venerdì, 25 maggio 2007

“Compagni”, vogliamo dire qualcosa di sinistra?

Il 23 maggio 2007 a commento della sentenza del Tribunale di Teramo che ha assolto i quattro ucraini trasportatori delle “rugginose granate”, Carlo Bonini pubblica un articolo intitolato “L' attentato a Guzzanti? Un' invenzione”.

Il Senatore risponde con una lettera che gli viene pubblicata il giorno successivo ed alla quale Bonini replica a suo modo.

Questa mattina a pagina 34 de La Repubblica c’è la lettera che ieri il Senatore Guzzanti ha inviato al direttore Ezio Mauro in merito a quella prima risposta.

Ecco la lapidaria replica odierna dello stesso Bonini:

Prendo atto che la sentenza di assoluzione dei quattro ucraini ha avuto un pessimo effetto sul senatore Paolo Guzzanti. Converrà forse fare come certi zii, verbalmente incontinenti, al pranzo della domenica. Annuire e cambiare discorso”.

 

Bene, cambiamo discorso. Ma solo per un po’…

 

Dal novembre scorso su questo blog si è sviluppato un dibattito, una ricerca, che ha fatto vacillare le mie già esili e comunque scarse certezze ed opinioni politiche.

Ne ho già scritto in proposito e chi ha seguito con serietà e con continuità questo spazio lo sa bene.

Io mi reputo di sinistra!

Con tutto ciò che può ancora significare questo termine oggi in Italia. O se vogliamo oggi in occidente. Ho appoggiato in passato, e penso che continuerò a farlo anche in futuro, battaglie civili che credo di poter etichettare a pieno titolo di “sinistra”, se non altro per le reazioni che esse scatenano a “destra”.

Le appoggerò nelle piazze, nella rete. Nella società.

 

Un caro amico dice che a sinistra, in estrema sintesi, c’è tutto ciò che è “riformismo” democratico. È vero, ma non è tutto. Io credo che a sinistra si debbano declinare anche ed ancora concetti, da taluni forse ritenuti obsoleti ed ormai impronunciabili, come “uguaglianza”, “solidarietà”, difesa dei più deboli senza discriminazioni di alcun genere, “equità sociale”.

Possono sembrare categorie improprie o addirittura ingenue a definire oggi la “sinistra”, ma nel mio maturo romanticismo le trovo ancora del tutto valide e condivisibili; degne di impegno. Un buon motivo insomma per “rimettersi a lottare”.

Questi “valori” io credo che siano oggi messi in seria discussione dal modello di sviluppo imperante.

Non credo dunque alle sorti magnifiche e progressive di questo capitalismo liberista, tanto caro invece a certa “destra”; liberismo che, privo di controlli e di contrappesi, ormai stenta a trovare sponde e consensi anche in quei settori che avevano temuto più di altri il dilagare di modelli economici e sociali alternativi.

Ma purtroppo nella “sinistra” ufficiale, e non solo italiana, non trovo nessun segnale di disponibilità a cercare ed a proporre modelli seri e praticabili più sensibili alle esigenze dell’uomo ed alla sua esistenza. Il profitto sembra essere ormai diventato il centro di tutto e sembra aver catturato le attenzioni e l’interesse di tutti, da qualunque parte si trovino.

 

Fatto questo preambolo “ideologico”, vengo al punto.

Da mesi questo blog è diventata un’arena monotematica.

Coinvolti nella vicenda Litvinenko-Mitrokhin, ci siamo fatti giustamente rapire dall’intreccio e dai misteri di questa tragica spy-story.

Abbiamo cercato, conseguendo anche qualche piccolo “successo” di tappa, di dare un contributo di verità guardando con mente lucida e sgombra da ideologie a ciò che accadeva davanti ai nostri occhi.

Nel blog si sono formati fin da subito, e com’è giusto che sia, due partiti, due scuole di pensiero contrapposte, che hanno dato vita ad eleganti duelli ma anche (soprattutto?) a rozzi scambi da trivio, neanche fossimo “nei peggiori bar di Suburra”.

Per scelta ho lasciato che ciò avvenisse in piena libertà e devo dire che qualche siparietto divertente ne è di conseguenza scaturito ed ha sollazzato (e magari sollazzerà anche in futuro… chissà…) visitatori e passanti.

Questa insistenza tematica su una vicenda così complessa ed articolata ha forse stancato qualcuno che ci ha abbandonato e me ne dispiace molto, ma credo che l’impegno e l’approfondimento fossero dovuti, vista l’estrema importanza che riveste a nostro avviso questo caso per la democrazia nel nostro paese.

Al di là della sua serietà e gravità, vedasi le numerose morti ad esso connesse, questo caso non è una pura disquisizione accademica di ricerca storica, ma qualcosa di seriamente attuale e pregnante.

Malgrado i prolungati tentativi di sminuire le attività d’indagine della Commissione Mitrokhin, presieduta dal senatore Paolo Guzzanti, il clamore e l’accanimento di questi ultimi mesi sono lì a testimoniare che in realtà i temi trattati (e le scoperte fatte) toccano ed hanno toccato nervi ancora scoperti, situazioni irrisolte, interessi ancora in essere.

   

A mio avviso impropriamente, qui qualcuno ha impostato il dibattito come si farebbe in un qualunque scontro politico italiano al bar tra simpatizzanti di “destra” e di “sinistra”.

Ci si è messi la solita casacca, si sono tirati in ballo, eludendo il merito, “Berlusconi”, la “sinistra radicale”, insomma tutti gli attrezzi ordinari del confronto e delle divergenze tra i due schieramenti, dimenticando la vera sostanza di ciò che si stava trattando.

Credo che il discorso infatti sia molto diverso. Siamo di fronte ad una vicenda che merita un altro approccio.

 

Con le mie argomentazioni, i miei dubbi, le mie “ricerche”, so di aver creato scompiglio in tanti amici ed osservatori della sinistra DOC, dentro e fuori da questo blog, e questo perché mi sono trovato in certi momenti dalla stessa parte di un odiato esponente della destra e cioè il Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti.

Spero che questo sentimento di astio e di sospetto nei miei confronti sia dovuto solo alla non conoscenza dei fatti e dunque alla superficialità con cui costoro hanno affrontato le vicende che qui andavamo ad indagare e a dettagliare.

Lo spero perché altrimenti rimarrei molto deluso ed amareggiato per non dire di peggio.

Io non mi sono trovato dalla parte di Guzzanti per puro caso o per simpatia umana o intellettuale, ma perché da quella parte in quel momento c’era la Verità.

Io non mi posso riconoscere in una sinistra cieca e sorda. La Verità non è né di destra né di sinistra e non c’è nessun fine che giustifichi il silenzio, l’omissione, l’indifferenza. Tanto meno la costruzione di prove, la falsificazione, la manipolazione dei fatti e dell’informazione.

Da sinistra, ed ora non sto parlando dei navigatori della rete o degli amici del blog, ma di chi a sinistra ha ruoli e responsabilità politiche, non s’è levato nessun grido d’indignazione ma nemmeno un vago senso di disagio, nonostante fossero sotto gli occhi di tutti coloro che volevano vedere, fatti ben precisi ed inconfutabili. Perché?

 

Ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni è molto grave e triste e non può non far pensare a qualcosa di molto pericoloso ed inquietante.

Una lunga sequenza di falsità, sicuramente non di dominio pubblico, ma ormai oggettivamente smascherate nel merito, vengono ripetute e riportate con enfasi sui giornali, come se niente fosse, senza creare non dico scandalo, ma nemmeno minime reazioni di circostanza. Perché?

 

Noi sappiamo per bocca dei protagonisti che le interviste pubblicate su La Repubblica tra novembre e dicembre 2006 sono state definite false o manipolate.

Noi sappiamo per bocca dell’Avvocato Rastrelli e perché abbiamo ben presenti i documenti ufficiali a riguardo che il capo d’imputazione per cui Mario Scaramella è detenuto dalla vigilia di Natale non è l’avere calunniato il Presidente del Consiglio Romano Prodi bensì un agente segreto ucraino.

Questi sono forse i due argomenti più eclatanti che sono stati rilanciati negli ultimi giorni, ma ce ne sarebbe una lunga serie di ugualmente gravi.

Perchè alcuni giornalisti ed alcuni giornali di “sinistra” continuano con impudenza a proporre ai loro ignari lettori le versioni fasulle di questi fatti?

Ieri abbiamo scritto a Carlo Bonini e glielo abbiamo chiesto ma questa volta egli ha preferito ignorarci.

La sua risposta odierna a Guzzanti è però senza alcun dubbio qualcosa di tremendo.

Quando nel confronto interviene lo scherno e la derisione dell’avversario per di più per supportare delle dichiarazioni oggettivamente false siamo di fronte a qualcosa di veramente grave che rimanda ad altri sistemi e ad altri tristi luoghi.

"Compagni" smarchiamoci!

 

In questi ultimi giorni ho per la verità osservato alcuni vacillamenti in amici del blog appartenenti a quel “partito” che in questi mesi si è opposto strenuamente alla cosiddetta “Confraternita dei Cavillanti della Virgola Fuori Posto di Rito Guzzantiano”, e questo mi ha fatto piacere. Ma credo che non basti ancora.

Io voglio sentirmi fiero ed orgoglioso quando mi dichiaro di sinistra. Oggi provo imbarazzo.

Io voglio leggere i giornali di sinistra vicini alla mia sensibilità sapendo che almeno su cose di principio mi posso fidare. Oggi non ne sono più sicuro.

Io vorrei reagire a tutto ciò e vorrei accanto tanti come me che si sentono di sinistra e che oggi provano profonda vergogna per questa situazione. Non ne vedo molti ancora. Purtroppo.

“Compagni” vogliamo dire qualcosa di sinistra?

È lecito immaginarsi una sinistra compatibile con l’onestà?

sabato, 19 maggio 2007

Il più indicato...

La Rizzoli ha appena dato alle stampe per la collana BUR Storia: "L'Archivio Mitrokhin (Le attività segrete del KGB in Occidente)" di Christopher Andrew e Vasilij Mitrokhin.

L'introduzione a questa ennesima riedizione italiana del documento è stata affidata a Giuseppe D'Avanzo.

D'Avanzo, insieme a Carlo Bonini, è stato protagonista nei mesi scorsi di una serie di articoli apparsi su Repubblica alquanto discutibili e dunque discussi che a partire dall'assassinio di Aleksandr Litvinenko hanno trattato le vicende connesse alla Commissione bicamerale guidata da Paolo Guzzanti.

Anche questa prefazione, che riportiamo nei brani più salienti, merita una serie di considerazioni alcune delle quali, a caldo, pubblichiamo di seguito.

Chi altri, se non D'Avanzo (o a scelta Bonini), poteva fare una serena e soprattutto imparziale riflessione sulla Mitrokhin?

Non c'è che dire la Rizzoli ha scelto una delle persone più indicate...

 

DALL’INTRODUZIONE DI GIUSEPPE D’AVANZO A “L’ARCHIVIO MITROKHIN” RIZZOLI- Collana BUR - Riedizione 2007

 

(…)

“Proprio nelle pieghe dell’affaire Cossutta e dalle parole di Andrew, si può avere invece la misura di quanto sia andata perduta l’occasione che ha offerto al nostro paese la testimonianza di Mitrokhin. A questo proposito, Christopher Andrew ha avuto modo di dire che “Armando Cossutta, per quanto ne so io, non può essere considerato un agente del KGB ed è arbitrario definirlo una quinta colonna del regime sovietico in Italia”. Quel che conta, o dovrebbe contare, per lo storico è altro:

 

“Va esplorato il significato del rapporto del PCI con il KGB e con il PCUS, a partire dai finanziamenti, continuando con l’assistenza logistica e operativa fornita quando, negli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, si temeva un golpe sulla falsariga di quelli che c’erano stati in grecia e in Cile.”

 

Il dossier Mitrokhin poteva essere in Italia, dunque un’utile piattaforma per fare i conti con gli effetti perversi e duraturi della contrapposizione ideologica, che ha accompagnato la nascita della democrazia italiana; l’opportunità per creare le condizioni di una riconciliazione che, senza rimuovere la storia e quindi la memoria, ci pacificasse con il passato liquidando finalmente quelle “appartenenze separate” che hanno impedito fino ad oggi, la nascita di un diffuso sentimento della cittadinanza e ostacolato “la condivisione delle regole del gioco democratico e, nello stesso tempo, l’accettazione della politica come molteplicità di parti e di interessi e non solo di ideologie” (Zeffiro Ciuffolotti, Retorica del complotto, Il saggiatore, 1993)

 

Da questo punto di vista, l’opera della Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività dell’intelligence italiana è il più chiassoso paradigma di questo fallimento.

 

Già approvata dalla camera dei deputati il 17 novembre del 2000, istituita soltanto nella XIV legislatura con la legge n°90 del 7 maggio 2002, la Commissione si è spenta, dopo quasi quattro anni di evanescente e malinconico lavoro, nel marzo del 2006 con il più strepitoso insuccesso che le Istituzioni della Repubblica ricordino lasciando in eredità due Relazioni mai messe ai voti, una lunga scia di detriti politici; tracce di irresponsabili manovre istituzionali; muffe venefiche; slogan paranoico-terroristici; prolissi vaniloqui; un’inchiesta giudiziaria che dovrà accertare se, con il paravento dei lavori parlamentari, sia stata organizzata in modo consapevole una trappola calunniosa contro Romano Prodi.

            Si possono rintracciare, nel percorso confuso dei lavori della Commissione e della volontà politica che l’ha orientata, i contrassegni del “grande polverone”, l’impronta di quella sindrome che i politologi americani definiscono “RIP” (Revelation, Investigation, Prosecution).

 

E’ null’altro che la politica con altri mezzi:

 

alla battaglia dei partiti, decisa nelle competizioni elettorali e nelle aule parlamentari, si sostituisce la battaglia condotta tramite i media, nella quale gli avversari politici tendono a neutralizzarsi con rivelazioni scandalistiche, inchieste parlamentari, campagne di stampa” (Z.Ciuffolotti, idem).

 

E’ quanto accade, come in un calco, negli anni della Commissione Mitrokhin. E’ sufficiente leggere qualche pagina della Relazione di maggioranza o ricordarne gli strascichi che, come sempre accade in Italia, degradano presto nei toni grotteschi della comédie italienne che fanno di noi un popolo buffo. Nel tableau, che naturalmente non ha nulla a che fare né con il coraggio di Vasilij Nikitic Mitrokhin né con la sapienza di Cristopher Andrew, compare un falso professore (Mario Scaramella è attualmente – febbraio 2006 – in carcere accusato di traffico d’armi e calunnia), con un poliedrico e magnifico, ma purtroppo bugiardo, curriculum di studi. Incredibilmente, è il consulente più accreditato della Commissione d’Inchiesta. L’impostore contatta transfughi del KGB in Europa (tra essi, anche A.Litvinenko, (…) Litvinenko è morto il 23 novembre del 2006 per un’intossicazione da polonio 210, un isotopo radioattivo del polonio. Le circostanze dell’avvelenamento dell’ex agente sono ancora tutte da chiarire. Tracce di polonio sono state individuate in diversi locali frequentati in quelle ore da Litvinenko e anche in un sushi bar dove aveva pranzato con Mario Scaramella).

Si muove sulla scena con passi da commediante. Invoca da loro, costi quel che costi, dichiarazioni compromettenti che possano fare di Romano Prodi un our man del KGB (Litvinenko confermò al parlamentare inglese G.Batten che Prodi, allora presidente della Commissione Europea, fosse l’our man del KGB in italia. L’ex agente del KGB ha accettato di registrare la stessa dichiarazione in un dvd realizzato, custodito e poi diffuso da Mario Scaramella. Di questa affermazione non è mai stata presentata alcuna prova. L’unica fonte di Litvinenko è, infatti, il generale A.Trofimov, ucciso a colpi di mitra a Mosca con la moglie. Sono all’esame della magistratura di Roma, che ne ha chiesto l’utilizzo giudiziario al senato della repubblica, alcune intercettazioni di conversazioni telefoniche intercorse tra Scaramella e il Presidente della Commissione Mitrokhin, il senatore  Paolo Guzzanti, in cui si diffondono sui modi per ottenere la prova della “coltivazione” di Prodi da parte del KGB, sui testimoni da utilizzare, sul come utilizzarli. La magistratura di Roma ha anche sequestrato alcuni files contenuti nel computer di Scaramella, che avrebbe dovuto accreditare come Romano Prodi “fosse, e ancora sia, ben manipolato dal KGB e da coloro che si sono succeduti in Russia”. E’ alla luce di questi dossier che la Magistratura di Roma indaga contro di lui per calunnia).

 

Al di là degli inganni messi in scena dal “consulente”, è soprattutto la lettura della Relazione della maggioranza a mostrare l’ordito dell’inchiesta parlamentare. Vi emergono dati prognostici a forte rilievo induttivo: qualcosa di opaco e storto deve essere accaduto per forza nella trasmissione del dossier Mitrokhin in Italia. L’avversario politico è naturalmente pericoloso.

 

Abbiamo visto che mai l’intelligence inglese ha disseminato le note compilate da V.Nikitik Mitrokhin, ma soltanto i report elaborati dal team ristretto. Non conta per gli estensori. Nella linea Revelation, Investigation, Prosecution, è lecito, senza alcun filtro intellettuale o responsabilità politica, utilizzare chiavi ora evasive ora ringhiose; combinare suoni sconnessi e ballerini; proporre figure illogiche come “l’ipotesi della compatibilità perfetta”. Suona così: “E’ esistita una massa documentale originaria di informazioni portate da V:Mitrokhin sull’Italia, diversa per quantità e qualità rispetto al dossier Impedian” come venne denominato dagli inglesi il documento trasmesso al nostro servizio segreto (Sismi). Secondo quest’ipotesi

 

“l’intero materiale relativo all’Italia fu offerto al SISMI, e dunque al governo italiano, nella sua integrità con l’opzione di una trasmissione di atti formali successivi limitati ai soli report accettati dall’Italia, omettendo tutti quelli che avrebbero potuto costituire fonte di rischio, imbarazzo e pericolo” (dalla Relazione di maggioranza)

 

L’esegesi è accompagnata da formule dubitative (“tale eventualità non è provata, ma appare congrua…”); manomissioni (“Mitrokhin era il capo dell’archivio e appare del tutto ovvio che conoscesse la vera identità di ogni persona schedata”): omissioni (nella relazione si sostiene che “Andrew conferma che Mitrokhin conosceva i nomi reali delle persone nominate nell’archivio”, ma non si rammenta che lo storico avverte: “il KGB attribuiva nomi in codice…anche a personaggi che non avevano alcuna connessione con i servizi segreti sovietici”)

L’epilogo di questa avvelenata burla è fisiologico: l’assoluto disinteresse pubblico. (la denuncia all’autorità giudiziaria (…) è stata archiviata dalla procura di Roma e dal Tribunale dei Ministri).

Meno scontato che in una democrazia occidentale, anche se non robusta come quella italiana, si possa credere ancora di far breccia nell’opinione pubblica con una fuga dalla realtà nella finzione, rifiutando di riconoscere la casualità che domina la realtà spiegando i fatti “come semplici esempi di determinate leggi, eliminando le coincidenze, inventando un’onnipotenza omnicomprensiva che si suppone sia alla radice del caso”. E’ soltanto “la propaganda totalitaria che prospera su questa fuga dalla realtà nella finzione, dalla coincidenza nella coerenza” (Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Ed. di Comunità)

 

Il libro di Andrew e Mitrokhin dimostra, al contrario, quanto accidentali, fortuiti, occasionali, incoerenti possano essere i fatti del mondo. Anche per questa ragione, L’Archivio Mitrokhin può essere letto come un chronicle play. Leggetelo così, come un dramma, un racconto storico, né mito né fiction, come la rappresentazione di un evento, delle sue cause e dei suoi imprevedibilissimi effetti. Può essere, forse, una buona chiave. Non fosse altro che Christopher Marlowe, il drammaturgo che ha reso grande il genere, era di Cambridge, come Blunt, Burgess, Cairncross, McLean L e Philby e, come i “Magnifici Cinque”, una spia.

 

Giuseppe D’Avanzo


Lettera aperta alla Rizzoli

Bene, certo che, gentile editore, bisogna avere una bella impudenza per concedere la prefazione di questo libro a Giuseppe D'Avanzo.
E' come concedere la prefazione di una biografia di Luther King, a uno del Ku Klux Klan.
 
E dunque a parte le ovvie falsità che ci si poteva aspettare in questa prefazione come, ad esempio, che "la Magistratura di Roma indaga contro [Scaramella] per calunnia, alla luce dei dossier su Prodi", qualcuno mi vorrebbe spiegare, o potrebbe chiedere al Sig. D'avanzo di spiegare meglio che cosa intende, quando scrive:
"Il dossier Mitrokhin poteva essere in Italia, dunque un’utile piattaforma per fare i conti con gli effetti perversi e duraturi della contrapposizione ideologica, che ha accompagnato la nascita della democrazia italiana; l’opportunità per creare le condizioni di una riconciliazione che, senza rimuovere la storia e quindi la memoria, ci pacificasse con il passato liquidando finalmente quelle “appartenenze separate” che hanno impedito fino ad oggi, la nascita di un diffuso sentimento della cittadinanza e ostacolato “la condivisione delle regole del gioco democratico e, nello stesso tempo, l’accettazione della politica come molteplicità di parti e di interessi e non solo di ideologie” (Zeffiro Ciuffolotti, Retorica del complotto, Il saggiatore, 1993)"
 
Un'occasione perduta per la riconciliazione la Commissione Mitrokhin? Ma quest'articolo d'Avanzo  l'ha scritto, oppure ha solo firmato un testo scritto a Mosca?
 
Che cosa si aspettava D'Avanzo? Che la Commissione Mitrokhin individuasse gli spioni del KGB in Italia, per poterli disporre in fila indiana, stringergli la mano e dargli una pacca sulla spalla, unitamente ad un diplomino dell'associazione "vurimmusse bbene?"
 
Questa volta avete passato la misura, cari Signori della Rizzoli.
 
Qualcuno in questo paese farebbe bene a spiegare chiaramente che cosa vuole realmente da noi, e perchè si parla ancora dell'Italia, buffonescamente, come di una democrazia occidentale.
 
E' davvero tutto molto deprimente.

Enrix

 


 

Ed io rispondo a D’Avanzo con una cronologia:

 

"I silenzi su Cossutta salvarono tre governi" Le conclusioni dell'inchiesta sulle spie sovietiche in Italia: dalle anticipazioni emergono clamorosi risvolti politici Le date e lo "sbianchetto". Sono questi i due pilastri su cui poggia il rapporto che la Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin sta per votare, e del quale Il Gazzettino è in grado di anticipare alcuni passaggi-chiave. Un rapporto ancora riservato, che in queste ore è oggetto di discussione tra deputati che minimizzano e senatori che ingigantiscono. È il destino di ogni commissione parlamentare: difficile che la verità sia unanime, accadde lo stesso ad esempio per la P2. Ma se la verità sancita dalla "Mitrokhin" sarà quella contenuta nel rapporto, quella di Licio Gelli e compari esce dal confronto come una semplice compagnia di burloni.
LA CENSURA Date e "sbianchetto", coincidenze e scolorina: elementi che tornano a galla quasi in ogni pagina del documento. Lo "sbianchetto" è quello utilizzato dal Sismi per operare una censura clamorosa sulle bozze del dossier Mitrokhin che il servizio segreto inglese, l'Mi5, aveva consegnato ai colleghi italiani per le "opportune verifiche". La cancellatura più eclatante che balza all'occhio riguarda il ruolo di Armando Cossutta, oggi presidente dei comunisti italiani dopo aver creato Rifondazione comunista e prima ancora aver rappresentato la linea filosovietica più ortodossa del Pci fino alla sua dissoluzione. Nell'autunno del 1998 lo storico inglese Christopher Andrew, incaricato di scrivere insieme a Vasilji Mitrokhin un saggio con tutte le rivelazioni dell'ex agente del Kgb, ha terminato il suo lavoro: le bozze vengono consegnate ai servizi inglesi che "girano" a quelli italiani le parti riguardanti il nostro Paese. La Commissione parlamentare d'inchiesta ha scoperto che dalle bozze rispedite a Londra un'operazione di "sbianchettatura" ha fatto sparire una frase: a pagina 790 si leggeva che "...se i fondi dell'Urss dovevano essere diretti verso l'Italia, questi dovevano passare attraverso le mani di Armando Cossutta esometimes directly into the pockets of Cossutta". La frase in corsivo, che tradotta dall'inglese significa "altre volte direttamente nelle tasche di Cossutta", non c'è più.
Possibile che il Sismi si incarichi autonomamente di operare simili censure senza informare di quanto emerge dall'archivio Mitrokhin le autorità che - per legge - dovevano essere informate? Possibile, secondo le deposizioni rilasciate in più occasioni dai protagonisti davanti alla Commissione. Ma qui entrano in ballo le date.
LE ORIGINI "I primi 30 rapporti del materiale consegnato da Mitrokhin all'Mi6 arrivano al Sismi nel marzo 1995 - si legge nel rapporto riservato che sta per essere votato dalla Commissione parlamentare - in un momento molto delicato in Italia sotto il profilo politico e istituzionale". È questa la chiave di lettura scelta dalla Commissione. Una chiave che porta a risultati clamorosi e inquietanti.
28 marzo 1995: quando mancano 48 ore all'arrivo dei primi 30 report denominati Impedian (dal nome in codice dell'ex agente sovietico Vasilji Mitrokhin) già da qualche mese nelle mani degli inglesi, il direttore del Sismi generale Siracusa ordina la sostituzione del direttore della Prima divisione, colonnello Alberico Lo Faso. Al suo posto subentra il colonnello Luigi Emilio Masina, già capo del Raggruppamento centri di controspionaggio.
30 marzo 1995:i servizi segreti inglesi Mi5 inviano al Sismi le prime 30 schede, su 261 in totale che riguardano l'Italia.
10 aprile 1995: il nuovo capo della Prima divisione del Sismi, colonnello Masina, emana un ordine di servizio che di fatto paralizza "le attività di controspionaggio su tutto il complesso dei rapporti Impedian. L'ordine è rimasto valido fino alla fine di aprile del 1998".
6 ottobre 1995: l'Mi5 ottiene il report numero 132, quello che riguarda Armando Cossutta.
19 ottobre 1995: il Senato approva la mozione di sfiducia individuale contro il ministro della Giustizia Filippo Mancuso. Il partito di Rifondazione Comunista guidato da Cossutta e Bertinotti prosegue nella martellante richiesta di dimissioni del governo Dini e di nuove elezioni. Il partito è spaccato già da giugno, quando 19 parlamentari avevano fondato il gruppo dei Comunisti Italiani, determinante per la sopravvivenza del governo "tecnico" di Dini. Ma Cossutta già in luglio aveva accentuato la linea intransigente: "Le elezioni devono avvenire entro novembre per eliminare l'ipocrisia esistente che definisce il governo Dini un governo tecnico, mentre sappiamo benissimo che è un governo politico che, sotto l'aspetto tecnico, fa scelte politiche". E ancora: "Dini è quello che per il Portogallo fu Salazar: anche lui ministro delle Finanze, un bravo tecnico; poi in Portogallo non c'è più stata la democrazia per tanti, tanti anni. Forse Dini la pensa allo stesso modo".
23 ottobre 1995: l'assemblea dei 38 parlamentari di Rifondazione comunista decide all'unanimità di votare la mozione di sfiducia a Dini presentata dal centrodestra. Il voto è previsto per il 26 ottobre: la maggioranza di fatto non ha più i numeri per governare, sulla carta i deputati favorevoli alla sfiducia sono 316 e i contrari 308.
26 ottobre 1995: "Cinque minuti prima che alla Camera prendano il via il dibattito e la votazione sulla mozione di sfiducia al governo Dini - si legge nelle bozze del rapporto -, Rifondazione inverte radicalmente e improvvisamente la propria rotta politica. È il presidente del Prc Armando Cossutta ad annunciarlo nella dichiarazione di voto: i deputati di Rifondazione non parteciperanno al voto e usciranno dall'aula". Motivo del dietro front? Cossutta lo spiega così: quella mattina Dini gli assicurò che si sarebbe dimesso il 31 dicembre 1995 "ed è ormai certo che si andrà a votare". Nessuna delle due certezze risulteranno poi corrispondenti a verità. Ma c'è di più: uscendo dall'aula, Cossutta annuncia di aver raggiunto un accordo - definito di "desistenza" - con le forze che da lì a qualche mese costituiranno l'Ulivo.
30 ottobre 1995: è la data ufficiale in cui l'Mi5 consegna al Sismi il report su Cossutta e sui suoi rapporti con i sovietici, secondo le dichiarazioni dei vertici. Ma non c'è nessuna certezza su questa data: basti pensare che - come vedremo - inspiegabilmente il Sismi non protocolla il report 132 su Cossutta fino all'8 novembre.
7 novembre 1995: il generale Siracusa, capo del Sismi, incontra ufficialmente il presidente del Consiglio Lamberto Dini "per informarlo dell'esistenza della produzione Impedian. Fra i rapporti di cui Siracusa fa cenno durante l'incontro è compreso anche il 132, uno di quelli riguardanti Cossutta, definito nelle ultime due righe "contatto confidenziale del Kgb" a Roma".
7 novembre 1995:nello stesso giorno Silvio Berlusconi sale al Quirinale per ricevere dal presidente Oscar Luigi Scalfaro la data in cui si terranno le elezioni come promesso qualche mese prima in cambio del via libera al governo tecnico di Dini. Invece si sente rispondere che di elezioni non se ne parla: Scalfaro non intende sciogliere le Camere ritenendo che ci sono i numeri per garantire una maggioranza.
8 novembre 1995: il Sismi si decide a protocollare il report 132 su Cossutta, a più di un mese dal momento in cui l'Mi5 è entrato ufficialmente in possesso del documento.
13 dicembre 1995: nasce l'Ulivo.

Simona

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 19/05/2007 18:34 | Permalink | commenti (595)
categoria:servizi segreti, mitrokhin, guzzanti paolo, giuseppe davanzo
giovedì, 17 maggio 2007

L'ultima lettera a Litvinenko

Caro Gabriele,

ho trovato le trascrizioni di tre lettere inviate "di straforo" da Trepashkin a Litvinenko ed ai media. Purtroppo sulla stampa occidentale ne ho trovato soltanto piccoli stralci, l'unica traduzione integrale in inglese dal russo è sul sito di McDuff (A step at a Time).

Ho tradotto la lettera inviata ad Alexandr, e te la mando in copia,  perché credo che si tratti di informazioni interessanti anche sul versante Scaramella.

Questo ovviamente soltanto se quanto disse Litvinenko a Scaramella su Kroc Sena (cioè che era Shebalin) fosse vero.

Ho notato la coincidenza dei congressi IMO con le date di arrivo di certe informazioni (non è che il defunto Ponomarev fosse il postino?).

Insomma vedi un po' tu…

Un abbraccio, a presto.

Simo

 

 

Sergei Adamovich Kovalev nel 2002 organizza una commissione pubblica per investigare sulla tragedia delle esplosioni alle palazzine in Mosca nel 1999: la Commissione Kovalev. I lavori della Commissione vennero del tutto paralizzati nel 2003 dopo che uno dei suoi membri, Sergei Yushenkov, venne assassinato, un altro, Yuri Shchekochikhin, avvelenato col tallio ed il consulente legale Mikhail Trepashkin, arrestato.

Hanno condotto indagini su questa vicenda anche Alexandr Litvinenko, Anna Politkovskaya e Yuri Felshtinsky.

Mikhail Trepashkin, è l’ultimo rimasto vivo in Russia  di coloro che si sono occupati di investigare la tragedia dell’esplosioni alle palazzine nel 1999, accadimento che condusse alla seconda guerra cecena. Tutti gli altri sono stati assassinati.

I detective di Scotland Yard arrivati a Mosca per gli interrogatori sulla morte di Litvinenko, di quelli che erano sulla lista dei testimoni da interrogare, si sono visti negare dalle autorità russe soltanto ed unicamente l’accesso a Trepashkin.

Mikhail era stato condotto in prigione nell’ottobre 2003. La settimana successiva avrebbe dovuto recarsi in tribunale in veste di legale delle vittime della tragedia delle esplosioni alle palazzine. L’accusa è di possesso d’armi da fuoco, rinvenute nella bauliera della sua auto (mi ricorda qualcosa… ndr). L’addebito viene a cadere nel 2004, ma è rinnovato con l’accusa di divulgazione di segreti di stato (anche l’arrivo di nuovi addebiti per poter reiterare le “custodie cautelari” mi ricorda qualcosa… ndr). Viene condannato a 4 anni di lavori forzati. Oggi è malato, morente, denuncia di essere stato sistematicamente torturato ed ha perso quasi del tutto la capacità di parlare e respirare a causa delle pessime condizioni igieniche della cella in cui è detenuto in isolamento. Gli è sempre stata negata assistenza medica esterna al carcere dagli amministratori della prigione, sebbene siano giunti numerosi appelli dai suoi legali e da associazioni umanitarie. Le autorità moscovite dichiarano che è in buona salute.

Il 17 novembre 1998 Litvinenko, assieme a ad altri cinque ufficiali FSB del Direttorato per l’Analisi delle Organizzazioni Criminali (Aleksandr Gusyk, direttore del Settimo Dipartimento, il maggiore Andrei Ponkin, il colonnello V. V. Shebalin, il luogotenente Konstanin Latyshonok, e German Shcheglov) tengono una conferenza accusando il capo dell’URPO, il maggiore Evgenii Khokholkov ed il suo deputato, capitano Aleksandr Kamishnikov, di aver ordinato l’assassinio di Boris Berezovsky. I partecipanti denunciano anche un complotto per uccidere Mikhail Trepashkin ed un altro per rapire il fratello dell’uomo d’affari Umar Dzhabrailov, ceceno residente in Russia. Litvinenko in particolare dichiara che: “alcune unità FSB sono state usate dagli ufficiali a scopi non costituzionali di sicurezza ma per portare a termine ordini privati politici e criminali a pagamento, a volte per lucro personale”. Gli agenti sostengono che queste trame erano state interrotte fino a quando Putin non ha preso l’incarico di capo FSB in agosto. L’unico agente col volto non coperto davanti ai media è Litvinenko.

Alexandr Litvinenko mantiene rapporti con Trepashkin anche dopo essere riparato a Londra. Si telefonano e scrivono lettere. Dopo la carcerazione di Mikhail i contatti diventano difficili, spesso soltanto tramite i legali, che sono tra i pochi che hanno il consenso di ad aver contatti diretti con Trepashkin.

Trepashkin, avuta la notizia dell’avvelenamento di Litvinenko, scrive tre lettere aperte che, tramite i suoi legali, vengono pubblicate su Zaprava.ru.  

Traduco quella indirizzata a Litvinenko.

 

Al sig. Alexander Valterovich Litvinenko

Caro Alexander,

Sono addolorato che tu sia stato avvelenato ma credo che il non aver agito nel momento di specifici segnali di attentato alla tua vita sia una ragione di quello che è accaduto. Già nell’agosto 2002, avevo raccontato di un incontro che avevo avuto vicino la stazione di Kitay-gorod con l’ex ufficiale URPO [Dipartimento delle Contromisure e la Prevenzione delle Attività dei Gruppi Organizzati Criminali]  FSB RF Mr V.V. Shebalin, su sua richiesta. Durante quell’incontro, mi disse che stava di nuovo lavorando con l’USB [Dipartimento per la Sicurezza Interna] FSB RF (era entrato in contatto con l’ufficiale USB D.A. Paramonov grazie a Mr. Vitvinov) e che era stato fondato un gruppo “molto serio” che avrebbe fottuto tutti quelli collegati con Berezovsky e Litvinenko. Mi disse che se avessi lasciato le indagini sulle esplosioni delle palazzine ed avessi iniziato a cooperare col gruppo mi avrebbero “lasciato in pace”. Nella stessa occasione mi chiese informazioni su tuo padre ed un altro parente (non ricordo esattamente chi), che vivevano entrambi a Biryulyovo. Io gli risposi che assolutamente non sopporto la violenza, specialmente gli omicidi. Avevo capito che era stato deciso di eliminare pian piano i tuoi parenti, senza farli apparire come omicidi. Se essi sono ancora vivi è perché io diedi immediatamente pubblica notizia della sua proposta criminale. Ricordi che ti dissi di questo, ma non ci fu reazione da parte tua. Avresti dovuto chiedere un’indagine. Durante quell’incontro io dissi a Shebalin:

“dimenticati di Litvinenko! E’ a Londra. Ne abbiamo abbastanza di questi sporchi affari di vendette personali. Ci sono questioni più importanti per l’FSB RF – un comandante in campo di Salman Raduyev chiamato Abdul, che io avevo incarcerato, è appena riapparso a Mosca. E’ uno specialista di operazioni terroristiche. N.P. Patrushev aveva ordinato il suo rilascio nel dicembre 1995. Poi è tornato in Turchia promettendo di riunirsi alle milizie e tornare per sparare a me, Gagayev, e Shevchenko. Adesso lui si trova a Mosca, lo ha visto Alexander Yevstigneyev. In più so da miei clienti [quelli che Trepashkin aveva in veste di legale] che molti ceceni armati sono apparsi dal maggio 2002 nei distretti ovest e sud-ovest [di Mosca], si stanno audacemente incontrando, senza nessun timore di mostrare di portare con sé anche delle armi. Dovrebbe esser fatto un lavoro immediato in questa direzione perchè qualcosa sta accadendo, invece che perdere tempo con Litvinenko!”.

Poi diedi a Shebalin (perchè le passasse alla FSB RF) alcune informazioni del 1995-1996 sulle vecchie residenze di Abdul e dei suoi contatti. Ma alla FSB RF non ci furono reazioni. Poi avvennero le esplosioni alla Casa della Cultura in Dubrovka (“Nord-Ovest”), che portarono 130 morti tra gli ostaggi.

L’episodio dell’incontro con Shebalin e gli avvertimenti sugli attacchi terroristici organizzati, mi sono stati addebitati come divulgazione di segreti di stato, diffusione dei piani della FSB RF! Da quello che ne ho dedotto, il problema di perseguire  B.A. Berezovsky e A.V. Litvinenko, così come i loro sostenitori in Russia, furono posti su un livello di interesse maggiore dalle autorità che la prevenzione di atti terroristici a Mosca. Oppure, forse, la zona “nord ovest” è un’area che rientra nei piani dell’FSB RF? Il Procuratore deputato della  RF Kolesnikov ha usato le vecchie vicende polverose che avevano a che fare con contratti per “Zhigulis”, con lo scopo di prendere Berezovsky. Mi hanno incarcerato arbitrariamente e mi stanno tenendo in isolamento dietro il filo spinato ormai da quattro anni. Con calma  (nella quieta atmosfera di “coloro che amano il regime della regola della legge dello stato russo”, come viene descritto nell’arena internazionale), secondo un piano indipendente, hanno deciso di arrivare a te, Alexander Valterovich! Se continuerai a non far nulla di più che vomitare slogan, invece che diffondere le prove concrete, e rimanere silente sui fatti accaduti, ti distruggeranno! Però, sono costernato di osservare che anche nel mio caso è stato organizzato un modo per impedirmi di diffondere le informazioni. Scrivo moltissimo e di concreto, ma niente riesce a trovare pubblicazione, non solo nei media centrali ma anche sui miei stessi siti. Sebbene in marzo, in risposta al mio appello, B.A. Berezovsky mi avesse promesso un aiuto nel coverage del mio caso sui mass media, tutto al contrario, sono isolato, anche dagli avvocati che si occupano di difesa dei diritti umani!

Acconsento alla pubblicazione di questa lettera ai mass media.

Con rispetto ed empatia M.I. Trepashkin
20 Novembre 2006

P.S. Poiché le mie lettere spesso non raggiungono il destinatario, per favore confermane ricevimento, anche con una sola frase.

 

(seguono altre due lettere)

 

Il 9 marzo 2007 Trepashkin è intervistato da “The New Times”. Quando gli viene chiesto perchè secondo lui è stato utilizzato un metodo così complicato per uccidere Litvinenko risponde:

credo sia stato un lavoro maldestro degli agenti che hanno portato a termine l’omicidio, anche perchè nelle intenzioni degli organizzatori assieme a Litvenenko dovevano morire gli agenti, la famiglia di Litvinenko, Berezovsky e Zakayev. E’ possibile che gli agenti non sapessero delle conseguenze possibili per sé stessi e l’ambiente. Credo che avessero calcolato che le cause della morte non sarebbero mai state individuate. Potete trarre le vostre conclusioni ma aggiungerò quanto segue: nel 2001, quando telefonai a Litvinenko a Londra per la prima volta su richiesta di Shebalin (per conto dell’FSB, mi disse), gli chiesi se stava per scrivere un nuovo libro, dove stava lavorando e con chi, lui rispose che aveva un lavoro come postino la mattina. Poi, tempo dopo, Shebalin espresse l’opinione che sarebbe stato bene mandargli [a Litvinenko] una lettera che conteneva della polvere. E’ stato scritto molto su questo tipo di lettere al tempo in America.” [Antrace]

Da il Roma 11/04/2007

Il 14/10/2005 Scaramella al Commissariato Dante di Napoli:

«Sono venuto a conoscenza di informazioni da me considerate credibili del coinvolgimento
di un ex ufficiale del Kgb, tale Alexander Talik, unitamente a tale Krok Sena, in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio Ufficio, ed impiegherebbe armi “non convenzionali” in arrivo in queste ore sul territorio italiano, provenienti dall’Ucraina
».

 

Il 03/11/2005 Scaramella alla Squadra Mobile di Napoli:

«ho acquisito delle informazioni che ritengo siano utili ai fini della prosecuzione delle indagini: nello specifico, venivo a conoscenza da Litvinenko Alexander del nome preciso del personaggio dei Servizi russi, che nei precedenti verbali definivo quale Krok Sena, in Shebalin Viktor Vasilievich, colonnello dell’Fsb che dovrebbe trovarsi in Italia »... «probabilmente sposato con tale Olga Shebalina, a dire del Litvinenko è collegato con il Talik Alexander: questo rapporto è inquadrato in un più vasto programma dei Servizi speciali russi».

Una delle fonti di queste informazioni era ancora una volta Limarev. Siamo sicuri che abbia mentito nelle email del 30 e 31?

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/05/2007 07:56 | Permalink | commenti (73)
categoria:russia, servizi segreti, putin vladimir, litvinenko