giovedì, 30 marzo 2006

APPELLO DI VOTO (CENTRODESTRA)

Mancano una decina di giorni alle elezioni politiche. Da oggi al 9-10 aprile abbiamo pensato di pubblicare solo appelli al voto. Ne pubblicheremo almeno tre: uno per il Centrodestra (oggi), uno a favore dell’astensione e infine, dulcis in fundo, uno per il Centrosinistra.

L’idea ce l’ha data il nostro amico Senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti col quale abbiamo dialogato e discusso in questi mesi, spesso animatamente, ma sempre con grande piacere.

Egli infatti ci ha chiesto espressamente di pubblicare un articolo che ha scritto a due mani con Renato Brunetta, e che oggi è comparso su diversi quotidiani (Il Giornale, Tempo, Foglio, Libero, Opinione, QN). Ce lo ha chiesto come atto di “lealtà e di giornalismo”. Sicuramente ci onora e raccogliamo senz’altro l’invito. Lo facciamo anche perché in questo umile luogo abbiamo sempre pubblicato tutti i documenti che abbiamo ritenuto rilevanti, relativi all’argomento che di volta in volta stavamo trattando. E questo a prescindere dal fatto se quel documento fosse o meno in sintonia con la nostra opinione o visione delle cose. Crediamo che oggi come oggi, grazie alla Rete, sia molto difficile nascondere qualche notizia, qualche dichiarazione video o scritta che sia, pertanto raccogliere con ordine in un determinato punto tutto il materiale che riguarda un certo argomento, crediamo sia solo un tributo all’informazione corretta, onesta, e in ultima analisi un contributo alla verità.

Il senatore poi, ci ha anche scritto: “metta il nostro appello sul suo Blog tutto intero, poi ne dica quel che vuole, ma pubblichi…” e quindi, accoglierò con infinito piacere anche questo suo ulteriore invito... magari domani, quando l’appello si sarà debitamente depositato nelle menti libere dei nostri lettori…

 


 

APPELLO AI DELUSI (29 marzo 2006)

1. Il 9 e 10 aprile a decidere delle sorti dell’Italia sarà paradossalmente chi non voterà, piuttosto che chi si recherà alle urne. L’Italia è infatti divisa tra la minoranza guidata dall’ex partito comunista, e la maggioranza che ad esso si è sempre opposto e si oppone. E mentre gli elettori della sinistra sono tutti determinati al voto, tra gli elettori di centrodestra è forte la tentazione di disertare.
2. In tanti, infatti, serpeggia un sentimento di delusione. Si aspettavano una rivoluzione liberale che non si è ancora realizzata, si aspettavano che l’Italia cambiasse più e meglio di quanto non sia cambiata.

3. Noi li comprendiamo, condividiamo con loro questo sentimento e vogliamo essere interpreti e garanti della loro volontà di un più deciso impegno a realizzare la rivoluzione liberale
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4. Noi crediamo che in tante, troppe, occasioni la Casa delle Libertà abbia peccato di ingenuità, di sudditanza nei confronti dei poteri forti, di incapacità di gestire il potere con la determinazione e la dignità che vengono dal consenso, di eccessiva ricerca del compromesso anche quando non era necessario, di estenuante litigiosità interna, di disattenzione e scarsa disponibilità ad ascoltare e a stare tra la gente, di incapacità a comunicare tutto il buono realizzato e di contrastare tutto il falso sparso sul Paese dai nostri avversari e dai media con loro compiacenti. E, cosa più grave di tutte, di aver sottovalutato i tanti segnali di allarme che venivano dalle infelici prove elettorali degli ultimi anni.
5. Noi siamo convinti che, nonostante tutto questo, il governo Berlusconi sia stato il migliore dal secondo dopoguerra. Che le tante riforme fatte siano state tutte importanti, coraggiose, intelligenti, necessarie e che abbiano dato inizio alla irreversibile modernizzazione dell’Italia e alla sua trasformazione in un Paese fondato sulla libertà.
6. Noi, però, sappiamo che le riforme hanno bisogno di tempo per manifestare i loro effetti, mentre gli italiani hanno dovuto scontare il prezzo di una crisi economica le cui responsabilità vengono da lontano, insieme al continuo attacco di una politica intrisa di odio nei nostri confronti, ai limiti della guerra civile, scatenata con cinismo e spesso con violenza fisica da una sinistra che non ha nulla a che fare con il laburismo e la socialdemocrazia delle democrazie occidentali.
7.
Noi diciamo ai delusi che quella rivoluzione è ancora a portata di mano, della stessa mano che segnerà sulla scheda la sorte dell’Italia e degli italiani.
8. Noi ricordiamo ai delusi che quel popolo che ha sempre resistito attivamente all’equivoca egemonia comunista è ancora maggioritario nella società italiana, nel lavoro, nelle imprese, nelle professioni e nei cuori della gente. Ma rischia di diventare per la prima volta minoritario nelle urne, per nostra responsabilità e per loro delusione.
9. Noi avvertiamo i delusi che la sconfitta della Casa delle Libertà provocherebbe il crollo della speranza della gente libera che vedrebbe tramontare, chissà per quanto, l’unica occasione possibile di una rivoluzione liberale. Guai se ciò accadesse.
10. Per questo rivolgiamo ai delusi un appello. E offriamo loro un impegno sull’onore per il quale chiediamo ancora cinque anni di fiducia. Lo chiediamo con l’orgoglio degli obiettivi realizzati, e con la volontà di fare di più e meglio. Noi siamo consapevoli che le grandi rivoluzioni liberali del nostro tempo, come quelle della Thatcher in Gran Bretagna e di Reagan negli Stati Uniti, si sono sempre realizzate con il secondo mandato, non con il primo. Il lavoro iniziato cinque anni fa deve essere compiuto.
11.
Noi ci impegniamo a batterci per un governo di persone competenti, che abbia e dimostri sempre una forte e visibile passione politica, capace di fare, ma anche di ascoltare, comprendere, rispondere e decidere.
12. Noi ci impegniamo a lavorare ancor di più per Forza Italia, per farne un partito diverso dagli altri, dove si discutano ancor più apertamente idee, uomini e programmi, capace di rappresentare sempre meglio quel blocco sociale e politico che a Forza Italia ha dato in questi anni la sua fiducia, ma anche affidato una missione in parte incompiuta.
13.
Noi siamo con Berlusconi e a Berlusconi intendiamo garantire tutta la forza politica necessaria per resistere all’assedio soffocante della vecchia politica che spinge sempre, come è nella sua natura, a compromessi al ribasso.
14. Tanto leali, quanto liberi: questa è la nostra identità e la nostra credibilità, insieme al nostro impegno a saper dire di no, a dire sempre la verità e a mostrare la verità ai cittadini, nonostante l’assordante rumore delle mistificazioni che oggi provengono da quasi ogni parte.

15. Chiediamo ai delusi di non disertare le urne, consegnando l’Italia a coloro che la riporterebbero indietro. Lo chiediamo con orgoglio, con passione, con animo libero e sincero, e col sentimento di chi è con gli italiani che lavorano, che producono, che rischiano tutti i giorni, che si affacciano al futuro e lo vogliono limpido e rassicurante, ricco di libertà e di opportunità. Gli italiani liberi possono vincere ancora.

Renato Brunetta Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/03/2006 18:13 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 22 marzo 2006

Prodi Under Attack

Sul prossimo numero di Panorama uscirà l'articolo di Paolo Guzzanti che potete già leggere per intero nei commenti. Niente di nuovo rispetto a ciò che sapevamo e su cui abbiamo avuto già abbondantemente occasione di discutere. Sicuramente però l'articolo del Senatore di Forza Italia e presidente della Commissione Mitrokhin, costituisce il "la" all'attacco finale al candidato premier del Centro Sinistra. Il Senatore Guzzanti del resto non ha mai fatto mistero del fatto che il suo lavoro sarebbe tornato utile in campagna elettorale. In un'intervista rilasciata un anno fa (19 marzo 2005) a Gianteo Bordero per Ragionpolitica.it (Dipartimento Formazione Forza Italia), egli diceva: "Dobbiamo tutti, anche nel centrodestra, capire l'importanza politica della Commissione Mitrokhin. Può essere un elemento molto importante per vincere le prossime elezioni politiche del 2006. E' pertanto iniziata la battaglia finale...

 

Tornando ai contenuti osserviamo la ripetitività delle accuse rivolte a Prodi senza peraltro, almeno per ora, nessun elemento nuovo e decisivo. Vorremmo sottoporre al Senatore quindi alcune semplici considerazioni e domande al riguardo che secondo noi smontano facilmente le accuse così impostate:

 

 

1)     Se Prodi era in combutta con le BR e voleva avvertire i sequestratori di Moro del fatto che gli inquirenti si stavano avvicinando al loro covo di Via Gradoli, perchè mai non fece giungere loro un messaggio diretto attraverso i canali che sicuramente saranno esistiti ed egli, dunque, non poteva non conoscere? Perchè invece pensò bene di lasciare quel nome di Via, camuffandolo però sagacemente in nome di paese, in mano alle Forze dell'Ordine, sperando che esse, incapaci a decifrare giochi di parole e rebus così arguti, si precipitassero al suddetto paese con grancassa mediatica al seguito? L'abbiamo già detto in un post dedicato, ma secondo noi, le BR di fiancheggiatori e di informatori così maldestri e chiassosi ne avrebbero fatto sicuramente e volentieri a meno. Perchè mai dunque Prodi, se era un “agente” del Kgb, non usò canali segreti e più discreti e si prestò viceversa ad una trovata che l’avrebbe reso “estremamente imbarazzato ed estremamente ridicolo” (Audizione presso la Commissione Moro – 10 GIUGNO 1981)?

 

2)     Abbiamo notato con soddisfazione che il Senatore, crediamo anche su nostra indicazione, ha corretto il nome dell’amico fraterno di Prodi, il golpista sovietico del 1991, Valentin Pavlov. Infatti in un suo precedente articolo su Il Giornale (La verità dimostrata, 5 marzo 2006), egli parlava appunto di stretti rapporti di Prodi non con l’allora Primo Ministro, bensì con Vladimir Kriuchkov che al tempo era nientepopòdimenochè capo del KGB. Una differenza non da poco vista la tesi che si voleva far passare… Tornando ai rapporti di Prodi e Pavlov voglio riportare integralmente il brano della famosa intervista al Corriere a cui (unica pezza giustificativa?) lo stesso Guzzanti continua a riferirsi: “Ma la svolta repentina,” - chiedeva l’intervistatore – “il voltafaccia del primo ministro Pavlov non produrranno reazioni in un sistema non più gestito in modo centralistico?”. Lo sciagurato rispose: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia. Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”. That’s All Folks! In questa frase secondo Guzzanti Prodi “manifestò comprensione per il golpista Pavlov, suo stimato amico, mentre quello tentava di eliminare Michail Gorbaciov”. (!?) Come si riesce, Senatore, a sostenere questa affermazione leggendo quella sola frase? Non ritiene sia un po’ pochino? Possibile che non esistano altri documenti più espliciti che possano approfondire qual’era in realtà il rapporto “pericoloso” tra Prodi e Pavlov?

 

3)     Sulle carte recepite nello scorso dicembre in seguito alla “rogatoria compiuta dal Parlamento italiano presso la Procura di Budapest” che testimonierebbero “che il gruppo di comando delle Brigate Rosse faceva parte integrante di una rete militare sorvegliata dal Kgb e usata dal Gru, cioè dal servizio segreto militare sovietico”, non possiamo dire nulla finchè non le leggeremo. Per ora possiamo dire di aver raccolto e già pubblicato una smentita sul reale contenuto di quei documenti da parte dell’On. Valter Bielli, membro anch’egli della commissione Mitrokhin, il quale riteniamo se ne assumerà per intero la responsabilità. Riportiamo quanto ci disse: “per quanto attiene alla visita della commissione a Budapest il funzionario ungherese aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo… che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia… Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parla della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br”.

 

4)     Sulle omissioni, “sbianchettamenti” e altri reati imputati a Prodi (ma anche a Dini e a D’Alema in qualità anch’essi di Presidenti del Consiglio e ai vertici del Sismi, Siracusa e Battelli), il documento di riferimento resta la Relazione Cordova depositata il 20 dicembre scorso. Si è per ora pronunciata la Procura di Roma chiedendone l’archiviazione (8 febbraio). Il Senatore Guzzanti ha quindi inviato una lettera al Tribunale dei Ministri che dovrà pronunciarsi. Attendiamo il pronunciamento.

 

 

Sia chiaro comunque che noi qui non vogliamo sostenere che il KGB, il GRU, L’Unione Sovietica o Brezniev in persona non fossero eventualmente coinvolti in vicende gravi o avessero responsabilità diretta su determinati episodi. Crediamo siano argomenti che andranno sviscerati e valutati dagli storici e, qualora si rilevino eventi che comportano ancora oggi conseguenze penali, andrà fatto dagli organi competenti. Quello che qui vogliamo dire è che le informazioni così confezionate non ci sembra configurino responsabilità e accuse così gravi a carico di una persona, Romano Prodi, che raccoglie comunque il consenso di almeno la metà, forse più, degli italiani. Se ci sono documenti espliciti essi vengano esibiti, le interpretazioni di articoli di giornale o di veniali “bicchierate” tra amici avvenute quasi trent’anni fa, ci sembra, onestamente, che lascino il tempo che trovano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/03/2006 12:05 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 21 marzo 2006

Quale Sovranità?

Silvia Baraldini è stata rimpatriata il 24 agosto 1999, per scontare in Italia il resto della sua pena. Il Ministro della Giustizia americano per consentire l’operazione chiese garanzie affinché non si procedesse alla liberazione o ad uno sconto della pena come la libertà condizionale. L’Italia da parte sua dovette sostenere il rimpatrio con una sentenza della Corte d'Appello per recepire quella americana. In pratica la Baraldini non è stata giudicata in Italia, ma è stata estradata con il vincolo di dover scontare in Italia la pena inflitta negli Stati Uniti. Questo vincolo costituisce a tutti gli effetti una vera e propria riduzione della sovranità nazionale.

 

Ci sono fondate voci che ritengono l’accordo diplomatico tra Italia e USA per il rimpatrio “vincolato” della Baraldini, un vero e proprio “scambio” con la strage del Cermis. Il 3 febbraio 1998 alle ore 14.13 (ora Zulu), il velivolo EA6B della missione EASY 01 squadrone VMAQ-2 del Corpo dei Marines degli Usa rischierato alla base di Aviano in supporto all'operazione DELIBERATE GUARD, impattava i cavi della funivia che dall'abitato di Cavalese porta al monte Cermis. L'impatto provocava l'istantanea rottura dei cavi portante e traente del segmento occidentale compreso fra la stazione a valle dell'impianto ed il primo pilone di sostegno. La cabina precipitava al suolo e tutte le venti persone trasportate, di sei diverse nazionalità, decedevano. La Magistratura italiana venne di fatto esautorata dal compito di giudicare le responsabilità dell’episodio. Ciò costituisce un evidente caso di riduzione della sovranità nazionale. Qualche mese dopo la Corte Marziale USA archiviò la strage della funivia assolvendo il pilota del Prowler Richard Ashby e non processando il navigatore Joseph Schweitzer. Nel maggio 1999 il congresso americano bocciò la legge per i risarcimenti alle famiglie delle vittime del Cermis (stanziamento che era stato approvato dal Senato americano).

 

Il 3 marzo 2006 il Prof. Franco Cardini provò a inviare ai sette quotidiani per i quali abitualmente scrive, un articolo che però non trovò spazio in nessuno di essi. Noi lo pubblichiamo integralmente nei commenti, ma è reperibile anche nel sito del professore.

In questo articolo Cardini denuncia “l’inaccettabile dichiarazione di sudditanza nei confronti d’una potenza straniera, sia pur alleata”, operata dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel famoso discorso al Congresso degli Stati Uniti (1 marzo) e a bordo della portaerei in disarmo Intrepid a Manhattan (2 marzo). Quindi denuncia la scelta e le dichiarazioni fatte dal Ministro Guardasigilli Roberto Castelli in merito al sequestro avvenuto in territorio italiano dell’imam Abu Omar da parte di 22 agenti della CIA il 17 febbraio 2003. In seguito a quell’episodio la Procura di Milano aprì un’inchiesta che si concluse con l’accusa circostanziata ai 22 agenti della CIA, “la ricerca dei quali si estendeva dunque, in via di diritto, a tutti i paesi dell’Unione Europea e del mondo”. Durante l’indagine durata due anni era emerso un panorama inquietante: “dati riguardanti voli aerei gestiti dalla CIA per operazioni “coperte” in Europa, e relative complicità degli organi ufficiali preposti alla sicurezza, emersi in Germania, Svezia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Danimarca, Regno Unito, Portogallo, Francia, Spagna. In tutti questi casi, si configura una violazione della sovranità territoriale di tali paesi”. Il Guardasigilli Castelli (che, non va mai dimenticato, venne sposato con rito celtico da un druido), ha deciso di non inoltrare la richiesta di estradizione degli indiziati, si è rifiutato di fornire risposte in merito alla Procura a cui sarebbe tenuto per legge, ha attaccato duramente sul piano politico e personale il Procuratore Spataro.

 

Altra storia. Nell’aprile del 1997 il Parlamento Canadese impose un’interdizione sull’importazione e sul trasporto inter-statale di MMT (ethylcyclopentadyenilmanganese tricarbonile) un additivo per benzina prodotto dalla statunitense ETHYL Corporation. Questa disposizione nasceva da preoccupazioni ambientali e di salute pubblica. Già nel 1996 però quando il Parlamento aveva iniziato a dibattere il provvedimento, la ETHYL aveva notificato al governo canadese una diffida, appellandosi al Capitolo 11 del NAFTA (investor-to-state) e a diversi articoli del Trattato di Libero Commercio (WTO), tra cui il famigerato “contro le barriere tecniche al libero commercio”, minacciando un indennizzo di 251 milioni di dollari per danni. La decisione del governo canadese di procedere comunque all’interdizione spinse la ETHYL a richiedere la costituzione di un tribunale del NAFTA il quale respingendo la mozione canadese aprì la strada alla continuazione del processo. A questo punto il governo del Canada decise di patteggiare un accordo con la ETHYL. Il 20 Giugno 1998 il Canada revocò l’interdizione del MMT, pagò 13 milioni di dollari per spese legali e danni alla ETHYL Corporation e procedette alla revisione delle sue leggi a tutela dell’ambiente per non incorrere in altre cause simili.

Questo intervento del NAFTA (così come altri del WTO) “ha costituito un nuovo limite significativo e potenzialmente pericoloso all’esercizio di funzioni di base di un governo”, ha di fatto segnato la riduzione della sovranità di un paese, brandendo minacce di danni monetari futuri sulla testa dei legislatori…

 

E sono solo alcuni esempi…

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/03/2006 09:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:america, diritti
sabato, 18 marzo 2006

A Silvia

Abbiamo ricevuto da Giuliano Bugani, operaio e giornalista, poeta e uomo libero, questa bella storia che pubblichiamo molto volentieri. E’ un’iniziativa a favore di Silvia Baraldini che sottoscriviamo, invitando i lettori a fare altrettanto. Silvia, in questo preciso momento in cui stiamo scrivendo, è detenuta da 23 anni 4 mesi 9 giorni 10 ore 33 minuti 59 secondi.

Il suo caso richiama due valori molto importanti e oggi, secondo noi, molto minacciati e calpestati: la sovranità delle nazioni e i diritti. Ci torneremo presto…

 

 

 

Realizzare una raccolta filmata di interviste sul caso di Silvia Baraldini, con lo scopo di fare conoscere la sua storia e dare all’opinione pubblica la versione reale di una vicenda così drammatica, non è stata un operazione semplice. La mia professione è il tornitore, lavoro che svolgo da quasi trentanni, e solo la sera collaboro come giornalista con il settimanale ‘sabato sera’ di Imola, da oltre undici anni, e sono regolarmente iscritto all’albo giornalisti come pubblicista. Quindi ciò che mi proposi di fare per Silvia, era un’esperienza completamente nuova. Mi occupai del caso nel 1987, quando per la prima volta i quotidiani scrissero di Silvia Baraldini. Cominciai a scrivere della sua situazione su giornali locali e alle feste dell’Unità, partecipando a dibattiti e convegni sulla situazione sempre più intricata tra i rapporti del governo italiano e quello statunitense, in merito alla sua quasi impossibile liberazione. Per anni seguii il suo caso, poi tra il 1997 e il 1998 fondai, con Matteo Lenzi, il Comitato di liberazione Silvia Baraldini. Trovai l’appoggio intellettuale, logistico e politico del direttore del settimanale ‘sabato sera’, Valerio Zanotti e organizzai un manifestazione in favore della sua liberazione. Nel 1999 Silvia venne rimpatriata, ma sempre reclusa nel carcere, stavolta a Rebibbia, Roma. Ottenne gli arresti domiciliari tre anni dopo, e dopo i primi contatti con lei, pensai che si doveva fare qualcosa in più di ciò che era stato fatto fino a quel momento. Ma doveva essere qualcosa che nessuno aveva ancora fatto. Coinvolgere degli intellettuali. E così nasce la storia di questo dvd.

Non era mai accaduto che un gruppo di intellettuali di fama nazionale e internazionale si pronunciasse così esplicitamente per la liberazione di una detenuta italiana, Silvia Baraldini, e che accettassero la proposta del progetto di realizzare un documentario in dvd, con dichiarazioni in suo favore. Nell’immaginario collettivo, Silvia Baraldini era ‘ la terrorista italiana in carcere negli Stati Uniti’. Dunque, per loro, realizzare questo progetto significava anche il rischio di consegnare all’opinione pubblica una distorsione della propria immagine di intellettuali, scrittori, poeti, giornalisti, la cui idea  ha tuttora un valore. Questi coraggiosi personaggi hanno deciso di correre il rischio, la propria immagine è stampata su questo dvd unico nel suo genere, la loro voce è chiara, i loro concetti sono inequivocabilmente limpidi e chiari. Silvia va liberata. Ora. Ma come nasce questo progetto? Come è stato  ideato, realizzato e prodotto?

L’idea nasce durante un incontro con Silvia, a Roma, nella  casa dove vive agli arresti domiciliari da tre anni. Periodicamente mi recavo a Roma a trovarla. La prima volta l’andai a trovare nella casa della madre, in Piazza di Spagna, Roma centralissima, poi il mondo dell’aristocrazia diplomatica, dopo la scomparsa della mamma, le fece notificare lo sfratto e ora abita nella prima periferia. Era il giugno del 2004, eravamo io e Matteo Lenzi. Ci accolse come sempre per l’ora di pranzo, e solo al momento dei saluti trovai il coraggio di chiederle se era disposta a un dibattito a distanza, in diretta, tra Ozzano Emilia e Roma. Gentilmente mi rispose che non poteva rilasciare dichiarazioni in dibattiti di questo tipo, “ Ma se vuoi ti posso rilasciare un intervista.” Mi disse. Restai sorpreso per quella disponibilità che superava le mie richieste e così azzardai: “ Anche affiancata ad altre interviste a persone conosciute?” Silvia restò in silenzio pochi secondi, con i suoi occhi azzurrissimi puntati verso me, poi “ Certo”. Matteo, rilanciò “ Un intervista filmata? Io ho l’attrezzatura.”  Restai senza fiato, sapevo che avrebbe detto di no, che era un ‘esagerazione, e dopo un attimo Silvia disse. “ Sì, penso che si possa fare. Ok, ci sto.” Il progetto era così nato.

Pensai anche a procurarmi un fotografo che ci accompagnasse nella nostra avventura e che condividesse questo progetto. Ed è così che coinvolsi un altro carissimo amico, Massimiliano Valentini, fotografo figlio d’arte, che aveva il compito di immortalare tutti gli incontri che andavo a mettere in cantiere. Cominciò così immediatamente dopo quell’incontro con Silvia, una ricerca delle persone che avrebbero potuto essere inserite nel dvd. Il primo pensiero andò proprio ad un americano, il più grande poeta rivoluzionario statunitense, Jack Hirschman, del quale conservavo la sua e mail. Gli scrissi del progetto e dopo poche settimane mi rispose che sarebbe arrivato in Italia nel prossimo inverno per reading di poesia contro la guerra in Iraq e in quell’occasione si sarebbe potuto fare l’intervista. “ Yes, conosco la Baraldini”, mi scrisse, “ Io per la causa faccio questo, ok.” Il grande Jack arrivò a Ozzano per un reading di poesia che avevo fatto inserire nel suo lungo tragitto in Europa.

Registrammo l’intervista nella Sala dello splendido Hotel Eurogarden di Ozzano. Avevo davanti a me uno dei più grandi intellettuali del mondo. Conoscitore di oltre sette lingue, oltre a greco antico, russo, che scrive correttamente, e poi la sua appartenenza a un idea per la quale Silvia aveva lottato. Matteo aveva posizionato la sua betacam, i fari. Registrammo. La lunga strada dei contatti era stata intrapresa, ed era quella giusta. Poi pensai ad una grande scrittrice che già in passato, negli anni novanta, durante la detenzione di Silvia negli USA, e dopo un ennesimo rifiuto di espatrio in Italia, da parte delle autorità americane, Dacia Maraini, aveva già espresso condanna per la situazione in cui era il caso Baraldini, e poteva essere la persona giusta. Mi rispose una segreteria telefonica che sembrava non lasciare speranze. Lasciai detto il mio nome e una sintesi del progetto del dvd su Silvia. Ritentai dopo alcuni giorni e fui più fortunato. Dacia Maraini mi rispose immediatamente, poi ci accordammo ad un incontro alla Biblioteca di Palazzo Strozzi a Firenze, in novembre. In quel giorno avrebbe presenziato l’intitolazione a suo padre, Fosco Maraini, recentemente scomparso, di una sala della Biblioteca. Ci si poteva incontrare per la registrazione. Nel frattempo Matteo mi suggerì di pensare anche ad una colonna sonora per il dvd. Alcuni cantanti molto impegnati dal punto di vista sociale e civile avevano già prestato le proprie capacità artistiche per Silvia. C’era però una cantante, donna per giunta, che aveva queste caratteristiche. Paola Turci. Contattai la sua agenzia e proposi il progetto, con l’aggiunta che se fosse stata disponibile per una canzone inedita, il testo avrei potuto scriverlo io stesso. La risposta di Paola Turci non si fece attendere. Era una questione di tempo, ma era felicissima di scrivere una canzone per Silvia e su un mio testo. Mai avrei pensato che ciò che avevo scritto già da tempo, un giorno una cantante di questo calibro l’avrebbe finalmente usato. I contatti con altri intellettuali intanto proseguiva. Marco Bertotto, Presidente Nazionale di Amnesty International, lo contattati attraverso la segretaria, e ci fu disponibilità immediata, anche se per questioni di tempo registrammo solo in dicembre, sempre del 2004. Oggi Bertotto, per correttezza, va detto che non ricopre quella carica da maggio del 2005, ma ha sempre un ruolo importante all’interno di Amnesty. Attraverso un carissimo amico e giornalista di ‘sabato sera’, Massimiliano Boschi, scrissi alla e mail della segretaria di Andrea Camilleri. Illustrai il progetto e una sera mi telefonò lo stesso Camilleri. Fu un emozione incredibile quando oltre a parlare con lui, mi confermò l’intenzione di rilasciarmi l’intervista a Roma. Molto più dura fu invece riuscire ad avere una risposta dal grande poeta dell’avanguardia, Edoardo Sanguineti. Richiesto da ogni parte del mondo, Sanguineti mi disse però subito che era felicissimo di rilasciare un intervista in favore della liberazione di Silvia, ma i tempi sarebbero stati lunghissimi. Alla fine di gennaio 2005, registrammo l’intervista al grande poeta dell’avanguardia, nello studio di un amico architetto, nel centro storico di Genova, Walter Scelsi. Sempre tra i poeti, un importante contatto fu quello con la poetessa Anna Lombardo , la cui intervista venne registrata nell’autunno del 2004 a Mestre. Molto conosciuta nel mondo della poesia civile, è traduttrice di molti poeti  di altre nazioni. Sempre con l’aiuto di un giornalista di ‘sabato sera’, riuscii a mettermi in contatto con Carlo Lucarelli. Tra tutti quelli contattati, sicuramente il più impegnato, in tv, radio, libri, giornali, teatro, concorsi, scuola, università, in Italia, all’estero. Insomma quasi imprendibile, anche se da subito disse di rilasciare sicuramente un intervista in favore di Silvia. Fortunatamente Mordano è vicino. Lucarelli ci ospitò nella sua casa, gentilissimo, dimostrò subito di essere un grande conoscitore di certi casi civili, come quello della Baraldini. Un altro grande scrittore sul quale non avevo dubbi sull’impegno civile è Pino Cacucci. La sua intervista, rilasciata nel novembre del 2004, nello stupendo spazio sotterraneo delle librerie Feltrinelli di Bologna, a due passi dalle due torri, dimostra la grande intelligenza di questo intellettuale e la costanza del suo impegno contro le dittature dimenticate. Infine, tra i giornalisti più famosi al mondo, non poteva mancare un altro grande nome, Gianni Minà. Il 5 febbraio del 2005 fu l’ultima persona ad essere intervistata. Quando telefonai al numero di casa, era all’estero, nell’America Latina a presentare il suo documentario sull’uomo che viaggiò con Che Guevara. Al suo ritorno ebbi la fortuna di conoscere Minà. Registrammo l’intervista nel salone di casa sua, a Roma. Nonostante la sua grande fama, fu con noi di un estrema gentilezza e cortesia. Inutile dire che Minà è stato l’unico giornalista occidentale a intervistare Fidel Castro, e oggi, direttore della prestigiosa rivista Latino America, coinvolge la stessa Silvia Baraldini. Era l’inizio di febbraio 2005, un giorno arrivò per posta un piccolo pacco contenente un cd musicale. Era la colonna sonora che PaolaTurci ci aveva inviato. ‘Parole per Silvia’, brano musicale inedito e stupendo. Un vero pezzo d’autore. E infine, la sua intervista, di Silvia, inedita, rilasciata nel novembre del 2004, nella casa di periferia romana. Su questa intervista non voglio anticipare assolutamente nulla. Posso solo dire che ho avuto il privilegio di intervistare una persona che ha conosciuto i più grandi personaggi del mondo politico della sinistra mondiale, il privilegio di ascoltare di persona parole che altri, fino a quel momento non  avevano mai ascoltato. Di Silvia non so cosa si possa dire. Non so nemmeno cosa si possa aggiungere al motivo che ci ha spinti a realizzare questo straordinario, impegnativo e inedito progetto documentaristico. La storia mi ha regalato momenti irripetibili. Mi ha consegnato l’amicizia di una donna unica, forte, sincera, onesta, combattente. Insieme a Matteo Lenzi, regista di questo documentario, Massimiliano Valentini, il fotografo che ha immortalato ogni attimo di questo progetto, Gabriele Lenzi, aiuto regia e tecnico molto preparato,  e un gruppo di ragazzi che hanno contribuito alle riprese e agli spostamenti, ho vissuto un anno che per tutta la vita resterà nella mia anima. Insieme a Massimiliano, Matteo e Gabriele, sono stati percorsi oltre settemila chilometri, formulato oltre ottanta domande, registrato oltre dieci ore di materiale in betacam, scattato oltre mille sequenze fotografiche, trascritto ore e ore di registrazione in word, montato in cinque diverse versioni il dvd, diverse centinaia di ore in contatti telefonici, lettere, e mail, incontri, e così via. A corredare tutto questo però serviva qualcosa. Un narratore. La voce, lo stile e la professionalità di un attore come Francesco Lanza, che in passato aveva lavorato con Leo De Berardinis, era la persona giusta. Francesco accettò subito la proposta di prestare la sua immagine per il dvd, raccontando e leggendo articoli di giornali e quotidiani che parlavano del caso Baraldini, dal 1987, l’anno in cui i quotidiani cominciarono a occuparsi del caso, al 1999, l’anno del rimpatrio in Italia. Registrammo tutto in una notte, per una prima versione che doveva partecipare al concorso di giornalismo Ilaria Alpi. Non ci classificammo, ma avevamo un prodotto che ci fu di aiuto per i successivi montaggi, tagli, modifiche, aggiunte. Poi fu utile anche per i contatti per una parte dei finanziamenti.  Qui si apriva una delle fasi più delicate perché tutto il lavoro di un anno e la nostra credibilità poteva essere messa in discussione. Era necessario trovare un modo per diffondere innanzitutto il dvd. Il direttore editoriale della cooperativa giornalisti ‘Corso Bacchilega’, che gestisce i settimanali ‘sabato sera’, ‘sette sere’ e  ‘sabato sera- bassa romagna’,  Valerio Zanotti, che già nel maggio del 1998, allora direttore responsabile del giornale, fu tra i finanziatori della manifestazione in favore di Silvia, ‘L’Emilia e una notte’, appena preso in esame il dvd, accetta la proposta di diffonderlo almeno in tre regioni, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. Prendo i primi contatti con il Presidente dell’ARCI della provincia di Bologna, Giovanni De Rose, in primavera del 2005,  per una richiesta di finanziamento. De Rose apprezza il progetto e il dvd. Ancora oggi è a lui che sono grato perché è stata la persona che si è assunta la responsabilità di finanziare parte del progetto su un nome che scotta, come quello della Baraldini. Nome che altri, pur manifestando solidarietà al caso, hanno preferito restarne fuori. Tra i titoli di coda del documentario ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato o sono stati coinvolti, in un modo o nell’altro, durante questo anno di gestazione, alla realizzazione di questo progetto. Ringrazio fin da ora l’assessore alla Cultura del mio comune, Luca Lelli, dove verrà proiettata la prima nazionale, per la sensibilità dimostrata. Ringrazio anche tutti i comuni, le associazioni, i privati, o chiunque sarà interessato alla proiezione e alla divulgazione del dvd e a eventuali dibattiti di approfondimento. Altro non voglio aggiungere. Sarà il pubblico a giudicare il risultato di questo lavoro e a giudicare la storia di una donna che ha combattuto conto le ingiustizie e se l’ingiustizia stessa l’ha condannata. Io sono convinto che Silvia debba essere liberata. Il fine di questo dvd è appunto la sua liberazione, attraverso una lotta di conoscenza per l’opinione pubblica della verità di questo caso storico.

Giuliano Bugani 

Aggiungiamo qualche link utile: 'Liberate Silvia',  www.liberatesilvia.org  è venduto da www.365bookmark.it  e  edito appunto da www.bacchilegaeditore.it

Una valida e completa raccolta di documenti sul caso di Silvia Baraldini è consultabile in: http://www.luciomanisco.com/barald/barald_1.htm

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/03/2006 10:50 | Permalink | commenti (5)
categoria:diritti, baraldini silvia
venerdì, 17 marzo 2006

Mitrokhin: relazione finale. Misteri e dintorni.

Ieri non è stata votata la relazione finale della Commissione Mitrokhin presentata dal Senatore Paolo Guzzanti, per mancanza del numero legale. Non erano presenti tutti i commissari dell’Unione, che hanno depositato un loro documento molto critico, ma anche tre esponenti della CdL facendo mancare il quorum necessario di 21 membri per solo due voti.

La commissione è stata quindi sciolta. Il Senatore a vita Giulio Andreotti ha spinto affinché non si giungesse ad una votazione. A suo dire è necessario un approfondimento da rimandare eventualmente ad una nuova commissione da ripristinare nelle prossima legislatura.

Sulle conclusioni sostenute dal Senatore di Forza Italia, abbiamo già discusso abbondantemente in questa sede, ma cercheremo di farlo ancora. Ieri, a caldo, Guzzanti ha rilasciato una lunga e completa intervista a “Lino on line” che riportiamo integralmente nei commenti.  In essa sono richiamati tutti i punti più salienti dell’inchiesta:

  • la denuncia ai tre Presidenti del Consiglio Dini, Prodi, D’Alema e ai due direttori del Sismi Siracusa e Battelli per irregolarità nella gestione del dossier Impedian (Relazione Cordova);
  • l’attentato al Papa (pista sovietica);
  • il caso Moro (BR eterodirette dal KGB e connivenza di Romano Prodi);
  • la strage alla Stazione di Bologna (pista medio-orientale e patto segreto tra stato e palestinesi).

     

Come ben conclude il senatore, se ciò che afferma fosse anche solo parzialmente vero andrebbe “riscritta tutta la storia d’Italia”.

Ma per riscrivere la storia bisogna partire da documenti certi e da fatti inconfutabili.

Ad oggi le polemiche da blog che abbiamo sostenuto con Guzzanti su Prodi e la seduta spiritica e sulla presunta affiliazione sempre di Prodi al KGB ci sembrano evidenziare una certa inconsistenza documentale.

Non solo penalmente parlando, ma anche “moralmente”. Ovvero non ci sembrano esserci prove tali da portare a condanne penali, ma nemmeno tali da ritenere qualcuno “moralmente” colpevole.

Affermare per esempio che “Prodi fece un’intervista in cui si schierò contro Gorbaciov a favore dei golpisti, dichiarandosi anche amico del capo dei golpisti. Questi sono fatti”, avendo tutti a disposizione quella intervista in tutta la sua ingenuità e innocenza, ci sembra eccessivo.

Il discorso sarebbe diverso se dagli archivi dell’est fosse emerso qualche preciso documento che avvalorasse questa supposizione.

Se qualcuno riprende in mano i giornali di quei giorni dell’agosto 1991, quando il golpe di Kriuckhov era in atto, e segue il ragionamento di Guzzanti, sarebbe tentato di accusare di connivenza con i golpisti il Presidente Cossiga e il Primo Ministro Andreotti, piuttosto che l’economista Prodi.

Non può, lo ripetiamo al senatore, un’accusa così grave basarsi su una intervista così palesemente innocua. Per una volta ci sentiamo di condividere la posizione di Andreotti. Chiediamo approfondimenti.

Senatore Guzzanti porti alla luce il Sacro Graal. Il vero Dossier Mitrokhin.

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/03/2006 08:59 | Permalink | commenti (7)
categoria:campagna elettorale, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo, moro aldo
lunedì, 13 marzo 2006

Se questi son uomini (e donne)

Aggiornamento del 15 marzo 2006:

Non è bastata la vergogna. Ora i soliti noti fanno capire che si trattava di una vera e propria trappola. I cosiddetti ministri Castelli e Maroni chiedono a gran voce l'espulsione degli immigrati che hanno presentato domanda e non rientreranno nei 170.000 previsti. Ho saputo di uffici postali in cui i computer si sono bloccati e i poveretti che aspettavano in fila hanno visto azzerarsi anche quell'esigua speranza di poter rientrare nelle quote e che li ha fatti stare al freddo per 3 giorni e 3 notti... Una VERGOGNA senza appello. Le parole dei suddetti cosiddetti ministri spero restino nella memoria di ciascuno:

(ANSA) - ROMA, 15 MAR - ore 14:16 - 'Sono in attesa della risposta del ministro Pisanu'. Cosi' il guardasigilli Castelli sui clandestini in coda ieri alle poste. 'Se si fa una legge, la Bossi-Fini, bisogna farla rispettare'.Castelli boccia anche la consulta islamica voluta da Pisanu:'e' un mostro giuridico'.Anche Maroni interviene sull'immigrazione.'Pisanu - dice - ha l'obbligo di procedere con le espulsioni dei clandestini che hanno presentato la domanda per il permesso di soggiorno. Non si tratta di una sanatoria'.

 

"6.244 uffici postali abilitati accetteranno le domande a partire dalle ore 14.30 di martedì 14 marzo".

Ma ieri, domenica 12 marzo, già migliaia di uomini e donne erano in fila al freddo pungente davanti ai portoni e alle serrande abbassate.

Alcuni sono lì davanti già da venerdì. Questa sarà la terza notte e non basterà.

Le liste improvvisate occupano diversi fogli e si allungano e si modificano. Ogni due – tre ore qualcuno ripete un appello.

Decine di nomi scanditi, nomi che tradiscono ogni provenienza: Filippine, Pakistan, Marocco, Romania…

Chi non risponde viene cancellato dalla lista… sarà andato in un altro ufficio postale a rispondere ad un altro appello… o forse non ce l’ha più fatta a resistere al gelo…

Qualcuno porta un thermos di acqua calda. Ci si fa un the per scaldarsi in questo pomeriggio di ghiaccio (temperatura percepita 2° sotto zero).

Alcuni hanno costruito un riparo con delle scatole di cartone. Il vento non risparmia, s’infila nelle ossa. Cade anche qualche fiocco di neve.

Si parla con rassegnazione ma si riesce anche a sorridere.

Molti sono qui per non perdere l’occasione, ma domani dovranno andare a lavorare e non sanno ancora come faranno a restare in lista, a non perdere posizioni. Però intanto sono qui coi loro compagni, con le loro donne, a condividere.

Un vecchio italiano fa pure lui la coda, è cardiopatico ma deve presentare la richiesta per la badante di sua moglie…

Questo è un ordinario pomeriggio italiano di follia. I cittadini di serie A, in casa al caldo davanti alle TV e gli altri, donne e uomini di serie C, al gelo.

In un paese approdato con ottimismo al terzo millennio dell’era cristiana, che si vanta di aver informatizzato la pubblica amministrazione, nessuno che sia riuscito a pensare un sistema più umano ed efficiente.

Quanto tempo avranno dedicato, mi chiedo, gli attuatori della “Bossi-Fini” a questo problema? A cercare soluzioni dignitose o almeno pietose per l’accoglimento delle richieste?

In questo paese, tra i più industrializzati e ricchi del mondo, i nuovi schiavi, necessari al suo sostentamento e sviluppo, sono costretti all’addiaccio per cinque giorni di fila.

Per cercare di regolarizzare situazioni spesso acclarate.

C’è anche ipocrisia infatti in tutto ciò. Disumanità e ipocrisia. Chi non ha utilizzato in piena emergenza qualche clandestino, ultima spiaggia, per accudire una persona cara e terminale?

Oggi, davanti a 6.244 uffici postali, sono centinaia di migliaia, una moltitudine dolente, che sperano di finire tra i primi 170.000 (è la quota programmata dei flussi d’ingresso per il 2006)… ma la stragrande maggioranza di loro resterà fuori anche quest’anno. Tornerà ad essere “invisibile”. Un qualcosa (essere umano ci sembra improprio) di utile e funzionale alla società, ma senza alcun diritto e nessuna tutela.

Come se non bastasse c’è chi teme, che martedì pomeriggio, all’apertura degli uffici, le liste non vengano nemmeno prese in considerazione. Che questa fatica disumana non sia servita a nulla… C’è chi teme anche che esploderà la rabbia degli esclusi… si temono incidenti…

Sarebbe l’ennesima trasformazione di un’emergenza umana in un problema di ordine pubblico…


postato da: GabrielParadisi alle ore 13/03/2006 08:13 | Permalink | commenti (4)
categoria:immigrazione e legalità
venerdì, 10 marzo 2006

Singolar tenzone… singolar interpretazione…

 

 

 

Yis'ga'dal v'yis'kadash sh'may ra'bbo, b'olmo dee'vro chir'usay v'yamlich malchu'say, b'chayaychon uv'yomay'chon uv'chayay d'chol bais Yisroel, ba'agolo u'viz'man koriv; v'imru Omein…

[Pardes] tuttavia è godibile e insidioso avversario e come schermidore è temibile. Anche per il suo secondo coltello…

Qui / non è / in gioco la politica, / MA L’ARME / i cavalier / le dame / gli onori

polvere / sangue, / clangore d’armature / stiletti nascosti / pennacchi al vento / gole tagliate / vesciche di pelle

per rinfrescare l’arsura / con veleni / di serpenti infuocati, / sguardi di cenere / e saette / piantate come asce

dita negli occhi / rasoiate ai garretti / cremisi gualdrappe / e argentei squilli / crolli di ferraglia / e grida dagli spalti

corpi trascinati / bave di sangue / annerito…

 

Il vecchio leone / fulvocrinito / alzò quindi gli occhi al cielo / rosseggiante…

sfere di fuoco divorante, / provviste di fulmini e di rugiada”, / piovevano intorno / “provviste di fiamma e di palle di fuoco”,

in lontananza brulicanti / “bandiere ed eserciti, / schiere di principi: braci di fuoco"
Ma la mia mano / è guantata / di lische d’acciaio / immerse / nel curaro / E dita / artigliate / polso di ferro...

La collera del principe divampa? / Scoppia, / scoppia il fulmine e l'uragano inonda la terra…

 

E le damigelle godono sugli spalti / sognando / (spero) / notti d’insonnia / e magà / tra fresche lenzuola

per medicare / le arpionature degli erpici / nelle carni del vincitore / mentre la testa / del vinto / ha la lingua

fremente di mosche / sulla picca più alta / e lo sguardo smarrito

…Y'hay shlomo rabbo min sh'mayo, v'chayim alaynu v'al kol Yisroel; v'imru Omein.
Oseh sholom bimromov, hu ya'aseh sholom olaynu, v'al kol yisroel; vimru Omein.

(Paolo G., Gavriel P., Kaddish...)

 

 

Ci fu una scuola di pensiero storiografica che contestando qualunque interpretazione dei fatti storici, si limitava a produrre il documento nudo e crudo, lasciando a ciascuno la possibilità di leggerlo, guardarlo, toccarlo.

Si astenevano rigorosamente dal commentarlo, dall’esprimere una loro opinione.

Non si rendevano conto che anche così facendo la loro era pur sempre una interpretazione dei fatti...

Qualsiasi intervento umano è invasivo.

Quando misuriamo la temperatura di un ambiente dovremmo considerare l’alterazione alla stessa apportata dal termometro, cioè proprio dallo strumento che vuole misurarla...

Qualsiasi intervento umano introduce un errore.

Nel post precedente Guzzanti e io abbiamo interpretato lo stesso testo oggettivo, l’intervista di Romano Prodi al Corsera dell’agosto 1991, accusandoci vivacemente a vicenda di manipolazione.

Proviamo a lasciar decantare il testo e le nostre parole ormai scritte.

Abbandoniamo quelle parole nella loro suggestiva scabrezza ed essenzialità…

Chiunque passerà potrà leggere, guardare, toccare…

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/03/2006 09:18 | Permalink | commenti
categoria:campagna elettorale, guzzanti paolo
domenica, 05 marzo 2006

E' caduta la prima bomba...

Aggiornamento 9 marzo 2006

Caro Gabriele,

Mi sono alzato un’ora prima di andare a lavorare (in Commissione, dove arrivano ogni giorno nuovi documenti, proprio alla fine del lavoro) per rispondere alle sue domande martellanti, riproposte con una insistenza mascherata da questa sua tecnica di una forma che definirei a questo punto melliflua ed entrista.

Può darsi che i miei amici della lista non conoscano l’entrismo trotskista, ma lei certamente sì: ci si traveste e si simula di essere almeno affini a quelli fra cui ci si mescola e poi si compie una scrupolosa opera di distruzione dall’interno, pezzetto per pezzetto.

Ora io di questo ho una responsabilità, perché purtroppo l’ho scambiata per un cavaliere senza macchia e certamente senza paura e vedo che forse lei non ha macchie (di sicuro come me non ha paura, e questo è un merito, ma io sono un combattente duro e senza maschera) ma ha facce diverse.

Ho dato un’occhiata a quel che ha scritto , e vedo da questo che lei è una figura di rango un po’ diverso da quello che immaginavo.

Comunque, a me fa piacere avere a che fare con i duri, perché quando il gioco si fa duro, eccetera.

Mi spiace un po’ che ci sia chi nella sua epica l’ha scambiata , per un allegro angelo sterminatore che combatte con la forza delle sole idee.

Io dico che lei invece combatte con molte armi legittime ,che sa usare, ma anche con l’arma proibita della manipolazione, che sa usare ancora meglio.

Io ho molti difetti, tutti visibili e confessati, di cui non mi vergogno e che metto in piazza con sincerità.

Lei mi sembra invece che abbia pochi difetti e sia però sostanzialmente in malafede quando combatte con me, malgrado i salamelecchi.

E veniamo alla sua lettera sulla questione Prodi e Urss.

Comincio col fare ammenda di due errori, che sono spiacevoli perché sono errori, che ammetto subito e che tuttavia non spostano di una virgola la documentazione di quanto sostengo.

Gli errori, dovuti alla mia pretesa di citare a memoria un articolo che non avevo da anni sotto il naso, sono questi:

1 - Prodi nel 1991 non era più presidente dell’Iri, ma era il responsabile della società Nomisma e con questa era, come recita l’occhiello del titolo “consulente dei sovietici”.

2. Seconda mia imprecisione: Non è in quella intervista che Prodi dichiara di conoscere bene e di essere amico di Kriuchkov, ultimo capo del Kgb, capo della giunta golpista che stava tentando di eliminare Gorbaciov, uomo che fu poi sconfitto, arrestato, messo da parte e poi allegramente reintegrato nel nuovo ordine post sovietico, e che adesso si permette di lanciare proclami contro di me, come stanno facendo tutti i membri del vecchio regime.

Sarebbe come se, dopo la caduta del nazismo e la nascita della Repubblica federale tedesca, i tedeschi democratici avessero negato le colpe della Gestapo e delle SS, e naturalmente anche i campi di sterminio e la Shoà, difendendo il passato nazista.

Ma in quella intervista si mostra amico di Pavlov, capo politico dei golpisti.

3. Le espressioni di apprezzamento di Prodi per tutta la giunta golpista che stava tentando di reintrodurre il regime comunista sovietico esistono, sono numerose e in quell’epoca notissime a tutti i collaboratori di Prodi.

4. Fine del mea culpa.

E adesso veniamo alla sua manipolazione.

Manipolare vuol dire scegliere pezzi che fanno comodo, metterli insieme e impedire che si legga il vero senso di un discorso.

Il discorso di Prodi in quell’intervista non è affatto quello che lei manipola mettendo insieme frasi generiche ma è chiarissimo: Prodi detesta Gorbaciov, detesta il suo tentativo di riformare l’Urss e dice: “Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov”.

Capisce l’Italiano, Paradisi?

Dice Prodi: il popolo non è con Gorbaciov.

Seguono poi quelle generiche parole di apprezzamento, per poi tornare al sodo:

“Il popolo non è con lui. A noi occidentali spesso in missione a Mosca la gente diceva: lo stimate solo voi”.

Poi l’articolo spiega che Prodi è diventato, dopo Nomisma “consulente del governo sovietico e promotore di una scuola di formazione per i manager dell’Urss”.

Prodi dichiara di essere molto amico di Pavlov, che non era il capo magazziniere, ma il primo ministro golpista che aveva guidato politicamente la giunta (mentre Kriuchkov, capo del kgb dava il supporto logistico).

Quindi Pavlov e non Kriuchkov era amico di Prodi che detestava Gorbaciov e per lui Prodi ha parole di tenerezza politica: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov, un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto è una scelta coerente”.

Capisce, Paradisi? Prodi sostiene che Gorbaciov è un fallimento e che Pavlov facendo un colpo di Stato è coerente: non c’è una sola parola, neanche mezza, di presa di distanza.

Allora non so se lei è al corrente del fatto che il Kgb non era un banale servizio segreto, come la Cia.

Il servizio segreto come la Cia in Urss era il Gru militare, se vuole come il nostro Sismi. Quello che io ho accusato di aver ordito, su imput di Breznev, l’attentato a papa Giovanni Paolo II.

Il Kgb era una istituzione poliziesca totale e globale (globale: ecco una parola a lei familiare) che comandava su tutti gli aspetti della vita civile dell’Unione Sovietica.

Il Kgb comandava sui conservatori di pianoforte, decideva chi dovesse fare la modella (la mia amica Louda Tsibikov, che ora vive a new York con suo marito, donna bellissima e altissima, mi raccontò come un giorno il Kgb la convocò e le comunico che da quel giorno lei sarebbe stata indossatrice), sul cinema, sull’economia, sui giornalisti stranieri, sulle aziende straniere in Urss, sui programmi televisivi, eccetera.

L’istituto Plehanov era una delle sezioni del Kgb direttorato economico, e Nomisma era in joint venture con quell’istituto, ovvero con il Kgb, fine del discorso.

O lei pensa che il Kgb sotto Gorbaciov fosse un’istituzione di orsoline? Il Kgb di Gorbaciov, che io ho visto in campo nei Paesi baltici e poi in Romania dopo l’assassinio di Nicolau ed Elena Ceausescu, sotto il gorbacioviano Iliescu, era feroce, assassino, terribile: Gorbaciov fece fucilar 12 agenti del Kgb che erano passati al campo avverso, man mano che l’agente della Cia Ames li svelava. Il “buon Gobaciov” era l’uomo prescelto da Andropov e poi da Cernenko, e sotto di lui la polizia segreta era terribile e mostruosa: pochi giorni prima del golpe ero a Mosca e ho visto gli uomini del kgb picchiare selvaggiamente per strada i venditori di orologi, in borghese, mentre tutti fuggivano urlano “Kaghebè, kaghebè...”.

Quindi, ripeto: Prodi, che non aveva alcun bisogno di una seduta spiritica per proteggere qualcuno dell’Autonomia per passare l’informazione su via Gradoli, mise in moto un meccanismo come quello del piattino che portò alla fuga dei brigatisti.

Prodi era dalla parte dei golpisti durante il golpe. Prodi stava dalla parte di quello stesso Kriuchkov che oggi accusa me di essere un provocatore.

Paradisi, mi risponde per favore anche sulla questione dei media.

A stamattina, mi dice la mia segretaria Francesca, sono oltre 1000 (mille) i media mondiali che si stanno occupando della Commissione Mitrokhin e del suo presidente. Ma fra quei valorosi mille non ci sono Corriere della Sera (ora ufficialmente prodiano), la Stampa, La Repubblica, le tre reti del servizio pubblico e neanche quelle private. Lei ha sostenuto che il silenzio su di me dipende dallo scarso interesse di quel che faccio e dei risultati della Commissione. Ciò sembra in lieve collisione frontale con i dati di fatto.

Come la mettiamo?

Cordialissimi saluti dal suo

Paolo Guzzanti

Aggiornamento 6 marzo 2006

Tovarich Prodi-Romanov

Ieri Paolo Guzzanti su Il Giornale a proposito di Vladimir Kriuchkov (uno dei leader del golpe del 1991 in Unione Sovietica) scriveva “Ma c’è un importante circostanza che lega questo signore alle nostre vicende e la circostanza sta nella intervista che il professor Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, concesse al Corriere della Sera mentre era in corso il  golpe nell’agosto del 1991. L’intervistatore chiese a Prodi che cosa  pensasse del golpe e lui disse prima di tutto che se l’aspettava, poi che conosceva bene il signor Kriuchkov e che avrebbe atteso ancora un po’ per valutare il nuovo corso economico della nuova Unione Sovietica. Quindi: comprensione per il golpe, un apprezzamento per il capo del Kgb e attesa fiduciosa nel nuovo corso da guerra fredda”.

Al di la di un primo lampante ma veniale errore dovuto di certo alla fretta o ad una rilettura troppo veloce del pezzo (Prodi aveva infatti lasciato la presidenza dell’IRI già da un paio di anni, nel 1989), ci siamo andati a rileggere il famoso articolo per scoprire come si era espressa in quei giorni di trepidazione la vera natura di Prodi, poiché, come ci dimostra il senatore forzista, sotto le mentite spoglie di un già pacioso e innocuo professore cattolico in realtà si nascondesse un bieco bolscevico.

Si tratta di un intervista rilasciata a Massimo Gaggi il 20 agosto 1991. Il titolo è già di per sé un inno al comunismo: Prodi: “In pericolo non solo le commesse ma la svolta verso l’economia di mercato”!

Dopo questo inquietante incipit, le successive prese di posizione di Romanone nostro sono a dir poco destabilizzanti.

In primis l’opinione verso Gorbaciov che viene liquidato con uno sprezzante: “E’ il più grande personaggio comparso sulla scena mondiale negli ultimi dieci anni, uno straordinario innovatore”.

Quindi sempre più impressionati ci siamo andati a cercare le lodi sperticate nei confronti del suo amico golpista Vladimir Kriuckhov già capo del KGB e… e… non abbiamo trovato nulla…

In effetti Prodi nomina un sovietico col suffisso –ov nel cognome, ma si tratta di Valentin Pavlov (allora primo ministro) che viene citato in questi precisi termini: “Conosco bene Pavlov. E’ un tecnocrate da anni in dissidio con Gorbaciov. Un dissidio non mascherato. Direi che per certi versi quella che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia. Bisognerà vedere come riusciranno a conciliare una impostazione interna che non sarà certo progressista con la probabile conferma della linea di apertura fin qui seguita a livello internazionale”.

Poi un susseguirsi di frasi dal chiaro tono di comprensione per il golpe e di attesa fiduciosa nel “nuovo” corso: “Piuttosto la svolta interrompe un pezzo di cambiamento del mondo, un’esperienza che va dalla liquidazione di Yalta allo spostamento del confine Est-Ovest sempre più a Oriente. Questo è il vero blocco potenzialmente minaccioso nel lungo periodo: qui si giustifica la reazione dei mercati”; “a questo punto tutto è possibile, anche un ritorno al vecchio centralismo”; “perché la destituzione di Gorbaciov tira in ballo tutti i nuovi equilibri, compresi quelli del Medio Oriente dove le prospettive della conferenza di pace si fanno all’improvviso difficilissime”…

Per dar modo a tutti di farsi un’idea di ciò che arrivò a dire in quell’occasione Romano Prodi, riportiamo integralmente l’articolo nei commenti, lasciando però una domanda per il Senatore Paolo Guzzanti che sicuramente ci leggerà:

Si riferiva, senatore, quando ha scritto l’articolo di ieri, forse ad un’altra intervista rilasciata al Corriere in quei giorni  e a noi forse sfuggita nella penombra dell’emeroteca?

 

 

 

 


Riceviamo dal Senatore Paolo Guzzanti e pubblichiamo:

Insisto per Prodi a rimettere in colonna i soli fatti certi che lo collegano e lo legano in maniera lampante con il KGB:

1 -Il gioco del piattino si concluse con la fuga dei brigatisti da via Gradoli. L’informazione Gradoli NON venne da una fonte dell’Autonomia e NON c’era alcuna necessità di coprire la fonte chiunque fosse, perché la legge prevede il caso di una fonte che intende restare riservata e non c’era bisogno di alcuna seduta spiritica per questo, codice alla mano (vedi Esposto denuncia di Cordova).
La Commissione Mitrokhin ha provato al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, grazie ai documenti originali forniti dalla Procura Generale di Budpest a me personalmente, che le Brigate Rosse erano parte integrante di una rete militare e terroristica alle dipendenze dirette del KGB e del GRU attraverso l’intermediazione di Ilich Ramirez Sanchesz detto Carlos e della Stasi.
Il rapimento Moro servì soltanto per l’interrogatorio di Moro che si concluse con la soppressione dell’interrogato.
Durante i 55 giorni di interrogatorio sparirono dalla cassaforte del Ministro della Difesa i piani Top Secret dell’operazione Stay Behind e della difesa nord dell’Italia, per poi riapparirvi dopo la morte di Moro.  

2- Durante il golpe contro Gorbaciov Prodi tifava per i golpisti e si dichiarava amico del loro capo, nonché capo del Kgb

3 - La Nomisma aveva una sede a Mosca ed era in connessione con il KGB sezione economica.
L’uomo che faceva la spola per conto di Prodi fra Roma e Mosca era l’attuale onorevole Andrea Papini, ora mio vice presidente nella Commissione Mitrokhin allora soltanto collaboratore di Prodi. Fonte: l’onorevole Andrea Papini.

4 - Durante l’arrivo delle schede del KGB il presidente del Consiglio Romano Prodi costrinse il direttore del Sismi Sergio Siracusa ad una catena di illegalità ora all’attenzione del Tribunale dei Ministri, dove sono stati deferiti, da me e da Cordova, sia lo stesso Prodi, che Dini e D’Alema.

5 - il generale Siracusa che compì tutte le illegalità necessarie a mascherare il dossier Mitrokhin, ricevette come compenso ciò che mai alcun militare europeo ha mai ottenuto neanche ai tempi del fascismo:
il comando dell’arma dei Carabinieri ripetuto persino dopo aver superato i limiti d’età, più i benefici di una legge ad personam che fingendo di trasformare l’Arma nella Quarta forza armata, ha soltanto messo a disposizione di Siracusa un numero enorme di promozioni con cui premiare i suoi fedeli.

Sono curioso di vedere se qualcuno ha da ridire su questi dati di fatto e con quali argomenti.
Grazie di nuovo.

Paolo Guzzanti

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi su Il Giornale è uscito un articolo del Senatore Paolo Guzzanti in qualità non di vicedirettore od opinionista di quel quotidiano, ma come Presidente della Commissione Mitrokhin. In questa veste Paolo Guzzanti viene spesso gentilmente ospitato dal direttore Belpietro al quale egli non manca di inviare sentiti ringraziamenti.

Come avevamo temuto i primi spezzoni d'artiglieria cominciano a cadere sul terreno già tormentato di questa lunga, estenuante, campagna elettorale.

Un paio di interviste rilasciate rispettivamente da un magistrato francese Jean Luis Bruguière (ben altro colore hanno le toghe oltralpe), e dal golpista sovietico Vladimir Kriuchkov, danno modo a Guzzanti di mettere insieme i tasselli che già impreziosivano il suo quadriennale lavoro in Commissione e le relative Relazioni finali di maggioranza.

Lo scenario che ci disegna il Senatore di Forza Italia è degno del miglior Le Carrè. E' un quadro d'insieme a suo modo amplissimo e "maestoso". L'Unione Sovietica e i suoi servizi, impegnati nella loro missione di conquista del mondo, figurano dietro alle azioni più terribili che insanguinarono il nostro Paese negli anni '70 e '80. L'URSS era quindi dietro alle stragi, non richiamate in quest'articolo ma già fatto altrove, impropriamente fino ad oggi definite fasciste; era dietro all'attentato al Papa polacco; era dietro al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro.

Il vecchio PCI, ovviamente, con le sue propagini rivoluzionarie di "compagni che sbagliano", era la quinta colonna di questo "progetto finale" e Prodi, sì proprio lui, il candidato dell'Unione di Centro Sinistra alle imminenti elezioni politiche, chissà perchè allora camuffato tra le file della DC, finisce per essere il regista effettivo e operativo delle azioni criminose.

Finalmente il "Grande Vecchio" è stato scoperto, anche se allora, diciamo nel 1978 (omicidio Moro), Prodi Romano, classe 1939, aveva meno di quarant'anni, qualche puntina di canizie già si avvertiva nel suo volutamente ingannevole volto paffuto...

Per ora, dalle carte, emergono prove, se ci si passa questo termine ardito, alquanto labili. Sul caso Moro infatti viene ribadito il ruolo determinante di Prodi nelle soffiate agli amici brigatisti (la seduta spiritica e Gradoli-Paese, tema già ampiamente trattato da noi in questo blog...), mentre a riprova della sua vicinanza conl'Unione Sovietica e quindi ai suoi criminali scopi, viene riportata un'intervista del medesimo al Corriera della Sera in cui, il pacioso Mortadella, sembra non prendere adeguatamente le distanze dai restauratori golpisti di Kriuchkov.

Poca cosa direte voi, ma questo, ne siamo certi, è solo l'assaggio. Come in ogni thriller che si rispetti, la suspance è d'obbligo. Questa è solo un'anteprima, un abbozzo, una punta di iceberg di qualcosa di ENORME che potrebbe destabilizzare (come teme lo stesso Andreotti) il Paese intero... e proprio alla vigilia delle elezioni...

Aspettiamo, sarà solo questione di ore ormai, e verranno resi noti e pubblici i documenti inconfutabili emersi dagli archivi della Stasi, del KGB, del GRU e di tutti gli altri servizi segreti comunisti, setacciati con rigore dai commissari (di maggioranza) della Mitrokhin. Il tempo stringe. Alle elezioni mancano sole poche settimane ormai.

Possiamo mandare al governo dell'Italia i complici del'Unione Sovietica, oggi, che l'Unione Sovietica non c'è nemmeno più?

 


 

 

giovedì, 02 marzo 2006

STRAGE DI BOLOGNA E MITROKHIN

AGGIORNAMENTO DEL 3 MARZO 2006

Paolo Bolognesi ci ha inviato il testo, che pubblichiamo, dato ai giornalisti durante la conferenza stampa di fine anno. Inoltre per mettere a tacere alcune squallide insinuazioni sull'Associazione, presentata da taluni come non rappresentativa  di tutti i famigliari delle vittime ci ha inviato una nota di precisazione:

Caro Gabriele... ufficialmente gli associati sono 300, possono essere associati solo i parenti stretti delle vittime e i feriti. I morti sono stati 85 i feriti 200. Sono tutti certificati dalla prefettura di Bologna. A quelle persone in indirizzo noi inviamo tutte le informazioni e gli inviti come se fossero tutti associati. Anche la richiesta di risarcimento in base alla legge 206/04 è stata fatta per tutti associati e non.

 

 

Riceviamo da Paolo Bolognesi (Presidente dell'Associazione dei Famigliari delle Vittime della Strage di Bologna del 2 Agosto 1980) questa lettera a commento delle dichiarazioni del senatore Paolo Guzzanti:

Sulle ultime ipotesi di lavoro della commissione Mitrokhin, abbiamo fatto molteplici dichiarazioni ed abbiamo indetto anche una conferenza stampa prima della fine del 2005.

Le ultime ipotesi di lavoro sono state analizzate anche alla luce dei vecchi depistaggi che la vicenda giudiziaria ha subito in tutti questi anni.

L’ipotesi Carlos è un maldestro tentativo di riscrivere la storia delle stragi. È un misto di piste diverse adattate per la bisogna, alcune vecchie come l’esplosivo in transito esploso casualmente, ipotesi Gelli; come le prime dichiarazioni di Carlos al momento della sua cattura da parte di Mercenari sudanesi (Di Gilio). Per come è stata confezionata e di volta in volta aggiustata non ha nemmeno la dignità del depistaggio.

La nostra posizione è estremamente chiara, non saremo di ostacolo alla ricerca della verità e se qualcosa di serio emergesse non saremo noi l’ostacolo alla riapertura del processo, queste non sono cose serie.  

Lo sforzo deve essere concentrato sui mandanti e un’analisi attenta delle carte processuali può far fare passi avanti.Cordiali saluti

Paolo Bolognesi

(Presidente Associazione tra i Famigliari delle Vittime della Strage alla Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980)

 

Quest’anno vi erano più di 170 familiari alla manifestazione, era il 25° anniversario comunque sempre un numero rilevante. Dopo la manifestazione ogni anno si svolge l’assemblea che esamina il rendiconto, le iniziative fatte e le iniziative da svolgere ed infine si nominano le cariche sociali che vengono rinnovate ogni anno.

 

Le polemiche che vengono fatte mirano a dividere l’Associazione che negli anni è sempre rimasta unita al di là degli orientamenti politici di ognuno di noi, molti a destra, ma anche a sinistra avrebbero il desiderio che questa associazione che non si è mai piegata agli interessi politici di parte sparisse una volta per tutte, fino ad oggi le loro speranze sono state vane.

 


 

CONFERENZA STAMPA

ANCORA BUGIE A FAVORE DI FIORAVANTI E MAMBRO: PERCHE? DOCUMENTIAMOCI!

Coralità di esponenti di A.N. e di altri partiti della maggioranza su presunta nuova pista.

Un intero schieramento si lancia su farneticanti ipotesi:

PISTA CARLOS E PALESTINESE

sostenuti dal Presidente Emerito Senatore Francesco Cossiga, a cui si è aggiunto anche il Riformista con lo pseudonimo di “Oscar”.

Hanno unito le loro voci nel tentativo, ancora una volta, di sostenere piste internazionali responsabili della strage di Bologna.

Si sono così affastellate ricostruzioni prive di serietà e dense di contraddizioni.

Questa indagine ha subito innumerevoli depistaggi e innumerevoli tentativi di portarla su piste internazionali:

Tedesca, Francese, Palestinese, Libanese, Libica, Sudanese

Si è sostenuto un collegamento con la strage di Ustica, collegamento che non ha trovato un riscontro serio in tutti gli accertamenti eseguiti.Si è invocato già nella Commissione stragi e poi nella Mitrokin la testimonianza di Carlos e quando la si è avuta c’è chi l’ha stravolta e chi ne ha sostenuto la falsità, solo perché sconfessava le farneticanti attese inquinanti.

Evidentemente non vogliono arrendersi ad una verità processuale raggiunta dai giudici della Repubblica.

Una verità poggiata su elementi di assoluta chiarezza e trasparenza che molti dei detrattori non si preoccupano neanche di leggere. (ON.Fini)

Voglio sottolineare che nell’iter processuale vi sono stati ben 2pronunciamenti  della Suprema Corte di Cassazione:

1) Corte di Cassazione a Sezioni unite penali: si è espressa il 12. febbraio 1992 riformando il giudizio di assoluzione del processo di Appello

2) Corte di Cassazione a Sezioni unite penali: condanna in via definitiva il 23 novembre 1995.

Una verità che potrà essere rivista con i rimedi previsti dall’ordinamento giudiziario e non certamente con la canea pubblica generosamente ospitata da alcuni mezzi di informazione.

Anche nel 1995 alla vigilia del pronunciamento della Corte di Cassazione abbiamo assistito ad una analoga canea che tentava di influenzare il giudizio della Suprema  Corte.

Nessuno più dei familiari delle vittime della strage ha interesse che si accerti la completa verità continuando ad andare avanti lungo questa strada che ci impone il dolore dei nostri lutti.

PERCHÉ QUESTA CANEA?

A nostro parere

1) Il processo Ciavardini, l’imminente pronunciamento della Cassazione per la condanna emessa dalla Corte d’Appello di Bologna, si tenta con questo di condizionarne il giudizio

2) La sentenza definitiva che accerta la responsabilità di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti,Francesco Pazienza,Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Licio Gelli per i reati a loro rispettivamente ascritti ha portato alla luce giudiziaria verità storico politiche che ormai sono entrate nella coscienza comune.

A ciò non si rassegnano i grumi di potere che ancora hanno interesse a cercare di confondere le coscienze degli ignari e dei superficiali. 

Il Presidente

Paolo Bolognesi


 

postato da: GabrielParadisi alle ore 02/03/2006 10:21 | Permalink | commenti (1)
categoria:bologna, mitrokhin, misteri d italia, guzzanti paolo, strage stazione