martedì, 27 febbraio 2007

Il caso Litvinenko-Scaramella

Aggiornamento del 2 marzo 2007

Abbiamo ricevuto dall'Avv. Rastrelli il seguente chiarimento che pubblichiamo:

Gentili Signori,
 
Vi ribadisco che Mario Scaramella è in stato di custodia catelare in carcere sulla base esclusiva della contestazione di calunnia aggravata e continuata, rubricata sub b) della ordinanza di arresto.
 
Nell'ambito dell'ordinanza sono "per completezza riportate in epigrafe" ulteriori contestazioni ascritte all'indagato, che però non costituiscono "titolo custodiale": non sono cioè poste a base del provvedimento di custodia cautelare.
 
Sulla natura ed il merito di tali ulteriori contestazioni - sub a), c), d) ed e) -, permane per me il vincolo dell'assoluto riserbo istruttorio, anche sulla base della considerazione che, in merito alle stesse, l'indagato non è stato chiamato a difendersi.
 
Da ultimo, chiarisco che le esigenze cautelari poste a sostegno dell'ordinanza custodiale sono ravvisate dal Giudice nel "concreto pericolo di recidiva del reato", e nel "grave e concreto pericolo di inquinamento delle prove".
 
Il ricorso difensivo al Tribunale del Riesame avverso il detto provvedimento custodiale del Giudice è stato rigettato: l'indagato è attualmente in attesa dell'ulteriore ricorso innanzi alla Corte di Cassazione.
 
Cordialità e buon lavoro.
 
Avv. Rastrelli

 

Il primo novembre 2006 Alexander Litvinenko, ex agente del KGB riparato in Gran Bretagna, incontra alcuni connazionali (anche loro ex agenti e ora uomini d’affari) al Millenium Hotel di Londra. Successivamente incontra ad un Sushi Bar di Piccadilly Circus l’avvocato e giudice onorario napoletano Mario Scaramella, già consulente della “Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il dossier Mitrokhin e l’attività d’intelligence italiana” presieduta dal 2002 al 2006 dal Senatore Paolo Guzzanti.

 

Scaramella si trova a Londra per partecipare alla sessione annuale dell’Imo (International Maritime Organization, un'agenzia dell'Onu). Il 30 e il 31 ottobre aveva ricevuto dal suo contatto Evgenij Limarev, ambiguo personaggio agente-consulente figlio di un generale del Svr, il controspionaggio militare russo, due email dal contenuto inquietante.

 

In quei messaggi si segnalava che da Mosca era partito un ordine, destinato ad agenti segreti, di “usare la forza” contro un certo numero di persone fra le quali il magnate e tycoon strenuo nemico di Putin Boris Berezovskiy, la giornalista  Anna Politkovskaya (in realtà all’epoca già assassinata), il ceceno Ahmet Zakaev, lo stesso Limarev, Alexander Litvinenko ma anche Mario Scaramella e Paolo Guzzanti.

Il Col. Gordiewskij possiede una copia di questi messaggi, ed è egli stesso ad avere citato questi nomi in un’intervista alla Moskovsky Komsomolets.

 

Scaramella aveva dunque chiesto di incontrare Litvinenko per sottoporgli quei messaggi. L’ex agente, pur facendosene copia, reputò quella segnalazione “pure shit” tranquillizzando l’amico italiano che rese partecipe telefonicamente del suo sollievo anche il Sen. Guzzanti.

 

Poche ore dopo quell’incontro Alexander Litvinenko accusò i primi sintomi di un avvelenamento che lo porterà ad una lenta e terribile morte il 23 novembre. Il fatto di aver incontrato Scaramella e di essersi assentato dal tavolo per fotocopiare i documenti fece credere inizialmente a Litvinenko che il suo avvelenatore fosse lo stesso Scaramella.

In principio si pensò ad un avvelenamento da Tallio per scoprire poi una causa molto più impressionante: Polonio 210. Un radioisotopo costosissimo e raro a disposizione solo di organizzazioni strutturate come possono essere i servizi segreti.

 

Mario Scaramella venne preso in consegna dalle autorità inglesi per accertamenti sulla sua contaminazione da Polonio, e per ottenere chiarimenti in merito ai suoi rapporti con Litvinenko. A seguito della sua collaborazione, uscito totalmente scagionato da ogni sospetto, Scaramella ottenne un attestato di stima da parte di Scotland Yard.

 

Tre giorni dopo la morte di Alexander Litvinenko, in Italia si scatenò una ferocissima e mirata campagna di stampa, guidata dal quotidiano La Repubblica, nei confronti di Mario Scaramella e di Paolo Guzzanti. Nel giro di due settimane, dal 26 novembre al 9 dicembre, vennero pubblicate 5 interviste chiave che dimostravano come la Commissione Mitrokhin, su espressa volontà del suo Presidente, avesse operato al fine di raccogliere prove ai danni di Romano Prodi (candidato dell’Unione alle politiche dell’aprile 2006) e della sinistra in genere.

 

Le prime 3 interviste, pubblicate il 26 e 27 novembre 2006, ad Evgenij Limarev (1) (2) e ad Alexsander Litvinenko (3) erano in realtà state raccolte dai giornalisti Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo del 2005. Pur se il loro contenuto era dirompente esse restarono nei cassetti per ben 21 mesi. Il 7 dicembre fu la volta dell’ex colonnello Oleg Gordievskij (4) a rilasciare intervista, ed infine il 9 dicembre venne pubblicata una testimonianza dello scrittore dissidente Vladimir Bukovskji (5).

 

Carlo Bonini da noi contattato specificò che di tali interviste non esisteva registrazione alcuna. Né di quelle a Limarev e all’ormai scomparso Litvinenko, ma nemmeno di quelle effettuate a Gordievskij e a Bukovskij.

 

Parallelamente a queste 5 interviste gran parte della stampa italiana si dedicò a indagare sulla vita e sul curriculum professionale di Mario Scaramella. Lo speciale più completo in tal senso è sicuramente l’articolo in due puntate di Claudio Gatti pubblicato sul Sole 24 Ore (1) (2) il 10 e 11 gennaio. A onor di cronaca a questo lungo articolo fece seguito la protesta del Dott. Matassa (consulente della Mitrokhin) e la controreplica del giornalista del Sole. Sul Corriere intanto il 30 novembre vennero pubblicate alcune intercettazioni telefoniche di colloqui intercorsi tra lo Scaramella e il Senatore Guzzanti.

 

Nelle due interviste a Limarev pubblicate da Repubblica il 26 e 27 novembre, emergeva un quadro inquietante dei lavori della Commissione. Limarev infatti sosteneva di avere incontrato il senatore Guzzanti in persona in strutture segrete della Polizia Italiana e dei Servizi e che dal senatore e dallo Scaramella era stato spinto a produrre informazioni su un rilevante numero di esponenti politici del centro sinistra e di loro presunti rapporti con i servizi russi. Tali affermazioni spinsero il Ministro degli Interni italiano, Giuliano Amato, a dar corso ad un’inchiesta ministeriale per stabilire la veridicità di questi fatti, inchiesta che ha stabilito trattarsi di dichiarazioni completamente false.

Lo stesso Limarev, la prima volta al settimanale L’Espresso, dichiarò di aver in realtà incontrato non il vero Paolo Guzzanti ma un suo “sosia perfetto”.

 

Alexander Litvinenko ovviamente non era più in grado di smentire alcunché. Mentre da noi contattati direttamente sia Oleg Gordievskij sia Vladimir Bukovskij ci confermarono che anche le loro interviste erano vere e proprie manipolazioni e fabbricazioni. [A onor del vero va segnalato che Oleg Gordievskij rilasciò in quei giorni anche un'intervista a "La Storia siamo noi", la trasmissione televisiva di Gianni Minoli, in cui egli sembra ripetere alcuni contenuti già espressi a Bonini. In tale intervista non è possibile comunque ascoltare le domande rivoltegli da Federica Cellini e da Marco Melega, ma solo sue dichiarazioni estrapolate].

 

Di queste smentite non v’è traccia alcuna nè su La Repubblica nè su nessun altro quotidiano, anche se, ad esempio, Bukovskij indirizzò proprio a Carlo Bonini il 9 febbraio la sua vibrata protesta.

Il Senatore Paolo Guzzanti inoltre i primi giorni di gennaio intraprese un viaggio che lo portò prima in Francia e poi in Inghilterra, sulle tracce di Evgenij Limarev e di Oleg Gordievskij dai quali ottenne interviste registrate che smontano ulteriormente le pubblicazioni di Repubblica.

 

Torniamo a Mario Scaramella e alle sue attività in Commissione Mitrokhin.

 

Egli era stato incaricato, dalla Commissione Parlamentare, nel dicembre 2003 con delibera unanime del Consiglio, “di acquisire documenti presso istituzioni e organismi di Paesi occidentali e dell’ex Unione Sovietica riguardanti presunte relazioni tra PCUS, KGB e altre agenzie di esplorazione estera e organizzazioni italiane terroristiche, nonché di individuare i tratti salienti che hanno caratterizzato l’azione del KGB in Italia”.

Scaramella ebbe tale incarico anche in virtù delle sue personali conoscenze di personalità di rilievo dell’ex Unione Sovietica, compresi tutti i personaggi che abbiamo qui già citato.

 

Nel corso delle indagini svolte per il suo mandato, Scaramella venne a conoscenza intorno alla fine del 2004, dal Col. Litvinenko, presente il Col. Gordievskij, di presunti rapporti col KGB dell’attuale Primo Ministro italiano Romano Prodi, e ne aveva informato la Commissione.

Gordievskij ricorda così in un’intervista quell’evento: "Ricordo il bar di un elegante hotel di Regent Street, un magnifico calice di vino rosso e Aleksandr che, alla mia presenza, racconta a Scaramella una confidenza ricevuta, a suo dire, a Mosca, e prima di fuggire a Londra, da quello che allora era il suo vicedirettore al Fsb, Anatolij Trofimov [ucciso qualche mese dopo, in aprile, a colpi di mitra a Mosca insieme alla moglie]. Ricordo ancora le parole di Aleksandr. Disse: 'Quando confidai a Trofimov la mia idea di lasciare Mosca e riparare in Italia, il generale mi mise in guardia. Mi disse: stai attento, perché in Italia ci sono molti ex uomini del Kgb. Persino Prodi è un nostro uomo'".

 

Alexander Litvinenko in un’altra occasione (Scaramella assente), in presenza di Vladimir Bukovskij e del deputato inglese Gerard Batten, aveva riportato quel fatto.

Tant’è vero che il deputato europeo relazionò di quell’incontro al Parlamento di Strasburgo il 3 aprile 2006, riferendo che Alexander Litvinenko gli aveva raccontato quel che il generale Trofimov aveva detto prima di essere assassinato. E cioè che “Romano Prodi is our man there”, chiedendo l’apertura di un’inchiesta nei confronti dell’ex presidente della Commissione Europea.

 

Il 2 gennaio scorso, Bukowskij scrive ad un giornale italiano le seguenti parole: “This is exactly what happened: Litvinenko said to Gerard Batten exactly This words in my presence. Both Mr. Batten and I are prepared to testify to This effect at any court in any country. My question is: why Mr. Prodi has waited until the death of Litvinenko before he disputed this information? There was 6 months between April and November to dispute it, or to sue Mr. Litvinenko in a British or an Italian court.(questo è esattamente quanto è accaduto: Litvinenko ha detto esattamente a Gerard Batten queste parole in mia presenza. Sia Io che il sig. Batten siamo pronti a testimoniare su di ciò in qualsiasi tribunale in qualunque paese. La mia domanda è: perchè il sig. Prodi ha atteso sino alla morte di Litvinenko prima di contestare queste informazioni? C'erano 6 mesi, fra aprile e novembre, per contestare, o per citare il sig. Litvinenko in una corte britannica o italiana.)

 

Il 3 febbraio 2006, il Col. Litvinenko rilasciò una dichiarazione video in presenza del consulente Mario Scaramella, dove testimoniava esclusivamente quanto era venuto a sapere su Romano Prodi dal suo generale Trofimov, prima di trasferirsi in Gran Bretagna, il 1° novembre 2000.

Il DVD contenente questa testimonianza viene consegnato da Scaramella, nella mani del Presidente della Commissione Paolo Guzzanti che decide di archiviarlo ponendo sul video il segreto di stato, ritenendo che, poiché la fonte primaria dell’informazione, il Gen. Trofimov, era stato assassinato nell'aprile 2005, non sarebbe stata accettabile una testimonianza che non poteva essere confermata dalla fonte principale. La Commissione terminò i lavori nell’aprile 2006 con la fine della legislatura. Da quel momento fino alla morte di Litvinenko non si sentirà più parlare di Mitrokhin, tanto meno di quel video.

Il 22 gennaio 2007 però, l’emittente Britannica ITV trasmette a sorpresa il video integralmente.

 

Un passo indietro.

Nell’autunno del 2005 Scaramella viene informato da Alexander Litvinenko, che citava fonti russe con lui in stretti rapporti e da lui stesso ritenute affidabili, della preparazione di un attentato con armi da guerra avente l’obbiettivo di eliminare sia lo stesso Scaramella sia il presidente della Commissione d’inchiesta Mitrokhin Paolo Guzzanti.

Litvinenko riuscì anche a fornire dettagli specifici sulle modalità di introduzione in Italia delle armi (granate da guerra), che avrebbero viaggiato su un furgone partito dall’Ucraina, mimetizzate in una bibbia truccata.

 

Mario Scaramella il 14 ottobre 2004 si presentò ad un Commissariato di Polizia in Napoli ed espose i seguenti fatti:

«Sono in rapporti con Aleksandr Litvinenko, colonnello Fsb attualmente a Londra, con Euvgenij Limarev, del Svr, attualmente in Francia, e con ex personale dell´ambasciata ucraina a Roma (…) Sono venuto a conoscenza che un ex ufficiale del Kgb, Aleksandr Talik, unitamente a tale Krok Sena, sono coinvolti in un progetto di aggressione che riguarderebbe la mia persona o più probabilmente esponenti del mio ufficio e impiegherebbe armi non convenzionali, in arrivo in queste ore sul territorio italiano provenienti dall´Ucraina. Nell´impossibilità di poter verificare personalmente i fatti, ho informato riservatamente il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, che ritengo potenzialmente minacciato. Specifico che le stesse fonti hanno già riferito ai carabinieri di Avellino, un anno fa, della concreta minaccia per la mia persona e le persone con cui lavoro collegata a un´operazione di intelligence dei servizi speciali russi ed ucraini. Minaccia di cui mi parlò Euvgenij Limarev»…«L´armamento di guerra in arrivo in Italia serve a un attentato voluto dai servizi di sicurezza russi ed ucraini per minacciare il presidente della commissione Mitrokhin e il sottoscritto. Il colonnello LITVINENKO mi ha specificato che gli esecutori sarebbero "mafiosi ucraini legati ai servizi di quei Paesi e tramite questi collegati al terrorismo islamico in Italia, facente capo al movimento Al Qaida"».

 

Gli stessi fatti, secondo la Procura della Repubblica di Roma, venivano denunciati al Commissariato di Polizia di Senigallia il 16 ottobre 2005 da Maxim Litvinenko fratello di Alexander. In un'intervista del 27 dicembre 2006 a Repubblica Maxim, sostiene che il fratello Alexander in persona "proprio qui a Senigallia, aveva denunciato il pericolo in arrivo dall'Ucraina: granate nascoste dentro a Bibbie svuotate, destinate a Guzzanti, Scaramella ed anche e me che, facendo l'interprete, sapevo molte cose". Dunque par di capire che Maxim avesse avuto tale segnalazione dal fratello direttamente e non da Scaramella come lascia viceversa intendere la Procura nell'esposto per la custodia cautelare di Scaramella: "in data 16 ottobre Litvinenko Maxim, avendo ricevuto indicazioni in tal senso dallo Scaramella che gli prospettava la gravità delle informazioni in suo possesso, esponeva al Commissariato di Senigallia di aver appreso dal fratello Alexander di un progetto d’attentato ai danni del Senatore Guzzanti e dello Scaramella mediante armi inviate a Napoli e destinato ad un ex capitano dei servizi segreti Russi".

 

In seguito a tali informazioni comunicate alla polizia, come si legge oggi nell’ordinanza di arresto di Mario Scaramella inviataci dal suo legale Avv. Rastrelli “veniva effettivamente individuato in data 16 Ottobre in località Mosciano S. Angelo un furgone che trasportava tra l’altro due granate da lancio Vog 25 P cal. 40 mm per lanciagranate GP 25 e un detonatore elettrico, con arresto degli occupanti del mezzo, di nazionalità ucraina”

Il processo a carico di questi cittadini ucraini responsabili del trasporto  in Italia delle armi da guerra, è oggi in corso al Tribunale Italiano di Teramo.

 

Parallelamente alle iniziative degli organi d’informazione italiani sul caso Scaramella che abbiamo ricordato, il 1° dicembre viene ufficializzata l’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma contro Mario Scaramella, ed entro pochi giorni viene spiccato il mandato di arresto.

 

La motivazione della richiesta di arresto, è il reato di calunnia. Infatti i giudici romani accusano Scaramella di avere calunniato l’ex spia sovietica Aleksandr Talik, avendolo indicato alla polizia di Napoli come “coinvolto” nel trasporto delle armi dall’Ucraina e nella preparazione dell’attentato ai suoi danni, così come era stato indicato da Alexander Litvinenko.

Il mandato di arresto viene eseguito, con grande evidenza mediatica, soltanto il 24 dicembre quando Scaramella arriva all’aereoporto di Roma di ritorno da Londra.

 

Nei giorni successivi, molti giornali italiani indicarono quale causa dell’arresto il reato di “traffico d’armi”, ma questa notizia risultò poi falsa. La ragione dell’arresto è esclusivamente il reato di calunnia contro Alekandr Talik come testimoniato dall’ordinanza già citata e inviataci dal legale di Scaramella Avv. Rastrelli.

 

Oggi, 27 febbraio 2007, sono esattamente 65 giorni che Mario Scaramella n° 23.4.1970, Regina Coeli, Via della Lungara 28 – 00165 Roma, è detenuto in isolamento in custodia cautelare.

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 27/02/2007 09:38 | Permalink | commenti (733)
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mercoledì, 21 febbraio 2007

Mario Scaramella “in jail”

Insieme all’amico Enrico (Enrix2) avevamo contattato una prima volta il 18 gennaio scorso l’Avvocato Sergio Rastrelli, legale di Mario Scaramella, chiedendo “l’ordinanza esatta e integrale emessa dalla Procura di Roma a carico del suo assistito ai fini della detenzione cautelare. Oggi abbiamo ricevuto questa comunicazione:

 

Gentili Signori,
scusandomi ancora per i tempi del riscontro, Vi trasmetto, in allegato, copia - assolutamente ostensibile in quanto contenuta in una ordinanza di arresto depositata ed eseguita - della contestazione rivolta a Mario Scaramella, che costituisce l'unico "titolo custodiale" a suo carico.
Cordiali saluti e buon lavoro.
Avv. Sergio Rastrelli

Ed ecco il testo così come ci è pervenuto:

Mario Scaramella è stato raggiunto, in data 24/12 u.s., da ordinanza di custodia cautelare in carcere, sulla base esclusiva della seguente contestazione:

 

b) delitto p. e p. dagli artt. 368, primo e seconda comma, 368-48, 81 cpv . c.p. perché con ripetute denunce ad uffici di polizia, a sua firma o a firma di terzi a ciò indotti dallo stesso Scaramella, conoscendone l’innocenza accusava Talik Alexander, ex ufficiale dei servizi segreti russi, dei reati di importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, e di armi comuni da sparo, con finalità di terrorismo, in vista della preparazione di un attentato ai danni suoi, del Senatore Guzzanti, e di Ganchev Andrei in conseguenza dell’attività della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul dossier Mithrokin e l’attività d’intelligence italiana; in particolare:

  • con denuncia 14 ottobre 2005 al Commissariato “Dante” dichiarava di aver appreso del coinvolgimento del Talik in un progetto d’attentato ai danni suoi e del Senatore Guzzanti con armi non convenzionali in arrivo sul territorio italiano dall’Ucraina;
  • con integrazione denuncia presso lo stesso commissariato, in data 15 aggiungeva che nel corso di un incontro con Litvinienko Alexander e Maxim avrebbe appreso che con un veicolo in arrivo a Napoli sarebbe giunto armamento da guerra per un attentato voluto dai servizi di sicurezza russi ed ucraini per minacciare il Presidente della Commissione Mithrokin o lui stesso o il consulente Ganchev;
  • con seguito in data 15 ottobre all’Ufficio Denunce della Questura di Napoli specificava le armi le armi in arrivo- lanciagranate RPG 7 e relativo munizionamento-;
  • riferiva, quindi, sempre in data 15 ottobre, ad un funzionario della Squadra Mobile di Napoli, la targa di uno dei furgoni in viaggio verso Napoli con le armi; con tali indicazioni veniva effettivamente individuato in data 16 Ottobre in località Mosciano S. Angelo un furgone che trasportava tra l’altro due granate da lancio Vog 25 P cal. 40 mm per lanciagranate GP 25 e un detonatore elettrico, con arresto degli occupanti del mezzo, di nazionalità ucraina;
  • in data 16 ottobre Litvinenko Maxim, avendo ricevuto indicazioni in tal senso dallo Scaramella che gli prospettava la gravità delle informazioni in suo possesso, esponeva al Commissariato di Senigallia di aver appreso dal fratello Alexander di un progetto d’attentato ai danni del Senatore Guzzanti e dello Scaramella mediante armi inviate a Napoli e destinato ad un ex capitano dei servizi segreti Russi;
  • nuovamente ascoltato dalla Squadra Mobile di Napoli in data 17 e 18 ottobre, 8 e 11 novembre, confermava il progetto d’attentato ai danni suoi, del Presidente e dei componenti della Commissione Mithrokin, del Litvinenko Maxim, da effettuarsi mediante l’armamento fatto giungere in Italia, armamento a tal fine destinato al Talik, ex capitano dei servizi segreti russi, con il diretto interessamento di mafiosi legati ai servizi russi ed ucraini e, tramite questi, al terrorismo islamico e ad Al Quaida; accreditava tali informazioni anche con il riferimento alle conferme ricevute da due ex ufficiali della CIA, Lou Palombo e Bob Lady;
  • in data 11 novembre 2005, presso la Squadra Mobile di Napoli, integrava le precedenti dichiarazioni nei confronti del Talik comunicando di aver appreso che questi avrebbe avuto la disponibilità nel precedente Settembre di armi automatiche di fabbricazione straniera, ( una pistola luger, fucili a pompa, etc), in un immobile in Napoli via Ventaglieri, 40, asserendo di aver avuto tali informazioni dalle sue fonti già citate; le armi, corrispondenti a quelle indicate, erano state effettivamente rinvenute a quell’indirizzo in data 21 Settembre, a seguito di perquisizione d’iniziativa di una squadra di “Falchi” della Questura di Napoli; lo Scaramella in data 9 novembre aveva richiesto copia del verbale di sequestro ad un componente della pattuglia asserendo di averne  titolo in qualità di agente dei servizi.

 

In Napoli e altrove fino al novembre 2006 (rectius 2005)

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 21/02/2007 17:12 | Permalink | commenti (408)
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mercoledì, 14 febbraio 2007

Blog-gate

Nel 1972 Bob Woodward e Carl Bernstein, reporter del Washington Post, iniziarono un’inchiesta giornalistica che nel giro di due anni portò all’impeachment del Presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon, il quale rassegnò le dimissioni l’8 agosto del 1974.

 

L’inchiesta più famosa del ventesimo secolo costituì a tutti gli effetti il primo vero “attacco”  (riuscito) dell’Informazione ai Palazzi del Potere.

I cittadini liberi delle democrazie s’identificarono con i due giornalisti e con la loro impari battaglia per la Verità.

Quel giorno però, di fatto, l’Informazione dimostrò di essere diventata essa stessa Potere.

E come in tutte le rivoluzioni, vecchi e nuovi giacobini, vecchi e nuovi poteri saltarono ben presto su quel carro luminoso cercando di prenderne il comando o almeno di garantirsene la compiacenza.

Nei successivi trent’anni abbiamo assistito a lotte senza quartiere di potentati, partiti e lobbies per assumere il controllo dell’Informazione e dei suoi mezzi, propedeutico e indispensabile al raggiungimento e al mantenimento di tutti gli altri Poteri, quello politico come quello economico.

La diffusione delle tecnologie elettroniche, la televisione in primis, hanno reso accessibile a strati sempre più vasti di popolazione la fruizione delle “notizie”. Gli elettori-consumatori, vengono raggiunti senza fatica direttamente nei tinelli delle loro abitazioni, nell’intimo della loro vita e delle loro abitudini.

Un Potere enorme dunque. Senza eguali.

 

Ma oggi anche il Palazzo dell’Informazione è insidiato da una nuova strisciante rivoluzione democratica. Internet e la Rete, che capillarmente e con strumenti sempre più potenti e “popolari” insidia il monopolio ai “media” tradizionali e dunque insidia quei veri Poteri che i “media” tradizionali sostengono.

Uno sterminato esercito di Woodward & Bernstein comincia a premere ai cancelli del Palazzo d’Inverno.

 

Qualche tempo fa (nel 2003) il giornalista Jason Blair, venne travolto (insieme a Howell Raines e Gerald Boyd, direttore e vicedirettore del New York Times, di cui era pupillo), da uno scandalo per aver falsificato un articolo (anzi almeno 37 articoli). La Rete ebbe un ruolo determinate nella vicenda.

Il NYT, austero ed autorevole giornale che da sempre si vanta di pubblicare “All the News That´s Fit to Print”, «tutte le notizie che meritano di essere stampate», divento ben presto nei blog “Quello che pubblicava "tutte le bugie" che meritavano di essere stampate».

A nulla valsero pagine di scuse e di ammissioni da parte dei protagonisti.

 

E’ solo di qualche giorno fa la notizia (segnalataci dall’amica Simona) che Hillary Clinton, candidata democratica alle presidenziali USA del 2008, ha dovuto rettificare una sua dichiarazione perché questa aveva causato forti reazioni in un network di bloggers.

 

La Rete dunque può essere uno strumento di monitoraggio utilissimo allo sviluppo equo delle società democratiche, introducendo un concetto nuovo ed essenziale: la partecipazione.

Politici e giornalisti d’ora in poi potranno essere sottoposti ad attenta e stretta osservazione da parte di moltitudini di semplici cittadini.

E la Rete, per sua natura, è un Palazzo con troppe entrate e troppe vie di fuga per essere controllabile da chicchessia...
Negli USA, come sempre, certi fenomeni (soprattutto quelli positivi) avvengono con qualche anno (spesso anche qualche decennio) di anticipo rispetto al nostro paese. Speriamo non sia così anche in questo caso.

 

Vedremo dunque, se qualche isolato blogger riuscirà perlomeno a scuotere un poco l’alberello dell’Informazione menzognera e a far “cadere” come foglie morte i tanti Jason Blair che popolano le redazioni dei nostri quotidiani.

 

PS

L'amico Franmau ci segnala il caso di un blogger egiziano arrestato per aver espresso le sue idee. Si tratta di Karim Amer. Oggi 15 febbraio in tutto il mondo ci saranno diverse manifestazioni in suo favore.  E' stato predisposto un sito attraverso il quale si può sottoscrivere una petizione che verrà inviata al ministro degli Interni egiziano, all'ambasciatore egiziano negli Stati Uniti e a quello americano in Egitto chiedendo la scarcerazione del ragazzo. Invito tutti gli amici a farlo. 

postato da: GabrielParadisi alle ore 14/02/2007 09:03 | Permalink | commenti (562)
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sabato, 10 febbraio 2007

Il picnic

Il senatore Guzzanti (a cui vanno i nostri più sinceri auguri di pronta guarigione), ha invitato gli iscritti del suo blog a intervenire nella discussione che in questo si è sviluppata. Li accolgo e li accogliamo con simpatia sperando che, nonostante si preannunci un fine settimana piovoso e noioso, trovino questo giardino piacevole.

Per stimolare ulteriormente il dibattito ho pensato di pubblicare le lettere che ho spedito nelle ultime settimane ad alcuni giornalisti protagonisti della vicenda Litvinenko. Lettere che purtroppo non hanno mai avuto fino ad oggi alcuna risposta. Ritengo che i quesiti che avevo posto loro siano tuttora di grande attualità e un riscontro da parte dei destinatari avrebbe consentito di fare forse più chiarezza su quanto è realmente accaduto e sta accadendo. Questi quesiti siano almeno elemento di riflessione per tutti gli amici del blog. Vecchi e nuovi.

 

Respinte al mittente

Sat, 06 Jan 2007 18:34:28 +0100

 

Gentile Lillo

Le scrivo in merito all'intervista da Lei realizzata ad Evgenij Limarev e pubblicata sull'ultimo numero dell'Espresso.

Una intervista semplice ma seria sulla quale avrei però qualcosa da dire e da chiederle.

Se lei come credo si è occupato del caso Litvinenko e degli strascichi, avrà di certo consultato il blog del senatore Guzzanti che è stato per ovvi motivi coinvolto nella vicenda.

In quella sede, oltrechè sul mio blog personale, ho avuto modo di sviluppare alcune ricerche e considerazioni.

Lei dunque saprà che l'intervista "pustuma" di Bonini a Litvinenko (raccolta nel marzo 2005 ma pubblicata su Repubblica il 26 novembre 2006) non ha nessun riscontro documentale, ovvero non vi è alcuna registrazione su nastro di essa; saprà anche che l'intervista a Oleg Gordievskij pubblicata da Bonini e D'Avanzo il 7 dicembre scorso, oltre a non essere registrata è anche stata smentita seccamente dall'interessato: "al 90% una fabbricazione e una manipolazione".

Sempre il 26 novembre su Repubblica è stata presentata un'altra intervista, questa volta a Limarev. Essa a detta degli autori era stata rilasciata loro addirittura il 21 e 22 febbraio 2005 (!?). In tale intervista Limarev affermava di aver verificato di persona metodi poco ortodossi durante la sua collaborazione con la Commissione Mitrokhin; di aver incontrato diverse volte Guzzanti; di aver ricevuto liste di politici italiani di cui si volevano trovare connivenze con il KGB.

Ora nella sua intervista appena pubblicata su l'Espresso, lei si è sentito dire da Limarev che forse egli non aveva mai incontrato il vero Guzzanti.

Lei, pur avendo raccolto e riportato onestamente questa "sconcertante" rivelazione, da lei definita una marcia indietro, apparentemente non ha  pensato di approfondire ulteriormente con Limarev questo argomento. Questa per lo meno è la mia sensazione. Non ha realmente fatto ulteriori domande a Limarev? Non gli ha presentato ad esempio una foto di Guzzanti per capire se ricordava meglio?

Dopo poi che era emerso con una certa evidenza che in quella citata intervista del 2005 Limarev o aveva detto cose che oggi non si sentiva più di ribadire, o che i giornalisti stessi (visti anche gli imbarazzanti precedenti che le ho ricordato), avevano forse accentuato o travisato le sue parole, a lei non è venuto in mente di verificare punto per punto le affermazioni pesanti che Repubblica aveva attribuito a Limarev?

Perchè ad esempio, non gli ha chiesto qualcosa sui politici (da Pecoraro in giù) che erano stati tirati in ballo? Oppure lo ha per caso fatto ma non essendoci novità ha pensato di non pubblicarlo?

Io ho contattato Limarev personalmente il quale dopo avermi detto di aver appena rilasciato l'intervista a l'Espresso ha deciso per il momento di non rispondere alle mie domande.

Lei pensa di risentirlo per approfondire gli aspetti che le ho riportato?

La ringrazio per l'attenzione, confidando in una sua gentile risposta.

 

venerdì 12 gennaio 2007 ore 9.45

 

Caro Bonini

Non so se riterrà di volermi rispondere, in quanto l’ultima volta le sono sembrato (forse a ragione) alquanto impertinente. Ma io comunque le scrivo lo stesso, così come invio la stessa al suo collega D’Avanzo.

La vicenda Scaramella sta procedendo a colpi di scena. Lei ieri è uscito con uno scoop (l’analisi del dossier trovato nel PC di Scaramella), altrettanto ha fatto Guzzanti pubblicando in parte gli esiti del suo viaggio in Inghilterra e Francia sulle tracce di Limarev e Gordievskij.

Ora io le pongo un paio di domande, veda lei se vuole rispondermi.

Il file-dossier di Scaramella è un documento pubblico consultabile da chicchessia?

Se no, come credo, perché lei ha avuto la possibilità di leggerlo e di pubblicarne ampi stralci?

Lei è forse stato informato in quanto il suo nome compare in quel documento?

Nell’articolo di ieri lei dice che falsamente viene accusato in quel testo di aver iniziato a raccogliere informazioni su Scaramella e Guzzanti nel giugno 2006 cioè prima dell’avvelenamento di Litvinenko. In realtà le interviste chiave che riguardano Guzzanti e Scaramella (mi riferisco a quella a Limarev e quella a Litvinenko) lei le raccolse nel febbraio marzo 2005. Come spiega questa contraddizione?

Lei saprà certamente che Limarev ha smentito in un paio di interviste registrate (a Lillo, ma soprattutto a Guzzanti) i contenuti della sua intervista del 21-22 febbraio 2005. Saprà anche che Oleg Gordievskij ha parlato di “fabbricazione” e “manipolazione” relativamente alla vostra intervista del 7 dicembre scorso. Mi sembra che su Repubblica queste “smentite” non abbiano avuto alcun richiamo, tanto meno risalto. Perchè? I personaggi di cui stiamo parlando sono sicuramente infidi, ambigui, spesso poco attendibili per definizione trattandosi di ex agenti dei servizi. Dunque un loro atteggiamento contradditorio sarebbe comunque concepibile. Perchè su Repubblica lei non ha preso posizione? E in definitiva, ritiene di confermare per filo e per segno i contenuti di quelle due citate interviste (a Limarev e a Gordievskij)?

Credo una sua risposta renderebbe un contributo alla chiarezza

Grazie comunque

 


 


martedì 30 gennaio 2007 12.21

 

Caro Travaglio

La leggo da anni con molto piacere, trovadola uno dei giornalisti più preparati e documentati esistenti nel panorama della stampa italiana. Le riconosco poi un’inarrivabile capacità comica, assolutamente paragonabile se non superiore a quella di uno Stefano Benni o di un Beppe Grillo. Leggo dunque con avidità tutti i Bananas-Uliwood Party che lei produce e che pubblica sull’Unità di cui sono fedele abbonato on-line.

Negli ultimi mesi mi sono soffermato un po’ di più su quelli che lei ha dedicato al caso Litvinenko e alle connessioni con la Mitrokhin, anche perché seguo da diverso tempo con un certo interesse e impegno, i lavori di quella commissione.

Ho spesso polemizzato direttamente con Guzzanti contestando anche con animosità le sue tesi.

Verso la fine dello scorso anno però è successo qualcosa.

Divertendomi come faccio da sempre nel mio blog a indagare in proprio, scrivendo a giornalisti e politici, ho scoperto alcune piccole screpolature che mi hanno incuriosito e poi via via inquietato.

Gliele voglio raccontare, se avrà la pazienza di leggermi fino in fondo, perché credo che meritino e su di esse le chiederei un parere.

 

Il 26 novembre 2006 (Litvinenko era morto il 23) su Repubblica Bonini e D’Avanzo pubblicano due articoli molto importanti. Si tratta di una intervista al defunto Litvinenko (raccolta il 3 marzo 2005) e una a tal Evgenij Limarev (raccolta addirittura il 21 e 22 febbraio 2005).

Queste due interviste sembrano dare il colpo di grazia a Paolo Guzzanti e al suo collaboratore Scaramella, affossando definitivamente la credibilità della commissione Mitrokhin.

Infatti i due vengono presentati da Litvinenko e Limarev come dei maldestri pasticcioni interessati unicamente a costruire dossier contro Romano Prodi e la sinistra italiana in genere.

Dell’intervista a Litvinenko mi aveva colpito una frase di presentazione scritta da Bonini: "per espressa volontà dell'ex colonnello, [l’intervista] è interamente "on the record". Eccone la trascrizione”.

Dunque abituato ad attaccare il senatore (da cui in settembre ho rischiato anche una querela) e le sue “deliranti” tesi, scrissi a Bonini per chiedere come mai non pubblicasse, ad esempio su Yuotube, i nastri di quella intervista. Da notare che proprio Guzzanti aveva da poco messo in rete il filmato con la richiesta di indagine sui rapporti tra Prodi e il KGB del deputato inglese Batten presentata nell’aprile 2006. A Bonini chiesi anche perché mai si era tenuto nel cassetto per tanto tempo (quasi due anni) materiale così scottante.

La gentile risposta di Bonini mi lasciò di sasso: “…L'intervista non venne incisa su nastro ma da me "stenografata" e quindi trascritta integralmente il giorno stesso sul mio computer portatile.

Per curioso che le possa sembrare, la ragione per cui la conversazione con Litvinenko non venne resa immediatamente pubblica è in una circostanza propria dei tempi imposti a un quotidiano. La sera del 4 marzo 2005, giorno del mio rientro da Londra a Roma, venne ucciso a Bagdad Nicola Calipari. La vicenda, in quelle settimane e nei mesi successivi, assorbì per intero il mio lavoro e l'attenzione del giornale. Quando la "pressione" del caso Calipari si allentò, i retroscena della commissione Mitrokhin apparvero non più di immediata attualità. Anche perché la commissione si stava spegnendo nel più assoluto disinteresse e vuoto politico da parte della stessa maggioranza politica che l'aveva espressa (nonostante, come lei ricorda, la vicenda Batten alla vigilia delle elezioni)...”.

Passò qualche giorno e il 7 dicembre sempre su Repubblica, a firma Bonini, apparve un’altra intervista chiave della vicenda. Quella all’ex spia Oleg Gordievskij.

Ricontattai il giornalista e ancora una volta mi disse: “…Per quel che riguarda le interviste a Gordievskij e a Bukovskij non esistono registrazioni...”.

A quel punto mi misi alla ricerca dell’ex colonnello del KGB riparato in Inghilterra dal 1985,  riusciì a rintracciarlo e a scrivergli. La sua risposta mi confermò quello che ormai cominciavo a pensare: “The interview in Repubblica was 90% fabrication and manipulation.  It is the dirtiest newspaper in the world.  The truth in detail is known in London already.  Very soon it will be shown in the most important BBC programme Panorama….

Alla mia richiesta di chiarimenti a Bonini e D’Avanzo non ho mai più avuto risposte.

Tenga conto che di questi particolari, di queste smentite, non v’è traccia alcuna nei giornali in genere, e in quelli di sinistra in particolare. Solo Guzzanti, ovviamente, e in rete, su certi blog, come il mio, se ne parla, ma l’inconscio collettivo è ancora fermo alle prime dichiarazioni che equiparano Scaramella ad “Aigor” Marini e Guzzanti ad un esilarante pazzoide che se solo smettese i suoi panni di senatore della Repubblica potrebbe oscurare la giusta fama dei suoi figli maggiori.

Ora risulta anche a me molto complicato immaginarmi Romanone Prodi un “coltivato” dai servizi segreti sovietici.

Ma perché, mi chiedo e le chiedo, non si è ribattuto alle tesi “farneticanti” di Guzzanti semplicemente sottolineando l’assoluta inaffidabilità delle fonti (ex spie doppio, triplo giochiste) e l’inconsistenza delle prove (chiacchiere riportate da morti)?

Perché si è sentito il bisogno di “manipolare” o “fabbricare”, perché di questo mi sembra che a tutti gli effetti si tratti?

In questo momento, tranne il dimenarsi inconsulto ma giustificato di Guzzanti, la stampa tutta intera o tace, o ripresenta le notizie che sono state smentite, o fa della facile (mi scusi) ironia.

 

Anche nel suo, sempre piacevolissimo ultimo pezzo, “Totò terzo uomo” del 27 Gennaio, lei incorre, involontariamente penso, e forse solo proprio perché la convinzione generale è proprio quella, in un errore che secondo me è emblematico.

Lei scrive: “Guzzanti senior conduce una contro-inchiesta delle sue. Va a ripescare i vari spioni in menopausa, già molestati per anni da Scaramella…. E scopre verità sconvolgenti. La più grossa, inspiegabilmente trascurata dalla grande stampa, è che esiste in circolazione un simil-Guzzanti, un sosia con tanto di barba e capelli rossi, che Scaramella era solito far incontrare a un’altra spia, Evgeni Limarev, il quale si convinse di aver incontrato il Guzzanti originale, mentre era solo una copia”.

In realtà questa non è stata una scoperta di Guzzanti che incontrò in Francia Limarev l’8 di gennaio, ma fu il giornalista dell’Espresso Marco Lillo a pubblicarlo il 6.

Conoscendola come persona precisissima ritengo che questo lapsus sia proprio dovuto a quell’”ambiente” di disinformazione a cui accennavo prima. Cosa ne pensa?

Se volesse rispondermi le sarei veramente grato…

Grazie dell’attenzione


postato da: GabrielParadisi alle ore 10/02/2007 19:07 | Permalink | commenti (317)
categoria:travaglio marco, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
venerdì, 09 febbraio 2007

Vladimir Bukovskij "on the record"

Avevamo posto a Vlamir Bukovskij alcune domande in merito all'intervista che aveva "rilasciato" a La Repubblica il 9 dicembre scorso.

Questa la sua risposta:

A: gabriele.paradisi
Oggetto: Fw: from "la Repubblica"

I suppose, the copy of this letter makes everything clear. Best wishes, V

 

Sent: Friday, February 09, 2007 10:07 AM

Subject: Re: from "la Repubblica"

 

Dear Mr. Bonini,

Sorry for such a long delay cause by travelling and other urgent matters.

After reading the translation of my interview to la Reppublica, I must protest most strongly against what you attributed to me. There is a number of things in this text which I definitely did not say, and many other points on which my words are taken out of the context and therefore got quite a different meaning. Overall, both the facts of the matter and my own views are seriously misrepresented in this text.

Most importantly:

1. It appears from your text that Mario Scaramella tried to pressure me into giving him a false evidence against Prodi. This was not the case. Nobody did pressure me, and indeed nobody can. Mr. Scaramella did ask me several times if there was something about Prodi's Soviet connections in my vast collection of documents, and I answered there was not. That is all.

2. However, as I stressed in our conversation, the abscence of relevant documents in my collection does not necesserily mean Prodi's innocence.

3. Most insultingly, your text implies that, in my view, Alexander Litvinenko was successfully pressured by Mr. Scaramella into slandering Prodi. This is absolutely wrong. I trusted Mr. Litvinenko completely, and I am sure he did not lie in what he said. Litvinenko possessed a lot of information which I did not, because he and I used very different sources. Moreover, with my general knowledge of KGB activities in the West during the Cold War, I did not find Litvinenko's allegation surprising at all. For all I know, he could be right.

4. The description of the meeting where Litvinenko spoke out on this matter is extremely inaccurate. First, Scaramella was not present there (though Litvinenko could inform him on a different occasion). Second, I certainly never said that another participant was "if I’m correct, an English European Deputy whose name I don’t recall". That was my good friend Gerard Batten, an MEP for London, and he is the mo