Libertà di stampa e stampa in libertà

Tutti ricordiamo la prima puntata di RockPolitik, quando Adriano Celentano scorse la famosa classifica di Freedom House sulla libertà di stampa. Qualche giorno dopo su Il Giornale comparve un articolo di Salvo Mazzolini (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=37848&START=0) in cui si dimostrava, con una certa dose di rassegnazione (del tipo: cosa ci tocca ripetere per arginare le menzogne della sinistra), che quel piazzamento era dovuto al caso di Lino Jannuzzi. La cosa, lo ammetto, mi sconcertò un poco. Mi risollevai quando, qualche giorno più tardi sull'Unità, leggendo il solito spassosissimo Bananas di Marco Travaglio, trovai che le affermazioni di Mazzolini erano false. Lo status di paese "Partly Free" derivava dai noti e ben più gravi motivi che tutti conosciamo. Per me, fidandomi dei riferimenti puntualmente segnalati da Travaglio, il discorso era chiuso. Finchè, su Panorama e anche ieri su Il Giornale, Paolo Guzzanti interviene e ribadisce le affermazioni di Mazzolini, prendendo spunto da ciò per dare patenti di poca serietà rispettivamente a sua figlia e al solito Prodi. A questo punto voglio vederci chiaro. Mi metto di buona lena (con internet ci vuol ben poco) e scovo i documenti necessari per dirimere
la questione. Trovati , mi sento in obbligo di chiedere il conto al Guzzanti, che mi deve ancora un paio di rispostine. Questa volta, punto sull’orgoglio, il Guzzanti mi scrive, nel giro di pochi minuti… Lascio a voi la valutazione dell’intero caso. Nei commenti posterò per intero anche gli articoli che ho citato, in modo da avere una documentazione completa. Carissimo Guzzanti, Ho letto la sua “Lettera aperta a una figlia di sinistra” su Panorama. Lei scrive: “Andiamo sul pratico con un solo esempio fra i tanti. Tu ripeti spesso il dato diffuso quest’anno dall’autorevole Freedom House secondo cui l’Italia è al 53mo posto su 166 paesi quanto a libertà d’informazione. Dato imbarazzante, anzi sconvolgente. Ma che cosa significa? Salvo Mazzolini del «Giornale» ha raccontato il 24 ottobre che, trovandosi di fronte una platea di studenti tedeschi che gli chiedevano conto di questa grave situazione italiana, ha pensato di chiedere direttamente alla Freedom House il motivo di questo umiliante posto in graduatoria. E che cosa ha scoperto? Che «il pessimo piazzamento dell’Italia era dovuto all’arresto di Lino Jannuzzi, senatore del partito di Berlusconi, condannato per alcuni articoli ritenuti diffamanti». Questo (non Michele Santoro, non Enzo Biagi, non Daniele Luttazzi, e neppure te con Raiot) è l’unico e solo motivo del posto in classifica dell’Italia perché in nessun paese civile la magistratura arresta un giornalista, per di più rappresentante del popolo. Ecco perché siamo precipitati fra Ghana e Benin. Ma tu, essendo un’attrice e non una giornalista, hai prodotto una sferzante reprimenda involontariamente comica: hai cioè presentato come effetto del governo berlusconiano liberticida e censorio la persecuzione del più grande maestro del giornalismo italiano il quale è anche, come me, senatore del partito di Berlusconi. Vedi che cosa succede se si fanno pasticci fra i generi? Che si varca senza saperlo il labile confine tra Raiot e Scherzi a parte”. Ora io avevo letto quell’articolo di Mazzolini e i suoi imbarazzi di fronte alla platea di studenti mi avevano fatto sorridere, ma quell’affermazione, e cioè che la posizione in classifica dell’Italia fosse relativa al caso Jannuzzi, mi aveva molto intristito in quanto era a tutti gli effetti un autogol della sinistra… Un paio di giorni dopo sull’Unità leggo il pezzo di Travaglio che scrive: “ a proposito della classifica di Freedom House sulla libertà nel mondo. Poteva chiamare Mimun, per dire, lui sì che le fonti le controlla. Sostiene Del Noce, in tandem col Giornale, che se l'Italia è al 77° posto è perché i giudici han condannato e cercato di arrestare il povero Lino Jannuzzi. Naturalmente è una balla sesquipedale, come si può controllare su www.osservatoriosullalegalita.org o direttamente al sito di Freedom House. Questa istituzione, presieduta da un noto sovversivo come l'ex capo della Cia James Wooley, ha declassato l'Italia da paese libero a "parzialmente libero" per questi motivi: 1) "Berlusconi's conflict of interest in the media", 2) Extensive interference of Berlusconi in station Rai… In 2002 he lashed put a two veteran Rai reporters, accusing them of 'criminally' misusing the station"; 3) "Gasparri low no democracy with diversity… The most flagrant and shocking example of Berlusconi's conflict of interest violating a sentence of Constitutional Council…". In inglese suona anche meglio”. Ora credo che lei abbia il dovere di dirmi e di dire ai lettori, dopo puntuale verifica, qual è la versione corretta. Ci conto, come non ho perso le speranze di ricevere una risposta sul Liberalismo… Cordialmente,
Gabriele Paradisi
Caro Paradisi,
1 - L’Italia è stata declassata nel 2003 fra i Paesi parzialmente liberi sulla base delle leggi americane che FH applica agli Stati stranieri e per questo motivo è accusata di essere americanocentrica: fra l’altro loro considerano “government” indifferentemente il Parlamento, il Governo e la magistratura, cioè il sistema di potere, il che è per noi una sciocchezza, visto che la magistratura è in conflitto con il Parlamento e con il governo e che i due giornalisti arrestati, uno è Jannuzzi, l’altro non ricordo, sono stati arrestati dalla magistratura e non dal governo, come immagina di credere Freedom House.
2 - L’Italia riceve diversi punteggi anno per anno.
3 - Nello spettacolo di mia figlia W Zapatero si dice semplicemente che l’Italia è al 53 posto nella “classifica mondiale” della libertà di stampa, senza citare la fonte e senza dire a che anno si riferisce.
4 - Ho scoperto soltanto dopo la pubblicazione del mio articolo che Sabina si riferiva (senza dirlo) al voto espresso nel 2004 e riferito al 2003. Io invece ho guardato ovviamente il dato del 2005 dando per scontato che stiamo vivendo proprio in quest’anno.
5 - E nel 2005 l’Italia ha ottenuto un punteggio ancora più basso di quello citato da Sabina a causa dell’arresto dei giornalisti da parte della magistratura.
6 - Ho fatto intervistare i responsabili della FH che hanno confermato che nel 2005, senza il caso Jannuzzi, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei, anche se pesano dei giudizi negativi sulla pretesa concentrazione delle testate e il fatto che “evidentemente” - cioè per deduzione – esiste in Italia una legislazione restrittiva sulla stampa, che è esattamente quella che FI ha proposto di abrogare.
7 - Travaglio come al solito imbroglia: è vero che esiste un punteggio inferiore agli altri paesi europei per un discutibilissimo metodo di valutazione (pensi che in nessun Paese democratico del mondo accade quel che accade in Italia: una delle tre reti del servizio pubblico, la Terza, è affidata ai partiti di sinistra che discendono dal vecchio Pci, sia quando quei partiti sono al governo che quando sono all’opposizione), ma è altrettanto certo, sono quelli di FH a dirlo, che senza le manette (virtuali) a Jannuzzi l’Italia sarebbe in decentissia posizione fra le democrazie europee.
Darò conto ai lettori attraverso il mio libro, ma la verifica chiunque può farla da solo: basta telefonare all’ufficio di NY della FH, i cui funzionari stanno per ricevere un mio invito personale a venire a controllare di persona, a mie spese, la verità di quel che hanno sostenuto. Soddisfatto? Mi faccia sapere.
Paolo Guzzanti (lunedì 7 novembre 2005 10.50)
Grazie Guzzanti Sono soddisfatto innanzitutto per la sua serietà, in quanto ha il coraggio di ribattere e motivare le sue affermazioni con tempestività, cercando comunque di documentare quello che dice. Gliene do atto. Credo però che qui si stia girando intorno a cavilli ed equivoci sui tempi e sull’interpretazione dei contenuti per cui alla fine tutti hanno un po’ di ragione… Mi sento però di poter ribadire, guardando esclusivamente i documenti che le allego, che le affermazioni di Salvo Mazzolini fossero inesatte, così come le sue da quelle riprese. Mi piacerebbe anche, per onestà verso i lettori, che una precisazione più esaustiva delle affermazioni fatte in questi giorni su Panorama e sul Giornale venisse effettuata immediatamente, magari su quegli stessi giornali, piuttosto che in un prossimo libro; magari riportando (ed eventualmente contestando) i brani incriminati. In tal modo, credo, si darebbe la possibilità a tutti di farsi un’opinione più oggettiva. Grazie,
Gabriele Paradisi
I brani sono tratti da “Freedom of the press 2005. a global survey of media independence”, che tutti possono scaricare in formato pdf: http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey/fop05.pdf
<<Western Europe: Western Europe continued to boast the highest level of press freedom worldwide; in 2004, 23 countries (92 percent) were rated Free and 2 (8 percent) were rated Partly Free. Nevertheless, in 2003 joined as the only countries in the region to be rated Partly Free. It was the first time since 1988 that media in an EU member state have been rated by the survey as Partly Free, and in 2004 media freedom in remained constrained by the dominant influence of Prime Minister Silvio Berlusconi’s media holdings. During the year, the media environment in most countries remained stable, while saw a modest numerical improvement. A new press code, coupled with revisions made to the penal code in September 2004, led to an easing of the legal environment for the Turkish press during the year>>.
<< Italy : partly free LEGAL ENVIRONMENT: 9 POLITICAL ENVIRONMENT: 13 ECONOMIC ENVIRONMENT: 13 TOTAL SCORE: 35 - Freedom of speech and the press are constitutionally guaranteed. Legislators moved in July toward abolishing prison sentences for libel, a development welcomed by media organizations, but the proposed amendments have yet to be adopted. Politicians and their allies filed several libel suits against journalists during 2004; in February, journalist Massimiliano Melilli was sentenced to 18 months in prison and ordered to pay 100,000 euros (US$124,400). In July, a 76-year-old journalist and senator was placed under house arrest, relaxing his 2002 sentence of 29 months’ imprisonment for libel. Press freedom organizations criticized two separate government raids on journalists’ homes and offices, owing to the journalists’ refusal to reveal their sources for controversial, investigative reports. Most press outlets are privately owned but are often linked to political parties or run by large media conglomerates that exercise some editorial influence. In December, journalists at ’s leading and highest-selling daily, Corriere Della Sera, protested increasing editorial interference and pressure in the newsroom from its shareholders. The newspaper is owned by RCS Mediagroup, in which 15 of ’s major conglomerates have a stake. Concerns about the concentration of media ownership have been an issue since the election in 2001 of Silvio Berlusconi, a media magnate and ’s wealthiest individual, as prime minister. The print media, which consist of eight national newspapers, two of which are controlled by the Berlusconi family, continue to provide diverse political opinions, including those critical of the government. However, Berlusconi controls or influences six of the seven national broadcast channels. Mediaset, a company in which he has a major interest and the largest private broadcaster in the country, owns three national channels, while the state-owned network (RAI), traditionally subject to political pressure, controls three. Questions continue to be raised about the political impact of Berlusconi’s control of the media. The Osservatorio di Pavia, an independent media watchdog, reported that in the month of February, Berlusconi’s presence on television accounted for 42 percent of the time dedicated to politicians. During the year, the head of RAI, Lucia Annunziata, and one of its star television broadcasters, Lili Gruber, quit in reaction to Berlusconi’s domination of the media. A long awaited conflict of interest bill, which was intended to resolve the contradictions between Berlusconi’s private business and his role as prime minister, was passed in July. Although the bill limits the managing control politicians have over their holdings, it does not bar them from owning companies. As a result, the bill, which was criticized as being toothless by critics, will have little impact on Berlusconi’s media empire. In April, the parliament adopted a law on broadcasting reform, known as the Gasparri Law, which ostensibly introduces a number of reforms, such as the switch-over to digital broadcasting (scheduled to take place in 2006) and the partial privatization of RAI. The law was initially vetoed in December 2003 by President Carlo Ciampi, who was urged to do so by media organizations claiming the law threatened press freedom and undermined news pluralism. Although the revised law has a clause that limits the maximum revenue a single media company can earn, it excludes interests in publishing, cinema, and the music industry. Critics of the law still say that it reinforces Berlusconi’s power over the media. The new law also allows one of the three Mediaset channels, Retequattro, to continue terrestrial broadcasting. The decree runs counter to a
Caro Paradisi, Grazie anche a lei per l’utile scambio di opinioni. Darò maggiori dettagli, ma Panorama è in sciopero, ho saputo solo ora ed è quella l’unica sede per intervenire su una polemica che ho aperto lì. Ma stia tranquillo: io difendo soltanto la verità e sono pronto e vedere ed emendare gli errori. Ma per ora non ne vedo affatto, tutt’altro, per ulteriori motivi che ho verificato sulla FH e che poi le dirò, ma che ho tirato giù da solo via Internet e telefonando a lungo a New York. Non le chiedo di credermi sulla parola, ma “mi creda sulla parola” (per ora): ho ragione io. Le sono debitore degli sviluppi, che verranno presto. Un caro saluto, Paolo Guzzanti (lunedì 7 novembre 2005 12.17)
Ovviamente aspettiamo con curiosità...
2002 Constitutional Court ruling that demanded the channel switch to satellite by January 2004 to ensure competition. The shift to satellite would have led to a considerable loss in the station’s market value>>.