lunedì, 29 gennaio 2007

L’ultimo autoritratto di Limarev

 

Ieri sera Evgenij Limarev ci ha scritto gentilmente una email rispondendo ad alcune domande che gli avevamo posto lo scorso 11 gennaio.

Di fatto, come vedremo, non ci sono grosse novità rispetto a quanto già emerso, nemmeno nel pezzo che egli ha dedicato sul suo blog (inviandoci il link), all’intervista che Repubblica pubblicò lo scorso 26 novembre 2006. Intervista che, realizzata da Bonini e D’Avanzo nel febbraio 2005, accusava pesantemente il Senatore Guzzanti.

Per la verità però, come sempre, ci sono alcuni piccoli dettagli sui quali crediamo valga la pena di meditare.

 

Primo dettaglio.

L’11 gennaio Bonini & D’Avanzo pubblicano un articolo in cui tra le altre cose affermano “Repubblica viene accusata di aver utilizzato come fonti degli scandali Nigergate e Abu Omar, Agathe Duparc (corrispondente da Ginevra di "Le Monde") e Vladimir Ivanidze (giornalista russo free-lance che ha lavorato al periodico svizzero "Hebdo") e di aver addirittura cominciato a raccogliere alla fine di giugno 2006 (quindi, prima che Litivinenko fosse avvelenato con il polonio a Londra) informazioni su Mario Scaramella e Paolo Guzzanti (le due circostanze sono entrambe false)”.

Su questa circostanza abbiamo cercato di sapere dai diretti interessati qualcosa di più già il 12 gennaio scorso. Purtroppo né Bonini, né D’Avanzo, contattati singolarmente, ci hanno mai risposto.

Vediamo cosa ci dice adesso Limarev direttamente nel suo blog:

Bonini & D’Avanzo were very much interested, especially in huge political implications of this dossier, and offered me to publicly denounce informal activities of several participants of the “Mitrokhin commission”(including its chief senator Paolo Guzzanti) known to me – with overall and full support of La Repubblica. I firmly refused it motivating with my shaky foreigner’s status in the West, big risk for me (referring to their statements signed before – as described in article 4 above) and lack of wish to get involved into any kind of political fuss”.
E ancora:

But from the very beginning of our meetings in February 2005 Bonini & D’Avanzo were much more interested to investigate and make public information about senator Guzzanti and undercover activities of “Mitrokhin commission” than on Scaramella – that was very clear for me, and the reasons why are obvious by themselves”.

 

Secondo dettaglio (da verificare… c’è a nostro avviso qualche elemento cronologico che non torna…)

Limarev sostiene di essere stato contattato telefonicamente da Bonini il 21 novembre, chiedendo di commentare il coinvolgimento nel caso Litvinenko operato nei suoi confronti dalle dichiarazioni pubbliche di Scaramella e Guzzanti. Esattamente egli scrive:

Bonini contacted me by mobile on November 21 and asked for my comments on Mario declarations in the mass media about Litvinenko / polonium case and my “involvement” exposed (for the 1st time) by Scaramella  – but I refused and confirmed to him that (as always) I would not seek to appear in the mass media (again referring to the a.m. article 4).  Carlo re-contacted me in the evening of November 22, 2006 (at 18.51, our telecom lasted 3minutes 54 seconds) and told me that Scaramella and Guzzanti started to mention my name publicly as source for those famous e-mails shown to Litvinenko, as well as for the “Mitrokhin commission”. Carlo asked about my reaction and I said I was stupefied and furious about that. Carlo again repeatedly phoned me on November 24-25, I gave him my brief negative comments on Scaramella’s public references to me. I was persuaded by Carlo when he told me that it’s better to explain myself with mass media whom I trust (meaning La Repubblica) about my relations with Mario and Litvinenko - as soon as I was already (and often improperly) mentioned in all world mass media as “personage” in the scandal with Litvinenko (who died on November 23). So I met Bonini & D’Avanzo in Venice (where I was staying at the time) in the afternoon of November 26, and excerpts of our conversation were published the next day in La Repubblica (the text I will comment separately here) – this time with my permission”. 

La domanda è: prima di quel 21 novembre dove s’era mai parlato di Limarev?

Detto questo. Analizzeremo di seguito tutto quanto ha scritto e pubblicato ieri Evgenij Limarev.

A nostro avviso egli, come ha già ampiamente dimostrato nelle settimane scorse, si mantiene in precario equilibrio per non scontentare nessuno dei suoi interlocutori. Sicuramente non risparmia Mario Scaramella, l’unico che non può ribattere in questo momento, ma nei confronti di Repubblica e di Guzzanti sembra dare un colpo all’una e un colpo all’altro.

A testimonianza di questa ambiguità del personaggio, facciamo notare alcuni particolari.

 

Nel febbraio 2005 incontra per 3 giorni i giornalisti di Repubblica e spara a zero contro Mario Scaramella. Il terzo giorno incontra Mario Scaramella e gli dice di aver incontrato Bonini e D’Avanzo. Gli avrà anche raccontato i particolari che lo riguardavano che egli ha raccontato ai due giornalisti?

Senza dimenticare che nel febbraio 2006, dietro pagamenti anticipati, riprende la collaborazione con lo stesso Scaramella.

 

Quando scopre che Bonini e D’Avanzo, ignorando un accordo con lui sottoscritto, hanno pubblicato parti del suo dossier esponendolo a detta sua a rischi e a non richiesta notorietà, sembra particolarmente risentito e in disaccordo. Poi però dice che i due giornalisti sono tra i migliori al mondo nel giornalismo d’investigazione e continua a collaborare con loro, anche se non l’hanno mai pagato per le sue fatiche e servizi…

 

Questo dunque l’ultimo autoritratto di Evgenij Limarev che emerge da ciò che scrive e ci invia.

Di seguito in dettaglio i contenuti per esteso.

 

 

Questa la nostra email dell’11 gennaio inviata a Limarev:

 

Dear Mr. Limarev

You kindly have already answered to some questions I made to you many days ago.

Today the italian newspaper La Repubblica says that Mario Scaramella would have prepared a dossier about Romano Prodi to analyze his contacts with KGB-SVR. The journalists Bonini and D’Avanzo write that the lawyer of Scaramella would have said that Mario would have received the informations about Prodi from Evgenij Limarev.

Bonini and D’Avanzo say also that contacted you by phone to have a confirmation of that, and they write you would have said “I’m not the source of this informations. But I am not astonished. It is another fabrication of Mario. If tomorrow they associated my name to a dossier on the death of Pinochet I would not be astonished”.

It will be very important to know if you really said that. Can you answer to my questions?

Thank You in advance

Gabriele

 

E questa è stata la sua risposta di ieri:

 

Inviato: domenica 28 gennaio 2007 21.59
A: gabriele.paradisi@cidengineering.com
Oggetto: RE: Today's interview on Repubblica

I really said that. I can trust Carlo / Giuseppe – La Repubblica in what they quote on me, and only 1 exception to this rule with them occured in my life:
+
http://limarev.spaces.live.com/blog/cns!AAC6F78D63B9827E!159.entry .
But after I had no more problem with them - though this article dd Nov26,06 has significantly changed my life :)

 

Poi, nel suo blog, al quale egli ci rimanda, Limarev tratta della famosa intervista pubblicata da Repubblica il 26 novembre 2006. Questo un sunto.

 

1)     Limarev conferma di avere incontrato Bonini & D’Avanzo (di seguito B&D) nel febbraio 2005, rilasciando loro un cospicuo dossier su Scaramella (e le sue attività in qualità di consulente della Mitrokhin);

2)     Tale dossier era da configurarsi come confidenziale sulla falsariga di altri servizi di consulenza prestati precedentemente da Limarev a B&D, relativi a Putin e al suo enturage. B&D firmarono una sorta di “side letter”  o “separate agreement” in cui s’impegnavano a non pubblicare nulla di quei documenti senza la preventiva autorizzazione di Limarev.

3)     Limarev conferma che l’interesse di B&D era focalizzato sulle implicazioni politiche del dossier tanto che gli chiesero anche se era disposto a denunciare le attività “informali” di alcuni componenti della Commissione Mitrokhin (incluso Paolo Guzzanti). A questa richiesta Limarev si oppose in nome del suo status e dei rischi che avrebbe corso, appellandosi sia al fatto che non voleva essere coinvolto nelle questioni politiche interne italiane sia al patto di confidenzialità sottoscritto con B&D. 

4)     B&D promisero a Limarev un rimborso per quel dossier (presentato in circa 10 ore), ma non ricevette mai nulla.

5)     Limarev in quell’occasione, l’ultimo giorno della sua permanenza a Roma, incontrò anche Scaramella a cui parlò dell’incontro con B&D (!?). Scaramella risultò turbato dicendo che B&D erano i peggiori nemici della Mitrokhin ed erano strattamente sotto osservazione da parte dei servizi italiani.

6)     Successivamente Scaramella ricontattò raramente Limarev (e solo via email o telefonicamente). Questi chiese un regolare contratto e pagamenti anticipati. Non se ne fece nulla fino al febbraio 2006, dove pur senza contratto ma con pagamenti certi, la collaborazione riprese. Le transazioni economiche avvenivano attraverso la ECPP.

7)     Il 21 novembre 2006 Limarev viene ricontattato da Bonini (infatti sembra che D’Avanzo non parli nessuna lingua conosciuta da Limarev …). Infatti il nome di Limarev era prepotentemente emerso sui media italiani collegato alla morte di Litvinenko (secondo Scaramella era stato proprio Limarev ad inviargli la email con una lista di potenziali obiettivi tra cui lui, Litvinenko e Guzzanti. Quella lista era stata proprio la motivazione per cui l’ex consulente della Mitrokhin aveva incontrato Litvinenko al Sushi bar di Londra quel tragico primo novembre).

8)     B&D rividero Limarev a Venezia il 27 novembre scorso. Già il giorno precedente su Repubblica era comparsa, all’insaputa di Limarev, la famosa intervista… A Venezia Limarev parlò solo (smentendola) della questione della email e di Litvinenko. Non parlò della questione Mitrokhin né del relativo dossier del febbraio 2005.

9)     Limarev protestò con Bonini ribadendo che voleva vedere il suo nome tirato in ballo solo sull’episodio specifico della email e non collegato a questioni con Guzzanti e la Commissione Mitrokhin. Come risultato nei giorni successivi Repubblica continuò a pubblicare le sue dichiarazioni e considerazioni sulla Mitrokhin (1) (2) .

10) Limarev ritiene che questo comportamento di B&D non sia dovuto solo a motivazioni giornalistiche, ma piuttosto ad altre motivazioni (politiche?). In dettaglio egli dice: “WHY “LA REPUBBLICA” MADE THIS PUBLICATION WITHOUT MY PERMISSION?I had neither reason nor motivation nor perfect materials to publicly wage war on “Mitrokhin commission” – especially the way it was presented by Bonini & D’Avanzo in this article. So the question WHY is to be posed to them”. From my side I presume that maybe they were motivated not only by pure journalistic interests, but with some other (political?) as well. But from journalistic point of view the moment was undoubtedly so good to attack Guzzanti / Scaramella – right after their joint press-conference in which they both tried to become heroes (targeted by KGB) and exclusive successors of “Litvinenko’s anti-KGB fight”.

11) Limarev ribadisce il disappunto per il comportamento di B&D (e di Scaramella e Guzzanti) che l’hanno coinvolto negli scandali politici italiani senza curarsi della sua sicurezza: “Sure I bitterly feel myself somehow betrayed and maybe even set up by Bonini & D’Avanzo + La Repubblica because of this (and partially next) article – but who cares?! I have personal resentment & disagreement that they contributed (together with Scaramella and Guzzanti) into drawing me in current Italian political scandal of (perpetual?) antagonism between left and right wings, Prodi, Guzzanti, KGB factor and activities of “Mitrokhin commission”.

12) B&D secondo Limarev restano due dei migliori giornalisti d’inchiesta al mondo.

13) Limarev dice anche che le informazioni che lui dette a B&D nel febbraio 2005 richiedevano dopo 21 mesi! un aggiornamento, che B&D mai gli chiesero.

14) Chi maggiormente necessitava dei suddetti aggiornamenti era proprio Paolo Guzzanti. Limarev conferma di aver capito, nel gennaio scorso quando Guzzanti lo andò a trovare in Francia, che il personaggio presentatogli e fatto conoscere da Scaramella non era il vero Guzzanti. Pare che qualche dubbio gli fosse venuto anche precedentemente (!?). Presto sul suo blog avremo anche altre considerazioni circa l’incontro “chiarificatore” con Guzzanti.

15) Limarev infine ribadisce che nel febbraio 2005 era chiarissimo che B&D erano interessati a investigare e rendere pubbliche informazioni sul senatore Guzzanti e la sua Commissione, piuttosto che su Scaramella. Il motivo di ciò va chiesto ovviamente a loro.

 

Limarev passa poi in rassegna il testo (tradottogli da Bonini) della famosa intervista pubblicata il 26 novembre. I suoi appunti rimarcano il fatto che ogniqualvolta viene usato il nome di Guzzanti in realtà si fa riferimento al “falso Guzzanti”. Limarev ci tiene a ribadire di non essere in nessun modo un agente dei servizi sovietici; nega che avrebbe dovuto accompagnare Scaramella all’incontro con Litvinenko. Nega di essere l’autore delle due email inviate a Scaramella contenenti una lista di 45 spie russe responsabili della morte della giornalista Anna Polikovskaja e contenenti il piano per l’uccisione di Litvinenko, Scaramella e Guzzanti.

 

 

 

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 29/01/2007 15:23 | Permalink | commenti (372)
categoria:giornalismo, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
venerdì, 19 gennaio 2007

CB fra le stelle

(‘70 storie: la quinta)

Memoria di Richard Fontaine de Trembley* & Corto

La passione per la Scienza, quella vera, con la S maiuscola, quella riconosciuta come esatta e riproducibile, nasce spesso dagli stimoli prodotti nei giovani imberbi dal mistero e dal fascino delle Scienze… Occulte. Quelle rinnegate poi con sprezzo e decisione in età adulta, quando parlarne genera imbarazzo, perché si è già “dottori…  s’insegue una maturità… si è sposati… si fa carriera…”**.

Io non so esattamente cosa fu a farmi innamorare perdutamente della Fisica Quantistica e della Relatività Ristretta. Forse era una predisposizione innata. Ma credo molto più propriamente che tutto scaturì dallo stupore assoluto che generarono in me alcune suggestioni, un paio, non di più, in quegli anni così delicati di passaggio tra infanzia e pre-adolescenza.

Hugo Pratt, il grande padre di Corto Maltese, sosteneva che la passione per l’avventura e per il mare, gliel’avesse trasmessa in definitiva un film. Egli sentiva certo riconoscenza nei confronti di alcuni scrittori come Henry De Vere Stacpoole, Joseph Conrad, Jack London, Somerset Maugham, Herman Melville o Robert Louis Stevenson, ma soprattutto si sentiva in debito con un regista: Frank Lloyd autore de La tragedia del Bounty. Pratt ricordava spesso come l’interpretazione di Charles Laughton e di Clark Gable in quel film del 1935 lo avesse talmente colpito tanto che da quel momento il suo amore per i mari del sud e per le isole del Pacifico non sarebbe mai più tramontato.

Il mio “Bounty” sono stati Il Giornale dei Misteri e UFO. Una rivista e un telefilm per la TV dei Ragazzi (!?).

 

Il Giornale dei Misteri (1971) era un mensile prodotto da Corrado Tedeschi Editore in Firenze. Allora in provincia si trovava solo in alcune particolari edicole del centro. Le copertine colorate e grezze riportavano fascinosi segni magici e intriganti immagini occulte. All’interno si alternavano inchieste sui continenti scomparsi, come Atlantide e Mu, e articoli su spiritismo o archeologia misteriosa. E così in una sequenza rutilante e disordinata nella mia mente e in quella dei miei amici di allora, si sovrapponevano indistintamente le linee di Nazca e i Moai dell’isola di Pasqua, i cucchiaini piegati di Uri Geller o l’Aura Magica degli oggetti. E poi gli UFO, per l’appunto, immancabili. A incrociare sibilanti negli ampi spazi delle nostre fantasie e desideri.

 

La serie televisiva UFO (uscito nel 1970 in Gran Bretagna, mentre in Italia il primo episodio andò in onda nel 1971), raccontava le vicende della S.H.A.D.O. (Supreme Headquarters Alien Defence Organisation) un’organizzazione militare segreta che, celata dietro ad uno studio di produzione cinematografica, in realtà contrastava l’invasione della Terra da parte degli Alieni, che era in atto praticamente all’insaputa di tutti.

Inutile dire che nel mio inconscio di reduce degli anni ‘70, nei recessi della mia nostalgica mente, sono scolpiti ormai indelebilmente i capelli bianchi del comandante Ed Straker e le parrucche viola delle operatrici di Base Luna…

 

E a forza di scrutare il cielo è un attimo ad appassionarsi alle stelle, quelle vere. E allora ecco binocoli o cannocchiali di fortuna per imparare le costellazioni a memoria e giocare poi a trovarle. La passione per il cielo stellato, se si ha la fortuna di scoprirla una volta almeno, non ci abbandona mai più, malgrado le nostre troppo luminose notti cittadine.

 

Avevo un amico in quegli anni, già peloso e con gli occhiali spessi un dito, che raccoglieva in quaderni bisunti dall’eccessiva sudorazione delle mani, le sue osservazioni del cielo, i risultati delle sue “ricerche” fatte con un piccolo telescopio. Egli seguiva il passaggio dei pianeti o anche lo spostamento delle macchie solari. Con pazienza certosina calcolava (chissà che cosa) e poi scriveva diligentemente tutto in quei quaderni che si portava sempre dietro. Dentro una sacca a tracolla.

Non potendo andare alla ricerca dei resti di Atlantide, fu con lui che costituì il mio club ufologico. L’Explorer Sky Group.

Ci avevano raccontato che c’era un ragazzino che abitava dalle parti della Fornace Maceri Malta, che una volta era riuscito addirittura a fotografare un UFO (inteso letteralmente come un oggetto volante non identificato) proprio mentre transitava sopra i tetti della città…

Lo andammo a trovare una sera.

Quando entrai nella sua grande cantina rimasi a bocca aperta. Sembrava un laboratorio di un inventore pazzoide. Tra alambicchi e saldatori, cavi elettrici e microscopi, spiccava un impianto radio che allora mi parve enorme. Quel ragazzino era un radioamatore!

La cosa più sconvolgente ed eccitante era però affissa sulla parete dietro il tavolo: una gigantesca Mappa del Mondo. E qua e là, in ogni continente, spuntavano delle bandierine rosse fatte con degli spilli e un pezzetto di carta colorata appiccicato in cima. Rappresentavano i paesi dove egli aveva registrato un contatto!

Io che infruttuosamente avevo cercato di avere un amico di penna in Jamaica (David Duquesnai), e avevo dovuto ripiegare con la vicina Austria, rimasi letteralmente rapito.

Il contatto. La comunicazione. L’esotico. Era quello il mio sogno e desiderio. Tanto che stavo cercando addirittura un contatto extraterrestre…

No. Non era necessario. Lì, in quel momento, c’era tutto l’occorrente per un contatto possibile e concreto. La Radio C.B.

Corto

 

 


 

 

A proposito dei favolosi anni’70, una delle cose che, da allora ad oggi, hanno lasciato, con il proprio cambiamento, una delle tracce più marcate è stata la modalità comunicazione.

Se oggi siamo tutti qui, professionisti e non, a scrivere, blogs, forums, siti web ed anche a chattare, questo è anche il prodotto di quel passaggio  il quale, muovendo dall’ “uno-a-molti” ed arrivando al  “Tutti-a-tutti”, segnò epocalmente  la comunicazione in quel decennio.

Lo strumento “principe” di quella rivoluzione, quasi rudimentale,  proprio di un’epoca che oggi ci appare semipreistorica in quanto a tecnologia, fu un mezzo antico;  antico e potentissimo,  ma soprattutto “democratico” (almeno dopo che un furbo ragazzo italo-inglese , un tal Marconi, se ne attribuì l’invenzione e soprattutto i proventi, forse a discapito di un altro paio di altri scienziati, più brillanti ma meno furbi di lui); quello strumento, dicevamo, fu la radio.

La radio, la vecchia radio aveva raggiunto negli anni sessanta e settanta quel minimo di livello tecnologico di affidabilità  e di accessibilità economica da rendere possibile la sua diffusione, non più solo nel senso della ricezione ma anche e soprattutto in quello della trasmissione dei segnali. Il merito era stato di molti: dai geni tecnologici americani, che ne avevano arricchito i contenuti tecnologici grazie a  circuiti sempre più efficienti e tecnologie allo stato solido, ai radioamatori, il cui hobby era tipicamente sempre stato un passatempo “povero per poveri” e consisteva nello sperimentare e verificare, a basso costo e con strumenti talmente elementari da poter essere spesso “fatti in casa” (come le lasagne), piccole stazioni ad onde corte le quali operavano su segmenti di banda di nessun interesse che erano stati “regalati” loro dopo il riassetto post-bellico.

I radioamatori , dicevamo erano per lo più flebili voci nell’etere che facevano discorsi noiosissimi, troppo tecnici per diventare un fatto di comunicazione di massa e allo stesso tempo troppo banali per poter essere di qualche rilevanza scientifica, i radioamatori che scoprivano ogni giorno, l’”acqua calda” con le loro piccole traballanti stazioni trasmittenti (sempre in attesa di ricevere qualche SOS, cosa che in effetti, a parte la celeberrima vicenda della “Tenda Rossa” di Nobile e qualche altro raro episodio, avvenne assai raramente nella realtà),  costituirono in qualche modo la “base tecnologica” dalla quale fu possibile, inserendo altri e più interessanti significati partire per le due rivoluzioni comunicazionali che segnarono l’epoca: le “radio C.B.” e le radio private in FM.

Fu la CB, con i famigerati “baracchini” a venire per prima,  per essere sinceri essa era già nata negli USA l’11 settembre 1958, quando la FCC assegnò alcune frequenze degli 11metri (27MHz) per radiocomunicazioni, con piccoli apparati in Classe D, definendola “Citizens  Band”  (banda cittadina) e non era un “giocattolo”, perché gli States sono immensi e vi erano molte zone non servite da telefonia; ma qui, Italia, essa comparve solo alla fine degli anni ’60 per esplodere, come fenomeno hobbistico di massa, proprio negli anni ’70.

E fu veramente una rivoluzione con tutti i crismi; tanto per cominciare perché qui, con la solita chiarezza di giurisprudenza che ci ha sempre “distinto”, per diversi anni i baracchini erano legalmente venduti e “fuorilegge” nell’uso (il che portò a retate di polizia, sequestri, processi, manifestazioni, nascita associazioni, e finalmente ad una legge nel ’73) , poi perché questi piccoli apparati, semplici, affidabili, economici e facili da usare, sia a casa che in mobile, entrarono veramente nelle case di tutti (disturbi televisivi permettendo), attraverso le più svariate stratificazioni sociali, favorendo, per la prima volta, la possibilità di esserci, di parlare di ogni cosa, di farsi sentire e di ascoltare la vera voce della gente, ben oltre i limiti cui la comunicazione “ufficiale” (che pur si stava sensibilizzando anch’essa, ad esempio con iniziative come il celeberrimo “Chiamate Roma 31-31 di Moccagatta ed suo il famoso nastro magnetico-censura messo lì per bloccare, quasi in real-time, eventuali telefonate troppo osé) potesse neppure immaginare.

Era una comunicazione libera, senza censure, disordinata, ma almeno, nei primi anni, creativa ed innovativa che non aveva più nulla a che fare con le modalità dei radioamatori ufficiali, i cosiddetti OM, i quali anzi la guardavano con disprezzo; era a disposizione di tutti, anche delle casalinghe e dei ragazzi che apportavano a quei pochi canali a disposizione (prima 23 poi, dal ’77 divennero 40, sempre affollatissimi) un dinamismo ed una vitalità che faceva già presagire il variegato universo mediatico che sarebbe più tardi stato il web.

Inoltre su quei canali, per la prima volta, si parlava, si discuteva, spesso si “litigava” anche su temi politici (cosa proibitissima  agli OM) e sorgevano dei veri e propri dibattiti spontanei ed aperti ai quali chiunque poteva partecipare; già perché lì si era  “seminascosti” dietro strani “soprannomi” (i primi sreen names) e  quel mezzo era, in un certo senso un’altra faccia della stessa voglia di “farsi sentire” che si vedeva nelle fabbriche, nelle scuole e, sempre più spesso, in piazza.

In questo senso il fenomeno fu molto emblematico degli  anni’70; era la voglia di “partecipare” sempre e comunque; di più: era  lo slogan che  cantava il grande Gaber: “La libertà è partecipazione”, all’epoca, vissuto come un sentimento comune ed irrinunciabile, ben oltre la pura “coscienza politica”.

Negli anni 80 la CB raggiunse il top, poi, nel decennio successivo, a causa della comparsa dei

telefoni cellulari e di internet (molto più potente e vasta) cominciò a morire.

Oggi praticamente non esiste più, sono rimasti solo gli autotrenisti ad usare il baracchino, per farsi un po’ di compagnia ed avvertirsi nel caso di eventuali “controlli” non troppo graditi;  ed anche il mondo dei radioamatori, che il progresso tecnologico ha espropriato della originale facoltà di autocostruire, si sta riducendo sempre di più, almeno in Italia ad uno sparuto gruppo di vecchietti nostalgici, che operano in un ambito che diviene, giorno per giorno, sempre più anacronistico.

Comunque molti di coloro che ebbero cosi il modo di apprendere e di sperimentare, l’inebriante piacere di essere in radio, di fare radio, soprattutto se giovani furono gli stessi che diedero vita alla seconda e più importante rivoluzione mediatica avvenuta nei ’70: quella delle private chiamate allora significativamente “radio libere” .

Un fenomeno che è storia ma che è anche presente, sul quale mi piacerà disquisire in seguito.

Io ebbi modo di partecipare sia all’uno che all’altro e di scrivere anche piccoli articoli su riviste di settore, in ambito radiantistico; ebbi le mie brave esperienze CB (sin dal ’69: all’inizio ero un bambino che girava con un walkie-talkie da 5W più grande di lui), quelle da radioamatore e poi quelle da proprietario e operatore di una radio privata (dal ’77 al 79) in ordine alle quali posso solo ricordare il FRED (Federazione Radio Emittenti Democratiche) con le sue affiliate che si contrapponevano a quelle puramente commerciali e menzionare lo straordinario lavoro di Luciano Ligabue: “Radiofreccia” che ha saputo veramente rievocare l’atmosfera dei primordi.

Del mondo CB ricordo invece,  con particolare affetto, alcune “voci” che, con pazienza e dolcezza mi spiegarono cosa significasse “stare in frequenza”, cosa fosse l’amicizia in radio. Molti di loro erano, come mio padre che fu attivissimo in quel campo, persone adulte che oggi non ci sono più; tuttavia qualche volta, magari su frequenze diverse, mi capita ancora di ricordarli, parlando con altri amici e questo è un altro modo per “averli ancora con noi”.

Un’ultima cosa: forse sarò anche io un vecchietto nostalgico (ho 46 anni) ma ancora oggi, quanto mi siedo di fronte alle mie radio, posso avvertire il fascino di un mezzo che, pur  essendo così rudimentale ha cambiato così profondamente l’umanità per quello che io posso conoscerla.

La radio per me è stata, è  e resterà sempre uno dei miei “primi amori”.

Richard

 

 


Link utili:

Il Giornale dei Misteri http://www.ilgiornaledeimisteri.it/

UFO    http://www.isoshado.org/

 

 

*) Richard (Fontaine de Trembley), vecchia conoscenza del blog, è diventato da poco il nostro inviato speciale dagli States.

 

**) Canzone delle Osterie di Fuori Porta di Francesco Guccini tratta da Stanze Di Vita Quotidiana (1974)

postato da: GabrielParadisi alle ore 19/01/2007 15:19 | Permalink | commenti (234)
categoria:70 storie
sabato, 13 gennaio 2007

Il dito e la luna

Un’amica del blog, Iolanda, da qualche tempo mi consiglia di non perdermi inutilmente nelle affascinanti quanto sterili ricerche che mi vedono impegnato da diverse settimane.

Ella probabilmente mi immagina tutto infervorato a rincorrere sottili contraddizioni, veniali leggerezze, sofismi accademici, insomma a spaccare il capello in quattro, ma così facendo, secondo lei, perdo poi di vista il problema reale vero e proprio.

Quando smetterò di passare al microscopio il dito, ella mi ricorda, allora tornerò finalmente a guardare la luna.

Colgo l’occasione rispondendo alla nostra amica, per anticipare pubblicamente quell’idea che mi frulla da qualche tempo in testa e a cui ho già fugacemente accennato.

Un’idea forse troppo ambiziosa che però mi è sorta quasi naturalmente seguendo gli sviluppi del caso Litvinenko-Scaramella-Guzzanti-Mitrokhin e il vivace dibattito che ne è seguito in questa sede e in pochi altri spazi.

La simpatica vignetta di Mauro Biani che ho trovato per caso in rete, secondo me può essere una buonissima risposta all’osservazione di Iolanda.

Cosa può fare del resto uno sconosciuto blogger per quanto intraprendente se non concentrare le sue attenzioni sui dettagli? A cosa può accedere se non proprio e solo a dettagli marginali? E questi poi, aggiungo io con malizia, è sempre vero che sono così irrilevanti come sembra alludere Iolanda? Io credo viceversa che spesso essi dicano molto di più di quanto non si creda, o non si voglia far credere.

Io ho già una rispettabile età, un lavoro alquanto impegnativo, e una famiglia sicuramente degna di tempo e di attenzioni. Nel blog ho trovato un ottimo luogo per dare sfogo alla mia passione civile e sociale. Ho trovato uno spazio libero (la blogosfera) ben più stimolante di un qualunque bar nel quale incrociare pensieri con altri avventori ma soprattutto ho trovato un luogo in cui riflettere. Non cerco altro. Da questo punto di vista posso anche ritenermi appagato di ciò che ho ottenuto in oltre un anno di partecipazione e di impegno. Ciò non significa che io mi stia crogiolando a contemplare il mio complicato ombelico, diciamo che quest’arena globale mi soddisfa perché ho avuto la fortuna di incontrare tanti amici, tante persone intelligenti ed acute, con le quali, anche se non abbiamo condiviso e non condividiamo tuttora scelte e fedi, siamo riusciti a trovare sintonie a combatter insieme piccole battaglie. E l’apporto di ciascuno sicuramente arricchisce e ha arricchito tutti quanti.

Ho anche la netta consapevolezza, sarei altrimenti grandemente ingenuo, che con la mia umile opera non cambierò certo gli eventi e tanto meno il mondo, anche se resto dell’idea che “un mondo migliore sia possibile…”.

Col mio ditino però, Iolanda, mi sono accorto che posso fare qualcosa.

Con un ditino si può tamponare anche una diga! O almeno così mi raccontavano quand’ero bambino lasciandomi per la verità alquanto scettico...

Con un ditino, però, io credo, si può allargare una piccola fessura, un minuscolo varco, e si può dunque vedere molto più chiaramente ciò che c’è al di là, oltre… “lo specchio”.

Dal mio blog io posso lanciare denunce, rilevare inesattezze, menzogne grandi o piccole, indicare cose che a me paiono ingiuste.

Posso poi urlarle in questo spazio, ottenendo effetti ben più ampi di quanto non sia mai accaduto in una piazza qualsiasi. E queste grida da qualcuno vengono raccolte, magari vengono soffocate perché ritenute improprie oppure amplificate perché condivise. Comunque qualcosa accade. E di per sé ciò è già una grande cosa.

Vengo all’idea. Brevemente… poi sarà necessario… un “manifesto”… ovviamente J

 

Accennato poc’anzi alla forza della rete e dei blog credo che sia giunto il momento di cominciare a pensare ad un lavoro di qualità su questi strumenti così potenti.

Penso in particolare ai blog di informazione. Quelli attenti all’attualità e alla politica, come m’illudo sia il mio. Come sapete, l’ho già detto, la stampa ufficiale scritta e non, mi pare sempre più un’autorità (non ho detto autorevole) inavvicinabile e spesso inaffidabile. Dalle colonne dei loro giornali, persone non sempre dotatissime, ahimè talvolta anche dal punto di vista della scrittura, lanciano sentenze sapendo comunque di accontentare il palato del loro pubblico ma soprattutto il loro editore.

Tutti avranno certo provato la sensazione di delusione che spesso sopraggiunge quando ci capita di leggere un articolo su un argomento in cui siamo oggettivamente ferrati. Il giornalista in quella veste ci pare del tutto inadeguato, debole. Fuorviante, mendace. E non vogliamo nemmeno scomodare, qui e ora, la buona fede o altri inconfessabili motivi…

Ecco… Dunque…. Allora… Stavo pensando…

Come sarebbe bello se esistesse un network di blog… diciamo così certificati. Col bollino blu.

Blogger che pubblicano sempre documenti riproducibili. Dichiarazioni dimostrabili. Coi loro liberi commenti ed interpretazioni per carità, ma che si impegnano con onestà ad andare oltre alle apparenze e alle tesi precostituite da qualsiasi parte esse provengano. Che si mettano alle calcagna dei politici, dei giornalisti di professione… delle spie…

I loro blog potrebbero diventare il riferimento per altri. Anche per quella stampa ufficiale che sarebbe così stimolata a lavorare in modo più attento e… finalmente professionale.

E’ solo un’idea allo stato embrionale… ma ci lavorerò. Non è facile immaginare cosa occorra fare, ma mi piacerebbe che altri blogger cominciassero a pensarci, magari insieme a me… ma non importa.

Pensate: una libera rete di blog votati alla ricerca della Verità… Fantascienza.

Ma forse allora, solo allora, cara amica Iolanda, anche scrutando tra quelle tante dita, piccole ma sincere, si avrà modo di vedere più chiara e limpida anche… la LUNA.

postato da: GabrielParadisi alle ore 13/01/2007 16:12 | Permalink | commenti (195)
categoria:giornalismo, informazione
giovedì, 11 gennaio 2007

Aggiustamento di tiro

Non possiamo immaginare quali saranno gli sviluppi del “caso Litvinenko”. Per semplicità ma non solo, abbiamo scelto di usare il nome di chi suo malgrado fece partire tutto l’ambaradan il primo novembre 2006.

Oggi forse, sembrerebbe più proprio definirlo “caso Scaramella”, ma noi riteniamo che i contenuti dell’affaire trascendano di ben lungi la figura e le opere del discutibile (e discusso!) ex consulente napoletano della Commissione Mitrokhin.

Non riusciamo ad immaginare i prossimi, imminenti sviluppi, figuriamoci la fine.

Ci limitiamo a fare solo alcune brevi considerazioni aspettando qualche nuovo colpo di scena o qualche risposta ad alcuni impertinenti quesiti che abbiamo lanciato in rete.

 

Prima osservazione.

Sulla stampa il caso ha avuto un andamento altalenante. Per intere settimane commenti, interviste o dichiarazioni di ex spie, hanno avuto uno spazio centrale nelle prime pagine dei maggiori quotidiani. A questa sovraesposizione si sono succedute poi intere settimane in cui era inutile cercare persino un misero trafiletto nelle pagine più interne. Questo sia nei giornali di “sinistra”, sia nei giornali di “destra”. Tutto sommato niente di strano. La stampa insegue sempre le notizie più calde, ma chi sta seguendo con interesse e attenzione un determinato caso trova questo atteggiamento perlomeno fastidioso. Non sempre è necessario lo scoop, talvolta nei momenti di “stanca”, in cui mancano nuove succulente notizie o dichiarazioni, sarebbe forse opportuno riflettere su quanto è accaduto, su quanto si è detto e scritto, su quanto hanno detto e scritto gli altri.

A tal proposito abbiamo notato un particolare che forse non è nemmeno così irrilevante.

Abbiamo interrogato l’archivio di Repubblica (giornale in prima linea nell’inchiesta) sulla presenza del nome di Oleg Gordievskij in articoli pubblicati tra il primo novembre 2006 e il 21 dicembre 2006. Abbiamo contato ben 12 (dodici) istanze, di cui la prima il 23 novembre.

Dal 21 dicembre ad oggi, il nome di Gordievskij è del tutto assente. Nessun articolo che lo citi. Cos’è successo il 21 dicembre? Molto semplice, quel giorno Paolo Guzzanti pubblicò sul suo blog e poi su Il Giornale una intervista da lui fatta all’ex agente del KGB in cui questi smentiva seccamente quanto avevano scritto di lui il 7 dicembre Bonini e D’Avanzo su Repubblica.

Cosa significa tutto ciò? Semplicemente che i lettori di Repubblica non hanno mai avuto notizia di quella smentita.

È molto probabile che in casi analoghi, a parti ribaltate, avvenga la medesima cosa per altre testate. Non voglio dunque qui fare il moralista, tirare un pistolotto o fingermi scandalizzato. Mi limito a dire che la vera informazione, libera, seria, documentata credo che si stia cominciando a fare in rete. Solo in rete, in appositi luoghi, si sviluppa un confronto serio, articolato, dove tutte le voci hanno modo di esprimersi. La stampa ordinaria mi appare ogni giorno che passa più faziosa che mai.

 

Seconda osservazione.

Un amico ha interpretato in maniera abbastanza suggestiva il cambio di registro che si è notato verso fine anno, agli attacchi rivolti a Paolo Guzzanti dalla corazzata Repubblica-L’Espresso. La prima fase, precedente quel famoso 21 dicembre, è stata caratterizzata, oltre che dalla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, da un susseguirsi di interviste magari postume o vecchie di 2 anni, a quattro personaggi russi (ex agenti KGB o scrittori, comunque esuli), che avvallavano la tesi secondo cui la Commissione Mitrokhin avrebbe operato, spesso con metodi poco ortodossi, per costruire dossier contro Prodi o contro altri esponenti della sinistra. Dopo che è stato verificato che queste interviste o non erano supportate da opportune registrazioni o erano addirittura smentite dai diretti interessati (quando questi non erano già deceduti), la campagna è cessata di colpo. Addirittura, e qui viene l’interpretazione originale del mio amico, l’intervista raccolta da Marco Lillo su l’Espresso il 4 gennaio scorso sembrerebbe quasi “un segnale di tregua” rivolto a Guzzanti.

Da quel momento comunque gli attacchi diretti al senatore si sono affievoliti e i cannoni sono stati rivolti invece verso il bersaglio forse più facile (vista anche la condizione nella quale egli ora si trova), e cioè Mario Scaramella.

E’ di ieri la pubblicazione su Il Sole 24 Ore di un lungo articolo (richiamo in prima pagina e poi la pagina 11 tutta intera), di Claudio Gatti che ripercorre il fantasmagorico curriculum dell’ex consulente napoletano. Va detto poi che si tratta solo del primo articolo di due (!). La conclusione di Gatti, peraltro condivisibile se ciò che viene riportato risponde al vero,  è che “[Scaramella] utilizza ogni singolo contatto o evento per accreditarsi e legittimarsi con quello successivo in una straordinaria catena autoreferenziale senza limiti geografici. Ma se è riuscito a farla franca fino al 24 dicembre scorso, giorno del suo arresto, è stato per l’ingenuità, la passività e la connivenza di persone che adesso fanno a gara nel minimizzare il proprio contributo”.

Questa mattina invece su Repubblica, Bonini e D’Avanzo dedicano prima e quarta pagina a passare in rassegna un dossier su Prodi trovato in uno dei computer sequestrati a Scaramella.

L’attacco sembra dunque essersi spostato dal roccioso e coriaceo ex presidente della Commissione al ventre molle Scaramella Mario… un aggiustamento di tiro, insomma...

Chiederemo a Guzzanti quale sia oggi, alla luce di quanto emerge o viene riportato, il suo atteggiamento nei confronti di Scaramella. Parafrasando Gatti, Guzzanti si reputa “ingenuo”, “passivo”, “connivente” o il giornalista del Sole ha dimenticato qualche altra categoria più appropriata nella quale egli si riconosce?

 

Una breve e ultima osservazione.

Risulta non pervenuto (per lo meno a me) l’esito di una notizia che aveva ottenuto giustamente i riflettori nei primi caldissimi giorni del caso Litvinenko:

“Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha dato incarico ai suoi legali di procedere «contro gli autori di dichiarazioni e di atti lesivi della sua dignità di cittadino e di rappresentante delle istituzioni in relazione al cosiddetto caso Mitrokhin »” (30 novembre).

Ciò è realmente avvenuto? E se sì nei confronti di chi sono state approntate iniziative legali da parte di Prodi?

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 11/01/2007 10:58 | Permalink | commenti (46)
categoria:giornalismo, prodi romano, informazione, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
giovedì, 04 gennaio 2007

Limarev è reperibile, strane inerzie della stampa italiana…

Dopo la scoperta che l’intervista di Bonini a Litvinenko, eseguita a detta dell’autore il 3 marzo 2005 ma pubblicata su Repubblica solo il 26 novembre 2006(!?), non era stata incisa su nastro ma solo “stenografata”; dopo che il colonnello Oleg Gordievskij ci ha dichiarato personalmente che l’intervista che lo riguardava, eseguita sempre da Bonini questa volta in compagnia di D’Avanzo e pubblicata il 7 dicembre 2006, è al 90% una fabbricazione e una manipolazione effettuata dagli autori; ci siamo chiesti che cosa poteva riservarci un’indagine approfondita sulla terza intervista chiave della vicenda: quella ad Evgenij Limarev (raccolta da “Repubblica” il 21 e il 22 febbraio 2005, ma pubblicata sempre in quel fatidico 26 novembre 2006, accanto alla già citata intervista postuma di Litvinenko).

 

In Italia, da allora, non ci risulta che alcun giornalista di nessun quotidiano (nemmeno quelli più vicini politicamente al Senatore Guzzanti), abbia cercato di rintracciare Limarev (!?). La cosa di per sé ci sembra molto strana.

Evgenij Limarev è certamente un personaggio complesso e ambiguo, come altri del resto coinvolti in questa vicenda, ma le pesanti e precise affermazioni riportate in quell&rsq