mercoledì, 30 novembre 2005

Onorevole Vito, mi permetto di scriverLe

Gent.le Onorevole Elio Vito

 

Mi permetto di scriverLe per tornare su un argomento di cui mi sto occupando e sul quale, ormai oltre un mese fa, Lei intervenne pubblicamente. Sto parlando del caso Freedom House e della classifica da essi stilata sulla Libertà d’Informazione, che vede l’Italia tristemente relegata praticamente all’ultimo posto tra le nazioni “occidentali” ed etichettata con lo status “Partly Free”. Questa classifica, estratta dal rapporto annuale che quell’organizzazione americana aveva pubblicato nell’aprile scorso, venne resa nota al pubblico televisivo durante l’ormai famosa prima puntata di RockPolitik. In quella trasmissione si faceva esplicitamente capire che il motivo di quella umiliante posizione fosse principalmente, per semplificare, la concentrazione di potere in mano all’attuale Presidente del Consiglio. Immediatamente nei giorni successivi, giornali filogovernativi (magari di proprietà del suddetto Premier o della sua famiglia), pubblicarono una serie di articoli in cui si dimostrava che in realtà quella posizione dipendeva da uno spiacevole episodio di giustizia occorso al giornalista e senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. Se ciò era vero si poteva parlare addirittura di un paradosso grottesco, ovvero “la condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi era costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana”. E infatti qualcuno ne scrisse, esattamente in questi termini, e cioè Bruno Vespa. In realtà, e qui vengo al punto, questa interpretazione, risultata poi assolutamente falsa, venne non solo riportata su certi giornali, ma venne anche declamata ed adeguatamente enfatizzata in televisione. E ciò in almeno un paio di programmi: “Matrix” il 24 ottobre, e “Porta a Porta”. In puntate diciamo così “riparatorie”. In particolare Lei intervenne nella trasmissione di Bruno Vespa a sostenere quella tesi il 27 ottobre. Lei certo sa che Freedom House ha dovuto poi emettere una Nota Ufficiale, il 21 novembre, per sgombrare definitivamente il terreno da equivoci o cattive interpretazioni e ribadire che la vera motivazione della posizione italiana non era il certamente il caso Jannuzzi. Lo stesso Paolo Guzzanti, vice direttore de Il Giornale, che aveva utilizzato quell’argomento in almeno un paio di suoi pezzi, il 18 novembre scorso ha pubblicato un articolo che rettifica i precedenti, prendendo atto della verità ormai assodata. Purtroppo quello che non mi risulta sia ancora avvenuto è una pubblica smentita televisiva fatta dalle stesse persone che avevano riportato la notizia, negli stessi luoghi e alle stesse platee. Le chiedo pertanto, confidando nella sua onestà intellettuale e nel suo spirito liberale, di fare tutto ciò che è in suo potere per riparare l’increscioso disguido. Lei sicuramente avrà modo di chiedere al Dott. Vespa di poter intervenire in una prossima puntata di Porta a Porta e consentirle così di ristabilire la corretta informazione e verità. E’ un dovere, credo, di fronte ai cittadini che hanno il diritto di credere ai loro rappresentanti, che possono certo sbagliare, magari perché male informati, ma che poi onestamente sono disponibili ad ammettere l’eventuale errore o leggerezza commessi. Ci conto veramente. Cordialmente

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 30/11/2005 09:55 | Permalink | commenti (12)
categoria:il caso freedom house, vito elio
martedì, 29 novembre 2005

Lettera aperta a Mentana e Vespa

Gent.le Dott. Mentana

Nella puntata di Matrix del 24 Ottobre è stato enfatizzato come “il declassamento dell'Italia al 77° posto per libertà di espressione nella famosa classifica redatta da Freedom House, fosse da attribuire alla condanna di Lino Jannuzzi per diffamazione”.  Il Giornale due giorni dopo le dava il merito di questo approfondimento scrivendo: “Tra i segnali di risveglio giornalistico, un servizio (quello di Matrix, ndr) in cui si cercava di capire da dove venisse fuori la famosa classifica su scala mondiale della libertà d'espressione compilata dall'associazione «Freedom House» ed evocata con superficiale enfasi in Rockpolitik, in che modo fossero stati stabiliti i suoi criteri di formulazione e a quali anni si riferissero. Un servizio che qualsiasi programma giornalistico o tiggì avrebbe dovuto preparare tempestivamente se non troppo impegnato a correre dietro alle vicissitudini sentimentali di Al Bano”.  (Il Giornale. La Redazione, 26-10-2005). Peccato che quell’interpretazione ripresa anche da molti altri giornali fosse del tutto falsa. Lo stesso Paolo Guzzanti che aveva utilizzato questo argomento in diversi suoi articoli su Il Giornale e su Panorama, ha dovuto ammettere l’errore (Il Giornale, 18/11/05), mentre Freedom House il 21 novembre ha anche emesso un comunicato in cui ha precisato ulteriormente come stanno le cose. Detto questo, quello che manca ancora (o così a me ad oggi risulta) è una pubblica smentita in TV, laddove cioè quella notizia inesatta è stata declamata con una certa enfasi. Pertanto Le chiedo se nella prossima puntata di Matrix sarà così gentile da provvedere, ripristinando una giusta situazione in termini di informazione corretta e veritiera. Analoga richiesta verrà inoltrata al Dott. Vespa in merito alla trasmissione Porta a Porta, dove il 27 ottobre si comunicò la stessa imprecisa interpretazione per bocca dell’Onorevole Elio Vito. Se queste smentite non venissero effettuate negli stessi luoghi e alle stesse platee credo che sarebbe legittimo per tutti pensare che l’informazione in Italia meriti tutto sommato la disonorevole posizione a cui ci ha relegato Freedom House. Non crede? Grazie

 

 

 

 

Gent.le Dott. Vespa

Nella puntata di Porta a Porta del 27 Ottobre l’Onorevole Elio Vito ha sostenuto che il cattivo piazzamento dell'Italia nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa (77° posto nel mondo) sia dovuto alla condanna per reati d'opinione del giornalista (e senatore di Forza Italia) Lino Iannuzzi. Lei stesso il giorno dopo su Panorama scriveva: “Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?”. Peccato che quell’interpretazione ripresa anche da molti altri giornali fosse del tutto falsa. Lo stesso Paolo Guzzanti che aveva utilizzato questo argomento in diversi suoi articoli su Il Giornale e su Panorama, ha dovuto ammettere l’errore (Il Giornale, 18/11/05), mentre Freedom House il 21 novembre ha anche emesso un comunicato in cui ha precisato ulteriormente come stanno le cose. Detto questo, quello che manca ancora (o così a me ad oggi risulta) è una pubblica smentita in TV, laddove cioè quella notizia inesatta è stata declamata con una certa enfasi. Pertanto Le chiedo se nella prossima puntata di Porta a Porta sarà così gentile da provvedere ripristinando una giusta situazione in termini di informazione corretta e veritiera. Analoga richiesta verrà inoltrata al Dott. Mentana in merito alla trasmissione Matrix, dove il 24 ottobre si comunicò la stessa imprecisa interpretazione. Se queste smentite non venissero effettuate negli stessi luoghi e alle stesse platee credo che sarebbe legittimo per tutti pensare che l’informazione in Italia meriti tutto sommato la disonorevole posizione a cui ci ha relegato Freedom House. Non crede? Grazie

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 29/11/2005 09:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:televisioni, mentana enrico, vespa bruno, il caso freedom house
venerdì, 25 novembre 2005

Senatore, ma la TV?

Senatore Guzzanti, solo un paio di osservazioni.

 

Citando la Karlekar Lei dice: “promettendo con imbarazzo uno statement che non è mai venuto” e poi ancora “la loro difesa consiste in una imbarazzante serie di dilazioni e promesse non mantenute, come quella dello statement”. Lo Statement in realtà è stato pubblicato il 21/11. Nel mio blog è presente e il Sig. Manti l’ha utilizzato per stendere il suo articolo del 23/11.

 

Sui metodi e sulle fonti utilizzate da FH, stiamo preparando un questionario (anche spero con la collaborazione di Manti), da sottoporre loro al fine di chiarire tutti gli aspetti oscuri e ambigui. Dalla risposta formale che otterremo, se la otterremo, credo che tutti saremo in grado di farci un’opinione oggettiva e seria, una volta per tutte.

 

 

Infine credo che sia un suo sacrosanto diritto, se lo ritiene, attivare quei provvedimenti che a suo dire restituirebbero la dignità offesa al nostro paese. Le faccio però notare che quello di FH non è l’unico rapporto o documento emesso da organizzazioni internazionali che rileva e critica la situazione dell’informazione in Italia. Esistono documenti dell’ONU, del Parlamento UE, dell’OSCe, del Consiglio d’Europa, della Federazione dei Giornalisti Europei e di Reporter Senza Frontiere.  Un fronte decisamente ampio al quale probabilmente bisognerebbe rispondere con argomenti e con fatti, piuttosto che con la carta bollata. In ogni modo non spetta a me dire cosa deve fare.

 

 

Ci sarebbe però prima, credo, un’altra riparazione che andrebbe fatta in nome della giustizia. Lei, che è persona onesta e corretta, ha ammesso pubblicamente (articolo su Il Giornale del 18/11) l’errore che era stato fatto riguardo a Jannuzzi e FH. Lei sa meglio di me però che i giornali sono letti da una minoranza esigua di persone, e spesso ognuno legge quei quotidiani dove si aspetta di trovare le notizie che confortano il suo sentire politico. I lettori de Il Giornale, pertanto, e quelli come me che pur avendo idee diverse amano documentarsi anche sulle opinioni lontane dalle loro, hanno apprezzato il suo gesto nobile. Il guaio è che una moltitudine ben più ampia di persone, quelli che non leggono e magari guardano solo la TV, pensano ancora che la verità su questo irrilevante episodio (rispetto ai veri problemi dell’Italia e del mondo), sia quella che venne detta loro in Matrix del 24 ottobre, da Elio Vito a Porta a Porta il 27 ottobre, con l’avvallo del Dott. Vespa il quale il giorno dopo su Panorama ribadiva “I media sono davvero malati?: «Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?». Ecco, io credo proprio che non si possa. Non mi risultano ad oggi, mi corregga se sbaglio, pubbliche smentite televisive in merito, fatte con la stessa enfasi negli stessi luoghi e alle stesse platee. Come cittadino mi sembra anche questa un’offesa alla dignità del mio paese.

 

Grazie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/11/2005 10:07 | Permalink | commenti (5)
categoria:televisioni, il caso freedom house, guzzanti paolo
giovedì, 24 novembre 2005

Vergogna a Freedom House!

Aggiornamento: Il Senatore Paolo Guzzanti ha immediatamente risposto alla mia lettera, con una lista completa, articolata e impegnativa di argomentazioni. Per ora la inserisco in fondo a questo post per dar modo di leggere il botta e risposta preliminare che l'ha preceduta. Sarà mia cura dedicarvi a breve un proprio post  riservato data l'importanza delle affermazioni del Senatore Guzzanti.

 

Per me il punto non è, come sembra credere Paradisi, dove abbiamo sbagliato noi, ma dove ha sbagliato Freedom House e chi le dà retta.
Infatti, stante che l’Italia non è fra il Ghana e il Benin ma fra le prime nazioni del mondo anche in “civil liberties” proprio secondo la FH, ne consegue che la loro classifica è un errore di cui vergognarsi e non sta a me perdere tempo per discutere quali siano i loro difetti di comprensione e valutazione, né mi interessa.
Ho visto come lavorano e valutano, ho visto che la signora responsabile annuncia uno statement che non ha mai fatto dopo un mese, direi che dovrebbero vergognarsi loro e coloro che ne fanno una bandiera di affidabilità.
L’affidabilità la dimostriamo noi, non loro, con un sistema di informazione che mantiene vivi e a libro paga della presidenza del Consiglio di ministri giornali come Manifesto, Liberazione, Foglio, Riformista e tanti altri anche più importanti che, se fossero in America, sul mercato, avrebbero chiuso dopo cinque minuti.
Dunque, vergogna a FH, siamo un grande Paese libero, talmente libero che diamo una televisione pubblica, mica privata, al partito comunista e suoi derivati, che possono usarla anche quando sono al governo battendo così in conflitto di interessi lo stesso Berlusconi che al massimo di reti pubbliche ne influenza due quando governa mentre a casa sua, Mediaset, non ne influenza neanche mezza.

Paolo Guzzanti

Senatore Guzzanti,

Mi permetto di interpretare e sintetizzare il suo pensiero che ci ha gentilmente fatto pervenire:

1)    Il Giornale ha certo commesso delle inesattezze dichiarando prima che la posizione dell’Italia nella famosa classifica era effetto degli arresti di Jannuzzi e Melilli (questo errore l’ho già pubblicamente ammesso), poi dichiarando che l’unica fonte informativa di FH fosse il quotidiano La Repubblica;

2)    Per quello che abbiamo potuto verificare però i loro metodi di valutazione sono insondabili e discutibili e non ne fanno certo una bandiera di affidabilità;

3)    L’Italia sempre secondo FH risulta tra le prime nazioni in “civil liberties” e “partly free” per quanto riguarda la libertà di stampa. Questa contraddizione da sola basta a dichiarare l’inaffidabilità di FH;

4)    Se ci sono anomalie nel sistema italiano, sono lo spazio riservato e le modalità con cui si mantengono con soldi pubblici giornali e tv completamente sotto il controllo dell’attuale opposizione;

5)    Il conflitto d’interessi, se esiste, riguarda quindi più l’opposizione che non il Presidente del Consiglio che non influenza nemmeno le reti private di sua proprietà.

 

Le faccio notare che gli “errori” che io e altri su questo blog abbiamo imputato a Lei e ai suoi collaboratori del Giornale, riguardano esclusivamente il punto 1).

 

Sul punto 2) ho già espresso anche le mie di perplessità su “chi stende classifiche” senza dichiararne le modalità e ho proposto a Felice Manti una ricerca congiunta e coordinata per verificare in dettaglio i metodi e i criteri di FH, sempre che vogliano risponderci, per evitare con ciò future strumentalizzazioni da una parte e dall’altra. Spero che Lei dia il consenso a Manti di procedere in questa analisi, impegnandosi a pubblicare un articolo che ne riporti i risultati o in non risultati. Questa ricerca consentirà di capire l’affidabilità e l’autorevolezza di FH e risolvere le contraddizioni tipo quella esposta nel punto 3). Gli altri punti sono una sua legittima opinione, e come lei la pensano perlomeno (stando agli ultimi vostri sondaggi) il 48% degli italiani. Io, come l’altro 48%, la penso in modo diametralmente opposto.  Ma la democrazia è anche questo. Lei però potrebbe rispondere, se ne avrà tempo e voglia, alla domanda che le feci circa un mese fa in merito al suo concetto di “liberalismo” e di come Lei conciliava coi principi “liberali” certe “anomalie” della situazione italiana. Questa sua risposta, che a suo tempo mi promise, permetterebbe forse di mettere maggiormente a fuoco i punti 4) e 5).

Grazie della consueta cortesia e disponibilità, mi aspetto una sua gentile replica.

Gabriele Paradisi

  


Io accuso, non mi difendo. FH si deve difendere e finora rinvia e traccheggia. Grossi guai in vista per loro

 

Caro Paradisi

1 - Il mio pensiero è questo: trovo scandaloso e ridicolo che FH stendendo una classifica sull’Italia non trovi scandaloso e ridicolo che un giornalista che è anche rappresentante del popolo sia arrestato mentre svolge il suo mandato. Avevo tutto il diritto di immaginare che FH non fosse preda della più grave “innacuracy”, come invece dimostrano tutti i suoi metodi e i suoi risultati che riguardano l’Italia.

 

2 – Fino a prova del contrario abbiamo ragione noi e non la signora che le ha risposto: finora abbiamo la sua parola contro quella di un professore universitario e un giornalista che affermano di aver avuto dalla stessa FH diverse risposte da quelle, molto generiche, vaghe, imprecise e sospette, che la signora ha dato a lei, promettendo con imbarazzo uno statement che non è mai venuto, e non rispondendo ad altre richieste di chiarimento che io le ho fatto pervenire. Ufficialmente FH risponde che la funzionaria è in vacanza. Questo non è serio.

 

3 – I metodi di valutazione di FH si dimostrano ridicoli e inaffidabili dal momento che collocano l’Italia non fra i paesi europei ma fra quelli del terzo mondo. SI PARTE da questo, non si arriva a questo: SE la FH pone l’Italia in una posizione che per tutta evidenza falsa, ALLORA vuol dire che il sistema usato da FH è falso. Il problema poi di vedere dove e come e perché loro usano un sistema di valutazione che falsifica la realtà è un LORO problema, non mio.

 

4 – Ho già detto che loro non sembrano a conoscenza del fatto che molti giornali di opposizione, Manifesto, Liberazione ed altri, vivono di sovvenzioni della Presidenza del Consiglio nel momento in cui il titolare è Berlusconi.

 

5 – Ho già detto che loro sembrano ignorare che esistono tre reti pubbliche televisive, che sono sottoposte ad una commissione parlamentare permanente presieduta da un membro dell’opposizione e che la Rai, la compagnia pubblica, è presieduta essa stessa da un membro dell’opposizione, e che una delle tre reti pubbliche è in dotazione perenne ad uno schieramento politico costante oggi all’opposizione ma domani forse al governo come è già accaduto fra il 1996 e il 2001, sia che quello schieramento sia al governo, sia che sia all’opposizione.

 

6 – FH ignora o finge di ignorare il contenuto fondamentalmente avverso a Berlusconi degli shows di Canale 5 e della satira di Italia 1. Il telegiornale di nicchia di E. Fede riguarda una modestissima fetta di audience e inoltre da due anni si occupa di casi umani e previsioni del tempo. Costanzo, Jene, Striscia, Zelig e ogni spettaccolo di intrattenimento, sono anti berlusconiani e sfido chiunque a venire a mie spese da NY a casa mia per constatarlo. Ciò per gli americani è impensabile, e mai Murdoch permetterebbe una cosa del genere sulle sue reti.

 

7 – Conclusioni: FH è sotto la mia accusa. Non gioco in difesa, non mi devo e voglio giustificare di nulla, trovo scandaloso che una tale baracca che emette dati pericolosi perché inattendibili e usati per motivi di propaganda possa essere considerata prestigiosa. Noto che la loro difesa consiste in una imbarazzante serie di dilazioni e promesse non mantenute, come quella dello statement.

 

8 – Confermo che FH cita, come fonte giornalistica di riferimento, la SOLA Repubblica , diversamente da come fa per tutti i Paesi occidentali per i quali sono citati almeno due e spesso tre o quattro giornali. Dunque non faccio ammenda, ma sono molto seccato per questo comportamento e per questo rovesciamento: io sono la parte lesa e accuso, FH è la parte che produce errori e menzogne e che si deve difendere. Credo che proporrò una azione legale devastante per loro e sto contattando le più feroci “firms” americane per trovare chi meglio sia in grado di far pagare l’inaccuratezza e i danni che essa comporta al mio Paese che, insieme al senatore Jannuzzi rappresento nel Parlamento della Repubblica che FH descrive come una repubblica delle banane africane.

Questa la mia posizione.

Grazie e a presto

Paolo Guzzanti  

postato da: GabrielParadisi alle ore 24/11/2005 07:56 | Permalink | commenti (8)
categoria:il caso freedom house, guzzanti paolo
mercoledì, 23 novembre 2005

Proposta a Felice Manti

Vedo che il dibattito si è fatto serrato e forse è il momento di procedere senza aspettare oltre. Rispondo quindi alle considerazioni inviatemi da Felice Manti (1) (2) e gli rilancio immediatamente una proposta.

Caro Manti

 

Premessa:

 

In Italia c’è libertà di stampa? Senza dubbio. Siamo un paese libero e democratico? Senza dubbio. Lei m’insegna però che la democrazia e la libertà sono beni troppo importanti per non mantenere su di essi la guardia più alta possibile. E più si è liberali e più ci deve stare a cuore il controllo e la vigilanza su questi imprescindibili e irrinunciabili valori. Qualsiasi eventualità possa mettere a repentaglio o a rischio questi preziosi beni, deve essere scongiurata ed evitata ad ogni costo. Le attenzioni non sono mai troppe. Non possiamo nasconderci però, soprattutto ripeto se ci dichiariamo liberali, dietro un dito ancorché medio. Lei è un giornalista, presumo quindi che abbia accesso quotidianamente alle rassegne stampa dei giornali e dei periodici stranieri. Parlo soprattutto di quelli dei paesi liberi e democratici come il nostro. Non credo che le siano sfuggite in questi ultimi anni le critiche esplicite che essi (in toto e da ogni versante politico direi) hanno sovente mosso al nostro paese, soprattutto su un punto, che di politico non ha (anzi non dovrebbe avere) nulla: il conflitto d’interessi che investe il nostro Presidente del Consiglio. Badi bene voglio spersonalizzare quel ruolo. Dimentichiamoci per un attimo che dietro ci sia un certo Sig. Silvio Berlusconi, simpatico, antipatico, onesto, santo, unto, o quant’altro. Che vi piaccia o no, un magnate proprietario di televisioni, giornali, assicurazioni, etc.. etc.. è diventato (legittimamente, per carità) Premier e si trova ogni santo giorno a legiferare (il suo governo e la sua schiacciante maggioranza parlamentare) su temi che si riflettono automaticamente sulle sue proprietà e sul suo patrimonio. Quando questa eventualità si presentò per la prima volta nel 1994 (ma Lei Manti allora era troppo giovane), un noto opinionista americano, tal Edward Luttwak… non certo un liberal, disse a caldo in TV: “il conflitto d’interessi non è un problema, lo sarà se Berlusconi non se ne sarà liberato nei prossimi cento giorni”. Sono passati più di dieci anni e non mi si venga a dire che la Legge Frattini ha rimosso quel macigno… Non la ritiene, parlando e pensando da liberale, oggettivamente un’anomalia? Questa domanda l’ho già fatta al suo Vice Direttore Paolo Guzzanti circa un mese fa, mi disse che mi avrebbe risposto. Non l’ha ancora fatto ma ci conto. Io credo che sia un’anomalia che non può passare inosservata a chiunque ritenga la democrazia un prezioso sistema dove poteri, ruoli e responsabilità sono ben divisi, chiari ed equilibrati. Tutto qua, a prescindere dal Sig. Berlusconi in particolare.

 

 

Nel merito poi di Freedom House, io qui, può verificarlo, non ho mai detto che quella classifica, quell’istituzione fossero infallibili. Non mi interessa in questa sede. Anzi le dirò di più, l’idea che ci sia una qualche organizzazione che sentenzia sulle libertà di paesi sovrani un po’ mi inquieta. Proprio perché amo troppo la libertà e la democrazia, chiunque si arroghi il diritto di dire ciò che è bene e ciò che è male, mi rende immediatamente diffidente e sospettoso.

 

Se voi del Giornale aveste attaccato solo la credibilità di FH, la sua autorevolezza; se aveste immediatamente contattato i responsabili per capire in dettaglio i criteri da loro usati; se aveste letto e riletto le relazioni finali del 2003 e del 2004, e aveste poi mosso una critica vibrante sull’attendibilità di quei dati, non avrei mai avuto nulla da eccepire. La vostra reazione, mi permetta, è stata ben diversa. Voi avete, non solo scritto, ma cavalcato quella potenza mediatica televisiva detta anche la “terza camera”, parlo di Porta a Porta, facendo passare un messaggio non solo falso, ma addirittura che ribaltava le responsabilità. E cioè, lo status (Partly Free) e lo score (77°) dell’Italia non dipendono dall’influenza di Berlusconi sui media (in soldoni la tesi di Celentano), ma dal fatto che due giornalisti “di destra” sono stati arrestati a dimostrazione che poteri più o meno occulti tramano contro Berlusconi e questo governo. Ho molto semplificato, ma la sostanza è stata questa. Noi abbiamo cercato, credo riuscendoci, di smascherare solo questo.

 

 

Circa le indagini de Il Giornale e le nostre umili di bloggers mi sento di dire ancora qualcosa. Mi sembra che ci sia da parte sua ancora qualche resistenza nell’ammettere che le 2 notizie oggetto di questa discussione (Jannuzzi è la causa del risultato in classifica e La Repubblica è l’unica fonte informativa di FH), sono state smentite inequivocabilmente da FH. Le domande che io ho posto (nel mio incerto inglese) alla Karlaker sono state pubblicate e sono visibili a tutti, così come le successive risposte ricevute. Lei sa benissimo che talvolta si possono indirizzare le risposte in base al modo con cui si pongono le relative domande. Non voglio insinuare nulla, ma talvolta, anche inconsciamente, si recepisce esattamente quello che ci si vuol sentir dire. Le faccio una proposta pubblica: Perché non ci manda le domande che sottopose alla Karlaker nella famosa intervista e quelle che ha posto ieri alla Repucci? Sarebbe bello riscriverle insieme, rimandarle via email alle interessate e aspettarci da loro le formali, ufficiali risposte. In tal modo si taglierebbe la testa al toro una volta per tutte.

 

 

Infine Manti, mi permetto di dirle che secondo me sta rifacendo per l’ennesima volta un errore di valutazione. Lei non può così superficialmente scrivere: “(quelli di FH. Ndr) non sanno: a) niente dell'Italia; b) niente delle leggi che hanno acriticamente contestato” pensando di averlo dimostrato con le sue criptiche interviste di cui ci manca, ripeto, il testo. Io non credo, visto com’è tutto sommato circostanziata la relazione di FH, che non ci sia qualcuno in quella sede competente. Però le faccio un’altra proposta, questa volta non vogliamo trovarlo io e Dicke quel qualcuno, lo vogliamo fare insieme a Lei se è d’accordo. Stavolta ci avrà dalla sua parte. Interroghiamo insieme in modo incalzante FH per ricevere le necessarie informazioni circa i metodi da loro usati, per sapere chi ha raccolto le informazioni e quali fonti essi hanno usato (oltre, naturalmente, a La Repubblica); interroghiamoli per sapere chi ha steso materialmente la relazione per quanto riguarda l’Italia, e chi è l’interlocutore che non può non conoscere la legge Gasparri , la legge Frattini , etc.. . Stendiamo insieme un questionario e mandiamoglielo. Pretendiamo una risposta ufficiale, così almeno sapremo, una volta per tutte, se il rapporto 2006 (relativo al 2005) sarà un documento serio su cui discutere o sarà un mero esercizio fazioso, utile solo a strumentalizzazioni politiche del Celentano di turno. Ci sta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 16:27 | Permalink | commenti (16)
categoria:il caso freedom house, manti felice
mercoledì, 23 novembre 2005

Specchi scivolosi...

 

Aggiornamento: Felice Manti, con grande disponibilità e serietà, ha risposto a questo mio intervento (lo trovate come primo commento e per ora lo lascierò lì). Nelle prossime ore, domani probabilmente, ne darò maggior evidenza in un apposito post, perchè lo merita e perchè, anch'io devo puntualizzare e rispondere alle sue considerazioni.

Oggi su Il Giornale Felice Manti interviene per precisare la sua posizione circa il caso Freedom House. Di seguito è riportato l’intero articolo. Non potendo più smentire l’evidenza, egli ripiega sui dubbi (legittimi, per carità) di affidabilità di Freedom House e rimanda ad una possibile rivalutazione dell’Italia nel report del prossimo anno. Non prima però di aver cercato un’improbabile arrampicamento su specchi decisamente scivolosi. Vediamo il perché:

1)      Le affermazioni di Salvo Mazzolini, di Felice Manti, di Paolo Guzzanti 1 e 2, (chi è stato il primo?), che imputavano al caso Jannuzzi la pessima posizione dell’Italia nella classifica, ma soprattutto lo status “Partly Free” sono già state retificate da Guzzanti 3 e smentite categoricamente nella nota di FH emessa il 21 novembre. Anche perché il declassamento a “Partly Free” è avvenuto per la situazione dell’informazione italiana nel 2003, quando cioè Jannuzzi e Melilli erano ancora “liberi”: “In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003). La cronologia credo non sia ancora stata “declassata” ad opinione; Ora che il Manti si appigli allo scivoloso “sole reason”  mi sembra puerile. Il suo già citato articolo del 26 ottobre era suggestivamente intitolava “Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l’Italia è libera”. E comunque, al di la di quello che Manti voleva intendere, la mia contestazione originaria a Mazzolini e a Guzzanti partiva da quella falsità da loro esibita e ostentata: il caso Jannuzzi, eventualmente, ha influenzato il risultato (lo score, attenzione, non lo status) dell’Italia nel 2004 (report Freedom of the Press 2005), non quello del 2003. Ho volutamente differenziato tra score (77° posto) e status (Partly Free), perché taluni commentatori compreso il Manti, sembra che cerchino di capire quanti punti (se 6, o 9, o solo 2) siano imputabili al caso Jannuzzi (!?). La cosa mi sembra grottesca. Se si mettono in dubbio i metodi di valutazione adottati da FH che senso ha utilizzarli per calcolare o ricalcolare un piazzamento? In ogni modo 1° verità: lo status “Partly Free” assegnato per la prima volta all’Italia per la situazione 2003 non dipendeva assolutamente dagli “arresti” di Jannuzzi e Melilli.

2)      La seconda verità: Freedom House è stata precisa e tempestiva. La signora Karlaker è stata reperibile sicuramente fino a venerdì scorso 18 novembre. Lo testimoniano le email che mi ha spedito e che avrebbe spedito a chiunque avesse chiesto direttamente a lei come stavano le cose. Già il 9 novembre aveva dichiarato che nell’intervista di Manti era stata citata erroneamente “I was misquoted” e che sarebbe seguita una nota ufficiale di FH a chiarimento. Ancora venerdì 18, dopo che Guzzanti nella sua ammissione di errore, aveva parlato di La Repubblica come unica fonte di informazione per FH, la Karlaker ribadiva di continuare ad essere fraintesa “extensively misquoted”.  Su quest’ultimo episodio, che io avevo interpretato come un’ennesima mistificazione, oggi Manti è costretto a scrivere, citando la Karlaker e questa volta non erroneamente: “qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco. Perché dunque Manti dice che la nota di FH è “tardiva” e “imprecisa”? Mi sembra completa nel ribadire le 2 cause principali del declassamento e nel dire che Il Giornale ha interpretato a suo modo le loro parole: “In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested”.

 

Questi sono i dati. A mio avviso molto chiari. L’articolo odierno di Manti credo sia stato scritto unicamente per cercare di motivare, verso l’esterno, una posizione oggettivamente ormai difficile da sostenere, mantenendo però nel contempo, all’interno (ovvero tra i fedeli lettori de Il Giornale), qualche motivazione ancora sostenibile (evanescente certo, ma a loro basterà), accontentando così coloro i quali amano parlare sempre e solo della “scientifica disinformatja” di sinistra. Salvataggio in corner e ripartenza? Ma a proposito di "disinformatja", ne esiste forse, mi chiedo, una anche a destra?

 

«Libertà di stampa: cambieremo i criteri per valutare l’Italia» Felice Manti, da Milano, Il Giornale 23 Novembre 2005
«In Italia c'è ancora una situazione di “parziale libertà” per quanto riguarda la stampa e il diritto di espressione». Comincia così il comunicato della Freedom House, la società americana che ha stilato il contestato rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, assegnando all'Italia il 77° posto, e ripreso anche da Adriano Celentano nella trasmissione Rockpolitik. La società prende anche le distanze dall'intervista rilasciata al nostro giornale quasi un mese fa: «Contrariamente a quanto scritto da Il Giornale del 26 ottobre, le azioni legali contro i due giornalisti Massimiliano Mellili e Lino Jannuzzi non sono le uniche ragioni (sole reason) della retrocessione dell'Italia». La precisazione della società Usa, oltre che tardiva, è anche imprecisa, perché Il Giornale non ha mai sostenuto che i due arresti fossero le uniche ragioni, ma semplicemente che, cifre alla mano, senza quegli arresti saremmo stati un Paese anche da loro considerato libero. La richiesta di ulteriori chiarimenti ai responsabili della società è stata difficile: la Karlekar, contattata via e-mail, risulta assente da domenica scorsa e fino al 2 dicembre. Riusciamo a parlare con Sarah Repucci, che ha redatto la precisazione. Come mai questa precisazione, un mese dopo l'intervista? «Karin Karlekar dice di essere stata mal interpretata nell'intervista, e ancor di più perché qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco». Nient'altro? «Avete sostenuto che il motivo principale della vostra posizione era l'arresto dei due giornalisti». No. La Karlekar mi ha detto che senza quelle due sentenze della magistratura la nostra posizione sarebbe stata diversa. Saremmo stati liberi... «I due arresti hanno pesato, non saprei se 6 punti come dice lei o no. Ma i problemi dell'Italia sono altri. Cito dal rapporto: il premier Berlusconi e la sua famiglia, che hanno interessi nel settore dei media, la legge Gasparri.. .» Lei sa che cosa prevede la Gasparri? «No». Annuncia la possibile privatizzazione della Rai, che toglierà la tv pubblica dal controllo del potere politico. Moltiplica i canali televisivi grazie al digitale terrestre, prevede un contributo per l'acquisto del decoder. Lo sapeva? «No». Sul vostro rapporto si legge: «I critici sostengono che questa legge rinforza il potere di Berlusconi sui media». E quelli che sono favorevoli? «Non saprei». Chi ha redatto il rapporto? «Questo non posso dirglielo, deve rimanere segreto. Ma posso assicurarle una cosa». E cioè? «Che il prossimo anno, quando valuteremo la situazione italiana, ascolteremo anche altre voci».

postato da: GabrielParadisi alle ore 23/11/2005 08:24 | Permalink | commenti (10)
categoria:il caso freedom house, manti felice
martedì, 22 novembre 2005

La nota di precisazione di Freedom House & Felice Manti...

PRESS RELEASE
FOR IMMEDIATE RELEASE
CONTACT: Sarah Repucci
212-514-8040 x23
FREEDOM HOUSE STATEMENT ON ITALY'S PRESS FREEDOM RATING
NEW YORK, November 21, 2005 -- Recent debate in surrounding the country's classification in Freedom House's annual survey of media freedom, Freedom of the Press, has led to incorrect characterizations in Italian media about the nature of the rating. In 2004, Freedom House downgraded from "Free" to "Partly Free" status (based on events in 2003).  That status was maintained in the 2005 study (based on events in 2004). In an October 26, 2005 interview with Karin Karlekar, the survey's managing editor, 's Il Giornale newspaper incorrectly suggested, that the sole reason for 's "Partly Free" rating was due to legal action brought against two Italian journalists, Massimiliano Mellili and Lino Jannuzzi, in 2004.  The full Il Giornale article is available here:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0
Freedom House wishes to clarify that, as stated in the 2004 survey introduction and country report for Italy, there are two primary reasons for Italy's initial downgrade and continuing "Partly Free"
categorization. These are:
-- Concentration of ownership, particularly over the broadcast media, which has come about due to the fact that Prime Minister Berlusconi and his family have extensive business interests in the media, including their ownership of 's three largest private television stations and the Il Giornale newspaper itself.  This creates a conflict of interest for the Prime Minister, acting both as a media entrepreneur and head of government.
-- An environment of excessive political control over media outlets' coverage and an increase in misuse of this power by members of the government, particularly over the public broadcasting network RAI (in 2003 the RAI board resigned in protest over government interference). It was also noted that also features an insufficient legal and institutional framework to fully protect press freedom -- the libel cases against journalists being just one example of this.
While the Italian government has passed two laws in 2004 (the Frattini law and Gasparri law) intended to address both the monopolization of television media and the conflict of interest that exists when a legislator maintains private holdings at odds with his or her public duty, neither piece of legislation presents a sufficient challenge to the Berlusconi family's control of the television industry.
Freedom of the Press, first published in 1980, assesses the degree of print, broadcast, and Internet freedom in every country in the world. It assigns each country a numerical score from 0 to 100 that determines a category rating of Free, Partly Free, or Not Free. Ratings are determined by examining three broad categories: the legal environment in which media operate, political influences on reporting and access to information, and economic pressures on content and the dissemination of news.
Freedom of the Press 2005 is available online at:
http://freedomhouse.org/research/pressurvey.htm

 

 

Prima di leggere questa nota di FH, che mi sembra decisiva per dirimere una volta per tutte  la questione trattata in queste settimane, avevo scritto direttamente a Felice Manti per avere la sua versione. Gentilmente egli mi ha risposto…

 

 

Sent: Tuesday, November 22, 2005 3:37 PM

 

 

Subject: Freedom House

 

 

Gent.le Manti, Mi sono interessato in queste ultime settimane al caso di Freedom House e alla loro famosa classifica. Ho intrattenuto con Paolo Guzzanti un dialogo circa l’interpretazione di quella posizione (colpa del caso Jannuzzi, anzi no) e più volte mi è capitato di citare lei e il suo articolo su Il Giornale del 26 Ottobre. Per farla breve, se va nel mio blog trova tutta la storia… Comunque, e mi sono accorto che anche altri navigatori hanno fatto verifiche dirette, mi sento di smentire ciò che lei scrisse, in quanto a me, la Sig.ra Karlekar che lei intervistò in quell’articolo, mi ha assicurato di essere stata citata male o fraintesa. Mentre Paolo Guzzanti in un articolo del 18 novembre sempre su Il Giornale ha ammesso l’infondatezza della tesi Jannuzzi, da lei non mi risulta sia stata effettuata ancora nessuna rettifica. Può dirmi qualcosa al riguardo?  Glene sarei molto grato. Grazie, Gabriele Paradisi

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.06
A: Gabriele Paradisi
Oggetto: Freedom House

 

 

Intanto la ringrazio per le cose che ha scritto e per aver chiesto la mia posizione. Il "caso Freedom House" è una cosa sulla quale sto lavorando da stamattina, dopo la nota di precisazione (che le inoltro). Innanzitutto, confermo per filo e per segno l'intervista che ho fatto con la Karlekar. La quale mi ha detto che il punteggio dato sul legal environment era superiore a quello degli anni scorsi a causa dell'arresto di due giornalisti. E mi ha ribadito che, senza quei punti, la nostra valutazione sarebbe stata inferiore ai 30 punti, che segnano il confine tra paesi free e paesi non free. La nota di Freedom House, peraltro, non smentisce né l'intervista né il suo contenuto ma sottolinea che l'arresto dei due giornalisti non è la "sole reason" (cito testualmente) della nostra posizione in classifica, come peraltro viene ribadito nell'intervista (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0). Il nome di Jannuzzi non me lo sono inventato io, ma viene citato ESPLICITAMENTE nella spiegazione che da FreedomHouse della posizione italiana. La signora Karlekar non è stata male interpretata, ma forse ha commesso l'errore di dire una piccola verità. È curioso che non abbia sentito la necessità di replicare alla mia intervista, ed è altrettanto curioso che sia assente da oggi e fino al 2 dicembre (come da e-mail che le inoltro). Sto cercando di mettermi in contatto con Freedom House per chiarire definitivamente la situazione, perché non mi piace passare per bugiardo. La situazione spero si chiarisca con il rapporto 2006, relativo all'anno solare 2005. Se siamo free, avrò ragione io. Se siamo partly free, chiederò spiegazioni all'estensore del rapporto, per iscritto e via mail, come spero di fare entro oggi. Il contenuto della e-mail è (ovviamente) interamente pubblicabile sul suo blog.

 

 

Inviato: martedì 22 novembre 2005 16.12
A: 'felice manti'
Oggetto: R: Freedom House

 

 

La ringrazio della tempestività della sua risposta. Esauriente e onesta. La invito ad approfondire la questione perché a me risulta che Freedom House dovrà emettere una nota di chiarimento perché in due momenti diversi la Karlaker mi ha ribadito di essere stata “misquoted” (sul caso Jannuzzi) ed “extensively misquoted” sul fatto che La Repubblica sia la loro unica fonte informativa. Comunque mi tenga informato. Grazie mille, Gabriele Paradisi  

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/11/2005 16:42 | Permalink | commenti (16)
categoria:il caso freedom house, manti felice
lunedì, 21 novembre 2005

Freedom House & Il Giornale: un riepilogo.

·         Nella prima puntata di RockPolitik il 20 ottobre 2005, Adriano Celentano legge la  classifica Freedom of the Press 2005 (http://www.freedomhouse.org/research/index.htm), redatta da Freedom House, in cui l’Italia figura al 77° posto tra Bulgaria e Mongolia, classificata PF (Partly Free, parzialmente libera). Si scatena un dibattito tra destra e sinistra;

 

 

 

·         Il 24 Ottobre su Il Giornale esce un articolo di Salvo Mazzolini (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=37848&START=0)  in cui si afferma di “Aver saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi” e non dovuto al ruolo di Silvio Berlusconi;

 

 

 

·         Il 26 Ottobre su Il Giornale esce un articolo di Felice Manti (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324) in cui si ribadisce la versione di Mazzolini, citando la responsabile di Freedom House, Karin Karlaker, la quale avrebbe anche affermato che senza l’arresto di Jannuzzi l’Italia non si troverebbe in quella posizione e sarebbe un paese sicuramente Free;

 

 

 

·         Il 28 Ottobre Paolo Guzzanti pubblica su Panorama (http://www.panorama.it/opinioni/archivio/articolo/ix1-A020001033397) una Lettera aperta a sua figlia Sabina, in cui tra le altre cose, riporta il caso Freedom House – Jannuzzi come esempio della faziosità della sinistra;

 

 

 

·         Il 7 Novembre Paolo Guzzanti pubblica su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=41197) un articolo in cui il caso Freedom House - Jannuzzi gli serve per un attacco a Prodi;

 

 

 

·         Quello stesso giorno contattato da me, che gli sottopongo il testo esatto della relazione di Freedom House, dove ben altri sono gli argomenti a supporto della posizione dell’Italia in classifica, Paolo Guzzanti mi tranquillizza affermando “Ho fatto intervistare i responsabili della FH che hanno confermato che nel 2005, senza il caso Jannuzzi, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei liberi”. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6219441]

 

 

 

·         Il 9 Novembre decido di mettermi direttamente in contatto con Karin Karlaker di Freedom House per chiederle se corrisponde al vero ciò che affermano i giornalisti de Il Giornale. La risposta della Karlaker è tranciante: “I was misquoted… our survey makes quite clear that the primary reason for Italy’s rating is the concentration of ownership issue and the relatively high degree of political control over the media”. Comunico la cosa a Paolo Guzzanti. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6248871]

 

 

 

·         Il 14 Novembre Paolo Guzzanti mi scrive dicendo che “i criteri con cui l’Italia è classificata (da Freedom House. Ndr) da una parte sono inaccettabili e privi di qualsiasi attendibilità (per esempio: l’unica fonte dichiarata per l’Italia è La Repubblica! Figuriamoci un po’)e in contraddizione. Quindi, “neppure con quel chiarimento” da parte della Karlaker, è disposto, per il momento a recedereDunque non sarà certo cospargendomi il capo di cenere e chiedendo ammenda per aver letto una diversa valutazione del caso Jannuzzi che risolverò la questione”. Piuttosto ritiene di dover rilanciare il discorso aprendo “un’inchiesta su Freedom House e i suoi rappresentanti, invitandoli qui, a sottostare alla verifica e a mostrare in che consiste la verifica delle loro valutazioni che sono tutte soggettive e opinabili . [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6295733]

 

 

 

·         Il 18 Novembre su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=43676), Paolo Guzzanti fa marcia indietro. Scrive alla figlia Sabina “Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa. E a proposito di correzioni, mi correggo proprio davanti a Sabina… Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge… Comunque do atto a Sabina del fatto che l'agenzia americana ci classifica fra i meno progrediti Paesi del terzo mondo per motivi che prescindono dal caso Jannuzzi, come io avevo invece scritto. [http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6326804]

 

 

 

·         L’ammissione dell’errore da parte di Paolo Guzzanti (non però da parte di Mazzolini e Manti) c’è dunque stata, anche se il problema si è spostato  (per carità, legittimamente), sull’autorevolezza e sull’affidabilità di Freedom House. Nel sito ufficiale dell’organizzazione in effetti, circa l’Italia è riportata unicamente una fonte d’informazione: il quotidiano La Repubblica. Decido di verificare direttamente ancora una volta dalla Karlaker se tutto ciò corrisponde al vero. Sarebbe imbarazzante che un’organizzazione che si arroga il diritto di stilare classifiche sulla libertà di stampa prendesse per un paese come unica fonte informativa un giornale dell’opposizione o del governo.