martedì, 20 novembre 2007

TRASLOCO

Dopo oltre due anni CieliLimpidi trasloca. Lascio la piattaforma Splinder per approdare ad una più performante, in grado di gestire le idee e i progetti che andremo a sviluppare... Se avete notato dalla prima persona singolare (io) nel corso della spiegazione sono finito alla prima persona plurale (noi). Infatti il primo progetto che vede la luce nel nuovo ambiente è proprio la "costituzione" (ma forse sarebbe meglio parlare di "formalizzazione" di qualcosa che era già nel fatti), di una "identità collettiva". Il nuovo sito www.cielilimpidi.com sarà gestito infatti dal Gruppo dei 5 nel suo insieme. Sono già diversi mesi che la nostra collaborazione è diventata più stretta e certe ricerche sono state possibili proprio grazie al lavoro e alle idee di tutti. Così nel nuovo spazio proveremo a continuare questa esperienza. Le idee sono molteplici ed occorrono le energie e l'entusiasmo di tanti.

Vi invito dunque a modificare nei vostri "preferiti" l'indirizzo di questo blog.

Gia oggi, 20 novembre 2007, nel nuovo sito verrà pubblicato un articolo che vi invito ovviamente a leggere.

Grazie di tutto... anche a Splinder...

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 20/11/2007 15:52 | Permalink | commenti (33)
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sabato, 17 novembre 2007

TRAVAGLIO interiore

Caro Marco
Ti scrivo in merito al tuo ultimo intervento ad Annovero giovedì 15 novembre, e alle polemiche successive che si sono scatenate.
Il senatore Guzzanti, da te chiamato in causa quale presidente della Commissione Mitrokhin, ha reagito da par suo alle tue dichiarazioni, rivolgendosi persino alla commissione di vigilanza RAI.
Conoscevo già le tue opinioni sull’operato della Mitrokhin, opinioni che tra l’altro, mi risulta, ti hanno già procurato, insieme a Bonini e D’Avanzo, qualche bega legale di cui peraltro vai fiero.
Quello che però mi ha colpito questa volta è un’altra cosa.
Tu ieri, in replica al furore di Guzzanti, hai dichiarato testuale alle agenzie:
Spesso, vista l’enormità delle cose che racconto, mi coglie il dubbio di essermele inventate.
Quando però vengo denunciato da personaggi come il senatore Guzzanti, mi tranquillizzo: le sue denunce sono il miglior attestato della verità di quello che dico
”.
Ora, perdonami, ma queste tue parole mi hanno lasciato letteralmente basito.
Tu, perlomeno a sinistra, sei considerato un giornalista preparatissimo e documentatissimo.
Tu fai “cantare le carte”, parlare i documenti. Ogni tua affermazione nasce, così ripeto ritengono almeno i tuoi tantissimi estimatori, dall’analisi certosina di verbali, di articoli, di resoconti stenografici, di sentenze.
Ora, noi tutti sappiamo quale solenne ruolo vada riservato al dubbio, ma come può mai sorgere in te il pensiero che ciò che stai dicendo, magari a milioni di persone in TV, sia una enormità inventata? A te che fai dei documenti il perno di ogni tua considerazione?
Non posso credere che tu non abbia letto, anche più volte, alcuni passaggi lo richiedono, le quattro relazioni prodotte dalla Commissione Mitrokhin nei quattro anni di lavoro e tutto il materiale di corredo… che so la Relazione Cordova… tanto per dire, o lo stesso Dossier Mitrokhin (quello originale in inglese però, non quello con la prefazione di D’Avanzo…)
Vedi Marco può anche essere che Guzzanti sia una persona che mente, ma non credo che sia degno della tua raffinatissima intelligenza sostenere un sillogismo, perdonami, così volgare:
Guzzanti=Mentitore… Guzzanti=Mitrokhin… Mitrokhin=Bufala
In sostanza Marco io credevo che le tue opinioni sulla tanto vituperata commissione fossero dettate da ciò che tu avevi conosciuto e letto di quel lavoro e non dal giudizio, più o meno condivisibile, che hai di una persona…
Ti confesso che un po’ mi hai deluso, ma voglio credere che la tua sia stata solo una boutade, un’iperbole di sarcasmo, tu che ne sei maestro.
Per cui voglio invitarti a leggere (perché so che non l’hai fatto prima probabilmente per i tanti impegni), una paio di email che ti inviai e per la verità ti detti anche a mano a Bologna durante una tua conferenza…
Sono due lettere [1] [2] in cui spieghiamo (una è mia l’altra di un mio amico di nome Enrico), alcuni passaggi diciamo così… delicati che riguardano proprio la Mitrokhin e che non possono certo essere da te ignorati.
Passaggi che forse, in parte, potrebbero anche farti ricredere su alcune cose.
Penso che ti possa fare solo piacere riceverli. Sarai d’accordo che tutto ciò che può dare arricchimento ad un professionista è benvenuto.
Ti porgo un cordiale saluto e ti ringrazio dell’attenzione.
Gabriele Paradisi
 
PS
Non sarebbe una brutta cosa un incontro televisivo sulla vicenda con Guzzanti. Converrai con me che la verità non teme i confronti. Giusto?

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 17/11/2007 11:51 | Permalink | commenti (31)
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venerdì, 16 novembre 2007
Il silenzio e il rumore

Ieri sera ad Annozero, il cui tema centrale erano i fatti di Genova del luglio 2001 e gli abusi delle forze dell'ordine (s'è parlato anche del povero Federico ALDROVANDI e ovviamente del tifoso ucciso domenica scorsa), il solito Marco TRAVAGLIO nel suo solito editoriale è riuscito, pensate un po', a parlare della Commissione Mitrokhin e di Mario SCARAMELLA (!?).
Cavoli a merenda voi direte? No. Non crediamo. In questa storia nulla è casuale.
Col suo abituale modo di fare sbarazzino e forbito il bel Marco ha suscitato ovviamente le risate grasse e convinte dell'intera platea mentre un cameraman compiacente indugiava con generosità sui volti degli spettatori sull’orlo delle lacrime d’ilarità ogniqualvolta si accennava a “Mortadella” agente del KGB.
Ecco una trascrizione delle parole di TRAVAGLIO perché a noi piace parlare sui documenti non tralasciando nulla e dando a tutti voce e spazio. Questo comunque il link al filmato.
...

TRAVAGLIO: Parliamo di Commissioni d’inchiesta, perché è chiaro che negli Stati Uniti e in una democrazia normale la catena di comando che non ha funzionato sarebbe oggetto di una Commissione d’inchiesta e lì, senza destra e senza sinistra, andrebbero a vedere che è successo…

Il problema è che qua le commissioni d’inchiesta …

SANTORO: Quelle che vediamo in televisione o al cinema, no?

TRAVAGLIO: esatto

SANTORO: ...il senato americano…che si riunisce, interroga…bah….

TRAVAGLIO: Qua purtroppo le commissioni di solito servono a incasinare anche le poche cose che sono già chiare …e a farla dovrebbero essere gli stessi parlamenti…gli stessi parlamentari che hanno partecipato nella scorsa legislatura ad alcune leggendarie commissioni…l’antimafia ce l’abbiamo dal ’63, e non è che insomma abbia prodotto chissà che cosa…

SANTORO: Beh, qualcosa…

TRAVAGLIO: nell’ultima legislatura la relazione di maggioranza sosteneva che (legge un appunto – ndr)  “le sentenze hanno sbugiardato malamente le accuse di mafiosità ad Andreotti”. In realtà la sentenza dice esattamente il contrario, e cioè che aveva ragione la procura: il reato è stato commesso ma era prescritto fino al 1980.

La Commissione su Ilaria Alpi presieduta dall’avvocato Taormina, sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha stabilito che i due inviati sono morti mentre erano dediti al turismo in Somalia.

La Commissione Telekom Serbia e la Commissione Mitrokhin hanno fatto il meglio di tutte, una era presieduta dall’Avvocato Trantino, l’altra era presieduta da Paolo Guzzanti, e dovevano occuparsi di due vicende molto oscure: una, 900 miliardi di lire dati dal nostro Governo di Centro Sinistra al regime di Milosevic già sotto embargo, dall’altra parte le infiltrazione del KGB in Italia negli anni della guerra fredda, solo che poi sono state utilizzate per dimostrare qualcos’altro, perché nel frattempo stavano venendo fuori i processi per le tangenti delle toghe sporche, i processi Previti, Berlusconi eccetera e allora si è deciso di usare queste Commissioni per dimostrare che in realtà le tangenti le pigliavano Prodi, Fassino, Dini, e che Prodi era addirittura un agente del KGB, coinvolto nel delitto Moro. Prodi ha proprio il physique de rôle tipico dell’agente del KGB infatti aveva anche chiamato il suo conto cifrato “mortadella” proprio per evitare che qualcuno potesse sospettare che era suo, mentre Fassino pigliava i soldi sul conto “cicogna” e Dini sul conto “ranocchio”, sempre per mascherare meglio l’identità dei titolari.

Notevoli soprattutto le fonti di queste due commissioni d’inchiesta: una, eehhh… il supertestimone Igor Marini, detto “Aigor”, e l’altro….

SANTORO: ma che fine ha fatto quello? Non si sa! Dove sta?

TRAVAGLIO: E’ stato a lungo in carcere, e adesso aspetta il suo processo.

…l’altro il superconsulente della Mitrokhin: Mario Scaramella, che ormai sono una leggenda: sembrano Gianni e Pinotto, visti insieme.

Destra e sinistra li hanno presi molto sul serio, tant’è che poi hanno dovuto intervenire magistrati e giornalisti a smascherare, perché se era soltanto per il parlamento questi continuavano a fare i supertestimoni a vita.

Marini compare quando, nella Telekom Serbia? Compare nel maggio del 2003, una settimana dopo che è stato condannato per la prima volta Previti per il caso Mondadori. “Armi di distrazione di massa”, le chiamerebbe Sabina Guzzanti. Si presenta come un conte polacco. Dice di avere gestito lui praticamente la transazione fra l’Italia e la Serbia per la compagnia telefonica, dice di avere le prove delle tangenti a Fassino, Prodi e Dini, però le ha dimenticate in Svizzera. E allora la commissione invece di verificare chi è questo qua prima di sperti…di sporgersi, parte in missione per la Svizzera. Solo che si dimenticano di avvertire gli svizzeri. Per cui arriva la gendarmeria, lì trova lì in questo ufficio dei notai pubblici di Lugano, dice: Lei chi è? …ci manda la Telekom Serbia…li arrestano tutti, compresi i parlamentari che poi vengono rilasciati mentre Marini viene trattenuto, perché era ricercato pure in Svizzera, non soltanto in Italia, per avere truffato degli alberghi: lui entrava, mangiava, beveva, dormiva gratis, e poi scappava e non pagava  il conto, come il conte Mascetti nel film “Amici miei”.

Quando i giudici di Torino sanno che hanno preso un certo Marini in Svizzera dicono: eccolo lì, lo stiamo cercando da anni anche a Torino, perché ha fatto delle truffe su titoli indonesiani, e quindi se lo fanno recapitare dagli svizzeri e lo portano al carcere di Torino.

I magistrati cosa fanno? Prima cosa vanno a vedere chi è questo Marini: scoprono che vive in un tugurio fuori Brescia… scoprono il lavoro che fa: fa il facchino al mercato ortofrutticolo di Brescia, che è proprio   tipico di quelli che gestiscono le transazioni fra stato e stato per compagnie telefoniche. Che mestiere fa? Di solito fa il facchino al mercato ortofrutticolo.

Interrogano la seconda moglie, che è in lacrime. Dice: eehhh…ha truffato il parlamento, ma prima ha truffato me, questo.

M’ha raccontato che era: conte, e  non era conte.

M’ha detto che era polacco, non era polacco.

Diceva di essere la controfigura di Schwarzenegger, di essere proprietario di una isola deserta, talmente deserta che poi nessuno l’ha mai vista, e soprattutto di essere il vicepresidente dello IOR, la banca del Vaticano, tant’è che diceva: “io sono così con papa Woytila, ceniamo insieme, eccetera eccetera, io andavo a prenderlo in ufficio pensando che uscisse dal Vaticano, ma quello usciva sempre da un’altra parte”, tant’è che in Vaticano non ci aveva mai messo piede. Alla fine mi ha pure costretta a vendere la macchina per investire in certi titoli indonesiani, non ho mai più visto una lira, e non c’ho più la macchina.

Interrogano la prima moglie, che è una famosa soubrette, Isabel Roussinova, e anche questa dice: “non ho mai voluto raccontare la mia storia, perché mi sentivo veramente male, a essermi fatta prendere in giro da uno così, adesso che vedo che ha preso in giro tutto il parlamento italiano mi sento meno sola, e più sollevata, e posso raccontare la mia storia.”

Il parlamento continua a prendere sul serio Igor Marini, tant’è che per tutta l’estate continuano a interrogarlo pure in carcere, esce l’Avvocato Trantino, esce Calderoli, che era un po’ l’intellettuale della commissione  parlamentare Telekom Serbia, esce l’avvocato Taormina, tutti a dire: “sto Marini, c’ha una memoria prodigiosa, è meglio di Pico della Mirandola”, dicono: infatti ricordava perfettamente cose mai avvenute, non si sa chi gliel’avesse suggerite.

Fatto sta che a un certo punto eehhh…. i conti Cicogna, Mortadella e Ranocchio non vengono mai trovati, naturalmente, i soldi provenienti dalla Telekom Serbia non sono finiti a nessun politico, tranne uno: per vie traverse, senza commettere  nessun reato, si scopre che l’unico politico che ha preso soldi provenienti dalla provvista Telekom Serbia, è l’On. Bocchino di Alleanza Nazionale, che fa parte della Commissione di Telekom Serbia! (la telecamera stacca da Travaglio per offrire un primo piano di Ignazio La Russa – ndr) Cioè stava indagando sulle tangenti degli altri, e in realtà è l’unico che ha preso dei soldi provenienti da quella partita…

SANTORO: senza commettere reati, lui…

TRAVAGLIO: i giudici di Torino dicono: non ha commesso nessun reato. Però è curioso, insomma: è come…è come l’investigatore che scopre di essere l’assassino, praticamente.

Degno “pendant” del conte Igor Marini, è Mario Scaramella da Napoli, superconsulente della Mitrokhin. Vita passata vivendo di espedienti, fonda Società con la fidanzata, millanta credito di essere un uomo della NATO, di essere uno sminatore, di essere un esperto clamoroso in smaltimento di rifiuti tossici, presidente di comitati, tiene lezioni in tutto il mondo, persino in organismi internazionali, finchè a un certo punto  approda alla commissione Mitrokin.

Basterebbe fare un giro a Napoli nel suo quartiere per capire chi è ma non lo fanno, gli credono ciecamente e Guzzanti lo prende come il suo consulente preferito. E lo manda in giro per l’Europa a torchiare delle povere spie russe in menopausa (compare l’immagine di Guzzanti con le mani giunte con un fumetto che dice: “…e Mario dove lo metto?” – ndr) che stanno svernando (compare il volto di Scaramella che dice nel fumetto: “Mandami in Europa a torchiare le spie sovietiche” – ndr)  nella loro vecchiaia tra Londra e altre capitali. (Altro fumetto per Guzzanti: “Sii!!!..in Europa!” – Replica di Scaramella, sempre nel fumetto: “Hanno detto che…Prodi piaciucchiava al KGB!!” ndr)  Quelli, tutti contenti, dice: finalmente ci interroga, vorran sapere di Putin, (compare al centro del video il ritaglio del titolo di un giornale: “Una bomba termonucleare” – esclama Guzzanti, “lo dico subito al capo” – ndr) di tutte le porcate che fa il nostro ex capo del Kgb. No: lui non era interessato a Putin, era interessato a Prodi. Tira fuori la foto di Prodi, chiedendo alle spie, ai sovietici se non l’avevano mai visto. Loro non hanno mai visto Prodi, ovviamente, ma lui insiste e a un certo punto telefona a Guzzanti dicendo: ne ho trovata una che mi ha detto di aver saputo da un’altra che è morta, che aveva saputo da un’altra, che è morta, che un’altra che è morta gli aveva detto che Prodi non dispiaceva al Kgb.

Guzzanti entusiasta dice: “ma questa è una bomba termonucleare, la vado a riferire al capo”, cioè a Berlusconi. Prende a va in Sardegna e  Berlusconi non lo prende neanche sul serio, nemmeno Berlusconi (Santoro sghignazza – ndr)  riesce a raccontare ai suoi elettori che Prodi è un agente del Kgb.

Ne ha raccontate tante, ma questa forse non la credono nemmeno i suoi elettori.

Insomma ‘sto Scaramella continua a molestare tutte le spie che trova in giro. Gli tira pure fuori le foto di Diliberto e Pecoraro Scanio, che anche per l’età, oltre che per la faccia, sono tipici proprio spioni sovietici. No? E poi manda dei messaggi

SANTORO: se si mettono il colbacco, insomma, già….

TRAVAGLIO: …manda dei messaggi, dei messaggi cifrati a Guzzanti dove Pecoraro Scanio viene definito in codice  “Pecorowski e Culattowski”.Quindi stiamo…stiamo parlando di roba molto seria, sempre a spese nostre, naturalmente, perchè la commissione la paghiamo noi…

SANTORO: devi concludere…

TRAVAGLIO: Una spia molestata scrive a Guzzanti dicendo di riprendersi ‘sto Scaramella perché non se ne può più, gli dice: “your friend is a mental case”, cioè è un caso clinico, portatelo via, non se ne può più. (compare l’immagine di un PC con il testo di una e-mail che dice: “Paolo, your friend Mario is a mental case”, dietro al PC compare l’immagine di Guzzanti con un fumetto: “……”  e con la frase successiva “il prossimo sono io”– ndr) Lo smascherano tre giornalisti, D’Avanzo, Bonini e Gatti del sole 24 ore e poi Scotland Yard quando scopre che Scaramella è l’ultimo ad avere incontrato il povero Litvinenko avvelenato con il polonio 210 nel sushi bar di Londra. Scaramella dice: hanno avvelenato anche me, sto morendo; Guzzanti dice: il prossimo sono io. Poi Scaramella resuscita, torna in Italia e lo arrestano, immediatamente, per calunnia ai danni di persone. Ecco perché ho ricordato tutto ciò. Perchè la Mitrokin si spegne mestamente, la magistratura ha più lavoro di prima, il casino sul Kgb è massimo, e oggi immaginiamo un parlamento come questo che si occupa del G8: potrebbe venir fuori persino un supertestimone a giurare che a Bolzaneto hanno tentato un suicidio di massa oppure che alla Diaz non è stata la polizia ma, come disse Taormina in un altro processo,  è stato il vicino di casa.

LA RUSSA: o viceversa….

...

 
Il pretesto era ovviamente la richiesta di istituire una Commissione parlamentare sul G8, ma diremmo noi, ogni occasione è buona per lanciare il messaggio subliminale a cui ormai abbiamo fatto il callo e a cui l’inconscio collettivo s’è adeguato: un ritornello che incessante ripete: “quel polverone della Mitrokhin”, “quella bufala della Mitrokhin”…..
Ogni occasione dunque è buona, soprattutto adesso, che qua e là, qualche dubbio, qualche scoperta imbarazzante, qualche tarocco viene a galla.
Pertanto occorre tenere alta la guardia. Occorre alzare una barriera mediatica che soffochi le voci dissidenti.
Il silenzio e il rumore.
Da un lato la grande stampa ignora con supponenza le notizie provate di manipolazioni e falsificazioni, dall'altro, contemporaneamente, si tiene alto il volume di un vecchio gracchiante grammofono che manda instancabilmente e ininterrottamente in onda lo stesso disco rotto, a coprire le poche fievoli voci fuori dal coro.
 
TRAVAGLIO ieri sera, giocando le stesse carte di sempre, ha voluto dare i giusti meriti ai prodi () che hanno “svelato” agli italiani cosa stava avvenendo coi loro soldi e dunque ha citato Carlo BONINI e le ex spie russe “in menopausa”, dimenticando però di citare anche le loro trancianti smentite [1] [2] d’altronde mai pubblicate su Repubblica né altrove; ha citato Claudio GATTI, indimenticata la sua biografia scaramelliana sul Sole 24 ore, dimenticando però di citare per intero la feroce smentita del magistrato Lorenzo MATASSA.       
Tutte cose che noi, per fortuna, e i nostri lettori conoscono bene, ma, ahimè, siamo un’irrisoria minoranza.
Può anche gratificare sentirsi di appartenere ad una élite, soprattutto quando si tratta di conoscere cose che la stragrande maggioranza delle persone ignora, ma noi ci siamo stancati.
Non crediamo che sia degno di un paese civile e democratico.
Nei prossimi giorni invieremo una lettera aperta a tutte le redazioni dei giornali italiani e a tutti gli indirizzi conosciuti di giornalisti.
Un mailing a pioggia.
Per vedere se in questo paese c’è ancora qualche persona libera e intellettualmente onesta che si prenda la briga di verificare, di indagare, di capire. Di parlare!
Non possiamo credere che non ce ne siano.
Comunque per ora, purtroppo, ha ragione Michele SANTORO.

In Italia per quanto riguarda l’informazione siamo proprio all’ANNO ZERO.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 16/11/2007 10:17 | Permalink | commenti (48)
categoria:giornalismo, prodi romano, travaglio marco, mitrokhin, santoro michele, bonini carlo
venerdì, 09 novembre 2007
IL MURO DI GOMMA

Ieri sera, 8 novembre 2007, intorno alle 18.17, alla Camera dei Deputati della Repubblica italiana è stata discussa l’interpellanza urgente n. 2-00830 presentata dall’onorevole Enzo RAISI insieme ad altri 43 deputati di Alleanza Nazionale e Forza Italia appena martedì scorso.
 
Luigi LI GOTTI il sottosegretario alla Giustizia chiamato a rispondere per conto del governo.
 
Riportiamo integralmente nel seguito la discussione, di cui sono disponibili anche i resoconti audio video ( [RAISI] [LI GOTTI] [RAISI] ), segnalando come, a nostro avviso, prosegua il “disperato” tentativo di mantenere in vita una interpretazione dei fatti assolutamente insostenibile e soprattutto non documentabile.
 
Evidenziamo un solo passaggio del sottosegretario: “Come si rileva, in assenza di specificazioni, la perquisizione poteva essere fatta tanto sull'uno [Espresso n. 201 Karlsruhe-Milano, Ndr] quanto sull'altro treno [n. 307 Chiasso-Milano, Ndr] ”.
 
Ora vorremmo evidenziare che sui treni si operano identificazioni e non perquisizioni, soprattutto quando queste portano alla realizzazione di fotocopie di biglietti ferroviari, documenti d’identità, lettere.
 
Vogliamo ricordare al sottosegretario che KRAM aveva un biglietto Karlsruhe – Milano e non aveva nessun motivo di scendere a Chiasso e cambiare treno.
Se ciò è avvenuto è evidente che è stato “contro” la sua volontà e dovuto a “cause di forza maggiore”. Infatti egli era iscritto nella Rubrica di Frontiera e, se identificato, avrebbe dovuto essere sottoposto a “perquisizione sotto aspetto doganale”.
Vorrei ricordare ancora al sottosegretario LI GOTTI che è proprio KRAM a dirci come avvenne quel giorno la “fermata tecnica” a Chiasso.
Nell’intervista del 1° agosto 2007 a Guido AMBROSINO de il manifesto egli ci spiega: Arrivato a Chiasso […] mi fecero scendere dal treno.
  
Che altro aggiungere….?
Ammetto che ieri sera mi sono sentito offeso nella mia, magari assolutamente mediocre, intelligenza. E anche preoccupato.
Il governo infatti si è limitato ad interpretare ed esporre dei virgolettati provenienti dalla procura di Bologna, così come aveva fatto l’11 ottobre scorso l’altro sottosegretario alla Giustizia Luigi SCOTTI. Dichiarazioni, quelle della procura, che via via facilmente si sono dimostrate e si dimostreranno errate.
Questa considerazione è dello stesso SCOTTI che ebbe a dire: “L'errore è derivato dal fatto che nella prima comunicazione della procura di Bologna si diceva che…”.
Ciò significa forse che il Parlamento, ovvero i cittadini, ricevono da altri organi istituzionali, su questo e su altri argomenti, continuamente informazioni non corrette? E se così fosse, perchè?
 
Per finire, vorrei tornare sconsolato alla risposta di LI GOTTI di ieri sera, evidenziando che volendo c’era una domanda non casuale nell’interpellanza di RAISI che poteva spazzar via qualsiasi dubbio se solo fosse stata affrontata dal governo e ad essa fosse stata data una risposta seria.
La domanda a cui si è dimenticato di rispondere è la seguente:
se il Governo intenda spiegare le modalità con cui la perquisizione a carico di Kram sarebbe potuta avvenire a bordo del treno 307.
Ecco, ieri sera abbiamo capito che il Governo non ha inteso spiegare…

 
(Trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna, ed eventuali iniziative ispettive - n. 2-00830)
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00830, concernente la trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna, ed eventuali iniziative ispettive (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 10).
ENZO RAISI. Signor Presidente, illustro la mia interpellanza, molto dettagliata, che non è la prima, ma la quarta che presento sulla questione relativa a Kram. Ciò è avvenuto anche perché il rappresentante del Governo che mi ha risposto in precedenza, il sottosegretario Scotti, mi fornì a suo tempo informazioni che, documenti alla mano, non risultavano corrette: in occasione della risposta all'ultima interpellanza, infatti, il sottosegretario si scusò con me per il fatto che, effettivamente, si trattava di informazioni non corrispondenti ai documenti ufficiali della polizia.
Vorrei aprire una breve parentesi e spiegare il motivo per il quale insisto sulla questione relativa a Kram e perché la
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ritengo così importante. Tutti sanno che Kram era presente il giorno della strage di Bologna nelle vicinanze della stazione. Carlos, addirittura, in una sua intervista, ha affermato che egli fosse l'uomo uscito pochi attimi prima dello scoppio (Carlos era sodale di Kram).
Kram si è consegnato dopo ventisei anni di latitanza. È entrato in clandestinità, esattamente, il 2 agosto 1980: per essere chiari, ha avuto una latitanza simile a quella di Lo Piccolo e si è poi consegnato alla polizia tedesca, ponendo fine alla sua fuga.
Da lì è partita una serie di errate informazioni che, in qualche modo, andavano a sostenere il suo alibi. Ciò che Kram dichiara è riportato chiaramente in un'intervista che lo stesso ha rilasciato a il manifesto. Egli ha affermato di essere arrivato con un treno da Karlsruhe, diretto a Milano, dove doveva incontrare un'amica austriaca. È stato fermato dalla polizia a Chiasso, perché segnalato dalla polizia tedesca e, a causa di questo fermo, che è perdurato per diverse ore, si è attardato. Visto, poi, che la sua tappa finale era Firenze, si è fermato a Milano. Essendo arrivato tardi, è stato poi obbligato a trattenersi, casualmente, a Bologna.
Dai dati a nostra disposizione risulta, invece, che poteva andare tranquillamente a Bologna, perché ha preso un treno che, partendo da Rotterdam, se non vado errato, arriva a Karlsruhe nella notte e alle 10,20 a Chiasso (dove viene fermato effettivamente dalla polizia di frontiera).
Qui c'è il primo errore; vi è stata confusione sugli orari. La volta scorsa, abbiamo dimostrato che non esistevano gli orari riportati sia nella relazione di minoranza della Commissione Mitrokhin, redatta da un onorevole deputato dei DS, sia dalla prima risposta fornita dal sottosegretario Scotti.
Effettivamente, il sottosegretario Scotti ammise che gli orari da noi indicati (arrivo alle 10,20 e ripartenza alle 12,10 per Milano), in base ai quali egli aveva, quindi, tutto il tempo per incontrare la persona a Milano e andare poi a Firenze, erano corretti. Tuttavia, nella sua risposta, egli commette un secondo errore, quando dice che Kram viene perquisito e fermato sul treno che alle 12,10 lo porta da Chiasso a Milano.
Agli atti della Commissione Mitrokhin vi è il verbale dell'allora responsabile del posto di polizia di frontiera, il
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dottor Marotta, in cui si dice che Kram è stato perquisito tra le 10,20 e le 12,10. Quindi, in realtà, egli non è stato perquisito sul treno, come erroneamente affermato dal sottosegretario Scotti nella sua risposta, ma in quel lasso di tempo dalle 10,20 alle 12,10. Pertanto, in realtà, alle 12,10 riprende il treno da Milano. Attenzione: ciò è molto importante, perché su questa circostanza Kram costruisce il suo alibi nella famosa intervista rilasciata a il manifesto il 2 agosto scorso.
Inoltre, egli afferma - questo è l'altro elemento di novità che cito in questa interpellanza urgente - che a Milano doveva incontrare un sua amica austriaca.
Preannuncio che questa mia interpellanza urgente sarà la penultima, perché ne ho un'altra pronta, sempre sulla base di quanto ha dichiarato il sottosegretario Scotti. Su questo, come ho già detto, non mollerò fino alla fine, anche perché forse c'è qualcuno che vi dà queste informazioni; e ciò mi preoccupa, perché le informazioni sono fornite da esponenti delle istituzioni, forse anche dell'istituzione che ha aperto un fascicolo e dovrebbe indagare su Kram.
Forse essi non sanno che - grazie a Dio - avendo passato due anni e mezzo a guardare tutti i documenti acquisiti dalla Commissione Mitrokhin, so esattamente come si è mosso il signor Kram, cosa effettivamente ha fatto e chi effettivamente ha incontrato.
Lo dico anche perché forse in questo modo leggeranno la mia illustrazione dagli atti e la prossima volta staranno attenti a rispondere in un certo modo.
Ricordo che Kram viene per la prima volta segnalato, in qualche modo, dal dottor Di Gennaro nel 2001 e inserito in un fascicolo con riferimento ad atti non aventi valenza di reato (non ricordo come si dice tecnicamente). Successivamente, la procura di Bologna, in qualche modo, archivia il caso.
Quando, però, nel 2004-2005, consegno alla procura di Bologna la parte della relazione della Commissione Mitrokhin che riguarda la strage di Bologna, questa è obbligata ad aprire un procedimento che, guarda caso, vede Kram non come imputato, ma come persona informata dei fatti, il che è abbastanza clamoroso.
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Ritengo che vi sia un clamore tale e quale a quello che si manifestò nel 2001 quando venne aperta la pratica con una notizia non avente valore di reato.
Voglio formulare, quindi, una serie di domande che sono rivolte innanzitutto a comprendere se le persone che Kram afferma di aver incontrato siano state mai interrogate. Mi riferisco ad esempio alla cittadina austriaca residente a Varese che in qualche modo dovrebbe confermare il suo presunto alibi. Chiedo di sapere se sia mai stato interrogato anche l'autore di quell'intervista che in qualche modo crea l'alibi a Kram. Un alibi che come ho già sostenuto in un mio precedente intervento non sta in piedi. In quell'articolo Kram afferma che il giorno che scoppiò la bomba si trovava in una grande arteria bolognese, via Indipendenza, e da lì dopo aver assistito a quello che stava accadendo prese un taxi per andare alla stazione delle corriere. Come ho già avuto modo di dire, tutti sanno che da via Indipendenza la stazione ferroviaria non si vede e che la stazione delle corriere è a fianco di quella ferroviaria. Per quale motivo, quindi, si dovrebbe prendere un taxi per andare esattamente nel posto che si vuole evitare? Chi conosce Bologna fortunatamente capisce subito come questa persona abbia detto delle stupidaggini. Soprattutto Kram afferma che doveva andare ad incontrare questa signora austriaca, questa sua amica conosciuta a Perugia dove aveva studiato per molti anni. Chiedo se effettivamente risulta al Ministero della giustizia se questa persona sia stata mai rintracciata e se gli sia stato effettivamente chiesto se doveva incontrarsi con lui a Milano.
Chiedo anche di sapere sulla base di che cosa il sottosegretario Scotti dichiarò in una precedente occasione che Kram venne perquisito sul treno che da Chiasso lo stava portando a Milano. Stiamo parlando del famoso treno n. 307, dove Kram sostenne di essere stato perquisito a bordo. A tale riguardo, ripeto, che il verbale del dottor Marotta risulta chiaro, chiarissimo. In ordine al telex, inviato a Roma, era richiesto, in virtù delle indicazioni fornite dai tedeschi, di fermare e perquisire il sospetto. Marotta fu molto chiaro al riguardo: Kram venne fermato al suo arrivo a Chiasso alle 10,20 perquisito nel lasso di tempo di due ore e ripartì solo
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successivamente con il treno. Non riesco a capire chi abbia fornito le informazioni al sottosegretario Scotti in merito alla perquisizione effettuata a Kram a bordo del treno per Milano. Questo non risulta in nessun atto e qualcuno quella risposta deve averla data.
Signor sottosegretario, non voglio essere polemico e chiaramente sono molto ansioso di ascoltare la sua risposta alla mia interpellanza, però lei esercita la professione di avvocato e sa meglio di me come una coincidenza possa essere casuale, ma molte coincidenze e tutte rivolte a creare un alibi a Kram forse non rappresentino più coincidenze.
Mi preoccupano - lo voglio dire in questa sede parlamentare - queste informazioni che voi trasmettete all'Assemblea e sulle quali venite puntualmente smentiti; mi dispiace che rispondiate sulla base di informazione che vengono fornite da organi istituzionali che forse sono gli stessi che dovrebbero indagare su Kram. È importante sapere se nel frattempo la posizione di Kram sia mutata o sia rimasta effettivamente quella di una persona informata sui fatti; in quest'ultimo caso ciò sarebbe un fatto clamoroso. Non possiamo dimenticarci che stiamo parlando di un terrorista, presente il giorno della strage di Bologna, al quale viene trovato in tasca un riferimento a un'altra terrorista che quel giorno era stata segnalata, la Freulich, e che due anni dopo viene arrestata con esplosivo compatibile con quello scoppiato alla stazione di Bologna. Non possiamo dimenticarci, inoltre, le prove fornite dalla Commissione Mitrokhin sul collegamento con Carlos e sul loro incontro un mese dopo a Budapest. Non possiamo scordarci che allorché Kram finalmente si consegna all'autorità e prova a dare un alibi questo viene smantellato pezzo per pezzo. Voglio sapere se lei è a conoscenza di quella persona, che Kram doveva incontrare a Milano, e se essa sia stata interrogata. Dopo la sua risposta le spiegherò il perché di questa mia domanda.
Se una tale persona non ha cambiato la sua posizione giudiziaria vuol dire che da parte di qualche istituzione non vi è la volontà di andare fino in fondo nel capire perché quel giorno a Bologna c'era Kram. Non essendo vero che sia stato presente a Bologna, perché arrivato in ritardo grazie a tutta una serie di coincidenze che però abbiamo smantellato, Kram ci deve spiegare cosa ci faceva quel giorno Bologna.
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È questo ciò che chiedo con un continuo, preciso e puntuale intervento sulla vicenda basato sui documenti ufficiali forniti dalla polizia e dalle forze dell'ordine. Non sto facendo ipotesi.
Infatti, è Marotta che dice che Kram è stato perquisito in quel lasso di tempo. Mi domando, dunque, come può un sottosegretario, suo collega, dirmi che questi, invece, viene perquisito sul treno di Milano. Infatti, prima si sbaglia sugli orari e lasciamo passare; poi, gli ho dimostrato - tabelle alla mano - che tali orari erano quelli corretti. Infine, però, - ecco la domanda che le rivolgo - su quali presupposti si è basata la risposta del sottosegretario Scotti secondo la quale Kram era stato perquisito sul treno 307? Sono molto ansioso nell'attendere tali risposte, perché - lo ripeto - come lei può immaginare e ha già capito, il mio è un tassello che sto mettendo sul punto e che si avvia verso la conclusione di una ricerca condotta in modo molto dettagliato anche grazie al contributo di persone che hanno lavorato per anni su questo tema e che mi sembra abbiano chiarito bene, perlomeno, quale era l'ambito nel quale sono successi certi eventi.
Però, ciò che mi preoccupa - lo dico da parlamentare - è la continua reticenza da parte delle istituzioni nel dare informazioni che puntualmente vengono smentite dai documenti ufficiali.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO LEONI (ore 18,30)
ENZO RAISI. Dunque ciò mi preoccupa - glielo dico molto sinceramente - perché non voglio addebitare colpe al Governo. È presente lei, ma sono sicuro che, anche se fosse stato presente il segretario Scotti, avrei detto lo stesso anche a lui: non imputo al Governo, naturalmente, una volontà politica di non andare avanti su questa vicenda. Imputo tale volontà, però, a chi mi fornisce l'informazione che a me, in qualche modo, sta iniziando a preoccupare. Concludo su questo punto e attendo la risposta del sottosegretario.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Li Gotti, ha facoltà di rispondere.
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, sulla prima parte dell'interpellanza, relativa
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alla contraddizione in cui sarebbe caduto il Governo nella risposta precedente ed analogo atto ispettivo, si ricorda quella parte della discussione che insorse a proposito della risposta resa il 25 gennaio 2007, circa l'impossibilità che un treno potesse, per di più nel 1980, percorre il tratto Karlsruhe-Chiasso in appena un'ora e mezza; proprio in rapporto a tali dubbi, nella successiva risposta dell'11 ottobre si chiarì che evidentemente nell' incipit della risposta del 25 gennaio, non si era fatto cenno alla diversità dei treni, e cioè, il 201 partito da Karlsruhe e, successivamente, il 307 [???]. Inoltre, si chiarì che nel riportare il contenuto della nota della polizia di frontiera di Chiasso, risultava comunque dalla risposta la duplicità dei treni utilizzati, per cui la discussione in ordine al - oppure ai - treni di cui il Kram si era avvalso risultava superata.
ENZO RAISI. Su quale treno? È quello il problema!
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Passando alle altre considerazioni e ai quesiti formulati si espone quanto segue. Dal telegramma inviato dall'ufficio di polizia di frontiera di Chiasso in data 1o agosto 1980, risulta che Thomas Kram, giunto alla stazione di Chiasso fu «identificato e perquisito sotto aspetto doganale con esito negativo»; a proposito di tale perquisizione, nella risposta dell'11 ottobre alla precedente interpellanza non si è specificato che il Kram era stato identificato e contestualmente sottoposto a perquisizione, bensì che era stato identificato sul treno, com'era naturale, e poi perquisito; d'altronde il telegramma della polizia non chiariva se la perquisizione fosse avvenuta sul treno oppure nel posto di polizia. Il Ministero dell'interno riferisce che: "Lo stesso ufficio di frontiera di Chiasso, il giorno successivo trasmise un'ulteriore nota, senza fare più riferimento all'orario di arrivo in Italia, per fornire la copia di una lettera manoscritta di Kram rinvenuta durante la perquisizione.
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Dagli atti non risulta se, al momento dell'ingresso sul territorio nazionale, il Kram fosse in possesso di borse, valigie o altri contenitori. La perquisizione«, proseguo la lettura dell'informativa del Ministero dell'interno, »ebbe esito negativo e non è dato sapere se la lettera manoscritta fu rinvenuta all'interno di un bagaglio o sulla persona. Al riguardo, l'ufficio di frontiera di Ponte Chiasso ha riferito che il fascicolo intestato a Thomas Kram è stato distrutto nel 1997, in seguito all'entrata in vigore dell'accordo di Schengen».
La procura della Repubblica di Bologna, il 3 ottobre scorso, in risposta ad un'informativa sollecitata dal Ministero della giustizia ha comunicato la seguente nota: »Preliminarmente si rappresenta che presso questa procura sono tuttora in corso indagini, nell'ambito del procedimento penale n. 7823/05 (registro generale notizie di reato modello 44), riguardanti il delitto di strage commesso alla stazione ferroviaria di Bologna il 2 agosto 1980. In tale ambito, sono stati approfonditi gli accertamenti anche sulla presenza a Bologna, il 2 agosto 1980, del terrorista tedesco Kram Thomas, nato il 18 luglio 1948 a Berlino, membro dell'organizzazione terroristica tedesca Cellule rivoluzionarie«.
In merito alla richiesta riguardante l'ingresso - prosegue la nota della procura della Repubblica - del cittadino tedesco Thomas Kram nel territorio nazionale, in data 1o agosto 1980, si rappresenta che la DIGOS di Bologna, con l'informativa A4/06/DIGOS/ATN del 28 luglio 2006, trasmetteva copia di un telex della polizia di frontiera di Chiasso, datato 1o agosto 1980, nel quale era riportata la seguente comunicazione: «Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco Kram Thomas Michael nato 18 luglio 1948 Berlino et residente Bochum (Germania) munito carta d'identità tedesca n. G7008331 rilasciata Bochum 25 marzo 1975. Predetto iscritto R.F. formula 5 est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n. 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsruhe».
Come si rileva, in assenza di specificazioni, la perquisizione poteva essere fatta tanto sull'uno quanto sull'altro treno.
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Nella stessa informativa la DIGOS di Bologna comunicava, inoltre, che agli atti di quell'ufficio risultava copia del registro contenente il nominativo di Thomas Kram, che, dopo la mezzanotte del 1o agosto 1980, era stato registrato presso l'albergo centrale, all'epoca sito in questa via della Zecca n. 2. Precisamente nella pagina 130 - con numero progressivo 1481 - si riportavano i riferimenti alla stanza n. 21 e al documento di identificazione esibito dal predetto, relativo ad una patente di guida n. 20344, rilasciata in data 11 novembre 1970. Sulla base dei dati riportati nel predetto registro si rilevava, altresì, che la stanza fu assegnata al solo Thomas Kram.
Inoltre, per quanto finora accertato dalla polizia giudiziaria delegata, non risulta che Thomas Kram sia stato presente sul territorio nazionale dopo la data del 2 agosto 1980, e nemmeno si rilevano tracce della sua presenza nella città di Firenze.
Ad ogni buon conto, si evidenzia che, sulla base delle informazioni qui trasmesse dalla locale DIGOS, relative ai latitanti Thomas Kram e Adrienne Gerhauser che si erano costituiti presso la procura generale di Karlsrhue, in data 4 dicembre 2006, si procedeva ad inoltrare, alle autorità tedesche, il 12 febbraio 2007, richiesta urgente di rogatoria internazionale finalizzata principalmente all'escussione dei predetti terroristi tedeschi.
Infine, in riferimento all'attività compiuta all'epoca dagli organi inquirenti in merito alle testimonianze raccolte dai tassisti in servizio nei pressi della stazione ferroviaria la mattina del 2 agosto 1980, si rappresenta che l'azione investigativa si sviluppò anche con l'escussione di numerosi testi presenti, nei momenti antecedenti e susseguenti, all'esplosione dell'ordigno avvenuta alle ore 10,25 del 2 agosto 1980.
Tuttavia, allo stato, pur continuando le verifiche in merito alle ulteriori informazioni acquisite, si evidenzia che non si rilevano testimonianze concernenti riferimenti precisi relativi al trasporto di un turista tedesco diretto al terminal delle autocorriere di Bologna».
Ancora la procura della Repubblica di Bologna, con nota di ieri - 7 novembre - ha altresì riferito quanto segue: «Sono state esaminate nell'ambito delle indagini in corso le persone che risultavano o apparivano essere state in contatto con Kram in Italia, nel periodo dal 1979 al 1980; è stata identificata e sentita prima dell'intervista rilasciata da Kram al quotidiano
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il manifesto pubblicata il 1o agosto 2007 la persona in contatto epistolare con Kram nel 1980; sono state svolte e sono ancora in corso attività di indagine conseguenti al contenuto della detta intervista di Kram a il manifesto; non è stato disposto l'esame del giornalista Guido Ambrosino che ha realizzato la detta intervista; l'unico elemento certo relativo alla data e all'orario dell'ingresso di Kram in Italia il 1o agosto 1980 è il telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1o agosto 1980, già riportato nella risposta sopra citata di questo ufficio del 3 ottobre scorso; nessuna persona è stata iscritta nel registro degli indagati di questo ufficio in relazione al procedimento di cui si tratta, sopra indicato».
Le ulteriori notizie circa la precisa ed attuale posizione processuale di Thomas Kram e i risultati degli altri accertamenti non potranno che risultare dal prosieguo delle indagini in corso da parte della procura di Bologna, anche attraverso rogatorie, così come indicato dall'ufficio nella nota innanzi riportata.
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di replicare.
ENZO RAISI. Signor Presidente, non sono soddisfatto della risposta, in quanto vi sono due elementi gravi. Non sono né un magistrato, né un uomo delle forze dell'ordine, ma il telex è molto chiaro e afferma che Kram giunge a Chiasso alle 10,20 ed entra in Italia con il treno 307 delle ore 12,10, se non erro.
Ciò vuol dire che - Chiasso è in Italia, tanto per essere chiari - non è vero che dal telex non si deduce quando Kram sia stato perquisito. È molto semplice: quando scende dal treno con il quale è arrivato a Chiasso la polizia di frontiera di Chiasso lo perquisisce; lo stesso Kram entra in Italia col treno che lo conduce a Milano.
Questa lettura mi sembra banale! Se i magistrati inquirenti non sono capaci neanche di leggere un telex del genere, la cosa mi preoccupa.
Ma vi è un altro aspetto. Sono molto insoddisfatto di quello che la procura afferma sulle indagini in corso, innanzitutto perché la procura non dice una cosa fondamentale o, per lo meno, afferma che la DIGOS ha effettivamente sentito la persona che, in qualche modo, avrebbe dovuto confermare l'alibi di Kram in relazione alle indagini sulla sua presenza a Milano. So cosa ha affermato la signora, perché ho parlato con
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lei. Pertanto, le posso dire che è grave che la procura non abbia ancora cambiato la posizione di Kram, il quale tutt'oggi rimane persona informata sui fatti.
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Dico questo perché - lei è un avvocato e conosce bene il motivo - c'è di mezzo una rogatoria e, un conto è chiedere una rogatoria per una persona inquisita di un reato molto grave come quello di strage, e un altro è chiederla per chi è «persona solo informata sui fatti». Pertanto la volontà della procura di mantenere la posizione di Kram come persona informata sui fatti - e non come imputato per strage - evidentemente pone dei problemi, in primo luogo, in termini di rogatoria e in secondo, sull'effettivo risultato che tali rogatorie possano ottenere.
Le preannuncio che presenterò un'ulteriore interpellanza sull'argomento perché lei ha citato un altro fatto molto grave che altre volte mi era stato riferito: nel 1997 è stato bruciato il fascicolo di Kram sulla base del Trattato di Schengen, in cui si prevede che i documenti non rilevanti inerenti i cittadini dell'Unione europea possono essere mandati al macero se, appunto, su di loro non ci sono pendenze particolari o questioni giudiziarie.
Nel 1997 su Kram pendeva un mandato di cattura internazionale dell'Interpol quando la polizia - o chi per lei - ha deciso di bruciare questi documenti. Esiste anche un'altra stranezza: stranamente Kram era inserito nella banca dati della polizia italiana fino al 1994 come estremista di destra, quando tutti sapevano che faceva parte delle cellule rivoluzionarie, movimento notoriamente legato alle Brigate rosse e all'Action directe francese.
È molto strano che, fino al 1994, questa persona (che era inserita nella banca dati della polizia nazionale e ricercata dall'Interpol e, quindi, anche dai tedeschi) che tutti sapevano essere un terrorista di estrema sinistra, nella banca dati della nostra polizia nazionale guarda caso - era indicato come estremista di destra, dato che viene modificato solo successivamente.
Perché nel 1997 - e qui le anticipo il contenuto di un'altra interpellanza che a breve presenterò, che sarà l'ultima a chiusura del cerchio - il fascicolo di Kram è stato bruciato se su di lui pende un mandato di cattura internazionale ed è nella lista dei ricercati? Il Trattato di Schengen non prevede questo. Io ho studiato e mi sono anche preparato sul tema
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perché appunto quella risposta mi aveva stupito. Rimandiamo alla «prossima puntata» e vorrò capire come mai è accaduto questo fatto grave.
È come se avessero bruciato il fascicolo riguardante un famoso latitante italiano perché è entrato in vigore il Trattato di Schengen: è un po' difficile da sostenere.
Ripeto: quando si è verificato questo episodio su Kram pendeva un mandato di cattura internazionale dell'Interpol ed era inserito nella banca dati della polizia italiana come terrorista ricercato. E nonostante ciò, nel 1997 bruciamo un fascicolo della polizia di frontiera? E guarda caso oggi si fa confusione. Grazie a Dio esiste quel telex del dottor Marotta che è molto chiaro, ma se non ci fosse stato, oggi su Kram e sul suo fermo a Chiasso non avremmo saputo nulla; anzi, probabilmente, qualcuno avrebbe giocato su quell'equivoco che mi ha portato a presentare due interpellanze e che finalmente oggi abbiamo chiarito.
Caro sottosegretario, sono molte le circostanze che mi fanno pensare che c'è qualcuno che non vuole andare fino in fondo. Ribadisco il concetto: è evidente che la procura, essendo in possesso di una serie di elementi chiari ed evidenti che l'alibi di Kram non sta in piedi e sul fatto che ha interrogato la signora - perché non lo dicono, ma io lo sapevo, in realtà, per ovvi motivi - e sanno benissimo cosa ha risposto la signora, quanto meno dovrebbe cambiare la posizione di Kram, considerandolo una persona indagata. Invece, si continua a definirlo persona informata sui fatti e ritengo sia un fatto veramente clamoroso dal punto di vista giudiziario che fa pendant - mi permetta questa parola - con quanto accaduto nel 2001, quando addirittura fu inserito in un modello che riguardava le notizie non aventi valore di reato nonostante che il capo della polizia italiana (c'è proprio una lettera di De Gennaro), su indicazione dei tedeschi, gli avesse detto di cercare Kram poiché sembrava coinvolto nella strage di Bologna. C'è una lettera della polizia!
Ebbene, cosa fa la procura di Bologna? Prende questa lettera, fa finta di svolgere le indagini (perché poi in realtà non le ha fatte, e che indagine si può fare con le procure oberate?) e archivia. Se non ci fosse stata la casualità della Commissione Mitrokhin che ci ha consentito di accedere a quel fascicolo di Kram e trovare quella lettera di De Gennaro non avremmo mai saputo nulla su quella vicenda.
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Caro sottosegretario, queste sono questioni veramente inquietanti, di fronte alle quali, ovviamente, non mi fermo e vado fino in fondo. Le ho già anticipato qualche aspetto e quello di Schengen è veramente clamoroso! Non so se lei ha capito quello che è successo: abbiamo bruciato il fascicolo di un terrorista ricercato dall'Interpol, che è stato latitante dal 2 agosto 1980 fino al 2005. Qualcuno ha pensato che fosse un terrorista di poco conto, ma è un personaggio di questo livello.
Tra l'altro, è uno dei pochi che l'ha fatta franca del gruppo delle celle rivoluzionarie, perché gli altri legati alla Stasi sono quasi tutti caduti e sono stati presi. Lui, invece, è riuscito a farla franca fino alla fine; si è consegnato quando ormai i suoi reati, più o meno, in Germania li aveva in qualche modo estinti dal punto di vista della pena; probabilmente avrà contrattato, anche perché dopo pochi giorni di galera è agli arresti domiciliari, insieme all'altro signore che era con lui.
Mi dispiace molto e l'ho già detto più volte: non so, onestamente, che ruolo Kram avesse avuto il 2 agosto 1980, però c'è un fatto che mi sembra ormai chiarito da tutti i documenti che sono emersi: la sua presenza quel giorno, a Bologna, non era casuale.
Quello che mi dispiace e mi fa paura, come cittadino italiano, è che le istituzioni pubbliche non abbiano il coraggio di andare fino in fondo. Il mio pensiero è questo: il fatto che le nuove indagini - perché, come ci è stato confermato dalla procura di Bologna, ci sono indagini sulla strage di Bologna - siano state affidate a uno dei PM che ha fatto quel processo, lei capisce, è un altro fatto irrituale.
Lei consegna una nuova parte di indagine alla stessa persona che ha seguito un processo giunto a sentenza definitiva. Mi domando come quel PM, che sarà onesto intellettualmente, possa pensare di rimettere in discussione tutto il lavoro che lui stesso ha svolto.
Il bon ton, l'intelligenza, l'etica avrebbe voluto che fosse affidata, quanto meno, a un PM diverso. No! L'abbiamo affidata allo stesso PM che ha seguito il processo per la strage di Bologna. Questi sono tutti elementi che, messi assieme, mi fanno pensare che non ci sia la volontà di andare fino in fondo.
Io continuo, però, con le mie interpellanze, che si accumulano. Ringrazio perché, comunque, risposta su risposta,
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viene confermato quanto avevo dichiarato. Anche il Governo deve prendere atto che le risposte giuste erano le nostre, non quelle che vi vengono date da certi uffici.
L'esempio degli orari è chiaro ed evidente e questo mi fa ben pensare che, quanto meno, alla fine di tutto questo lavoro, avrò una serie di documenti che poi consegnerò alle istituzioni che dovranno fare il loro lavoro e li consegnerò, se non altro, alla storia dei nostri concittadini, i quali devono sapere che sulla strage di Bologna, come ha detto il Presidente Napolitano nell'ultimo anniversario, non tutto è stato chiarito. Anche il Presidente Napolitano avrà questo materiale e potrà capire perché, probabilmente, quel giorno non è stato tutto chiarito.

 

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 09/11/2007 10:18 | Permalink | commenti (115)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
mercoledì, 07 novembre 2007
Quella strana perquisizione…
(nuova interpellanza urgente sui "treni")

Quando l’11 ottobre scorso il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti rispose in Parlamento all’interpellanza urgente n° 2-00766, presentata il 1° ottobre 2007 dall’On. Enzo Raisi ed altri 35 co-firmatari del suo partito, noi evidenziammo subito a caldo come Scotti avesse introdotto un nuovo elemento nell’interpretazione dei fatti relativi all’arrivo del terrorista tedesco Thomas Kram in Italia la mattina del 1° agosto 1980, vale a dire che la perquisizione di Kram si sarebbe svolta sul treno 307
 
Scotti, che pur aveva “ammesso” qualche errore e superficialità  commessi nella risposta alla interpellanza n° 2/00324 (presentata il 23 gennaio 2007 e discussa il 25 dello stesso mese), introducendo quel nuovo elemento come minimo reiterava lo scenario che aveva permesso indagini molto limitate se non del tutto inesistenti su Kram ed un suo eventuale coinvolgimento nella strage della stazione, ma soprattutto questo nuovo elemento continuerebbe a supportare l’alibi sostenuto da Kram anche recentemente alla vigilia del 27 anniversario della strage (intervista a Guido Ambrosino per il manifesto, 1° agosto 2007).
 
Infatti Thomas Kram sostiene l’assoluta casualità della sua presenza a Bologna la notte tra il 1° e il 2 agosto 1980, dovuta ad sua una identificazione e conseguente perquisizione avvenuta al posto di frontiera di Chiasso e protrattasi “per ore”.
Tale evento aveva scombinato tutti i suoi programmi (incontro a Milano con un’amica quindi ripartenza per giungere quello stesso venerdì 1° agosto alla vera meta finale del suo viaggio, ovvero Firenze).
Ora qui si è dimostrato come, attenendosi letteralmente al telex del funzionario di frontiera che descrive le procedure a cui venne sottoposto Kram, in realtà egli aveva tutto il tempo di realizzare i suoi piani.
Il nuovo elemento introdotto da Scotti l'11 ottobre scorso con queste esatte parole: “… il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307"  e ancora “…risulta che il Kram è entrato in Italia alle ore 12,08 a bordo del treno 307 diretto da Chiasso a Milano, essendo stato identificato su tale treno come Thomas Michael Kram”, sembra voler affermare che il tedesco subì la perquisizione nel pomeriggio e non la mattina, alle 10,30 al suo arrivo a Chiasso con l’Espresso 201.
 
Ieri, 6 novembre 2007, è stata depositata una nuova interpellanza urgente (n. 2-00830firmata da Enzo Raisi e altri 43 deputati.
Essa principalmente verte sulla perquisizione di Kram. Quello che segue è il testo integrale.
Attendiamo ora con grande curiosità la risposta del governo.
 
 
CAMERA DEI DEPUTATI - XV LEGISLATURA
Atti di controllo rivolti al
Ministero della Giustizia
 
 
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
in data 11 ottobre 2007, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti, nel rispondere all'interpellanza urgente n. 2-00766, relativa all'entrata in Italia - la mattina del 1o agosto 1980 - dell'ormai noto terrorista tedesco Thomas Kram e al suo arrivo a Bologna nelle ore precedenti la strage, ovvero nella notte tra il 1o e il 2 agosto, introduceva nel dibattito ulteriori elementi sui quali si è sentita la necessità di avere un ampio ed esaustivo chiarimento, posto che tali «nuovi elementi» introdotti dal delegato del Governo non sembrano avere, al momento, riscontro oggettivo;
il sottosegretario Scotti, in un passo della sua risposta fornita alla Camera, così come da resoconto stenografico 222 relativo alla citata seduta dell'11 ottobre 2007,

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aveva modo di dichiarare testualmente, facendo riferimento, a sua volta, ad una precedente risposta (così come da lui stesso resa nella seduta 98 di giovedì 25 gennaio 2007, in risposta ad un'altra interpellanza urgente, presentata dall'onorevole La Russa, la n. 2-00324, riguardante sempre l'estremista tedesco Kram): «Premetto che nella risposta del 25 gennaio 2007, l'informativa resa era in parte diversa da quella riportata come testuale dall'onorevole interrogante, in quanto il passo indicato era il seguente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso si segnalava - o si segnala - che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1o agosto 1980 con il treno 201, risulta essere entrato in Italia alle ore 12,08 con il treno 307»;
la verifica effettuata sul testo del resoconto stenografico della seduta 98 del 25 gennaio 2007, ha permesso di appurare che il passo della risposta fornita dal sottosegretario Scotti, in quella circostanza, è esattamente quello riportato, testualmente, nella precedente interpellanza presentata dai sottoscritti interpellanti, e non così come sostenuto dal rappresentante del Governo nella sua risposta dell'11 ottobre 2007. Il passo, così come riportato nel citato resoconto stenografico della Camera, e fedelmente trascritto nella interpellanza 2-00766 del 2 ottobre 2007, seduta n. 215, è il seguente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso, si segnala che Kram, partito da Karlsruhe alle 10,30 del 1o agosto 1980, con il treno n. 201, risulta essere entrato in Italia alle 12,08, diretto a Milano, dal valico di frontiera di Chiasso». In altre e più semplici parole, la difformità del brano della risposta fornita dal Governo è stata operata dallo stesso rappresentante del Governo, e non dall'interpellante. Pertanto, va ascritta alla responsabilità del Governo la sottolineatura concernente il punto in cui il sottosegretario Scotti asserisce che l'informativa resa era in parte diversa da quella riportata come testuale nella interpellanza del sottoscritto del 2 ottobre scorso. Era sì diversa, ma a cagione della esposizione da parte di chi era stato chiamato, in rappresentanza del Governo, a rispondere in Aula su fatti connessi al più grave attentato subito dall'Italia repubblicana;
nella risposta fornita sempre dal sottosegretario Scotti alla Camera, l'11 ottobre 2007, in ordine ai motivi e alle modalità di arrivo in Italia il 1o agosto 1980 del terrorista tedesco Kram, veniva altresì affermato, testuale: «Da tale frase [quella sopra riportata] risulta testualmente che il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307, non il 201 come riferito nell'interpellanza, e che di conseguenza non si è mai affermata l'esistenza di un unico treno 201 che avrebbe collegato Chiasso a Milano»;
si ribadisce l'esattezza dell'informazione, così come rassegnata nella precedente interpellanza, secondo la quale - all'epoca dei fatti - il treno espresso internazionale 201, proveniente dall'Olanda, passava da Chiasso una sola volta al giorno, ed esattamente alle ore 10,03, e non alle 12,08. Nella stessa località di Chiasso il medesimo treno effettuava una sosta di circa venti minuti, per poi ripartire alla volta di Milano, Bologna, Firenze e infine Roma;
il telex datato 1o agosto 1980 e firmato dal dirigente del posto di polizia internazionale di Ponte Chiasso, dottor Emanuele Marotta, oggi direttore della Scuola di perfezionamento delle forze di polizia, riguardante l'ingresso in Italia di Kram recita testuale: «Con treno 307 delle ore 12.08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco Kram Thomas Michael nato 18 luglio 1948 Berlino et residente Bochum (Germania) Pilgrimstr nr. 44, munito carta identità tedesca NR.G7008331 rilasciata Bochum 25 marzo 1975. Predetto iscritto R.F. [Rubrica Frontiera, ndr] formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno nr. 201 delle ore 10.30 legali proveniente da Karlsruhe»;
dal citato testo del telex della polizia di frontiera di Chiasso (che si trova in

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territorio elvetico a ridosso del confine italiano) non vi è alcun elemento dal quale emerga, come afferma invece il sottosegretario Scotti, che l'identificazione e la perquisizione sotto aspetto doganale di Kram sarebbe avvenuta a bordo del treno 307 Chiasso-Milano delle ore 12,08;
per contro, dall'esame del medesimo telex di polizia si evince che Kram entra in territorio italiano con il treno diretto 307 delle 12,08 (e non alle 12,08, come suggerito dal Governo);
il telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1o agosto 1980 elenca i fatti, così come realmente accaduti, in una sequenza cronologica, dall'evento più recente al più antico: l'ingresso in Italia del sospetto terrorista tedesco con il treno 307 delle 12,08, la sua identificazione e perquisizione sotto l'aspetto doganale e il suo arrivo a Chiasso con il treno 210 delle ore 10,30;
l'ordine degli eventi, così come rassegnato nel citato telex, risponde ad una esigenza precisa. Obiettivo del funzionario di frontiera, infatti, era prima di tutto quello di avvisare le competenti articolazioni del ministero dell'Interno dell'ingresso in territorio italiano di Kram, spiegando poi a che tipo di trattamento egli era stato sottoposto, sotto l'aspetto doganale, e come lo stesso era giunto in mattinata al posto di frontiera di Chiasso;
al momento di fare ingresso in Italia, a bordo del treno diretto 307 Chiasso-Milano delle ore 12,08, Kram aveva già subito l'identificazione e la perquisizione da parte del personale di polizia. Ovvero, nel momento in cui Kram si trova sul treno 307 delle 12,08 è ormai libero di entrare in Italia, poiché la perquisizione ha dato esito negativo;
ogni riferimento ai numeri dei treni citati (il 201 e il 307), agli orari di partenza e di arrivo e alle varie stazioni di riferimento è disponibile, per eventuali riscontri, sull'Orario Ufficiale delle Ferrovie Italiane dello Stato, in vigore dal 1o giugno al 27 settembre 1980, così come conservato presso la Direzione Generale delle Ferrovie dello Stato;
l'orario di arrivo a Milano del treno espresso internazionale 201 (preso da Thomas Kram il 1o agosto 1980 per recarsi da Karlsruhe a Milano) era stimato alle ore 12,10. Mentre l'orario di arrivo, sempre a Milano, del treno diretto 307 (delle 12,08 da Chiasso) era stimato per le ore 14,00. Pertanto, il divario tra l'orario di arrivo a Milano dei due treni (il 201 e il 307) è pari ad un'ora e 50 minuti. Un ritardo del tutto trascurabile nell'arco di una giornata e di certo non sufficiente per giustificare un arrivo, nel cuore della notte, del tedesco a Bologna (dove prenderà alloggio all'Albergo Centrale di via della Zecca dopo la mezzanotte del 1o agosto 1980);
all'esito della perquisizione subita da Kram, la polizia di frontiera di Chiasso ebbe modo di fare copia del titolo di viaggio in possesso del Kram al momento della sua identificazione e di due lettere manoscritte (una presumibilmente scritta da egli stesso e l'altra, di una giovane donna austriaca, spedita da Varese in data 18 luglio 1980);
in particolare, il titolo di viaggio in possesso di Kram risulta essere stato emesso il 31 luglio 1980, con numero seriale 4166, ed era riferito alla tratta Karlsruhe-Milano. Pertanto Kram, con il biglietto acquistato giovedì 31 luglio 1980 in Germania, non aveva nessun motivo di scendere a Chiasso, se non perché obbligato dagli agenti della polizia di frontiera che operavano (e operano) in territorio svizzero nel contesto di un trattato bilaterale Italia-Confederazione Elvetica, che risale addirittura al 1885 (nel tempo riconfermato, esteso e aggiornato);
il treno espresso internazionale 201 Amsterdam-Roma, preso da Kram a Karlsruhe alle ore 3,31 del 1o agosto 1980, fermava a Chiasso alle ore 10,03 e ripartiva dalla medesima stazione alle ore 10,21. In questo arco di tempo, così come prevede la prassi, vengono effettuati i controlli di frontiera da parte del personale di polizia;

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il 1o agosto 1980, così come emerge dal telex del dottor Marotta, il treno 201 con a bordo Thomas Kram risulta essere arrivato a Chiasso alle ore 10,30: con un ritardo, quindi, di 27 minuti rispetto all'orario previsto;
nella sua intervista concessa al quotidiano Il Manifesto, pubblicata il 1o agosto 2007, Thomas Kram ha affermato testuale: «Arrivato a Chiasso il primo agosto "alle ore 12,08 legali", secondo le note di polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno»;
dalle parole del terrorista tedesco, si apprende che il medesimo venne fatto scendere dal treno al suo arrivo a Chiasso. Ne consegue che Kram venne fatto scendere dal treno espresso internazionale 201, delle ore 10,03, e non quindi dal treno 307 Chiasso-Milano delle 12,08;
il dirigente del posto di polizia internazionale di Chiasso, dottor Marotta, informava - col telex del 1o agosto 1980 - le competenti articolazioni del ministero dell'Interno, così come le Questure di Milano, Como e la Polzona di Como (in copia) che il cittadino tedesco Thomas Kram, sospetto appartenente all'organizzazione terroristica Cellule Rivoluzionarie, con treno 307 delle ore 12,08 era entrato in territorio italiano. Quella era la notizia rilevante, posto che il medesimo Kram era stato identificato e perquisito (con esito negativo) al suo arrivo a Chiasso, con il treno 201 delle 10,30;
il 2 agosto 1980, giorno dell'attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, il citato dirigente di polizia dottor Marotta trasmetteva a Roma, alle competenti articolazioni del ministero dell'Interno, nonché per conoscenza alla Questura di Varese e all'Ufficio 2a zona Polizia di frontiera di Como, un rapporto (prot. 1095/R.F.) con oggetto Kram Thomas, iscritto alla Rubrica di frontiera formula 5/R e 6/R (dal 12 maggio 1980), sospetto appartenente all'organizzazione terroristica denominata Cellule Rivoluzionarie, con allegate le copie fotostatiche del titolo di viaggio trovato in possesso di Kram al momento della perquisizione, nonché due lettere manoscritte, di cui una (espresso) spedita da Varese il 18 luglio 1980 da una giovane cittadina austriaca, insegnante di una scuola di lingue di Varese sita in via Fiume 46;
nella citata intervista concessa al Manifesto, Kram ha così motivato il suo arrivo in Italia e la sua successiva presenza a Bologna, il 2 agosto 1980, giorno della strage: «A Milano mi aveva invitato un'austriaca, che lì insegnava tedesco. Avrei pernottato da lei e il giorno dopo avrei proseguito per Firenze». Poi aggiunge, in riferimento al suo fermo da parte della polizia di frontiera a Chiasso: «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna»;
risulta evidente secondo gli interpellanti che Kram, addossando la responsabilità del suo grave ritardo alla polizia di frontiera di Chiasso («mi trattennero per ore»), giustifica il suo arrivo a Bologna come un evento del tutto imprevisto e casuale. E come riscontro alle sue affermazioni, cita proprio l'orario (falso) riguardante il suo arrivo a Chiasso «alle ore 12,08 legali» (come riportato alla pagina 230 del «Documento conclusivo» dei commissari di minoranza della Mitrokhin»), e non alle ore 10,30 così come in realtà avvenne secondo quanto riferito nel telex del 1o agosto 1980 del dirigente di polizia dottor Marotta;
Kram, nella medesima intervista pubblicata dal Manifesto il 1o agosto 2007, motiva il suo arrivo in Italia il 1o agosto 1980 poiché invitato a Milano da «un'austriaca, che lì insegnava tedesco». A Milano Kram - come egli asserisce - avrebbe dovuto pernottare a casa di questa donna austriaca, per poi proseguire il giorno dopo (il 2 agosto) per Firenze;
secondo le ultime informazioni fornite al Parlamento da parte del rappresentante

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del Governo in data 11 ottobre 2007, Kram sarebbe stato identificato e avrebbe subito la perquisizione da parte degli agenti della polizia di frontiera a bordo del treno 307 delle ore 12,08. Pertanto, questa attività - se fosse confermata la versione del Governo - andrebbe in parte a vantaggio della versione di Kram, il quale afferma di essere stato trattenuto per ore dopo il suo arrivo a Chiasso «alle ore 12,08 legali» del 1o agosto 1980;
dagli elementi rassegnati dal Governo nella seduta dell'11 ottobre 2007, l'alibi di Kram potrebbe trovare, invece che evidenti e gravi elementi di smentita, utili spunti di riscontro, poiché se egli - come afferma il sottosegretario Scotti - venne identificato e perquisito sul treno diretto 307 delle ore 12,08, trattenuto per ore (come afferma il diretto interessato) e poi rilasciato a seguito dell'esito negativo della attività perquisitiva, potrà agilmente dimostrare che - proprio a causa di tali, imprevedibili e prolungati ritardi - arrivò a Bologna per puro caso, essendo ormai notte ed avendo necessità di trovare un luogo dove pernottare;
in data 23 novembre 2005, in una intervista concessa a Paolo Biondani del Corriere della Sera, il noto terrorista internazionale Il'ich Ramìrez Sànchez, detto Carlos ebbe modo di dichiarare: «Poco tempo dopo la strage ho ricevuto dalla Germania Ovest un rapporto scritto, che è molto importante e dovrebbe essere ancora negli archivi della nostra Organizzazione dei rivoluzionari internazionalisti (Ori). Il rapporto dice che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell'esplosione. Ho ricordato il suo nome leggendo il Corriere: Thomas Kram. Era un insegnante comunista di Bochum, rifugiato a Perugia. Il giorno prima della strage era a Roma, pedinato da agenti segreti che lo seguirono anche sul treno per Bologna»;
non risulta neppure:
a) se, a seguito delle attività di indagine delegate dalla Procura della Repubblica alla Digos di Bologna, siano state ascoltate come persone informate sui fatti, tutti coloro che, direttamente o indirettamente, risultavano in contatto con Kram in Italia;
b) in particolare, se sia stata identificata, rintracciata e sentita, come persona informata sui fatti, la cittadina austriaca con la quale Kram si sarebbe dovuto incontrare a Milano il 1o agosto 1980, così come da lui stesso dichiarato nella intervista al Manifesto del 1o agosto 2007;
c) se tale cittadina austriaca sia stata, precedentemente all'uscita della citata intervista di Kram, già sentita come persona informata dei fatti, in relazione ai suoi contatti (epistolari) con il terrorista tedesco;
d) se, alla luce delle affermazioni di Kram al Manifesto, la polizia giudiziaria abbia svolto ulteriori attività di indagine finalizzate, in particolar modo, al riscontro dell'alibi del tedesco il giorno della strage di Bologna e quello precedente;
e) se, nel contesto di tali attività di indagine da parte della Procura di Bologna, sia stato ascoltato Guido Ambrosino, il giornalista del Manifesto che ha firmato l'intervista a Kram, così come pubblicata il 1o agosto 2007 -:
da quali atti, documenti o testimonianze ufficiali risulti - in modo netto, chiaro e inequivocabile - che il cittadino tedesco Thomas Kram, così come affermato dal Sottosegretario Scotti l'11 ottobre 2007, sarebbe stato identificato e perquisito il 1o agosto 1980 a bordo del treno 307 Chiasso-Milano;
se il Governo intenda spiegare le modalità con cui la perquisizione a carico di Kram sarebbe potuta avvenire a bordo del treno 307;
se al Governo risulti se, rispetto alle ultime informazioni in merito fornite dal Governo stesso al Parlamento, la posizione giudiziaria di Thomas Kram sia mutata (da persona informata sui fatti a iscritto sul registro degli indagati), anche alla luce

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delle più recenti acquisizioni e delle attività investigative eventualmente poste in essere, in particolare alla luce delle dichiarazioni rese alla stampa da parte del terrorista tedesco;
se il Governo disponga di ulteriori elementi in ordine ai fatti descritti in premessa e se non intenda promuovere una ispezione ministeriale presso gli uffici giudiziari bolognesi al fine di verificare il corretto e legittimo svolgimento dell'azione penale.
(2-00830)
«Raisi, Perina, Contento, Lo Presti, Moffa, Angela Napoli, Leo, Patarino, Rositani, Briguglio, Scalia, Giorgio Conte, Lisi, Porcu, Castellani, Germontani, Airaghi, Cirielli, Lamorte, Alberto Giorgetti, Consolo, Cosenza, Ulivi, Urso, Holzmann, Benedetti Valentini, Giulio Conti, Armani, Tremaglia, Cossiga, Gioacchino Alfano, Zorzato, Fallica, Paoletti Tangheroni, Alemanno, Amoruso, Frassinetti, Catanoso, Foti, Mancuso, Mazzocchi, Minasso, Saglia, Proietti Cosimi».
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lunedì, 22 ottobre 2007
I treni in edicola: Il Giornale
(22 ottobre 2007)

23 ottobre 2007
Troppi errori: una doverosa rettifica.
 
Senza entrare nel merito della ricostruzione, peraltro piuttosto fantasiosa e ricca di inesattezze, riguardante il caso Kram, (i treni, gli orari del suo arrivo in Italia il 1° agosto 1980 e il suo alibi per il giorno dell’attentato), nell’articolo apparso ieri (22 ottobre 2007) a pag. 20 sul quotidiano Il Giornale, relativo alla strage del 2 agosto 1980 e intitolato “Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba”, il mio nome – assieme a quello del magistrato Lorenzo Matassa – viene citato in ordine ad alcuni fatti e circostanze errate e destituite di ogni fondamento.
In un passo dell’articolo, infatti, si legge: «La storia “italiana” di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della Commissione Mitrokhin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivarono in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In Questura, i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata “T Kram”. Il nome non era del tutto nuovo».
Tali affermazioni non solo non corrispondono alla verità dei fatti così come si sono svolti nell’estate del 2005 nel contesto dei lavori della Commissione Mitrokhin, ma contengono vari elementi di estrema gravità.
 
1.      La storia “italiana” di Kram non inizia nel 2003, ma il 25 e 26 luglio 2005 quando il sottoscritto (non accompagnato da nessun altro consulente) venne accreditato alla Questura di Bologna per effettuare ricerche di archivio connesse ai fatti del 2 agosto 1980.
2.      Tali ricerche erano state delegate dall’Ufficio di presidenza della Commissione Mitrokhin e, attraverso l’Ufficio di Gabinetto del ministro dell’Interno, era stata concessa la possibilità al sottoscritto (e non al dott. Matassa) di effettuare tali riscontri documentali presso la Questura di Bologna.
3.      Il fascicolo personale intestato al tedesco Thomas Kram (e non «una cartella intitolata T Kram») venne da me rinvenuto (insieme ad altri materiali di estremo interesse), e non – come riportato nell’articolo – dal dottor Matassa, il quale seguiva da Roma l’evolversi della situazione.
4.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei arrivato in ritardo ad un appuntamento presso gli uffici della Questura di Bologna. Non vi fu nessun ritardo o appuntamento mancato. È vero invece il contrario: e cioè che la mia visita era inquadrata in una attività istituzionale di natura collaborativa tra il ministero dell’Interno e la Commissione Mitrokhin e che – proprio in quei giorni di luglio del 2005 – era stata fissata la mia visita alla Questura di Bologna, dopo un fitto scambio epistolare con i competenti uffici del Viminale per le dovute autorizzazioni. Venne dunque fissato un appuntamento al quale mi presentai puntuale.
5.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato accolto in Questura solo dal piantone. Vero, invece, che venni ricevuto presso la citata Questura del capoluogo felsineo prima dal capo di Gabinetto, dott. Bracco, e quindi dal dirigente della Digos, dott. Ciarambino. E grazie alla loro splendida collaborazione fu per la Commissione Mitrokhin possibile portare a termine tutte le ricerche e i riscontri di archivio per i quali ero stato delegato. A loro vanno i miei ringraziamenti e tutta la mia riconoscenza.
6.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato accompagnato in archivio da questo presunto e fantomatico piantone (addirittura «preso alla sprovvista»). Ad onor del vero, ai consulenti della Commissione Mitrokhin, nel quadro di questa attività di assistenza e collaborazione, era stata messa a disposizione addirittura una stanza presso gli uffici della Digos e mai, ripeto mai, sono stato accompagnato o – peggio – avrei vagato da solo nell’archivio della Questura. La movimentazione dei fascicoli era cura esclusiva degli archivisti in servizio presso la Questura e solo loro avevano accesso ai locali dell’archivio. A me era di certo permesso svolgere ricerche, accertamenti e riscontri, ma non passeggiare o vagare per gli uffici, come invece afferma l’autore dell’articolo.
7.      Falsa è la circostanza secondo la quale sarei stato lasciato libero di guardarmi attorno, nell’archivio della Questura! Una pura follia. Il mio lavoro di ricerca (e ripeto al quale mai partecipò il dott. Matassa) venne svolto in una stanza messa gentilmente a disposizione della Questura di Bologna e mai è accaduto che sia stato lasciato solo presso detti uffici. Per fortuna, a conforto di ciò che dico vi sono i verbali di acquisizione, firmati e controfirmati dai vertici della Digos e dagli altri uffici della Questura, all’esito delle citate attività di riscontro.
8.      Fu soprattutto grazie alla leale e straordinaria collaborazione fornita dal ministero dell’Interno, dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione e dalla Digos di Bologna che alla Commissione Mitrokhin venne data la possibilità di accedere agli atti di archivio, direi – senza troppa enfasi – fondamentali ai fini della stesura della Relazione a firma congiunta con il dott. Matassa, da noi depositata al protocollo della Commissione il 23 febbraio 2006 (prot. 4116) e dedicata proprio al gruppo Separat e al contesto dell’attentato del 2 agosto 1980. In tale documento è ben rappresentato il profilo dell’estremista tedesco Thomas Kram, del suo ruolo all’interno del gruppo Carlos e soprattutto della sua presenza a Bologna il giorno della strage.
9.   La nota del capo della polizia, Gianni De Gennaro, dell'8 marzo 2001 su Thomas Kram non era indirizzata ai magistrati tedeschi, ma alla questura di Bologna, sollecitando ulteriori accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria.
 
 
Era sufficiente una telefonata ai diretti interessati per avere un’informazione corretta, evitando così di riportare cose non vere e gravi. Raccontando simili fantasticherie si delegittima il lavoro svolto e i risultati conseguiti dalla tanto criticata Commissione Mitrokhin (travolta dallo scandalo Scaramella). Tutto ciò fa male non solo alla reputazione del sottoscritto, ma a quella stessa verità che ancora aspetta di essere scritta sui tragici fatti del 2 agosto 1980.
Distinti saluti
Gian Paolo Pelizzaro
 
 
 
Come già ricordato da Gian Paolo Pelizzaro va comunque ribadito in questa sede che anche la ricostruzione di Chiocci della "scoperta" di François de Quengo de Tonquédec non è del tutto esatta, come gli attenti lettori di questo blog hanno già potuto capire.

Il Giornale, 22 ottobre 2007
L’Esclusiva
Il 2 agosto 1980 Thomas Kram, terrorista rosso vicino all’estremismo islamico, era in città. Riaperto un capitolo nascosto per troppi anni.
«Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba»

di  GIAN MARCO CHIOCCI

Il governo Prodi mente sulla strage di Bologna. Incalzato da due interrogazioni parlamentari di Enzo Raisi (An) l'Esecutivo ha dato, di fatto, la netta sensazione di voler aiutare un terrorista di sinistra tedesco a crearsi un alibi a posteriori per la bomba alla stazione del 2 agosto 1980. A scoprire il bluff governativo sulla presenza nel capoluogo emiliano di Thomas Kram, legato all'estremismo arabo del network terroristico di Carlos «lo Sciacallo», è stato un blog di sinistra, curato da Gabriele Paradisi (gabrieleparadisi.splinder.com) una sorta di poeta intellettuale bolognese che si è messo a spulciare minuziosamente le versioni ufficiali della procura rivelatesi piene di errori e contraddizioni. E così quando il sottosegretario Scotti, a nome del governo, ha risposto a Raisi sui motivi per cui non si era mai voluto indagare sulla presenza di un terrorista di quel calibro a Bologna il giorno della strage, sono stati i segugi del blog a smascherare reticenze e gravissime omissioni. La prima: il governo ha spiegato che Kram non poteva essere coinvolto nella strage perché aveva preso un treno in Germania l'1 agosto, ed era arrivato in Italia dopo la strage.

Il treno che non c’è
I blogger sono andati a consultare l'orario delle ferrovie europee di quell'anno, e hanno scoperto che il treno di cui parla il governo non esisteva, e che comunque quel treno non era quello citato nel rapporto di polizia, che invece datava il viaggio del Kram al 31 luglio, quindi in tempo utile per la strage del 2 agosto. Sbugiardato e messo all'angolo, il rappresentante del governo Prodi replicava che evidentemente si era trattato di un errore dovuto alla nota della procura che citava un altro treno... Purtroppo per Scotti, i soliti blogger nello scoprire che il sottosegretario citava treni impossibili, arrivano a ipotizzare che una strana coincidenza segnava la risposta ufficiale del governo italiano: sembrava ricalcare a pieno l'alibi che aveva fornito lo stesso Kram in una intervista al Manifesto dell'agosto scorso. Secondo il nostro governo, quello che diceva Thomas Kram era tutto vero. E siccome date e orari non tornavano, ecco che il governo sistemava le discrepanze. Kram, costituitosi in Germania dopo 26 anni di latitanza (iniziata, guarda caso, proprio il 2 agosto 1980) nell'intervista si giustificava dicendo di essere stato sì a Bologna, ma di aver notato, appena uscito dall'albergo, una certa confusione, e di aver preferito quindi non andare in stazione, ma andare in taxi a prendere una corriera per andare a Milano da una sua amica. I blogger hanno però scoperto che dal suo albergo era impossibile vedere la stazione ferroviaria, e poi la stazione delle corriere era proprio accanto a quella ferroviaria. Quanto alla supposta amica milanese di Kram, interrogata dalla Digos, ha smentito categoricamente di aver visto il tedesco in quei giorni.

A questo punto il sottosegretario Scotti, in palese difficoltà, replicava che le informazioni del governo provenivano direttamente dalla procura di Bologna, e che quindi eventuali imprecisioni andavano addebitate a loro. Ma aggiungeva, involontariamente, un dato clamoroso: «Il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen», perché Kram a quel punto era solo un cittadino tedesco che aveva diritto alla sua privacy. Kram, però, non era un cittadino tedesco qualsiasi essendo ricercato nel mondo per una serie di attentati.

Lettera ai tedeschi
La storia «italiana» di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della commissione Mitrokin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivano in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In questura i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata «T Kram». Il nome non era del tutto nuovo, visto che il giudice istruttore francese Jean-Louis Bruguière lo aveva inserito tra i costitutori di un gruppo terrorista filopalestinese facente capo a Carlos lo sciacallo. Aperta la cartella, vi trovarono dentro una lettera firmata dall'allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, datata 8 marzo 2001, indirizzata alla magistratura tedesca. Su Thomas Kram, De Gennaro scriveva: «Risulta essere arrivato a Bologna l'1 agosto 1980, aver preso alloggio presso l'Albergo Centrale, stanza 21, ed essere ripartito il 2 agosto». De Gennaro stabiliva che la copia venisse trasmessa anche alla Procura di Bologna, per verificare eventuali collegamenti con la strage. Nella risposta ai colleghi tedeschi, elencava una serie di segnalazioni provenienti dalla Germania tra il 1979 e il 1980 perché gli italiani «tenessero d'occhio» quel Thomas Kram, portaordini del terrorismo filopalestinese. E De Gennaro aggiungeva che Thomas Kram era stato individuato al momento del suo ingresso in Italia via treno il 31 luglio 1980, pedinato, fermato, perquisito e rilasciato.

 

Compagno a Bologna
Un dettaglio singolare perché proprio di un «compagno» aveva parlato pochi mesi prima Carlos in una intervista rilasciata dal carcere francese. «Un nostro compagno si accorse di essere pedinato, uscì dalla stazione di Bologna di corsa, e pochi istanti dopo ci fu l'esplosione». Carlos e De Gennaro dicevano la stessa cosa: quel giorno, a Bologna, alla stazione, c'era un «compagno». E infine. Anziché accanirsi ossessivamente sui «fascisti» Mambro e Fioravanti la procura di Bologna forse avrebbe potuto scandagliare di più sul fronte arabo anche perché, Kram a parte, tre settimane prima del 2 agosto 1980 l'allora prefetto Gaspare De Francisci, capo dell'Antiterrorismo lancia l'allarme sulle possibili ritorsioni ai danni dell'Italia da parte del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) che faceva pressioni per ottenere la liberazione di Abu Anzeh Saleh, rappresentante del Fronte in Italia detenuto nel carcere di Trani. Contestualmente la magistratura francese scopre, fra le carte di Mourkabal Michel Walib, braccio destro di Carlos, un indirizzo di Bologna («via S.Pio V 13, secondo piano a sinistra») e una parola d'ordine per accedere in un appartamento con granate, dinamite, detonatori, congegni a tempo. A quell'indirizzo corrisponde proprio il covo bolognese di Abu Saleh. Ce n'era abbastanza per indagare anche sul fronte arabo. Ma la strage doveva essere fascista, e fascista è passata in giudicato.

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 22/10/2007 07:22 | Permalink | commenti (780)
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domenica, 14 ottobre 2007

La Telefonata

Sono le 10.59 del 28 gennaio 2006.
Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, discutono al telefono per 21 minuti e 37 secondi.
La telefonata è intercettata e registrata dall’Organo di Polizia per disposizione della Procura della Repubblica di Napoli.
Questa telefonata, è la più nota fra tutte quelle intercettate e “distribuite” ai giornali  “in stanze dello stato”, per due ragioni: la prima, perché è in questa conversazione che Guzzanti e Scaramella discutono della famosa testimonianza dei riparati russi del KGB e dell’FSB in Inghilterra, secondo la quale Romano Prodi sarebbe stato “our man”, un “nostro uomo”; la seconda, perché è in questa telefonata che Paolo Guzzanti illustra a Mario Scaramella di avere riferito di tale testimonianza ad una persona non nominata nella conversazione, ma che verosimilmente potrebbe trattarsi dell’allora Primo Ministro.
 
Questa telefonata è altresì ben nota perché, a seguito della pubblicazione di stralci della conversazione da parte di tre importanti giornali quotidiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa), i naviganti hanno potuto ritrovare in rete, in decine e decine di blog ed altri siti, le stesse parti pubblicate da quei quotidiani ricopiate e commentate.
 
Ma quello che viene fatto qui quest’oggi, non è assolutamente la stessa cosa.
 
Non una ricopiatura di quegli stralci giornalistici con la solita replica di commenti già uditi più volte, ma bensì, il raffronto fra quelle tre “versioni” pubblicate dai quotidiani, e LA TRASCRIZIONE ORIGINALE INTEGRALE così come compare nel VERBALE DI POLIZIA.
 
Mai pubblicata prima da nessuna parte.
 
Da tale raffronto, emergono evidenti omissioni, per non dire vere e proprie manipolazioni (specie da parte di “Repubblica”), da parte degli organi di informazione che hanno ottenuto quei verbali in esclusiva, del testo originale, tanto da nasconderne ai lettori i reali contenuti, che invece oggi noi rendiamo visibili grazie alla potenza di internet come nuovo mezzo di informazione.
 
Analisi della conversazione
 
Ciò che si dicono realmente in quella telefonata Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, è quindi oggi possibile vederlo direttamente ed  ognuno può trarne le proprie considerazioni.
Noi semplicemente e brevemente, vorremmo illustrarne alcune nostre, di considerazioni, che derivano anche dalla nostra conoscenza della vicenda, che è ormai sotto stretto esame documentale da ormai un anno, per arrivare così a modulare una nostra interpretazione del reale senso delle affermazioni che vengono fatte in questa conversazione.
Non abbiamo la pretesa di sostenere che la nostra interpretazione sia quella corretta con precisione assoluta, e ciò sarebbe impossibile per chiunque perché a taluni frasi è comunque possibile dare più sensi, più direzioni.
 
Occorre tenere conto che i conversanti parlano di vicende ben note a loro soltanto, e pertanto su taluni argomenti quelle che si possono azzardare, non sono che ipotesi.
 
Ma noi crediamo che comunque, mediante un’attenta analisi di quel testo, sia possibile fare un altro passo in avanti verso la verità e verso la comprensione più ampia e trasparente di questa vicenda.
 
Siamo dunque nel periodo conclusivo dei lavori della Commissione Mitrokhin.
 
Noi riteniamo che sia avvenuto quanto segue:
 
Mario Scaramella, possiede una registrazione in formato audio di un’intervista ad Oleg Gordiewsky risalente ad un periodo precedente alla telefonata, e ne ha illustrato il contenuto a Paolo Guzzanti.
In questa intervista, (avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”) ad un certo punto Oleg Gordiewsky, deve avere raccontato, forse ritenendo successivamente di avere commesso, facendolo, una leggerezza, quanto Aleksander Litvinenko andava dicendo ai propri ex compatrioti riparati in Inghilterra, in merito alla confidenza del suo generale Trofimov, e cioè che Prodi era un “uomo” dei servizi segreti russi.
Infatti Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. E’ dimostrato che a persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente quando era in Russia.
Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
Infine Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed esclsuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
Vediamo in base a quali elementi ci sentiamo di poter affermare questa nostra prima interpretazione dei fatti.
 
1) DEDUZIONE: Scaramella e Guzzanti stanno parlando di un’intervista  già acquisita, avvenuta in presenza di più persone, e chiamata da Scaramella anche “meeting”
ELEMENTI INDIZIARI:
Al blocco 57 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
Lui non smentisce, anzi, conferma la…l'intervista, conferma gli incontri e d'altronde hanno coinvolto tante altre persone…
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
2) DEDUZIONE: Si tratta di una traccia “audio”, solo vocale, e non formale, non accompagnata da alcun allegato o documento scritto. Paolo Guzzanti ha il timore che l’intervistato possa successivamente, qualora tale intervista sia acquisita dalla Commissione quale prova testimoniale, smentire che la voce della registrazione audio sia la sua, per potersi deresponsabilizzare. E pertanto pretende che venga costituita una prova (che potrebbe essere, al limite, anche una perizia) in modo che sia identificabile con certezza l’identità della persona che in quell’intervista ha detto quello che ha detto. La persona di cui si sta parlando è verosimilmente OLEG GORDIEWSKY.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 28 della conversazione, Paolo Guzzanti dice:
 “Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è..” Risponde Scaramella: “Sì, questo non è discussione
 
Al blocco 147 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
“Io la vedo così: se quello che abbiamo, ed è indiscutibile, si lavora solo a blindarlo meglio, magari la perizia sul.. sulla cosa, magari la ricostruzione e i dati precisi del... meeting, questi dati qua.”
 
Ai blocchi 52-53-54-55 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: e io voglio sapere se (parola incomprensibile) GORDIEWSKIJ…
SCARAMELLA: …(frase incomprensibile)…in questi giorni. (probabilmente Scaramella comunica l’intenzione di incontrare a breve Gordiewskij – ndr)
GUZZANTI: …mi certifica…mi certifica con un atto che sia riconducibile, che non sia smentito. E lui non smenta, dice quel che dice e non quello che non dice!
SCARAMELLA: esatto.
 
 
3) DEDUZIONE: Mario Scaramella intende assumere una ulteriore testimonianza in qualche forma dall’intervistato, dove lo stesso illustri il senso, l’interpretazione che egli riteneva potersi dare a quella affermazione (e cioè, probabilmente, alla frase: Prodi è “un nostro uomo”) da lui formulata nell’intervista. L’intervistato ha spiegato, in via informale ed al di fuori dell conversazione registrata già in suo possesso, a Scaramella, che non si può sostenere che “Prodi our man” significhi “Prodi agente del KGB”, ma soltanto “Prodi coltivato dal KGB”. Guzzanti conviene con Scaramella che “coltivato” come esplicazione del senso della frase “our man” è propria, è corretta. E quindi invita Scaramella ad acquisire il supplemento di dichiarazione dal testimone. Quindi spiega a Scaramella perchè anche secondo lui, “Agente del KGB”, non sarebbe né logico né credibile, detto di un politico italiano. Perché un politico che collabora con il KGB è “coltivato” e non agente (agenti sono quelli che vanno a far le fotocopie dei progetti dei carri armati di nascosto, e Guzzanti sa benissimo che Prodi, così come De Martino, il cui nome pure era nelle liste del rapporto “Impedian”, non può essere quel genere di collaboratore o funzionario) Scaramella informa Guzzanti che per convincere il testimone a trasformare la sua spiegazione in dichiarazione ufficiale, dovrà “lavorarci”, in quanto, aggiunge, non è sicuro che Gordiewsky intenda ancora esporsi in prima persona.
ELEMENTI INDIZIARI:
a) Ai blocchi 3-5-6-8-9 della conversazione Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: Senti, no, il discorso è solo questo. Il segnale che io ho avuto è questo, visto che non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di Frendil Relation, coltivazione, contatti...
GUZZANTI: Coltivazione è abbastanza, eh?.
SCARAMELLA: Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...
GUZZANTI   : Perché, "coltivato" invece si?" (senso: perché, una dichiarazione che si trattava di un uomo “coltivato”, invece sarà disponibile a renderla? – ndr)
SCARAMELLA: eh….su questo bisogna lavorarci, anche perché comunque …(parola incomprensibile)
b) Al blocco 44 Guzzanti ripete:
…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO.”
c) Al blocco 56, ancora Guzzanti:
 “…coltivato a me va benissimo perché l'espressione coltivato significa quello che significa nel linguaggio di intelligence, coltivato.”
d) ai blocchi 106-107-108-109-110-111-112-113-114 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB".
GUZZANTI: ho capito, lui il limite che pone è tra coltivato ed agente.
SCARAMELLA: quello che so... quello che so...
GUZZANTI: (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:.. (frase incomprensibile), ufficiale, tutto qua! E sì.
GUZZANTI:se è tutto qua è una cosa. (frase incomprensibile) OLEG GORDIEVSKY, a me coltivato vuol dire esattamente...
SCARAMELLA:eh, anche per me.
GUZZANTI:agente è ridicolo perché FRANCESCO DE MARTINO era nelle liste. Non è che a De Martino gli dicevano se per favore faceva la fotocopia del carro armato, No eh, anche per me.
(Si noti bene come questa affermazione di Guzzanti demolisce al 100% qualsiasi ipotesi già avanzata dai mass-media che egli pretendesse da Scaramella il reperimento di qualcuno disponibile a dichiarare che Prodi era un agente del KGB – ndr)
SCARAMELLA:.è chiaro è chiaro...
GUZZANTI:  De Martino era un amico dell'Unione Sovietica e che nei momenti politici prendeva le decisioni politiche favorevoli all'Unione Sovietica. Punto.
 
 
4) DEDUZIONE: E’ assolutamente impossibile sostenere in qualsiasi modo che l’affermazione “Prodi our man” sia un’invenzione, una fabbricazione di Guzzanti che tramite Scaramella si sia preteso dai russi di rendere in forma di dichiarazione, quale testimonianza, per denaro o per qualsiasi altra forma di pressione. Guzzanti ha palesemente ricevuto la notizia di tale testimonianza, attribuibile originariamente solo e soltanto ad Aleksander Litvinenko, da Mario Scaramella, e ne è rimasto impressionato tanto da commentare la notizia con una forma fortemente e sinceramente  esclamativa.-
Pertanto la buona fede di Guzzanti è fuori discussione, mentre resta non provata quella di Scaramella.
Pare inoltre potersi affermare, che l’apporto di tale testimonianza da parte di Scaramella si configuri come un evento inaspettato per Paolo Guzzanti, nel senso che si tratti di un evento non ricercato, non commissionato, ma casuale. Ciò sarebbe in contraddizione con la tesi di chi vorrebbe Guzzanti e la Commissione Mitrokhin essersi dedicati in via esclusiva alla “caccia di prove” a carico di Prodi.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 10-11-12-13-14-15-16-17-18-19-20 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI:  e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole. Allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…(ndr: “quella cosa lì” è la registrazione audio della conversazione di Gordiewsky in possesso di Mario Scaramella - ndr)
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI e tu, tu dici, e pronunci una (Repubblica trascrive “la” sigla anziché “una” sigla – ndr), e quello dice "yes". (è questa la richiesta di “autenticazione” , cioè di conferma di “paternità” e di responsabilità sul contenuto di quella registrazione da parte di Gordiewsky – ndr)
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:  punto, basta! Non voglio sapere altro! La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:  E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
 
Al blocco 78 dice Guzzanti: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata... (la frase è chiara: significa che Guzzanti non lìha mai sollecitata né cercata – ndr)
 
 
5) DEDUZIONE: L’affermazione che “Prodi è un nostro uomo” deve essere riferita da Oleg Gordiewsky, nell’intervista di cui si è detto, come una affermazione non propria, ma come una testimonianza attribuibile a qualcun altro. Verosimilmente Oleg Gordiewsky nel “meeting” di cui Scaramella ha la registrazione, deve avere riferito le dichiarazioni che successivamente Litvinenko renderà in prima persona in una registrazione video, cioè quanto da lui appreso su Prodi nel corso di colloqui intrattenuti personalmente.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 106 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: …mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni. (senso: non sono sicuro che Gordiewsky voglia esporsi in prima persona) Che tutto quanto lui ha già dichiarato, ha confermato e specificato in questi giorni è acquisito e lo conferma, con il limite che lui dice: "guarda, non ha mai detto è un agente del KGB". (nota: Oleg non dice : “non ho mai detto”, ma bensì “non ha mai detto”, pertanto parla dell’affermazione di un’altra persona).
 
 
Ai blocchi 12-13-14-15-16-17 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
 
 
6) DEDUZIONE: Mario Scaramella, oltre alla registrazione audio della conversazione con Gordiewskij, possiede anche nel suo PC delle e-mail a lui inviate dallo stesso Gordiewskij e da Vladimir Bukowskij, di cui può dimostrare la provenienza. In queste e-mail vengono probabilmente fatte delle affermazioni riguardanti probabili rapporti di Prodi con elementi dei servizi segreti russi. Inoltre Scaramella è stato informato dell’esistenza di un misterioso “documento”. Scaramella ipotizza di poter utilizzare sia la registrazione audio che le e-mail, nonché di reperire il documento anche in eventuale regime di autonomia, e cioè senza preventivo accordo con i dichiaranti. Ipotizza altresì di fare strumento del materiale in suo possesso, la cui provenienza comunque è accertata, per convincere i dichiaranti a responsabilizzarsi su tale materiale, assumendosene formalmente la paternità ed eventualmente documentandolo.
Paolo Guzzanti non è d’accordo ad usare la registrazione e le e-mail in regime di autonomia, e vale a dire senza l’avvallo e l’appoggio in regime di responsabilità e consapevolezza da parte dei dichiaranti. E’ altresì perplesso su eventuali iniziative di Scaramella nei confronti dei dichiaranti, a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione. Decide pertanto di limitarsi alla “certificazione” della dichiarazione di Gordiewskij su Prodi “our man” e di rinviare a tempi ed iniziative successive l’eventuale sviluppo di ulteriori indagini. Soltanto per il reperimento del “documento” ipotizza con Scaramella la possibilità di un viaggio a Mosca da parte del suo collaboratore, senza necessità di preventivo interpello di Oleg Gordiewskij.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
Ai blocchi 71-72-73-74-75-76-77-78-79-80-81-82-83-84-85-86-87-88-89-90-91-92-93-94-95 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA:è anche più di quello…è anche quando lui spiega in quella e-mail di cui la paternità e la rintracciabilità…anche perché ci sono state tutta una serie di altre e-mails dove o…invece di OGOD ci sta proprio OLEG GORDIEWSKIJ, VLADIMIR BUKOWSKIJ, eccetera…da questo meccanismo che lui arrivi a dire: "sì, io so che era in contatto con gli ufficiali del V Dipartimento, con i...con un ufficiale del servizio a..." eh, la notizia viene specificata. Quindi questa traccia che lui ha cominciato a dare è quella su cui io voglio lavorare...
GUZZANTI: eh...
SCARAMELLA:.... e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...
GUZZANTI: Mario, noi fra una...
SCARAMELLA:eh, lo so.
GUZZANTI: fra una settimana siamo andati a casa.
SCARAMELLA:eh, lo so. (Parola incomprensibile) tutto chiaro.
GUZZANTI: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata...
SCARAMELLA:certo.
GUZZANTI:  .. e ... che ti devo dire? E' bellissima! Ma....dov'è? Allora, se tu mi di.. poi tu mi dici: "io però (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni.
GUZZANTI: no, io voglio che lui.. lui (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:lui (frase incomprensibile) quello che ha detto non lo dice, questo è il punto. Più quella par... quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "era sotto coltivazione come promettente obiettivo di.." l'hai letto il (parola incomprensibile)
GUZZANTI: questa è una cosa che non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai..
SCARAMELLA:non smentirà mai..
GUZZANTI:  .. di avere detto quel che ha detto!
SCARAMELLA: esattamente.
GUZZANTI: punto!
SCARAMELLA: questo...
GUZZANTI: poi.
SCARAMELLA: questo (frase incomprensibile)
GUZZANTI:  ... la coltivazione... lui... il quarto dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo porter dire il signor O.G. parlando del signor R.P: dice così, punto!
SCARAMELLA: sì, lo ha detto. Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma.
GUZZANTI: no, a me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!
SCARAMELLA: quello che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazione.
 
 
Ai blocchi 214-215-216-217-218-219-220-221-222-223-224-225-226-227-228-229-230-231-232-233-234-235-236-237-238-239-240-241-242-243 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLAVado a Mosca, in quel contesto torno con un bottino anche più grasso del... dell'agenzia ecologica e.. insomma la missione giustifica comunque l'accesso a tutta una serie di canali che poi sono miei. Sono miei, sono.. io rimango vicedirettore di una ... di un programma russo che ho ampi modi di sfruttare per questo.. per questo obiettivo, non so se è chiaro? Cioè, io l'accesso al documento, penso di poterlo avere. Questo è il punto. E quindi superiamo Oleg, eccetera. Oleg diventa la fonte che ha dichiarato e poi uno ha approfondito. E... se il tuo Capo, come dire, va poi... che in teoria si potrebbero urtare suscettibilità del governo russo, questo è il punto. Per me, non c'è nessun problema. È sostenibile, poi, dopo, questo passaggio?
GUZZANTI:   è chiaro che se tu stai facendo una cosa che ci... qualsiasi problema sarebbe risolto per via immediata con un colpo di telefono a (nome incomprensibile)
SCARAMELLA: va bene, okay, dai! No, ma io non temo quello. Io mi muovo su canali tranquilli dal punto di vista fisico. Mi muovo... quello che può essere un domani un'esposizione. Cioè, per i siluri di trentacinque anni fa quelli hanno detto: "questa cosa rovina le buone relazioni tra Italia e Russia". Figurati se andiamo a dire... che se ci andiamo a prendere il dossier di un agente, di un ex contatto loro che, che.. che però è ancora segreto, quindi in teoria è ancora utile per la sicurezza dello Stato! Perché altrimenti non... non sarebbe segreto. Va be', insomma, comunque... la linea San Marino...
GUZZANTI:   allora non vai più a Londra?
SCARAMELLA: faccio appuntamento con tutt'e due.
GUZZANTI:   martedì ci hai il Procuratore. Come fai ad andare a Mosca?
SCARAMELLA: no, lunedì ci ho il Procuratore.
GUZZANTI:  ah..
SCARAMELLA: lunedì ci ho il Procuratore e se tu sei d'accordo tengo in piedi anche la pista San Marino, questo fatto di CASSA DI RISPARMIO.
GUZZANTI:   sì, io ti... ti devo, però.. almeno devi... dobbiamo consegnare i documenti..
SCARAMELLA: sì?
GUZZANTI:   ... avvertendo che sono aperti perché sono... siamo in attesa di integrazioni.
SCARAMELLA: certo! Ma rispetterò i termini di...
GUZZANTI:  sì..
SCARAMELLA: ... eh! Io allora.... facciamo una cosa, io comincio a depositare qualcosa... altri fronti, quella roba di ORFEI...
GUZZANTI:   sì, sì.
SCARAMELLA: ... quella roba un po'... cecoslovacca che serve meno. Sono più... meno utili. La settimana cerco di stare fra Londra e Mosca e l'ultimo giorno è venerdì, giusto?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: venerdì 11?
GUZZANTI:   sì.
SCARAMELLA: che è il prossimo già?
GUZZANTI:  sì.
SCARAMELLA: va bene.
GUZZANTI:   va bene?
SCARAMELLA: ce la faccio.
GUZZANTI:   okay!
SCARAMELLA: ce la faccio, okay! A presto!
GUZZANTI:   auguri!
SCARAMELLA: ciao.
GUZZANTI:   ciao.
 
 
7) DEDUZIONE: Non è vero che “Vladimir Bukowskij si è chiamato fuori”, come dice Repubblica. Vladimir Bukowskij ha dichiarato ed è pronto a confermare che Prodi è “un amico dell’Unione Sovietica”, perché il suo livello di documentazione lo sostiene nel poter dire soltanto questo. Per quanto concerne notizie più approfondite, egli non possiede documenti, e pertanto afferma di non poter dire ciò che non può documentare soltanto sulla base di informazioni indirette, cosa che secondo lui, avrebbe invece fatto Gordiewskij quando ha riferito che Prodi era “our man”. E’ Guzzanti però che respinge questo livello di collaborazione offerto da Bukowsky, in quanto non gli interessa l’informazione che Prodi sia “un amico dell’Unione Sovietica”, in quanto si tratta di cosa per lui già dimostrata ed acquisita in precedenti contesti, e non pertinente al livello di inchiesta della commissione.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA:il discorso è questo, allora, il segnale…poi mi ha scritto anche un'e-mail VLADIMIR, è questo, dice: se noi, quando abbiamo i documenti, attacchiamo i politici occidentali, siamo credibili, se, sulla base, non di documenti, ma delle nostre informazioni, attacchiamo politici occidentali, poi non siamo credibili neanche su...sul...quando abbiamo le carte. Io non sono OLEG... (Gordiewsky – ndr)
 
E riprende, al blocco 40 proseguendo con Guzzanti sino al blocco 48 :
SCARAMELLA: dicevo, il messaggio di…di Vladimir, spiega bene il limite, perché poi me l'ha anche scritto per e-mail, lui dice: "quando abbiamo i documenti arriviamo a esporci, ad attaccare i politici occidentali", come ho fatto ieri, oggi, sul capo della banca…
finlandese
SCARAMELLA: …centrale finlandese. "Quando non abbiamo documenti, se attacchiamo politici occidentali, poi perdiamo credibilità anche quando abbiamo documenti." Questo scrive Vladimir, te lo giro. Comunque la mia mente non è quella di OLEG. Oleg è prudente, può essere compreso. (“prudente” significa probabilmente che, nonostante possegga informazioni, anche se non di altissimo livello, preferisce non esporsi in prima persona, dal che si deduce che invece Bukowsky, dicendo “io non sono Oleg” e “la mia mente non è quella di Oleg”, non avrebbe problemi a testimoniare ciò di cui è a conoscenza – ndr) Però, poi, quello che invece ho saputo io dagli altri canali miei, lui dice (cioè, parole di Bukowsky, che dichiara di avere saputo qualcosa da “canali suoi” – ndr) ...non dice la situazione generale...comunque Vladimir valuta in questo modo, (sulla base di quanto ha saputo da “canali suoi” – ndr)  non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'UNIONE SOVIETICA PRODI (parola incomprensibile)
 GUZZANTI:Questo, scusa, Mario, abbi pazienza! Ti fermo perché se no ci mettiamo a girare come trottole sulle parole. Allora io…per me AGENTE O COLTIVATO VA BENE LO STESSO. Amico dell'Unione Sovietica non significa un cazzo!
SCARAMELLA: eh…lo so….
GUZZANTI: Non so che farmene, perché questo già ci ho le interviste di PRODI, l'intervista in cui loda KRUSCEV (lapsus mnemonico di Guzzanti: non si tratta di Kruscev, ma di Pavlov - ndr) mentre sta facendo il congresso (parola incomprensibile)
SCARAMELLA: parola incomprensibile
GUZZANTI: …cioè, che mi frega a me? Che mi fa…ti pare che una notizia "Prodi è un amico dell'Unione Sovietica"…CI AVEVA PURE(parola incomprensibile) (stranamente incomprensibile. Comunque la parola era certamente questa: “Papini” – ndr) …all'istituto Plekanov, (frase incomprensibile) per il culo, scusa, sai? No…(frase incomprensibile).
 
 
 
8) DEDUZIONE: Paolo Guzzanti stabilisce un contatto con Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, solo ed escluuivamente con lo scopo di fargli capire che Scaramella, avendo reperito indizi e testimonianze importanti e scottanti su Romano Prodi, necessita di una qualche forma di protezione istituzionale, sia fisica che giuridica.
Infatti Guzzanti paventa sia ovvie rappresaglie giudiziarie, sia pericoli per l’incolumità fisica di Scaramella. Da quanto riferisce Guzzanti dei suoi colloqui con Berlusconi, l’ipotesi di uno scontro “politico” derivante dal palesarsi della prova testimoniale “Prodi our man” è avanzata autonomamente da Berlusconi conseguentemente alla richiesta di tutela istituzionale di Scaramella avanzata da Guzzanti, il quale invece non dimostra in alcun punto della conversazione di aver contattato Berlusconi per ragioni legate a modalità di accordo in relazione all’utilizzo politico o propagandistico delle prove acquisite.
 
ELEMENTI INDIZIARI:
 
Ai blocchi 24-25-26-27-28 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato da Berlusconi e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
Ai blocchi 58-59-60-61-62-63-64-65-66-67-68-69  Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
 
GUZZANTI:Ma queste sono un sacco di chiacchiere Mario, Scusami se…se divento…io in cer…sai che in certi momenti divento…logico, non…non altro. Do alle parole l'importanza delle parole, allora, in quella cosa lì si dice "Our man"…
SCARAMELLA: eh…
GUZZANTI:e tu, tu dici, e pronunci una sigla, e quello dice "yes".
SCARAMELLA: e certo, e certo…
GUZZANTI:punto, basta! Non voglio sapere altro!  La unica domanda è: questa…queste frasi sono confermate e confermabili, si o no? Poi…
SCARAMELLA: Assolutamente sì
GUZZANTI:E allora questo è l'unico pun…no, ma mi serve …mi serve certificato e marca da bollo...
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI: naturalmente, eh?
SCARAMELLA: certo, e…
GUZZANTI: capito? Ma questa e la cosa sulla quale poi tu, giustamente, dici: "scusate, e io poi che faccio?
SCARAMELLA: è chiaro! (nota: nel precedente passaggio Guzzanti ribadisce a Scaramella l’essere precipuo che la dichiarazione audio in suo possesso sia “autenticata” e confermata da Gordiewskij, il quale deve assumersene innanzitutto la paternità ed impegnarsi a non negare di averlo detto. E questo al di là di qualsiasi possibilità di ottenere ulteriori dichiarazioni da parte di Gordiewskij in relazione al significato di “our man”, e vale a dire se tale affermazione significhi “coltivato” o sia dovuto anche ad altro. Quale naturale conseguenza di questo, ovviamente Guzzanti però mette in conto che, non essendo a quanto pare Gordiewskij disponibile a rilasciare ulteriori commenti in relazione alla testimonianza di Litvinenko da lui riportata, su Scaramella si possano scatenare problematiche soprattutto di tipo giudiziario, in quanto essendo il consulente della Commissione che ha indagato su quella vicenda e reperito la testimonianza, su di lui si concentrerà la reazione del protagonista della testimonianza (Prodi) il quale ovviamente si difenderà anche e soprattutto con la genericità dell’accusa e con la mancanza di qualsiasi circostanza di dettaglio – ndr)
 
Ai blocchi 125-126-127-128-129-130-131-132-133-134-135-136-137-138-139-140-141-142 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute:
SCARAMELLA: e... tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro col Capo? (Scaramella domanda questo perché è preoccupato per quello in cui può incorrere personalmente, e chiede di sapere da Guzzanti se Berlusconi è disponibile a fornirgli qualche forma di tutela. Successivamente il dialogo lo dimostra – ndr)
GUZZANTI: eh, il dettaglio in più..
SCARAMELLA:  (frase incomprensibile)
GUZZANTI:: è che (frase incomprensibile) nel fatto che la.. la cosa.. la notizia ha avuto un forte impatto e quando.. io, poi, come ti ho detto, io quando vado da lui, gli dico le cose a voce ma contemporaneamente gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell'appunto scritto che lui s'è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui, ci sono le cose di cui abbiamo parlato, come futuro.
SCARAMELLA:  eh, non come presente?
GUZZANTI: no, no, sì, come futuro tuo, voglio dire.
SCARAMELLA: ho capito, ma non come presente... (Scaramella è preoccupato per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI:  come (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:  cioè, non è una cosa che lui può iniziare a fare subito? (Ecco la dimostrazione: è molto preoccupato di correre dei rischi per la sua incolumità – ndr)
GUZZANTI: non lo so. Io ho detto che... cioè, tu porti un risultato e chiedi di essere (sotto) una tutela.  Io questo gliel'ho detto e lui non mi ha detto né sì né no.
SCARAMELLA: eh..
GUZZANTI: annuiva gravemente come uno che non solo è... anzi, quando io ho detto: "sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una (parola incomprensibile)... è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo" e lui, sorprendendomi un po', (ed ecco la prova che la posizione “politica” di Berlusconi non è quello che Guzzanti si aspettava né quello che cercava – ndr)  ma che ho ca...però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco, ha detto "beh, un momento! Intanto però li costringiamo a difendersi".
SCARAMELLA: certo!
GUZZANTI:  eh! Quindi... questa l'ho trovata una reazione estremamanete positiva. (nel senso, come aveva già spiegato Guzzanti in precedenza, che questo se non altro era un segnale che Berlusconi dimostrava interesse per la vicenda – ndr)
SCARAMELLA:  va bene.
GUZZANTI: è chiaro che se tu... lui oggi sta in Sardegna e poi di ha una giornata terribile, poi stasera deve cenare con BOSSI, quindi oggi non riesco a mettergli il sale sulla coda, vediamo domani, ma se tu pensi di dover farti un voletto là dove ci siamo conosciuti e fare quello... delle... degli approfondimenti ultili..
SCARAMELLA: certo
GUZZANTI: ... contemporaneamente io gli dico: "guarda, ti porto... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile) (anche qui, stranamente incomprensibile, perché questa frase potrebbe cancellare qualsiasi sospetto di cospirazione politica da parte di Guzzanti. Comunque è intuibile il genere di informazione definita nel verbale di polizia “incomprensibile”, perché qui Guzzanti ribadisce l’affermazione già fatta in precedenza, dove egli, come conseguenza delle risultanze d’indagine, comunica a Berlusconi di avere necessità dell’attivazione di “tutele” per Mario Scaramella – ndr)
 
Ai blocchi 167-168-169-170-171-172-173-174-175-176-177 Guzzanti e Scaramella si scambiano le seguenti battute
SCARAMELLA:.. io ho la possibilità d'accesso a questi documenti a Mosca, legalmente..
GUZZANTI: sì..
SCARAMELLA:  .. è una cosa diversa dalla rogatoria e dalla (frase incomprensibile)
GUZZANTI: lì mi pare che Vladimir (Bukowsky – ndr)  ti ha detto: "vai da questi", no? O Oleg (Gordiewskij – ndr) l'ha detto?
SCARAMELLA:  no, l'ha detto, l'ha detto sul nucleare... l'ha detto proprio Oleg. Oleg ha detto vai e dai duecento dollari a qualcuno...
GUZZANTI:  sì, sì.
SCARAMELLA:  ... ma non è questo, Io non devo andare dal... quel.. dal pensionato, eccetera. Però l'esposizione ... non ti sfugge il livello di esposizione di chi si va a prendere non autorizzato le informazioni in un momento così delicato con.. con i russi. Cioè, io lo so fare, e lo faccio bene e lo faccio immediatamente..
GUZZANTI:  eh..
SCARAMELLA:  eh, Capo, per questo chiedemmo una protezione contemporanea, perché io vado a Mosca a pigliarmi 'sti documenti e torno pure da Mosca, però dopo succede un casino. (Scaramella intende dire che succederà “un casino” nei suoi confronti quando ritornerà da Mosca ed esibirà il documento che ivi vuole reperire – ndr)
GUZZANTI: e la protezione te la... te.. al tuo ritorno, cioè non ti posso proteggere a Mosca.
SCARAMELLA:  no, va be', è chiaro! …(Scaramella è consapevole che Guzzanti non è in grado di chiedere a Berlusconi una protezione fisica per lui a Mosca – ndr)
 
Le manipolazioni dei giornali
 
Al blocco 31 della Conversazione, Scaramella dice a Guzzanti:
SCARAMELLA: “Eh sì, si. . Per me è moltissimo però quello... ti dico quello che... non è la mia posizione. È quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente" perché questo...”
 
La parte in maiuscolo viene completamente tagliata da “La Stampa” e parzialmente tagliata da “Repubblica”. In questo modo non si ha la notizia che la definizione di “coltivato” appartenga in modo univoco al russo interpellato, e non a Scaramella.
 
La riprova di ciò, è il commento di Repubblica al blocco 8:
 
Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo "coltivato" dal Kgb.”
 
Invece dalle spiegazioni “originali” di Scaramella si capisce bene che la segnalazione che Prodi fosse un uomo “coltivato”, non è una soluzione “di ripiego” pensata dai funzionari della Commissione, ma una spiegazione spontanea di Oleg Gordiewskij all’affermazione che Prodi fosse “un nostro uomo”.
 
Poi Repubblica scrive ancora:
 
Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico”.
 
Ciò non corrisponde al vero. Si capisce bene dal testo integrale della telefonata che l’obbiettivo non era quello di cercare “testimonianze che reggessero in pubblico”, ma bensì quello di far sì che le testimonianze “audio” già reperite fossero supportate da conferme formali dei testimoni ed inoltre da più precise delucidazioni sulle testimonianze stesse, affinché potessero essere eventualmente inserite agli atti della Commissione come testimonianze pertinenti, e non come comuni pettegolezzi.
 
Allo stesso modo, sempre con riferimento ai commenti di Repubblica, non corrisponde al vero che “Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave.” E quando poi scrive che “Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra, scambiato dai sovietici nel 1976 con il comunista cileno Luis Corvalan) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega” dice un’altra cosa non vera, perché Bukowskij dalla conversazione di Scaramella (ovviamente tagliata dai giornali) pare assolutamente disponibile a collaborare per quelle che sono le sue conoscenze:
SCARAMELLA (blocco 42): “…comunque Vladimir valuta in questo modo, non arriviamo a dire che PRODI è un agente del KGB, esplicitamente in questi termini. Quello che è certo è che c'è...che i russi consideravano amico dell'unione sovietica Prodi
Qui Scaramella sta parlando di affermazioni di Bukowskij inviategli per email.
Allo stesso blocco 42 Repubblica fa un taglio e l’affermazione viene così presentata come un pensiero originale di Scaramella, anziché di Bukowskij.
 
I blocchi dal 10 al 41 sono completamente tagliati da repubblica e quasi completamente dagli altri giornali.
 
Eppure tali blocchi sono fondamentali per comprendere i seguenti aspetti inderogabili della vicenda:
1)      La testimonianza dei russi riparati a Londra è stata una “scoperta” di caramella non commissionata o comunque non sollecitata da Guzzanti:
GUZZANTI (parola incomprensibile)…eh no, Mario, questa….
SCARAMELLA: si tratterebbe... (frase incomprensibile)
GUZZANTI …è come tu sai. Nasce perché tu me l'hai detta…
SCARAMELLA: certo…
2)      La testimonianza di cui si sta parlando appartiene in origine a Litvinenko, e non a Gordiewskij, che probabilmente ha solo riferito o confermato la stessa. Questo passo fondamentale viene completamente omesso da Repubblica e parzialmente tagliato dagli altri giornali:
GUZZANTI: e tu me l'hai detta perché mi pare che il primo fu…
SCARAMELLA: Aleksander.
GUZZANTI non è stato OLEG ma è stato ALEKSANDER…
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …e io ti ho sempre…dal primo momento ti ho detto: "accidenti, questa è una bomba termonucleare!"
SCARAMELLA: Infatti.
GUZZANTI …è una bomba termonucleare se è una bomba ter…se non è, non è. Che devo fa', eh, insomma!"
 
Al blocco 24 La Stampa parla di un successivo episodio, del tutto omesso dagli altri giornali:
Ma perché sia convincente, l'operazione ha bisogno di prove. Ne è convinto fino a un certo punto l'ex presidente della Mitrokhin. Che dopo aver consultato qualcuno - la cui identità è ignota -, dice al suo consulente: - «Lui ha detto: "Beh, questa però può essere una buona cosa perché loro saranno costretti a difendersi". E quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda
 
In realtà il testo originale di questo passo è il seguente:
GUZZANTI: ma no, stiamo... (parola incomprensibile) perché abbiamo delle cose che dal punto…ti dirò, quando io ho detto:"CERTO, CI VOGLIONO LE PROVE", ieri… (il senso della frase è chiaro. Guzzanti spiega a Scaramella di essere stato dal presidente del Consiglio e di avergli spiegato che è venuto in possesso di una dichiarazione audio dove Gordiewskij racconta di “Prodi our man”. Puntualizza che la ritiene difficilmente utilizzabile IN TRIBUNALE se non ci sono prove documentali di quanto affermato. Berlusconi replica che comunque, se la dichiarazione è autentica ed arriva da persona dotata delle necessarie competenze, è importante perché obbligherà Prodi a difendersi – ndr)
SCARAMELLA: certo…
GUZZANTI: …perché poi qui si finisce poi in tribunale, perché…
SCARAMELLA: non c'è dubbio.
GUZZANTI: eh, va a finire a…non è una lite da giornali, finisce…e lui ha detto: "beh, questa però può essere una cosa buona perché loro saranno costretti a difendersi". E …quindi sono costretti a giocare in difesa, quindi ha capito perfettamente, ha apprezzato perfettamente l'importanza della faccenda.  Qui il punto è: quella cosa che tu mi hai portato, lì vi si raccontano...vi sono delle...c'è quel passaggio che è quello. Questo signore può CONFERMARE DI ESSERE LUI NELLA VOCE CHE DICE QUELLE COSE CHE DICE, se poi non è...
 
Quindi La Stampa omette tutte le parti utili per comprendere che Guzzanti non si sta ponendo il problema di rendere “convincente”, magari a scopi mediatici, la testimonianza, ma soltanto quello degli eventuali sviluppi giudiziari conseguenti la messa agli atti della testimonianza.
 
Ma soprattutto VIENE COMPLETAMENTE OMESSA la parte più importante della conversazione, quella cioè dove Guzzanti manifesta la sua vera ed unica preoccupazione: ottenere una responsabilizzazione formale del testimone di cui si possiede la conversazione registrata, una sua conferma ufficiale che la voce che si ode nel nastro sia proprio la sua, senza possibilità di smentita.
Lo stesso concetto viene ribadito ai blocchi 52 e 54, anch’esso tagliato.
Si tratta pertanto di scrupolo assolutamente legittimo che i giornali tagliano bellamente.
 
Al blocco 57 Repubblica scrive:
 
“A questo punto, il "professore" propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de "La Storia segreta del Kgb"). Ma c'è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette "Prodi agente del Kgb", perché "questo non è accaduto", dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di "coltivazione". Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione.”
 
Si tratta di una illustrazione addomesticata e tendenziosa dei fatti.
Scaramella non “propone” “a quel punto” Gordiewskij come “testimone chiave”.
Scaramella sta parlando semplicemente, sin dall’inizio della telefonata (ma certo a forza di tagli e manipolazioni su Repubblica questo non si può capire) di un’intervista audio con Gordiewskij in suo possesso. E la frase citata da Repubblica è ben diversa, in quanto si parla esplicitamente dell’intervista:
Lui non smentisce, anzi, conferma la…l'intervista, conferma gli incontri e d'altronde hanno coinvolto tante altre persone, sottolinea: "non mi si dica che OLEG sostiene che Prodi è un agente…"pro…proprio tra virgolette,"agente del KGB perché questo non...non è accaduto fino a questo momento". Quindi c'è il discorso di coltivazione;”
 
Quindi Guzzanti non “spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione”, ma semplicemente gli chiede di certificare la paternità dell’intervista. A tale scopo chiede a Scaramella di pronunciare “una sigla” in calce all’intervista (vale a dire un qualcosa che serva ad identificare di cosa si tratta ed a chi sia attribuibile) in modo che il testimone confermi (con uno “yes”).
 
Furbescamente la frase di Guzzanti: “pronunci una sigla” sulla trascrizione di Repubblica diviene “pronunci la sigla”
 
Nei blocchi successivi al “70”, la manipolazione di Repubblica è totale.
 
Guzzanti si preoccupa delle possibili conseguenze per Scaramella per l’aver raccolto quella testimonianza: Ma questa e la cosa sulla quale poi tu, giustamente, dici: "scusate, e io poi che faccio?”. E tutta la conversazione successiva avviene in prospettiva di tale problematica.
 
Repubblica cambia completamente tale prospettiva, omettendo le frasi salienti, ed inserendo commenti assolutamente non pertinenti e fuorvianti:
Scaramella ha ora capito in che solco si deve muovere e, volenteroso, non si risparmia.”
Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d'artificio. Ha capito che cosa può far felice il "Capo".
 
Il confronto fra i due testi rivela l’abile manipolazione (in grassetto le parti tagliate da Repubblica)
 
Questa la conversazione originale:
SCARAMELLA:è anche più di quello…è anche quando lui spiega in quella e-mail di cui la paternità e la rintracciabilità…anche perché ci sono state tutta una serie di altre e-mails dove o…invece di OGOD ci sta proprio OLEG GORDIEWSKIJ, VLADIMIR BUKOWSKIJ, eccetera…da questo meccanismo che lui arrivi a dire: "sì, io so che era in contatto con gli ufficiali del V Dipartimento, con i...con un ufficiale del servizio a..." eh, la notizia viene specificata. Quindi questa traccia che lui ha cominciato a dare è quella su cui io voglio lavorare...
GUZZANTI: eh...
SCARAMELLA:.... e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...
GUZZANTI: Mario, noi fra una...
SCARAMELLA:eh, lo so.
GUZZANTI: fra una settimana siamo andati a casa.
SCARAMELLA:eh, lo so. (Parola incomprensibile) tutto chiaro.
GUZZANTI: eh... tu cominci a lavorare, ma dovresti avere già finito, perché... cioè, questa cosa qui è tutta tua. Esiste solo perché tu la hai portata...
SCARAMELLA:certo.
GUZZANTI:  .. e ... che ti devo dire? E' bellissima! Ma....dov'è? Allora, se tu mi di.. poi tu mi dici: "io però (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni.
GUZZANTI: no, io voglio che lui.. lui (frase incomprensibile)
SCARAMELLA:lui (frase incomprensibile) quello che ha detto non lo dice, questo è il punto. Più quella par... quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "era sotto coltivazione come promettente obiettivo di.." l'hai letto il (parola incomprensibile)
GUZZANTI: questa è una cosa che non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai..
SCARAMELLA:non smentirà mai..
GUZZANTI:  .. di avere detto quel che ha detto!
SCARAMELLA: esattamente.
GUZZANTI: punto!
SCARAMELLA: questo...
GUZZANTI: poi.
SCARAMELLA: questo (frase incomprensibile)
GUZZANTI:  ... la coltivazione... lui... il quarto dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo porter dire il signor O.G. parlando del signor R.P: dice così, punto!
SCARAMELLA: sì, lo ha detto. Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma.
 
Tutte le frasi sopra riportate in grassetto, sono tagliate da Repubblica. E questa la trascrizione di Repubblica che ne deriva:
 
SCARAMELLA: Anche più di quello. Con questo meccanismo si può arrivare a dire: "Sì, io so che [Prodi] era in contatto con gli ufficiali del V dipartimento [del Kgb], con i... con un ufficiale del servizio A... Eh, la notizia viene specificata
Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d'artificio. Ha capito che cosa può far felice il "Capo".
SCARAMELLA: Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni
GUZZANTI: Io voglio che lui...
SCARAMELLA: Quello che ha detto non lo dice, questo è il punto... Quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "Era sotto coltivazione come promettente obiettivo di...
GUZZANTI Questa è una cosa di cui non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La "coltivazione"... il IV dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: "Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!".
SCARAMELLA Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma
 
Si noti bene nell’ultima frase di Scaramella, di come repubblica tagli l’inciso fondamentale: “Si, lo ha detto.”, così come precedentemente è stata tagliato un “non smentirà mai..”.
 
Inoltre il blocco 73 viene ovviamente omesso, perché in nquel blocco si parla di un misterioso “documento” che sarebbe necessario acquisire “e sto cominciando a lavorare, che è molto più interessante perchè è la traccia su cui si arriva ad avere anche quel famoso documento...”
 
I blocchi di conversazione dal 97 al 124 sono completamente tagliati dai giornali.
 
Eppure essi sono molto importanti per capire alcuni aspetti fondamentali, e vale a dire:
 
1)      Il problema di Gordiewskij non era quello di “accettare” o meno di fare determinate dichiarazioni, ma bensì quello di non esporsi personalmente, cioè di non porsi in evidenza,, data la sua posizione personale, a seguito di quelle sue testimonianze, che comunque erano confermate. (“mentre io ieri speravo che... di poterti dire: "Oleg prende un aereo, viene e se ne riparte in giornata, viene a Roma" oppure "pronto a fare una dichiarazione e cosa.." oggi io questo non sono in grado di dirtelo, che lui continui a prendersi la visibilità su queste informazioni.”)
2)      Guzzanti in ogni caso non desidera affatto che qualcuno dichiari che Prodi era un agente del KGB (contrariamente a quanto fatto credere dai giornali), perché quella funzione non la ritiene comunque attribuibile al politico bolognese. (“agente è ridicolo perché FRANCESCO DE MARTINO era nelle liste. Non è che a De Martino gli dicevano se per favore faceva la fotocopia del carro armato,No eh, anche per me.”)
 
Dal blocco 125 in poi si parla di nuovo dell’incontro di Guzzanti con il Presidente del Consiglio.
 
Le ragioni dell’incontro sono assolutamente esplicite ai blocchi 134 (non lo so. Io ho detto che... cioè, tu porti un risultato e chiedi di essere (in) una tutela. Io questo gliel'ho detto e lui non mi ha detto né sì né no.) e 176 (e la protezione te la... te.. al tuo ritorno, cioè non ti posso proteggere a Mosca.). In pratica Guzzanti è preoccupato per la tutela fisica e giudiziaria di Scaramella, e quello è stato lo scopo dell’incontro con Berlusconi.
 
Naturalmente i due blocchi sono omessi nelle trascrizioni giornalistiche.
 
 
L’ultima stranezza
 
Nell’atto: “Domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche” trasmesso al Senato dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma il 26 gennaio 2007, nella parte dove vengono elencate e riassunte le telefonate intercettate, la telefonata testè esaminata, a pag. 9 compare nel seguente modo:
 
22) conversazione intercorsa sulla utenza ………in data 28.1.2006 ore 10.59 n.2586,
in cui si fa espresso riferimento alle dichiarazioni di Alexander Litvinenko, fonte indicata dallo Scaramella in relazione alle false accuse lanciate contro TALIK, alle persone che erano presenti in occasione di tali dichiarazioni ed alla manipolazione dei dati acquisiti per la successiva presentazione alla Commissione Mitrokhin; false versioni la cui credibilità, come contestato allo Scaramella, si fondava sull’accreditamento che allo Scaramella derivava dai “ritrovamenti” di armi di cui egli si era attribuito il merito e dalle denunce di attentati contro di lui e contro il senatore Guzzanti, secondo l’allarmante progetto di disinformazione con finalità anti istituzionali ipotizzato dalla pubblica accusa;
 
Come è evidente, la descrizione della telefonata fatta dal G.I.P., non c’entra assolutamente nulla con la conversazione registrata.
Un errore? La descrizione di una telefonata al posto di un’altra?
 
In ogni caso, nessuna delle 35 telefonate elencate e riassunte dalla Procura, riguarda minimamente la conversazione testè analizzata. L’ennesima “imprecisione” contenuta su documenti ufficiali trasmessi dalla Procura di Roma al Senato della Repubblica.
 
postato da: GabrielParadisi alle ore 14/10/2007 19:00 | Permalink | commenti (591)
categoria:mitrokhin, guzzanti paolo, bonini carlo, litvinenko
venerdì, 12 ottobre 2007
L’ultima frontiera?

Rileggendo attentamente la risposta data ieri all’interpellanza dal sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti [1] [2] [3], ma soprattutto leggendo alcuni commenti che essa ha generato nel nostro blog, viene da pensare che sia stata introdotta, volontariamente o involontariamente non sta a noi deciderlo, un’ennesima interpretazione fuorviante dei fatti occorsi a Thomas Kram la mattina del 1° agosto 1980.
 
Una manina invisibile (sempre la stessa?) sembra essere intervenuta introducendo un nuovo elemento, non deducibile assolutamente da nessun documento, che tende a spostare ancora una volta il momento esatto in cui Thomas Kram fu libero di muoversi in territorio italiano quel giorno.
 
Scotti infatti fa avvenire la perquisizione del cittadino tedesco sul treno 307, quello cioè che partiva dalla stazione di Chiasso alle ore 12.08 diretto a Milano: “il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307.
Con che modalità e dove materialmente avvenne tale perquisizione egli non lo lascia intendere. Sappiamo che al tedesco vennero sequestrate e fotocopiate due lettere che aveva con sè, venne fatta copia del biglietto ferroviario e della sua carta d’identità, dunque era necessario accompagnare il Kram in un posto di Polizia dove ci fosse una fotocopiatrice.
Sul treno queste operazioni erano impossibili da compiersi.
In quale Ufficio allora venne tradotto il Kram? Venne dunque fatto scendere dal 307? In quale stazione ciò avvenne? Lo riportarono a Chiasso? Chi e con che mezzo?
Perché non c’è traccia alcuna nei rapporti di polizia di questo improbabile e inspiegabile “traffico”?
Il controllo su Kram non fu un semplice controllo ferroviario come sembra lasciar intendere il sottosegretario Scotti, bensì una “perquisizione sotto aspetto doganale” come recita il Telex di Marotta e dunque doveva avvenire nei locali della Polizia di Frontiera.
 
Come abbiamo già detto ieri sera ma è forse opportuno ribadirlo, non c’era nessun motivo logico affinché Kram, dotato di un biglietto Karlsruhe – Milano e trovandosi già sull’Espresso 201, che l’avrebbe depositato direttamente nel capoluogo lombardo, scendesse da quel treno e ne riprendesse un altro addirittura un’ora e mezza dopo.
(Su questa inspiegabile eventualità, comunque di fatto ammessa da Scotti, il sottosegretario non dà alcuna spiegazione).
 
Apparentemente dunque non ci sarebbe nessuna ragione valida e razionale affinché Kram scenda dal treno 201 e riprenda il viaggio per Milano un’ora e mezza dopo sul 307.
Eppure lo fa.
Cosa ha indotto Kram a scendere dal primo treno se non la sua intercettazione in quanto iscritto nella Rubrica di Frontiera (elenco delle persone da controllare)?
 
Questa a nostro avviso l’esatta sequenza dei fatti, a cui per ora non troviamo nessun valido elemento che possa confutarli:
 
  1. Thomas Kram è salito sul treno espresso internazionale 201 (Amsterdam-Roma) a Karlsruhe alle ore 03.41.

  2. È giunto a Ponte Chiasso alle ore 10,30 (rispetto alle ore 10,03 - orario di arrivo del treno alla stazione di Chiasso) di venerdì 1° agosto 1980. A quel punto il medesimo è stato controllato, indentificato sulla base dei dati in possesso del personale di polizia e contenuti sulla rubrica di frontiera, fatto scendere dal treno, condotto negli uffici di polizia, perquisito e fatta copia dei materiali trovati in suo possesso (così come prescrivono le attività relative alle sigle citate nel telex del dott. Marotta).
 
  1. I controlli del personale della stazione di polizia internazionale di Chiasso (istituita in base ad un accordo di collaborazione bilaterale italo-elvetico risalente al 1885) avvengono a Chiasso e non in territorio italiano.
 
  1. In particolare, fra i treni all'epoca maggiormente tenuti sotto osservazione dalle autorità di polizia italiane operanti a Chiasso c’era proprio il 201 (sul quale quasi ad ogni controllo veniva fermato qualcuno con dosi di marjuana, hashish, cocaina, droghe in genere, ecc. - vi era un'attenzione particolare proprio perché il treno partiva dall'Olanda...).
 
  1. Kram, all'esito dell'identificazione e perquisizione sotto il profilo doganale (e quindi non un semplice controllo di polizia ferroviaria, come invece lascia intendere il sottosegretario Scotti quando afferma che le attività di identificazione e perquisizione di Kram sarebbero avvenute a bordo del treno rapido 307), è stato rilasciato (poiché i controlli seppur meticolosi ebbero esito negativo). A quel punto il medesimo ha ripreso il primo treno utile per raggiungere Milano dove era originalmente diretto (così come da biglietto ferroviario trovato in suo possesso dagli agenti di Chiasso). Il treno in questione è il rapido 307 DELLE 12,08. A quell'ora il tedesco era ormai libero di far ingresso nel nostro paese, dopo aver superato i controlli di dogana al posto di frontiera in territorio elvetico. Il suo controllo è dunque iniziato proprio sul treno 201 per poi essere proseguito presso il posto di polizia internazionale italiano di Chiasso.
L'altro punto alquanto delicato introdotto dal sottosegretario Scotti nella risposta di ieri è quello che riguarda la distruzione del fascicolo Kram.
Raisi ha chiesto che sia aperta un'indagine in merito. Ecco i lanci di Agenzia relativi:
ADNK CRO 11/10/2007 19.32.09 Titoli Stampa
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), PROCURA ROMA APRA INDAGINE SU DISTRUZIONE FASCICOLO KRAM Bologna, 11 ott. - (Adnkronos) - "In merito alla distruzione del fascicolo personale intestato a Thomas Kram, cosi' come riferito dal delegato del governo nella risposta fornita oggi in Aula auspico da parte dell'autorita' giudiziaria competente, cioe' la Procura della Repubblica di Roma, l'apertura di un'immediata indagine finalizzata ad accertare come cio' sia stato possibile, visti i pesanti sospetti legami di terrorismo che gravavano sul personaggio". E' quanto afferma Enzo Raisi, parlamentare di An, in merito alle affermazioni del sottosegretario Scotti riguardo la distruzione del fascicolo su Thomas Kram, e cita in una nota la comunicazione del ministero dell'Interno secondo la quale "ulteriori notizie non sono piu' reperibili in quanto il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen, considerandolo semplicemente uno straniero entrato in Italia, ormai non piu' sottoposto a determinati vincoli di identificazione, in quanto cittadino dell'Unione europea". "Resta, infatti, un mistero - prosegue il parlamentare bolognese - come questa distruzione si sia verificata, tenuto conto che Kram, proprio sulla base degli elementi contenuti nei fascicoli a lui intestati e conservati dalle Digos, dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, dal Sisde e dal Sismi, era schedato come terrorista internazionale, e non come un semplice straniero entrato in Italia". Raisi auspica che "la magistratura riesca ad appurare di quale fascicolo si tratta (presumibilmente quello dell'Ufficio stranieri), sulla base di quali motivazioni venne operata questa distruzione e, soprattutto, se l'ordine venne impartito agli uffici che avevano in carico il fascicolo Kram dall'autorita' politica di governo in carica all'epoca (1997)". (segue) (Mem/Ct/Adnkronos) 11-OTT-07 19:37 NNNN
ADNK CRO 11/10/2007 19.39.31 Titoli Stampa
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), PROCURA ROMA APRA INDAGINE SU DISTRUZIONE FASCICOLO KRAM (2) (Adnkronos) - Raisi osserva anche che non e' comprensibile come "tale gravissima soppressione documentale possa essere messa, anche lontanamente, in relazione alle norme del Trattato di Schengen, visto che Kram risulta come un soggetto pericoloso per la sicurezza nazionale, schedato in Italia sin dal 1979, su segnalazione da parte delle autorita' antiterrorismo delle Repubblica federale di Germania, come dirigente dell'organizzazione terroristica tedesca 'Cellule rivoluzionarie', presente a Bologna il 2 agosto 1980, colpito da mandato di cattura sin dal 1986, nonche' membro del gruppo Carlos". "Mi domando - conclude - se la medesima prassi sia stata adottata per altri stranieri, formalmente cittadini europei, sospettati di attivita' terroristiche". (Mem/Ct/Adnkronos) 11-OTT-07 19:44 NNNN

L'accordo bilaterale italo-elvetico per l'istituzione di un posto di polizia internazionale risale al 1885 (con successivi trattati di riconferma ed estensione).
Consultando tali accordi si apprende che i controlli di dogana vengono svolti da personale italiano in territorio elvetico. La rubrica di frontiera - per quanto riguarda Chiasso - è tenuta dalla stazione di polizia internazionale di Chiasso, operante nel quadro di tali accordi in territorio svizzero (e quindi non lungo la tratta Chiasso-Milano).
 
Alleghiamo per completezza copia dell’accordo tra la Svizzera e l’Italia che regola i controlli nella Stazione di Chiasso affinché tutti possano verificare come essi avvenivano e avvengano.
 
 
 
 
Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’istituzione di uffici a controlli nazionali abbinati nella Stazione ferroviaria di Chiasso ed al controllo in corso di viaggio sulla tratta Lugano–Como
 
Concluso il 28 febbraio 1974
Entrato in vigore il 1° luglio 1974
 
Il Consiglio federale svizzero e il Governo della Repubblica Italiana, in applicazione dell’articolo 2, numeri 2 e 3, della Convenzione tra la Svizzera e l’Italia relativa agli uffici a controlli nazionali abbinati ed al controllo in corso di viaggio, sottoscritta a Berna l’11 marzo 1961, hanno deciso di concludere un Accordo relativo all’istituzione di un ufficio a controlli nazionali abbinati nella stazione ferroviaria di Chiasso ed al controllo in corso di viaggio sulla tratta Lugano-Como ed a tal fine hanno convenuto quanto segue:
 
Art. 1
1. Un ufficio a controlli nazionali abbinati è istituito in territorio svizzero, alla stazione di Chiasso. I controlli svizzeri ed italiani d’entrata e di uscita sono effettuati presso detto ufficio.
2. Ai sensi dell’articolo 4 paragrafo 1 della Convenzione dell’11 marzo 1961 (denominata qui appresso «Convenzione quadro»), l’ufficio italiano situato in territorio svizzero è aggregato al Comune di Como.
 
Art. 2
1. Nella stazione di Chiasso vengono istituite due zone distinte, una per il traffico viaggiatori (persone che varcano la frontiera in treni viaggiatori, come pure il loro bagaglio, le merci d’uso privato, i campioni commerciali, le piccole quantità di merci commerciabili di non rilevante valore, la valuta e le carte-valori che dette persone recano seco per esigenze personali), l’altra per il traffico merci (spedizioni di colli espresso, spedizioni a grande e piccola velocità, derrate alimentari, invii postali, messaggeria e bestiame).
2. Planimetrie ufficiali delle zone menzionate agli articoli 3 e 4 saranno affisse negli uffici svizzero ed italiano.
 
Art. 3
1. La zona per il traffico viaggiatori comprende:
a) i binari d’ingresso dei treni compreso l’interbinario, dalla frontiera fino all’altezza dello scambio 49, denominati binari A1, A2, A3, A4, A5, A6 e A7, nonché i binari di partenza dei treni locali per l’Italia, denominati A9 e A10;
b) i marciapiedi I e II fino all’altezza dello scambio 49 nella direzione Est-Ovest, esclusa però l’area del marciapiede riservata al traffico viaggiatori locale per la Svizzera, delimitata da una cancellata, nonché il chiosco e la sala d’aspetto e il corridoio che dalla sala visita del marciapiede Il conduce al sottopassaggio;
c) le parti del fabbricato principale della stazione viaggiatori e dei fabbricati sorgenti sul marciapiede 11, specificate al seguente paragrafo 2.
2. La zona è divisa in due settori:
a) un settore utilizzato in comune dagli agenti dei due Stati, comprendente:
– i binari e i marciapiedi e parti di essi enumerati al paragrafo 1, lettere a) e b);
– nel fabbricato principale della stazione viaggiatori, ala Est, pianterreno:
– la sala comune di visita dei viaggiatori e dei bagagli a mano o registrati,
– il corridoio dalla sala visita fino all’estremità Est,
– la sala d’aspetto per i viaggiatori diretti in Italia,
– la toilette Est,
– il locale di deposito colli espresso in transito;
– nell’edificio del marciapiede II da Est a Ovest:
– il magazzino bagagli e colli espresso,
– l’atrio e la sala visita dei viaggiatori e dei bagagli a mano o registrati;
b) un settore riservato agli agenti italiani, comprendente:
– nel fabbricato principale della stazione viaggiatori al pianterreno:
– gli uffici della Dogana, della Guardia di Finanza, della Pubblica Sicurezza e dei servizi veterinari italiani,
– il locale (cella) arresti;
– nei fabbricati siti sul marciapiede II:
– l’ufficio Guardia di Finanza linea,
– gli uffici della Dogana italiana.
3. Se a cagione della loro lunghezza o per esigenze di manovra i treni o parte di essi dovessero oltrepassare la zona oppure venire spostati fuori di essa, detti treni o loro parti, nonché l’interbinario contiguo corrispondente alla loro lunghezza sono considerati ancora zona viaggiatori ai sensi del presente articolo.
Analogamente, gli agenti svizzeri possono eseguire il loro controllo su detti treni o loro parti che per ragioni di manovra dovessero essere spostati nella parte della stazione situata in territorio italiano. In tal caso la zona per gli agenti svizzeri è aggregata al Comune di Chiasso.
 
Art. 4
1. La zona per il traffico merci comprende, oltre la zona menzionata sotto il precedente articolo 3:
– la parte del fascio di binari A non compresa nella zona viaggiatori, fino all’altezza della cabina I. È riservata la restrizione menzionata all’articolo 6 paragrafo l;
– il fascio di binari C;
– il comprensorio dei fasci di binari T e M, esclusi i reparti locali per spedizioni interne svizzere nei magazzini II e V. È riservata la restrizione menzionata all’articolo 6 paragrafo l;
il comprensorio:
– dei fasci di binari N e 0,
– dei fasci di binari P, R e S nonché dei binari che servono il magazzino X (Z2, 3, 4, 30, 31, 40, 41 e 50). È riservata la restrizione menzionata all’articolo 6 paragrafo 1,
– dei binari K 2–8 e K11;
– il fascio di binari L esclusa la linea ferroviaria d’accesso K 1, proveniente da Nord;
– il fascio dei binari U, compreso il terreno fra detto fascio e la linea ferroviaria d’accesso dal Sud;
– la linea d’accesso dal Sud che costeggia la base della collina di Pedrinate, dalla frontiera fino all’inserimento nel fascio di arrivo L;
– tutte le costruzioni e gli impianti appartenenti a detti fasci di binari e alla linea di accesso elencati al seguente paragrafo 2 nonché le strade ferroviarie (strade di servizio) situate all’interno o immediatamente affiancate ai fasci di binari summenzionati.
2. La zona è divisa in due settori:
a) un settore utilizzato in comune dagli agenti dei due Stati, comprendente:
– fasci di binari elencati al paragrafo 1;
– le banchine e le rampe di carico nonché le strade ferroviarie appartenenti agli impianti di binari menzionati sopra;
– i magazzini seguenti:
– magazzini per il traffico colli espresso – Cirenaica – (esclusi i reparti locali per il traffico svizzero) e un locale all’estremità Est del fabbricato principale della stazione viaggiatori sul marciapiede I,
– magazzino fiori marciapiede II, escluso il locale della Società svizzera delle carrozze ristoranti,
– il magazzino colli postali situato al pianterreno del fabbricato Poste italiane,
– magazzino GV VI con le relative rampe, escluse le parti riservate al traffico svizzero,
– i magazzini PV da I e V compresi lo scantinato, i montacarichi e il cunicolo che congiunge il magazzino I al magazzino IV, escluse le parti dei magazzini riservate al traffico svizzero,
– il magazzino X, esclusi il reparzo locale per il traffico svizzero e il locale riservato alla visita della Dogana svizzera tra il magazzino X e il magazzino XI;
– l’officina riparazioni veicoli;
b) un settore riservato agli agenti italiani, comprendente:
– gli uffici e i locali ad uso della Dogana:
– nel fabbricato Poste italiane,
– nel fabbricato GV,
– alla cabina apparecchi centrali IV,
– nel fabbricato PV scalo merci,
– nei magazzini doganali da I a V e X,
– nei fabbricati L e R;
– l’ufficio del veterinario di confine sulla rampa bestiame del fascio S.
 
Art. 5
1. La zona include anche il pendio del terrapieno o della trincea, ove è tracciata la linea ferroviaria; se il terreno è pianeggiante, la zona si estende fino a 5 metri parallelamente alla rotaia esterna. Restano in ogni caso escluse dalla zona le proprietà private, le pubbliche vie che la costeggiano e i passaggi aperti al pubblico che passano sopra o sotto la zona, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 8.
2. Nelle parti della zona prive di recinzione, oppure nei punti ove questa si scosta eccessivamente dall’area della stazione, il limite della zona verrà segnato mediante paletti bicolori di un metro di altezza.
 
Art. 6
1. Gli agenti italiani non hanno il diritto di controllo sul traffico interno svizzero e sul traffico internazionale svizzero che non tocca il territorio italiano. Questi traffici si svolgono di regola nelle parti seguenti della zona:
– via d’accesso e piazzale scalo P.V.;
– piazzale Est magazzino X e scalo locale P.V.;
– piazzale scalo GV, dal magazzino locale GY. fino al recinto della vecchia rampa bestiame;
– sala visita dei viaggiatori e dei bagagli a mano o registrati nel fabbricato principale della stazione viaggiatori.
2. L’attività di persone non addette al traffico proveniente o a destinazione dell’Italia può essere controllata soltanto qualora esse violino palesemente, nella zona, le norme di legge e regolamentari dello Stato limotrofo in materia doganale.
 
Art. 7
Gli agenti italiani di servizio in loco hanno la facoltà di esercitare il controllo in tutti i locali siti nella stazione di Chiasso, riservati all’uso di altre Amministrazioni pubbliche italiane e ciò solo agli effetti considerati dalla Convenzione quadro.
 
Art. 8
Qualora, per effetto di speciali esigenze doganali, si renda necessario il transito, anche con automezzi, di valori e merci fra la zona e la frontiera o fra una parte della zona e l’altra, gli agenti italiani hanno il diritto di scortare detti trasporti e di vigilarne l’effettuazione regolare. Durante il percorso indicato il veicolo stesso è considerato come zona. In tali casi la collaborazione prevista nei paragrafi 3 e 4 dell’articolo 10 della Convenzione quadro è estesa alle infrazioni commesse riguardo alla merce sul veicolo da persone fuori dello stesso. Durante tale trasporto devono essere evitate le fermate non imposte da necessità di circolazione. Detta scorta non pregiudica gli adempimenti della Dogana svizzera.
 
Art. 9
1. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 6 della Convenzione quadro nel traffico viaggiatori, devono intendersi dirette in Italia tutte le persone le quali, nel corso delle operazioni di controllo effettuate dagli agenti italiani abbiano reso la richiesta dichiarazione doganale, anche se negativa, agli agenti medesimi, sempreché abbiano assolto il controllo svizzero per compimento o per rinuncia.
2. Per gli effetti di quanto previsto al paragrafo 2 dell’articolo 7 della Convenzione quadro, le operazioni di controllo ai viaggiatori e al loro bagaglio eseguite sui treni si intendono di regola terminate da parte del Paese d’uscita quando gli agenti di detto Paese abbiano abbandonato lo scompartimento.
 
Art. 10
1. Le persone arrestate conformemente agli articoli 4 e 6 della Convenzione quadro in una parte della zona e le merci ivi sequestrate possono essere trasferite dagli agenti italiani ad ogni ufficio italiano della zona, cioè:
– nel traffico viaggiatori: attraverso il sottopassaggio della stazione viaggiatori;
– nel traffico merci: entro la zona seguendo possibilmente le vie di servizio ferroviarie,
o attraverso il sottopassaggio suddetto.
I trasferimenti effettuati nel sottopassaggio della stazione viaggiatori sono considerati come effettuati nella zona. Per il trasporto delle merci sequestrate entro la zona dal luogo del sequestro agli uffici italiani nella zona, le Ferrovie federali svizzere daranno la loro collaborazione, previ gli accordi del caso fra i competenti organi locali.
2. Le persone arrestate a norma degli articoli 4 e 6 della Convenzione quadro saranno tradotte in Italia dagli agenti italiani per via ferroviaria. Nell’attesa potranno essere trattenute nei locali di sicurezza della stazione di Chiasso, ad uso esplicito della Polizia di frontiera italiana.
 
Art. 11
Gli agenti italiani in uniforme possono accedere al luogo di servizio nella zona e da essa ritornare transitando a piedi, possibilmente in fornazione compatta, oppure con veicolo, seguendo senza soste il percorso concordato dalle autorità di cui all’articolo 14.
 
Art. 12
In applicazione di quanto disposto dall’articolo 17 lettera a), della Convenzione quadro, i locali riconosciuti necessari per i servizi svolti negli uffici a controlli nazionali abbinati della stazione internazionale di Chiasso saranno forniti gratuitamente alle Amministrazioni doganale e di polizia italiane.
 
Art. 13
1. Nel traffico viaggiatori i controlli svizzeri ed italiani in entrata ed in uscita possono essere effettuati sui treni in corso di viaggio sul percorso Lugano-Como e viceversa. I controlli riguardano le persone e i loro bagagli personali.
2. Per gli agenti dello Stato limitrofo, la zona comprende i treni stabiliti a norma dell’articolo 14 sulla parte dei percorsi menzionati nel paragrafo precedente, sita nello Stato di soggiorno.
3. Nelle stazioni terminali dei percorsi indicati nel paragrafo 1 del presente articolo, gli agenti dello Stato limitrofo hanno il diritto di trattenere sui marciapiedi o nei locali della stazione messi a loro disposizione, le persone arrestate e le merci o altri beni sequestrati sui treni. Per il mantenimento di tali misure ufficiali, i marciapiedi e i locali indicati, nonché i percorsi che sia necessario seguire, sono considerati come «zone».
4. Le persone arrestate e le merci o altri beni sequestrati possono essere condotti nello Stato limitrofo con il primo treno utile sullo stesso percorso indicato nel presente articolo, paragrafo I.
5. Gli agenti in servizio dei due Stati fruiranno del trasporto gratuito sul percorso indicato nel presente articolo, paragrafo I.
6. Ai sensi dell’articolo 4 paragrafo 1, della Convenzione quadro, la zona per gli agenti svizzeri è aggregata al Comune di Chiasso, quella per gli agenti italiani al Comune di Como.
 
Art. 14
1. I presidenti delle due delegazioni alla Commissione mista prevista dall’articolo 25 della Convenzione quadro possono, mediante scambio di lettere, apportare alle zone descritte agli articoli 3 e 4 le eventuali modifiche che si rendessero necessarie per esigenze di ordine tecnico, organizzativo o funzionale. Tali modifiche, che potranno essere apportate solo entro i limiti di dette zone, saranno riportate sulle planimetrie
ufficiali menzionate all’articolo 2 paragrafo 2.
2. La Direzione delle Dogane del IV Circondario a Lugano e il Comando della Polizia del Cantone Ticino a Bellinzona da una parte, e la Direzione della Dogana internazionale a Chiasso e l’Ufficio della II Zona di Polizia di frontiera a Como dall’altra parte, regolano di comune accordo le questioni di dettaglio, d’intesa con le autorità ferroviarie, e in particolare quelle relative allo svolgimento del traffico e
all’utilizzo delle zone.
3. Dette amministrazioni stabiliscono secondo le necessità e le opportunità i casi in cui occorre effettuare i controlli sui treni in corso di viaggio.
4. Gli agenti di grado più elevato, in servizio in loco, sono autorizzati ad adottare, di comune accordo, le misure ritenute necessarie al momento, o per brevi periodi, specialmente per eliminare le difficoltà che potessero sorgere in occasione del controllo; per contro, le decisioni di massima sono sempre concordemente adottate dalle Direzioni o dai Servizi preposti.
 
Art. 15
1. Il presente Accordo entrerà in vigore quattro mesi dopo la data della firma.
2. Ciascuno dei due Stati potrà denunciare il presente Accordo con l’osservanza di un termine di sei mesi per il primo giorno di un mese.
 
Fatto, in due esemplari originali in lingua italiana, a Roma il 28 febbraio 1974.
 
Per il Consiglio federale svizzero: Lenz
 
 
Per il Governo della Repubblica Italiana: Tomasone
postato da: GabrielParadisi alle ore 12/10/2007 10:34 | Permalink | commenti (165)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
giovedì, 11 ottobre 2007
Nemesi ferroviaria

Intorno al mezzogiorno di oggi, 11 ottobre 2007, il governo per voce del sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti, ha risposto all’interpellanza urgente n° 2-00766 presentata dall’Onorevole Enzo Raisi insieme ad altri 35 deputati nella seduta del 2 ottobre scorso.
In calce è riportato lo stenografico integrale della discussione.
 
La risposta di Scotti sembra per certi versi aver soddisfatto ampiamente l’interpellante.
Infatti il sottosegretario ha ammesso un errore di interpretazione commesso quando egli stesso aveva risposto alla precedente interpellanza (quella del 25 gennaio 2007), relativamente ai tempi ed ai movimenti di Thomas Kram quel 1° agosto di ventisette anni fa.
 
Scotti oggi afferma di aver riportato in quella occasione le informazioni ricevute dalla Procura di Bologna facendo ricadere dunque su quest’ultima la causa del suo errore (“L'errore è derivato dal fatto che nella prima comunicazione della procura di Bologna si diceva che il Kram era partito da Karlsruhe con il treno 201 alle ore 10,30…”).
In realtà se si fosse preso in esame il telex della Polizia di Frontiera di Ponte Chiasso, che abbiamo la possibilità di mostrare in originale (notare l'appunto a mano datato 6-8-80 "Fatta copia per strage Bologna"), l’errore poteva essere facilmente evitato.
 
Scotti oggi parla anche di superficialità (“che forse posso attribuire anche a me stesso”), non avendo cercato di capire con più accuratezza la questione dei treni.
Noi (François in primis) l’avevamo invece fatto, qualche settimana fa, e l’Onorevole Enzo Raisi oggi l’ha generosamente ricordato pubblicamente: “…Sa come ho scoperto tutto ciò? La cosa fa ridere: i misteri d'Italia ogni tanto hanno anche un po' di fortuna. L'ho scoperto attraverso un blog di alcuni cittadini bolognesi (e non, NdR)… ”.
 
Dopo questa bella premessa però il sottosegretario Scotti sembra commettere un ennesimo errore nell’interpretare l’esatta sequenza dei fatti.
Questa volta tale errore non risulta funzionale all’alibi di Kram (del Kram che a detta sua non era potuto giungere a Firenze per ritardi), ma è comunque un errore che fa permanere un alone di non chiarezza sull’esatto svolgimento degli eventi.
 
Infatti Scotti dice: “… il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307, non il 201 come riferito nell'interpellanza…”, e ancora “… lo stesso [Kram] era giunto a Chiasso alle ore 10,30 con treno 201 proveniente da Karlsruhe. Quindi, parte da Karlsruhe con il treno 201, giunge a Chiasso e prende l'altro treno, il 307…”, e infine “…risulta che il Kram è entrato in Italia alle ore 12,08 a bordo del treno 307 diretto da Chiasso a Milano, essendo stato identificato su tale treno come Thomas Michael Kram”.
 
Ora in realtà, come dimostra la copia del biglietto ferroviario di Kram per la tratta Karlsruhe-Milano che riportiamo in figura, Kram è vero che era giunto in Italia con il treno 201 Holland-Italien Express, ma non aveva alcun bisogno di scendere a Chiasso e cambiare treno per giungere alla sua “prima” meta e cioè a Milano. Il 201 infatti arrivava esso stesso a Milano, per proseguire poi per Bologna, Firenze e Roma.
Il cambio di treno, dal 201 al 307, è una diretta conseguenza del riconoscimento e della perquisizione subita da Kram.
Quindi Kram viene fatto scendere dal 201, perquisito (non “per ore” come ebbe modo di affermare nell’intervista a il manifesto del 1 agosto 2007), ma solo per un’ora e mezza, tanto che venne fatto salire sul 307 delle 12.08 diretto a Milano.
 
Domani metteremo in linea anche la copia dell’orario ferroviario relativo al mese di agosto 1980. In esso si potrà evincere l’esatta sequenza che confermerà il fatto che Kram, quel 1° agosto 1980, arrivò a Milano alle 14.00, avendo così tutto il tempo per arrivare a Firenze entro la mezzanotte, senza bisogno dunque di sostare per la notte a Bologna.
PS
Sulla 'singolare' affermazione di Scotti: "il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen", ci riserviamo di tornare prossimamente. 
PPS
Oggi per certi versi è un giorno particolare. L’11 ottobre 1999 infatti la Commissione Stragi rese pubblico il dossier Mitrokhin… che sia un segno?
 
 
 
 
Trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna - n. 2-00766)
 
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00766, concernente trasmissione di notizie riguardanti Thomas Kram, in relazione al suo presunto coinvolgimento nella strage di Bologna (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
 
ENZO RAISI. Signor Presidente, spero che il rappresentante del Governo, questa volta, si attenga alle domande che sono state poste perché, nei numerosi atti di sindacato ispettivo che sto presentando sulla strage di Bologna, spesso mi sento riproporre vecchie risposte; mi è successo anche tre o quattro settimane fa, come se nulla si fosse mosso negli ultimi tempi grazie alle indagini approfondite che sono state realizzate, prima grazie alla Commissione Mitrokhin e, successivamente, anche ad alcuni documenti da me portati, anche in questa sede, sul caso Kram.
Credo che il sottosegretario sappia benissimo chi è Kram: è l'unico terrorista accertato presente quel giorno a Bologna, sul quale non si è mai indagato, fino a che, nel dicembre scorso, si è consegnato alle autorità tedesche dopo 26 anni di latitanza, proprio dal 2 agosto 1980.
Kram si è consegnato e su di lui si è iniziato a creare un alibi. Vi è un'indagine in corso da parte della magistratura di Bologna; peraltro, adesso, è stata chiesta semplicemente una rogatoria internazionale per poter ascoltare Kram come persona informata sui fatti ed è già incredibile il fatto che vi sia questo capo di imputazione o, meglio, questa richiesta (magari fosse un capo di imputazione!).
Dunque, cosa sta succedendo? Si sta creando un alibi intorno a questo Kram, cercando di capire e di motivare la sua presenza quel giorno a Bologna, dato che essa è innegabile e accertata.
 
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In una precedente interpellanza urgente ho ricevuto - mi sembra proprio da parte sua, signor sottosegretario - una risposta errata (di cui non attribuisco, ovviamente, la colpa a lei, ma a chi prepara questi documenti) e l'ho scritto nell'interpellanza urgente di oggi. Mi è stato detto, allora, che Kram era arrivato a Chiasso, dove fu fermato, ad un orario che non coincide con quello reale. Infatti, come le abbiamo spiegato nell'interpellanza urgente, siamo andati a rivedere gli orari dei treni di quel giorno: l'unico treno che poteva arrivare, quel giorno, da Karlsruhe, partiva da Amsterdam e arrivava alle 10,20 e non alle 12,08 come è stato sostenuto, in modo erroneo, nella risposta che mi è stata data precedentemente.
Addirittura, in quella risposta, si diceva che Kram aveva preso da Karlsruhe il treno delle ore 10,30 ed era arrivato alle ore 12,08: 450 chilometri percorsi in due ore, penso che sia una cosa fantastica: Non è possibile oggi, figuriamoci nel 1980!
Ma, attenzione: questo non è un dato da poco, perché crea un alibi al signor Kram, il quale dice di essere stato fermato alle 12,08 - proprio perché è arrivato alle 12,08! Quindi, allunga di due ore rispetto alle 10,20 - dopo di che viene fermato, la cosa si prolunga ed arriva tardi all'obiettivo che si era posto - cioè Firenze - e si ferma a Bologna e, casualmente, a Bologna succede quello che succede!
Kram dice ciò in un'intervista rilasciata questa estate a Il Manifesto. Si tratta di un'intervista in cui cerca di crearsi un alibi e che - guarda caso - riprende questa tesi per la quale sarebbe arrivato alle 12,08 e non alle 10,20. La stessa tesi è inserita anche in una relazione dell'allora minoranza della Commissione Mitrokhin: si sbagliano anche loro, indicando questo orario errato. Lo ha fatto anche il Governo nella risposta alla mia precedente interpellanza urgente e lo riprende questo signor Kram, che cita il dato della Commissione Mitrokhin (non so come sia venuto in possesso del testo della Commissione, sarebbe interessante appurarlo) in questa intervista, dove, tra l'altro, dice una serie di stupidaggini. Per chi è bolognese come me e conosce Bologna, è talmente chiaro che quando l'ho letta ho sorriso.
Cosa dice Kram? Egli afferma testualmente: «Mi svegliai tardi, feci colazione in qualche caffè vicino a piazza Maggiore. Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada,
 
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forse via dell'indipendenza». Ci sono due grandi strade che da piazza Maggiore portano alla stazione: via dell'indipendenza, appunto, e via Marconi. Quindi, Kram prosegue:
«Le sirene tranciavano l'aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiante di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave. Non mi avvicinai». Prosegue Kram nell'intervista a Il Manifesto: «Dopo l'esperienza del giorno prima a Chiasso - dove era stato fermato dalla polizia su indicazione della polizia tedesca - non volevo incappare in nuovi controlli di polizia. Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere» e da qui arrivò a Firenze.
Chi conosce Bologna sa bene che da via indipendenza e da via Marconi, che sono le uniche due grandi arterie che portano da piazza maggiore alla stazione, non si vede il piazzale di quest'ultima. Quindi, da un qualsiasi punto di via indipendenza è impossibile vedere il piazzale della stazione.
Ma, attenzione! La barzelletta è: «Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere». La stazione delle autocorriere a Bologna si trova accanto al quella ferroviaria. Quindi, Kram per fuggire dalla polizia avrebbe preso un taxi per giungere dove già si trovava!
Allora, è importante capire quale sia l'alibi, cioè è importante capire perché qualcuno abbia manipolato l'arrivo di Kram quel giorno a Chiasso, in quanto non corrisponde esattamente a quello che mi è stato detto precedentemente dal Governo.
Pertanto, ho appositamente formulato quesiti molto chiari e spero che mi venga data una risposta punto per punto. Vorrei ricordarli al signor sottosegretario, leggendoli testualmente affinché rimangano agli atti. Ho chiesto di conoscere: «su quali elementi e informazioni il sottosegretario Scotti abbia basato la sua risposta all'interpellanza urgente n. 2-00324 resa durante la seduta della Camera dei deputati del 25 gennaio 2007; a che ora Kram Thomas Michael, cittadino tedesco, nato a Berlino il 18 luglio 1948, risulta - sulla base delle informazioni agli atti della pubblica sicurezza - aver varcato il confine italiano a Chiasso, la mattina del 1o agosto 1980, proveniente da Karlsruhe con treno 201; se risulta - agli atti della pubblica sicurezza - che Kram, così come da esito
 
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della perquisizione subita la mattina del 1o agosto 1980, avesse al seguito uno o più bagagli (borse, valigie, eccetera); a che ora Thomas Kram risulta aver preso il treno diretto 307 Chiasso-Milano, sempre il 1o agosto 1980, secondo gli atti della pubblica sicurezza (polizia di frontiera di Ponte Chiasso); a che ora del 1o agosto 1980 venne inoltrato alle competenti articolazioni del Ministero dell'interno il telex predisposto dal dirigente dell'ufficio sicurezza di Chiasso Frontiera, dottor Emanuele Marotta, in ordine all'arrivo di Thomas Kram in territorio italiano; se risulti al Governo che, all'epoca delle indagini sulla strage di Bologna, gli organi inquirenti ebbero modo di raccogliere le testimonianze scritte dei tassisti in servizio nei pressi della stazione ferroviaria la mattina del 2 agosto 1980 e se, fra queste testimonianze, vi sia qualcuno che abbia riferito, a verbale, di aver preso a bordo, quella mattina, un turista tedesco diretto al terminal delle autocorriere; se agli atti della pubblica sicurezza risulti che Thomas Kram abbia soggiornato a Firenze il 2 agosto 1980 e i giorni seguenti; se, più in generale, vi siano tracce di Thomas Kram a Firenze prima e dopo la strage di Bologna».
Infatti, si parla dell'alibi di Kram che, come ho già dimostrato, ha già detto una serie di stupidaggini. L'alibi rappresenta, quindi, un elemento molto importante.
Vorrei citare, non a caso, una frase della corte d'appello di Bologna relativa al processo per la strage di Bologna a carico di Luigi Ciavardini. La corte d'appello di Bologna afferma che l'alibi che fornisce una persona accusata di un grave crimine, ancor di più se è consapevole, è una mossa processuale importantissima, che non deriva dal caso. Sagge parole!
Pertanto, cerchiamo di capire qual è l'alibi di Kram. Fino ad ora vi sono state delle manipolazioni circa il suo orario di arrivo. Inoltre - come ho già detto - Kram, in un'intervista, ha affermato stupidaggini che non corrispondono a verità. Ma per chi, non conoscendo Bologna, ha letto questa intervista, probabilmente, non era facile rendersene conto.
Adesso cerchiamo di capire dal Governo se, finalmente, sia possibile ricevere notizie chiare sulle domande precise, secche e nette che ho formulato con l'interpellanza urgente che ho presentato insieme agli altri colleghi.
 
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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, Luigi Scotti, ha facoltà di rispondere.
 
LUIGI SCOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, vorrei ringraziare l'interpellante anche per la pazienza nella riproposizione dell'interpellanza in discussione, questa volta scandita nella formulazione dei diversi quesiti.
Cercherò di rispondere con altrettanta chiarezza premettendo che la mia risposta si fonda sulle acquisizioni operate dal Ministero dell'interno e dagli atti processuali, considerando che, purtroppo, alcuni fra questi ultimi non sono più reperibili, considerati gli anni trascorsi.
 
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L'onorevole interpellante è tornato sulla vicenda che ha già formato oggetto di altre risposte da parte del Governo e, in particolare, sull'ultima risposta fornita il 25 gennaio 2007, evidenziando - lo ha ripetuto anche ora - come non potesse corrispondere al vero quanto affermato relativamente al fatto che «in una nota trasmessa alla polizia di frontiera di Chiasso, si segnalava che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1° agosto 1980 con il treno 201, risulta essere entrato in Italia alle 12,08 diretto a Milano, dal valico di frontiera di Chiasso».
Tale informazione non corrisponde alla realtà - osserva l'interpellante - essendo impossibile che un treno partito da Karlsruhe, città sita nella Repubblica federale tedesca, potesse giungere a Chiasso dopo solo un'ora e mezzo di viaggio e non risultando alcun treno 201 con arrivo a Chiasso alle 12,08.
 In tali termini do ragione all'interpellante: il fatto è - e di ciò mi scuso - che forse c'è stata una non precisa indicazione nella precedente risposta; ma veniamo al punto.
Premetto che nella risposta del 25 gennaio 2007 l'informativa resa era in parte diversa da quella riportata come testuale dall'onorevole interrogante, in quanto il passo indicato era il seguente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso si segnalava - o si segnala - che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1° agosto 1980 con il treno 201, risulta essere entrato in Italia alle ore 12,08 con il treno 307 - l'equivoco riguarda i due treni: 201 e 307 - diretto a Milano dal valico di frontiera di Chiasso».
 Era già questa la risposta: probabilmente c'è stata una superficialità, che forse posso attribuire anche a me stesso, nel non avere evidenziato che i treni sono due: 201 e 307.
Da tale frase risulta testualmente che il treno con il quale Kram si stava recando da Chiasso a Milano e sul quale venne identificato e perquisito è il 307, non il 201 come riferito nell'interpellanza, e che di conseguenza non si è mai affermata l'esistenza di un unico treno 201 che avrebbe collegato Chiasso a Milano.
Passerò ora alle singole domande. Come precisato dal Ministero dell'interno nel telegramma trasmesso all'ufficio di
 
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polizia di frontiera di Chiasso il 1° agosto 1980 alle ore 17,20 (o 17,26, non essendo tale ultima cifra chiaramente leggibile nel brogliaccio della polizia) acquisito a protocollo dallo stesso Ministero alle ore 18,20 del medesimo giorno, risulta che il Kram è entrato in Italia alle ore 12,08 a bordo del treno 307 diretto da Chiasso a Milano, essendo stato identificato su tale treno come Thomas Michael Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948 e residente a Bochum, attraverso carta d'identità rilasciata a Bochum il 25 marzo 1975, e sottoposto a perquisizione personale. Ci risulta, inoltre, che lo stesso era giunto a Chiasso alle ore 10,30 con treno 201 proveniente da Karlsruhe. Quindi, parte da Karlsruhe con il treno 201, giunge a Chiasso e prende l'altro treno, il 307.
L'errore è derivato dal fatto che nella prima comunicazione della procura di Bologna si diceva che il Kram era partito da Karlsruhe con il treno 201 alle ore 10,30, mentre egli era giunto a Chiasso alle ore 10,30 proveniente da Karlsruhe. Ecco spiegato da cosa nasce l'equivoco, ma l'equivoco, secondo me, può essere senz'altro risolto considerando i due treni (quindi, il primo collegamento con un treno e il secondo collegamento con l'altro treno).
Per quanto riguarda la richiesta di conoscere quali effetti personali fossero nella disponibilità del Kram all'atto della perquisizione, il Ministero dell'interno ha evidenziato che le uniche informazioni disponibili sul punto consistono nell'indicazione che venne sequestrata soltanto una lettera manoscritta.
Ulteriori notizie non sono più reperibili - comunica il Ministero dell'interno - in quanto il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen, considerandolo semplicemente uno straniero entrato in Italia, ormai non più sottoposto a determinati vincoli di identificazione, in quanto cittadino dell'Unione europea.
Dalle informazioni fornite dalla procura della Repubblica di Bologna è emerso, inoltre, che nessuna delle persone presenti nei pressi della stazione, immediatamente prima o dopo l'attentato, sentite come testimoni, ha fornito riferimenti precisi relativi al trasporto di un turista tedesco diretto al
 
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terminal delle autocorriere di Bologna. Non abbiamo, quindi, elementi attraverso queste testimonianze per quanto riguarda specificamente quella indicazione.
Per quanto attiene alla presenza in Italia del Kram, come già si è detto in una precedente risposta, il Ministero dell'interno ha accertato il suo pernottamento in una stanza singola dell'albergo Centrale di Bologna la notte del 1o agosto, precisamente la stanza n. 21, con annotazione riportata alla pagina 130, numero progressivo 1481 del registro delle presenze, in cui risulta annotato anche il documento di riconoscimento esibito, cioè la patente di guida n. 20344, rilasciata in data 11 novembre 1970.
Da tale registro risulta, inoltre, che la stanza venne assegnata al solo Kram, mentre non sono state rinvenute tracce di un suo pernottamento nella città di Firenze, né sono state rinvenute ulteriori tracce della presenza in Italia del Kram nei giorni successivi al 1o agosto 1980.
Spero in questo modo di aver risposto alle singole domande.
 
PRESIDENTE. Il deputato Raisi ha facoltà di replicare.
 
ENZO RAISI. Innanzitutto ringrazio il sottosegretario, perché la sua risposta mi dà ragione: qualcuno si è sbagliato. Posso poi essere malizioso e dire che qualcuno si è sbagliato apposta, perché mi sembra assurdo che la procura di Bologna faccia un errore così grossolano quando il telex originale della polizia è così facile da interpretare. Glielo leggo: «Punto con treno 307 delle ore 2:08 legali odierne entrata Italia diretto Milano cittadino tedesco Kram Thomas Michael, nato 18/07/48 a Berlino [...], rilasciato a Bochum, punto predetto iscritto a formula 5 et 6.3, est stato sottoposto a perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo, punto medesimo est qui giunto a Chiasso con treno numero 201 delle ore 10:30». Non può una procura fare un errore del genere, in primo luogo; in secondo luogo, come mai lo stesso errore viene fatto anche dalla relazione della minoranza nella Commissione Mitrockhin? È molto strana questa coincidenza!
Sa come ho scoperto tutto ciò? La cosa fa ridere: i misteri d'Italia ogni tanto hanno anche un po' di fortuna. L'ho scoperto attraverso un blog di alcuni cittadini bolognesi che,
 
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verificando la sua precedente risposta e gli orari dei treni, mi hanno dato queste informazioni, che sono corrette: non stava in piedi quello che è stato detto perché era impossibile che da Karlsruhe il Kram ci mettesse due ore per arrivare a Chiasso. Che questa risposta sia data da una procura che, in teoria, sta indagando, dovrebbe indagare (io ci credo, per carità), è un fatto molto grave.
È anche grave l'episodio dei fascicoli. Thomas Kram non è un cittadino qualunque: era segnalato anche nel 1994 nell'archivio della Polizia come un terrorista ricercato! I fascicoli spariscono: come è possibile? Si tratta di un soggetto che è stato latitante per 26 anni ed era nell'elenco della Polizia come terrorista ricercato da altre polizie!
Quando con la Commissione Mitrockhin siamo andati a verificare al SISMI il fascicolo di Kram, abbiamo scoperto che egli ha un fascicolo voluminosissimo, però si tratta di un fascicolo che si ferma a poche settimane prima del 1o agosto 1980, dopodiché di lui non si sa più nulla: anche questo è molto strano. Egli viene già controllato quando studiava a Perugia, arrivano tutte le informazioni della Polizia tedesca su di lui e sul fatto che è membro componente delle cellule rivoluzionarie, collegate con Carlos.
 
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Eppure, da poche settimane prima del 1980, quel fascicolo non contiene più nulla su Kram. Ciò è davvero molto strano: si dice che il fascicolo è stato mandato al macero perché, grazie al trattato di Schengen, non aveva alcun valore; eppure, nella lista della polizia del 1994 Kram era considerato un pericoloso terrorista internazionale. Dunque, o non si parlano fra loro oppure sono fatti strani. È strano che, nel fascicolo del SISMI, i documenti su questo personaggio, da poche settimane prima della strage, spariscono tutti. Non c'è più nulla: il fascicolo su Kram è enorme e poi non c'è più nulla. Sono molte le coincidenze che fanno pensare. Intanto, l'alibi del signor Kram, per le notizie che ci sono state rese finora, crolla, poiché nulla coincide. Egli afferma di essere andato a Firenze, ma della sua presenza in tale città non vi è traccia: a Bologna, dorme in albergo; a Firenze, invece, non si sa dove sia andato. Afferma inoltre di essersi recato a Milano perché doveva incontrare una persona: e non dico altro, poiché la prossima settimana - probabilmente - sapremo se davvero doveva incontrarla, considerato che la predetta persona è stata interrogata dalla polizia di Bologna (nulla è stato ancora detto). Constateremo dunque se effettivamente tale testimonianza, che costituisce un altro pezzo dell'alibi, è vera o meno.
Certo, devo dire che oggi uscirò da quest'aula soddisfatto. Non vi è traccia di Kram a Firenze; Gli orari, poi, erano quelli che dicevamo noi: egli arriva a Chiasso alle 10,20 e prende il treno per Milano in tempo per arrivare a Bologna. O per arrivare a Firenze, se voleva effettivamente andare a Firenze: perché aveva tutto il tempo per arrivare quella notte a Firenze, prendendo i treni che sono indicati in questo telex. Sono poi stupidaggini quelle che egli dice su Bologna: su via dell'Indipendenza e sulla stazione delle autocorriere, che sono di fianco (mi sembra evidente); nessun tassista, poi, ricorda di aver trasportato quel giorno un turista tedesco e a Firenze - lo ripeto - non c'è traccia. Diciamo dunque che, fino a questo momento, l'alibi di Kram non c'è. Credo che questo sia un punto a favore di coloro che credono che, quel giorno, a Bologna Kram non si trovasse casualmente.
 
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postato da: GabrielParadisi alle ore 11/10/2007 21:00 | Permalink | commenti (53)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
giovedì, 11 ottobre 2007

I treni in Agenzia

STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU THOMAS KRAM (3)
''UN GIOCHETTO DI ORARI HA CONSENTITO A KRAM DI RIBALTARE

DINAMICA DEI FATTI''

(Adnkronos) - "Questo giochetto di orari, in apparenza senza alcuna importanza -rileva ancora Raisi- ha consentito a Kram di ribaltare a sua favore la dinamica dei fatti, sottolineando che la sua presenza a Bologna il giorno della strage e' da considerarsi del tutto casuale (dovuta al ritardo subito a Chiasso ad opera della polizia di frontiera) e non causale, cosi' come invece emerge dagli elementi raccolti a suo tempo dalla Commissione Mitrokhin."
"D'altra parte, si e' detto che la Mitrokhin era una fabbrica di falsi: in questo caso e' solutamente vero. A questo punto, il governo dovra' rispondere di tutte queste mistificazioni e
manomissioni, avendo cura di spiegare al Parlamento, e quindi agli italiani -conclude l'esponente di An- come cio' sia potuto accadere e fornendo tutti gli elementi relativi al reale e corretto svolgimento dei fatti. La risposta che verra' fornita a questa interpellanza urgente e relativa alle vicende connesse alla strage di Bologna -conclude Raisi- dovra' essere oggetto di vaglio anche da parte dell'autorita' giudiziaria".
(Sin/Col/Adnkronos)
10-OTT-07 17:24
 
 
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU KRAM
(ANSA) - BOLOGNA, 10 OTT - ''Il governo su Kram ha mentito.

E' un fatto gravissimo''. Lo dice il deputato bolognese di An Enzo Raisi, gia' membro della Commissione Mitrokhin, spiegando il motivo alla base della nuova interpellanza urgente presentata ai ministri della Giustizia e dell'Interno ''per cercare di fare chiarezza su una serie di elementi relativi agli orari di arrivo in Italia l'1 agosto '80 di Thomas Kram, il tedesco legato al  gruppo Carlos, il quale era a Bologna il giorno della strage''.
''Il governo, nella persona del sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti - dice Raisi - nella risposta del 25 gennaio scorso ad una precedente interpellanza urgente (relativa alla notizia sulla costituzione di Kram alle autorita' tedesche, lo scorso dicembre), ha fornito al Parlamento un dato falso, secondo il quale il treno espresso 201 sul quale viaggiava Kram quel 1/o agosto 1980 avrebbe coperto la distanza che separa Karlsruhe da Chiasso (cioe' 480 km) in poco piu' di un'ora e mezza! Nella fretta di insabbiare la nuova inchiesta sull'attentato del 2 agosto 1980 qualcuno ha fatto male i conti e ha consegnato al ministero della Giustizia elementi non veri, poi utilizzati per rispondere in Parlamento. Desta inquietudine il fatto che un organo costituzionale (come il governo) fornisca ad un altro organo costituzionale (come la Camera) elementi falsi in ordine al piu' grave attentato che la storia d'Italia ricordi''. (ANSA).
BS
10-OTT-07 17:18 NNNN
 
 
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU THOMAS KRAM
IL TERRORISTA TEDESCO SUL SUO ARRIVO A BOLOGNA HA FORNITO UN ALIBI FALSO

Roma, 10 ott. (Adnkronos) - "Il governo ha mentito su Thomas Kram", il terrorista tedesco arrivato a Bologna l'1 agosto 1980, la sera prima della strage del 2 agosto 1980 a Bologna. Lo denuncia Enzo Raisi, deputato di An gia' membro della Commissione Mitrokhin. Insieme ad altri 35 parlamentari ha presentato una nuova interpellanza urgente ai ministri della Giustizia e dell'Interno per cercare di fare chiarezza su tutta una serie di elementi relativi agli orari di arrivo in Italia dell'estremista tedesco legato al gruppo Carlos, il quale era a Bologna il giorno della strage.
Afferma l'esponente di An: "Il governo, nella persona del sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti, nella risposta del 25 gennaio scorso ad una precedente interpellanza urgente (relativa alla notizia sulla costituzione di Kram alle autorita' tedesche, lo scorso dicembre, dopo venti anni di latitanza e 26 trascorsi nel ''bosco'' come irreperibile insieme alla sua compagna di letto e di lotta Adrienne Gerhauser), ha fornito al Parlamento un dato falso". Quale? "Il treno espresso 201 sul quale viaggiava Kram quel 1° agosto 1980 avrebbe coperto la distanza che separa Karlsruhe da Chiasso (cioe' 480 km) in poco piu' di un'ora e mezza. Nella fretta di insabbiare la nuova inchiesta sull'attentato del 2 agosto 1980 qualcuno ha fatto male i conti e ha consegnato al ministero della Giustizia elementi non veri, poi utilizzati per rispondere in Parlamento''.
''Desta inquietudine -osserva Raisi- il fatto che un organo costituzionale (come il governo) fornisca ad un altro organo costituzionale (come la Camera) elementi falsi in ordine al piu' grave attentato che la storia d'Italia ricordi". (segue)
(Sin/Col/Adnkronos)
10-OTT-07 17:05
 
 
(ANSA) - BOLOGNA, 10 OTT - ''La gravita' sta nel fatto che il  delegato del governo - aggiunge il parlamentare - basando le sue  risposte sugli elementi forniti dalla Procura di Bologna, ha di fatto cercato di avvalorare un altro gravissimo falso, frutto di manipolazione, contenuto a pag. 230 della Relazione conclusiva dei commissari di sinistra alla Commissione Mitrokhin, del 23 marzo 2006, allorquando - attraverso la sapiente alterazione del testo del telex della polizia di frontiera di Chiasso dell'1 agosto 1980 relativo all'arrivo di Kram in Italia, citato fra virgolette - si e' cercato di accreditare la versione secondo la quale il terrorista tedesco sarebbe arrivato a Chiasso alle ore 12,08 dell'1 agosto e non alle 10,30 come in realta' avvenne.
Questa doppia manipolazione della verita' ha poi consentito al diretto interessato, Thomas Kram, in un'intervista pubblicata dal Manifesto il 1/o agosto scorso, di dichiarare quanto segue: 'Arrivato a Chiasso il primo agosto 'alle ore 12,08 legali', secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere la treno'''.
''Questo giochetto di orari, in apparenza senza alcuna importanza - conclude Raisi - ha consentito a Kram di ribaltare a sua favore la dinamica dei fatti, sottolineando che la sua presenza a Bologna il giorno della strage e' da considerarsi del tutto casuale (dovuta al ritardo subito a Chiasso ad opera della polizia di frontiera) e non causale, cosi' come invece emerge dagli elementi raccolti a suo tempo dalla Commissione Mitrokhin.
D'altra parte, si e' detto che la Mitrokhin era una fabbrica di falsi: in questo caso e' assolutamente vero. A questo punto, il governo dovra' rispondere di tutte queste mistificazioni e manomissioni. La risposta che verra' fornita a questa interpellanza urgente dovra' essere oggetto di vaglio anche da parte dell'autorita' giudiziaria''.
BS
10-OTT-07 17:22 NNNN
 
 
 
STRAGE BOLOGNA: RAISI (AN), GOVERNO MENTE SU THOMAS KRAM (2)  
IL TERRORISTA TEDESCO ARRIVO' DA CHIASSO ALLE 10,30 E NON ALLE 12,30

(Adnkronos) - "La gravita' - secondo Raisi- sta nel fatto che il delegato del governo, basando le sue risposte sugli elementi forniti dalla Procura della Repubblica di Bologna, ha di fatto cercato di avvalorare un altro gravissimo falso, frutto di manipolazione, contenuto a pag. 230 della Relazione conclusiva dei commissari di sinistra alla Commissione Mitrokhin, del 23 marzo 2006, allorquando - attraverso la sapiente alterazione del testo del telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1° agosto 1980 relativo all'arrivo di Kram in Italia, citato fra virgolette - si e' cercato di accreditare la versione secondo la quale il terrorista tedesco sarebbe arrivato a Chiasso alle ore 12,08 del 1° agosto e non alle 10,30 come in realta' avvenne".
"Questa doppia manipolazione della verita' ha poi consentito al diretto interessato, Thomas Kram, in un'intervista pubblicata dal Manifesto il 1° agosto scorso, di dichiarare quanto segue: ''Arrivato a Chiasso il primo agosto 'alle ore 12,08 legali', secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno... Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano salto'. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna''.
"Si tratta -osserva l'esponente di Alleanza Nazionale- di falsificazioni e manipolazioni operate in ambito istituzionale di certo non frutto di disattenzione. Cio' e' dimostrato dalle stesse parole di Kram al Manifesto quando, proprio sulla base ''delle note di polizia'' (opportunamente modificate nel contenuto) citate nel Documento conclusivo dell'allora minoranza in Commissione Mitrokhin (n° 377, prot. 4236), l'estremista tedesco ha mentito, ponendo il fermo e la successiva perquisizione ad opera della polizia di frontiera a Chiasso (che si trova in Svizzera) dopo le ore 12,08 del 1° agosto 1980 e non prima come in realta' avvenne". (segue)
(Sin/Col/Adnkronos)
10-OTT-07 17:18

 

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mercoledì, 10 ottobre 2007
I treni in edicola: L’Opinione
(10 ottobre 2007)

L’Opinione, 10 ottobre 2007
Interrogazioni parlamentari sul ruolo del terrorista Thomas Kram
Un errore o una manomissione nella relazione di minoranza della Mitrokin serve a non mettere in discussione la matrice di destra dell’attentato 
«I veri depistaggi sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980»
di  DIMITRI BUFFA
 
 
A proposito dei veri depistaggi sulle indagini per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, il ruolo del terrorista del gruppo di Carlos, Thomas Kram, e il senso della sua presenza in Italia, e segnatamente nel capoluogo felsineo, nella stessa data dello scoppio della bomba nella sala d’attesa della seconda classe, sta diventando centrale per capire qualcosa al di là degli schemi e dei pregiudizi ideologici. Che si accontentano della attuale verità processuale che vuole colpevoli Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Che invece da oltre ventisei anni si proclamano innocenti senza sé e senza ma.
Il problema è che esiste una “verità di stato” per avallare la quale qualcuno non ha esitato a alterare le carte. E le prove.
Infatti i veri depistaggi su questa strage sono stati fatti tutti a danno dei due imputati della corona, dal Sismi dell’epoca diretto dal piduista Santovito. E oggi?
Le verità ideologiche che sono dure a morire sembrano avere giocato qualche scherzo anche ai componenti di minoranza della ex commissione Mitrokhin. Che hanno “sbagliato” a ricopiare un telex della polizia di frontiera di Chiasso del 1 agosto 1980 posticipando di due ore l’effettiva entrata in Italia del terrorista del gruppo di Carlos, la famigerata Separat di cui faceva parte anche il Br Valerio Morucci. Una cosa che ha dell’incredibile (viste le accuse che la stessa minoranza di centro sinistra ha sempre fatto all’ex presidente Paolo Guzzanti di manipolare la verità sul caso Mitrokhin) e che è stata tutta raccontata nel blog di un ricercatore, Roberto (sic) Paradisi, le cui indagini sono tutte riassunte nel lungo articolo “treni strettamente sorvegliati”. Articolo che ha dato luogo a ben due interrogazioni parlamentari rimaste per ora senza risposte soddisfacenti.
Al centro del giallo il testo del seguente fonogramma che nella versione originale recita testualmente: “Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco KRAM Thomas Michael nato …”. E ancora: “Predetto iscritto R.F. formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue. Firmato: dirigente Ufficio Sicurezza Chiasso Frontiera MAROTTA”
Dal testo appare evidente che Kram era già in Italia alle 10,30 del 1 agosto 1980.
Ma stranamente, leggendo la relazione di minoranza della Commissione Mitrokhin sul punto in questione, lo stesso telegramma appare diverso dall’originale con uno slittamento di due ore dell’entrata in Italia del terrorista Kram: “Con il treno n° 307, alle ore 12,08 legali, Kram è entrato in Italia diretto a Milano”. Poi si legge che Kram “è giunto a Milano con treno n° 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsrhue”. Insomma Thomas Kram secondo la versione del telex che si legge nella relazione di minoranza del centro sinistra in commissione Mitrokhin sembrerebbe essere arrivato in Italia al valico di frontiera alle 12,08 e poi identificato e perquisito.
Stranamente questo “equivoco” sarà usato proprio da Kram che, in un’intervista al Manifesto del 1° agosto scorso intitolata paradossalmente “Bologna, l’ultimo depistaggio”, cita proprio la relazione di minoranza per confermare i suoi ricordi relativi
all’ arrivo in Italia, e per giustificare la sua presenza a Bologna il giorno della strage come una pura casualità. Dovuta proprio al fatto che, essendo giunto a Chiasso alle 12,08 per arrivare ad un appuntamento con un’amica a Milano, ed essendo stato trattenuto dalla polizia, fece tardi. E quindi sminuendo la portata della propria presenza a Bologna il giorno della strage. In pratica questo “errore di trascrizione” del telex da parte dei consulenti del centro sinistra nella Mitrokhin fornisce oggettivamente a Kram un alibi.
Peccato, però, che Kram a Chiasso non arriva alle 12,08 ma, come attesta inequivocabilmente il telex, alle 10,30.
In un’interrogazione parlamentare del deputato Enzo Raisi, già tra i membri di An dentro la Mitrokhin, si ipotizza che questa commedia degli equivoci non sia casuale ma anzi sia stata ad arte confezionata per continuare ad accreditare la matrice fascista della strage.
Nella relazione di minoranza si legge che “Kram, quindi, proveniente da Karlsrhue, varca la frontiera italiana alle “12,08 legali” del 1° agosto, diretto a Milano, ed è identificato e sottoposto a perquisizione come prevede l’iscrizione del suo nominativo in Rubrica di Frontiera”. Invece Kram arriva a Milano intorno alle 14 e, come verificato da Paradisi, c’erano “almeno 16 treni che avrebbero permesso al tedesco di raggiungere Bologna con 9 coincidenze utili per giungere a Firenze entro le 23,08 del 1° agosto”.
Per Gian Paolo Pelizzaro, giornalista ed ex consulente della Mitrokhin, “la manipolazione è da manuale: invertendo il prima col dopo, la Relazione del 23 marzo 2006 crea nella mente di un lettore distratto e ignaro l’idea che il fermo e la perquisizione subita dall’estremista tedesco da parte degli agenti agli ordini del commissario Emanuele Marotta siano due eventi collocabili dopo le ore 12,08 e non prima, come in realtà avvenne”. Pelizzaro ricorda impietosamente che “anche il sottosegretario alla Giustizia, nella sua risposta fornita alla Camera il 25 gennaio scorso, è incorso in questo grave errore: sarebbe ora interessante sapere su quali elementi il ministero della Giustizia ha elaborato la propria risposta al Parlamento.”
Di certo per ora c’è solo che il terrorista del gruppo di Carlos basa su questo errore, o manipolazione, a seconda dei punti di vista, il proprio alibi per il 2 agosto e per la propria presenza casuale nella città di Bologna il giorno della strage.
E per spiegare l’errore di trascrizione dei consulenti della Mitrokhin della allora minoranza di centro sinistra ci sono tante ipotesi ma anche tanti sospetti. E persino tanti indizi. E, come dice il senatore a vita che più di una volta ha fatto da puntello all’attuale maggioranza, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca spesso”.

 

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venerdì, 05 ottobre 2007
I treni in edicola: Il Roma
(5 e 6 ottobre 2007)

Il Roma, 5 ottobre 2007 - pag. 9
 
LA STRAGE
Nella relazione del centrosinistra alla Mitrokhin alterato il telex sull’ingresso in Italia dell’estremista tedesco sospettato dell’attentato
 
«Bologna, l’ultima manipolazione»
di  VINCENZO NARDIELLO
 
 
ROMA. Una clamorosa manipolazione che investe l’alibi di Thomas Kram, l’estremista tedesco fortemente sospettato - in base agli atti e documenti prodotti dall’ex commissione Mitrokhin - di aver partecipato alla strage di Bologna del 2 agosto ’80 (nella foto) per conto dell’organizzazione del superterrorista Carlos. Tutto ruota attorno al telex della Polizia di frontiera di Ponte Chiasso, al confine italo-svizzero, del 1° agosto ’80, che fotografa l’ingresso di Kram in Italia. Eccolo nella sua forma testuale:
«Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco KRAM Thomas Michael nato (...)». E ancora: «Predetto iscritto R.F. formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue. Firmato: dirigente Ufficio Sicurezza Chiasso Frontiera MAROTTA».
A che ora Kram giunge a Ponte Chiasso, ultimo comune elvetico prima del confine con l’Italia? Il telex è chiaro: «Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue», dove Kram viene perquisito e poi fatto salire sul treno rapido 307 che alle 12,08 parte da Chiasso diretto a Milano (dove l’arrivo è previsto alle 14).
Nella relazione presentata dai commissari del centrosinistra nella Mitrokhin, a pagina 230, la frase attribuita al dirigente di Chiasso, citata tra virgolette, diventa: «Con il treno n° 307, alle ore 12,08 legali, Kram è entrato in Italia diretto a Milano». E poco dopo si aggiunge che Kram «è giunto a Milano con treno n° 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsrhue». Uno scambio di treni e orari che induce chi legge a percepire un dato temporale falso: e cioè che l’estremista tedesco sarebbe arrivato al valico di frontiera alle 12,08 e poi identificato e perquisito. Un giochetto di orari in apparenza innocuo e banale, ma che Kram utilizzerà, citando – in un’intervista al Manifesto del 1° agosto scorso - proprio la relazione di minoranza, per confermare i suoi ricordi relativi al suo arrivo in Italia, giustificando la sua presenza a Bologna il giorno della strage come una pura casualità dovuta proprio al fatto che, essendo giunto a Chiasso alle 12,08 per arrivare ad un appuntamento con un’amica a Milano, ed essendo stato trattenuto dalla polizia, fece tardi. Nessun piano preordinato dunque. Il punto, però, è che Kram a Chiasso non arriva alle 12,08 ma, come attesta inequivocabilmente il telex, alle 10,30.
Ed è proprio nel documento del centrosinistra che si consuma la manomissione del testo del telex. A scoprirla è stato il blogger Gabriele Paradisi assieme ai collaboratori del suo battagliero sito: «Noi abbiamo fatto semplicemente l’analisi dei testi - afferma Paradisi – riscontrando qualcosa che sembra più di una leggerezza.
[come tutti i lettori di questo blog sanno, il merito principale di questa scoperta va in realtà assegnato a François de Quengo de Tonquédec, NdR]
Le citazioni sono manipolate e il significato cambia. Ma non è compito nostro stabilire perché ciò sia avvenuto, non sta a noi fare queste considerazioni e verifiche, ma ad altri». La vicenda è arrivata anche in Parlamento grazie ad un’interpellanza urgente ai ministri dell’interno e della Giustizia firmata da 37 parlamentari della CdL, primo firmatario Enzo Raisi (An).
Nella relazione di minoranza si legge che «Kram, quindi, proveniente da Karlsrhue, varca la frontiera italiana alle “12,08 legali” del 1° agosto, diretto a Milano, ed è identificato e sottoposto a perquisizione come prevede l’iscrizione del suo nominativo in Rubrica di Frontiera». Invece Kram arriva a Milano intorno alle 14 e, come verificato da Paradisi, c’erano «almeno 16 treni che avrebbero permesso» al tedesco di raggiungere Bologna con 9 coincidenze utili per giungere a Firenze «entro le 23,08 del 1° agosto».
Per Gian Paolo Pelizzaro, giornalista ed ex consulente della Mitrokhin, «la manipolazione è da manuale. Invertendo il prima col dopo, la Relazione del 23 marzo 2006 crea nella mente di un lettore distratto (e ignaro) l’idea che il fermo e la perquisizione subita dall’estremista tedesco da parte degli agenti agli ordini del commissario Emanuele Marotta siano due eventi collocabili dopo le ore 12,08 e non prima, come in realtà avvenne». Non solo: Pelizzaro ricorda che «anche il sottosegretario alla
Giustizia, nella sua risposta fornita alla Camera il 25 gennaio scorso, è incorso in questo grave errore. Sarebbe ora interessante sapere su quali elementi il ministero della Giustizia ha elaborato la propria risposta al Parlamento.
Ciò che inquieta è il fatto che, proprio sulla base di queste alterazioni della verità, Kram - proprio nell’intervista pubblicata il 1° agosto scorso dal Manifesto - ha mentito, fornendo un alibi falso finalizzato a dimostrare che la sua presenza a Bologna il 2 agosto 1980 era del tutto casuale, e non causale. A questo punto occorre capire perché Kram si è preso la briga di riferire alla stampa cose non vere».

Il Roma, 6 ottobre 2007 – pag. 8

 

L’INTERVISTA

Pelizzaro, ex consulente della commissione Mitrokhin: è inquietante la  manipolazione del telex.

 

«Bologna, l’alibi di Kram è falso» 

di  VINCENZO NARDIELLO

 

ROMA. È l’uomo che a 25 anni dalla strage di Bologna (nella foto) ha ritrovato i materiali relativi a Thomas Kram - l’estremista tedesco fortemente sospettato di aver avuto un ruolo nell’attentato - compreso il telex della Polizia di frontiera di Ponte Chiasso che attesta il suo ingresso in Italia. Gian Paolo Pelizzaro, giornalista ed ex consulente della commissione Mitrokhin, tiene a precisare che «tutto ciò è stato possibile grazie allo straordinario contributo fornito dal Ministero dell’Interno, dal direttore centrale e dal capo di gabinetto della polizia di prevenzione e dalla Digos di Bologna».

 

Perché è importante fissare il fermo e la perquisizione di Kram a dopo le 12,08 e non un’ora e mezza prima, come attesta il telex della polizia di frontiera di Ponte Chiasso?

«Perché successivamente gli venne permesso di entrare in Italia. Dunque stabilire con certezza documentale questo orario permette di fissare un elemento definitivo nel già ambiguo alibi di Kram».

 

Quest’ora e mezza di differenza cosa determina?

«Nell’arco di una giornata è uno scostamento minimo e non cambia niente nella dinamica dei fatti. Se invece vogliamo collocare il momento in cui viene intercettato e perquisito a dopo le 12,08, l’arco temporale si riduce e permette a Kram di dire, (così come ha fatto) di avere accumulato un ritardo a causa della polizia italiana e, quindi, di essersi fermato per puro caso a Bologna invece che a Firenze, dove ha affermato di essere diretto». Kram afferma di essere stato perquisito «per ore» dalla polizia, ma dal testo del telex si evince che, giunto alle 10,30, alle 12,08 era già salito sul treno 307 con destinazione Milano… «La perquisizione sotto l’aspetto doganale, così come imponeva il provvedimento che dal maggio ’80 gravava su Kram, si è sviluppata da parte del personale del posto di polizia internazionale di Chiasso nell’arco di un’ora, al termine della quale, avendo avuto esito negativo, Kram è stato rilasciato. Il primo treno utile che poteva prendere era il rapido 307 delle 12,08».

 

Kram ha mentito?

«Su tutto ciò che ha detto relativamente ai motivi e ai tempi del suo ingresso in Italia e la sua presenza a Bologna sì, fondando le sue falsità su delle interpretazioni quanto meno ambigue di un telex della polizia di frontiera che nel suo testo originale è chiaro e non lascia spazio alle interpretazioni».

 

Perché è grave la manipolazione?

«Perché con impercettibili modifiche del testo originale del telex si è alterata la reale dinamica dei fatti. Sulla base di questo Kram ha mentito».

 

Questa scoperta è in grado offrire nuovi spunti ai magistrati che hanno avviato la rogatoria internazionale per interrogare Kram?

 «Spero che questa scoperta porti elementi a favore degli inquirenti, sono convinto che alla polizia giudiziaria e alla Digos questo dato non è sfuggito».

 

Al Governo però è sfuggito.

«Sicuramente, ed è incorso in un grave errore. Ma sono convinto che gli investigatori un elemento di fatto così importante non possono trascurarlo, perché Kram ha già fissato i punti salienti del suo alibi che, se gli orari sono esattamente quelli scritti nel telex, presenta un buco di 10 ore difficilmente colmabile».

 

Kram afferma di non aver mai avuto a che fare con Carlos.

«È stato Carlos ad aver affermato di ricordare magicamente il nome di Kram come quello di colui che usciva dalla stazione pochi istanti prima dell’esplosione. Rimane il fatto incontrovertibile, a meno che non si vogliano ignorare i documenti provenienti dall’ex Ddr che lo attestano, che Kram, insieme a Johannes Weinrich, faceva parte del segmento tedesco di “Separat”, dal 1979 arruolato nel gruppo Carlos. Il nome di Kram è inserito “in pianta stabile” - così affermano i rapporti della Stasi - nell’organizzazione capeggiata da Carlos e Weinrich».

 

postato da: GabrielParadisi alle ore 05/10/2007 18:33 | Permalink | commenti (233)
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mercoledì, 03 ottobre 2007
I treni in Parlamento

Aggiornamento del 4 ottobre 2007:
La risposta all'interrogazione (prevista entro la fine di questa settimana) è stata posticipata alla prossima settimana - forse giovedì 11 ottobre - il tempo per gli uffici di rileggere i documenti e fare le controdeduzioni per il governo chiamato in causa.

Si narra che il 6 gennaio 1896, alla prima proiezione del cortometraggio dei fratelli Auguste e Louis Lumière “L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat”, gli spettatori spaventati fuggirono dal cinema per paura di essere travolti.
 
Anche ieri mattina, 2 ottobre 2007, “altri treni” sono apparsi in un’aula austera e sontuosa spaventando, forse come allora, alcuni “spettatori”.
L’aula: quella autorevole del Parlamento della Repubblica italiana.
 
Trentasei deputati hanno infatti presentato un’interpellanza urgente al Ministro dell’Interno e al Ministro della Giustizia sui fatti riportati nei nostri precedenti articoli "Il Patto terza parte" e “Treni strettamente sorvegliati”.
 
Di seguito riportiamo il testo dell’interpellanza nella sua integralità:
 
Allegato B
Seduta n. 215 del 2/10/2007

Pag. 8337


...
INTERNO
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
in data 25 gennaio 2007, il sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti, nel rispondere all'interpellanza urgente 2-00324, dichiarava testualmente: «In una nota trasmessa dalla polizia di frontiera di Chiasso, si segnala che Kram, partito da Karlsruhe alle ore 10,30 del 1o agosto 1980, con treno n. 201, risulta essere entrato in Italia alle 12,08, diretto a Milano, dal valico di frontiera di Chiasso»;
la risposta del Governo suscita forti e motivate perplessità, poiché è inverosimile che il treno espresso internazionale (a lunga percorrenza) 201 con a bordo il terrorista tedesco Thomas Kram abbia coperto la distanza che separa Karlsruhe da Chiasso (cioè 480 chilometri) in poco più di un'ora e mezza;
l'elemento di falsità trova riscontro dal confronto tra le dichiarazioni rese in Aula dal delegato del Governo in data 25 gennaio 2007 e le tabelle riportate nell'Orario Ufficiale delle Ferrovie italiane dello Stato (in vigore dal 1o giugno al 27 settembre 1980), così come conservato presso la Direzione centrale delle Ferrovie dello Stato, da cui si evince che il treno 201 (Holland Italien Express) - citato nella risposta fornita dal sottosegretario Scotti - partiva da Karlsruhe alle ore 3,41 e arrivava a Chiasso alle ore 10,21;
il 201 risulta essere l'unico treno che, partendo da Amsterdam e fermandosi alle stazioni di Karlsruhe, Basilea e Lucerna, giungeva a Chiasso alle ore 10,21. Per altro verso, non vi è, alcun treno 201 che perveniva a Chiasso alle ore 12,08, come

Pag. 8338

invece sostenuto dal delegato del governo nella sua risposta all'interpellanza urgente 2-00324 del 23 gennaio 2007;
dall'esame del citato Orario Ufficiale dei treni delle Ferrovie italiane dello Stato, in vigore dal 1o giugno al 27 settembre 1980, il treno espresso internazionale 201 Holland Italien Express per andare da Karlsruhe a Chiasso ci impiegava non meno di 6 ore e 50. E non un'ora e mezza così come sostenuto dal sottosegretario Scotti;
in data 1o agosto 2007, il quotidiano comunista Il Manifesto pubblicava un articolo-intervista al noto terrorista tedesco Thomas Kram dal suggestivo titolo «Bologna, l'ultimo depistaggio» a firma Guido Ambrosino;
l'autore del citato articolo, fra l'altro, scrive: «Agosto, tempo di vacanze. Kram voleva rivedere amici conosciuti a Perugia dove aveva frequentato due corsi d'italiano, dal settembre al dicembre 1979, e dal gennaio al marzo 1980»;
proprio Kram afferma: «A Milano mi aveva invitato un'austriaca, che lì insegnava tedesco. Avrei pernottato da lei e il giorno dopo avrei proseguito per Firenze»;
sempre Kram aggiunge: «Arrivato a Chiasso il primo agosto "alle ore 12,08 legali", secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno. Dovevano avere avuto una segnalazione dalla Germania»;
sempre dalla medesima intervista, Kram afferma: «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna»;
raccontando cosa fece a Bologna la mattina del 2 agosto 1980, Kram afferma: «Mi svegliai tardi, feci colazione in qualche caffè vicino piazza Maggiore. Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada, forse via dell'Indipendenza. Le sirene tranciavano l'aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiante di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave. Non mi avvicinai - prosegue Kram nell'intervista a Il Manifesto -. Dopo l'esperienza del giorno prima a Chiasso non volevo incappare in nuovi controlli di polizia. Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere. A Firenze arrivai in pullman. Rimasi forse quattro, cinque giorni. Poi tornai in Germania»;
il tedesco, commentando quanto dichiarato dal noto terrorista venezuelano Carlos in due interviste (la prima rilasciata a Il Messaggero il 1o marzo del 2000 e la seconda al Corriere della Sera il 23 novembre 2005), secondo il quale Kram sarebbe saltato giù dal treno pochi minuti prima che scoppiasse la bomba (al Corriere della Sera Carlos aveva specificato che quel «compagno» presente alla stazione di Bologna la mattina della strage era in effetti proprio Thomas Kram, dei quale ricordava il nome, e che - come risulterebbe da un rapporto scritto dell'Organizzazione dei Rivoluzionari Internazionalisti (ORI), della quale Carlos era a capo - costui («il compagno tedesco» era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell'esplosione), replicava testuale: «Non arrivai a Bologna "pochi minuti prima dell'esplosione". Avevo non so se una borsa o una valigia, perquisita a Chiasso. Né potevo essere una vittima "predestinata" (come ha ipotizzato Carlos, aggiungendo che Kram sarebbe stato pedinato da agenti dei nostri servizi segreti, nda): nemmeno io sapevo, fino alla sera del primo agosto, che mi sarei fermato a Bologna, e non a Milano» -:
su quali elementi e informazioni il sottosegretario Scotti ha basato la sua risposta all'interpellanza urgente 2-00324 resa durante la seduta del 25 gennaio 2007;
a che ora Kram Thomas Michael, cittadino tedesco, nato a Berlino il 18

Pag. 8339

luglio 1948, risulta - sulla base delle informazioni agli atti della Pubblica sicurezza - aver varcato il confine italiano a Chiasso, la mattina del 1o agosto 1980, proveniente da Karlsruhe con treno 201;
se risulta - agli atti della Pubblica sicurezza - che Kram, così come da esito della perquisizione subita la mattina del 1o agosto 1980, avesse al seguito uno o più bagagli (borse, valigie, eccetera);
a che ora Thomas Kram risulta aver preso il treno diretto 307 Chiasso-Milano, sempre il 1o agosto 1980, secondo gli atti della Pubblica sicurezza (polizia di frontiera di Ponte Chiasso);
a che ora del 1o agosto 1980 venne inoltrato alle competenti articolazioni del ministero dell'interno il telex predisposto dal dirigente dell'Ufficio sicurezza di Chiasso Frontiera, dottor Emanuele Marotta in ordine all'arrivo di Thomas Kram in territorio italiano;
se, risulti al Governo che all'epoca delle indagini sulla strage di Bologna, gli organi inquirenti ebbero modo di raccogliere le testimonianze scritte dei tassisti in servizio nei pressi della stazione ferroviaria la mattina del 2 agosto 1980 e se fra queste testimonianze vi sia qualcuno che abbia riferito, a verbale, di aver preso a bordo, quella mattina, un turista tedesco diretto al terminal delle autocorriere;
se agli atti della Pubblica sicurezza risulti che Thomas Kram abbia soggiornato a Firenze il 2 agosto 1980 e i giorni seguenti;
se, più in generale, vi siano tracce di Thomas Kram a Firenze, prima e dopo la strage di Bologna;
se risultino, agli atti della Pubblica sicurezza, eventuali tracce di Thomas Kram (ingressi, soggiorni, pernotti, domicilio, residenza, segnalazioni, permanenza o transito a vario titolo nei nostro territorio) in Italia tra il 2 agosto 1980 e il 4 dicembre 2006, giorno della sua costituzione alle autorità tedesche, così come riportato dalle agenzie di stampa l'11 gennaio 2007.
(2-00766) «Raisi, Lamorte, Ulivi, Lo Presti, Mazzocchi, Mancuso, Alberto Giorgetti, Perina, Contento, Pedrizzi, De Corato, Martinelli, Frassinetti, Angela Napoli, Gamba, Moffa, Holzmann, Cirielli, Bocchino, Proietti Cosimi, Benedetti Valentini, Amoruso, Airaghi, Zacchera, Cosenza, Ciccioli, Patarino, Leo, Giorgio Conte, Consolo, Foti, Filipponio Tatarella, Garnero Santanchè, Angeli, Germontani, Migliori».
 
 
La risposta del Governo ai quesiti dell’interpellanza urgente dovrà avvenire entro la fine di questa settimana.
 

 
 
Bibliografia
 
Sulla presenza di Thomas Kram a Bologna l’1 e il 2 agosto 1980, ovvero in concomitanza con la strage alla stazione, sono state negli anni presentate altre interpellanze parlamentari.
Di seguito una raccolta di link:
 
Fragalà, 28 luglio 2005 (interpellanza urgente 2-01636)
http://legislature.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/btestiatti/2-01636.htm
 
La Russa, 22 novembre 2005 (interpellanza 2-01734)
http://legxv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed733/aurg08.htm
discussione 19 gennaio 2006
http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed733/s460.htm
 
La Russa, 23 gennaio 2007 (interpellanza urgente 2/00324)
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.asp?highLight=0&idAtto=7319&stile=6
Discussione
http://www.camera.it/resoconti/dettaglio_resoconto.asp?idLegislatura=15&idSeduta=0098&resoconto=stenografico&tit=00080&fase=00090
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venerdì, 21 settembre 2007
Treni strettamente sorvegliati…
(by “5 - cinque - 5”)
 
PREMESSA
 
Cari lettori di questo blog, tenetevi forte.
Qui si parla di treni, e probabilmente non è una “coincidenza”, perché credo si possa dire di essere giunti al “capolinea”.
Quanto sarà ora esposto è a nostro avviso di una tale gravità, che ciò che dovrebbe conseguirne non può essere più di competenza di semplici bloggers, ma debba per forza di cose essere seguito dalla magistratura e dagli organi del parlamento.
 
Dallo scorso mese di novembre, una certa informazione nazionale ed internazionale ha compiuto un enorme sforzo per rappresentare le attività in seno alla Commissione Parlamentare “Mitrokhin”, come attività principalmente illegittime e finalizzate alla realizzazione di “falsi dossier” e di “false prove” da usare come strumento politico.
 
Noi ci siamo battuti con ogni forza contro queste accuse rivolte alla Commissione, non ravvisando solide prove o solidi indizi a conferma di tali accuse.
Ci sbagliavamo…
Oggi sappiamo che almeno una manipolazione, una manomissione, ed in verità di eccezionale gravità, c’è effettivamente stata.
Però non commessa da Paolo Guzzanti, o da Mario Scaramella, ma, udite udite, dai Commissari di minoranza nel "Documento conclusivo" (23 marzo 2006).
 
È stata individuata una manipolazione, confrontando la trascrizione di un telex riportata in virgolettato nella Relazione di Minoranza, con il contenuto del medesimo telex così come citato in forma TESTUALE ed INTEGRALE nel documento “RELAZIONE sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980” di Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, depositata agli archivi della Commissione.
 
Quanto ne risulta, è agghiacciante, ed in un paese civile e che funziona, potrebbe sortire a conseguenze clamorose.
 
 
Partiamo dal “reperto”: il Telex della polizia di Frontiera di Ponte Chiasso, del 1° agosto 1980.
Questo è il solo documento (insieme alle allegate pezze giustificative in originale, tipo la fotocopia del biglietto ferroviario acquistato da Thomas Kram in Germania in cui si vede che è salito esattamente sull’Espresso 201 diretto in Italia), al quale tutti si devono per forza di cose riferire. E quindi anche i Commissari dell’allora minoranza.
Il Telex della Polizia di Frontiera di Ponte Chiasso del 1° agosto 1980, trasmesso per competenza a Roma alle varie articolazioni del ministero dell’Interno e alle Questure di Milano e Como, riferisce testuale:
 
“Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco KRAM Thomas Michael nato 18.7.1948 Berlino et residente Bochum (Germania), Pilgrimstrasse 44, munito carta identità tedesca n° G7008331, rilasciata Bochum il 25 marzo 1975. Predetto iscritto R.F. formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”.
Firmato: dirigente Ufficio Sicurezza Chiasso Frontiera MAROTTA.
 
Corretta interpretazione:
Il funzionario di polizia italiano, Marotta, avverte in tempo reale che Kram sta entrando in Italia col treno 307 delle 12,08 (orario di partenza da Chiasso, stazione Internazionale attraversata dal confine italo/svizzero), diretto a Milano (dove arriverà se il treno è in orario alle 12,57). Il Telex dichiara anche che Kram era stato precedentemente sottoposto a perquisizione sotto aspetto doganale, appena giunto a Chiasso col treno 201 delle 10,30 proveniente da Karlsruhe.
 
La frase iniziale (“Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato Italia diretto Milano”) se usata asetticamente avulsa dal resto del Telex e non ragionando su dove ci si trova, sembrerebbe da sola dimostrare che Kram arrivando dopo mezzogiorno in Italia, trattenuto per ore dalle autorità; non sarebbe riuscito a giungere a Firenze prima della mezzanotte. Con questo stratagemma, dunque, si avvalla il suo alibi laddove egli sostiene di essersi “dovuto” fermare a Bologna la notte precedente la strage solo a causa di quel “contrattempo” a Chiasso.
 
E infatti nella Relazione di minoranza (pag. 231) si riporta:
«Secondo quanto riferito nel telegramma datato 1°agosto 1980 e nella raccomandata datata 2 agosto 1980 dal dirigente dell'ufficio sicurezza Chiasso Frontiera, Thomas Kram entra in territorio italiano il 1° agosto 1980, alle ore 12,08, proveniente da Karlsruhe e diretto a Milano».
 
Gli autori della Relazione di minoranza (commissari e consulenti) possono decidere “legittimamente” (e lo faranno) di ignorare il riscontro e l’analisi degli orari ferroviari, dai quali facilmente si poteva ricostruire - senza alcun dubbio - la cronologia esatta degli eventi. Noi viceversa questa verifica la facciamo.
 
Analisi dell’Orario Ferroviario.
Il Telex cita due treni: il 201 e il 307.
Il 201 (Holland-Italien Express) parte da Amsterdam, transita da Colonia e da Karlsruhe e arriva a Chiasso (Versante Svizzero) intorno alle 10,12 del 1° agosto 1980; alle 10,30 dopo i controlli doganali, il treno entra nel versante italiano della stazione. Il treno 307 (Diretto) parte da Chiasso (Versante italiano della stazione) alle 12,13 dopo esserci arrivato alle 12,08 e giunge a Milano alle 12,57.
 
È dunque vero che alle ore 12,08 Kram “entra in Italia diretto a Milano”, ma solo perché a Chiasso (che ripetiamo è attraversata dal confine) è stato fatto salire dagli agenti della Polizia di Frontiera, sul treno 307 che entra in territorio italiano (il versante italiano della stazione) alle 12,08, treno che lo farà giungere a Milano alle 12,57.
In realtà, da Karlsruhe Kram è arrivato col treno 201 e, infatti, giustamente Marotta scrive sul Telex: “Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”, dove “qui sta ovviamente per Chiasso ed è dunque in quel momento (alle ore 10,30) che viene fermato e sottoposto a perquisizione.
 
Invece nella Relazione di minoranza si legge (pag. 230) [il virgolettato è attribuito al telegramma,del tutto privo di puntini di sospensione, quindi da considerare trascrizione letterale, Ndr]:
 
«1° agosto 1980. Il capo dell' Ufficio sicurezza Chiasso Frontiera, Emanuele Marotta, a mezzo telegramma, informa Polintemi, Polzona, questure di Roma, Milano, Como che Kram è entrato in territorio italiano. Il dirigente riferisce che "con il treno n. 307, alle ore 12,08 legali, Kram è entrato in Italia diretto a Milano; è munito di Carta d'identità tedesca nr. G7008331 rilasciata a Bochum 25.3.75; è stato sottoposto a perquisizione con esito negativo. È giunto a Milano con treno nr. 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsruhe". Kram, quindi, proveniente da Karlsruhe, varca la frontiera italiana alle "12,08 legali" del 1° agosto, diretto a Milano, ed è identificato e sottoposto a perquisizione come prevede l'iscrizione del suo nominativo in Rubrica di frontiera».
 
Da notare il “ed è identificato” che suppone una ben precisa sequenza temporale rispetto alla precedente azione di ingresso in Italia; facendo così intendere che se Kram viene perquisito per ore dopo le 12,08 orario d’ingresso in Italia, non era di certo in grado di giungere a Firenze.
 
Ora, come si fa a depotenziare la frase (“Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”), che inequivocabilmente fissa alle 10,30 l’arrivo di Kram al posto di frontiera e che quindi fissa alle 10,30 (e non alle 12,08!) l’inizio del suo fermo e perquisizione?
Semplice.
La frase la si modifica, ignorando (o premeditando) le gravi implicazioni che ciò innesca, ma che sono spiegabili solo consultando gli orari dei treni.
La frase del Telex:
“Medesimo est qui [Chiasso, Ndr] giunto con treno n° 201 delle ore 10,30 proveniente da Karlsrhue”,
pertanto diventa:
È giunto a Milano [Sic] con treno n. 201 delle ore 10,30 legali proveniente da Karlsruhe".
 
Gli aspetti inquietanti della vicenda riguardano anche, e soprattutto, due interviste comparse, rispettivamente, prima e dopo la pubblicazione della Relazione di minoranza (23 marzo 2006).
La prima sembra preparare il terreno a ciò che verrà scritto.
La seconda “interpreta” in maniera palese ciò che si voleva far credere.
 
1) - Il 1° dicembre 2005, Primo Di Nicola in un suo articolo su L'espresso dal titolo "Teorema Mitrokhin" (http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=6803), intervistando Fedora Raugei (che ha contribuito alla stesura della Relazione di Minoranza), scrive:
«Il 1° agosto 1980, il posto di frontiera di Chiasso informa il Ministero che con treno 307, alle 12,08 Kram entra in Italia diretto a Milano. Viene anche perquisito con esito negativo».
Anche in questo caso, si dichiara ciò che verrà lasciato intendere nella Relazione e cioè che Kram viene perquisito dopo le 12,08.
 
2) - Il 1° agosto 2007, Guido Ambrosino da Berlino in un suo articolo-intervista su il manifesto dal titolo “L’ultimo depistaggio”
(http://www.errenews.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=611), intervistando lo stesso Kram, scrive:
«Arrivato a Chiasso il primo agosto “alle ore 12,08 legali”, secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin [strano peraltro che Kram per rievocare ciò che accadde si senta in obbligo di citare la Relazione di minoranza con le stesse parole, Ndr], mi fecero scendere dal treno. Dovevano avere avuto una segnalazione dalla Germania»… «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riusciì a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna».
Ciò che nella Relazione i commissari non potevano scrivere apertamente, viene fatto dire a Kram di persona.
 
Il Kram (come ha ben spiegato il funzionario di polizia Marotta) arriva a Milano col treno 307, dunque intorno alle ore 13.
 
Dalle 13,20 in poi abbiamo riscontrato almeno 16 (sedici) treni che avrebbero permesso al terrorista tedesco di giungere a Bologna prima dell’una di notte (ore 0,57, orario d’arrivo dell’ultimo treno); con ben 9 (nove) coincidenze utili da Bologna per giungere a Firenze entro le 23,08 del 1° agosto.
 
 
CONCLUSIONI
 
1)       Nella relazione finale di minoranza della Commissione Parlamentare “Mitrokhin” è riportato in virgolettato (e quindi con presunzione di fedele testualità) un telex (erroneamente definito telegramma) proveniente dalla polizia di frontiera di Chiasso GRAVEMENTE MANIPOLATO rispetto al testo originale.
2)       La manipolazione inquina gravemente la narrazione dei fatti. Si attribuisce a Kram il trasferimento da Chiasso a Milano con treno 201 da Karlsruhe ed arrivo a Milano ad orario imprecisato, mentre invece Kram è giunto a Milano alle 12,57 con treno diretto ITALIANO n° 307.
3)       Tra le 12,57 del 1° agosto (ora di arrivo in Milano) e le 00,57 (ora presumibile di arrivo in albergo a Bologna) intercorrono esattamente 12 ore.
4)       Kram nell’intervista al Manifesto mente, basandosi sul testo del telex così come trascritto nella relazione di minoranza della Commissione Parlamentare (cui infatti egli, guarda caso, si richiama esplicitamente), e smentito invece dal telex originale, cioè nella sua narrazione fedele e priva di manomissioni. Egli afferma di essere stato perquisito alla dogana dopo le 12,08 e di essere stato ivi trattenuto alcune ore, non riuscendo successivamente a fare di meglio che raggiungere Bologna dopo la mezzanotte, ove avrebbe dovuto per forza sostare allo scopo di dormire in albergo. Si tratta di una clamorosa bugia perché in realtà “12,08” rappresenta l’orario di partenza da Chiasso del diretto 307, giunto a Milano alle 12,57.
 

 

PS

Merita un'attenta lettura il commento #65 di Sextus. Nella sua "Filologia non classica applicata", tra le altre cose, egli evidenzia una "sostituzione" di preposizioni che altera in maniera eclatante il significato dell'intero testo:

"Se si prescinde dalle intenzioni che hanno mosso i commissari di minoranza (mi è venuto di pensare anche ad una sorta di “autoinganno quasi inconsapevole”) e da tutte le numerose alterazioni classificabili come “minuzie”, che non alterano il contenuto sostanziale del telex, sta di fatto che rimangono due punti fondamentali. A me pare che l’ “alterazione” più significativa, forse anche di più della “pesante” sostituzione di “Medesimo est qui giunto” di [1=testo del telex] con “È giunto a Milano” di [2a=“trascrizione” dei commissari di minoranza], sia l’intervento nella prima riga di [2a], vale a dire la “creazione” (qui il termine mi sembra appropriato) dell’inciso “, alle ore 12,08 legali,”, mediante l’introduzione di due virgole (dopo “307” e “legali”) che non ci sono in [1], e con la sostituzione della preposizione “delle” di [1] con “alle” di [2a].

Questa “modificazione”, all’apparenza, forse, non particolarmente evidente, è quella che poi “produce” di fatto l’effetto (voluto o non voluto, poco importa) più importante. Nel testo di [1], infatti (“Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne”), la specificazione “delle ore 12,08 legali odierne” si riferisce chiaramente al “treno 307”, mentre in [2a] la creazione dell’inciso “, alle ore 12,08 legali,” finisce per riferirsi a Kram, nome che viene spostato rispetto alla sua collocazione in [1]. Si “crea” così il risultato (ribadisco, voluto o non voluto, poco importa) che l’entrata (nel senso di transito) di Kram in Italia diventa la sua “sosta”, a partire (apparentemente) appunto dalle ore 12,08. Effetto rafforzato poi, medianti i tagli del testo di [1] non segnalati in [2a], dalla citazione della sua perquisizione"
  

postato da: GabrielParadisi alle ore 21/09/2007 19:51 | Permalink | commenti (769)
categoria:mitrokhin, misteri d italia, strage stazione
lunedì, 10 settembre 2007
Il “Patto”, terza parte
di François de Quengo de Tonquédec

Aggiornamento del 13 settembre 2007:
Con la consueta accuratezza l’amico Sextus ha proseguito la ricerca iniziata da François scoprendo un piccolo dettaglio di un certo interesse che val la pena pubblicare.
 
…A proposito della ipotetica presenza della Fröhlich a Bologna, nell’articolo si cita la dichiarazione resa alla Digos di Bologna da Rodolfo Bulgini il 28 giugno 1982; il testo della citazione è tratto dal Documento conclusivo di minoranza (2006), pp. 239-240 della Commissione Mitrokhin. Va fatto notare che i commissari di minoranza hanno operato un taglio nel testo della deposizione. Ecco il punto incriminato:

"La vidi per la prima volta il pomeriggio del 1° agosto 1980 verso le ore 18,00 e parlava con un portiere di cui adesso non ricordo il nome [...]. La donna...”.

Il testo nascosto dentro alla parentesi quadra è reperibile nel parallelo Documento conclusivo di maggioranza (2006) della stessa Commissione. Alla nota 54 di p. 296, che riporta la medesima deposizione di Bulgini, si legge quanto segue a proposito del testo espunto:

Venni a sapere pochi giorni dopo che questa donna si fece portare una valigia alla stazione da un facchino e questo successe sicuramente il giorno precedente alla strage”.

La deposizione, così ricomposta, è pertanto la seguente:

Ricordo che questa donna parlava in lingua italiana con un forte accento tedesco ed era la prima volta che veniva a mangiare in questo Hotel. La vidi la prima volta il pomeriggio del 1° agosto 1980 verso le ore 18 e parlava con il portiere di cui adesso non ricordo il nome. Venni a sapere pochi giorni dopo che questa donna si fece portare una valigia alla stazione da un facchino e questo successe sicuramente il giorno precedente alla strage. La donna ritornò all'Hotel Jolly il 2 agosto 1980 a mangiare e ricordo che effettuò parecchie telefonate. Rammento che la donna era particolarmente euforica […] aveva effettuato tutte le telefonate per informarsi se il treno che era arrivato sul primo binario e che era stato investito dai detriti della bomba trasportasse i suoi due figli […] Ricordo che la donna aveva oltre i trenta anni”.

Sul punto specifico, occorre necessariamente rimanere cauti, però alcune considerazioni del tutto ipotetiche si possono fare.

Se la persona indicata da Bulgini era effettivamente la Fröhlich la faccenda della valigia potrebbe essere rilevante.
Se non era la Fröhlich, ma persona estranea alla strage, nessuna rilevanza.
Si potrebbe anche pensare a persona diversa dalla Fröhlich, ma implicata, e la cosa potrebbe tornare ad avere un qualche peso.

Altre riflessioni in libertà.
C’è da immaginarsi che nessuno degli investigatori abbia sentito il portiere nominato da Bulgini per provare a saperne di più: dove portò esattamente la valigia?
È comunque un po’ strano che una persona faccia portare una valigia in stazione il 1° agosto e non parta quel giorno, ma il 2 ritorni nello stesso albergo.
Ai non bolognesi è forse il caso di ricordare che l’Hotel Jolly è nei pressi della stazione, praticamente di fronte, tra la fine di via dell’Indipendenza e il piazzale della stazione.

Non servirà a spiegare cosa è successo alla stazione, ma forse a cestinare l'ultimo depistaggio”.
Con questa frase si chiude un’articolo-intervista a Thomas Kram, l’ex appartenente alle Cellule Rivoluzionarie presente a Bologna il 2 Agosto 1980, pubblicato su Il Manifesto l’1 Agosto di quest’anno.
Già, i depistaggi, la P2, i servizi deviati, Gelli, Pazienza, quante volte ne abbiamo sentito parlare?
Il patto siglato da Aldo Moro con i palestinesi attraverso Stefano Giovannone? Tutte frottole, fumo negli occhi, i palestinesi non c’entrano nulla e i depistaggi dei piduisti servivano a proteggere i fascisti responsabili ed i loro mandanti, ossia quella parte di Stato deviata, stragista e golpista che ruotava intorno al “Venerabile” di Castiglion Fibocchi. Sono andate davvero così le cose? In parte si, i depistaggi fatti dai servizi segreti sono esistiti davvero, ma vedendo dove hanno tentato di indirizzare le indagini e chi sono gli autori offrono non poche sorprese, vediamole, ripartendo da dove ci eravamo interrotti, ossia l’eventuale presenza di Christa Margot Fröhlich a Bologna il giorno della strage.
Il 22 giugno 1982, 4 giorni dopo l’arresto della Fröhlich avvenuto all’Aeroporto di Fiumicino dove venne scoperta con una valigia contenente dell’esplosivo, un cameriere dell’Hotel Jolly De La Gare di Bologna riconosce dalla foto sui quotidiani “Heidi” Fröhlich come la donna presente nell’albergo dove lavorava il 2 Agosto 1980. Il 28 Giugno si reca presso gli uffici della DIGOS di Bologna dove rende spontanee dichiarazioni testimoniali riportate dal documento conclusivo di minoranza in Commissione Mitrokhin (pagine 239-240):
“Venivo colpito dalla fotografia di questa doma in quanto notavo una certa somiglianza tra questa fotografia e una donna che due anni fa circa era stata a mangiare all'Hotel Yolly [sic] e precisamente nel periodo precedente la strage alla stazione di Bologna. Ricordo che questa donna parlava in lingua italiana con un forte accento tedesco ed era la prima volta che veniva a mangiare in questo hotel”
 
“La vidi per la prima volta il pomeriggio del 1° Agosto 1980 verso le ore 18,00 e parlava con un portiere di cui adesso non ricordo il nome [...] La donna ritornò all'hotel Yolly il 2 agosto 1980 a mangiare e ricordo che effettuò parecchie telefonate, rammento che la donna era particolarmente euforica [….] cercava con insistenza di conversare con me e mi riferì che lei abitava a Idice, che era stata ballerina al Joker Yolly quattro anni prima e che aveva effettuato tutte le telefonate per informarsi se il treno che era arrivato sul primo binario e che era stato investito dai detriti della bomba trasportasse i suoi figli".
 
Sempre il documento conclusivo di minoranza riporta un sunto degli accertamenti svolti, chiudendolo con un dettaglio che pare dimostrare l’inattendibilità della testimonianza:
 
“I1 25 giugno 1982, il capo della Polizia Giovanni Coronas invia a tutti i questori la richiesta di segnalare alla questura di Roma e agli Interni Sicurezza eventuali tracce di "soggiorno o transito" della Frolich. Non solo a questo nome, ma anche ai nomi falsi contenuti nei due passaporti trovati in possesso della terrorista al momento del suo arresto avvenuto pochi giorni prima, all'aeroporto di Fiumicino, il 18 giugno. I1 6 luglio 1982, in base alle dichiarazioni spontanee rese dal signor Bulgini, l'ufficio Istruzione della Procura di Bologna chiede al dirigente della DIGOS della locale Questura di accertare la presenza della Fröhlich ad Idice di S. Lazzaro e se ella abbia lavorato come ballerina al Jocker Yolly, intorno al 1978, e cioè nel periodo indicato dal signor Bulgini. In data 12 ottobre 1982, la DIGOS risponde che gli accertamenti svolti hanno dato esito negativo. A ciò si aggiunge il dato che l'attività del citato Jocker Jolly, la cui attività è iniziata il 4 luglio 1960 è cessata il 5 dicembre 1976.”
 
Apparentemente quindi, con buona pace dei depistatori complottisti, “Heidi” Fröhlich non può essere la donna riconosciuta dal cameriere, anzi, la testimonianza è probabilmente un bufala, visto che “nel periodo indicato dal signor Bulgini”, il locale dove avrebbe dovuto lavorare la terrorista tedesca era già chiuso.
 
Apparentemente appunto, visto che il testimone non ha mai dichiarato che la Fröhlich aveva lavorato in quel locale nel 1978, ma nel 1976!
Rileggendo lo stralcio del verbale della deposizione del 1982, infatti si legge:
“mi riferì (nel 1980 Ndr) che lei abitava a Idice, che era stata ballerina al Joker Jolly quattro anni prima”. In poche parole, la DIGOS ha sbagliato anno, compiendo gli accertamenti come se il teste avesse dichiarato “mi riferì che lei abitava a Idice, che era stata ballerina al Joker Jolly quattro anni fa” e non “quattro anni prima”.
 
Un errore grossolano, che fa il paio con quello avvenuto negli anni ’80 ad opera del Ministero dell’Interno, che tiene sotto controllo Thomas Kram  in quanto estremista di destra, più esattamente, in un documento inviato dalla Questura di Bologna alla Procura della Repubblica della stessa città si legge:
“Al CED il prefato (ossia Kram Ndr) risulta: in data 29 Aprile 1983 inserito vigilanza e segnalazione dal Servizio di sicurezza del Ministero dell’Interno quale estremista di destra; in data 14 novembre 1985 inserito quale soggetto eversivo in ambito di terrorismo internazionale” (cfr. R. Bocca, "Tutta un’altra strage", BUR, pag. 236).
 
Come un estremista di sinistra tedesco per i nostri servizi diventi di destra dopo che è stata resa nota la sua presenza a Bologna è un mistero. Thomas Kram infatti era già noto alle autorità italiane da prima della strage di Bologna, difatti il 1° Agosto 1980 fu fermato e trattenuto alla frontiera di Chiasso per dei lunghi accertamenti, durante i quali dichiarò che la sua destinazione in Italia era Milano, dove avrebbe dovuto incontrarsi con una certa Heidi, nome rinvenuto su un appunto in suo possesso durante la perquisizione. La Polizia di Frontiera allertò le prefetture di Como (presumibilmente perché lungo il percorso del treno) e di Milano, ovviamente non quelle delle altre città, ad eccezione di quella di Roma.
 
Forse queste sviste delle autorità vanno collocate nell’ampio quadro dei depistaggi “di Stato”, che come abbiamo già detto, secondo la convinzione di molti servivano a salvare i veri responsabili, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, ed i loro mandanti, la P2.
 
In realtà la famigerata “pista libanese”, primo depistaggio a mezzo stampa operato sulla strage mirava più a trovare dei mandanti ai due neofascisti accusati, visto che faceva riferimento a un’organizzazione  terroristica internazionale che addestrava in campi situati in Libano terroristi con lo scopo di restaurare il nazifascismo. 
 
La notizia, successivamente confermata dal SISMI del Generale Giuseppe Santovito, (tessera P2 1630, nominato ai vertici del SISMI con il pieno accordo di Ugo Pecchioli, PCI, dal 1977 al 1979 vicepresidente del COPACO Ndr) fu data la prima volta da una giornalista del Corriere del Ticino, Rita Porena, che sul suo giornale, il 19 settembre 1980 intervista a Abu Ayad, dirigente di Al Fatah, nonché capo dei servizi segreti dell’OLP che dichiara appunto l’esistenza di questi campi di addestramento controllati dalla destra maronita, aggiungendo che durante gli addestramenti “il gruppo tedesco ha discusso con gli italiani la strategia per restaurare il nazifascismo” e che i neofascisti italiani “hanno affermato che il loro maggior nemico è rappresentato dal Partito Comunista e dalla sinistra in generale, perciò avrebbero cominciato con un grosso attentato a Bologna, città amministrata dalla sinistra”.
Dagli atti dell’inchiesta di Bologna è emerso che Rita Porena era legata al Sismi, in particolare al Colonnello Giovannone, ossia all’autore insieme a Moro dell’ormai famoso “patto”.
(cfr. R. Bocca, "Tutta un’altra strage", BUR, pagg. 123-124).
 
Come tutto questo si possa classificare come un depistaggio per proteggere i neofascisti dei NAR è difficile da capire, ancora meno se si aggiunge al quadro la vicenda della valigia rinvenuta, su segnalazione del SISMI, il 13 Gennaio 1981 alla stazione di Bologna sul treno 514 diretto a Milano, contenente un mitra, un fucile, 7 etti di esplosivo, due passamontagna, dei guanti, dei giornali francesi e tedeschi e due biglietti aerei, uno Milano Monaco intestato a Dimitris Martin, l’altro Milano Parigi intestato a Legrand Raphael, rilasciati il giorno precedente dall’agenzia Morfini di Bari. Alla successiva richiesta di notizie inviata da parte della procura del capoluogo emiliano il SISMI, nella persona del Generale Santovito risponderà che a comprare quei biglietti era stato Giorgio Vale, appartenente prima a Terza posizione e poi ai NAR di Mambro e Fioravanti, che avrebbe tenuto i contatti con il gruppo francese FANE e con quello tedesco Hoffmann.
 
Hoffmann, secondo l’articolo del Corriere del Ticino scritto dalla giornalista legata (e secondo alcuni a libro paga) al Colonnello Giovannone citato prima era il capo del gruppo tedesco che si addestrava insieme agli italiani in Libano.
Per questa falsa pista, che parlava di una fantomatica operazione “terrore sui treni” sono stati condannati per depistaggio: Francesco Pazienza, Licio Gelli, il Generale Pietro Musumeci e il Colonnello Giuseppe Belmonte, gli ultimi due in forza al SISMI.
 
Giorgio Vale, risultato poi del tutto estraneo e vittima di una macchinazione del SISMI, morirà, ufficialmente per suicidio, durante un conflitto a fuoco con la Polizia che fece irruzione nell’appartamento dove era rifugiato mentre i suoi famigliari e i suoi legali trattavano con le autorità per farlo costituire senza spargimento di sangue. Durante il conflitto a fuoco vennero sparati oltre 140 colpi.
 
Una piccola nota per chiudere il capitolo dei depistaggi “storici”: l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, afferma, nell’intervista rilasciata a Riccardo Bocca per il suo libro “Tutta un’altra strage”, di aver conosciuto Yasser Arafat nell’appartamento di rappresentanza del Generale Santovito.
 
Veniamo all’ ”ultimo depistaggio” ossia agli “scoop” dell’estate che hanno definito tale la pista palestinese portata avanti sia dalla Commissione Mitrokhin, e considerata come assolutamente da approfondire dal giornalista del Manifesto Andrea Colombo, autore, insieme a Mambro e Fioravanti del libro “Storia nera”.
 
Il 28 giugno 2007 L’Espresso ha pubblicato il primo capitolo del libro di Riccardo Bocca, nel quale appare una misteriosa nonché anonima testimone che afferma di aver visto qualcosa di strano il 2 agosto 1980 fuori dalla stazione di Bologna subito prima dello scoppio:
 
"Per qualche minuto rimasi davanti alla stazione, ad aspettare il pullman. Poi mi sedetti sull'aiuola al centro della piazza, e a pochi metri da me, sull'erba, notai un ragazzo e una ragazza vestiti in modo assurdo, vista l'afa che c'era. Avevano pantaloni a tre quarti da montagna, calzettoni di lana e scarponi. In particolare, la ragazza indossava calzoni verde militare, calzettoni rossi, una maglietta bianca, uno zaino, e aveva a fianco un golf o un giacchino tirolese. Quanto al ragazzo, ricordo la sua giacca, che non era il classico modello italiano, ma anch'esso tirolese. Una tenuta così eccentrica che pensai: 'Non sembrano nemmeno tedeschi...!'; un'espressione emiliana per sottolineare quanto invece lo apparissero, almeno sotto il profilo dell'abbigliamento. Per il resto erano italiani al cento per cento, con i capelli castani - lei lunghi fino al collo - e i nostri tipici volti".
Questa testimonianza, che pare essere una risposta alle dichiarazioni del figlio di Massimo Sparti (il superteste che dichiarò di aver saputo da Fioravanti che lui e la Mambro erano gli autori della strage Ndr) che ha recentemente affermato che la testimonianza del padre era un falso.
Massimo Sparti (legato alla Banda della Magliana, a sua volta legata alla P2 autrice dei depistaggi di cui abbiamo parlato), ha affermato che Fioravanti si rivolse a lui per dei documenti falsi per la sua compagna:
"Valerio si presentò a casa mia con la Mambro che io non conoscevo, e mi parlò di questa in termini elogiativi, dicendo che aveva trovato la donna della sua vita e che si trattava di una ragazza decisa e coraggiosa. Mi disse pure che era stata fidanzata con un 'coglione', e che adesso stava con lui. Riferendosi alla strage mi disse testualmente: 'Hai visto che botto?', e aggiunse che a Bologna si era vestito in modo da sembrare un turista tedesco, mentre la Mambro poteva esser stata notata, per cui aveva bisogno urgentissimo di documenti falsi e le aveva fatto tingere i capelli".
 
Di seguito la ricostruzione di quello che fece la testimone dopo aver appreso nel 1982, della testimonianza di Sparti dai giornali, così come la ricostruisce Bocca nel suo libro:
"Andai a Bologna", dice, "per partecipare a una riunione dell'Associazione dei familiari delle vittime. Presi da parte l'allora presidente Torquato Secci con il vice Paolo Bolognesi, e raccontai tutto".
"Restammo sbalorditi", conferma l'attuale presidente Bolognesi, fin qui in silenzio durante il mio incontro con la testimone. "Le dicemmo che con quel genere di cose non si scherzava, che doveva andare dagli inquirenti. Poi contattammo l'avvocato dell'associazione, Laura Grassi, e la pregammo di concordare un appuntamento".
Ciò che succede di lì a pochi giorni, lo ricostruisce la signora: "Da principio raccontai agli inquirenti quello che ricordavo del 2 agosto. Poi mi mostrarono delle fotografie segnaletiche con volti di donna, e mi chiesero se ne riconoscevo qualcuno. Presi in mano quelle immagini in bianco e nero, le guardai con attenzione e dissi: 'Lei', indicando uno dei ritratti. 'Questa ragazza mi pare proprio di riconoscerla...'".
In verità, precisa oggi, "ricordavo un volto appena più paffuto, più in carne, ma i lineamenti erano quelli".
Quanto basta per provocare la reazione di chi la interroga: "Signora, ma questa è la Mambro!", le dicono. Dopodiché le chiedono dove l'avesse vista, quella ragazza, ottenendo però una risposta vaga: "Non spiegai", ammette la signora, "che la donna nella fotografia era la stessa della stazione di Bologna. Dissi invece che non sapevo con certezza dove l'avessi notata: forse in televisione, o sui giornali...". "Insomma", commenta Bolognesi, "quando si è trovata a sottoscrivere un verbale, la signora non l'ha fatto, non se l'è sentita. O almeno questo è ciò che noi dell'Associazione abbiamo saputo tempo dopo, da altre fonti".

In effetti,
su questo punto la signora non è precisa. Si rifugia dietro il tempo passato, nei buchi di memoria che ha allargato per rimuovere le preoccupazioni. Ma ciò che è disposta a dire, ventisette anni dopo la strage, è comunque importante. "In effetti", ammette, "collegai il volto della Mambro alla giovane sull'aiuola della stazione. Non solo: misi in relazione il suo volto al corpo, del quale avevo notato il generoso seno". Un collegamento, precisa, "che mi è venuto dopo l'interrogatorio, quando è scemata l'angoscia per quello che stava succedendo".
Alcune stranezze: dalle cronache processuali risulta che tutti i feriti (e la signora dichiara di essere stata ricoverata in ospedale dove sono state raccolte dagli inquirenti le sue prime dichiarazioni) furono convocati in aula, e che nessuno abbia riconosciuto i due imputati, quindi la signora oltre a non aver firmato il verbale avrebbe reso falsa testimonianza. Inoltre l’associazione familiari delle vittime non avrebbe mai rivelato queste informazioni, nemmeno al rappresentante della pubblica accusa, ufficialmente perché non avrebbe mai confermato i fatti pubblicamente.
Rimane però strano che mentre la difesa cercava di smontare in tutti i modi la testimonianza di Sparti nessuno abbia fatto partecipe, magari informalmente, il rappresentante della pubblica accusa, tanto più che le riunioni tra la pubblica accusa e le parti civili sono un fatto noto e documentato.
Inoltre, questa testimonianza, pur confermando la presenza di Mambro e Fioravanti, contrasta in parte con la ricostruzione di Sparti, visto che a suo dire l’unico vestito da Tirolese sarebbe stato Fioravanti, mentre la Mambro, evidentemente vestita in modo “normale” rischiava di essere riconosciuta. Anche la presenza di un “uomo” insieme ai due neofascisti contrasta con la ricostruzione fatta dai magistrati bolognesi, per i quali il terzo uomo del gruppo era Luigi Ciavardini, all’epoca diciassettenne.
L’altro scoop dell’estate, come già accennato, è l’articolo de Il Manifesto del 1° Agosto 2007, intitolato “Bologna, l'ultimo depistaggio”, nel quale, intervistato dal giornalista Guido Ambrosino, Thomas Kram ricostruisce la sua presenza a Bologna il 2 agosto 1980:
«Ho scoperto su internet che la bomba potrei averla messa io. Un'assurdità, sostenuta addirittura da una commissione d'inchiesta del parlamento italiano, o meglio dalla sua maggioranza di centrodestra, nel dicembre 2004. Deputati di An, e altri critici delle sentenze che hanno condannato per quella strage i neofascisti Fioravanti e Mambro, rimproverano agli inquirenti di non aver indagato sulla mia presenza a Bologna». Per Kram è una polemica pretestuosa: «Non sono io il mistero da svelare. Non lo credono nemmeno i commissari di minoranza della Mitrokhin. Viaggiavo con documenti autentici. La polizia italiana mi controllava, sapeva in che albergo avevo dormito a Bologna, il giorno prima mi aveva fermato a Chiasso. Come corriere per una bomba non ero proprio adatto».
Quello che Kram non dice è che, come ricostruito dal documento conclusivo di minoranza in Commissione Mitrokhin, nessuno sospettava minimamente che Kram fosse diretto a Bologna, visto che alla frontiera aveva dichiarato di essere diretto a Milano, inoltre Kram si registrò in albergo dopo la mezzanotte del 2 Agosto, quindi il suo nominativo fu consegnato dall’albergo dove Kram alloggiò alla Questura bolognese solo la mattina successiva, ossia nel pieno del caos di quella tragica mattina. La Questura informerà infatti la DIGOS e il Ministero degli Interni della presenza di Kram a Bologna, solo il 7 Agosto.   (cfr. Documento conclusivo di minoranza della Commissione Mitrokhin, pagg. 229-232)
L’articolo prosegue così:
Un viaggio in Italia
Agosto, tempo di vacanze. Kram voleva rivedere amici conosciuti a Perugia dove aveva frequentato due corsi d'italiano, dal settembre al dicembre 1979, e dal gennaio al marzo 1980. «A Milano mi aveva invitato un'austriaca, che lì insegnava tedesco. Avrei pernottato da lei e il giorno dopo avrei proseguito per Firenze».
«Arrivato a Chiasso il primo agosto 'alle ore 12,08 legali', secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno. Dovevano avere avuto una segnalazione dalla Germania». Sin dal novembre 1979, quando soggiornava a Perugia, Kram era sorvegliato in Italia su richiesta del Bundeskriminalamt, che lo sospettava di favoreggiamento delle Cellule rivoluzionarie. «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell'amica, che spiega il motivo del viaggio. L'appuntamento con lei a Milano saltò. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna».
All'albergo Centrale, in via della Zecca 2, è registrato l'arrivo. Su una piantina di Bologna, Kram ricostruisce il percorso del giorno dopo: «Mi svegliai tardi, feci colazione in qualche caffè vicino Piazza Maggiore. Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada, forse via dell'Indipendenza. Le sirene tranciavano l'aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiare di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave».
«Non mi avvicinai. Dopo l'esperienza del giorno prima a Chiasso non volevo incappare in nuovi controlli di polizia. Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere. A Firenze arrivai in pullman. Rimasi forse quattro, cinque giorni. Poi tornai in Germania».

Ricostruiamo anche noi su una piantina di Bologna, o meglio su una foto aerea il percorso di Kram quella mattina:

Il punto 1 è Piazza Maggiore, punto di riferimento dato da Kram per il suo percorso verso la stazione ferroviaria, in effetti il suo albergo, l'Hotel Centrale (punto 2) è in Via della Zecca vicinissimo alla piazza.
Via dell’indipendenza è la strada che parte dall’angolo in alto a sinistra (guardando la foto) di Piazza Maggiore, e arriva quasi davanti alla stazione ferroviaria, ma soprattutto arriva a pochi metri dalla stazione delle autocorriere.
Come si vede chiaramente, Kram non poteva in nessun modo vedere da lontano i mezzi di soccorso sul piazzale della stazione, per farlo doveva essere in fondo a Via dell’Indipendenza, quindi davanti al posto dove si sarebbe, a suo dire, fatto accompagnare in taxi.
Impensabile. Anche perché i taxi più vicini erano quelli del parcheggio davanti alla stazione, che dopo il crollo della sala d’aspetto erano sommersi dai detriti. Anche due taxisti risultarono tra le 85 vittime della strage.
Quella mattina dopo l’esplosione persino gli Autobus scaricarono i passeggeri e trasportarono feriti o morti. I taxi, a Bologna, quella mattina non girarono. Soprattutto a ridosso della stazione e soprattutto per percorsi di pochi metri.
Dall’immagine aerea si vede anche chiaramente che nessuna delle strade che dal centro della città porta verso la Stazione permette una visuale “da lontano” del piazzale della stazione. Per vedere i mezzi di soccorso Kram doveva essere praticamente davanti alla stazione delle corriere dove dice di essersi fatto accompagnare in taxi. Ma c’è di più.

Thomas Kram sostiene che doveva fare tappa a Milano per incontrare un’amica, che dagli accertamenti fatti sul suo conto risulta chiamarsi Heidi. Heidi e’ il nome “di battaglia” di Christa  Margot Fröhlich, era con lei che doveva incontrarsi a Milano? Ovviamente i due smentiscono, ma l’arrivo di Kram in albergo dopo la mezzanotte pare incompatibile con la ricostruzione dei fatti che ha dato al Manifesto.

Il treno 307 delle 12.08 legali con il quale Kram proseguì il suo viaggio dopo i controlli alla frontiera impiegava circa 50 minuti ad arrivare da Ponte Chiasso a Milano (cfr. Orario Ferroviario Pozzo 1975/76, posticipato di un ora perché con ora solare), quindi se Kram, che era già in ritardo di un’ora e mezzo rispetto all’arrivo previsto con il treno 201 dal quale era stato fatto scendere per i controlli, non era in grado di rintracciare la sua amica come da lui affermato aveva tutto il tempo di raggiungere Firenze ben prima della mezzanotte, ora della sua registrazione in albergo a Bologna, quindi la spiegazione di essersi fermato in quella città perché sarebbe arrivato troppo tardi a Firenze non sta in piedi. Cosa ha fatto in tutto quel tempo? E per finire, è mai andato a Firenze?
Dopo la notte trascorsa all’Hotel Centrale a Bologna non c’è più nessuna traccia documentale della presenza di Kram in Italia, eppure lui stesso parlando del suo soggiorno a Firenze fa riferimento all’albergo come luogo di pernottamento. Come mai non c’è nessuna traccia di questo passaggio negli accertamenti svolti su di lui dalla DIGOS?
Non ha dormito in albergo? Non si è registrato? Si è registrato sotto falso nome? Non è mai andato a Firenze ma ha lasciato l’Italia in fretta e furia?
Probabilmente sono passati troppi anni per saperlo, ma una cosa sembra sicura: il titolo “l’ultimo depistaggio” è davvero azzeccato per quell’articolo del Manifesto.
 

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venerdì, 31 agosto 2007

partito com rus2p com rus3  

 

 

litvin250

Код Литвиненко
(Codice Litvinenko)

25.01.2007 Антон Малер

рейтинги по убийствам стали частью обыденных рамок
мы убиваем ради наград и из-за бабок
вчера ты был свой а сегодня ты враг и вот тело твое на носилках
мы убиваем за контракт и по дружбе за бутылку
 
                                                             (группа "Центр". Мы убиваем.)

По-настоящему загадочная смерть бывшего сотрудника ФСБ России, политэмигранта Александра Литвиненко породила не только множество версий - от убийства по личному распоряжению президента России до "ошибки резидента", лизнувшего полоний-210 ради демонстрации качества товара, который должен был поступить в распоряжение не то "Аль-Каиды", не то "Хезболлы", а возможно и самоубийства -- но и актуализировала в мировых СМИ тему политических убийств.

Считается, что такие убийства -- один из самых сложных видов преступлений. Однако трудности тут возникают не на этапе совершения преступления, а на этапе расследования. Действительно, слишком много людей разнообразного общественного статуса оказываются равноправными персонажами истории: фигурантами, свидетелями, комментаторами и т.д. -- их статус в расследованиях не только тех, что проводят уполномоченные службы, но и журналистских, парламентских, даже частных варьируется по мере изменений, зачастую незначительных внутри- и внешнеполитического климата.

Активное освещение события в прессе оказывается способным сбить с толку не только рядовых граждан, но, также следствие, а очевидные, на первый взгляд улики -- заранее подготовленными следами, ведущими в никуда. В результате, наиболее резонансные преступления в истории остаются нераскрытыми.

Классическим такого рода убийством является убийство Кеннеди. Сообщество, расследующее это преступление, состоит из десятков тысяч людей, каждый из которых предлагает свою версию. На эту тему написано бесчисленное количество книг, снято множество документальных и художественных фильмов. А само по себе его изучение превратилось в хобби для множества простых американцев, которые самостоятельно изучают публикации, копаются в архивах, участвуют в соответствующих конгрессах и конференциях, семинарах.

Часто, следствие, попросту отказываются от поиска реальных организаторов убийств, легко соглашаясь на версии о психопатах (убийство министра иностранных дел Швеции Анны Линд), экстремистах--одиночках (убийство нидерландского политика Пима Фортейна) или авиакатастрофах (гибель президента Македонии Бориса Трайковского, или брата Усамы Бин-Ладена и бывшего компаньона Джорджа Буша - Салима Бин-Ладена).

К таким, не подлежащим расследованию убийствам можно отнести и громкие украинские преступления: гибель Черновола и патриарха украинской автокефальной церкви Владимира, исчезновение Гонгадзе, отравление Ющенко, самоубийства Кравченко и Кирпы, несчастный случай на охоте Кушнарева.

И хотя на первый взгляд именно таким кажется убийство бывшего офицера ФСБ Александра Литвиненко, по версии многих изданий вошедшее в десятку самых значительных событий 2006 года, международный резонанс оно получило не в связи с личностью жертвы, а благодаря самому способу - точнее, орудию преступления радиоактивному изотопу полонию-210.

Облетевшая мир предсмертная фотография Литвиненко распространялась лондонским агентством "Bell Pottinger". Основатель компании, Тим Белл - в прошлом директор PR-агентства "Saatchi & Saatchi" известен своими связями с правыми в различных странах мира. Его клиентами в разное время были такие одиозные политические фигуры, как чилийский диктатор Августо Пиночет, Национальная Партия ЮАР (партия апартеида), правительство Саудовской Аравии, сын Маргарет Тэтчер -- Марк (в августе 2004 года в ЮАР, Марк Тэтчер был условно приговорен к четырем годам лишения свободы, за попытку организации государственного переворота в Экваториальной Гвинее), действующее "демократическое" правительство Ирака, первый президент РФ Борис Ельцин, и экс-президент Италии Сильвио Берлускони.

Очевидно, что участие таких влиятельных политических игроков, как Тим Белл, невозможно, если дело касается исключительно внутрироссийского конфликта между президентом Путиным, и бизнесменом Березовским. Репутация президента РФ на западе не идеальна, равно как, впрочем, и репутация бизнесмена Березовского. По большому счету, смерть Литвиненко одинаково невыгодна обоим. С одной стороны, подозрения, обязательно должны были упасть на спецслужбы РФ. С другой - отравление радиоактивным изотопом деятеля политэмиграции, независимо от того, кто окажется организатором убийства, должна породить, настороженное отношение к иммигрантам из России. Их будут считать опасными соседями, клиентами, партнерами по бизнесу. Диаспора, к которой принадлежат Борис Березовский и его окружение, столкнуться с нежелательным интересом со стороны компетентных органов новой родины -- полиции и иммиграционных служб. Зато среди других клиентов агентства "Bell Pottinger" можно найти неожиданную и весьма заинтересованную сторону.

Как известно, Александр Литвиненко почувствовал симптомы отравления вскоре после встречи с итальянцем Марио Скарамеллой. Поэтому Скарамелла оказался одним из основных подозреваемых по делу Литвиненко. В организме итальянца, который, как правило, фигурирует в сообщениях масс-медиа как "специалист по вопросам безопасности", профессор, и сотрудник комиссии Митрохина, загадочной структуры, под руководством сенатора Гуццанти также обнаружено некоторое количество полония. Как стало известно, встречу предложил Скарамелла, который хотел продемонстрировать Литвиненко некий "убойный список", который состоял из десятка фамилий. Этих людей, в том числе Литвиненко, Скарамеллу, и сенатора Гуццанти намеревалась убить, действующая на территории ЕС группа международных преступников, в которой участвовали бывшие офицеры КГБ. Информацию Скарамелла получил от своего информатора, тоже иммигранта из России, проживающего во Франции, и также сотрудничающего с комиссией сенатора Гуццанти, Евгения Лимарева. Литвиненко назвал список полным дерьмом, и отказался обсуждать его содержание, однако, вскоре после встречи со Скарамеллой почувствовал себя плохо и в течение трех недель скончался от отравления радиоактивным полонием-210.

Большинство российских и отечественных СМИ, освещающих дело Литвиненко толком не объясняют ни того, чем на самом деле занимается Комиссия Митрохина, ни кто такой Митрохин, фактически не вдаваясь в подробности и не объясняя значения формулировок вроде "специалист в вопросах безопасности". Также остается фактически неосвещенной личность таинственного сенатора Гуццанти -- зато, все с удовольствием и эмоционально обсуждают парадигму Путин-Березовский, игнорируя многие важные для выяснения истины обстоятельства.

В октябре 2006 года в различных изданиях ЕС и США был опубликованы ряд статей, обсуждающих письмо члена Европарламента, бывшего президента Литвы Витаутаса Ландсбергиса своим западным коллегам. В письмах Ландсбергис сообщал о своих подозрениях, относительно личности премьер-министра Италии, и экс-главы Европарламента Романо Проди, точнее его возможного сотрудничества со структурами КГБ СССР и ФСБ России. В Украине эта информация была опубликована журналом Фокус - тезкой консервативного немецкого издания, активно участвовавшего в кампании по дискредитации экс-премьера ФРГ Герхарда Шредера, и бывшего министра иностранных дел Йошки Фишера.

Подозрения основывались на изучении литовскими правоохранителями, деятельности ряда честных бизнесменов, оказавшихся агентами ФСБ. Ландсбергис, в своем письме ссылался на заявление, сделанное на пленарном заседании Еврокомиссии, депутатом Европарламента от Лондона, членом комиссии по безопасности и обороне Джерардом Баттеном.

Джерард Баттен - лидер, выступающей за выход Великобритании из Евросоюза, либертарианской партии - Партии Независимости. В своем выступлении, Баттен апеллирует к документам Комиссии Митрохина - комиссии, учрежденной в парламенте Италии партией Форца Италия (партией Берлускони). В первую очередь, к показаниям Литвиненко, в которых бывший офицер ФСБ утверждает, что слышал от генерала советских спецслужб Анатолия Трофимова (убитого в 2005м году при невыясненных обстоятельствах в своей московской квартире), что Романо Проди "Наш человек". Подобная формулировка, на самом деле, вовсе не тождественна "агенту КГБ", и на самом деле, она может трактоваться как: "давний друг СССР", или близкий контакт одного из действующих агентов.

Комиссия Митрохина получила свое название в честь бывшего начальника архива КГБ СССР, политэмигранта Василия Митрохина. В 1994 году, Митрохин вывез за границу архив, состоящий из нескольких тысяч рукописных документов, которые назвал копиями секретных материалов КГБ, которые, на протяжении многих лет делал на рабочем месте, и прятал в специальном тайнике на московской даче. Впрочем, специалисты американских спецслужб не восприняли всерьез заявления отставного сотрудника КГБ и отказались предоставить пенсионеру политическое убежище. Митрохин не мог предоставить доказательств подлинности документов, а следовательно, архив Митрохина мог быть операцией российских спецслужб с целью дезинформации ЦРУ.

Однако документы архивариуса заинтересовали спецслужбы Великобритании, а позднее итальянских парламентариев. Целью комиссии стало изучение "террористической деятельности КГБ на территории Италии". Члены комиссии Митрохина обещали вскрыть роль КГБ в похищении и убийстве леворадикальной организацией Красные Бригады премьер-министра страны генерала Альдо Моро, покушение на Папу Иоанна Павла II, и т.д. Кстати, Романо Проди оказался фигурантом дела о похищении премьера. Проди явился в полицию, и сообщил, что на спиритическом сеансе узнал, что похищенный экстремистами Альдо Моро находится в Гарольди. Полиция начала поиск в пригороде Рима Гарольди, в то время как конспиративная квартира Красных Бригад находилась в Риме на улице Гарольди.

Впрочем, связи Красных Бригад с советскими спецслужбами доказаны не были, как и причастность КГБ и болгарского гражданина Антонова к покушению на Папу. Более того, эти громкие преступления, а также покушение на премьер-министра Швеции Улофа Пальме, всплыли в ходе расследования дела нерегулярной масонской ложи Пропаганда 2 (П2), отколовшейся от традиционной масонской организации "Великий Восток Италии". В отличие от своих "правоверных братьев" П2 активно занималась политикой и тесно сотрудничала с западными спецслужбами, в частности с ЦРУ. С помощью агентов в Банке Ватикана ложа отмывала деньги наркотической и оружейной мафии, используя полученные средства для борьбы с европейскими левыми. Организация оказалась участником многих политических скандалов - взрыва на вокзале в Болонье (полковник итальянской разведки Джузеппе Бельмонте, связанный с организовавшей взрыв партией Nuclei Armati Rivoluzionari), или скандал Иран-Контрас (экс глава ЦРУ Роберт Гейтс, подавший в отставку в связи со скандалом, незадолго до отравления российского политэмигранта занял пост министра обороны США).

Кроме Бельмонте, членами П2 казались многие другие одиозные деятели - политики и мафиозо: банкир Майкл Синдона, лидер ультраправой партии Национальный Альянс Публио Фиоре, основатель ультраправого Антикоммунистического Альянса Аргентины Хосе Лопес Рега, и т.д.

Председатель комиссии Митрохина -- итальянский парламентарий от партии Форца Италия и главный редактор принадлежащего Берлускони правого журнала Панорама.

Одним из важнейших участников комиссии, является и Марио Скарамелла -- Племянник губернатора провинции Кампанья, в прошлом радикальный эколог, основатель организации Экологическая Полиция, а позднее организации Программа по предотвращению Экологических Преступлений. В рамках деятельности Комиссии Митрохина, Скарамелла разыскивал 20 ядерных мин, якобы оставленных в 1970г в Неаполитанском заливе советской подводной лодкой К8. В настоящий момент, Скарамелла находится в итальянской тюрьме по обвинению в контрабанде оружия, а также клевете на украинского мафиози Талика. Скарамелла обвинял Талика в руководстве группой агентов российских и украинских спецслужб, следивших за Скарамеллой и его коллегами, которые искали спрятанный в горах пульт дистанционного управления ядерными минами. Как стало известно в результате полицейского расследования, Скарамелла сам нанял Талика для того, чтобы придать большей правдоподобности своей абсурдной конспирологической теории.

В свою очередь, брат Литвиненко Максим в своем интервью Рейтерс заявил, что показания, которые Александр дал Комиссии Митрохина, были получены в результате давления со стороны Скарамеллы. Мнение Максима Литвиненко подтвердил в своем интервью еще один перебежчик, бывший сотрудник советских и российских спецслужб, сотрудничавших с комиссией Гуцанти - Олег Гордиевский. В интервью газете "Ла Репубблика" Гордиевский утверждал, что Скарамелла "вынудил" Литвиненко сообщить, что Проди - агент ФСБ "своими назойливыми приставаниями". Эту точку зрения подтверждает и Евгений Лимарев - сын высокопоставленного сотрудника КГБ -- эксперт по работе спецслужб. В своем интервью газете Пари Матч, Лимарев объясняет свое решение прекратить сотрудничество с Комиссией Митрохина тем, что понял, что последняя, не стремится установить истину, а собирает и фальсифицирует документы, которые могли бы компрометировать политических оппонентов (Лимарев прекратил сотрудничество со Скарамеллой в 2005-м году, и возобновил контакт после того, как получил из своих источников вышеупомянутый убойный список). Как утверждает Лимарев, Скарамелла использовал его письма в качестве повода для встречи с Литвиненко.

Позднее, комментируя содержание интервью, Лимарев заявлял о своем недовольстве работой журналистов, которые исказили их содержание. В первую очередь Лимарев критиковал текст опубликованный Панорамой (главный редактор - сенатор Гуццанти). В своем письме Лимарев утверждает следующее:
"Касательно слов в кавычках, которые мне были приписаны сенатором Гуццанти в его статье в журнале "Панорама" и работы журналистов Бонини и Д'Аванцо, мне хотелось бы указать, что я никогда не произносил тех слов, которые мне приписываются, а также я не имею отношения к общему содержанию разговора, на который делается косвенная ссылка на меня. Я это могу доказать, потому что у меня есть магнитофонная запись нашего разговора и копии писем, которыми мы обменивались. Более того, прочитав по-итальянски текст Гуццанти, меня привел в смущение способ (выборка отдельных кусков) посредством которого он исказил то, о чем мы говорили в течение 5 часов. Теперь я заинтересован в том, чтобы прояснить это вопрос, и я это сделаю в своем блоге (http://limarev.spaces.live.com)

Текст интервью Пари Матч, также можно найти на персональном блоге Лимарева. Также, Лимарев подозревает Скарамеллу в соучастии в отравлении Литвиненко, но исключает, что Скарамеллой мог бы выступать в качестве отравителя, так как согласно полученной Лимаревым накануне убийства информации, этот должна была сделать группа бывших сотрудников КГБ-ФСБ. Впрочем, это вовсе не означает, что заказчик убийства, тоже имел отношения к этим структурам. В конце концов Литвиненко - сам бывший сотрудник ФСБ

Еще одним откровением Лимарева можно считать его утверждение о разрыве с Борисом Березовским. Как считает Лимарев, Литвиненко, руководствуясь советом знакомых из американских и британских спецслужб, прекратил свое сотрудничество с опальным российским олигархом. На основании этого утверждения, некоторыми российскими аналитиками был сделан вывод о причастности к убийству самого Березовского. Однако, прекращение сотрудничества с Березовским с не меньшей вероятностью могло означать потерю крыши, предоставляемой опальному офицеру Березовским и его секюрити. В то же время, загадочные советчики Литвиненко могли быть связаны с его убийцами.

Исчезновение такого важного, но ненадежного свидетеля, якобы имевшего место сотрудничества Проди с КГБ, придало больший вес его показаниям, и сделало невозможным их опровержение документов комиссии самим Литвиненко. В свою очередь, конспирологический интерес к смерти Литвиненко дает колоссальные возможности для "спиннинга" темы шпионов, а также публикаций материалов сомнительного содержания, направленных не только на дискредитацию Романо Проди, но, в целом европейских партий и организаций левого и антивоенного толка. Подтверждением этому служит информационная атака со стороны правых изданий, направленная на актуализацию таких тем, как деятельность в Европе КГБ-ФСБ, финансировании русскими политических партий на Западе, способности русских манипулировать общественным мнением в демократических странах Европы, роли КГБ в создании и руководстве "Красными бригадами", в частности в похищении и убийстве Альда Моро".

Источником информации становятся материалы комиссии сенатора Гуцанти, которые, в контексте "поллониевой угрозы" приобрели не только популярность, но, также, признание.

В свою очередь популярным персонажем оказался сам сенатор (приговоренный к смерти вместе с Литвиненко, Скарамеллой, и Лимаревым). Не исключено, что именно Гуццанти станет приемником стареющего Берлускони. Блог Гуццанти Итальянская Революция http://www.paologuzzanti.it/ , который появился в мировой паутине вскоре после смерти Литвиненко, призывает либеральные и христианские силы к революции против коммунизма и фашизма. Очевидно, что антифашистское направление революционной деятельности сенатора Гуцанти станет полностью противоположным антикоммунистическому. Защищая ультраправых, политики Форца Италия, предпочтут говорить о том, что отличает современных борцов против мигрантов от национал-социалистов эпохи Второй мировой войны, и в то же время, относить к коммунистам, агентам КГБ, и поллониевым террористам традиционные европейские социалистические партии. Зато фашисты всегда становятся ударной силой при организации антикоммунистических мероприятий. К тому же, в XXI-м веке понятие "фашист" оказалось настолько размытым, что негативное применение этого слова современными последователями Гитлера и Муссолини выглядит вполне правдоподобно. Во время оранжевых событий в Украине, примкнувшие к протестам праворадикальные организации использовали слово "фашист" в адрес президента РФ Путина. Сегодня, сторонники НБП и ДПНИ продолжают называть президента фашистом, но в России.

Радикальные правые, были и остаются надежными союзниками европейских правых, а в случае с партией Форца Италия - недавними коллегами по правящей коалиции. Превращаясь во влиятельную политическую силу, они будут сотрудничать с партией Берлускони, и в Европарламенте.

Шестнадцатого января ультраправые создали свою фракцию в Европарламенте "Самобытность, Традиция, Суверенитет". Кстати, легитимизация ультраправых в Европарламенте в Украине совпала с загадочной смертью Евгения Кушнарева - одного из наиболее жестких критиков признания Украинской Повстанческой Армии УПА участниками войны. На мой взгляд, подобное совпадение выглядит если не подозрительным, то, по крайней мере, глубоко символическим.

Сегодня, в новоиспеченную Ультраправую фракцию Европарламента входят семь граждан Франции - представителей партии Национальный фронт - в том числе и ее лидер Жан-Мари Ле Пен и его дочь Марина Ле Пен. К крайне правым отнесли себя пять румынских политиков из партии "Великая Румыния", трое бельгийцев из партии Фламандский Интерес, в том числе его лидер Франка Ванекке, а также представители крайне правых сил Великобритании, Австрии и Болгарии. Италия представлена известными своими правыми взглядами депутатами, среди которых и внучка диктатора Муссолини Алессандра.

В ситуации, когда очевидным является усиление ультраправых, а также на фоне недавнего решения Европарламента, осуждающего "преступления коммунистических режимов", призывы к революции против (якобы наделенных властью) коммунистов, выглядят полным абсурдом. А значит, пресловутую "красную угрозу" нужно было выдумать. Таким образом, Литвиненко, оказался священной жертвой, принесенной ради актуализации дискуссии о мифических агентах КГБ и коммунизма с полонием в кармане и ее использования против европейских левых, а также антивоенных организаций. То есть всех жестких критиков войны на Ближнем Востоке, которую ведут Великобритания и США.

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Dal sito del KPRF (Partito Comunista della federazione Russa - Sezione di Mosca)

http://www.comstol.ru/Ak/135.html

 

Все следы ведут в Рим

 

Информационная кампания
postato da: GabrielParadisi alle ore 31/08/2007 10:08 | Permalink | commenti (445)
categoria:
giovedì, 23 agosto 2007

Codice Litvinenko

Cari amici,
noi siamo solo bloggers. E' stato detto e ripetuto, più volte, e qualcuno mi ha anche ammonito: certe ricerche sono territorio esclusivo dei magistrati.
Ma noi cibernauti, dobbiamo dunque astenerci da qualsiasi valutazione? Da qualsiasi commento?
Quale è il nostro ruolo? E' veramente inutile la ricerca documentale se condotta "in rete" da comuni cittadini?
Può darsi.
In ogni caso, nel mio piccolo, io ho semplicemente cercato di ricostruire una serie di eventi mettendo insieme una mole di documenti reperita con l'aiuto di amici, e cercando di interpretarli, di dargli un senso, anche solo logico e cronologico.
 
Qualcuno mi ha bacchettato, sostenendo che il mio lavoro abbia un "taglio" troppo di parte.
 
E dunque, per "par condicio", ho deciso di riparare pubblicando una ricostruzione dei fatti con "taglio", diciamo così, differente, in maniera da accontentare anche gli amici del blog più insoddisfatti (capofila indiscusso, il tenace Sagra).
 
Codice Litvinenko
La morte assolutamente misteriosa dell’ex ufficiale dell’FSb russo Yklimov Alexander Litvinenko ha dato origine a molte versioni, che spaziano dall’omicidio su commissione, direttamente su ordine personale del presidente russo,  - lo dimostrerebbe l’uso del polonio-210, come se questo non fosse accessibile ad organizzazioni come Al Qaeda o Hezbollah, per non parlare della possibilità di un suicidio –  il tutto però sempre descritto dai media mondiali come omicidio politico.
Io credo che certi omicidi siano da ascrivere alla categoria dei crimini più complicati da risolvere.
Le difficoltà non derivano tanto dall’inconsueta tipologia del crimine, ma piuttosto dall’attività investigativa che questo ha provocato. Infatti,   troppe figure diverse e di “status” troppo diversi sono giocatori attivi in questa storia: soggetti, testimoni, commentatori, etc…, ed il loro ruolo nelle indagini non è quello dei servizi autorizzati ma è quello dei giornalisti, dei parlamentari,  fino a quello di chi rappresenta semplicemente gli umori delle più varie minoranze locali straniere.
La copertura stampa attiva è in grado di plagiare l’opinione pubblica usando prove piuttosto ovvie a prima vista — tracce preconfezionate che non portano da nessuna parte.
Il risultato di tutto questo è che la maggior parte dei crimini più importanti della storia rimangono insoluti.
Un esempio classico è l’omicidio di Kennedy.
Centinaia di persone hanno indagato su quel crimine, ognuna portando una versione diversa. Sull’argomento sono stati scritti libri e prodotti molti film e documentari.
Questo genere di inchieste è diventato un hobby per gli americani comuni che studiano per conto loro gli archivi dei congressi e dei seminari.
Spesso, la conseguenza è il rifiuto di cercare i veri responsabili degli omicidi, con invece una facile predisposizione ad accettare versioni che conducono ad azioni di psicotici (vedi l’omicidio del ministro degli esteri svedese Anna Lindh), di estremisti (l’omicidio dell’olandese Pim Fortuyn) oppure a comuni incidenti (la morte del presidente della Macedonia Boris Trajkovski, o del fratello di Osama Bin Laden ed ex socio di george Bush, Salem Bin Laden).
Fra questi casi, che esulano dalle indagini ufficiali, sono inclusi molti crimini importanti avvenuti in Ucraina: le morti di Chernovola e la morte del patriarca della Chiesa Autocefala Ortodossa Gongadze, l’avvelenamento di Yushchenko, il suicidio di Kravchenko e l’incidente di caccia di Kushnarev.
Intanto, a prima vista, sembra che  le molte versioni sull’omicidio dell’ex ufficiale FSB Alexander Litv