Il più indicato...

La Rizzoli ha appena dato alle stampe per la collana BUR Storia: "L'Archivio Mitrokhin (Le attività segrete del KGB in Occidente)" di Christopher Andrew e Vasilij Mitrokhin.
L'introduzione a questa ennesima riedizione italiana del documento è stata affidata a Giuseppe D'Avanzo.
D'Avanzo, insieme a Carlo Bonini, è stato protagonista nei mesi scorsi di una serie di articoli apparsi su Repubblica alquanto discutibili e dunque discussi che a partire dall'assassinio di Aleksandr Litvinenko hanno trattato le vicende connesse alla Commissione bicamerale guidata da Paolo Guzzanti.
Anche questa prefazione, che riportiamo nei brani più salienti, merita una serie di considerazioni alcune delle quali, a caldo, pubblichiamo di seguito.
Chi altri, se non D'Avanzo (o a scelta Bonini), poteva fare una serena e soprattutto imparziale riflessione sulla Mitrokhin?
Non c'è che dire la Rizzoli ha scelto una delle persone più indicate...
DALL’INTRODUZIONE DI GIUSEPPE D’AVANZO A “L’ARCHIVIO MITROKHIN” RIZZOLI- Collana BUR - Riedizione 2007
(…)
“Proprio nelle pieghe dell’affaire Cossutta e dalle parole di Andrew, si può avere invece la misura di quanto sia andata perduta l’occasione che ha offerto al nostro paese la testimonianza di Mitrokhin. A questo proposito, Christopher Andrew ha avuto modo di dire che “Armando Cossutta, per quanto ne so io, non può essere considerato un agente del KGB ed è arbitrario definirlo una quinta colonna del regime sovietico in Italia”. Quel che conta, o dovrebbe contare, per lo storico è altro:
“Va esplorato il significato del rapporto del PCI con il KGB e con il PCUS, a partire dai finanziamenti, continuando con l’assistenza logistica e operativa fornita quando, negli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, si temeva un golpe sulla falsariga di quelli che c’erano stati in grecia e in Cile.”
Il dossier Mitrokhin poteva essere in Italia, dunque un’utile piattaforma per fare i conti con gli effetti perversi e duraturi della contrapposizione ideologica, che ha accompagnato la nascita della democrazia italiana; l’opportunità per creare le condizioni di una riconciliazione che, senza rimuovere la storia e quindi la memoria, ci pacificasse con il passato liquidando finalmente quelle “appartenenze separate” che hanno impedito fino ad oggi, la nascita di un diffuso sentimento della cittadinanza e ostacolato “la condivisione delle regole del gioco democratico e, nello stesso tempo, l’accettazione della politica come molteplicità di parti e di interessi e non solo di ideologie” (Zeffiro Ciuffolotti, Retorica del complotto, Il saggiatore, 1993)
Da questo punto di vista, l’opera della Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività dell’intelligence italiana è il più chiassoso paradigma di questo fallimento.
Già approvata dalla camera dei deputati il 17 novembre del 2000, istituita soltanto nella XIV legislatura con la legge n°90 del 7 maggio 2002, la Commissione si è spenta, dopo quasi quattro anni di evanescente e malinconico lavoro, nel marzo del 2006 con il più strepitoso insuccesso che le Istituzioni della Repubblica ricordino lasciando in eredità due Relazioni mai messe ai voti, una lunga scia di detriti politici; tracce di irresponsabili manovre istituzionali; muffe venefiche; slogan paranoico-terroristici; prolissi vaniloqui; un’inchiesta giudiziaria che dovrà accertare se, con il paravento dei lavori parlamentari, sia stata organizzata in modo consapevole una trappola calunniosa contro Romano Prodi.
Si possono rintracciare, nel percorso confuso dei lavori della Commissione e della volontà politica che l’ha orientata, i contrassegni del “grande polverone”, l’impronta di quella sindrome che i politologi americani definiscono “RIP” (Revelation, Investigation, Prosecution).
E’ null’altro che la politica con altri mezzi:
“alla battaglia dei partiti, decisa nelle competizioni elettorali e nelle aule parlamentari, si sostituisce la battaglia condotta tramite i media, nella quale gli avversari politici tendono a neutralizzarsi con rivelazioni scandalistiche, inchieste parlamentari, campagne di stampa” (Z.Ciuffolotti, idem).
E’ quanto accade, come in un calco, negli anni della Commissione Mitrokhin. E’ sufficiente leggere qualche pagina della Relazione di maggioranza o ricordarne gli strascichi che, come sempre accade in Italia, degradano presto nei toni grotteschi della comédie italienne che fanno di noi un popolo buffo. Nel tableau, che naturalmente non ha nulla a che fare né con il coraggio di Vasilij Nikitic Mitrokhin né con la sapienza di Cristopher Andrew, compare un falso professore (Mario Scaramella è attualmente – febbraio 2006 – in carcere accusato di traffico d’armi e calunnia), con un poliedrico e magnifico, ma purtroppo bugiardo, curriculum di studi. Incredibilmente, è il consulente più accreditato della Commissione d’Inchiesta. L’impostore contatta transfughi del KGB in Europa (tra essi, anche A.Litvinenko, (…) Litvinenko è morto il 23 novembre del 2006 per un’intossicazione da polonio 210, un isotopo radioattivo del polonio. Le circostanze dell’avvelenamento dell’ex agente sono ancora tutte da chiarire. Tracce di polonio sono state individuate in diversi locali frequentati in quelle ore da Litvinenko e anche in un sushi bar dove aveva pranzato con Mario Scaramella).
Si muove sulla scena con passi da commediante. Invoca da loro, costi quel che costi, dichiarazioni compromettenti che possano fare di Romano Prodi un our man del KGB (Litvinenko confermò al parlamentare inglese G.Batten che Prodi, allora presidente della Commissione Europea, fosse l’our man del KGB in italia. L’ex agente del KGB ha accettato di registrare la stessa dichiarazione in un dvd realizzato, custodito e poi diffuso da Mario Scaramella. Di questa affermazione non è mai stata presentata alcuna prova. L’unica fonte di Litvinenko è, infatti, il generale A.Trofimov, ucciso a colpi di mitra a Mosca con la moglie. Sono all’esame della magistratura di Roma, che ne ha chiesto l’utilizzo giudiziario al senato della repubblica, alcune intercettazioni di conversazioni telefoniche intercorse tra Scaramella e il Presidente della Commissione Mitrokhin, il senatore Paolo Guzzanti, in cui si diffondono sui modi per ottenere la prova della “coltivazione” di Prodi da parte del KGB, sui testimoni da utilizzare, sul come utilizzarli. La magistratura di Roma ha anche sequestrato alcuni files contenuti nel computer di Scaramella, che avrebbe dovuto accreditare come Romano Prodi “fosse, e ancora sia, ben manipolato dal KGB e da coloro che si sono succeduti in Russia”. E’ alla luce di questi dossier che la Magistratura di Roma indaga contro di lui per calunnia).
Al di là degli inganni messi in scena dal “consulente”, è soprattutto la lettura della Relazione della maggioranza a mostrare l’ordito dell’inchiesta parlamentare. Vi emergono dati prognostici a forte rilievo induttivo: qualcosa di opaco e storto deve essere accaduto per forza nella trasmissione del dossier Mitrokhin in Italia. L’avversario politico è naturalmente pericoloso.
Abbiamo visto che mai l’intelligence inglese ha disseminato le note compilate da V.Nikitik Mitrokhin, ma soltanto i report elaborati dal team ristretto. Non conta per gli estensori. Nella linea Revelation, Investigation, Prosecution, è lecito, senza alcun filtro intellettuale o responsabilità politica, utilizzare chiavi ora evasive ora ringhiose; combinare suoni sconnessi e ballerini; proporre figure illogiche come “l’ipotesi della compatibilità perfetta”. Suona così: “E’ esistita una massa documentale originaria di informazioni portate da V:Mitrokhin sull’Italia, diversa per quantità e qualità rispetto al dossier Impedian” come venne denominato dagli inglesi il documento trasmesso al nostro servizio segreto (Sismi). Secondo quest’ipotesi
“l’intero materiale relativo all’Italia fu offerto al SISMI, e dunque al governo italiano, nella sua integrità con l’opzione di una trasmissione di atti formali successivi limitati ai soli report accettati dall’Italia, omettendo tutti quelli che avrebbero potuto costituire fonte di rischio, imbarazzo e pericolo” (dalla Relazione di maggioranza)
L’esegesi è accompagnata da formule dubitative (“tale eventualità non è provata, ma appare congrua…”); manomissioni (“Mitrokhin era il capo dell’archivio e appare del tutto ovvio che conoscesse la vera identità di ogni persona schedata”): omissioni (nella relazione si sostiene che “Andrew conferma che Mitrokhin conosceva i nomi reali delle persone nominate nell’archivio”, ma non si rammenta che lo storico avverte: “il KGB attribuiva nomi in codice…anche a personaggi che non avevano alcuna connessione con i servizi segreti sovietici”)
L’epilogo di questa avvelenata burla è fisiologico: l’assoluto disinteresse pubblico. (la denuncia all’autorità giudiziaria (…) è stata archiviata dalla procura di Roma e dal Tribunale dei Ministri).
Meno scontato che in una democrazia occidentale, anche se non robusta come quella italiana, si possa credere ancora di far breccia nell’opinione pubblica con una fuga dalla realtà nella finzione, rifiutando di riconoscere la casualità che domina la realtà spiegando i fatti “come semplici esempi di determinate leggi, eliminando le coincidenze, inventando un’onnipotenza omnicomprensiva che si suppone sia alla radice del caso”. E’ soltanto “la propaganda totalitaria che prospera su questa fuga dalla realtà nella finzione, dalla coincidenza nella coerenza” (Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Ed. di Comunità)
Il libro di Andrew e Mitrokhin dimostra, al contrario, quanto accidentali, fortuiti, occasionali, incoerenti possano essere i fatti del mondo. Anche per questa ragione, L’Archivio Mitrokhin può essere letto come un chronicle play. Leggetelo così, come un dramma, un racconto storico, né mito né fiction, come la rappresentazione di un evento, delle sue cause e dei suoi imprevedibilissimi effetti. Può essere, forse, una buona chiave. Non fosse altro che Christopher Marlowe, il drammaturgo che ha reso grande il genere, era di Cambridge, come Blunt, Burgess, Cairncross, McLean L e Philby e, come i “Magnifici Cinque”, una spia.
Giuseppe D’Avanzo
Lettera aperta alla Rizzoli
Bene, certo che, gentile editore, bisogna avere una bella impudenza per concedere la prefazione di questo libro a Giuseppe D'Avanzo.
E' come concedere la prefazione di una biografia di Luther King, a uno del Ku Klux Klan.
E dunque a parte le ovvie falsità che ci si poteva aspettare in questa prefazione come, ad esempio, che "la Magistratura di Roma indaga contro [Scaramella] per calunnia, alla luce dei dossier su Prodi", qualcuno mi vorrebbe spiegare, o potrebbe chiedere al Sig. D'avanzo di spiegare meglio che cosa intende, quando scrive:
"Il dossier Mitrokhin poteva essere in Italia, dunque un’utile piattaforma per fare i conti con gli effetti perversi e duraturi della contrapposizione ideologica, che ha accompagnato la nascita della democrazia italiana; l’opportunità per creare le condizioni di una riconciliazione che, senza rimuovere la storia e quindi la memoria, ci pacificasse con il passato liquidando finalmente quelle “appartenenze separate” che hanno impedito fino ad oggi, la nascita di un diffuso sentimento della cittadinanza e ostacolato “la condivisione delle regole del gioco democratico e, nello stesso tempo, l’accettazione della politica come molteplicità di parti e di interessi e non solo di ideologie” (Zeffiro Ciuffolotti, Retorica del complotto, Il saggiatore, 1993)"
Un'occasione perduta per la riconciliazione la Commissione Mitrokhin? Ma quest'articolo d'Avanzo l'ha scritto, oppure ha solo firmato un testo scritto a Mosca?
Che cosa si aspettava D'Avanzo? Che la Commissione Mitrokhin individuasse gli spioni del KGB in Italia, per poterli disporre in fila indiana, stringergli la mano e dargli una pacca sulla spalla, unitamente ad un diplomino dell'associazione "vurimmusse bbene?"
Questa volta avete passato la misura, cari Signori della Rizzoli.
Qualcuno in questo paese farebbe bene a spiegare chiaramente che cosa vuole realmente da noi, e perchè si parla ancora dell'Italia, buffonescamente, come di una democrazia occidentale.
E' davvero tutto molto deprimente.
Enrix
Ed io rispondo a D’Avanzo con una cronologia:
"I silenzi su Cossutta salvarono tre governi" Le conclusioni dell'inchiesta sulle spie sovietiche in Italia: dalle anticipazioni emergono clamorosi risvolti politici Le date e lo "sbianchetto". Sono questi i due pilastri su cui poggia il rapporto che la Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin sta per votare, e del quale Il Gazzettino è in grado di anticipare alcuni passaggi-chiave. Un rapporto ancora riservato, che in queste ore è oggetto di discussione tra deputati che minimizzano e senatori che ingigantiscono. È il destino di ogni commissione parlamentare: difficile che la verità sia unanime, accadde lo stesso ad esempio per la P2. Ma se la verità sancita dalla "Mitrokhin" sarà quella contenuta nel rapporto, quella di Licio Gelli e compari esce dal confronto come una semplice compagnia di burloni.
LA CENSURA Date e "sbianchetto", coincidenze e scolorina: elementi che tornano a galla quasi in ogni pagina del documento. Lo "sbianchetto" è quello utilizzato dal Sismi per operare una censura clamorosa sulle bozze del dossier Mitrokhin che il servizio segreto inglese, l'Mi5, aveva consegnato ai colleghi italiani per le "opportune verifiche". La cancellatura più eclatante che balza all'occhio riguarda il ruolo di Armando Cossutta, oggi presidente dei comunisti italiani dopo aver creato Rifondazione comunista e prima ancora aver rappresentato la linea filosovietica più ortodossa del Pci fino alla sua dissoluzione. Nell'autunno del 1998 lo storico inglese Christopher Andrew, incaricato di scrivere insieme a Vasilji Mitrokhin un saggio con tutte le rivelazioni dell'ex agente del Kgb, ha terminato il suo lavoro: le bozze vengono consegnate ai servizi inglesi che "girano" a quelli italiani le parti riguardanti il nostro Paese. La Commissione parlamentare d'inchiesta ha scoperto che dalle bozze rispedite a Londra un'operazione di "sbianchettatura" ha fatto sparire una frase: a pagina 790 si leggeva che "...se i fondi dell'Urss dovevano essere diretti verso l'Italia, questi dovevano passare attraverso le mani di Armando Cossutta esometimes directly into the pockets of Cossutta". La frase in corsivo, che tradotta dall'inglese significa "altre volte direttamente nelle tasche di Cossutta", non c'è più.
Possibile che il Sismi si incarichi autonomamente di operare simili censure senza informare di quanto emerge dall'archivio Mitrokhin le autorità che - per legge - dovevano essere informate? Possibile, secondo le deposizioni rilasciate in più occasioni dai protagonisti davanti alla Commissione. Ma qui entrano in ballo le date.
LE ORIGINI "I primi 30 rapporti del materiale consegnato da Mitrokhin all'Mi6 arrivano al Sismi nel marzo 1995 - si legge nel rapporto riservato che sta per essere votato dalla Commissione parlamentare - in un momento molto delicato in Italia sotto il profilo politico e istituzionale". È questa la chiave di lettura scelta dalla Commissione. Una chiave che porta a risultati clamorosi e inquietanti.
28 marzo 1995: quando mancano 48 ore all'arrivo dei primi 30 report denominati Impedian (dal nome in codice dell'ex agente sovietico Vasilji Mitrokhin) già da qualche mese nelle mani degli inglesi, il direttore del Sismi generale Siracusa ordina la sostituzione del direttore della Prima divisione, colonnello Alberico Lo Faso. Al suo posto subentra il colonnello Luigi Emilio Masina, già capo del Raggruppamento centri di controspionaggio.
30 marzo 1995:i servizi segreti inglesi Mi5 inviano al Sismi le prime 30 schede, su 261 in totale che riguardano l'Italia.
10 aprile 1995: il nuovo capo della Prima divisione del Sismi, colonnello Masina, emana un ordine di servizio che di fatto paralizza "le attività di controspionaggio su tutto il complesso dei rapporti Impedian. L'ordine è rimasto valido fino alla fine di aprile del 1998".
6 ottobre 1995: l'Mi5 ottiene il report numero 132, quello che riguarda Armando Cossutta.
19 ottobre 1995: il Senato approva la mozione di sfiducia individuale contro il ministro della Giustizia Filippo Mancuso. Il partito di Rifondazione Comunista guidato da Cossutta e Bertinotti prosegue nella martellante richiesta di dimissioni del governo Dini e di nuove elezioni. Il partito è spaccato già da giugno, quando 19 parlamentari avevano fondato il gruppo dei Comunisti Italiani, determinante per la sopravvivenza del governo "tecnico" di Dini. Ma Cossutta già in luglio aveva accentuato la linea intransigente: "Le elezioni devono avvenire entro novembre per eliminare l'ipocrisia esistente che definisce il governo Dini un governo tecnico, mentre sappiamo benissimo che è un governo politico che, sotto l'aspetto tecnico, fa scelte politiche". E ancora: "Dini è quello che per il Portogallo fu Salazar: anche lui ministro delle Finanze, un bravo tecnico; poi in Portogallo non c'è più stata la democrazia per tanti, tanti anni. Forse Dini la pensa allo stesso modo".
23 ottobre 1995: l'assemblea dei 38 parlamentari di Rifondazione comunista decide all'unanimità di votare la mozione di sfiducia a Dini presentata dal centrodestra. Il voto è previsto per il 26 ottobre: la maggioranza di fatto non ha più i numeri per governare, sulla carta i deputati favorevoli alla sfiducia sono 316 e i contrari 308.
26 ottobre 1995: "Cinque minuti prima che alla Camera prendano il via il dibattito e la votazione sulla mozione di sfiducia al governo Dini - si legge nelle bozze del rapporto -, Rifondazione inverte radicalmente e improvvisamente la propria rotta politica. È il presidente del Prc Armando Cossutta ad annunciarlo nella dichiarazione di voto: i deputati di Rifondazione non parteciperanno al voto e usciranno dall'aula". Motivo del dietro front? Cossutta lo spiega così: quella mattina Dini gli assicurò che si sarebbe dimesso il 31 dicembre 1995 "ed è ormai certo che si andrà a votare". Nessuna delle due certezze risulteranno poi corrispondenti a verità. Ma c'è di più: uscendo dall'aula, Cossutta annuncia di aver raggiunto un accordo - definito di "desistenza" - con le forze che da lì a qualche mese costituiranno l'Ulivo.
30 ottobre 1995: è la data ufficiale in cui l'Mi5 consegna al Sismi il report su Cossutta e sui suoi rapporti con i sovietici, secondo le dichiarazioni dei vertici. Ma non c'è nessuna certezza su questa data: basti pensare che - come vedremo - inspiegabilmente il Sismi non protocolla il report 132 su Cossutta fino all'8 novembre.
7 novembre 1995: il generale Siracusa, capo del Sismi, incontra ufficialmente il presidente del Consiglio Lamberto Dini "per informarlo dell'esistenza della produzione Impedian. Fra i rapporti di cui Siracusa fa cenno durante l'incontro è compreso anche il 132, uno di quelli riguardanti Cossutta, definito nelle ultime due righe "contatto confidenziale del Kgb" a Roma".
7 novembre 1995:nello stesso giorno Silvio Berlusconi sale al Quirinale per ricevere dal presidente Oscar Luigi Scalfaro la data in cui si terranno le elezioni come promesso qualche mese prima in cambio del via libera al governo tecnico di Dini. Invece si sente rispondere che di elezioni non se ne parla: Scalfaro non intende sciogliere le Camere ritenendo che ci sono i numeri per garantire una maggioranza.
8 novembre 1995: il Sismi si decide a protocollare il report 132 su Cossutta, a più di un mese dal momento in cui l'Mi5 è entrato ufficialmente in possesso del documento.
13 dicembre 1995: nasce l'Ulivo.
Simona