lunedì, 30 gennaio 2006

Dubito ergo sum

Passeggiavo (pateticamente?) nel giardino (Pardes) della mia casa, quando t’incontro un bel signore, rosso di capelli e possente d’aspetto che pare un… Senatore.

Seguito spontaneamente da qualche discepolo intento a prendere diligentemente appunti (spiccava, tra tanti “orribili lavoratori”, una gabbianella dall’occhio vispo e allegro), egli andava declamando a voce alta:

La verità dei fatti, su certi fatti, non ammette dubbi!”.

M’avvicinai, “tremebondo come un budino” e provai a dire:

“Ehhh… A vent’anni la pensavo anch’io così…”.

Colpito da tanta sfrontatezza il Senatore d’impeto rispose:

Che dice giovinotto? Il dubbio non è una virtù. Il mio amico Des Cartes diceva Cogito ergo sum, e non avrebbe mai detto Dubito ergo sum”.

Pardes: “Lei m’insegna però che fu grazie al Dubbio che Des Cartes giunse alla scoperta di una verità. E cioè l’esistenza attraverso il pensiero… Dubitando penso e se penso esisto… Io avrei detto più precisamente: Dubito ergo cogito ergo sum… ma forse sarebbe stato meno incisivo, lo ammetto”.

Il Senatore mi guardò in tralice facendosi per un attimo scuro in volto, poi subito rasserenato prese a dire:

“… il dubbio è fondamentale ma solo come metodo per affrontare ciò che non si sa… Esso è la misura della consapevolezza di ciò che non sappiamo. Il dubbio è un dovere quando sappiamo di non sapere…”.

Pardes: “Ecco, appunto, e io credo di non sapere tante cose…”.

Sen: “Ma il punto è: e se sappiamo di essere nel vero?”.

Pardes: “Ma chi ce lo dice a noi, mi perdoni, di essere nel vero… se non il nostro stesso pensiero… umanamente fallace… se non, talvolta, la nostra umana presunzione… ”.

I miei banali argomenti, della cui ovvietà mi vergognavo anche un po’, lo spinsero (con compassione?) ad aggiungere:

… figliuolo, se sappiamo che Hitler ha creato lo sterminio di un popolo come prodotto industriale; se sappiamo che il comunismo ha compiuto la più efferata e continua strage di civili, donne e bambini, gente innocente uccisa allo scopo di applicare la teoria del terrore come strumento di controllo (e non, che so, la punizione a furor di popolo dei collaborazionisti, o "gli eccessi" sanguinari di una rivoluzione)… se sappiamo tutto ciò: CHE DOBBIAMO FARE CON QUESTA VERITA'?...

Pardes: “Sì… sì… però mi permetta…”.

Sen: “… Dobbiamo, avvertire che dubitiamo, che non sappiamo bene, che alla fine chi la vede bianca e chi la vede nera, che va' un po' a sapere davvero come andarono le coseeee?

S’era tutto infervorato a quelle rosse immagini che balenavano nella sua mente (gonfaloni selvaggi, operai “reali”, stelle resistenti e armate solcanti generali inverni…), che il suo natural rossore (i peli, le gote), ora pareva ancora più intenso. Era come se quel ROSSO l’avesse ingoiato per intero, metabolizzato e ora irradiasse, sinistro, da tutta la sua autorevole figura. Ne fui quasi spaventato se non ci fosse stato, rassicurante nella sua dolcezza, lo sguardo (a tratti estasiato), della gabbianella lì accanto…

… il COMUNISMO e NON (attenzione giovanotto) lo "stalinismo"… ma proprio il comunismo, compreso quello emiliano del triangolo della morte…”.

La piadina che tenevo ormai fredda in mano aveva di certo, tradito la mia terra d’origine... il Senatore intanto, come in trance, continuava imperterrito l’orrenda sequela “… quello cubano, angolano, valtellinese, vietnamita, albanese, spagnolo, istriano, iugoslavo, rumeno, bulgaro, tedesco…”.

Cercai di interrompere lo sciagurato elenco dei paesi in cui il realismo sovietico e il maoismo avevano fanno scempio di libertà e di uomini, con un timido argomento:

“… per la verità sono debole per quanto riguarda il "Comunismo Valtellinese", ma credo di conoscere un po’ quello emiliano post triangolo della morte… che oltretutto, se vogliamo dirla tutta, quella brutta similitudine geometrica, potremmo anche ricondurla alla “ punizione a furor di popolo dei collaborazionisti”, o "agli eccessi sanguinari di una rivoluzione”… perché di rivoluzione si trattò… una rivoluzione che aveva cacciato un regime illiberale… fascista… bisogna poi ricordare che s’era trattato di una vera e propria guerra civile, che tanti pensavano solo a brute e cieche vendette, che delinquenti ci sono in qualunque famiglia e poi… sa come si dice di solito: "chi semina vento…"”.

Per un attimo temetti il peggio. I discepoli del Senatore, molti vestivano una tonaca nera, cominciarono a gridare agitando pericolosamente calami e calamai, temperini e pani di pomice…  Il senatore li calmò con un gesto della mano, così, anche se col cuore in tumulto, potei continuare…

“… io non giustifico nessuna violenza. Mai. Credo anche però, e mi duole dirlo, che in certi momenti della storia la violenza si sia resa necessaria per interrompere altra violenza più grande… ma ora voglio credere che si possa farne a meno della violenza. Con la ragione, con la tecnologia di cui disponiamo. Che oggi si possa evitarla anche quando sembrerebbe essere l’ultima e l'unica opzione… temo che a volte ricorrervi sia un interesse di pochi a scapito dei tanti…”

Il senatore restò in silenzio un istante. Voleva completare il suo ragionamento…

Sen: “cosa dobbiamo dire a coloro che oggi, nel 2006 hanno scelto con orgoglio di chiamare se stessi comunisti, o di "non rinnegare" (esattamente come i vecchi fascisti) il passato comunista, negando che tale passato possa essere minimamente equiparato a quello nazista?

Pardes: … Io credo che il comunismo in Italia nel periodo repubblicano sia stato prima di tutto un movimento civile, democratico, che s’ispirava a un’utopia forse, utopia che però non era malvagia in quanto tale. Quell’utopia è stata devastata dallo stalinismo”.

“Concretamente, da noi, in Italia, quell’idea si è tradotta in una classe dirigente di amministratori capaci che hanno avuto una grande sensibilità per il sociale, che hanno messo al centro della loro azione la solidarietà… Tanti deboli, diversi, emarginati si sono sentiti rappresentati da quell’idea e da quelle persone, che hanno operato spesso più cristianamente di tanti che sbandieravano il cristianesimo ad ogni piè sospinto…” 

Sapevo, già mentre articolavo quest’ultimo pensiero, che anch’esso avrebbe scatenato le ire dei discepoli… Così fu. Ma il senatore questa volta non diede peso alle grida alle sue spalle, e riprese un punto del mio ragionamento che indubbiamente non condivideva:

Sen: “Comunismo e Stalinismo per me pari sono”.

Pardes: “Non credo, un dubbio ce l’ho. Non sappiamo dire cosa sarebbe stato il comunismo senza Stalin… nel movimento rivoluzionario del 1917 c’erano tante voci… c’era pluralismo d’idee… cosa poteva diventare quel movimento se non fosse stato distrutto da Stalin e omogeneizzato in una "teoria del terrore come strumento di controllo"?

Io non lo so. Ho però un dubbio. Dubito che sarebbe stato la stessa cosa.”

Qui il senatore si lasciò sfuggire un sorriso beffardo:

Sen: “Il dubbio diventa una colpa quando lo simuliamo per compiacere gli avversari in errore o che mentono, allo scopo di sembrare carini, duttili, politicamente corretti. Il dubbio è spesso un modo per esercitarsi nell'arte italiana del paraculismo, da non confondersi con l'arte di gettarsi dall'aereo con un ombrello. Il dubbista paraculista è quello che ogni volta che avanza un centimetro di verità, subito si ritrae come se avesse le dita ustionate e fa un centimetro e mezzo indietro chiedendo scusa alla verità avvertendo il mondo con un sussurro: Scusate, io dubito...”.

Quest’uomo ha delle grandi doti di satira, pensai, e poiché la genetica non è un’opinione, chissà come saranno i suoi figli…

… Io”, continuò, “per la verità senza dubitare, tratto nello stesso identico modo, con disprezzo morale, camicie nere e camicie rosse, perché ho un problema morale mio: dove seppellire nel cimitero della coscienza 80, o forse 100, o forse solo 60 milioni di morti ammazzati, indipendentemente dalla guerra e dalle conseguenze della guerra?

Vecchie storie? No, mio caro è la storia.

E chi impedisce di conoscere i nostri ieri, vuole mantenere il controllo sui nostri domani.

Questo lo so senza dubitare, con una certa tracotanza irritante che mi viene fuori quando so di dire verità non dubitabili”.

“Ma senatore”, allora dissi, “ragionando in questo modo, non so quanti siano esattamente i morti, ma anche il nostro attuale modello, che non so se definire Capitalismo o Liberismo, diciamo tutto ciò che s’è contrapposto al Comunismo, ne ha prodotti e ne sta producendo ancora di morti, non crede? Cosa vogliamo dire delle dittature di generali o di colonnelli che buttavano in mare dagli aerei gli oppositori; che prendevano i figli neonati delle donne che andavano a morire e li adottavano? Cosa vogliamo dire dei "sicari dell’economia" che indebitano i paesi poveri per tenerli al guinzaglio e sfruttare le loro risorse? Queste verità sono già emerse inconfutabili come l’esistenza dei lager, dei gulag, dei laogai… Non per questo io credo di poter ritenere "moralmente responsabile" di quelle e di queste ignominie un sincero liberale o un politico conservatore.” E continuai. “Io non dubito degli orrori commessi dal nazi-fascismo e dal comunismo realizzato. Dubito che, molto più modestamente, i vari D’Alema, Fassino, Veltroni o anche Bertinotti e Cossutta che non hanno mai rinnegato il termine comunista, per non parlare poi di Rutelli…” (e qui sentii un breve ma intenso mal di pancia, forse dovuto alla cicoria che mi tornava su), “possano essere equiparati a Stalin, o a Berja o a Mao… e che rappresentino un pericolo in tal senso.”

“E’ un delitto credere che certi valori del marxismo possano ancora oggi essere validi? O anch’essi vanno gettati con l’acqua rossa e sporca?

“Parimenti, è un delitto credere ancora nella bontà del “mercato” pur assistendo alla sua degenerazione?”

“Credo non siano delitti anche se forse, un superamento di quegli schemi, da una parte e dall’altra, sarebbe auspicabile per tutti”.

“Ma comunque a me del comunismo non importa nulla", dissi allora per tagliare la testa al toro (il post in effetti stava diventando di una lunghezza inaudita) "Noto però che esso sembra ancora spaventare qualcuno, solo qui da noi però, in quest’Isola della Rugiada...

Nessuno al di fuori di qui ne parla più, nemmeno laddove per decenni il Comunismo è stato il nemico principale…

E per concludere voglio far capire che io non sono qui a difendere certo il Comunismo o la sua essenza: il marxismo…

Forse qui, in Y-Tal-Ya, mi sento più vicino a Fini, Massimo ovviamente, quando dice che Capitalismo e Marxismo sono due facce della stessa medaglia: l’Industrialismo… la Modernità. E credo anche che quest’idea di Modernità sia completamente sbagliata. Solo che il Comunismo, che la perseguiva a suo modo, è morto e sepolto, mentre il Capitalismo, che la persegue a suo modo, è ancora vivo e vegeto. Vigoroso e pimpante. Reso gagliardo dalla vittoria sul Comunismo (le poche sacche di resistenza che voi ancora pensate di vedere, qualora malauguratamente dovessero veramente esistere, saranno presto debellate). Esso, il Capitalismo Trionfante, abbandonate le virtù che pur egli aveva, vestiti i panni grevi del Neo Liberismo, ha intrapreso folle e sfrenata una corsa verso il… futuro… o verso il… baratro?

Che dilemma… che DUBBIO…”

Il senatore gli occhi mi guardò. Tutto tremante…

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/01/2006 11:12 | Permalink | commenti (1)
categoria:globalizzazione e neoliberismo, liberali e comunisti, guzzanti paolo
giovedì, 26 gennaio 2006

Una storia d'estate

beh, sono commosso.
Pier a Bologna ci va rarissimamente; e anch'io faccio una vita piuttosto ritirata, al momento.
Non riesco a capire com'è successo, fatto sta che certe avventure come queste a un certo punto non le abbiamo vissute più. Mi dispiace e un po' mi vergogno.
Spero che tu stia bene del resto (prima o poi ci ribecchiamo)
Leo...
 
Meraviglie della blogosfera. La rete è una scoperta continua. Una sorpresa continua.

Ieri, ad esempio, stavo leggendo distrattamente una simpatica classifica dei blogger italiani, intitolata “i 24 personaggi più influenti della Blogosfera”, quando ho fatto una piacevole e a suo modo “sconvolgente” scoperta.

Ovviamente in quella classifica ci si trova Beppe Grillo, Luca Sofri, Daniele Luttazzi (che nel frattempo il suo blog l’ha chiuso per paura che diventasse un punto di riferimento e quindi di potere… Chapeau!), ma anche tanti sconosciuti.

Ragazzi e ragazze che attorno ad un’idea originale o semplicemente senza nessuna idea particolare, hanno cominciato a scrivere quello che gli passava per la mente e ora stanno lasciando un segno nella rete.

Così visitandoli un po’ a caso e leggendo qua e là, ero stato colpito in particolare da uno di questi blog “sconosciuti”, il 24° per la precisione, quello di un tal Leonardo. ”Strano caso di blogger linkato da tutti ma letto da pochi. E si ha l'impressione, dato lo scarso numero di commenti, che nessuno arrivi in fondo ai lunghi post di Leonardo che ha sempre molto da dire e scrive bene. Sottovalutato”.

Un blog “impegnato” il suo, di quelli che piacciono a me, insomma. Il penultimo post (una felice coincidenza che mi ha permesso di leggerlo), è stato scritto il 23 gennaio, lunedì scorso quindi. Leonardo l’ha dedicato a sé stesso. O meglio ai cinque anni (!) di vita del suo blog (!). Un vero precursore. Sciapò!

In questo articolo egli ripercorre molto sobriamente la storia di questa sua incredibile esperienza (“quel che si matura, col tempo, è solo una certa vertigine ad aprire l'archivio”), suddividendo in periodi ed umori le fasi e gli entusiasmi di questo suo comunque straordinario percorso.

Così leggendo del suo “Periodo Epico”, 2001-2002, scopro che Leo ha partecipato al G8 di Genova… è stato un militante di Attac Modena… e… immediatamente mi si è accesa una spia… Vuoi vedere che è quel Leo…

Corro a spulciare il suo archivio… Luglio 2002: la raccolta delle firme per la Tobin Tax (), poi Genova “un anno dopo”… corro allora alla primavera 2002... Palestina! Sì, lui era là. Non ho più dubbi. Sarebbero troppe le coincidenze inquietanti. E’ sicuramente lui. Leo da Modena…

Quella mattina, il 18 luglio 2002, alla stazione di Bologna saremo stati una decina, forse qualcuno di più. Non ricordo esattamente quando incontrammo e ci mischiammo coi ragazzi di Modena. Forse a Bologna o addirittura a Roma Termini. Pierpaolo aveva la chitarra. Leo era un tipo abbastanza serio e cupo. E Alberto, da Bergamo, era debordante nel suo candore… Questi tre ragazzi per tutto il giorno li incrociai distratto, intento com’ero ad aiutare nelle piccole cose; a filmare le facce, le parole, i colori. Non immaginavo, passandogli accanto, che avrei trascorso con loro tutto il pomeriggio e… la notte, in un viaggio a suo modo epico, dolcissimo e nel contempo allucinante: Roma-Genova in 15 ore!

Non immaginavo fotografando Alberto e il suo ingenuo cartello a forma di pugno col dito medio alzato: “No alla Bossi-Fini”, mentre cercava invano di saltare le transenne e appenderlo alla porta di Montecitorio, quanta dolcezza ci fosse in quel corpaccione irsuto.

Non immaginavo ancora quanta forza ci fosse dietro alla barba incolta e rada di Pierpaolo; quanto “disinteresse” e grinta ci fosse dietro gli occhiali e oltre quella maglietta rossa (un % bianco in mezzo) di Leo.

Avevamo raccolto 178.000 firme in tutt’Italia ed Emiliano Brancaccio era andato a consegnarle alla Camera. Firme per presentare una Legge d’Iniziativa Popolare e istituire quella benedetta tassa. I rappresentanti del popolo non ci pensano e allora si muove il Popolo!

Lo striscione era stato stampato con 158.000 e quindi ci avevamo attaccato sopra un foglietto scritto col pennarello per correggere quel valore ottenuto in tante settimane di impegno, di fatica, ai banchetti, a raccontare ai passanti cosa fosse la Tobin Tax. A spiegare quante cose ci siano da fare al mondo per renderlo migliore… possibilmente.

Nella piazza bollente erano venuti a parlare anche alcuni deputati o senatori. Ricordo Malabarba, forse anche qualche Verde. Di tanto in tanto un onorevole transitava frettolosamente ingiaccacravattato e s’infilava nel Palazzo.

Quella mattina era venuto e aveva parlato anche Tom Benetollo, che poi ci ha lasciato… e Marco Bersani, Vittorio Agnoletto. Erano giorni quelli di grande forza del movimento e dei Social Forum. A novembre ci sarebbe stata quella meravigliosa e grandiosa kermesse di Firenze… C’era fermento e gioia palpabile.

Dopo un rapido brindisi in piazza, a pranzo s’era andati tutti in un centro sociale nel cuore di Roma. Un po’ di fresco in un cortile, un po’ d’acqua e un boccone.

E lì s’era deciso come salire a Genova per la 3 giorni a ricordo del tragico e formidabile G8 dell’anno prima. C’era un treno speciale; c’erano tante auto… e così io capitai con loro tre. Alberto, Pierpaolo e Leo.

Alberto si dimostrò un guidatore d’una prudenza oltre misura. Per tutto il viaggio non avremo mai superato le 40 miglia orarie. In un paio d’ore abbondanti eravamo riusciti a lasciarci alle spalle il Grande Raccordo Anulare, e imboccato la vecchia e gloriosa Via Aurelia… Ma l’autostrada? Troppo pericolosa… abbiamo tempo del resto...

Così, lemme lemme l’auto caracollò risalendo, con calma, una penisola infuocata. Canzoni strimpellate, racconti, storie. E una sensazione dolcissima di vivere, io, molle imprenditore pentito, un’avventura tenue eppure intensa con ragazzi pieni di vita, di umanità. Colpito dal loro lucido e “calcolato disinteresse”. Leo usciva da una vicenda personale molto dolorosa e difficile. Eppure era andato in Palestina (ai suoi aveva parlato di vacanza in Spagna… poi in Spagna c’era stato qualche guaio e lui, da Ramallah, per telefono a tranquillizzarli…).

Era andato in Palestina per frapporre semplicemente il suo corpo tra genti affinché non si combattessero più. Aveva rischiato, rischiava tutt’ora senza nulla in cambio. Solo la grandiosa e pazzesca, la folle idea di farlo per migliorare il mondo…

Nel nostro incedere, con lentezza, non mancò un guasto al radiatore con sosta forzata… canicola… anch'io, più modestamente, una telefonata falsa e rassicurante alla moglie al mare… Sì, si, dormirò a La Spezia… (ironia del destino…) per lavoro, sì, vedrò Marco ricordi?… una misera bugia… a metà…

In effetti a La Spezia ci arrivammo e ci dormimmo anche. In stazione però, sulle panchine. L’andatura di Alberto, che aveva poi proseguito per Bergamo, per andare a prendere una compagna con la quale sarebbe ridisceso a Genova il giorno dopo, era stata tale da farci giungere fuori tempo massimo per l’ultimo treno utile. Il successivo sarebbe stato solo alle ore 3 e 40 a.m. (!?). E allora stremati ci accovacciammo dove si poteva. Lo zaino come un cuscino. Il freddo micidiale, che non ti aspetti in luglio, ma la notte sarà sempre così? Un freddo che ti entra nelle ossa. E pensi agli homeless… d’inverno, no il 18 di un caldo luglio…

L’estate non si pensa a felpe o ad altro. Io per lo meno non ci avevo pensato. E Pierpaolo allora mi presta la sua. Non riesce a dormire e continua a suonare dolcemente la sua chitarra in bermuda nel silenzio e nel freddo della notte…

In treno poi, finalmente al caldo, riuscii a dormire profondamente per un’oretta. Mi svegliarono Pierpaolo e Leo (cosa vuol dire l’età…), altrimenti sarei arrivato a Ventimiglia.

Quello che restava della notte lo trascorremmo in un salone di una sezione (si dice ancora "cellula"?) di Rifondazione Comunista su un colle in cima a Genova. Insieme a decine di ragazze e di ragazzi dormienti, distesi qua e là in un magico disordine creativo, tra sacche, colbacchi, poster di Lenin e di Ho Chi Min alle pareti; l’immancabile Che e bandiere. Tante bandiere. Rosse. Come la passione che ci animava.

Il giorno dopo Genova ci accolse con trepidazione: “siete no global?”. “si, ma siamo buoni…”. Leo annotò nel suo blog: “Per fortuna la Genova quest'anno è stata un'altra cosa, che non si sovrappone in nessun modo. Un viaggio con amici vecchi e nuovi, soprattutto”. E infatti furono solo lavori e conferenze al Palazzo San Giorgio - Caricamento, al porto… e una doverosa visita alla Diaz (rioccupata simbolicamente) e in Piazza Alimonda, anzi in Piazza Carlo Giuliani – Ragazzo. Un fiore tra mille, una foto.

Alberto l’ho rivisto a Firenze al Social Forum Europeo qualche mese dopo, insieme a Heidi e a Giuliano Giuliani. Pierpaolo m’è sembrato di scorgerlo sotto un portico di Bologna solo poche settimane fa, ma io ero in autobus. Leo invece, fino a ieri, non l’avevo più rivisto, ne avevo più sentito parlare di lui... Nel suo post del 24 luglio 2002 Leo scriveva riferendosi a quelle esperienze e poi agli anni futuri: “A quei tempi io rilascerò interviste dicendo: eeeeh, ai miei tempi sì che era diverso, eravamo una manciata di animi eletti in giro per l'Italia… e pensate che io ero a Genova… ecco, quando sarò così, sparatemi. Promettetemi che lo farete. No, ma sul serio”.

E allora caro Leo, adesso lo meriterei io di essere sparato… sarà l'età...

Ciao Leo, e buona fortuna.

postato da: GabrielParadisi alle ore 26/01/2006 10:39 | Permalink | commenti (6)
categoria:no-global, globalizzazione e neoliberismo
mercoledì, 25 gennaio 2006

E Wikipedia non lo aggiorniamo?

Oggi prendiamo in prestito (ma forse parlare di prestito sminuisce l’entità della nostra razzia) qualche spunto dal blog ormai mitico di Beppe Grillo.

Oggi infatti lì si parla di Wikipedia e di Silvio Berlusconi.

Grillo ci ricorda che Wikipedia, è l’enciclopedia più grande del mondo, creata attraverso i liberi contributi di tutti. Wikipedia è stata proibita in Cina, non ancora in Italia.

Beppe Grillo l'ha citata spessissimo nel suo blog e nei suoi spettacoli. Da maggio 2005 ad oggi le voci nella versione italiana sono cresciute da 40.000 a 133.000. Una crescita vertiginosa.

La sezione dedicata a Silvio Berlusconi è particolarmente nutrita e approfondita:

Indice

  • 1 Note familiari
  • 2 Formazione
  • 3 Altre note biografiche antecedenti la carriera politica
  • 4 Attività imprenditoriale
  •   4.1 Edilizia
  •   4.2 Televisioni
  •   4.3 Editoria
  •   4.4 Altro (Commercio, Milan)
  • 5 Attività politica
  •   5.1 La discesa in campo
  •   5.2 La questione dell'ineleggibilità
  •   5.3 Campagna elettorale ed elezioni del 1994
  •   5.4 Cenni generali
  •   5.5 Governi presieduti
  • 6 Conflitto di interessi e "Par Condicio"
  • 7 Il "berlusconismo"
  • 8 Televisione
  •   8.1 La legge Gasparri e Retequattro
  • 9 Come Berlusconi viene visto dall'opinione pubblica
  •   9.1 All'estero
  •   9.1.1 Gran Bretagna
  •   9.1.2 Stati Uniti d'America
  •   9.1.3 Svezia
  • 10 Procedimenti giudiziari a carico di Berlusconi
  •   10.1 Procedimenti conclusi con un'assoluzione
  •   10.2 Procedimenti nei quali è stato giudicato colpevole, ma i reati commessi sono coperti da amnistia
  •     10.2.1 Dichiarazioni sulla P2
  •     10.2.2 Falso in bilancio nell'acquisto di terreni
  •   10.3 Procedimenti nei quali ha goduto della prescrizione per i reati oggetto d'accusa
  •     10.3.1 Processo All iberian 1 (tangenti a Bettino Craxi)
  •     10.3.2 Lodo Mondadori
  •     10.3.3 Processo SME Capo di accusa A
  •   10.4 Procedimenti conclusi con una condanna
  •   10.5 Procedimenti in corso
  •     10.5.1 Processo Sme-Ariosto (capo A, tangente al giudice R. Squillante)
  • 11 Voci correlate
  • 12 Bibliografia e riferimenti
  • 13 Collegamenti esterni
  •   13.1 Biografie
  •   13.2 Siti dedicati
  •   13.3 Articoli e opuscoli
  •   13.4 In inglese

 

Beppe Grillo suggerisce di sviluppare questo interessantissimo ed importante lavoro a tutti i segretari di partito.

Ovviamente c'è una voce che riguarda anche Romano Prodi dove, per esempio si parla con dovizia di particolari della famosa seduta spiritica sul caso Moro…

Questo l’indice dedicato a Prodi:

 

Indice

  • 1 Note familiari
  • 2 Attività accademica
  • 3 Attività politica ed amministrativa
  • 4 Nascita dell'Ulivo
  •   4.1 Obiettivi e programma per l'Europa
  • 5 Storia politica
  •   5.1 Primi anni
  •   5.2 Il caso Moro e la seduta spiritica
  •   5.3 Seconda Repubblica e Commissione Europea
  •   5.4 Il ritorno nello scacchiere politico italiano
  •   5.5 Le primarie dell'Unione
  •   5.6 La "Fabbrica del Programma"
  • 6 Riconoscimenti
  • 7 Principali pubblicazioni
  •   7.1 Accademiche
  •   7.2 Periodo politico
  • 8 Voci correlate
  • 9 Collegamenti esterni 

 

Salta all’occhio, guardando i contenuti, come la situazione risulti abbastanza sbilanciata a sfavore dell'attuale premier...

Dev'essere tutta colpa della solita sinistra che ha infiltrati in tutti i gangli del potere ed ha il controllo della "cultura"...

Vista la campagna impegnativa alla ricerca della "Verità", intrapresa dalla destra e dal senatore Guzzanti in particolare, gli consigliamo di "arricchire" la sezione del "mascalzone". Giusto per riequilibrare un pò le cose.

Pare che internet risulterà importante, se non determinante, in questa campagna elettorale. Sarebbe imperdonabile per la destra, che si è mobilitata con così impegno e passione, trascurare questo aspetto.

Siamo curiosi di vedere come si presenterà tra qualche settimana la voce relativa a Prodi…

(le caricature di Prodi e Berlusconi sono di http://www.perogatt.com/superbi.htm)

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/01/2006 08:43 | Permalink | commenti
categoria:campagna elettorale, berlusconi silvio, prodi romano
domenica, 22 gennaio 2006

À la guerre!

Aggiornamento:

I PM indagano sulla denuncia di Guzzanti: archiviazione o ulteriori accertamenti ?

Il senatore Paolo Guzzanti ha intrapreso una battaglia all'ultimo sangue con Romano Prodi. Cioè il leader dell'opposizione e candidato premier per il Centro-Sinistra.

Un Romano Prodi, secondo Guzzanti, con un passato oscuro. Un Cattocomunista, più Comunista che Catto, che si rese responsabile di azioni criminose. Insomma un Criminale. Per di più "edentulo" e "sputacchioso".

Il senatore di Forza Italia accusa Prodi senza mezzi termini di aver protetto o avvertito le Brigate Rosse nel 1978; di aver nientepopodimenochè fatto ammazzare Aldo Moro; di aver insabbiato il dossier inglese sugli agenti sovietici in Italia; di essere un mentitore e un baro. Di aver violato le leggi. Insomma un Mascalzone. Che per giunta, spesso ma non contemporaneamente ad essere un "mascalzone", psicofisicamente sbava... Insomma un Bavoso.

Guzzanti sostiene che tutto ciò è scritto e documentato. Il 20 dicembre scorso, (nei commenti le agenzie di quei giorni), al ritorno da una missione a Budapest della Commissione Mitrokhin di cui Guzzanti è presidente, egli consegnò al Procuratore di Roma un documento intitolato: "RELAZIONE RISERVATA DEL COLLABORATORE DELLA COMMISSIONE DOTT. AGOSTINO CORDOVA SUL DOSSIER MITROKHIN E SULL’ATTIVITÀ DEGLI ORGANI COMPETENTI PER LA SUA TRATTAZIONE":

http://www.ilvelino.it/allegati_documenti/allegato_documento_257.pdf

L'esposto denuncia contiene le malefatte di Dini, Prodi e D'Alema, ma soprattutto quelle di Prodi (in quanto è lui il candidato dell'Unione...).

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/01/2006 19:37 | Permalink | commenti (12)
categoria:campagna elettorale, prodi romano, brigate rosse, mitrokhin, guzzanti paolo, caso moro, moro aldo
venerdì, 20 gennaio 2006

Mascalzone bavoso? Boh!

Il 14 febbraio 2005, durante la trasmissione «Conferenza Stampa» di Anna La Rosa, cioè in TV, teniamolo a mente, un Silvio Berlusconi indignato si era lamentato del fatto che la sinistra non facesse altro che insultarlo. In particolare l’Unità. Il Premier aveva così esibito un accurato dossier, diligentemente preparato da zelanti ricercatori, intitolato “Analisi di circa 500 numeri del quotidiano l'Unità sotto la direzione di Furio Colombo“. Ancora oggi questo documento è consultabile in quella esatta versione all’indirizzo: http://www.forza-italia.it/speciali/insulti.pdf.

Il Premier aveva quindi elencato una serie di ignobili insulti ricevuti, attingendo al prezioso opuscolo (che era stato diffuso il 3 febbraio al consiglio nazionale di Forza Italia ed era già gravato di una querela da parte del quotidiano in oggetto). In particolare uno di questi insulti aveva colpito, immaginiamo… i telespettatori basiti: “mostro bavoso”. Due giorni dopo però, Antonio Padellaro, aveva  fatto notare che quell’ingiuria, o più esattamente “mascalzone bavoso” (Berlusconi aveva infatti citato erroneamente dal suo documento), non era un’offesa scritta da qualche giornalista del quotidiano (Marco Travaglio in particolare), bensì si trattava di un insulto a Prodi ripreso da un articolo di Paolo Guzzanti su Il Giornale (!?).

Brevemente le cose erano andate così: nel dicembre 2004 Romano Prodi riferendosi ad una dichiarazione di Berlusconi, aveva definito i giovani di Forza Italia “mercenari”. Il 6 dicembre Paolo Guzzanti aveva scritto un articolo al vetriolo contro Prodi (“Il leader rottamato”), nel quale aveva usato tra gli altri, ma non insieme, sia il termine “mascalzone”, sia il termine “bavoso”. Il giorno dopo Marco Travaglio aveva scritto un Bananas su l’Unità intitolandolo “Qua la mano Mascalzone Bavoso”, riferendo fedelmente tutte le immagini utilizzate dal Guzzanti e mettendo di suo, solo quell’accostamento nel titolo del pezzo.

Coloro che avevano stilato il dossier sugli insulti dell’Unità a Berlusconi, non si erano accorti quindi che si trattava di citazioni e soprattutto che l’oggetto di quegli insulti non era Berlusconi, bensì il suo avversario politico: Romano Prodi.

Fatto sta che nei giorni seguenti, l’errore, se così lo vogliamo chiamare, venne certamente evidenziato sui giornali, ma non, credo, in qualche talk show televisivo… è un’ipotesi, ma potrei sbagliarmi. Sul Corriere Maria Latella il 17 febbraio, aveva anche intervistato Guzzanti stesso che aveva dichiarato “io mostro bavoso non l’ho detto e non l’ho scritto… gli ho dato del mascalzone. Ho scritto politicamente un mascalzone… ho scritto bavoso sì, in origine avrei voluto scrivere edentulo (privo di denti, volevo dare l’immagine di un vecchio sputacchioso)… se non l’avessi scritto era meglio…”. Fine della storia.

Qualche giorno fa ho però ritrovato in un forum quel famoso insulto “mascalzone bavoso”, riportato ancora come rivolto dall’Unità a Berlusconi. Ne è nata quindi una “simpatica” polemica col Senatore Paolo Guzzanti in persona.

Nei commenti troverete i miei interventi (1) (2), gli articoli citati e altri brani relativi (3) (4) (i testi integrali degli articoli di Paolo Guzzanti su Il Giornale del 6 dicembre 2004 e quello di Maria Latella su Il Corriere del 17 febbraio 2005 li inseriremo appena trascritti); qui di seguito invece troverete i distinguo e le affermazioni del Senatore, che vanno ben oltre, a mio avviso, a quell’episodio, e sulle quali, credo, torneremo e discuteremo a lungo.

 


Caro Paradisi

<<Ho scritto quel che ho scritto, così come l’ho scritto e nell’ordine stilistico, cronologico, attuale in cui l’ho scritto. Non l’ho scritto, invece, in altra forma smembrata, comparata, rovesciata, accostata, pillolata. Qualsiasi alterazione del mio testo che non sia il mio testo, non è il mio testo e dunque è un falso (“Datemi una sola frase scritta da un uomo, e io ve lo condurrò alla forca”, Voltaire)>> 

<<…Io NON ho scritto che Prodi è un “mascalzone bavoso”. Naturalmente ho scritto la parola mascalzone e la parola bavoso, ma è il contesto che fa premio e non il collage di parole prelevate da un articolo, tagliate dalla loro posizione e incollate vicine...>>. 

<<Il motivo per cui ho dato pubblicamente del mascalzone a Prodi  e poi del mentitore e del falsario, è ampiamente documentato nell'esposto denuncia di 80 pagine redatte dal procuratore Agostino Cordova, l'intemerato magistrato estromesso dalla procura di Napoli perché non smetteva di indagare sulle connessioni fra camorra e governo di sinistra. Se questo non fosse un paese fra Ghana e Benin, come sostiene Freedom House che capisce le cose al contrario, ma una democrazia compiuta, saremmo in pieno Watergate e i giornali non parlerebbero d’altro,o meglio  parlerebbero di questo e del fondo nero Unipol che appartiene ad una lunga storia di corruzione e di fondi neri del Pci e suoi successori. Aggiungo, per documentare il giudizio politico di mascalzone riferito a Prodi che lo considero anche un uomo fortemente collegato con il Kgb ai tempi dell’impero sovietico e ho potuto provare il fatto incontrovertibile che con il suo comportamento ha permesso alle Br durante il rapimento Moro di abbandonare in tempo il covo di via Gradoli. Inoltre il Prodi poi fatto pubblicamente il tifo per i golpisti sovietici contro Gorbaciov e infine ha infranto continuamente la legge

Veniamo adesso alla questione che sta nel bavoso. Dopo averlo avuto seduto accanto a me per tre ore durante le quali l’ho interrogato, mi sono dovuto arrendere di fronte al fatto che Prodi farfuglia e sputacchia. E’ un fatto. E il suo umido farfugliare mi sembrava e mi sembra connesso con la sua attività di mentitore e di violatore della legge. Il ricordo fisico l’ho riassunto con aggettivi  uniti l’uno all’altro come tratti di penna di un ritratto e non possono essere isolati e manipolati, perché il contesto è il contesto e va rispettato. Io dunque ho scritto che Prodi è un pacioccone, moderato, misurato, un po' bavoso se volete, dall'eloquio rassicurante perché strascicato e dalla dizione mai limpida”. 

Quindi, scrivere che io ho dato a Prodi del “mascalzone bavoso” è un falso, ho dato a Prodi del mascalzone per aver egli osato chiamare “mercenari” i giovani militanti di Forza Italia perché retribuiti per il loro lavoro con denaro certificato nei bilanci, perfettamente limpido, ma il Pci e suoi successori hanno vissuto e temo che ancora vivano molto al di sopra delle loro possibilità grazie a flussi di denaro che sono stati sempre o illegittimi, o illegali, e/o evasi dai doveri fiscali, vuoi di provenienza sovietica, vuoi dalle industrie controllate o vicine

O pensa, pescinbarilescamente, che il signor Consorte sia un privato cittadino che avendo la specialità di dare consigli preziosi incassa parcelle da Gnutti da 100 miliardi che poi mette giudiziosamente a fruttare in un libretto di risparmio? Per caso dovremmo chiamare  avanzi di galera i militanti e le strutture retribuite con fondi neri? Certamente nel passato i militanti comunisti vivevano di denaro illegale, fondi neri, fondi  illegali, tangenti “volontarie” di ditte amiche,  tutti non iscritti a bilancio. Come chiamare coloro che hanno  usato, che sono stati retribuiti con questi fondi illegali, se i giovani di FI retribuiti con soldi legali sono mercenari? E’ un interessante problema semantico. 

E allora: confermo il mascalzone e anche il bavoso come giudizio etico, il primo e come notazione psicofisica il secondo

Quel che passava era che io avevo dato a Prodi del mascalzone bavoso e ciò è falso, la cosa per me importante è che è falso, anche se penso e scrivo che Prodi è una persona losca, dal passato oscuro sul  quale ho indagato e sto ancora indagando così come potrebbe fare anche qualsiasi giornalista, lo considero un uomo che ha commesso molti crimini e dunque un criminale, penso che abbia trasmesso alle Brigate rosse il segnale che il loro covo era stato scoperto dando loro il tempo di fuggire, penso che abbia causato (intenzionalmente o no è da vedere) l’omicidio di Moro che come disse Violante presidente della commissione Moro, poteva essere forse scongiurato, penso che si sia macchiato di molti reati che ho sottoposto alla magistratura come rappresentante del parlamento, lo ritengo viscido moralmente e incapace di esprimersi in modo compiuto senza emettere saliva a causa del modo oscuro e imbarazzato con cui si esprime (e questa è una opinione soggettiva psicologica, ma che ritengo del tutto adeguata>> 

Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 20/01/2006 21:36 | Permalink | commenti (7)
categoria:campagna elettorale, prodi romano, guzzanti paolo
martedì, 17 gennaio 2006

La Città Imprevista

 

Nelle nostre città, negli interstizi dello spazio urbano dove sembra non arrivare la longa manus di qualche legge, o meglio, dove ogni norma sembra sospesa, si sviluppano spontanee esperienze di vita e di socialità. Spesso con originale immaginazione, comunità di persone si auto-organizzano occupando quegli spazi abbandonati, trasformandoli e ridandogli vita. Sorge così una città imprevista e informale ma umana all’interno di quella ufficiale e formale quasi sempre però fredda e inospitale. Disumana.

Gruppi eterogenei si incontrano e fruiscono collettivamente di quegli spazi inusuali. Li accomuna il bisogno. Bisogno di un luogo per vivere, bisogno di un luogo per sognare. Necessità d’esistenza, fisica e mentale, che attraversa storie e persone producendo nuove e impreviste geometrie sociali.

Il nuovo e il vecchio si mischiano. La ricerca di nuove condizioni e il tentativo di mantenere usi e speranze antiche s’intrecciano. Gruppi giovani, nuovi, di migranti in cerca di cittadinanza e gruppi “vecchi”, di anziani, di cittadini già assimilati e stanziali in cerca di una dimensione diversa e di un senso.

Le amministrazioni delle città spesso non sanno capire né il vecchio tantomeno il nuovo. L’unica risposta, a Milano come a Bologna, da destra come da sinistra, sembra essere la repressione. Lo sgombero forzato del dissenso per il ripristino della LEGALITA'. Il territorio degradato, al quale forse era stata ridata nuova vitale energia, torna ad essere spazio vuoto, comunque ipotecato. Non però da progetti sociali. Bensì destinato a svincoli stradali o a supermercati; vetro e cemento sparsi come calce viva a distruggere qualsiasi germe di socialità fosse rimasto.

Paolo Cottino, che prese parte in questo blog alla discussione sugli sgomberi operati dalla giunta Cofferati di lavoratori migranti rumeni e delle loro famiglie sul Lungoreno di Bologna, ha pubblicato nel Settembre 2003 per le edizioni Elèuthera un libro dal titolo “La Città Imprevista”, sottotitolo: “il dissenso nell’uso dello spazio urbano”. E’ un percorso partecipato e vivo alla scoperta di tre realtà di frontiera sviluppatesi nel territorio della metropoli Milanese.

La prima storia s’intitola “Sopravvivenza”. Edifici abbandonati, ruderi d’archeologia industriale occupati silenziosamente da migranti di tutte le provenienze. Esseri umani usati (sfruttati) di giorno dalla “città ufficiale” e dai suoi meccanismi produttivi (sfruttati a prescindere dall’esistenza o dalla regolarità dei loro permessi di soggiorno !?), sono dimenticati la notte, l’inverno, nel bisogno e nella malattia. Solo la carità disinteressata di organizzazioni di volontari cerca nell’indifferenza ipocrita dei governi di supplire le carenze del sistema. Superando anche le diffidenze e i sospetti di questi nuovi cittadini, alcuni anomali e imprevisti soggetti, porta loro umanità senza nulla in cambio. Senza profitto.

La seconda storia, “La Strada Creola”, racconta le vicissitudini un mercato di strada dove convivono culture, etnie e mestieri e dove strenuamente si cerca di mantenere in vita arti, consuetudini e memorie viceversa travolte dai ritmi e dagli obiettivi di questa società, che distrugge tutto ciò che ritiene non funzionale al suo sterile riprodursi.

Nell’ultima storia, “Terra e Libertà”, Paolo Cottino ci porta in un ritaglio di terreno di periferia risparmiato (chissà come) dal selvaggio sviluppo urbano e trasformato in orto dalla pazienza mite e dalla laboriosità di singoli. In questa oasi circondata da palazzi dormitorio, anziani trascorrono ore serene in un rapporto di totale simbiosi e di amore con la terra, con la natura e suoi ritmi stagionali riscoperti. Ma anche questa è un’opzione imprevista, non contemplata, nei disegni e nelle politiche urbane. Così sarà necessaria, anche in questo caso, una lotta appassionata per rivendicare quegli spazi. Spazi a cui la “politica” sembra non riconoscere alcun valore sociale, malgrado riescano a tenere attive e vive persone alle quali la “città prevista” non ha nulla da offrire.

Tre storie a suo modo dolcissime e nel contempo amare, dense di umanità. Storie a cui questa società purtroppo sa rispondere solo con parole, e ahimè con azioni, quali: “Allontanamento”, “Regolazione”, “Abbattimento”.

L’ennesima riprova, ce ne fosse bisogno, che questo modello di sviluppo è sbagliato fin dalle radici.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/01/2006 13:03 | Permalink | commenti
categoria:politiche sociali, immigrazione e legalità
martedì, 10 gennaio 2006

Questione di settimane?

 

Oggi il nostro blog e quest'articolo in particolare, sono stati segnalati nelle guide di superEva nella categoria Storia :

 

Nella lista dei paesi canaglia del cosiddetto asse del male, l’Iran occupava già una posizione “privilegiata” nel 2002 quando George W. Bush la stilò. Dopo l’avvento alla presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, la situazione, se possibile, è ulteriormente peggiorata. Da più parti si parla di imminenti azioni militari per stoppare il “piano nucleare” iraniano, mentre in occidente sembra saldarsi un fronte culturale-religioso anti-islam. Siamo veramente alla vigilia di una nuova guerra malgrado sia ancora in atto un conflitto sanguinoso e di cui non si intravede soluzione in Iraq?

In merito a questi argomenti il Senatore Guzzanti ci scrive:

Non sono al corrente di piani militari per attaccare l’Iran, ma so che il tempo per bloccare la fabbricazione di armi nucleari in quel paese si misura in mesi e settimane e non in anni. Le mie fonti sono prima di tutto la Resistenza iraniana e i Mujahidin del Popolo che io sostengo pubblicamente. Quindi penso che l’Iran dovrà essere attaccato prima dell’autunno prossimo, e se il suo potenziale nucleare non dovesse essere distrutto avremo entro un anno il dispiegamento di missili nucleari iraniani [puntati] su Israele e sull’Europa del Sud, Italia compresa. Quindi io non so di piani militari, ma li presumo come li può presumere lei: Condoleeza Rice lo disse diplomaticamente chiaro e tondo: o l’Europa dissuade l’Iran, o lo faremo noi”.

In definitiva per impedire che l’Iran possegga armi nucleari con cui minacciare o colpire Israele e altri Paesi fra cui l’Italia [occorre agire e ciò] può avvenire in due modi: per presa del potere da parte delle forze democratiche iraniane che riconoscono come presidente la signora Maryam Rajavi, in esilio a Parigi; oppure per attacco militare scaturito dal consiglio di sicurezza dell’Onu o, in mancanza, da una coalizione di forze fra cui è semplicemente logico supporre Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il tempo utile per fermare un processo poi irreversibile è di alcuni mesi, e dunque scadrebbe entro quest’anno. Che sia un attacco necessario è convinzione di tutti coloro che, esaurite le risorse diplomatiche, non intendono assistere inerti all’armamento di chi ha nel suo programma la distruzione di Israele e minacciare i vicini regionali e l’Italia”.

Per quanto riguarda un “fronte anti-islamico”, una sorta di muro di protezione politico, morale e religioso, alle eventuali azioni militari il senatore conclude:

Il Vaticano è notoriamente diventato, e ne ho avuto anche conferma durante miei colloqui negli Stati Uniti, il bastione morale-religioso del contenimento islamico e del rilancio dell’identità occidentale. Il rango dei rapporti diplomatici fra Stati Uniti, Israele e Vaticano è cresciuto e crescerà ancora per costituire un fronte di identità culturale, prima ancora che militare, di fronte alla minaccia di ”califfato universale” e per contenere in maniera convincente la Cina, che costituirà la sfida per la prossima generazione”.

 

http://guide.supereva.com/storia/

http://guide.supereva.com/storia/interventi/2006/01/239716.shtml

Ringraziamo per questo la curatrice Sabrina Bologni

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/01/2006 07:02 | Permalink | commenti (5)
categoria:iran, terrorismo e guerra globale, guzzanti paolo
giovedì, 05 gennaio 2006

Giornali e televisioni oscurate...

Natale è passato. Son passati Babbi Natale e renne volanti, anche se il Vescovo di Como Maggiolini si è premunito di ricordare ai nostri bimbi che Babbo Natale non esiste.

Non esiste proprio per niente, anche se, pare, esso non tratti con musulmani, hindu, buddisti ed ebrei… ma solo con i bambini cristiani… Eppure, non esiste lo stesso! E basta!.

Son finiti i cenoni e, dicono, ormai anche il caviale… resta solo forse qualche piccolo regalo da spacchettare sotto l’albero. Sempre che lo lascino portare alla vecchia e povera Befana… (anche lei, credo, non esista…).

Il tempo dunque è passato… ma nel nostro povero paese certe consuetudini sono immutabili.

Il nostro amico Paolo Guzzanti impegnatissimo com’è nella sua lotta quotidiana al komunismo e a tutti coloro i quali possono mettere in discussione la rielezione del Sig. Silvio Berlusconi, scrive su Panorama che dal dossier Mitrokhin (della cui Commissione Parlamentare è presidente), stanno emergendo responsabilità clamorose (ovviamente a carico della sinistra tutta e di Romano Prodi in particolare). Guzzanti parla espressamente di stampa occultista e occultatrice  e di “fatti acclarati e pubblici, anche se oscurati da giornali e televisioni”. A sentire lui parrebbe proprio di trovarsi in un paese, dal punto di vista della libertà di stampa, Partly Free, come disse qualcuno…

La cosa in qualche modo è buffa. Lo schieramento al governo, di cui peraltro il senatore stesso fa parte, ha una maggioranza parlamentare schiacciante, 2 reti televisive pubbliche su 3 sono sotto il “controllo” di detta maggioranza, il Primo Ministro (in inglese si direbbe così) è anche il proprietario dei tre maggiori canali privati, possiede la più grande casa editrice italiana e una miriade di quotidiani, periodici e riviste. Malgrado ciò l’informazione pare essere totalmente in mano alla sinistra che decide come e quando vuole di oscurare e occultare la “verità”.

La prossima volta che contatterò i funzionari della Freedom House, proverò a chieder loro se è questo il vero motivo per cui l’Italia si trova in classifica a pari merito con Bolivia e Mongolia, subito dopo Timor est e Capo Verde, appena prima di Senegal e Tonga… Adesso si spiega tutto: la colpa è dei comunisti!

Il senatore Guzzanti ci aveva promesso, proprio in questo blog, che avrebbe fatto passare un brutto quarto d’ora a Freedom House. Giusto per non lasciare le cose a metà, gli chiederemo se ha dato corso alle azioni legali che aveva ventilato e quali “feroci firms americane” ha contattato.

Nel frattempo Freedom House ha aggiornato (anche graficamente) il proprio sito ed ora ci sono sezioni molto dettagliate in cui vengono spiegate le metodologie ed i criteri adottati nella stesura dei report. Uno spazio considerevole è riservato anche ai profili dei funzionari responsabili.

Qualche settimana fa la Signora Karlekar mi tornava a scrivere: “Dear Gabriele: I think there may be some confusion about how our reports are produced. For each country, there is an analyst who writes the report and submits a draft score (using the set of 23 methodology questions). These scores are then discussed at a ratings review meeting where FH staff and other experts in regional media and press freedom issues are present, and the report itself is edited by FH staff, led by me. Our researcher for is based in New York but did a PhD on Italian politics and follows the situation in closely; he also speaks Italian. He uses a variety of sources in compiling his report, including a number of Italian newspapers and the reports of other press freedom and policy organizations. Best, Karin”.

Per concludere resta il rammarico di non aver visto in TV una rettifica alle fandonie declamate nell’ottobre scorso dai vari Vespa (non pervenuto), Mentana (non pervenuto), Vito (non pervenuto).

L’Onorevole Paolo Gentiloni, Presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Rai, da noi contattato in proposito, ci ha risposto in maniera piuttosto sintetica e sibillina: “Caro Paradisi, Lei ha ragione ma mi è impossibile sostituirmi alla deontologia di Vespa o altri. Cordiali saluti”.

Un amico mi ha detto che questa risposta sembra “quella di un passante distratto, che risponde e commenta come se la cosa lo riguardasse molto alla lontana…”.

Credo purtroppo che sia proprio così... Guardando sia da destra, sia da sinistra, lo stato dell’informazione oggi in Italia, ahimè, è proprio desolante…

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/01/2006 15:43 | Permalink | commenti (3)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
martedì, 03 gennaio 2006

Le anime belle

La sensazione rimane quella già a suo tempo espressa.

Malgrado il desolante stato in cui versa oggi il pianeta, da qualsiasi lato lo si guardi (ambientale, economico, politico), esistono ancora anime candide assolutamente fiduciose sulle “magnifiche sorti e progressive” del liberismo.

Essi credono che il benessere delle genti possa scaturire come d’incanto dall’applicazione delle leggi di mercato che peraltro, secondo loro, leggi ne deve avere ben poche.

Il mercato deve potersi sviluppare senza “lacci e lacciuoli”. Gli “spiriti animali” devono potersi esprimere in assoluta libertà perché l’ “egoismo di pochi fa il bene di molti“ (S.B.).

Se ci sono parti del mondo dove questo fantomatico benessere non sembra essere ancora giunto, luoghi in cui prevale la fame, la povertà e la malattia, secondo loro è solo perché colà non si sono ancora spalancate le porte alle meraviglie del mercato e alla conseguente dilagante “modernità”.

Sussistono in quei luoghi di miseria e disperazione ancora comunismi (!?) e statalismi, in quei luoghi v’è ancora chi s’oppone alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni di tutti i beni, servizi compresi. Per loro tutto ciò è incomprensibile. Le anime candide non concepiscono che qualcuno non voglia lasciare per esempio l’acqua, bene primario, in mano a privati che potrebbero toglierne l’erogazione se vedessero i loro interessi messi in dubbio (Sud Africa 2001).

Per costoro, le anime candide, la bella epoque del liberismo, non è finita, e i paesi del nord del mondo nei quali sopravvive qualche forma di welfare o di stato sociale che dir si voglia, sono destinati a decadere e finire essi stessi in povertà (come un qualunque paese “sudamericano”) se non smantellano prontamente tutto ciò che resta a frenare le libere iniziative e le libere intraprese.

La lotta è su due fronti. Nel sud grazie a WTO, Banca Mondiale, FMI si opera negli appositi “round” per vincere le resistenze dei paesi poveri e far dilagare il liberismo; nel nord si destrutturano i residui di stato sociale… per far dilagare il liberismo.

Attenzione, quando parlo di anime belle, non sto parlando di esponenti di primo piano del cosiddetto ”Impero”: “poteri forti”, petrolieri, lobbisti, coloro i quali insomma avrebbero certo da perdere se prevalessero politiche di sviluppo più umane e “sostenibili”. Se a ribadire con fermezza la bontà del liberismo fossero, come sono, solo i neo-con americani, o i vertici delle grandi imprese transnazionali, o al limite qualche “magnate al governo”, sarebbe comprensibile.  La cosa curiosa è che a farlo ci sia uno stuolo di acuti pensatori che fungono da amplificatori e divulgatori del “verbo”. Rincalzi insomma, apparentemente convinti della bontà delle loro affermazioni. Senza che un dubbio s’insinui mai per un solo attimo nelle loro lucide menti. Con tutto il rispetto costoro appaiono “utili idioti” (sto solo parafrasando uno di essi), che probabilmente per un piatto di lenticchie, hanno venduto il “senno al diavolo”. Vorrei crederli in buonafede ma fatico a trovare giustificazione ad affermazioni del tipo:

Ma nella mentalità dominante da queste parti (cioè negli USA, ndr) la disuguaglianza è considerata un portato naturale di una società sana e vibrante. Voglio dire che è proprio questa disuguaglianza ad accendere il clima di competition che è poi la molla della grande vitalità del sistema americano. Qui ognuno si fa da solo. Non attende aiuti, sussidi, interventi pubblici. Si dà da fare al limite delle sue possibilità per sopravanzare il prossimo… Ma questa continua corsa al sorpasso fa parte del challenge, della sfida con gli altri e con se stessi”. (Cesare De Carlo)

La Disuguaglianza un Portato Naturale (!?)... Competition (!?)... Challenge (!?)... Sopravanzare il Prossimo (!?)”… Il vocabolario di De Carlo, mi chiedo, si concilia con l’Uomo? L’idea di uguaglianza è quindi sbagliata in sè? D’accordo se ad usare questo termine è il “comunismo”, ma allora è sbagliato anche il “cristianesimo”?

Ma come si possono dimenticare le decine di milioni (decine di milioni) di cittadini americani poveri in canna e senza speranza alcuna, solo perché neri o ispanici, perché incolti ed esclusi? Come si possono ignorare le moltitudini che non hanno accesso ai beni primari solo perché esterne al ciclo del sistema, toccate solo dallo sfruttamento delle loro risorse ma lasciate a vivere di stenti perché non funzionali al business?

De Carlo commette anche un errore pacchiano. Dice che negli USA nessuno attende sussidi e interventi pubblici. Nessuno tranne gli agricoltori che così possono vendere le loro merci più a buon mercato nel sud del mondo facendo saltare le già precarie economie locali (dumping).

Il ragionamento di De Carlo poi (che non perde occasione per ricordarci che vive a Washington, in un attico… I suppose, no di certo in qualche suburra maleodorante), parte dal presupposto che il mondo sia perfettamente giusto. Che i meriti delle persone vengano sicuramente accertati e riconosciuti. Che non esistano monopoli, lobby, interessi e che quindi le potenzialità di ciascuno possano esprimersi in totale ed idilliaca libertà. E se anche, per assurdo, questo mondo dovesse esistere, mi domando, che posto spetterebbe a coloro i quali non hanno nessuna capacità da esprimere? Gli inetti, gli ignavi o chi semplicemente non ha qualità di sorta o non vuole mostrarle, che fine farebbe in questo mondo “algido e perfetto”? Non pervenuti. Semplicemente non sono contemplati nella visione di De Carlo e delle altre anime belle: “La perequazione sociale è una cazzata pazzesca. Chi la insegue e la predica perde il suo tempo a inseguire una utopia bocciata dalla storia. W la meritocrazia, no al livellamento”. (Felice Manti)

 

 

Altro “libero pensiero” di “libero pensatore”:

“Il mondo delle moltitudini soffre per il suo medio evo, la sua colpevole incapacità di produrre anziché mendicare… La globalizzazione per me è ottima, anche gli OGM sono squisiti e salveranno il mondo dalla fame, la povertà esiste per la satrapia e l’arretratezza dei Paesi e delle civiltà che rifiutano il mondo moderno e non siamo noi colpevoli della loro sofferenza… dobbiamo impegnare una quota della nostra ricchezza e della nostra tranquillità, andando a portare loro i fondamentali della democrazia e dell’economia”. (Paolo Guzzanti)

Non abbiamo colpe???

Il sindaco di Londra Ken Livingston, dopo gli attentati di luglio disse con grande coraggio che non si può dimenticare quale sia stata la politica occidentale in Medioriente, vale a dire “ottanta anni di ingerenza” a causa del petrolio, concludendo “se i britannici fossero così oppressi come i palestinesi lo sono da Israele anche noi avremmo compiuto un gran numero di attacchi suicidi”. Ma Livington si sa, è un comunista e quindi quello che dice non conta. Anzi, conferma la tesi. I comunisti si oppongono al progresso, sono d’intralcio allo sviluppo dell’umanità; perseguono un disegno illiberale di dominio del mondo.

Ecco quindi che Paolo Guzzanti, detentore di Verità, in questa logica riesce ad inserire e a giustificare anche l’esportazione della democrazia e del modello economico liberista.

Se poi lo si fa a suon di bombe e di mine, niente di male, del resto il PIL comunque cresce e ciò è cosa buona e giusta a prescindere…

Ora Guzzanti è particolarmente impegnato in queste settimane a seguire con impeto le sue piste e i suoi obiettivi “…pensiamo al futuro e pensiamo a questo mese di gennaio durante il quale io intendo sparare alcune delle principali cannonate…”, dice nell’augurio di Buon anno ai suoi fedelissimi nell’apposito Forum pensando a Prodi (Mortadella), Fassino (Cicogna) e a tutti gli altri portatori di “miseria, morte e terrore”.

Guzzanti deve dimostrare, prima del 9 aprile (il tempo stringe), che i comunisti esistono ancora e che sono pericolosi. Che i comunisti sono dietro alle peggiori nefandezze avvenute nella nostra sfortunata repubblica e la storia recente va riscritta integralmente: la storia delle BR e del rapimento Moro, ad esempio, la strage di Ustica e la strage alla Stazione di Bologna…Appena sarà passata ‘a nuttata e avrà un po’ di tempo gli chiederò se gli piacerebbe veramente assaporare qualche bella fragola geneticamente modificata con l’introduzione di sequenze di DNA di qualche pesce artico al fine di renderla resistere alle basse temperature (una pratica certo imparata direttamente da Madre Natura…); gli chiederò se assaggerebbe volentieri i piselli OGM prodotti in Australia resistenti al 100% alle infestazioni da parte degli insetti, ma che producono nelle cavie (per ora topi) infiammazioni ai polmoni…; gli chiederò cosa pensa della tecnologia Terminator della Monsanto e della sua variante Traitor (escogitata non per coprire con esile velo la vergogna per aver solo immaginato la prima delle due, ma per bypassare gli impedimenti posti alla realizzazione dell’irrinunciabile e supremo “Profitto”…); gli chiederò se trova una spiegazione plausibile ed accettabile a tutto ciò e se, in queste logiche, ci trova veramente lo spirito per “salvare il mondo dalla fame”…

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 03/01/2006 12:01 | Permalink | commenti (2)
categoria:globalizzazione e neoliberismo, guzzanti paolo, de carlo cesare