lunedì, 26 dicembre 2005

SUD AMERICA vs USA

 

 

Cesare De Carlo, come aveva promesso, ha risposto nella sua rubrica sul Resto del Carlino  "Made in Italy", alla mia lettera del 14 novembre, in cui contestavo alcune sue affermazioni sull'America Latina e la fiducia sfrenata che sembra nutrire per le ricette neo-liberiste. Un altro lettore, Daniele Ruozi di Reggio Emilia, che aveva espresso grosso modo le stesse mie perplessità ha ricevuto anch'egli risposta nella medesima rubrica pubblicata sul Web venerdì 23 dicembre. Tale risposta di De Carlo integra quella a me indirizzata. Di seguito riporto i testi di questi interventi. Mi riservo in un secondo momento una replica approfondita, sembrandomi, le risposte di De Carlo, particolarmente superficiali e insoddisfacenti.

[vedi]...Ora se cortesemente vuole rispondermi, motivando magari in  maniera più esauriente il suo pensiero gliene sarei veramente grato. Cordialmente, Gabriele Paradisi

E' il welfare che fa la differenza
Certo che le rispondo, anche perchè la sua critica è bene argomentata, ma purtroppo – mi lasci aggiungere – basata su alcuni errori di prospettiva. Per esempio: se è vero che le società europee sono più sensibili al solidarismo e alla giustizia sociale, è altrettanto vero che non crescono affatto. Voglio dire che da un decennio non producono più ricchezza. E sa perché? Perché i costi di quel welfare sono diventati insostenibili e non ci consentono di dedicare mezzi sufficienti alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologia. Senza dei quali, confrontati come siamo con la concorrenza sleale della Cina, non ci può essere creazione di nuovi posti di lavoro e dunque di nuova ricchezza. Senza nuova ricchezza non ci saranno maggiori entrate fiscali e tutti, ma proprio tutti, saremo più poveri. E’ quanto sta accadendo in Italia. L’Italia è al penultimo posto in Europa, prima della Grecia, come numero di investimenti stranieri. Che significa? Significa che il capitale internazionale non ha fiducia nel nostro Paese, che è scoraggiato dalle sue lentezze, dall’inefficienza del suo apparato pubblico, dall’eterna conflittualità, dalla corruzione, eccetera, eccetera. Questo declino mi ricorda molto quello di tanti Paesi dell’America Latina, loro più di noi intossicati da un’ideologia anacronistica e paralizzante. Ecco perché con riluttanza azzardo spesso il paragone con il Sudamerica. L’Italia si avvia a diventare l’unico Paese sudamericano d’Europa (l’Italia, non la Spagna che pur ha colonizzato mezzo emisfero americano). E il Cile da lei citato si rivela sempre più l’unico Paese europeo del Sudamerica. Questi sono fatti. Tutto il resto sono chiacchiere.

 

 

 

 

ECONOMIE A CONFRONTO "Il mercato non può che essere libero"

Egregio Cesare De Carlo,

chi le scrive è un cittadino italiano che ha letto oggi un suo articolo pubblicato sul Resto del Carlino e avente oggetto le recenti proteste antiamericane, ma sarebbe più corretto dire antimperialiste (per chiamare le cose con il loro vero nome, che al giorno d´oggi sembra quasi vietato pronunciare), avvenute a Mar del Plata in coincidenza con il IV Vertice delle Americhe.

Ciò che è avvenuto in questo lontano lembo di terra non le avrà sicuramente fatto piacere; lo si nota abbastanza chiaramente dal tono e dagli argomenti utilizzati nel suo articolo. E´ perfettamente legittimo; ognuno ha diritto di avere e professare le proprie idee, per quanto strampalate siano. Quello di cui non si ha diritto, giornalisticamente parlando, è il disprezzo e l´insulto con cui Lei apostrofizza i contestatori (tutti i contestatori, non solo chi ha provocato disordini, badi bene), chiamandoli "idioti".

Per la grave colpa di non aver ancora compreso la "bontà del libero mercato" (parole sue).Dimenticando, o fingendo di dimenticare, che queste persone, la "bontà del libero mercato" la vivono quotidianamente sulla propria pelle; da anni. A lei sembrerà strano, oltre che ingrato, ma forse proprio perché conoscono questa "bontà" così bene e ne pagano ogni giorno i suoi effetti sulla propria pelle, che ne hanno abbastanza.

Non mi risponda con la solita tiritera che la colpa della miseria atavica di queste popolazioni risiede nella corruzione della sua classe dirigente e non nelle ricette taumaturgiche del liberismo. Si dimenticherebbe infatti che questo continente, nella sua interezza, in meno di 80 anni, si è trasformato da un continente di immigrazione (cioè dove anche gli europei andavano a cercare fortuna) a un continente di emigrazione. Emigrazione tragicamente aumentata nel corso degli ultimi venti anni; guarda caso proprio da quando sono state applicate le ricette neoliberiste, in quasi tutti i paesi.

Saranno stati tutti corrotti?

Cordiali saluti.

Daniele Ruozi. Reggio Emilia


P.S. già una volta ho avuto il piacere di scriverle in merito a questo argomento ma non ho avuto il piacere di ricevere risposta; ciò mi ha ingenerato il sospetto che in realtà lei non esistesse; sospetto alimentato peraltro dalla, diciamo così, bizzarria degli argomenti da Lei portati; mi dicevo: "no...non può esistere veramente una persona così....". Stavolta spero di essere smentito da una sua risposta.

E invece esisto. Con la conferma le rinnovo però le mie scuse. E’ possibile che nella quantità di lettere, alle quali ahimè rispondo sempre con troppo ritardo, la sua sia andata perduta. Me ne dispiace.

Dunque: le ricette neoliberistiche avrebbero impoverito l’America Latina. Scusi, ma lei conosce una ricetta diversa per far progredire una società, per favorire la diffusione del benessere, per salvaguardare con la giustizia sociale l’altrettanto sacrosanto diritto individuale di esprimersi, darsi da fare, realizzarsi in quanto – grazie al cielo – non siamo tutti uguali e non dobbiamo tutti vivere alla stessa maniera?

Una volta ce n’era un’altra di ricetta, quella collettivistica alla sovietica e sa come è finita. Poi c’era una ricetta a metà strada, quella delle socialdemocrazie europee, la ricetta scandinava. Ma è stata sfrondata abbondantemente negli anni Ottanta quando ci si è accorti che costava troppo, che le tasse per mantenerla in vita erano troppo alte e che aveva tolto al cittadino la voglia di muoversi da solo.

L’America Latina è passata da terra di immigrazione a terra di emigrazione (ogni anno 6-700 mila latino-americani entrano legalmente o illegalmente nel territorio degli odiati gringos del nord) per il motivo opposto a quello da lei citato. Non perché il liberismo importato volontariamente (badi bene) dagli Usa non abbia funzionato, ma perché è stato copiato male e contaminato dall’endemica corruzione che – tanto per citarle un esempio recente – ha finito per contagiare anche un ex sindacalista apparentemente duro e puro come Lula in Brasile.

Caro Ruozi, si rassegni, il mercato non può che essere libero. Se non lo è, non è più mercato e urta contro la condizione naturale dell’uomo che è quella di speculare (verbo nobilissimo) sulle proprie capacità e sulle opportunità offerte dal prossimo. In uno spirito di sana e naturale competizione e nel rispetto delle leggi.

Cesare De Carlo

 


 

Cesare De Carlo

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 26/12/2005 22:56 | Permalink | commenti
categoria:america, sud america, globalizzazione e neoliberismo, de carlo cesare
giovedì, 22 dicembre 2005

Un altro Natale è possibile?

 

 

“natale si avvicina come solo lui sa fare

silenzioso mica tanto

piuttosto luminoso”.

Tra due giorni è Natale. Non va bene non va male.

Anzi sì. La seconda che ho detto.

“natale si avvicina

con tutti i suoi babbi natali

e tutti i suoi alberi in plastica colorata

e tutte le sue palle di natale

e i presepi

e i pacchi dono

e i servizi al telegiornale che raccontano gli italiani quanto consumano e cosa”

Dev’essersi proprio ribaltato,

il mondo…

se a fine stipendio ormai avanza sempre troppo mese…

“e i cibi di natale

nel meridione mangiano tantissimo e sono grassi”

mangiano Biscotti all’Osmio e al Ferro;

allo Zinco e allo Zirconio;

al Silicio-Titanio e al Tungsteno;

mangiano Plum Cake al Cromo,

che puoi trovare

nei supermercati

(piuttosto luminosi),

quelli dove d’estate

ci vanno al fresco i vecchietti

perché nei pochi parchi

ci trovi solo i rotweiler,

i pit-bull ed i loro padroni:

senza museruola…

“natale si avvicina

io

dal canto mio

quest'anno

mi son fatto costruire dai muratori

un bunker anti-natale”

anti- un certo tipo di natale…

anti- il natale

di chi va a messa

(la notte di natale)

per bersi il vin brulè

all’uscita…

anti- il natale

di chi trema pensando

al suo prossimo arciprete

di colore

(“Senza copula la Cupola si spopola”)…

anti- il natale

di chi teme la puzza

dei poveri

alla mensa dei frati…

la notte di natale…

così “un bunker anti-natale

a cento metri sotto terra

mi son fatto costruire dai muratori

con una porta corazzata

ed una coibentazione d'acciaio inox diciotto-dieci”.

Io ci avrei nascosto

per tempo, nel mio bunker,

bambin gesù come questo qui sopra…

Io.

“un bunker anti-natale

mi son fatto costruire dai muratori

che manco con la lancia termica

che se un qualsiasi babbo s'avvicina

c'è tutto un ambaradan di mine anti uomo”

d-o no le mine antiuomo NO!!??!!

e polpette avvelenate per le renne”.

I bambini

senza regali la notte di natale

mi capiranno

I bambini…

I bambini dovrebbero dormire

nei loro lettini

definitivi e puri

non sotto i ponti lungo i fiumi

tra topi e caterpillar…

dovrebbero dormire

cullati con melodie d'amore…

dalle loro madri

che nascondono

fiori blu e viola tra i capelli…

Bambini… e madri…

e spose…

sporche

di baci e di sabbia”. Sporche D’amore.

Un natale d’Amore, ecco!

“Dove la vita entra

e non riesce ad uscire”

Ci vorrebbe proprio e solo questo:

UN NATALE D’AMORE!

Buon Natale…

Shabbat Shalom…

Salam alaykum…

 

* Grazie a Guido Catalano (poeta torinese conosciuto in un’osteria di Bologna), Francesco De Gregori (poeta delle genti), Beppe Grillo (un rivoluzionario), Roberto Benigni (giullare di d-o), Sigal Harari (un fiore nel deserto).

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/12/2005 18:43 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 19 dicembre 2005

C’è un tempo per la semina, uno per il raccolto… (Ecclesiaste)

 

 

Sul Carlino di ieri (domenica 18 dicembre 2005) era riportato un faccia a faccia tra Cesare De Carlo e Massimo Fini. Il tema della discussione era se in democrazia debba esistere il reato di opinione. Sostanzialmente i due commentatori concordavano.

Cesare De Carlo "…la democrazia si difende meglio con il libero dibattito delle idee per aberranti che esse possano essere".

Massimo Fini "Una democrazia deve accettare la diffusione anche delle idee piu aberranti o che le paiono tali. E il prezzo che paga a sè stessa."

Fini poi aggiungeva: "Lunico discrimine è che le idee non vengano fatte valere con la violenza."

L’altro ieri Mario Borghezio pare sia stato picchiato sul treno Torino-Milano improvvidamente da lui preso forse con intento provocatorio. Il treno infatti era occupato da qualche centinaio di persone (tra cui ragazzi dei centri sociali del nord est) di ritorno dalla manifestazione tenutasi a Torino contro la TAV in Val Susa.

L’episodio, indubbiamente da condannare senza remore, ci porta però a chiederci: chi a parole (ma spesso come vedremo anche coi fatti) fa affermazioni pericolosamente violente ed estremamente offensive (pur esercitando una legittima libertà d’opinione) non ha alcuna responsabilità nei confronti di chi potrebbe interpretare quelle sue dichiarazioni in senso letterale e passare all’azione o nei confronti di chi, sull’altro versante, si sente in dovere di rispondere (coi fatti)?

 

Vediamo chi è Mario Borghezio?

Nel 1993 Borghezio prende una multa di 750.000 lire per aver picchiato un bambino marocchino;

Nel 2000 si rende protagonista di una igienica operazione di disinfestazione razziale. Salito sull'Intercity Torino-Milano (chi di treno ferisce, di treno… ndr), con i suoi valorosi e coraggiosi sodali in camicia verde ed individuato uno scompartimento occupato da prostitute nigeriane, si esibisce in una spettacolare operazione di "pulizia etnica" spruzzando detergente e deodorante sulle malcapitate e sui sedili dove sedevano. Telepadania riprende con orgoglio;

Nel 2002 viene condannato a 8 mesi (poi 2 mesi e 20 giorni commutati in multa di 3000 euro in Cassazione) per lincendio che il 1° luglio del 2000 appiccò sotto il ponte Principessa Clotilde a Torino. Il rogo divampò al termine di una manifestazione antidroga. Dopo aver inneggiato contro gli spacciatori extracomunitari che affollano la zona, una decina di manifestanti guidati da Borghezio si staccarono dal piccolo corteo ed improvvisarono una specie di “ispezione” lungo le rive del fiume. Brandendo fiaccole e torce elettriche alcune “camicie verdi” (Borghezio in testa), si spinsero al di sotto del ponte Principessa Clotilde, dove all´epoca si rifugiavano parecchi extracomunitari, appiccando il fuoco alle baracche.

 

Vogliamo usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, é un avvertimento mafioso alla libera autodeterminazione dei cittadini di Novara e dei cittadini liberi della Padania… non é igienico che l’ex segretario innominabile di Novara (il solito terronaccio paracadutato dal governo di Roma, ndr) si presenti alla prossima seduta del Consiglio comunale. Per usare il vostro linguaggio, mafiosi di Roma, questo é un avvertimento! (dichiarazioni del 18 ottobre 1996, Ordinanza 150-2000 e Sentenza n. 51–2002 Corte Costituzionale)

Dal celebre “discorso della palandrana”: “queste brutte barbe (i musulmani, ndr), questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l’altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo“.

Sul compagno di partito Boso quello che voleva prendere le impronte dei piedi ai neri, voleva farli votare sul Monte Bianco, e aveva chiesto l’apartheid ferroviaria, disse: «Boso è il tipo umano del padano, un po’ ex carabiniere un po’ boscaiolo, un po’ cacciatore, un po’ uomo libero... Piace per questa sua natura ruspante e genuina, spesso anche ruvida, grezza, espressione indubitabile di una realtà viva, vorrei dire boschiva… All’inizio ci confondevano. Lui è meno parole e più fatti. Io con le mie interrogazioni feci togliere la scorta a Sgarbi, lui lo prese a calci nel sedere. Marciamo divisi e colpiamo uniti».

Sul sindaco di Erba, Enrico Ghioni, dell'Ulivo, che aveva fatto rimuovere una stele con il sole delle Alpi e la scritta "Piazza Padania" posta dai leghisti nella piazza della stazione, già Piazza Roma, Borghezio disse: «Il sindaco di Erba ringrazi Iddio che la Padania non è la Corsica, dove, se un sindaco filofrancese osasse attuare uno sgarbo del genere al sentimento della popolazione locale, finirebbe sicuramente di vivere».

Ad un raduno della Lega Nord a Voghera, Borghezio e i suoi sostenitori recitarono quella che loro chiamano «la preghiera dello zingaro», che dice: «un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità, perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere "gasati" dai Vogheresi oggi un po' incazzati». Il testo era stato fatto opportunamente circolare su dei volantini.

"Sono venuto molto volentieri, ma per quanto mi riguarda questa è l'ultima manifestazione senza bastoni. Cominciamo a dare segnali, e un bel segnale è una scarica di legnate; controlliamoli noi con delle ronde questi posti, e siccome sono luoghi impervi appoggiamoci a sostanziosi bastoni” (Villa Spada, Bologna 24 giugno 2005).

Sabato 29 Ottobre 2005 "Musulmani fondamentalisti vaffanculo… Non c'è pietà per nessuno, verrà il giorno della resa dei conti, e si scoprirà che c'è una Lega dura… Prendiamo esempio da quei Paesi europei dove chi sbaglia viene preso a calci anche dalle vecchiette!"

Non dimentichiamo che costui è stato anche sottosegretario (alla Giustizia) della Repubblica Italiana. Nei governi di Centrodestra.

 

E ora, per non farci mancare nulla, vediamo una piccola (incompleta) carrellata di serene dichiarazioni del (dis)onorevole Borghezio…

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 19/12/2005 09:29 | Permalink | commenti (16)
categoria:lega nord, razzismo e xenofobia, de carlo cesare, fini massimo
mercoledì, 14 dicembre 2005

La gente che dice “NO”

 

 

Il mondo delle moltitudini soffre per il suo medio evo, la sua colpevole incapacità di produrre anziché mendicare e questo è oggi un enorme danno, mentale nei suoi confronti ed economico nei confronti delle moltitudini, causato dal comunismo” ”La globalizzazione per me è ottima, anche gli OGM sono squisiti e salveranno il mondo dalla fame, la povertà esiste per la satrapia e l’arretratezza dei Paesi e delle civiltà che rifiutano il mondo moderno e non siamo noi colpevoli della loro sofferenza, a meno che non ci decidiamo – ed è quel che penso – ad impegnare una quota della nostra ricchezza e della nostra tranquillità, andando a portare loro i fondamentali della democrazia e dell’economia”. (Paolo Guzzanti)

 

 

Così mi scriveva qualche giorno fa il Senatore. Sugli OGM tornerò presto, sulla sua visione della globalizzazione vorrei iniziare a ragionarci ora.

Lei senatore crede veramente che il comunismo sia la vera sola causa delle sofferenze dell’umanità?

Crede che la non accettazione supina della cosiddetta “modernità” sia la vera ragione della povertà nel mondo?

L’attuale modello di sviluppo neo-liberista, fondato sul mercato e sul profitto, non ha nessuna responsabilità a suo avviso, sugli attuali squilibri e sulle iniquità che ci troviamo di fronte?

Crede ancora alle magnifiche sorti e progressive di questo sistema?

Lei crede veramente cioè che la ricchezza e il benessere si diffonderanno “naturalmente” e ineluttabilmente a tutti?

Come mai allora, le chiedo, negli ultimi decenni il divario tra ricchezza e povertà è cresciuto di almeno 80 volte, così come è continuamente in crescita il numero dei poveri anche all’interno delle nostre stesse società ex-opulente?

Io credo che i “cittadini” del mondo stiano prendendo coscienza di quanto questo sistema (i ritmi e le leggi che lo regolano) siano sbagliati. Stanno cominciando a chiedere di sostituire il centro di gravità dello sviluppo, di sostituire il “profitto” con l’UOMO. Stanno cominciando a capire che continuando in questa direzione non ci sarà futuro. Un futuro migliore per loro, per i loro figli e nipoti. I cittadini del mondo stanno cominciando a dire “NO” e stanno insorgendo un po’ ovunque. Il comunismo, non c’entra nulla, mi creda. Chi si ostina a leggere il mondo con quegli schemi vecchi e superati temo stia sbagliando completamente diagnosi e non avrà quindi terapie che possano aiutare a risolvere i problemi immensi che ci ritroveremo a dover gestire.

Eugenio Scalfari su La Repubblica di Lunedì 12 dicembre scriveva “[nel mondo esistono] tre fratture principali: ricchi e poveri, inclusi ed esclusi, Occidente e Non-Occidente”… nello stesso articolo citava Jean BaudrillardI popoli non sanno quello che vogliono. Pertanto è inutile e pericoloso domandarglielo; tanto vale parlare a nome loro, è questa la democrazia. Ma ciò che essi assolutamente non vogliono è che dall’alto gli si rifili qualunque cosa, anche se è per “il loro bene”. Che cosa si può infatti pretendere da un popolo reso quanto mai virtuale dai sondaggi, ingabbiato dalle statistiche, braccato dai mezzi di comunicazione? Che cosa ci si può attendere se non che esso scuota il giogo, questa nuova sudditanza, opponendo a questa presa di ostaggi virtuali un “no” indecifrabile? Questo è il segno di una frattura molto più profonda di un semplice risentimento sociale ed economico. Dietro quel “no” si cela una reazione istintiva di massa contro una forma di dominio esclusivo detenuto dall’intellighenzia e dalla nomenklatura alleate insieme”… Scalfari quindi continuava: “… Metteteci dentro la rivolta delle “bidonville” dell’Ile de France, metteteci il “no” alla Costituzione europea, metteteci il cupo brontolio delle favelas brasiliane, venezuelane, equadoreňe, caraibiche, messicane; metteteci i ghetti neri e portoricani della Florida, della California, del Texas, degli altri stati del sud e del centro degli USA. Ma metteteci anche le masse musulmane indottrinate dai mullah con l’invocazione “Allah akbar”; metteteci le migliaia di kamikaze addestrati a farsi esplodere. Contro l’Occidente. Ma anche (soprattutto) contro i regimi moderati nelle loro regioni… Ma questa è proprio la gente che dice “no”. No a tutto. Quei “no” sono indecifrabili ma significano l’opposizione totale all’arroganza, magari in buona fede, di quanti gli offrono soluzioni “per il loro bene”. Questa gente pretende dignità. E poi pretende potere. Pretende di stare al centro e non più alla periferia del sistema. Si tratta di “no” trasversali, né di destra né di sinistra. Si fanno sentire in Occidente e fuori dall’Occidente, unisce giovani e anziani, uomini e donne. Perfino il “no” dei valligiani di Susa e di Venaus somiglia, sia pure alla lontana, ai tanti “no” che risuonano nel pianeta. Non è soltanto una rivolta ecologica e tantomeno contro la tecnologia. Semplicemente non vogliono che le decisioni siano prese da Berlusconi e da Lunardi. E forse neppure da Prodi e da Bersani se verrà il loro turno. Vogliono essere loro a decidere. Tanti punti su una circonferenza e ciascuno il punto al centro della propria circonferenza…”.

Questa mi sembra un’analisi più acuta del semplice richiamo al comunismo, non trova?

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 14/12/2005 09:46 | Permalink | commenti (12)
categoria:globalizzazione e neoliberismo, liberali e comunisti, guzzanti paolo
martedì, 13 dicembre 2005

L'Esportazione della Democrazia costa!

Gli Stati Uniti restano impigliati nella storia a esercitare il potere in un mondo anarchico, hobbesiano, nel quale le leggi e le regole internazionali sono inaffidabili e la vera sicurezza, la difesa e l'affermazione dell'ordine liberale dipendono ancora dal possesso e dall'uso della forza”. (Robert Kagan,  teorico neo-con)

Vediamo qualche numero di questa “esportazione di democrazia”:

Ieri (12/12/05) Bush ha affermato: “la guerra in Iraq ha provocato, finora, circa 30 mila morti iracheni e 2140 perdite militari americani”.

Questo ci convince che Dabliù consulti internet. Infatti stamane il sito “Iraq body Count“, che tiene aggiornato in tempo reale il conteggio, scriveva:

Civilians reported killed by military intervention in :

Min 27383               Max 30892

E’ anche vero che un anno fa il rispettabile giornale medico britannico Lancet (29/10/04), parlando più in senso lato degli effetti collaterali, avava detto: ”circa 100.000 civili iracheni sono morti come conseguenza della guerra e delle azione dei militari USA”.

Ma si sa, la questura… pardon Bush, minimizza sempre un pochettino e comunque alla fine ha  sempre ragione.

Vediamo invece i costi in denaro, che come si sa è una corda (il denaro) più sensibile nell’animo dei liberisti puri:

Nei primi due anni la guerra all'Iraq è costata circa 200 miliardi di dollari.

Ormai costa 5,6 miliardi di dollari al mese, circa 186 milioni di dollari al giorno. Qui c’è anche qualche euro (non tanti per la verità) nostri, di contribuenti di un paese democratico la cui Costituzione ripudia la guerra (!?).

Domando ai liberisti puri: quanto potrà costare un ospedale? E la costruzione di un pozzo d’acqua potabile? Quanto potrebbe costare debellare la dissenteria? E la malaria, o il morbillo?

Io appartengo alla schiera di quei realisti che credono che l’Occidente oggi abbia il dovere di imporre non soltanto la democrazia anche con l’uso della forza, ma il benessere, l’agricoltura, le leggi civili. Questa è la nuova frontiera”. (Paolo Guzzanti)

Si vede che io non sono un realista. Credo che il benessere, l’agricoltura e le leggi civili si esportino diversamente. Forse sono ancora un sognatore.

postato da: GabrielParadisi alle ore 13/12/2005 08:34 | Permalink | commenti (2)
categoria:iraq, america, globalizzazione e neoliberismo, guzzanti paolo
lunedì, 12 dicembre 2005

I bambini sono buoni

 

 

 

Il 9 aprile s’avvicina e Berlusconi, malgrado le cautele sull’argomento delle altre due punte del tridente, probabilmente ormai molto più calate nella realtà, nel presente (e nel futuro) di lui, non perde occasione per accusare i comunisti di ogni nefandezza, e con essi, ovviamente, l’Unione, nelle cui file s’annidano infidi.

Pare infatti che circa il 30% degli elettori si definiscano anticomunisti. Molti di questi, inoltre, credono che il pericolo di una dittatura statalista (stalinista?) sia tuttora vivo. E' a loro che Berlusconi probabilmente si rivolge. Molti acuti commentatori d’altronde ritengono anche che l’argomento del “pericolo comunista” sia ormai obsoleto e che non sposti in realtà elettori indecisi, ma tutt’al più rinfocoli ardori sopiti in taluni nostalgici che magari, delusi dalle mirabolanti promesse mancate del Cavaliere, potrebbero anche solo per un attimo pensare di disertare le urne. E’ di oggi un sondaggio su La Repubblica (!?) che da l’Unione avanti di 7,9 punti percentuali sul Polo. Praticamente un abisso. Urgono provvedimenti immediati.

Oltre al cambio in corsa dei manifesti 6x3 lungo le nostre strade; oltre alla prossima abolizione della par-condicio in barba ai cauti alleati e al buongusto; oltre al vademecum del “perfetto legionario azzurro”... che possa servire anche lo spauracchio dei komunisti a ridurre l’incolmabile svantaggio?

Il senatore Paolo Guzzanti, col quale stiamo intrattenendo un amabile carteggio che ormai spazia dai kulaki agli OGM, probabilmente pensa di sì, poiché ci ha inviato un delizioso “saggio storico” di cui non voglio privarvi la piacevolissima lettura.

In esso si dimostra con notevole trasporto e dovizia di particolari che, in fondo in fondo, i comunisti certe pratiche non le hanno mai dimenticate del tutto. Potrebbero riaffiorare, come i cosacchi tra le colonne del Bernini…

Senatore Guzzanti però… glielo chiedo per favore, mi dia almeno una possibilità, piccina piccina. Se vuole organizzo un torpedone, ci faccio salire sopra Bertinotti, Diliberto e “compagni”, e li mando a bere un po’ d’acqua diuretica a Fiuggi? Per qualcun altro quella simpatica gitarella fuoriporta (un week-end) bastò e avanzò. Basterebbe, finalmente anche questa scampagnata, a lei e ai suoi amici “liberali”, per sdoganare questi “birbanti” (sono brave persone in fondo, mi creda); basterebbe a voi per considerare la “sinistra”, il “centro sinistra”, finalmente uno schieramento democratico e non solo dei portatori di  “miseria, morte e terrore”? Mi faccia sapere, Senatore...

 

 

 

Caro Paradisi,

Accendo il computer, leggo la sua lettera e osservo: quel che di buono hanno fatto i comunisti emiliani lo hanno fatto perché sono emiliani, non perché sono comunisti.

Quando i comunisti calabresi hanno guidato la Calabria sono stati non meno mafiosi degli altri e neanche i comunisti umbri e toscani non li hanno eguagliati. In compenso i democristiani emiliani hanno governato all’emiliana molto bene a Modena e altrove confermando che è l’Emilia e non il comunismo che fa la differenza.

E sa perché? Per la tradizione repubblicana dei sindacati verdi e delle cooperative fin dai tempi della dominazione papale, che poi si è trasformata in socialista e poi in....fascista.

Proprio così, un elemento di riflessione non banale è questo: le attuali regioni rosse sono le stesse che con la stessa totalizzante convinzione hanno sostenuto e fatto da spina dorsale al fascismo, che era figlio del socialismo a partire dal simbolo del fascio, importato dal direttorio francese (in genere si ricordano i fasci siciliani).

Ma, Caro Paradisi, oltre a cooperative che oggi guidano la vita di tutti e la totalizzano con i loro servizi esclusivi, l’Emilia rossa ha prodotto anche la volante rossa e il triangolo della morte con il primo genocidio volto ad eliminare fisicamente la borghesia e poi truccato, in parte, come regolamento di conti (la “vendetta popolare”) contro fascisti, spie e torturatori al soldo dei tedeschi.

Fascisti, spie e torturatori al soldo dei tedeschi ci furono e pagarono la loro colpa, ma furono ammazzate anche molte (nessuno ha saputo dire il numero preciso: 20 mila 40 mila? Di più?) decine di migliaia di innocenti, specialmente preti, farmacisti, medici condotti, avvocati e notai, come simboli dei mestieri borghesi da eliminare in massa quando il Partito – prima che Stalin ordinasse di smetterla per non far fare all’Italia la fine della Grecia la cui insurrezione comunista fu schiacciata dagli inglesi – supponeva di poter passare dalla resistenza armata direttamente alla rivoluzione.
La democrazia parlamentare non era nei programmi, stragi e massacri sì.

Quindi l’Emilia ha la sua storia e la Romagna anche (mio nonno era romagnolo, un grande giornalista, e fu assassinato nel 1921 in circostanze mai chiarite e tuttora studiate), non combacia con la storia del Lazio della Lombardia e non è depositaria di un “modello di comunismo” esportabile: è depositaria di un modello storico di cooperazione contadina e operaia che è stato repubblicano, socialista, cattolico, fascista (del primo fascismo dei cosiddetti sansepolcristi) e poi comunista.

Il detto usato con sarcasmo secondo cui “i comunisti mangiano i bambini” ha poi il suo fondamento di verità: durante l’atroce periodo successivo alla