lunedì, 31 ottobre 2005

I furbi (o furbetti) di sinistra.

A Paolo Cottino (Milano, pcottino@hsn.it), che ha inviato qualche giorno fa un commento al mio articolo “Il cretinismo di sinistra” del 27 ottobre 2005. E a Corrado Augias, per conoscenza:

Caro Paolo, Innanzitutto ti ringrazio di aver scelto il mio blog per postare i tuoi pensieri circa i fatti di Bologna. Il tuo testo, da noi quindi letto in anteprima già il 28 ottobre, è stato quasi integralmente pubblicato ieri, domenica 30 ottobre 2005, da Augias sulla sua rubrica di Repubblica. Il commento dell’ineffabile Corrado si commenta da se. Noi parliamo di ingiustizie, di marginalità, e ci danno degli “ideologi”; noi parliamo di sofferenze umane, di necessità di trovare nuove forme di convivenza e ci danno dei “cretini”. Offesa questa, bada bene, che forse non riceveremmo nemmeno dalla destra più intransigente e invece riceviamo dai “compagni che NON sbagliano”. Tutto questo è molto triste, ma mi convince sempre di più che val la pena di continuare a lottare per cambiare le cose, per cambiare questa mentalità ottusa e di brevissimo respiro. Il discorso di Augias è emblematico nel tratteggiare il “furbo” di sinistra. Colui il quale, se serve per conquistare il Potere, può bellamente dimenticarsi di difendere i più deboli e la solidarietà (testuale). Ora io credevo che quelli fossero valori fondanti della sinistra. Ma i furbi, quelli che sanno come si fa a vincere le elezioni, mi dicono che si può derogare, che si possono difendere solo i diritti e i benefici acquisiti (…l’orticello), dimenticandosi tutti gli altri. Io, a queste condizioni, non ci sto. Sì, Paolo, credo che non si libereranno mai di quelli che pensano come noi! Grazie ancora. Gabriele

 

 

 

Questo il commento di Corrado Augias pubblicato su Repubblica nelle Lettere di domenica 30 ottobre 2005, insieme al testo di Paolo Cottino:

 

 

 

 <<Se a comandare è sempre l’ideologia. Dibattito vivace, divisioni nette, eterna forza e debolezza della sinistra che discute con veemenza mentre gli altri hanno approvato leggi da inorridire senza battere ciglio. Sinistra che si lacera, si scinde, mentre gli altri si concedono le più spudorate giravolte restando attaccati che nemmeno la colla cervione di buona memoria. Sul piano teorico non mi pare che la discussione possa comporsi. Si potrà, si dovrà, mediare politicamente perché troppo grave (troppo ‘cretino’) sarebbe se una conclusione concordata non ci fosse; sul piano teorico (ideale) le divisioni restano però nette trattandosi di priorità diverse e, almeno per una delle due parti, di pura ideologia. Difendere sempre e comunque quelli che appaiono più deboli, privilegiare le commoventi leggi della solidarietà a costo di sacrificare il resto: il pensionato che coltiva un orticello sul lungofiume, la ragazza che rincasa tardi la sera, la massaia che va a fare la spesa. E se alcuni cittadini contribuenti si vedono di fatto espropriati da libertà fondamentali, pazienza. Essere cretini di sinistra questo vuol dire: venerare le ideologie a costo di rendersi politicamente miopi, non chiedersi che accadrà dopo, inebriarsi della propria purezza. Come quando si fece cadere il governo Prodi ed ecco come siamo ridotti; come quando si è costretto Veronesi a ritirare la candidatura da sindaco di Milano. All’assassinio di Cesare (44 a.C.) seguirono vent’anni di guerra civile. Riferendosi ai congiurati Cicerone scrisse: “Hanno agito con cuore da leoni e cervello (politico) da bambini”. Siamo sempre lì.>>

postato da: GabrielParadisi alle ore 31/10/2005 13:24 | Permalink | commenti
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giovedì, 27 ottobre 2005

Il cretinismo di sinistra: considerazioni

Oggi Corrado Augias nella sua rubrica su Repubblica risponde a tutti coloro i quali sono intervenuti sul caso Bologna. Riporta tre e-mail di vario tenore (non la mia, spero abbia il buon gusto di darmi almeno una risposta di circostanza in privato, ma ne dubito), poi si lancia in una difesa a nervi scoperti della sinistra col doppiopetto. Quella presentabile. Scrive: <<Cofferati e il cretinismo di sinistra. Oramai è chiaro che lo scontro in atto a Bologna ha poco a che fare con la buona amministrazione della città, le ragioni degli uni e degli altri, il confronto con Barcellona o con Strasburgo. La vicenda è diventata politica, si fronteggiano non baraccati e lavavetri ma punti di vista sul mondo, ideologie. Sono scesi in piazza i reduci del 1977, quelli di “Zangherì Zangherà”, gli arrabbiati cronici, i ribelli per principio. Quelli che quando un progressista si appresta ad amministrare una città (o il Paese) si sentono morsi dalla tarantola della rivoluzione; e se una figura come Veronesi si presenta a Milano con buonissime possibilità di diventare sindaco fanno di tutto per convincerlo a restare a casa. Non dico che Cofferati non abbia sbagliato. Un buon politico come lui doveva preoccuparsi di organizzare una rete di alleanze e di consenso prima di far partire la sua azione. Gli basterà ora l’approvazione dell’85% dei bolognesi? Di cui il 63% addirittura “molto favorevoli”? (Fonte: Medec). Errori a parte, certo è che opporglisi per partito preso è politicamente irresponsabile. Forse (forse) con le prossime elezioni ci libereremo di alcuni mascalzoni di destra ora in circolazione. Ma ci libereremo mai dei cretini di sinistra?>>. Ha ragione. Lo scontro è molto di più che una semplice bega locale. Qui sono di fronte due visioni del mondo. Da un lato chi crede che le grandi e tremende sfide che ci troviamo davanti vadano affrontate con coraggio e fantasia, mettendo magari da parte o rivedendo alcuni privilegi e modi di vivere, e dall’altra chi vuole difendere strenuamente un mondo che ormai non c’è più. Dobbiamo prendere atto che il nostro modello di sviluppo ha creato squilibri giganteschi. Moltitudini dolenti premono ai confini delle nostre “opulente” società; invadono le strade delle nostre “linde” città. Anche solo vent’anni fa, in molta parte del nostro paese, era difficile toccare con mano, direttamente, la povertà e il degrado. Oggi ci ritroviamo persone che dormono tra i cartoni quasi ad ogni angolo; disperati che vivono di espedienti, sfruttati “legalmente” da irreprensibili cittadini (i caporali ad esempio, o chi utilizza al peggio la già terrificante Bossi-Fini ricattando colf, badanti, etc..) o illegalmente da qualche racket (droga, prostituzione…). E’ il semplice principio dei vasi comunicanti applicato alla società. Dalle aree di povertà si muovono esseri umani verso aree più ricche. Chiamiamolo anche puro istinto di conservazione della specie. Chi per dare un futuro ai propri figli non farebbe anche migliaia di chilometri? Non so se sto scadendo nell’ideologia cieca e cretina, ma non credo sia un caso, il denaro (vero dio di questa civiltà) e le merci non trovano ostacoli negli spostamenti, gli esseri umani trovano barriere, frontiere, leggi che ne limitano i movimenti anche quando questi sono il semplice, naturale tentativo di sopravvivere, di esistere. E’ di fronte a queste situazioni “bibliche” che mi aspetterei dalla sinistra “progressista” qualche slancio di fantasia che la differenzi certo dal “razzismo” e dalla “xenofobia” ma anche dal “conservatorismo” più classico. Noi ci ostiniamo a difendere strutture sociali ormai totalmente insoddisfacenti a reggere l’urto. Quando in economia cambiano i mercati si chiede (e si applica) una trasformazione dell’intero sistema (si modificano i rapporti di lavoro, le modalità di produzione…). Stessa cosa credo andrebbe fatta sulle nostre società, immaginando nuove forme di integrazione, l’estensione dei diritti e via dicendo. Risposte di principio, dure e pure, magari accompagnate da ruspe o manganelli, non credo che risolvano nessun problema. Nel particolare, gli accampamenti sul Lungoreno sono già stati ricostruiti. D’altra parte i bambini e le donne incinte dovranno pur dormire sotto un riparo qualunque. Che cosa ha sortito allora l’azione della scorsa settimana? Cosa sortirà la prossima, annunciata? E’ stato risolto qualche problema o resta in piedi tutto il dramma e il dilemma? Stamattina sul Resto del Carlino tra i tanti affreschi che si stanno tenendo di quella realtà, è riportata una scenetta che nella sua semplicità e durezza è a mio avviso emblematica. Parla una delle donne cacciate dalle baracche che ha trovato riparo in un capannone vicino, da cui, sicuramente, verrà sfrattata tra qualche giorno: “… e mi viene da piangere, quando vedo i bimbi che vengono su dalle baracche, la mattina. Per andare a scuola anche loro”. Ecco, al di la della scena struggente che non può non colpire la sensibilità di chi ha figli, in quest’episodio c’è tutta la contraddizione e la schizofrenia del nostro attuale modello sociale. Da un lato, giustamente, si fa accedere ad un diritto sacrosanto, lo studio, chi, dall’altro, non ha un diritto altrettanto fondamentale come la casa. Si danno le “rose” a chi non ha il “pane”. L’impegno della sinistra credo che dovrebbe essere quello di studiare soluzioni legislative, ripensare modi e forme sociali e non sprecare risorse e impegno nel cercare di applicare leggi e regole ormai prive di senso. Non so se questo sia un discorso cretino, comunque è quello che penso.

 

 

 

A margine: nel 1977 il movimento portò all’ordine del giorno, con grandissima lungimiranza, un problema che oggi è scoppiato in tutta la sua virulenza: il precariato, il problema dei “non garantiti”. Anche allora la sinistra ufficiale si contrappose per preservare i diritti dei già garantiti. Il parallelismo con quello che sta avvenendo è inquietante. Anche allora, Bologna, fu un laboratorio, un’avamposto d’avanguardia e purtroppo anche un campo di battaglia. Frange del movimento, quelle sì di veri cretini, pensarono di ribellarsi a quell’ottusità imbracciando il mitra. Io credo che la serietà mostrata dal “movimento dei movimenti” in questi anni debba indurre la sinistra che ho chiamato ufficiale, quella “riformista”, a cercare di capire e di metabolizzare le proposte, che esistono, anziché opporre una posizione rigida che non mi sembra altro essere che un tentativo di conservare una sterile egemonia culturale e materiale.

postato da: GabrielParadisi alle ore 27/10/2005 07:43 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 26 ottobre 2005

Perle

(a proposito di un articolo di Repubblica sui fatti di Bologna)

Sulla Repubblica di ieri 25 ottobre, c’era un bellissimo articolo di Edmondo Berselli sui fatti di Bologna e soprattutto sul consenso, diffuso pare, che sta raccogliendo il nostro sindaco. Su tutto spiccavano a mio parere tre perle che voglio riproporvi: <<… dice il libraio Romano Montroni, reduce da un fast walking (!?) sulla collina: “imprenditori, borghesia professionale, ceti commerciali sono tutti favorevoli. Se si votasse adesso Cofferati pescherebbe anche nell’area del centro casiniano (ndr. Ammettiamolo casiniano è stupendo!)”>>. Ora Montroni, di sinistra, aveva il poster del Che in Feltrinelli sotto le due torri. Adesso nemmeno più (…la Feltrinelli). Notate le categorie sociali citate dal Dott. Montroni: imprenditori, borghesia, professionisti, commercianti… Par di capire che siano questi i ceti decisivi. Quelli cioè che decidono ciò che è bene e ciò che è male. E tutti gli altri? Che so, i lavoratori migranti clandestini o regolari? Gli operai della GD? I lavoratori atipici? Quelli che distribuiscono Leggo agli incroci? E dove mettiamo i palombari (categoria che pare stare molto a cuore al sempre acuto Serra)? E gli impiegati del catasto o i pensionati? Non pervenuti. Appena sotto, la seconda chicca: <<… a sua volta Gabriella Berardi (?), amica del giro prodiano, una delle “dominae” delle serate bolognesi, rare feste esclusive nella sua casa sui viali, non esita a esprimere soddisfazione: “Finalmente, Cofferati è un uomo intelligente, ha individuato un problema sentito dalla città…”>>. Ora la Signora, se durante una delle sue esclusivissime feste, si affacciasse ad una finestra della sua augusta dimora, potrebbe facilmente intravedere sul marciapiede di fronte, qualche ragazza moldava, o addirittura rumena, intenta, magari, d’altra parte “l’omo è gajardo”, a intrattenere per un aperitivo, qualche suo ospite, giusto prima di salire in villa. Ma probabilmente quella ragazza non appartiene alla città a cui fa riferimento la Signora. Infine, terza ciliegina (poteva forse mancare nella rossa Bologna, un sano riferimento alla Resistenza?): <<…nella Bologna profonda che… se gettavi a terra un pezzo di carta c’era subito un ex partigiano che ti rimproverava, “ragazzo, questa è casa nostra”, vede con implicita soddisfazione la severità operativa di Cofferati>>. Ora, temo, ahimè, che la maggior parte dei pochi ex partigiani rimasti, escano ormai ben poco di casa data l’età, accuditi in salotto, spero dolcemente, dalle loro badanti ucraine dai denti d’oro, ma se lo facessero, se, come mi auguro, ogni tanto uscissero per strada, troverebbero i nostri amati portici ricolmi non solo di cartacce bensì di ben più deturpanti cacche di ogni forma, dimensione e colore. Per carità sono merde assolutamente politicamente corrette. Lasciate dai cani (di cui ho la massima stima), di onesti imprenditori, borghesi, professionisti e commercianti. Profondi ed esclusivi bolognesi di razza. Che tristezza ragazzi! Sulla sicurezza, come su molte altre cose, io, contrariamente a Cofferati, e a tanti altri che conoscono le soluzioni dei problemi, non ho la minima idea di cosa si debba fare. Mi viene in aiuto solo la poesia. Nella striscia dei Peanuts del 2 febbraio 1970, Charles Schultz fa dire ad un suo personaggio: ‘Io so solo questo: una cosa che fa piangere una bambina dev’essere una cattiva cosa’. Io, pensando agli sgomberi del Lungoreno, a questa meravigliosa affermazione posso solo aggiungere alla parola “bambina”… donna incinta, neonato, ragazzo, vecchio e perché no, uomo.

postato da: GabrielParadisi alle ore 26/10/2005 08:06 | Permalink | commenti
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martedì, 25 ottobre 2005

Legalità a Bologna

Caro Augias

La leggo con grande piacere e spero anche di riascoltarla presto in TV in qualcuno dei suoi elegantissimi e sempre interessanti programmi. Nella rubrica di ieri 23 ottobre, riguardo le polemiche che investono il sindaco di Bologna, però, non mi sono trovato d’accordo con quello che lei ha risposto ad alcuni lettori. Lei parla, difendendo l’operato di Cofferati, di “alcuni cattolici e alcuni dell’ultrasinistra” che di fatto non hanno mai assimilato i concetti di legalità che sono alla base di qualunque convivenza civile moderna e democratica. Ora io credo, se la discriminante è essere o meno d’accordo con gli sgomberi delle baraccopoli abitate da poveri cristi sul Lungoreno di Bologna, di essere uno di quei cattolici e uno di quell’ultrasinistra. Infatti, il solo pensiero che bambini, donne (di cui quattro incinte), vecchi e perché no, robusti uomini, debbano dormire senza un riparo, sotto un ponte infestato di topi (ci sono stato a vedere), mi fa stare molto male. E’ più forte di me. Anche perché, quegli uomini robusti, la mattina vengono raccolti da caporali e caricati su pulmini immediatamente sopra il ponte dove hanno dormito e vanno in giro per i cantieri edili della “grassa e disperata” Bologna a costruire case (magari bagni che accoglieranno luccicanti Jacuzzi), quasi sempre senza alcuna misura di sicurezza sul lavoro e senza nessuna certezza di essere pagati un giorno. L’associazione dei costruttori bolognesi ritiene che solo a Bologna e provincia ce ne siano più di duemila di questi lavoratori (spesso clandestini), pagati, quando va bene, 12 euro al giorno. Cosa fanno per risolvere questa ipocrisia tutti gli altri cattolici e l’altra sinistra, quella che ha a cuore la legalità? Vede Augias il discorso sulla legalità applicata con rigore e fermezza, andrebbe bene in una società ideale, priva di ingiustizie e di iniquità. Ma purtroppo non viviamo e mai vivremo temo in questa condizione. Due anni fa un gruppo di disobbedienti bolognesi (ragazzi forse che non sanno bene cosa sia uno stato moderno), occuparono un palazzo abbandonato di proprietà delle Ferrovie dello Stato, e certo violando leggi, dettero però un tetto a decine di bambini e donne. Le allego alcune foto che feci in quell’occasione perché rendono l’idea. Per un anno e mezzo quel luogo, detto Ferrhotel, è stato, credo, un atto di umanità, senza intaccare nè i principi di nessun stato democratico nè tanto meno gli interessi economici (per carità, sempre da tutelare nella nostra società) di qualcuno (per esempio le FFSS). Io credo che prima di tutto, anche prima del profitto pensi un po’, venga l’uomo. La persona, con i suoi diritti ad avere un’esistenza degna. Le leggi in uno stato democratico, sono fatte per essere migliorate, lei dice “riformate”, sono d’accordo ma aggiungo che di fronte a inerzia, disinteresse, malafede o ipocrisia, certe leggi vadano superate e disattese, mettendo sempre l’essere umano al centro di tutto. Noti bene, ho escluso completamente qualsiasi atto di violenza, tanto più sulle persone, anzi, ho enfatizzato come la violazione di una regola abbia portato benefici oggettivi a povera gente sofferente. Lei dice anche “prima le regole poi vediamo che cosa si può fare”. Purtroppo però non tutti vivono serenamente in villa sui colli bolognesi come il sempre acuto e delizioso (lo dico con sincerità e senza ironia), Michele Serra (di cui non ho la e-mail altrimenti l’avrei contattato), che sempre nella stessa pagina di ieri nei Commenti di Repubblica sulla sua comoda “Amaca”, sostanzialmente ribadiva lo stesso suo concetto. Cofferati ha anche aggiunto: “un alloggio alternativo alle famiglie va trovato prima della brutta stagione”, immagino, rispettando le regole. Vede, a me sembra che ci siano due tempi e due ritmi diversi. Da un lato ci si preoccupa del rispetto delle regole e quindi per trovare soluzioni occorre tempo, dall’altro le condizioni di vita e di indigenza di povere persone (attenzione, utili, forse indispensabili al mantenimento delle nostre società, benefici compresi) non consentono di temporeggiare oltre.  Non crede che la sinistra, anche quella riformista, dovrebbe essere più rapida e attenta a queste situazioni? La brutta stagione, a Bologna, è già arrivata. I bambini piangono, hanno freddo e fame. Non hanno troppo tempo per aspettare, loro. Conoscendo la sua sensibilità spero vorrà rispondermi, in ogni modo la ringrazio comunque.

postato da: GabrielParadisi alle ore 25/10/2005 07:30 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 22 ottobre 2005

Liberali alle "vongole"?

 

 

 

<<Grazie a lei. Sono in aeroporto, le scriverò appena posso. Ma non imiterò mai Montanelli , nè quello di prima nè quello di dopo. A presto. guzz>> venerdì 21 ottobre 2005, ore 18.29

 

 

 

Così mi scriveva ieri sera Paolo Guzzanti, vicedirettore de Il Giornale, Senatore di Forza Italia, Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), Membro della Commissione di vigilanza servizi radiotelevisivi, Presidente della Comm. inchiesta "dossier Mitrokhin" e intelligence italiana, in risposta ad una mia e-mail in cui chiedevo in sostanza dove fosse finito lo spirito liberale di certi intellettuali e giornalisti a mio avviso proni agli interessi del potere cotituito. Riporto integralmente la mia e-mail e attendo la risposta articolata di Paolo Guzzanti che comunque qui ringrazio per l'estrema cortesia mostrata. Vi terrò informati.

 

 

 

Buongiorno Dott. Guzzanti 

Mi permetto di scriverle perché ultimamente ho letto un paio di suoi editoriali ed ho ritenuto di doverle porre una domanda, sempre che abbia la cortesia e la voglia di rispondermi. L’ho molto apprezzata quando faceva “Rosso di Sera” in TV, mentre da quando si è schierato decisamente e completamente con il Cavaliere, magari lei mi dirà di non essersi mai spostato dalle sue opinioni, ho forti dubbi. Non me ne voglia ma preferisco di gran lunga i suoi figli. Non è una brutta cosa in fondo. Anch’io infatti sono più felice se a ricevere elogi sono i miei bambini piuttosto che il sottoscritto… Sono un cittadino di sinistra, ho partecipato allegramente alle “primarie” domenica scorsa, quindi, voglio dire, sono parziale, anzi fazioso. Leggo quotidianamente La Repubblica e L’Unità. Mi capita di sfogliare Il Carlino (QN), poiché vivo a Bologna, e se posso, leggo di tanto in tanto gli editoriali del Giornale e di Libero, per cercare di conoscere anche opinioni normalmente opposte alle mie. Ora io credo che in lei, come in molti militanti del centro destra, alberghi un sincero sentimento democratico e civile. Io rispetto, pur essendo sempre più simpatizzante della sinistra cosiddetta “antagonista”, i grandi partiti conservatori e liberali del mondo occidentale. Penso ai gollisti francesi che hanno sempre escluso qualsiasi tentazione di accordi elettorali con gli xenofobi di Le Pen; penso al grande Partito Repubblicano d’America che, malgrado Bush, sa ancora indignarsi quando si approvano leggi che mettono in dubbio i principi e i diritti della libertà e dei cittadini. Capisco anche come forze politiche che tutt’oggi non rinnegano il termine “comunismo”, a cui lei si è sempre opposto (e anch’io l’ho fatto nei decenni scorsi riconoscendone senza indulgenza i tragici esempi realizzati), le provochino sentimenti di repulsione. Un vero liberale poi però dovrebbe provare lo stesso sentimento verso il fascismo, ad esempio, che peraltro in Italia, quindi non in un paese lontano, ha avuto anche una sua realizzazione pratica e tuttora alcune forze politiche si rifanno, altre si sono rifatte molto di recente, a quella “nobile” tradizione, invece, non m’è parso di vedere, devo dire, lo stesso tormento o disagio. Purtroppo però quello che non riesco veramente a capire è come chi si professa liberale e democratico non riesca ad ammettere certe incongruenze e contraddizioni secondo me eclatanti. Incongruenze ed anomalie che al di fuori dei confini patrii non esitano sicuramente ad evidenziare. In questi anni abbiamo visto una folta schiera di intellettuali, giornalisti, persone di cui non si può nemmeno lontanamente dubitare della loro onestà materiale e intellettuale, mettere in soffitta il loro senso critico e ahimè, spesso, anche quello del ridicolo. Un noto giornalista di sinistra usa spesso il simpatico appellativo di “liberali alle vongole”. Ecco, al di la della battuta, mi sembra un termine molto appropriato. Ora le chiedo, come si possono definire liberali e democratiche certe prese di posizione a difesa di situazioni liberalmente e democraticamente parlando insostenibili? Lei crede veramente che negli USA, o in Svezia, tanto per dire, un vero liberale e democratico potrebbe accettare i conflitti d’interesse a cui assistiamo ogni giorno? Potrebbe bastare loro, la sceneggiata, oggettivamente grottesca, di un Premier che abbandona un’aula in cui si discute una determinata legge perché essa può comportare guadagni misurabili alle sue aziende private che si tratti di Tv o di assicurazioni? Le “sparate” dei vari Calderoli, Borghezio e compagnia cantante dell’apposita ed elettoralmente utile Lega, sarebbero accettate da un vero liberale, e dirò di più, da un vero cristiano? Ecco è questo che vorrei sapere da lei. Anziché perdersi, e magari uscire come lei ha ammesso fuori dalle righe (…bavoso…), in una sciocca polemica personale con giardinieri veri o presunti, anziché insultare per rispondere a insulti veri o presunti subiti, perché non ci fa un bell’editoriale sui motivi che tengono lei, ed altri, che continuo a ritenere onesti e democratici liberali, in quell’eterogenea e discutibile alleanza? Non sarebbe meglio una sospensione critica, modello Montanelli? Grazie comunque dell’attenzione, anche se non vorrà rispondermi. 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/10/2005 08:54 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 21 ottobre 2005

Bologna, Lungoreno, ottobre...

Lunedì, 17 ottobre 2005. D’istinto mi sono buttato su Via Salvemini, dove d’estate si tiene la Festa di Liberazione. Ho proseguito per qualche centinaio di metri poi, costeggiando un casermone popolare cemento e degrado (nonnetta affacciata a finestra triste su cortile triste), ho tirato lungo il fiume. Ho proseguito a piedi lungo un sentiero cercando di raggiungere un pensionato che puntava diritto ad un orto. Mi sono spacciato per un giornalista alla ricerca dell’accampamento dei rumeni. Mi hanno detto che si trova proprio a ridosso del ponte, vicino allo spiazzo dove si tiene la festa. Così sono ritornato indietro e ho parcheggiato accanto al cantiere. Mi sono poi diretto deciso sul sentiero verso il fiume. Il solito pensiero debole (incontrerò un cane libero? Uno sbandato?). Invece ho visto solo una pantegana lunga trenta centimetri che è scappata via appena mi sono avvicinato. Dietro un dosso una baracca e una roulotte (fotografate), poi il nulla. Vedo un ragazzo in lontananza, l’ho salutato con la mano e mi ha aspettato. Un dialogo impossibile durato cinque minuti. Non conosce che poche parole d’italiano e faccio fatica a spiegarmi. Sorrido spesso, cerco di tranquillizzarlo. Alla fine gli strappo una indicazione incerta (risulterà sbagliata) e lui mi “strappa” due euro. Tornando sui miei passi intravedo tra il fogliame un agglomerato di lamiere e di tende. Puntando al ragazzo non l’avevo notato. Mi avvicino con decisione e sicurezza. Vedo un gruppo di uomini seduti attorno ad un elettrodomestico rovesciato. Altri poco lontano. Nessuna donna, nessun bambino. Mentre mi avvicino, appena mi vedono, alzo la mano in segno di saluto. Arrivato presso di loro propongo la mano a quello seduto che però non corrisponde. La do allora a quello che aveva risposto al mio saluto, ma capisco subito che il capo è proprio quello seduto. Mi chiedono cosa voglio e io, sincero, dico che vorrei fare qualche foto se sono d’accordo. Il capo si alza e gesticolando nervosamente comincia a dire che non si possono fare foto. Che poi le foto arrivano alla polizia. E’ un uomo robusto, biondastro. E’ giovane e parla in modo chiaro anche se sembra abbia bevuto. Una lattina da 66cc di birra è rovesciata sul tavolo improvvisato e un nugolo di vespe bivacca allegramente. Cerco di mostrarmi molto tranquillo e lo rassicuro. Non sono della polizia, non farò nessuna foto e sono lì solo per conoscerli, per vedere e capire. C’è anche una persona abbastanza anziana seduta e per tutto il tempo non dirà una parola. Alcuni ragazzi, anche molto giovani, girano qua e la, buttano un’occhiata, cercano di capire cosa succede, si fermano qualche istante e poi se ne vanno. Cinquanta metri avanti, di fronte ad una baracca, qualcuno sta aggiustando una bicicletta rovesciata. Siamo in una sorta di spiazzo davanti a due baracche. Un’enorme specchio appoggiato a terra è accanto ad un ingresso. Per terra, sacchetti, due batterie d’auto e altro materiale. Il capo mi invita a bere e io dico che accetto. Per cortesia, di solito non bevo alcool ma accetto. Il capo dice no alcool solo birra. Faccio di sì con la testa. Il capo comincia a parlare e ripete spesso “noi siamo uomini”, e mi fa capire che vuole essere ospitale. Mi siedo e cerco di sembrare  (in effetti lo sono) il più calmo e sereno possibile. Cerco di spiegare la mia visita, ma in fondo a loro non interessa. Il capo mi sembra che abbia accettato la mia presenza e ripete se voglio bere. Arriva un uomo con un tegame di caffè. Dico che il caffè lo prendo volentieri e me ne offrono una tazzina. E’ buono, veramente. Il capo dice che ha una ragazzina di tredici anni in Romania e altri due figli. E’ qui per lavorare, no per rubare o drogarsi, ma la polizia quando li incontra li tratta sempre e solo come ladri e drogati. Arriva un altro uomo, è scuro e sembra un magrebino, invece anche lui è rumeno e si lamenta che ha lavorato dieci giorni e il suo capo (un calabrese) non lo paga. Il capo dice che lo pagherà, che il problema non è il lavoro e i soldi, ma la legge che li vuole cacciare via. Loro stanno bene anche lì dove sono, in quelle luride baracche, purchè possano restare. Il clima è tranquillo. Non potrò fotografare ma va bene lo stesso. Parliamo dieci minuti buoni. Quando faccio per andare gli lascio dieci euro. Il capo si scusa per avermeli chiesti e accettati. Dico loro che è come lasciarli in chiesa, come fare un’offerta. Sorride. Gli chiedo se sono cattolici. Mi risponde che sono ortodossi. Me ne vado, do la mano a tutti e ben tre volte al capo che adesso me la stringe e dice di baciarla (non lo fa, è solo un modo di dire). Gli auguro buona fortuna a tutti e ai loro figli. Mi invita a tornare a trovarli, magari sabato sera che fanno festa e mangiano carne. Prometto di tornarci. Gli chiedo il nome quando sono già in cammino: Catarino.

Lo sgombero delle baracche sul Lungoreno è avvenuto all'alba del 19 ottobre: COFFERATI SGOMBERA CON LE RUSPE LE BARACCHE SUL LUNGORENO DI BOLOGNA, ECCO LA "RUSPOSTA" AI LAVORATORI IMMIGRATI CHE CHIEDEVANO GIUSTIZIA

 

 

 

Se tornassi domani, sabato, a trovarli, non ci sarebbe più una sedia o un tavolo improvvisato per mangiare. Non troverei più nemmeno loro.

Le ruspe sui libri del piccolo Amar. Quattro donne incinte sotto un ponte tra i topi.

COFFERATI, L'HO VOTATO ANCH'IO E QUELLA SERA D'ESTATE L'HO ACCOMPAGNATO FELICE IN PIAZZA MAGGIORE, PARLA DI LEGALITA' E DI SICUREZZA. I BOTTEGAI DI BOLOGNA, GRASSI E DISPERATI, LA TESSERA DEI DS IN TASCA, FORSE STASERA SI SENTIRANNO PIU' TRANQUILLI...

MA NON E' QUESTA LA SINISTRA CHE IO VOGLIO!

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/10/2005 17:44 | Permalink | commenti (6)
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