mercoledì, 30 novembre 2005

Onorevole Vito, mi permetto di scriverLe

Gent.le Onorevole Elio Vito

 

Mi permetto di scriverLe per tornare su un argomento di cui mi sto occupando e sul quale, ormai oltre un mese fa, Lei intervenne pubblicamente. Sto parlando del caso Freedom House e della classifica da essi stilata sulla Libertà d’Informazione, che vede l’Italia tristemente relegata praticamente all’ultimo posto tra le nazioni “occidentali” ed etichettata con lo status “Partly Free”. Questa classifica, estratta dal rapporto annuale che quell’organizzazione americana aveva pubblicato nell’aprile scorso, venne resa nota al pubblico televisivo durante l’ormai famosa prima puntata di RockPolitik. In quella trasmissione si faceva esplicitamente capire che il motivo di quella umiliante posizione fosse principalmente, per semplificare, la concentrazione di potere in mano all’attuale Presidente del Consiglio. Immediatamente nei giorni successivi, giornali filogovernativi (magari di proprietà del suddetto Premier o della sua famiglia), pubblicarono una serie di articoli in cui si dimostrava che in realtà quella posizione dipendeva da uno spiacevole episodio di giustizia occorso al giornalista e senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. Se ciò era vero si poteva parlare addirittura di un paradosso grottesco, ovvero “la condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi era costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana”. E infatti qualcuno ne scrisse, esattamente in questi termini, e cioè Bruno Vespa. In realtà, e qui vengo al punto, questa interpretazione, risultata poi assolutamente falsa, venne non solo riportata su certi giornali, ma venne anche declamata ed adeguatamente enfatizzata in televisione. E ciò in almeno un paio di programmi: “Matrix” il 24 ottobre, e “Porta a Porta”. In puntate diciamo così “riparatorie”. In particolare Lei intervenne nella trasmissione di Bruno Vespa a sostenere quella tesi il 27 ottobre. Lei certo sa che Freedom House ha dovuto poi emettere una Nota Ufficiale, il 21 novembre, per sgombrare definitivamente il terreno da equivoci o cattive interpretazioni e ribadire che la vera motivazione della posizione italiana non era il certamente il caso Jannuzzi. Lo stesso Paolo Guzzanti, vice direttore de Il Giornale, che aveva utilizzato quell’argomento in almeno un paio di suoi pezzi, il 18 novembre scorso ha pubblicato un articolo che rettifica i precedenti, prendendo atto della verità ormai assodata. Purtroppo quello che non mi risulta sia ancora avvenuto è una pubblica smentita televisiva fatta dalle stesse persone che avevano riportato la notizia, negli stessi luoghi e alle stesse platee. Le chiedo pertanto, confidando nella sua onestà intellettuale e nel suo spirito liberale, di fare tutto ciò che è in suo potere per riparare l’increscioso disguido. Lei sicuramente avrà modo di chiedere al Dott. Vespa di poter intervenire in una prossima puntata di Porta a Porta e consentirle così di ristabilire la corretta informazione e verità. E’ un dovere, credo, di fronte ai cittadini che hanno il diritto di credere ai loro rappresentanti, che possono certo sbagliare, magari perché male informati, ma che poi onestamente sono disponibili ad ammettere l’eventuale errore o leggerezza commessi. Ci conto veramente. Cordialmente

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/11/2005 09:55 | Permalink | commenti (12)
categoria:il caso freedom house, vito elio
martedì, 29 novembre 2005

Lettera aperta a Mentana e Vespa

Gent.le Dott. Mentana

Nella puntata di Matrix del 24 Ottobre è stato enfatizzato come “il declassamento dell'Italia al 77° posto per libertà di espressione nella famosa classifica redatta da Freedom House, fosse da attribuire alla condanna di Lino Jannuzzi per diffamazione”.  Il Giornale due giorni dopo le dava il merito di questo approfondimento scrivendo: “Tra i segnali di risveglio giornalistico, un servizio (quello di Matrix, ndr) in cui si cercava di capire da dove venisse fuori la famosa classifica su scala mondiale della libertà d'espressione compilata dall'associazione «Freedom House» ed evocata con superficiale enfasi in Rockpolitik, in che modo fossero stati stabiliti i suoi criteri di formulazione e a quali anni si riferissero. Un servizio che qualsiasi programma giornalistico o tiggì avrebbe dovuto preparare tempestivamente se non troppo impegnato a correre dietro alle vicissitudini sentimentali di Al Bano”.  (Il Giornale. La Redazione, 26-10-2005). Peccato che quell’interpretazione ripresa anche da molti altri giornali fosse del tutto falsa. Lo stesso Paolo Guzzanti che aveva utilizzato questo argomento in diversi suoi articoli su Il Giornale e su Panorama, ha dovuto ammettere l’errore (Il Giornale, 18/11/05), mentre Freedom House il 21 novembre ha anche emesso un comunicato in cui ha precisato ulteriormente come stanno le cose. Detto questo, quello che manca ancora (o così a me ad oggi risulta) è una pubblica smentita in TV, laddove cioè quella notizia inesatta è stata declamata con una certa enfasi. Pertanto Le chiedo se nella prossima puntata di Matrix sarà così gentile da provvedere, ripristinando una giusta situazione in termini di informazione corretta e veritiera. Analoga richiesta verrà inoltrata al Dott. Vespa in merito alla trasmissione Porta a Porta, dove il 27 ottobre si comunicò la stessa imprecisa interpretazione per bocca dell’Onorevole Elio Vito. Se queste smentite non venissero effettuate negli stessi luoghi e alle stesse platee credo che sarebbe legittimo per tutti pensare che l’informazione in Italia meriti tutto sommato la disonorevole posizione a cui ci ha relegato Freedom House. Non crede? Grazie

 

 

 

 

Gent.le Dott. Vespa

Nella puntata di Porta a Porta del 27 Ottobre l’Onorevole Elio Vito ha sostenuto che il cattivo piazzamento dell'Italia nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa (77° posto nel mondo) sia dovuto alla condanna per reati d'opinione del giornalista (e senatore di Forza Italia) Lino Iannuzzi. Lei stesso il giorno dopo su Panorama scriveva: “Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?”. Peccato che quell’interpretazione ripresa anche da molti altri giornali fosse del tutto falsa. Lo stesso Paolo Guzzanti che aveva utilizzato questo argomento in diversi suoi articoli su Il Giornale e su Panorama, ha dovuto ammettere l’errore (Il Giornale, 18/11/05), mentre Freedom House il 21 novembre ha anche emesso un comunicato in cui ha precisato ulteriormente come stanno le cose. Detto questo, quello che manca ancora (o così a me ad oggi risulta) è una pubblica smentita in TV, laddove cioè quella notizia inesatta è stata declamata con una certa enfasi. Pertanto Le chiedo se nella prossima puntata di Porta a Porta sarà così gentile da provvedere ripristinando una giusta situazione in termini di informazione corretta e veritiera. Analoga richiesta verrà inoltrata al Dott. Mentana in merito alla trasmissione Matrix, dove il 24 ottobre si comunicò la stessa imprecisa interpretazione. Se queste smentite non venissero effettuate negli stessi luoghi e alle stesse platee credo che sarebbe legittimo per tutti pensare che l’informazione in Italia meriti tutto sommato la disonorevole posizione a cui ci ha relegato Freedom House. Non crede? Grazie

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 29/11/2005 09:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:televisioni, mentana enrico, vespa bruno, il caso freedom house
venerdì, 25 novembre 2005

Senatore, ma la TV?

Senatore Guzzanti, solo un paio di osservazioni.

 

Citando la Karlekar Lei dice: “promettendo con imbarazzo uno statement che non è mai venuto” e poi ancora “la loro difesa consiste in una imbarazzante serie di dilazioni e promesse non mantenute, come quella dello statement”. Lo Statement in realtà è stato pubblicato il 21/11. Nel mio blog è presente e il Sig. Manti l’ha utilizzato per stendere il suo articolo del 23/11.

 

Sui metodi e sulle fonti utilizzate da FH, stiamo preparando un questionario (anche spero con la collaborazione di Manti), da sottoporre loro al fine di chiarire tutti gli aspetti oscuri e ambigui. Dalla risposta formale che otterremo, se la otterremo, credo che tutti saremo in grado di farci un’opinione oggettiva e seria, una volta per tutte.

 

 

Infine credo che sia un suo sacrosanto diritto, se lo ritiene, attivare quei provvedimenti che a suo dire restituirebbero la dignità offesa al nostro paese. Le faccio però notare che quello di FH non è l’unico rapporto o documento emesso da organizzazioni internazionali che rileva e critica la situazione dell’informazione in Italia. Esistono documenti dell’ONU, del Parlamento UE, dell’OSCe, del Consiglio d’Europa, della Federazione dei Giornalisti Europei e di Reporter Senza Frontiere.  Un fronte decisamente ampio al quale probabilmente bisognerebbe rispondere con argomenti e con fatti, piuttosto che con la carta bollata. In ogni modo non spetta a me dire cosa deve fare.

 

 

Ci sarebbe però prima, credo, un’altra riparazione che andrebbe fatta in nome della giustizia. Lei, che è persona onesta e corretta, ha ammesso pubblicamente (articolo su Il Giornale del 18/11) l’errore che era stato fatto riguardo a Jannuzzi e FH. Lei sa meglio di me però che i giornali sono letti da una minoranza esigua di persone, e spesso ognuno legge quei quotidiani dove si aspetta di trovare le notizie che confortano il suo sentire politico. I lettori de Il Giornale, pertanto, e quelli come me che pur avendo idee diverse amano documentarsi anche sulle opinioni lontane dalle loro, hanno apprezzato il suo gesto nobile. Il guaio è che una moltitudine ben più ampia di persone, quelli che non leggono e magari guardano solo la TV, pensano ancora che la verità su questo irrilevante episodio (rispetto ai veri problemi dell’Italia e del mondo), sia quella che venne detta loro in Matrix del 24 ottobre, da Elio Vito a Porta a Porta il 27 ottobre, con l’avvallo del Dott. Vespa il quale il giorno dopo su Panorama ribadiva “I media sono davvero malati?: «Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?». Ecco, io credo proprio che non si possa. Non mi risultano ad oggi, mi corregga se sbaglio, pubbliche smentite televisive in merito, fatte con la stessa enfasi negli stessi luoghi e alle stesse platee. Come cittadino mi sembra anche questa un’offesa alla dignità del mio paese.

 

Grazie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/11/2005 10:07 | Permalink | commenti (5)
categoria:televisioni, il caso freedom house, guzzanti paolo
giovedì, 24 novembre 2005

Vergogna a Freedom House!

Aggiornamento: Il Senatore Paolo Guzzanti ha immediatamente risposto alla mia lettera, con una lista completa, articolata e impegnativa di argomentazioni. Per ora la inserisco in fondo a questo post per dar modo di leggere il botta e risposta preliminare che l'ha preceduta. Sarà mia cura dedicarvi a breve un proprio post  riservato data l'importanza delle affermazioni del Senatore Guzzanti.

 

Per me il punto non è, come sembra credere Paradisi, dove abbiamo sbagliato noi, ma dove ha sbagliato Freedom House e chi le dà retta.
Infatti, stante che l’Italia non è fra il Ghana e il Benin ma fra le prime nazioni del mondo anche in “civil liberties” proprio secondo la FH, ne consegue che la loro classifica è un errore di cui vergognarsi e non sta a me perdere tempo per discutere quali siano i loro difetti di comprensione e valutazione, né mi interessa.
Ho visto come lavorano e valutano, ho visto che la signora responsabile annuncia uno statement che non ha mai fatto dopo un mese, direi che dovrebbero vergognarsi loro e coloro che ne fanno una bandiera di affidabilità.
L’affidabilità la dimostriamo noi, non loro, con un sistema di informazione che mantiene vivi e a libro paga della presidenza del Consiglio di ministri giornali come Manifesto, Liberazione, Foglio, Riformista e tanti altri anche più importanti che, se fossero in America, sul mercato, avrebbero chiuso dopo cinque minuti.
Dunque, vergogna a FH, siamo un grande Paese libero, talmente libero che diamo una televisione pubblica, mica privata, al partito comunista e suoi derivati, che possono usarla anche quando sono al governo battendo così in conflitto di interessi lo stesso Berlusconi che al massimo di reti pubbliche ne influenza due quando governa mentre a casa sua, Mediaset, non ne influenza neanche mezza.

Paolo Guzzanti

Senatore Guzzanti,

Mi permetto di interpretare e sintetizzare il suo pensiero che ci ha gentilmente fatto pervenire:

1)    Il Giornale ha certo commesso delle inesattezze dichiarando prima che la posizione dell’Italia nella famosa classifica era effetto degli arresti di Jannuzzi e Melilli (questo errore l’ho già pubblicamente ammesso), poi dichiarando che l’unica fonte informativa di FH fosse il quotidiano La Repubblica;

2)    Per quello che abbiamo potuto verificare però i loro metodi di valutazione sono insondabili e discutibili e non ne fanno certo una bandiera di affidabilità;

3)    L’Italia sempre secondo FH risulta tra le prime nazioni in “civil liberties” e “partly free” per quanto riguarda la libertà di stampa. Questa contraddizione da sola basta a dichiarare l’inaffidabilità di FH;

4)    Se ci sono anomalie nel sistema italiano, sono lo spazio riservato e le modalità con cui si mantengono con soldi pubblici giornali e tv completamente sotto il controllo dell’attuale opposizione;

5)    Il conflitto d’interessi, se esiste, riguarda quindi più l’opposizione che non il Presidente del Consiglio che non influenza nemmeno le reti private di sua proprietà.

 

Le faccio notare che gli “errori” che io e altri su questo blog abbiamo imputato a Lei e ai suoi collaboratori del Giornale, riguardano esclusivamente il punto 1).

 

Sul punto 2) ho già espresso anche le mie di perplessità su “chi stende classifiche” senza dichiararne le modalità e ho proposto a Felice Manti una ricerca congiunta e coordinata per verificare in dettaglio i metodi e i criteri di FH, sempre che vogliano risponderci, per evitare con ciò future strumentalizzazioni da una parte e dall’altra. Spero che Lei dia il consenso a Manti di procedere in questa analisi, impegnandosi a pubblicare un articolo che ne riporti i risultati o in non risultati. Questa ricerca consentirà di capire l’affidabilità e l’autorevolezza di FH e risolvere le contraddizioni tipo quella esposta nel punto 3). Gli altri punti sono una sua legittima opinione, e come lei la pensano perlomeno (stando agli ultimi vostri sondaggi) il 48% degli italiani. Io, come l’altro 48%, la penso in modo diametralmente opposto.  Ma la democrazia è anche questo. Lei però potrebbe rispondere, se ne avrà tempo e voglia, alla domanda che le feci circa un mese fa in merito al suo concetto di “liberalismo” e di come Lei conciliava coi principi “liberali” certe “anomalie” della situazione italiana. Questa sua risposta, che a suo tempo mi promise, permetterebbe forse di mettere maggiormente a fuoco i punti 4) e 5).

Grazie della consueta cortesia e disponibilità, mi aspetto una sua gentile replica.

Gabriele Paradisi

  


Io accuso, non mi difendo. FH si deve difendere e finora rinvia e traccheggia. Grossi guai in vista per loro

 

Caro Paradisi

1 - Il mio pensiero è questo: trovo scandaloso e ridicolo che FH stendendo una classifica sull’Italia non trovi scandaloso e ridicolo che un giornalista che è anche rappresentante del popolo sia arrestato mentre svolge il suo mandato. Avevo tutto il diritto di immaginare che FH non fosse preda della più grave “innacuracy”, come invece dimostrano tutti i suoi metodi e i suoi risultati che riguardano l’Italia.

 

2 – Fino a prova del contrario abbiamo ragione noi e non la signora che le ha risposto: finora abbiamo la sua parola contro quella di un professore universitario e un giornalista che affermano di aver avuto dalla stessa FH diverse risposte da quelle, molto generiche, vaghe, imprecise e sospette, che la signora ha dato a lei, promettendo con imbarazzo uno statement che non è mai venuto, e non rispondendo ad altre richieste di chiarimento che io le ho fatto pervenire. Ufficialmente FH risponde che la funzionaria è in vacanza. Questo non è serio.

 

3 – I metodi di valutazione di FH si dimostrano ridicoli e inaffidabili dal momento che collocano l’Italia non fra i paesi europei ma fra quelli del terzo mondo. SI PARTE da questo, non si arriva a questo: SE la FH pone l’Italia in una posizione che per tutta evidenza falsa, ALLORA vuol dire che il sistema usato da FH è falso. Il problema poi di vedere dove e come e perché loro usano un sistema di valutazione che falsifica la realtà è un LORO problema, non mio.

 

4 – Ho già detto che loro non sembrano a conoscenza del fatto che molti giornali di opposizione, Manifesto, Liberazione ed altri, vivono di sovvenzioni della Presidenza del Consiglio nel momento in cui il titolare è Berlusconi.

 

5 – Ho già detto che loro sembrano ignorare che esistono tre reti pubbliche televisive, che sono sottoposte ad una commissione parlamentare permanente presieduta da un membro dell’opposizione e che la Rai, la compagnia pubblica, è presieduta essa stessa da un membro dell’opposizione, e che una delle tre reti pubbliche è in dotazione perenne ad uno schieramento politico costante oggi all’opposizione ma domani forse al governo come è già accaduto fra il 1996 e il 2001, sia che quello schieramento sia al governo, sia che sia all’opposizione.

 

6 – FH ignora o finge di ignorare il contenuto fondamentalmente avverso a Berlusconi degli shows di Canale 5 e della satira di Italia 1. Il telegiornale di nicchia di E. Fede riguarda una modestissima fetta di audience e inoltre da due anni si occupa di casi umani e previsioni del tempo. Costanzo, Jene, Striscia, Zelig e ogni spettaccolo di intrattenimento, sono anti berlusconiani e sfido chiunque a venire a mie spese da NY a casa mia per constatarlo. Ciò per gli americani è impensabile, e mai Murdoch permetterebbe una cosa del genere sulle sue reti.

 

7 – Conclusioni: FH è sotto la mia accusa. Non gioco in difesa, non mi devo e voglio giustificare di nulla, trovo scandaloso che una tale baracca che emette dati pericolosi perché inattendibili e usati per motivi di propaganda possa essere considerata prestigiosa. Noto che la loro difesa consiste in una imbarazzante serie di dilazioni e promesse non mantenute, come quella dello statement.

 

8 – Confermo che FH cita, come fonte giornalistica di riferimento, la SOLA Repubblica , diversamente da come fa per tutti i Paesi occidentali per i quali sono citati almeno due e spesso tre o quattro giornali. Dunque non faccio ammenda, ma sono molto seccato per questo comportamento e per questo rovesciamento: io sono la parte lesa e accuso, FH è la parte che produce errori e menzogne e che si deve difendere. Credo che proporrò una azione legale devastante per loro e sto contattando le più feroci “firms” americane per trovare chi meglio sia in grado di far pagare l’inaccuratezza e i danni che essa comporta al mio Paese che, insieme al senatore Jannuzzi rappresento nel Parlamento della Repubblica che FH descrive come una repubblica delle banane africane.

Questa la mia posizione.

Grazie e a presto

Paolo Guzzanti  

postato da: GabrielParadisi alle ore 24/11/2005 07:56 | Permalink | commenti (8)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
mercoledì, 23 novembre 2005

Proposta a Felice Manti

Vedo che il dibattito si è fatto serrato e forse è il momento di procedere senza aspettare oltre. Rispondo quindi alle considerazioni inviatemi da Felice Manti (1) (2) e gli rilancio immediatamente una proposta.

Caro Manti

 

Premessa:

 

In Italia c’è libertà di stampa? Senza dubbio. Siamo un paese libero e democratico? Senza dubbio. Lei m’insegna però che la democrazia e la libertà sono beni troppo importanti per non mantenere su di essi la guardia più alta possibile. E più si è liberali e più ci deve stare a cuore il controllo e la vigilanza su questi imprescindibili e irrinunciabili valori. Qualsiasi eventualità possa mettere a repentaglio o a rischio questi preziosi beni, deve essere scongiurata ed evitata ad ogni costo. Le attenzioni non sono mai troppe. Non possiamo nasconderci però, soprattutto ripeto se ci dichiariamo liberali, dietro un dito ancorché medio. Lei è un giornalista, presumo quindi che abbia accesso quotidianamente alle rassegne stampa dei giornali e dei periodici stranieri. Parlo soprattutto di quelli dei paesi liberi e democratici come il nostro. Non credo che le siano sfuggite in questi ultimi anni le critiche esplicite che essi (in toto e da ogni versante politico direi) hanno sovente mosso al nostro paese, soprattutto su un punto, che di politico non ha (anzi non dovrebbe avere) nulla: il conflitto d’interessi che investe il nostro Presidente del Consiglio. Badi bene voglio spersonalizzare quel ruolo. Dimentichiamoci per un attimo che dietro ci sia un certo Sig. Silvio Berlusconi, simpatico, antipatico, onesto, santo, unto, o quant’altro. Che vi piaccia o no, un magnate proprietario di televisioni, giornali, assicurazioni, etc.. etc.. è diventato (legittimamente, per carità) Premier e si trova ogni santo giorno a legiferare (il suo governo e la sua schiacciante maggioranza parlamentare) su temi che si riflettono automaticamente sulle sue proprietà e sul suo patrimonio. Quando questa eventualità si presentò per la prima volta nel 1994 (ma Lei Manti allora era troppo giovane), un noto opinionista americano, tal Edward Luttwak… non certo un liberal, disse a caldo in TV: “il conflitto d’interessi non è un problema, lo sarà se Berlusconi non se ne sarà liberato nei prossimi cento giorni”. Sono passati più di dieci anni e non mi si venga a dire che la Legge Frattini ha rimosso quel macigno… Non la ritiene, parlando e pensando da liberale, oggettivamente un’anomalia? Questa domanda l’ho già fatta al suo Vice Direttore Paolo Guzzanti circa un mese fa, mi disse che mi avrebbe risposto. Non l’ha ancora fatto ma ci conto. Io credo che sia un’anomalia che non può passare inosservata a chiunque ritenga la democrazia un prezioso sistema dove poteri, ruoli e responsabilità sono ben divisi, chiari ed equilibrati. Tutto qua, a prescindere dal Sig. Berlusconi in particolare.

 

 

Nel merito poi di Freedom House, io qui, può verificarlo, non ho mai detto che quella classifica, quell’istituzione fossero infallibili. Non mi interessa in questa sede. Anzi le dirò di più, l’idea che ci sia una qualche organizzazione che sentenzia sulle libertà di paesi sovrani un po’ mi inquieta. Proprio perché amo troppo la libertà e la democrazia, chiunque si arroghi il diritto di dire ciò che è bene e ciò che è male, mi rende immediatamente diffidente e sospettoso.

 

Se voi del Giornale aveste attaccato solo la credibilità di FH, la sua autorevolezza; se aveste immediatamente contattato i responsabili per capire in dettaglio i criteri da loro usati; se aveste letto e riletto le relazioni finali del 2003 e del 2004, e aveste poi mosso una critica vibrante sull’attendibilità di quei dati, non avrei mai avuto nulla da eccepire. La vostra reazione, mi permetta, è stata ben diversa. Voi avete, non solo scritto, ma cavalcato quella potenza mediatica televisiva detta anche la “terza camera”, parlo di Porta a Porta, facendo passare un messaggio non solo falso, ma addirittura che ribaltava le responsabilità. E cioè, lo status (Partly Free) e lo score (77°) dell’Italia non dipendono dall’influenza di Berlusconi sui media (in soldoni la tesi di Celentano), ma dal fatto che due giornalisti “di destra” sono stati arrestati a dimostrazione che poteri più o meno occulti tramano contro Berlusconi e questo governo. Ho molto semplificato, ma la sostanza è stata questa. Noi abbiamo cercato, credo riuscendoci, di smascherare solo questo.

 

 

Circa le indagini de Il Giornale e le nostre umili di bloggers mi sento di dire ancora qualcosa. Mi sembra che ci sia da parte sua ancora qualche resistenza nell’ammettere che le 2 notizie oggetto di questa discussione (Jannuzzi è la causa del risultato in classifica e La Repubblica è l’unica fonte informativa di FH), sono state smentite inequivocabilmente da FH. Le domande che io ho posto (nel mio incerto inglese) alla Karlaker sono state pubblicate e sono visibili a tutti, così come le successive risposte ricevute. Lei sa benissimo che talvolta si possono indirizzare le risposte in base al modo con cui si pongono le relative domande. Non voglio insinuare nulla, ma talvolta, anche inconsciamente, si recepisce esattamente quello che ci si vuol sentir dire. Le faccio una proposta pubblica: Perché non ci manda le domande che sottopose alla Karlaker nella famosa intervista e quelle che ha posto ieri alla Repucci? Sarebbe bello riscriverle insieme, rimandarle via email alle interessate e aspettarci da loro le formali, ufficiali risposte. In tal modo si taglierebbe la testa al toro una volta per tutte.

 

 

Infine Manti, mi permetto di dirle che secondo me sta rifacendo per l’ennesima volta un errore di valutazione. Lei non può così superficialmente scrivere: “(quelli di FH. Ndr) non sanno: a) niente dell'Italia; b) niente delle leggi che hanno acriticamente contestato” pensando di averlo dimostrato con le sue criptiche interviste di cui ci manca, ripeto, il testo. Io non credo, visto com’è tutto sommato circostanziata la relazione di FH, che non ci sia qualcuno in quella sede competente. Però le faccio un’altra proposta, questa volta non vogliamo trovarlo io e Dicke quel qualcuno, lo vogliamo fare insieme a Lei se è d’accordo. Stavolta ci avrà dalla sua parte. Interroghiamo insieme in modo incalzante FH per ricevere le necessarie informazioni circa i metodi da loro usati, per sapere chi ha raccolto le informazioni e quali fonti essi hanno usato (oltre, naturalmente, a La Repubblica); interroghiamoli per sapere chi ha steso materialmente la relazione per quanto riguarda l’Italia, e chi è l’interlocutore che non può non conoscere la legge Gasparri , la legge Frattini , etc.. . Stendiamo insieme un questionario e mandiamoglielo. Pretendiamo una risposta ufficiale, così almeno sapremo, una volta per tutte, se il rapporto 2006 (relativo al 2005) sarà un documento serio su cui discutere o sarà un mero esercizio fazioso, utile solo a strumentalizzazioni politiche del Celentano di turno. Ci sta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 16:27 | Permalink | commenti (16)
categoria:il caso freedom house, manti felice
mercoledì, 23 novembre 2005

Specchi scivolosi...

 

Aggiornamento: Felice Manti, con grande disponibilità e serietà, ha risposto a questo mio intervento (lo trovate come primo commento e per ora lo lascierò lì). Nelle prossime ore, domani probabilmente, ne darò maggior evidenza in un apposito post, perchè lo merita e perchè, anch'io devo puntualizzare e rispondere alle sue considerazioni.

Oggi su Il Giornale Felice Manti interviene per precisare la sua posizione circa il caso Freedom House. Di seguito è riportato l’intero articolo. Non potendo più smentire l’evidenza, egli ripiega sui dubbi (legittimi, per carità) di affidabilità di Freedom House e rimanda ad una possibile rivalutazione dell’Italia nel report del prossimo anno. Non prima però di aver cercato un’improbabile arrampicamento su specchi decisamente scivolosi. Vediamo il perché:

1)      Le affermazioni di Salvo Mazzolini, di Felice Manti, di Paolo Guzzanti 1 e 2, (chi è stato il primo?), che imputavano al caso Jannuzzi la pessima posizione dell’Italia nella classifica, ma soprattutto lo status “Partly Free” sono già state retificate da Guzzanti 3 e smentite categoricamente nella nota di FH emessa il 21 novembre. Anche perché il declassamento a “Partly Free” è avvenuto per la situazione dell’informazione italiana nel 2003, quando cioè Jannuzzi e Melilli erano ancora “liberi”: “In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003). La cronologia credo non sia ancora stata “declassata” ad opinione; Ora che il Manti si appigli allo scivoloso “sole reason”  mi sembra puerile. Il suo già citato articolo del 26 ottobre era suggestivamente intitolava “Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l’Italia è libera”. E comunque, al di la di quello che Manti voleva intendere, la mia contestazione originaria a Mazzolini e a Guzzanti partiva da quella falsità da loro esibita e ostentata: il caso Jannuzzi, eventualmente, ha influenzato il risultato (lo score, attenzione, non lo status) dell’Italia nel 2004 (report Freedom of the Press 2005), non quello del 2003. Ho volutamente differenziato tra score (77° posto) e status (Partly Free), perché taluni commentatori compreso il Manti, sembra che cerchino di capire quanti punti (se 6, o 9, o solo 2) siano imputabili al caso Jannuzzi (!?). La cosa mi sembra grottesca. Se si mettono in dubbio i metodi di valutazione adottati da FH che senso ha utilizzarli per calcolare o ricalcolare un piazzamento? In ogni modo 1° verità: lo status “Partly Free” assegnato per la prima volta all’Italia per la situazione 2003 non dipendeva assolutamente dagli “arresti” di Jannuzzi e Melilli.

2)      La seconda verità: Freedom House è stata precisa e tempestiva. La signora Karlaker è stata reperibile sicuramente fino a venerdì scorso 18 novembre. Lo testimoniano le email che mi ha spedito e che avrebbe spedito a chiunque avesse chiesto direttamente a lei come stavano le cose. Già il 9 novembre aveva dichiarato che nell’intervista di Manti era stata citata erroneamente “I was misquoted” e che sarebbe seguita una nota ufficiale di FH a chiarimento. Ancora venerdì 18, dopo che Guzzanti nella sua ammissione di errore, aveva parlato di La Repubblica come unica fonte di informazione per FH, la Karlaker ribadiva di continuare ad essere fraintesa “extensively misquoted”.  Su quest’ultimo episodio, che io avevo interpretato come un’ennesima mistificazione, oggi Manti è costretto a scrivere, citando la Karlaker e questa volta non erroneamente: “qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco. Perché dunque Manti dice che la nota di FH è “tardiva” e “imprecisa”? Mi sembra completa nel ribadire le 2 cause principali del declassamento e nel dire che Il Giornale ha interpretato a suo modo le loro parole: “In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested”.

 

Questi sono i dati. A mio avviso molto chiari. L’articolo odierno di Manti credo sia stato scritto unicamente per cercare di motivare, verso l’esterno, una posizione oggettivamente ormai difficile da sostenere, mantenendo però nel contempo, all’interno (ovvero tra i fedeli lettori de Il Giornale), qualche motivazione ancora sostenibile (evanescente certo, ma a loro basterà), accontentando così coloro i quali amano parlare sempre e solo della “scientifica disinformatja” di sinistra. Salvataggio in corner e ripartenza? Ma a proposito di "disinformatja", ne esiste forse, mi chiedo, una anche a destra?

 

«Libertà di stampa: cambieremo i criteri per valutare l’Italia» Felice Manti, da Milano, Il Giornale 23 Novembre 2005
«In Italia c'è ancora una situazione di “parziale libertà” per quanto riguarda la stampa e il diritto di espressione». Comincia così il comunicato della Freedom House, la società americana che ha stilato il contestato rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, assegnando all'Italia il 77° posto, e ripreso anche da Adriano Celentano nella trasmissione Rockpolitik. La società prende anche le distanze dall'intervista rilasciata al nostro giornale quasi un mese fa: «Contrariamente a quanto scritto da Il Giornale del 26 ottobre, le azioni legali contro i due giornalisti Massimiliano Mellili e Lino Jannuzzi non sono le uniche ragioni (sole reason) della retrocessione dell'Italia». La precisazione della società Usa, oltre che tardiva, è anche imprecisa, perché Il Giornale non ha mai sostenuto che i due arresti fossero le uniche ragioni, ma semplicemente che, cifre alla mano, senza quegli arresti saremmo stati un Paese anche da loro considerato libero. La richiesta di ulteriori chiarimenti ai responsabili della società è stata difficile: la Karlekar, contattata via e-mail, risulta assente da domenica scorsa e fino al 2 dicembre. Riusciamo a parlare con Sarah Repucci, che ha redatto la precisazione. Come mai questa precisazione, un mese dopo l'intervista? «Karin Karlekar dice di essere stata mal interpretata nell'intervista, e ancor di più perché qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco». Nient'altro? «Avete sostenuto che il motivo principale della vostra posizione era l'arresto dei due giornalisti». No. La Karlekar mi ha detto che senza quelle due sentenze della magistratura la nostra posizione sarebbe stata diversa. Saremmo stati liberi... «I due arresti hanno pesato, non saprei se 6 punti come dice lei o no. Ma i problemi dell'Italia sono altri. Cito dal rapporto: il premier Berlusconi e la sua famiglia, che hanno interessi nel settore dei media, la legge Gasparri.. .» Lei sa che cosa prevede la Gasparri? «No». Annuncia la possibile privatizzazione della Rai, che toglierà la tv pubblica dal controllo del potere politico. Moltiplica i canali televisivi grazie al digitale terrestre, prevede un contributo per l'acquisto del decoder. Lo sapeva? «No». Sul vostro rapporto si legge: «I critici sostengono che questa legge rinforza il potere di Berlusconi sui media». E quelli che sono favorevoli? «Non saprei». Chi ha redatto il rapporto? «Questo non posso dirglielo, deve rimanere segreto. Ma posso assicurarle una cosa». E cioè? «Che il prossimo anno, quando valuteremo la situazione italiana, ascolteremo anche altre voci».

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 08:24 | Permalink | commenti (10)
categoria:il caso freedom house, manti felice
martedì, 22 novembre 2005

La nota di precisazione di Freedom House & Felice Manti...

PRESS RELEASE
FOR IMMEDIATE RELEASE
CONTACT: Sarah Repucci
212-514-8040 x23
FREEDOM HOUSE STATEMENT ON ITALY'S PRESS FREEDOM RATING
NEW YORK, November 21, 2005 -- Recent debate in surrounding the country's classification in Freedom House's annual survey of media freedom, Freedom of the Press, has led to incorrect characterizations in Italian media about the nature of the rating. In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003).  That status was maintained in the 2005 study (based on events in 2004). In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested, that the sole reason for 's "Partly Free" rating was due to legal action brought against two Italian journalists, Massimiliano Mellili and Lino Jannuzzi, in 2004.  The full Il Giornale article is available here:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0
Freedom House wishes to clarify that, as stated in the 2004 survey introduction and country report for Italy, there are two primary reasons for Italy's initial downgrade and continuing "Partly Free"
categorization. These are:
-- Concentration of ownership, particularly over the broadcast media, which has come about due to the fact that Prime Minister Berlusconi and his family have extensive business interests in the media, including their ownership of 's three largest private television stations and the Il Giornale newspaper itself.  This creates a conflict of interest for the Prime Minister, acting both as a media entrepreneur and head of government.
-- An environment of excessive political control over media outlets' coverage and an increase in misuse of this power by members of the government, particularly over the public broadcasting network RAI (in 2003 the RAI board resigned in protest over government interference). It was also noted that also features an insufficient legal and institutional framework to fully protect press freedom -- the libel cases against journalists being just one example of this.
While the Italian government has passed two laws in 2004 (the Frattini law and Gasparri law) intended to address both the monopolization of television media and the conflict of interest that exists when a legislator maintains private holdings at odds with his or her public duty, neither piece of legislation presents a sufficient challenge to the Berlusconi family's control of the television industry.
Freedom of the Press, first published in 1980, assesses the degree of print, broadcast, and Internet freedom in every country in the world. It assigns each country a numerical score from 0 to 100 that determines a category rating of Free, Partly Free, or Not Free. Ratings are determined by examining three broad categories: the legal environment in which media operate, political influences on reporting and access to information, and economic pressures on content and the dissemination of news.
Freedom of the Press 2005 is available online at:
http://freedomhouse.org/research/pressurvey.htm

 

 

Prima di leggere questa nota di FH, che mi sembra decisiva per dirimere una volta per tutte  la questione trattata in queste settimane, avevo scritto direttamente a Felice Manti per avere la sua versione. Gentilmente egli mi ha risposto…

 

 

Sent: Tuesday, November 22, 2005 3:37 PM

 

 

Subject: Freedom House

 

 

Gent.le Manti, Mi sono interessato in queste ultime settimane al caso di Freedom House e alla loro famosa classifica. Ho intrattenuto con Paolo Guzzanti un dialogo circa l’interpretazione di quella posizione (colpa del caso Jannuzzi, anzi no) e più volte mi è capitato di citare lei e il suo articolo su Il Giornale del 26 Ottobre. Per farla breve, se va nel mio blog trova tutta la storia… Comunque, e mi sono accorto che anche altri navigatori hanno fatto verifiche dirette, mi sento di smentire ciò che lei scrisse, in quanto a me, la Sig.ra Karlekar che lei intervistò in quell’articolo, mi ha assicurato di essere stata citata male o fraintesa. Mentre Paolo Guzzanti in un articolo del 18 novembre sempre su Il Giornale ha ammesso l’infondatezza della tesi Jannuzzi, da lei non mi risulta sia stata effettuata ancora nessuna rettifica. Può dirmi qualcosa al riguardo?  Glene sarei molto grato. Grazie, Gabriele Paradisi

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.06
A: Gabriele Paradisi
Oggetto: Freedom House

 

 

Intanto la ringrazio per le cose che ha scritto e per aver chiesto la mia posizione. Il "caso Freedom House" è una cosa sulla quale sto lavorando da stamattina, dopo la nota di precisazione (che le inoltro). Innanzitutto, confermo per filo e per segno l'intervista che ho fatto con la Karlekar. La quale mi ha detto che il punteggio dato sul legal environment era superiore a quello degli anni scorsi a causa dell'arresto di due giornalisti. E mi ha ribadito che, senza quei punti, la nostra valutazione sarebbe stata inferiore ai 30 punti, che segnano il confine tra paesi free e paesi non free. La nota di Freedom House, peraltro, non smentisce né l'intervista né il suo contenuto ma sottolinea che l'arresto dei due giornalisti non è la "sole reason" (cito testualmente) della nostra posizione in classifica, come peraltro viene ribadito nell'intervista (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0). Il nome di Jannuzzi non me lo sono inventato io, ma viene citato ESPLICITAMENTE nella spiegazione che da FreedomHouse della posizione italiana. La signora Karlekar non è stata male interpretata, ma forse ha commesso l'errore di dire una piccola verità. È curioso che non abbia sentito la necessità di replicare alla mia intervista, ed è altrettanto curioso che sia assente da oggi e fino al 2 dicembre (come da e-mail che le inoltro). Sto cercando di mettermi in contatto con Freedom House per chiarire definitivamente la situazione, perché non mi piace passare per bugiardo. La situazione spero si chiarisca con il rapporto 2006, relativo all'anno solare 2005. Se siamo free, avrò ragione io. Se siamo partly free, chiederò spiegazioni all'estensore del rapporto, per iscritto e via mail, come spero di fare entro oggi. Il contenuto della e-mail è (ovviamente) interamente pubblicabile sul suo blog.

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.12
A: 'felice manti'
Oggetto: R: Freedom House

 

 

La ringrazio della tempestività della sua risposta. Esauriente e onesta. La invito ad approfondire la questione perché a me risulta che Freedom House dovrà emettere una nota di chiarimento perché in due momenti diversi la Karlaker mi ha ribadito di essere stata “misquoted” (sul caso Jannuzzi) ed “extensively misquoted” sul fatto che La Repubblica sia la loro unica fonte informativa. Comunque mi tenga informato. Grazie mille, Gabriele Paradisi  

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/11/2005 16:42 | Permalink | commenti (16)
categoria:il caso freedom house, manti felice
lunedì, 21 novembre 2005

Freedom House & Il Giornale: un riepilogo.

·         Nella prima puntata di RockPolitik il 20 ottobre 2005, Adriano Celentano legge la  classifica Freedom of the Press 2005 (http://www.freedomhouse.org/research/index.htm), redatta da Freedom House, in cui l’Italia figura al 77° posto tra Bulgaria e Mongolia, classificata PF (Partly Free, parzialmente libera). Si scatena un dibattito tra destra e sinistra;

 

 

 

·         Il 24 Ottobre su Il Giornale esce un articolo di Salvo Mazzolini (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=37848&START=0)  in cui si afferma di “Aver saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi” e non dovuto al ruolo di Silvio Berlusconi;

 

 

 

·         Il 26 Ottobre su Il Giornale esce un articolo di Felice Manti (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324) in cui si ribadisce la versione di Mazzolini, citando la responsabile di Freedom House, Karin Karlaker, la quale avrebbe anche affermato che senza l’arresto di Jannuzzi l’Italia non si troverebbe in quella posizione e sarebbe un paese sicuramente Free;

 

 

 

·         Il 28 Ottobre Paolo Guzzanti pubblica su Panorama (http://www.panorama.it/opinioni/archivio/articolo/ix1-A020001033397) una Lettera aperta a sua figlia Sabina, in cui tra le altre cose, riporta il caso Freedom House – Jannuzzi come esempio della faziosità della sinistra;

 

 

 

·         Il 7 Novembre Paolo Guzzanti pubblica su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=41197) un articolo in cui il caso Freedom House - Jannuzzi gli serve per un attacco a Prodi;

 

 

 

·         Quello stesso giorno contattato da me, che gli sottopongo il testo esatto della relazione di Freedom House, dove ben altri sono gli argomenti a supporto della posizione dell’Italia in classifica, Paolo Guzzanti mi tranquillizza affermando “Ho fatto intervistare i responsabili della FH che hanno confermato che nel 2005, senza il caso Jannuzzi, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei liberi”. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6219441]

 

 

 

·         Il 9 Novembre decido di mettermi direttamente in contatto con Karin Karlaker di Freedom House per chiederle se corrisponde al vero ciò che affermano i giornalisti de Il Giornale. La risposta della Karlaker è tranciante: “I was misquoted… our survey makes quite clear that the primary reason for Italy’s rating is the concentration of ownership issue and the relatively high degree of political control over the media”. Comunico la cosa a Paolo Guzzanti. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6248871]

 

 

 

·         Il 14 Novembre Paolo Guzzanti mi scrive dicendo che “i criteri con cui l’Italia è classificata (da Freedom House. Ndr) da una parte sono inaccettabili e privi di qualsiasi attendibilità (per esempio: l’unica fonte dichiarata per l’Italia è La Repubblica! Figuriamoci un po’)e in contraddizione. Quindi, “neppure con quel chiarimento” da parte della Karlaker, è disposto, per il momento a recedereDunque non sarà certo cospargendomi il capo di cenere e chiedendo ammenda per aver letto una diversa valutazione del caso Jannuzzi che risolverò la questione”. Piuttosto ritiene di dover rilanciare il discorso aprendo “un’inchiesta su Freedom House e i suoi rappresentanti, invitandoli qui, a sottostare alla verifica e a mostrare in che consiste la verifica delle loro valutazioni che sono tutte soggettive e opinabili . [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6295733]

 

 

 

·         Il 18 Novembre su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=43676), Paolo Guzzanti fa marcia indietro. Scrive alla figlia Sabina “Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa. E a proposito di correzioni, mi correggo proprio davanti a Sabina… Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge… Comunque do atto a Sabina del fatto che l'agenzia americana ci classifica fra i meno progrediti Paesi del terzo mondo per motivi che prescindono dal caso Jannuzzi, come io avevo invece scritto. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6326804]

 

 

 

·         L’ammissione dell’errore da parte di Paolo Guzzanti (non però da parte di Mazzolini e Manti) c’è dunque stata, anche se il problema si è spostato  (per carità, legittimamente), sull’autorevolezza e sull’affidabilità di Freedom House. Nel sito ufficiale dell’organizzazione in effetti, circa l’Italia è riportata unicamente una fonte d’informazione: il quotidiano La Repubblica. Decido di verificare direttamente ancora una volta dalla Karlaker se tutto ciò corrisponde al vero. Sarebbe imbarazzante che un’organizzazione che si arroga il diritto di stilare classifiche sulla libertà di stampa prendesse per un paese come unica fonte informativa un giornale dell’opposizione o del governo. La Karlaker, ancora una volta e tempestivamente, nega questa affermazione: “That is absolutely not true at all… he seems to have extensively misquoted me… “, comunicando che Freedom House rilascerà presto un comunicato per chiarire una volta per tutte questo equivoco. Messi al corrente di questo sviluppo i giornalisti de Il Giornale, compreso Paolo Guzzanti, non hanno ancora ad oggi rilasciato dichiarazioni. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6331569]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/11/2005 11:34 | Permalink | commenti (22)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
venerdì, 18 novembre 2005

Ancora una bugia?

La cosa si sta facendo imbarazzante. Non ho ancora finito di apprezzare le scuse di Paolo Guzzanti (vedasi precedente post e il suo odierno articolo sul Giornale inserito nei commenti), che subito mi devo ricredere. Infatti se da un lato in quell'articolo si ammetteva l'inesattezza dei precedenti scritti (di Guzzanti, Mazzolini e Manti), circa il fatto che la posizione dell'Italia nella famosa classifica non era dovuta al caso Jannuzzi, dall'altro ci si salvava in corner tacciando Freedom House di inaffidabilità: “…Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge. Ho imparato anche che i severi scrutatori di Freedom House non sono mai venuti a vedere come stanno le cose da noi ma si regolano soltanto sulla base di quel che scrive Repubblica e delle leggi americane che considerano il sistema di potere, il «government» (governo, Parlamento, magistratura) come un blocco unico, senza conoscere le nostre leggi e il fatto che soltanto in Italia una delle tre reti di un servizio pubblico pagato dal «tax payer», appartenga per diritto eterno ad una sola parte politica, i successori del Pci, i quali ne fanno uso politico sia quando sono al governo che quando sono all'opposizione. Potrebbe essere un discreto caso di conflitto d'interessi e di disparità, ma non se ne vede traccia...”. Possibile che un’organizzazione mondiale così prestigiosa si affidi ad un’unica fonte per di più dichiaratamente parziale? Nel sito di FH in effetti se si interrogano le fonti informative per l’Italia compare solo il quotidiano La Repubblica (http://www.freedomhouse.org/research/freeworld/2005/sources.htm). Decisamente un metodo discutibile. Per sciogliere ogni dubbio e in fretta occorre fare una verifica diretta. Proviamo a scrivere alla solita responsabile Karin Karlaker:

 

 

Inviato: venerdì 18 novembre 2005 10.13
A: 'Karin Karlekar'
Oggetto: Italy position

 

 

Gent.le Karin, La contatto ancora una volta per avere un’informazione circa alcune opinioni riportate da “Il Giornale”. Essi sostengono che la sola fonte utilizzata da FH per calcolare il punteggio dell’Italia nella classifica 2005 sulla libertà di stampa, è il quotidiano La Repubblica, decisamente critico verso il governo e il Sig. Berlusconi. Questa è la verità? Nelle vostra ricerca non avete utilizzato altre fonti, come ad esempio “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, e altri giornali? Grazie

 

 

Da: Karin Karlekar [mailto:karlekar@freedomhouse.org]
Inviato: venerdì 18 novembre 2005 16.07
A: 'Gabriele Paradisi'
Oggetto: RE: Italy position

 

 

Dear Gabriele: That is absolutely not true at all, but I am not surprised he wrote that since he seems to have extensively misquoted me. We are trying to issue a statement soon to clear up some misunderstandings about this, as many Italians have been writing to me. Thanks, Karin

 

 

Ora possibile che queste semplici conferme non vengano nemmeno prese in considerazione dai giornalisti di cui stiamo parlando? Decisamente deludente…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/11/2005 17:01 | Permalink | commenti (7)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
venerdì, 18 novembre 2005

"Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa... "

(Paolo Guzzanti)

Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa. E a proposito di correzioni, mi correggo proprio davanti a Sabina. Antefatto: ho usato - in un articolo uscito su Panorama il 27 ottobre scorso - l'informazione contenuta nella lettera del nostro Salvo Mazzolini a questo giornale in cui aveva raccontato che per rispondere agli studenti tedeschi che dopo la trasmissione di Celentano gli chiedevano conto della misera posizione in classifica dell'Italia secondo l'agenzia Freedom House, aveva telefonato alla stessa Freedom House dopo averne ottenuto dal dottor Dicaro della Rai i numeri di telefono. Diceva poi Mazzolini di aver scoperto che gli arresti domiciliari del giornalista e senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi erano la vera causa della imbarazzante posizione dell'Italia fra Ghana e Benin. Ora si dà il caso che anche Sabina, nel suo film, avesse citato le valutazioni della Freedom House, commettendo però la grave trascuratezza di non fornire ai suoi spettatori, tra cui me, la fonte della notizia e l'anno cui si riferiva. E poiché il suo film è del 2005, lo spettatore è autorizzato a pensare che si tratti del rilevamento di quest'anno, mentre invece scoprirò ad articolo pubblicato che il dato è dell'anno precedente, il che costituisce un elemento di confusione e di incompleta informazione. Tuttavia Sabina ha dal suo punto di vista ragione. Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge. Ho imparato anche che i severi scrutatori di Freedom House non sono mai venuti a vedere come stanno le cose da noi ma si regolano soltanto sulla base di quel che scrive Repubblica e delle leggi americane che considerano il sistema di potere, il «government» (governo, Parlamento, magistratura) come un blocco unico, senza conoscere le nostre leggi e il fatto che soltanto in Italia una delle tre reti di un servizio pubblico pagato dal «tax payer», appartenga per diritto eterno ad una sola parte politica, i successori del Pci, i quali ne fanno uso politico sia quando sono al governo che quando sono all'opposizione. Potrebbe essere un discreto caso di conflitto d'interessi e di disparità, ma non se ne vede traccia. Comunque do atto a Sabina del fatto che l'agenzia americana ci classifica fra i meno progrediti Paesi del terzo mondo per motivi che prescindono dal caso Jannuzzi, come io avevo invece scritto.

Questo è quello che scrive su Il Giornale di oggi, Paolo Guzzanti. L'intero articolo intitolato " Cara Sabina, sono pronto ad affrontare te e i tuoi fan" è riportato integralmente nei commenti. Diamo atto a Paolo Guzzanti della sua onestà intellettuale. Una cosa è mettere in dubbio l'affidabilità e l'autorevolezza di Freedom House, un'altra è riportare affermazioni false che oltretutto implicitamente e paradossalmente riconoscono affidabilità e autorevolezza alla stessa fonte. Peccato che manchino ad oggi analoghe ammissioni di errore da parte di Salvo Mazzolini e di Felice Manti. Tant'è.

postato da: GabrielParadisi alle ore 18/11/2005 08:30 | Permalink | commenti (10)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
giovedì, 17 novembre 2005

Rivolta

Massimo Fini scrive nel suo blog: “La rivolta delle banlieu parigine non si ammanta delle vecchie ideologie di sinistra o di destra. E' una rivolta e basta. Non segnala nemmeno, come vorrebbe qualcuno, il fallimento dell'integrazione etnica e culturale, ma piuttosto quello di un modello di sviluppo che, dopo essersi dimostrato devastante sul piano esistenziale e sociale, sta facendo bancarotta anche nel campo in cui ha puntato tutto: l'economia. Per il momento, la rivolta viene principalmente da immigrati magrebini di seconda e terza generazione, ma prima o poi contagerà anche giovani e meno giovani occidentali a tutti gli effetti, poveri ma anche benestanti.
Perchè questo modello ci sta opprimendo tutti e nessuno crede più alla bella favola modernista e industrialista che ci è stata raccontata sia dai liberali che dai marxisti”.

 

Il 13 novembre sul Resto del Carlino Quotidiano Nazionale aveva sostenuto un “Faccia a Faccia” con Cesare De Carlo sullo stesso argomento: “Io trovo la rivolta delle banlieue molto interessante. Perché è apolitica, aideologica, areligiosa e non ha origine nemmeno nell’emarginazione e nella miseria, perché le banlieue parigine non sono affatto  miserabili, ma ben ordinate, fornite di tutti i servizi e collegate al centro da un’ottima rete di metrò. E’ una rivolta e basta. Contro il “sogno occidentale” sognato dai loro genitori e che questi giovani magrebini, ormai francesi, hanno capito che chiede prezzi esistenziali sempre più alti, per non dare nulla in cambio, tantomeno quell’equilibrio e quell’armonia di cui hanno memoria dai genitori quando vivevano nei loro pur poveri Paesi. Ecco perché la furia si scatena su scuole, autobus, servizi della banlieue, cioè proprio sui simboli del loro relativo benessere. Questa rivolta potrebbe estendersi anche ai giovani europei, della periferia e non, che a differenza dei ragazzi magrebini non hanno memoria di una vita più povera ma più semplice, equilibrata, serena, sensata e umana. Ma intuiscono anch’essi che deve pur essere esistito un mondo meno stressante e insensato di quello che gli viene presentato come il “migliore dei mondi possibili””. (Massimo Fini)

 

 

 

 

“Caro Fini, è certamente vero che l’esplosione della violenza in Francia non è religiosa, né politica, né ideologica. Per una volta non staremo a discutere di Islam, di terrorismo e di democrazia esportata. E’ anche vero che le banlieue parigine non sono affatto ghetti di squallore e di miseria. Ma non è più vero, almeno a mio parere, quando attribuisci al sogno di una via ancestrale e serena, benché povera e comunque mai conosciuta, la rivolta dei ragazzi magrebini. No. Non è il sogno a infiammarli e a infiammare di notte le città francesi. E nemmeno la frustrazione dello stress cui li costringe il “migliore dei mondi possibile” (il nostro), ma esattamente il suo contrario. E’ la rabbia di non farne parte. E’ l’emarginazione, lka consapevolezza – come ha detto alla CNN un giovane marocchino – che se ti chiami Rashid troverai tutte le porte chiuse. Questa è la grave, tremenda responsabilità dei governi francesi, di destra come di sinistra. La Francia si conferma il Paese più razzista del continente. Altro che melting pot all’americana! Con quale credibilità poteva impartire all’America lezioni di integrazione razziale?” (Cesare De Carlo)

 

 

Io concordo completamente con l’amara visione di Fini. Il problema penso sia molto più grave di quello che cercano di raccontarci. Penso anche che taluni non siano nemmeno in malafede, il fatto è che non hanno proprio capito. Cesare De Carlo, per esempio, che non riesce nemmeno per un istante a mettere da parte il suo filoamericanismo sfrontato e a ragionare freddamente sui temi della globalizzazione (vedasi “Quegli idioti dei latinoamericani”). De Carlo riporta tutto il problema al “banale” concetto di razzismo: “La Francia si conferma il Paese più razzista del continente…. Con quale credibilità poteva impartire all’America lezioni di integrazione razziale?”. Nessuna considerazione sul fallimento di questo modello di sviluppo… No, queste persone, credo proprio che non abbiano capito quello che sta avvenendo. E’il sistema intero che sta decomponendosi e queste rivolte temo siano solo le prime avvisaglie di un disastro ben più grave che, ahimè, ci aspetta. Le aree di povertà e di precarietà stanno aumentando sempre più e nessuno cerca di porvi rimedio. Non è più solo una questione (peraltro seria) di immigrazione più o meno clandestina, ma sono intere fasce di cittadini integrati che vengono risucchiate nel vortice dell’incertezza. Porto una testimonianza diretta. Mi capita di lavorare anche, non solo per fortuna, con multinazionali. La loro politica sta distruggendo il tessuto economico del nostro paese e nessuno muove una foglia. Siamo già al secondo livello della devastazione: le multinazionali non solo con i loro prodotti (talvolta sicuramente di buona qualità) hanno conquistato i mercati uccidendo le nostre produzioni locali, ma adesso stanno imponendo anche le loro politiche di vendita e di distribuzione. Da un paio d’anni la società con cui opero, sta fatturando direttamente i prodotti e i servizi ai clienti finali trovati da noi, che siamo quindi assimilati a semplici agenti o account manager (esterni ovviamente). Dieci anni fa eravamo più di cento società rivenditrici sul territorio nazionale, oggi siamo rimaste solo in due. Per quanto tempo ancora? Hanno sistemi web sofisticatissimi per controllare e gestire il “loro” parco clienti (CRM Customer Relationship Management), a cui noi partner, accediamo, bontà loro, tramite username e password, per inserire prospect, opportunities, forecast, ordini. Non c’è da farsi illusioni. Il giorno che non si riuscirà a sostenere più i loro ritmi e i risultati richiesti, o il giorno che decideranno semplicemente di colpo di aumentare i loro profitti cassando le provvigioni, verremo spenti… E non è un discorso che riguarda solo le multinazionali. Queste regole, che io chiamo neo-liberiste,  e che prevedono una crescita sempre e comunque del fatturato, degli utili, stanno prendendo piede anche presso le nostre aziende. La legge del “quarter” (praticamente un check trimestrale per vedere se gli obiettivi dati sono stati raggiunti) sta seminando il panico. Taluni si inventano vendite, pur di raggiungere la quota, sperando poi che si avverino… E’ lo stesso principio che ha distrutto Enron, World.com… Le severe leggi americane promulgate dopo quegli scandali hanno colpito l’illegalità di azioni (un possibile effetto), ma non hanno intaccato il meccanismo che le ha indotte (la causa). Ho conosciuto decine di professionisti preparati, macinati da questo modello; utilizzati, spremuti e poi gettati, a quarant’anni o giù di lì (forthy something), senza grandi prospettive di futuro. Dietro ciascuno di loro c’è spesso una famiglia, che diventata improvvisamente una famiglia “povera”, senza garanzie e con un futuro lungo e incerto. Dietro di loro c’è una compagna, ci sono dei figli. Quei figli, un giorno non lontano, potrebbero mettersi “le scarpe da tennis e un passamontagna nero”; quei ragazzi un giorno non lontano, potremmo vederli “ritti su un auto rovesciata e dietro una città ardente”… Gabriele Paradisi

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/11/2005 18:06 | Permalink | commenti
categoria:globalizzazione e neoliberismo, de carlo cesare, fini massimo
martedì, 15 novembre 2005

Guzzanti risponde su FH

Inviato: lunedì 14 novembre 2005 19.36
A: Gabriele Paradisi
Oggetto: Freedom House si traduce Casa della Libertà?

 

 

Caro Paradisi,
No, non ho ancora ragguagliato, e le spiego perché.
Primo: io ho scritto il mio articolo su Panorama ed eventualmente è soltanto Panorama che farò un secondo intervento.
Ho però approfondito FH e la ringrazio di avermi girato quella mail.
Ma i conti per me non quadrano neppure con quel chiarimento perché i criteri con cui l’Italia è classificata da una parte sono inaccettabili e privi di qualsiasi attendibilità (per esempio: l’unica fonte dichiarata per l’Italia è La Repubblica! Figuriamoci un po’), ma perché in contraddizione.
Come può vedere, secondo FH dal 2003 – pieno governo Berlusconi – l’Italia improvvisamente fa un balzo in avanti nel complesso delle
"Civil Liberties", passando dal livello 2 in cui si trovava da 40 anni (in una scala in cui 7 è il peggior score e 1 il massimo) al livello 1 che la mette alla pari con i grandi Paesi europei.
Quindi per me la questione non è certamente trattare il caso Jannuzzi – che non ho tirato in ballo io – ma il caso Freedom House.
Io non ho poi davvero l’obbligo di correggere Salvo Mazzolini e Felice Manti, mentre trovo difficoltà ad ottenere da Freedom House la risposta ad una sola semplice domanda:
in quale altra democrazia del mondo un terzo delle reti del servizio pubblico è appannaggio perenne di un solo partito (Pci e poi i suoi successori) sia che quel partito sia al governo, sia che si trovi all’opposizione?
Ed anche: come mai FH non menziona il fatto il fatto che la Rai sia gestita dal Parlamento cella Repubblica Italiana eletto a suffragio universale, attraverso una apposita commissione presieduta da un membro dell’opposizione?
FH usa certamente un criterio americanocentrico:
considera “governement” tutto ciò che è potere e tratta la magistratura e il Parlamento come emanazioni del primo ministro, cosa che è ridicola più che falsa.
Il fatto che un giornalista sia tratto in arresto e sottoposto a una restrizione della libertà mentre espleta un mandato parlamentare è una enormità da Paese del terzo mondo, e io l’ho detto in Senato fra gli applausi di tutte le forze di sinistra.
Dunque non sarà certo cospargendomi il capo di cenere e chiedendo ammenda per aver letto una diversa valutazione del caso Jannuzzi che risolverò la questione.
Direi che dal mio punto di vista la questione cambia così: apriamo un’inchiesta su Freedom House e i suoi rappresentanti, invitandoli qui, a sottostare alla verifica e a mostrare in che consiste la verifica delle loro valutazioni che sono tutte soggettive e opinabili, ma da cui – comicamente – si evince che l’Italia di Berlusconi sarebbe il doppio più libera di quella di Prodi e D’Alema, cosa - anche questa - che è una palese baggianata.
Non ho parlato di queste cose da Vespa ma può darsi che lo faccia mercoledì.
La ringrazio della sua cortesia e la informerò degli ulteriori miei passi, che ovviamente ci saranno (Panorama ha sofferto un numero di sciopero e non è stato possibile finora chiedere spazio extra per questa storia).
Un caro saluto
Paolo Guzzanti


 

 

 

Inviato: martedì 15 novembre 2005 7.02
A: 'PAOLO GUZZANTI'
Oggetto: R: Freedom House si traduce Casa della Libertà?

Caro Guzzanti, Grazie, la sua risposta mi sembra ben articolata, anche se in parte elude il problema di principio che avevo sollevato, spostandolo sull’affidabilità e sull’autorevolezza di FH. Affidabilità e autorevolezza che comunque vanno giustamente e seriamente approfondite. Ma forse quel problema di principio riguardava più Mazzolini e Manti e non lei che aveva ripreso e utilizzato le loro affermazioni/ricerche. Le confesso che non mi dispiacerebbe se lei facesse avere loro queste mie considerazioni dandomi modo forse di interloquire direttamente. Comunque mi tenga informato, anche delle eventuali puntualizzazioni che dovesse fare su Panorama, sul Giornale o in TV. La saluto e buon lavoro, Gabriele Paradisi

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 15/11/2005 07:25 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 14 novembre 2005

Quegli idioti dei latinoamericani

I negoziati per creare l'Area di libero commercio delle Americhe, ALCA o Ftaa, tenutisi a Mar del Plata in Argentina i primi di novembre, sono falliti, anche grazie alla mobilitazione di migliaia di persone e di movimenti non solo locali. Il presidente Bush in persona era sceso a Mar del Plata per cercare di convincere i capi di stato dei paesi del sud. Invano. Vediamo a grandi linee cosa prevedevano questi accordi (dal sito della Caritas Ambrosiana): "L'obiettivo centrale di questi accordi di commercio multilaterali è di garantire e proteggere gli investimenti esteri e, a tal fine, si stabilisce una lista di tutto ciò che i paesi non possono esigere dalle imprese straniere.Per esempio non si può obbligarle, le imprese straniere, ad utilizzare mano d'opera nazionale, materie prime locali o a reinvestire i loro profitti nel paese dove si insediano.
Inoltre, se uno Stato pregiudica un investimento estero, dovrà pagare all'impresa un indennizzo non solamente per l'investimento da questa realizzato, ma anche per i futuri profitti persi. Un'impresa che si senta danneggiata da una disposizione legale di un paese può chiamare tale paese a giudizio di fronte a un arbitrato internazionale, alle cui deliberazioni la società civile e la stampa non possono essere presenti. Il grosso pericolo di questi strumenti consiste nel fatto che il loro contenuto non si limita a regolare il commercio ma si estende a ben altri temi come i servizi, la proprietá intellettuale e gli acquisti dello Stato. In termini di servizi si prevede che le imprese transnazionali ricevano lo stesso trattamento di quelle pubbliche e private nazionali; settore pubblico e privato dovranno competere a paritá di condizioni.
I processi di privatizzazione dei servizi pubblici giá in atto non faranno così che continuare nel loro corso. In tema di proprietà intellettuale tutti i prodotti della conoscenza umana, forme di vita animale e vegetale, le parole e i disegni dei popoli indigeni, potranno essere brevettati, e sottratti così a coloro a cui appartengono veramente. Nel settore degli acquisti dello Stato si permetterà la libera concorrenza tra fornitori internazionali e nazionali. All'interno di questi trattati non si vede nessun meccanismo che permetta alla gente comune di poter far valere i propri diritti di fronte ai danni che possono causare gli investimenti esteri nelle loro comunità, in cambio i diritti delle corporazioni sono totalmente esigibili e con carattere vincolante
". Detto questo, guardate cosa scriveva sul Resto del Carlino (Quotidiano Nazionale) il 10 novembre Cesare De Carlo: " Ma in Sud America il nemico resta l’orco americano. Esiste il perfetto idiota? Sì, esiste, ci assicura in un bestseller Alvaro Vargas Llosa, figlio del famoso romanziere peruviano. Più in politica che nella vita normale. Più nell’America del Sud che in quella del Nord. Una volta ai tempi della guerra fredda, c’era anche in Europa. Lo chiamavano utile, perché era utilizzato dalla propaganda comunista per diffondere la convinzione che i veri, unici, autentici nemici della pace fossero gli USA. L’Unione Sovietica no: le sue divisioni nel cuore dell’Europa le manteneva solo ed esclusivamente per prestare “aiuto fraterno” quando la controrivoluzione minacciava il suo impero. Il perfetto idiota vive oggi in America Latina. Non si è accorto che il mondo è cambiato. Crede nella zavorra ideologica dalla quale in Europa si sono sbarazzati persino i postcomunisti, cioè nel socialismo statalista. Fonte di tutti i mali sono il capitalismo e il mercato libero. Causa dei dissesti e della povertà sono i gringos del Nord. Il perfetto idiota è colui che, durante il recente vertice panamericano in Argentina, è sceso nelle strade. Ha ballato al ritmo del sempre stupefacente Maratona, ha devastato banche e fast food, simboli di colonialismo economico. Ha applaudito al banale populismo di Chavez e non si è chiesto come mai nel suo Venezuela, nonostante i 100 milioni di petrodollari giornalieri, la povertà abbia oltrepassato il 50% della popolazione. Tutto questo non è nuovo. E dunque non sorprende quanto accaduto a Mar del Plata. Sorprende invece che Bush ci sia andato e abbia sperato di vendere ai partenrs latino-americani il suo piano per un’area di libero scambio. Possibile che i suoi consiglieri non gli avessero aperto gli occhi? Sì. E’ possibile. Nell’attuale Casa Bianca il disorientamento è grande. Avrebbero dovuto dirgli: Mister President non ci vada o se ci va non proponga nulla del genere, non riuscirà a convincerli tutti sulla bontà del mercato. Avrebbero dovuto ricordargli che nessuno dei suoi predecessori c’era mai riuscito. Tanto meno Bush il più impopolare presidente americano dell’ultimo secolo, e ora il messaggero sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ecco perché ai fiaschi di un periodo sbagliato ne ha aggiunto un altro in America Latina ". Ho provato a chiedergli alcuni chiarimenti. Per ora silenzio... " Gentile De Carlo, Ho letto con un certo stupore il suo articolo “Ma in Sud America il nemico resta l’orco americano” sul Resto del Carlino di giovedì 10 novembre. Diciamo che quello che mi ha colpito di più, al di là delle argomentazioni che non condivido in nulla, è il tono, degno, mi permetta, di un neo-con americano duro e puro. Senza incertezze. Lei ad un certo punto dice che una moltitudine di persone (utili idioti) “..non si sono accorti che il mondo è cambiato”. Mi domando, ma lei è sicuro di essersene accorto? Crede veramente ancora alle sorti meravigliose e progressive di questo sistema? Lei porta con una naturalezza disarmante una serie di argomentazioni e di certezze che non sembrano nemmeno sfiorate, lambite, da un minimo dubbio. Dubbio che, a guardare solo l’andamento del mondo negli ultimi quattro-cinque anni, non può non essersi affacciato, magari anche solo un attimo, nella mente di ciascuno di noi. Ricordo che lo stesso Bush, esso sì vero idiota (American Idiot lo cantano i Green Day) in mano alle lobby e a Cheney, vacillò un attimo davanti alle macerie di Ground Zero e gli sfuggì che una seria reazione a quella tragedia avrebbe dovuto prendere avvio dall’eliminazione, una volta per tutte del cancro Israelo-Palestinese, e dall’eliminazione delle enormi sacche di povertà che devastano il Sud del mondo e sono il vero terreno di coltura del terrorismo. Anche a lui, quindi, al Bush dagli occhi porcini e desolatamente ravvicinati in mezzo ad una fronte sfuggente, venne un dubbio che questo modello di sviluppo non fosse proprio l’ideale. Ma fu solo un attimo. Riprese a bombardare allegramente e non se ne parlò più. Ma noi europei, che abbiamo ancora, forse per poco ahimè, società più eque di quella americana, grazie ad una crescita economico-sociale che non ha mai dimenticato del tutto il solidarismo e la giustizia sociale, non possiamo ragionare serenamente su un possibile modello di sviluppo alternativo? Lei dice che il perfetto idiota oggi vive in America Latina (magari ha i tratti somatici indio e vive di stenti in qualche bidonville) e odia l’orco americano. Ora mi concede che alcuni popoli dell’America Latina, “aiutati fraternamente” dagli USA nei decenni scorsi, nutrano qualche diffidenza? Ha letto lei i documenti recentemente desecretati dove si esplicitano le responsabilità americane sia in Cile sia in Argentina nei primi anni ‘70? Io credo poi che anziché parlare di capitalismo e di mercato libero, si debba parlare di neoliberismo, che è un approccio leggermente diverso, se permette. Non crede che gli argentini, ma non solo loro, abbiano legittime perplessità su certe politiche di privatizzazione, liberizzazione, vista la devastazione che hanno prodotto, ad esempio su di loro i mitici Chicago Boys? Insomma il suo pezzo m’è sembrato un po’ debole. Ora se cortesemente vuole rispondermi, motivando magari in  maniera più esauriente il suo pensiero gliene sarei veramente grato. Cordialmente, Gabriele Paradisi

postato da: GabrielParadisi alle ore 14/11/2005 06:31 | Permalink | commenti (1)
categoria:america, sud america, globalizzazione e neoliberismo, de carlo cesare
giovedì, 10 novembre 2005

Freedom House: A definitive word!

 

Mercoledì, 9 novembre (ore 6:45 a.m.)

Spettabile Freedom House, Come forse sapete recentemente in un programma TV italiano (RockPolitik di Adriano Cementano) è stata presentata la vostra classifica 2005 sulla libertà di stampa nel mondo. Dopo di ciò, riguardo la posizione del nostro paese, si è sviluppata una discussione. Io leggendo “Freedom of the press 2005. a global survey of media independence” e altre parti del rapporto 2004, ho capito che lo “score” dell’Italia dipende (principalmente o soltanto) dal potere del Sig. Berlusconi (potere economico, mediatico, politico). Alcuni giornalisti (dipendenti presso testate di proprietà della famiglia Berlusconi: “Il Giornale”, “Panorama”) sostengono che la posizione e lo status dell’Italia (Partly Free, parzialmente libero) dipenda soltanto dai problemi con la giustizia avuti dai giornalisti Lino Jannuzzi e Massimiliano Melilli (episodio effettivamente riportato sul vostro report 2005). Ora io chiedo a Voi (o ad altre persone della vostra organizzazione eventualmente più coinvolte nella vicenda) se, quest’ultima opinione è vera, o se il ruolo del Sig. Berlusconi fu determinante nell’assegnazione del punteggio finale all’Italia. Vi ringrazio dell’attenzione prestatami e spero in una vostra cortese risposta. Cordiali Saluti, Gabriele Paradisi

la mail è stata inviata a: (Karin Deutsch Karlekar, Senior Researcher, Freedom of the Press intervistata da Felice Manti - articolo pubblicato su Il Giornale il 26 ottobre; Christopher Walker, Director of Studies; Arch Puddington, Director of Research; Michael Goldfarb, Senior Press Officer)

Da: Karin Karlekar [mailto: karlekar@freedomhouse.org ]
Inviato: mercoledì 9 novembre 2005 21.22
A: 'Gabriele Paradisi'
Oggetto: RE: Italy situation

 

 

Dear Gabriele: Thank you for your inquiry. I have been getting a number of emails from Italians about the Il Giornale article and we plan to issue a clarifying statement. However, let me write and tell you that it appears that I was misquoted—as you noted, our survey makes quite clear that the primary reason for Italy’s rating is the concentration of ownership issue and the relatively high degree of political control over the media. The legal cases are a minor issue and in any case occurred in 2004, whereas the downgrade occurred a year earlier.

 

 

Thanks, Karin

 

 


Mi attendo, per onestà intellettuale e per correttezza nei confronti dei lettori, un chiarimento sia su Panorama, sia su Il Giornale dai giornalisti Salvo Mazzolini, Paolo Guzzanti, Felice Manti

postato da: GabrielParadisi alle ore 10/11/2005 06:20 | Permalink | commenti (11)
categoria:il caso freedom house
lunedì, 07 novembre 2005

Libertà di stampa e stampa in libertà

Tutti ricordiamo la prima puntata di RockPolitik, quando Adriano Celentano scorse la famosa classifica di Freedom House sulla libertà di stampa. Qualche giorno dopo su Il Giornale comparve un articolo di Salvo Mazzolini (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=37848&START=0) in cui si dimostrava, con una certa dose di rassegnazione (del tipo: cosa ci tocca ripetere per arginare le menzogne della sinistra), che quel piazzamento era dovuto al caso di Lino Jannuzzi. La cosa, lo ammetto, mi sconcertò un poco. Mi risollevai quando, qualche giorno più tardi sull'Unità, leggendo il solito spassosissimo Bananas di Marco Travaglio, trovai che le affermazioni di Mazzolini erano false. Lo status di paese "Partly Free" derivava dai noti e ben più gravi motivi che tutti conosciamo. Per me, fidandomi dei riferimenti puntualmente segnalati da Travaglio, il discorso era chiuso. Finchè, su Panorama e anche ieri su Il Giornale, Paolo Guzzanti interviene e ribadisce le affermazioni di Mazzolini, prendendo spunto da ciò per dare patenti di poca serietà rispettivamente a sua figlia e al solito Prodi. A questo punto voglio vederci chiaro. Mi metto di buona lena (con internet ci vuol ben poco) e scovo i documenti necessari per dirimere la questione. Trovati , mi sento in obbligo di chiedere il conto al Guzzanti, che mi deve ancora un paio di rispostine. Questa volta, punto sull’orgoglio, il Guzzanti mi scrive, nel giro di pochi minuti… Lascio a voi la valutazione dell’intero caso. Nei commenti posterò per intero anche gli articoli che ho citato, in modo da avere una documentazione completa. Carissimo Guzzanti, Ho letto la sua “Lettera aperta a una figlia di sinistra” su Panorama. Lei scrive:   Andiamo sul pratico con un solo esempio fra i tanti. Tu ripeti spesso il dato diffuso quest’anno dall’autorevole Freedom House secondo cui l’Italia è al 53mo posto su 166 paesi quanto a libertà d’informazione. Dato imbarazzante, anzi sconvolgente. Ma che cosa significa? Salvo Mazzolini del «Giornale» ha raccontato il 24 ottobre che, trovandosi di fronte una platea di studenti tedeschi che gli chiedevano conto di questa grave situazione italiana, ha pensato di chiedere direttamente alla Freedom House il motivo di questo umiliante posto in graduatoria. E che cosa ha scoperto? Che «il pessimo piazzamento dell’Italia era dovuto all’arresto di Lino Jannuzzi, senatore del partito di Berlusconi, condannato per alcuni articoli ritenuti diffamanti». Questo (non Michele Santoro, non Enzo Biagi, non Daniele Luttazzi, e neppure te con Raiot) è l’unico e solo motivo del posto in classifica dell’Italia perché in nessun paese civile la magistratura arresta un giornalista, per di più rappresentante del popolo. Ecco perché siamo precipitati fra Ghana e Benin. Ma tu, essendo un’attrice e non una giornalista, hai prodotto una sferzante reprimenda involontariamente comica: hai cioè presentato come effetto del governo berlusconiano liberticida e censorio la persecuzione del più grande maestro del giornalismo italiano il quale è anche, come me, senatore del partito di Berlusconi. Vedi che cosa succede se si fanno pasticci fra i generi? Che si varca senza saperlo il labile confine tra Raiot e Scherzi a parte”. Ora io avevo letto quell’articolo di Mazzolini e i suoi imbarazzi di fronte alla platea di studenti mi avevano fatto sorridere, ma quell’affermazione, e cioè che la posizione in classifica dell’Italia fosse relativa al caso Jannuzzi, mi aveva molto intristito in quanto era a tutti gli effetti un autogol della sinistra… Un paio di giorni dopo sull’Unità leggo il pezzo di Travaglio che scrive:  a proposito della classifica di Freedom House sulla libertà nel mondo. Poteva chiamare Mimun, per dire, lui sì che le fonti le controlla. Sostiene Del Noce, in tandem col Giornale, che se l'Italia è al 77° posto è perché i giudici han condannato e cercato di arrestare il povero Lino Jannuzzi. Naturalmente è una balla sesquipedale, come si può controllare su www.osservatoriosullalegalita.org o direttamente al sito di Freedom House. Questa istituzione, presieduta da un noto sovversivo come l'ex capo della Cia James Wooley, ha declassato l'Italia da paese libero a "parzialmente libero" per questi motivi: 1) "Berlusconi's conflict of interest in the media", 2) Extensive interference of Berlusconi in station Rai… In 2002 he lashed put a two veteran Rai reporters, accusing them of 'criminally' misusing the station"; 3) "Gasparri low no democracy with diversity… The most flagrant and shocking example of Berlusconi's conflict of interest violating a sentence of Constitutional Council…". In inglese suona anche meglio”. Ora credo che lei abbia il dovere di dirmi e di dire ai lettori, dopo puntuale verifica, qual è la versione corretta. Ci conto, come non ho perso le speranze di ricevere una risposta sul Liberalismo… Cordialmente, Gabriele Paradisi 


Caro Paradisi,
1 - L’Italia è stata declassata nel 2003 fra i Paesi parzialmente liberi sulla base delle leggi americane che FH applica agli Stati stranieri e per questo motivo è accusata di essere americanocentrica: fra l’altro loro considerano “government” indifferentemente il Parlamento, il Governo e la magistratura, cioè il sistema di potere, il che è per noi una sciocchezza, visto che la magistratura è in conflitto con il Parlamento e con il governo e che i due giornalisti arrestati, uno è Jannuzzi, l’altro non ricordo, sono stati arrestati dalla magistratura e non dal governo, come immagina di credere Freedom House.
2 - L’Italia riceve diversi punteggi anno per anno.
3 - Nello spettacolo di mia figlia W Zapatero si dice semplicemente che l’Italia è al 53 posto nella “classifica mondiale” della libertà di stampa, senza citare la fonte e senza dire a che anno si riferisce.
4 - Ho scoperto soltanto dopo la pubblicazione del mio articolo che Sabina si riferiva (senza dirlo) al voto espresso nel 2004 e riferito al 2003. Io invece ho guardato ovviamente il dato del 2005 dando per scontato che stiamo vivendo proprio in quest’anno.
5 - E nel 2005 l’Italia ha ottenuto un punteggio ancora più basso di quello citato da Sabina a causa dell’arresto dei giornalisti da parte della magistratura.
6 - Ho fatto intervistare i responsabili della FH che hanno confermato che nel 2005, senza il caso Jannuzzi, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei, anche se pesano dei giudizi negativi sulla pretesa concentrazione delle testate e il fatto che “evidentemente” - cioè per deduzione – esiste in Italia una legislazione restrittiva sulla stampa, che è esattamente quella che FI ha proposto di abrogare.
7 - Travaglio come al solito imbroglia: è vero che esiste un punteggio inferiore agli altri paesi europei per un discutibilissimo metodo di valutazione (pensi che in nessun Paese democratico del mondo accade quel che accade in Italia: una delle tre reti del servizio pubblico, la Terza, è affidata ai partiti di sinistra che discendono dal vecchio Pci, sia quando quei partiti sono al governo che quando sono all’opposizione), ma è altrettanto certo, sono quelli di FH a dirlo, che senza le manette (virtuali) a Jannuzzi l’Italia sarebbe in decentissia posizione fra le democrazie europee.
Darò conto ai lettori attraverso il mio libro, ma la verifica chiunque può farla da solo: basta telefonare all’ufficio di NY della FH, i cui funzionari stanno per ricevere un mio invito personale a venire a controllare di persona, a mie spese, la verità di quel che hanno sostenuto. Soddisfatto? Mi faccia sapere.
Paolo Guzzanti
(lunedì 7 novembre 2005 10.50)  
Grazie Guzzanti Sono soddisfatto innanzitutto per la sua serietà, in quanto ha il coraggio di ribattere e motivare le sue affermazioni con tempestività, cercando comunque di documentare quello che dice. Gliene do atto. Credo però che qui si stia girando intorno a cavilli ed equivoci sui tempi e sull’interpretazione dei contenuti per cui alla fine tutti hanno un po’ di ragione… Mi sento però di poter ribadire, guardando esclusivamente i documenti che le allego, che le affermazioni di Salvo Mazzolini fossero inesatte, così come le sue da quelle riprese. Mi piacerebbe anche, per onestà verso i lettori, che una precisazione più esaustiva delle affermazioni fatte in questi giorni su Panorama e sul Giornale venisse effettuata immediatamente, magari su quegli stessi giornali, piuttosto che in un prossimo libro; magari riportando (ed eventualmente contestando) i brani incriminati. In tal modo, credo, si darebbe la possibilità a tutti di farsi un’opinione più oggettiva. Grazie, Gabriele Paradisi 

I brani sono tratti da “Freedom of the press 2005. a global survey of media independence”, che tutti possono scaricare in formato pdf: http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey/fop05.pdf   

 

<<Western Europe: Western Europe continued to boast the highest level of press freedom worldwide; in 2004, 23 countries (92 percent) were rated Free and 2 (8 percent) were rated Partly Free. Nevertheless, in 2003 joined as the only countries in the region to be rated Partly Free. It was the first time since 1988 that media in an EU member state have been rated by the survey as Partly Free, and in 2004 media freedom in remained constrained by the dominant influence of Prime Minister Silvio Berlusconi’s media holdings. During the year, the media environment in most countries remained stable, while saw a modest numerical improvement. A new press code, coupled with revisions made to the penal code in September 2004, led to an easing of the legal environment for the Turkish press during the year>>.

<< Italy : partly free LEGAL ENVIRONMENT: 9 POLITICAL ENVIRONMENT: 13 ECONOMIC ENVIRONMENT: 13 TOTAL SCORE: 35 - Freedom of speech and the press are constitutionally guaranteed. Legislators moved in July toward abolishing prison sentences for libel, a development welcomed by media organizations, but the proposed amendments have yet to be adopted. Politicians and their allies filed several libel suits against journalists during 2004; in February, journalist Massimiliano Melilli was sentenced to 18 months in prison and ordered to pay 100,000 euros (US$124,400). In July, a 76-year-old journalist and senator was placed under house arrest, relaxing his 2002 sentence of 29 months’ imprisonment for libel. Press freedom organizations criticized two separate government raids on journalists’ homes and offices, owing to the journalists’ refusal to reveal their sources for controversial, investigative reports. Most press outlets are privately owned but are often linked to political parties or run by large media conglomerates that exercise some editorial influence. In December, journalists at ’s leading and highest-selling daily, Corriere Della Sera, protested increasing editorial interference and pressure in the newsroom from its shareholders. The newspaper is owned by RCS Mediagroup, in which 15 of ’s major conglomerates have a stake. Concerns about the concentration of media ownership have been an issue since the election in 2001 of Silvio Berlusconi, a media magnate and ’s wealthiest individual, as prime minister. The print media, which consist of eight national newspapers, two of which are controlled by the Berlusconi family, continue to provide diverse political opinions, including those critical of the government. However, Berlusconi controls or influences six of the seven national broadcast channels. Mediaset, a company in which he has a major interest and the largest private broadcaster in the country, owns three national channels, while the state-owned network (RAI), traditionally subject to political pressure, controls three. Questions continue to be raised about the political impact of Berlusconi’s control of the media. The Osservatorio di Pavia, an independent media watchdog, reported that in the month of February, Berlusconi’s presence on television accounted for 42 percent of the time dedicated to politicians. During the year, the head of RAI, Lucia Annunziata, and one of its star television broadcasters, Lili Gruber, quit in reaction to Berlusconi’s domination of the media. A long awaited conflict of interest bill, which was intended to resolve the contradictions between Berlusconi’s private business and his role as prime minister, was passed in July. Although the bill limits the managing control politicians have over their holdings, it does not bar them from owning companies. As a result, the bill, which was criticized as being toothless by critics, will have little impact on Berlusconi’s media empire. In April, the parliament adopted a law on broadcasting reform, known as the Gasparri Law, which ostensibly introduces a number of reforms, such as the switch-over to digital broadcasting (scheduled to take place in 2006) and the partial privatization of RAI. The law was initially vetoed in December 2003 by President Carlo Ciampi, who was urged to do so by media organizations claiming the law threatened press freedom and undermined news pluralism. Although the revised law has a clause that limits the maximum revenue a single media company can earn, it excludes interests in publishing, cinema, and the music industry. Critics of the law still say that it reinforces Berlusconi’s power over the media. The new law also allows one of the three Mediaset channels, Retequattro, to continue terrestrial broadcasting. The decree runs counter to a

 

 

 


Caro Paradisi, Grazie anche a lei per l’utile scambio di opinioni. Darò maggiori dettagli, ma Panorama è in sciopero, ho saputo solo ora ed è quella l’unica sede per intervenire su una polemica che ho aperto lì. Ma stia tranquillo: io difendo soltanto la verità e sono pronto e vedere ed emendare gli errori. Ma per ora non ne vedo affatto, tutt’altro, per ulteriori motivi che ho verificato sulla FH e che poi le dirò, ma che ho tirato giù da solo via Internet e telefonando a lungo a New York. Non le chiedo di credermi sulla parola, ma “mi creda sulla parola” (per ora): ho ragione io. Le sono debitore degli sviluppi, che verranno presto. Un caro saluto, Paolo Guzzanti (lunedì 7 novembre 2005 12.17)   

 

 

Ovviamente aspettiamo con curiosità...

 


 

2002 Constitutional Court ruling that demanded the channel switch to satellite by January 2004 to ensure competition. The shift to satellite would have led to a considerable loss in the station’s market value>>.  

 

 

 



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lunedì, 07 novembre 2005

Sicurezza di sinistra

Gentile Augias, scrivo a nome mio e delle mie amiche, sgomente di vivere in una città come Bologna che non riconosciamo più come nostra. Parlo di paura, uscendo la sera, di essere aggredite da qualche extracomunitario disperato. Ci siamo sentite abbandonate  e tradite dalla sinistra ed è anche per questo che ai tempi di Guazzaloca, la sinistra ha perso il suo comune roccaforte. Noi ci siamo infuriate, abbiamo scritto alla segreteria DS e abbiamo chiesto: dove siete stati tutti questi anni, dove? Certo non in mezzo alla gente! La sinistra a Bologna aveva ignorato quello di cui oggi ha finalmente tenuto conto Cofferati, la sicurezza. Non era scesa in strada ad ascoltare la gete, addirittura si “derise” in Tv, chi era spaventato e preoccupato dell’aumento dell’illegalità e della criminalità. La sinistra non ha difeso le sue donne, le sue figlie, perché politicamente i deboli vanno difesi “di più”. Non siamo razziste, non lo siamo mai state, non odiamo gli extracomunitari. Cofferati ha detto una cosa che nessuno ha avuto il coraggio di dire: i “lavavetri”, quando al volante ci siamo noi donne, ci intimoriscono, sputano sui vetri, scuotono la macchina, ci insultano, una mia giovane amica s’è presa un ceffone. Mio marito già due volte è dovuto scendere in “difesa” di donne alla guida della macchina. Bologna non è una città razzista, ma se va avanti così rischia di diventarlo. Introduciamo un po’ di legalità e un po’ meno di ipocrisia. Se il “debole” fa del male perde mi pare il suo diritto di essere difeso per principio. Anche io ho diritto ad essere difesa e tutelata. Attraverso questa lettera vorrei che il sindaco Cofferati sapesse che gli siamo vicine, che non deve farsi ricattare dai finti moralisti, spero che la sinistra abbia il coraggio di fare scelte appropriate alla gravità della situazione a tutela delle cittadine e dei cittadini di questa città. Per ritrovare il piacere di viverci.

Milena Rinaldi (mierre@virgilio.it)

 

Gentile Signora Milena, mi permetto di scriverle dopo aver letto la sua testimonianza che Corrado Augias ha pubblicato ieri su Repubblica. Sono anch’io un cittadino di Bologna e seguo con molta attenzione e apprensione quello che sta accadendo in queste settimane. Vorrei fare alcune considerazioni su quello che lei ha scritto in quanto non lo condivido, pur essendo comprensibile. Lei riporta una serie di angherie che pare, fossero diventate la normalità, riservate dai “lavavetri” alle guidatrici donne. L’unica volta che io ho visto direttamente qualcosa (all’incrocio di Porta S.Felice) è stato di segno opposto: una distinta signora, scese dall’auto mentre il lavavetri cingalese era distante, e gli rovesciò il secchio con l’acqua (!?). Ma le chiedo, quante volte, le signorine o le signore come lei sono oggetto di maleducazioni o di “manesche” attenzioni da parte di cittadini bolognesi purosangue? Potrei poi riportarle decine e decine di esempi di quali trattamenti si trovano a dover sopportare badanti extracomunitarie di tutte le età e colore da parte di insospettabili e all’apparenza teneri nonnetti. Come vede se non usciamo dal particolare, difficilmente possiamo trovare una soluzione. Chiunque è pronto a trovare un episodio, veniale o grave, che non aggiunge nulla ad una tesi o all’altra ma serve solo a radicalizzare le posizioni e le intransigenze. Io credo che il problema sia molto più complesso. Lei ci ricorda come la città, storicamente rossa, abbia voltato le spalle nel 1999 alla sinistra che non aveva capito e messo al centro del suo programma il problema della sicurezza. E’ un luogo comune che non trovo completamente vero, anche se è universalmente ritenuto tale. Mi spiego. Guazzaloca e la destra misero in effetti il problema sicurezza prima di tutto, cavalcando il diffuso malumore e la loro intrinseca natura. Venne istituito addirittura un assessorato apposito, che si è poi in brevissimo rivelato un velleitario e ridicolo esperimento, passando in men che si dica in gestione da un superpoliziotto di incerta moralità ad un evanescente scrittore di certa incapacità. Che risultati conseguirono? Sulla voglia di ordine e disciplina di certe forze politiche che costituivano la vecchia giunta, nessuno ha mai avuto e tuttora ha dubbi; c’erano volontà e mezzi, oltrechè la vicinanza dei cittadini, quella stessa che ora lei e le sue amiche riservate a Cofferati. Perché, le chiedo, non si ottenne comunque nessun risultato concreto e oggi, girare la sera per le strade di Bologna è insicuro come nel 1999 e forse anche di più? Beh io credo che questa crescente insicurezza derivi dal fatto che le nostre società sono cambiate. In Italia anche più tardi rispetto ad altri paesi del nord del mondo. Le nostre città non sono più quelle degli anni 60 e 70 (tralasciando peraltro le  parentesi terroristiche). La nostra società è cambiata ma contemporaneamente non sono cambiate le strutture sociali. Ieri il Carlino riportava dei dati, che andrebbero analizzati con maggior dettaglio, in cui risultava che a Bologna gli extracomunitari (immagino quelli regolari) costituiscono circa il 6% della popolazione. Sono numeri importanti che modificano equilibri ed esigenze sociali. Sempre ieri, su Repubblica, c’era un bel servizio di Giorgio Bocca sulle periferie del nord Italia che sorsero negli anni 50 e 60 per accogliere l’immigrazione dal sud. Sappiamo tutti come fu complesso, lungo e difficile il processo di integrazione. Teniamo conto poi che allora, si spostarono milioni di persone che comunque, dove arrivavano, trovavano tutto sommato una casa, un lavoro, un’assistenza. Non fu tutto liscio e facile, ripeto, ma c’erano strutture pronte a lavorare e a lottare per rendere la vita di queste persone accettabile e dignitosa. Penso al sindacato, alle amministrazioni politiche, al tessuto industriale. Ma c’era, soprattutto, e lo ripeto, il lavoro, sicuro e pagato, una concreta prospettiva di futuro. Oggi chi si muove (e lo fa con le stesse motivazioni di allora: cercare di esistere dignitosamente e provare a dare un futuro a sè e ai propri figli) trova il nulla, l’incertezza e la precarietà più totali. Non un tetto per ripararsi, non un lavoro garantito, nessuna tutela.  In questi mesi e in questi giorni, stiamo assistendo a come abbiano fallito i modelli d’integrazione britannico e francese. Non li conosco in dettaglio per dire se fossero più o meno solidali, e a che livello di tolleranza si assestassero, ma quello che mette in luce questo loro fallimento è che non c’è metodo, non c’è linea dura o morbida che tenga. Il problema fondamentale io credo che sia nel nostro modello di sviluppo in quanto tale. E’ troppo iniquo, troppo fondato sul profitto. In nome di un astratto concetto di sviluppo e di crescita, si stanno smantellando tutte le certezze, tutte le conquiste sociali. In questo contesto di incertezza e precarietà (anche per i cittadini riconosciuti), poi, come se non bastasse, si riversano moltitudini dolenti e affamate, con culture e abitudini diverse, ma con gli stessi nostri bisogni… E’ questa la complessa realtà che abbiamo di fronte. Non credo che si possa ragionare con gli schemi di trenta o quaranta anni fa. Bisogna ridisegnare la nostra società per intero. Le azioni di polizia (mediaticamente roboanti ma inutili nella sostanza) servono solo ad aggiungere rabbia e ingiustizia laddove c’è già disagio ed esasperazione in abbondanza. L’allarme molto serio e puntuale fatto da Prodi sabato, ovviamente osteggiato e ridicolizzato da questa brutta destra italiana, non deve cadere nel vuoto. Ecco sono queste le argomentazioni, è questa l’energia propositiva per cambiare la società e prosciugare le fonti dell’ingiustizia e della disperazione, che mi aspetterei di sentire sempre  e comunque da sinistra, sia dai politici ma anche dai semplici cittadini, e non ovvie e viscerali reazioni istintive come leghisti qualunque… Cordialmente, Gabriele Paradisi

 

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 07/11/2005 06:50 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 05 novembre 2005

Cofferati di sinistra (dialogo con Davide Giacalone)

So bene che termini come “destra” e “sinistra” sono sempre più privi di significato reale, ma, per quel che valgono e per quel che evocano, ciò che si agita a Bologna pone il problema se la condotta adottata dal sindaco, Sergio Cofferati, sia di sinistra, o meno.  Il problema si pone perché una parte consistente e determinante della sinistra si oppone alle scelte del sindaco, facente parte dello stesso schieramento e della stessa giunta.  Intanto vediamo se la condotta del primo cittadino è giusta o sbagliata, ed io credo che sia giusta (e, del resto, lo avevo scritto anche all’inizio di questa storia). Il rispetto della legalità è un giusto principio. Ma l’invocazione di legge ed ordine non era forse una bandiera della destra? E come la mettiamo con la solidarietà sociale, bandiera di una parte del mondo cattolico?  La mettiamo come segue: il disagio sociale, l’insediamento dell’immigrazione, il fiorire della piccola delinquenza e le prepotenze delle bande sono fenomeni che albergano prevalentemente nei quartieri popolari e nelle periferie, pertanto non è certo di sinistra (sempre per quel che vale) lasciare che ciascuno si tenga i propri problemi: i più ricchi quelli delle deiezioni (cacate) canine, i più poveri i villaggi abusivi dei nomadi. Di più, si deve stare attenti a che l’abbandono di ciascuno al proprio destino, il non intervento pubblico per garantire il rispetto della legalità, finiscano con l’essere l’incubatore di razzismo, xenofobia e reazioni tanto spontanee quanto esecrabili. In quanto alla solidarietà verso i marginali ed i marginalizzati, questa consiste, secondo me, nell’aiutarli a non essere più tali.  Una politica attenta ai loro problemi ne favorirà l’inserimento nella normalità e non ne garantirà, invece, la sopravvivenza nella diversità.  Faccio un esempio concreto: i bambini dei nomadi, o degli zingari, chiamateli come vi pare, devono andare a scuola, a loro deve essere offerta la possibilità di una vita diversa e meno precaria.  Non m’interessa un bel niente se qualche loro parente ritiene superiore la vita libera da case, scuole, obblighi e pasti caldi, preferendo l’accattonaggio quando non il borseggio, non m’interessa, e dico: fin che siete sul suolo italiano quei bambini vanno a suola, se non ce li mandate saremo noi a mandare voi in galera.  Ecco, questa credo sia una buna solidarietà, non parendomi tale quella che aiuta gli emarginati a restare tali. Problemi come questi non appartengono solo all’orto chiuso di casa nostra, ma riguardano tutta l’Europa.  Basta guardare quel che sta succedendo in Francia.  Ed è certo significativo che a proclamare l’esigenza di una linea dura sia Nicolas Sarkozy, fino a qualche tempo fa, in ragione della sua politica favorevole alle convivenze religiose, ammirato da una parte della nostra sinistra, ed a promuovere la linea morbida e dialogante sia Dominique de Villepin, l’uomo più vicino a Chiraq, e non certo amato dalla sinistra francese. Questo capita, ed è bene che capiti, quando la politica smette di essere gargarismo degli schieramenti e si mette a lavorare sui problemi concreti.

Davide Giacalone

www.davidegiacalone.it

 

 

Gent.le Giacalone, Ho letto il suo articolo “Cofferati di sinistra” e mi permetto di fare alcune considerazioni. Sono di Bologna e sto seguendo con molta attenzione quello che sta accadendo in città. Lo scorso anno ho votato per Cofferati, sono di sinistra, ma dissento decisamente dall’operato del sindaco nel caso dei lavavetri e dei baraccati. Lo ritengo un’inutile atto di forza che ha spiazzato la destra, invadendo il suo terreno preferito, ma non ha risolto nulla, anzi ha acuito le distanze con quei gruppi sociali e quei movimenti coi quali si potevano e si dovevano cercare soluzioni più coraggiose e serie. Io penso che il problema dell’immigrazione e il disagio sociale in genere non si risolvano con interventi di ordine pubblico (polizia, ruspe, etc..) e penso anche che un approccio di quel tipo non possa essere la prima o l’unica opzione di qualcuno che si dichiara di “sinistra”. I termini “destra” e “sinistra” per me infatti hanno ancora ragion d’essere. Da “destra” per la salvaguardia e la conservazione di taluni valori (la patria, la famiglia, la religione) spesso si invocano con inflessibilità, legge e ordine. La “sinistra” dovrebbe avere nel suo dna sentimenti che per semplicità chiamiamo, solidarietà, tolleranza, accettazione delle diversità e questi normalmente non presuppongono il rigore e la forza fisica. Fatta questa semplificazione, non è secondo me di sinistra, quindi, la soluzione che lei prospetta, come esempio, per i nomadi. Dove finisce il rispetto delle culture e della dignità delle persone? Ma questo è un altro discorso. Al di la di questo io non dico che non debbano esserci leggi e regole. La convivenza civile sarebbe impossibile. Dico però che la disobbedienza civile è comunque un valore democratico e quindi, nel rispetto delle persone, talvolta per superare leggi inique, si possa o si debba violarle, anche solo simbolicamente. Cofferati dice "La non condivisione di leggi che producono effetti negativi sulla persona o sulle comunità, oppure la mancanza di norme efficaci in materie importanti, deve portare all'azione per la loro modifica e per la loro definizione in parlamento". Giusto, in teoria, ma vediamo tutti a cosa è ridotto oggi il Parlamento italiano… precettato per l’approvazione di leggi ad personam ed elettorali, utili solo a preservare gli interessi e il potere di pochi. E per quanto riguarda nello specifico il problema dei migranti, questa maggioranza (senza di fatto recepire alcun suggerimento dell’opposizione) ha emanato la Bossi-Fini che Cofferati stesso definisce “negativa ed incoerente, incapace di contrastare il lavoro nero e clandestino compreso quello dei minori fonte di tante distorsioni economiche e ingiustizie sociali”. Quindi? Cosa si fa? Si aspetta e si spera nella prossima legislatura? E intanto dove si dorme nelle notti d’inverno? Se si fossero sempre “rispettati” e aspettati con pazienza gli ordini costituiti, credo che oggi vivremmo ancora tutti quanti sotto oligarchie, dittature, tirannie. Vediamo in definitiva cosa è successo a Bologna … Ci sono migliaia di poveri giunti da aree disperate e povere del mondo, che cercano i lavori più umili pur di sfamare se stessi e i loro cari, quasi sempre sono sfruttati, malpagati, ma sono assolutamente funzionali al sistema (fanno lavori utilissimi quanto ingrati). Tutto bene quindi (chiudiamo un occhio sulla legalità di queste pratiche) durante l’orario di lavoro, ma poi di fatto, ci si disinteressa totalmente di loro. Hanno una casa? Un posto riparato dove mangiare, riposare, accudire i figli? Questo sembra non riguardarci più, anzi, la loro vista, sono stracciati e sporchi, spesso ci disturba. Le confesso che a me disturbano di più le deiezioni canine. Sarà perché vivo in Saragozza, un quartiere ricco… Ora le sembra che abbattere i ripari di fortuna in cui vivono queste persone per ripararsi dalla pioggia sia una soluzione? E aggiungo, le sembra una soluzione di sinistra?

Grazie Gabriele Paradisi

 

 

Gentile Signor Paradisi.la ringrazio per le sue osservazioni e le segnalo che quel mio intervento ha suscitato diverse proteste, ma di segno opposto alle sue riflessioni: secondo alcuni lettori a forza di tollerare ecc. ecc..  Lo dico solo per segnalare quanto l’essere prevenuti finisca con l’affibbiare ad altri opinioni che non hanno.  Come quella sui nomadi, che lei mi affibbia. Rilegga quel che ho scritto, e troverà che non ce l’ho affatto con nomadi e zingari ma non ritengo sia un loro diritto prendere i loro figli e metterli ad elemosinare (che non è un comportamento di “tutti” i nomadi e zingari, grazie al cielo).  In quel caso ritengo legittimo l’intervento repressivo, a tutela di quei bambini.  A tutela di quei bambini. Chiaro? E veniamo a Cofferati.  Io non vivo a Bologna, quindi lei ne sa più di me.  Però leggo e quel che sostiene il sindaco mi pare convincente: la legge si rispetta e la si fa rispettare.  Mi pare un bel principio, perché il non rispetto della legge è sempre un danno per i più deboli, non per i più forti e protetti. Non mi pare che la condotta della destra sia ispirata all’uso della forza per far rispettare dio patria e famiglia, anche perché a Bologna, fino a qualche settimana fa, avevate un sindaco di destra e nulla di simile è accaduto (altrimenti Cofferati non avrebbe nulla da sbaraccare). Ma il punto che mi ha colpito di più è relativo alle sue osservazioni sul Parlamento e le leggi.  Penso lei non se ne sia reso conto, ma quel che scrive è in antitesi con la democrazia.  Non con questa o quella parte politica, ma con la democrazia.  Il Parlamento della Repubblica è stato liberamente eletto e riflette la volontà popolare.  Questa è la sorgente di legittimità, in una democrazia.  Ciò non significa che se ne debbano condividere tutti i provvedimenti, ed io stesso ne ho criticato ed attaccato molti, ma se lei crede che si possa, in democrazia, comportarsi diversamente da quel che stabiliscono le leggi, anche quelle che non si condividono, seguendo il metro di una propria legittimità morale personale ed ignorando il metro della sovranità popolare, non solo si sbaglia, ma commette l’errore che porta alle dittature.  Il che non è molto di sinistra, credo. Con un cordiale saluto Davide Giacalone

 

La ringrazio molto della sua cortese e tempestiva risposta. In poche righe e con molta fretta, forse non sono riuscito a rendere con chiarezza la mia opinione. La tranquillizzo, non mi sento e non credo di essere un pericoloso sovversivo. Credo comunque che, data la complessità dei problemi che ci troviamo di fronte, certe forme di rappresentanza e certe rigidità strutturali siano ormai solo un impedimento alla ricerca di soluzioni vere e concrete. In altre parole, talvolta anche con una certa dose di ipocrisia, si salvano le apparenze con puntiglio, ma si lasciano inalterati di fatto i problemi, quelli che del resto si trovano ad affrontare quotidianamente le persone più deboli. I non rappresentati. Io nel comportamento di Cofferati ho visto soprattutto una estrema e fuori luogo rigidità (dettata forse da finalità d’immagine ergo di potere… oggi Cofferati è infatti politicamente più forte), rigidità dicevo su principi astratti e parziali. Parziali perché la legalità è stata sbandierata per sgomberare insediamenti certamente non consentiti, ma non si è evocata, per esempio, mettendo in atto interventi egualmente eclatanti dal punto di vista mediatico, andando a colpire la ben più grave piaga del lavoro nero, che è, tra l’altro, strettamente connessa al problema dei migranti. S’immagini l’arrivo delle camionette della polizia, e della guardia di finanza, etc.. in un cantiere qualunque… verificare l’osservanza delle norme di sicurezza, la regolarità dei lavoratori, etc.. etc.. E scoprire quello che tutti sanno... Ma una cosa è colpire qualche decina di diseredati indifesi, un’altra cosa è colpire interessi economici e finanziari… Io non sono in antitesi alla democrazia e nemmeno sono un anarchico. Io sono per una democrazia più ampia e vera. La chiami pure democrazia partecipata. Una democrazia cioè che dia spazi e voce a coloro i quali oggi ne hanno, ahimè, ben pochi. Credo infine, che potremmo anche continuare a far finta che tutto stia andando per il meglio. Potremmo continuare a pensare che le regole e le norme che ci siamo dati siano sufficienti a gestire esodi biblici e che bastino per contenere e temperare quella deriva liberista che sta aumentando a dismisura le aree di povertà e di indigenza, ma ho paura che, se così faremo, verremo travolti e spazzati via in tempi più brevi di quanto ci immaginiamo. Quello che sta accadendo in queste ore nelle banlieu parigine è molto significativo e inquietante. Quello che abbiamo percepito accadere solo qualche settimana fa a New Orleans è sulla stessa lunghezza d’onda. Tanti terzomondini (come li chiama Beppe Grillo) all’interno delle nostre non più opulente città, pronti a scoppiare sempre più violentemente alla prima occasione. Io non so dire quali possono essere le soluzioni praticabili, ma certo non si estirpano queste metastasi con interventi di ordine pubblico e la sinistra, quella in cui io continuo a credere, dovrebbe usare ben altre armi, ben altra fantasia e immaginazione, Grazie ancora, cordiali saluti Gabriele Paradisi

 

Gent.le Giacalone,

 

 


Gent.le Giacalone,

 


Gentile Signor Paradisi.
la ringrazio per le sue osservazioni e le segnalo che quel mio intervento ha suscitato diverse proteste, ma di segno opposto alle sue riflessioni: secondo alcuni lettori a forza di tollerare ecc. ecc..  Lo dico solo per segnalare quanto l’essere prevenuti finisca con l’affibbiare ad altri opinioni che non hanno.  Come quella sui nomadi, che lei mi affibbia. Rilegga quel che ho scritto, e troverà che non ce l’ho affatto con nomadi e zingari ma non ritengo sia un loro diritto prendere i loro figli e metterli ad elemosinare (che non è un comportamento di “tutti” i nomadi e zingari, grazie al cielo).  In quel caso ritengo legittimo l’intervento repressivo, a tutela di quei bambini.  A tutela di quei bambini. Chiaro? E veniamo a Cofferati.  Io non vivo a Bologna, quindi lei ne sa più di me.  Però leggo e quel che sostiene il sindaco mi pare convincente: la legge si rispetta e la si fa rispettare.  Mi pare un bel principio, perché il non rispetto della legge è sempre un danno per i più deboli, non per i più forti e protetti. Non mi pare che la condotta della destra sia ispirata all’uso della forza per far rispettare dio patria e famiglia, anche perché a Bologna, fino a qualche settimana fa, avevate un sindaco di destra e nulla di simile è accaduto (altrimenti Cofferati non avrebbe nulla da sbaraccare). Ma il punto che mi ha colpito di più è relativo alle sue osservazioni sul Parlamento e le leggi.  Penso lei non se ne sia reso conto, ma quel che scrive è in antitesi con la democrazia.  Non con questa o quella parte politica, ma con la democrazia.  Il Parlamento della Repubblica è stato liberamente eletto e riflette la volontà popolare.  Questa è la sorgente di legittimità, in una democrazia.  Ciò non significa che se ne debbano condividere tutti i provvedimenti, ed io stesso ne ho criticato ed attaccato molti, ma se lei crede che si possa, in democrazia, comportarsi diversamente da quel che stabiliscono le leggi, anche quelle che non si condividono, seguendo il metro di una propria legittimità morale personale ed ignorando il metro della sovranità popolare, non solo si sbaglia, ma commette l’errore che porta alle dittature.  Il che non è molto di sinistra, credo. Con un cordiale saluto Davide Giacalone

 


postato da: GabrielParadisi alle ore 05/11/2005 17:55 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 04 novembre 2005

Di sinistra sarà lei...

Caro Gabriele, scusa il ritardo con cui ti rispondo ma per una settimana non ho avuto modo di accedere alla rete (tant'è che soltanto ieri ho saputo della mossa dell'Augias)... Inoltre, di seguito ti incollo il testo della mia risposta ad Augias il quale, alla mia domanda perchè non mi avesse pubblicato, mi aveva scritto "troppa fretta pcottino - uscirà domani - impari la lezione sia più umile e soprattutto affronti le cose con più calma cordialmente ,Corrado Augias". Ho replicato: Troppa grazia C.Augias, mi ha pubblicato! Noto però che, con astuti tagli, mi ha voluto far passare per un “agitato rifondarolo"... Guardi Corrado, l’unica lezione che da questa vicenda ritengo di aver appreso ha a che vedere con l’inutilità dello scrivere alla sua rubrica: rispetto alla sua astuzia giornalistica “tanto di cappello”, riguardo alla sua capacità di dar spazio a chi la pensa diversamente, mi lasci dire, Voltaire si rivolterebbe nella tomba!! Quanto all’umiltà... io ho semplicemente cercato di dire come la vedo a partire dagli studi e dall’esperienza sul campo maturata in questi anni con riferimento alla tematica da lei sollevata, il suo mi è sembrato principalmente uno sfogo da “tuttologo benpensante” (accetti il suggerimento: legga un po’ di letteratura sociologica  e urbanistica contemporanea sul tema). Nel frattempo sul Lungoreno, così come nelle periferie francesi, quando i problemi sociali vengono trattati come problemi di ordine pubblico i successi sono difficili da conseguire... e infatti se non mi sbaglio la baraccopoli a Bologna è già risorta a 10 metri di distanza... Ma in fin dei conti agli “intelligenti di sinistra” della questione specifica di cui si parlava cosa importa? Meglio usare le lettere per ridurre tutto alle beghe politiche interne all’opposizione e addirittura per ritirare fuori le vicende della caduta del governo Prodi. Mi sottraggo a questa deriva del dibattito, non mi interessa. Torno ad occuparmi, con passione, di problemi di politiche e di ricerca dell’efficacia nel governo della città. Non credo che ci sentiremo ancora, Le auguro buona fortuna... anche se credo che trovarsi di tanto in tanto a dover fare i conti in prima persona con la sfortuna e i problemi “pratici” di sopravvivenza urbana non le farebbe male... Sempre Cordialmente. Paolo Cottino

 

Paolo Cottino, è ricercatore in Pianificazione e Politiche Pubbliche del Territorio presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. A Milano, dove vive, collabora con l'Istituto per la Ricerca Sociale e il Politecnico sui temi della riqualificazione urbana. Da anni partecipa attivamente all'esperienza della Cascina Autogestita Torchiera Senzacqua. Nel 2003 ha pubblicato presso Eleuthera "La città imprevista. Il dissenso nell’uso dello spazio urbano" (http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=163): Il tema: Un multietnico mercato di strada, edifici occupati da comunità immigrate, la battaglia di un gruppo di anziani a difesa di un ritaglio di terra trasformato in orto: tre storie scelte dall'autore per intraprendere una riflessione sul significato di comportamenti urbani, sviluppati per affrontare situazioni di privazione. Una traccia per osservare gli spazi metropolitani con pensiero creativo. Tre storie di frontiera tra le molte che ogni giorno hanno luogo nelle nostre città: l'autorganizzazione della sopravvivenza in edifici abbandonati delle comunità immigrate; la spontaneità sociale e la mescolanza culturale di un mercato di strada informale; l'appassionata battaglia di un gruppo di anziani a difesa di un ritaglio di terreno trasformato in orto. Spazi trascurati e anonimi ridefiniti da soggetti collettivi attraverso una sospensione della "norma" che garantisce una nuova fruibilità dello spazio. Dal viaggio all'interno di questi tre mondi il libro trae lo spunto per una riflessione di carattere più generale sul significato di questo tipo di comportamenti urbani, che il più delle volte scaturiscono dalla sinergia tra una condizione di privazione e l'attivazione di una originale capacità immaginativa e realizzativa di soluzioni alternative a quelle tradizionalmente previste.

postato da: GabrielParadisi alle ore 04/11/2005 06:06 | Permalink | commenti (1)
categoria:immigrazione e legalità, augias corrado