martedì, 22 agosto 2006
Senador, periodista, di la verdad!

- Nell’ascensore del mio albergo è stato affisso un cartello che dice: “Giornalista straniero, menti pure sul tuo paese, ma qui devi dire la verità!” -
 
Queste parole sono di Guzzanti Paolo. Oggi senatore della Repubblica nelle file di Forza Italia e vicedirettore del quotidiano “Il Giornale”, organo di famiglia del fondatore di Forza Italia, Berlusconi Silvio.
Quando le scrisse Guzzanti Paolo (nel 1957 tessera PSI) era invece redattore de “La Repubblica” ed inviato in Centramerica.
Era il 1982 e in quella sanguinosa primavera nella “República Cafetalera” di El Salvador si svolgevano le elezioni dell’Assemblea Costituente.
In un clima di violenza inaudita (si ritiene avvenissero mediamente 200 omicidi politici alla settimana), si fronteggiavano la Democrazia Cristiana di José Napoleón Duarte e l’Alianza Republicana Nacionalista (Arena) del maggiore Roberto D’Aubuisson.
In sottofondo la guerrilla (campaña de marzo) del Frente de Liberación Nacional Farabundo Martí (Fmln).
 
Nella storia che sto per raccontare mi sono imbattuto per caso molti mesi fa.
Qualcuno, leggendo delle mie accese discussioni con il Senatore, mi aveva scritto, dandomi alcune tracce che poi mi sono divertito a seguire. Trovando conferme e riscontri.
E’ una storiella secondo me emblematica. Veniale, se vogliamo, ma in essa c’è tutto Guzzanti-Guer-Vezaddick: l’istrione, l’ammaliatore, l’amabile bugiardo, il voltagabbana, il combattente.
 
Sono mesi e mesi che la tengo per me questa storia, che peraltro non è nemmeno del tutto inedita, mentre lo sono sicuramente le testimonianze da me raccolte. Adesso credo sia giunto il momento di pubblicarla. Per dovere di cronaca.
Riporterò integralmente nomi, cognomi, nickname e date. Più di questo io non posso fare. Saranno eventualmente Guzzanti Paolo (ma non credo proprio) o i giornalisti citati a smentire o a confermare. Se vogliono.
 
Tutto cominciò quando nel marzo scorso, operando l’esegesi di un articolo di Guzzanti (il quale come sempre stava cercando di dipingere Romano Prodi come il più grande Farabutto della Storia d’Italia), scovai il 6 marzo un paio di suoi errori pacchiani, da me frettolosamente classificati come frutto di troppa euforia o foga.
Un giornalista in incognito invece mi scrisse (8 marzo) queste intriganti parole:
Guzzanti (Paolo) fa parte di una subcategoria professionale del giornalismo che esiste, per quanto ne sappia, solo in quello sfortunato e buffo paese che è l'Italia: quella dei pallari che hanno fatto carriera, soldi e fortuna.
Al New York Times, per dirne una, qualche tempo fa hanno licenziato a calci in culo un reporter per aver copiato pezzi di reportage dai giornali locali (cosa che da noi fanno il 90% dei colleghi e, ammetto, quando ero più giovane ho fatto anch'io qualche volta, prima di imparare a vergognarmene); non paghi, i proprietari del NYT hanno anche cacciato il direttore, per omesso controllo. La storia la conoscete tutti.
E veniamo a Guzzanti. Come altri ‘colleghi’ (vedi alla voce Zucconi Vittorio, per esempio), è noto a chiunque abbia avuto il dispiacere di vederlo all'opera che Guzzanti non si è mai preoccupato dei fatti (le notizie) che potessero rovinargli la fiction, ossia i pezzi grandiloquenti che aveva in mente di scrivere. Se i fatti adatti alle sue opinioni ci sono, bene; se no, lui li inventa. Di sana pianta. Senza vergogna.
La questione è che Guzzanti non è diventato un pallaro da quando ha fatto il salto della quaglia e, come tanti voltagabbana (vedi alla voce Foa Renzo, tra tanti altri) è atterrato a destra e sulle colonne del Giornale. No. Guzzanti è diventato un pallaro di successo scrivendo per La Repubblica, sotto la direzione di Scalfari. Che lo ha fatto crescere e protetto, perché gli piaceva da morire come il pallaro scriveva.
Che dire? Se dirigessi qualcosa, uno come Guzzanti non lo prenderei neppure per l'oroscopo. Ma questa è l'Italia, questi sono i giornali italiani.
Sailor
PS
Non ho né tempo né voglia di fare un'antologia delle puttanate scritte da Guzzanti nella sua troppo fortunata carriera. Ma magari qualcuno può prendersi la briga di mandare un mail a, che so, Mimmo Candito o Maurizio Chierici (due galantuomini) per chiedergli di raccontare dell'episodio antologico, anni 80, in cui Guzzanti si inventò la storia delle teste mozzate in Salvador.
 
Urca!
Al di la del giudizio sul professionista, magari dettato da dissapori o invidie, quel giornalista faceva accuse ben precise. Una cosa sono “errori, dovuti alla pretesa di citare a memoria un articolo che non avevo da anni sotto il naso (Paolo Guzzanti 9 marzo)”, una cosa è inventarsi di sana pianta storie truculente.
Sailor, da me prontamente ricontattato, sviluppò la storiella per intero, ribadendomi l’invito a cercare comunque riscontri diretti.
Detto. Fatto.
Dapprima una banale ricerca con Google mi permise di trovare un'intervista di Achille Rossi a Maurizio Chierici in cui egli affermava papale papale:
i giornalisti che raccontano la guerra si possono dividere in due categorie: quelli che si trovano sul teatro delle operazioni e i commentatori. Tra quelli che sono sul posto bisogna ancora distinguere chi va a vedere di persona e i giornalisti che fanno la filosofia in albergo. Un esempio per tutti: quando Paolo Guzzanti, l´attuale presidente della Commissione Mitrokin venne in Salvador come inviato di Repubblica, gli raccontammo i massacri che erano avvenuti tre anni prima. Senza pensarci due volte, scrisse un articolo inventandosi i fatti di sana pianta, con teste tagliate vicino all´ascensore, corpi abbandonati nella hall, quando ormai la guerra era a 150 km di distanza, sulle montagne”.
 
Era già di per sé sufficiente questo a confermare quanto "insinuato" da Sailor. Ma vuoi mettere ricevere una conferma dal diretto interessato?
Non mi scapicollai comunque a cercarla.
Solo il 14 aprile infatti scrissi a Maurizio Chierici che immediatamente mi rispose:
Riconosco Guzzanti nel ritratto che ne fa: garbato, elegante, ma anche molto spiritoso. Quando ho visto i figli in Tv o nella vita mi sono ricordato degli show molto divertenti (e sempre eleganti) coi quali ha intrattenuto i giornalisti italiani proprio in Salvador. Dove c’è stata l’invenzione delle teste tagliate nella hall. Devo averne parlato anch’io nella rubrica del lunedì dell’Unità, ma non ricordo quando.
Succede che un inviato si lascia andare. Non solo inviati italiani. Nel 1982 (primavera) i paesi alla fine del mondo erano proprio alla fine del mondo: chi voleva inventava e nessuno in quei posti se ne accorgeva. Niente fax, computer, satelliti Tv. Solo il filo incerto delle voci della radio. Ma quella volta è successo che un’agenzia (la Reuter ?) ha rilanciato da Roma l’incredibile notizia e la destra salvadoregna (Arena, il partito che ha ucciso il vescovo Romero) ha fatto stampare decalcomanie incollate sulle auto con lasciapassare bene in vista di <stampa straniera>. Striscioni attraversavano ogni strada, ecc. Tutti con lo stesso slogan: <Periodista di la verdad>, giornalista di la verità. L’albergo era solo un albergo di giornalisti. Nessun turista o uomo d’affari passava in quel momento dal Salvador. E i giornalisti francesi pretendevano un’assemblea. Assieme a Moretti, Franco Cantucci, la giovanissima Lucia Annunziata, credo anche Mimmo Candito siamo riusciti a ridimensionare la reazione. Il risvolto buffo è stato il ritorno a casa. Ero nella giuria del premiolino Bagutta per il giornalista del mese e fra le proposte ho trovato Guzzanti proprio per l’articolo delle teste tagliate quando le teste se mai si tagliavano succedeva cento chilometri più lontano, sulle montagne. Ho scelto la non polemica per non raccontare una storia imbarazzante. E mi sono astenuto. Guzzanti ha vinto il premio.
Non è questa la vera meraviglia. E’ stato il passaggio politico dal suo adorato Craxi che lo aveva portato in Tv con la trasmissione <Rosso di sera>, a Cossiga e poi Berlusconi. Non me lo aspettavo e non mi aspettavo la violenza dei nuovi show. Peccato che l’ironia invecchi. Forse è solo la considerazione di chi non si è mai aggrappato alla politica e continua a scrivere le stesse cose allo stesso modo dal Corriere all’Unità che è un giornale di parte ma non di partito. Una parte che ho sposato: quand’eravamo in Salvador Berlusconi stava ancora costruendo case. Saluti- Maurizio Chierici
Indimenticabile!
 
Passarono i mesi. E la storia sempre lì nel cassetto a decantare. Finchè un bel giorno (19 maggio) Guzzanti se ne uscì in una discussione con questo ricordo autobiografico sulla sua esperienza salvadoregna tirando in ballo un altro giornalista ancora:
 
Quanto al Salvador, è tutta un'altra storia: lì non l'ho letta sui libri: ero inviato speciale del quotidiano di sinistra La Repubblica e coprii tutta quella guerra, nella giungla e nelle piazze, ricevendo molti premi giornalistici e i telegrammi di Scalfari.
In Salvador ci furono massacri dalle due parti e fu il Farabundo Martì a massacrare i civili molto prima degli assassini di Aubuisson (la sinistra ovviamente viene sempre prima, ndr).
Fu una guerra schifosa, ma sul campo c'erano gli agenti cubani e il Kgb, oltre alla Cia, e non fu onorevole per nessuno.
Il presidente Napoleon Duarte, diffamato dalle sinistre italiane come un dittatore, si rivelò un presidente costituzionale che aveva vinto le elezioni in modo legale, salvo il fatto che il "Frente" aveva deciso di non votare e di decapitare cammin facendo gli elettori che si recavano ai seggi.
Usavano una ghigliottina montata su un camion.
Dalla parte opposta il battaglione speciale Atlacatl giustiziava i guerriglieri ovunque li trovasse.
Fui il primo a ricevere, per i miei réportages, il "Premiolino".
Quando tornai in redazione mi venne incontro Saverio Tutino, giornalista e grande amico di Fidel Castro, uomo anche lui legato ai servizi dell'Est, che mi venne incontro e in modo sibilante mi chiese:
"Ma che cazzo scrivi?".
E io: "Scrivo la verità".
E lui: "Stronzo, e ti pare che noi stiamo qui per scrivere la verità?".
Indimenticabile.

Sarebbe stato bello in quella discussione raccontare la stessa storia però vista da Chierici, ma sembrò (anche a me) inopportuno e imbarazzante (per lui). Meglio cercare Saverio Tutino e chiedergli se avesse qualcosa da dire a riguardo…
Oggi Saverio Tutino è direttore culturale dell'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (oltre ad esserne stato il Fondatore).
Così gli scrissi, chiedendogli se voleva raccontarmi qualcosa di quell’esperienza.
La sua risposta fu abbastanza chiara:
Ho ricevuto la sua segnalazione via mail… in cui lei cita un articolo di Paolo Guzzanti, dove si parla del Salvador. Siccome si dicono delle evidenti falsità su di me la prego di farmi sapere da quale giornale e in quale data lei ha tratto l'articolo cui si riferisce… (29 maggio)”.
“…quel periodo di lavoro da me vissuto nel Salvador e in altri paesi vicini nell’anno 1982 mi è rimasto in un angolo delle mie dimenticanze d’infanzia della vecchiaia. Erano tempi angosciosi per la vana ricerca di tanti giovani disposti alla guerriglia rivoluzionaria, che si arroccavano sulle montagne senza nemmeno arrivare al suicidio eroico di persone come il Che Guevara. La verità era che nessuno, nè dall’Urss nè da Cuba, sarebbe intervenuto per aiutarli. E così nel Salvador è stato ucciso dai suoi compagni il poeta rivoluzionario Roque Dalton, che cercava di convincerli a tornare a fare una politica accanto ai lavoratori, prima di essere ammazzati di stenti sulle montagne. Ma un uomo come quel Paolo Guzzanti, adesso amico di Berlusconi, non merita nemmeno che io lo denunci per calunnia a un tribunale.
Telefonami, ti prego, Saverio Tutino
(2 giugno)”.
 
Ho telefonato ovviamente a Tutino che ama parlare, piuttosto che scrivere email attraverso la sua compagna. Al telefono mi ha raccontato tante cose della sua avventurosa vita, scusandosi di tanto in tanto perché dopo l’operazione al cervello i ricordi gli affiorano piano piano e vanno stimolati, accompagnati.
Mi ha parlato anche di Cuba ovviamente e di quando gli fecero capire che doveva lasciare il paese in fretta e furia…
Qualche settimana fa è uscita proprio una sua intervista rilasciata a Luca Villoresi per il Venerdì di Repubblica. Una testimonianza che quasi completamente avevo raccolto io pure al telefono. Peccato che non gli abbia dedicato subito un post, ma il “rispetto” per Guz-Guer allora era ancora… prevalente.
A settembre comunque quando Tutino tornerà da Anghiari a Roma lo andrò sicuramente a trovare. Come mi ha chiesto.
 
Ecco fatto. Fine della storia.
Guz-Guer sul Salvador è “smentito” da almeno tre testimoni diversi (di cui due identificati esattamente). Chi ha ragione? Io non lo so. Mi sono limitato ad indagare e a domandare.
 
Non esistono uomini (e quindi giornalisti) puri. E’ un’illusione credere che esista qualcuno che dice sempre e solo la Verità. E poi, che cosa è la "Verità"? Ma una cosa è sostenere in buona fede una tesi per quanto azzardata e “sbagliata”, una cosa è ricamarci attorno falsità per avvalorarla.
Non voglio esprimere giudizi in merito al Senador Periodista più di quanto non abbia già fatto, ma la morale di tutta questa vicenda è che, grazie anche a Internet ed ai blog, nessuno può d’ora in poi pensare di dire e scrivere ciò che vuole impunemente. Ognuno di noi infatti può farsi promotore di analisi serie, documentate con pignoleria e quando occorre, spietate.
Forse questa è una grande opportunità per la crescita della democrazia e della libertà. Scovare le menzogne funzionali a qualche potere è sicuramente più utile che lanciare bombe e missili.
postato da: GabrielParadisi alle ore 22/08/2006 09:33 | Permalink | commenti (3)
categoria:giornalismo, misteri d italia, guzzanti paolo, el salvador, tutino saverio, chierici maurizio
giovedì, 10 agosto 2006

Cronache dall’Iperspazio

Una sera calda di fine giugno (eravamo nel 1994), per arricchire la mia collezione di libri con dedica autografa dell’autore, mi recai al Passeggio Regina Margherita in Bologna. Nello spiazzo dinnanzi la Palazzina Liberty, Elèmire Zolla, discusso studioso esoterico, teneva una conferenza-presentazione di un suo libro. La chiacchierata s’incentrò ben presto e stranamente sulla “Realtà Virtuale”. Un concetto allora alquanto insolito. Ma Zolla, da veggente qual’era, aveva captato ciò che di li a “molti” anni sarebbe divenuto (o forse meglio dire diverrà) un argomento centrale. Ancora oggi infatti mi pare alquanto trascurato. Ignorato perché ancora non esattamente pervenuto…

Zolla in quell’occasione esaltò le opportunità che la “realtà virtuale” secondo lui avrebbe apportato all’umanità, immaginando che “avrebbe potuto costituire una pratica meditativa di «uscita dal mondo», sulla scia delle antiche pratiche spirituali dei mistici e degli sciamani”.

Incredibilmente, ma forse non tanto, Elèmire Zolla (che morì poi nel 2002) aveva anche scritto un libro intitolato… “Lo Stupore Infantile”.

Ecco la “realtà virtuale” è strutturata per essere percepita, assimilata e metabolizzata proprio dai bambini. Senza fatica. Intercetta i tentacoli rapaci di quelle “tabulae rase”. Pure. Intonse.

“Datemi un bimbo di sette anni e ne farò un perfetto cristiano” disse forse un po’ troppo sicuro di sé il buon Ignazio di Loyola.

Oggi, forse, l’attuale generazione dei bambini tra i 6 e i 10 anni, quelli cioè che frequentano la vecchia scuola elementare, è il primo gruppo omogeneo di adepti della “realtà virtuale”. Essi la respirano come l’aria. E la trangugiano come “Coca Cola” senza alcuna barriera fisica, tanto meno etica.

Gameboy, video giochi, PlayStation, Internet. Gli stessi cartoni animati (giapponesi) e gli stessi giochi di ruolo con carte o senza, sono ispirati alla virtualità più assoluta.

Questi bambini, forse per la prima volta, trovano nell’inesistenza degli oggetti dei loro giochi una vera e propria consistenza. Una ragion d’essere. Parlando con loro si realizza in breve che essi vivono quella “virtualità” assolutamente come “reale”.

“Pum morto” io dicevo nelle battaglie finte, al più uno schioppettino di legno (molletta…. elastico…), guardando negli occhi il mio “nemico” scorto dietro un cespuglio. S’era onesto egli fingeva dolore e cadeva a terra. Altrimenti era tutto un litigio: “No! T’ho visto prima io…”

La guerra simulata, dove noi coi nostri muscoli s’era guerreggianti, era già un grande volo pindarico. Normalmente soldatini di plastica, o anche di carta, soddisfacevano ampiamente i nostri pomeriggi in cortile.

L’immaginazione è sicuramente sempre stata una componente pregnante nel gioco dei bambini. Amici immaginari hanno accompagnato le giornate di ogni fanciullo, in qualunque giardino.

Ma un tempo (e qui mi accorgo di ragionare da vecchio), c’era anche e soprattutto una componente di fisicità. Di partecipazione con il corpo, con l’odore, col sangue delle nostre ginocchia sbucciate.

Ci si batteva insomma con pugni e calci, in Via Pal o anche altrove. Ma si sudava tutti insieme. Il “dottore” visitava bambine in carne ed ossa. Si giocava alla palla.

Oggi tutto ciò è pressoché inesistente ma soprattutto ininfluente. Non se ne sente assolutamente la mancanza.

Oggi far fuori (virtualmente) una quindicina di mostri (irreali), superare una dozzina di “livelli” acquisendo “punti vita”, è di per sé già più che soddisfacente. A loro, ai nostri figli di 8-9 anni, oggi ciò gli basta e avanza.

Di questi fantasy-scenari poi sono popolati anche i loro sogni.

Quando sveglio con un abbraccio caldo e un bacio tenero il mio piccolo, egli mi ricorda le sue imprese “virtuali” che dunque hanno riempito anche il suo sonno. Giusto.

Cosa c’è di così strano, mi direte voi? Dove sta lo sgomento di padre che inequivocabilmente fa capolino da questo sfogo?

Innanzitutto, io m’ero illuso del contrario, ammetto che non ho nessun strumento per capirlo… il mio bimbo.

E’ vero. Ogni generazione si scontra con l’incapacità di comprensione di quella precedente. Ma noi, che abbiamo studiato, che abbiamo letto buoni libri e visto la TV. Noi, di sinistra, insomma, credevamo di avere qualche strumento culturale in più rispetto ai nostri padri. Qualche arma che ci avrebbe permesso di controllare la situazione. Credevamo di "saper gestire".

Invece sembra che ci abbiano cambiato ancora una volta le “carte” in tavola. E non capiamo nulla di nulla.

Anzi capiamo solo di non aver alcuna possibilità... di capire. E quindi di intervenire.

Sarebbe facile (e di sinistra), urlare contro la Nintendo o contro la violenza (virtuale per carità) di GTA2.

Tutto inutile. La “realtà virtuale” dilaga e ci sommerge.

Forse proprio (o solo) i nostri figli fanciulli potranno fare qualcosa… un giorno…

Intanto, leggiamo sgomenti alcune cronache… dall’iperspazio…

 

“Quando il 41enne Qiu Chengwei di Shanghay ha saputo che Zhu Caoyuan aveva venduto la sua preziosa Sciabola di Drago, un'arma virtuale del gioco online  “La Leggenda di Mir 3”, è andato alla casa di Caoyuan e l'ha pugnalato a morte con un'arma reale. Zhu aveva venduto la Sciabola di Drago per 7,200 yuan ($800). L'omicida e' stato condannato a morte, ma se per 2 anni terrà buona condotta, la pena sarà commutata in ergastolo”.

 

“Il texano ex cacciatore John Lockwood, ha inventato la caccia che consiste nello starsene seduti a casa propria, inquadrare con una video camera un cervo o un altro animale selvatico chiuso in un apposito ranch, prendere la mira col mouse e premere un tasto che fa sparare una carabina collocata nello stesso ranch, ammazzando l’animale. L’accesso costa 1.500 dollari. Un supplemento consente di ricevere via posta a domicilio la testa della bestia uccisa.” 

(“L’energia dell’odio”, Adriano Sofri, La Repubblica 22 luglio 2006)

 

Peso eh? E sono solo alcuni esempi…

Ieri, intanto, il mio bimbo, pare abbia ucciso (se ho ben capito), un paio di Moltress, catturato Artikuno e Zapdoss e mi sembra persino che sia riuscito a sbrindellare una mezza dozzina di Lughi-ya…

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/08/2006 16:36 | Permalink | commenti (7)
categoria:educazione
martedì, 01 agosto 2006

La “Vispa Betulla” (Seconda parte)

Bisogna diffidare (sempre!) di tutti coloro i quali parlano in nome della Verità (e della Libertà ovviamente).

“Verità, Libertà/ mie sole amiche/ quando avevo tutto e niente/ e credevo che la gente/ fosse tutta amica mia…”.

Spesso i “pasdaran della Verità” (e della Libertà ovviamente), sono i più grandi mentitori e racconta-frottole in circolazione…

A proposito di cultori della “Verità”, una coincidenza curiosa… Betulla, il nostro pacioso agente segreto, durante lo svolgimento della sua terribile e rischiosissima “mission”, quella volta che si spinse fin quasi “vicino all’Iraq” (!?), scrisse un articolo che grondava sangue da ogni avverbio. Un pezzo, pensate un pò, addirittura “sui tagliatori di teste di un camionista bulgaro”… Così almeno egli ci racconta nella sua struggente confessione quando venne colto con la barba finta nella marmellata.

Le teste tagliate (vere o presunte), per gli strenui difensori della Verità (e della Libertà ovviamente), probabilmente costituiscono un “topos” (in Mesopotamia come nelle Hall di alberghi in Centramerica, Premiolini giornalistici o no…).

 

Farina Renato, però, tornando a bomba, tanto per dire, è una spanna sopra a tutti gli altri. Glielo ha detto il Giuss in persona, non dimentichiamocelo.

L’Islam malvagio sta insidiando la nostra virtù… Insidia le nostre mogli (bianche), le nostre sorelle (bianche), le nostre figlie (bianche)… e anche le cuggine… bianche, bianche, bianche…

Ricordo che sul Carlino, diverse estati fa, lessi un articolo che mi lasciò di stucco… Trasudava Razzismo (con la R maiuscola) da ogni frase… Cercai avidamente il nome dell’autore: Renato Farina (che seppi poi… Betulla). Non l’ho più scordato quell’articolo e quel nome.

Poi, se anche quel pezzo in particolare non l’ho più ritrovato, ahimè, non mi è stato difficile scovare altri, altrettanto miserabili, riscontri…

Volendo, e regalando a certa gente che non lo meriterebbe qualche decina di euro, ci si può addirittura abbonare a “Libero” on line. E scaricare così a 30 centesimi per volta, qualche numero del quotidiano. “Quotidiano”… parola grossa…

In quel foglio infatti il 29 settembre 2000, tanto per non farsi mancare nulla, l’allora direttore responsabile Feltri Vittorio, pubblicò foto pedopornografiche ed in seguito, forse per espiare, nomi e storie di condannati per lo stesso reato. Giusto per mettere in guardia i cittadini e togliere di mezzo una volta per sempre gli “orchi”. A lui, l’ordine dei giornalisti, tolse solo la tessera.

A parte queste divagazioni che comunque aiutano a capire l’ambientino in cui sguazzava Farina Renato, l’erbetta su cui volteggiava la vispa Betulla, dicevo, che abbonandosi (col naso turato) a Libero e facendo qualche ricerca sulla nostra “spia”, è molto facile trovare cosa egli pensasse e pensa tuttora dell’Islam.

Qualche esempio a illuminare:

 

Intolleranza e fanatismo. SI PUÒ DIRE CHE L’ISLAM CI FA PAURA? Quasi quasi bisognerebbe, in punta di diritto (questo dovete ammetterlo è insuperabile, ndr), dichiarare questa religione illegale”. In realtà questo brano è tratto da Il Giorno, 8 marzo 2000.

Turchia (islamica, ndr) in Europa? Meglio l'Armenia (cristiana, ndr). Forse gli armeni sono un indizio del nostro destino. Furono eliminati per odio religioso e razziale dai musulmani turchi”. Libero 9 giugno 2005.

(Sia chiaro che io condanno il genocidio degli Armeni perpetrato dalla Turchia ma trovo le argomentazioni di Farina degne di un Preziosi dei poveri. Va ricordato tra l’altro e a puro titolo d’esempio che gli ebrei turchi durante la seconda guerra mondiale furono risparmiati e protetti dal governo Turco malgrado fosse alleato all’Asse, contrariamente a quanto accade ai loro correligionari abitanti nella civilissima e democratica Europa cristiana, ndr).

 

Di Betulla si ricordano anche le memorabili sponde alla “Sboriana nazionale” (la compagna di Alessandro Panagulis il resistente ai Colonnelli fascisti…!?)…

Ah come si vede diverso il mondo col passare degli anni… com’è diverso, il mondo, visto da un attico dell’Upper East Side… piuttosto che dalla Piazza delle Tre Culture...

Betulla, dicevamo, tenne bordone alla fiorentina scrittrice di “lettere a lettori mai nati”, alla vigilia di quell’entusiasmante, democratico, pacifico, costruttivo, incontro di giovani e di idee che fu il Social Forum Europeo di Firenze 2002… (Io c’ero! Ciao Mamma).

Tutti ricordiamo gli allarmati e terrorizzanti appelli dei difensori dell’Occidente crociato (ed ebreo), dei protettori dei nostri figli WC… (White, Christian)… & J (Jewish).

Curiosa la riscoperta degli ebrei da parte dei “crociati”, “cristiani”, persecutori per un paio di millenni dei “deicidi giudei”…

L’argomento sembra oggi non turbare nemmeno nutrite schiere di cittadini d’Israele… che si sentono, chissà perché, tranquillamente tutelati e difesi dalla nostra destra italiota xenofoba, razzista e perché no, anche fascista.

Lo stesso Farina Renato, detto Betulla, “fervente cattolico”, integralista e fondamentalista secondo solo forse a Mel Gibson, pare tenga conferenze, così almeno ci dicono, filo ebraiche… Va te a capire… E’ ben strano il mondo…

Comunque in quell’occasione, a Firenze nel 2002, i nostri “guardiani della verità (e della libertà, ovviamente), i difensori del Paese e della sua Civiltà Cattolica”, scrissero che i felloni no-global-islamo-nazi-comunisti (e aggiungiamo noi anche anarco-insurrezionalisti che ci sta sempre bene), avrebbero messo in tre giorni a ferro e a fuoco la dolce, ridente e rinascimentale Firenze. Avrebbero decapitato il David di Donatello, avrebbero imbrattato la Sala di Palazzo Vecchio, avrebbero devastato con furto gli Uffizi.

Ed ecco ora le rivelazioni di Libero. (Libero, forse per via dei legami di alcuni suoi vicedirettori con i Servizi Segreti, ha sempre tremende rivelazioni da dare ai propri instancabili, mai delusi  lettori boccaloni, ndr). C’è un tentativo in atto di congiungere forze fondamentaliste islamiche e compagini marxiste, oltre che oscuri gruppi nazi-comunisti, per ‘spianare l’asse Bush-Blair-Berlusconi.” (Libero, 29 ottobre 2002).

Così scriveva la vispa Betulla in quell’occasione. Ma fece, ahilui, molto meno clamore della Sboriana nazionale o del regista Zeffirelli Franco passato alla storia per la sua viscerale anti-juventinità.

 

Un’altra recente perla del nostro “barba finta”, sempre sullo slancio della sua difesa della Razza e della Religione, è stata la vergognosa opera di sciacallaggio che ha riguardato il povero Enzo Baldoni, il giornalista ucciso in Iraq e trattato dai guerrafondai italioti come un delinquente in combutta col Nemico! Vorrei scrivere tutto quello che penso in merito ma credo che le parole di Pino Scaccia, poche, sobrie e nette possano bastare.

 

Farina Renato, a scorrerne il curriculum ufficiale, non finisce mai di stupire, ma stavolta, giusto per stemperare, scivoliamo nel cabaret, del resto suo habitat naturale. Betulla è stato infatti, e forse è stata anche la sua carica più alta, nientepopodimenochè portavoce del Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana.

Un ruolo di tutto rispetto direte voi… Peccato che all’epoca il Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, fosse… l’On. Irene Pivetti !?

Avete capito bene, la Siura Brambilla… la leprottina-pasionaria di Bossi, la conduttrice televisiva di talk show di serie B, anzi di serie C…  C2…

Per carità, può succedere anche nelle migliori famiglie… anche a chi ha un obiettivo e una “mission” ben superiori…. Anche a chi ha un fine soprannatural-noumenic-fenomenologic-escatologico da raggiungere… come appunto il nostro amico Betulla Renato detto Farina.

 

Tornando a cose più serie c’è da dire che la ferocia di Betulla verso i comunisti è seconda forse solo a quella del “socialista di sinistra” (spero che Turati e Nenni non si rivoltino troppo), Guzzanti (padre).

Sullo stesso episodio (i bambini mangiati o bolliti dai comunisti) io e Guzz-Guer abbiamo avuto già un’amabile discussione prima (A) e dopo (B) le esternazioni dell’ex-premier Silvio B… sempre simpatico e indimenticato.

Ecco le prove: mangiavano i bambini!” scrive Farina Betulla Renato su “Libero di dire c….te”, il 30 marzo 2006.

Lo sappiamo che Fausto (Bertinotti, ndr) vuole bene ai piccoli più di me e di te, ci metto la mano sul fuoco, ma il comunismo è questa bestia, alla fine quando comanda non riesce a farne a meno: ammazza, e alla fine fa mangiare i bambini alle loro madri”.

“Siccome la frase è di Berlusconi diventa una battuta buona per la prossima raccolta di Travaglio e Gomez sulle "Mille balle blu", edizioni Bur. Altro che balle. Balle una sega! (pardon, ndr)… Berlusconi - ribadisco - ha assolutamente ragione!”

“I comunisti non fecero arrivare un chicco di grano. Ed è allora che le madri mangiarono i figli, ed altre madri dettero parti del loro corpo per nutrirli. Tutto questo fu pianificato per introdurre finalmente il comunismo sradicando la mentalità capitalista. Idem in Cina.”

“… padre Celestino muore il 13 settembre 1951. Il pellegrinaggio dei cristiani alla sua salma durò per alcuni giorni: era un omaggio alla bontà ed alla carità di questo "vero" Camilliano. Fu sepolto nel cimitero cristiano di Huize, che però - dopo qualche tempo - venne distrutto dai comunisti "per avere più spazio da coltivare"». Fine della storia. Tipico. Il terreno risulta così più fertile, concimato dai morti… I cristiani che erano sospetti di anticomunismo venivano legati a una stufa, e la stufa veniva accesa. In questo caso, come si dice: sono stati bolliti, cotti? Cari compagni che ridicolizzate Berlusconi: a qualcuno di voi scappa da ridere? Scriverlo cos'è, una gaffe, caro Prodi? Suscita le proteste di Pechino? Forse dipendeva dal momento storico? Andate al diavolo”.

 

Sarebbe facile infierire. Ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa… o sulla Mezza Luna Rossa… o sulla Stella di David Rossa.

E allora mi fermo qui. In noi di sinistra subentra rapidamente il “senso di colpa”. Nell’avversario stremato e alle corde anziché assestare il colpo di grazia, scorgiamo “il caso umano”. C’impietosisce immaginare il “piedone gonfio dell’esule di Hammamet” o “gli occhi lucidi del tenero Bondi la triste notte del 10 aprile scorso”… e così lasciamo correre. Perdoniamo…

Dando loro modo di tornare. Sempre.

 

Per finire però. Prima di lasciare la parola alla “Poesia”, vorrei commentare alcune frasi del solito Guzz-Guer. Quando ancora Egli lanciava contro di me gli ultimi suoi velenosi strali. Nel frangente il nostro “paladino dell’Occidente” stava cercando di spiegare ad un’amica comune israeliana chi fosse il Betulla e perché il sottoscritto ne avesse trattato nel suo blog:

Infatti lui (cioè io, ndr) si dedica a disboscare Betulla, nome di codice di un giornalista italiano, Renato Farina, vice direttore di Libero, il quale è alla gogna in Italia perché si è scoperto che questo porco – prova a immaginare – collaborava con i servizi segreti del suo proprio Paese, l’Italia, per combattere duramente e frontalmente l’islam terrorista che sta dando l’assalto all’Europa, oltre che ad Israele.
Sembra che quel pezzo di merda se la facesse persino con gli americani, e che abbia lavorato molto e bene per eliminare quei simpatici islamici che ci allietano con le loro tristi canzoni d’amore, la sera, quando sgozzano le pecore per strada, in mancanza di ebrei.
Di più: quello schifoso Betulla pare che in vari anni di collaborazione con il Sismi si sia fatto pagare circa 30.000 euro in rimborsi di biglietti aerei e forse ha anche mangiato al ristorante.
Hai mai sentito una storia più vomitevole?
Costui poi, questo lo aggiungo io, più volte ha partecipato a conferenze e manifestazioni per Israele, benché sia un fervente cattolico. Lo ricordiamo tutti, all’hotel Hilton, riscuotere applausi sionisti.
Farina, appunto, era chiamato in codice Betulla, ma è stato finalmente smascherato, stai tranquilla…
”.

 

Cara amica israeliana, innanzitutto mi scuso per il linguaggio scurrile del signore di cui sopra. Devi capirlo. Ancora una volta il mondo in cui ha creduto si sta sgretolando sotto i suoi piedi. Così, tra breve, avremo un “ex-socialista di sinistra” che è anche stato un “liberale-berlusconiano” (praticamente un ossimoro), e sarà presto qualcos’altro ancora. Aspettiamo di vedere la prossima definizione.

Per quanto riguarda Betulla il problema non è solo il fatto (peraltro deontologicamente discutibile ma soprattutto  illegale – cioè contro una legge dello stato italiano) che riguarda un “giornalista” (se leggi i suoi corsivi capisci il perché delle virgolette), al soldo dei servizi segreti.

Ma il fatto che costui si sia prestato a diffondere, e a produrre, falsi dossier, informazioni cioè fasulle costruite a tavolino (senza le tre gambe) da servizi segreti deviati e che, guarda caso, tale “disinformazja” fosse diretta contro esponenti politici avversari del suo datore di lavoro (palese od occulto, poco importa).

Insomma il Betulla non aiutava il mondo libero e democratico a difendersi dal terrorismo, bensì, molto più prosaicamente, egli tramava, guidato dalle sue visioni e motivazioni ultraterrene e terrene (gli euri), per rendere il mondo meno libero e meno democratico.

Vedi, cara amica, c’è ancora qualcuno, nel mondo libero e democratico, ed incredibilmente anche in Italia, a cui stanno a cuore la libertà (quella vera e non quella declamata) e la democrazia. Con le sue regole.

 

E così, oggidì, il grande vecchio di Via Broccaindosso 20 (una traversa di Via San Vitale – Bologna), il sommo poeta laureato Giosuè, pensando al Farina, potrebbe intonare, senza tema, codesti versi leggiadri…

 

Ancor dal monte, che di fosche ondeggia

betulle al vento mormoranti e lunge

per l’aure odora fresco di silvestri

salvie e di timi,

 

scendon nel vespero umido, o Betulla,

a te le greggi: a te l’umbro agente

la riluttante pecora ne l’onda

immerge, mentre

 

ver’ lui dal SENO (Luciano) madre adusta,

che scalza siede al casolare e canta,

un PIO POMPAnte volgesi e dal viso

tondo sorride…

 

Oscure intanto fumano le nubi…

salve! A te i canti de l’antica CIA

io rinnovello.

 

Tutto ora tace…

postato da: GabrielParadisi alle ore 01/08/2006 19:25 | Permalink | commenti (4)
categoria:farina renato, servizi segreti, terrorismo e guerra globale, pace e conflitti