E' caduta la prima bomba...

Aggiornamento 9 marzo 2006
Caro Gabriele,
Mi sono alzato un’ora prima di andare a lavorare (in Commissione, dove arrivano ogni giorno nuovi documenti, proprio alla fine del lavoro) per rispondere alle sue domande martellanti, riproposte con una insistenza mascherata da questa sua tecnica di una forma che definirei a questo punto melliflua ed entrista.
Può darsi che i miei amici della lista non conoscano l’entrismo trotskista, ma lei certamente sì: ci si traveste e si simula di essere almeno affini a quelli fra cui ci si mescola e poi si compie una scrupolosa opera di distruzione dall’interno, pezzetto per pezzetto.
Ora io di questo ho una responsabilità, perché purtroppo l’ho scambiata per un cavaliere senza macchia e certamente senza paura e vedo che forse lei non ha macchie (di sicuro come me non ha paura, e questo è un merito, ma io sono un combattente duro e senza maschera) ma ha facce diverse.
Ho dato un’occhiata a quel che ha scritto , e vedo da questo che lei è una figura di rango un po’ diverso da quello che immaginavo.
Comunque, a me fa piacere avere a che fare con i duri, perché quando il gioco si fa duro, eccetera.
Mi spiace un po’ che ci sia chi nella sua epica l’ha scambiata , per un allegro angelo sterminatore che combatte con la forza delle sole idee.
Io dico che lei invece combatte con molte armi legittime ,che sa usare, ma anche con l’arma proibita della manipolazione, che sa usare ancora meglio.
Io ho molti difetti, tutti visibili e confessati, di cui non mi vergogno e che metto in piazza con sincerità.
Lei mi sembra invece che abbia pochi difetti e sia però sostanzialmente in malafede quando combatte con me, malgrado i salamelecchi.
E veniamo alla sua lettera sulla questione Prodi e Urss.
Comincio col fare ammenda di due errori, che sono spiacevoli perché sono errori, che ammetto subito e che tuttavia non spostano di una virgola la documentazione di quanto sostengo.
Gli errori, dovuti alla mia pretesa di citare a memoria un articolo che non avevo da anni sotto il naso, sono questi:
1 - Prodi nel 1991 non era più presidente dell’Iri, ma era il responsabile della società Nomisma e con questa era, come recita l’occhiello del titolo “consulente dei sovietici”.
2. Seconda mia imprecisione: Non è in quella intervista che Prodi dichiara di conoscere bene e di essere amico di Kriuchkov, ultimo capo del Kgb, capo della giunta golpista che stava tentando di eliminare Gorbaciov, uomo che fu poi sconfitto, arrestato, messo da parte e poi allegramente reintegrato nel nuovo ordine post sovietico, e che adesso si permette di lanciare proclami contro di me, come stanno facendo tutti i membri del vecchio regime.
Sarebbe come se, dopo la caduta del nazismo e la nascita della Repubblica federale tedesca, i tedeschi democratici avessero negato le colpe della Gestapo e delle SS, e naturalmente anche i campi di sterminio e la Shoà, difendendo il passato nazista.
Ma in quella intervista si mostra amico di Pavlov, capo politico dei golpisti.
3. Le espressioni di apprezzamento di Prodi per tutta la giunta golpista che stava tentando di reintrodurre il regime comunista sovietico esistono, sono numerose e in quell’epoca notissime a tutti i collaboratori di Prodi.
4. Fine del mea culpa.
E adesso veniamo alla sua manipolazione.
Manipolare vuol dire scegliere pezzi che fanno comodo, metterli insieme e impedire che si legga il vero senso di un discorso.
Il discorso di Prodi in quell’intervista non è affatto quello che lei manipola mettendo insieme frasi generiche ma è chiarissimo: Prodi detesta Gorbaciov, detesta il suo tentativo di riformare l’Urss e dice: “Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov”.
Capisce l’Italiano, Paradisi?
Dice Prodi: il popolo non è con Gorbaciov.
Seguono poi quelle generiche parole di apprezzamento, per poi tornare al sodo:
“Il popolo non è con lui. A noi occidentali spesso in missione a Mosca la gente diceva: lo stimate solo voi”.
Poi l’articolo spiega che Prodi è diventato, dopo Nomisma “consulente del governo sovietico e promotore di una scuola di formazione per i manager dell’Urss”.
Prodi dichiara di essere molto amico di Pavlov, che non era il capo magazziniere, ma il primo ministro golpista che aveva guidato politicamente la giunta (mentre Kriuchkov, capo del kgb dava il supporto logistico).
Quindi Pavlov e non Kriuchkov era amico di Prodi che detestava Gorbaciov e per lui Prodi ha parole di tenerezza politica: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov, un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto è una scelta coerente”.
Capisce, Paradisi? Prodi sostiene che Gorbaciov è un fallimento e che Pavlov facendo un colpo di Stato è coerente: non c’è una sola parola, neanche mezza, di presa di distanza.
Allora non so se lei è al corrente del fatto che il Kgb non era un banale servizio segreto, come la Cia.
Il servizio segreto come la Cia in Urss era il Gru militare, se vuole come il nostro Sismi. Quello che io ho accusato di aver ordito, su imput di Breznev, l’attentato a papa Giovanni Paolo II.
Il Kgb era una istituzione poliziesca totale e globale (globale: ecco una parola a lei familiare) che comandava su tutti gli aspetti della vita civile dell’Unione Sovietica.
Il Kgb comandava sui conservatori di pianoforte, decideva chi dovesse fare la modella (la mia amica Louda Tsibikov, che ora vive a new York con suo marito, donna bellissima e altissima, mi raccontò come un giorno il Kgb la convocò e le comunico che da quel giorno lei sarebbe stata indossatrice), sul cinema, sull’economia, sui giornalisti stranieri, sulle aziende straniere in Urss, sui programmi televisivi, eccetera.
L’istituto Plehanov era una delle sezioni del Kgb direttorato economico, e Nomisma era in joint venture con quell’istituto, ovvero con il Kgb, fine del discorso.
O lei pensa che il Kgb sotto Gorbaciov fosse un’istituzione di orsoline? Il Kgb di Gorbaciov, che io ho visto in campo nei Paesi baltici e poi in Romania dopo l’assassinio di Nicolau ed Elena Ceausescu, sotto il gorbacioviano Iliescu, era feroce, assassino, terribile: Gorbaciov fece fucilar 12 agenti del Kgb che erano passati al campo avverso, man mano che l’agente della Cia Ames li svelava. Il “buon Gobaciov” era l’uomo prescelto da Andropov e poi da Cernenko, e sotto di lui la polizia segreta era terribile e mostruosa: pochi giorni prima del golpe ero a Mosca e ho visto gli uomini del kgb picchiare selvaggiamente per strada i venditori di orologi, in borghese, mentre tutti fuggivano urlano “Kaghebè, kaghebè...”.
Quindi, ripeto: Prodi, che non aveva alcun bisogno di una seduta spiritica per proteggere qualcuno dell’Autonomia per passare l’informazione su via Gradoli, mise in moto un meccanismo come quello del piattino che portò alla fuga dei brigatisti.
Prodi era dalla parte dei golpisti durante il golpe. Prodi stava dalla parte di quello stesso Kriuchkov che oggi accusa me di essere un provocatore.
Paradisi, mi risponde per favore anche sulla questione dei media.
A stamattina, mi dice la mia segretaria Francesca, sono oltre 1000 (mille) i media mondiali che si stanno occupando della Commissione Mitrokhin e del suo presidente. Ma fra quei valorosi mille non ci sono Corriere della Sera (ora ufficialmente prodiano), la Stampa, La Repubblica, le tre reti del servizio pubblico e neanche quelle private. Lei ha sostenuto che il silenzio su di me dipende dallo scarso interesse di quel che faccio e dei risultati della Commissione. Ciò sembra in lieve collisione frontale con i dati di fatto.
Come la mettiamo?
Cordialissimi saluti dal suo
Paolo Guzzanti
Aggiornamento 6 marzo 2006
Tovarich Prodi-Romanov
Ieri Paolo Guzzanti su Il Giornale a proposito di Vladimir Kriuchkov (uno dei leader del golpe del 1991 in Unione Sovietica) scriveva “Ma c’è un importante circostanza che lega questo signore alle nostre vicende e la circostanza sta nella intervista che il professor Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, concesse al Corriere della Sera mentre era in corso il golpe nell’agosto del 1991. L’intervistatore chiese a Prodi che cosa pensasse del golpe e lui disse prima di tutto che se l’aspettava, poi che conosceva bene il signor Kriuchkov e che avrebbe atteso ancora un po’ per valutare il nuovo corso economico della nuova Unione Sovietica. Quindi: comprensione per il golpe, un apprezzamento per il capo del Kgb e attesa fiduciosa nel nuovo corso da guerra fredda”.
Al di la di un primo lampante ma veniale errore dovuto di certo alla fretta o ad una rilettura troppo veloce del pezzo (Prodi aveva infatti lasciato la presidenza dell’IRI già da un paio di anni, nel 1989), ci siamo andati a rileggere il famoso articolo per scoprire come si era espressa in quei giorni di trepidazione la vera natura di Prodi, poiché, come ci dimostra il senatore forzista, sotto le mentite spoglie di un già pacioso e innocuo professore cattolico in realtà si nascondesse un bieco bolscevico.
Si tratta di un intervista rilasciata a Massimo Gaggi il 20 agosto 1991. Il titolo è già di per sé un inno al comunismo: Prodi: “In pericolo non solo le commesse ma la svolta verso l’economia di mercato”!
Dopo questo inquietante incipit, le successive prese di posizione di Romanone nostro sono a dir poco destabilizzanti.
In primis l’opinione verso Gorbaciov che viene liquidato con uno sprezzante: “E’ il più grande personaggio comparso sulla scena mondiale negli ultimi dieci anni, uno straordinario innovatore”.
Quindi sempre più impressionati ci siamo andati a cercare le lodi sperticate nei confronti del suo amico golpista Vladimir Kriuckhov già capo del KGB e… e… non abbiamo trovato nulla…
In effetti Prodi nomina un sovietico col suffisso –ov nel cognome, ma si tratta di Valentin Pavlov (allora primo ministro) che viene citato in questi precisi termini: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia. Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”.
Poi un susseguirsi di frasi dal chiaro tono di comprensione per il golpe e di attesa fiduciosa nel “nuovo” corso: “Piuttosto la svolta interrompe un pezzo di cambiamento del mondo, un’esperienza che va dalla liquidazione di Yalta allo spostamento del confine Est-Ovest sempre più a Oriente. Questo è il vero blocco potenzialmente minaccioso nel lungo periodo: qui si giustifica la reazione dei mercati”; “a questo punto tutto è possibile, anche un ritorno al vecchio centralismo”; “perché la destituzione di Gorbaciov tira in ballo tutti i nuovi equilibri, compresi quelli del Medio Oriente dove le prospettive della conferenza di pace si fanno all’improvviso difficilissime”…
Per dar modo a tutti di farsi un’idea di ciò che arrivò a dire in quell’occasione Romano Prodi, riportiamo integralmente l’articolo nei commenti, lasciando però una domanda per il Senatore Paolo Guzzanti che sicuramente ci leggerà:
Si riferiva, senatore, quando ha scritto l’articolo di ieri, forse ad un’altra intervista rilasciata al Corriere in quei giorni e a noi forse sfuggita nella penombra dell’emeroteca?
Riceviamo dal Senatore Paolo Guzzanti e pubblichiamo:
Insisto per Prodi a rimettere in colonna i soli fatti certi che lo collegano e lo legano in maniera lampante con il KGB:
1 -Il gioco del piattino si concluse con la fuga dei brigatisti da via Gradoli. L’informazione Gradoli NON venne da una fonte dell’Autonomia e NON c’era alcuna necessità di coprire la fonte chiunque fosse, perché la legge prevede il caso di una fonte che intende restare riservata e non c’era bisogno di alcuna seduta spiritica per questo, codice alla mano (vedi Esposto denuncia di Cordova).
La Commissione Mitrokhin ha provato al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, grazie ai documenti originali forniti dalla Procura Generale di Budpest a me personalmente, che le Brigate Rosse erano parte integrante di una rete militare e terroristica alle dipendenze dirette del KGB e del GRU attraverso l’intermediazione di Ilich Ramirez Sanchesz detto Carlos e della Stasi.
Il rapimento Moro servì soltanto per l’interrogatorio di Moro che si concluse con la soppressione dell’interrogato.
Durante i 55 giorni di interrogatorio sparirono dalla cassaforte del Ministro della Difesa i piani Top Secret dell’operazione Stay Behind e della difesa nord dell’Italia, per poi riapparirvi dopo la morte di Moro.
2- Durante il golpe contro Gorbaciov Prodi tifava per i golpisti e si dichiarava amico del loro capo, nonché capo del Kgb
3 - La Nomisma aveva una sede a Mosca ed era in connessione con il KGB sezione economica.
L’uomo che faceva la spola per conto di Prodi fra Roma e Mosca era l’attuale onorevole Andrea Papini, ora mio vice presidente nella Commissione Mitrokhin allora soltanto collaboratore di Prodi. Fonte: l’onorevole Andrea Papini.
4 - Durante l’arrivo delle schede del KGB il presidente del Consiglio Romano Prodi costrinse il direttore del Sismi Sergio Siracusa ad una catena di illegalità ora all’attenzione del Tribunale dei Ministri, dove sono stati deferiti, da me e da Cordova, sia lo stesso Prodi, che Dini e D’Alema.
5 - il generale Siracusa che compì tutte le illegalità necessarie a mascherare il dossier Mitrokhin, ricevette come compenso ciò che mai alcun militare europeo ha mai ottenuto neanche ai tempi del fascismo:
il comando dell’arma dei Carabinieri ripetuto persino dopo aver superato i limiti d’età, più i benefici di una legge ad personam che fingendo di trasformare l’Arma nella Quarta forza armata, ha soltanto messo a disposizione di Siracusa un numero enorme di promozioni con cui premiare i suoi fedeli.
Sono curioso di vedere se qualcuno ha da ridire su questi dati di fatto e con quali argomenti.
Grazie di nuovo.
Paolo Guzzanti
Oggi su Il Giornale è uscito un articolo del Senatore Paolo Guzzanti in qualità non di vicedirettore od opinionista di quel quotidiano, ma come Presidente della Commissione Mitrokhin. In questa veste Paolo Guzzanti viene spesso gentilmente ospitato dal direttore Belpietro al quale egli non manca di inviare sentiti ringraziamenti.
Come avevamo temuto i primi spezzoni d'artiglieria cominciano a cadere sul terreno già tormentato di questa lunga, estenuante, campagna elettorale.
Un paio di interviste rilasciate rispettivamente da un magistrato francese Jean Luis Bruguière (ben altro colore hanno le toghe oltralpe), e dal golpista sovietico Vladimir Kriuchkov, danno modo a Guzzanti di mettere insieme i tasselli che già impreziosivano il suo quadriennale lavoro in Commissione e le relative Relazioni finali di maggioranza.
Lo scenario che ci disegna il Senatore di Forza Italia è degno del miglior Le Carrè. E' un quadro d'insieme a suo modo amplissimo e "maestoso". L'Unione Sovietica e i suoi servizi, impegnati nella loro missione di conquista del mondo, figurano dietro alle azioni più terribili che insanguinarono il nostro Paese negli anni '70 e '80. L'URSS era quindi dietro alle stragi, non richiamate in quest'articolo ma già fatto altrove, impropriamente fino ad oggi definite fasciste; era dietro all'attentato al Papa polacco; era dietro al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro.
Il vecchio PCI, ovviamente, con le sue propagini rivoluzionarie di "compagni che sbagliano", era la quinta colonna di questo "progetto finale" e Prodi, sì proprio lui, il candidato dell'Unione di Centro Sinistra alle imminenti elezioni politiche, chissà perchè allora camuffato tra le file della DC, finisce per essere il regista effettivo e operativo delle azioni criminose.
Finalmente il "Grande Vecchio" è stato scoperto, anche se allora, diciamo nel 1978 (omicidio Moro), Prodi Romano, classe 1939, aveva meno di quarant'anni, qualche puntina di canizie già si avvertiva nel suo volutamente ingannevole volto paffuto...
Per ora, dalle carte, emergono prove, se ci si passa questo termine ardito, alquanto labili. Sul caso Moro infatti viene ribadito il ruolo determinante di Prodi nelle soffiate agli amici brigatisti (la seduta spiritica e Gradoli-Paese, tema già ampiamente trattato da noi in questo blog...), mentre a riprova della sua vicinanza conl'Unione Sovietica e quindi ai suoi criminali scopi, viene riportata un'intervista del medesimo al Corriera della Sera in cui, il pacioso Mortadella, sembra non prendere adeguatamente le distanze dai restauratori golpisti di Kriuchkov.
Poca cosa direte voi, ma questo, ne siamo certi, è solo l'assaggio. Come in ogni thriller che si rispetti, la suspance è d'obbligo. Questa è solo un'anteprima, un abbozzo, una punta di iceberg di qualcosa di ENORME che potrebbe destabilizzare (come teme lo stesso Andreotti) il Paese intero... e proprio alla vigilia delle elezioni...
Aspettiamo, sarà solo questione di ore ormai, e verranno resi noti e pubblici i documenti inconfutabili emersi dagli archivi della Stasi, del KGB, del GRU e di tutti gli altri servizi segreti comunisti, setacciati con rigore dai commissari (di maggioranza) della Mitrokhin. Il tempo stringe. Alle elezioni mancano sole poche settimane ormai.
Possiamo mandare al governo dell'Italia i complici del'Unione Sovietica, oggi, che l'Unione Sovietica non c'è nemmeno più?