Bologna veggente

Bologna! Bologna!
“…le tette sul piano padano e il culo sui colli…”
Bologna la dotta, la grassa e sazia. La disperata Bologna…
Ci arrivai un giorno d’estate alla fine degli anni ’70…
Sbarbatello frizzante d’euforico entusiasmo…
“Bologna bambina per bene. Bologna busona”.
Colpivano, noi provinciali, i suoi panini imbottiti e la penombra dolce dei portici…
“cosce calde di mamma Bologna…”
Bologna carnale e corporea… Sudata e pregna d’odori…
”Bologna ombelico di tutto”. Singolare Bologna.
“Parigi in minore”. I bar all'aperto (...i dehors)... i bistrot...
“Della rive gauche l'odore… con Sartre che pontificava”…
L’ESISTENZIALISMO, l’ESISTENZIALISMO al potere!!!!
“…e Baudelaire fra l'assenzio cantava”…
Lo SPLEEN, lo SPLEEN al potere!!!!
Singolare Bologna... Comune Parigi...
11 marzo (1977)... 18 marzo (1871)...
Bologna veggente!
“...Attraverso il ragionato disordine di tutti i sensi...
tutte le forme d'amore…
di sofferenza...
tutte le forme di follia”...
La Cara Grande Anima scorazzava imberbe sulle barricate
mangiando nere ciliegie...
Il rosso del sangue e delle bandiere scorreva sui muri...
Altri ragazzini (portati dalla settima onda)
raccoglievano sampietrini e colori
sui nuovi muri della vecchia Europa (…dai parapetti antichi)…
“Mamma dammi la benza!”...
“La società è disgregante, la disgregazione è angosciante, l'angoscia è disperante, la disperazione è delirante (…il delirio è inconcludente)”…
Alice, intanto, guardava i gatti dal civico 41 del Pratello...
Bestemmia secca quando sfondarono la porta.
Bologna e la repressione: Bo-gogna!
I carriarmati in via Zamboni;
i celerini dietro le colonne pitturate dagli indiani.
Metropoli fumante di fuochi e di incendi.
Di ragazzi morti ammazzati e di proiettili nel muro…
A distanza di trent’anni.
Bologna Veggente: il futuro è dei non garantiti!!!
A distanza di trent’anni.
La notte (sospensione di ogni schiavitù),
la precaria notte,
s’estendeva oscura avanguardia del disagio…
Bologna! Bologna! Cupa Bologna dei vampiri.
Grande Malata. Somma Sapiente
“che sa quel che conta e che vale…”
che “mi spingi”, ancora una volta, “ad un singhiozzo e ad un rutto…
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato”...
Ma se, anche smarrito, finissi col perder l'intelligenza delle mie visioni,
LE HO PUR VEDUTE!!!

Con l'amico Pino De March (poetic-attivista ed ex settantasettino, sue le poesie che seguono) e altri spiriti, stiamo cercando di sviluppare alcune esperienze artistiche e di impegno a Bologna. Bologna, una città viva come sempre, malgrado il rigurgito di “legalità”.
Un’idea abbozzata per ora. Un progetto per la prossima primavera che verrà.
A trent’anni (e a 136) da altri marzi radiosi. Un ponte simbolico, artistico e r-esistente tra Bologna e Parigi. Singolare e Comune. Due momenti speciali e unici da non dimenticare… per continuare a sognare… per continuare a sperare… anche oggi… ancora oggi…
(Ringrazio infine anche un altro provinciale sbarcato a Bologna qualche anno prima di me che l’ha saputa cantare, tra un bicchiere di vino e un sospiro, come pochi altri: Francesco Guccini).

Tra le macerie di vetri infranti di bottiglie e di città
Ho camminato tra le macerie di vetri infranti di bottiglie e di città fino al tramonto
Corpi depressi tra mute di cani coricati sulle piazze e sui teleschermi in movimenti d’indifferenza
Telecamere puntate su quelle forme umane sfigurate di nero spleen
Dentro battono cuori di carne incandescente ed agitata d’ormoni e di precarietà
Il calcolatore della questura visiona gli ultimi battiti cardiaci della moltitudine
Il vento della sera sposta qua e là fogli di finti gratuiti giornali
leggo non leggo ?
web non web?
metro o non metro?
dilemmi postmoderni che sembrano ai molti e primi sguardi intelligenti,
forse perchè ti catturano quando sei ancora in uno stato ipnotico del primo mattino,
ma già a mezzogiorno questa effimera intelligenza sfigura in pettegolezzo.
ultime merci notizie di governi, di guerra, di depressione e violenze familiari
divorate dalle pagine di pubblicità
in un frammento di un giorno che muore
Aspetto l’alba di un quotidiano che segni il gemito di un parto
Che si scopre subito nero avvelenato di particolato e avvolto in una nube bianca di diossina
Angoscia di molecole ancora viventi
Nel fumo del portico di un’osteria Osvaldo del Pratello
Segni di cocktail di corpi di visi semantici
silenzio di specchi dentro ad un bicchiere vuoto
che cattura gli stravolti segni della notte indecisa
all'alba sedersi nel sasso di una piazza ancora bollente, gridata e mal odorata di vino e di birra
guardare turbati al domani che si presenta inalterato di noia e d’ingiustizia
raggi di sole penetrano dai varchi murati della città ammutinata
di realismo e visioni ottuse di città imbalsamata
di un tardo governatore positivista
dal nome di un principe di Transilvania: Nossferrati
sguardi ultimi su quel sasso per andare Avanti
nel futuro negato
riposare sul quel sasso lucidato dai mille passi
sasso termine guanciale d’eresie e d'amori di città
annegarsi nel fiume di folla che riprende a scorrere
operai ed operai incrociano braccia ai cancelli delle fabbriche dismesse
tra cartelli di protesta mangiando gelati
studenti e studentesse incrociano corpi e gambe sul selciato della piazza delle sette chiese
fumando erbe d’infinito e d’oriente
e le pietre di sillabe e consonanti tracciano versi impossibili di metroletterarietà
mentre fast fast fast il tempo
riprende nel cuore del giorno ad agitarsi tra mille telefonate e lavori di seduzioni
impossibili, interinali, infernali
buona passeggiata nel cuore infernale della città del capitale molecolare
mi sussurra all’orecchio un androide bianco e nero delle penombre.
Impact punk in xm24
Cielo tempestoso nero-nero senza chiaro di luna sulla Bolognina Resistente
E sulle sue strada sudate
nuova onda umana dell’apocalisse punk
mura narranti e filo spinato nell’ex mercato
delimita il ghetto degli erranti
quando il campanile suona le ventiquattro
spiriti dei luoghi vegani muovono i primi passi
fra le pieghe dei graffiti della ri-e-voluzione arborea-animale-umana
impact di ritmi
fiumane elettriche
rivolta di varie generazioni
vecchi e nuovi raggi di sole e di luna
spuntano dalla massa rossa nera affilati come spade
sulle teste bionde di volti del sesto continente
rosso e nera sventola una bandiera sul palco dei officianti stregoni
voci urlano e cuori battono fino all’alba assonnata
I love eversion
“su avanti! La marcia, il fardello, il deserto, la noia e l’ira”
rabbiosa erotica delicata aggressività in scarponi militari
in abiti nerissimi trapunti di chiodi di Londra e di Berlino
di corpo a corpo spinti ondeggiano
Ceres e Marijuana aleggiano nella periferia e nell’aria di birra assieme
a Baudelaire, Rimbaud, Bakunin, Debord e ai Sex Pistols
Esercitazioni di stile tutta la notte
per no future di r-esistenze di vitalità e di socialità sommerse
e il divenire altro e subito gioia
giusta libertà sognata
vita in-quieta per redditi certi
“quando mai andremo, oltre i monti e le rive a salutare la nascita (del nuovo reddito di cittadinanza) e della nuova saggezza,
la fuga dei tiranni (nossferratiani urbani) e dei demoni, la fine della superstizione (del neocapitalismo liberista),
ad adorare per primi! Natale sulla terra!
Il canto dei cieli, la marcia dei popoli!
Schiavi non malediciamo la vita.”
“ma che cos’è la vita ?
cadere sette volte
ed alzarsi otto”
da racconti popolari giapponesi
(appunti di viaggio di R. Barthes)
categoria:poesia e impegno, immigrazione e legalitÃ










