lunedì, 26 dicembre 2005

SUD AMERICA vs USA

 

 

Cesare De Carlo, come aveva promesso, ha risposto nella sua rubrica sul Resto del Carlino  "Made in Italy", alla mia lettera del 14 novembre, in cui contestavo alcune sue affermazioni sull'America Latina e la fiducia sfrenata che sembra nutrire per le ricette neo-liberiste. Un altro lettore, Daniele Ruozi di Reggio Emilia, che aveva espresso grosso modo le stesse mie perplessità ha ricevuto anch'egli risposta nella medesima rubrica pubblicata sul Web venerdì 23 dicembre. Tale risposta di De Carlo integra quella a me indirizzata. Di seguito riporto i testi di questi interventi. Mi riservo in un secondo momento una replica approfondita, sembrandomi, le risposte di De Carlo, particolarmente superficiali e insoddisfacenti.

[vedi]...Ora se cortesemente vuole rispondermi, motivando magari in  maniera più esauriente il suo pensiero gliene sarei veramente grato. Cordialmente, Gabriele Paradisi

E' il welfare che fa la differenza
Certo che le rispondo, anche perchè la sua critica è bene argomentata, ma purtroppo – mi lasci aggiungere – basata su alcuni errori di prospettiva. Per esempio: se è vero che le società europee sono più sensibili al solidarismo e alla giustizia sociale, è altrettanto vero che non crescono affatto. Voglio dire che da un decennio non producono più ricchezza. E sa perché? Perché i costi di quel welfare sono diventati insostenibili e non ci consentono di dedicare mezzi sufficienti alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologia. Senza dei quali, confrontati come siamo con la concorrenza sleale della Cina, non ci può essere creazione di nuovi posti di lavoro e dunque di nuova ricchezza. Senza nuova ricchezza non ci saranno maggiori entrate fiscali e tutti, ma proprio tutti, saremo più poveri. E’ quanto sta accadendo in Italia. L’Italia è al penultimo posto in Europa, prima della Grecia, come numero di investimenti stranieri. Che significa? Significa che il capitale internazionale non ha fiducia nel nostro Paese, che è scoraggiato dalle sue lentezze, dall’inefficienza del suo apparato pubblico, dall’eterna conflittualità, dalla corruzione, eccetera, eccetera. Questo declino mi ricorda molto quello di tanti Paesi dell’America Latina, loro più di noi intossicati da un’ideologia anacronistica e paralizzante. Ecco perché con riluttanza azzardo spesso il paragone con il Sudamerica. L’Italia si avvia a diventare l’unico Paese sudamericano d’Europa (l’Italia, non la Spagna che pur ha colonizzato mezzo emisfero americano). E il Cile da lei citato si rivela sempre più l’unico Paese europeo del Sudamerica. Questi sono fatti. Tutto il resto sono chiacchiere.

 

 

 

 

ECONOMIE A CONFRONTO "Il mercato non può che essere libero"

Egregio Cesare De Carlo,

chi le scrive è un cittadino italiano che ha letto oggi un suo articolo pubblicato sul Resto del Carlino e avente oggetto le recenti proteste antiamericane, ma sarebbe più corretto dire antimperialiste (per chiamare le cose con il loro vero nome, che al giorno d´oggi sembra quasi vietato pronunciare), avvenute a Mar del Plata in coincidenza con il IV Vertice delle Americhe.

Ciò che è avvenuto in questo lontano lembo di terra non le avrà sicuramente fatto piacere; lo si nota abbastanza chiaramente dal tono e dagli argomenti utilizzati nel suo articolo. E´ perfettamente legittimo; ognuno ha diritto di avere e professare le proprie idee, per quanto strampalate siano. Quello di cui non si ha diritto, giornalisticamente parlando, è il disprezzo e l´insulto con cui Lei apostrofizza i contestatori (tutti i contestatori, non solo chi ha provocato disordini, badi bene), chiamandoli "idioti".

Per la grave colpa di non aver ancora compreso la "bontà del libero mercato" (parole sue).Dimenticando, o fingendo di dimenticare, che queste persone, la "bontà del libero mercato" la vivono quotidianamente sulla propria pelle; da anni. A lei sembrerà strano, oltre che ingrato, ma forse proprio perché conoscono questa "bontà" così bene e ne pagano ogni giorno i suoi effetti sulla propria pelle, che ne hanno abbastanza.

Non mi risponda con la solita tiritera che la colpa della miseria atavica di queste popolazioni risiede nella corruzione della sua classe dirigente e non nelle ricette taumaturgiche del liberismo. Si dimenticherebbe infatti che questo continente, nella sua interezza, in meno di 80 anni, si è trasformato da un continente di immigrazione (cioè dove anche gli europei andavano a cercare fortuna) a un continente di emigrazione. Emigrazione tragicamente aumentata nel corso degli ultimi venti anni; guarda caso proprio da quando sono state applicate le ricette neoliberiste, in quasi tutti i paesi.

Saranno stati tutti corrotti?

Cordiali saluti.

Daniele Ruozi. Reggio Emilia


P.S. già una volta ho avuto il piacere di scriverle in merito a questo argomento ma non ho avuto il piacere di ricevere risposta; ciò mi ha ingenerato il sospetto che in realtà lei non esistesse; sospetto alimentato peraltro dalla, diciamo così, bizzarria degli argomenti da Lei portati; mi dicevo: "no...non può esistere veramente una persona così....". Stavolta spero di essere smentito da una sua risposta.

E invece esisto. Con la conferma le rinnovo però le mie scuse. E’ possibile che nella quantità di lettere, alle quali ahimè rispondo sempre con troppo ritardo, la sua sia andata perduta. Me ne dispiace.

Dunque: le ricette neoliberistiche avrebbero impoverito l’America Latina. Scusi, ma lei conosce una ricetta diversa per far progredire una società, per favorire la diffusione del benessere, per salvaguardare con la giustizia sociale l’altrettanto sacrosanto diritto individuale di esprimersi, darsi da fare, realizzarsi in quanto – grazie al cielo – non siamo tutti uguali e non dobbiamo tutti vivere alla stessa maniera?

Una volta ce n’era un’altra di ricetta, quella collettivistica alla sovietica e sa come è finita. Poi c’era una ricetta a metà strada, quella delle socialdemocrazie europee, la ricetta scandinava. Ma è stata sfrondata abbondantemente negli anni Ottanta quando ci si è accorti che costava troppo, che le tasse per mantenerla in vita erano troppo alte e che aveva tolto al cittadino la voglia di muoversi da solo.

L’America Latina è passata da terra di immigrazione a terra di emigrazione (ogni anno 6-700 mila latino-americani entrano legalmente o illegalmente nel territorio degli odiati gringos del nord) per il motivo opposto a quello da lei citato. Non perché il liberismo importato volontariamente (badi bene) dagli Usa non abbia funzionato, ma perché è stato copiato male e contaminato dall’endemica corruzione che – tanto per citarle un esempio recente – ha finito per contagiare anche un ex sindacalista apparentemente duro e puro come Lula in Brasile.

Caro Ruozi, si rassegni, il mercato non può che essere libero. Se non lo è, non è più mercato e urta contro la condizione naturale dell’uomo che è quella di speculare (verbo nobilissimo) sulle proprie capacità e sulle opportunità offerte dal prossimo. In uno spirito di sana e naturale competizione e nel rispetto delle leggi.

Cesare De Carlo

 


 

Cesare De Carlo

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 26/12/2005 22:56 | Permalink | commenti
categoria:america, sud america, globalizzazione e neoliberismo, de carlo cesare
giovedì, 22 dicembre 2005

Un altro Natale è possibile?

 

 

“natale si avvicina come solo lui sa fare

silenzioso mica tanto

piuttosto luminoso”.

Tra due giorni è Natale. Non va bene non va male.

Anzi sì. La seconda che ho detto.

“natale si avvicina

con tutti i suoi babbi natali

e tutti i suoi alberi in plastica colorata

e tutte le sue palle di natale

e i presepi

e i pacchi dono

e i servizi al telegiornale che raccontano gli italiani quanto consumano e cosa”

Dev’essersi proprio ribaltato,

il mondo…

se a fine stipendio ormai avanza sempre troppo mese…

“e i cibi di natale

nel meridione mangiano tantissimo e sono grassi”

mangiano Biscotti all’Osmio e al Ferro;

allo Zinco e allo Zirconio;

al Silicio-Titanio e al Tungsteno;

mangiano Plum Cake al Cromo,

che puoi trovare

nei supermercati

(piuttosto luminosi),

quelli dove d’estate

ci vanno al fresco i vecchietti

perché nei pochi parchi

ci trovi solo i rotweiler,

i pit-bull ed i loro padroni:

senza museruola…

“natale si avvicina

io

dal canto mio

quest'anno

mi son fatto costruire dai muratori

un bunker anti-natale”

anti- un certo tipo di natale…

anti- il natale

di chi va a messa

(la notte di natale)

per bersi il vin brulè

all’uscita…

anti- il natale

di chi trema pensando

al suo prossimo arciprete

di colore

(“Senza copula la Cupola si spopola”)…

anti- il natale

di chi teme la puzza

dei poveri

alla mensa dei frati…

la notte di natale…

così “un bunker anti-natale

a cento metri sotto terra

mi son fatto costruire dai muratori

con una porta corazzata

ed una coibentazione d'acciaio inox diciotto-dieci”.

Io ci avrei nascosto

per tempo, nel mio bunker,

bambin gesù come questo qui sopra…

Io.

“un bunker anti-natale

mi son fatto costruire dai muratori

che manco con la lancia termica

che se un qualsiasi babbo s'avvicina

c'è tutto un ambaradan di mine anti uomo”

d-o no le mine antiuomo NO!!??!!

e polpette avvelenate per le renne”.

I bambini

senza regali la notte di natale

mi capiranno

I bambini…

I bambini dovrebbero dormire

nei loro lettini

definitivi e puri

non sotto i ponti lungo i fiumi

tra topi e caterpillar…

dovrebbero dormire

cullati con melodie d'amore…

dalle loro madri

che nascondono

fiori blu e viola tra i capelli…

Bambini… e madri…

e spose…

sporche

di baci e di sabbia”. Sporche D’amore.

Un natale d’Amore, ecco!

“Dove la vita entra

e non riesce ad uscire”

Ci vorrebbe proprio e solo questo:

UN NATALE D’AMORE!

Buon Natale…

Shabbat Shalom…

Salam alaykum…

 

* Grazie a Guido Catalano (poeta torinese conosciuto in un’osteria di Bologna), Francesco De Gregori (poeta delle genti), Beppe Grillo (un rivoluzionario), Roberto Benigni (giullare di d-o), Sigal Harari (un fiore nel deserto).

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/12/2005 18:43 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 19 dicembre 2005

C’è un tempo per la semina, uno per il raccolto… (Ecclesiaste)

 

 

Sul Carlino di ieri (domenica 18 dicembre 2005) era riportato un faccia a faccia tra Cesare De Carlo e Massimo Fini. Il tema della discussione era se in democrazia debba esistere il reato di opinione. Sostanzialmente i due commentatori concordavano.

Cesare De Carlo "…la democrazia si difende meglio con il libero dibattito delle idee per aberranti che esse possano essere".

Massimo Fini "Una democrazia deve accettare la diffusione anche delle idee piu aberranti o che le paiono tali. E il prezzo che paga a sè stessa."

Fini poi aggiungeva: "Lunico discrimine è che le idee non vengano fatte valere con la violenza."

L’altro ieri Mario Borghezio pare sia stato picchiato sul treno Torino-Milano improvvidamente da lui preso forse con intento provocatorio. Il treno infatti era occupato da qualche centinaio di persone (tra cui ragazzi dei centri sociali del nord est) di ritorno dalla manifestazione tenutasi a Torino contro la TAV in Val Susa.

L’episodio, indubbiamente da condannare senza remore, ci porta però a chiederci: chi a parole (ma spesso come vedremo anche coi fatti) fa affermazioni pericolosamente violente ed estremamente offensive (pur esercitando una legittima libertà d’opinione) non ha alcuna responsabilità nei confronti di chi potrebbe interpretare quelle sue dichiarazioni in senso letterale e passare all’azione o nei confronti di chi, sull’altro versante, si sente in dovere di rispondere (coi fatti)?

 

Vediamo chi è Mario Borghezio?

Nel 1993 Borghezio prende una multa di 750.000 lire per aver picchiato un bambino marocchino;

Nel 2000 si rende protagonista di una igienica operazione di disinfestazione razziale. Salito sull'Intercity Torino-Milano (chi di treno ferisce, di treno… ndr), con i suoi valorosi e coraggiosi sodali in camicia verde ed individuato uno scompartimento occupato da prostitute nigeriane, si esibisce in una spettacolare operazione di "pulizia etnica" spruzzando detergente e deodorante sulle malcapitate e sui sedili dove sedevano. Telepadania riprende con orgoglio;

Nel 2002 viene condannato a 8 mesi (poi 2 mesi e 20 giorni commutati in multa di 3000 euro in Cassazione) per lincendio che il 1° luglio del 2000 appiccò sotto il ponte Principessa Clotilde a Torino. Il rogo divampò al termine di una manifestazione antidroga. Dopo aver inneggiato contro gli spacciatori extracomunitari che affollano la zona, una decina di manifestanti guidati da Borghezio si staccarono dal piccolo corteo ed improvvisarono una specie di “ispezione” lungo le rive del fiume. Brandendo fiaccole e torce elettriche alcune “camicie verdi” (Borghezio in testa), si spinsero al di sotto del ponte Principessa Clotilde, dove all´epoca si rifugiavano parecchi extracomunitari, appiccando il fuoco alle baracche.

 

Vogliamo usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, é un avvertimento mafioso alla libera autodeterminazione dei cittadini di Novara e dei cittadini liberi della Padania… non é igienico che l’ex segretario innominabile di Novara (il solito terronaccio paracadutato dal governo di Roma, ndr) si presenti alla prossima seduta del Consiglio comunale. Per usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, questo é un avvertimento! (dichiarazioni del 18 ottobre 1996, Ordinanza 150-2000 e Sentenza n. 51–2002 Corte Costituzionale)

Dal celebre “discorso della palandrana”: “queste brutte barbe (i musulmani, ndr), questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l’altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo“.

Sul compagno di partito Boso quello che voleva prendere le impronte dei piedi ai neri, voleva farli votare sul Monte Bianco, e aveva chiesto l’apartheid ferroviaria, disse: «Boso è il tipo umano del padano, un po’ ex carabiniere un po’ boscaiolo, un po’ cacciatore, un po’ uomo libero... Piace per questa sua natura ruspante e genuina, spesso anche ruvida, grezza, espressione indubitabile di una realtà viva, vorrei dire boschiva… All’inizio ci confondevano. Lui è meno parole e più fatti. Io con le mie interrogazioni feci togliere la scorta a Sgarbi, lui lo prese a calci nel sedere. Marciamo divisi e colpiamo uniti».

Sul sindaco di Erba, Enrico Ghioni, dell'Ulivo, che aveva fatto rimuovere una stele con il sole delle Alpi e la scritta "Piazza Padania" posta dai leghisti nella piazza della stazione, già Piazza Roma, Borghezio disse: «Il sindaco di Erba ringrazi Iddio che la Padania non è la Corsica, dove, se un sindaco filofrancese osasse attuare uno sgarbo del genere al sentimento della popolazione locale, finirebbe sicuramente di vivere».

Ad un raduno della Lega Nord a Voghera, Borghezio e i suoi sostenitori recitarono quella che loro chiamano «la preghiera dello zingaro», che dice: «un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità, perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere "gasati" dai Vogheresi oggi un po' incazzati». Il testo era stato fatto opportunamente circolare su dei volantini.

"Sono venuto molto volentieri, ma per quanto mi riguarda questa è l'ultima manifestazione senza bastoni. Cominciamo a dare segnali, e un bel segnale è una scarica di legnate; controlliamoli noi con delle ronde questi posti, e siccome sono luoghi impervi appoggiamoci a sostanziosi bastoni” (Villa Spada, Bologna 24 giugno 2005).

Sabato 29 Ottobre 2005 "Musulmani fondamentalisti vaffanculo… Non c'è pietà per nessuno, verrà il giorno della resa dei conti, e si scoprirà che c'è una Lega dura… Prendiamo esempio da quei Paesi europei dove chi sbaglia viene preso a calci anche dalle vecchiette!"

Non dimentichiamo che costui è stato anche sottosegretario (alla Giustizia) della Repubblica Italiana. Nei governi di Centrodestra.

 

E ora, per non farci mancare nulla, vediamo una piccola (incompleta) carrellata di serene dichiarazioni del (dis)onorevole Borghezio…

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 19/12/2005 09:29 | Permalink | commenti (16)
categoria:lega nord, razzismo e xenofobia, de carlo cesare, fini massimo
mercoledì, 14 dicembre 2005

La gente che dice “NO”

 

 

Il mondo delle moltitudini soffre per il suo medio evo, la sua colpevole incapacità di produrre anziché mendicare e questo è oggi un enorme danno, mentale nei suoi confronti ed economico nei confronti delle moltitudini, causato dal comunismo” ”La globalizzazione per me è ottima, anche gli OGM sono squisiti e salveranno il mondo dalla fame, la povertà esiste per la satrapia e l’arretratezza dei Paesi e delle civiltà che rifiutano il mondo moderno e non siamo noi colpevoli della loro sofferenza, a meno che non ci decidiamo – ed è quel che penso – ad impegnare una quota della nostra ricchezza e della nostra tranquillità, andando a portare loro i fondamentali della democrazia e dell’economia”. (Paolo Guzzanti)

 

 

Così mi scriveva qualche giorno fa il Senatore. Sugli OGM tornerò presto, sulla sua visione della globalizzazione vorrei iniziare a ragionarci ora.

Lei senatore crede veramente che il comunismo sia la vera sola causa delle sofferenze dell’umanità?

Crede che la non accettazione supina della cosiddetta “modernità” sia la vera ragione della povertà nel mondo?

L’attuale modello di sviluppo neo-liberista, fondato sul mercato e sul profitto, non ha nessuna responsabilità a suo avviso, sugli attuali squilibri e sulle iniquità che ci troviamo di fronte?

Crede ancora alle magnifiche sorti e progressive di questo sistema?

Lei crede veramente cioè che la ricchezza e il benessere si diffonderanno “naturalmente” e ineluttabilmente a tutti?

Come mai allora, le chiedo, negli ultimi decenni il divario tra ricchezza e povertà è cresciuto di almeno 80 volte, così come è continuamente in crescita il numero dei poveri anche all’interno delle nostre stesse società ex-opulente?

Io credo che i “cittadini” del mondo stiano prendendo coscienza di quanto questo sistema (i ritmi e le leggi che lo regolano) siano sbagliati. Stanno cominciando a chiedere di sostituire il centro di gravità dello sviluppo, di sostituire il “profitto” con l’UOMO. Stanno cominciando a capire che continuando in questa direzione non ci sarà futuro. Un futuro migliore per loro, per i loro figli e nipoti. I cittadini del mondo stanno cominciando a dire “NO” e stanno insorgendo un po’ ovunque. Il comunismo, non c’entra nulla, mi creda. Chi si ostina a leggere il mondo con quegli schemi vecchi e superati temo stia sbagliando completamente diagnosi e non avrà quindi terapie che possano aiutare a risolvere i problemi immensi che ci ritroveremo a dover gestire.

Eugenio Scalfari su La Repubblica di Lunedì 12 dicembre scriveva “[nel mondo esistono] tre fratture principali: ricchi e poveri, inclusi ed esclusi, Occidente e Non-Occidente”… nello stesso articolo citava Jean BaudrillardI popoli non sanno quello che vogliono. Pertanto è inutile e pericoloso domandarglielo; tanto vale parlare a nome loro, è questa la democrazia. Ma ciò che essi assolutamente non vogliono è che dall’alto gli si rifili qualunque cosa, anche se è per “il loro bene”. Che cosa si può infatti pretendere da un popolo reso quanto mai virtuale dai sondaggi, ingabbiato dalle statistiche, braccato dai mezzi di comunicazione? Che cosa ci si può attendere se non che esso scuota il giogo, questa nuova sudditanza, opponendo a questa presa di ostaggi virtuali un “no” indecifrabile? Questo è il segno di una frattura molto più profonda di un semplice risentimento sociale ed economico. Dietro quel “no” si cela una reazione istintiva di massa contro una forma di dominio esclusivo detenuto dall’intellighenzia e dalla nomenklatura alleate insieme”… Scalfari quindi continuava: “… Metteteci dentro la rivolta delle “bidonville” dell’Ile de France, metteteci il “no” alla Costituzione europea, metteteci il cupo brontolio delle favelas brasiliane, venezuelane, equadoreňe, caraibiche, messicane; metteteci i ghetti neri e portoricani della Florida, della California, del Texas, degli altri stati del sud e del centro degli USA. Ma metteteci anche le masse musulmane indottrinate dai mullah con l’invocazione “Allah akbar”; metteteci le migliaia di kamikaze addestrati a farsi esplodere. Contro l’Occidente. Ma anche (soprattutto) contro i regimi moderati nelle loro regioni… Ma questa è proprio la gente che dice “no”. No a tutto. Quei “no” sono indecifrabili ma significano l’opposizione totale all’arroganza, magari in buona fede, di quanti gli offrono soluzioni “per il loro bene”. Questa gente pretende dignità. E poi pretende potere. Pretende di stare al centro e non più alla periferia del sistema. Si tratta di “no” trasversali, né di destra né di sinistra. Si fanno sentire in Occidente e fuori dall’Occidente, unisce giovani e anziani, uomini e donne. Perfino il “no” dei valligiani di Susa e di Venaus somiglia, sia pure alla lontana, ai tanti “no” che risuonano nel pianeta. Non è soltanto una rivolta ecologica e tantomeno contro la tecnologia. Semplicemente non vogliono che le decisioni siano prese da Berlusconi e da Lunardi. E forse neppure da Prodi e da Bersani se verrà il loro turno. Vogliono essere loro a decidere. Tanti punti su una circonferenza e ciascuno il punto al centro della propria circonferenza…”.

Questa mi sembra un’analisi più acuta del semplice richiamo al comunismo, non trova?

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 14/12/2005 09:46 | Permalink | commenti (12)
categoria:globalizzazione e neoliberismo, liberali e comunisti, guzzanti paolo
martedì, 13 dicembre 2005

L'Esportazione della Democrazia costa!

Gli Stati Uniti restano impigliati nella storia a esercitare il potere in un mondo anarchico, hobbesiano, nel quale le leggi e le regole internazionali sono inaffidabili e la vera sicurezza, la difesa e l'affermazione dell'ordine liberale dipendono ancora dal possesso e dall'uso della forza”. (Robert Kagan,  teorico neo-con)

Vediamo qualche numero di questa “esportazione di democrazia”:

Ieri (12/12/05) Bush ha affermato: “la guerra in Iraq ha provocato, finora, circa 30 mila morti iracheni e 2140 perdite militari americani”.

Questo ci convince che Dabliù consulti internet. Infatti stamane il sito “Iraq body Count“, che tiene aggiornato in tempo reale il conteggio, scriveva:

Civilians reported killed by military intervention in :

Min 27383               Max 30892

E’ anche vero che un anno fa il rispettabile giornale medico britannico Lancet (29/10/04), parlando più in senso lato degli effetti collaterali, avava detto: ”circa 100.000 civili iracheni sono morti come conseguenza della guerra e delle azione dei militari USA”.

Ma si sa, la questura… pardon Bush, minimizza sempre un pochettino e comunque alla fine ha  sempre ragione.

Vediamo invece i costi in denaro, che come si sa è una corda (il denaro) più sensibile nell’animo dei liberisti puri:

Nei primi due anni la guerra all'Iraq è costata circa 200 miliardi di dollari.

Ormai costa 5,6 miliardi di dollari al mese, circa 186 milioni di dollari al giorno. Qui c’è anche qualche euro (non tanti per la verità) nostri, di contribuenti di un paese democratico la cui Costituzione ripudia la guerra (!?).

Domando ai liberisti puri: quanto potrà costare un ospedale? E la costruzione di un pozzo d’acqua potabile? Quanto potrebbe costare debellare la dissenteria? E la malaria, o il morbillo?

Io appartengo alla schiera di quei realisti che credono che l’Occidente oggi abbia il dovere di imporre non soltanto la democrazia anche con l’uso della forza, ma il benessere, l’agricoltura, le leggi civili. Questa è la nuova frontiera”. (Paolo Guzzanti)

Si vede che io non sono un realista. Credo che il benessere, l’agricoltura e le leggi civili si esportino diversamente. Forse sono ancora un sognatore.

postato da: GabrielParadisi alle ore 13/12/2005 08:34 | Permalink | commenti (2)
categoria:iraq, america, globalizzazione e neoliberismo, guzzanti paolo
lunedì, 12 dicembre 2005

I bambini sono buoni

 

 

 

Il 9 aprile s’avvicina e Berlusconi, malgrado le cautele sull’argomento delle altre due punte del tridente, probabilmente ormai molto più calate nella realtà, nel presente (e nel futuro) di lui, non perde occasione per accusare i comunisti di ogni nefandezza, e con essi, ovviamente, l’Unione, nelle cui file s’annidano infidi.

Pare infatti che circa il 30% degli elettori si definiscano anticomunisti. Molti di questi, inoltre, credono che il pericolo di una dittatura statalista (stalinista?) sia tuttora vivo. E' a loro che Berlusconi probabilmente si rivolge. Molti acuti commentatori d’altronde ritengono anche che l’argomento del “pericolo comunista” sia ormai obsoleto e che non sposti in realtà elettori indecisi, ma tutt’al più rinfocoli ardori sopiti in taluni nostalgici che magari, delusi dalle mirabolanti promesse mancate del Cavaliere, potrebbero anche solo per un attimo pensare di disertare le urne. E’ di oggi un sondaggio su La Repubblica (!?) che da l’Unione avanti di 7,9 punti percentuali sul Polo. Praticamente un abisso. Urgono provvedimenti immediati.

Oltre al cambio in corsa dei manifesti 6x3 lungo le nostre strade; oltre alla prossima abolizione della par-condicio in barba ai cauti alleati e al buongusto; oltre al vademecum del “perfetto legionario azzurro”... che possa servire anche lo spauracchio dei komunisti a ridurre l’incolmabile svantaggio?

Il senatore Paolo Guzzanti, col quale stiamo intrattenendo un amabile carteggio che ormai spazia dai kulaki agli OGM, probabilmente pensa di sì, poiché ci ha inviato un delizioso “saggio storico” di cui non voglio privarvi la piacevolissima lettura.

In esso si dimostra con notevole trasporto e dovizia di particolari che, in fondo in fondo, i comunisti certe pratiche non le hanno mai dimenticate del tutto. Potrebbero riaffiorare, come i cosacchi tra le colonne del Bernini…

Senatore Guzzanti però… glielo chiedo per favore, mi dia almeno una possibilità, piccina piccina. Se vuole organizzo un torpedone, ci faccio salire sopra Bertinotti, Diliberto e “compagni”, e li mando a bere un po’ d’acqua diuretica a Fiuggi? Per qualcun altro quella simpatica gitarella fuoriporta (un week-end) bastò e avanzò. Basterebbe, finalmente anche questa scampagnata, a lei e ai suoi amici “liberali”, per sdoganare questi “birbanti” (sono brave persone in fondo, mi creda); basterebbe a voi per considerare la “sinistra”, il “centro sinistra”, finalmente uno schieramento democratico e non solo dei portatori di  “miseria, morte e terrore”? Mi faccia sapere, Senatore...

 

 

 

Caro Paradisi,

Accendo il computer, leggo la sua lettera e osservo: quel che di buono hanno fatto i comunisti emiliani lo hanno fatto perché sono emiliani, non perché sono comunisti.

Quando i comunisti calabresi hanno guidato la Calabria sono stati non meno mafiosi degli altri e neanche i comunisti umbri e toscani non li hanno eguagliati. In compenso i democristiani emiliani hanno governato all’emiliana molto bene a Modena e altrove confermando che è l’Emilia e non il comunismo che fa la differenza.

E sa perché? Per la tradizione repubblicana dei sindacati verdi e delle cooperative fin dai tempi della dominazione papale, che poi si è trasformata in socialista e poi in....fascista.

Proprio così, un elemento di riflessione non banale è questo: le attuali regioni rosse sono le stesse che con la stessa totalizzante convinzione hanno sostenuto e fatto da spina dorsale al fascismo, che era figlio del socialismo a partire dal simbolo del fascio, importato dal direttorio francese (in genere si ricordano i fasci siciliani).

Ma, Caro Paradisi, oltre a cooperative che oggi guidano la vita di tutti e la totalizzano con i loro servizi esclusivi, l’Emilia rossa ha prodotto anche la volante rossa e il triangolo della morte con il primo genocidio volto ad eliminare fisicamente la borghesia e poi truccato, in parte, come regolamento di conti (la “vendetta popolare”) contro fascisti, spie e torturatori al soldo dei tedeschi.

Fascisti, spie e torturatori al soldo dei tedeschi ci furono e pagarono la loro colpa, ma furono ammazzate anche molte (nessuno ha saputo dire il numero preciso: 20 mila 40 mila? Di più?) decine di migliaia di innocenti, specialmente preti, farmacisti, medici condotti, avvocati e notai, come simboli dei mestieri borghesi da eliminare in massa quando il Partito – prima che Stalin ordinasse di smetterla per non far fare all’Italia la fine della Grecia la cui insurrezione comunista fu schiacciata dagli inglesi – supponeva di poter passare dalla resistenza armata direttamente alla rivoluzione.
La democrazia parlamentare non era nei programmi, stragi e massacri sì.

Quindi l’Emilia ha la sua storia e la Romagna anche (mio nonno era romagnolo, un grande giornalista, e fu assassinato nel 1921 in circostanze mai chiarite e tuttora studiate), non combacia con la storia del Lazio della Lombardia e non è depositaria di un “modello di comunismo” esportabile: è depositaria di un modello storico di cooperazione contadina e operaia che è stato repubblicano, socialista, cattolico, fascista (del primo fascismo dei cosiddetti sansepolcristi) e poi comunista.

Il detto usato con sarcasmo secondo cui “i comunisti mangiano i bambini” ha poi il suo fondamento di verità: durante l’atroce periodo successivo alla Nep (nuova politica economica) in cui, come nel triangolo della morte emiliano, Stalin decise di far assassinare tutti i contadini che avevano fornito cibo alle masse (i sei milioni di kulaki , tanti quanti gli ebrei della Shoà, spiritosamente definiti contadini ricchi) allo scopo di forgiare un popolo rivoluzionario nel terrore e dichiarando Robespierre come modello teorico già adottato da Lenin, ne seguì una catastrofica carestia che portò alla morte per inedia più di dieci milioni di russi.

Durante quel massacro voluto e preordinato, didattico per così dire, vennero descritti numerosi episodi di cannibalismo: pur di non morire i padri mangiavano i cadaveri dei figli e talvolta accadeva l’inverso, ma i bambini erano i primi a morire. Per questo motivo l’orrore dei paesi civili si condensò in uno slogan che era basato su una assoluta verità: i comunisti mangiavano i bambini, i loro bambini uccisi dalla fame voluta dal partito, e non da capricci del tempo e del raccolto.

Quindi il suo bambino può dirsi fortunato se vive in un Paese in cui i comunisti, parlo proprio di quelli emiliani, furono costretti a sospendere il genocidio (molti furono condannati all’ergastolo e fuggirono in Cecoslovacchia dove costituirono il primo nerbo delle future Brigate rosse, moltissimi furono liberati dall’amnistia imposta dal Guardasigilli Togliatti, l’uomo che fu spedito da Stalin ad imporre la “Svolta di Salerno” che riconosceva la monarchia e il pluralismo) e non ci furono carestie artificialmente provocate che potessero indurre al cannibalismo per fame.

Paolo Guzzanti

Allora, Paradisi, prendiamo il primo blocco della sua lettera e rileggiamolo:

Caro Guzzanti
Vorrei fare una precisazione, promettendo di tornare prima o poi sull'argomento "comunismo" e storia perchè lo merita e lo meritano le sue accorate e documentate affermazioni. Non vorrei sembrare troppo "giovanilista" però mi sembra che queste
argomentazioni, che sono sicuramente serie; sulle quali va fatta probabilmente giustizia informativa e storica mai onestamente compiute; che ancora oggi sono vive nella carne di tante persone, etc.. etc.. siano argomentazioni, diciamo così, in qualche modo, datate, da mettere cioè, comunque, su un piano ben preciso e toglierle dal tavolo della discussione. Non voglio dire che vanno
dimenticate o eluse. Vanno però inserite nel loro contesto giusto, perché altrimenti tutti quanti segniamo il passo. Oggigiorno i problemi che il mondo si trova a dover affrontare (e sui quali vorrei ragionare e confrontarmi per capire di più), sono ben altri e non possono essere approcciati se si mantengono queste zavorre ideologiche, da una parte e dall'altra. Io, se fossi un comunista ideologico (e ne esistono di certo) potrei documentare decine di episodi che portano in primo piano le atrocità commesse dai fascismi e dai fascisti. Cosa aggiungerebbe tutto ciò alla discussione?

Risposta: dobbiamo metterci d’accordo insieme per stabilire se i crimini contro l’umanità vanno contestualizzati e poi digeriti e poi espulsi come naturali cataboliti, oppure se restano in servizio militare nelle nostre coscienze e per quanto tempo. Per me non scadono mai. Non scade la notte di San Bartolomeo, non scade la Shoà,  non scadono le stragi comuniste né quelle fasciste. Prova ne sia che l’attuale Parlamento con schiacciante maggioranza di centro destra, ha varato con legge una Commissione che indaga, oggi, sui Crimini nazifascisti del biennio 1943-1945. E’ giusto? Secondo me è giustissimo: io sto indagando sulla vergogna degli intellettuali antifascisti che si sorbirono l’aspetto ideologico dell’alleanza politica, prima che militare, fra nazismo e comunismo: come lei saprà l’Humanité, organo del Pcf francese, nella parigi occupata dai nazisti che marciavano a passo dell’oca sotto l’Arc de Triomphe fra ali di folla piangente, usciva strillonata nelle strade, con il permesso della Kommandantura tedesca, con titoli che dicevano “Bravo Camarades...” e spiegavano ai comunisti francesi e di tutto il mondo che l’esercito proletario tedesco, che serviva gli interessi della rivoluzione mondiale contro la borghesia e il capitalismo (il suo odiato liberismo, il potere di trasformare il nulla in valore di lavoro aggiunto, creando ricchezza) delle democrazie occidentali, Inghilterra per prima, Francia per seconda e poi gli Usa, naturalmente.
Bene, quella ubriacatura filonazista contaminò per ordine di Stalin tutto il mondo comunista, compreso quello italiano in esilio, l’ebreo Litvinov fu licenziato dal posto di ministro degli Esteri perché ebreo e dunque imbarazzante e sostituito con Molotov (che vuol dire Martello, l’attrezzo usato per sfondare i crani dei borghesi appesi ai lampioni della Perspektiva Nievsji che fecero fuggire inorridito Bertrand Russell invitato da Lenin) il quale poi sottoscrisse il famigerato patto militare con von Ribbentrop. Tutto ciò è stato celato agli italiani. Se vuol leggere la storia vada a leggersi per esempio l’ottimo “Rouge Brun, le mal di siècle” editore JC Lattès). E’ stato nascosto che la seconda guerra mondiale è scoppiata per l’attacco coordinato del nazismo e del comunismo contro la Polonia, e che senza il comunismo non sarebbe scoppiata la seconda guerra mondiale. Naturalmente quel che si conosce è solo la seconda parte dell’opera: Hitler che colpisce alle spalle Stalin (il quale benché avvertito da Sorge e tanti altri faceva fucilare chiunque si azzardasse a dirgli i tedeschi lo avrebbero attaccato) e da quel momento fra sangue e inni comincia la Resistenza. Ma Stalin si aspettava di combattere contro l’Inghilterra, non contro la Germania. Il punto è: archeologia? Vecchi merletti? Paccottiglia da soffitta? O ferite il cui sangue e le cui cicatrici ancora oggi hanno conseguenze ed effetti? Perché vede, caro Gabriele, la storia ha CONSEGUENZE. E non c’è amnesia, se non viene praticata da chi sega il cervello della gente con il falso. Non c’è dunque bisogno che lei sia un “comunista ideologico” per “documentare decine di episodi che portano in primo piano le atrocità commesse dai  fascismi e dai fascisti” Sono pronto a documentargliene io stesso, se non conosce bene quella storia.

Vede, lei ha scritto in un’altra lettera un’assoluta (mi perdoni: ai miei occhi, non se la prenda) bestialità. Cioè lei ha detto che il liberismo (ovviamente selvaggio) una volta era temperato dal comunismo. Ma poi, caduto quello, chi lo regge più nella sua furia distruttiva. Si rende conto di quel che dice? Che il più feroce, duraturo, stupido, inutile, sanguinario, fallimentare, immorale, demenziale, ignorante sistema di potere totalizzante, in qualche modo “bilanciava” , correggeva, temperava, frenava, l’innata ferocia distruttiva del “liberismo”, cvhe è l’unico – UNICO, me ne citi un altro – sistema di produzione della ricchezza intellettuale prima che materiale, che abbia generato le grandi rivoluzioni borghesi (inglese del 1688, americana e poi quella francese, prima parte) da cui derivano le leggi di rispetto del cittadino, di tutela della libertà e – quel che dovrebbe essere ma non è – Freedom House, per intenderci. Guzzanti


Un discorso politico serio, converrà, non si potrebbe fare, se io, ogniqualvolta mi trovassi a parlare con Gianfranco Fini o Gianni Alemanno (per citare giusto due esponenti del centro destra che stimo), li accusassi (direttamente o indirettamente), ritenendoli in qualche modo, ideologicamente complici, dei disastri del fascismo
. Gabriele


“Farebbe benissimo ad accusarli, se loro fossero rimasti fascisti. Farebbe male nel caso contrario. Personalmente non mi piace Alemanno proprio perché è fascista, nel senso sociale oltre che politico del termine, e cioè quel tipo di ideologia che conduce non al nazismo hitleriano ma al peronismo argentino: masse descamisade che urlando contro il “liberismo selvaggio” distruggono il sistema della ricchezza e della libertà. Guzzanti


Per anni si è detto che, affinché fosse possibile giungere ad una democrazia compiuta in Italia, doveva farsi da parte la generazione dei politici figlia della guerra civile. Ora penso che, anche per motivi cronologici, sia giunto finalmente quel momento. E se qualcuno non la pensa ancora così (sono convinto però che Berlusconi usi l'argomento "comunismo" solo a fini elettorali sapendo di solleticare le viscere di un vasto elettorato ancora ad esso sensibile), sarà travolto dalle nuove sfide che il mondo ci sta proponendo. I temi sul tappeto sono gravi e complessi. Gabriele

I temi sul tappeto per noi sono tanti ma il primo è la verità, senza la quale la libertà è una partola buona per le lapidi. La globalizzazione per me è ottima, anche gli OGM sono squisiti e salveranno il mondo dalla fame, la povertà esiste per la satrapia e l’arretratezza dei Paesi e delle civiltà che rifiutano il mondo moderno e non siamo noi colpevoli della loro sofferenza, a meno che non ci decidiamo – ed è quel che penso – ad impegnare una quota della nostra ricchezza e della nostra tranquillità, andando a portare loro i fondamentali della democrazia e dell’economia. Non so se ha notato, caro Gabriele, che il Paese emergente non è la Cina, ma l’India, una grande democrazia figlia della democrazia, e del colonialismo britannico, che produce ricerca scientifica. Dove c’è la mano dell’Occidente, là ci sono università di ricerca, dove c’è l’Oriente, Cina compresa, non si produce nulla, ma si copia ciò che è stato prodotto altrove.
Persino il mio amato Giappone produce tecnologia di rifinitura, ma non ha mai inventato niente. Guzzanti

Delle magnifiche sorti e progressive del liberismo, ne parleremo altrove... Gabriele

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 12/12/2005 14:37 | Permalink | commenti (27)
categoria:campagna elettorale, liberali e comunisti, guzzanti paolo
venerdì, 09 dicembre 2005

Caro Guzzanti

1)      Prendo atto della sua non abitudinaria frequentazione dei palcoscenici televisivi, sapendo però che comunque, quando ciò succederà, lei farà pubblicamente una invettiva su Freedom House (ci fa sapere se nel frattempo ha dato corso alle azioni che ci aveva preannunciato al riguardo?), esponendo le sue legittime opinioni, ma sottolineando anche che quell’affermazione a suo tempo fatta da lei e da altri su Jannuzzi e sulla relativa posizione dell’Italia nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo era assolutamente imprecisa. Mi scusi l’insistenza su questo punto. Non si tratta di una questione di lana caprina né di una sterile questione di principio. Il pubblico televisivo che assistette alle trasmissioni più volte citate di Mentana e di Vespa, sentì quell’unica “verità” (non disquisizioni sull’affidabilità o la serietà di Feedom House), e quell’affermazione era totalmente priva di fondamento. E’ un dovere verso i cittadini. Se Freedom House è una bufala, lo era anche quella notizia enfatizzata dai giornali e da alcuni giornalisti di centro destra.

2)      Attualmente la Tv è troppo importante nella formazione della pubblica opinione perché chiunque, il “potere” in primis (ennesima semplificazione: i grandi interessi), non cerchi di utilizzarla ai suoi fini e se possibile, controllarla. In Italia e nel mondo. L’insistenza, dopo timidi tentativi formali di “disimpegno” pro “alleati”, con cui Berlusconi continua a voler modificare la legge sulla par-condicio, la dice lunga. In merito le faccio una domanda: ma se alle piccole formazioni si fosse dato, come vuole Berlusconi, uno spazio irrisorio rispetto alle grandi, nel 1994, come avrebbe fatto, senza l’impegno economico e la proprietà di reti, il neonato movimento di Forza Italia a diventare in tre mesi tre il partito del Presidente del Consiglio? Nel 1994 l’attuale par-condicio sarebbe stata considerata quindi, mi par di capire, una buona legge? D’altra parte siamo abituati a vertiginose piroette o cambi di direzione… penso al maggioritario buttato alle ortiche per ridurre i danni della presunta sconfitta elettorale…

3)     La storia della Tv in Italia, l’applicazione rigorosa del manuale Cancelli (che quando non si utilizza pare dimostrato scientificamente si generino guai e squilibri insanabili), la spartizione del potere o delle spoglie del nostro martoriato paese è nota a tutti. Non significa che io la condivida. Anzi. 

4)     La sua defenestrazione dalla RAI mi dispiace sia avvenuta, non ne potevo conoscere i motivi, ora conosco quelli che lei ci ha raccontato. La mia risposta è semplicemente quella già data nel punto precedente. Questa configurazione e strutturazione della TV pubblica non mi piace, sia che comandi la destra, sia che comandi la sinistra. Oltre alle TV pubbliche (che vorrei assolutamente mantenere pubbliche, svincolate cioè da interessi commerciali per risultare un vero servizio ai cittadini), purtroppo vedo, che esiste anche una TV privata (ben 3 canali) di proprietà di una persona che ha funzioni pubbliche importantissime e questo, checché lei continui a sostenere è un’anomalia per qualsiasi democrazia liberale. Paolo Sylos Labini, appena scomparso, nel 2001 scriveva “Siamo ancora un paese anormale. Tre reti televisive nazionali ufficiali, più due ufficiose, più due giornali, più due case editrici del peso della Mondadori e della Einaudi e vasti organismi pubblicitari, danno a chi li controlla, cioè a Berlusconi, un potere enorme di condizionamento dell’opinione pubblica” (Un paese a civiltà limitata). Non credo che Sylos Labini, benché scrivesse su La Repubblica, possa definirsi un comunista. Come non erano comunisti Montanelli, Biagi e tanti altri rispettabili liberali. 

5)     Sull’editto di Sofia ho poco da aggiungere. Mi piacerebbe, sto provandoci, a ricevere delle repliche dalle persone citate e da lei accusate. Mi permetto solo di fare un’osservazione che condivido col nostro amico Michele Diodati. E’ possibile che Luttazzi e Santoro abbiano con le loro interviste gettato ombre in piena campagna elettorale su uno dei contendenti, ma quel contendente – Berlusconi – era pesantemente "ombreggiato" di suo da gravissime accuse di reato. E' non solo lecito, ma doveroso in una democrazia liberale, mettere a nudo le magagne dei candidati affinché i cittadini sappiano chi vanno a votare. Il problema nasce soltanto dal fatto che il candidato era pieno di ombre, non da un comportamento scorretto dell'informazione. Era il candidato che non avrebbe dovuto presentarsi. Di Pietro, per esempio, si dimise da ministro pur di risolvere prima le sue grane legali a Brescia e solo dopo, pulito, non prescritto o “attenuato genericamente” si è rimesso a far politica. Questo è un comportamento serio, democratico e liberale, non quello di chi pretende che il paese gli creda sulla fiducia. Alcuni sono disposti a farlo, altri no. 

6)     Può darsi che Berlusconi, essendo una persona estremamente intelligente ed opportunista, abbia intercettato il sentimento di milioni di italiani che si sentivano orfani politicamente. Anzi è sicuro. Egli ha indubbiamente colmato uno spazio a destra, lasciato inopinatamente sguarnito dalla fine della DC, e a lui va ascritto anche il merito di aver tirato fuori dalle “fogne” (era così che si diceva) il Movimento Sociale Italiano, permettendo alle sue componenti migliori di poter sviluppare un percorso veramente democratico. Detto questo mi sembra che ci siano una serie di “nei” irrisolti e che, a mio avviso, rendono ancora oggi questa destra italiana, non assimilabile alle grandi destre europee. Li cito in fretta. Forse ci torneremo: 

a.      Il palese conflitto d’interessi che riguarda il leader di questo schieramento;

b.      La presenza nello schieramento (a soli fini elettorali, penso) di un partito che è stato deliberatamente anche secessionista; un partito dichiaratamente xenofobo come la Lega Nord ;

c.      La mancanza (sempre a fini elettorali, penso) di una barriera politica alle formazioni di estrema destra (che dichiaratamente s’ispirano a ideali fascisti e nazisti).

postato da: GabrielParadisi alle ore 09/12/2005 11:54 | Permalink | commenti
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
mercoledì, 07 dicembre 2005

Questo è parlar chiaro!

Caro Paradisi,
In fretta e furia prima di correre al Senato, andrò dritto ai punti.


1 – Io non sono mai invitato in tv, salvo una notte da Vespa perché c’era mia figlia, e una volta alla “Nessuno tv”. Ma se mi capiterà certamente solleverò il caso infamante di una agenzia che si chiama Freedom House che agisce in modo inaccurato e incomprensibile, fornendo dati falsi sull’Italia, e anche contraddittori. Se lei pensa che il caso FH sia quello degli errori compiuti dai giornalisti del Giornale per cercare di capire e persino giustificare le follie dell’agenzia, si sbaglia. Il punto è: FH è sotto accusa, non i giornalisti italiani sono sotto accusa. I motivi del loro errore li ho già elencati tante volte, ma ricordo: l’esistenza in vita in Italia di giornali che vivono delle provvidenze della Presidenza del Consiglio, chiunque sia il presidente Berlusconi compreso, grazie alle quali vivono Manifesto, Foglio, Liberazione e tanti altri giornali e riviste che in America dovrebbero chiudere i battenti all’istante per assenza di mercato.


2 – Il potere mediatico, non il potere in sé, che non significa niente, è delle televisioni di tutto il mondo e delle loro manipolazioni fra le quali manipolazioni splendono per vergogna quelle della Bbc e dei suoi scandali, della Cnn e delle sue forzature, e così via.


3 – Se ricordo che la Tv italiana è stata della Dc con Bernabei, e poi condivisa formalmente con i primi socialisti del primo centro sinistra (reteDue che si chiamava Secondo Canale) e poi con il Pci che aveva il divieto di entrare al governo, ma riceveva in cambio il compenso della presidenza della Camera (prima Ingrao, poi Jotti), di molte commissioni fra cui quelle sui servizi (Pecchioli) e appunto una rete Raio rimastagli in eredità perenne in violazione di ogni regola e in totale conflitto di interessi,  c’è poco da “condividere”: non sono opinioni, è storia e non è controversa.


4 – Io non voglio “far creder” niente a nessuno. Ma a questo proposito, caro Paradisi, le segnalo un cambiamento di tono della sua lettera che da quasi oggettiva, come è di solito, diventa retorica: lei crede davvero che.... Le vuol davvero farci credere che... Suvvia, davvero pensa che etc. E’ una scelta, ma non porta da nessuna parte. Io sto ai fatti: FH è una bufala, questo è un fatto. RaiTre è delle sinistre ed è un fatto e spiego subito che la parola”sinistre” va intesa come: quella coalizione in cui si trovano i successori del Pci che aveva ricevuto il controllo della terza rete con Guglielmi direttore di rete e Curzi direttore del Tg3. Io ho lavorato a lungo con Guglielmi a RaiTre finché ero considerato di sinistra. E buttato subito fuori dopo.


5 – In Rai, per legge e grazie all’esistenza di una trasparente Commissione Parlamentare di Indirizzo e Vigilanza sulla Rai che non ha l’uguale per democrazia e potere di controllo in alcuna altra democrazia, e che è sempre presieduta da un membro dell’opposizione (poi, noi feroci e liberticidi berlusconiani, per farci meglio del male abbiamo dato anche la presidenza della Rai a un membro dell’opposizione sicché controllore e controllato sono presieduti dall’opposizione con un discreto conflitto di interessi) e che decide.
La Commissione ha una maggioranza politica che rispecchia la maggioranza del Parlamento che è quello votato dal popolo sovrano.
Dunque in tempi di centro destra la maggioranza della Vigilanza è di centro destra (presieduta da uno di sinistra) e quando il parlamento è di sinistra la maggioranza della Commissione è di sinistra.
Quindi non è che Berlusconi comanda sulla Rai, è che la maggioranza rappresentante della maggioranza degli elettori fornisce alla Rai le linee guida. Per esempio: io ho sempre lavorato per la Rai come collaboratore esterno fino al 1996 quando feci il mio ultimo programma “Bar Condicio” alla vigilia delle elezioni vinte da Prodi in termini parlamentari benché la maggioranza degli elettori avesse dato anche nel 1996 il voto popolare al centro destra.
E non appena salì la sinistra al potere io e tutti quelli non allineati con le sinistre (non ero di Forza Italia e lavoravo alla Stampa) furono all’istante buttati fuori dalla Rai che seguitò a pagarmi per tre anni senza farmi lavorare. Per questo nessuno andò a Sofia a fare editti. Bastò non rispondermi più al telefono.


6 – Editto di Sofia. Berlusconi avrebbe fatto meglio ad essere meno leale e più viscido, come i suoi predecessori di sinistra che fecero le loro epurazioni radicali e silenziose.
Ma: Biagi fu colpevole di aver deliberatamente violato le regole ospitando in campagna elettorale Benigni il quale fece un divertente comizio contro l’Opposizione (soltanto nella Germania di Hitler la propaganda di Stato attacca con la sua satira l’opposizione e non chi sta al potere, e questo accadde fino al 2001, e prima e dopo e sempre). Doveva essere licenziato in tronco punto e basta, e portato in tribunale a rispondere dei reati commessi.
Daniele Luttazzi fu colpevole, approfittando del programma Satyricon, di aver ospitato in campagna elettorale e in violazione di tutte le norme e anche della legge sulla propaganda elettorale, il giornalista squadrista (e peraltro di estrema destra) Travaglio il quale fu invitato a leggere pagine di un libro in cui con il copia e incolla aveva messo insieme non già le sentenze contro Berlusconi, ma tutte le accuse per le quali Berlusconi NON è stato condannato, e mancava soltanto la pedofilia.
Luttazzi era pagato dal servizio pubblico per farci ridere, magari mangiando merda, ma facendoci ridere. Nessuno lo aveva autorizzato a tenere o far tenere un comizio senza contraddittorio.
Licenziato in tronco (nei miei sogni di liberale legalitario) e chiamato a pagare i danni.
Santoro: ho partecipato a una dozzina delle sue trasmissioni e, da giornalista che vive anche a New York, a Parigi e a Londra, devo dire che non esiste nel mondo occidentale a me noto nulla che possa somigliare, per faziosità preventiva, per arredo scenico intimidatorio in cui la verità di Santoro è già espressa e sostenuta da falsificazioni che io personalmente, in diretta e presente, gli ho contestato quando ero lì, e doveva essere buttato fuori per assenza di giornalismo con le sue regole. Altro che editto di Sofia! Mi indichi, caro Paradisi, un solo program ma americano, inglese, canadese, australiano, francese, tedesco, belga, austriaco e qui mi fermo ma può andare avanti senza di me, in cui sia possibile fare quel che ha fatto Santoro calpestando sempre tutte le regole del giornalismo e violando il check and balance che deve sempre almeno simulare l’obiettività.


7 – Secondo me gli sciocchi credono che Berlusconi abbia vinto ipnotizzando la gente dal tubo catodico, e gli intelligenti sanno che Berlusconi ha creato (se vogliamo usare questo linguaggio) il prodotto atteso dagli italiani come me: un partito liberale che avesse la parola libertà nel nome, dove non ci fossero comunisti comunque mascherati, ma semmai tutti gli ex comunista fuggiti, i socialisti sottoposti a pogrom politico dai comunisti, come me, i radicali di allora (e parecchi di oggi) i cattolici non cattocomunisti, i liberali, i repubblicani, la gente comune e gli ex fascisti pentiti di essere stati fascisti, delitto che, diversamente dal comunismo che è vivo e vegeto e tiene gli attori di satira in galera a Cuba e manda chi vuol fuggire al paradon, il muro del plotone, si estinse sessanta anni fa, e fare un grande fronte che impedisse alla coalizione guidata dai comunisti di massacrare la memoria degli italiani, che è stata manipolata proprio dalla loro televisione.
Amico mio, piantiamola con queste sciocchezze: Rete Quattro oltre ad Emilio Fede e alle sue previsioni del tempo berlusconiane, manda in onda film , Canale 5 è l’ammiraglia dell’antiberlusconismo dove Mentana non ha mai voluto far sapere a lei che esiste in Italia un ramo del Parlamento repubblicano che si chiama Commissione Mitrokhin, in violazione delle leggi e delle norme del giornalismo, così come hanno fatto tutti i giornali di potere (Republica Stampa e Corriere, con briciole di eccezioni di quest’ultimo). Su Italia Uno ci sono i migliori comici di sinistra, e c’è stata anche la Dandini ed è un laboratorio non di sfottò, ma di politica-. Sfottò è quello del Bagaglino, altra roba.
Berlusconi usò i quadri di Publitalia per varare la struttura di partito, ed erano quadri che aveva fabbricato lui, non quelli di Mediaset come erroneamente scrive lei, ma il motivo per cui vinse nel 1994, nel 1996 (come già detto) e nel 2001 e può tornare a vincere fra quattro mesi, sta nel fatto che gli italiani hanno trovato nel suo prodotto politico quel che cercavano.
Non cada anche lei in questo stucchevole errore, che Togliatti non avrebbe mai fatto, di considerare gli italiani cretini e ipnotizzati se votano a destra e mostri di intelligenza e probità se votano a sinistra.
Non vede da solo che è una volgarità, prima che una falsità?
Sì, la gente libera esiste anche fuori di Forza Italia e non ho mai detto il contrario.
Ma la libertà non va declamata, va usata.
E va usata discriminando il vero dal falso, il facile dal difficile, gli slogan dalla realtà.
Altrimenti essere liberi è soltanto un’espressione linguistica.
Sul resto le scriverò quando potrò. Ma devo portare mia figlia a scuola e poi andare in aula dove le sinistre fingono di essere assenti per far mancare il numero legale, cosa che Violante, quando diventò presidente della Camera, immediatamente impedì con un colpo di regolamento che in quel caso giocava a favore della sua parte politica.
Mi faccia sapere, grazie delle sue lettere e mi faccia avere per cortesia gli sviluppi sul suo interessante blog.


Un caro saluto da
Paolo Guzzanti

lunedì, 05 dicembre 2005

Piantiamola col martirio e le verità dimezzate

 

Caro Senatore

Mi permetto, malgrado il gentile suggerimento di Giusy, di risponderLe (ho ancora argomenti), ma soprattutto mi permetto di ribadire l’appello, che sono sicuro Lei raccoglierà, di un suo pubblico intervento televisivo sulla questione Freedom House. Dopo tutto, in questo blog, in questo momento, il tema centrale è ancora quello.

Ho letto solo adesso il suo lungo e articolato commento su cui eventualmente interverrò in un secondo momento.

Per quanto riguarda le sue affermazioni di ieri sarò breve.

1) Lei ammette che il potere è della televisione. Condivido. In futuro sarà diverso ma per ora è così. Quindi ci erudisce sul fatto che per cinquant’anni la TV è stata in mano alla DC e in parte al PCI. Tutte cose note e condivisibili. Ma veniamo ad oggi. Lei vuole veramente convincerci che Berlusconi non stia esercitando alcun controllo sulla televisione? Vuole farci credere che da undici anni a questa parte, da quando cioè scese in campo, non l’ha mai fatto? Nemmeno come la vecchia indimenticata e rimpianta DC? Suvvia Senatore, scusi ma dove crede che noi si viva? Già l’amico Michele ha ricordato che in meno di tre mesi a cavallo tra 1993 e 1994, grazie alle TV e alla dirigenza pressoché al completo trasferitasi da Publitalia e Mediaset al “partito”, Silvio Berlusconi si trasformò da  tycoon a Presidente del Consiglio. Tre mesi tre! Senza le TV di proprietà e lo spiegamento di forze economiche e mezzi pubblicitari sarebbe stato impossibile. Ne convenga. Noi, lo sa, siamo abbastanza critici con Berlusconi, ma non possiamo non ammettere che sia indiscutibilmente un grandissimo uomo d’affari. Un imprenditore che sa benissimo usare tutte le capacità e i mezzi che si ritrova. TV compresa. Su, non scherziamo, un grande affarista come lui non gioca tutte le carte di cui dispone? Perché mai dovrebbe essere così sensibile alla par-condicio se la TV non contasse nulla? Lei poi addirittura afferma che il TG5 è all’opposizione (?! Chi Carlo Rossella?), che Emilio Fede è talmente schierato da risultare buffo (e su questo non ci piove) e che Italia 1 trasmette cabaret antiberlusconiani (anche Mario Giordano?). Mi dispiace ma non me la sento proprio di darle ragione. Le riporto solo alcuni esempi tratti dalla vastissima letteratura in merito…

Si ricorda cosa minacciò Berlusconi a Follini solo qualche mese fa “Marco, continua così e vedrai come ti tratteranno nei prossimi giorni le mie televisioni... " (12 luglio 2005).

“...a Follini non è affatto sfuggito come il Tg5 fra ieri e ieri l'altro abbia parlato dell'"isolamento dell'Udc", dilungandosi per alcuni minuti sulle sorti del suo segretario e ricordando agli spettatori quel "voto dei centristi insieme al centrosinistra sul Cda della Rai" che in futuro "potrebbe ripetersi". Considerato che la media mensile della presenza dell'Udc su tutte e tre le reti Mediaset non ha mai superato i 50 (cinquanta!) secondi, un'attenzione quantomeno sospetta. "Mi è sembrato proprio di vedere attuare l'inizio della minaccia di scatenarmi contro le sue tv, che Silvio aveva pronunciato non più di sette giorni fa" (18 luglio 2005).

Potremmo andare avanti all’infinito… Mi creda, ci vogliono altri argomenti più credibili per convincerci.

2) La gente libera esiste anche al di fuori di Forza Italia, e alcuni, ancora si riconoscono nella sinistra democratica… mi consenta.

3) Sul concetto di verità io sono molto più cauto di lei e del mio amico Michele. Anche quando sono convinto fermamente di una cosa non mi sogno mai di dire che quella è la “verità”. Lo è al più per me, ma sono consapevole che altri possono vederla completamente in modo diverso. Se lei nota, anche in questa semplice disputa che abbiamo ingaggiato, io, lei e qualche altro, abbiamo capito benissimo ed ammesso qual’era la pura e semplice “verità”, ma tal’altri (che hanno letto tutto il nostro carteggio, i documenti, etc…etc..) sono ancora oggi pervicacemente stretti alla prima versione… (mi riferisco al solito tormentone “Partly Free = Jannuzzi”).

S’immagini Lei quelli che hanno visto solo Mentana, Vespa e Vito….

4) So benissimo che il “potere” (ho usato questo termine “infantile” per semplicità) è qualcosa di ben più grande, complesso e informe. Che va al di la dei ristretti ambiti che stiamo trattando. Il potere sono le lobby affaristiche mondiali che gravitano attorno al petrolio e agli armamenti, sono le Banche, sono la massoneria, sono le Chiese…. In una parola sono gli interessi e il denaro. Credo sia grandemente ingenuo pensare che chi detiene questo “potere” non cerchi di controllare l’informazione. L’ha sempre fatto e se lei non ci si è scontrato è perché non ha toccato probabilmente i gangli vitali di quegl’intrecci. Chi detiene posizioni di assoluto privilegio (si ricordi bene, a scapito di miliardi di persone, di moltitudini dolenti), non può non cercare di guidare e tenere sotto controllo l’informazione, che potrebbe in caso contrario aprire gli occhi a tante persone…

Gabriele Paradisi

 

 

Caro Paradisi,

Prima di tutto si metta bene in testa che Woodward e Bernstein esistono se e soltanto se esiste Deep Throat, la Gola Profonda che dall’interno delle istituzioni passa le carte ai giornalisti che poi devono soltanto godersi la gloria. In Italia procure e questure e servizi segreti gareggiano nell’infilare nelle tasche di noi giornalisti le carte che dovrebbero restare segrete, per farsi la guerra e usare i giornalisti avidi di scoop per i loro fini. Lei mi perdonerà se, a 65 anni e con 43 anni di professione sulle spalle, cinque quotidiani nazionali, un settimanale, sette programmi televisivi, sei libri scritti, non riesco più a innamorami a prima vista del potere liberatorio delle nuove tecnologie. Come lei ha giustamente scritto il potere è della televisione e in Italia quel potere è stato interamente gestito dalla Dc (con i suoi antichi alleati prima di Craxi) e dal Pci che ha ricevuto aree di dominio in compenso del fatto che, fino alla caduta dell’Urss, non poteva partecipare al governo soltanto perché gli alleati non intendevano condividere con i suoi dirigenti i segreti militari. Noi laici e cani sciolti, la gente libera che oggi è in forza Italia venendo da mille lidi quasi tutti di sinistra democratica, non abbiamo mai avuto voce in capitolo. Nelle televisioni di Berlusconi accade (come ognun può vedere) che Canale 5 è all’opposizione di Berlusconi e in mano alle sinistre, Rete 4 trasmette film e un tg di parte che non fa ascolto come quello di Italia 1, e quest’ultima rete trasmette cabaret anti berlusconiani.
Quindi, alla faccia di FH, la massa televisiva è dalla parte delle sinistre guidate dal Pci sotto diverse etichette, specialmente in casa Mediaset che pensa a fare soldi e fatturato, perché fa tv commerciale generalista deve contentare tutti i palati. Quanto a trovare ciascuno una “sua verità”, io non sono d’accordo: la verità è una e indivisibile. Può essere più o meno visibile, più o meno raggiunta, ma è sempre una e una sola, senza optional personali.
La teoria del “ciascuno ha una sua verità” è leninista: la verità dei padroni e la verità dei lavoratori, quella del sindacato e quella dei preti, la verità dei contadini e quella degli operai e così via. In questo modo hanno ammazzato la verità, negandone l’esistenza individuale e unica. Nego anche che il “potere” insidi la libertà di stampa: non ho MAI visto né all’Avanti (anni 60 e 70) né a Repubblica 1976-1990, né alla Stampa di Agnelli per me dal 1990 1l 1999, un solo intervento del “potere”. Caro Paradisi, lei sogna: il potere sta nelle grandi massonerie internazionali di cui si parla (forse, ma io non lo so) nelle grandi banche private, dove paga Soros, ma il potere come nelle guerre dei fumetti è una invenzione infantile. Esiste l’arroganza dei governanti eletti democraticamente, questa sì, e talvolta, ma io non l’ho mai incontrata. Ho visto manipolare la verità, negare la verità, assassinare la verità, ma non ho MAI visto il Potere che limita la libera stampa. Né qui né altrove: i giornalisti sognano di poter essere repressi per farne un caso di martirio, anch’io l’ho fatto tanti anni fa, ma io ho fatto rimpastare due governi (il primo Craxi con la storia dell’Achille Lauro) e un governo Andreotti (con l’intervista a Franco Evangelisti A Fra’ che te serve) e ne ho avuto solo gloria. Quindi smettiamo di sognare repressioni che non esistono, fate il vostro mestiere di cercatori di verità e portatela nel carniere come il cane e sbattetela sul tavolo senza, mi perdoni il compitissimo Paradisi, romperci le palle con queste lagne: i blog sono quel che sono, scritture di scrittori che scrivono qui piuttosto che là, sono belli e brutti, buoni e fasulli, come i giornali, come tutto, non hanno in sé altro che i vantaggi dell’Internet, questa meraviglia dell’universo creata dal sistema militare dell’imperialismo americano senza la quale stavamo ancora a leccare i francobolli. Buon lavoro a tutti

Paolo Guzzanti

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/12/2005 14:22 | Permalink | commenti (13)
categoria:televisioni, il caso freedom house, guzzanti paolo
domenica, 04 dicembre 2005

Una piccola vittoria...

Abbiamo già ottenuto un grande risultato, anche se i mentitori di Stato non si scuseranno mai pubblicamente in TV.

Il grande risultato è quello di aver coinvolto in una discussione sui blog di cittadini qualunque, come ce ne sono centinaia di migliaia in Italia, personaggi del calibro di Paolo Guzzanti e di Angelo Panebianco.

Il potere dei media tradizionali - in questo caso la carta stampata – si è accorto di Internet e della forza dei blog di fare opinione e di orientare l'opinione pubblica.

Tra i personaggi pubblici ci sono anche Oliviero Beha, che ha scritto sul suo blog dando forza al punto di vista di uno di noi sulla questione Freedom House, e lo stesso Marco Travaglio che si è congratulato per questo lavoro. Altri se ne aggiungeranno sicuramente.

Tutto ciò capita già da tempo negli Stati Uniti, dove colossi dell'informazione come Il New York Times, il Los Angeles Times, il Washington Post sono costantemente sotto il fuoco dei blogger. Tutto ciò che scrivono viene passato ogni giorno al vaglio della rete e all'occorrenza duramente criticato, costringendo spesso i giornalisti della carta stampata a fare pubblica ammenda.

Noi, come sempre, siamo indietro, ma la nostra iniziativa non mancherà di dare i suoi frutti.  Angelo Panebianco, benché talvolta aspramente (e a ragione) criticato da Travaglio, rimane uno dei mostri sacri della critica politica italiana. La sua ammissione di errore, resa pubblica dal blog è un fatto molto significativo.

Sta ad indicare che la rete acquista un'importanza sempre maggiore rispetto ai media tradizionali.

Significa anche che, fra non molto, l'orda dei berluscones cercherà di mettere il bavaglio anche a noi (che faremo tutto quanto è in nostro potere per impedirlo).

Beppe Grillo sostiene che “La verità ormai non passa più attraverso i media convenzionali, ma attraverso la Rete”, e il suo Blog, questi nostri blog ne sono un esempio!

(Dicke, Michele, Gabriele, compagni di viaggio senza volerlo, ma non per caso, in questa piccola avventura)

 

Davvero qui si teme che i berluscones con le forche e le manette vorranno chiudere i blog?

Come se avessero chiuso Repubblica, Stampa, Corriere e tutti gli altri quotidiani?

Siete seri dicendo una fregnaccia degna di Freedom House (casa della libertà) come questa?

Sono stato a pranzo con il nuovo ambasciatore di Francia con altri colleghi e si diceva stravolto e deliziato dalla multiformità perfino eccessiva della stampa italiana, della sua passione per tutti i punti di vista, per la ricchezza delle sue cronache politiche come in Francia neanche se le sognano. Ma vi rendete conto o no che l'Italia, senza dubbio alcuno, è il Paese in cui la stampa gode della posizione di maggior libertà, massimo di deregulation, possibilità di demolire chi vuole con e senza prove, nella più gioiosa e variegata anarchia?

Oppure il rappresentante della Francia anti berlusconiana è stato corrotto e comprato?

Qualcuno spieghi, questa storia della resistenza sui blog alle orde dei berluscones: signor Paradisi, io l'ho sempre presa molto sul serio. Mi deve riconvincere, lo faccia per favore.

Grazie e viva i blog!!
Paolo Guzzanti

Grazie Senatore

Questo suo intervento è la dimostrazione che quanto abbiamo scritto circa la forza dei blog in un momento, magari di umana debolezza, ma di altrettanto umana soddisfazione autocelebrativa, è vero. Il fatto che lei continui a visitarci, a leggerci e a intervenire ne è la testimonianza più evidente e per questo la ringraziamo, riconoscendole inoltre il “coraggio” di confrontarsi a viso aperto senza filtri o protezioni di sorta.

Venendo alle domande che lei ci pone le dico quanto segue:

  1. La Rete moltiplicherà i Woodward e i Bernstein. Parallelamente si moltiplicheranno, temo, da parte dei centri di potere (politici ed economici) i tentativi di farli tacere;
  2. La libertà di stampa in Italia esiste ma il potere attuale, circa la TV (attualmente media per eccellenza nell’influenzare la pubblica opinione), non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione ivi trasmessa.

1) Il potere, qualunque potere, ha sempre cercato di contrastare il dissenso. Anche nelle democrazie ciò è avvenuto, e talvolta con sistemi spesso al limite della legalità o addirittura al di fuori di essa. Certe storie impresentabili dei servizi segreti; le deviazioni; i depistaggi; i tentativi di affossare indagini, etc.. costellano la storia delle nostre democrazie. Sto facendo un discorso generale e non mi sogno minimamente di applicarlo alla nostra attuale situazione italiana. Quello che voglio dire è che può succedere, è già successo, che chi detiene il potere, messo in crisi da denunce o scandali, possa cercare ad esempio di comprare gli avversari, possa cercare di bloccare quelle iniziative di cui capisce che se non le contrasta per tempo porteranno al crollo del suo potere. E’ già successo, può tornare a succedere, a maggior ragione oggi proprio in virtù della forza dirompente di questa nuova “arma”. Ciò detto, quello che sta avvenendo oggi nel mondo, ed è una vera e propria rivoluzione epocale, è che la Rete ha messo in mano ai cittadini, a milioni di cittadini che nei prossimi anni saranno sempre più numerosi, uno strumento nuovo e potentissimo. Chiunque oggi ha la possibilità di documentarsi in proprio, di trovare una sua “verità”, di confrontarla con quella “ufficiale”, di denunciare le mistificazioni, di intervenire, in una parola ha la possibilità di “partecipare”. La forza di questo mezzo è impressionante. Non c’è né mai stata di eguali. Taluni vedono in questo strumento già la possibilità di scalzare le classi politiche tradizionali. Quelle costituitesi comunque, per carità, attraverso processi democratici, per delega o per giochi di potere interni ai singoli tradizionali e storici partiti. Classi politiche quindi non più (o mai) in grado di rappresentare adeguatamente le esigenze dei cittadini. La Rete, una tale straordinaria forza, stimolerà pertanto, naturalmente, nei poteri meno democratici la voglia di reprimere, di spegnere, di annullare. C’è chi già lo fa in maniera preventiva: la Cina. Anche in occidente, con modi spero meno violenti, ci saranno, non lo escludo, tentativi in tal senso.  Oggi con la rete visto che si moltiplicheranno i Woodward e i Bernstein si moltiplicheranno anche i tentativi di farli tacere. Non lo escludo, anzi, ne sono certo. In questo, la voglio pensare vigile e pronto a reagire, se ciò avvenisse. Ma di buone intenzioni sappiamo sono lastricate le strade dell’inferno… Mi ricordo, ad esempio, quello che disse Marcello Veneziani dopo il famoso editto bulgaro: “Se ci dovesse essere una censura politica nei confronti di Santoro e Biagi, anch'io scenderò in piazza per impedirlo, per manifestare in loro difesa!”. Marcello Veneziani poi divenne anche consigliere Rai, Santoro e Biagi viceversa non hanno più avuto modo di fare liberamente in RAI il loro lavoro di giornalisti, ma Marcello Veneziani non è mai sceso in piazza (!?). Forse per paura di scottarsi tant’è che ultimamente, in merito alla Manifestazione pro-Israele indetta da Giuliano Ferrara ha scritto su Libero: “Con le fiaccolate il rischio è bruciarsi”. Lui questo rischio, per difendere la libertà del giornalismo, non l’ha certo corso. 

2) L’Italia era una democrazia prima del governo Berlusconi, lo è durante e lo sarà dopo (cioè da Aprile 2006, mi auguro J). Su questo non ho dubbi. Il governo Berlusconi non ha chiuso La Repubblica e tutti gli altri giornali che criticavano il suo operato, è evidente, anche perché sarebbe stata un’impresa improba. Sia per il presidio democratico interno (pur sempre circa la metà degli italiani politicamente gli si oppone), sia per l’ambiente democratico esterno in cui l’Italia è inserita (l’Unione Europea, il blocco occidentale democratico e liberale).  E’ anche vero però che tutto ciò che era nelle possibilità politiche (legislative) ed economiche di questo governo per contrastare il dissenso laddove esso poteva essere più pericoloso, è stato, a mio avviso, fatto. La carta stampata è sicuramente libera, nel senso che in sessant’anni di democrazia, si sono sviluppate voci e luoghi di libera espressione. Solo un regime autoritario modello sudamerica anni ’70 poteva di colpo arrestare questa molteplicità di forme e non era quindi pensabile che ciò avvenisse e per fortuna ciò non è avvenuto. Ma questo di per sé non dimostra nulla. E’ chiaro a tutti che i lettori dei giornali, soprattutto di quelli più agguerriti e dissenzienti, sono un’esigua elite. Il grosso del popolo elettore segue quel mezzo, più semplice e comodo da gestire, che si chiama TV. Il target per il potere è la massa non sono certo le esclusive elites. In TV tutto ciò che questo potere poteva fare per eliminare o diluire il dissenso, secondo me rpeto, l’ha fatto. Una delle obiezioni tipiche in difesa delle TV di Berlusconi è dire che in esse c’è massima libertà di espressione e che lì la satira nei suoi confronti è sempre stata ammessa. Ora se vogliamo essere onesti, possiamo definire satira antiberlusconiana quella, simpaticissima per carità, di “Striscia la Notizia”? Dove si gioca certo molto sul “cavaliere mascarato”, dove si fanno continui apprezzamenti sui cuscini e sulle zeppe per alterarne la statura o si ironizza sui suoi capelli di bel nuovo trapiantati, e così via. Questa, me lo conceda, è una satira da “giullare del Re”. Che fa ridere, concede un momento di rivalsa a milioni di persone di altezza e di capigliatura media, ma nulla più. La satira vera, quella che fa nomi e cognomi, quella che denuncia, la satira per intenderci che farebbero Luttazzi o sua figlia Sabina, ahimè, non esiste più sulla TV nell’Italia del 2005.  I cittadini, se vogliono, se la scaricano da Internet o si comprano i DVD. Lo spettacolo 2005 di Beppe Grillo è stato ripreso dalla TV svizzera, non dalla RAI o dalle Reti Mediaset… Sul Carlino l’altro giorno ho letto, come affermata da lei, questa frase: “Viva Zapatero l’ho visto e rivisto. E’ un bel film, anche se è di parte. Ma Sabina ha ragione, Sabina è stata censurata”. Mi dispiace ma credo sia proprio così. La penso come lei. Mi sembra addirittura poi che, in vista di una campagna elettorale all’ultimo sangue, ora non più solo contro lo schieramento di sinistra ma forse anche intestina, si siano predisposti interventi per sopire, diluire, quel soffuso “dissenso” (parola troppo grossa ma non sono riuscito a trovarne di più blande) che veniva impersonato per esempio da giornalisti come Enrico Mentana. Il TG5 di quest’ultimo, forse, anzi sicuramente, meno schierato del TG1 di Clemente J. Mimun è stato recentemente messo sotto la direzione più tranquilla di Carlo Rossella… Ecco perché mi sento di dire che la libertà di stampa in Italia esiste, ma il potere attuale circa la TV, non si è precluso nessun intervento pur di mantenere un controllo pressoché totale sull’informazione che vi passa. Questo è ciò che penso e questa è credo la denuncia che emerge di fatto dalla classifica della tanto vituperata Freedom House.

Le faccio infine un ultimo appello Senatore, che va proprio nella direzione di smentire, se possibile, questa da noi avvertita presenza invasiva e controllo del potere sulla televisione.

 

 

Senatore, si faccia portavoce della mia richiesta, che ad oggi non è stata ancora raccolta dai vari Vespa, Mentana, Vito, di rettificare in televisione quella storiella (risultata falsa), oggetto di questo nostro carteggio. Lo faccia magari lei a Porta a Porta, con l’onestà che le riconosciamo, esprimendo tutto il suo pensiero sull’affidabilità di Freedom House, tutti i suoi dubbi, ma rimettendo a posto quel piccolo tassello che noi, ancora oggi, continuiamo a interpretare come un tentativo maldestro del potere di stravolgere la realtà.

Lo faccia, almeno lei Senatore, e sapremo che tra i nostri avversari politici ci sono anche veri liberali, e sapremo che i blog possono non solo monitorare e “influenzare” la carta stampata, ma possono fare questo anche con la televisione.

Grazie e viva i Blog!!

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 04/12/2005 15:41 | Permalink | commenti (6)
categoria:blog, il caso freedom house, guzzanti paolo, panebianco angelo, beha oliviero
venerdì, 02 dicembre 2005

Tu Quoque...

 

Il Prof. Angelo Panebianco ci ha gentilmente e tempestivamente risposto. Pubblichiamo in fondo la sua cortese e motivata argomentazione.  

 

In attesa (probabilmente vana) che i vari Mentana, Vespa e Vito si degnino di rispondere ad un semplice cittadino e in attesa di ricevere da Freedom House qualche nuova (o vecchia) che dirima una volta per tutte la stucchevole situazione venutasi a creare, ci siamo dilettati (grazie Dicke) a spulciare i giornali che da un mese a questa parte hanno trattato l’argomento. Se ne scoprono veramente di belle. Anche il mitico Corrierone, nella persona di Angelo Panebianco suo editorialista di punta, sembrò bersi la bufala “Partly Free = Jannuzzi”. Non sappiamo, glielo chiederemo, se nel frattempo abbiano provveduto a rettificare lo spiacevole scivolone, per intanto riportiamo l’esilarante pezzo…

 

 

 

Il paradosso delle classifiche? Jannuzzi

(di Angelo Panebianco, Corriere della Sera Magazine 3 novembre 2005)

 

 

 

 

Gentile dott. Paradisi, Freedom House pubblica un serissimo rapporto sullo stato delle libertà nel mondo che io guardo ogni anno. Questo rapporto divide i Paesi in liberi, semi liberi e non liberi. Nel rapporto 2004 (relativo al 2003) come in tutti i precedenti l''Italia è naturalmente collocata fra i Paesi liberi. Come viene costruita questa classifica? Mediante un indice sintetico che aggrega una pluralità di indicatori (una quindicina). Conoscendo questo rapporto rimasi molto sorpreso quando venne sparata la notizia secondo cui l'Italia sarebbe, quanto a libertà di stampa, un Paese semi-libero al pari della Mongolia . Per questo presi per buone le tesi del Giornale sul caso Jannuzzi. Pensai che, eccezionalmente, uno di quei quindici indicatori di cui si compone l'indice sintetico avesse dato un risultato negativo senza peraltro compromettere il più generale giudizio positivo sulle libertà in Italia. Solo dopo avere scritto l'articolo ho capito che il riferimento non era al rapporto di Freedom House di cui ho detto sopra ma a una pubblicazione speciale di Freedom House , anch'essa annuale, che personalmente non conoscevo, specificamente riferita alla libertà di stampa. In questa pubblicazione effettivamente l'Italia risulta al 77 posto e dunque lei ha ragione e io ho avuto torto a fidarmi di quanto aveva scritto Il Giornale . Tuttavia le faccio notare quanto segue: 1) c'è una evidente incongruenza fra l'assegnazione all'Italia di un punteggio pieno che la colloca fra i Paesi liberi nel rapporto sulle libertà (in generale) e questo settantasettesimo posto nel rapporto speciale della stessa Freedom House sulla libertà di stampa; 2) se lei legge attentamente le cose che vengono scritte sull'Italia, sui suoi giornali, televisioni, eccetera, non si capisce da dove derivi quel settantasettesimo posto. Ossia, c'è un evidente scollamento fra il giudizio verbalmente espresso sull'Italia e il giudizio implicito nella collocazione in quel punto della classifica. Mentre la serietà del rapporto generale (sulle libertà) è indubbia mi permetto invece di avanzare qualche dubbio sul modo in cui viene valutato, in questo rapporto speciale, lo stato della libertà di stampa. Dunque, formalmente lei ha ragione e io ho torto e mi scuso. Però l'Italia resta un Paese libero (come Freedom House attesta) e ribadisco che sparare classifiche in televisione senza la presenza di esperti imparziali che possano commentarle e presentarle correttamente agli spettatori è, nel migliore dei casi, una stupidaggine e nel peggiore un delitto. I miei migliori saluti. Angelo Panebianco 

 

“Allarme libertà di stampa (rapporto Freedom House) usato contro Berlusconi. Ma uno dei giornalisti arrestati è il senatore di Forza Italia”

 

 

 

Nella trasmissione di Adriano Celentano è stata citata una pubblicazione che colloca l’Italia, sotto il profilo della libertà di stampa, nella infamante condizione di paese “semi-libero”, insieme a Stati come il Ghana e la Mongolia. “Sparando” questo incredibile dato la trasmissione ha voluto intendere che la causa sarebbe lo strapotere del presidente del Consiglio nell’informazione. La pubblicazione in questione, di Freedom House, è un periodico rapporto, piuttosto serio (bontà sua, ndr), sullo stato delle libertà nel mondo. Il rapporto distingue fra “Paesi liberi”, “Paesi semi.liberi” e “Paesi non liberi” e ci aiuta a capire, anno dopo anno, la direzione di marcia, sotto il profilo dell’ampliamento o del restringimento delle libertà, di tutti gli Stati. Ma davvero siamo, quanto a libertà di stampa, nelle condizioni del Ghana o della Mongolia? Quando si va a guardare le ragioni per cui l’Italia è stata collocata nella categoria dei “Paesi semi-liberi” si scopre che la causa principale (causa principale!?, ndr) non è Berlusconi (anche se il rapporto, giustamente, mostra preoccupazione per il ruolo del premier nell’informazione). La causa principale (causa principale!?, ndr) è data dal fatto che nell’anno della stesura del rapporto ben due giornalisti vennero arrestati, su ordine della magistratura, per reati commessi nello svolgimento della professione. E l’arresto di giornalisti è correttamente interpretato da Freedom House come un segnale di scarsa libertà di stampa. Senza quegli arresti l’Italia sarebbe rimasta, come nei rapporti precedenti (falso, l’Italia era Partly Free già nel 2003. Jannuzzi e Melilli furono “arrestati” nel 2004, ndr), nella fascia dei “Paesi liberi”. Il paradosso e che uno dei due giornalisti arrestati è Lino Jannuzzi, il quale, oltre che un famoso giornalista, autore, fra l’altro, di polemiche inchieste sulla magistratura (come quella sui “quattro congiurati”, ndr), è anche (o proprio, ndr) Senatore di Forza Italia. Questo episodio si presta a tre considerazioni. La prima è che i rapporti, anche seri (bontà sua, ndr), sullo stato del mondo vanno usati criticamente, con la consapevolezza dei loro limiti (e dei limiti di coloro che dovrebbero leggerli per capirli e scriverne, ndr). La seconda è che la manipolazione dei dati per fini di propaganda è sempre possibile (parole sante, ndr); pertanto, quei dati non dovrebbero mai essere presentati al pubblico senza il commento di esperti di cui sia noto l’attaccamento alla deontologia professionale (!?, ndr). La terza è che qualche problema per la libertà di stampa c’è effettivamente se vengono arrestati dei giornalisti.

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 02/12/2005 14:53 | Permalink | commenti (6)
categoria:il caso freedom house, panebianco angelo