giovedì, 30 novembre 2006

210 sCaramelle al Polonio?

I giorni passano e il mistero intorno alla morte di Litvinenko s’infittisce.

Al contrario però di un buon libro di Len Deighton o di John Le Carrè, qui non abbiamo assolutamente la certezza di scoprire alla fine il colpevole. Anzi, difficilmente avremo anche solo una visione più chiara della trama. Troppo complesso il groviglio di interessi, troppi gli attori in gioco. Troppi i professionisti (organizzazioni e uomini) coinvolti.

Non va nemmeno sottovalutato il fatto che tanti polveroni sono stati probabilmente alzati con maestria proprio per rendere lo scenario il meno definito possibile.

I veri mandanti sanno il fatto loro e probabilmente da anni hanno i loro infiltrati nei luoghi che contano. Anche e soprattutto nell’informazione.

Non ci resta per ora che elencare alcuni punti di sintesi, rilanciando domande a chi di dovere e le cui risposte potrebbero forse diradare almeno un pò le fitte nebbie.

 

-         Litvinenko è il classico “pentito”. Figura molto utile talvolta per scardinare strutture e organizzazioni criminali (vedasi la nostra Mafia), ma molto spesso si tratta anche di opportunisti senza scrupoli, millantatori, ciarlatani pronti a vendersi al miglior offerente. Quali sono, domando, le credenziali oggettive di questo signore? Perché, ad esempio, lui sarebbe per taluni più credibile di tal Limarev e per altri è vero invece esattamente il viceversa? In sostanza, quali documenti e quali riscontri oggettivi Litvinenko avrebbe fornito alla Commissione Mitrokhin per avvalorare le sue presunte tesi?

-         Litvinenko è morto. E’ stato ucciso in modo atroce e le sua agonia è stata lunga e dolorosa. Questa conclusione tragica non gli fornisce automaticamente il “patentino” di “informatore credibile”. Potrebbe essere stato ucciso dall’FSB (questo è quanto anche lui stesso credeva) perché sapeva e parlava troppo o potrebbe anche esser stato avvelenato (qualcuno lo dice) proprio dai suoi “amici” esuli anti-Putin perché era diventato inutile e anzi la sua morte violenta poteva tornare addirittura più utile alla causa.

-         La morte di Litvinenko in ogni modo non è stata causata da quello che egli ha detto o non ha detto alla Mitrokhin ma da ben altri fattori. E’ giusto che noi ci si accapigli sull’appendice italiota della vicenda, ma dobbiamo anche essere consapevoli che non è stato ucciso perché ha detto (forse) che Prodi era l’Uomo di Mosca o perché (altrettanto forse) non l’ha mai detto.

-         Comunque venendo ai “fatti nostrani”, Litvinenko sembra aver tenuto due atteggiamenti opposti. Quando era interrogato da Scaramella per la Commissione Mitrokhin e quando lo intervistò il giornalista Bonini di Repubblica. Quest’ambiguità può essere risolta e va risolta producendo prove in merito sia da Guzzanti sia da Bonini. Quest’ultimo ci ha detto personalmente che l’intervista venne “stenografata” e poi trascritta sul PC portatile; Scaramella oggi all’Espresso ha detto: «Ho appena consegnato alle autorità britanniche un dvd con le immagini delle dichiarazioni spontanee di Litvinenko depositate alla Mitrokhin, dove è evidente che parla a ruota libera e senza nessun suggerimento. Non sono nato ieri: ho videoregistrato tutto». Una parola definitiva in merito, con tanto di documenti, andrebbe fornita, ben sapendo che i “pentiti”, soprattutto i ciarlatani, spesso ritrattano le loro dichiarazioni con estrema facilità.

-         Nel giallo è entrato ultimamente tal Euvgenij Limarev. Guzzanti sostiene di non averlo mai conosciuto: «Questo Limarev io non l’ho mai né visto né conosciuto. Non ho mai neanche parlato al telefono con lui e ho mantenuto una distanza prudente sia con lui che con tutti gli ex agenti sovietici o russi all’estero, proprio per non creare la minima commistione  con il mio precedente lavoro di Presidente della Commissione Mitrokhin, che ha chiuso i battenti insieme alla legislatura». Bonini e D’Avanzo sostengono invece il contrario: «Ascoltato al processo di Teramo contro quei disgraziati ucraini, il 9 ottobre scorso, Guzzanti dice: "Confermo che [le informazioni sul progetto di attentato] mi sono state date da Scaramella, Litvinenko e Limarev" (Povero Limarev, a distanza di sole cinque settimane, diventa - per il senatore - da fonte che gli salva la vita, addirittura "un mercenario, architetto di ignobili fabbricazioni")». Anche qui, documenti alla mano, si può credo stabilire chi ha ragione e chi ha torto.

-         Un amico stretto di Litvinenko tal Yuri Felstinski (coautore col povero ex-agente di “Blowing-Up Russia”) sostiene che Litvinenko gli disse dal letto d’ospedale di essere stato avvelenato proprio da Scaramella, lasciando intendere quindi che “il bravo ragazzo” era in realtà un agente dell’FSB. Scaramella al momento non è indagato da Scotland Yard ed è risultato non contaminato dal Polonio 210 contrariamente agli altri personaggi che incontrarono Litvinenko il primo novembre. A meno che l’FSB non abbia anche tra le sue file agenti martiri kamikaze (per adeguarsi agli efficaci sistemi attualmente più in voga), il fatto che Scaramella sia incontaminato non gioca a suo favore, ma nemmeno, va detto in tutta onestà, è da considerarsi una prova di colpevolezza. Se comunque per assurdo Scaramella risultasse al soldo dell’FSB saremmo al paradosso più totale e per certi versi rasenteremmo il sublime. In Commissione Mitrokhin tra i consulenti (proposti da commissari non di sinistra con l'intento di individuare le "responsabilità" di una certa sinistra) ci sarebbero stati in realtà nientepopodimenochè degli infiltrati proprio dei russi e le eventuali “deviazioni versus sinistra” della Mitrokhin alla ricerca di “our man” in Italia sarebbero state pilotate anch'esse dai medesimi agenti russi. Un'apoteosi del genio insomma. La storia dello spionaggio ci ha abituato a tutto ma questo sarebbe veramente, a suo modo, un qualcosa di straordinario...

 

Non ci resta che attendere sviluppi e magari qualche risposta alle semplici domandine che abbiamo posto.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/11/2006 17:40 | Permalink | commenti (5)
categoria:russia, mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, putin vladimir, litvinenko
martedì, 28 novembre 2006

I Misteri di Londra

Aggiornamento:
Abbiamo rivolto a Carlo Bonini di Repubblica alcune domande sull'intervista a Litvinenko pubblicata il 26 novembre scorso. Gli abbiamo chiesto se esistono i nastri di quell'intervista e perchè non è stata resa pubblica subito. Questa la sua risposta:

Signor Paradisi,

…L'intervista non venne incisa su nastro ma da me "stenografata" e quindi trascritta integralmente il giorno stesso sul mio computer portatile.

Per curioso che le possa sembrare, la ragione per cui la conversazione con Litvinenko non venne resa immediatamente pubblica è in una circostanza propria dei tempi imposti a un quotidiano. La sera del 4 marzo 2005, giorno del mio rientro da Londra a Roma, venne ucciso a Bagdad Nicola Calipari. La vicenda, in quelle settimane e nei mesi successivi, assorbì per intero il mio lavoro e l'attenzione del giornale. Quando la "pressione" del caso Calipari si allentò, i retroscena della commissione Mitrokhin apparvero non più di immediata attualità. Anche perché la commissione si stava spegnendo nel più assoluto disinteresse e vuoto politico da parte della stessa maggioranza politica che l'aveva espressa (nonostante, come lei ricorda, la vicenda Batten alla vigilia delle elezioni).

Evidentemente, la morte di Litvinenko e le dichiarazioni di Guzzanti e Scaramella sui possibili mandanti dell'omicidio hanno cambiato nuovamente l'agenda giornalistica.

Grazie per il suo interesse

Carlo Bonini

Tutti i giornali del globo parlano in questi giorni della tragica ed inquietante morte di Aleksandr Valterovich Litvinenko, avvelenato con Polonio 210 in un sushi bar di Londra praticamente in quello che fu l’ombelico del mondo: Piccadilly Circus. Le tesi più diffuse per spiegare questo “omicidio di Stato” (il Polonio non si compra in Farmacia…), rimandano a temi e ad interessi molto particolari e circostanziati che si possono riassumere in due parole: Gas e Cecenia. Litvinenko dal 1998 non ha perso infatti occasione per denunciare le presunte malefatte e gli inconfessabili interessi di Vladimir Putin e dei servizi russi ex sovietici, arrivando a dire in pratica che proprio costoro sono di fatto i burattinai del terrorismo globale.
In Italia Litvinenko fu a suo tempo ascoltato dalla Commissione Mitrokhin al fine di far luce sulla rete di collaborazioni che i servizi sovietici e russi avevano ed hanno nel nostro paese.
Il primo novembre scorso, proprio all’Itsu dove si presume sia stato avvelenato, Litvinenko ha incontrato Mario Scaramella, consulente della Mitrokhin.
Mario Scaramella (MS) e Paolo Guzzanti (PG) presidente di quella Commissione, sembra siano in una “lista nera” che vedeva al primo posto proprio il povero ex colonnello del KGB-FSB.
Con queste cose non si scherza e abbiamo già testimoniato al senatore la nostra solidarietà. Vera o falsa (come ci auguriamo) che sia questa minaccia, Guzzanti e Scaramella come qualunque cittadino in pericolo, devono essere protetti adeguatamente dalle istituzioni del loro paese preposte a questo compito.
Le autorità britanniche reputano quanto accaduto sul loro territorio e ad un loro “cittadino” (Litvinenko aveva ottenuto l’asilo nel maggio del 2001), giustamente una cosa gravissima e non trascureranno nessun passo formale e sostanziale nei confronti del governo russo qualora emergano dati e prove compromettenti.
Anche il governo italiano, a nostro avviso, dovrebbe far intendere che non resterà indifferente a qualunque tipo di illecita intromissione nella vita di suoi cittadini ovvero nella vita dello stato. Coraggio Prodi, fa sentire la tua voce anche e soprattutto per proteggere un tuo “nemico”!
Non vogliamo più “extraordinary rendition” nel nostro paese! La sovranità è sacra!
Un’altra cosa però andrebbe fatta e lo stesso Guzzanti l'altro ieri sul Giornale l’ha in pratica richiesta espressamente alla sua parte politica e a Silvio Berlusconi in persona, ed è una presa di posizione chiara e netta di quella parte politica e del precedente governo nei confronti di Putin e delle sue trame. Una cosa sono la diplomazia e la ragion di stato, una cosa è il nostro assoluto bisogno di gas, ma quando sono in gioco i principi della libertà e della democrazia si deve avere il coraggio di prendere posizione senza se e senza ma.
Detto questo credo che in nome della Verità e della Libertà sia il caso di fare chiarezza su tanti aspetti di questa vicenda, per lo meno su quelli che chiamano in causa i nostri affari e interessi nazionali. Ci permettiamo quindi di porre alcune domande al senatore in nome del nostro rapporto, credendo con ciò di fare un servizio anche a lui, di cui da sempre contestiamo le tesi e le conclusioni a cui è giunto e che anche ieri ha esaustivamente sintetizzato nel suo articolo già citato, dandogli però modo così di far conoscere senza interpretazioni di terze parti il suo pensiero e la sua posizione sui recenti fatti.
Se il senatore vorrà risponderci sarà nostro impegno riportare per esteso e senza alcuna omissione le sue affermazioni.
 
Il 4 aprile 2006 il deputato del Parlamento Europeo Gerard Batten presentò una richiesta di indagine a carico di Romano Prodi per via dei suoi legami con il KGB. La fonte dell’accusa si disse, era Alexander Valterovich Litvinenko. Ieri su La Repubblica è stata pubblicata l’intervista integrale (“on the record”) che Litvinenko rilasciò il 3 marzo 2005 ad un giornalista di quel quotidiano. In essa l’ex agente dice espressamente:
 
Mario [Scaramella] mi raccontò che Prodi conosceva l'indirizzo dove le Br tenevano sequestrato Moro per averlo appreso durante una seduta spiritica. Mi chiese se non ritenevo che Prodi avesse appreso del covo dal Kgb. Mi chiese anche se il sequestro non fosse stato organizzato dal Kgb e se avesse addestrato le Br. Dissi che non conoscevo alcun dettaglio del sequestro e che non avevo mai sentito parlare di Prodi. Osservai soltanto che, se volevano il mio parere di esperto, era poco credibile che Prodi avesse appreso la notizia durante una seduta spiritica e che sicuramente il Kgb aveva seguito il sequestro provando ad acquisire informazioni. Io non avevo e non ho nessun tipo di prove su Prodi”.
 
Queste affermazioni di Litvinenko oltre ad escludere considerandolo poco credibile il coinvolgimento di Prodi nel sequestro Moro, lasciano intendere che la Commissione esercitò pressioni su di lui per farsi dire determinate cose e non altre. Ora domando: l’intervista di Litvinenko a Repubblica è da considerarsi vera? Se Litvinenko ha detto realmente quelle cose chi fu allora la fonte di Batten?
 
Litvinenko descrivendo le modalità con cui veniva “ascusso” da Scaramella nel 2004 per conto della Commissione dice una cosa molto precisa e crediamo anche oltremodo “grave”:
 
una donna trascriveva le mie dichiarazioni e le verbalizzava su dei fogli che, alla fine di ogni giornata di lavoro, mi veniva chiesto di firmare. Ora io non so che cosa ho firmato, perché il testo era in italiano e dunque non posso giurare che l' interprete non abbia fatto errori”.
 
Chiediamo: è vera questa affermazione? Non esistono dunque deposizioni “on the record” o testi in inglese firmati da Litvinenko?
 
Credo sia doveroso chiarire rapidamente questi aspetti, anche perché se esistono documenti o testimonianze concrete in un senso o nell’altro è molto facile diradare immediatamente dubbi, sospetti e falsità.
 
Vorrei infine porre alcune domande alle quali però so bene che potrebbe non esserci risposta per questioni di riservatezza e di sicurezza.
Il fatto che Scaramella abbia incontrato questo mese Litvinenko a Londra, significa che il lavoro della Commissione Mitrokhin è ancora in corso seppure in via informale? Se sì, quali risposte o conferme egli è andato a cercare?

 


sabato, 25 novembre 2006

L'ombrello bulgaro e il Polonio russo...

Nei mesi scorsi abbiamo dedicato diversi articoli alla Mitrokhin, in un dialogo anche serrato con Paolo Guzzanti Presidente di detta Commissione. Oggi dopo la tremenda e "misteriosa" morte del Col. Litvinenko a Londra, il Senatore, a cui va la nostra totale solidarietà, sostiene di essere in pericolo più che mai. Ci sentiamo di riportare senza ulteriori commenti quanto egli scrive perchè oltre tutto ci sembra un'ottima sintesi delle sue tesi, condivisibili o no, sulle BR, su Aldo Moro, su Romano Prodi.

LITVINENKO E’ MORTO ASSASSINATO. DIFFUSA UNA NUOVA LISTA IN CUI ANCHE IO SONO FRA I NEMICI DA ABBATTERE INSIEME A SCARAMELLA, BUKOVSKI ED ALTRI

Se per caso mi ammazzassero, se vi dicessero che sono morto d’un cancro fulminante, d’una polmonite folgorante, o ucciso da elementi della malavita nostrana, non credeteci. Qui, a quanto pare il cerchio si stringe: è morto ieri mattina Alexander Litvinenko a Londra e adesso Scotland Yard rnde noto che non il Thallium, un topicida, ma del “Polonio 210” (un metallo radioattivo), è la causa della morte di Sasha, dopo 23 giorni di atroce agonia.
Apprendo dalla stampa che lo storico e politico Alex Goldfarb ha reso nota una sua lista di gente da ammazzare che si apre con l’appena ucciso Litvinenko e si chiude con il mio nome, includendo quello di Vladimir Bukovski, Mario Scaramella, Berezovski e l’ex ministro ceceno in esilio Zakaev. Amici da Londra fanno notare che Alexander ”Sacha” Litvinenko non soltanto è stato ammazzato, ma è stato assassinato con un veleno terribilmente doloroso che ha distrutto per tre settimane i suoi organi, senza che i medici potessero trovare un antidoto. I russi oggi ammazzano, e si ammazzano, così: la tradizione è antica e la raffinatezza moderna passa attraverso armi di distruzione di massa e a colpo singolo. Se ho paura? Sì, chiunque avrebbe paura. Ho la scorta, è vero, ma chi può difendersi contro nemici che usano armi radioattive? L’albergo di Londra dove aveva alloggiato Sacha presenta ancora tracce di radioattività e così il Sushi Bar a Piccadilly Circus dove Mario Scaramella ha discusso con lui gli inquietanti messaggi che indicavano un elenco di persone da eliminare con i nostri nomi. Fra questi anche quello del consulente continuamente linciato sui giornali Mario Scaramella, che ha la terribile colpa di essere sempre stato in contatto con la comunità degli esuli russi sul Tamigi, formata da Vladimir Bukovski, Oleg Gordievski, Alexander Litvinenko e Viktor Suvorov, nom de plume di Vladimir Bogdanovich Rezun, uno dei pochissimi fuorusciti dal Gru (servizio segreto militare) cui non abbiano ancora fatto la pelle. Del loro gruppo faceva parte finché è vissuto l’eroe civile Vasilij Mitrokhin, un vecchio patriota povero e malato, che è morto malato e povero nel Regno Unito è che è stato linciato da tutti i nostri comunisti come un porco farabutto venduto.
Tutto ciò nasce infatti proprio con la Commissione Mitrokhin, nella quale e intorno alla quale sono stato abbandonato nella più totale solitudine, a compiere un lavoro titanico per la Repubblica e per il Parlamento di questo sciagurato Paese. Quando un galantuomo che cerca la verità è abbandonato da una parte e denigrato dall’altra, ecco che è pronto il varco attraverso il quale gli assassini non devono far altro che socchiudere una porta già aperta e compiere il loro lavoro. Molti lettori si chiederanno che cosa c’entra la Commissione Mitrokhin, una apparente storia di spie e di guerra fredda, con una catena di omicidi attuali. La ragione è che l’affare Mitrokhin costituisce la più grande merda che sia stata pestata nella storia della Repubblica. Non è una storia di spie. E neanche di comunisti. E’ la storia di un partito, una lobby, un fronte di persone che qui e altrove hanno per anni affiancato e sponsorizzato una possibile presa di potere dell’ex Unione Sovietica sull’Europa Occidentale, contando su un disimpegno americano. Quel colpo di mano non c’è mai stato, perché Stati Uniti e Nato hanno saputo opporre all’enormità numerica dell’aggressione possibile, una convincente quantità di sofisticazione armata e di risposte dissuadenti. Alla fine l’ex Urss è collassata insieme al suo progetto imperiale, Gorbaciov ne è stato l’agente liquidatore che ha trattato la famosa “caduta del Muro di Berlino” (un colpo puramente mediatico perché il comunismo semmai è caduto a Varsavia e non a Berlino).
Io non so se davvero Vladimir Putin, come leggo, è dietro questi atti di violenza. Lui nega energicamente, ma l’assassinio di Anna Politkovskaya nell’ascensore di casa sua, come anche la truce liquidazione del generale Anatolj Trofimov (l’ex capo di Litivinenko) ed altre morti fanno temere gravi coinvolgimenti dell’apparato russo, che è la banale prosecuzione di quello sovietico. La più amara delle scoperte per me è stata capire che il Kgb non è mai morto, e meno che mai i suoi dirigenti e metodi, ma ha soltanto cambiato sigla. Il breve periodo di liberalizzazione e democratizzazione di Eltsin, di cui Vladimir Bukovski è stato grande parte (ed ora anche lui è nella lista nera, a quanto sembra), è morto con l’avvento di Vladimir Putin, un colonnello del Kgb che spara come un dio, sa pilotare aerei da caccia e parla un elegante tedesco perché ha servito la polizia segreta da cui proviene a Berlino, dove il Kgb soprintendeva ai lavori della Stasi tedesca.
Da quando iniziai a presiedere la Commissione Bicamerale Parlamentare d’inchiesta (quaranta fra senatori e deputati) capii che la Federazione Russa guidata da Putin, non soltanto non avrebbe collaborato, ma era da considerare un avversario. I miei messaggi anche personali al premier russo in cui mi dicevo certo della collaborazione fra due democrazie, quella italiana e quella russa, sono rimasti senza risposta. La richiesta formale di una Commissione rogatoria in Russia, così come era avvenuto per la Francia e l’Ungheria, è stata respinta dalle autorità di Mosca con una motivazione che a me è sembrata pazzesca: avremmo, come Parlamento italiano, messo a rischio l’unità e la sicurezza dello Stato russo ex sovietico.
Molti segnali dalla stampa russa vicina ai servizi segreti mi indicarono presto come un “elemento anti-russo”, un nemico da tenere d’occhio, salvo misure ulteriori. Apprendevo intanto da altre fonti storiche che la guerra fredda non era mai finita, ma anzi era ricominciata, ma in sordina, senza emergere troppo a livello mediatico, perché tutti sembrano lavorare per questo mastodontico fine che è quello di guadagnare definitivamente la Russia di Putin alla democrazia, all’Occidente, alle libertà civili. Quando mi sbattono in faccia il fatto che Berlusconi è un grandissimo amico di Putin, rispondo che Berlusconi è altrettanto amico di Bush, e che ha fatto un grande lavoro convincendo Putin a non scegliere l’Oriente dominato dalla Cina come partner, ma l’Occidente europeo e americano.
Dunque, qui e ora, in queste righe, chiedo personalmente a Silvio Berlusconi di fare e dire quanto è in suo potere affinché questa leggenda nera, questo incubo abbia fine. Putin dice di essere estraneo agli omicidi che insanguinano non soltanto la Russia e Putin, come il Bruto di Sheakespeare, è uomo d’onore. Intanto penso alla miseria della sinistra comunista e post comunista italiana che ha gettato alle ortiche la grande e unica occasione della storia, proprio la Commissione Mitrokhin, per vuotare il sacco, per difendere il suo passato, per non scadere nel maccartismo rosso. Invece, ha scelto il maccartismo rosso. Ha scelto la delegittimazione e l’offesa, l’insinuazione, la derisione. Penso a quello che con deplorevole pigrizia intellettuale ha detto anche recentemente Piero Fassino (ma era lo stesso Fassino con cui ho condiviso il palco al Portico d’Ottavia sostenendo Israele?) sulla Commissione Mitrokhin, per non dire delle sciocchezze che dei soloni che hanno sempre brillato per assenza oggi vanno pontificando.
Il punto è che siamo andati talmente avanti nella ricerca della verità, da trovarci di fronte al baratro. Esattamente come i famosi giudici che sono stati mandati a morire, nel silenzio e nella solitudine. Io ho guidato un’inchiesta mai avvenuta prima che ha certificato che le Brigate Rosse fossero (una parte di loro) perfettamente integrata nel sistema terroristico-militare sovietico attraverso la rete “Separat” guidata dal terrorista Carlos sotto la supervisione della Stasi tedesca. E dunque un’inchiesta che riapre il caso Moro con un colpo di spada che lacera i veli pudichi: chi, perché ha voluto interrogare per due mesi Aldo Moro aprendogli un canale di posta in entrata e un canale di posta in uscita? Perché il più grande investigatore europeo di terrorismo, Jean Louis Bruguière ha concluso che fu il servizio segreto militare sovietico e non il Kgb, agli ordini del Cremlino ad ordinare l’omicidio del papa polacco che teneva in scacco l’occupante sovietico in Polonia?
E come si spiega che i servizi britannici e americani abbiano considerato le liste di Mitrokhin come il colpo del secolo, se non per il fatto che contenevano i nomi di oltre 300 mila agenti (non spie, non necessariamente comunisti) che fiancheggiavano il colpo di mano che per fortuna non c’è stato ma per preparare il quale l’Urss si dissanguò?
Un fronte compatto e crudele, come i leggendari cavalieri del sacro Grahal protegge il segreto più profondo della guerra fredda che non è mai finita e che l’Occidente non ha vinto, diversamente da quanto afferma la sciocca vulgata secondo cui un bel giorno di novembre del 1989, il popolo di Berlino buttò giù il muro e il comunismo finì. Tutte balle, bugie, rimaneggiamenti furbeschi. La mia vita per puro caso mi ha portato a sbattere contro questa enorme follia, questa bugia ciclopica. E sono subito entrato nella lista nera. Qui in Italia, secondo Litvinenko (che ebbe l’informazione dal povero Trofimov prima che gli chiudessero la bocca a colpi di mitra) vive e vegeta la più fiorente comunità di agenti ieri sovietici e oggi russi. Comunisti alcuni, altri no. Fra loro coloro che cercarono di far ammazzare Berlinguer a Sofia. Secondo quello che ha riferito Litvinenko, Romano Prodi non è mai stato un agente sovietico, ma da sovietici ieri e dai russi oggi è considerato “our man”, il nostro uomo (la comunità dell’intelligence usa la lingua inglese). Trofimov sconsigliò Sacha dal venire in Italia. E infatti lo hanno raggiunto a Londra, e adesso è morto. Se dovessi morire di raffreddore o per un incidente d’auto, per favore, non bevutevela. Sto benissimo. Per ora.

Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/11/2006 11:03 | Permalink | commenti (5)
categoria:prodi romano, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo, litvinenko
sabato, 18 novembre 2006

Non è mai troppo tardi... speriamo.

Oggi parliamo di scuola. La scuola italiana. Ora più che mai nell’occhio del ciclone. Quella scuola dove “atipiche” professoresse (uscite paro paro da una commedia pecoreccia anni ’70) “distolgono” dall’ora di ginnastica increduli allievi; quella scuola dove ragazzini “down” vengono umiliati e picchiati da coetanei apparentemente "up" (questo il blog che ha denunciato il famoso video on line)…

Una scuola insomma che sembra ricalcare fedelmente la crisi e la decadenza della nostra società… Ma la scuola, soprattutto quella elementare (mi ostino volutamente a chiamarla così), è anche fatta di persone serie e preparate. Di persone che si sentono investite di una “missione”.

Il mio fraterno amico Gabrio (non me ne voglia per questa esposizione micromediatica a cui lo sto sottoponendo), Maestro elementare da oltre 25 anni, mi ha inviato un carteggio da lui sostenuto con un giornalista dell'Osservatore Romano: Biagio Buonuomo.

Gabrio è un Maestro che crede ancora nel suo lavoro, malgrado tutto. Un Maestro che studia, che si aggiorna, che s’impegna. Un Maestro consapevole della grandissima responsabilità che grava sulle sue spalle, soprattutto in un’epoca dove le famiglie, prese da lavoro e da problemi veri o di comodo, delegano quasi completamente ad altri l’educazione (anche quella civile) dei propri figli. Gabrio, in una parola, è un Maestro. Chi ha avuto la fortuna di conoscerne qualcuno, perché ne esistono e tanti, sa cosa intendo dire.

È evidente allora lo sconforto che può cogliere chi tanto si adopera quando ci si rende conto che nessuno sembra riconoscere questo loro onerosissimo impegno: “Confesso di essere un po' scoraggiato: tutti si lamentano della scuola, ma non si riesce ad aprire un dibattito; se si prova a fare qualche proposta, portando una propria esperienza, non si è presi nemmeno in considerazione; da molti la scuola è considerata un vero disastro, che prepara da cani. A me non sembra…

Riconoscimenti o meno, io credo che chi, come il Maestro Gabrio, svolge un lavoro così importante con abnegazione, impegno e amore, compia un’opera insostituibile e preziosa. Questi Maestri lasciano ai loro fortunatissimi allievi un bagaglio di conoscenze, ma soprattutto di passione e stimoli, che li accompagnerà tutta la vita. Da esso potranno attingere infinitamente nei momenti di difficoltà che la vita sicuramente porrà loro… e questo, anche solo questo, non dovrebbe mai dimenticarlo nessuno.

 

Scuola elementare: ludus dell’asilo o vera formazione?

Pregiatissima Redazione,

mentre leggevo con interesse la pagina del 4 novembre de "L'Osservatore Romano" dedicata al dibattito sulla lingua latina, mi sono ritrovato a leggere, con sconcerto e amarezza,  questa lapidaria affermazione del dottor Biagio Buonuomo:
"(Gli alunni) arrivano alle superiori dopo cinque anni di elementari che prolungano il ludus dell'asilo e dopo tre anni di medie passati ad approfondire contenuti che già non posseggono".

Ho pensato alle tante ore spese - in tutte le scuole italiane - suddivisi in commissioni e sottocommissioni, per tradurre i programmi nazionali in curricula verticali che offrissero una salda preparazione di base; alle altrettante ore spese in aggiornamenti presso Università e centri di ricerca per offrire  agli alunni il meglio della didattica della lingua; al lavoro linguistico-strutturale, impensabile fino a 20-25 anni fa, che, nel silenzio delle aule della scuola primaria, si svolge sui testi d'autore, in prosa e poesia.

Ho pensato anche - con amarezza crescente - ai miei laboratori poetici su Leopardi, Pascoli, al mio itinerario di poesia descrittiva in alcuni autori fra l'Otto e il Novecento italiano che sto proponendo ai miei alunni di quarta in queste settimane; agli interi pomeriggi spesi a controllare malacopie e buone copie per far cercare ai bambini le parole più eleganti e appropriate al contesto espressivo; ai quaderni delle regole grammaticali che i miei ex alunni confermano di avere utilizzato fino alla scuola superiore, per testimoniarmi la saldezza della preparazione ricevuta.

Vedo l'impegno dei colleghi,che non conosce orari, per 1500 euro al mese dopo 25-30 anni di lavoro.

E mi son detto: Quanto è disconosciuto il nostro lavoro! Quanto ignoto il fecondo pianeta della scuola primaria!

Che triste generalizzazione!

Gabrio Monti, Forlì

 

Gentile professore,

la redazione dell'Osservatore mi ha girato la sua lettera di commento al mio pezzullo sul latino. L'ho letta con tutta l' attenzione che mi è parso meritasse. Ne esco tuttavia confermato nelle mie idee. 

E dunque: non basta purtroppo il suo eroico e commendevole sacrificio - per il quale ogni traduzione in termini monetari suona impropria e, in ogni caso, di cattivo gusto -  a mutare un quadro di fondo -  lei la chiama triste generalizzazione;  e triste lo è sul serio ma non perché ne sia io l' autore - di cui è facile aver prova semplicemente spostando lo sguardo dal libro degli auspici alla realtà quale essa è. Realtà che le assicuro conosco almeno quanto lei.

Ribadisco: onore al suo lavoro, vero monumento alla virtù sconosciuta e di cui i suoi allievi non la ringrazieranno mai abbastanza. Ma vergogna a chi ha trasformato la scuola italiana in un luogo burocratico in cui il numero di  commissioni e sottocommissioni preposte a questo e a quello è inversamente proporzionale alla quantità e alla qualità delle utili competenze e abilità davvero trasmesse.

Mi creda suo,

Biagio Buonomo

* nella foto il Maestro Alberto Manzi, autore e conduttore del programma televisivo Non è mai troppo tardi, realizzato dalla RAI fra il 1960 e il 1968 per la lotta all’analfabetismo.

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/11/2006 17:06 | Permalink | commenti (7)
categoria:educazione
giovedì, 16 novembre 2006

Quando il diritto… vola via

Abbiamo ricevuto dall’amico Giuliano Bugani, giornalista del settimanale di Imola “Sabato Sera” il comunicato che annuncia l’uscita di un DVD sulla tragedia dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno dove, il 6 dicembre 1990, un aereo privo di controllo precipitò provocando la morte di 12 ragazzi ed il ferimento di un’altra settantina.

Con l’amico Bugani avevamo già sviluppato un articolo mesi fa, relativamente al caso di Silvia Baraldini. Le due iniziative, apparentemente distanti, hanno in realtà molti punti di contatto. Torniamo cioè a parlare ancora una volta di “sovranità” da un lato e di “impunità” dall’altro.

Infatti, ciò che è accaduto a Casalecchio ed il solito, immancabile ed inaccettabile finale, si inserisce a pieno titolo nei tanti tragici episodi avvolti nel mistero che hanno costellato la fosca storia italiana di questi ultimi decenni.

Ancora una volta lo Stato e certi suoi apparati, hanno stabilito che non vi sono colpevoli, che nessun membro di tali apparati và condannato. Si esprime solo rammarico, vivo rammarico, per "il tragico incidente" ma nulla più… e così sul Cermis il 3 febbraio 1998, 19 persone sono… “morte dal freddo”; sul mare di Ustica il 27 giugno 1980, 81 passeggeri di un DC9 Itavia sono… “morti affogati”; a Casalecchio 12 adolescenti seduti tranquillamente ai loro banchi, intenti ai loro pensieri e ai loro sogni, sono morti (MORTI!) per una tragica fatalità… Tre voli... tre tragedie. Ma a volare via, oltre alle vite di tanti innocenti, è stato il "Diritto".

Da troppi anni si chiede di dissolvere i muri di gomma e di menzogne che avvolgono troppe stragi e troppi "tragici incidenti". Anche da sinistra, malgrado le belle parole, mi sembra che in realtà si stia facendo ben poco, per indagare fino in fondo, per togliere omissis e segreti. Per rimuovere criminali interessi e connivenze. A destra, poi, ci si riempie la bocca con alti e nobili principi, ma si "razzola" spesso l’esatto contrario…

Adesso, ad esempio, a destra c’è chi parla ancora e sempre di “Atlantismo e Occidentalismo”… ma si tratta forse, amici patrioti, di appiattimento su posizioni che calpestano sovranità e diritti?

C’è chi parla di “Certezza del Diritto e della Pena”… ma significa forse lasciare impunite schiere di intoccabili in nome di pericoli e di guerre superiori?

No. Non ci stiamo. Ciò non deve accadere. Non ci sembra giusto.

Non è giusto per Deborah, per Laura, Sara, Laura, per Tiziana, Antonella, Alessandra, per Dario, Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra. Non è giusto per loro e per tutti gli altri da troppa gente dimenticati...

 

Ecco comunque il comunicato di Giuliano:

Bologna. Il 6 dicembre 1990, a Casalecchio di Reno, avvenne la più grande strage di studenti del secolo. Un aereo militare MB 326, precipitò all’interno della succursale dell’Istituto Salvemini, provocando la morte di 12 ragazzi di quindici anni e il ferimento di oltre 70 studenti, alcuni dei quali in modo permanente. L’aereo, pilotato dal tenente Bruno Viviani, era decollato dall’aeroporto militare di Villafranca, Verona alle ore 8, 40 di quel giorno, ora di Greenwich, presentando già dopo pochi minuti problemi al motore. Proseguì ugualmente la sua corsa ignorando la possibilità di atterrare in emergenza nell’aeroporto di Ferrara, mentre ancora i comandi lo permettevano, e continuò la corsa verso Bologna, ignorando anche l’eventualità di portare l’aereo sul mare. Giunto su Bologna, il tenente Bruno Viviani, come si saprà poi dalle intercettazioni tra la torre di controllo di Villafranca e il pilota, si eietterà dall’aereo lasciandolo precipitare nel vuoto. Ma la corsa dell’aereo abbandonato, terminò dentro la scuola. Il processo di Primo Grado, svoltosi a Bologna il 28 febbraio 1995, condannò Viviani, e i suoi superiori di Villafranca, il comandante Roberto Corsini e il colonnello Eugenio Brega, a due anni e sei mesi di reclusione. La sentenza di Appello, del 27 gennaio 1997, ribaltò la condanna e assolse gli imputati “perché il fatto non costituisce reato”. A sedici anni di distanza, è in fase conclusiva un DVD su questa tragedia, ‘ I ragazzi del Salvemini’, ad opera di Giuliano Bugani, giornalista di “sabato sera”, già autore del DVD sul caso Baraldini, Emilio Guizzetti, regista teatrale, con una laurea al DAMS, Rossella Caterina Lippi, giornalista, e Massimiliano Valentini, fotografo di tutto il back stage del lavoro documentaristico, e che verrà presentato in dicembre, in prima nazionale, a Casalecchio di Reno. Il DVD racconta, attraverso le testimonianze dei genitori dei ragazzi scomparsi, dei docenti dell’istituto, degli ex amministratori di Casalecchio, del primo giornalista che accorse sul luogo della strage, di uno dei primi vigili del fuoco che arrivò immediatamente alla scuola dopo avere visto l’aereo che perdeva quota, ai sopravvissuti della classe 2 A, la mattina del 6 dicembre 1990. Ma non solo. Il DVD ripropone temi critici della vicenda giudiziaria che si concluse appunto con l’assoluzione degli imputati, attraverso il contributo in esclusiva degli avvocati di entrambe le parti in causa. Perché va ricordato che venne impedito alla scuola di costituirsi parte civile, anzi venne affidata la difesa dell’Avvocatura dello Stato al Ministero della Difesa, a difesa del pilota dell’aereo. Un DVD che riporta anche nel vivo il tema del sorvolo militare su centri abitati, per il quale né governi di centrodestra e centrosinistra, ne hanno mai vietato la possibilità. Un DVD forte, drammatico e assolutamente inedito, per le testimonianze che questo gruppo di lavoro è riuscito a mettere insieme, e con un taglio d’immagine eloquentemente cinematografico e simbolico.

postato da: GabrielParadisi alle ore 16/11/2006 08:55 | Permalink | commenti (2)
categoria:diritti, strage salvemini
domenica, 12 novembre 2006

Ippica Azteca

Abbiamo ricevuto da Paolo Guzzanti un commento al nostro articolo "Oddio, la Rivoluzione!" lo ripubblichiamo con una nostra replica.

Caro Paradisi, vedo che oltre a contraffare i miei articoli sul Salvador di molti anni fa, adesso ti metti a contraffare addirittura un blog, il mio. Perché, invece di dire tutte quelle scemenze e banalità sui Suv, che nessuno di noi possiede, e quei fotomontaggi focomelici, non hai il coraggio, se vuoi parlare del mio sito sul tuo sito, di prelevare le mie parole e quel che io dico davvero, invece di barare? E' mai possibile che la sinistra in Italia abbia tanta paura della verità da dover sempre mettere davanti una contraffazione, una manipolazione, un imbroglio, come hai già fatto proprio tu, caro Gabriele, fino a costringermi a minacciarti una querela e costringere te a scusarti e ripristinare la verità? Ma non ti basta mai? E vieni ancora a fare queste piccole cose stupidine come quella di far credere ai tuoi lettori che il mio blog non sia quello che è, ma un'altra cosa che hai fabbricato tu, torturando ancora una volta la verità? Bisogna aprire la pagina dei commenti per trovare, fra i commenti al tuo sito, un mio pezzo pubblicato sul mio blog. Che devo fare con te?
Ma un risultato buono nella tua allegra sbarazzinaggine l'hai ottenuto: la lettera della tua lettrice Velvi, e spero non soltanto lei, che invito semplicemente a visitare il mio blog, ad aprire le rubriche (stiamo per mettere in onda la musica,
vogliamo una rivoluzione anche di musica, cinema, letteratura, arti, intelligenze) e guardarsi attorno. Purtroppo per te non hai capito proprio niente della mia Rivoluzione Italiana, che non è un sito di Forza Italia, come prova il fatto che non troverai mai un solo link fra partito e Rivoluzione. Ma io ti voglio bene lo stesso, non mi arrabbio affatto, saluto con rispetto tutti i tuoi lettori, specialmente quelli che ancora marciano a cliché e che fra poco potranno - spero - pensare con la loro testa e magari dare a questo Paese sventurato persino una sinistra degna di un Paese civile. Che posso dire di più? Viva Velvi! Vieni da noi e discuti con noi. A te Gabriele dico: abbandona i paradisi artificiali e impara a mangiare la
mela senza aver paura del serpente della manipolazione. Stammi bene e cerca di non dire più bugie, altrimenti vengo lì e ti scorcio il naso. Un abbraccio dal tuo amico
Paolo Guzzanti 

Caro Paolo…
mi permetto di usare anch’io il tu, considerandoti io pure amico… perché in fondo credo, malgrado tutto, che sia proprio così…
Premetto che mi fa molto piacere pensare che ogni tanto, magari su suggerimento di qualche altro comune amico, tra la preparazione di una Rivoluzione (e lo sappiamo bene noi di "sinistra" quanto ciò sia improbo e impegnativo) e un
obbligo istituzionale (sei pur sempre senatore), tu ti prenda la briga di buttare un occhio al mio umile blog, magari anche solo per sbirciare i miei “focomelici fotomontaggi” (qui forse sei scivolato su un aggettivo un pò "politically incorrect",
ma fa lo stesso, credo ti abbia tradito la cacofonica allitterazione, che una penna raffinata come te, sempre attratta dal gioco delle parole, difficilmente si lascia sfuggire…).
Mi lusinga, dicevo, sapere che ogni tanto tu ti spinga in questo spazio "sinistro" per leggere i miei modesti articoli e i miei goffi tentativi (sicuramente vani) di risultare persino spiritoso…
Il tuo passaggio, è comunque sempre gradito e spero che continuerai anche in futuro a lasciare piacevoli tracce.
Prima di venire al dunque, alla sostanza della mia risposta, mi permetto di tornare anch’io sul Salvador per cercare di mettere la parola fine a quell’increscioso episodio. Io credo di aver ampiamente accettato di sottopormi alla giusta
"gogna micromediatica" che la mia leggerezza meritava. Il mio fu un errore che ho ammesso e che qui ribadisco senza vergogna perchè non ci si deve mai vergognare dell’onestà. Ma il fatto che tu richiami ancora quell’episodio per dimostrare la mia volontà di contraffazione della verità non mi sembra giusto. Io cerco sempre di documentare ciò che sostengo e il mio errore (colpa) quella volta fu proprio quello di non averlo fatto adeguatamente. Non cercai infatti i
doverosi riscontri e non verificai fino in fondo le affermazioni (documentate) che avevo raccolto. Ma questo non credo che significhi necessariamente “barare, torturare, contraffare, manipolare la verità”.
Come tu stesso hai apprezzato, nel mio blog può lasciare un segno chiunque. Un commento favorevole o una critica per me pari sono. Vuol comunque dire che le mie parole, i miei pensieri, hanno sollecitato in qualcun altro una qualche
reazione e già questo mi sembra di per sé un inspiegabile miracolo. Cos’è in fondo la nostra vita se non la ricerca continua di relazioni con il prossimo, positive o negative che siano?
Io non censuro niente e nessuno. Non l’ho mai fatto finora e mai credo lo farò. Non censuro e non nascondo nemmeno pareri o opinioni divergenti.
Tu ti auguri che i miei lettori vengano a visitare il tuo blog per capire la tua Rivoluzione e smascherare così il mio imbroglio, le mie manipolazioni (!?). Ma se sono stato io stesso il primo a invitarli a farlo! Se sono stato proprio io a far
conoscere il tuo sito al popolo dei blogger di sinistra? Ho celato forse qualche link che ritieni particolarmente importante?
Vedi Paolo, credo che io e te abbiamo iniziato a litigare (dopo un inizio rispettoso e costruttivo), proprio quando tu hai cominciato a ritenere che le mie critiche (magari un pò pesanti), che la mia visione politica (magari alquanto distante e
diversa dalla tua), fossero un affronto e quasi un tradimento. Mi sono sempre domandato, e ti ho anche domandato, come potevo esprimere liberamente il mio dissenso (che c'era), le mie opinioni contrarie (che permangono), senza
scatenare furori. Non me l’hai detto o forse non l’ho mai capito… Non fa nulla, vedo che in un modo o nell'altro uno straccio di confronto è ancora vivo...
Vengo al dunque. Alla mia opinione diciamo così... "controrivoluzionaria".
Condivido in pieno lo slogan che hai scelto per il tuo movimento: "Verità e/è Libertà". Anche se temo che sia qualcosa di irrealizzabile. Un pò come dire "Pace in Terra"... Un auspicio di un'altro mondo, insomma.
Tu sai bene che il
Dubbio mi accompagna... Io non ho Verità in mano e dubito molto di quelle che gli altri vogliono propormi come tali. Tu, da qualche parte, credo nel tuo blog, ma non sono riuscito a ritrovare il pezzo esatto, hai detto
(dimmi se sbaglio), che "non c'è una verità per i poveri, una per i ricchi, ma che esiste una sola verità uguale per tutti..." e che tu combatti per il raggiungimento/ripristino di quella. Ebbene io non credo che ci sia una Verità valida per tutti.
Che cosè in fondo la Verità?
Tu m'insegni che essa, la Verità, viene troppo spesso scritta dai vincitori. Non puoi nemmeno dimenticare che essa, la Verità è molto spesso una "costruzione funzionale" a qualcosa e a qualcuno e che spesso (o forse sempre) chi
necessità di tali "costruzioni funzionali" sia proprio, guarda caso, il "potere costituito". Chi cioè, in sostanza, deve preservare privilegi o posizioni di favore.
Non è del resto quello che anche tu rimproveri alla sinistra italiana? Che per mantenere in auge il suo "sistema" ha costruito verità di parte celandone altre?
Io credo quindi che più che affermare Verità, o meglio un nuovo sistema di "Verità", occorra smascherare menzogne. Questo sì. Scoperchiare fogne, dissolvere segreti, rimuovere privilegi. Questo sì che va fatto, senza magari scomodare ad ogni piè sospinto il termine "Verità".
Voglio infine tornare sui poveri e sulla natura intima della tua "rivoluzione democratica e borghese" per motivare il "sarcasmo" del mio precedente articolo..
Tra i tuoi "rivoltosi" immagino ci siano persone che credono che "l'egoismo di pochi possa fare il bene di tutti"... Se questa è una vostra verità, mi permetto di ritenerla di parte. Le esigenze delle moltitudini dolenti (nel mondo ma anche
ahimè ormai nel nostro "sventurato Paese") credo necessitino di Verità ben diverse. E di altri metodi.
Si sà, i rivoluzionari sono sempre l'avanguardia del popolo... spesso non sono manco capiti... ma ho paura che oggi non siano proprio "la giacca e la cravatta" i simboli di liberazione che i poveri si aspettano. Nè qui, nè altrove.
La tua Rivoluzione mi pare molto, perdonami, una rievocazione nostalgica della mitica "marcia dei quarantamila"... i "quadri" che insorgevano (ormai stanchi di essere maggioranza silenziosa), allo strapotere dei sindacati e dei parassiti
d'ogni risma. Mi pare di sentire in te una grande nostalgia di Tatcherismo e di Reganiano edonismo... Ecco io credo che oggi ci sia davanti a noi un mondo ben diverso da quello...
In un momento di grandi disagi e di squilibri sociali, provocati poi, secondo me, soprattutto dagli eccessi di quel liberismo che tu continui a vedere come panacea di tutti i mali, in un momento così, dicevo, pensare di "cambiare il mondo"
premendo ancora di più l'acceleratore su quei principi che l'hanno ridotto in questa condizione, mi pare che significhi essere forse più realisti del Re... Non trovi?
In Italia tutti i politici indistintamente, di destra e di sinistra (ma esiste una vera sinistra oggi?... che tristezza Paolo...), tentano di intercettare il famoso "ceto medio" che a mio avviso è una "razza" in via di estinzione, ma loro non l'hanno
ancora capito. Ecco, la sensazione è che anche tu stia commettendo lo stesso errore... Tu chiami alla Rivoluzione un "ceto" ben preciso, ma le masse temo che siano altrove... I tuoi "insorgenti" danno l'idea insomma di voler "conservare" o "ripristinare" condizioni che gli sfuggono... tenori che si stanno sbiadendo...
Questa è la mia sensazione. Una Rivoluzione in Giacca e Cravatta a un quasi cinquantenne disincantato e disilluso ricorda molto... l'Ippica Azteca... e cioè, in sostanza... un ossimoro. Te lo volevo dire.
Un abbraccio sincero anche da parte mia
Gabriele Paradisi

postato da: GabrielParadisi alle ore 12/11/2006 18:56 | Permalink | commenti
categoria:guzzanti paolo
martedì, 07 novembre 2006

La Grande Romagna

Come già detto, ultimamente mi capita di trovare conforto alle vicende della vita, tornando nelle terre che m’hanno visto bambino… Brutto segno… Ad ogni modo eccomi in Romagna… Una Romagna che sta per allargarsi… Forse.

 

Lo scorso giugno la Corte di Cassazione ha infatti autorizzato il referendum per il passaggio di 7 comuni dell'Alta Val Marecchia dalla Regione Marche alla Regione Emilia Romagna. In particolare, i comuni e gli abitanti che nel caso passeranno dalla provincia di Pesaro Urbino a quella di Rimini, sono:

Casteldelci (585 abitanti), Maiolo (802), Novafeltria (6.562), Pennabilli (3.124), San Leo (2.516), Sant'Agata Feltria (2.388), Talamello (933).

Stessa sorte per tre comuni della Toscana:

Badia Tedalda (1.380) che deciderà l’eventuale passaggio da Arezzo a Forlì-Cesena;

Marradi (3.895) e Palazzuolo sul Senio (1.323) da Firenze a Ravenna.

 

Al referendum, che si terrà nei giorni 17-18 dicembre, per ratificare il passaggio alla Romagna sarà necessario raggiungere il 50% degli aventi diritto.

 

E così munito della mia inseparabile e leggendaria Moleskine, ho voluto verificare di persona lo stato d’animo degli abitanti del Montefeltro.

Striscioni "Vota sì" mi accolgono appena entro nel territorio del comune di San Leo. La fortezza del misterioso Conte di Cagliostro, sovrasta la valle: un picco appuntito (il Mons Feretrius), quasi parallelo, a farne il verso, a quello del Santo Marino.

Leo (umile tagliapietre), Marino (che si stabilì sul Titano) e Agata erano fuggiti dalla Dalmazia sul finire del III secolo per sottrarsi alle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano contro i cristiani. Eremiti, santi. Fondatori: San Leo, San Marino, Sant’Agata (Feltria).

 

L'inflessione di queste genti è indubbiamente romagnola, così come il dialetto che è una variante di quello riminese, mi conferma il gestore che mi ha appena portato "pappardelle alla poveretta" (con fagioli). Piandina sul tavolo e sangiovese d’ordinanza…

I cartelli delle trattorie declamano orgogliosi: "cucina romagnola".

Al tavolo accanto al mio una signora bresciana da poco trasferitasi chiede lumi per capire cosa fare... Votare "sì" o votare "no"? Cosa cambierà per lei?

Cosa cambierà per i residenti storici?

La gente "romagnola" diffida dei cambiamenti, anche se, in teoria, vanno in direzione di accrescere la loro "romagnolità".

Nella pratica questi comuni gravitano su Rimini (S.Agata su Cesena per via della E45).