lunedì, 22 ottobre 2007
I treni in edicola: Il Giornale
(22 ottobre 2007)

23 ottobre 2007
Troppi errori: una doverosa rettifica.
 
Senza entrare nel merito della ricostruzione, peraltro piuttosto fantasiosa e ricca di inesattezze, riguardante il caso Kram, (i treni, gli orari del suo arrivo in Italia il 1° agosto 1980 e il suo alibi per il giorno dell’attentato), nell’articolo apparso ieri (22 ottobre 2007) a pag. 20 sul quotidiano Il Giornale, relativo alla strage del 2 agosto 1980 e intitolato “Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba”, il mio nome – assieme a quello del magistrato Lorenzo Matassa – viene citato in ordine ad alcuni fatti e circostanze errate e destituite di ogni fondamento.
In un passo dell’articolo, infatti, si legge: «La storia “italiana” di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della Commissione Mitrokhin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivarono in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In Questura, i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata “T Kram”. Il nome non era del tutto nuovo».
Tali affermazioni non solo non corrispondono alla verità dei fatti così come si sono svolti nell’estate del 2005 nel contesto dei lavori della Commissione Mitrokhin, ma contengono vari elementi di estrema gravità.
 
1.      La storia “italiana” di Kram non inizia nel 2003, ma il 25 e 26 luglio 2005 quando il sottoscritto (non accompagnato da nessun altro consulente) venne accreditato alla Questura di Bologna per effettuare ricerche di archivio connesse ai fatti del 2 agosto 1980.
2.      Tali ricerche erano state delegate dall’Ufficio di presidenza della Commissione Mitrokhin e, attraverso l’Ufficio di Gabinetto del ministro dell’Interno, era stata concessa la possibilità al sottoscritto (e non al dott. Matassa) di effettuare tali riscontri documentali presso la Questura di Bologna.
3.      Il fascicolo personale intestato al tedesco Thomas Kram (e non «una cartella intitolata T Kram») venne da me rinvenuto (insieme ad altri materiali di estremo interesse), e non – come riportato nell’articolo – dal dottor Matassa, il quale seguiva da Roma l’evolversi della situazione.
4.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei arrivato in ritardo ad un appuntamento presso gli uffici della Questura di Bologna. Non vi fu nessun ritardo o appuntamento mancato. È vero invece il contrario: e cioè che la mia visita era inquadrata in una attività istituzionale di natura collaborativa tra il ministero dell’Interno e la Commissione Mitrokhin e che – proprio in quei giorni di luglio del 2005 – era stata fissata la mia visita alla Questura di Bologna, dopo un fitto scambio epistolare con i competenti uffici del Viminale per le dovute autorizzazioni. Venne dunque fissato un appuntamento al quale mi presentai puntuale.
5.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato accolto in Questura solo dal piantone. Vero, invece, che venni ricevuto presso la citata Questura del capoluogo felsineo prima dal capo di Gabinetto, dott. Bracco, e quindi dal dirigente della Digos, dott. Ciarambino. E grazie alla loro splendida collaborazione fu per la Commissione Mitrokhin possibile portare a termine tutte le ricerche e i riscontri di archivio per i quali ero stato delegato. A loro vanno i miei ringraziamenti e tutta la mia riconoscenza.
6.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato accompagnato in archivio da questo presunto e fantomatico piantone (addirittura «preso alla sprovvista»). Ad onor del vero, ai consulenti della Commissione Mitrokhin, nel quadro di questa attività di assistenza e collaborazione, era stata messa a disposizione addirittura una stanza presso gli uffici della Digos e mai, ripeto mai, sono stato accompagnato o – peggio – avrei vagato da solo nell’archivio della Questura. La movimentazione dei fascicoli era cura esclusiva degli archivisti in servizio presso la Questura e solo loro avevano accesso ai locali dell’archivio. A me era di certo permesso svolgere ricerche, accertamenti e riscontri, ma non passeggiare o vagare per gli uffici, come invece afferma l’autore dell’articolo.
7.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato lasciato libero di guardarmi attorno, nell’archivio della Questura! Una pura follia. Il mio lavoro di ricerca (e ripeto al quale mai partecipò il dott. Matassa) venne svolto in una stanza messa gentilmente a disposizione della Questura di Bologna e mai è accaduto che sia stato lasciato solo presso detti uffici. Per fortuna, a conforto di ciò che dico vi sono i verbali di acquisizione, firmati e controfirmati dai vertici della Digos e dagli altri uffici della Questura, all’esito delle citate attività di riscontro.
8.      Fu soprattutto grazie alla leale e straordinaria collaborazione fornita dal ministero dell’Interno, dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione e dalla Digos di Bologna che alla Commissione Mitrokhin venne data la possibilità di accedere agli atti di archivio, direi – senza troppa enfasi – fondamentali ai fini della stesura della Relazione a firma congiunta con il dott. Matassa, da noi depositata al protocollo della Commissione il 23 febbraio 2006 (prot. 4116) e dedicata proprio al gruppo Separat e al contesto dell’attentato del 2 agosto 1980. In tale documento è ben rappresentato il profilo dell’estremista tedesco Thomas Kram, del suo ruolo all’interno del gruppo Carlos e soprattutto della sua presenza a Bologna il giorno della strage.
9.   La nota del capo della polizia, Gianni De Gennaro, dell'8 marzo 2001 su Thomas Kram non era indirizzata ai magistrati tedeschi, ma alla questura di Bologna, sollecitando ulteriori accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria.
 
 
Era sufficiente una telefonata ai diretti interessati per avere un’informazione corretta, evitando così di riportare cose non vere e gravi. Raccontando simili fantasticherie si delegittima il lavoro svolto e i risultati conseguiti dalla tanto criticata Commissione Mitrokhin (travolta dallo scandalo Scaramella). Tutto ciò fa male non solo alla reputazione del sottoscritto, ma a quella stessa verità che ancora aspetta di essere scritta sui tragici fatti del 2 agosto 1980.
Distinti saluti
Gian Paolo Pelizzaro
 
 
 
Come già ricordato da Gian Paolo Pelizzaro va comunque ribadito in questa sede che anche la ricostruzione di Chiocci della "scoperta" di François de Quengo de Tonquédec non è del tutto esatta, come gli attenti lettori di questo blog hanno già potuto capire.

Il Giornale, 22 ottobre 2007
L’Esclusiva
Il 2 agosto 1980 Thomas Kram, terrorista rosso vicino all’estremismo islamico, era in città. Riaperto un capitolo nascosto per troppi anni.
«Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba»

di  GIAN MARCO CHIOCCI

Il governo Prodi mente sulla strage di Bologna. Incalzato da due interrogazioni parlamentari di Enzo Raisi (An) l'Esecutivo ha dato, di fatto, la netta sensazione di voler aiutare un terrorista di sinistra tedesco a crearsi un alibi a posteriori per la bomba alla stazione del 2 agosto 1980. A scoprire il bluff governativo sulla presenza nel capoluogo emiliano di Thomas Kram, legato all'estremismo arabo del network terroristico di Carlos «lo Sciacallo», è stato un blog di sinistra, curato da Gabriele Paradisi (gabrieleparadisi.splinder.com) una sorta di poeta intellettuale bolognese che si è messo a spulciare minuziosamente le versioni ufficiali della procura rivelatesi piene di errori e contraddizioni. E così quando il sottosegretario Scotti, a nome del governo, ha risposto a Raisi sui motivi per cui non si era mai voluto indagare sulla presenza di un terrorista di quel calibro a Bologna il giorno della strage, sono stati i segugi del blog a smascherare reticenze e gravissime omissioni. La prima: il governo ha spiegato che Kram non poteva essere coinvolto nella strage perché aveva preso un treno in Germania l'1 agosto, ed era arrivato in Italia dopo la strage.

Il treno che non c’è
I blogger sono andati a consultare l'orario delle ferrovie europee di quell'anno, e hanno scoperto che il treno di cui parla il governo non esisteva, e che comunque quel treno non era quello citato nel rapporto di polizia, che invece datava il viaggio del Kram al 31 luglio, quindi in tempo utile per la strage del 2 agosto. Sbugiardato e messo all'angolo, il rappresentante del governo Prodi replicava che evidentemente si era trattato di un errore dovuto alla nota della procura che citava un altro treno... Purtroppo per Scotti, i soliti blogger nello scoprire che il sottosegretario citava treni impossibili, arrivano a ipotizzare che una strana coincidenza segnava la risposta ufficiale del governo italiano: sembrava ricalcare a pieno l'alibi che aveva fornito lo stesso Kram in una intervista al Manifesto dell'agosto scorso. Secondo il nostro governo, quello che diceva Thomas Kram era tutto vero. E siccome date e orari non tornavano, ecco che il governo sistemava le discrepanze. Kram, costituitosi in Germania dopo 26 anni di latitanza (iniziata, guarda caso, proprio il 2 agosto 1980) nell'intervista si giustificava dicendo di essere stato sì a Bologna, ma di aver notato, appena uscito dall'albergo, una certa confusione, e di aver preferito quindi non andare in stazione, ma andare in taxi a prendere una corriera per andare a Milano da una sua amica. I blogger hanno però scoperto che dal suo albergo era impossibile vedere la stazione ferroviaria, e poi la stazione delle corriere era proprio accanto a quella ferroviaria. Quanto alla supposta amica milanese di Kram, interrogata dalla Digos, ha smentito categoricamente di aver visto il tedesco in quei giorni.

A questo punto il sottosegretario Scotti, in palese difficoltà, replicava che le informazioni del governo provenivano direttamente dalla procura di Bologna, e che quindi eventuali imprecisioni andavano addebitate a loro. Ma aggiungeva, involontariamente, un dato clamoroso: «Il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen», perché Kram a quel punto era solo un cittadino tedesco che aveva diritto alla sua privacy. Kram, però, non era un cittadino tedesco qualsiasi essendo ricercato nel mondo per una serie di attentati.

Lettera ai tedeschi
La storia «italiana» di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della commissione Mitrokin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivano in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In questura i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata «T Kram». Il nome non era del tutto nuovo, visto che il giudice istruttore francese Jean-Louis Bruguière lo aveva inserito tra i costitutori di un gruppo terrorista filopalestinese facente capo a Carlos lo sciacallo. Aperta la cartella, vi trovarono dentro una lettera firmata dall'allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, datata 8 marzo 2001, indirizzata alla magistratura tedesca. Su Thomas Kram, De Gennaro scriveva: «Risulta essere arrivato a Bologna l'1 agosto 1980, aver preso alloggio presso l'Albergo Centrale, stanza 21, ed essere ripartito il 2 agosto». De Gennaro stabiliva che la copia venisse trasmessa anche alla Procura di Bologna, per verificare eventuali collegamenti con la strage. Nella risposta ai colleghi tedeschi, elencava una serie di segnalazioni provenienti dalla Germania tra il 1979 e il 1980 perché gli italiani «tenessero d'occhio» quel Thomas Kram, portaordini del terrorismo filopalestinese. E De Gennaro aggiungeva che Thomas Kram era stato individuato al momento del suo ingresso in Italia via treno il 31 luglio 1980, pedinato, fermato, perquisito e rilasciato.

 

Compagno a Bologna
Un dettaglio singolare perché proprio di un «compagno» aveva parlato pochi mesi prima Carlos in una intervista rilasciata dal carcere francese. «Un nostro compagno si accorse di essere pedinato, uscì dalla stazione di Bologna di corsa, e pochi istanti dopo ci fu l'esplosione». Carlos e De Gennaro dicevano la stessa cosa: quel giorno, a Bologna, alla stazione, c'era un «compagno». E infine. Anziché accanirsi ossessivamente sui «fascisti» Mambro e Fioravanti la procura di Bologna forse avrebbe potuto scandagliare di più sul fronte arabo anche perché, Kram a parte, tre settimane prima del 2 agosto 1980 l'allora prefetto Gaspare De Francisci, capo dell'Antiterrorismo lancia l'allarme sulle possibili ritorsioni ai danni dell'Italia da parte del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) che faceva pressioni per ottenere la liberazione di Abu Anzeh Saleh, rappresentante del Fronte in Italia detenuto nel carcere di Trani. Contestualmente la magistratura francese scopre, fra le carte di Mourkabal Michel Walib, braccio destro di Carlos, un indirizzo di Bologna («via S.Pio V 13, secondo piano a sinistra») e una parola d'ordine per accedere in un appartamento con granate, dinamite, detonatori, congegni a tempo. A quell'indirizzo corrisponde proprio il covo bolognese di Abu Saleh. Ce n'era abbastanza per indagare anche sul fronte arabo. Ma la strage doveva essere fascista, e fascista è passata in giudicato.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/10/2007 07:22 | Permalink | commenti (780)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
domenica, 14 ottobre 2007

La Telefonata

Sono le 10.59 del 28 gennaio 2006.
Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, discutono al telefono per 21 minuti e 37 secondi.
La telefonata è intercettata e registrata dall’Organo di Polizia per disposizione della Procura della Repubblica di Napoli.
Questa telefonata, è la più nota fra tutte quelle intercettate e “distribuite” ai giornali  “in stanze dello stato”, per due ragioni: la prima, perché è in questa conversazione che Guzzanti e Scaramella discutono della famosa testimonianza dei riparati russi del KGB e dell’FSB in Inghilterra, secondo la quale Romano Prodi sarebbe stato “our man”, un “nostro uomo”; la seconda, perché è in questa telefonata che Paolo Guzzanti illustra a Mario Scaramella di avere riferito di tale testimonianza ad una persona non nominata nella conversazione, ma che verosimilmente potrebbe trattarsi dell’allora Primo Ministro.
 
Questa telefonata è altresì ben nota perché, a seguito della pubblicazione di stralci della conversazione da parte di tre importanti giornali quotidiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa), i naviganti hanno potuto ritrovare in rete, in decine e decine di blog ed altri siti, le stesse parti pubblicate da quei quotidiani ricopiate e commentate.
 
Ma quello che viene fatto qui quest’oggi, non è assolutamente la stessa cosa.
 
Non una ricopiatura di quegli stralci giornalistici con la solita replica di commenti già uditi più volte, ma bensì, il raffronto fra quelle tre “versioni” pubblicate dai quotidiani, e LA TRASCRIZIONE ORIGINALE INTEGRALE così come compare nel VERBALE DI POLIZIA.
 
Mai pubblicata prima da nessuna parte.
 
Da tale raffronto, emergono evidenti omissioni, per non dire vere e proprie manipolazioni (specie da parte di “Repubblica”), da parte degli organi di informazione che hanno ottenuto quei verbali in esclusiva, del testo originale, tanto da nasconderne ai lettori i reali contenuti, che invece oggi noi rendiamo visibili grazie alla potenza di internet come nuovo mezzo di informazione.
 
Analisi della conversazione
 
Ciò che si dicono realmente in quella telefonata Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, è quindi oggi possibile vederlo direttamente ed  ognuno può trarne le proprie considerazioni.
Noi semplicemente e brevemente, vorremmo illustrarne alcune nostre, di considerazioni, che derivano anche dalla nostra conoscenza della vicenda, che è ormai sotto stretto esame documentale da ormai un anno, per arrivare così a modulare una nostra interpretazione del reale senso delle affermazioni che vengono fatte in questa conversazione.
Non abbiamo la pretesa di sostenere che la nostra interpretazione sia quella corretta con precisione assoluta, e ciò sarebbe impossibile per chiunque perché a taluni frasi è comunque possibile dare più sensi, più direzioni.
 
Occorre tenere conto che i conversanti parlano di vicende ben note a loro soltanto, e pertanto su taluni argomenti quelle che si possono azzardare, non sono che ipotesi.
 
Ma noi crediamo che comunque, mediante un’attenta analisi di quel testo, sia possibile fare un altro passo in avanti verso la verità e verso la comprensione più ampia e trasparente di questa vicenda.
 
Siamo dunque nel periodo conclusivo dei lavori della Commissione Mitrokhin.
 
Noi riteniamo che sia avvenuto quanto segue:
 
Mario Scaramella, possiede una registrazione in formato audio di un’intervista ad Oleg Gordiewsky risalente ad un periodo precedente alla telefonata, e ne ha illustrato il contenuto a Paolo Guzzanti.
In questa intervista, (avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”) ad un certo punto Oleg Gordiewsky, deve avere raccontato, forse ritenendo successivamente di avere commesso, facendolo, una leggerezza, quanto Aleksander Litvinenko andava dicendo ai propri ex compatrioti riparati in Inghilterra, in merito alla confidenza del suo generale Trofimov, e cioè che Prodi era un “uomo” dei servizi segreti russi.
Infatti Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. E’ dimostrato che a persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente quando era in Russia.
Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
Infine Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed esclsuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
Vediamo in base a quali elementi ci sentiamo di poter affermare questa nostra prima interpretazione dei fatti.
 
1) DEDUZIONE: Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista  già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
ELEMENTI INDIZIARI:
Al blocco 57 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
Lui non smentisce, anzi, conferma la…l'intervista, conferma gli incontri e d'altronde hanno coinvolto tante altre persone…
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
2) DEDUZIONE: Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. La persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 28 della conversazione, Paolo Guzzanti dice:
 “Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è..” Risponde Scaramella: “Sì, questo non è discussione
 
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
Ai blocchi 52-53-54-55 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: e io voglio sapere se (parola incomprensibile) GORDIEWSKIJ…
SCARAMELLA: …(frase incomprensibile)…in questi giorni. (probabilmente Scaramella comunica l’intenzione di incontrare a breve Gordiewskij – ndr)
GUZZANTI: …mi certifica…mi certifica con un atto che sia riconducibile, che non sia smentito. E lui non smenta, dice quel che dice e non quello che non dice!
SCARAMELLA: esatto.
 
 
3) DEDUZIONE: Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
ELEMENTI INDIZIARI:
a) Ai blocchi 3-5-6-8-9 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: Senti, no, il discorso è solo questo. Il segnale che io ho avuto è questo, visto che non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di Frendil Relation, coltivazione, contatti...
GUZZANTI: Coltivazione è abbastanza, eh?.
SCARAMELLA: Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...
GUZZANTI   : Perché, "coltivato" invece si?" (senso: perché, una dichiarazione che si trattava di un uomo “coltivato”, invece sarà disponibile a renderla? – ndr)
SCARAMELLA: eh….su questo bisogna lavorarci, anche perché comunque …(parola incomprensibile)
b) Al blocco 44 Guzzanti ripete:
…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO.”
c) Al blocco 56, ancora Guzzanti:
 “…coltivato a me va benissimo perché l'espressione coltivato significa quello che significa nel linguaggio di intelligence, coltivato.”
d) ai blocchi 106-107-108-109-110-111-112-113-114 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB".
GUZZANTI: ho capito, lui il limite che pone è tra coltivato ed agente.
SCARAMELLA: quello che so... quello che so...
GUZZANTI: (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:.. (frase incomprensibile), ufficiale, tutto qua! E sì.
GUZZANTI:se è tutto qua è una cosa. (frase incomprensibile) OLEG GORDIEVSKY, a me coltivato vuol dire esattamente...
SCARAMELLA:eh, anche per me.
GUZZANTI:agente è ridicolo perché FRANCESCO DE MARTINO era nelle liste. Non è che a De Martino gli dicevano se per favore faceva la fotocopia del carro armato, No eh, anche per me.
(Si noti bene come questa affermazione di Guzzanti demolisce al 100% qualsiasi ipotesi già avanzata dai mass-media che egli pretendesse da Scaramella il reperimento di qualcuno disponibile a dichiarare che Prodi era un agente del KGB – ndr)
SCARAMELLA:.è chiaro è chiaro...
GUZZANTI:  De Martino era un amico dell'Unione Sovietica e che nei momenti politici prendeva le decisioni politiche favorevoli all'Unione Sovietica. Punto.
 
 
4) DEDUZIONE: E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente  esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 10-11-12-13-14-15-16-17-18-19-20 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI:  e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole. Allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…(ndr: “quella cosa lì” è la registrazione audio della conversazione di Gordiewsky in possesso di Mario Scaramella - ndr)
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI e tu, tu dici, e pronunci una (Repubblica trascrive “la” sigla anziché “una” sigla – ndr), e quello dice "yes". (è questa la richiesta di “autenticazione” , cioè di conferma di “paternità” e di responsabilità sul contenuto di quella registrazione da parte di Gordiewsky – ndr)
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:  punto, basta! Non voglio sapere altro! La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:  E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
 
Al blocco 78 dice Guzzanti: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata... (la frase è chiara: significa che Guzzanti non lìha mai sollecitata né cercata – ndr)
 
 
5) DEDUZIONE: L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 106 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB". (nota: Oleg non dice : “non ho mai detto”, ma bensì “non ha mai detto”, pertanto parla dell’affermazione di un’altra persona).
 
 
Ai blocchi 12-13-14-15-16-17 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
 
 
6) DEDUZIONE: Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 71-72-73-74-75-76-77-78-79-80-81-82-83-84-85-86-87-88-89-90-91-92-93-94-95 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA:è anche più di quello…è anche quando lui spiega in quella e-mail di cui la paternità e la rintracciabilità…anche perché ci sono state tutta una serie di altre e-mails dove o…invece di OGOD ci sta proprio OLEG GORDIEWSKIJ, VLADIMIR BUKOWSKIJ, eccetera…da questo meccanismo che lui arrivi a dire: "sì, io so che era in contatto con gli ufficiali del V Dipartimento, con i...con un ufficiale del servizio a..." eh, la notizia viene specificata. Quindi questa traccia che lui ha cominciato a dare è quella su cui io voglio lavorare...
GUZZANTI: eh...
SCARAMELLA:.... e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...
GUZZANTI: Mario, noi fra una...
SCARAMELLA:eh, lo so.
GUZZANTI: fra una settimana siamo andati a casa.
SCARAMELLA:eh, lo so. (Parola incomprensibile) tutto chiaro.
GUZZANTI: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata...
SCARAMELLA:certo.
GUZZANTI:  .. e ... che ti devo dire? E' bellissima! Ma....dov'è? Allora, se tu mi di.. poi tu mi dici: "io però (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni.
GUZZANTI: no, io voglio che lui.. lui (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:lui (frase incomprensibile) quello che ha detto non lo dice, questo è il punto. Più quella par... quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "era sotto coltivazione come promettente obiettivo di.." l'hai letto il (parola incomprensibile)
GUZZANTI: questa è una cosa che non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai..
SCARAMELLA:non smentirà mai..
GUZZANTI:  .. di avere detto quel che ha detto!
SCARAMELLA: esattamente.
GUZZANTI: punto!
SCARAMELLA: questo...
GUZZANTI: poi.
SCARAMELLA: questo (frase incomprensibile)
GUZZANTI:  ... la coltivazione... lui... il quarto dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo porter dire il signor O.G. parlando del signor R.P: dice così, punto!
SCARAMELLA: sì, lo ha detto. Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma.
GUZZANTI: no, a me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!
SCARAMELLA: quello che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazione.
 
 
Ai blocchi 214-215-216-217-218-219-220-221-222-223-224-225-226-227-228-229-230-231-232-233-234-235-236-237-238-239-240-241-242-243 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLAVado a Mosca, in quel contesto torno con un bottino anche più grasso del... dell'agenzia ecologica e.. insomma la missione giustifica comunque l'accesso a tutta una serie di canali che poi sono miei. Sono miei, sono.. io rimango vicedirettore di una ... di un programma russo che ho ampi modi di sfruttare per questo.. per questo obiettivo, non so se è chiaro? Cioè, io l'accesso al documento, penso di poterlo avere. Questo è il punto. E quindi superiamo Oleg, eccetera. Oleg diventa la fonte che ha dichiarato e poi uno ha approfondito. E... se il tuo Capo, come dire, va poi... che in teoria si potrebbero urtare suscettibilità del governo russo, questo è il punto. Per me, non c'è nessun problema. È sostenibile, poi, dopo, questo passaggio?
GUZZANTI:   è chiaro che se tu stai facendo una cosa che ci... qualsiasi problema sarebbe risolto per via immediata con un colpo di telefono a (nome incomprensibile)
SCARAMELLA: va bene, okay, dai! No, ma io non temo quello. Io mi muovo su canali tranquilli dal punto di vista fisico. Mi muovo... quello che può essere un domani un'esposizione. Cioè, per i siluri di trentacinque anni fa quelli hanno detto: "questa cosa rovina le buone relazioni tra Italia e Russia". Figurati se andiamo a dire... che se ci andiamo a prendere il dossier di un agente, di un ex contatto loro che, che.. che però è ancora segreto, quindi in teoria è ancora utile per la sicurezza dello Stato! Perché altrimenti non... non sarebbe segreto. Va be', insomma, comunque... la linea San Marino...
GUZZANTI:   allora non vai più a Londra?
SCARAMELLA: faccio appuntamento con tutt'e due.
GUZZANTI:   martedì ci hai il Procuratore. Come fai ad andare a Mosca?
SCARAMELLA: no, lunedì ci ho il Procuratore.
GUZZANTI:  ah..
SCARAMELLA: lunedì ci ho il Procuratore e se tu sei d'accordo tengo in piedi anche la pista San Marino, questo fatto di CASSA DI RISPARMIO.
GUZZANTI:   sì, io ti... ti devo, però.. almeno devi... dobbiamo consegnare i documenti..
SCARAMELLA: sì?
GUZZANTI:   ... avvertendo che sono aperti perché sono... siamo in attesa di integrazioni.
SCARAMELLA: certo! Ma rispetterò i termini di...
GUZZANTI:  sì..
SCARAMELLA: ... eh! Io allora.... facciamo una cosa, io comincio a depositare qualcosa... altri fronti, quella roba di ORFEI...
GUZZANTI:   sì, sì.
SCARAMELLA: ... quella roba un po'... cecoslovacca che serve meno. Sono più... meno utili. La settimana cerco di stare fra Londra e Mosca e l'ultimo giorno è venerdì, giusto?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: venerdì 11?
GUZZANTI:   sì.
SCARAMELLA: che è il prossimo già?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: va bene.
GUZZANTI:   va bene?
SCARAMELLA: ce la faccio.
GUZZANTI:   okay!
SCARAMELLA: ce la faccio, okay! A presto!
GUZZANTI:   auguri!
SCARAMELLA: ciao.
GUZZANTI:   ciao.
 
 
7) DEDUZIONE: Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA:il discorso è questo, allora, il segnale…poi mi ha scritto anche un'e-mail VLADIMIR, è questo, dice: se noi, quando abbiamo i documenti, attacchiamo i politici occidentali, siamo credibili, se, sulla base, non di documenti, ma delle nostre informazioni, attacchiamo politici occidentali, poi non siamo credibili neanche su...sul...quando abbiamo le carte. Io non sono OLEG... (Gordiewsky – ndr)
 
E riprende, al blocco 40 proseguendo con Guzzanti sino al blocco 48 :
SCARAMELLA: dicevo, il messaggio di…di Vladimir, spiega bene il limite, perché poi me l'ha anche scritto per e-mail, lui dice: "quando abbiamo i documenti arriviamo a esporci, ad attaccare i politici occidentali", come ho fatto ieri, oggi, sul capo della banca…
finlandese
SCARAMELLA: …centrale finlandese. "Quando non abbiamo documenti, se attacchiamo politici occidentali, poi perdiamo credibilità anche quando abbiamo documenti." Questo scrive Vladimir, te lo giro. Comunque la mia mente non è quella di OLEG. Oleg è prudente, può essere compreso. (“prudente” significa probabilmente che, nonostante possegga informazioni, anche se non di altissimo livello, preferisce non esporsi in prima persona, dal che si deduce che invece Bukowsky, dicendo “io non sono Oleg” e “la mia mente non è quella di Oleg”, non avrebbe problemi a testimoniare ciò di cui è a conoscenza – ndr) Però, poi, quello che invece ho saputo io dagli altri canali miei, lui dice (cioè, parole di Bukowsky, che dichiara di avere saputo qualcosa da “canali suoi” – ndr) ...non dice la situazione generale...comunque Vladimir valuta in questo modo, (sulla base di quanto ha saputo da “canali suoi” – ndr)  non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'UNIONE SOVIETICA PRODI (parola incomprensibile)
 GUZZANTI:Questo, scusa, Mario, abbi pazienza! Ti fermo perché se no ci mettiamo a girare come trottole sulle parole. Allora io…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO. Amico dell'Unione Sovietica non significa un cazzo!
SCARAMELLA: eh…lo so….
GUZZANTI: Non so che farmene, perché questo già ci ho le interviste di PRODI, l'intervista in cui loda KRUSCEV (lapsus mnemonico di Guzzanti: non si tratta di Kruscev, ma di Pavlov - ndr) mentre sta facendo il congresso (parola incomprensibile)
SCARAMELLA: parola incomprensibile
GUZZANTI: …cioè, che mi frega a me? Che mi fa…ti pare che una notizia "Prodi è un amico dell'Unione Sovietica"…CI AVEVA PURE(parola incomprensibile) (stranamente incomprensibile. Comunque la parola era certamente questa: “Papini” – ndr) …all'istituto Plekanov, (frase incomprensibile) per il culo, scusa, sai? No…(frase incomprensibile).
 
 
 
8) DEDUZIONE: Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed escluuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Infatti Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Ai blocchi 24-25-26-27-28 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato da Berlusconi e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64-65-66-67-68-69  Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
 
GUZZANTI:Ma queste sono un sacco di chiacchiere Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole, allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI:e tu, tu dici, e pronunci una sigla, e quello dice "yes".
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:punto, basta! Non voglio sapere altro!  La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI: naturalmente, eh?
SCARAMELLA: certo, e…
GUZZANTI: capito? Ma questa e la cosa sulla quale poi tu, giustamente, dici: "scusate, e io poi che faccio?
SCARAMELLA: è chiaro! (nota: nel precedente passaggio Guzzanti ribadisce a Scaramella l’essere precipuo che la dichiarazione audio in suo possesso sia “autenticata” e confermata da Gordiewskij, il quale deve assumersene innanzitutto la paternità ed impegnarsi a non negare di averlo detto. E questo al di là di qualsiasi possibilità di ottenere ulteriori dichiarazioni da parte di Gordiewskij in relazione al significato di “our man”, e vale a dire se tale affermazione significhi “coltivato” o sia dovuto anche ad altro. Quale naturale conseguenza di questo, ovviamente Guzzanti però mette in conto che, non essendo a quanto pare Gordiewskij disponibile a rilasciare ulteriori commenti in relazione alla testimonianza di Litvinenko da lui riportata, su Scaramella si possano scatenare problematiche soprattutto di tipo giudiziario, in quanto essendo il consulente della Commissione che ha indagato su quella vicenda e reperito la testimonianza, su di lui si concentrerà la reazione del protagonista della testimonianza (Prodi) il quale ovviamente si difenderà anche e soprattutto con la genericità dell’accusa e con la mancanza di qualsiasi circostanza di dettaglio – ndr)
 
Ai blocchi 125-126-127-128-129-130-131-132-133-134-135-136-137-138-139-140-141-142 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: e... tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro col Capo? (Scaramella domanda questo perché è preoccupato per quello in cui può incorrere personalmente, e chiede di sapere da Guzzanti se Berlusconi è disponibile a fornirgli qualche forma di tutela. Successivamente il dialogo lo dimostra – ndr)
GUZZANTI: eh, il dettaglio in più..
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI:: è che (frase incomprensibile) nel fatto che la.. la cosa.. la notizia ha avuto un forte impatto e quando.. io, poi, come ti ho detto, io quando vado da lui, gli dico le cose a voce ma contemporaneamente gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell'appunto scritto che lui s'è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui, ci sono le cose di cui abbiamo parlato, come futuro.
SCARAMELLA:  eh, non come presente?
GUZZANTI: no, no, sì, come futuro tuo, voglio dire.
SCARAMELLA: ho capito, ma non come presente... (Scaramella è preoccupato per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI:  come (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:  cioè, non è una cosa che lui può iniziare a fare subito? (Ecco la dimostrazione: è molto preoccupato di correre dei rischi per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI: non lo so. Io ho detto che... cioè, tu porti un risultato e chiedi di essere (sotto) una tutela.  Io questo gliel'ho detto e lui non mi ha detto né sì né no.
SCARAMELLA: eh..
GUZZANTI: annuiva gravemente come uno che non solo è... anzi, quando io ho detto: "sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una (parola incomprensibile)... è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo" e lui, sorprendendomi un po', (ed ecco la prova che la posizione “politica” di Berlusconi non è quello che Guzzanti si aspettava né quello che cercava – ndr)  ma che ho ca...però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco, ha detto "beh, un momento! Intanto però li costringiamo a difendersi".
SCARAMELLA: certo!
GUZZANTI:  eh! Quindi... questa l'ho trovata una reazione estremamanete positiva. (nel senso, come aveva già spiegato Guzzanti in precedenza, che questo se non altro era un segnale che Berlusconi dimostrava interesse per la vicenda – ndr)
SCARAMELLA:  va bene.
GUZZANTI: è chiaro che se tu... lui oggi sta in Sardegna e poi di ha una giornata terribile, poi stasera deve cenare con BOSSI, quindi oggi non riesco a mettergli il sale sulla coda, vediamo domani, ma se tu pensi di dover farti un voletto là dove ci siamo conosciuti e fare quello... delle... degli approfondimenti ultili..
SCARAMELLA: certo
GUZZANTI: ... contemporaneamente io gli dico: "guarda, ti porto... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile) (anche qui, stranamente incomprensibile, perché questa frase potrebbe cancellare qualsiasi sospetto di cospirazione politica da parte di Guzzanti. Comunque è intuibile il genere di informazione definita nel verbale di polizia “incomprensibile”, perché qui Guzzanti ribadisce l’affermazione già fatta in precedenza, dove egli, come conseguenza delle risultanze d’indagine, comunica a Berlusconi di avere necessità dell’attivazione di “tutele” per Mario Scaramella – ndr)
 
Ai blocchi 167-168-169-170-171-172-173-174-175-176-177 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute
SCARAMELLA:.. io ho la possibilità d'accesso a questi documenti a Mosca, legalmente..
GUZZANTI: sì..
SCARAMELLA:  .. è una cosa diversa dalla rogatoria e dalla (frase incomprensibile)
GUZZANTI: lì mi pare che Vladimir (Bukowsky – ndr)  ti ha detto: "vai da questi", no? O Oleg (Gordiewskij – ndr) l'ha detto?
SCARAMELLA:  no, l'ha detto, l'ha detto sul nucleare... l'ha detto proprio Oleg. Oleg ha detto vai e dai duecento dollari a qualcuno...
GUZZANTI:  sì, sì.
SCARAMELLA:  ... ma non è questo, Io non devo andare dal... quel.. dal pensionato, eccetera. Però l'esposizione ... non ti sfugge il livello di esposizione di chi si va a prendere non autorizzato le informazioni in un momento così delicato con.. con i russi. Cioè, io lo so fare, e lo faccio bene e lo faccio immediatamente..
GUZZANTI:  eh..
SCARAMELLA:  eh, Capo, per questo chiedemmo una protezione contemporanea, perché io vado a Mosca a pigliarmi 'sti documenti e torno pure da Mosca, però dopo succede un casino. (Scaramella intende dire che succederà “un casino” nei suoi confronti quando ritornerà da Mosca ed esibirà il documento che ivi vuole reperire – ndr)
GUZZANTI: e la protezione te la... te.. al tuo ritorno, cioè non ti posso proteggere a Mosca.
SCARAMELLA:  no, va be', è chiaro! …(Scaramella è consapevole che Guzzanti non è in grado di chiedere a Berlusconi una protezione fisica per lui a Mosca – ndr)
 
Le manipolazioni dei giornali
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: “Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...”
 
La parte in maiuscolo viene completamente tagliata da “La Stampa” e parzialmente tagliata da “Repubblica”. In questo modo non si ha la notizia che la definizione di “coltivato” appartenga in modo univoco al russo interpellato, e non a Scaramella.
 
La riprova di ciò, è il commento di Repubblica al blocco 8:
 
Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo "coltivato" dal Kgb.”
 
Invece dalle spiegazioni “originali” di Scaramella si capisce bene che la segnalazione che Prodi fosse un uomo “coltivato”, non è una soluzione “di ripiego” pensata dai funzionari della Commissione, ma una spiegazione spontanea di Oleg Gordiewskij all’affermazione che Prodi fosse “un nostro uomo”.
 
Poi Repubblica scrive ancora:
 
Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico”.
 
Ciò non corrisponde al vero. Si capisce bene dal testo integrale della telefonata che l’obbiettivo non era quello di cercare “testimonianze che reggessero in pubblico”, ma bensì quello di far sì che le testimonianze “audio” già reperite fossero supportate da conferme formali dei testimoni ed inoltre da più precise delucidazioni sulle testimonianze stesse, affinché potessero essere eventualmente inserite agli atti della Commissione come testimonianze pertinenti, e non come comuni pettegolezzi.
 
Allo stesso modo, sempre con riferimento ai commenti di Repubblica, non corrisponde al vero che “Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave.” E quando poi scrive che “Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra, scambiato dai sovietici nel 1976 con il comunista cileno Luis Corvalan) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega” dice un’altra cosa non vera, perché Bukowskij dalla conversazione di Scaramella (ovviamente tagliata dai giornali) pare assolutamente disponibile a collaborare per quelle che sono le sue conoscenze:
SCARAMELLA (blocco 42): “…comunque Vladimir valuta in questo modo, non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'unione sovietica Prodi
Qui Scaramella sta parlando di affermazioni di Bukowskij inviategli per email.
Allo stesso blocco 42 Repubblica fa un taglio e l’affermazione viene così presentata come un pensiero originale di Scaramella, anziché di Bukowskij.
 
I blocchi dal 10 al 41 sono completamente tagliati da repubblica e quasi completamente dagli altri giornali.
 
Eppure tali blocchi sono fondamentali per comprendere i seguenti aspetti inderogabili della vicenda:
1)      La testimonianza dei russi riparati a Londra è stata una “scoperta” di caramella non commissionata o comunque non sollecitata da Guzzanti:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
2)      La testimonianza di cui si sta parlando appartiene in origine a Litvinenko, e non a Gordiewskij, che probabilmente ha solo riferito o confermato la stessa. Questo passo fondamentale viene completamente omesso da Repubblica e parzialmente tagliato dagli altri giornali:
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
Al blocco 24 La Stampa parla di un successivo episodio, del tutto omesso dagli altri giornali:
Ma perché sia convincente, l'operazione ha bisogno di prove. Ne è convinto fino a un certo punto l'ex presidente della Mitrokhin. Che dopo aver consultato qualcuno - la cui identità è ignota -, dice al suo consulente: - «Lui ha detto: "Beh, questa però può essere una buona cosa perché loro saranno costretti a difendersi". E quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
In realtà il testo originale di questo passo è il seguente:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato dal presidente del Consiglio e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile IN TRIBUNALE se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda.  Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è...
 
Quindi La Stampa omette tutte le parti utili per comprendere che Guzzanti non si sta ponendo il problema di rendere “convincente”, magari a scopi mediatici, la testimonianza, ma soltanto quello degli eventuali sviluppi giudiziari conseguenti la messa agli atti della testimonianza.
 
Ma soprattutto VIENE COMPLETAMENTE OMESSA la parte più importante della conversazione, quella cioè dove Guzzanti manifesta la sua vera ed unica preoccupazione: ottenere una responsabilizzazione formale del testimone di cui si possiede la conversazione registrata, una sua conferma ufficiale che la voce che si ode nel nastro sia proprio la sua, senza possibilità di smentita.
Lo stesso concetto viene ribadito ai blocchi 52 e 54, anch’esso tagliato.
Si tratta pertanto di scrupolo assolutamente legittimo che i giornali tagliano bellamente.
 
Al blocco 57 Repubblica scrive:
 
“A questo punto, il "professore" propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de "La Storia segreta del Kgb"). Ma c'è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette "Prodi agente del Kgb", perché "questo non è accaduto", dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di "coltivazione". Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione.”
 
Si tratta di una illustrazione addomesticata e tendenziosa dei fatti.
Scaramella non “propone” “a quel punto” Gordiewskij come “testimone chiave”.
Scaramella sta parlando semplicemente, sin dall’inizio della telefonata (ma certo a forza di tagli e manipolazioni su Repubblica questo non si può capire) di un’intervista audio con Gordiewskij in suo possesso. E la frase citata da Repubblica è ben diversa, in quanto si parla esplicitamente dell’intervista:
Lui non smentisce, anzi, conferma la…l'intervista, conferma gli incontri e d'altronde hanno coinvolto tante altre persone, sottolinea: "non mi si dica che OLEG sostiene che Prodi è un agente…"pro…proprio tra virgolette,"agente del KGB perché questo non...non è accaduto fino a questo momento". Quindi c'è il discorso di coltivazione;”
 
Quindi Guzzanti non “spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione”, ma semplicemente gli chiede di certificare la paternità dell’intervista. A tale scopo chiede a Scaramella di pronunciare “una sigla” in calce all’intervista (vale a dire un qualcosa che serva ad identificare di cosa si tratta ed a chi sia attribuibile) in modo che il testimone confermi (con uno “yes”).
 
Furbescamente la frase di Guzzanti: “pronunci una sigla” sulla trascrizione di Repubblica diviene “pronunci la sigla”
 
Nei blocchi successivi al “70”, la manipolazione di Repubblica è totale.
 
Guzzanti si preoccupa delle possibili conseguenze per Scaramella per l’aver raccolto quella testimonianza: Ma questa e la cosa sulla quale poi tu, giustamente, dici: "scusate, e io poi che faccio?”. E tutta la conversazione successiva avviene in prospettiva di tale problematica.
 
Repubblica cambia completamente tale prospettiva, omettendo le frasi salienti, ed inserendo commenti assolutamente non pertinenti e fuorvianti:
Scaramella ha ora capito in che solco si deve muovere e, volenteroso, non si risparmia.”
Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d'artificio. Ha capito che cosa può far felice il "Capo".
 
Il confronto fra i due testi rivela l’abile manipolazione (in grassetto le parti tagliate da Repubblica)
 
Questa la conversazione originale:
SCARAMELLA:è anche più di quello…è anche quando lui spiega in quella e-mail di cui la paternità e la rintracciabilità…anche perché ci sono state tutta una serie di altre e-mails dove o…invece di OGOD ci sta proprio OLEG GORDIEWSKIJ, VLADIMIR BUKOWSKIJ, eccetera…da questo meccanismo che lui arrivi a dire: "sì, io so che era in contatto con gli ufficiali del V Dipartimento, con i...con un ufficiale del servizio a..." eh, la notizia viene specificata. Quindi questa traccia che lui ha cominciato a dare è quella su cui io voglio lavorare...
GUZZANTI: eh...
SCARAMELLA:.... e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...
GUZZANTI: Mario, noi fra una...
SCARAMELLA:eh, lo so.
GUZZANTI: fra una settimana siamo andati a casa.
SCARAMELLA:eh, lo so. (Parola incomprensibile) tutto chiaro.
GUZZANTI: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata...
SCARAMELLA:certo.
GUZZANTI:  .. e ... che ti devo dire? E' bellissima! Ma....dov'è? Allora, se tu mi di.. poi tu mi dici: "io però (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni.
GUZZANTI: no, io voglio che lui.. lui (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:lui (frase incomprensibile) quello che ha detto non lo dice, questo è il punto. Più quella par... quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "era sotto coltivazione come promettente obiettivo di.." l'hai letto il (parola incomprensibile)
GUZZANTI: questa è una cosa che non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai..
SCARAMELLA:non smentirà mai..
GUZZANTI:  .. di avere detto quel che ha detto!
SCARAMELLA: esattamente.
GUZZANTI: punto!
SCARAMELLA: questo...
GUZZANTI: poi.
SCARAMELLA: questo (frase incomprensibile)
GUZZANTI:  ... la coltivazione... lui... il quarto dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo porter dire il signor O.G. parlando del signor R.P: dice così, punto!
SCARAMELLA: sì, lo ha detto. Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma.
 
Tutte le frasi sopra riportate in grassetto, sono tagliate da Repubblica. E questa la trascrizione di Repubblica che ne deriva:
 
SCARAMELLA: Anche più di quello. Con questo meccanismo si può arrivare a dire: "Sì, io so che [Prodi] era in contatto con gli ufficiali del V dipartimento [del Kgb], con i... con un ufficiale del servizio A... Eh, la notizia viene specificata
Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d'artificio. Ha capito che cosa può far felice il "Capo".
SCARAMELLA: Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni
GUZZANTI: Io voglio che lui...
SCARAMELLA: Quello che ha detto non lo dice, questo è il punto... Quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "Era sotto coltivazione come promettente obiettivo di...
GUZZANTI Questa è una cosa di cui non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La "coltivazione"... il IV dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: "Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!".
SCARAMELLA Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma
 
Si noti bene nell’ultima frase di Scaramella, di come repubblica tagli l’inciso fondamentale: “Si, lo ha detto.”, così come precedentemente è stata tagliato un “non smentirà mai..”.
 
Inoltre il blocco 73 viene ovviamente omesso, perché in nquel blocco si parla di un misterioso “documento” che sarebbe necessario acquisire “e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...”
 
I blocchi di conversazione dal 97 al 124 sono completamente tagliati dai giornali.
 
Eppure essi sono molto importanti per capire alcuni aspetti fondamentali, e vale a dire:
 
1)      Il problema di Gordiewskij non era quello di “accettare” o meno di fare determinate dichiarazioni, ma bensì quello di non esporsi personalmente, cioè di non porsi in evidenza,, data la sua posizione personale, a seguito di quelle sue testimonianze, che comunque erano confermate. (“mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni.”)
2)      Guzzanti in ogni caso non desidera affatto che qualcuno dichiari che Prodi era un agente del KGB (contrariamente a quanto fatto credere dai giornali), perché quella funzione non la ritiene comunque attribuibile al politico bolognese. (“agente è ridicolo perché FRANCESCO DE MARTINO era nelle liste. Non è che a De Martino gli dicevano se per favore faceva la fotocopia del carro armato,No eh, anche per me.”)
 
Dal blocco 125 in poi si parla di nuovo dell’incontro di Guzzanti con il Presidente del Consiglio.
 
Le ragioni dell’incontro sono assolutamente esplicite ai blocchi 134 (non lo so. Io ho detto che... cioè, tu porti un risultato e chiedi di essere (in) una tutela. Io questo gliel'ho detto e lui non mi ha detto né sì né no.) e 176 (e la protezione te la... te.. al tuo ritorno, cioè non ti posso proteggere a Mosca.). In pratica Guzzanti è preoccupato per la tutela fisica e giudiziaria di Scaramella, e quello è stato lo scopo dell’incontro con Berlusconi.
 
Naturalmente i due blocchi sono omessi nelle trascrizioni giornalistiche.
 
 
L’ultima stranezza
 
Nell’atto: “Domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche” trasmesso al Senato dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma il 26 gennaio 2007, nella parte dove vengono elencate e riassunte le telefonate intercettate, la telefonata testè esaminata, a pag. 9 compare nel seguente modo:
 
22) conversazione intercorsa sulla utenza ………in data 28.1.2006 ore 10.59 n.2586,
in cui si fa espresso riferimento alle dichiarazioni di Alexander Litvinenko, fonte indicata dallo Scaramella in relazione alle false accuse lanciate contro TALIK, alle persone che erano presenti in occasione di tali dichiarazioni ed alla manipolazione dei dati acquisiti per la successiva presentazione alla Commissione Mitrokhin; false versioni la cui credibilità, come contestato allo Scaramella, si fondava sull’accreditamento che allo Scaramella derivava dai “ritrovamenti” di armi di cui egli si era attribuito il merito e dalle denunce di attentati contro di lui e contro il senatore Guzzanti, secondo l’allarmante progetto di disinformazione con finalità anti istituzionali ipotizzato dalla pubblica accusa;
 
Come è evidente, la descrizione della telefonata fatta dal G.I.P., non c’entra assolutamente nulla con la conversazione registrata.
Un errore? La descrizione di una telefonata al posto di un’altra?
 
In ogni caso, nessuna delle 35 telefonate elencate e riassunte dalla Procura, riguarda minimamente la conversazione testè analizzata. L’ennesima “imprecisione” contenuta su documenti ufficiali trasmessi dalla Procura di Roma al Senato della Repubblica.
 
postato da: GabrielParadisi alle ore 14/10/2007 19:00 | Permalink | commenti (591)
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venerdì, 12 ottobre 2007
L’ultima frontiera?

Rileggendo attentamente la risposta data ieri all’interpellanza dal sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti [1] [2] [3], ma soprattutto leggendo alcuni commenti che essa ha generato nel nostro blog, viene da pensare che sia stata introdotta, volontariamente o involontariamente non sta a noi deciderlo, un’ennesima interpretazione fuorviante dei fatti occorsi a Thomas Kram la mattina del 1° agosto 1980.
 
Una manina invisibile (sempre la stessa?) sembra essere intervenuta introducendo un nuovo elemento, non deducibile assolutamente da nessun documento, che tende a spostare ancora una volta il momento esatto in cui Thomas Kram fu libero di muoversi in territorio italiano quel giorno.
 
Scotti infatti fa avvenire la perquisizione del cittadino tedesco sul treno 307, quello cioè che partiva dalla stazione di Chiasso alle ore 12.08 diretto a Milano: “il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307.
Con che modalità e dove materialmente avvenne tale perquisizione egli non lo lascia intendere. Sappiamo che al tedesco vennero sequestrate e fotocopiate due lettere che aveva con sè, venne fatta copia del biglietto ferroviario e della sua carta d’identità, dunque era necessario accompagnare il Kram in un posto di Polizia dove ci fosse una fotocopiatrice.
Sul treno queste operazioni erano impossibili da compiersi.
In quale Ufficio allora venne tradotto il Kram? Venne dunque fatto scendere dal 307? In quale stazione ciò avvenne? Lo riportarono a Chiasso? Chi e con che mezzo?
Perché non c’è traccia alcuna nei rapporti di polizia di questo improbabile e inspiegabile “traffico”?
Il controllo su Kram non fu un semplice controllo ferroviario come sembra lasciar intendere il sottosegretario Scotti, bensì una “perquisizione sotto aspetto doganale” come recita il Telex di Marotta e dunque doveva avvenire nei locali della Polizia di Frontiera.
 
Come abbiamo già detto ieri sera ma è forse opportuno ribadirlo, non c’era nessun motivo logico affinché Kram, dotato di un biglietto Karlsruhe – Milano e trovandosi già sull’Espresso 201, che l’avrebbe depositato direttamente nel capoluogo lombardo, scendesse da quel treno e ne riprendesse un altro addirittura un’ora e mezza dopo.
(Su questa inspiegabile eventualità, comunque di fatto ammessa da Scotti, il sottosegretario non dà alcuna spiegazione).
 
Apparentemente dunque non ci sarebbe nessuna ragione valida e razionale affinché Kram scenda dal treno 201 e riprenda il viaggio per Milano un’ora e mezza dopo sul 307.
Eppure lo fa.
Cosa ha indotto Kram a scendere dal primo treno se non la sua intercettazione in quanto iscritto nella Rubrica di Frontiera (elenco delle persone da controllare)?
 
Questa a nostro avviso l’esatta sequenza dei fatti, a cui per ora non troviamo nessun valido elemento che possa confutarli:
 
  1. Thomas Kram è salito sul treno espresso internazionale 201 (Amsterdam-Roma) a Karlsruhe alle ore 03.41.

  2. È giunto a Ponte Chiasso alle ore 10,30 (rispetto alle ore 10,03 - orario di arrivo del treno alla stazione di Chiasso) di venerdì 1° agosto 1980. A quel punto il medesimo è stato controllato, indentificato sulla base dei dati in possesso del personale di polizia e contenuti sulla rubrica di frontiera, fatto scendere dal treno, condotto negli uffici di polizia, perquisito e fatta copia dei materiali trovati in suo possesso (così come prescrivono le attività relative alle sigle citate nel telex del dott. Marotta).
 
  1. I controlli del personale della stazione di polizia internazionale di Chiasso (istituita in base ad un accordo di collaborazione bilaterale italo-elvetico risalente al 1885) avvengono a Chiasso e non in territorio italiano.
 
  1. In particolare, fra i treni all'epoca maggiormente tenuti sotto osservazione dalle autorità di polizia italiane operanti a Chiasso c’era proprio il 201 (sul quale quasi ad ogni controllo veniva fermato qualcuno con dosi di marjuana, hashish, cocaina, droghe in genere, ecc. - vi era un'attenzione particolare proprio perché il treno partiva dall'Olanda...).
 
  1. Kram, all'esito dell'identificazione e perquisizione sotto il profilo doganale (e quindi non un semplice controllo di polizia ferroviaria, come invece lascia intendere il sottosegretario Scotti quando afferma che le attività di identificazione e perquisizione di Kram sarebbero avvenute a bordo del treno rapido 307), è stato rilasciato (poiché i controlli seppur meticolosi ebbero esito negativo). A quel punto il medesimo ha ripreso il primo treno utile per raggiungere Milano dove era originalmente diretto (così come da biglietto ferroviario trovato in suo possesso dagli agenti di Chiasso). Il treno in questione è il rapido 307 DELLE 12,08. A quell'ora il tedesco era ormai libero di far ingresso nel nostro paese, dopo aver superato i controlli di dogana al posto di frontiera in territorio elvetico. Il suo controllo è dunque iniziato proprio sul treno 201 per poi essere proseguito presso il posto di polizia internazionale italiano di Chiasso.
L'altro punto alquanto delicato introdotto dal sottosegretario Scotti nella risposta di ieri è quello che riguarda la distruzione del fascicolo Kram.
Raisi ha chiesto che sia aperta un'indagine in merito. Ecco i lanci di Agenzia relativi:
ADNK CRO 11/10/2007 19.32.09 Titoli Stampa
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), PROCURA ROMA APRA INDAGINE SU DISTRUZIONE FASCICOLO KRAM Bologna, 11 ott. - (Adnkronos) - "In merito alla distruzione del fascicolo personale intestato a Thomas Kram, cosi' come riferito dal delegato del governo nella risposta fornita oggi in Aula auspico da parte dell'autorita' giudiziaria competente, cioe' la Procura della Repubblica di Roma, l'apertura di un'immediata indagine finalizzata ad accertare come cio' sia stato possibile, visti i pesanti sospetti legami di terrorismo che gravavano sul personaggio". E' quanto afferma Enzo Raisi, parlamentare di An, in merito alle affermazioni del sottosegretario Scotti riguardo la distruzione del fascicolo su Thomas Kram, e cita in una nota la comunicazione del ministero dell'Interno secondo la quale "ulteriori notizie non sono piu' reperibili in quanto il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen, considerandolo semplicemente uno straniero entrato in Italia, ormai non piu' sottoposto a determinati vincoli di identificazione, in quanto cittadino dell'Unione europea". "Resta, infatti, un mistero - prosegue il parlamentare bolognese - come questa distruzione si sia verificata, tenuto conto che Kram, proprio sulla base degli elementi contenuti nei fascicoli a lui intestati e conservati dalle Digos, dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, dal Sisde e dal Sismi, era schedato come terrorista internazionale, e non come un semplice straniero entrato in Italia". Raisi auspica che "la magistratura riesca ad appurare di quale fascicolo si tratta (presumibilmente quello dell'Ufficio stranieri), sulla base di quali motivazioni venne operata questa distruzione e, soprattutto, se l'ordine venne impartito agli uffici che avevano in carico il fascicolo Kram dall'autorita' politica di governo in carica all'epoca (1997)". (segue) (Mem/Ct/Adnkronos) 11-OTT-07 19:37 NNNN
ADNK CRO 11/10/2007 19.39.31 Titoli Stampa
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), PROCURA ROMA APRA INDAGINE SU DISTRUZIONE FASCICOLO KRAM (2) (Adnkronos) - Raisi osserva anche che non e' comprensibile come "tale gravissima soppressione documentale possa essere messa, anche lontanamente, in relazione alle norme del Trattato di Schengen, visto che Kram risulta come un soggetto pericoloso per la sicurezza nazionale, schedato in Italia sin dal 1979, su segnalazione da parte delle autorita' antiterrorismo delle Repubblica federale di Germania, come dirigente dell'organizzazione terroristica tedesca 'Cellule rivoluzionarie', presente a Bologna il 2 agosto 1980, colpito da mandato di cattura sin dal 1986, nonche' membro del gruppo Carlos". "Mi domando - conclude - se la medesima prassi sia stata adottata per altri stranieri, formalmente cittadini europei, sospettati di attivita' terroristiche". (Mem/Ct/Adnkronos) 11-OTT-07 19:44 NNNN

L'accordo bilaterale italo-elvetico per l'istituzione di un posto di polizia internazionale risale al 1885 (con successivi trattati di riconferma ed estensione).
Consultando tali accordi si apprende che i controlli di dogana vengono svolti da personale italiano in territorio elvetico. La rubrica di frontiera - per quanto riguarda Chiasso - è tenuta dalla stazione di polizia internazionale di Chiasso, operante nel quadro di tali accordi in territorio svizzero (e quindi non lungo la tratta Chiasso-Milano).
 
Alleghiamo per completezza copia dell’accordo tra la Svizzera e l’Italia che regola i controlli nella Stazione di Chiasso affinché tutti possano verificare come essi avvenivano e avvengano.
 
 
 
 
Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’istituzione di uffici a controlli nazionali abbinati nella Stazione ferroviaria di Chiasso ed al controllo in corso di viaggio sulla tratta Lugano–Como
 
Concluso il 28 febbraio 1974
Entrato in vigore il 1° luglio 1974
 
Il Consiglio federale svizzero e il Governo della Repubblica Italiana, in applicazione dell’articolo 2, numeri 2 e 3, della Convenzione tra la Svizzera e l’Italia relativa agli uffici a controlli nazionali abbinati ed al controllo in corso di viaggio, sottoscritta a Berna l’11 marzo 1961, hanno deciso di concludere un Accordo relativo all’istituzione di un ufficio a controlli nazionali abbinati nella stazione ferroviaria di Chiasso ed al controllo in corso di viaggio sulla tratta Lugano-Como ed a tal fine hanno convenuto quanto segue:
 
Art. 1
1. Un ufficio a controlli nazionali abbinati è istituito in territorio svizzero, alla stazione di Chiasso. I controlli svizzeri ed italiani d’entrata e di uscita sono effettuati presso detto ufficio.
2. Ai sensi dell’articolo 4 paragrafo 1 della Convenzione dell’11 marzo 1961 (denominata qui appresso «Convenzione quadro»), l’ufficio italiano situato in territorio svizzero è aggregato al Comune di Como.
 
Art. 2
1. Nella stazione di Chiasso vengono istituite due zone distinte, una per il traffico viaggiatori (persone che varcano la frontiera in treni viaggiatori, come pure il loro bagaglio, le merci d’uso privato, i campioni commerciali, le piccole quantità di merci commerciabili di non rilevante valore, la valuta e le carte-valori che dette persone recano seco per esigenze personali), l’altra per il traffico merci (spedizioni di colli espresso, spedizioni a grande e piccola velocità, derrate alimentari, invii postali, messaggeria e bestiame).
2. Planimetrie ufficiali delle zone menzionate agli articoli 3 e 4 saranno affisse negli uffici svizzero ed italiano.
 
Art. 3
1. La zona per il traffico viaggiatori comprende:
a) i binari d’ingresso dei treni compreso l’interbinario, dalla frontiera fino all’altezza dello scambio 49, denominati binari A1, A2, A3, A4, A5, A6 e A7, nonché i binari di partenza dei treni locali per l’Italia, denominati A9 e A10;
b) i marciapiedi I e II fino all’altezza dello scambio 49 nella direzione Est-Ovest, esclusa però l’area del marciapiede riservata al traffico viaggiatori locale per la Svizzera, delimitata da una cancellata, nonché il chiosco e la sala d’aspetto e il corridoio che dalla sala visita del marciapiede Il conduce al sottopassaggio;
c) le parti del fabbricato principale della stazione viaggiatori e dei fabbricati sorgenti sul marciapiede 11, specificate al seguente paragrafo 2.
2. La zona è divisa in due settori:
a) un settore utilizzato in comune dagli agenti dei due Stati, comprendente:
– i binari e i marciapiedi e parti di essi enumerati al paragrafo 1, lettere a) e b);
– nel fabbricato principale della stazione viaggiatori, ala Est, pianterreno:
– la sala comune di visita dei viaggiatori e dei bagagli a mano o registrati,
– il corridoio dalla sala visita fino all’estremità Est,
– la sala d’aspetto per i viaggiatori diretti in Italia,
– la toilette Est,
– il locale di deposito colli espresso in transito;
– nell’edificio del marciapiede II da Est a Ovest:
– il magazzino bagagli e colli espresso,
– l’atrio e la sala visita dei viaggiatori e dei bagagli a mano o registrati;
b) un settore riservato agli agenti italiani, comprendente:
– nel fabbricato principale della stazione viaggiatori al pianterreno:
– gli uffici della Dogana, della Guardia di Finanza, della Pubblica Sicurezza e dei servizi veterinari italiani,
– il locale (cella) arresti;
– nei fabbricati siti sul marciapiede II:
– l’ufficio Guardia di Finanza linea,
– gli uffici della Dogana italiana.
3. Se a cagione della loro lunghezza o per esigenze di manovra i treni o parte di essi dovessero oltrepassare la zona oppure venire spostati fuori di essa, detti treni o loro parti, nonché l’interbinario contiguo corrispondente alla loro lunghezza sono considerati ancora zona viaggiatori ai sensi del presente articolo.
Analogamente, gli agenti svizzeri possono eseguire il loro controllo su detti treni o loro parti che per ragioni di manovra dovessero essere spostati nella parte della stazione situata in territorio italiano. In tal caso la zona per gli agenti svizzeri è aggregata al Comune di Chiasso.
 
Art. 4
1. La zona per il traffico merci comprende, oltre la zona menzionata sotto il precedente articolo 3:
– la parte del fascio di binari A non compresa nella zona viaggiatori, fino all’altezza della cabina I. È riservata la restrizione menzionata all’articolo 6 paragrafo l;
– il fascio di binari C;
– il comprensorio dei fasci di binari T e M, esclusi i reparti locali per spedizioni interne svizzere nei magazzini II e V. È riservata la restrizione menzionata all’articolo 6 paragrafo l;
il comprensorio:
– dei fasci di binari N e 0,
– dei fasci di binari P, R e S nonché dei binari che servono il magazzino X (Z2, 3, 4, 30, 31, 40, 41 e 50). È riservata la restrizione menzionata all’articolo 6 paragrafo 1,
– dei binari K 2–8 e K11;
– il fascio di binari L esclusa la linea ferroviaria d’accesso K 1, proveniente da Nord;
– il fascio dei binari U, compreso il terreno fra detto fascio e la linea ferroviaria d’accesso dal Sud;
– la linea d’accesso dal Sud che costeggia la base della collina di Pedrinate, dalla frontiera fino all’inserimento nel fascio di arrivo L;
– tutte le costruzioni e gli impianti appartenenti a detti fasci di binari e alla linea di accesso elencati al seguente paragrafo 2 nonché le strade ferroviarie (strade di servizio) situate all’interno o immediatamente affiancate ai fasci di binari summenzionati.
2. La zona è divisa in due settori:
a) un settore utilizzato in comune dagli agenti dei due Stati, comprendente:
– fasci di binari elencati al paragrafo 1;
– le banchine e le rampe di carico nonché le strade ferroviarie appartenenti agli impianti di binari menzionati sopra;
– i magazzini seguenti:
– magazzini per il traffico colli espresso – Cirenaica – (esclusi i reparti locali per il traffico svizzero) e un locale all’estremità Est del fabbricato principale della stazione viaggiatori sul marciapiede I,
– magazzino fiori marciapiede II, escluso il locale della Società svizzera delle carrozze ristoranti,
– il magazzino colli postali situato al pianterreno del fabbricato Poste italiane,
– magazzino GV VI con le relative rampe, escluse le parti riservate al traffico svizzero,
– i magazzini PV da I e V compresi lo scantinato, i montacarichi e il cunicolo che congiunge il magazzino I al magazzino IV, escluse le parti dei magazzini riservate al traffico svizzero,
– il magazzino X, esclusi il reparzo locale per il traffico svizzero e il locale riservato alla visita della Dogana svizzera tra il magazzino X e il magazzino XI;
– l’officina riparazioni veicoli;
b) un settore riservato agli agenti italiani, comprendente:
– gli uffici e i locali ad uso della Dogana:
– nel fabbricato Poste italiane,
– nel fabbricato GV,
– alla cabina apparecchi centrali IV,
– nel fabbricato PV scalo merci,
– nei magazzini doganali da I a V e X,
– nei fabbricati L e R;
– l’ufficio del veterinario di confine sulla rampa bestiame del fascio S.
 
Art. 5
1. La zona include anche il pendio del terrapieno o della trincea, ove è tracciata la linea ferroviaria; se il terreno è pianeggiante, la zona si estende fino a 5 metri parallelamente alla rotaia esterna. Restano in ogni caso escluse dalla zona le proprietà private, le pubbliche vie che la costeggiano e i passaggi aperti al pubblico che passano sopra o sotto la zona, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 8.
2. Nelle parti della zona prive di recinzione, oppure nei punti ove questa si scosta eccessivamente dall’area della stazione, il limite della zona verrà segnato mediante paletti bicolori di un metro di altezza.
 
Art. 6
1. Gli agenti italiani non hanno il diritto di controllo sul traffico interno svizzero e sul traffico internazionale svizzero che non tocca il territorio italiano. Questi traffici si svolgono di regola nelle parti seguenti della zona:
– via d’accesso e piazzale scalo P.V.;
– piazzale Est magazzino X e scalo locale P.V.;
– piazzale scalo GV, dal magazzino locale GY. fino al recinto della vecchia rampa bestiame;
– sala visita dei viaggiatori e dei bagagli a mano o registrati nel fabbricato principale della stazione viaggiatori.
2. L’attività di persone non addette al traffico proveniente o a destinazione dell’Italia può essere controllata soltanto qualora esse violino palesemente, nella zona, le norme di legge e regolamentari dello Stato limotrofo in materia doganale.
 
Art. 7
Gli agenti italiani di servizio in loco hanno la facoltà di esercitare il controllo in tutti i locali siti nella stazione di Chiasso, riservati all’uso di altre Amministrazioni pubbliche italiane e ciò solo agli effetti considerati dalla Convenzione quadro.
 
Art. 8
Qualora, per effetto di speciali esigenze doganali, si renda necessario il transito, anche con automezzi, di valori e merci fra la zona e la frontiera o fra una parte della zona e l’altra, gli agenti italiani hanno il diritto di scortare detti trasporti e di vigilarne l’effettuazione regolare. Durante il percorso indicato il veicolo stesso è considerato come zona. In tali casi la collaborazione prevista nei paragrafi 3 e 4 dell’articolo 10 della Convenzione quadro è estesa alle infrazioni commesse riguardo alla merce sul veicolo da persone fuori dello stesso. Durante tale trasporto devono essere evitate le fermate non imposte da necessità di circolazione. Detta scorta non pregiudica gli adempimenti della Dogana svizzera.
 
Art. 9
1. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 6 della Convenzione quadro nel traffico viaggiatori, devono intendersi dirette in Italia tutte le persone le quali, nel corso delle operazioni di controllo effettuate dagli agenti italiani abbiano reso la richiesta dichiarazione doganale, anche se negativa, agli agenti medesimi, sempreché abbiano assolto il controllo svizzero per compimento o per rinuncia.
2. Per gli effetti di quanto previsto al paragrafo 2 dell’articolo 7 della Convenzione quadro, le operazioni di controllo ai viaggiatori e al loro bagaglio eseguite sui treni si intendono di regola terminate da parte del Paese d’uscita quando gli agenti di detto Paese abbiano abbandonato lo scompartimento.
 
Art. 10
1. Le persone arrestate conformemente agli articoli 4 e 6 della Convenzione quadro in una parte della zona e le merci ivi sequestrate possono essere trasferite dagli agenti italiani ad ogni ufficio italiano della zona, cioè:
– nel traffico viaggiatori: attraverso il sottopassaggio della stazione viaggiatori;
– nel traffico merci: entro la zona seguendo possibilmente le vie di servizio ferroviarie,
o attraverso il sottopassaggio suddetto.
I trasferimenti effettuati nel sottopassaggio della stazione viaggiatori sono considerati come effettuati nella zona. Per il trasporto delle merci sequestrate entro la zona dal luogo del sequestro agli uffici italiani nella zona, le Ferrovie federali svizzere daranno la loro collaborazione, previ gli accordi del caso fra i competenti organi locali.
2. Le persone arrestate a norma degli articoli 4 e 6 della Convenzione quadro saranno tradotte in Italia dagli agenti italiani per via ferroviaria. Nell’attesa potranno essere trattenute nei locali di sicurezza della stazione di Chiasso, ad uso esplicito della Polizia di frontiera italiana.
 
Art. 11
Gli agenti italiani in uniforme possono accedere al luogo di servizio nella zona e da essa ritornare transitando a piedi, possibilmente in fornazione compatta, oppure con veicolo, seguendo senza soste il percorso concordato dalle autorità di cui all’articolo 14.
 
Art. 12
In applicazione di quanto disposto dall’articolo 17 lettera a), della Convenzione quadro, i locali riconosciuti necessari per i servizi svolti negli uffici a controlli nazionali abbinati della stazione internazionale di Chiasso saranno forniti gratuitamente alle Amministrazioni doganale e di polizia italiane.
 
Art. 13
1. Nel traffico viaggiatori i controlli svizzeri ed italiani in entrata ed in uscita possono essere effettuati sui treni in corso di viaggio sul percorso Lugano-Como e viceversa. I controlli riguardano le persone e i loro bagagli personali.
2. Per gli agenti dello Stato limitrofo, la zona comprende i treni stabiliti a norma dell’articolo 14 sulla parte dei percorsi menzionati nel paragrafo precedente, sita nello Stato di soggiorno.
3. Nelle stazioni terminali dei percorsi indicati nel paragrafo 1 del presente articolo, gli agenti dello Stato limitrofo hanno il diritto di trattenere sui marciapiedi o nei locali della stazione messi a loro disposizione, le persone arrestate e le merci o altri beni sequestrati sui treni. Per il mantenimento di tali misure ufficiali, i marciapiedi e i locali indicati, nonché i percorsi che sia necessario seguire, sono considerati come «zone».
4. Le persone arrestate e le merci o altri beni sequestrati possono essere condotti nello Stato limitrofo con il primo treno utile sullo stesso percorso indicato nel presente articolo, paragrafo I.
5. Gli agenti in servizio dei due Stati fruiranno del trasporto gratuito sul percorso indicato nel presente articolo, paragrafo I.
6. Ai sensi dell’articolo 4 paragrafo 1, della Convenzione quadro, la zona per gli agenti svizzeri è aggregata al Comune di Chiasso, quella per gli agenti italiani al Comune di Como.
 
Art. 14
1. I presidenti delle due delegazioni alla Commissione mista prevista dall’articolo 25 della Convenzione quadro possono, mediante scambio di lettere, apportare alle zone descritte agli articoli 3 e 4 le eventuali modifiche che si rendessero necessarie per esigenze di ordine tecnico, organizzativo o funzionale. Tali modifiche, che potranno essere apportate solo entro i limiti di dette zone, saranno riportate sulle planimetrie
ufficiali menzionate all’articolo 2 paragrafo 2.
2. La Direzione delle Dogane del IV Circondario a Lugano e il Comando della Polizia del Cantone Ticino a Bellinzona da una parte, e la Direzione della Dogana internazionale a Chiasso e l’Ufficio della II Zona di Polizia di frontiera a Como dall’altra parte, regolano di comune accordo le questioni di dettaglio, d’intesa con le autorità ferroviarie, e in particolare quelle relative allo svolgimento del traffico e
all’utilizzo delle zone.
3. Dette amministrazioni stabiliscono secondo le necessità e le opportunità i casi in cui occorre effettuare i controlli sui treni in corso di viaggio.
4. Gli agenti di grado più elevato, in servizio in loco, sono autorizzati ad adottare, di comune accordo, le misure ritenute necessarie al momento, o per brevi periodi, specialmente per eliminare le difficoltà che potessero sorgere in occasione del controllo; per contro, le decisioni di massima sono sempre concordemente adottate dalle Direzioni o dai Servizi preposti.
 
Art. 15
1. Il presente Accordo entrerà in vigore quattro mesi dopo la data della firma.
2. Ciascuno dei due Stati potrà denunciare il presente Accordo con l’osservanza di un termine di sei mesi per il primo giorno di un mese.
 
Fatto, in due esemplari originali in lingua italiana, a Roma il 28 febbraio 1974.
 
Per il Consiglio federale svizzero: Lenz
 
 
Per il Governo della Repubblica Italiana: Tomasone
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categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
giovedì, 11 ottobre 2007
Nemesi ferroviaria

Intorno al mezzogiorno di oggi, 11 ottobre 2007, il governo per voce del sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti, ha risposto all’interpellanza urgente n° 2-00766 presentata dall’Onorevole Enzo Raisi insieme ad altri 35 deputati nella seduta del 2 ottobre scorso.
In calce è riportato lo stenografico integrale della discussione.
 
La risposta di Scotti sembra per certi versi aver soddisfatto ampiamente l’interpellante.
Infatti il sottosegretario ha ammesso un errore di interpretazione commesso quando egli stesso aveva risposto alla precedente interpellanza (quella del 25 gennaio 2007), relativamente ai tempi ed ai movimenti di Thomas Kram quel 1° agosto di ventisette anni fa.
 
Scotti oggi afferma di aver riportato in quella occasione le informazioni ricevute dalla Procura di Bologna facendo ricadere dunque su quest’ultima la causa del suo errore (“L'errore è derivato dal fatto che nella prima comunicazione della procura di Bologna si diceva che il Kram era partito da Karlsruhe con il treno 201 alle ore 10,30…”).
In realtà se si fosse preso in esame il telex della Polizia di Frontiera di Ponte Chiasso, che abbiamo la possibilità di mostrare in originale (notare l'appunto a mano datato 6-8-80 "Fatta copia per strage Bologna"), l’errore poteva essere facilmente evitato.
 
Scotti oggi parla anche di superficialità (“che forse posso attribuire anche a me stesso”), non avendo cercato di capire con più accuratezza la questione dei treni.
Noi (François in primis) l’avevamo invece fatto, qualche settimana fa, e l’Onorevole Enzo Raisi oggi l’ha generosamente ricordato pubblicamente: “…Sa come ho scoperto tutto ciò? La cosa fa ridere: i misteri d'Italia ogni tanto hanno anche un po' di fortuna. L'ho scoperto attraverso un blog di alcuni cittadini bolognesi (e non, NdR)… ”.
 
Dopo questa bella premessa però il sottosegretario Scotti sembra commettere un ennesimo errore nell’interpretare l’esatta sequenza dei fatti.
Questa volta tale errore non risulta funzionale all’alibi di Kram (del Kram che a detta sua non era potuto giungere a Firenze per ritardi), ma è comunque un errore che fa permanere un alone di non chiarezza sull’esatto svolgimento degli eventi.
 
Infatti Scotti dice: “… il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307, non il 201 come riferito nell'interpellanza…”, e ancora “… lo stesso [Kram] era giunto a Chiasso alle ore 10,30 con treno 201 proveniente da Karlsruhe. Quindi, parte da Karlsruhe con il treno 201, giunge a Chiasso e prende l'altro treno, il 307…”, e infine “…risulta che il Kram è entrato in Italia alle ore 12,08 a bordo del treno 307 diretto da Chiasso a Milano, essendo stato identificato su tale treno come Thomas Michael Kram”.
 
Ora in realtà, come dimostra la copia del biglietto ferroviario di Kram per la tratta Karlsruhe-Milano che riportiamo in figura, Kram è vero che era giunto in Italia con il treno 201 Holland-Italien Express, ma non aveva alcun bisogno di scendere a Chiasso e cambiare treno per giungere alla sua “prima” meta e cioè a Milano. Il 201 infatti arrivava esso stesso a Milano, per proseguire poi per Bologna, Firenze e Roma.
Il cambio di treno, dal 201 al 307, è una diretta conseguenza del riconoscimento e della perquisizione subita da Kram.
Quindi Kram viene fatto scendere dal 201, perquisito (non “per ore” come ebbe modo di affermare nell’intervista a il manifesto del 1 agosto 2007), ma solo per un’ora e mezza, tanto che venne fatto salire sul 307 delle 12.08 diretto a Milano.
 
Domani metteremo in linea anche la copia dell’orario ferroviario relativo al mese di agosto 1980. In esso si potrà evincere l’esatta sequenza che confermerà il fatto che Kram, quel 1° agosto 1980, arrivò a Milano alle 14.00, avendo così tutto il tempo per arrivare a Firenze entro la mezzanotte, senza bisogno dunque di sostare per la notte a Bologna.
PS
Sulla 'singolare' affermazione di Scotti: "il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen", ci riserviamo di tornare prossimamente. 
PPS
Oggi per certi versi è un giorno particolare. L’11 ottobre 1999 infatti la Commissione Stragi rese pubblico il dossier Mitrokhin… che sia un segno?
 
 
 
 
Trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna - n. 2-00766)
 
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00766, concernente trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
 
ENZO RAISI. Signor Presidente, spero che il rappresentante del Governo, questa volta, si attenga alle domande che sono state poste perché, nei numerosi atti di sindacato ispettivo che sto presentando sulla strage di Bologna, spesso mi sento riproporre vecchie risposte; mi è successo anche tre o quattro settimane fa, come se nulla si fosse mosso negli ultimi tempi grazie alle indagini approfondite che sono state realizzate, prima grazie alla Commissione Mitrokhin e, successivamente, anche ad alcuni documenti da me portati, anche in questa sede, sul caso Kram.
Credo che il sottosegretario sappia benissimo chi è Kram: è l'unico terrorista accertato presente quel giorno a Bologna, sul quale non si è mai indagato, fino a che, nel dicembre scorso, si è consegnato alle autorità tedesche dopo 26 anni di latitanza, proprio dal 2 agosto 1980.
Kram si è consegnato e su di lui si è iniziato a creare un alibi. Vi è un'indagine in corso da parte della magistratura di Bologna; peraltro, adesso, è stata chiesta semplicemente una rogatoria internazionale per poter ascoltare Kram come persona informata sui fatti ed è già incredibile il fatto che vi sia questo capo di imputazione o, meglio, questa richiesta (magari fosse un capo di imputazione!).
Dunque, cosa sta succedendo? Si sta creando un alibi intorno a questo Kram, cercando di capire e di motivare la sua presenza quel giorno a Bologna, dato che essa è innegabile e accertata.
 
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In una precedente interpellanza urgente ho ricevuto - mi sembra proprio da parte sua, signor sottosegretario - una risposta errata (di cui non attribuisco, ovviamente, la colpa a lei, ma a chi prepara questi documenti) e l'ho scritto nell'interpellanza urgente di oggi. Mi è stato detto, allora, che Kram era arrivato a Chiasso, dove fu fermato, ad un orario che non coincide con quello reale. Infatti, come le abbiamo spiegato nell'interpellanza urgente, siamo andati a rivedere gli orari dei treni di quel giorno: l'unico treno che poteva arrivare, quel giorno, da Karlsruhe, partiva da Amsterdam e arrivava alle 10,20 e non alle 12,08 come è stato sostenuto, in modo erroneo, nella risposta che mi è stata data precedentemente.
Addirittura, in quella risposta, si diceva che Kram aveva preso da Karlsruhe il treno delle ore 10,30 ed era arrivato alle ore 12,08: 450 chilometri percorsi in due ore, penso che sia una cosa fantastica: Non è possibile oggi, figuriamoci nel 1980!
Ma, attenzione: questo non è un dato da poco, perché crea un alibi al signor Kram, il quale dice di essere stato fermato alle 12,08 - proprio perché è arrivato alle 12,08! Quindi, allunga di due ore rispetto alle 10,20 - dopo di che viene fermato, la cosa si prolunga ed arriva tardi all'obiettivo che si era posto - cioè Firenze - e si ferma a Bologna e, casualmente, a Bologna succede quello che succede!
Kram dice ciò in un'intervista rilasciata questa estate a Il Manifesto. Si tratta di un'intervista in cui cerca di crearsi un alibi e che - guarda caso - riprende questa tesi per la quale sarebbe arrivato alle 12,08 e non alle 10,20. La stessa tesi è inserita anche in una relazione dell'allora minoranza della Commissione Mitrokhin: si sbagliano anche loro, indicando questo orario errato. Lo ha fatto anche il Governo nella risposta alla mia precedente interpellanza urgente e lo riprende questo signor Kram, che cita il dato della Commissione Mitrokhin (non so come sia venuto in possesso del testo della Commissione, sarebbe interessante appurarlo) in questa intervista, dove, tra l'altro, dice una serie di stupidaggini. Per chi è bolognese come me e conosce Bologna, è talmente chiaro che quando l'ho letta ho sorriso.
Cosa dice Kram? Egli afferma testualmente: «Mi svegliai tardi, feci colazione in qualche caffè vicino a piazza Maggiore. Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada,
 
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forse via dell'indipendenza». Ci sono due grandi strade che da piazza Maggiore portano alla stazione: via dell'indipendenza, appunto, e via Marconi. Quindi, Kram prosegue:
«Le sirene tranciavano l'aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiante di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave. Non mi avvicinai». Prosegue Kram nell'intervista a Il Manifesto: «Dopo l'esperienza del giorno prima a Chiasso - dove era stato fermato dalla polizia su indicazione della polizia tedesca - non volevo incappare in nuovi controlli di polizia. Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere» e da qui arrivò a Firenze.
Chi conosce Bologna sa bene che da via indipendenza e da via Marconi, che sono le uniche due grandi arterie che portano da piazza maggiore alla stazione, non si vede il piazzale di quest'ultima. Quindi, da un qualsiasi punto di via indipendenza è impossibile vedere il piazzale della stazione.
Ma, attenzione! La barzelletta è: «Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere». La stazione delle autocorriere a Bologna si trova accanto al quella ferroviaria. Quindi, Kram per fuggire dalla polizia avrebbe preso un taxi per giungere dove già si trovava!
Allora, è importante capire quale sia l'alibi, cioè è importante capire perché qualcuno abbia manipolato l'arrivo di Kram quel giorno a Chiasso, in quanto non corrisponde esattamente a quello che mi è stato detto precedentemente dal Governo.
Pertanto, ho appositamente formulato quesiti molto chiari e spero che mi venga data una risposta punto per punto. Vorrei ricordarli al signor sottosegretario, leggendoli testualmente affinché rimangano agli atti. Ho chiesto di conoscere: «su quali elementi e informazioni il sottosegretario Scotti abbia basato la sua risposta all'interpellanza urgente n. 2-00324 resa durante la seduta della Camera dei deputati del 25 gennaio 2007; a che ora Kram Thomas Michael, cittadino tedesco, nato a Berlino il 18 luglio 1948, risulta - sulla base delle informazioni agli atti della pubblica sicurezza - aver varcato il confine italiano a Chiasso, la mattina del 1o agosto 1980, proveniente da Karlsruhe con treno 201; se risulta - agli atti della pubblica sicurezza - che Kram, così come da esito
 
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della perquisizione subita la mattina del 1o agosto 1980, avesse al seguito uno o più bagagli (borse, valigie, eccetera); a che ora Thomas Kram risulta aver preso il treno diretto 307 Chiasso-Milano, sempre il 1o agosto 1980, secondo gli atti della pubblica sicurezza (polizia di frontiera di Ponte Chiasso); a che ora del 1o agosto 1980 venne inoltrato alle competenti articolazioni del Ministero dell'interno il telex predisposto dal dirigente dell'ufficio sicurezza di Chiasso Frontiera, dottor Emanuele Marotta, in ordine all'arrivo di Thomas Kram in territorio italiano; se risulti al Governo che, all'epoca delle indagini sulla strage di Bologna, gli organi inquirenti ebbero modo di raccogliere le testimonianze scritte dei tassisti in servizio nei pressi della stazione ferroviaria la mattina del 2 agosto 1980 e se, fra queste testimonianze, vi sia qualcuno che abbia riferito, a verbale, di aver preso a bordo, quella mattina, un turista tedesco diretto al terminal delle autocorriere; se agli atti della pubblica sicurezza risulti che Thomas Kram abbia soggiornato a Firenze il 2 agosto 1980 e i giorni seguenti; se, più in generale, vi siano tracce di Thomas Kram a Firenze prima e dopo la strage di Bologna».
Infatti, si parla dell'alibi di Kram che, come ho già dimostrato, ha già detto una serie di stupidaggini. L'alibi rappresenta, quindi, un elemento molto importante.
Vorrei citare, non a caso, una frase della corte d'appello di Bologna relativa al processo per la strage di Bologna a carico di Luigi Ciavardini. La corte d'appello di Bologna afferma che l'alibi che fornisce una persona accusata di un grave crimine, ancor di più se è consapevole, è una mossa processuale importantissima, che non deriva dal caso. Sagge parole!
Pertanto, cerchiamo di capire qual è l'alibi di Kram. Fino ad ora vi sono state delle manipolazioni circa il suo orario di arrivo. Inoltre - come ho già detto - Kram, in un'intervista, ha affermato stupidaggini che non corrispondono a verità. Ma per chi, non conoscendo Bologna, ha letto questa intervista, probabilmente, non era facile rendersene conto.
Adesso cerchiamo di capire dal Governo se, finalmente, sia possibile ricevere notizie chiare sulle domande precise, secche e nette che ho formulato con l'interpellanza urgente che ho presentato insieme agli altri colleghi.
 
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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, Luigi Scotti, ha facoltà di rispondere.
 
LUIGI SCOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, vorrei ringraziare l'interpellante anche per la pazienza nella riproposizione dell'interpellanza in discussione, questa volta scandita nella formulazione dei diversi quesiti.
Cercherò di rispondere con altrettanta chiarezza premettendo che la mia risposta si fonda sulle acquisizioni operate dal Ministero dell'interno e dagli atti processuali, considerando che, purtroppo, alcuni fra questi ultimi non sono più reperibili, considerati gli anni trascorsi.
 
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L'onorevole interpellante è tornato sulla vicenda che ha già formato oggetto di altre risposte da parte del Governo e, in particolare, sull'ultima risposta fornita il 25 gennaio 2007, evidenziando - lo ha ripetuto anche ora - come non potesse corrispondere al vero quanto affermato relativamente al fatto che «in una nota trasmessa alla polizia di frontiera di Chiasso, si segnalava che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1° agosto 1980 con il treno 201, risulta essere entrato in Italia alle 12,08 diretto a Milano, dal valico di frontiera di Chiasso».
Tale informazione non corrisponde alla realtà - osserva l'interpellante - essendo impossibile che un treno partito da Karlsruhe, città sita nella Repubblica federale tedesca, potesse giungere a Chiasso dopo solo un'ora e mezzo di viaggio e non risultando alcun treno 201 con arrivo a Chiasso alle 12,08.
 In tali termini do ragione all'interpellante: il fatto è - e di ciò mi scuso - che forse c'è stata una non precisa indicazione nella precedente risposta; ma veniamo al punto.
Premetto che nella risposta del 25 gennaio 2007 l'informativa resa era in parte diversa da quella riportata come testuale dall'onorevole interrogante, in quanto il passo indicato era il seguente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso si segnalava - o si segnala - che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1° agosto 1980 con il treno 201, risulta essere entrato in Italia alle ore 12,08 con il treno 307 - l'equivoco riguarda i due treni: 201 e 307 - diretto a Milano dal valico di frontiera di Chiasso».
 Era già questa la risposta: probabilmente c'è stata una superficialità, che forse posso attribuire anche a me stesso, nel non avere evidenziato che i treni sono due: 201 e 307.
Da tale frase risulta testualmente che il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307, non il 201 come riferito nell'interpellanza, e che di conseguenza non si è mai affermata l'esistenza di un unico treno 201 che avrebbe collegato Chiasso a Milano.
Passerò ora alle singole domande. Come precisato dal Ministero dell'interno nel telegramma trasmesso all'ufficio di
 
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polizia di frontiera di Chiasso il 1° agosto 1980 alle ore 17,20 (o 17,26, non essendo tale ultima cifra chiaramente leggibile nel brogliaccio della polizia) acquisito a protocollo dallo stesso Ministero alle ore 18,20 del medesimo giorno, risulta che il Kram è entrato in Italia alle ore 12,08 a bordo del treno 307 diretto da Chiasso a Milano, essendo stato identificato su tale treno come Thomas Michael Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948 e residente a Bochum, attraverso carta d'identità rilasciata a Bochum il 25 marzo 1975, e sottoposto a perquisizione personale. Ci risulta, inoltre, che lo stesso era giunto a Chiasso alle ore 10,30 con treno 201 proveniente da Karlsruhe. Quindi, parte da Karlsruhe con il treno 201, giunge a Chiasso e prende l'altro treno, il 307.
L'errore è derivato dal fatto che nella prima comunicazione della procura di Bologna si diceva che il Kram era partito da Karlsruhe con il treno 201 alle ore 10,30, mentre egli era giunto a Chiasso alle ore 10,30 proveniente da Karlsruhe. Ecco spiegato da cosa nasce l'equivoco, ma l'equivoco, secondo me, può essere senz'altro risolto considerando i due treni (quindi, il primo collegamento con un treno e il secondo collegamento con l'altro treno).
Per quanto riguarda la richiesta di conoscere quali effetti personali fossero nella disponibilità del Kram all'atto della perquisizione, il Ministero dell'interno ha evidenziato che le uniche informazioni disponibili sul punto consistono nell'indicazione che venne sequestrata soltanto una lettera manoscritta.
Ulteriori notizie non sono più reperibili - comunica il Ministero dell'interno - in quanto il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen, considerandolo semplicemente uno straniero entrato in Italia, ormai non più sottoposto a determinati vincoli di identificazione, in quanto cittadino dell'Unione europea.
Dalle informazioni fornite dalla procura della Repubblica di Bologna è emerso, inoltre, che nessuna delle persone presenti nei pressi della stazione, immediatamente prima o dopo l'attentato, sentite come testimoni, ha fornito riferimenti precisi relativi al trasporto di un turista tedesco diretto al
 
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terminal delle autocorriere di Bologna. Non abbiamo, quindi, elementi attraverso queste testimonianze per quanto riguarda specificamente quella indicazione.
Per quanto attiene alla presenza in Italia del Kram, come già si è detto in una precedente risposta, il Ministero dell'interno ha accertato il suo pernottamento in una stanza singola dell'albergo Centrale di Bologna la notte del 1o agosto, precisamente la stanza n. 21, con annotazione riportata alla pagina 130, numero progressivo 1481 del registro delle presenze, in cui risulta annotato anche il documento di riconoscimento esibito, cioè la patente di guida n. 20344, rilasciata in data 11 novembre 1970.
Da tale registro risulta, inoltre, che la stanza venne assegnata al solo Kram, mentre non sono state rinvenute tracce di un suo pernottamento nella città di Firenze, né sono state rinvenute ulteriori tracce della presenza in Italia del Kram nei giorni successivi al 1o agosto 1980.
Spero in questo modo di aver risposto alle singole domande.
 
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di replicare.
 
ENZO RAISI. Innanzitutto ringrazio il sottosegretario, perché la sua risposta mi dà ragione: qualcuno si è sbagliato. Posso poi essere malizioso e dire che qualcuno si è sbagliato apposta, perché mi sembra assurdo che la procura di Bologna faccia un errore così grossolano quando il telex originale della polizia è così facile da interpretare. Glielo leggo: «Punto con treno 307 delle ore 2:08 legali odierne entrata Italia diretto Milano cittadino tedesco Kram Thomas Michael, nato 18/07/48 a Berlino [...], rilasciato a Bochum, punto predetto iscritto a formula 5 et 6.3, est stato sottoposto a perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo, punto medesimo est qui giunto a Chiasso con treno numero 201 delle ore 10:30». Non può una procura fare un errore del genere, in primo luogo; in secondo luogo, come mai lo stesso errore viene fatto anche dalla relazione della minoranza nella Commissione Mitrockhin? È molto strana questa coincidenza!
Sa come ho scoperto tutto ciò? La cosa fa ridere: i misteri d'Italia ogni tanto hanno anche un po' di fortuna. L'ho scoperto attraverso un blog di alcuni cittadini bolognesi che,
 
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verificando la sua precedente risposta e gli orari dei treni, mi hanno dato queste informazioni, che sono corrette: non stava in piedi quello che è stato detto perché era impossibile che da Karlsruhe il Kram ci mettesse due ore per arrivare a Chiasso. Che questa risposta sia data da una procura che, in teoria, sta indagando, dovrebbe indagare (io ci credo, per carità), è un fatto molto grave.
È anche grave l'episodio dei fascicoli. Thomas Kram non è un cittadino qualunque: era segnalato anche nel 1994 nell'archivio della Polizia come un terrorista ricercato! I fascicoli spariscono: come è possibile? Si tratta di un soggetto che è stato latitante per 26 anni ed era nell'elenco della Polizia come terrorista ricercato da altre polizie!
Quando con la Commissione Mitrockhin siamo andati a verificare al SISMI il fascicolo di Kram, abbiamo scoperto che egli ha un fascicolo voluminosissimo, però si tratta di un fascicolo che si ferma a poche settimane prima del 1o agosto 1980, dopodiché di lui non si sa più nulla: anche questo è molto strano. Egli viene già controllato quando studiava a Perugia, arrivano tutte le informazioni della Polizia tedesca su di lui e sul fatto che è membro componente delle cellule rivoluzionarie, collegate con Carlos.
 
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Eppure, da poche settimane prima del 1980, quel fascicolo non contiene più nulla su Kram. Ciò è davvero molto strano: si dice che il fascicolo è stato mandato al macero perché, grazie al trattato di Schengen, non aveva alcun valore; eppure, nella lista della polizia del 1994 Kram era considerato un pericoloso terrorista internazionale. Dunque, o non si parlano fra loro oppure sono fatti strani. È strano che, nel fascicolo del SISMI, i documenti su questo personaggio, da poche settimane prima della strage, spariscono tutti. Non c'è più nulla: il fascicolo su Kram è enorme e poi non c'è più nulla. Sono molte le coincidenze che fanno pensare. Intanto, l'alibi del signor Kram, per le notizie che ci sono state rese finora, crolla, poiché nulla coincide. Egli afferma di essere andato a Firenze, ma della sua presenza in tale città non vi è traccia: a Bologna, dorme in albergo; a Firenze, invece, non si sa dove sia andato. Afferma inoltre di essersi recato a Milano perché doveva incontrare una persona: e non dico altro, poiché la prossima settimana - probabilmente - sapremo se davvero doveva incontrarla, considerato che la predetta persona è stata interrogata dalla polizia di Bologna (nulla è stato ancora detto). Constateremo dunque se effettivamente tale testimonianza, che costituisce un altro pezzo dell'alibi, è vera o meno.
Certo, devo dire che oggi uscirò da quest'aula soddisfatto. Non vi è traccia di Kram a Firenze; Gli orari, poi, erano quelli che dicevamo noi: egli arriva a Chiasso alle 10,20 e prende il treno per Milano in tempo per arrivare a Bologna. O per arrivare a Firenze, se voleva effettivamente andare a Firenze: perché aveva tutto il tempo per arrivare quella notte a Firenze, prendendo i treni che sono indicati in questo telex. Sono poi stupidaggini quelle che egli dice su Bologna: su via dell'Indipendenza e sulla stazione delle autocorriere, che sono di fianco (mi sembra evidente); nessun tassista, poi, ricorda di aver trasportato quel giorno un turista tedesco e a Firenze - lo ripeto - non c'è traccia. Diciamo dunque che, fino a questo momento, l'alibi di Kram non c'è. Credo che questo sia un punto a favore di coloro che credono che, quel giorno, a Bologna Kram non si trovasse casualmente.
 
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giovedì, 11 ottobre 2007

I treni in Agenzia

STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU THOMAS KRAM (3)
''UN GIOCHETTO DI ORARI HA CONSENTITO A KRAM DI RIBALTARE

DINAMICA DEI FATTI''

(Adnkronos) - "Questo giochetto di orari, in apparenza senza alcuna importanza -rileva ancora Raisi- ha consentito a Kram di ribaltare a sua favore la dinamica dei fatti, sottolineando che la sua presenza a Bologna il giorno della strage e' da considerarsi del tutto casuale (dovuta al ritardo subito a Chiasso ad opera della polizia di frontiera) e non causale, cosi' come invece emerge dagli elementi raccolti a suo tempo dalla Commissione Mitrokhin."
"D'altra parte, si e' detto che la Mitrokhin era una fabbrica di falsi: in questo caso e' solutamente vero. A questo punto, il governo dovra' rispondere di tutte queste mistificazioni e
manomissioni, avendo cura di spiegare al Parlamento, e quindi agli italiani -conclude l'esponente di An- come cio' sia potuto accadere e fornendo tutti gli elementi relativi al reale e corretto svolgimento dei fatti. La risposta che verra' fornita a questa interpellanza urgente e relativa alle vicende connesse alla strage di Bologna -conclude Raisi- dovra' essere oggetto di vaglio anche da parte dell'autorita' giudiziaria".
(Sin/Col/Adnkronos)
10-OTT-07 17:24
 
 
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU KRAM
(ANSA) - BOLOGNA, 10 OTT - ''Il governo su Kram ha mentito.

E' un fatto gravissimo''. Lo dice il deputato bolognese di An Enzo Raisi, gia' membro della Commissione Mitrokhin, spiegando il motivo alla base della nuova interpellanza urgente presentata ai ministri della Giustizia e dell'Interno ''per cercare di fare chiarezza su una serie di elementi relativi agli orari di arrivo in Italia l'1 agosto '80 di Thomas Kram, il tedesco legato al  gruppo Carlos, il quale era a Bologna il giorno della strage''.
''Il governo, nella persona del sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti - dice Raisi - nella risposta del 25 gennaio scorso ad una precedente interpellanza urgente (relativa alla notizia sulla costituzione di Kram alle autorita' tedesche, lo scorso dicembre), ha fornito al Parlamento un dato falso, secondo il quale il treno espresso 201 sul quale viaggiava Kram quel 1/o agosto 1980 avrebbe coperto la distanza che separa Karlsruhe da Chiasso (cioe' 480 km) in poco piu' di un'ora e mezza! Nella fretta di insabbiare la nuova inchiesta sull'attentato del 2 agosto 1980 qualcuno ha fatto male i conti e ha consegnato al ministero della Giustizia elementi non veri, poi utilizzati per rispondere in Parlamento. Desta inquietudine il fatto che un organo costituzionale (come il governo) fornisca ad un altro organo costituzionale (come la Camera) elementi falsi in ordine al piu' grave attentato che la storia d'Italia ricordi''. (ANSA).
BS
10-OTT-07 17:18 NNNN
 
 
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU THOMAS KRAM
IL TERRORISTA TEDESCO SUL SUO ARRIVO A BOLOGNA HA FORNITO UN ALIBI FALSO

Roma, 10 ott. (Adnkronos) - "Il governo ha mentito su Thomas Kram", il terrorista tedesco arrivato a Bologna l'1 agosto 1980, la sera prima della strage del 2 agosto 1980 a Bologna. Lo denuncia Enzo Raisi, deputato di An gia' membro della Commissione Mitrokhin. Insieme ad altri 35 parlamentari ha presentato una nuova interpellanza urgente ai ministri della Giustizia e dell'Interno per cercare di fare chiarezza su tutta una serie di elementi relativi agli orari di arrivo in Italia dell'estremista tedesco legato al gruppo Carlos, il quale era a Bologna il giorno della strage.
Afferma l'esponente di An: "Il governo, nella persona del sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti, nella risposta del 25 gennaio scorso ad una precedente interpellanza urgente (relativa alla notizia sulla costituzione di Kram alle autorita' tedesche, lo scorso dicembre, dopo venti anni di latitanza e 26 trascorsi nel ''bosco'' come irreperibile insieme alla sua compagna di letto e di lotta Adrienne Gerhauser), ha fornito al Parlamento un dato falso". Quale? "Il treno espresso 201 sul quale viaggiava Kram quel 1° agosto 1980 avrebbe coperto la distanza che separa Karlsruhe da Chiasso (cioe' 480 km) in poco piu' di un'ora e mezza. Nella fretta di insabbiare la nuova inchiesta sull'attentato del 2 agosto 1980 qualcuno ha fatto male i conti e ha consegnato al ministero della Giustizia elementi non veri, poi utilizzati per rispondere in Parlamento''.
''Desta inquietudine -osserva Raisi- il fatto che un organo costituzionale (come il governo) fornisca ad un altro organo costituzionale (come la Camera) elementi falsi in ordine al piu' grave attentato che la storia d'Italia ricordi". (segue)
(Sin/Col/Adnkronos)
10-OTT-07 17:05
 
 
(ANSA) - BOLOGNA, 10 OTT - ''La gravita' sta nel fatto che il  delegato del governo - aggiunge il parlamentare - basando le sue  risposte sugli elementi forniti dalla Procura di Bologna, ha di fatto cercato di avvalorare un altro gravissimo falso, frutto di manipolazione, contenuto a pag. 230 della Relazione conclusiva dei commissari di sinistra alla Commissione Mitrokhin, del 23 marzo 2006, allorquando - attraverso la sapiente alterazione del testo del telex della polizia di frontiera di Chiasso dell'1 agosto 1980 relativo all'arrivo di Kram in Italia, citato fra virgolette - si e' cercato di accreditare la versione secondo la quale il terrorista tedesco sarebbe arrivato a Chiasso alle ore 12,08 dell'1 agosto e non alle 10,30 come in realta' avvenne.
Questa doppia manipolazione della verita' ha poi consentito al diretto interessato, Thomas Kram, in un'intervista pubblicata dal Manifesto il 1/o agosto scorso, di dichiarare quanto segue: 'Arrivato a Chiasso il primo agosto 'alle ore 12,08 legali', secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere la treno'''.
''Questo giochetto di orari, in apparenza senza alcuna importanza - conclude Raisi - ha consentito a Kram di ribaltare a sua favore la dinamica dei fatti, sottolineando che la sua presenza a Bologna il giorno della strage e' da considerarsi del tutto casuale (dovuta al ritardo subito a Chiasso ad opera della polizia di frontiera) e non causale, cosi' come invece emerge dagli elementi raccolti a suo tempo dalla Commissione Mitrokhin.
D'altra parte, si e' detto che la Mitrokhin era una fabbrica di falsi: in questo caso e' assolutamente vero. A questo punto, il governo dovra' rispondere di tutte queste mistificazioni e manomissioni. La risposta che verra' fornita a questa interpellanza urgente dovra' essere oggetto di vaglio anche da parte dell'autorita' giudiziaria''.
BS
10-OTT-07 17:22 NNNN
 
 
 
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU THOMAS KRAM (2)  
IL TERRORISTA TEDESCO ARRIVO' DA CHIASSO ALLE 10,30 E NON ALLE 12,30

(Adnkronos) - "La gravita' - secondo Raisi- sta nel fatto che il delegato del governo, basando le sue risposte sugli elementi forniti dalla Procura della Repubblica di Bologna, ha di fatto cercato di avvalorare un altro gravissimo falso, frutto di manipolazione, contenuto a pag. 230 della Relazione conclusiva dei commissari di sinistra alla Commissione Mitrokhin, del 23 marzo 2006, allorquando - attraverso la sapiente alterazione del testo del telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1° agosto 1980 relativo all'arrivo di Kram in Italia, citato fra virgolette - si e' cercato di accreditare la versione secondo la quale il terrorista tedesco sarebbe arrivato a Chiasso alle ore 12,08 del 1° agosto e non alle 10,30 come in realta' avvenne".
"Questa doppia manipolazione della verita' ha poi consentito al diretto interessato, Thomas Kram, in un'intervista pubblicata dal Manifesto il 1° agosto scorso, di dichiarare quanto segue: ''Arrivato a Chiasso il primo agosto 'alle ore 12,08 legali', secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno... Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano salto'. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna''.
"Si tratta -osserva l'esponente di Alleanza Nazionale- di falsificazioni e manipolazioni operate in ambito istituzionale di certo non frutto di disattenzione. Cio' e' dimostrato dalle stesse parole di Kram al Manifesto quando, proprio sulla base ''delle note di polizia'' (opportunamente modificate nel contenuto) citate nel Documento conclusivo dell'allora minoranza in Commissione Mitrokhin (n° 377, prot. 4236), l'estremista tedesco ha mentito, ponendo il fermo e la successiva perquisizione ad opera della polizia di frontiera a Chiasso (che si trova in Svizzera) dopo le ore 12,08 del 1° agosto 1980 e non prima come in realta' avvenne". (segue)
(Sin/Col/Adnkronos)
10-OTT-07 17:18

 

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mercoledì, 10 ottobre 2007
I treni in edicola: L’Opinione
(10 ottobre 2007)

L’Opinione, 10 ottobre 2007
Interrogazioni parlamentari sul ruolo del terrorista Thomas Kram
Un errore o una manomissione nella relazione di minoranza della Mitrokin serve a non mettere in discussione la matrice di destra dell’attentato 
«I veri depistaggi sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980»
di  DIMITRI BUFFA
 
 
A proposito dei veri depistaggi sulle indagini per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, il ruolo del terrorista del gruppo di Carlos, Thomas Kram, e il senso della sua presenza in Italia, e segnatamente nel capoluogo felsineo, nella stessa data dello scoppio della bomba nella sala d’attesa della seconda classe, sta diventando centrale per capire qualcosa al di là degli schemi e dei pregiudizi ideologici. Che si accontentano della attuale verità processuale che vuole colpevoli Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Che invece da oltre ventisei anni si proclamano innocenti senza sé e senza ma.
Il problema è che esiste una “verità di stato” per avallare la quale qualcuno non ha esitato a alterare le carte. E le prove.
Infatti i veri depistaggi su questa strage sono stati fatti tutti a danno dei due imputati della corona, dal Sismi dell’epoca diretto dal piduista Santovito. E oggi?
Le verità ideologiche che sono dure a morire sembrano avere giocato qualche scherzo anche ai componenti di minoranza della ex commissione Mitrokhin. Che hanno “sbagliato” a ricopiare un telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1 agosto 1980 posticipando di due ore l’effettiva entrata in Italia del terrorista del gruppo di Carlos, la famigerata Separat di cui faceva parte anche il Br Valerio Morucci. Una cosa che ha dell’incredibile (viste le accuse che la stessa minoranza di centro sinistra ha sempre fatto all’ex presidente Paolo Guzzanti di manipolare la verità sul caso Mitrokhin) e che è stata tutta raccontata nel blog di un ricercatore, Roberto (sic) Paradisi, le cui indagini sono tutte riassunte nel lungo articolo “treni strettamente sorvegliati”. Articolo che ha dato luogo a ben due interrogazioni parlamentari rimaste per ora senza risposte soddisfacenti.
Al centro del giallo il testo del seguente fonogramma che nella versione originale recita testualmente: “Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco KRAM Thomas Michael nato …”. E ancora: “Predetto iscritto R.F. formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue. Firmato: dirigente Ufficio Sicurezza Chiasso Frontiera MAROTTA”
Dal testo appare evidente che Kram era già in Italia alle 10,30 del 1 agosto 1980.
Ma stranamente, leggendo la relazione di minoranza della Commissione Mitrokhin sul punto in questione, lo stesso telegramma appare diverso dall’originale con uno slittamento di due ore dell’entrata in Italia del terrorista Kram: “Con il treno n° 307, alle ore 12,08 legali, Kram è entrato in Italia diretto a Milano”. Poi si legge che Kram “è giunto a Milano con treno n° 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsrhue”. Insomma Thomas Kram secondo la versione del telex che si legge nella relazione di minoranza del centro sinistra in commissione Mitrokhin sembrerebbe essere arrivato in Italia al valico di frontiera alle 12,08 e poi identificato e perquisito.
Stranamente questo “equivoco” sarà usato proprio da Kram che, in un’intervista al Manifesto del 1° agosto scorso intitolata paradossalmente “Bologna, l’ultimo depistaggio”, cita proprio la relazione di minoranza per confermare i suoi ricordi relativi
all’ arrivo in Italia, e per giustificare la sua presenza a Bologna il giorno della strage come una pura casualità. Dovuta proprio al fatto che, essendo giunto a Chiasso alle 12,08 per arrivare ad un appuntamento con un’amica a Milano, ed essendo stato trattenuto dalla polizia, fece tardi. E quindi sminuendo la portata della propria presenza a Bologna il giorno della strage. In pratica questo “errore di trascrizione” del telex da parte dei consulenti del centro sinistra nella Mitrokhin fornisce oggettivamente a Kram un alibi.
Peccato, però, che Kram a Chiasso non arriva alle 12,08 ma, come attesta inequivocabilmente il telex, alle 10,30.
In un’interrogazione parlamentare del deputato Enzo Raisi, già tra i membri di An dentro la Mitrokhin, si ipotizza che questa commedia degli equivoci non sia casuale ma anzi sia stata ad arte confezionata per continuare ad accreditare la matrice fascista della strage.
Nella relazione di minoranza si legge che “Kram, quindi, proveniente da Karlsrhue, varca la frontiera italiana alle “12,08 legali” del 1° agosto, diretto a Milano, ed è identificato e sottoposto a perquisizione come prevede l’iscrizione del suo nominativo in Rubrica di Frontiera”. Invece Kram arriva a Milano intorno alle 14 e, come verificato da Paradisi, c’erano “almeno 16 treni che avrebbero permesso al tedesco di raggiungere Bologna con 9 coincidenze utili per giungere a Firenze entro le 23,08 del 1° agosto”.
Per Gian Paolo Pelizzaro, giornalista ed ex consulente della Mitrokhin, “la manipolazione è da manuale: invertendo il prima col dopo, la Relazione del 23 marzo 2006 crea nella mente di un lettore distratto e ignaro l’idea che il fermo e la perquisizione subita dall’estremista tedesco da parte degli agenti agli ordini del commissario Emanuele Marotta siano due eventi collocabili dopo le ore 12,08 e non prima, come in realtà avvenne”. Pelizzaro ricorda impietosamente che “anche il sottosegretario alla Giustizia, nella sua risposta fornita alla Camera il 25 gennaio scorso, è incorso in questo grave errore: sarebbe ora interessante sapere su quali elementi il ministero della Giustizia ha elaborato la propria risposta al Parlamento.”
Di certo per ora c’è solo che il terrorista del gruppo di Carlos basa su questo errore, o manipolazione, a seconda dei punti di vista, il proprio alibi per il 2 agosto e per la propria presenza casuale nella città di Bologna il giorno della strage.
E per spiegare l’errore di trascrizione dei consulenti della Mitrokhin della allora minoranza di centro sinistra ci sono tante ipotesi ma anche tanti sospetti. E persino tanti indizi. E, come dice il senatore a vita che più di una volta ha fatto da puntello all’attuale maggioranza, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca spesso”.

 

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venerdì, 05 ottobre 2007
I treni in edicola: Il Roma
(5 e 6 ottobre 2007)

Il Roma, 5 ottobre 2007 - pag. 9
 
LA STRAGE
Nella relazione del centrosinistra alla Mitrokhin alterato il telex sull’ingresso in Italia dell’estremista tedesco sospettato dell’attentato
 
«Bologna, l’ultima manipolazione»
di  VINCENZO NARDIELLO
 
 
ROMA. Una clamorosa manipolazione che investe l’alibi di Thomas Kram, l’estremista tedesco fortemente sospettato - in base agli atti e documenti prodotti dall’ex commissione Mitrokhin - di aver partecipato alla strage di Bologna del 2 agosto ’80 (nella foto) per conto dell’organizzazione del superterrorista Carlos. Tutto ruota attorno al telex della Polizia di frontiera di Ponte Chiasso, al confine italo-svizzero, del 1° agosto ’80, che fotografa l’ingresso di Kram in Italia. Eccolo nella sua forma testuale:
«Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco KRAM Thomas Michael nato (...)». E ancora: «Predetto iscritto R.F. formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue. Firmato: dirigente Ufficio Sicurezza Chiasso Frontiera MAROTTA».
A che ora Kram giunge a Ponte Chiasso, ultimo comune elvetico prima del confine con l’Italia? Il telex è chiaro: «Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue», dove Kram viene perquisito e poi fatto salire sul treno rapido 307 che alle 12,08 parte da Chiasso diretto a Milano (dove l’arrivo è previsto alle 14).
Nella relazione presentata dai commissari del centrosinistra nella Mitrokhin, a pagina 230, la frase attribuita al dirigente di Chiasso, citata tra virgolette, diventa: «Con il treno n° 307, alle ore 12,08 legali, Kram è entrato in Italia diretto a Milano». E poco dopo si aggiunge che Kram «è giunto a Milano con treno n° 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsrhue». Uno scambio di treni e orari che induce chi legge a percepire un dato temporale falso: e cioè che l’estremista tedesco sarebbe arrivato al valico di frontiera alle 12,08 e poi identificato e perquisito. Un giochetto di orari in apparenza innocuo e banale, ma che Kram utilizzerà, citando – in un’intervista al Manifesto del 1° agosto scorso - proprio la relazione di minoranza, per confermare i suoi ricordi relativi al suo arrivo in Italia, giustificando la sua presenza a Bologna il giorno della strage come una pura casualità dovuta proprio al fatto che, essendo giunto a Chiasso alle 12,08 per arrivare ad un appuntamento con un’amica a Milano, ed essendo stato trattenuto dalla polizia, fece tardi. Nessun piano preordinato dunque. Il punto, però, è che Kram a Chiasso non arriva alle 12,08 ma, come attesta inequivocabilmente il telex, alle 10,30.
Ed è proprio nel documento del centrosinistra che si consuma la manomissione del testo del telex. A scoprirla è stato il blogger Gabriele Paradisi assieme ai collaboratori del suo battagliero sito: «Noi abbiamo fatto semplicemente l’analisi dei testi - afferma Paradisi – riscontrando qualcosa che sembra più di una leggerezza.
[come tutti i lettori di questo blog sanno, il merito principale di questa scoperta va in realtà assegnato a François de Quengo de Tonquédec, NdR]
Le citazioni sono manipolate e il significato cambia. Ma non è compito nostro stabilire perché ciò sia avvenuto, non sta a noi fare queste considerazioni e verifiche, ma ad altri». La vicenda è arrivata anche in Parlamento grazie ad un’interpellanza urgente ai ministri dell’interno e della Giustizia firmata da 37 parlamentari della CdL, primo firmatario Enzo Raisi (An).
Nella relazione di minoranza si legge che «Kram, quindi, proveniente da Karlsrhue, varca la frontiera italiana alle “12,08 legali” del 1° agosto, diretto a Milano, ed è identificato e sottoposto a perquisizione come prevede l’iscrizione del suo nominativo in Rubrica di Frontiera». Invece Kram arriva a Milano intorno alle 14 e, come verificato da Paradisi, c’erano «almeno 16 treni che avrebbero permesso» al tedesco di raggiungere Bologna con 9 coincidenze utili per giungere a Firenze «entro le 23,08 del 1° agosto».
Per Gian Paolo Pelizzaro, giornalista ed ex consulente della Mitrokhin, «la manipolazione è da manuale. Invertendo il prima col dopo, la Relazione del 23 marzo 2006 crea nella mente di un lettore distratto (e ignaro) l’idea che il fermo e la perquisizione subita dall’estremista tedesco da parte degli agenti agli ordini del commissario Emanuele Marotta siano due eventi collocabili dopo le ore 12,08 e non prima, come in realtà avvenne». Non solo: Pelizzaro ricorda che «anche il sottosegretario alla
Giustizia, nella sua risposta fornita alla Camera il 25 gennaio scorso, è incorso in questo grave errore. Sarebbe ora interessante sapere su quali elementi il ministero della Giustizia ha elaborato la propria risposta al Parlamento.
Ciò che inquieta è il fatto che, proprio sulla base di queste alterazioni della verità, Kram - proprio nell’intervista pubblicata il 1° agosto scorso dal Manifesto - ha mentito, fornendo un alibi falso finalizzato a dimostrare che la sua presenza a Bologna il 2 agosto 1980 era del tutto casuale, e non causale. A questo punto occorre capire perché Kram si è preso la briga di riferire alla stampa cose non vere».

Il Roma, 6 ottobre 2007 – pag. 8

 

L’INTERVISTA

Pelizzaro, ex consulente della commissione Mitrokhin: è inquietante la  manipolazione del telex.

 

«Bologna, l’alibi di Kram è falso» 

di  VINCENZO NARDIELLO

 

ROMA. È l’uomo che a 25 anni dalla strage di Bologna (nella foto) ha ritrovato i materiali relativi a Thomas Kram - l’estremista tedesco fortemente sospettato di aver avuto un ruolo nell’attentato - compreso il telex della Polizia di frontiera di Ponte Chiasso che attesta il suo ingresso in Italia. Gian Paolo Pelizzaro, giornalista ed ex consulente della commissione Mitrokhin, tiene a precisare che «tutto ciò è stato possibile grazie allo straordinario contributo fornito dal Ministero dell’Interno, dal direttore centrale e dal capo di gabinetto della polizia di prevenzione e dalla Digos di Bologna».

 

Perché è importante fissare il fermo e la perquisizione di Kram a dopo le 12,08 e non un’ora e mezza prima, come attesta il telex della polizia di frontiera di Ponte Chiasso?

«Perché successivamente gli venne permesso di entrare in Italia. Dunque stabilire con certezza documentale questo orario permette di fissare un elemento definitivo nel già ambiguo alibi di Kram».

 

Quest’ora e mezza di differenza cosa determina?

«Nell’arco di una giornata è uno scostamento minimo e non cambia niente nella dinamica dei fatti. Se invece vogliamo collocare il momento in cui viene intercettato e perquisito a dopo le 12,08, l’arco temporale si riduce e permette a Kram di dire, (così come ha fatto) di avere accumulato un ritardo a causa della polizia italiana e, quindi, di essersi fermato per puro caso a Bologna invece che a Firenze, dove ha affermato di essere diretto». Kram afferma di essere stato perquisito «per ore» dalla polizia, ma dal testo del telex si evince che, giunto alle 10,30, alle 12,08 era già salito sul treno 307 con destinazione Milano… «La perquisizione sotto l’aspetto doganale, così come imponeva il provvedimento che dal maggio ’80 gravava su Kram, si è sviluppata da parte del personale del posto di polizia internazionale di Chiasso nell’arco di un’ora, al termine della quale, avendo avuto esito negativo, Kram è stato rilasciato. Il primo treno utile che poteva prendere era il rapido 307 delle 12,08».

 

Kram ha mentito?

«Su tutto ciò che ha detto relativamente ai motivi e ai tempi del suo ingresso in Italia e la sua presenza a Bologna sì, fondando le sue falsità su delle interpretazioni quanto meno ambigue di un telex della polizia di frontiera che nel suo testo originale è chiaro e non lascia spazio alle interpretazioni».

 

Perché è grave la manipolazione?

«Perché con impercettibili modifiche del testo originale del telex si è alterata la reale dinamica dei fatti. Sulla base di questo Kram ha mentito».

 

Questa scoperta è in grado offrire nuovi spunti ai magistrati che hanno avviato la rogatoria internazionale per interrogare Kram?

 «Spero che questa scoperta porti elementi a favore degli inquirenti, sono convinto che alla polizia giudiziaria e alla Digos questo dato non è sfuggito».

 

Al Governo però è sfuggito.

«Sicuramente, ed è incorso in un grave errore. Ma sono convinto che gli investigatori un elemento di fatto così importante non possono trascurarlo, perché Kram ha già fissato i punti salienti del suo alibi che, se gli orari sono esattamente quelli scritti nel telex, presenta un buco di 10 ore difficilmente colmabile».

 

Kram afferma di non aver mai avuto a che fare con Carlos.

«È stato Carlos ad aver affermato di ricordare magicamente il nome di Kram come quello di colui che usciva dalla stazione pochi istanti prima dell’esplosione. Rimane il fatto incontrovertibile, a meno che non si vogliano ignorare i documenti provenienti dall’ex Ddr che lo attestano, che Kram, insieme a Johannes Weinrich, faceva parte del segmento tedesco di “Separat”, dal 1979 arruolato nel gruppo Carlos. Il nome di Kram è inserito “in pianta stabile” - così affermano i rapporti della Stasi - nell’organizzazione capeggiata da Carlos e Weinrich».

 

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mercoledì, 03 ottobre 2007
I treni in Parlamento

Aggiornamento del 4 ottobre 2007:
La risposta all'interrogazione (prevista entro la fine di questa settimana) è stata posticipata alla prossima settimana - forse giovedì 11 ottobre - il tempo per gli uffici di rileggere i documenti e fare le controdeduzioni per il governo chiamato in causa.

Si narra che il 6 gennaio 1896, alla prima proiezione del cortometraggio dei fratelli Auguste e Louis Lumière “L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat”, gli spettatori spaventati fuggirono dal cinema per paura di essere travolti.
 
Anche ieri mattina, 2 ottobre 2007, “altri treni” sono apparsi in un’aula austera e sontuosa spaventando, forse come allora, alcuni “spettatori”.
L’aula: quella autorevole del Parlamento della Repubblica italiana.
 
Trentasei deputati hanno infatti presentato un’interpellanza urgente al Ministro dell’Interno e al Ministro della Giustizia sui fatti riportati nei nostri precedenti articoli "Il Patto terza parte" e “Treni strettamente sorvegliati”.
 
Di seguito riportiamo il testo dell’interpellanza nella sua integralità:
 
Allegato B
Seduta n. 215 del 2/10/2007

Pag. 8337


...
INTERNO
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
in data 25 gennaio 2007, il sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti, nel rispondere all'interpellanza urgente 2-00324, dichiarava testualmente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso, si segnala che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1o agosto 1980, con treno n. 201, risulta essere entrato in Italia alle 12,08, diretto a Milano, dal valico di frontiera di Chiasso»;
la risposta del Governo suscita forti e motivate perplessità, poiché è inverosimile che il treno espresso internazionale (a lunga percorrenza) 201 con a bordo il terrorista tedesco Thomas Kram abbia coperto la distanza che separa Karlsruhe da Chiasso (cioè 480 chilometri) in poco più di un'ora e mezza;
l'elemento di falsità trova riscontro dal confronto tra le dichiarazioni rese in Aula dal delegato del Governo in data 25 gennaio 2007 e le tabelle riportate nell'Orario Ufficiale delle Ferrovie italiane dello Stato (in vigore dal 1o giugno al 27 settembre 1980), così come conservato presso la Direzione centrale delle Ferrovie dello Stato, da cui si evince che il treno 201 (Holland Italien Express) - citato nella risposta fornita dal sottosegretario Scotti - partiva da Karlsruhe alle ore 3,41 e arrivava a Chiasso alle ore 10,21;
il 201 risulta essere l'unico treno che, partendo da Amsterdam e fermandosi alle stazioni di Karlsruhe, Basilea e Lucerna, giungeva a Chiasso alle ore 10,21. Per altro verso, non vi è, alcun treno 201 che perveniva a Chiasso alle ore 12,08, come

Pag. 8338

invece sostenuto dal delegato del governo nella sua risposta all'interpellanza urgente 2-00324 del 23 gennaio 2007;
dall'esame del citato Orario Ufficiale dei treni delle Ferrovie italiane dello Stato, in vigore dal 1o giugno al 27 settembre 1980, il treno espresso internazionale 201 Holland Italien Express per andare da Karlsruhe a Chiasso ci impiegava non meno di 6 ore e 50. E non un'ora e mezza così come sostenuto dal sottosegretario Scotti;
in data 1o agosto 2007, il quotidiano comunista Il Manifesto pubblicava un articolo-intervista al noto terrorista tedesco Thomas Kram dal suggestivo titolo «Bologna, l'ultimo depistaggio» a firma Guido Ambrosino;
l'autore del citato articolo, fra l'altro, scrive: «Agosto, tempo di vacanze. Kram voleva rivedere amici conosciuti a Perugia dove aveva frequentato due corsi d'italiano, dal settembre al dicembre 1979, e dal gennaio al marzo 1980»;
proprio Kram afferma: «A Milano mi aveva invitato un'austriaca, che lì insegnava tedesco. Avrei pernottato da lei e il giorno dopo avrei proseguito per Firenze»;
sempre Kram aggiunge: «Arrivato a Chiasso il primo agosto "alle ore 12,08 legali", secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno. Dovevano avere avuto una segnalazione dalla Germania»;
sempre dalla medesima intervista, Kram afferma: «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna»;
raccontando cosa fece a Bologna la mattina del 2 agosto 1980, Kram afferma: «Mi svegliai tardi, feci colazione in qualche caffè vicino piazza Maggiore. Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada, forse via dell'Indipendenza. Le sirene tranciavano l'aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiante di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave. Non mi avvicinai - prosegue Kram nell'intervista a Il Manifesto -. Dopo l'esperienza del giorno prima a Chiasso non volevo incappare in nuovi controlli di polizia. Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere. A Firenze arrivai in pullman. Rimasi forse quattro, cinque giorni. Poi tornai in Germania»;
il tedesco, commentando quanto dichiarato dal noto terrorista venezuelano Carlos in due interviste (la prima rilasciata a Il Messaggero il 1o marzo del 2000 e la seconda al Corriere della Sera il 23 novembre 2005), secondo il quale Kram sarebbe saltato giù dal treno pochi minuti prima che scoppiasse la bomba (al Corriere della Sera Carlos aveva specificato che quel «compagno» presente alla stazione di Bologna la mattina della strage era in effetti proprio Thomas Kram, dei quale ricordava il nome, e che - come risulterebbe da un rapporto scritto dell'Organizzazione dei Rivoluzionari Internazionalisti (ORI), della quale Carlos era a capo - costui («il compagno tedesco» era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell'esplosione), replicava testuale: «Non arrivai a Bologna "pochi minuti prima dell'esplosione". Avevo non so se una borsa o una valigia, perquisita a Chiasso. Né potevo essere una vittima "predestinata" (come ha ipotizzato Carlos, aggiungendo che Kram sarebbe stato pedinato da agenti dei nostri servizi segreti, nda): nemmeno io sapevo, fino alla sera del primo agosto, che mi sarei fermato a Bologna, e non a Milano» -:
su quali elementi e informazioni il sottosegretario Scotti ha basato la sua risposta all'interpellanza urgente 2-00324 resa durante la seduta del 25 gennaio 2007;
a che ora Kram Thomas Michael, cittadino tedesco, nato a Berlino il 18

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luglio 1948, risulta - sulla base delle informazioni agli atti della Pubblica sicurezza - aver varcato il confine italiano a Chiasso, la mattina del 1o agosto 1980, proveniente da Karlsruhe con treno 201;
se risulta - agli atti della Pubblica sicurezza - che Kram, così come da esito della perquisizione subita la mattina del 1o agosto 1980, avesse al seguito uno o più bagagli (borse, valigie, eccetera);
a che ora Thomas Kram risulta aver preso il treno diretto 307 Chiasso-Milano, sempre il 1o agosto 1980, secondo gli atti della Pubblica sicurezza (polizia di frontiera di Ponte Chiasso);
a che ora del 1o agosto 1980 venne inoltrato alle competenti articolazioni del ministero dell'interno il telex predisposto dal dirigente dell'Ufficio sicurezza di Chiasso Frontiera, dottor Emanuele Marotta in ordine all'arrivo di Thomas Kram in territorio italiano;
se, risulti al Governo che all'epoca delle indagini sulla strage di Bologna, gli organi inquirenti ebbero modo di raccogliere le testimonianze scritte dei tassisti in servizio nei pressi della stazione ferroviaria la mattina del 2 agosto 1980 e se fra queste testimonianze vi sia qualcuno che abbia riferito, a verbale, di aver preso a bordo, quella mattina, un turista tedesco diretto al terminal delle autocorriere;
se agli atti della Pubblica sicurezza risulti che Thomas Kram abbia soggiornato a Firenze il 2 agosto 1980 e i giorni seguenti;
se, più in generale, vi siano tracce di Thomas Kram a Firenze, prima e dopo la strage di Bologna;
se risultino, agli atti della Pubblica sicurezza, eventuali tracce di Thomas Kram (ingressi, soggiorni, pernotti, domicilio, residenza, segnalazioni, permanenza o transito a vario titolo nei nostro territorio) in Italia tra il 2 agosto 1980 e il 4 dicembre 2006, giorno della sua costituzione alle autorità tedesche, così come riportato dalle agenzie di stampa l'11 gennaio 2007.
(2-00766) «Raisi, Lamorte, Ulivi, Lo Presti, Mazzocchi, Mancuso, Alberto Giorgetti, Perina, Contento, Pedrizzi, De Corato, Martinelli, Frassinetti, Angela Napoli, Gamba, Moffa, Holzmann, Cirielli, Bocchino, Proietti Cosimi, Benedetti Valentini, Amoruso, Airaghi, Zacchera, Cosenza, Ciccioli, Patarino, Leo, Giorgio Conte, Consolo, Foti, Filipponio Tatarella, Garnero Santanchè, Angeli, Germontani, Migliori».
 
 
La risposta del Governo ai quesiti dell’interpellanza urgente dovrà avvenire entro la fine di questa settimana.
 

 
 
Bibliografia
 
Sulla presenza di Thomas Kram a Bologna l’1 e il 2 agosto 1980, ovvero in concomitanza con la strage alla stazione, sono state negli anni presentate altre interpellanze parlamentari.
Di seguito una raccolta di link:
 
Fragalà, 28 luglio 2005 (interpellanza urgente 2-01636)
http://legislature.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/btestiatti/2-01636.htm
 
La Russa, 22 novembre 2005 (interpellanza 2-01734)
http://legxv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed733/aurg08.htm
discussione 19 gennaio 2006
http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed733/s460.htm
 
La Russa, 23 gennaio 2007 (interpellanza urgente 2/00324)
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.asp?highLight=0&idAtto=7319&stile=6
Discussione
http://www.camera.it/resoconti/dettaglio_resoconto.asp?idLegislatura=15&idSeduta=0098&resoconto=stenografico&tit=00080&fase=00090
postato da: GabrielParadisi alle ore 03/10/2007 09:01 | Permalink | commenti (139)
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