mercoledì, 22 febbraio 2006

La quiete prima della tempesta

Aggiornamento del 1 marzo

Dopo alcune anticipazioni fatte ad un convegno di Forza Italia a Reggio Emilia il 24 febbraio riportate anche in un'intervista a E' TV Tricolore e al quotidiano "L'informazione", oggi il senatore Guzzanti ha consegnato ai commissari il testo (ancora non definitivo) della Relazione Mitrokhin, chiedendo il voto per il 15 marzo. Tra le prime reazioni registriamo quella del Senatore Andreotti. Ci aspettiamo ora quelle di altri esponenti la commissione e i commenti dello stesso Guzzanti...

Aggiornamento del 27 febbraio

L'onorevole Valter Bielli ci ha fatto pervenire questa interessante puntualizzazione:

"per quanto attiene alla visita della commissione a Budapest e alla mia domanda, [faccio notare che il] funzionario ungherese aveva in precedenza rimarcato che mai aveva seguito quell'inchiesta e che nulla poteva dire al riguardo… [aveva poi aggiunto] che per quanto poteva presumere, ma non ne aveva cognizione, al novanta per cento se si trovava scritto Br si doveva pensare all'Italia… Le faccio notare che nei documenti ungheresi si parla della Br svizzere, ma in Svizzera agivano altri gruppi non le Br… 

Dal 1 marzo in Commissione dovremmo riprendere la discussione sulla relazione finale: Avrà modo di leggere anche sul viaggio in Ungheria della Commissione".

Dunque documenti in cui esplicitamente sta scritto che le Brigate Rosse italiane erano eterodirette dal KGB sembrano non esistere. Una volta ancora si finisce per dividersi e scontrarsi su interpretazioni più o meno fantasiose?

Repetita juvant.

Alcuni amici del Senatore mi hanno fatto notare che questo articolo così impostato non è obiettivo, anche perchè sembra enfatizzare le smentite di Valter Bielli e Lino Duilio alle anticipazioni sulle "verità pazzesche" di Guzzanti. In effetti alla dichiarazione di Bielli del 16 dicembre scorso da me qui riportate, seguì una contro dichiarazione di Paolo Guzzanti che io già ebbi modo di far conoscere il 22 gennaio scorso pubblicandola nei commenti all'articolo "A' la guerre!". Poichè ripetere le cose, come dicevano i latini, può servire, soprattutto a coloro che mostrano una certa rigidità alle dinamiche di un contradditorio aperto e libero, provvederemo a riportarle nuovamente. Dopodichè ci attendiamo finalmente di leggere le scoppiettanti verità che mostreranno la vera natura di certe forze politiche del centro sinistra, potremo finalmente togliere il velo a numerosi misteri che hanno insanguinato la nostra povera repubblica....

Paolo Guzzanti (ANSA 16 dicembre 2005) "L'onorevole Bielli sostiene che io avrei dato una 'interpretazione fantasiosa' dei documenti già acquisiti e di quelli che le autorità ungheresi si sono impegnate a consegnare entro poche settimane, in cui è trascritto il diario delle operazioni congiunte fra Brigate Rosse e la rete del terrorismo in Europa e in Medio Oriente diretta dal Kgb e pianificata dalla Stasi tedesco orientale. L'onorevole Bielli ha poca memoria perchè dimentica di aver posto personalmente la seguente domanda al rappresentante della procura di Budapest e a quello dei servizi di sicurezza: 'Ma siamo sicuri che quando dite Brigate rosse non intendiate riferirvi a generiche brigate rivoluzionarie internazionali per comodità indicate come brigate rosse?'. Domanda alla quale il portavoce ungherese ha cortesemente risposto così: 'No, onorevole Bielli: si tratta delle Brigate Rosse italiane, sono le uniche brigate rosse che conosciamo'''

 

 

 

AGGIORNAMENTO del 23 febbraio:

L'Onorevole Duilio ci ha inviato una nuova puntualizzazione anticipando la notizia dell'uscita anche di una Relazione Finale da parte della minoranza della Commissione Mitrokhin.

"Gentile Sig. Paradisi, mi permetto di consigliarLe, per avere un quadro corretto e non "gridato" della situazione, di aspettare non solo la relazione del Presidente Guzzanti, ma anche la prevedibile, ulteriore relazione di noi minoranza in Commissione. Questo perché, a dire le cose come stanno, qui di "pazzesco" c'è solo l'annuncio di "verità pazzesche", come dice il Presidente Guzzanti. Le segnalo inoltre, se non lo sapesse, che lo stesso Presidente, agendo "da privato cittadino" e con il solito clamore mediatico, nel dicembre scorso ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma un "riassunto" della sola relazione di maggioranza, ipotizzando i presunti reati penali di cui Lei riferisce. La Procura ha trasmesso, come atto dovuto, l'incarto al Tribunale dei Ministri e successivamente ha chiesto l'archiviazione del tutto in quanto non individua alcun reato penale. Anche questa decisione, peraltro, ha trovato la reazione "pubblica" del privato cittadino Guzzanti, reazione affidata, come al solito, a tanto di agenzie di stampa. Come vede, lo spettacolo è piuttosto lontano da quello stile a cui alludevo nella mia precedente, Le ribadisco, comunque, che, pur essendo capogruppo della Margherita in Commissione Mitrokhin, non è mia intenzione scendere su un simile terreno di azione, ritenendo di possedere ben altra cultura istituzionale e riservandomi di affidare alle sedi parlamentari proprie le mie valutazioni. Cordialtà, Lino Duilio"

 

AGGIORNAMENTO del 22 febbraio:

Abbiamo ricevuto dall'Onorevole Ercolino Duilio (Margherita), componente della Commissione Mitrokhin la seguente dichiarazione che pubblichiamo:

"Gentile Sig. Paradisi, credo che le Commissioni d'Indagine Parlamentare debbano fare un lavoro serio e discreto, basato su atti e riscontri. E' ciò che abbiamo fatto sinora, approdando a risultati che sono consultabili agevolmente attraverso Internet. In particolare, potrà accedere, oltre che al resoconto delle audizioni, alle relazioni di maggioranza e, per l'opposizione,  a quella di minoranza (che mi permetto di definire molto seria). Credo che le ridondanze mediatiche, a maggior ragione in periodo elettorale, siano del tutto inopportune e sono sinceramente amareggiato per avere, più volte, dovuto constatare che anche questo elementare principio di deontologia istituzionale non è stato rispettato. Ma tant'è! Siccome continuo a credere che le istituzioni debbano conservare una credibilità superiore agli interessi di parte, mi astengo dall'offriLe valutazioni personali (che pure Le potrei abbondantemente fare) e La invito ad accedere, se ritiene, alla documentazione che ho dapprima richiamato. Il resto, mi permetta dire, appartiene al regno dell'opinabile quando non del fantasioso. Cordialmente, on. Lino Duilio".

·         RELAZIONE SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN 

Relatore: senatore Paolo GUZZANTI (approvata nella seduta del 15 dicembre 2004 - Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)

·         RELAZIONE DI MINORANZA SULL'ATTIVITA' ISTRUTTORIA SVOLTA SULL'OPERAZIONE IMPEDIAN 

(presentata dai commissari: Bielli, Duilio, Giordano, Marino, Zancan, Albonetti, Carboni, Cavallaro, Dato, Diliberto, Garraffa, Gasbarri, Maconi, Molinari, Nieddu, Papini, Quartiani. -Comunicata alle Presidenze il 16 dicembre 2004)

 

In questi giorni, il Senatore della Repubblica Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Parlamentare Mitrokhin, sta lavorando alacremente alla stesura della relazione finale dei lavori che l’hanno visto impegnato per quattro lunghi anni.

Quattro anni che lui ha definito “di servizio alla patria, al servizio della verità e al servizio della memoria mutilata e dell'identità altrettanto mutilata”.

Da diversi mesi, comunque, nelle sedi più varie e in diverse occasioni egli ha lasciato intendere che dalle ricerche effettuate siano emerse “verità pazzesche”.

In dicembre di ritorno da una missione in Ungheria Guzzanti parlò ad esempio delle Brigate Rosse eterodirette dal KGB e spiegò come dietro a tutti i misteri di quei tragici anni ci fosse una regia ben precisa. Ma soprattutto sottolineò come fossero ancora “vivi, in Italia i veri depistatori”, lasciando evidentemente intendere che essi oggi militino nello schieramento di centro sinistra, magari rivestendo anche ruoli di primo piano.

Come scrisse su Panorama le carte rinvenute avrebbero permesso di riscrivere completamente la storia “del rapimento di Aldo Moro, della strage di Ustica, della strage di Bologna, dell’attentato al treno del Natale 1984 e dell’ondata terroristica delle Brigate Rosse e in genere del terrorismo e dell’eversione”.

Immediatamente all’uscita di quelle prime agenzie il deputato Valter Bielli dei DS, anch’egli membro della Commissione Mitrokhin, contestò il Senatore Guzzanti con queste farsi: “le parole di Paolo Guzzanti non trovano riscontro in alcun documento… Il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta dovrebbe avere il senso della misura, ma questa non e' la virtù di Guzzanti, che dà una sua particolare interpretazione dei risultati della missione della commissione a Budapest… Un'interpretazione che non risulta al momento assolutamente suffragata dalle carte''.

Ora pare sia finalmente giunto il momento di vedere queste carte.

Noi abbiamo contattato tutti i membri della Commissione Mitrokhin che firmarono la Relazione di Minoranza nel dicembre 2004 per chiedere loro un parere, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

Può essere che reputino ancora inutile e velleitaria l’iniziativa di qualche blogger sconosciuto e sperduto nella rete; può essere che stiano preparando una difesa alle accuse che verranno prodotte.

Tutto questo avviene (ma non vogliamo certo essere noi a scomodare l’orologeria…) nel pieno di una già velenosissima campagna elettorale.

Siamo sicuri che quelli che seguiranno saranno giorni infuocati.

Che manifesti 6x3 tappezzeranno le nostre città nelle prossime settimane a tempesta in corso?

 


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sabato, 18 febbraio 2006

NO GLOBAL AL GOVERNO? Sì GRAZIE!

Il Ministro dell’Interno Beppe Pisanu almeno un centinaio di volte al giorno mette in guardia dal pericolo dei “no-global” e degli “anarco-insurrezionalisti”.

''I no global sono una forza eversiva, anzi un movimento eversivo'' urlò Silvio Berlusconi alla vigilia dell’apertura dei giochi olimpici invernali di Torino, e aggiunse con grevità: "Avvertite questi signori e i loro fiancheggiatori che l'esecutivo assumerà misure drastiche contro coloro che facessero atti eversivi”… e a Genova, nel luglio 2001, cos’era capace quest’esecutivo l’hanno visto tutti e in tutto il mondo…

Le nostre città, in questi giorni di campagna elettorale, sono tappezzate di manifesti 6x3 con slogan molto semplici per menti semplici. Essenziali: “No-Global al governo? No grazie!”.

Sono molti anni che questa campagna diffamatoria al “movimento dei movimenti”, impropriamente detto anche “no-global”, va avanti.

Alla vigilia del Forum Sociale Europeo di Firenze nel Novembre 2002, ad esempio, altri cantori nèoconnard del liberismo e della razza, alzarono il loro grido disperato per mobilitare le coscienze contro questi nuovi barbari.

Indimenticata la rabbiosa e orgogliosa Oriana Fallaci. Una che sa parlare come pochi alle viscere delle persone povere di spirito.

Lei e tanti altri, sanno parlare benissimo alle masse “di persone impaurite per la crisi in corso ma incapaci di spiegarsela”.

Lei e tanti altri sanno parlare alle “persone che si lasciano scippare il posto di lavoro, che si lasciano avvelenare l’aria che respirano e il cibo che mangiano, in nome di un’imprecisata crescita del PIL, ma temono solo la zingara che chiede l'elemosina all’incrocio”.

A Firenze, quella volta, migliaia di persone, di studiosi, di economisti, di politici e filosofi si incontrarono e parlarono serenamente dei problemi del mondo. Prospettarono soluzioni sostenibili e progetti che per una volta vedessero l’uomo al centro di tutto e non il profitto.

Prima di Firenze e dopo, a Porto Alegre come a Mumbai il movimento dei movimenti, impropriamente detto “no-global”, ha continuato a parlare di pace e di equità sociale. Ha continuato a denunciare le storture e le ingiustizie di questo sistema. Ha continuato a prodigarsi con le sue tante anime nel sociale e nelle attività umanitarie in giro per il mondo.

Ma sempre, alto, impietoso, si è levato il grido di allarme. Si è messo in guardia la gente dal pericolo “no-global”.

Normalmente ad ogni giornata del campionato di calcio italiano (il campionato più bello del mondo), avvengono più incidenti e devastazioni di quanto non sia mai accaduto durante un qualsiasi corteo o una manifestazione del movimento. Talvolta sono centinaia di migliaia le persone che partecipano a quegli eventi e i facinorosi o più spesso gli “infiltrati” risultano essere sempre al disotto della stessa naturale fisiologica percentuale statistica.

Eppure tutti, sempre, a gridare immancabilmente al pericolo “no-global” e agli “anarco-insurrezionalisti” (!?).

Ma, ditemi, chi di voi ha mai conosciuto un “anarco-insurrezionalista”? Me lo descriva per favore…

Pericolo “no-global” dunque…

Ma poi, qualche sera fa un cosiddetto ministro di questa Repubblica ha indossato in TV una maglietta con le vignette blasfeme che tanto hanno infiammato nelle scorse settimane le popolazioni islamiche in tutto il mondo. In Libia, ieri, per via di questa sceneggiata squallida, sono scoppiati disordini che hanno fatto non meno di 11 vittime.

La provocazione ignobile è stata talmente vergognosa che persino il governo, questo governo, quello di Bossi e di Fini, quello di Berlusconi che si apparenta con i fascisti di Forza Nuova e con gli sgrammaticati organizzatori di polizie parallele ma che non vuole candidati i loro leader perché impresentabili al popolo dei “moderati-benpensanti-liberali alle vongole-cattolici”, insomma agli “anticomunisti”, ecco, questo governo, persino questo governo ha provato disgusto per l’operato di quel ministro e l’ha dimissionato.

Calderoli Roberto, nato a Bergamo nel 1956. Un dentista coi denti guasti che ha persino fatto parte della nuova costituente. Ebbene sì, a Lorenzago davanti a un piatto di cotechino e polenta, costui, insieme ed altri tre o quattro cosiddetti “saggi” pensarono di riscrivere la Costituzione Italiana … Buon Dio…

Dunque il pericolo sono i “no-global” e le loro parole di PACE e GIUSTIZIA. Non un governo che ha seguito Bush nell’avventura di una guerra illegale e cruenta, non un governo i cui esponenti incitano o fomentano la “guerra di civiltà”. Il pericolo, ci raccontano, è sempre e solo quello dei “no-global”… I no-global sono diversi.

E in effetti il “mondo migliore” che essi ritengono “possibile” (inguaribili ottimisti) è molto ma molto differente da quello immaginato e voluto da queste persone…

"Attraverso strumenti affinati di geo-economia il mondo industrializzato riesce ad avere i vantaggi delle ex colonie senza occuparne i territori: attraverso manovre economiche, finanziarie, alimentari e influenzamenti politici dell'informazione" Gen. Carlo Jean. ("Le sfide per affrontare il cambiamento", dall'ufficio relazioni interne Fininvest, 1991).

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martedì, 14 febbraio 2006

I sicari dell’economia

 

 

 

John Perkins, da noi contattato, ci ha gentilmente inviato alcune brevi considerazioni sul problema del superamento della “corporatocrazia” e sull‘attuale crisi iraniana.

Prima di sviluppare una breve recensione del suo bestseller “Confessioni di un sicario dell’economia”, riportiamo quanto ci ha scritto:

Referring to corporate globalization, it is a rip-off of developing country economies and resources. We need to turn this around and force our corporations to set as their goals not the profiteering by a few rich owners and managers, but rather the betterment of those who work for the corporations, purchase from them, and supply raw materials -- as well as the communities and environments around the world where these three groups of people live. We must transform the power base of the corporatocracy and that power base is the corporation”.

Iran is not about the nuclear issue as Bush and so many others would like us to believe. It is instead about oil and also the Iranian threat to use euros -- instead of dollars -- to purchase oil. Very similar to Iraq”.

Perkins in sostanza, vista anche la sua storia personale, ritiene che il sistema possa essere cambiato dal suo interno. L’idea di un “liberismo temperato” non entusiasma tanti e non è detto nemmeno che ci siano ormai tempo e capacità per apportare i necessari cambiamenti.

Riguardo all’Iran esso si inserisce tra i paesi non disponibili e conniventi con la “corporatocrazia”. Per essi le alternative sono poche, come ci ricorda Perkins nel suo libro: o il cambio cruento di regime o la guerra.

Per l’Iran quindi sembra più probabile la seconda che abbiamo detto.

Un ringraziamento va a Mrs. Sabrina Bologni dello staff di John Perkins che fatto da tramite e ha reso comprensibili a John le mie domande in un inglese sicuramente incerto e claudicante.

Ma un ringraziamento veramente speciale va a Sabrina Bologni (guida per la storia di Superava) che grazie ad una meravigliosa omonimia amplificata dalla rete ed al suo simpatico interessamento ha reso possibile in definitiva il contatto e quindi questo articolo.

 

 

John Perkins è stato per 10 anni (a partire dal 1971) un professionista alle dipendenze della società di consulenza americana Chas. T. Main, con sede a Boston e con più di 2000 dipendenti.

John Perkins oggi dichiara di essere stato un “Economic Hit Man”, un “sicario dell’economia”.

In qualità di Chief Economist and Director of Economics and Regional Planning, il suo mestiere principale consisteva nel convincere i responsabili dei paesi in via di sviluppo nei quali operava (Less Developed Countries - LDCs) ad accettare ingenti prestiti da Banca Mondiale e Agenzia statunitense per lo sviluppo (U.S. Agency for International Development) per mettere in cantiere immensi progetti infrastrutturali. Questi progetti di fattibilità erano sempre e volutamente gonfiati, presupponendo ritmi di sviluppo vertiginosi e improbabili.

In effetti la quasi totalità del denaro prestato finiva poi (e finisce ora) nelle mani della stessa Main, di Hulliburton, di Bechtel, di Brown & Root, di Stone & Webster e di tante altre compagnie statunitensi di ingegneria e costruzioni.

Al di la di questo aspetto di cui tra poco analizzeremo le implicazioni, obiettivo di questa politica che ha interessato negli ultimi trent’anni tutti i paesi possessori di materie prime preziose, petrolio in primis, era la dipendenza, che possiamo tranquillamente anche definire vera e propria schiavitù, che si veniva a instaurare tra questi stessi paesi e quella che John Perkins definisce “corporatocrazia”. Quanti modi diversi di definire l’IMPERO…

Questi paesi infatti, spesso con governanti compiacenti e complici, si venivano a trovare nella condizione di dover far fronte al debito contratto non potendo reinvestire in opere e in servizi sociali gli introiti delle vendite delle loro risorse e dei loro beni più preziosi. John Perkins scrive:

L’Ecuador è un tipico esempio di quei paesi in tutto il mondo che i sicari dell’economia hanno portato al loro ovile politico-economico. Per ogni 100 dollari di greggio estratto dalle foreste pluviali ecuadoriane, le compagnie petrolifere ne ricevono 75. Dei restanti 25 dollari, tre quarti vanno a coprire il debito estero. Gran parte della rimanenza va all’esercito e per altre spese di governo; rimangono circa 2 dollari e mezzo per sanità, istruzione e altri programmi di sostegno ai poveri. Così, su 100 dollari di petrolio estratto dalla regione amazzonica, meno di tre vanno a quelli che ne hanno più bisogno, che più hanno subito l’impatto negativo delle dighe, delle estrazioni e degli oleodotti sul loro modo di vivere, e che stanno morendo per mancanza di cibo e acqua potabile. Tutte queste persone – milioni in Ecuador, miliardi in tutto il pianeta – sono potenziali terroristi. Non perché credano al comunismo, all’anarchia o siano essenzialmente malvagie, ma semplicemente perché sono disperate” (pag. 23).

 

 

Riportiamo ora alcuni altri brani tratti dalle “Confessioni” che riteniamo particolarmente significativi. In dettaglio ci piacerebbe sviluppare il concetto Repubblica-Impero, che ci sembra in sè una buona e valida interpretazione di ciò che molti scambiano (in malafede?) per antiamericanismo. Per concludere poi una brevissima carrellata di alcuni (non tutti) gli intrecci ed interessi tra Corporation e attuale Amministrazione USA.

I sicari dell’economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo. Riversano il denaro della Banca Mondiale, dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e di altre organizzazioni “umanitarie” nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di quel pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma in quest’epoca di globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni. Lo so bene: io ero un sicario dell’economia” (Pag. 7).

[Bisogna] “comprendere la differenza tra la vecchia repubblica americana e il nuovo impero globale. La repubblica offriva al mondo una speranza. Le sue fondamenta erano morali e filosofiche piuttosto che materialistiche. Era basata sui concetti di uguaglianza e giustizia per tutti. Ma sapeva anche essere pragmatica, non un semplice sogno utopistico, bensì un’entità magnanima che viveva e respirava. Sapeva spalancare le braccia per accogliere gli oppressi. Era un’ispirazione e al tempo stesso una forza con cui fare i conti; se necessario, sapeva entrare in azione, come aveva fatto durante la seconda guerra mondiale, per difendere i principi in cui credeva. Le stesse istituzioni che minacciano la repubblica – le grandi corporation, le banche e la burocrazia governativa – potrebbero essere usate invece per introdurre nel mondo cambiamenti fondamentali. Tali istituzioni possiedono le reti di telecomunicazione e i sistemi di trasporto necessari per mettere fine alle malattie, alla fame e persino alle guerre, se solo le si potesse convincere a prendere quella direzione. L’impero globale, viceversa, è la nemesi della repubblica. E’ egocentrico, egoista, avido e materialista, un sistema basato sul mercantilismo. Come gli imperi che lo hanno preceduto, le sue braccia si aprono solo per accumulare risorse, per arraffare tutto ciò che vede e rimpinzarsi l’insaziabile stomaco. E’ pronto a impiegare qualunque mezzo ritiene necessario per aiutare i propri governanti ad acquisire sempre più potere e ricchezza” (pag. 185).

La vera storia dell’impero moderno – della corporatocrazia che sfrutta i disperati e sta compiendo il saccheggio di risorse più brutale, egoistico e in ultima analisi autodistruttivo della storia… Preferiamo credere al mito che migliaia di anni di evoluzione  sociale della razza umana abbiano finalmente perfezionato il sistema economico ideale… Ci siamo convinti che qualsiasi tipo di crescita economica giova all’umanità, e che maggiore è la crescita e più diffusi sono i benefici. Infine, ci siamo persuasi a vicenda della validità e della giustezza morale del corollario a questo concetto: che cioè quanti eccellono nell’alimentare il fuoco della crescita economica vadano esaltati e ricompensati, mentre chi è nato ai margini può essere sfruttato.” (pag. 297)

 

 

In Hulliburton sia W. Bush, sia D. Cheney hanno o hanno avuto interessi diretti. Cheney ne è stato anche amministratore delegato con stipendi, azioni e opzioni per oltre 45.000.000 di dollari.

L'affiliata dell'Halliburton, la Kellogg Brown & Root (KBR), si è recentemente assicurata in Iraq contratti per il valore di 7 miliardi di dollari dall'U.S. Army Corp of Engineers per il recupero dei pozzi petroliferi in fiamme.

Caspar Weinberger, era consigliere generale della Bechtel. L'ex vice Segretario all'Energia, W.Kenneth Davis, era vicepresidente della Bechtel. Riley Bechtel, il presidente della compagnia, è nella Commissione presidenziale per le esportazioni. Jack Sheenan, un generale dei marines in pensione, è vicepresidente anziano della Bechtel e membro dell'US Defence Policy Board. L'ex Segretario di Stato Gorge Shultz, che è nel consiglio d'amministrazione del Bechtel Group, è stato presidente dell'ufficio consultivo del Comitato per la Liberazione dell'Iraq.

 

 


 


 


 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 14/02/2006 15:19 | Permalink | commenti (4)
categoria:america, globalizzazione e neoliberismo, terrorismo e guerra globale, perkins john
sabato, 11 febbraio 2006

Il nostro tempo...

Il nostro tempo

non ce lo porterà

mai via nessuno…

 

 

…tu che aggiusti

(matematica)

una bicicletta di provincia

in cortile…

periferia di primavera

(e adolescenze infinite)…

 

C’è aria fine

e profumo di ferro

nelle tue braccia robuste…

 

E’ il nostro tempo.

Di quelle sere a tavola,

Dio…

nella solita cucina calda

come officina d’estate;

quel gusto del ritorno

e di “tanti giorni ancora da passare”;

 

 

Quello era il nostro tempo

migliore.

La domenica mattina

(miele e campane)

per le strade e le salite

di fiori,

(che nasceva un raggio di sole).

 

 

La montagna era

selvaggia ogni volta d’agosto.

Tua. Il sogno;

E il bosco del cacciatore Joseph,

poi i funghi da pulire… in silenzio…

 

 

Un tempo lieve il tuo,

che assaporavi anche solo un attimo

perché tanto, (un attimo solo)

t’era dato godere.

 

 

Al paese parlavamo di stelle

ogni sera

prima che io andassi a sognare

futuri

con gli amici,

che non sarebbero mai giunti…

Ma negli occhi tuoi chiari

ciò bastava…

Il nostro tempo (lieve)

non ce lo porterà

mai via nessuno…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 11/02/2006 18:47 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesia
mercoledì, 08 febbraio 2006

Smoking gun???

Il Senatore Guzzanti non ha gradito questo articolo. Ha detto che le sue parole sono state manipolate e ha fornito una dattagliata puntualizzazione.

Riporterò per esteso entrambi i testi. Sia quello originario utilizzato per scrivere l'articolo (sarà di colore blu), sia la sua ultima puntualizzazione (sarà di colore verde). Crediamo tuttora di aver aggiunto, ma in modo esplicito, solo le nostre personali e libere considerazioni finali.

...

3 La messinscena è fuor di dubbio. Che per chi ha messo in scena si tratti più precisamente di una serie di menzogne raccontate al magistrato inquirente, alla Commissione Moro e poi alla Commissione Mitrokhin sembra lapalissiano.

4 La smoking gun, se si vuole accontentare della logica e dell’evidenza, consiste nel fatto che una messinscena è stata preparata per far sì che il messaggio “Gradoli” fosse alterato come “città di Gradoli” e diffuso in questa forma, sicché potesse essere letto da chi trovandosi in “via Gradoli” potesse riceverlo e agire di conseguenza. Visto che con Gradoli sono state fornite anche altre due città limitrofe, lo scopo effettivo della messinscena è provato oltre ogni ragionevole dubbio.

5 – Siamo tutti certi che non tutti i partecipanti sapessero di partecipare a una messinscena, ma almeno uno sì.

6 – L’autore della messinscena simula una distratta sorpresa e poi avverte che ci penserà lui a far arrivare il messaggio.

L’autore della messinscena è l’unico che si proponga per un tale impegno e che lo attui (la spiegazione secondo cui il piattino tornava all’inizio della parola per dare ENTER e considerare la parola completa dimostrerebbe che questo spirito metafisico è anche un operatore marconista di straordinarie risorse, peraltro ben compreso dai suoi interlocutori che ne accettano il codice).

7 – Trovi, caro Paradisi, il punto debole nei punti 3, 4, 5, 6 e concluda: se ci fu messinscena organizzata, e ben organizzata, per dirottare l’attenzione su Gradoli, allora ne consegue che si trattò di un piano per far sapere a chi si trovava in v. Gradoli che era ora di togliere le tende.

8 – Se tutto ciò risulta vero come è vero, documentalmente e logicamente, ne consegue che colui che prese l’impegno di informare le autorità agiva allo scopo di salvare i brigatisti e rendere non rischiosa per coloro che lo trattenevano Moro, l’esecuzione del prigioniero al termine dei suoi interrogatori.

9 –Non vedo affatto prove della versione buonista della vicenda: il buon Prodi che avendo saputo da ambienti vicini all’autonomia che Moro è a via Gradoli, invece di dare all’istante e per telefono l’informazione riservata (e protetta dalla legge come informazione riservata) crea una messinscena organizzata con complicati artifici per diventare una falsa informazione utile a rendere inutilizzabile l’informazione vera.

10 – Ecco perché ritengo che Prodi abbia svolto una parte attiva nella vicenda e che lo abbia fatto in un contesto visibile.

(Paolo Guzzanti, 6 febbraio 2006)

1.     che la Commissione avesse trovato una diversa smoking gun lo dice lei.

2.     che si trattasse di una ovvia messinscena lo ha scritto lei e io ho risposto al suo testo.

3.     che se era una messinscena ciò implicava che qualcuno, almeno uno, l’avesse organizzata, è la conseguenza irrimediabile e logica del fatto che fosse una messinscena. Che potesse essere più di uno è possibile, che dovesse essere almeno uno è irrinunciabile. Lei era forte in logica a a scuola?

4.     Quindi: qualora fossimo d’accordo con lei Paradisi nel dire che quella del piattino fosse una messinscena,. Dovremmo concludere che almeno una persona l’aveva messa in scena. Chi?

5.     Se noi conveniamo con Gabriele Paradisi sul fatto che fu una messa in scena e che almeno uno dei partecipanti doveva averla messa in scena, dobbiamo chiederci perché quel qualcuno avesse voluto metterla in scena. Mi segue Gabriele? E’ capace di trasportare senza manipolare, barare, ridicolizzare?

6.     Se qualcuno voleva mettere in scena una messinscena per trattare l’informazione Gradoli, bisogna osservare e prendere noto in che modo fu trattata questa informazione.

7.     L’informazione Gradoli fu trattata in modo tale che apparisse fuor di dubbio che andava messa in relazione con il centro abitato di Gradoli e non con via Gradoli a Roma, come si evince dal fatto che accanto a Gradoli furono indicate (sempre con la messinscena del piattino rotante per forza metafisica computerizzata e geografica) le città viciniori di Bolsena e di Viterbo, aggiungendo anche una passata del piattino sulla carta geografica stradale sulla quale il piattino copriva l’intero alto Lazio. Questa sovrabbondanza di insistenza sul fatto che Gradoli fosse il Paese e non la via soddisfa la questione “e se qualche solerte funzionario....”.

8.     Dunque la messa in scena è consistita nel trattare l’informazione Gradoli in modo tale da indicare Gradoli Paese e una sola persona si è offerta, fra gli altri partecipanti, di trasmettere l’informazione alle autorità competenti. La messinscena non avrebbe avuto alcuno scopo se non fosse terminata con il trasferimento di una informazione da una fonte originante ad un ricevitore competente. Quella persona fu il professor Romano prodi e soltanto lui. Prodi inoltre non telefonò, non si precipitò, non andò dalla polizia,  né dai servizi segreti o dalla magistratura, la sussurrò la bizzarra indiscrezione alla segreteria della Dc, la quale trasmise alla polizia che andò a Gradoli sotto i riflettori e i brigatisti di via Gradoli tolsero subito le tende vedendo che il loro indirizzo era bruciato.

9.     Dunque la messa in scena ebbe come effetto finale di far sapere ai brigatisti che era ora di sloggiare. Si può amenamente discutere se questo fosse lo scopo del professor Prodi.

10. Sembra indiscutibile che se lo scopo di Prodi fosse quello di aiutare Moro nel caso che la sua prigionia fosse in relazione con un indirizzo ricevuto, allora Prodi avrebbe dovuto con rapidità ed efficacia precipitarsi a dare la sua informazione, per bizzarra che fosse: la polizia del resto non lo considerò un pazzo visionario, tant’è che andò a Gradoli.

(Paolo Guzzanti, 8 febbraio 2006)

 

 

 

 

Sostiene il Senatore Paolo Guzzanti di Forza Italia, che Prodi “ha protetto le Brigate Rosse e ha fatto ammazzare Moro”.

Sono accuse pesanti alla vigilia di elezioni politiche che vedono Romano Prodi candidato per il Centro Sinistra alla Presidenza del Consiglio.

Il Senatore Guzzanti è anche Presidente della Commissione Mitrokhin che sta indagando sui documenti trasmessi dal servizio segreto britannico al SISMI e relativi alla rete spionistica del KGB in Italia negli anni della guerra fredda.

Recentemente la Commissione s’è recata in Ungheria per visionare materiale scottante e il Senatore stesso alla vigilia di quel viaggio aveva anticipato alla stampa “verità pazzesche che stavano emergendo proprio in merito al ruolo svolto da Prodi nel sequestro Moro. 

Il momento centrale della vicenda risulta essere la famosa seduta spiritica del 2 aprile 1978 a cui Prodi partecipò e in cui “emerse” il nome di Gradoli.

Nell’articolo del 6 febbraio abbiamo cercato di analizzare la documentazione disponibile (le audizioni fatte dalle varie commissioni parlamentari ai partecipanti a quella seduta), per verificare se ci fossero elementi tali da giustificare la tesi così terribile di Guzzanti.

A noi non è sembrato di rilevarne, malgrado la puntualizzazione tempestiva del senatore, al quale abbiamo poi chiesto immediatamente se esistessero documenti nuovi ed inequivocabili di cui noi non eravamo a conoscenza.

Infatti, vista la tenacia con cui viene ripetuta quella tremenda acc