscono, sputano sui vetri, scuotono la macchina, ci insultano, una mia giovane amica s’è presa un ceffone. Mio marito già due volte è dovuto scendere in “difesa” di donne alla guida della macchina. Bologna non è una città razzista, ma se va avanti così rischia di diventarlo. Introduciamo un po’ di legalità e un po’ meno di ipocrisia. Se il “debole” fa del male perde mi pare il suo diritto di essere difeso per principio. Anche io ho diritto ad essere difesa e tutelata. Attraverso questa lettera vorrei che il sindaco Cofferati sapesse che gli siamo vicine, che non deve farsi ricattare dai finti moralisti, spero che la sinistra abbia il coraggio di fare scelte appropriate alla gravità della situazione a tutela delle cittadine e dei cittadini di questa città. Per ritrovare il piacere di viverci.

Milena Rinaldi (mierre@virgilio.it)

 

Gentile Signora Milena, mi permetto di scriverle dopo aver letto la sua testimonianza che Corrado Augias ha pubblicato ieri su Repubblica. Sono anch’io un cittadino di Bologna e seguo con molta attenzione e apprensione quello che sta accadendo in queste settimane. Vorrei fare alcune considerazioni su quello che lei ha scritto in quanto non lo condivido, pur essendo comprensibile. Lei riporta una serie di angherie che pare, fossero diventate la normalità, riservate dai “lavavetri” alle guidatrici donne. L’unica volta che io ho visto direttamente qualcosa (all’incrocio di Porta S.Felice) è stato di segno opposto: una distinta signora, scese dall’auto mentre il lavavetri cingalese era distante, e gli rovesciò il secchio con l’acqua (!?). Ma le chiedo, quante volte, le signorine o le signore come lei sono oggetto di maleducazioni o di “manesche” attenzioni da parte di cittadini bolognesi purosangue? Potrei poi riportarle decine e decine di esempi di quali trattamenti si trovano a dover sopportare badanti extracomunitarie di tutte le età e colore da parte di insospettabili e all’apparenza teneri nonnetti. Come vede se non usciamo dal particolare, difficilmente possiamo trovare una soluzione. Chiunque è pronto a trovare un episodio, veniale o grave, che non aggiunge nulla ad una tesi o all’altra ma serve solo a radicalizzare le posizioni e le intransigenze. Io credo che il problema sia molto più complesso. Lei ci ricorda come la città, storicamente rossa, abbia voltato le spalle nel 1999 alla sinistra che non aveva capito e messo al centro del suo programma il problema della sicurezza. E’ un luogo comune che non trovo completamente vero, anche se è universalmente ritenuto tale. Mi spiego. Guazzaloca e la destra misero in effetti il problema sicurezza prima di tutto, cavalcando il diffuso malumore e la loro intrinseca natura. Venne istituito addirittura un assessorato apposito, che si è poi in brevissimo rivelato un velleitario e ridicolo esperimento, passando in men che si dica in gestione da un superpoliziotto di incerta moralità ad un evanescente scrittore di certa incapacità. Che risultati conseguirono? Sulla voglia di ordine e disciplina di certe forze politiche che costituivano la vecchia giunta, nessuno ha mai avuto e tuttora ha dubbi; c’erano volontà e mezzi, oltrechè la vicinanza dei cittadini, quella stessa che ora lei e le sue amiche riservate a Cofferati. Perché, le chiedo, non si ottenne comunque nessun risultato concreto e oggi, girare la sera per le strade di Bologna è insicuro come nel 1999 e forse anche di più? Beh io credo che questa crescente insicurezza derivi dal fatto che le nostre società sono cambiate. In Italia anche più tardi rispetto ad altri paesi del nord del mondo. Le nostre città non sono più quelle degli anni 60 e 70 (tralasciando peraltro le  parentesi terroristiche). La nostra società è cambiata ma contemporaneamente non sono cambiate le strutture sociali. Ieri il Carlino riportava dei dati, che andrebbero analizzati con maggior dettaglio, in cui risultava che a Bologna gli extracomunitari (immagino quelli regolari) costituiscono circa il 6% della popolazione. Sono numeri importanti che modificano equilibri ed esigenze sociali. Sempre ieri, su Repubblica, c’era un bel servizio di Giorgio Bocca sulle periferie del nord Italia che sorsero negli anni 50 e 60 per accogliere l’immigrazione dal sud. Sappiamo tutti come fu complesso, lungo e difficile il processo di integrazione. Teniamo conto poi che allora, si spostarono milioni di persone che comunque, dove arrivavano, trovavano tutto sommato una casa, un lavoro, un’assistenza. Non fu tutto liscio e facile, ripeto, ma c’erano strutture pronte a lavorare e a lottare per rendere la vita di queste persone accettabile e dignitosa. Penso al sindacato, alle amministrazioni politiche, al tessuto industriale. Ma c’era, soprattutto, e lo ripeto, il lavoro, sicuro e pagato, una concreta prospettiva di futuro. Oggi chi si muove (e lo fa con le stesse motivazioni di allora: cercare di esistere dignitosamente e provare a dare un futuro a sè e ai propri figli) trova il nulla, l’incertezza e la precarietà più totali. Non un tetto per ripararsi, non un lavoro garantito, nessuna tutela.  In questi mesi e in questi giorni, stiamo assistendo a come abbiano fallito i modelli d’integrazione britannico e francese. Non li conosco in dettaglio per dire se fossero più o meno solidali, e a che livello di tolleranza si assestassero, ma quello che mette in luce questo loro fallimento è che non c’è metodo, non c’è linea dura o morbida che tenga. Il problema fondamentale io credo che sia nel nostro modello di sviluppo in quanto tale. E’ troppo iniquo, troppo fondato sul profitto. In nome di un astratto concetto di sviluppo e di crescita, si stanno smantellando tutte le certezze, tutte le conquiste sociali. In questo contesto di incertezza e precarietà (anche per i cittadini riconosciuti), poi, come se non bastasse, si riversano moltitudini dolenti e affamate, con culture e abitudini diverse, ma con gli stessi nostri bisogni… E’ questa la complessa realtà che abbiamo di fronte. Non credo che si possa ragionare con gli schemi di trenta o quaranta anni fa. Bisogna ridisegnare la nostra società per intero. Le azioni di polizia (mediaticamente roboanti ma inutili nella sostanza) servono solo ad aggiungere rabbia e ingiustizia laddove c’è già disagio ed esasperazione in abbondanza. L’allarme molto serio e puntuale fatto da Prodi sabato, ovviamente osteggiato e ridicolizzato da questa brutta destra italiana, non deve cadere nel vuoto. Ecco sono queste le argomentazioni, è questa l’energia propositiva per cambiare la società e prosciugare le fonti dell’ingiustizia e della disperazione, che mi aspetterei di sentire sempre  e comunque da sinistra, sia dai politici ma anche dai semplici cittadini, e non ovvie e viscerali reazioni istintive come leghisti qualunque… Cordialmente, Gabriele Paradisi

 

 


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venerdì, 04 novembre 2005

Di sinistra sarà lei...

Caro Gabriele, scusa il ritardo con cui ti rispondo ma per una settimana non ho avuto modo di accedere alla rete (tant'è che soltanto ieri ho saputo della mossa dell'Augias)... Inoltre, di seguito ti incollo il testo della mia risposta ad Augias il quale, alla mia domanda perchè non mi avesse pubblicato, mi aveva scritto "troppa fretta pcottino - uscirà domani - impari la lezione sia più umile e soprattutto affronti le cose con più calma cordialmente ,Corrado Augias". Ho replicato: Troppa grazia C.Augias, mi ha pubblicato! Noto però che, con astuti tagli, mi ha voluto far passare per un “agitato rifondarolo"... Guardi Corrado, l’unica lezione che da questa vicenda ritengo di aver appreso ha a che vedere con l’inutilità dello scrivere alla sua rubrica: rispetto alla sua astuzia giornalistica “tanto di cappello”, riguardo alla sua capacità di dar spazio a chi la pensa diversamente, mi lasci dire, Voltaire si rivolterebbe nella tomba!! Quanto all’umiltà... io ho semplicemente cercato di dire come la vedo a partire dagli studi e dall’esperienza sul campo maturata in questi anni con riferimento alla tematica da lei sollevata, il suo mi è sembrato principalmente uno sfogo da “tuttologo benpensante” (accetti il suggerimento: legga un po’ di letteratura sociologica  e urbanistica contemporanea sul tema). Nel frattempo sul Lungoreno, così come nelle periferie francesi, quando i problemi sociali vengono trattati come problemi di ordine pubblico i successi sono difficili da conseguire... e infatti se non mi sbaglio la baraccopoli a Bologna è già risorta a 10 metri di distanza... Ma in fin dei conti agli “intelligenti di sinistra” della questione specifica di cui si parlava cosa importa? Meglio usare le lettere per ridurre tutto alle beghe politiche interne all’opposizione e addirittura per ritirare fuori le vicende della caduta del governo Prodi. Mi sottraggo a questa deriva del dibattito, non mi interessa. Torno ad occuparmi, con passione, di problemi di politiche e di ricerca dell’efficacia nel governo della città. Non credo che ci sentiremo ancora, Le auguro buona fortuna... anche se credo che trovarsi di tanto in tanto a dover fare i conti in prima persona con la sfortuna e i problemi “pratici” di sopravvivenza urbana non le farebbe male... Sempre Cordialmente. Paolo Cottino

 

Paolo Cottino, è ricercatore in Pianificazione e Politiche Pubbliche del Territorio presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. A Milano, dove vive, collabora con l'Istituto per la Ricerca Sociale e il Politecnico sui temi della riqualificazione urbana. Da anni partecipa attivamente all'esperienza della Cascina Autogestita Torchiera Senzacqua. Nel 2003 ha pubblicato presso Eleuthera "La città imprevista. Il dissenso nell’uso dello spazio urbano" (http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=163): Il tema: Un multietnico mercato di strada, edifici occupati da comunità immigrate, la battaglia di un gruppo di anziani a difesa di un ritaglio di terra trasformato in orto: tre storie scelte dall'autore per intraprendere una riflessione sul significato di comportamenti urbani, sviluppati per affrontare situazioni di privazione. Una traccia per osservare gli spazi metropolitani con pensiero creativo. Tre storie di frontiera tra le molte che ogni giorno hanno luogo nelle nostre città: l'autorganizzazione della sopravvivenza in edifici abbandonati delle comunità immigrate; la spontaneità sociale e la mescolanza culturale di un mercato di strada informale; l'appassionata battaglia di un gruppo di anziani a difesa di un ritaglio di terreno trasformato in orto. Spazi trascurati e anonimi ridefiniti da soggetti collettivi attraverso una sospensione della "norma" che garantisce una nuova fruibilità dello spazio. Dal viaggio all'interno di questi tre mondi il libro trae lo spunto per una riflessione di carattere più generale sul significato di questo tipo di comportamenti urbani, che il più delle volte scaturiscono dalla sinergia tra una condizione di privazione e l'attivazione di una originale capacità immaginativa e realizzativa di soluzioni alternative a quelle tradizionalmente previste.

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lunedì, 31 ottobre 2005

I furbi (o furbetti) di sinistra.

A Paolo Cottino (Milano, pcottino@hsn.it), che ha inviato qualche giorno fa un commento al mio articolo “Il cretinismo di sinistra” del 27 ottobre 2005. E a Corrado Augias, per conoscenza:

Caro Paolo, Innanzitutto ti ringrazio di aver scelto il mio blog per postare i tuoi pensieri circa i fatti di Bologna. Il tuo testo, da noi quindi letto in anteprima già il 28 ottobre, è stato quasi integralmente pubblicato ieri, domenica 30 ottobre 2005, da Augias sulla sua rubrica di Repubblica. Il commento dell’ineffabile Corrado si commenta da se. Noi parliamo di ingiustizie, di marginalità, e ci danno degli “ideologi”; noi parliamo di sofferenze umane, di necessità di trovare nuove forme di convivenza e ci danno dei “cretini”. Offesa questa, bada bene, che forse non riceveremmo nemmeno dalla destra più intransigente e invece riceviamo dai “compagni che NON sbagliano”. Tutto questo è molto triste, ma mi convince sempre di più che val la pena di continuare a lottare per cambiare le cose, per cambiare questa mentalità ottusa e di brevissimo respiro. Il discorso di Augias è emblematico nel tratteggiare il “furbo” di sinistra. Colui il quale, se serve per conquistare il Potere, può bellamente dimenticarsi di difendere i più deboli e la solidarietà (testuale). Ora io credevo che quelli fossero valori fondanti della sinistra. Ma i furbi, quelli che sanno come si fa a vincere le elezioni, mi dicono che si può derogare, che si possono difendere solo i diritti e i benefici acquisiti (…l’orticello), dimenticandosi tutti gli altri. Io, a queste condizioni, non ci sto. Sì, Paolo, credo che non si libereranno mai di quelli che pensano come noi! Grazie ancora. Gabriele

 

 

 

Questo il commento di Corrado Augias pubblicato su Repubblica nelle Lettere di domenica 30 ottobre 2005, insieme al testo di Paolo Cottino:

 

 

 

 <<Se a comandare è sempre l’ideologia. Dibattito vivace, divisioni nette, eterna forza e debolezza della sinistra che discute con veemenza mentre gli altri hanno approvato leggi da inorridire senza battere ciglio. Sinistra che si lacera, si scinde, mentre gli altri si concedono le più spudorate giravolte restando attaccati che nemmeno la colla cervione di buona memoria. Sul piano teorico non mi pare che la discussione possa comporsi. Si potrà, si dovrà, mediare politicamente perché troppo grave (troppo ‘cretino’) sarebbe se una conclusione concordata non ci fosse; sul piano teorico (ideale) le divisioni restano però nette trattandosi di priorità diverse e, almeno per una delle due parti, di pura ideologia. Difendere sempre e comunque quelli che appaiono più deboli, privilegiare le commoventi leggi della solidarietà a costo di sacrificare il resto: il pensionato che coltiva un orticello sul lungofiume, la ragazza che rincasa tardi la sera, la massaia che va a fare la spesa. E se alcuni cittadini contribuenti si vedono di fatto espropriati da libertà fondamentali, pazienza. Essere cretini di sinistra questo vuol dire: venerare le ideologie a costo di rendersi politicamente miopi, non chiedersi che accadrà dopo, inebriarsi della propria purezza. Come quando si fece cadere il governo Prodi ed ecco come siamo ridotti; come quando si è costretto Veronesi a ritirare la candidatura da sindaco di Milano. All’assassinio di Cesare (44 a.C.) seguirono vent’anni di guerra civile. Riferendosi ai congiurati Cicerone scrisse: “Hanno agito con cuore da leoni e cervello (politico) da bambini”. Siamo sempre lì.>>

postato da: GabrielParadisi alle ore 31/10/2005 13:24 | Permalink | commenti
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giovedì, 27 ottobre 2005

Il cretinismo di sinistra: considerazioni

Oggi Corrado Augias nella sua rubrica su Repubblica risponde a tutti coloro i quali sono intervenuti sul caso Bologna. Riporta tre e-mail di vario tenore (non la mia, spero abbia il buon gusto di darmi almeno una risposta di circostanza in privato, ma ne dubito), poi si lancia in una difesa a nervi scoperti della sinistra col doppiopetto. Quella presentabile. Scrive: <<Cofferati e il cretinismo di sinistra. Oramai è chiaro che lo scontro in atto a Bologna ha poco a che fare con la buona amministrazione della città, le ragioni degli uni e degli altri, il confronto con Barcellona o con Strasburgo. La vicenda è diventata politica, si fronteggiano non baraccati e lavavetri ma punti di vista sul mondo, ideologie. Sono scesi in piazza i reduci del 1977, quelli di “Zangherì Zangherà”, gli arrabbiati cronici, i ribelli per principio. Quelli che quando un progressista si appresta ad amministrare una città (o il Paese) si sentono morsi dalla tarantola della rivoluzione; e se una figura come Veronesi si presenta a Milano con buonissime possibilità di diventare sindaco fanno di tutto per convincerlo a restare a casa. Non dico che Cofferati non abbia sbagliato. Un buon politico come lui doveva preoccuparsi di organizzare una rete di alleanze e di consenso prima di far partire la sua azione. Gli basterà ora l’approvazione dell’85% dei bolognesi? Di cui il 63% addirittura “molto favorevoli”? (Fonte: Medec). Errori a parte, certo è che opporglisi per partito preso è politicamente irresponsabile. Forse (forse) con le prossime elezioni ci libereremo di alcuni mascalzoni di destra ora in circolazione. Ma ci libereremo mai dei cretini di sinistra?>>. Ha ragione. Lo scontro è molto di più che una semplice bega locale. Qui sono di fronte due visioni del mondo. Da un lato chi crede che le grandi e tremende sfide che ci troviamo davanti vadano affrontate con coraggio e fantasia, mettendo magari da parte o rivedendo alcuni privilegi e modi di vivere, e dall’altra chi vuole difendere strenuamente un mondo che ormai non c’è più. Dobbiamo prendere atto che il nostro modello di sviluppo ha creato squilibri giganteschi. Moltitudini dolenti premono ai confini delle nostre “opulente” società; invadono le strade delle nostre “linde” città. Anche solo vent’anni fa, in molta parte del nostro paese, era difficile toccare con mano, direttamente, la povertà e il degrado. Oggi ci ritroviamo persone che dormono tra i cartoni quasi ad ogni angolo; disperati che vivono di espedienti, sfruttati “legalmente” da irreprensibili cittadini (i caporali ad esempio, o chi utilizza al peggio la già terrificante Bossi-Fini ricattando colf, badanti, etc..) o illegalmente da qualche racket (droga, prostituzione…). E’ il semplice principio dei vasi comunicanti applicato alla società. Dalle aree di povertà si muovono esseri umani verso aree più ricche. Chiamiamolo anche puro istinto di conservazione della specie. Chi per dare un futuro ai propri figli non farebbe anche migliaia di chilometri? Non so se sto scadendo nell’ideologia cieca e cretina, ma non credo sia un caso, il denaro (vero dio di questa civiltà) e le merci non trovano ostacoli negli spostamenti, gli esseri umani trovano barriere, frontiere, leggi che ne limitano i movimenti anche quando questi sono il semplice, naturale tentativo di sopravvivere, di esistere. E’ di fronte a queste situazioni “bibliche” che mi aspetterei dalla sinistra “progressista” qualche slancio di fantasia che la differenzi certo dal “razzismo” e dalla “xenofobia” ma anche dal “conservatorismo” più classico. Noi ci ostiniamo a difendere strutture sociali ormai totalmente insoddisfacenti a reggere l’urto. Quando in economia cambiano i mercati si chiede (e si applica) una trasformazione dell’intero sistema (si modificano i rapporti di lavoro, le modalità di produzione…). Stessa cosa credo andrebbe fatta sulle nostre società, immaginando nuove forme di integrazione, l’estensione dei diritti e via dicendo. Risposte di principio, dure e pure, magari accompagnate da ruspe o manganelli, non credo che risolvano nessun problema. Nel particolare, gli accampamenti sul Lungoreno sono già stati ricostruiti. D’altra parte i bambini e le donne incinte dovranno pur dormire sotto un riparo qualunque. Che cosa ha sortito allora l’azione della scorsa settimana? Cosa sortirà la prossima, annunciata? E’ stato risolto qualche problema o resta in piedi tutto il dramma e il dilemma? Stamattina sul Resto del Carlino tra i tanti affreschi che si stanno tenendo di quella realtà, è riportata una scenetta che nella sua semplicità e durezza è a mio avviso emblematica. Parla una delle donne cacciate dalle baracche che ha trovato riparo in un capannone vicino, da cui, sicuramente, verrà sfrattata tra qualche giorno: “… e mi viene da piangere, quando vedo i bimbi che vengono su dalle baracche, la mattina. Per andare a scuola anche loro”. Ecco, al di la della scena struggente che non può non colpire la sensibilità di chi ha figli, in quest’episodio c’è tutta la contraddizione e la schizofrenia del nostro attuale modello sociale. Da un lato, giustamente, si fa accedere ad un diritto sacrosanto, lo studio, chi, dall’altro, non ha un diritto altrettanto fondamentale come la casa. Si danno le “rose” a chi non ha il “pane”. L’impegno della sinistra credo che dovrebbe essere quello di studiare soluzioni legislative, ripensare modi e forme sociali e non sprecare risorse e impegno nel cercare di applicare leggi e regole ormai prive di senso. Non so se questo sia un discorso cretino, comunque è quello che penso.

 

 

 

A margine: nel 1977 il movimento portò all’ordine del giorno, con grandissima lungimiranza, un problema che oggi è scoppiato in tutta la sua virulenza: il precariato, il problema dei “non garantiti”. Anche allora la sinistra ufficiale si contrappose per preservare i diritti dei già garantiti. Il parallelismo con quello che sta avvenendo è inquietante. Anche allora, Bologna, fu un laboratorio, un’avamposto d’avanguardia e purtroppo anche un campo di battaglia. Frange del movimento, quelle sì di veri cretini, pensarono di ribellarsi a quell’ottusità imbracciando il mitra. Io credo che la serietà mostrata dal “movimento dei movimenti” in questi anni debba indurre la sinistra che ho chiamato ufficiale, quella “riformista”, a cercare di capire e di metabolizzare le proposte, che esistono, anziché opporre una posizione rigida che non mi sembra altro essere che un tentativo di conservare una sterile egemonia culturale e materiale.

postato da: GabrielParadisi alle ore 27/10/2005 07:43 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 25 ottobre 2005

Legalità a Bologna

Caro Augias

La leggo con grande piacere e spero anche di riascoltarla presto in TV in qualcuno dei suoi elegantissimi e sempre interessanti programmi. Nella rubrica di ieri 23 ottobre, riguardo le polemiche che investono il sindaco di Bologna, però, non mi sono trovato d’accordo con quello che lei ha risposto ad alcuni lettori. Lei parla, difendendo l’operato di Cofferati, di “alcuni cattolici e alcuni dell’ultrasinistra” che di fatto non hanno mai assimilato i concetti di legalità che sono alla base di qualunque convivenza civile moderna e democratica. Ora io credo, se la discriminante è essere o meno d’accordo con gli sgomberi delle baraccopoli abitate da poveri cristi sul Lungoreno di Bologna, di essere uno di quei cattolici e uno di quell’ultrasinistra. Infatti, il solo pensiero che bambini, donne (di cui quattro incinte), vecchi e perché no, robusti uomini, debbano dormire senza un riparo, sotto un ponte infestato di topi (ci sono stato a vedere), mi fa stare molto male. E’ più forte di me. Anche perché, quegli uomini robusti, la mattina vengono raccolti da caporali e caricati su pulmini immediatamente sopra il ponte dove hanno dormito e vanno in giro per i cantieri edili della “grassa e disperata” Bologna a costruire case (magari bagni che accoglieranno luccicanti Jacuzzi), quasi sempre senza alcuna misura di sicurezza sul lavoro e senza nessuna certezza di essere pagati un giorno. L’associazione dei costruttori bolognesi ritiene che solo a Bologna e provincia ce ne siano più di duemila di questi lavoratori (spesso clandestini), pagati, quando va bene, 12 euro al giorno. Cosa fanno per risolvere questa ipocrisia tutti gli altri cattolici e l’altra sinistra, quella che ha a cuore la legalità? Vede Augias il discorso sulla legalità applicata con rigore e fermezza, andrebbe bene in una società ideale, priva di ingiustizie e di iniquità. Ma purtroppo non viviamo e mai vivremo temo in questa condizione. Due anni fa un gruppo di disobbedienti bolognesi (ragazzi forse che non sanno bene cosa sia uno stato moderno), occuparono un palazzo abbandonato di proprietà delle Ferrovie dello Stato, e certo violando leggi, dettero però un tetto a decine di bambini e donne. Le allego alcune foto che feci in quell’occasione perché rendono l’idea. Per un anno e mezzo quel luogo, detto Ferrhotel, è stato, credo, un atto di umanità, senza intaccare nè i principi di nessun stato democratico nè tanto meno gli interessi economici (per carità, sempre da tutelare nella nostra società) di qualcuno (per esempio le FFSS). Io credo che prima di tutto, anche prima del profitto pensi un po’, venga l’uomo. La persona, con i suoi diritti ad avere un’esistenza degna. Le leggi in uno stato democratico, sono fatte per essere migliorate, lei dice “riformate”, sono d’accordo ma aggiungo che di fronte a inerzia, disinteresse, malafede o ipocrisia, certe leggi vadano superate e disattese, mettendo sempre l’essere umano al centro di tutto. Noti bene, ho escluso completamente qualsiasi atto di violenza, tanto più sulle persone, anzi, ho enfatizzato come la violazione di una regola abbia portato benefici oggettivi a povera gente sofferente. Lei dice anche “prima le regole poi vediamo che cosa si può fare”. Purtroppo però non tutti vivono serenamente in villa sui colli bolognesi come il sempre acuto e delizioso (lo dico con sincerità e senza ironia), Michele Serra (di cui non ho la e-mail altrimenti l’avrei contattato), che sempre nella stessa pagina di ieri nei Commenti di Repubblica sulla sua comoda “Amaca”, sostanzialmente ribadiva lo stesso suo concetto. Cofferati ha anche aggiunto: “un alloggio alternativo alle famiglie va trovato prima della brutta stagione”, immagino, rispettando le regole. Vede, a me sembra che ci siano due tempi e due ritmi diversi. Da un lato ci si preoccupa del rispetto delle regole e quindi per trovare soluzioni occorre tempo, dall’altro le condizioni di vita e di indigenza di povere persone (attenzione, utili, forse indispensabili al mantenimento delle nostre società, benefici compresi) non consentono di temporeggiare oltre.  Non crede che la sinistra, anche quella riformista, dovrebbe essere più rapida e attenta a queste situazioni? La brutta stagione, a Bologna, è già arrivata. I bambini piangono, hanno freddo e fame. Non hanno troppo tempo per aspettare, loro. Conoscendo la sua sensibilità spero vorrà rispondermi, in ogni modo la ringrazio comunque.

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/10/2005 07:30 | Permalink | commenti (1)
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