martedì, 20 marzo 2007

Brigate Rosse: una storia italiana della guerra fredda. (colloquio con Roberto Bartali)

Aggiornamento del 21 marzo:

Ritengo utile riportare nel corpo dell'articolo il commento che ha inviato ieri Roberto Bartali in quanto mi sembra che aggiunga dei particolari molto interessanti ed esprima una sua opinione sulla validità dei lavori della Commissione Mitrokhin.

Beh, mettiamola così. Negli archivi le carte per fare certe affermazioni - e ricostruire davvero la storia d'Italia - ci sarebbero. Solo che non sono pubblicabili.
Purtroppo nel nostro paese vigono norme assai restrittive (rispetto agli altri paesi occidentali) sull'accesso ai documenti, e se come storico mi azzardassi a pubblicare qualche notizia che - per delle inconcepibili motivazioni tutte italiane - è ancora vincolata da segreto (dopo 40, 50 o 60 anni!) rischierei di prendermi da 5 a 20 anni di prigione.... Insomma, uno scrive quello che "può scrivere".
A ciò si lega il fatto che gli archivi dell'Arma dei Carabinieri, che sarebbero una vera e propria "miniera d'oro" per gli storici, non sono accessibili, anche perchè tutte le note inerenti il partito comunista (come mi ha raccontato un Generale dei Carabinieri ormai a riposo) o i gruppi della estrema-sinistra erano fatte rientrare sotto vincoli di riservatezza NATO, dunque per accedervi servirebbe il NOS, sulla osta di sicurezza....che per ovvi motivi noi storici non abbiamo.
Il problema, però, si risolverà da sé tra pochi anni, e senza "aiuti" esterni. I telex che servivano per scambiare notizie importanti tra le varie forze di polizia (di nuovo una fonte essenziale per gli storici) erano fatti di "simpaticissimi" fogli di carta velina rosa stampati con una assai risicata quantità di inchiostro... ebbene stanno rapidamente sbiadendo, cosa che renderà in breve tempo la loro lettura del tutto impossibile. Una vera manna per gli "insabbiatori".
Come se non bastasse certe notizie vengono bellamente ignorate: nel 2001 una sentenza definitiva ha stabilito che tra i militanti "regolari" delle BR, nel periodo che va all'incirca dal '73 al '75, era riuscito ad infiltrarsi un confidente della polizia di cui ormai si sa nome e cognome, e che questo non solo concorse fisicamente al rapimento del giudice Mario Sossi [che dunque poteva essere evitato...chissà cosa ne pensa il diretto interessato, visto che trascorse 45 giorni chiuso in una "prigione del popolo"...], ma che successivamente era a conoscenza del piano per far evadere Renato Curcio dal carcere di Casale Monferrato [fuga che quindi, di nuovo, poteva essere evitata...]. Detto per inciso, due delle più spettacolari azioni criminose compiute dalle prime BR erano del tutto evitabili... Ma quando qualche "povero cristo" di storico prova a scrivere (o meglio, a ricordare...) queste cose come minimo è tacciato di dietrologia.
Ricostruire la storia repubblicana (quella ancora nascosta), dunque, è un pò come seguire un percorso ad ostacoli circondato da un fossato pieno di famelici coccodrilli [mi si perdoni l'ardita metafora ma "calza a pennello"].
Spero di non avervi annoiato con queste problematiche da storico poco serio, d'altronde noi "pagliacci" ci divertiamo così.
saluti
Roberto Bartali

 

Con Roberto Bartali assistente di Storia dell’Europa presso l’Università di Siena, ci scriviamo da diverso tempo. Lui ha seguito le nostre discussioni sulla Mitrokhin e sul Caso Moro intervenendo di rado direttamente anche perché impegnato a completare un saggio sulle Brigate Rosse da poco pubblicato su Nuova Storia Contemporanea. Un’anticipazione era uscita qualche tempo fa sulla rivista inglese Modern Italy e sempre in Inghilterra in un volume sugli anni '70 in Italia (AAVV, Speaking Out and Silencing: Culture, Society and Politics in Italy in the 19070's, Legenda 2006).  Roberto ha curato per l’appunto il capitolo sulla storia delle BR ed il caso Moro.

 

Quello che segue è un breve abstract che ci ha gentilmente inviato a cui abbiamo fatto seguire alcune domande dirette.

 

Brigate Rosse: una fenomeno italiano, una storia della guerra fredda

Con la destituzione di Kruscev nel 1964 l’Unione Sovietica iniziò - soprattutto a livello ‘non ufficiale’ - una politica maggiormente aggressiva nei confronti dei paesi occidentali, con un ricorso più intensivo alle cosi dette ‘covered operations’. Queste operazioni riguardavano anche i Partiti comunisti in odore di ortodossia, com’era considerato il Partito comunista italiano; le cosiddette misure attive venivano attuate mediante l’infiltrazione di agenti e l’addestramento di giovani estremisti, e con il loro tramite venivano inviati veri e propri “avvertimenti” al PCI. Anche in questo contesto possono dunque essere inquadrati tre degli accadimenti che hanno caratterizzato gli anni tra il 1968 ed il 1973: il sorgere dei primi gruppi terroristici in Italia (GAP e BR), l’attentato al traliccio dell’energia elettrica dove perse la vita Giangiacomo Feltrinelli, l’incidente in auto occorso ad Enrico Berlinguer a Sofia nel 1973. Il saggio di Bartali si prefigge dunque rileggere la nascita di quell’area di brigatismo che ebbe un origine anteriore ed una matrice dissimile da quella conosciuta e studiata fino ad oggi, e che risulta collocabile a pieno titolo nel contesto della Guerra Fredda.

E’ da sottolineare che quanto emerso dalla lettura delle carte prese in esame non smentisce né si pone in contrasto con quelle ricostruzioni storiche (Flamigni, Cipriani, De Lutiis, Ganulli, Biondo) che puntano l’indice sull’opera di infiltrazione all’interno delle BR da parte di elementi che genericamente potremmo definire filo-atlantici, ma le va semmai ad integrare allargando il quadro interpretativo. Risulta cosi del tutto inappropriato l’appellativo di ‘tesi dietrologiche’ o ‘cospirative’ che certi osservatori hanno riservato ad alcuni lavori sulle Brigate Rosse - soprattutto per quanto riguarda i primi anni di vita del gruppo - in quanto abbiamo ormai la documentata sicurezza che le infiltrazioni si sono realmente verificate.

Durante la Guerra Fredda, insomma, i servizi di sicurezza fecero a pieno il loro mestiere.

 

Roberto, poco prima che uscisse il tuo saggio su Nuova Storia Contemporanea il quotidiano Libero ha pubblicato un estratto di quel saggio il 19 dicembre scorso. So che non hai apprezzato l’operazione, puoi dirci perché?

 

Quando uno storico vede pubblicato su un quotidiano il proprio saggio non può essere felice… sul giornale il lavoro non può essere riportato interamente per ovvi motivi di spazio… come minimo restano fuori le note, che sono poi quelle che rendono la scientificità dell’articolo… e poi il giornale di Feltri è decisamente molto schierato politicamente, e non vorrei che vedendo uscire il mio saggio lì mi si appiccicasse un’etichetta cui non tengo proprio (bada bene, questo Destra o Sinistra che siano… faccio solo ricerca storica e dalla politica cerco proprio di non farmi coinvolgere).

Ho però inteso il fine che il direttore della rivista si prefiggeva, cioè soprattutto quello di pubblicizzarla, di rendere “appetibile” il suo acquisto presso il vasto pubblico del giornale di Feltri. E’ una cosa logica ed al tempo stesso priva di secondi fini. In poche parole non l’ho apprezzato, ma tant’è… 

 

L’articolo apparso su Libero in effetti oltre ad essere molto conciso punta decisamente ad evidenziare in maniera molto sbrigativa le responsabilità del PCI. Ci sembra che una recensione più attenta del tuo saggio sia comparsa in un blog.

 

Non ho letto quel blog, ma in effetti hai ragione. Dalla lettura del mio saggio - sempre se letto con attenzione - non emergono affatto conclusioni  “anti-PCI”... anzi, direi che una delle cose di cui sono stato maggiormente colpito studiando le carte è stato l’emergere della posizione di Enrico Berlinguer; un ruolo difficile, complesso, ma a mio avviso affatto “negativo”. Il fatto che il suo partito abbia iniziato a combattere il nascente terrorismo ben prima di quanto comunemente viene ritenuto è una cosa da sottolineare, e finora colpevolmente sottovalutata...

Io ricostruisco e riconosco la storia delle BR - soprattutto delle prime BR, diciamo fino al '75/’76 - come filiazione diretta di un’ala del PCI, quella comunemente definita “secchiana” (ivi compresi quindi i collegamenti di carattere internazionale… con Praga, tanto per fare un esempio), tenacemente rivoluzionaria, che però all’interno del partito era non solo una ristrettissima minoranza, ma era decisamente in antitesi con il percorso intrapreso fin dalla metà degli anni ’50 dalla leadership, un percorso democratico ribadito con decisione e coraggio prima da Togliatti e poi in maniera ancor più decisa proprio da Berlinguer. Si tratta però di una parte importante della storia delle BR, e soprattutto è completamente assente attualmente dalle ricostruzioni storiche "in voga".

Con questo non voglio dire che il ’68 e l’autunno caldo non abbiano avuto un ruolo determinante nello sviluppo del gruppo di Curcio e Fanceschini…ci mancherebbe… dico solo che è un qualcosa che partiva da più lontano... che affondava le proprie radici nelle tensioni e nelle aspettative rimaste deluse in una certa area, seppur minima, della base comunista. Questo va detto con molta onestà.

 

Tu hai avuto modo di scorrere carte e documenti della Commissione Mitrokhin. Che idea ti sei fatto.

 

Per quanto ho potuto vedere, tra mille difficoltà e “divieti” (visto che moltissimi documenti sono vincolati da segreto, dunque non sono accessibili…), la mia tesi contraddice - anche se solo in parte - quanto emerso da alcuni elaborati prodotti dalla Commissione Mitrokhin.

Diciamo che confutando alcune cose giungo invece ad una interpretazione molto diversa su altre. A mio avviso, infatti, il PCI non può essere considerato colpevole di essere stato per 50 anni una V° colonna dell’URSS in Italia, come affermano taluni, ma a ben vedere fu lo stesso PCI (ed in modo particolare la leadership di Enrico Berlinguer) ad essere stato la vittima (o una delle vittime) delle operazioni del KGB in Italia, operazioni - che loro chiamavano aktivnye meropriyatiya "operazioni attive" appunto - attuate anche attraverso l'aiuto della cosiddetta “ala staliniana” del partito, che poi è proprio quella da cui filiarono (se così si può dire) le prime BR. Quell’ala sì che era una vera e propria V° colonna dei sovietici… ma essa era presente, con funzioni di “controllo”, all’interno del PCI, non era l'intero PCI.

Non entro poi nel merito della polemica politica su Prodi, né sulla nuova pista sulla Strage di Bologna (per quanto quest'ultima sia ben argomentata, tanto da spingere dei magistrati a riaprire le indagini, se non erro…).
Sto aspettando con ansia che l'archivio della commissione Mitrokhin venga depositato presso l’archivio storico del Senato, così da poter avere accesso alla totalità dei documenti. Ho però il timore che non ci sia esattamente la volontà di rendere disponibile per gli storici tutto quel materiale. In questo paese c’è una sorta di “area culturale” trans-partitica molto forte, che per qualche motivo insiste nel sostenere che sugli anni di piombo tutto è ormai noto... C'è la volontà di chiudere con il periodo senza approfondire ulteriormente…. Mentre, a mio sommesso avviso, se fossero rese pubbliche ed accessibili tutte le carte potrebbe essere in parte riscritta la storia dell’Italia contemporanea… insomma, ci sarebbe proprio da “divertirsi”.

 

Tu saprai che nel dicembre 2005 la Commissione Mitrokhin compì una missione in Ungheria. Al ritorno il Senatore Guzzanti parlò di “verità pazzesche”. Parlò di documenti “in cui è trascritto il diario delle operazioni congiunte fra Brigate Rosse e la rete del terrorismo in Europa e in Medio Oriente diretta dal Kgb e pianificata dalla Stasi tedesco orientale”. Fece anche dei nomi di brigatisti, per esempio Savasta.

C’è un episodio che abbiamo cercato a suo tempo di approfondire che vale la pena essere ricordato.

Il Presidente Guzzanti disse che ad un certo punto durante quella missione l'onorevole Valter Bielli pose personalmente una domanda al rappresentante della procura di Budapest e a quello dei servizi di sicurezza: 'Ma siamo sicuri che quando dite Brigate rosse non intendiate riferirvi a generiche brigate rivoluzionarie internazionali per comodità indicate come brigate rosse?'. Domanda alla quale, secondo Guzzanti, il portavoce ungherese cortesemente rispose: 'No, onorevole Bielli: si tratta delle Brigate Rosse italiane, sono le uniche brigate rosse che conosciamo'. L’onorevole Valter Bielli, recentemente definito da Guzzanti “mio acerrimo nemico e nemico dichiarato della Commissione stessa”, da noi contattato nel febbraio dello scorso anno in merito ebbe a dirci:” per quanto attiene alla visita della comm.ne a Budapest e alla mia domanda la risposta, data da un funzionario ungherese che aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo ha poi detto che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia. Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parta della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br”.

Insomma nei documenti sta scritto BR.

 

Ho potuto solamente dare un'occhiata molto parziale alle carte trovate in Ungheria (come ho detto sono carte in buona parte vincolate da segreto...). Alcune cose sono però riportate nelle relazioni finali in Commissione Mitrokhin. Ho notato - ovviamente - che si fanno i nomi di Morucci e Savasta come di contatti italiani del “gruppo Carlos”. Non mi è chiaro, però, se essi fossero parte integrante del gruppo o se invece fossero considerati solo dei referenti, dei punti di riferimento, magari di tipo logistico, nel nostro paese...

Certo che se fosse vera la prima ipotesi si aprirebbero scenari davvero interessanti. Il “Tex Willer” di Via Fani (quello che spara la maggioranza dei colpi e che è così abile da fare perfino un saltello reggendo il mitra che sta facendo fuoco…), in uno scenario simile, potrebbe infatti essere stato uno in “prestito” dalla banda Carlos. Però, ripeto, trovare dei nomi in un’agendina, a livello storiografico, non è granché probante…

 

Tu sai come il Senatore Guzzanti interpreta la famosa seduta spiritica dell'aprile 1978 in cui venne fatto il nome di Gradoli. Vuoi esprimere una tua opinione in merito?

 

Questo è un altro dei misteri insoluti del caso Moro, in barba a tutti quelli che affermano che ormai tutto è chiaro…

A prescindere dalla assoluta stranezza della cosa, forse la teoria più sensata resta quella di Andreotti: la seduta spiritica era solo un modo piuttosto goffo di coprire la fonte delle informazioni proveniente dagli ambienti contigui alle BR a Bologna. Sono però apertissimo ad altre spiegazioni… sul caso Moro ormai non mi stupisco più di niente…

Così “a naso”, però, mi pare un pò limitativa l'affermazione che il KGB abbia gestito il rapimento Moro... nel senso che le cose probabilmente sono assai più complesse... insomma, non penso che le bierre abbiano potuto tenere prigioniero un uomo come Moro nella Roma degli anni '70 se TUTTI i servizi segreti non convergevano sull'idea di lasciarglielo fare...

 

Roberto non ti chiedo se sei di destra o di sinistra ammesso che questa classificazione abbia un senso. Ma ti volevo comunque chiedere una cosa. Anch’io come sai, recentemente dopo che ho cercato di andare a fondo, onestamente credo, su certe questioni, ho ricevuto una serie di attacchi un po’ da tutte le parti, anche da quella in cui, politicamente parlando, più mi riconosco. Immagino che sia così anche per te, visto la delicatezza degli argomenti che le tue ricerche toccano, argomenti che, mi sento di dire, attraversano trasversalmente tutti gli schieramenti e la loro storia. Vuoi raccontarci qualcosa?

 

Io provo a fare lo storico, della politica non me ne curo granché. Di attacchi, a dire il vero, non ne ho ricevuti moltissimi… solo qualcuno, ma evidentemente era distratto… oppure ha voluto vedere per forza qualcos’altro dentro al mio saggio. Un messaggio politico magari… e invece proprio non c’è. D’altronde, come ho già accennato, chi legge il mio lavoro con attenzione si rende conto che non è né di sinistra né di destra, come non lo è la Storia (almeno quella con la “S” maiuscola).

Dico senza problemi che il PCI ha avuto nel dopoguerra un apparato paramilitare clandestino, che esso è poi caduto in disuso ed è stato “disarmato” dal partito stesso in conseguenza della via parlamentare, definitiva, che era stata intrapresa… è però vero che qualcosa di quella struttura, una “rete informale” (come la chiama Alberto Franceschini) ha continuato a sopravvivere nel tempo con tanto di contatti internazionali, e che da essa ha avuto origine una componente importante delle prime BR. Non si può però dimenticare che in tutta la sinistra la paura del golpe sul modello del Colonnelli greci (e non a torto….) era e rimase fortissima fin dalla fine del 2° conflitto mondiale, e questo nel coso degli anni ha avuto certe conseguenze. 


postato da: GabrielParadisi alle ore 20/03/2007 12:56 | Permalink | commenti (806)
categoria:brigate rosse
lunedì, 19 marzo 2007

International Press

L’amica Simona ha scovato nel web due interessantissimi articoli di cui pubblichiamo una traduzione a cui ha contribuito anche l’amico Enrico. Protagonisti sono Boris Volodarskij (coautore con Oleg Gordievskij di un libro sullo spionaggio sovietico in Europa), e la nostra vecchia conoscenza Evgenij Limarev. Purtroppo la stampa ufficiale italiana, tranne l’encomiabile eccezione del Roma, pare essersi del tutto dimenticata del caso Litvinenko-Scaramella. Non così all’estero. Dalla lettura delle due interviste emergono alcuni nuovi spunti di ragionamento. Volevo far solo notare che Volodarsky ha recentemente visitato Scaramella in carcere. Egli ci fa sapere quali sono gli argomenti sui quali viene interrogato e ci da anche un piccolo resoconto del suo stato di salute. Limarev invece, per la prima volta, pur con le abituali piroette, ammette di aver spedito a Scaramella due email il 30 e 31 ottobre. Email che spinsero Scaramella a chiedere appuntamento a Litvinenko.

Buona lettura.

 


 

Natalya Golitsyn (London)

6 marzo 2007

 

VOLEVANO FARLO APPARIRE UN CRIMINALE.

L’investigazione sull’avvelenamento dell’ex ufficiale FSB Aleksandr Litvinenko con la sostanza radioattiva Polonio-210 si è conclusa a Londra alla fine di gennaio. Le risultanze delle indagini sono state consegnate alla procura reale che fornirà i nomi dei sospettati per questo omicidio. Per capire come procedono le cose mi sono messa in contatto con il rappresentante  della procura Judie Sedon. Non è possibile sapere molto, ha detto Judie Sedon, perchè la questione è molto complessa ed è attualmente all’esame del giudice speciale assegnato. Nessuno può dire con precisione per quanto tempo si prolungherà questa fase, ed inoltre tutte le informazioni su questa vicenda non sono soggette a divulgazione.

Del caso Litvinenko si sono occupate anche le autorità italiane che continuano ad interrogare il giudice Mario Scaramella recluso in una prigione romana.

Egli è una delle figura principali in questa vicenda. Conosceva bene Litvinenko e si sono incontrati in Londra proprio il giorno del suo avvelenamento. Scaramella lavorava per la “Commissione Mitrokhin” presieduta dal Senatore italiano Paolo Guzzanti. La Commissione si occupava di investigare sull’attività di agenti russi in Italia ed è stata istituita in seguito all’arrivo dell’archivista del KGB Vasily Mitrokhin in occidente.

 

Lo storico di spionaggio, attualmente residente in Londra e consulente per il film inglese televisivo sull’avvelenamento di Litvinenko, BORIS VOLODARSKY è riuscito a incontrare Scaramella in una prigione italiana.

 

GLI HO DOMANDATO QUALI ACCUSE TRATTENGONO SCARAMELLA IN PRIGIONE.

In realtà per un lungo periodo a Scaramella non sono state formalizzate accuse. Quando la Troupe di ITV si è trasferita a Roma (era il 22 gennaio di quest’anno), il giornalista Bill Tonelli  non ha potuto riscontrare quali accuse erano state formalizzate. Io però a Roma ho visto un documento unico – la copia delle accuse ufficiali a carico di Scaramella. Ho visto questo documento personalmente. Molto interessante. Scaramella è accusato di una sola cosa: calunnia nei confronti di un capitano del KGB. Non ci sono altre accuse. Praticamente l’unica accusa per cui è stato arrestato e che lo trattiene nella prigione che lascerà probabilmente non presto è la calunnia ad un ex capitano del  KGB.

 

CHI È QUESTA PERSONA? IN COSA CONSISTE LA CALUNNIA?

Dal 2004 Scaramella ha collaborato attivamente con Aleksandr Litvinenko su tutta una serie di argomenti, in particolare, questo lo sappiamo bene adesso, è stato incaricato alla consulenza  della Commissione Mitrokhin ed alla raccolta di materiale a cui era interessata la Commissione. Hanno lavorato assieme su un ampio spettro di argomenti, incluso il traffico di armi illegali connesso alla mafia, autore presunto l’ex capitano del KGB Alexandr Talik.

Egli vive in Italia e, per quanto ne so, è sposato con una italiana.

Stando a tutta una serie di informazioni, che Scaramella ottenne da Litvinenko, la consegna illegale di una partita di armi proveniente dalla ex Unione Sovietica era stata pianificata da Talik. Scaramella immediatamente avvisò Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, ed informò anche la polizia. La notizia venne comunicata alla polizia di Napoli, si trattava di un mezzo (che avrebbe dovuto portare le armi – RS) che poi è stato rintracciato nel territorio Italiano e sul quale davvero furono rinvenute due granate, parti elettriche ed altri oggetti utili come esplosivi. Le persone fermate alla guida del mezzo vennero arrestate. Questi erano ucraini, credo sei.

Tra l’altro era stato dichiarato che il piano terroristico sarebbe stato organizzato dall’ex capitano DEL KGB Aleksandr Talik. Poichè la polizia non ha trovato riscontri su questo fatto Scarmella è stato accusato di aver calunniato una persona onesta. Per questo Scaramella è stato accusato e si trova in prigione.

 

QUESTO SIGNIFICA CHE QUESTO ARRESTO NON È COLLEGATO CON LA MORTE DI LITVINENKO?

Dal punto di vista delle accuse ufficiali non è collegato in nessun modo. Sono stato in prigione con Mario per più di quaranta minuti. Abbiamo parlato faccia a faccia. Mi ha detto che viene interrogato solo su due argomenti – il suo intero programma di collaborazione con Litvinenko ed il Lavoro della Commissione Mitrokhin. Così il suo arresto è senza dubbio collegato all’omicidio di Aleksandr Litvinenko e quello che Scaramella e Litvinenko hanno raccolto durante le indagini per la Commissione. In occasione del viaggio a Roma ho avuto con me due documenti. Sono  e-mail che ho ottenuto dal vostro staff editoriale; la sig.ra Ludmila mi aveva chiesto di porre particolare attenzione ad Euvgenji Limarev; anche lui aveva collaborato con la Commissione Mitrokhin, sull’appunto di Ludmila si dice che Limarev era stato assistente di Yuri Schekochihina e che avevano lavorato assieme nelle investigazioni dei fatti risaputi di Mosca connessi con gli ex ufficiali del KGB. Poi però Limarev aveva collaborato con Litvinenko e con l’aiuto di Litvinenko dopo, cominciò a collaborare con Scaramella. Ho ricevuto anche una e-mail dal Senatore Guzzanti che è oggi molto preoccupato per la salute di Scaramella. Dopo alcuni giorni dal mio arrivo Scaramella ha avuto un nuovo attacco di cuore, di notte, quando io ero ancora a Roma ed anche in questo caso è stato molto male: il dottore è stato chiamato due volte. E’ interessante notare che dopo che era stato chiamato un dottore durante la notte sono arrivati gli ufficiali pubblici ed è stato condotto un interrogatorio di circa otto ore.

 

COME SPIEGA QUELLO CHE È ACCADUTO A SCARAMELLA?

A cominciare dal 2004 sul territorio italiano si è avviata una operazione del KGB con lo scopo di rimuovere simultaneamente Scaramella e Litvinenko. Litvinenko conobbe Limarev nel 2002. Nel 2004, quando Al cominciò a lavorare per la Commissione Mitrokhin, Litvinenko raccomandò a Scaramella di riferire anche a Limarev come fonte. Adesso so che (ho tutta la documentazione) Limarev per due anni ha continuato a fornire a pagamento informazioni false, sicuramente fabbricate a Mosca, altre che invece furono fabbricate personalmente da Limarev, oppure entrambe le cose, ecc. Queste informazioni erano completamente non corrette, dati falsi sulle questioni che interessavano Scaramella. Allo stesso tempo Limarev ha fatto il possibile per venire a conoscenza sullo stato delle indagini della Commissione, che materiali avevano acquisito, con chi collaboravano e quali erano le loro fonti in Inghilterra, America ed altre nazioni, Russia compresa. Per questo penso che ad un preciso momento Limarev abbia preso un ruolo attivo, di provocazione.

Oggi sappiamo molto bene che il 30 ottobre (2006 – RS) Limarev ha inviato a Scaramella una e-mail nella quale lo avvertiva che lui ed il Senatore Guzzanti correvano un imminente pericolo. Poi, il 31, il giorno della partenza di Scaramella per Londra (tutti sapevano che sarebbe arrivato a Londra quel giorno perchè Scaramella doveva partecipare ad una conferenza a Londra)  inviava una nuova e-mail nella quale avvisava di minacce di pericolo dirette alla vita del Senatore Guzzanti, a Mario Scaramella, a Litvinenko ed a Boris Berezovsky chiedendo di non mostrarle assolutamente ad altri, e specialmente a Berezovsky e a Litvinenko.

Naturalmente questo spinse Scaramella a prendere un appuntamento con Litvinenko appena arrivato a Londra. Questo spiega anche perchè Scaramella durante l’incontro era nervoso ed agitato: aveva dato molta importanza al documento ricevuto. Io posseggo anche un documento in originale ricevuto direttamente dal PC di Scaramella. In questo documento però non ci sono informazioni su Anna Politkovskaya ma contiene dati completamente ingiustificati e chiaramente falsi circa il fatto che certe Forze Speciali dislocate a Napoli stavano preparando un attentato alla vita di quattro persone: Scaramella, Berezovskji, Guzzanti e Litvinenko. Io credo che questo non corrisponda in nessun modo alla realtà. E’ anche menzionata l’organizzazione Onore e Merito (fondata da veterani del servizio diplomatico ed investigativo russo - RS)  che allo stesso modo non ha nulla a che vedere con questa vicenda. Tutta questa storia è stata inventata con lo scopo di intimidire Scaramella e dirigerlo verso Litvinenko. Di sicuro l’operazione contro Litvinenko in quel momento era in pieno svolgimento. Avevano bisogno di attirare qualcuno che sviasse l’attenzione da loro e che diventasse il presunto assassino. Infatti proprio nei primi giorni di ospedale anche Litvinenko indicava ripetutamente (all’inizio – RS) che si era visto solo con Scaramella in quel giorno e che lo sospettava del suo avvelenamento.

 

http://www.svobodanews.ru/Transcript/2007/03/10/20070310145451747.html

 

 

Traduzione ( molto poco letterale J ) dal Russo della trascrizione di una intervista concessa a SVOBODANEWS.RU (un’emittente radiofonica Ucraina ) da Vladimir Volodarsky e Limarev.

http://www.svobodanews.ru/default.aspx

 

Intervista di Dmitriy Volchek

10.03.2007

 

Programma “Riassunto della Settimana” condotto da Dmitriy Volchek.

Partecipano lo storico dello spionaggio Boris Volodarsky e l’esperto di sicurezza Yevgeny Limarev.

 

DV: Oggi sul settimanale italiano “Panorama” è apparso l’articolo del Senatore Paolo Guzzanti, presidente della “Commissione Mitrokhin” costituita per investigare la attività del KGB in Italia.

Guzzanti scrive che la scomparsa del giornalista “Ivan Safronov”, l’avvelenamento di Aleksander Litvinenko e l’omicidio del Generale FSB Anatoliy Trofimov nella primavera del 2005 siano anelli della stessa catena, tutti loro uccisi per una notizia compromettente sul primo ministro italiano Romano Prodi. Mario Scaramella, oggi recluso in Italia, era collaboratore del Senatore Guzzanti.

Scaramella si era incontrato con Litvinenko il primo novembre 2006,  giorno del suo avvelenamento. Lo storico dello spionaggio Boris Volodarsky si è recentemente incontrato con Mario Scaramella in prigione, descrive a Radio Freedom della sua opinione su questa storia e del ruolo di Scaramella nella vicenda Litvinenko.

 

BV: Inzia nel 2004 in Italia l’operazione parallela del KGB condotta da Limarev il cui scopo era l’annientamento di Scaramella e Litvinenko. Litvineko era stato presentato a Limarev nel 2002. Litivnenko nel 2004, quando ha cominciato a lavorare con la commissione Mitrokhin, aveva raccomandato a Scaramella di usare anche Limarev come fonte. Per quanto ne so adesso (tutto documentato, ho tutti i documenti che lo dimostrano) Limarev ha fornito dietro compenso false informazioni a Scaramella per due anni, alcune sicuramente fabbricate in Mosca, altre fabbricate da sé stesso, ancora alcune fabbicate sia a Mosca che da Limarev, etc.. Egli dava informazioni completamente non corrette oppure falsificate nei dati, le quali potevano essere tutte di interesse per il lavoro di Scaramella. Simultaneamente Limarev ha cercato di fare il possibile per informarsi su come procedevano le ricerche della Commissione – che materiale avevano ottenuto, con chi collaboravano, e cosa fornivano loro i vari informatori in Gran Bretagna, America ed altre nazioni, Russia inclusa. Per questo penso che ad un certo punto Limarev ha assunto un ruolo attivo, di provocazione.

Come oggi sappiamo bene egli inviò a Scaramella due e-mail il 30 ottobre, in queste mail avvertiva di un pericolo imminente a carico di Scaramella e Guzzanti. Poi il 31 ottobre, il giorno di partenza di Scaramella per Londra (tutti sapevano che questa partenza era programmata perchè Scaramella doveva partecipare ad una conferenza a Londra) invia una seconda e-mail nella quale avvertiva che erano in pericolo non solo Scaramella e Guzzanti ma anche Litvinenko e Berezovsky chiedendo di non mostrare in nessun modo questa mail a Berezovsky ma soprattutto a Litvinenko. Naturalmente quindi questo spinse Scaramella a chiamare subito Litvinenko appena arrivato a Londra per fissare un appuntamento. In questo modo si spiega anche l’atteggiamento nervoso ed agitato di Scaramella: era preoccupato per il documento che aveva ricevuto. Ho l’originale del documento direttamente dal PC di Scaramella. In questo documento comunque non ci sono informazioni sulla Politkovskaja ma c’è la completamente ingiustificata e chiaramente falsa informazione che alcuni soldati delle forze speciali erano a Napoli e stavano preparando un attentato a queste quattro persone (Scaramella, Guzzanti, Litvinenko, Berezovsky). Io credo che questo non corrisponda in nessun modo al vero. Era nominata nella mail anche la organizzazione “onore e merito” (inventata) che parimenti intendeva intimidire Scaramella e condurlo verso Litvinenko. Sicuramente la operazione contro Litvinenko era gia in pieno svolgimento. Si voleva portare sul luogo l’uomo che sarebbe stato, probabilmente, indicato come criminale responsabile ed avrebbe distratto l’attenzione da loro.

 

DV: Boris Volodarsky ci ha parlato dell’esperto di sicurezza residente in Francia Eugenyi Limarev e del suo ruolo nella storia di Scaramella e Litvinenko. Chiedo ad Euvgenji Limarev un commento su quanto asserisce Volodarsky. Euvgenji, Boris Volodarsky sosteine che lei ha dato a Scaramella informazioni deliberatamente fabbricate su attentati preparati dai Servizi Speciali Russi ai danni di Scaramella ed il Senatore Guzzanti. Notizie che alla fine hanno condotto Scaramella a Londra per incontrare Litvineko alla vigilia del suo avvelenamento. Come commenta queste asserzioni?

 

EL: Bugie assolute, e c’è di più, è menzogna intenzionale. Questo lo sanno bene Scaramella e Guzzanti, con il quale mi sono incontrato ed ho parlato per cinque ore ai primi di gennaio. Per corrispondenza recente che ho avuto con Scaramella posso provare che queste sono impudenti bugie.

 

DV: Lei è quindi convinto della autenticità delle informazioni che aveva inviato a Scaramella? Quale era la sua fonte?

 

EL: Lei capisce, ho dato a Scaramella per due anni informazioni come consulente in fasi con lunghe interruzioni. Sono informazioni di vario genere. Le fonti dalle quali provenivano erano considerate da me assolutamente attendibili e si trovano principalmente in Russia perchè io svolgo professionalmente consulenza principalmente nell’ambito di sicurezza e polizia in connessione con la ex USSR (dalla – fino alla?) fine del ’99. Io vivo di questo ed in Francia  sono registrato come consulente, faccio fatture e pago le tasse. Questo lo faccio anche adesso indipendentemente da quello che dicono gentiluomini come Volodarskji e Gordievskji.

 

DV: Ma lei ha accusato queste persone di mentire intenzionalmente. Che motivi potrebbero avere secondo lei?

 

EL: Per mio grande dispiacere, l’omicidio di Litvinenko e tutte le circostanze connesse, sono divenute l’unico business per un certo gruppo di persone che tentano di dichiararsi specialisti riguardo queste vicende e così poi scrivere libri, diventare consulenti e così via. La mia unica spiegazione è questa.

 

DV: In questo caso, secondo lei, chi ha ucciso Litvinenko?

 

EL: Oggi mi appare ovvio che Litvinenko è stato ucciso dalla Russia, le tracce conducono in Russia. Secondariamente è stato ucciso da gruppi Spetsnaz, solo loro sarebbero stati in grado di ottenere una sostanza come il Polonio. Ho una idea anche più precisa su chi potrebbe essere stato, da dove sono partiti gli ordini politici. Per adesso però non voglio parlare di questo perchè ancora non sono finite le indagini. Ma l’ultima cosa, quella più o meno ovvia, percui io non mi nascondo e parlo liberamente è che io sono personalmente convinto che Putin non ha dato l’ordine di uccidere Litvinenko. Questo certo non piacerà a persone come Guzzanti, Scaramella, Volodarsky  o Gordievsky, che difendono in ogni modo la loro tesi che Putin è l’assassino. Questo la maggior differenza tra me e loro.

 

DV: Lei ha prove per dichiarare che Putin non è responsabile?

 

EL:  Non ho prove in linea diretta, sono considerazioni generali, quello che mi dicono le mie fonti e gli analisti.  Di nuovo, lo sottolineo: io dico che questo è la pura verità ed è la mia personale opinione basata su quello che le ho già detto.

 

DV: Prima ha menzionato l’organizzazione di veterani “Onore e Merito” che sembrerebbe aver partecipato all’assassinio di Litvinenko. Anche adesso lei difende questa versione?

 

EL: non ho mai detto a nessuno e nemmeno asserito che all’avvelenamento di Litvinenko abbia partecipato questa organizzazione. Originariamente questa organizzazione era stata menzionata, sig. Velichko, nelle “famose” note analitiche che Scaramella ha diffuso, quelle stesse che ha portato a Litvinenko. Poi Litvinenko è stato ucciso e tutti hanno gridato che Litvinenko è stato ucciso per via di quegli appunti. E poi hanno detto che c’era una lista di obbiettivi. Non è nulla tutto questo, queste note furono date da Scaramella ai mass-media estratte da un contesto del tutto forzato. Se queste notizie poi dovessero essere recuperate emergerebbe che questa organizzazione “Onore e Merito” era menzionata soltanto nel piano relativo all’annientamento di Scaramella e Guzzanti nel territorio Italiano. Non riguardavano Litvinenko o la realizzazione di azioni contro Litvinenko sul territorio Britannico. Questa è una invenzione ed una interpretazione che vorrebbe apparire investigazione, tra virgolette o no.

 

DV: Ma lei ha scritto a Mario Scaramella a fine ottobre che certe persone delle forse speciali dislocate in Italia stavano preparando un attentato alla vita di Guzzanti, di Litvinenko ed io Berezovskji?

 

EL: Il problema è che quelle informazioni, che mi erano arrivate dalle mie fonti in Russia le avevo trasmesse a Scaramella. Sì, giusto.

 

DV: E precisamente quando queste informazioni Scaramella ha contattato Litvinenko e si è incontrato con lui quel giorno preciso, il giorno dell’avvelenamento.

 

EL : Su questo punto, lei capirà, io non posso dire nulla perchè io non sapevo quando Scaramella sarebbe arrivato, che avrebbe mostrato i documenti a Litvinenko, che ne avesse mostrato una parte, come poi le ha interpretate, se sono state cambiate, non ne so nulla. A giudicare dai fatti, da quello che è stato diffuso alle masse dai media so con certezza che: le mie note sono state manipolate e che i punti più importanti, cioè quelli che riguardavano Scaramella ed il Senatore erano stati eliminati.

 

DV: Sono state manomesse da chi? A che scopo?

 

EL:  ??? come posso saperlo? Giudicando l’insieme dei fatti penso Scaramella. Perchè Scaramella, a giudicare dai fatti, ha cercato di sfruttare l’omicidio di Litvinenko per i suoi scopi politici mercenari. Ha cercato di diventare una vittima, lui con Litvinenko.

 

DV:  Ma signor Limarev, lei stesso in dicembre ha dichiarato che temeva per la sua vita.

 

EL:  Certo. Per quanto riguarda me c’erano dei motivi. Gli stessi di Litvinenko perchè anche io mi considero un potenziale, minimo, oggetto di attenzioni da un lato della stessa (gebistiskikn-mafiosa ??) russa di cui è stato vittima Litvinenko e dall’altro, vede, quello che è accaduto in Italia attorno Scaramella, vede, potrebbe far arrivare pericolo a me dalla cerchia mafiosa, per esempio, dislocata in Italia. In Italia il 17 novembre mi hanno derubato nel centro di Roma, mi hanno rubato documenti, denaro, equipaggiamento (foto e video). Il giorno dopo, il 18, Scaramella interruppe i contatti con me e dopo molti giorni inaspettatamente ha cominciato a nominarmi come fonte principale a tutti i media dicendo che ero l’autore delle famose note che furono consegnate a Litvinenko il primo novembre. Dopo questo io mi sono reso conto che in Italia mi si voleva screditare. Quando ero in Italia, hanno cercato di forzare la mia casa in Francia e pentrarla. Dopo il mio ritorno in Francia mi sono arrivate lettere di minacce ed alcune persone giravano attorno casa mia. Su qesti fatti ho mandato tre segnalazioni alle autorità francesi ed italiane e stanno conducendo una indagine su questo.

 


 


postato da: GabrielParadisi alle ore 19/03/2007 17:06 | Permalink | commenti (164)
categoria:giornalismo, informazione, mitrokhin, guzzanti paolo, litvinenko
sabato, 10 marzo 2007

Lettera aperta a Giovanni Minoli

Gent.mo Dott. Minoli

Le scrivo in merito ad una puntata de “La Storia siamo noi” andata in onda nel dicembre scorso. Mi riferisco esattamente a “Licenza d'uccidere. Da Oleg Gordievskij a Litvinenko”. In quella occasione il suo collaboratore Marco Melega (che ha firmato quella puntata) intervistò l’ex colonnello del KGB Oleg Gordievskij in merito all’uccisione di Aleksander Litvinenko avvenuta a Londra qualche settimana prima, ma soprattutto quell’intervista si concentrò sulle implicazioni che quel delitto aveva scatenato in Italia. La presenza il primo novembre a Londra di Mario Scaramella accanto all’ex agente proprio il giorno del suo avvelenamento, aveva infatti acceso l’attenzione e i riflettori di tutti i media sui lavori della Commissione Mitrokhin, chiusa nella primavera del 2006, e di cui lo Scaramella era stato consulente.

Sempre tra fine novembre e inizi dicembre 2006 sulla stampa italiana, ma principalmente sul quotidiano La Repubblica, a firma Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, erano uscite una serie di interviste (di cui una postuma proprio a Litvinenko) ai protagonisti principali coinvolti nella vicenda. Tra questi lo stesso Gordievskij.

Ora una serie di indagini effettuate anche dal sottoscritto hanno dimostrato che quelle interviste di Repubblica oltre a non essere registrate e quindi riproducibili, contengono una notevole serie di imprecisioni o di dichiarazioni che i diretti interessati hanno poi smentito pubblicamente. A tal riguardo, se volesse approfondire la invito a leggere un post riepilogativo di queste ricerche indipendenti (http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/11142204).

Per quanto riguarda Gordievskij egli ci scrisse testualmente:

The interview in Repubblica was 90% fabrication and manipulation.  It is the dirtiest newspaper in the world.  The truth in detail is known in London already.  Very soon it will be shown in the most important BBC programme Panorama”. 

Ora nella vostra intervista televisiva in realtà l’ex colonnello sembra invece confermare quanto scrissero i due giornalisti di Repubblica. Le vostre interviste, sempre realizzate con grande professionalità e maestria, sono però frutto di un montaggio che le rende perfette in termini di ritmo e di efficacia televisiva, ma non sono la riproduzione esatta del dialogo tra intervistatore e intervistato.

Detto questo è anche vero che, a nostro modesto avviso, le domande da lei poste (in playback e non direttamente) a Gordievskij contenevano una serie di premesse inesatte che probabilmente alterarono lo stato d’animo dell’intervistato.

Ad esempio ad un certo punto si chiede: “Mario Scaramella dice che è stato proprio Lei a fare il nome di Prodi. E’ vero?”.

Mario Scaramella in realtà non aveva mai fatto questa affermazione. Le “illazioni” su Prodi erano sempre state attribuite ad Aleksander Litvinenko, il quale le aveva recepite dal suo generale Anatoly Trofimov (morto ucciso), e ripetute in diverse occasioni in presenza dello stesso Gordievskij, del deputato Gerard Batten, di Vladimir Bukovskij.

La domanda, posta in quei termini, non poteva, credo, non scatenare la rabbia di Gordievskij nei confronti di Scaramella (in quei giorni tra l’altro ancora sospettato di essere l’avvelenatore del suo amico Litvinenko).

Ad un ascolto attento delle parole in inglese di Gordievskij si percepisce una sua premessa alle pesanti affermazioni che sta per fare e che poi però la traduzione non riporta: “If Scaramella said that…”. “Se Scaramella ha detto ciò…”.

Ora credo che allo scopo di far luce su una vicenda truce e ancora piena di misteri, sarebbe cosa utile sgombrare il terreno da qualsiasi equivoco o fraintendimento, soprattutto laddove, come nel vostro caso, esistono documenti registrati e riproducibili, quindi inoppugnabili.

Le chiedo pertanto se vuole darmi una sua diretta opinione su quanto ho riportato e se è disponibile a rendere pubblico il testo esatto e integrale di quella intervista, compresa la registrazione delle parole di Gordievskij in inglese.

Confido in una sua disponibilità in tal senso

Con stima

Gabriele Paradisi

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/03/2007 19:35 | Permalink | commenti (765)
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mercoledì, 07 marzo 2007

Rugginose granate

Si rende necessario, in attesa di novità che non tarderanno ad arrivare, pubblicare un nuovo articolo visto l’ingorgo di commenti (oltre 700) che ormai rendono impraticabile il precedente post che resta comunque una cronologia di riferimento credo molto utile.

 

Oggi su Repubblica è uscito un articolo di Bonini (c.b.) particolarmente euforico sulla sorte di Mario Scaramella, al quale è stata inoltrata una “nuova e più grave contestazione – concorso in traffico d’armi ‘con ignoti’…” e dunque gli è stata notificata una seconda ordinanza di custodia cautelare, dopo che con la prima, per il reato di calunnia, si è già fatto 73 giorni di carcere. Domani, appena disponibile, metterò in rete l’intero articolo. Per ora mi limito ad un paio di osservazioni.

 

L’incipit è lo specchio della certezza. L’affermazione secca e sicura di una persona che non vuole certo “vedere sempre una dietrologia e un complotto alla base di ogni accadimento umano”. Bonini infatti scrive: “Nessun servizio segreto russo o ucraino, nessuna torbida mafia dell’Est, ha mai attentato con ‘armi da guerra’ alla vita del Presidente della Commissione Mitrokhin, il senatore Paolo Guzzanti, e del suo consulente Mario ScaramellaIl nuovo provvedimento della magistratura romana fa temporaneamente giustizia (ma certo non ripara il danno) della calunnia a carico di quattro cittadini ucraini… che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2005 viaggiavano su un furgone… a bordo del quale, a seguito di insistite e dettagliatissime indicazioni di Scaramella alla Questura di Napoli, la polizia trovò due granate [rugginose NdR] nascoste all’interno di Bibbie di cartone…

Cosa induce tanta sicurezza nel nostro solerte periodista?

Una nuova e decisiva testimonianza a carico. Quella di Vladimir Kobik. Ex funzionario dei servizi segreti ucraini…”.

Gli ex agenti segreti ucraini (preferibilmente con desinenza –ik) dunque sembrano essere la bestia nera del Prof. Avv. Giudice Onorario Scaramella Mario.

Dapprima la calunnia ai danni di tal Talik ora la testimonianza di tal Kobik.

 

L’ottimo Boninik, che sembra conoscere il contenuto del disco fisso del PC di Scaramella meglio del suo (dove ad esempio non si ritrova più una email di tal Bukovskij), ci racconta come siano stati trovati dalla Digos di Roma files con “dettagliatissimi appunti su orari e percorrenze dei furgoni ucraini su cui avrebbe inscenato il ritrovamento delle granate [rugginose NdR]. Di più: alcuni file in lingua russa riguarderebbero esattamente il tipo di arma che sarebbe poi stata ritrovata”. Appunto: “rugginose granate”

 

Insomma: “Nessun attentato contro Guzzanti”; “Un piano costruito da Scaramella”.

Tempi duri attendono dunque il pittoresco consulente partenopeo. L’unica persona che potrebbe scagionarlo giace infatti sotto due metri di terra e sotto una lastra di piombo. D'altronde, è pur vero, non si può essere troppo teneri con Caino. Si rischierebbe di uccidere due volte Abele.

postato da: GabrielParadisi alle ore 07/03/2007 10:27 | Permalink | commenti (765)
categoria:russia, servizi segreti, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko