giovedì, 30 marzo 2006

APPELLO DI VOTO (CENTRODESTRA)

Mancano una decina di giorni alle elezioni politiche. Da oggi al 9-10 aprile abbiamo pensato di pubblicare solo appelli al voto. Ne pubblicheremo almeno tre: uno per il Centrodestra (oggi), uno a favore dell’astensione e infine, dulcis in fundo, uno per il Centrosinistra.

L’idea ce l’ha data il nostro amico Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti col quale abbiamo dialogato e discusso in questi mesi, spesso animatamente, ma sempre con grande piacere.

Egli infatti ci ha chiesto espressamente di pubblicare un articolo che ha scritto a due mani con Renato Brunetta, e che oggi è comparso su diversi quotidiani (Il Giornale, Tempo, Foglio, Libero, Opinione, QN). Ce lo ha chiesto come atto di “lealtà e di giornalismo”. Sicuramente ci onora e raccogliamo senz’altro l’invito. Lo facciamo anche perché in questo umile luogo abbiamo sempre pubblicato tutti i documenti che abbiamo ritenuto rilevanti, relativi all’argomento che di volta in volta stavamo trattando. E questo a prescindere dal fatto se quel documento fosse o meno in sintonia con la nostra opinione o visione delle cose. Crediamo che oggi come oggi, grazie alla Rete, sia molto difficile nascondere qualche notizia, qualche dichiarazione video o scritta che sia, pertanto raccogliere con ordine in un determinato punto tutto il materiale che riguarda un certo argomento, crediamo sia solo un tributo all’informazione corretta, onesta, e in ultima analisi un contributo alla verità.

Il senatore poi, ci ha anche scritto: “metta il nostro appello sul suo Blog tutto intero, poi ne dica quel che vuole, ma pubblichi…” e quindi, accoglierò con infinito piacere anche questo suo ulteriore invito... magari domani, quando l’appello si sarà debitamente depositato nelle menti libere dei nostri lettori…

 


 

APPELLO AI DELUSI (29 marzo 2006)

1. Il 9 e 10 aprile a decidere delle sorti dell’Italia sarà paradossalmente chi non voterà, piuttosto che chi si recherà alle urne. L’Italia è infatti divisa tra la minoranza guidata dall’ex partito comunista, e la maggioranza che ad esso si è sempre opposto e si oppone. E mentre gli elettori della sinistra sono tutti determinati al voto, tra gli elettori di centrodestra è forte la tentazione di disertare.
2. In tanti, infatti, serpeggia un sentimento di delusione. Si aspettavano una rivoluzione liberale che non si è ancora realizzata, si aspettavano che l’Italia cambiasse più e meglio di quanto non sia cambiata.

3. Noi li comprendiamo, condividiamo con loro questo sentimento e vogliamo essere interpreti e garanti della loro volontà di un più deciso impegno a realizzare la rivoluzione liberale
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4. Noi crediamo che in tante, troppe, occasioni la Casa delle Libertà abbia peccato di ingenuità, di sudditanza nei confronti dei poteri forti, di incapacità di gestire il potere con la determinazione e la dignità che vengono dal consenso, di eccessiva ricerca del compromesso anche quando non era necessario, di estenuante litigiosità interna, di disattenzione e scarsa disponibilità ad ascoltare e a stare tra la gente, di incapacità a comunicare tutto il buono realizzato e di contrastare tutto il falso sparso sul Paese dai nostri avversari e dai media con loro compiacenti. E, cosa più grave di tutte, di aver sottovalutato i tanti segnali di allarme che venivano dalle infelici prove elettorali degli ultimi anni.
5. Noi siamo convinti che, nonostante tutto questo, il governo Berlusconi sia stato il migliore dal secondo dopoguerra. Che le tante riforme fatte siano state tutte importanti, coraggiose, intelligenti, necessarie e che abbiano dato inizio alla irreversibile modernizzazione dell’Italia e alla sua trasformazione in un Paese fondato sulla libertà.
6. Noi, però, sappiamo che le riforme hanno bisogno di tempo per manifestare i loro effetti, mentre gli italiani hanno dovuto scontare il prezzo di una crisi economica le cui responsabilità vengono da lontano, insieme al continuo attacco di una politica intrisa di odio nei nostri confronti, ai limiti della guerra civile, scatenata con cinismo e spesso con violenza fisica da una sinistra che non ha nulla a che fare con il laburismo e la socialdemocrazia delle democrazie occidentali.
7.
Noi diciamo ai delusi che quella rivoluzione è ancora a portata di mano, della stessa mano che segnerà sulla scheda la sorte dell’Italia e degli italiani.
8. Noi ricordiamo ai delusi che quel popolo che ha sempre resistito attivamente all’equivoca egemonia comunista è ancora maggioritario nella società italiana, nel lavoro, nelle imprese, nelle professioni e nei cuori della gente. Ma rischia di diventare per la prima volta minoritario nelle urne, per nostra responsabilità e per loro delusione.
9. Noi avvertiamo i delusi che la sconfitta della Casa delle Libertà provocherebbe il crollo della speranza della gente libera che vedrebbe tramontare, chissà per quanto, l’unica occasione possibile di una rivoluzione liberale. Guai se ciò accadesse.
10. Per questo rivolgiamo ai delusi un appello. E offriamo loro un impegno sull’onore per il quale chiediamo ancora cinque anni di fiducia. Lo chiediamo con l’orgoglio degli obiettivi realizzati, e con la volontà di fare di più e meglio. Noi siamo consapevoli che le grandi rivoluzioni liberali del nostro tempo, come quelle della Thatcher in Gran Bretagna e di Reagan negli Stati Uniti, si sono sempre realizzate con il secondo mandato, non con il primo. Il lavoro iniziato cinque anni fa deve essere compiuto.
11.
Noi ci impegniamo a batterci per un governo di persone competenti, che abbia e dimostri sempre una forte e visibile passione politica, capace di fare, ma anche di ascoltare, comprendere, rispondere e decidere.
12. Noi ci impegniamo a lavorare ancor di più per Forza Italia, per farne un partito diverso dagli altri, dove si discutano ancor più apertamente idee, uomini e programmi, capace di rappresentare sempre meglio quel blocco sociale e politico che a Forza Italia ha dato in questi anni la sua fiducia, ma anche affidato una missione in parte incompiuta.
13.
Noi siamo con Berlusconi e a Berlusconi intendiamo garantire tutta la forza politica necessaria per resistere all’assedio soffocante della vecchia politica che spinge sempre, come è nella sua natura, a compromessi al ribasso.
14. Tanto leali, quanto liberi: questa è la nostra identità e la nostra credibilità, insieme al nostro impegno a saper dire di no, a dire sempre la verità e a mostrare la verità ai cittadini, nonostante l’assordante rumore delle mistificazioni che oggi provengono da quasi ogni parte.

15. Chiediamo ai delusi di non disertare le urne, consegnando l’Italia a coloro che la riporterebbero indietro. Lo chiediamo con orgoglio, con passione, con animo libero e sincero, e col sentimento di chi è con gli italiani che lavorano, che producono, che rischiano tutti i giorni, che si affacciano al futuro e lo vogliono limpido e rassicurante, ricco di libertà e di opportunità. Gli italiani liberi possono vincere ancora.

Renato Brunetta Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/03/2006 18:13 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 22 marzo 2006

Prodi Under Attack

Sul prossimo numero di Panorama uscirà l'articolo di Paolo Guzzanti che potete già leggere per intero nei commenti. Niente di nuovo rispetto a ciò che sapevamo e su cui abbiamo avuto già abbondantemente occasione di discutere. Sicuramente però l'articolo del Senatore di Forza Italia e presidente della Commissione Mitrokhin, costituisce il "la" all'attacco finale al candidato premier del Centro Sinistra. Il Senatore Guzzanti del resto non ha mai fatto mistero del fatto che il suo lavoro sarebbe tornato utile in campagna elettorale. In un'intervista rilasciata un anno fa (19 marzo 2005) a Gianteo Bordero per Ragionpolitica.it (Dipartimento Formazione Forza Italia), egli diceva: "Dobbiamo tutti, anche nel centrodestra, capire l'importanza politica della Commissione Mitrokhin. Può essere un elemento molto importante per vincere le prossime elezioni politiche del 2006. E' pertanto iniziata la battaglia finale...

 

Tornando ai contenuti osserviamo la ripetitività delle accuse rivolte a Prodi senza peraltro, almeno per ora, nessun elemento nuovo e decisivo. Vorremmo sottoporre al Senatore quindi alcune semplici considerazioni e domande al riguardo che secondo noi smontano facilmente le accuse così impostate:

 

 

1)     Se Prodi era in combutta con le BR e voleva avvertire i sequestratori di Moro del fatto che gli inquirenti si stavano avvicinando al loro covo di Via Gradoli, perchè mai non fece giungere loro un messaggio diretto attraverso i canali che sicuramente saranno esistiti ed egli, dunque, non poteva non conoscere? Perchè invece pensò bene di lasciare quel nome di Via, camuffandolo però sagacemente in nome di paese, in mano alle Forze dell'Ordine, sperando che esse, incapaci a decifrare giochi di parole e rebus così arguti, si precipitassero al suddetto paese con grancassa mediatica al seguito? L'abbiamo già detto in un post dedicato, ma secondo noi, le BR di fiancheggiatori e di informatori così maldestri e chiassosi ne avrebbero fatto sicuramente e volentieri a meno. Perchè mai dunque Prodi, se era un “agente” del Kgb, non usò canali segreti e più discreti e si prestò viceversa ad una trovata che l’avrebbe reso “estremamente imbarazzato ed estremamente ridicolo” (Audizione presso la Commissione Moro – 10 GIUGNO 1981)?

 

2)     Abbiamo notato con soddisfazione che il Senatore, crediamo anche su nostra indicazione, ha corretto il nome dell’amico fraterno di Prodi, il golpista sovietico del 1991, Valentin Pavlov. Infatti in un suo precedente articolo su Il Giornale (La verità dimostrata, 5 marzo 2006), egli parlava appunto di stretti rapporti di Prodi non con l’allora Primo Ministro, bensì con Vladimir Kriuchkov che al tempo era nientepopòdimenochè capo del KGB. Una differenza non da poco vista la tesi che si voleva far passare… Tornando ai rapporti di Prodi e Pavlov voglio riportare integralmente il brano della famosa intervista al Corriere a cui (unica pezza giustificativa?) lo stesso Guzzanti continua a riferirsi: “Ma la svolta repentina,” - chiedeva l’intervistatore – “il voltafaccia del primo ministro Pavlov non produrranno reazioni in un sistema non più gestito in modo centralistico?”. Lo sciagurato rispose: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia. Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”. That’s All Folks! In questa frase secondo Guzzanti Prodi “manifestò comprensione per il golpista Pavlov, suo stimato amico, mentre quello tentava di eliminare Michail Gorbaciov”. (!?) Come si riesce, Senatore, a sostenere questa affermazione leggendo quella sola frase? Non ritiene sia un po’ pochino? Possibile che non esistano altri documenti più espliciti che possano approfondire qual’era in realtà il rapporto “pericoloso” tra Prodi e Pavlov?

 

3)     Sulle carte recepite nello scorso dicembre in seguito alla “rogatoria compiuta dal Parlamento italiano presso la Procura di Budapest” che testimonierebbero “che il gruppo di comando delle Brigate Rosse faceva parte integrante di una rete militare sorvegliata dal Kgb e usata dal Gru, cioè dal servizio segreto militare sovietico”, non possiamo dire nulla finchè non le leggeremo. Per ora possiamo dire di aver raccolto e già pubblicato una smentita sul reale contenuto di quei documenti da parte dell’On. Valter Bielli, membro anch’egli della commissione Mitrokhin, il quale riteniamo se ne assumerà per intero la responsabilità. Riportiamo quanto ci disse: “per quanto attiene alla visita della commissione a Budapest il funzionario ungherese aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo… che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia… Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parla della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br”.

 

4)     Sulle omissioni, “sbianchettamenti” e altri reati imputati a Prodi (ma anche a Dini e a D’Alema in qualità anch’essi di Presidenti del Consiglio e ai vertici del Sismi, Siracusa e Battelli), il documento di riferimento resta la Relazione Cordova depositata il 20 dicembre scorso. Si è per ora pronunciata la Procura di Roma chiedendone l’archiviazione (8 febbraio). Il Senatore Guzzanti ha quindi inviato una lettera al Tribunale dei Ministri che dovrà pronunciarsi. Attendiamo il pronunciamento.

 

 

Sia chiaro comunque che noi qui non vogliamo sostenere che il KGB, il GRU, L’Unione Sovietica o Brezniev in persona non fossero eventualmente coinvolti in vicende gravi o avessero responsabilità diretta su determinati episodi. Crediamo siano argomenti che andranno sviscerati e valutati dagli storici e, qualora si rilevino eventi che comportano ancora oggi conseguenze penali, andrà fatto dagli organi competenti. Quello che qui vogliamo dire è che le informazioni così confezionate non ci sembra configurino responsabilità e accuse così gravi a carico di una persona, Romano Prodi, che raccoglie comunque il consenso di almeno la metà, forse più, degli italiani. Se ci sono documenti espliciti essi vengano esibiti, le interpretazioni di articoli di giornale o di veniali “bicchierate” tra amici avvenute quasi trent’anni fa, ci sembra, onestamente, che lascino il tempo che trovano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/03/2006 12:05 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 21 marzo 2006

Quale Sovranità?

Silvia Baraldini è stata rimpatriata il 24 agosto 1999, per scontare in Italia il resto della sua pena. Il Ministro della Giustizia americano per consentire l’operazione chiese garanzie affinché non si procedesse alla liberazione o ad uno sconto della pena come la libertà condizionale. L’Italia da parte sua dovette sostenere il rimpatrio con una sentenza della Corte d'Appello per recepire quella americana. In pratica la Baraldini non è stata giudicata in Italia, ma è stata estradata con il vincolo di dover scontare in Italia la pena inflitta negli Stati Uniti. Questo vincolo costituisce a tutti gli effetti una vera e propria riduzione della sovranità nazionale.

 

Ci sono fondate voci che ritengono l’accordo diplomatico tra Italia e USA per il rimpatrio “vincolato” della Baraldini, un vero e proprio “scambio” con la strage del Cermis. Il 3 febbraio 1998 alle ore 14.13 (ora Zulu), il velivolo EA6B della missione EASY 01 squadrone VMAQ-2 del Corpo dei Marines degli Usa rischierato alla base di Aviano in supporto all'operazione DELIBERATE GUARD, impattava i cavi della funivia che dall'abitato di Cavalese porta al monte Cermis. L'impatto provocava l'istantanea rottura dei cavi portante e traente del segmento occidentale compreso fra la stazione a valle dell'impianto ed il primo pilone di sostegno. La cabina precipitava al suolo e tutte le venti persone trasportate, di sei diverse nazionalità, decedevano. La Magistratura italiana venne di fatto esautorata dal compito di giudicare le responsabilità dell’episodio. Ciò costituisce un evidente caso di riduzione della sovranità nazionale. Qualche mese dopo la Corte Marziale USA archiviò la strage della funivia assolvendo il pilota del Prowler Richard Ashby e non processando il navigatore Joseph Schweitzer. Nel maggio 1999 il congresso americano bocciò la legge per i risarcimenti alle famiglie delle vittime del Cermis (stanziamento che era stato approvato dal Senato americano).

 

Il 3 marzo 2006 il Prof. Franco Cardini provò a inviare ai sette quotidiani per i quali abitualmente scrive, un articolo che però non trovò spazio in nessuno di essi. Noi lo pubblichiamo integralmente nei commenti, ma è reperibile anche nel sito del professore.

In questo articolo Cardini denuncia “l’inaccettabile dichiarazione di sudditanza nei confronti d’una potenza straniera, sia pur alleata”, operata dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel famoso discorso al Congresso degli Stati Uniti (1 marzo) e a bordo della portaerei in disarmo Intrepid a Manhattan (2 marzo). Quindi denuncia la scelta e le dichiarazioni fatte dal Ministro Guardasigilli Roberto Castelli in merito al sequestro avvenuto in territorio italiano dell’imam Abu Omar da parte di 22 agenti della CIA il 17 febbraio 2003. In seguito a quell’episodio la Procura di Milano aprì un’inchiesta che si concluse con l’accusa circostanziata ai 22 agenti della CIA, “la ricerca dei quali si estendeva dunque, in via di diritto, a tutti i paesi dell’Unione Europea e del mondo”. Durante l’indagine durata due anni era emerso un panorama inquietante: “dati riguardanti voli aerei gestiti dalla CIA per operazioni “coperte” in Europa, e relative complicità degli organi ufficiali preposti alla sicurezza, emersi in Germania, Svezia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Danimarca, Regno Unito, Portogallo, Francia, Spagna. In tutti questi casi, si configura una violazione della sovranità territoriale di tali paesi”. Il Guardasigilli Castelli (che, non va mai dimenticato, venne sposato con rito celtico da un druido), ha deciso di non inoltrare la richiesta di estradizione degli indiziati, si è rifiutato di fornire risposte in merito alla Procura a cui sarebbe tenuto per legge, ha attaccato duramente sul piano politico e personale il Procuratore Spataro.

 

Altra storia. Nell’aprile del 1997 il Parlamento Canadese impose un’interdizione sull’importazione e sul trasporto inter-statale di MMT (ethylcyclopentadyenilmanganese tricarbonile) un additivo per benzina prodotto dalla statunitense ETHYL Corporation. Questa disposizione nasceva da preoccupazioni ambientali e di salute pubblica. Già nel 1996 però quando il Parlamento aveva iniziato a dibattere il provvedimento, la ETHYL aveva notificato al governo canadese una diffida, appellandosi al Capitolo 11 del NAFTA (investor-to-state) e a diversi articoli del Trattato di Libero Commercio (WTO), tra cui il famigerato “contro le barriere tecniche al libero commercio”, minacciando un indennizzo di 251 milioni di dollari per danni. La decisione del governo canadese di procedere comunque all’interdizione spinse la ETHYL a richiedere la costituzione di un tribunale del NAFTA il quale respingendo la mozione canadese aprì la strada alla continuazione del processo. A questo punto il governo del Canada decise di patteggiare un accordo con la ETHYL. Il 20 Giugno 1998 il Canada revocò l’interdizione del MMT, pagò 13 milioni di dollari per spese legali e danni alla ETHYL Corporation e procedette alla revisione delle sue leggi a tutela dell’ambiente per non incorrere in altre cause simili.

Questo intervento del NAFTA (così come altri del WTO) “ha costituito un nuovo limite significativo e potenzialmente pericoloso all’esercizio di funzioni di base di un governo”, ha di fatto segnato la riduzione della sovranità di un paese, brandendo minacce di danni monetari futuri sulla testa dei legislatori…

 

E sono solo alcuni esempi…

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/03/2006 09:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:america, diritti
sabato, 18 marzo 2006

A Silvia

Abbiamo ricevuto da Giuliano Bugani, operaio e giornalista, poeta e uomo libero, questa bella storia che pubblichiamo molto volentieri. E’ un’iniziativa a favore di Silvia Baraldini che sottoscriviamo, invitando i lettori a fare altrettanto. Silvia, in questo preciso momento in cui stiamo scrivendo, è detenuta da 23 anni 4 mesi 9 giorni 10 ore 33 minuti 59 secondi.

Il suo caso richiama due valori molto importanti e oggi, secondo noi, molto minacciati e calpestati: la sovranità delle nazioni e i diritti. Ci torneremo presto…

 

 

 

Realizzare una raccolta filmata di interviste sul caso di Silvia Baraldini, con lo scopo di fare conoscere la sua storia e dare all’opinione pubblica la versione reale di una vicenda così drammatica, non è stata un operazione semplice. La mia professione è il tornitore, lavoro che svolgo da quasi trentanni, e solo la sera collaboro come giornalista con il settimanale ‘sabato sera’ di Imola, da oltre undici anni, e sono regolarmente iscritto all’albo giornalisti come pubblicista. Quindi ciò che mi proposi di fare per Silvia, era un’esperienza completamente nuova. Mi occupai del caso nel 1987, quando per la prima volta i quotidiani scrissero di Silvia Baraldini. Cominciai a scrivere della sua situazione su giornali locali e alle feste dell’Unità, partecipando a dibattiti e convegni sulla situazione sempre più intricata tra i rapporti del governo italiano e quello statunitense, in merito alla sua quasi impossibile liberazione. Per anni seguii il suo caso, poi tra il 1997 e il 1998 fondai, con Matteo Lenzi, il Comitato di liberazione Silvia Baraldini. Trovai l’appoggio intellettuale, logistico e politico del direttore del settimanale ‘sabato sera’, Valerio Zanotti e organizzai un manifestazione in favore della sua liberazione. Nel 1999 Silvia venne rimpatriata, ma sempre reclusa nel carcere, stavolta a Rebibbia, Roma. Ottenne gli arresti domiciliari tre anni dopo, e dopo i primi contatti con lei, pensai che si doveva fare qualcosa in più di ciò che era stato fatto fino a quel momento. Ma doveva essere qualcosa che nessuno aveva ancora fatto. Coinvolgere degli intellettuali. E così nasce la storia di questo dvd.

Non era mai accaduto che un gruppo di intellettuali di fama nazionale e internazionale si pronunciasse così esplicitamente per la liberazione di una detenuta italiana, Silvia Baraldini, e che accettassero la proposta del progetto di realizzare un documentario in dvd, con dichiarazioni in suo favore. Nell’immaginario collettivo, Silvia Baraldini era ‘ la terrorista italiana in carcere negli Stati Uniti’. Dunque, per loro, realizzare questo progetto significava anche il rischio di consegnare all’opinione pubblica una distorsione della propria immagine di intellettuali, scrittori, poeti, giornalisti, la cui idea  ha tuttora un valore. Questi coraggiosi personaggi hanno deciso di correre il rischio, la propria immagine è stampata su questo dvd unico nel suo genere, la loro voce è chiara, i loro concetti sono inequivocabilmente limpidi e chiari. Silvia va liberata. Ora. Ma come nasce questo progetto? Come è stato  ideato, realizzato e prodotto?

L’idea nasce durante un incontro con Silvia, a Roma, nella  casa dove vive agli arresti domiciliari da tre anni. Periodicamente mi recavo a Roma a trovarla. La prima volta l’andai a trovare nella casa della madre, in Piazza di Spagna, Roma centralissima, poi il mondo dell’aristocrazia diplomatica, dopo la scomparsa della mamma, le fece notificare lo sfratto e ora abita nella prima periferia. Era il giugno del 2004, eravamo io e Matteo Lenzi. Ci accolse come sempre per l’ora di pranzo, e solo al momento dei saluti trovai il coraggio di chiederle se era disposta a un dibattito a distanza, in diretta, tra Ozzano Emilia e Roma. Gentilmente mi rispose che non poteva rilasciare dichiarazioni in dibattiti di questo tipo, “ Ma se vuoi ti posso rilasciare un intervista.” Mi disse. Restai sorpreso per quella disponibilità che superava le mie richieste e così azzardai: “ Anche affiancata ad altre interviste a persone conosciute?” Silvia restò in silenzio pochi secondi, con i suoi occhi azzurrissimi puntati verso me, poi “ Certo”. Matteo, rilanciò “ Un intervista filmata? Io ho l’attrezzatura.”  Restai senza fiato, sapevo che avrebbe detto di no, che era un ‘esagerazione, e dopo un attimo Silvia disse. “ Sì, penso che si possa fare. Ok, ci sto.” Il progetto era così nato.

Pensai anche a procurarmi un fotografo che ci accompagnasse nella nostra avventura e che condividesse questo progetto. Ed è così che coinvolsi un altro carissimo amico, Massimiliano Valentini, fotografo figlio d’arte, che aveva il compito di immortalare tutti gli incontri che andavo a mettere in cantiere. Cominciò così immediatamente dopo quell’incontro con Silvia, una ricerca delle persone che avrebbero potuto essere inserite nel dvd. Il primo pensiero andò proprio ad un americano, il più grande poeta rivoluzionario statunitense, Jack Hirschman, del quale conservavo la sua e mail. Gli scrissi del progetto e dopo poche settimane mi rispose che sarebbe arrivato in Italia nel prossimo inverno per reading di poesia contro la guerra in Iraq e in quell’occasione si sarebbe potuto fare l’intervista. “ Yes, conosco la Baraldini”, mi scrisse, “ Io per la causa faccio questo, ok.” Il grande Jack arrivò a Ozzano per un reading di poesia che avevo fatto inserire nel suo lungo tragitto in Europa.

Registrammo l’intervista nella Sala dello splendido Hotel Eurogarden di Ozzano. Avevo davanti a me uno dei più grandi intellettuali del mondo. Conoscitore di oltre sette lingue, oltre a greco antico, russo, che scrive correttamente, e poi la sua appartenenza a un idea per la quale Silvia aveva lottato. Matteo aveva posizionato la sua betacam, i fari. Registrammo. La lunga strada dei contatti era stata intrapresa, ed era quella giusta. Poi pensai ad una grande scrittrice che già in passato, negli anni novanta, durante la detenzione di Silvia negli USA, e dopo un ennesimo rifiuto di espatrio in Italia, da parte delle autorità americane, Dacia Maraini, aveva già espresso condanna per la situazione in cui era il caso Baraldini, e poteva essere la persona giusta. Mi rispose una segreteria telefonica che sembrava non lasciare speranze. Lasciai detto il mio nome e una sintesi del progetto del dvd su Silvia. Ritentai dopo alcuni giorni e fui più fortunato. Dacia Maraini mi rispose immediatamente, poi ci accordammo ad un incontro alla Biblioteca di Palazzo Strozzi a Firenze, in novembre. In quel giorno avrebbe presenziato l’intitolazione a suo padre, Fosco Maraini, recentemente scomparso, di una sala della Biblioteca. Ci si poteva incontrare per la registrazione. Nel frattempo Matteo mi suggerì di pensare anche ad una colonna sonora per il dvd. Alcuni cantanti molto impegnati dal punto di vista sociale e civile avevano già prestato le proprie capacità artistiche per Silvia. C’era però una cantante, donna per giunta, che aveva queste caratteristiche. Paola Turci. Contattai la sua agenzia e proposi il progetto, con l’aggiunta che se fosse stata disponibile per una canzone inedita, il testo avrei potuto scriverlo io stesso. La risposta di Paola Turci non si fece attendere. Era una questione di tempo, ma era felicissima di scrivere una canzone per Silvia e su un mio testo. Mai avrei pensato che ciò che avevo scritto già da tempo, un giorno una cantante di questo calibro l’avrebbe finalmente usato. I contatti con altri intellettuali intanto proseguiva. Marco Bertotto, Presidente Nazionale di Amnesty International, lo contattati attraverso la segretaria, e ci fu disponibilità immediata, anche se per questioni di tempo registrammo solo in dicembre, sempre del 2004. Oggi Bertotto, per correttezza, va detto che non ricopre quella carica da maggio del 2005, ma ha sempre un ruolo importante all’interno di Amnesty. Attraverso un carissimo amico e giornalista di ‘sabato sera’, Massimiliano Boschi, scrissi alla e mail della segretaria di Andrea Camilleri. Illustrai il progetto e una sera mi telefonò lo stesso Camilleri. Fu un emozione incredibile quando oltre a parlare con lui, mi confermò l’intenzione di rilasciarmi l’intervista a Roma. Molto più dura fu invece riuscire ad avere una risposta dal grande poeta dell’avanguardia, Edoardo Sanguineti. Richiesto da ogni parte del mondo, Sanguineti mi disse però subito che era felicissimo di rilasciare un intervista in favore della liberazione di Silvia, ma i tempi sarebbero stati lunghissimi. Alla fine di gennaio 2005, registrammo l’intervista al grande poeta dell’avanguardia, nello studio di un amico architetto, nel centro storico di Genova, Walter Scelsi. Sempre tra i poeti, un importante contatto fu quello con la poetessa Anna Lombardo , la cui intervista venne registrata nell’autunno del 2004 a Mestre. Molto conosciuta nel mondo della poesia civile, è traduttrice di molti poeti  di altre nazioni. Sempre con l’aiuto di un giornalista di ‘sabato sera’, riuscii a mettermi in contatto con Carlo Lucarelli. Tra tutti quelli contattati, sicuramente il più impegnato, in tv, radio, libri, giornali, teatro, concorsi, scuola, università, in Italia, all’estero. Insomma quasi imprendibile, anche se da subito disse di rilasciare sicuramente un intervista in favore di Silvia. Fortunatamente Mordano è vicino. Lucarelli ci ospitò nella sua casa, gentilissimo, dimostrò subito di essere un grande conoscitore di certi casi civili, come quello della Baraldini. Un altro grande scrittore sul quale non avevo dubbi sull’impegno civile è Pino Cacucci. La sua intervista, rilasciata nel novembre del 2004, nello stupendo spazio sotterraneo delle librerie Feltrinelli di Bologna, a due passi dalle due torri, dimostra la grande intelligenza di questo intellettuale e la costanza del suo impegno contro le dittature dimenticate. Infine, tra i giornalisti più famosi al mondo, non poteva mancare un altro grande nome, Gianni Minà. Il 5 febbraio del 2005 fu l’ultima persona ad essere intervistata. Quando telefonai al numero di casa, era all’estero, nell’America Latina a presentare il suo documentario sull’uomo che viaggiò con Che Guevara. Al suo ritorno ebbi la fortuna di conoscere Minà. Registrammo l’intervista nel salone di casa sua, a Roma. Nonostante la sua grande fama, fu con noi di un estrema gentilezza e cortesia. Inutile dire che Minà è stato l’unico giornalista occidentale a intervistare Fidel Castro, e oggi, direttore della prestigiosa rivista Latino America, coinvolge la stessa Silvia Baraldini. Era l’inizio di febbraio 2005, un giorno arrivò per posta un piccolo pacco contenente un cd musicale. Era la colonna sonora che PaolaTurci ci aveva inviato. ‘Parole per Silvia’, brano musicale inedito e stupendo. Un vero pezzo d’autore. E infine, la sua intervista, di Silvia, inedita, rilasciata nel novembre del 2004, nella casa di periferia romana. Su questa intervista non voglio anticipare assolutamente nulla. Posso solo dire che ho avuto il privilegio di intervistare una persona che ha conosciuto i più grandi personaggi del mondo politico della sinistra mondiale, il privilegio di ascoltare di persona parole che altri, fino a quel momento non  avevano mai ascoltato. Di Silvia non so cosa si possa dire. Non so nemmeno cosa si possa aggiungere al motivo che ci ha spinti a realizzare questo straordinario, impegnativo e inedito progetto documentaristico. La storia mi ha regalato momenti irripetibili. Mi ha consegnato l’amicizia di una donna unica, forte, sincera, onesta, combattente. Insieme a Matteo Lenzi, regista di questo documentario, Massimiliano Valentini, il fotografo che ha immortalato ogni attimo di questo progetto, Gabriele Lenzi, aiuto regia e tecnico molto preparato,  e un gruppo di ragazzi che hanno contribuito alle riprese e agli spostamenti, ho vissuto un anno che per tutta la vita resterà nella mia anima. Insieme a Massimiliano, Matteo e Gabriele, sono stati percorsi oltre settemila chilometri, formulato oltre ottanta domande, registrato oltre dieci ore di materiale in betacam, scattato oltre mille sequenze fotografiche, trascritto ore e ore di registrazione in word, montato in cinque diverse versioni il dvd, diverse centinaia di ore in contatti telefonici, lettere, e mail, incontri, e così via. A corredare tutto questo però serviva qualcosa. Un narratore. La voce, lo stile e la professionalità di un attore come Francesco Lanza, che in passato aveva lavorato con Leo De Berardinis, era la persona giusta. Francesco accettò subito la proposta di prestare la sua immagine per il dvd, raccontando e leggendo articoli di giornali e quotidiani che parlavano del caso Baraldini, dal 1987, l’anno in cui i quotidiani cominciarono a occuparsi del caso, al 1999, l’anno del rimpatrio in Italia. Registrammo tutto in una notte, per una prima versione che doveva partecipare al concorso di giornalismo Ilaria Alpi. Non ci classificammo, ma avevamo un prodotto che ci fu di aiuto per i successivi montaggi, tagli, modifiche, aggiunte. Poi fu utile anche per i contatti per una parte dei finanziamenti.  Qui si apriva una delle fasi più delicate perché tutto il lavoro di un anno e la nostra credibilità poteva essere messa in discussione. Era necessario trovare un modo per diffondere innanzitutto il dvd. Il direttore editoriale della cooperativa giornalisti ‘Corso Bacchilega’, che gestisce i settimanali ‘sabato sera’, ‘sette sere’ e  ‘sabato sera- bassa romagna’,  Valerio Zanotti, che già nel maggio del 1998, allora direttore responsabile del giornale, fu tra i finanziatori della manifestazione in favore di Silvia, ‘L’Emilia e una notte’, appena preso in esame il dvd, accetta la proposta di diffonderlo almeno in tre regioni, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. Prendo i primi contatti con il Presidente dell’ARCI della provincia di Bologna, Giovanni De Rose, in primavera del 2005,  per una richiesta di finanziamento. De Rose apprezza il progetto e il dvd. Ancora oggi è a lui che sono grato perché è stata la persona che si è assunta la responsabilità di finanziare parte del progetto su un nome che scotta, come quello della Baraldini. Nome che altri, pur manifestando solidarietà al caso, hanno preferito restarne fuori. Tra i titoli di coda del documentario ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato o sono stati coinvolti, in un modo o nell’altro, durante questo anno di gestazione, alla realizzazione di questo progetto. Ringrazio fin da ora l’assessore alla Cultura del mio comune, Luca Lelli, dove verrà proiettata la prima nazionale, per la sensibilità dimostrata. Ringrazio anche tutti i comuni, le associazioni, i privati, o chiunque sarà interessato alla proiezione e alla divulgazione del dvd e a eventuali dibattiti di approfondimento. Altro non voglio aggiungere. Sarà il pubblico a giudicare il risultato di questo lavoro e a giudicare la storia di una donna che ha combattuto conto le ingiustizie e se l’ingiustizia stessa l’ha condannata. Io sono convinto che Silvia debba essere liberata. Il fine di questo dvd è appunto la sua liberazione, attraverso una lotta di conoscenza per l’opinione pubblica della verità di questo caso storico.

Giuliano Bugani 

Aggiungiamo qualche link utile: 'Liberate Silvia',  www.liberatesilvia.org  è venduto da www.365bookmark.it  e  edito appunto da www.bacchilegaeditore.it

Una valida e completa raccolta di documenti sul caso di Silvia Baraldini è consultabile in: http://www.luciomanisco.com/barald/barald_1.htm

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/03/2006 10:50 | Permalink | commenti (5)
categoria:diritti, baraldini silvia
venerdì, 17 marzo 2006

Mitrokhin: relazione finale. Misteri e dintorni.

Ieri non è stata votata la relazione finale della Commissione Mitrokhin presentata dal Senatore Paolo Guzzanti, per mancanza del numero legale. Non erano presenti tutti i commissari dell’Unione, che hanno depositato un loro documento molto critico, ma anche tre esponenti della CdL facendo mancare il quorum necessario di 21 membri per solo due voti.

La commissione è stata quindi sciolta. Il Senatore a vita Giulio Andreotti ha spinto affinché non si giungesse ad una votazione. A suo dire è necessario un approfondimento da rimandare eventualmente ad una nuova commissione da ripristinare nelle prossima legislatura.

Sulle conclusioni sostenute dal Senatore di Forza Italia, abbiamo già discusso abbondantemente in questa sede, ma cercheremo di farlo ancora. Ieri, a caldo, Guzzanti ha rilasciato una lunga e completa intervista a “Lino on line” che riportiamo integralmente nei commenti.  In essa sono richiamati tutti i punti più salienti dell’inchiesta:

  • la denuncia ai tre Presidenti del Consiglio Dini, Prodi, D’Alema e ai due direttori del Sismi Siracusa e Battelli per irregolarità nella gestione del dossier Impedian (Relazione Cordova);
  • l’attentato al Papa (pista sovietica);
  • il caso Moro (BR eterodirette dal KGB e connivenza di Romano Prodi);
  • la strage alla Stazione di Bologna (pista medio-orientale e patto segreto tra stato e palestinesi).

     

Come ben conclude il senatore, se ciò che afferma fosse anche solo parzialmente vero andrebbe “riscritta tutta la storia d’Italia”.

Ma per riscrivere la storia bisogna partire da documenti certi e da fatti inconfutabili.

Ad oggi le polemiche da blog che abbiamo sostenuto con Guzzanti su Prodi e la seduta spiritica e sulla presunta affiliazione sempre di Prodi al KGB ci sembrano evidenziare una certa inconsistenza documentale.

Non solo penalmente parlando, ma anche “moralmente”. Ovvero non ci sembrano esserci prove tali da portare a condanne penali, ma nemmeno tali da ritenere qualcuno “moralmente” colpevole.

Affermare per esempio che “Prodi fece un’intervista in cui si schierò contro Gorbaciov a favore dei golpisti, dichiarandosi anche amico del capo dei golpisti. Questi sono fatti”, avendo tutti a disposizione quella intervista in tutta la sua ingenuità e innocenza, ci sembra eccessivo.

Il discorso sarebbe diverso se dagli archivi dell’est fosse emerso qualche preciso documento che avvalorasse questa supposizione.

Se qualcuno riprende in mano i giornali di quei giorni dell’agosto 1991, quando il golpe di Kriuckhov era in atto, e segue il ragionamento di Guzzanti, sarebbe tentato di accusare di connivenza con i golpisti il Presidente Cossiga e il Primo Ministro Andreotti, piuttosto che l’economista Prodi.

Non può, lo ripetiamo al senatore, un’accusa così grave basarsi su una intervista così palesemente innocua. Per una volta ci sentiamo di condividere la posizione di Andreotti. Chiediamo approfondimenti.

Senatore Guzzanti porti alla luce il Sacro Graal. Il vero Dossier Mitrokhin.

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/03/2006 08:59 | Permalink | commenti (7)
categoria:campagna elettorale, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo, moro aldo
lunedì, 13 marzo 2006

Se questi son uomini (e donne)

Aggiornamento del 15 marzo 2006:

Non è bastata la vergogna. Ora i soliti noti fanno capire che si trattava di una vera e propria trappola. I cosiddetti ministri Castelli e Maroni chiedono a gran voce l'espulsione degli immigrati che hanno presentato domanda e non rientreranno nei 170.000 previsti. Ho saputo di uffici postali in cui i computer si sono bloccati e i poveretti che aspettavano in fila hanno visto azzerarsi anche quell'esigua speranza di poter rientrare nelle quote e che li ha fatti stare al freddo per 3 giorni e 3 notti... Una VERGOGNA senza appello. Le parole dei suddetti cosiddetti ministri spero restino nella memoria di ciascuno:

(ANSA) - ROMA, 15 MAR - ore 14:16 - 'Sono in attesa della risposta del ministro Pisanu'. Cosi' il guardasigilli Castelli sui clandestini in coda ieri alle poste. 'Se si fa una legge, la Bossi-Fini, bisogna farla rispettare'.Castelli boccia anche la consulta islamica voluta da Pisanu:'e' un mostro giuridico'.Anche Maroni interviene sull'immigrazione.'Pisanu - dice - ha l'obbligo di procedere con le espulsioni dei clandestini che hanno presentato la domanda per il permesso di soggiorno. Non si tratta di una sanatoria'.

 

"6.244 uffici postali abilitati accetteranno le domande a partire dalle ore 14.30 di martedì 14 marzo".

Ma ieri, domenica 12 marzo, già migliaia di uomini e donne erano in fila al freddo pungente davanti ai portoni e alle serrande abbassate.

Alcuni sono lì davanti già da venerdì. Questa sarà la terza notte e non basterà.

Le liste improvvisate occupano diversi fogli e si allungano e si modificano. Ogni due – tre ore qualcuno ripete un appello.

Decine di nomi scanditi, nomi che tradiscono ogni provenienza: Filippine, Pakistan, Marocco, Romania…

Chi non risponde viene cancellato dalla lista… sarà andato in un altro ufficio postale a rispondere ad un altro appello… o forse non ce l’ha più fatta a resistere al gelo…

Qualcuno porta un thermos di acqua calda. Ci si fa un the per scaldarsi in questo pomeriggio di ghiaccio (temperatura percepita 2° sotto zero).

Alcuni hanno costruito un riparo con delle scatole di cartone. Il vento non risparmia, s’infila nelle ossa. Cade anche qualche fiocco di neve.

Si parla con rassegnazione ma si riesce anche a sorridere.

Molti sono qui per non perdere l’occasione, ma domani dovranno andare a lavorare e non sanno ancora come faranno a restare in lista, a non perdere posizioni. Però intanto sono qui coi loro compagni, con le loro donne, a condividere.

Un vecchio italiano fa pure lui la coda, è cardiopatico ma deve presentare la richiesta per la badante di sua moglie…

Questo è un ordinario pomeriggio italiano di follia. I cittadini di serie A, in casa al caldo davanti alle TV e gli altri, donne e uomini di serie C, al gelo.

In un paese approdato con ottimismo al terzo millennio dell’era cristiana, che si vanta di aver informatizzato la pubblica amministrazione, nessuno che sia riuscito a pensare un sistema più umano ed efficiente.

Quanto tempo avranno dedicato, mi chiedo, gli attuatori della “Bossi-Fini” a questo problema? A cercare soluzioni dignitose o almeno pietose per l’accoglimento delle richieste?

In questo paese, tra i più industrializzati e ricchi del mondo, i nuovi schiavi, necessari al suo sostentamento e sviluppo, sono costretti all’addiaccio per cinque giorni di fila.

Per cercare di regolarizzare situazioni spesso acclarate.

C’è anche ipocrisia infatti in tutto ciò. Disumanità e ipocrisia. Chi non ha utilizzato in piena emergenza qualche clandestino, ultima spiaggia, per accudire una persona cara e terminale?

Oggi, davanti a 6.244 uffici postali, sono centinaia di migliaia, una moltitudine dolente, che sperano di finire tra i primi 170.000 (è la quota programmata dei flussi d’ingresso per il 2006)… ma la stragrande maggioranza di loro resterà fuori anche quest’anno. Tornerà ad essere “invisibile”. Un qualcosa (essere umano ci sembra improprio) di utile e funzionale alla società, ma senza alcun diritto e nessuna tutela.

Come se non bastasse c’è chi teme, che martedì pomeriggio, all’apertura degli uffici, le liste non vengano nemmeno prese in considerazione. Che questa fatica disumana non sia servita a nulla… C’è chi teme anche che esploderà la rabbia degli esclusi… si temono incidenti…

Sarebbe l’ennesima trasformazione di un’emergenza umana in un problema di ordine pubblico…


postato da: GabrielParadisi alle ore 13/03/2006 08:13 | Permalink | commenti (4)
categoria:immigrazione e legalità
venerdì, 10 marzo 2006

Singolar tenzone… singolar interpretazione…

 

 

 

Yis'ga'dal v'yis'kadash sh'may ra'bbo, b'olmo dee'vro chir'usay v'yamlich malchu'say, b'chayaychon uv'yomay'chon uv'chayay d'chol bais Yisroel, ba'agolo u'viz'man koriv; v'imru Omein…

[Pardes] tuttavia è godibile e insidioso avversario e come schermidore è temibile. Anche per il suo secondo coltello…

Qui / non è / in gioco la politica, / MA L’ARME / i cavalier / le dame / gli onori

polvere / sangue, / clangore d’armature / stiletti nascosti / pennacchi al vento / gole tagliate / vesciche di pelle

per rinfrescare l’arsura / con veleni / di serpenti infuocati, / sguardi di cenere / e saette / piantate come asce

dita negli occhi / rasoiate ai garretti / cremisi gualdrappe / e argentei squilli / crolli di ferraglia / e grida dagli spalti

corpi trascinati / bave di sangue / annerito…

 

Il vecchio leone / fulvocrinito / alzò quindi gli occhi al cielo / rosseggiante…

sfere di fuoco divorante, / provviste di fulmini e di rugiada”, / piovevano intorno / “provviste di fiamma e di palle di fuoco”,

in lontananza brulicanti / “bandiere ed eserciti, / schiere di principi: braci di fuoco"
Ma la mia mano / è guantata / di lische d’acciaio / immerse / nel curaro / E dita / artigliate / polso di ferro...

La collera del principe divampa? / Scoppia, / scoppia il fulmine e l'uragano inonda la terra…

 

E le damigelle godono sugli spalti / sognando / (spero) / notti d’insonnia / e magà / tra fresche lenzuola

per medicare / le arpionature degli erpici / nelle carni del vincitore / mentre la testa / del vinto / ha la lingua

fremente di mosche / sulla picca più alta / e lo sguardo smarrito

…Y'hay shlomo rabbo min sh'mayo, v'chayim alaynu v'al kol Yisroel; v'imru Omein.
Oseh sholom bimromov, hu ya'aseh sholom olaynu, v'al kol yisroel; vimru Omein.

(Paolo G., Gavriel P., Kaddish...)

 

 

Ci fu una scuola di pensiero storiografica che contestando qualunque interpretazione dei fatti storici, si limitava a produrre il documento nudo e crudo, lasciando a ciascuno la possibilità di leggerlo, guardarlo, toccarlo.

Si astenevano rigorosamente dal commentarlo, dall’esprimere una loro opinione.

Non si rendevano conto che anche così facendo la loro era pur sempre una interpretazione dei fatti...

Qualsiasi intervento umano è invasivo.

Quando misuriamo la temperatura di un ambiente dovremmo considerare l’alterazione alla stessa