SUD AMERICA vs USA

Cesare De Carlo, come aveva promesso, ha risposto nella sua rubrica sul Resto del Carlino "Made in Italy", alla mia lettera del 14 novembre, in cui contestavo alcune sue affermazioni sull'America Latina e la fiducia sfrenata che sembra nutrire per le ricette neo-liberiste. Un altro lettore, Daniele Ruozi di Reggio Emilia, che aveva espresso grosso modo le stesse mie perplessità ha ricevuto anch'egli risposta nella medesima rubrica pubblicata sul Web venerdì 23 dicembre. Tale risposta di De Carlo integra quella a me indirizzata. Di seguito riporto i testi di questi interventi. Mi riservo in un secondo momento una replica approfondita, sembrandomi, le risposte di De Carlo, particolarmente superficiali e insoddisfacenti.
[vedi]...Ora se cortesemente vuole rispondermi, motivando magari in maniera più esauriente il suo pensiero gliene sarei veramente grato. Cordialmente, Gabriele Paradisi
E' il welfare che fa la differenza
Certo che le rispondo, anche perchè la sua critica è bene argomentata, ma purtroppo – mi lasci aggiungere – basata su alcuni errori di prospettiva. Per esempio: se è vero che le società europee sono più sensibili al solidarismo e alla giustizia sociale, è altrettanto vero che non crescono affatto. Voglio dire che da un decennio non producono più ricchezza. E sa perché? Perché i costi di quel welfare sono diventati insostenibili e non ci consentono di dedicare mezzi sufficienti alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologia. Senza dei quali, confrontati come siamo con la concorrenza sleale della Cina, non ci può essere creazione di nuovi posti di lavoro e dunque di nuova ricchezza. Senza nuova ricchezza non ci saranno maggiori entrate fiscali e tutti, ma proprio tutti, saremo più poveri. E’ quanto sta accadendo in Italia. L’Italia è al penultimo posto in Europa, prima della Grecia, come numero di investimenti stranieri. Che significa? Significa che il capitale internazionale non ha fiducia nel nostro Paese, che è scoraggiato dalle sue lentezze, dall’inefficienza del suo apparato pubblico, dall’eterna conflittualità, dalla corruzione, eccetera, eccetera. Questo declino mi ricorda molto quello di tanti Paesi dell’America Latina, loro più di noi intossicati da un’ideologia anacronistica e paralizzante. Ecco perché con riluttanza azzardo spesso il paragone con il Sudamerica. L’Italia si avvia a diventare l’unico Paese sudamericano d’Europa (l’Italia, non la Spagna che pur ha colonizzato mezzo emisfero americano). E il Cile da lei citato si rivela sempre più l’unico Paese europeo del Sudamerica. Questi sono fatti. Tutto il resto sono chiacchiere.
ECONOMIE A CONFRONTO "Il mercato non può che essere libero"
Egregio Cesare De Carlo,
chi le scrive è un cittadino italiano che ha letto oggi un suo articolo pubblicato sul Resto del Carlino e avente oggetto le recenti proteste antiamericane, ma sarebbe più corretto dire antimperialiste (per chiamare le cose con il loro vero nome, che al giorno d´oggi sembra quasi vietato pronunciare), avvenute a Mar del Plata in coincidenza con il IV Vertice delle Americhe.
Ciò che è avvenuto in questo lontano lembo di terra non le avrà sicuramente fatto piacere; lo si nota abbastanza chiaramente dal tono e dagli argomenti utilizzati nel suo articolo. E´ perfettamente legittimo; ognuno ha diritto di avere e professare le proprie idee, per quanto strampalate siano. Quello di cui non si ha diritto, giornalisticamente parlando, è il disprezzo e l´insulto con cui Lei apostrofizza i contestatori (tutti i contestatori, non solo chi ha provocato disordini, badi bene), chiamandoli "idioti".
Per la grave colpa di non aver ancora compreso la "bontà del libero mercato" (parole sue).Dimenticando, o fingendo di dimenticare, che queste persone, la "bontà del libero mercato" la vivono quotidianamente sulla propria pelle; da anni. A lei sembrerà strano, oltre che ingrato, ma forse proprio perché conoscono questa "bontà" così bene e ne pagano ogni giorno i suoi effetti sulla propria pelle, che ne hanno abbastanza.
Non mi risponda con la solita tiritera che la colpa della miseria atavica di queste popolazioni risiede nella corruzione della sua classe dirigente e non nelle ricette taumaturgiche del liberismo. Si dimenticherebbe infatti che questo continente, nella sua interezza, in meno di 80 anni, si è trasformato da un continente di immigrazione (cioè dove anche gli europei andavano a cercare fortuna) a un continente di emigrazione. Emigrazione tragicamente aumentata nel corso degli ultimi venti anni; guarda caso proprio da quando sono state applicate le ricette neoliberiste, in quasi tutti i paesi.
Saranno stati tutti corrotti?
Cordiali saluti.
Daniele Ruozi. Reggio Emilia
P.S. già una volta ho avuto il piacere di scriverle in merito a questo argomento ma non ho avuto il piacere di ricevere risposta; ciò mi ha ingenerato il sospetto che in realtà lei non esistesse; sospetto alimentato peraltro dalla, diciamo così, bizzarria degli argomenti da Lei portati; mi dicevo: "no...non può esistere veramente una persona così....". Stavolta spero di essere smentito da una sua risposta.
E invece esisto. Con la conferma le rinnovo però le mie scuse. E’ possibile che nella quantità di lettere, alle quali ahimè rispondo sempre con troppo ritardo, la sua sia andata perduta. Me ne dispiace.
Dunque: le ricette neoliberistiche avrebbero impoverito l’America Latina. Scusi, ma lei conosce una ricetta diversa per far progredire una società, per favorire la diffusione del benessere, per salvaguardare con la giustizia sociale l’altrettanto sacrosanto diritto individuale di esprimersi, darsi da fare, realizzarsi in quanto – grazie al cielo – non siamo tutti uguali e non dobbiamo tutti vivere alla stessa maniera?
Una volta ce n’era un’altra di ricetta, quella collettivistica alla sovietica e sa come è finita. Poi c’era una ricetta a metà strada, quella delle socialdemocrazie europee, la ricetta scandinava. Ma è stata sfrondata abbondantemente negli anni Ottanta quando ci si è accorti che costava troppo, che le tasse per mantenerla in vita erano troppo alte e che aveva tolto al cittadino la voglia di muoversi da solo.
L’America Latina è passata da terra di immigrazione a terra di emigrazione (ogni anno 6-700 mila latino-americani entrano legalmente o illegalmente nel territorio degli odiati gringos del nord) per il motivo opposto a quello da lei citato. Non perché il liberismo importato volontariamente (badi bene) dagli Usa non abbia funzionato, ma perché è stato copiato male e contaminato dall’endemica corruzione che – tanto per citarle un esempio recente – ha finito per contagiare anche un ex sindacalista apparentemente duro e puro come Lula in Brasile.
Caro Ruozi, si rassegni, il mercato non può che essere libero. Se non lo è, non è più mercato e urta contro la condizione naturale dell’uomo che è quella di speculare (verbo nobilissimo) sulle proprie capacità e sulle opportunità offerte dal prossimo. In uno spirito di sana e naturale competizione e nel rispetto delle leggi.
Cesare De Carlo
Cesare De Carlo
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