mercoledì, 26 aprile 2006

All Siberian

 

“Dimmi chi è il tuo amico ed io ti dirò chi sei tu”. (proverbio russo)

A quanto pare invece noi siamo stati tra i pochi a credere che tali accuse, peraltro pubbliche, potessero pesantemente essere calate sul tavolo della campagna elettorale, magari all’ultimo momento e risultare probabilmente determinanti. In realtà, e su questa omissione c’è molto da ragionare, ciò non è avvenuto. Le “pericolosissime relazioni” tra Prodi e il KGB, seppur continuamente richiamate in articoli o in dichiarazioni da Guzzanti in ogni sede e occasione, non sono state di fatto utilizzate o enfatizzate adeguatamente dal Centro Destra. Nemmeno un cenno da parte di Berlusconi nei due faccia a faccia con l’infido avversario; nemmeno un proclama nelle centinaia di ore di campagna televisiva. Solo un vago e distratto richiamo alla famosa seduta spiritica durante un comizio, quasi a voler togliersi un’incombenza, e nulla più. Perché? Perché argomenti così succulenti sono stati sottovalutati o addirittura ignorati? Non sarebbero valsi a spostare l’opinione di appena 25.000 elettori scarsi?

Scorrendo le relazioni finali (di maggioranza e di minoranza) della commissione una qualche idea ce la stiamo facendo ma ne parleremo in un altro momento. Oggi vogliamo commentare l’articolo appena scritto da Paolo Guzzanti e pubblicato su Panorama.

L’articolo, da cui traspare, a noi sembra, anche una certa stanchezza, è una sorta di amara e triste sintesi delle tesi strenuamente e inutilmente sostenute dal senatore in questi anni. Un riepilogo schematico dei soliti argomenti la cui unica funzione sembra essere proprio quella di richiamarli, di metterli diligentemente in ordine.

Vediamoli, o rivediamoli, in tutta la loro sostanza e/o, a nostro parere, inconsistenza.

Berlusconi e il suo trionfo internazionale”. I casi sono due. O gli stranieri che noi conosciamo e coi quali abbiamo avuto modo di dialogare in questi ultimi cinque anni in Italia o all’estero erano tutti di sinistra o la fama di Berlusconi leader carismatico e stimato nel mondo è falsa. Siccome la prima è improbabile, la seconda crediamo sia vera. Basta scorrere la stampa estera di destra e di sinistra per accorgersi qual è stata in questi anni la diffusa e condivisa opinione nei confronti di Berlusconi e del suo governo (per la verità ci hanno messo del loro anche tanti ministri ed esponenti della maggioranza, dalla Lega in giù). Anche lasciando da parte le clamorose gaffes che spesso hanno portato il nostro paese ad un passo dall’incidente diplomatico serio, è stata la figura di Berlusconi in quanto tale e, ad esempio, la poca chiarezza sul suo passato imprenditoriale, a suscitare perplessità ed imbarazzo nei paesi democratici e liberali. In paesi cioè dove un esponente pubblico al minimo sospetto su qualche suo comportamento, spesso nemmeno legato all’attività politica, risponde con le dimissioni immediate dalla sua funzione pubblica, risulta difficile giustificare quello che è accaduto in Italia nell’ultimo decennio. E’ tranciante in tal senso il giudizio di Massimo Fini sul Quotidiano Nazionale di domenica scorsa nel “faccia a faccia” con Cesare De Carlo, quando interpretando il voto degli italiani all’estero, egli sostiene che il plebiscito verso l’Unione sia stato proprio una conseguenza di quanto s’è detto in questi anni fuori dall’Italia sull’Italia e il suo governo; frutto cioè delle tante e facili ironie e luoghi comuni che i nostri connazionali hanno dovuto sopportare nei cinque anni appena trascorsi.

I rapporti fra Romano Prodi e i servizi russi”. Ne abbiamo già parlato ampiamente il 12 aprile scorso. Lo stesso Guzzanti, forse ragionando sull’affidabilità delle fonti, avanza qualche timida domanda: “Esagerazioni di spie fuggiasche? Può darsi…”. Noi crediamo che il mondo sia pieno di mitomani e di pazzi. Nell’articolo citato avevamo molto rapidamente passato in rassegna la vita e le opere del Sig. Litvinenko. Costui, ad assecondarlo, si poteva tranquillamente arrivare a concludere che Putin, l’amico Putin, fosse addirittura la mente del “terrorismo globale” che sta insanguinando questo inizio di millennio. Che fosse cioè Al Qaeda in persona, insomma… Eh già… Al Qaeda… altro mistero glorioso… sigla, notate, comparsa come d’incanto solo dopo l’11 settembre 2001 !? Ebbene noi crediamo che qualunque accusa mossa contro qualcuno debba essere sempre avvalorata da prove documentali che vadano ben al di là di un semplice articolo di giornale o di una dichiarazione fatta da persona di dubbia reputazione e trascorsi. Ciò non significa che non si debbano a priori prendere in considerazione anche insinuazioni inverosimili o eclatanti, anzi, ma che la ricerca conseguente debba esser compiuta per trovare riscontri documentali, controprove inconfutabili… “pistole fumanti” per intenderci. Purtroppo negli ultimi anni diversi “colossali scandali” hanno portato solo e miseramente alla scoperta di volgarissimi… “pistola” e basta (il Conte Aigor su tutti…)

Ancora gli spiriti…”. Guzzanti ormai chiama il futuro premier Mr. P. (P come piattino). Abbiamo già detto più volte quello che pensiamo della famosa seduta spiritica, di Gradoli, del messaggio cifrato (!?) alle BR, dello studente-spia Sokolov. Inutile aggiungere altro. A questo punto occorre far parlare le carte. Invito tutti a leggersi i capitoli relativi al Caso Moro nelle relazioni finali della Mitrokhin (Parte Terza della Relazione di Maggioranza, pagg. 193-242 e la Parte Seconda – Capitolo primo della Relazione di Minoranza, pagg. 155-172). Ognuno sarà poi in grado di farsi un’opinione libera e serena.

Altro elemento considerato espressione delle “inclinazioni filo-russe” di Prodi, certe sue prese di posizione politiche quando era ancora Presidente della Commissione Europea compresa l’insistenza “affinché Estonia Lituania e Lettonia, accettassero come seconda lingua ufficiale il russo”. Facciamo notare che le minoranza russa costituisce il 28,2% della popolazione estone; il 29,6% della popolazione lettone; l’8% di quella lituana… Le repubbliche baltiche vennero sicuramente occupate con la forza da Stalin, ma, “obtorto collo”, per una cinquantina d’anni subirono l’emigrazione di popolazioni sovietiche e il russo fu la lingua ufficiale…

Comunque ecco altre infamanti prove delle specialissime relazioni tra Prodi e Putin, tra Prodi e la Russia…

Prodi operò con la massima energia affinché Putin fosse accolto alla pari nel club politico europeo e nel prestigioso forum di Davos; Nel 2003, al summit di Washington fra Unione Europea e Stati Uniti Prodi disse: "Vogliamo aiutare la Russia ad integrarsi completamene nella nostra comunità: Vogliamo favorire tutte le forme di cooperazione non soltanto in economia, ecologia ed energia, ma anche in difesa, sicurezza e per la tutela dei diritti democratici". E quindi lanciò il suo slogan più famoso: "Russia ed Europa sono inseparabili come caviale e vodka"…

Ci permettiamo di riportare altre frasi emblematiche che abbiamo scovato nei polverosi archivi di Google scaturite da un vero amico di Putin e della Russia che, non dimentichiamolo mai, è stata, prima di diventare tale, nientepopodimenochè, Unione Sovietica:

L'Europa deve approfittare di Putin perché lui è un democratico, un liberale, un occidentale."

“"In Cecenia c'è stata un'attività terroristica con molti attentati anche contro i cittadini russi senza che ci fosse mai una risposta corrispondente. Bisogna smettere di diffondere leggende e guardare alla realtà dei fatti, visto che c'è stato un referendum in cui l'80 per cento dei votanti ha deciso democraticamente di voler appartenere alla Federazione russa" (video/trascrizione)

La Russia nella Nato? E’ troppo poco, dobbiamo fare dei passi in più e la Russia dovrà entrare nella Ue"…

Come non leggere in queste deliranti affermazioni il subdolo disegno di un uomo legato a filo doppio con i comunisti che tali erano e tali restano?

PS

Ehm... Ci comunicano che le frasi appena riportate sono ascrivibili, non a Mr. P. bensì al Sig. S.B…. siamo sconcertati... Cribbio! Deve di certo trattarsi della proverbiale e inarrivabile capacità del secondo ad instaurare con tutti rapporti di “eccellenza”; “rapporti umani personali” piuttosto che “rapporti organici”… Scusate la confusione… non vorremmo sembrare imbarazzati… anche se un minimo di disagio lo stiamo provando… ehm… ehm…

La storia di Prodi appare fortemente legata a quella russa”. Il senatore Guzzanti continua a riportare come elemento cardine di questa sua tesi la famosa intervista che noi (NOI! evidenziando anche un paio di imprecisioni non da poco nelle sue affermazioni), riesumammo integrale dalle penombre rassicuranti di un’emeroteca. Io chiedo ancora una volta al senatore e ai lettori se, leggendo quelle frasi, si può affermare e continuare ad affermare che esse esprimono inequivocabilmente da parte di Prodi “uno sconcertante sostegno nei confronti dei golpisti” sovietici… A noi questa affermazione continua a risultare onestamente incredibile e priva di qualsiasi fondamento. Perché ci si appoggia su quell’intervista e solo su di essa? Non ci sono forse altri riscontri più efficaci?

Putin si è congratulato con Prodi”. E’ il minimo che potesse accadere. Tutti i capi di governo mondiali indirizzano saluti e cordiali auguri ad ogni insediamento di un loro nuovo collega. E’ il galateo diplomatico che lo richiede. Chi non riesce a farlo viene additato dal mondo civile quasi fosse un bambino capriccioso: «Berlusconi è un cattivo perdente che tiene il broncio e che per il bene dell’Italia dovrebbe ammettere la sconfitta elettorale. Sta alimentando le preoccupazioni internazionali sulla stabilità politica dell’Italia, pone gli interessi personali davanti a quelli del suo Paese». Financial Times, 21 aprile  

Vista la striminzita vittoria dell’Unione alle recenti elezioni politiche c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se la CdL in toto (e Berlusconi in primis) avessero accolto l’invito pressante che il Senatore Guzzanti in qualità di Presidente della Commissione Mitrokhin da più di un anno lanciava loro: “Dobbiamo tutti, anche nel centrodestra, capire l'importanza politica della Commissione Mitrokhin. Può essere un elemento molto importante per vincere le prossime elezioni politiche del 2006 (19 Marzo 2005)”.

venerdì, 21 aprile 2006

Prego, Maestro…

''Ci sono misure urgenti da prendere''. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita del Pil per l’Italia mentre quello cinese è cresciuto nei primi tre mesi dell'anno del 10,2%! (malgrado le nubi gialle di polveri tossiche e di sabbia… o magari in loro virtù…).

“Innovazione e flessibilità si devono coniugare per ridare competitività al paese”.

Crescita. Sviluppo. Bisogna crescere. Aumentare i fatturati, aumentare i profitti. E tagliare le spese. Occorre fare “le Riforme” e rivedere il welfare. Eliminare gli sprechi e tagliare i rami secchi, inutili zavorre alla crescita. Freni insostenibili alla corsa sfrenata e lucente verso il… futuro… radioso…

Ecco i binari su cui si muove questa locomotiva impazzita e noi lì, incatenati sopra. Impotenti. Almeno i si-global ci credono. Loro pensano che questo modello porterà più benessere a tutti… E’ proprio vero che l’ignoranza a volte può servire. Perché si soffre di meno, a non conoscere. A non capire.

Assecondando questo modello di sviluppo, tutta la società, quindi la nostra vita tutta intera, deve cambiare, adeguarsi. Devono cambiare le strutture e le forme del lavoro; devono cambiare la sanità e l’erogazione dei servizi. Deve cambiare la scuola!

Il governo uscente (più liberista del prossimo venturo, ma solo di poco), ha varato una riforma della scuola per trasformare i nostri figli in “piccoli imprenditori”, futuri uomini e donne pronti a calarsi nel vortice del mondo globale e della vita … quella cosa tutta piena di lotte e di commerci turbinosi”. Uomini e donne temprati a un’esistenza “ruvida e concreta”, quella “del buon mercante inteso alla moneta”… (il virgolettato è di Guido Gozzano, ndr)

E allora ecco “il portfolio”. E allora ecco le tre “i” (inglese! internet! impresa!)…

Qualche mosca bianca (forse per via delle polveri) comincia però a pensarla diversamente. Qualcuno, stremato da questa corsa senza senso e senza traguardo, comincia a non voler più crescere. Basta! Così, magari con un pizzico di ironia, si comincia a parlare di “decrescita”. Una “decrescita felice” però, che ci consenta di ritrovare la nostra vita, i nostri affetti, i nostri interessi… In questo senso si può partire, forse, anche dallo yogurt o dalla marmellata… Io però comincerei dalla scuola.

 

Pubblico molto volentieri la sua lettera perché esprime esattamente la mia visione, la mia speranza. Il suo sogno è anche il mio. Io ho fatto le elementari negli anni ’60 quando si iniziava rigorosamente il primo di ottobre e quindi sono stato “remigino”. Avevo il grembiulino nero e il nastro al collo. Il bavero bianco e i pennini da intingere nel calamaio incastrato nel banco di legno vissuto. Ho fatto anche le aste e ricordo ancora un libro che si chiamava “Roselline” tutto pieno di disegni geometrici. Erano i tempi del Maestro Alberto Manzi che in Tv (c’era un solo canale) trasmetteva “Non è mai troppo tardi”… Ecco, speriamo che sia proprio vero. Che ormai non sia troppo tardi… che ci sia ancora tempo.

 

 

Una scuola veramente primaria, che dia il gusto del sapere

 

rispondo con gioia alla tua lettera-editoriale del 3 marzo scorso. Permettimi, per il tono della lettera, di darti del tu.Ti rivolgi a me, maestro di scuola elementare (primaria). Con viva soddisfazione mi sono accorto che parli a un maestro, e non a una maestra o a una maestrina, come fanno solitamente i tuoi colleghi quando si ricordano che, nel panorama della scuola, esiste anche la scuola primaria, e non solo i prof. Questi, i prof., nominati sempre con l'abbreviazione e il puntino, quasi non fossero degni di essere chiamati per intero; quelli, i maestri, ridotti a maestrine, come a sottolineare che la scuola primaria è una succursale del nido familiare e che in fondo possono insegnarci tutti: che ci vuole a fare qualche dettato e a fare scrivere qualche pensierino? Dunque,il primo grazie è perché vedo riconosciute le mie caratteristiche biologiche; il secondo perché non hai usato il diminutivo. Sono a risponderti. Mi chiedi qual è il mio ruolo oggi, quando non ho più la gestione esclusiva della classe, ma la condivido con due-tre colleghi. Mi sarei aspettato questa domanda qualche tempo fa, visto che dal 1990 nella scuola primaria lavoriamo in team, e semmai la Moratti voleva portarci indietro, al maestro unico. Da quando condivido la classe con altri, sono più felice, perché posso dividere il peso educativo, confrontarmi, esporre i miei dubbi, accorgermi di visioni pedagogiche e soluzioni diverse. Anche i bambini sono più felici: hanno più modelli a cui riferirsi e, se il team è unito, imparano presto che le diversità si possono integrare e illuminare a vicenda, e dunque arricchire.Il gruppo dei docenti diventa modello di ciò che significa lavorare in gruppo a un obiettivo comune, e oggi, nella società dell'individualismo, l'esempio vale assai più di qualsiasi predica. Ciò che ci schiaccia è invece la burocrazia: un malinteso concetto di efficacia ed efficienza si è infiltrato nella scuola come un cancro silenzioso. Dobbiamo rendere conto di tutto, documentare tutto, aderire a tutto. Si è fatta strada l'idea che nella scuola debba entrare tutto. Io questa idea la rifiuto con sdegno. Nella scuola non si può fare ogni cosa: dall'educazione stradale, a quella alimentare, a quella sessuale, in una moltiplicazione delirante di iniziative e progetti che snaturano la scuola. Per di più ricattatori: se fai il progetto, avrai i soldi, se no t'arrangi con quelle briciole che passa il convento. La scuola deve dare gli strumenti del sapere e, rendendoli significativi per i bambini di oggi, parlare al loro cuore cuore e non solo al loro cervello, insegnar loro a condividere un progetto imparando a stare con gli altri, dando il proprio contributo insostituibile. La scuola ha un solo progetto, come dice Andreoli nella sua bellissima Lettera a un insegnante, ed è insegnare a vivere. Non può correre dietro a tutte le mode, non può supplire tout court alle mancanze della società e delle famiglie, non può trasformarsi nel supermercato degli apprendimenti, dove ognuno prende quel che vuole e dove tutto si infila disordinatamente in un grande carrello. Io maestro ho un sogno, I have a dream: essere lasciato un po' in pace, a occuparmi di ciò per cui ho scelto, un quarto di secolo fa, questo lavoro: i bambini, la preparazione delle lezioni, il confronto con i colleghi su come agire su quel bambino concreto, in cui magari fatico a entrar dentro. Sono stanco di riunioni inutili e mortificanti, di progetti pomposi che nascondono il nulla, di parole altisonanti che definiscono il niente. Vorrei che la mia scuola tornasse primaria. Non primitiva, non semplicistica, beninteso, ma primaria: che dà le basi, che fonda il gusto per il sapere, che non scimmiotta un'azienda, che non produce il consumismo dell'apprendimento, che non moltiplica gli stimoli, perché i bambini ne hanno troppi e vi si perdono, ma insegna loro a selezionarli e a significarli, e dà per prima l'esempio. Questa, caro Aldo, è la scuola che vorrei, e mi piacerebbe anche poterne parlare più a fondo con te e con i colleghi del tuo giornale sempre così attento alle tematiche dell'educazione.

Non voglio rubarti altro tempo. Ti saluto con affetto.

Gabrio Monti, maestro elementare, Forlì

 

Carissimo Aldo Viviano,

 

 

 

Ho ricevuto da un caro amico dei miei anni migliori, un fratello, una bella lettera pubblicatagli su L’Avvenire del 24 marzo in risposta ad un articolo di Aldo Viviano. Gabrio è un Maestro di quelli veri, con la M maiuscola. Di quelli che sanno quando ci vuole l’apostrofo e che in una forma verbale riconoscono la radice e la desinenza (o flessione) anche quando il verbo contiene il gruppo GL. Un Maestro da 25 anni e più che sa portare anche Leopardi e la meraviglia de L’Infinito ai suoi bambini… bambini… bambini…

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/04/2006 10:56 | Permalink | commenti (4)
categoria:educazione, politiche sociali
mercoledì, 19 aprile 2006

Pirro e mio cugino

E’ trascorsa già una settimana dal voto e ancora, come in qualunque repubblica delle banane che si rispetti, non s’è capito bene chi abbia vinto e chi ci governerà. Unica differenza, per ora, rispetto al Centramerica, è che da noi non ci sono carriarmati per strada. Non ancora almeno.

 

E così fin da subito abbiamo assistito a torme di pretoriani sguinzagliati per irridere alla “vittoria di Pirro” ed ai sobri festeggiamenti di Prodi & C, da Tajani (il monarchico) giù fino a Cicchitto (il piduista). “Nessuno può dire di aver vinto! L’Italia è divisa!”

Un drappello di fedelissimi guidato dall’immarcescibile Bondi è stato inviato a trattare la “resa” con onore: Presidenza della Repubblica (S.B. il nonno di tutti gli italiani!?!?) o la Große Koalition.

Ma il grosso delle truppe in queste ore è ancora schierato in trincea, guidato da un condottiero senza macchia e senza paura. Un odontotecnico di Bergamo (oggi, nonostante tutto, piazzato meglio di quello di Zagarolo). Detto anche Mr Maglietta bagnata, di professione Druido a Lorenzago. Inarrivabile il suo “lodo” supportato da apposita istanza di ben quattro paginette nottetempo presentata all’Ufficio centrale elettorale del Ministero dell'Interno come a voler dire che chi si loda s’imbroda e Prodi s’è im…prodato… Tristi giorni per un paese che si definisce democratico dover dipendere dagli umori viscerali di certa gente…

 

C’è un dubbio però che mi sovviene e la Cassazione decidendo sul “lodo Calderoli” me lo ha richiamato inquietante alla mente. Se dessero ragione, per puro caso, alla tesi dello statista legislatore giureconsulto “padano” come la prenderei? Sarei io, a quel punto, a scendere in piazza? Non ricordo più, a dire il vero, se era mio cugino, o se ero io, quello che non voleva perdere mai…

 

Comunque alle ore 17 di oggi, 19 aprile, la Suprema Corte pronuncerà il verdetto sui risultati elettorali dopo aver esaminato i verbali giunti dalle 26 circoscrizioni. Il Presidente del Consiglio uscente (si spera) parla di “sentenza già scritta” e si attendono le sue prossime mosse. Il popolo a lui fedele si aspetta anch’egli impaziente un segnale: resistenza o ritirata?

 

Il Caimano difficilmente mollerà la presa foss’anche un lembo infinitesimo di carne viva inopinatamente rimasto tra le sue voraci fauci. Troppi gli interessi che lo avvolgono, che lo imbevono, perché siano altri ad occuparsene. Certe persone poi provano piacere infinito, il gusto pieno della vita, solo se insigniti di un qualche potere. Potere e basta. Fine a sé stesso. Se poi sono anche costretti a vivere in una porcilaia e a mangiare da mane a sera ricotta e cicoria (di rutelliana memoria…) poco importa. L’ebbrezza è data loro dal potere in quanto tale. Dal decidere, controllare, gestire (ma questo termine è già una scivolata verso la democrazia), il destino di altri uomini… Così, per costoro diventa quasi inconcepibile farsi da parte se perdono una partita, anzi “la Partita”. Anche mio cugino Jacopo (ciao Jacopo…) non voleva mai perdere quando eravamo bambini. Ma questa è un’altra storia. Così il “nostro” quando non molti mesi fa, istruito dai soliti sondaggi, anima di ogni buon affare (vedasi Azienda Italia), s’accorse di un distacco pressoché incolmabile dalla coalizione avversaria, buttò a mare, mai ne avesse avuti, qualunque scrupolo di correttezza politica ed istituzionale. Cambiò, gli avevano detto che era una mossa arguta e sagace, la legge elettorale in barba a dieci anni di lotte bypartisan, di conquiste, di dichiarazioni a favore del sistema maggioritario… Decise di invadere oltre ogni decenza le TV dello Stato e quelle private (cioè le sue), alla faccia di chi continua a sostenere che le TV non contano nella formazione del consenso e soprattutto alla faccia di chi ritiene i media in mano ai soliti comunisti… E nel giro di qualche mese il gap come d’incanto era colmato. Gli era bastato ripetere qualche risibile promessa, ancora una volta, buttata lì come per sbaglio alla fine di una chiacchierata. Quando negli ultimi comizi Egli sosteneva di aver raggiunto e superato gli avversari, molti, noi compresi, lo pensavamo bollito e disperato, invece stava, forse una delle poche volte in vita sua, dicendo nientepopodimenochè la verità bella e buona. Forse gli sarebbe bastata ancora una partecipazione ad un talk show di seconda serata, o forse sarebbe stato sufficiente fottersene della par condicio, legge illiberale d’altronde, e piombare in qualche salotto, in qualche spettacolino d’intrattenimento scollacciato… Cosa sono in fondo solo 25.000 voti di scarto? Proprio non riusciamo a comprendere nella sua enormità la rabbia che deve avere in corpo quest’uomo da sette giorni in qua. Da un lato deve sopire lo sdegno sacrosanto nei confronti di quegli inetti consiglieri, da Tremaglia in giù, che gli hanno confezionato il trappolone e poi ne hanno anche diligentemente oliato i gangheri; dall’altro non deve perdonarsi l’aver derogato al suo proverbiale istinto vincente. Avesse fatto di testa sua fino in fondo non ce ne sarebbe stato per nessuno. Accidenti. Maledizione. Cribbio!

 

 

Ma l’istinto gli dice, gli ha detto, che non deve mollare comunque. Solo un rammollito, qualcuno che nella vita non ha mai creato nulla, può rinunciare alla “resistenza” ad oltranza. E allora via con la favola dei brogli unidirezionali. S’ingessa il Viminale e il suo inquilino che così, per quattro giorni quattro, si può parlare di 43.028 schede, più altre 39.822, da ricontrollare, e che sicuramente ribalteranno i risultati. Se poi dopo ben quattro giorni quattro si scopre che le schede contestate erano solo 2.131 più 3.135… che importa, nel popolino il messaggio è già arrivato: “i soliti comunisti imbroglioni, la democrazia è in pericolo”… Parole sante.

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categoria:campagna elettorale, prodi romano
mercoledì, 12 aprile 2006

Amici Serpenti

Come sapete il 4 aprile scorso il deputato del Parlamento Europeo Gerard Batten, euroscettico inglese, per intenderci uno di quelli che ha sbattuto fuori dal gruppo di Indipendenza e Democrazia dell’Europarlamento di Strasburgo la Lega di Umberto Bossi, Mario Borghezio, Francesco Speroni e Matteo Salvini (!?), Gerard Batten dicevamo, ha presentato una richiesta di indagine a carico di Romano Prodi (ex Presidente della Commissione) per via dei suoi legami con il KGB. La fonte dell’accusa come ha confermato il Senatore Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, è Alexander Valterovich Litvinenko ex agente pentito del KGB-FSB che oggi vive in Gran Bretagna sotto protezione.

"In seguito alle sue rivelazioni sulle attività illegali del Fsb” ha spiegato Batten “Litvinenko fu costretto a cercare asilo politico all'estero. Prima di decidere il luogo, consultò un amico, il generale Anatoly Trofimov, ex vice capo dei FSB". Il generale Trofimov avrebbe detto a Litvinenko: “Non andare in Italia, ci sono molti agenti del Kgb fra i politici. Romano Prodi è il nostro uomo li”, ha proseguito Batten, aggiungendo che nel febbraio 2006 Litvinenko "ha riferito questa informazione a Mario Scaramella, consulente della commissione Mitrokhin presieduta da Paolo Guzzanti".

Val la pena, vista la gravità delle accuse rivolte al probabile futuro primo ministro italiano, andare a vedere da vicino chi sia questo Litvinenko.

Nato a Voreonezh nel 1962, dopo una carriera militare in cui raggiunse il grado di tenente colonnello, nel 1988 Litvinenko cominciò a lavorare per il KGB Sovietico. Dal 1991, alla caduta dell’Unione Sovietica, entrò nello Staff Centrale del MB-FSK-FSB di Russia, specializzato in attività anti-terrorismo e di lotta contro il crimine organizzato. Per operazioni condotte proprio con il MUR (un Reparto speciale Moscovita per l’Indagine contro il Crimine), gli fu assegnato il titolo di "veterano MUR”. Nel 1997, venne trasferito al reparto più segreto del FSB Russo, il reparto per l'Analisi delle Organizzazioni Criminali, come ufficiale operativo senior e capo della settima sezione. Nel novembre 1998, durante una conferenza stampa a Mosca, egli criticò pubblicamente la leadership del FSB denunciando molti ordini illegali che gli erano stati affidati. Nel marzo 1999, venne arrestato con l’accusa di aver sostenuto spese inventate e incarcerato nella prigione del FSB di Lefortovo a Mosca. Assolto nel novembre 1999, venne immediatamente arrestato sempre per lo stesso tipo di accuse. Nel 2000, i procedimenti criminali contro di lui vennero sospesi e Litvinenko fu rilasciato dopo avere fornito assicurazioni scritte che non avrebbe lasciato il paese. Quando venne indagato per una terza volta e dopo che la sua famiglia aveva ricevuto minacce, decise di lasciare la Russia illegalmente. Attualmente, egli vive con la sua famiglia in Gran Bretagna, dove gli è stato concesso asilo politico nel maggio 2001. E’ autore di un libro “Blowing Up Russia: Terror from Within”, scritto insieme a Yuri Felshtinsky. Nel libro egli tenta di dimostrare come i gravi problemi della Russia non derivino dalle riforme radicali liberali introdotte da Yeltsin, ma dalla resistenza aperta e clandestina fatta a questo processo di democratizzazione dai Servizi Speciali Russi, che hanno scatenato le guerre Cecene  per deviare la Russia dal percorso di democrazia e verso la dittatura, il militarismo e lo sciovinismo.

Nel settembre 1999 la Russia fu investita da una serie sanguinosa di attentati dinamitardi contro obiettivi non militari che fecero circa 300 morti e 550 feriti tra la popolazione civile. La conseguenza di quegli attacchi, attribuiti al terrorismo indipendentista ceceno, fu la ripresa delle ostilità contro la Repubblica ribelle. La seconda guerra cecena, lanciata da Putin in quei giorni al grido di "prederemo i terroristi anche nei loro gabinetti" ha fatto migliaia di morti, provocato la distruzione pressoché totale di Grozny e di fatto non si è ancora conclusa.

Litvinenko ha sostenuto, insieme al tycoon di una emittente televisiva indipedente chiusa dalle autorità di Mosca Boris Berezovsky, antagonista politico di Putin e attualmente anch’egli in auto-esilio a Londra, la tesi del complotto di stato. In altre parole, gli attentati del settembre 1999, secondo Litvinenko sarebbero stati organizzati nientedimeno che dai Servizi Segreti per giustificare l’intervento in Cecenia. In effetti un mancato attentato il 22 di quel tragico settembre, sventato per puro caso a Ryazan, smascherò un maldestro coinvolgimento dei Servizi. La maggioranza pro-Putin nella Duma bloccò però il tentativo di creare una commissione parlamentare di inchiesta sugli attentati, mentre il  Berezovsky venne accusato di aver finanziato con non meno di 1 milione di dollari il capo del terrorismo Ceceno Shamil Basayev. Ricordiamo che taluni ritengono le formazioni di Basayev, detto anche l’Osama del Caucaso, affiliate ad Al Qaeda…

Perché diciamo ciò? Perché l’intreccio a questo punto diventa pressoché incomprensibile …

In una recente intervista (13 agosto 2005) alla rivista polacca Fakt, Litvinenko ha introdotto una tesi a dir poco “esplosiva”. Interrogato sui tragici eventi del luglio londinese egli affermava: “Io conosco solo un’organizzazione che ha trasformato il terrorismo nel metodo principale per risolvere i problemi politici: i Servizi Speciali Russi. Il KGB ha sempre avuto un dipartimento adibito all’addestramento dei terroristi”. Al giornalista che gli chiedeva di fare qualche nome, Litvinenko citò Carlos Ilyich Ramirez, Yasser Arafat, Saddam Hussein, Ochalan, Wadi Haddad (FPLP), Hauyi (capo del partito comunista libanese), Papaionnu (Cipro) e l’irlandese Sean Garland. Il giornalista, osservando che si trattava comunque di personaggi datati che facevano quindi riferimento al vecchio KGB, chiese a Litvinenko se poteva nominare qualche personaggio legato alla storia più recente. Litvinenko non ebbe difficoltà alcuna a citare Ayman al-Zawahiri, il numero due di Al Qaeda. Il medico egiziano, per molti la vera mente dell’organizzazione terroristica di Bin Laden, trascorse infatti nel 1998 in Daghestan almeno sei mesi, il tempo di durata di un corso di addestramento, e in quell’area l’FSB ha proprio una base di training.

En passant vogliamo ricordare che il meno conosciuto fratello di Ayman, Muhammad al-Zawahiri, ha addestrato, per conto degli americani questa volta, i guerriglieri dell’UCK albanese… Al-Zawahiri: una famiglia che ha l’insegnamento nel… sangue

Litvinenko concluse l’intervista con queste secche parole: “Io posso in definitiva dire che il centro del terrorismo globale non è in Irak, Iran, Afghanistan o in Cecenia. L’infezione terroristica si estende in tutto il mondo partendo dalla Piazza Lubyanka (sede del KGB e poi FSB) e dal Gabinetto del Cremino. E finchè i Servizi Speciali Russi non verranno dichiarati illegali, dispersi e condannati, il terrorismo non finirà mai: le bombe esploderanno e sarà versato sangue. Il terrorismo non ha alcuna data di scadenza ... Vorrei ripetermi, che tutti i terroristi, a cui ho dato un nome, erano supportati dai capi dei servizi speciali sovietici e russi - dagli Yuri Andropov, dai Vladimir Putin, dal Nikolay Patrushev e dagli altri. Questa gente sono i veri terroristi... E fino a quando non li condanniamo ... il terrorismo globale continuerà”.

Ora i casi sono due. O il Sig. Litvinenko è una persona poco affidabile o qualcuno è meglio che selezioni meglio gli amici e le frequentazioni…

postato da: GabrielParadisi alle ore 12/04/2006 08:59 | Permalink | commenti (5)
categoria:russia, prodi romano, servizi segreti, misteri d italia, guzzanti paolo, putin vladimir, litvinenko
martedì, 11 aprile 2006

Sogni & Realtà

 

 

 

Avrei dovuto saperlo… I sogni non s’avverano mai e parlarne porta male…

 

Così S.B. rimarrà al suo posto. Può darsi che gli italiani per capire veramente fino in fondo abbiano bisogno di almeno un ventennio… 12 anni sono ancora pochi…

 

Se una sconfitta avrebbe decretato la sua fine politica, Fini, ma soprattutto Casini, si sarebbero spartiti rapidamente le sue vesti e le sue spoglie, questa “non vittoria” lo innalza una volta ancora a unico leader del Centro-Destra. Checché dica Pierferdi, senza le idee e l’intraprendenza di S.B. la sconfitta della CdL sarebbe stata totale. Ma S.B. non è sciocco. Erano mesi che sentiva la sconfitta nell’aria e quell’odore pungente ha stimolato la sua creatività. Nelle sfide egli da il meglio di sé. Si eccita. Così, in men che si dica, contro tutto e contro tutti, ha modificato la legge elettorale (per ammorbidire l’eventuale sconfitta), ha chiuso alleanze, turandosi il naso, con chiunque poteva garantirgli anche solo una manciata di voti, ha occupato i media oltre ogni buon gusto e… alla fine non ha perso, ma soprattutto non ha fatto vincere gli avversari. Quante cose deve imparare la sinistra…

 

Adesso sono già partiti i balletti politici da prima repubblica… Abbiamo vinto e governeremo… Non abbiamo perso e non vi faremo governare… Può darsi che Romano Prodi, mendicando il voto di qualche senatore a vita, riesca anche a mettere in piedi un ectoplasma di governicchio, ma la cosa più importante non è avvenuta. S.B. non se nè andato e la sua ingombrante presenza condizionerà la politica e la vita sociale anche per i prossimi anni.

 

Poteva anche andare peggio… NO!

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 11/04/2006 07:56 | Permalink | commenti (7)
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lunedì, 10 aprile 2006

Il COCCODRILLO (anzi… il CAIMANO…)

 

 

 

Lunedì 10 aprile 2006. Ore 15:00:01. I primi exit poll, appena diramati, danno l’Unione in vantaggio XX a YY. Se la statistica non è un’opinione il Berlusconi questa volta l’abbiamo mandato a casa. A CASAAA! E per sempre!

Quest’articolo era nel cassetto della mia scrivania da qualche anno (o forse era solo nel ripostiglio dei miei sogni…). Un coccodrillo insomma, anzi… sarebbe meglio dire un… “caimano”… Sì, quei pezzi che i giornalisti previdenti preparano in forte anticipo sugli eventi (normalmente le dipartite di personaggi famosi), per essere già pronti a sfornarli un minuto dopo che la notizia s’è diffusa. Per essere i primi, i più completi nell’edizione straordinaria…

Sì, proprio STRAORDINARIO!

L’abbiamo mandato a casa per davvero questa volta! Adesso non gli resta che scegliere: Macherio o Villa La Certosa? Le Bahamas o Palazzo Grazioli?

Prima che si riempiano le piazze di padri con bimbi sorridenti al collo; prima che gonfalon selvaggi invadano le strade di quest’aprile (…di nuovo aprile…), voglio gridare la mia gioia… che è la gioia di almeno XX di cittadini (più i loro famigliari non votanti per ragioni anagrafiche o di salute, più moltitudini di migranti)… VITTORIA! VITTORIA!! VITTORIA!!!

 

 

Lasciateci ridere, godere, lasciateci essere gi…ULIVI… Lasciateci questa UNIONE di sensazioni gaudenti… Aspettavamo questo momento da ben cinque, dico cinque, lunghi, interminabili anni. Ne avevamo bisogno.

Abbiamo sentito sulla nostra pelle in tutto questo tempo il discredito della stampa e delle opinioni libere degli altri paesi democratici, che ci hanno guardato con sospetto, per capire quanto ci fosse di realmente pericoloso anche per loro, nelle smargiassate farsesche delle camicie verdi… che hanno spesso sorriso con inquietudine e rassegnazione alle barzellette, ai gesti, alle parole dei nostri “rappresentanti”…

Abbiamo sopportato il tentativo di destrutturazione della nostra Costituzione. Quella prodotta dal pensiero, dall’onestà e dalla competenza di chi aveva sconfitto il nazifascismo. Quella Costituzione ch’era riuscita a far crescere con equilibrio e lungimiranza un paese povero, diviso, arretrato. E ora, quattro ometti, s’arrogavano il diritto di distruggerla in una baita di Lorenzago davanti ad un piatto di cotechino…

Abbiamo sopportato ingegneri strafottenti alla giustizia; perforatori di montagne e sassofonisti secessionisti; abbiamo visto avvocati a libro paga legiferare per tutti; ci siamo sentiti dire da un parlamento zeppo di pregiudicati che con la Mafia si doveva convivere… o con…morire…; ci siamo visti trasformare le nostre scuole a uso e consumo dei più abbienti… Abbiamo visto la nostra fede religiosa reclutata da persone che senza nemmeno arrossire sostenevano contemporaneamente guerre o leggi xenofobe…

Non se ne poteva più. Onestamente la misura era colma. E gli italiani l’hanno voluta far finita.

Non se ne poteva più delle TV occupate da giornalisti supini; più di censure a programmi d’informazione e di satira; più di diktat bulgari e di liste di proscrizione… Tutto questo, speriamo, che ora sia finito per sempre.

 

 

Oggi vogliamo solo godere. Centellinare la gioia, assaporarla per intero. Vogliamo sognare. Abbiamo diritto, oggi, ad “organizzarci un poco di FELICITA’”.

Scendiamo per strada, che abbiamo lottato tanto; corriamo, insieme a donne dagli occhi brillanti… e non è pianto!

 

 

Da domani poi, di nuovo in trincea. Dovremo comunque essere vigili e attenti anche nei confronti di questo nuovo governo di Centro Sinistra. Critici ed esigenti. Ci sarà molto da fare, l’agenda è lunga e complicata, ma non possono fregarci anche loro…. Non possono distruggere un sogno, una speranza. Gli abbiamo dato fiducia per avere un’Italia migliore, un “mondo migliore”. Non possono tradirci. Ma se noi ci siamo, e noi ci saremo, non ce la faranno… 

La gioia, come le disgrazie, sembra non venir mai da sola… Una buona notizia anche da Parigi che continua a valer ben più d’una messa…

Il presidente francese, Jacques Chirac, ha annunciato oggi che la legge sul Contratto di primo impiego (Cpe), sarà ritirata e sostituita!”… Come si diceva un tempo… “El pueblo unido…”.

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/04/2006 15:01 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 07 aprile 2006

APPELLO DI VOTO (CENTROSINISTRA)

 

Sicuramente autorevoli personalità del Centro-Sinistra avranno prodotto appelli al voto degni di questo nome. Certamente tanti amici blogger hanno scritto articoli di grande spessore e contenuto. Noi ci permettiamo di farne uno abbastanza insolito. Vogliamo scorrere disordinatamente, senza un filo conduttore o uno scopo apparente, personaggi o episodi. Minimi se vogliamo, ma esemplari. Situazioni a cui abbiamo avuto la ventura di assistere in questi ultimi cinque anni. Così, tanto per ragionare su chi ci ha governato e si propone di farlo ancora… Consiglio durante la lettura di tenere un sottofondo musicale di buon auspiciodel resto è primavera

I 4 leader 4 della maggioranza al governo pur non avendo nessuno di loro una “famiglia” nel senso “classico cattolico” del termine, si sono schierati a difesa strenua di quell’istituto. La felice realizzazione e soprattutto la conservazione serena di un contratto matrimoniale con tutti i crismi (o per lo meno quelli che loro ritengono tali), sembra però non riguardarli in prima persona. Un affranto P.F.C. ha avuto la faccia tosta di affermare che la sua vicenda famigliare proprio perchè degna del copione di Dinasty (la B-soap) gli ha fatto capire ancora di più quanto sia importante fare le cose per benino. Un’avanguardia del popolo insomma. Egli ha assunto una “modica quantità” di matrimonio etero e benedetto da d-o, si è poi sacrificato calandosi nell’inferno delle separazioni (dal coniuge) e degli abbandoni (dei figli), per capire, ma soprattutto per far capire al popolino, che cosa non va assolutamente fatto. Un eroe del nostro tempo, insomma.

Sulla stessa falsariga l’illuminato dai “berretti verdi”. Il Michael Jackson dè noartri quello che una decina d’anni fa iniziò a Fiuggi un lento e dolorosissimo processo di sbianchettamento ancora oggi in corso. Infatti G.F.F., al secolo, sulle tracce dei rasta, sbarcò, non è dato sapere quando, nella mitica terra del reggae per sottoporsi all’esperimento (sicuramente seguito da  una equipe medica) di assunzione di droghe leggere (ma lui rifiuta categoricamente questa pericolosa distinzione). Ciò venne fatto esclusivamente a scopo scientifico e per dare l’esempio a tutti, per contrasto ovviamente, e far intendere cosa, n’atra vòta, non va fatto. Abituato ad un elettorato normalmente non avvezzo ai voli di fantasia, G.F.F. ha quindi pensato bene di farci sopra una legge dura, pura e ordinata, che così se proprio non capiscono…

Sia chiaro noi non abbiamo nulla da eccepire né sull’adulterio, né sulle droghe leggere, anche se non ne facciamo uso (di entrambi)… E’ l’ipocrisia che ci disturba…

E pensare che una volta si guardava persino all’onorabilità e alla “razzolabilità” non solo dei Cesari, ma addirittura delle loro mogli… Altri tempi, ahimè. Dobbiamo proprio essere in un periodo di piena decadenza dei costumi. E un cantastorie dei nostri giorni (David Riondino), ce lo fa capire quando comincia le sue storie con “Era il tempo di Romolo e Remolo…”… Tanto per rendere l’idea…

E così scorrono davanti a noi come in un caleidoscopio scenette tragiche ma che rapidamente sfociano in farsa, di migliaia di fatti, fatterelli, dichiarazioni dal sen fuggite.

A loro modo esilaranti e spassose, se tutto ciò non riguardasse la nostra vita.

Il grande Leonardo teme che la tanto da noi agognata dipartita politica del Cav ci lasci in “società senza argomenti…”

Anche quando se ne andarono Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio & Ollio, Crick & Crock), ci avvolse il vuoto. Ma i loro film, le loro irresistibili gag sono ancora lì. Visibili, downloadabili dalla Rete. E un nostalgico sentimentale come me può chiudersi nella penombra di una stanzetta di provincia, un giorno di primavera, e riassaporare quelle maddalenine dolcissime, come fosse ancora la prima volta…

Ecco, facciamocene una ragione, se il Cav dovesse malauguratamente, tocchiamo il “ferro” che è in noi e da lui provvidamente “evocato”, abbandonare la scena politica italiota di qui a qualche giorno, ricordiamocelo nei suoi momenti migliori. Abbiamo molti modi per farlo. Possiamo buttare distrattamente un occhio ogni tanto alle macerie che ci ha lasciato e che occorreranno anni a sgomberare del tutto (forse), ma possiamo anche rivederlo con l’ausilio di un qualunque PC quando egli sfiorò il sublime… ed è successo innumerevoli volte.

Possiamo rigustarci per intero, ad esempio, l’intervento inarrivabile di Strasburgo del luglio 2003, oppure quello sulla civiltà islamica un paio di settimane dopo l’11 settembre… all’uopo il preziosissimo e abbondante materiale è stato raccolto in un sito la cui consultazione, di tanto in tanto, negli anni a venire, non ci farà sentire orfani…

Per chiudere quest’appello elettorale estemporaneo (nelle mie intenzioni a favore del Centrosinistra) vorrei chiosare una delle ultime performance di S.B. Credo senza timore di sbagliarmi, che si possa annoverare tra le sue migliori in assoluto. Questo per dimostrare quanto, malgrado i suoi 69 anni e lo stress di questa infinita campagna elettorale, quest’uomo potrebbe ancora dare a tutti noi… al paese che ama… e su cui ha sviluppato un sogno… lungo almeno dodici anni…

E’ di solo pochi giorni fa la terrificante scoperta del metodo adottato in una popolosa terra dell’estremo oriente, per la concimazione dei campi: la bollitura dei bambini. Noi s’era sempre pensato che data la tenerezza delle loro carni, i bambini, così come del resto i seni delle giovani donne, venissero conservati per i pranzi più importanti. Addirittura noi si credeva che tale cibo prelibato fosse riservato esclusivamente ai sovrani o ai membri della nomenklatura, non certo al proletariato. S.B. invece, ci ha dimostrato che i contadini, quindi un ceto normalmente umile, anziché mangiarseli, magari allo spiedo, i bambini li bollivano, e, presumiamo opportunamente sminuzzati, li cospargevano poi sui campi a guisa di concime. Una variante delle feci, insomma. Attendiamo che qualche studioso del Centro Ricerche di F.I., ci renda edotti sul perché si sceglievano corpicini così esili anziché magari corpulenti uomini maturi o persone vecchie e malate e quindi ormai al di fuori del ciclo produttivo. Ci permettiamo di presumere che il corpo dei bambini contenga, malgrado le dimensioni più ridotte, maggiori concentrazioni di azoto, fosforo, potassio da rilasciare gradualmente nel terreno. Al di la di questo aspetto tecnico e senza voler sembrare pignoli, ci chiediamo anche quanti ettari sia possibile concimare con, ad esempio, un’intera scolaresca di scuola materna e dunque perché si preferì questo sistema così apparentemente non economico… Mah! Il sempre acuto Fini, Massimo ovviamente, ci ha ricordato che i bambini oltre che mangiarli e bollirli, si possono anche truffare. Così avvenne a detta del Fini per qualche decina di miliardi all’orfana di padre e di madre la sedicenne Anna Maria Casati Stampa, da parte del nostro S.B., con i buoni uffici dell’avvocato della sciagurata (?!), un tal Cesare, di cui, il nome ci rassicura, non osiamo mettere in dubbio l’onorabilità. A noi questa sembra una fandonia bella e buona. Una ragazza di sedici anni è tutt’altro che una bambina

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giovedì, 06 aprile 2006

APPELLO AL NON VOTO

Riprendiamo, come promesso, gli appelli, a pochi giorni ormai (per fortuna) dalle elezioni.

Dopo l’appello al voto per il Centrodestra pubblicato il 30 marzo scorso, è la volta oggi degli astensionisti. In particolare diamo spazio al MovimentoZero di Massimo Fini. Il Movimento è stato fondato alla fine del 2005 ed ha la struttura giuridica di un vero e proprio partito politico. Massimo Fini, scrittore, giornalista, ribelle, sicuramente uomo scomodo, ha ritenuto opportuno provare a raccogliere attorno a se coloro i quali non si riconoscono più negli attuali partiti politici e nemmeno nella distinzione tra destra e sinistra. Il discorso deborda però dagli angusti confini del nostro paese e abbraccia temi e ambiti ben più vasti.

Negli ultimi anni infatti Massimo Fini è stato uno dei pochi, oltrechè dei più lucidi pensatori europei, a sviluppare una seria critica al modello di sviluppo occidentale. Nel suo libro “Il Vizio Oscuro dell’Occidente” del 2002, egli analizza il mondo del dopo 11 settembre, definendo l’era del “terrorismo globale” come una conseguenza logica e prevedibile della pretesa dell’Occidente di ridurre a sé l’intero esistente. Il “migliore dei mondi possibili” in realtà si è rivelato un modello paranoico, “basato sull'ossessiva proiezione nel futuro, invece che sulla ricerca dell'armonia in ciò che già c'è, l'uomo non può mai raggiungere un punto d'equilibrio e di pace, ma colto un obbiettivo è costretto dall'inesorabile dinamismo del sistema - inesorabile e ineludibile perchè su di esso si fonda - ad inseguirne un altro e poi ancora, in un'affannosa corsa priva di senso che ha termine solo con la morte dell'individuo”. L’uomo quindi sembra essersi creato il meccanismo perfetto e infallibile dell’infelicità. E lo sta esportando ovunque… anche con le bombe ed i carriarmati.

Secondo Fini lo scontro del futuro non sarà tra “destra” e “sinistra”, fra il liberismo trionfante e il marxismo morente (due facce della stessa medaglia), ma non sarà nemmeno uno scontro di civiltà perché, inglobando, ghettizzando, distruggendo, alla fine resterà solo una “civiltà”: la nostra. Ma è al suo interno che avverrà lo scontro vero, il più drammatico e violento: fra i fautori della modernità e le folle deluse, frustrate ed esasperate. Un assaggio di quanto potrà accadere sono stati i disordini nelle “banlieu” parigine del novembre scorso.

Massimo Fini ha dunque fondato MovimentoZero ispirandolo ad un manifesto dell’antimodernità.

Il Manifesto ha raccolto centinaia di adesioni e noi l’abbiamo sottoscritto nel dicembre 2005. Per ora guardiamo con curiosità a questo progetto seguendo con attenzione il pensiero e le iniziative di Massimo Fini.

In questi mesi in varie città italiane è iniziata anche l’organizzazione (per la verità a Bologna in maniera un po’ lenta e disorganica) dei gruppi locali. La provenienza politica e culturale dei partecipanti è la più varia ed eterogenea ed è questo forse a nostro avviso, uno degli aspetti più incogniti, ma se vogliamo anche più interessanti, per interpretare quale possa essere il futuro dell’intero movimento. In effetti il superamento delle categorie destra e sinistra fa si che si trovino accanto l’uno all’altro taluni che magari hanno avuto esperienze leghiste e chi viceversa nel movimento dei movimenti… basterà la vicinanza ideale ai “Si” ed ai “No” perentori elencati nel Manifesto a rendere costoro costruttivi compagni di viaggio?

Riguardo alle elezioni di domenica e lunedì prossimi Massimo Fini ha pubblicato in Rete il 23 marzo un appello al non voto: