venerdì, 21 settembre 2007
Treni strettamente sorvegliati…
(by “5 - cinque - 5”)
 
PREMESSA
 
Cari lettori di questo blog, tenetevi forte.
Qui si parla di treni, e probabilmente non è una “coincidenza”, perché credo si possa dire di essere giunti al “capolinea”.
Quanto sarà ora esposto è a nostro avviso di una tale gravità, che ciò che dovrebbe conseguirne non può essere più di competenza di semplici bloggers, ma debba per forza di cose essere seguito dalla magistratura e dagli organi del parlamento.
 
Dallo scorso mese di novembre, una certa informazione nazionale ed internazionale ha compiuto un enorme sforzo per rappresentare le attività in seno alla Commissione Parlamentare “Mitrokhin”, come attività principalmente illegittime e finalizzate alla realizzazione di “falsi dossier” e di “false prove” da usare come strumento politico.
 
Noi ci siamo battuti con ogni forza contro queste accuse rivolte alla Commissione, non ravvisando solide prove o solidi indizi a conferma di tali accuse.
Ci sbagliavamo…
Oggi sappiamo che almeno una manipolazione, una manomissione, ed in verità di eccezionale gravità, c’è effettivamente stata.
Però non commessa da Paolo Guzzanti, o da Mario Scaramella, ma, udite udite, dai Commissari di minoranza nel "Documento conclusivo" (23 marzo 2006).
 
È stata individuata una manipolazione, confrontando la trascrizione di un telex riportata in virgolettato nella Relazione di Minoranza, con il contenuto del medesimo telex così come citato in forma TESTUALE ed INTEGRALE nel documento “RELAZIONE sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980” di Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, depositata agli archivi della Commissione.
 
Quanto ne risulta, è agghiacciante, ed in un paese civile e che funziona, potrebbe sortire a conseguenze clamorose.
 
 
Partiamo dal “reperto”: il Telex della polizia di Frontiera di Ponte Chiasso, del 1° agosto 1980.
Questo è il solo documento (insieme alle allegate pezze giustificative in originale, tipo la fotocopia del biglietto ferroviario acquistato da Thomas Kram in Germania in cui si vede che è salito esattamente sull’Espresso 201 diretto in Italia), al quale tutti si devono per forza di cose riferire. E quindi anche i Commissari dell’allora minoranza.
Il Telex della Polizia di Frontiera di Ponte Chiasso del 1° agosto 1980, trasmesso per competenza a Roma alle varie articolazioni del ministero dell’Interno e alle Questure di Milano e Como, riferisce testuale:
 
“Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco KRAM Thomas Michael nato 18.7.1948 Berlino et residente Bochum (Germania), Pilgrimstrasse 44, munito carta identità tedesca n° G7008331, rilasciata Bochum il 25 marzo 1975. Predetto iscritto R.F. formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”.
Firmato: dirigente Ufficio Sicurezza Chiasso Frontiera MAROTTA.
 
Corretta interpretazione:
Il funzionario di polizia italiano, Marotta, avverte in tempo reale che Kram sta entrando in Italia col treno 307 delle 12,08 (orario di partenza da Chiasso, stazione Internazionale attraversata dal confine italo/svizzero), diretto a Milano (dove arriverà se il treno è in orario alle 12,57). Il Telex dichiara anche che Kram era stato precedentemente sottoposto a perquisizione sotto aspetto doganale, appena giunto a Chiasso col treno 201 delle 10,30 proveniente da Karlsruhe.
 
La frase iniziale (“Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano”) se usata asetticamente avulsa dal resto del Telex e non ragionando su dove ci si trova, sembrerebbe da sola dimostrare che Kram arrivando dopo mezzogiorno in Italia, trattenuto per ore dalle autorità; non sarebbe riuscito a giungere a Firenze prima della mezzanotte. Con questo stratagemma, dunque, si avvalla il suo alibi laddove egli sostiene di essersi “dovuto” fermare a Bologna la notte precedente la strage solo a causa di quel “contrattempo” a Chiasso.
 
E infatti nella Relazione di minoranza (pag. 231) si riporta:
«Secondo quanto riferito nel telegramma datato 1°agosto 1980 e nella raccomandata datata 2 agosto 1980 dal dirigente dell'ufficio sicurezza Chiasso Frontiera, Thomas Kram entra in territorio italiano il 1° agosto 1980, alle ore 12,08, proveniente da Karlsruhe e diretto a Milano».
 
Gli autori della Relazione di minoranza (commissari e consulenti) possono decidere “legittimamente” (e lo faranno) di ignorare il riscontro e l’analisi degli orari ferroviari, dai quali facilmente si poteva ricostruire - senza alcun dubbio - la cronologia esatta degli eventi. Noi viceversa questa verifica la facciamo.
 
Analisi dell’Orario Ferroviario.
Il Telex cita due treni: il 201 e il 307.
Il 201 (Holland-Italien Express) parte da Amsterdam, transita da Colonia e da Karlsruhe e arriva a Chiasso (Versante Svizzero) intorno alle 10,12 del 1° agosto 1980; alle 10,30 dopo i controlli doganali, il treno entra nel versante italiano della stazione. Il treno 307 (Diretto) parte da Chiasso (Versante italiano della stazione) alle 12,13 dopo esserci arrivato alle 12,08 e giunge a Milano alle 12,57.
 
È dunque vero che alle ore 12,08 Kram “entra in Italia diretto a Milano”, ma solo perché a Chiasso (che ripetiamo è attraversata dal confine) è stato fatto salire dagli agenti della Polizia di Frontiera, sul treno 307 che entra in territorio italiano (il versante italiano della stazione) alle 12,08, treno che lo farà giungere a Milano alle 12,57.
In realtà, da Karlsruhe Kram è arrivato col treno 201 e, infatti, giustamente Marotta scrive sul Telex: “Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”, dove “qui sta ovviamente per Chiasso ed è dunque in quel momento (alle ore 10,30) che viene fermato e sottoposto a perquisizione.
 
Invece nella Relazione di minoranza si legge (pag. 230) [il virgolettato è attribuito al telegramma,del tutto privo di puntini di sospensione, quindi da considerare trascrizione letterale, Ndr]:
 
«1° agosto 1980. Il capo dell' Ufficio sicurezza Chiasso Frontiera, Emanuele Marotta, a mezzo telegramma, informa Polintemi, Polzona, questure di Roma, Milano, Como che Kram è entrato in territorio italiano. Il dirigente riferisce che "con il treno n. 307, alle ore 12,08 legali, Kram è entrato in Italia diretto a Milano; è munito di Carta d'identità tedesca nr. G7008331 rilasciata a Bochum 25.3.75; è stato sottoposto a perquisizione con esito negativo. È giunto a Milano con treno nr. 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsruhe". Kram, quindi, proveniente da Karlsruhe, varca la frontiera italiana alle "12,08 legali" del 1° agosto, diretto a Milano, ed è identificato e sottoposto a perquisizione come prevede l'iscrizione del suo nominativo in Rubrica di frontiera».
 
Da notare il “ed è identificato” che suppone una ben precisa sequenza temporale rispetto alla precedente azione di ingresso in Italia; facendo così intendere che se Kram viene perquisito per ore dopo le 12,08 orario d’ingresso in Italia, non era di certo in grado di giungere a Firenze.
 
Ora, come si fa a depotenziare la frase (“Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”), che inequivocabilmente fissa alle 10,30 l’arrivo di Kram al posto di frontiera e che quindi fissa alle 10,30 (e non alle 12,08!) l’inizio del suo fermo e perquisizione?
Semplice.
La frase la si modifica, ignorando (o premeditando) le gravi implicazioni che ciò innesca, ma che sono spiegabili solo consultando gli orari dei treni.
La frase del Telex:
“Medesimo est qui [Chiasso, Ndr] giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”,
pertanto diventa:
È giunto a Milano [Sic] con treno n. 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsruhe".
 
Gli aspetti inquietanti della vicenda riguardano anche, e soprattutto, due interviste comparse, rispettivamente, prima e dopo la pubblicazione della Relazione di minoranza (23 marzo 2006).
La prima sembra preparare il terreno a ciò che verrà scritto.
La seconda “interpreta” in maniera palese ciò che si voleva far credere.
 
1) - Il 1° dicembre 2005, Primo Di Nicola in un suo articolo su L'espresso dal titolo "Teorema Mitrokhin" (http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=6803), intervistando Fedora Raugei (che ha contribuito alla stesura della Relazione di Minoranza), scrive:
«Il 1° agosto 1980, il posto di frontiera di Chiasso informa il Ministero che con treno 307, alle 12,08 Kram entra in Italia diretto a Milano. Viene anche perquisito con esito negativo».
Anche in questo caso, si dichiara ciò che verrà lasciato intendere nella Relazione e cioè che Kram viene perquisito dopo le 12,08.
 
2) - Il 1° agosto 2007, Guido Ambrosino da Berlino in un suo articolo-intervista su il manifesto dal titolo “L’ultimo depistaggio”
(http://www.errenews.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=611), intervistando lo stesso Kram, scrive:
«Arrivato a Chiasso il primo agosto “alle ore 12,08 legali”, secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin [strano peraltro che Kram per rievocare ciò che accadde si senta in obbligo di citare la Relazione di minoranza con le stesse parole, Ndr], mi fecero scendere dal treno. Dovevano avere avuto una segnalazione dalla Germania»… «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riusciì a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna».
Ciò che nella Relazione i commissari non potevano scrivere apertamente, viene fatto dire a Kram di persona.
 
Il Kram (come ha ben spiegato il funzionario di polizia Marotta) arriva a Milano col treno 307, dunque intorno alle ore 13.
 
Dalle 13,20 in poi abbiamo riscontrato almeno 16 (sedici) treni che avrebbero permesso al terrorista tedesco di giungere a Bologna prima dell’una di notte (ore 0,57, orario d’arrivo dell’ultimo treno); con ben 9 (nove) coincidenze utili da Bologna per giungere a Firenze entro le 23,08 del 1° agosto.
 
 
CONCLUSIONI
 
1)       Nella relazione finale di minoranza della Commissione Parlamentare “Mitrokhin” è riportato in virgolettato (e quindi con presunzione di fedele testualità) un telex (erroneamente definito telegramma) proveniente dalla polizia di frontiera di Chiasso GRAVEMENTE MANIPOLATO rispetto al testo originale.
2)       La manipolazione inquina gravemente la narrazione dei fatti. Si attribuisce a Kram il trasferimento da Chiasso a Milano con treno 201 da Karlsruhe ed arrivo a Milano ad orario imprecisato, mentre invece Kram è giunto a Milano alle 12,57 con treno diretto ITALIANO n° 307.
3)       Tra le 12,57 del 1° agosto (ora di arrivo in Milano) e le 00,57 (ora presumibile di arrivo in albergo a Bologna) intercorrono esattamente 12 ore.
4)       Kram nell’intervista al Manifesto mente, basandosi sul testo del telex così come trascritto nella relazione di minoranza della Commissione Parlamentare (cui infatti egli, guarda caso, si richiama esplicitamente), e smentito invece dal telex originale, cioè nella sua narrazione fedele e priva di manomissioni. Egli afferma di essere stato perquisito alla dogana dopo le 12,08 e di essere stato ivi trattenuto alcune ore, non riuscendo successivamente a fare di meglio che raggiungere Bologna dopo la mezzanotte, ove avrebbe dovuto per forza sostare allo scopo di dormire in albergo. Si tratta di una clamorosa bugia perché in realtà “12,08” rappresenta l’orario di partenza da Chiasso del diretto 307, giunto a Milano alle 12,57.
 

 

PS

Merita un'attenta lettura il commento #65 di Sextus. Nella sua "Filologia non classica applicata", tra le altre cose, egli evidenzia una "sostituzione" di preposizioni che altera in maniera eclatante il significato dell'intero testo:

"Se si prescinde dalle intenzioni che hanno mosso i commissari di minoranza (mi è venuto di pensare anche ad una sorta di “autoinganno quasi inconsapevole”) e da tutte le numerose alterazioni classificabili come “minuzie”, che non alterano il contenuto sostanziale del telex, sta di fatto che rimangono due punti fondamentali. A me pare che l’ “alterazione” più significativa, forse anche di più della “pesante” sostituzione di “Medesimo est qui giunto” di [1=testo del telex] con “È giunto a Milano” di [2a=“trascrizione” dei commissari di minoranza], sia l’intervento nella prima riga di [2a], vale a dire la “creazione” (qui il termine mi sembra appropriato) dell’inciso “, alle ore 12,08 legali,”, mediante l’introduzione di due virgole (dopo “307” e “legali”) che non ci sono in [1], e con la sostituzione della preposizione “delle” di [1] con “alle” di [2a].

Questa “modificazione”, all’apparenza, forse, non particolarmente evidente, è quella che poi “produce” di fatto l’effetto (voluto o non voluto, poco importa) più importante. Nel testo di [1], infatti (“Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne”), la specificazione “delle ore 12,08 legali odierne” si riferisce chiaramente al “treno 307”, mentre in [2a] la creazione dell’inciso “, alle ore 12,08 legali,” finisce per riferirsi a Kram, nome che viene spostato rispetto alla sua collocazione in [1]. Si “crea” così il risultato (ribadisco, voluto o non voluto, poco importa) che l’entrata (nel senso di transito) di Kram in Italia diventa la sua “sosta”, a partire (apparentemente) appunto dalle ore 12,08. Effetto rafforzato poi, medianti i tagli del testo di [1] non segnalati in [2a], dalla citazione della sua perquisizione"
  

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/09/2007 19:51 | Permalink | commenti (769)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
lunedì, 10 settembre 2007
Il “Patto”, terza parte
di François de Quengo de Tonquédec

Aggiornamento del 13 settembre 2007:
Con la consueta accuratezza l’amico Sextus ha proseguito la ricerca iniziata da François scoprendo un piccolo dettaglio di un certo interesse che val la pena pubblicare.
 
…A proposito della ipotetica presenza della Fröhlich a Bologna, nell’articolo si cita la dichiarazione resa alla Digos di Bologna da Rodolfo Bulgini il 28 giugno 1982; il testo della citazione è tratto dal Documento conclusivo di minoranza (2006), pp. 239-240 della Commissione Mitrokhin. Va fatto notare che i commissari di minoranza hanno operato un taglio nel testo della deposizione. Ecco il punto incriminato:

"La vidi per la prima volta il pomeriggio del 1° agosto 1980 verso le ore 18,00 e parlava con un portiere di cui adesso non ricordo il nome [...]. La donna...”.

Il testo nascosto dentro alla parentesi quadra è reperibile nel parallelo Documento conclusivo di maggioranza (2006) della stessa Commissione. Alla nota 54 di p. 296, che riporta la medesima deposizione di Bulgini, si legge quanto segue a proposito del testo espunto:

Venni a sapere pochi giorni dopo che questa donna si fece portare una valigia alla stazione da un facchino e questo successe sicuramente il giorno precedente alla strage”.

La deposizione, così ricomposta, è pertanto la seguente:

Ricordo che questa donna parlava in lingua italiana con un forte accento tedesco ed era la prima volta che veniva a mangiare in questo Hotel. La vidi la prima volta il pomeriggio del 1° agosto 1980 verso le ore 18 e parlava con il portiere di cui adesso non ricordo il nome. Venni a sapere pochi giorni dopo che questa donna si fece portare una valigia alla stazione da un facchino e questo successe sicuramente il giorno precedente alla strage. La donna ritornò all'Hotel Jolly il 2 agosto 1980 a mangiare e ricordo che effettuò parecchie telefonate. Rammento che la donna era particolarmente euforica […] aveva effettuato tutte le telefonate per informarsi se il treno che era arrivato sul primo binario e che era stato investito dai detriti della bomba trasportasse i suoi due figli […] Ricordo che la donna aveva oltre i trenta anni”.

Sul punto specifico, occorre necessariamente rimanere cauti, però alcune considerazioni del tutto ipotetiche si possono fare.

Se la persona indicata da Bulgini era effettivamente la Fröhlich la faccenda della valigia potrebbe essere rilevante.
Se non era la Fröhlich, ma persona estranea alla strage, nessuna rilevanza.
Si potrebbe anche pensare a persona diversa dalla Fröhlich, ma implicata, e la cosa potrebbe tornare ad avere un qualche peso.

Altre riflessioni in libertà.
C’è da immaginarsi che nessuno degli investigatori abbia sentito il portiere nominato da Bulgini per provare a saperne di più: dove portò esattamente la valigia?
È comunque un po’ strano che una persona faccia portare una valigia in stazione il 1° agosto e non parta quel giorno, ma il 2 ritorni nello stesso albergo.
Ai non bolognesi è forse il caso di ricordare che l’Hotel Jolly è nei pressi della stazione, praticamente di fronte, tra la fine di via dell’Indipendenza e il piazzale della stazione.

Non servirà a spiegare cosa è successo alla stazione, ma forse a cestinare l'ultimo depistaggio”.
Con questa frase si chiude un’articolo-intervista a Thomas Kram, l’ex appartenente alle Cellule Rivoluzionarie presente a Bologna il 2 Agosto 1980, pubblicato su Il Manifesto l’1 Agosto di quest’anno.
Già, i depistaggi, la P2, i servizi deviati, Gelli, Pazienza, quante volte ne abbiamo sentito parlare?
Il patto siglato da Aldo Moro con i palestinesi attraverso Stefano Giovannone? Tutte frottole, fumo negli occhi, i palestinesi non c’entrano nulla e i depistaggi dei piduisti servivano a proteggere i fascisti responsabili ed i loro mandanti, ossia quella parte di Stato deviata, stragista e golpista che ruotava intorno al “Venerabile” di Castiglion Fibocchi. Sono andate davvero così le cose? In parte si, i depistaggi fatti dai servizi segreti sono esistiti davvero, ma vedendo dove hanno tentato di indirizzare le indagini e chi sono gli autori offrono non poche sorprese, vediamole, ripartendo da dove ci eravamo interrotti, ossia l’eventuale presenza di Christa Margot Fröhlich a Bologna il giorno della strage.
Il 22 giugno 1982, 4 giorni dopo l’arresto della Fröhlich avvenuto all’Aeroporto di Fiumicino dove venne scoperta con una valigia contenente dell’esplosivo, un cameriere dell’Hotel Jolly De La Gare di Bologna riconosce dalla foto sui quotidiani “Heidi” Fröhlich come la donna presente nell’albergo dove lavorava il 2 Agosto 1980. Il 28 Giugno si reca presso gli uffici della DIGOS di Bologna dove rende spontanee dichiarazioni testimoniali riportate dal documento conclusivo di minoranza in Commissione Mitrokhin (pagine 239-240):
“Venivo colpito dalla fotografia di questa doma in quanto notavo una certa somiglianza tra questa fotografia e una donna che due anni fa circa era stata a mangiare all'Hotel Yolly [sic] e precisamente nel periodo precedente la strage alla stazione di Bologna. Ricordo che questa donna parlava in lingua italiana con un forte accento tedesco ed era la prima volta che veniva a mangiare in questo hotel”
 
“La vidi per la prima volta il pomeriggio del 1° Agosto 1980 verso le ore 18,00 e parlava con un portiere di cui adesso non ricordo il nome [...] La donna ritornò all'hotel Yolly il 2 agosto 1980 a mangiare e ricordo che effettuò parecchie telefonate, rammento che la donna era particolarmente euforica [….] cercava con insistenza di conversare con me e mi riferì che lei abitava a Idice, che era stata ballerina al Joker Yolly quattro anni prima e che aveva effettuato tutte le telefonate per informarsi se il treno che era arrivato sul primo binario e che era stato investito dai detriti della bomba trasportasse i suoi figli".
 
Sempre il documento conclusivo di minoranza riporta un sunto degli accertamenti svolti, chiudendolo con un dettaglio che pare dimostrare l’inattendibilità della testimonianza:
 
“I1 25 giugno 1982, il capo della Polizia Giovanni Coronas invia a tutti i questori la richiesta di segnalare alla questura di Roma e agli Interni Sicurezza eventuali tracce di "soggiorno o transito" della Frolich. Non solo a questo nome, ma anche ai nomi falsi contenuti nei due passaporti trovati in possesso della terrorista al momento del suo arresto avvenuto pochi giorni prima, all'aeroporto di Fiumicino, il 18 giugno. I1 6 luglio 1982, in base alle dichiarazioni spontanee rese dal signor Bulgini, l'ufficio Istruzione della Procura di Bologna chiede al dirigente della DIGOS della locale Questura di accertare la presenza della Fröhlich ad Idice di S. Lazzaro e se ella abbia lavorato come ballerina al Jocker Yolly, intorno al 1978, e cioè nel periodo indicato dal signor Bulgini. In data 12 ottobre 1982, la DIGOS risponde che gli accertamenti svolti hanno dato esito negativo. A ciò si aggiunge il dato che l'attività del citato Jocker Jolly, la cui attività è iniziata il 4 luglio 1960 è cessata il 5 dicembre 1976.”
 
Apparentemente quindi, con buona pace dei depistatori complottisti, “Heidi” Fröhlich non può essere la donna riconosciuta dal cameriere, anzi, la testimonianza è probabilmente un bufala, visto che “nel periodo indicato dal signor Bulgini”, il locale dove avrebbe dovuto lavorare la terrorista tedesca era già chiuso.
 
Apparentemente appunto, visto che il testimone non ha mai dichiarato che la Fröhlich aveva lavorato in quel locale nel 1978, ma nel 1976!
Rileggendo lo stralcio del verbale della deposizione del 1982, infatti si legge:
“mi riferì (nel 1980 Ndr) che lei abitava a Idice, che era stata ballerina al Joker Jolly quattro anni prima”. In poche parole, la DIGOS ha sbagliato anno, compiendo gli accertamenti come se il teste avesse dichiarato “mi riferì che lei abitava a Idice, che era stata ballerina al Joker Jolly quattro anni fa” e non “quattro anni prima”.
 
Un errore grossolano, che fa il paio con quello avvenuto negli anni ’80 ad opera del Ministero dell’Interno, che tiene sotto controllo Thomas Kram  in quanto estremista di destra, più esattamente, in un documento inviato dalla Questura di Bologna alla Procura della Repubblica della stessa città si legge:
“Al CED il prefato (ossia Kram Ndr) risulta: in data 29 Aprile 1983 inserito vigilanza e segnalazione dal Servizio di sicurezza del Ministero dell’Interno quale estremista di destra; in data 14 novembre 1985 inserito quale soggetto eversivo in ambito di terrorismo internazionale” (cfr. R. Bocca, "Tutta un’altra strage", BUR, pag. 236).
 
Come un estremista di sinistra tedesco per i nostri servizi diventi di destra dopo che è stata resa nota la sua presenza a Bologna è un mistero. Thomas Kram infatti era già noto alle autorità italiane da prima della strage di Bologna, difatti il 1° Agosto 1980 fu fermato e trattenuto alla frontiera di Chiasso per dei lunghi accertamenti, durante i quali dichiarò che la sua destinazione in Italia era Milano, dove avrebbe dovuto incontrarsi con una certa Heidi, nome rinvenuto su un appunto in suo possesso durante la perquisizione. La Polizia di Frontiera allertò le prefetture di Como (presumibilmente perché lungo il percorso del treno) e di Milano, ovviamente non quelle delle altre città, ad eccezione di quella di Roma.
 
Forse queste sviste delle autorità vanno collocate nell’ampio quadro dei depistaggi “di Stato”, che come abbiamo già detto, secondo la convinzione di molti servivano a salvare i veri responsabili, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, ed i loro mandanti, la P2.
 
In realtà la famigerata “pista libanese”, primo depistaggio a mezzo stampa operato sulla strage mirava più a trovare dei mandanti ai due neofascisti accusati, visto che faceva riferimento a un’organizzazione  terroristica internazionale che addestrava in campi situati in Libano terroristi con lo scopo di restaurare il nazifascismo. 
 
La notizia, successivamente confermata dal SISMI del Generale Giuseppe Santovito, (tessera P2 1630, nominato ai vertici del SISMI con il pieno accordo di Ugo Pecchioli, PCI, dal 1977 al 1979 vicepresidente del COPACO Ndr) fu data la prima volta da una giornalista del Corriere del Ticino, Rita Porena, che sul suo giornale, il 19 settembre 1980 intervista a Abu Ayad, dirigente di Al Fatah, nonché capo dei servizi segreti dell’OLP che dichiara appunto l’esistenza di questi campi di addestramento controllati dalla destra maronita, aggiungendo che durante gli addestramenti “il gruppo tedesco ha discusso con gli italiani la strategia per restaurare il nazifascismo” e che i neofascisti italiani “hanno affermato che il loro maggior nemico è rappresentato dal Partito Comunista e dalla sinistra in generale, perciò avrebbero cominciato con un grosso attentato a Bologna, città amministrata dalla sinistra”.
Dagli atti dell’inchiesta di Bologna è emerso che Rita Porena era legata al Sismi, in particolare al Colonnello Giovannone, ossia all’autore insieme a Moro dell’ormai famoso “patto”.
(cfr. R. Bocca, "Tutta un’altra strage", BUR, pagg. 123-124).
 
Come tutto questo si possa classificare come un depistaggio per proteggere i neofascisti dei NAR è difficile da capire, ancora meno se si aggiunge al quadro la vicenda della valigia rinvenuta, su segnalazione del SISMI, il 13 Gennaio 1981 alla stazione di Bologna sul treno 514 diretto a Milano, contenente un mitra, un fucile, 7 etti di esplosivo, due passamontagna, dei guanti, dei giornali francesi e tedeschi e due biglietti aerei, uno Milano Monaco intestato a Dimitris Martin, l’altro Milano Parigi intestato a Legrand Raphael, rilasciati il giorno precedente dall’agenzia Morfini di Bari. Alla successiva richiesta di notizie inviata da parte della procura del capoluogo emiliano il SISMI, nella persona del Generale Santovito risponderà che a comprare quei biglietti era stato Giorgio Vale, appartenente prima a Terza posizione e poi ai NAR di Mambro e Fioravanti, che avrebbe tenuto i contatti con il gruppo francese FANE e con quello tedesco Hoffmann.
 
Hoffmann, secondo l’articolo del Corriere del Ticino scritto dalla giornalista legata (e secondo alcuni a libro paga) al Colonnello Giovannone citato prima era il capo del gruppo tedesco che si addestrava insieme agli italiani in Libano.
Per questa falsa pista, che parlava di una fantomatica operazione “terrore sui treni” sono stati condannati per depistaggio: Francesco Pazienza, Licio Gelli, il Generale Pietro Musumeci e il Colonnello Giuseppe Belmonte, gli ultimi due in forza al SISMI.
 
Giorgio Vale, risultato poi del tutto estraneo e vittima di una macchinazione del SISMI, morirà, ufficialmente per suicidio, durante un conflitto a fuoco con la Polizia che fece irruzione nell’appartamento dove era rifugiato mentre i suoi famigliari e i suoi legali trattavano con le autorità per farlo costituire senza spargimento di sangue. Durante il conflitto a fuoco vennero sparati oltre 140 colpi.
 
Una piccola nota per chiudere il capitolo dei depistaggi “storici”: l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, afferma, nell’intervista rilasciata a Riccardo Bocca per il suo libro “Tutta un’altra strage”, di aver conosciuto Yasser Arafat nell’appartamento di rappresentanza del Generale Santovito.
 
Veniamo all’ ”ultimo depistaggio” ossia agli “scoop” dell’estate che hanno definito tale la pista palestinese portata avanti sia dalla Commissione Mitrokhin, e considerata come assolutamente da approfondire dal giornalista del Manifesto Andrea Colombo, autore, insieme a Mambro e Fioravanti del libro “Storia nera”.
 
Il 28 giugno 2007 L’Espresso ha pubblicato il primo capitolo del libro di Riccardo Bocca, nel quale appare una misteriosa nonché anonima testimone che afferma di aver visto qualcosa di strano il 2 agosto 1980 fuori dalla stazione di Bologna subito prima dello scoppio:
 
"Per qualche minuto rimasi davanti alla stazione, ad aspettare il pullman. Poi mi sedetti sull'aiuola al centro della piazza, e a pochi metri da me, sull'erba, notai un ragazzo e una ragazza vestiti in modo assurdo, vista l'afa che c'era. Avevano pantaloni a tre quarti da montagna, calzettoni di lana e scarponi. In particolare, la ragazza indossava calzoni verde militare, calzettoni rossi, una maglietta bianca, uno zaino, e aveva a fianco un golf o un giacchino tirolese. Quanto al ragazzo, ricordo la sua giacca, che non era il classico modello italiano, ma anch'esso tirolese. Una tenuta così eccentrica che pensai: 'Non sembrano nemmeno tedeschi...!'; un'espressione emiliana per sottolineare quanto invece lo apparissero, almeno sotto il profilo dell'abbigliamento. Per il resto erano italiani al cento per cento, con i capelli castani - lei lunghi fino al collo - e i nostri tipici volti".
Questa testimonianza, che pare essere una risposta alle dichiarazioni del figlio di Massimo Sparti (il superteste che dichiarò di aver saputo da Fioravanti che lui e la Mambro erano gli autori della strage Ndr) che ha recentemente affermato che la testimonianza del padre era un falso.
Massimo Sparti (legato alla Banda della Magliana, a sua volta legata alla P2 autrice dei depistaggi di cui abbiamo parlato), ha affermato che Fioravanti si rivolse a lui per dei documenti falsi per la sua compagna:
"Valerio si presentò a casa mia con la Mambro che io non conoscevo, e mi parlò di questa in termini elogiativi, dicendo che aveva trovato la donna della sua vita e che si trattava di una ragazza decisa e coraggiosa. Mi disse pure che era stata fidanzata con un 'coglione', e che adesso stava con lui. Riferendosi alla strage mi disse testualmente: 'Hai visto che botto?', e aggiunse che a Bologna si era vestito in modo da sembrare un turista tedesco, mentre la Mambro poteva esser stata notata, per cui aveva bisogno urgentissimo di documenti falsi e le aveva fatto tingere i capelli".
 
Di seguito la ricostruzione di quello che fece la testimone dopo aver appreso nel 1982, della testimonianza di Sparti dai giornali, così come la ricostruisce Bocca nel suo libro:
"Andai a Bologna", dice, "per partecipare a una riunione dell'Associazione dei familiari delle vittime. Presi da parte l'allora presidente Torquato Secci con il vice Paolo Bolognesi, e raccontai tutto".
"Restammo sbalorditi", conferma l'attuale presidente Bolognesi, fin qui in silenzio durante il mio incontro con la testimone. "Le dicemmo che con quel genere di cose non si scherzava, che doveva andare dagli inquirenti. Poi contattammo l'avvocato dell'associazione, Laura Grassi, e la pregammo di concordare un appuntamento".
Ciò che succede di lì a pochi giorni, lo ricostruisce la signora: "Da principio raccontai agli inquirenti quello che ricordavo del 2 agosto. Poi mi mostrarono delle fotografie segnaletiche con volti di donna, e mi chiesero se ne riconoscevo qualcuno. Presi in mano quelle immagini in bianco e nero, le guardai con attenzione e dissi: 'Lei', indicando uno dei ritratti. 'Questa ragazza mi pare proprio di riconoscerla...'".
In verità, precisa oggi, "ricordavo un volto appena più paffuto, più in carne, ma i lineamenti erano quelli".
Quanto basta per provocare la reazione di chi la interroga: "Signora, ma questa è la Mambro!", le dicono. Dopodiché le chiedono dove l'avesse vista, quella ragazza, ottenendo però una risposta vaga: "Non spiegai", ammette la signora, "che la donna nella fotografia era la stessa della stazione di Bologna. Dissi invece che non sapevo con certezza dove l'avessi notata: forse in televisione, o sui giornali...". "Insomma", commenta Bolognesi, "quando si è trovata a sottoscrivere un verbale, la signora non l'ha fatto, non se l'è sentita. O almeno questo è ciò che noi dell'Associazione abbiamo saputo tempo dopo, da altre fonti".

In effetti,
su questo punto la signora non è precisa. Si rifugia dietro il tempo passato, nei buchi di memoria che ha allargato per rimuovere le preoccupazioni. Ma ciò che è disposta a dire, ventisette anni dopo la strage, è comunque importante. "In effetti", ammette, "collegai il volto della Mambro alla giovane sull'aiuola della stazione. Non solo: misi in relazione il suo volto al corpo, del quale avevo notato il generoso seno". Un collegamento, precisa, "che mi è venuto dopo l'interrogatorio, quando è scemata l'angoscia per quello che stava succedendo".
Alcune stranezze: dalle cronache processuali risulta che tutti i feriti (e la signora dichiara di essere stata ricoverata in ospedale dove sono state raccolte dagli inquirenti le sue prime dichiarazioni) furono convocati in aula, e che nessuno abbia riconosciuto i due imputati, quindi la signora oltre a non aver firmato il verbale avrebbe reso falsa testimonianza. Inoltre l’associazione familiari delle vittime non avrebbe mai rivelato queste informazioni, nemmeno al rappresentante della pubblica accusa, ufficialmente perché non avrebbe mai confermato i fatti pubblicamente.
Rimane però strano che mentre la difesa cercava di smontare in tutti i modi la testimonianza di Sparti nessuno abbia fatto partecipe, magari informalmente, il rappresentante della pubblica accusa, tanto più che le riunioni tra la pubblica accusa e le parti civili sono un fatto noto e documentato.
Inoltre, questa testimonianza, pur confermando la presenza di Mambro e Fioravanti, contrasta in parte con la ricostruzione di Sparti, visto che a suo dire l’unico vestito da Tirolese sarebbe stato Fioravanti, mentre la Mambro, evidentemente vestita in modo “normale” rischiava di essere riconosciuta. Anche la presenza di un “uomo” insieme ai due neofascisti contrasta con la ricostruzione fatta dai magistrati bolognesi, per i quali il terzo uomo del gruppo era Luigi Ciavardini, all’epoca diciassettenne.
L’altro scoop dell’estate, come già accennato, è l’articolo de Il Manifesto del 1° Agosto 2007, intitolato “Bologna, l'ultimo depistaggio”, nel quale, intervistato dal giornalista Guido Ambrosino, Thomas Kram ricostruisce la sua presenza a Bologna il 2 agosto 1980:
«Ho scoperto su internet che la bomba potrei averla messa io. Un'assurdità, sostenuta addirittura da una commissione d'inchiesta del parlamento italiano, o meglio dalla sua maggioranza di centrodestra, nel dicembre 2004. Deputati di An, e altri critici delle sentenze che hanno condannato per quella strage i neofascisti Fioravanti e Mambro, rimproverano agli inquirenti di non aver indagato sulla mia presenza a Bologna». Per Kram è una polemica pretestuosa: «Non sono io il mistero da svelare. Non lo credono nemmeno i commissari di minoranza della Mitrokhin. Viaggiavo con documenti autentici. La polizia italiana mi controllava, sapeva in che albergo avevo dormito a Bologna, il giorno prima mi aveva fermato a Chiasso. Come corriere per una bomba non ero proprio adatto».
Quello che Kram non dice è che, come ricostruito dal documento conclusivo di minoranza in Commissione Mitrokhin, nessuno sospettava minimamente che Kram fosse diretto a Bologna, visto che alla frontiera aveva dichiarato di essere diretto a Milano, inoltre Kram si registrò in albergo dopo la mezzanotte del 2 Agosto, quindi il suo nominativo fu consegnato dall’albergo dove Kram alloggiò alla Questura bolognese solo la mattina successiva, ossia nel pieno del caos di quella tragica mattina. La Questura informerà infatti la DIGOS e il Ministero degli Interni della presenza di Kram a Bologna, solo il 7 Agosto.   (cfr. Documento conclusivo di minoranza della Commissione Mitrokhin, pagg. 229-232)
L’articolo prosegue così:
Un viaggio in Italia
Agosto, tempo di vacanze. Kram voleva rivedere amici conosciuti a Perugia dove aveva frequentato due corsi d'italiano, dal settembre al dicembre 1979, e dal gennaio al marzo 1980. «A Milano mi aveva invitato un'austriaca, che lì insegnava tedesco. Avrei pernottato da lei e il giorno dopo avrei proseguito per Firenze».
«Arrivato a Chiasso il primo agosto 'alle ore 12,08 legali', secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno. Dovevano avere avuto una segnalazione dalla Germania». Sin dal novembre 1979, quando soggiornava a Perugia, Kram era sorvegliato in Italia su richiesta del Bundeskriminalamt, che lo sospettava di favoreggiamento delle Cellule rivoluzionarie. «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna».
All'albergo Centrale, in via della Zecca 2, è registrato l'arrivo. Su una piantina di Bologna, Kram ricostruisce il percorso del giorno dopo: «Mi svegliai tardi, feci colazione in qualche caffè vicino Piazza Maggiore. Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada, forse via dell'Indipendenza. Le sirene tranciavano l'aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiare di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave».
«Non mi avvicinai. Dopo l'esperienza del giorno prima a Chiasso non volevo incappare in nuovi controlli di polizia. Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere. A Firenze arrivai in pullman. Rimasi forse quattro, cinque giorni. Poi tornai in Germania».

Ricostruiamo anche noi su una piantina di Bologna, o meglio su una foto aerea il percorso di Kram quella mattina:

Il punto 1 è Piazza Maggiore, punto di riferimento dato da Kram per il suo percorso verso la stazione ferroviaria, in effetti il suo albergo, l'Hotel Centrale (punto 2) è in Via della Zecca vicinissimo alla piazza.
Via dell’indipendenza è la strada che parte dall’angolo in alto a sinistra (guardando la foto) di Piazza Maggiore, e arriva quasi davanti alla stazione ferroviaria, ma soprattutto arriva a pochi metri dalla stazione delle autocorriere.
Come si vede chiaramente, Kram non poteva in nessun modo vedere da lontano i mezzi di soccorso sul piazzale della stazione, per farlo doveva essere in fondo a Via dell’Indipendenza, quindi davanti al posto dove si sarebbe, a suo dire, fatto accompagnare in taxi.
Impensabile. Anche perché i taxi più vicini erano quelli del parcheggio davanti alla stazione, che dopo il crollo della sala d’aspetto erano sommersi dai detriti. Anche due taxisti risultarono tra le 85 vittime della strage.
Quella mattina dopo l’esplosione persino gli Autobus scaricarono i passeggeri e trasportarono feriti o morti. I taxi, a Bologna, quella mattina non girarono. Soprattutto a ridosso della stazione e soprattutto per percorsi di pochi metri.
Dall’immagine aerea si vede anche chiaramente che nessuna delle strade che dal centro della città porta verso la Stazione permette una visuale “da lontano” del piazzale della stazione. Per vedere i mezzi di soccorso Kram doveva essere praticamente davanti alla stazione delle corriere dove dice di essersi fatto accompagnare in taxi. Ma c’è di più.

Thomas Kram sostiene che doveva fare tappa a Milano per incontrare un’amica, che dagli accertamenti fatti sul suo conto risulta chiamarsi Heidi. Heidi e’ il nome “di battaglia” di Christa  Margot Fröhlich, era con lei che doveva incontrarsi a Milano? Ovviamente i due smentiscono, ma l’arrivo di Kram in albergo dopo la mezzanotte pare incompatibile con la ricostruzione dei fatti che ha dato al Manifesto.

Il treno 307 delle 12.08 legali con il quale Kram proseguì il suo viaggio dopo i controlli alla frontiera impiegava circa 50 minuti ad arrivare da Ponte Chiasso a Milano (cfr. Orario Ferroviario Pozzo 1975/76, posticipato di un ora perché con ora solare), quindi se Kram, che era già in ritardo di un’ora e mezzo rispetto all’arrivo previsto con il treno 201 dal quale era stato fatto scendere per i controlli, non era in grado di rintracciare la sua amica come da lui affermato aveva tutto il tempo di raggiungere Firenze ben prima della mezzanotte, ora della sua registrazione in albergo a Bologna, quindi la spiegazione di essersi fermato in quella città perché sarebbe arrivato troppo tardi a Firenze non sta in piedi. Cosa ha fatto in tutto quel tempo? E per finire, è mai andato a Firenze?
Dopo la notte trascorsa all’Hotel Centrale a Bologna non c’è più nessuna traccia documentale della presenza di Kram in Italia, eppure lui stesso parlando del suo soggiorno a Firenze fa riferimento all’albergo come luogo di pernottamento. Come mai non c’è nessuna traccia di questo passaggio negli accertamenti svolti su di lui dalla DIGOS?
Non ha dormito in albergo? Non si è registrato? Si è registrato sotto falso nome? Non è mai andato a Firenze ma ha lasciato l’Italia in fretta e furia?
Probabilmente sono passati troppi anni per saperlo, ma una cosa sembra sicura: il titolo “l’ultimo depistaggio” è davvero azzeccato per quell’articolo del Manifesto.
 

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/09/2007 09:15 | Permalink | commenti (549)
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